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30 dicembre 2018

Radio Underground, di Alison Littman

Uscito da poco più di un mese per un piccolo editore indipendente, Last Syllable Books, il romanzo della giovane storica e giornalista Alison Littman è direttamente ispirato alla tesi di laurea  specialistica dell'autrice, a sua volta basata sulle lettere scritte dagli ascoltatori ungheresi di Radio Free Europe oggi conservate negli archivi della Hoover Institution a Stanford. Sono soprattutto lettere scritte a "zio Laci", soprannome di Géza Ekecs, titolare di una rubrica di dischi a richiesta in onda verso la fine degli anni 50, a rivoluzione ormai "normalizzata", nei programmi ungheresi di Radio Free Europe. Ovviamente si trattava di dischi molto particolari: quelli dei Beatles, degli Stones e delle altre icone del rock, proibitissimi oltre-cortina. Pochi anni fa la rivista Forbes ha pubblicato un ricordo di Géza Ekecs (pseudonimo di Lászkó Cseke), conduttore di Teenager Party dal 1958 al 1992.  
In Radio Underground si intrecciano le vicende di Eszter, una donna ribelle, fanatica ascoltatrice delle trasmissioni clandestine trasmesse dalla CIA, che finisce per farsi rinchiudere in manicomio a causa della sua partecipazione alla rivolta. E di sua figlia, Dora rimasta sostanzialmente orfana, che comincia a capire le motivazioni di sua madre solo diversi anni dopo, quando sarà lei a innamorarsi di un ragazzo che scrive a zio Laci per farsi dedicare qualche canzone sovversiva. 
Il libro l'ho scoperto per caso, ma ho trovato una recensione molto bella e una intervista via mail alla Littman, entrambe pubblicate sul blog di Lyn Miller-Lachmann, scrittrice e editor che divide la propria residenza tra New York e Lisbona. Nell'intervista, la Littman afferma di aver individuato un parallelo inquietante tra la propaganda di Radio Free Europe (che secondo alcune interpretazioni incitò gli ungherese all'insorgere contro il regime comunista promettendo aiuti materiali che non sarebbero mai arrivati) e quello che succede oggi con la politica condizionata dalle fake news e dalla propaganda, di probabile matrice russa, che mira a creare divisioni in un occidente "democratico" così disamorato della tanto decantata libertà di espressione. Un altro mutamento prospettico che personalmente mi colpisce riguarda invece l'Ungheria e il suo regime attuale, sicuramente diverso da quello che Eszter avrebbe sognato.

15 febbraio 2012

Venti (repressivi) dell'Est: dopo l'ungherese Klub Radio, ora è la volta di Eco di Mosca.

Ancora una volta Berlusconi ha dimostrato di essere un passo avanti. Il suo "editto bulgaro" decretò l'inizio della fine delle trasmissioni RAI non allineate alla grancassa del Partito delle Incapacità. Un editto partito con Enzo Biagi e giunto a compimento con Serena Dandini (il cui format, va detto, era forse un po' cotto di suo). Ieri, giorno di San Valentino, un editto russo ha gettato un'ombra inquietante - a venti giorni dalle elezioni presidenziali - sul futuro della stazione Eco di Mosca, quasi un milione di ascoltatori nella sola area metropolitana della capitale e programmi sempre molto critici nei confronti del potere esercitato con estrema disinvoltura da Czar Putin. Dall'amico Putin. In mezzo c'è stato l'edito magiaro che ha misteriosamente cambiato le regole di assegnamento delle frequenze in Ungheria e ha danneggiato, guarda caso, proprio Klub Radio, l'unica emittente che contrasta apertamente la politica oppressiva del premier Viktor Orban.
Il Corriere della Sera del 12 febbraio intervista il direttore di Klub Radio, Andras Arato. E oggi il Sole 24 Ore (ma anche il blog del Manifesto) parlano della strana decisione di rinnovare, ben prima della sua naturale scadenza, il board di Eco di Mosca. L'emittente fondata nel 1990 sulla scia della Glastnost garbacioviana (ieri Gorbachev è stato intervistato al proposito da Radio Free Europe) e diretta dal combattivo Aleksej Venediktov (nella foto, insieme al suo avversario) è indipendente, ma il suo azionista di riferimento, al 66%, è uno dei veri padroni dell'Impero di Putin, il potentissimo gruppo energetico Gazprom, che aveva rilevato la quota dell'emittente posseduta fino al 1994 dal discusso magnate di NTV Vladimir Gusinski, protagonista di un lungo braccio di ferro con le autorità russe. La notizia viene data anche dalla redazione di Radio Voce della Russia, che laconicamente riporta la dichiarazione del portavoce di Putin, Dmitrij Peskov, "convinto che il rimpasto nel consiglio dei direttori della Eco di Mosca non possa essere legato alle critiche da parte di Vladimir Putin." Il 18 gennaio, in un incontro con i direttori dei media russi, Putin si era lamentato per la "diarrea" che la stazone gli rovescia sempre addosso.
La blogosfera russa in queste ore è percorsa da scosse di indignazione. Tutti i retroscena, inclusi i comunicati che sul sito di Ekho Movsky annunciano gli improvvisi avvicendamenti (Venediktov stesso teme di essere scalzato dal CdA) e diversi altri link, li trovate nella corrispondenza di Nina Ognianova (una bulgara!) sul sito del CPJ Committee to Protect Journalists, un organismo newyorkese che si batte per la libertà di stampa e l'immunità dei giornalisti, così spesso vittima della violenza militare, politica e mafiosa. Come sottolinea giustamente la Ognianova, è molto probabile che l'annullamento dei vertici di Eco di Mosca non sia stato ordinato da Putin in persona. In questi casi, lascia intuire la giornalista, i cortigiani sono sempre più realisti del re. Non è neppure detto che Venediktov perda il controllo editoriale dei programmi: il CPJ cita le parole attribuite in passato allo stesso Vladimir Putin, incapace di rinunciare a uno sfoggio di machismo: "come l'uomo, il potere ha sempre il dovere di provarci e i media, come la donna, quello di rifiutare".
Resta l'impressione che il potere, ogni tipo di potere, si senta ovunque sotto assedio, sempre più incalzato da una possente voglia di trasparenza e informazione, in assenza delle quali il potere può dare sfogo a ogni forma di prevaricazione e corruzione. Ancora una volta è una radio neanche troppo libera dai condizionamenti a essere percepita come un nemico da annientare.

22 dicembre 2011

Salviamo Klubradio: il governo "democratico" ungherese imbavaglia l'ultima voce libera

A volte la democrazia è una strana cosa. Uno si fa eleggere, democraticamente, ma sfruttando qualche conflitto di interesse, o qualche condizionamento, che equivalgono alla morte della democrazia ma che la democrazia non può facilmente prevenire onde evitare di passare per non-democrazia (un bel paradosso); e dopo essersi fatto eletto fa approvare leggi che anti-democratiche, esercitando indebiti controlli e censure sulla libertà di espressione. Possiamo fingere che non sia così, fosse solo per rispetto di elettori di destra sicuramente più distratti che antidemocratici, ma il discorso dovrebbe purtroppo essere applicato all'Italia governata da Berlusconi.
Questa però volta il protagonista della storia di censura mediatica (segnalatami da Marco Allaria Olivieri attraverso il link ad Andrea Tarquini su Repubblica), è il governo ungherese di Viktor Orban. Utilizzando come una vera e propria scure l'agenzia ungherese di regolamentazione dei media, la Nemzeti Média- és Hírközlési Hatóság, Orban ha fatto togliere la frequenza utilizzata a Budapest dalla popolarissima emittente privata Klubradio, che dava voce nei suoi dibattiti alle forze di opposizione. Una decisione presa con la risibile scusa dello scarso fervore nazionalistico della stazione radio, colpevole di non aver trasmesso un volume sufficiente di contenuti originali magiari (e quei pochi, aggiungo io, evidentemente "sbagliati"). Questo insopportabile atto di censura, che sta già suscitando scandalo dentro e fuori l'Ungheria, non è affatto casuale: giunge infatti nelle stesse ore in cui la Corte Costituzionale ungherese ha sollevato numerose eccezioni di costituzionalità nella famigerata Legge dei Media del 2010, un obbrobrio giuridico che toglie ogni forma di garanzia agli ungheresi che cercano di produrre giornalismo indipendente. L'OSCE aveva già lanciato l'allarme lo scorso anno e Radiopassioni lo aveva puntualmente segnalato in un post che univa le vicende ungheresi a quelle bielorusse. Ieri la stessa rappresentante OSCE per la libertà dei media, Dunja Mijatovic, ha emesso un indignato comunicato sulla chiusura di Radioklub, congratulandosi con la Corte Costituzionale ungherese per la sua sentenza.
In base a regole assurde - credo di capire dalla traduzione Google dell'articolo pubblicato dal giornale Népszabadság - la NMHH ha tolto le frequenze a Klubradio riassegnandole a società che avevano presentato una domanda di licenza ma sembrano praticamente sconosciute, entrambe fondate quest'anno con strani giri di proprietà : Prodo Voice Studio e una certa Autórádió Műsorszolgáltató, un marchio registrato a febbraio dal gruppo polacco Tunnel Media e ora in mano a investitori ungheresi. Alle due nuove entità sono state assegnate due frequenze nella capitale ungherese prima occupate da Klub e Juventus Radio. Mentre quest'ultima dovrà spostarsi su una frequenza diversa (e sfavorevole), Klubradio rischia di rimanere a bocca asciutta perché sono in dubbio le sue chance di successo nella riassegnazione della frequenza di 92.9, in seguito al ritiro dell'originario pretendente. La stazione ha già fatto sapere che continuerà a trasmettere su Internet nell'interesse di quasi mezzo milione di ascoltatori, ma è chiaro che una nazione UE come l'Ungheria non può ammettere il verificarsi di fatti del genere.
Oggi pomeriggio, giovedì 22 dicembre, alle 16 accanto al Museo Nazionale in Pollack Mihaly è prevista una manifestazione di solidarietà e su Facebook è stata aperta la pagina Mentsük meg a Klubrádiót (Salviamo Klubradio). I sostenitori di questa vittima della censura sottolineano che da qui partirono i moti indipendentisti di due secoli fa.

19 maggio 2011

DAB+ adesso anche a Budapest

Anche l'Ungheria si unisce alla lista delle nazioni europee che cercano un rilancio della radio numerica DAB+. Dal primo giugno il carrier Antenna Hungária, dal 2007 appartenente al gruppo francese TDF (che lo aveva rilevato da Swisscom, acquirente nel 2005) coprirà il 25% del territorio della capitale Budapest con il multiplex sul canale 11D della banda III. I contenuti sono forniti dal gruppo commerciale FM1 Zrt. con i programmi del brand NE0FM.
Si tratta di un nuovo pacchetto di programmi rispetto a una sperimentazione DAB iniziata nel 2009. Qui in Italia continuiamo evidentemente ad avere altre priorità e la copertura DAB+ ristagna senza alcun sintomo di movimento rispetto a un quadro consolidato alla fine del 2009. La promessa espansione della scorsa estate, in coincidenza con il piano di switchoff della televisione analogica, non si è ancora concretizzato.

Digital terrestrial radio will be relaunched in Hungary - Antenna Hungária contracted for the DAB+ transmission of NeoFM program

Monday, 16 May 2011


The DAB+ service will be relaunched in Hungary thanks to the long-term commercial contract between Antenna Hungária Group and FM1 Zrt. Based on this landmark agreement, NeoFM, the nationwide commercial radio channel will appear on the digital terrestrial radio platform as of June 1, 2011.

Antenna Hungária Group and FM1 Zrt. concluded a long-term commercial contract for the transmission of NeoFM nationwide commercial radio channel on the digital terrestrial radio (DAB+) platform. Pursuant to this, the digital stereo radio program of NeoFM will be available in the digital terrestrial radio offer as of 0:00 AM, June 1, 2011, on the Multiplex ’A’ (222.064 MHz). The digital service can be received in and around Budapest with more than 25% population coverage.

"We are very proud that, after the appearance on the MinDig TV digital terrestrial television platform as of last August, we are the first radio channel in Hungary to contract for the digital radio transmission service too. NeoFM, as one of the most important players of the radio market, trusts in the digital future of radio, and AH has provided in the contract a market adapted answer to our digitalization need. Hence, the establishment of NeoFM’s ’digital radio presence’ is exemplary not only for our radio, but for the overall Hungarian radio industry" – emphasized Tamás Grósz, CEO of FM1 Zrt.

"We welcome the decision of FM1 Zrt., as one of the most decisive player on the radio market, to participate actively in the digitalization process. It is a significant breakthrough, that NeoFM is the first radio to join the digital terrestrial radio platform based on a long-term commercial contract which constitutes a landmark for the radio market and enables us to relaunch our DAB+ service. This is happening while Germany is relaunching digital radio with a DAB+ service to be started in the coming months, leading to the emergence of a mass market of receivers in Europe, both for home and in-car receptions. As a consequence of this, we expect in the near future very favourable trends regarding the variety and price of the DAB+ enabled receivers in Hungary, too. Moreover, as set in the Media Law, we expect the Hungarian Radio also will join by contract to the DAB+ platform and would expect the other main radio players to follow suite in the coming weeks " – highlighted Jean-Francois Fenech, CEO of Antenna Hungária.

22 gennaio 2011

Bielorussia, raid nelle emittenti e ritorsioni odiose

L'amore che secondo Berlusconi ("lo attestano i risultati elettorali", aveva detto nel 2009) il popolo bielorusso nutre nei confronti del suo illuminato leader Alyaksandr Lukashenka, è destinato a raggiungere vette di intensità mai viste ora che il magnanimo governante ha autorizzato i nonni di Danill - figlio del principale leader dell'opposizione e di una giornalista entrambi in carcere dal 19 dicembre - a custodire il nipote nel loro appartamento. Come si sa in Bielorussia, dove i servizi di sicurezza si chiamano ancora KGB, il clima non è particolarmente favorevole alla libertà di espressione. Evidentemente, come certificano le elezioni, il popolo non ha bisogno di certe libertà. Gran cosa, queste elezioni eh?
La storia di Danill, 3 anni, è a dir poco agghiacciante. Le proteste di piazza dello scorso dicembre a Minsk e in altre città bielorusse hanno scatenato una repressione durissima. Gli uffici di molte emittenti e giornali, inclusa la European Radio for Belarus (finanziata con fondi europei malgrado i rassicuranti incoraggiamenti del nostro Caro Leader al suo perfetto omologo Lukashenka), sono stati sottoposti a perquisizioni e sequestri. Andrej Sannikau (nella foto gettato a terra dalle forze antisommossa) - "colpevole" di aver guidato la maggiore lista elettorale ostile al partito dell'amore di Lukashenka - è stato arrestato insieme a Iryna Khalip, la moglie giornalista. Il loro figlioletto, che frequenta ancora l'asilo, era stato affidato alla madre di Iryna, Lyutsina. Ma le autorità hanno cercato in tutti i modi di strappare Danill alla famiglia, invocando addirittura i regolamenti che controllano in Bielorussia il meccanismo delle adozioni (quelle internazionali sono sempre state alla base di scandali e polemiche). Una faccenda schifosa, un rapimento di stato che è stato scongiurato solo in queste ore (lo riferisce il Daily Telegraph) proprio mentre l'amico Lukashenka ricambiava l'amore del suo popolo giurando alla cerimonia di insediamento.
E' inaccettabile che fatti del genere possano avvenire in Europa e del tutto inaccettabili sono le scellerate dichiarazioni di Berlusconi nel nome di una real politik a dir poco avventata. Purtroppo le condizioni che si sono venute a determinare in Bielorussia rischiano di essere favorite anche in Ungheria, dove la recente approvazione della nuova legge sui media ha sollevato una montagna di perplessità. L'Organizzazione per lo sviluppo e la cooperazione in Europa (OSCE) ha dato voce a queste preoccupazioni, pubblicando sul suo sito un dettagliato commentario alla normativa ungherese. Lo trovate qui.

23 novembre 2010

Ungheria '56: in digitale le trasmissioni di Free Europe

La Hoover Institution di Stanford, che raccoglie un imponente archivio di 80 mila nastri di studio delle emittenti Radio Free Europe e Radio Liberty, fondamentali armi propagandistiche all'epoca della guerra fredda, ha reso disponibile in formato digitalizzato le incisioni dei programmi della redazione ungherese trasmessi nelle tre settimane dell'insurrezione di Budapest, nel 1956. Per lungo tempo le incisioni di controllo delle trasmissioni, che avvenivano su bobine di nastro continuamente riutilizzate, sono state considerate disperse. Ma nel caso dei nastri della breve rivoluzione ungherese alla fine degli anni novanta sono comparse le copie conservate in un archivio pubblico tedesco, che 40 anni prima aveva condotto una valutazione delle attività di RFE, essendo quest'ultima ospitata in Germania da infrastrutture in affitto.
All'inizio del terzo millennio una "squadra di recupero" ha riversato il contenuto dei nastri ritrovati in formato digitale e oggi, come racconta la RFE di oggi - ancora molto attiva verso le regioni dell'Asia ex sovietica, sempre alle prese con gravi problemi di democrazia e libertà di espressione - quei contenuti sono a disposizione degli studiosi.

RFE Broadcasts From Hungarian Revolution Digitized

Once thought destroyed, RFE broadcasts from the Hungarian Revolution of 1956 are now available in digital format.

November 14, 2010

The RFE/RL Broadcast Collection at Stanford’s Hoover Institution contains some 80,000 studio tape reels of RFE and Radio Liberty (RL) broadcasts. Now, thanks to the hard work of a dedicated team of RFE affiliates, it also contains rare log tapes (low-quality recordings of short-wave transmitter output) for the crucial three weeks of the Hungarian Revolution (October 19 – November 13, 1956).
During this era, log tapes were routinely reused (no others have been preserved), but thanks to historical accident and modern technology, the complete recordings of every RFE broadcast hour from that momentous period are now available in digitized form at the Hoover Archives at Stanford University and the Hungarian National Szechenyi Library. While the transcripts of many of these programs aired during those three weeks of 1956 have long been available, the recovered 1956 log tapes provide the only complete audio record of RFE’s broadcasts at that time.

Accidental Preservation

During the Cold War, RFE and RL log tapes were retained for only a few months in accordance with German, Portuguese, and Spanish transmitter licensing requirements. However, after public controversy developed around RFE’s 1956 Hungarian broadcasts, the West German Foreign Office borrowed the set of log recordings made at the RFE transmitter station at Biblis in order to conduct a review (which was generally positive). It quickly returned the log tapes to RFE, but, fearing more controversy in the media and labor courts, reclaimed them again in the spring of 1957. Seeking secure storage, the Foreign Office deposited the tapes in the Federal German Archives in Koblenz – where they remained, forgotten until their rediscovery in the late 90s. By this point, the ravages of time and outdated technology had made them all but unplayable.

Archaic Sound Recovered

In 2000, after Hungarian Radio arranged for the copying of the Hungarian broadcasts, RFE/RL and the Federal German Archives decided to recover in digital form all RFE language broadcasts during the period of the Revolution. Manfred Hanspeter of RFE/RL Technical Services and RFE/RL archive consultants Leszek Gawlikowski and Laszlo Rajki oversaw the project, which was epic in scope. The 1956 log tapes alone contained a total of over 6500 broadcast hours, recorded on 60 fourteen-track paper-backed tapes.
Today, much of the restorative work could be done on laptop, but ten years ago the project required more creative solutions. Using two computers, a Network Attached Storage (NAS) unit, a low noise amplifier, and a modified Telefunken tape machine (which reduced the tape speed), former RFE/RL Hungarian Service producer Robert Trunk was able to meticulously transfer the recordings on the tape to MP3 format. In 2001, Trunk spent several months adjusting the audio for each of the 727 tape tracks, transferring the output to the NAS, editing the audio to enhance sound quality, and finally depositing the content onto 60 CDs.
Preserved by historical accident and retrieved with modern technology, this unique record of a key period of RFE broadcast history is now available for research.

21 agosto 2008

Ungheria 1958, le voci del processo segreto

Accanto a quello dell'invasione di Praga, c'è un altro anniversario, tondo tondo (mezzo secolo giusto) che quest'anno ci spinge a rievocare il difficile periodo della lunga contrapposizione tra blocchi occidentale e orientale, cercando se possibile di ricavarne una lezione per un futuro un po' meno travagliato. Un anniversario che riguarda l'altra grande nazione dell'Europa centrale che ha ricevuto la sgradita visita delle truppe corazzate sovietiche. Ma l'Ungheria di Imre Nagy, obietterete, non era stata invasa nel 1956? Sì, ma fu poi nel giugno del 1958 che lo stesso Nagy dovette subire l'onta di uno di quei processi per cui i sovietici andavano tristementi famosi. Quelli che si tengono in gran segreto, fatto salvo il laconico annuncio a sentenza eseguita e in cui l'imputato si autoaccusa e implora di essere punito per le "colpe" commesse (in genere gravissimi reati "controrivoluzionari"). L'autocritica di Nagy per il suo "tradimento" si concluse con una impiccagione e una sepoltura collettiva in un'area appartata di un cimitero periferico di Budapest. Dovettero trascorrere 31 anni perché ai suoi resti fosse data una sede meno reietta.
Un retroscena che in occidente forse si conoceva poco è che il procedimento contro Imre Nagy fu meticolosamente registrato. Qualche mese fa, l'Open society Archives della Central European University e il 1956 Institute di Budapest, hanno preso quei nastri, ancora perfettamente integri (nel 1990 erano stati trasferiti dagli archivi della Corte Suprema agli archivi di Stato ungheresi), li hanno digitalizzati e hanno organizzato una settimana di riascolto per una durata complessiva di 52 ore. Coincidenza curiosa, il calendario del 1958 coincideva con quello del 2008 e l'evento si è quindi svolto esattamente negli stessi giorni della settimana, da lunedì 9 a domenica 15 giugno. Come si legge nella scheda preparata dall'OSA, lo scopo di questa rievocazione filologica è fare piazza pulita della propaganda del successivo regime di János Kádár (all'anagrafe Giovanni Czermanik, nato a Fiume), dittatore dell'Ungheria dal '56 all'88, che aveva fatto realizzare un documentario edulcorato ripescato e proiettato anche in questi ultimi sei anni.
Non sono riuscito a trovare dei link al materiale audio del processo, ma vi invito a cliccare sulla pagina dell'OSA Archivum che parla di questo progetto: troverete una serie di straordinari materiali d'epoca estratti dal fondo OSA dedicato alle attività di Radio Free Europe/Radio Liberty. Un autentico tesoro di documenti di prima mano.

To commemorate the 50th anniversary of the trial by People's Jury of Imre Nagy and his fellow defendants, OSA Archivum, jointly with the 1956 Institute, is organizing an unusual, one-week-long event.
When Imre Nagy and his associates were tried in June 1958, the sound technicians of the Ministry of the Interior operated two tape recorders in the courtroom. From the first day of the trial right up to the submission of the appeal for clemency, they recorded the entire proceedings, which included the cross-examination of the accused and the witnesses, the case for the prosecution, the defense attorney’s speech and the defendants’ final statements. In 1990 the tapes of the 52-hour-long recording were transferred from the Supreme Court to the Hungarian National Archives, where they have been held ever since. In the course of the last year the recordings have been digitized with the help of the National Széchényi Library. The quality of the recordings is surprisingly good; except for a couple of hitches lasting a few seconds each, the speeches are perfectly audible and comprehensible.
In the interests of restoring the dignity of the people who were sentenced either to death or to long years in prison, we feel it is essential that we finally provide a full and objective account of the trial and the proceedings. In organizing the event, we have been motivated as much by moral and humane considerations, as by professional obligations. Our hope is that, instead of having to watch a fake documentary made by the murderers to promote the interests of the Kádár regime’s propaganda machine – a manipulative film that has been shown over and over again in Budapest during the past six years – , people should finally be allowed to commemorate the trial by listening to the full, uncut recording for the first time.
The two institutions organizing the event decided to arrange for the presentation of the trial’s only authentic and intact documentation to take place from June 9 (Monday) through June 15 (Sunday), during the same hours that the hearings were originally held, so as to reconstruct the proceedings in some way. By chance, the dates in question fell on the same days of the week in 1958, as they will do in 2008.

20 maggio 2008

Doppio plagio (spudorato) del sito della BBC

Clamorosa figuraccia per l'emittente di stato Croata, HRT e per la filiale ungherese di RTL. Entrambe hanno rinnovato il loro sito Web. Ed entrambe lo hanno copiato, spudoratamente, dal sito della BBC. Due assolute copie carbone. La denuncia viene da The Inquirer, ma Ryan Morrison, giovane giornalista degli spettacoli per BBC Radio Jersey (che invidia, è un bellissimo posto), ha pubblicato un dettagliato confronto sul suo blog. Che vergogna.
Imitation, flattery and the BBC

May 16, 2008

I have an a blog post in draft I’ve been putting off four about a month now that asks the question “what’s wrong with the new BBC Homepage?” The premis being that I like so why doesn’t everyone else.
Well - now it seems that at least two television companies DO like - in fact they like it enough to have taken the design wholesale and recreated on their own sites.
The state broadcaster for Hungary (www.rtl.hu) and the Croation broadcaster (www.hrt.hr) have a new look on their homepages and it’s pretty familiar.
If you wait long enough you’ll see the HRT site merge into the RTL site and then into the BBC site.
Both the RTL and HRT versions are clear rip-offs of the BBC Homepage - they both use the same gradiented top bar, both have the logo in the same position, customise options in the same position and the same style movable boxes and almost identical footers.
Now RTL is the worst offender of the two as it’s almost a direct rip off of the international facing BBC site - at least HRT have tried to make a few changes even if the essense is identical.
Some of the copied elements can be excused as web standard design ideas - banner at the top, logo in the corner etc… But they both look and work so similar to the BBC Homepage it’s a bit of a leap to excuse.
You can look at a more detailed comparison on Vijesti.net but it’s not in English and so I have no idea what it’s saying - but it all seems to come to the same conclusion - this is a clear rip-off of bbc.co.uk.