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05 settembre 2016

L'emergenza provocata dal tifone Lionrock riaccende le onde medie e corte dell'est siberiano

Il profondo est russo è scosso dalla peggiore tempesta degli ultimi 40 anni, le scorte di cibo e acqua devono essere aviotrasportate, le devastazioni sono superiori a quelle registrate nel 1989 con il tifone Judy. E Radio Rossii decide di ripristinare i servizi in onde medie e onde corte dagli impianti siberiani, gli stessi che erano stati messi frettolosamente in pensione un paio d'anni fa. Già nei mesi scorsi la repubblica siberiana della Yakuzia aveva ripreso a diffondere sulle onde corte, nei 41 metri, i programmi di Radio Sakha, perché l'FM non era sufficiente per le esigenze di ascolto di una popolazione sparpagliata in un territorio vastissimo. 
Lo sfacelo provocato dal tifone "Lionrock" dimostra ancora una volta che le infrastrutture radiofoniche in onde medie e corte, con la loro capacità di assicurare una copertura territoriale molto estesa a partire da un unico punto emittente, possono essere fondamentali. E che le conseguenze del cambiamento climatico suggeriscono estrema attenzione quando si tratta di decidere se smantellare o anche semplicemente mettere in naftalina impianti che necessitano di regolare manutenzione per funzionare senza problemi.
I DXer stanno seguendo l'evoluzione con i loro ricevitori, anche remotizzati. La frequenza onde corte più attiva è quella dei 5900 tra le 10 e le 14 UTC, dalle possibili località siberiane di Tulagino in Yakuzia, Kamchatka o Arman/Magadan nel nord siberiano. Ripristinato anche il trasmettitore di Razdolnoye su 810 kHz, ripreso in un recente notiziario televisivo:

 

07 maggio 2016

Ben risentita Radio Sakha. La Siberia russa torna sulle onde corte!

Dopo la decisione da parte delle autorità russe di smantellare in pratica l'intera infrastruttura radiofonica operante sulle onde lunghe, medie e corte nel 2011, sul territorio della Federazione russa  (e su quello conteso della Transdnistria) sono rimasti pochissimi impianti ancora attivi. A parte i 1413 di Grigoriopol non è certo lo status di due o tre frequenze in onde medie utilizzate su scala locale e segnalate fino a poco tempo fa. Mentre in onde corte l'unica presenza certa era quella di Adygeyskoye Radio, emittente locale caucasica, che utilizza per il suo "servizio internazionale" in lingue come il circasso, la frequenza di 6000 kHz, nella prima serata di lunedì, venerdì e domenica. Ecco come arrivava ieri alle otto di sera, a Milano.


Da pochi giorni è tornata sulle onde corte anche la Yakuzia, la repubblica siberiana di Sakha, che aveva annunciato l'intenzione di riottenere una licenza in onde corte per favorire l'ascolto di Radio Sakha su un territorio che vede poco meno di un milione di abitanti sparsi in qualcosa come 2 milioni di chilometri quadrati, pieno di cacciatori, pescatori e persone in movimento (diciamolo, solo un ammnistratore cretino può pensare di rinunciare alle onde corte per offrire servizi radiofonici in geografie del genere). La notizia dei progetti di riattivazione risale all'inizio dell'anno ma la stazione, NVK, ha mantenuto le promesse e ha iniziato a trasmettere proprio all'inizio di maggio. Ci sono ancora incertezze sugli orari del servizio, ma una segnalazione giunta proprio adesso dalla California conferma che Radio Sakha è attiva su 7295 e 7345 kHz, due frequenze non certo libere da interferenze. Poter ascoltare da una spiaggia nei dintorni di San Francisco aiuta. Ecco il fantastico clip appena diffuso da Ron Howard, leggendario beach DXer sul Pacifico. Quali sono le possibilità di ascoltare qui in Italia Radio Sakha? Probabilmente con l'oscurità, soprattutto in autunno e inverno, le chance ci sono, dopotutto stiamo parlando di impianti da 100 e 250 kW dichiarati, ma 7345 è molto utilizzato dalla Cina, tanto per cambiare. 

20 settembre 2014

Russia, la fine delle onde lunghe crea un vuoto culturale e civile?


Un lungo articolo di un commentatore di Business Gazeta, una testata online del Tatarstan, - la repubblica dell'antico popolo dei Tatari - lamenta la perdita del trasmettitore a onde lunghe a Kazan, la capitale. Quello di Kazan è solo uno di una trentina di impianti sul territorio della Federazione Russa (altri impianti nelle ex repubbliche sovietiche potrebbero essere rimasti attivi, anche se molti sicuramente risultano spenti da tempo) chiusi da Radio Rossia all'inizio di quest'anno. Rimzil Valeev racconta di essersi accorto che qualcosa non andava quando a gennaio provava a sintonizzarsi - senza successo - con l'autoradio sulla frequenza di 252 kHz. Il giornalista aveva pensato che l'apparecchio si fosse guastato, anche perché (si legge più avanti nella traduzione, abbastanza attendibile, di Google Translate) giornali e televisioni non hanno parlato molto della decisione di smantellare l'intera infrastruttura in modulazone di ampiezza presa dall'ente radiofonico pubblico (in seguito alla recente riforma putiniana). Radio "Tatarstanwave" aveva anche un programma ridiffuso in onde corte, ma è stato soppresso pure quello.

Valeev lamenta la scomparsa di una alternativa radiofonica alle attuali stazioni in FM, con la loro insulsa programmazione musicale, affermando che per molti anziani lo spegnimento dei 252 kHz ha in pratica coinciso con la fine della radiofonia tour court. E si lascia andare in varie considerazioni sociologiche sugli effetti deleteri di una radio così superficiale, incapace di informare su cose fondamentali e sulla politica. Anche in epoca sovietica la gente almeno riconosceva i nomi dei notabili che occupavano le posizioni di comando. Il testo è corredato da molte fotografie, mi piacerebbe molto riuscire a farlo tradurre decentemente dal russo. Il link è stato riportato dal blog Window on Eurasia, a sua volta segnalato da Kim Andrew Elliott.
Dopo l'annuncio della chiusura delle frequenze russe in modulazione d'ampiezza Wolfgang Bueschel ha stilato un prezioso elenco delle infrastrutture LF utilizzate in Unione Sovietica, Russia e ex repubbliche sovietiche negli anni passati e ormai silenziate (o pianificate e mai realizzate, tra le quali c'erano anche degli impianti già compatibili con il DRM digitale). Lo pubblico qui a futura memoria, per ogni frequenza trovate le coordinate geografiche per individuare l'antenna, o quel che rimane, su Google Maps.

48 LW installation in total, in reality or already planned.
All gone now on January 9, 2014, or monitored already inactice.

kHz
153 Chita Kruchina DRM mode, see 216 kHz AM mode (only registered)
51°50'21.58"N 113°44'09.00"E

153 Gagarino Tyumen, planned DRM mode (only registered)
56°01'13.91"N 69°21'28.32"E

153 Komsomolsk nAmur/Khabarovsk RV-200
50°39'18.71"N 136°55'04.84"E

153 Moscow Taldom RV-359
56°45'30.00"N 37°37'12.04"E

162 Ufa ex-153, scrapped a decade ago
54°45'30.84"N 56°02'01.47"E

162 Vologochan Norilsk
69°24'14.09"N 87°05'24.04"E

171 Armavir Tbilisskaya / Oktyabrskoye, in Krasnodar
45°29'07.37"N 40°05'21.66"E

171 Bolshakovo RV-369
54°54'42.71"N 21°43'04.17"E

171 Moscow Elektrostal, 1933-2006
55°46'46.49"N 38°25'14.76"E

171 Murmansk RV-788
69°00'59.21"N 32°55'57.24"E

171 Oyash Raduga RV-594
55°29'15.76"N 83°41'28.34"E

171 Syktyvkar
61°49'09.54"N 50°41'26.28"E

171 Yakutsk
62°14'14.98"N 129°48'10.27"E

180 Barnaul Altai
53°20'52.82"N 83°47'55.89"E

180 Chita Atamanovka RV-107
51°55'29.54"N 113°38'43.64"E

180 Petropavlosk-Kamchatskyi Yelizovo RV-102
53°11'04.84"N 158°24'02.14"E

189 Belogorsk Konstantinogradovka RV-767
50°30'23.44"N 128°18'29.97"E

198 Alexandrovsk Sakhalinskiy
50°52'57.52"N 142°09'12.05"E

198 Irkutsk Angarsk RV-166, DRM mode planned
52°24'57.49"N 103°41'58.92"E

198 Moscow Avsiunino Kurovskaya RV-71
55°35'13.73"N 39°09'57.96"E

198 St. Petersburg Olgino RV-53
59°59'29.78"N 30°07'39.21"E

198 Ufa, scrapped a decade ago
54°45'30.84"N 56°02'01.47"E

207 Blagovechensk
50°19'34.35"N 127°27'59.76"E

207 Skovorodino RV-201
53°56'54.70"N 124°00'03.75"E

209 Tynda Amur RV-1422
55°05'19.54"N 124°43'10.71"E

216 Birobidjan RV-22, Jewish Autonomous area
48°44'17.06"N 132°48'35.67"E

216 Chita Kruchina RV-106, AM mode, see 153 kHz DRM mode (only registered)
51°50'21.58"N 113°44'09.00"E

216 Krasnoyarsk RV-66
56°02'02.91"N 92°45'31.08"E

225 Surgut Tyumen RV-702
61°23'35.34"N 72°52'19.78"E

234 Irkutsk Angarsk
52°26'10.35"N 103°41'09.32"E

234 Arkhangelsk Koskovo RV-46
64°21'50.71"N 41°24'40.17"E

234 Magadan Arman Radujnyi RV-995
59°42'51.00"N 150°11'31.00"E

234 Samara Novosemeykino closed 2005
53°22'57.00"N 50°20'17.00"E

234 St. Petersburg Krasnyi Bor RV-854
59°39'12.35"N 30°41'50.25"E

243 Vladivostok Razdolnoye
43°32'23.79"N 131°56'54.50"E

252 Kazan Tatarstan
55°49'06.33"N 49°10'24.88"E

261 Chita Kruchina RV-106
51°50'21.58"N 113°44'09.00"E

261 Moscow Taldom RV-99
56°43'58.92"N 37°39'50.51"E

261 Tyumen (only registered)
57°10'13.60"N 65°29'49.35"E

261 Vorkuta, Komi Rep, (planned only registered)
67°15'60.00"N 63°12'00.00"E

270 Birobidjan RV-22, Jewish Autonomous area (only registered. see 216 kHz also)
48°44'17.06"N 132°48'35.67"E

270 Khabarovsk RV-54
48°30'43.62"N 135°07'02.26"E

270 Orenburg
51°50'42.47"N 55°08'54.92"E

270 Oyash Raduga PB-76, Slovo
55°29'31.64"N 83°43'27.02"E

279 Gorno Altaysk RV-83
51°58'01.22"N 85°54'54.92"E

279 Ulan Ude, Selenginsk Buryat Rep
52°02'17.57"N 106°56'25.85"E

279 Yekaterinburg Shartash RV-5
56°53'22.18"N 60°41'30.03"E

279 Yuzhno-Sakhalinsk Vestochka RV-678
46°49'44.75"N 142°52'23.69"E

And 18 x on CIS former USSR satellite republics
ARM AZE BLR GEO KAZ MDA TJK TKM UKR UZB

162 Tashkent Solnechniy UZB
41°17'29.49"N 69°18'24.70"E downtown

171 Lviv Krasne UKR
49°54'12.84"N 24°41'15.30"E

180 Aktyubinsk KAZ
50°19'50.82"N 57°23'17.39"E

180 Alma Ata Shymkent KAZ
42°14'50.26"N 69°32'04.47"E

189 Dusheti GEO
42°03'01.76"N 44°40'37.72"E

198 Bishkek/Frunse KGZ
42°52'42.36"N 74°59'19.84"E

209 Kiev Brovary former 2mast, see G.E. 4 Apr 2002
50°30'41.19"N 30°46'20.62"E

218 Gaencae AZR
40°36'53.01"N 46°20'01.27"E

234 Grigoriopol Maiac MDA, mast scrapped now
47°17'21.32"N 29°26'00.42"E

234 Yerevan Gavar ARM (rebuilt to 1395 kHz now)
40°25'00.50"N 45°11'52.12"E

243 Alma Ata Tolkyn KAZ (ex 245 kHz)
43°38'04.70"N 77°55'39.24"E

243 Karaganda KAZ
49°47'32.08"N 73°01'48.36"E

252 Dushanbe Yangi Yul TJK
38°28'43.90"N 68°48'20.54"E

252 Yerevan Arinji ARM
40°14'25.48"N 44°36'09.40"E from 1966

254 Yerevan Arinji ARM
40°14'05.59"N 44°32'54.72"E til 1965

270 Tashkent Solnechniy UZB
41°12'28.74"N 69°08'13.21"E

279 Ashgabat TKM
37°51'14.65"N 58°21'58.48"E

279 Sosnovy Lapichy BLR
53°23'47.28"N 28°32'01.61"E

13 settembre 2014

Radio Vera, la fede ortodossa nell'etere di Mosca

Tra 24 ore sui 100,9 MHz dell'etere FM di Mosca avrà per la prima volta una voce in rappresentanza della religione Ortodossa. Non era ancora successo dal crollo del comunismo, nonostante la apparente simpatia che Putin nutre nei confronti della Chiesa ufficiale della Santa madre russa. Simpatia ricambiata se è vero, come riferisce RFE (che ha dato anche la notizia della nuova stazione), che gruppi ortodossi oltranzisti vedono in Vladimir Vladimirovic il più classico uomo della provvidenza (dove l'ho già sentita?). 
La nuova emittente religiosa si chiama Radio Vera, che in russo significa "fede". Quella moscovita sarà la sua seconda frequenza, ma Vera, la "stazione della luce" ha già iniziato il suo percorso da Ryazan, una località a un centinaio di chilometri dalla capitale, dove ha preso il posto, sui 102.5, di una stazione pop, Radio Pioggia d'Argento. Dopo Mosca Vera pianifica già l'espansione a Ekaterinburg, Samara, Novosibirsk, Kemerovo: presto l'ortodossia dovrebbe avere il suo network. Non si tratta di una iniziativa controllata direttamente dalla Chiesa ortodossa, precisa Vladimir Romanovich Legoyda, presidente del Centro informativo sinodale del Patriarcato moscovita. Tutto nasce dalla volontà di un gruppo di volontari laici. È chiaro però che qualche sostegno l'impresa deve pur averla, anche se la stazione non disdegna le donazioni dei suoi ascoltatori.
Dopo un centinaio di anni di scarsa frequentazione con la religione, anche gli scafatissimi abitanti della metropoli di Mosca tornano a fare i conti con una trascendenza che era stata negata, ma che da Cirillo e Metodio a Dostojievski ha avuto una grande forza nella società di questo immenso territorio, intrecciandosi con la strana mistica che sembra pervaderlo anche nel paesaggio, nella resilienza dei suoi abitanti.

10 gennaio 2014

Radio Rossii e Voice of Russia, taglio drastico delle trasmissioni in AM

Insieme all'India doveva essere, almeno a dar retta ai fautori del sistema di trasmissione Digital Radio Mondiale, una delle grandi geografie disposte al rilancio digitale della radiofonia in onde medie per estesi bacini di ascolto. E invece il 9 gennaio dell'anno appena iniziato la Grande Madre Russa è andata ad aggiungersi al novero delle nazioni che hanno smantellato o drasticamente ridotto le loro infrastrutture trasmissive cronologicamente più vecchie. In onde lunghe e medie avevano iniziato a trasmettere gli Stati coloniali, imperialisti, le dittature e le prime democrazie, ma da allora sono passati otto o nove decenni e per quanto sulla carta le onde medie possono garantire la copertura di territori molti ampi, i costi di conduzione non sono più sostenibili davanti a un ascolto numericamente molto limitato. Ormai la radiofonia FM è dominante ovunque, resistono a mala pena gli impianti in onde medie a potenza medio-bassa di quelle nazioni dove la radiofonia è più localizzata, e nei due colossi demografici asiatici, la Cina soprattutto, che sembra fermamente intenzionata a mantenere onde lunghe, medie e corte (probabilmente anche per i ritardi accumulati con l'FM su larga scala). Anche l'India sta piuttosto investende in nuovi impianti AM già pronti all'eventuale passaggio alla modulazione digitale.
Come scrive lo stesso BBC Monitoring Service, tutti i trasmettitori in onde lunghe di Radio Rossii sono stati spenti nella notte tra l'8 e il 9 gennaio. Con una sola eccezione, quella nord-caucasica di Radio Kavkaz, che trasmette uno slot locale in lingua cecena su 171 kHz (dalle 6 alle 7 del mattino ora italiana) con una potenza ormai giudicata irreale di 1.200 kW (quasi sicuramente sono molto meno). Prima su questa stessa frequenza si ascoltava l'impianto della enclave Kaliningrad-Bolshakovo. Con le frequenze su onde lunghe sono andati in pensione i ripetitori in onde corte di Radio Rossii, specialmente nella banda dei 49 e 41 metri, così come moltissime frequenze in onde corte di Voice of Russia, ormai confluita sotto l'ombrello radiotelevisivo del brand RT. 
Voice of Russia trasmette in una manciata di frequenze analogiche e digitali in russo (onde medie), inglese e qualche lingua asiatica (per tutte le griglie di programmazione cliccate qui, in fondo alla pagina). Nella foto uno dei pochi impianti ancora rimasti attivi, quello siberiano di Angarsk, nei pressi di Irkutsk. La Voce della Russia in lingua italiana c'è ancora ma trasmette solo su Internet e gestisce un sito Web e una pagina Facebook. Per la cronaca, la radio digitale DRM continuerà a essere utilizzata in onde corte (per esempio per trasmettere in francese e tedesco), ma il sogno di convertire al digitale l'intero network russo di trasmettitori in AM sembra essere definitivamente sfumato. Quelle sezioni del Partito Comunista che negli anni '50 e '60 si riunivano, nel tardo pomeriggio, per ascoltare i notiziari di Radio Mosca sono chiuse da un pezzo, paradossalmente le onde corte hanno vissuto più a lungo di loro e della stessa Unione Sovietica. Niente, tuttavia, può durare per sempre, neppure all'epoca di Putin.

14 marzo 2012

Il mistero di ZS-1, transceiver SDR a conversione diretta "made in Sankt Petersburg"


Una ottantina di pagine di un forum online radioamatoriale russo per discutere di un ancora misteriosa piattaforma SDR apparentemente "made in Sankt Petersburg". Si sa davvero molto poco di "ZS-1" ma quel poco è molto interessante. Un transceiver 1.5-30 MHz a campionamento diretto basato su una FPGA e con un banco di sei filtri analogici di preselezione: le specifiche sono contenute in un laconico PDF in russo e in inglese. Difficile anche capire il range di prezzo, anche se sul forum CQHam.ru si parla a un certo punto di 30 mila rubli, equivalenti a meno di 800 euro. Quest'altra pagina contiene una piccola rassegna di materiali, tra cui alcuni filmati postati recentemente su YouTube da "alekseenkoyan":



Nel filmato si vede in azione il software di controllo e demodulazione "ZeusSDR", ma lo ZS-1 funzionerebbe anche con SDRMax, SDR-Radio di Simon Brown e altri programmi. Le poche testimonianze dirette su questo nuovo dispositivo vengono dal suo primo utente, il radioamatore Vitaly Nekrasov RA1AFS. Non ci sono contatti per il presunto progettista, Aleksandr, alias Tracer, se non un identificativo Skype, "tracre".

15 febbraio 2012

Venti (repressivi) dell'Est: dopo l'ungherese Klub Radio, ora è la volta di Eco di Mosca.

Ancora una volta Berlusconi ha dimostrato di essere un passo avanti. Il suo "editto bulgaro" decretò l'inizio della fine delle trasmissioni RAI non allineate alla grancassa del Partito delle Incapacità. Un editto partito con Enzo Biagi e giunto a compimento con Serena Dandini (il cui format, va detto, era forse un po' cotto di suo). Ieri, giorno di San Valentino, un editto russo ha gettato un'ombra inquietante - a venti giorni dalle elezioni presidenziali - sul futuro della stazione Eco di Mosca, quasi un milione di ascoltatori nella sola area metropolitana della capitale e programmi sempre molto critici nei confronti del potere esercitato con estrema disinvoltura da Czar Putin. Dall'amico Putin. In mezzo c'è stato l'edito magiaro che ha misteriosamente cambiato le regole di assegnamento delle frequenze in Ungheria e ha danneggiato, guarda caso, proprio Klub Radio, l'unica emittente che contrasta apertamente la politica oppressiva del premier Viktor Orban.
Il Corriere della Sera del 12 febbraio intervista il direttore di Klub Radio, Andras Arato. E oggi il Sole 24 Ore (ma anche il blog del Manifesto) parlano della strana decisione di rinnovare, ben prima della sua naturale scadenza, il board di Eco di Mosca. L'emittente fondata nel 1990 sulla scia della Glastnost garbacioviana (ieri Gorbachev è stato intervistato al proposito da Radio Free Europe) e diretta dal combattivo Aleksej Venediktov (nella foto, insieme al suo avversario) è indipendente, ma il suo azionista di riferimento, al 66%, è uno dei veri padroni dell'Impero di Putin, il potentissimo gruppo energetico Gazprom, che aveva rilevato la quota dell'emittente posseduta fino al 1994 dal discusso magnate di NTV Vladimir Gusinski, protagonista di un lungo braccio di ferro con le autorità russe. La notizia viene data anche dalla redazione di Radio Voce della Russia, che laconicamente riporta la dichiarazione del portavoce di Putin, Dmitrij Peskov, "convinto che il rimpasto nel consiglio dei direttori della Eco di Mosca non possa essere legato alle critiche da parte di Vladimir Putin." Il 18 gennaio, in un incontro con i direttori dei media russi, Putin si era lamentato per la "diarrea" che la stazone gli rovescia sempre addosso.
La blogosfera russa in queste ore è percorsa da scosse di indignazione. Tutti i retroscena, inclusi i comunicati che sul sito di Ekho Movsky annunciano gli improvvisi avvicendamenti (Venediktov stesso teme di essere scalzato dal CdA) e diversi altri link, li trovate nella corrispondenza di Nina Ognianova (una bulgara!) sul sito del CPJ Committee to Protect Journalists, un organismo newyorkese che si batte per la libertà di stampa e l'immunità dei giornalisti, così spesso vittima della violenza militare, politica e mafiosa. Come sottolinea giustamente la Ognianova, è molto probabile che l'annullamento dei vertici di Eco di Mosca non sia stato ordinato da Putin in persona. In questi casi, lascia intuire la giornalista, i cortigiani sono sempre più realisti del re. Non è neppure detto che Venediktov perda il controllo editoriale dei programmi: il CPJ cita le parole attribuite in passato allo stesso Vladimir Putin, incapace di rinunciare a uno sfoggio di machismo: "come l'uomo, il potere ha sempre il dovere di provarci e i media, come la donna, quello di rifiutare".
Resta l'impressione che il potere, ogni tipo di potere, si senta ovunque sotto assedio, sempre più incalzato da una possente voglia di trasparenza e informazione, in assenza delle quali il potere può dare sfogo a ogni forma di prevaricazione e corruzione. Ancora una volta è una radio neanche troppo libera dai condizionamenti a essere percepita come un nemico da annientare.

25 ottobre 2011

Marburgo 2011, arrestate due spie stile guerra fredda


Se non avessi letto bene la data sarei convinto di essere capitato per sbaglio nell'archivio del Der Spiegel. Invece è tutto vero. Un commando di polizia di Marburgo ha fatto irruzione nella casa di una insospettabile coppia sposata con figli verso le sei del mattino e ha sorpreso la moglie, Heidrun nell'atto di trascrivere un messaggio cifrato ricevuto attraverso un apparato a onde corte. Una delle misteriose "spy station" che vengono annoverate tra gli strumenti utilizzati dai servizi segreti per comunicare gli ordini agli agenti sul campo.
L'arresto dei due coniugi, residenti in Germania ma originari del Sud America e con passaporto austriaco, è il culmine, secondo lo Spiegel Online ( Cold-War Style Spying: Russian Couple's Arrest Could Mar Diplomatic Ties), di una indagine durata settimane contro un network di spie che agirebbero per conto dell'intelligence russa. E' il Moscow Times a rivelare - il giornale pubblica anche una fotografia dell'abitazione di "Andreas e Heidrun" - che i due sarebbero connessi con la rete di spie americane al soldo di Anna Chapman née Kushchenko, l'avvenente spia dai capelli rossi, protagonisti di un altro clamoroso arresto nel 2010.
Già che siete sullo Spiegel andate a cercare in archivio il numero del 1968 che racconta della mitica Orchestra Rossa, la rete clandestina anti-nazista che cercò di comunicare via radio a Mosca informazioni sulle truppe del Reich dopo l'invasione dell'Unione Sovietica. In lingua tedesca, ma con documenti eccezionali. Sull'Orchestra Rossa venne realizzato in coproduzione ZDF-RAI, sceneggiato televisivo trasmesso nel 1972. Sarebbe bellissimo che un canale RAI lo riproponesse!

16 ottobre 2009

Voce russa, telefonino e onde corte. Ma Praga lascia...

Il servizio internazionale di Voice of Russia, l'erede di Radio Mosca, ha rilasciato un applicativo Windows Mobile che consente l'ascolto dello stream dei suoi programmi in 17 lingue anche sugli smartphone. Nel comunicato diffuso per l'occasione l'emittente afferma che all'inizio del 2010 verranno resi disponibili i client per gli altri sistemi operativi mobili. Diversamente da quasi tutte le altre emittenti a vocazione prettamente internazionale Voce di Russia (che trasmette anche in italiano) sembra intenzionata a potenziare i propri servizi, addirittura portando a 39 il numero delle lingue utilizzate. Tra l'altro vedo che anche il sito Web in russo è stato completamente rinnovato. E' un peccato che per un servizio internazionale che viene potenziato un altro, dalla stessa area geografica, rischia di cessare del tutto. In questi giorni è stato lanciato l'allarme relativo alla continuità delle trasmissioni internazioni di Radio Praga (non in italiano ma con un eccellente servizio in inglese). Il governo ceco ha deciso di tagliare i costi e di spegnere le onde corte (probabilmente per continuare solo su Web). David Vaughn, ex corrispondente della BBC che fino al 2006 ha diretto la sezione inglese), ha scritto una lettera aperta che potete leggere qui sul blog di Chrissy Brand. Secondo David Radio Praga riesce a trasmettere in sei lingue in onde corte spendendo 3 milioni di euro all'anno. Non è una cifra trascurabile, intendiamoci. Resta da capire quanto costerebbe erogare il servizio su Internet raggiungendo lo stesso numero di persone (che con Internet pagherebbero senz'altro di più per ricevere). Bisogna essere onesti: il target di riferimento di Radio Praga non sono certo le popolazioni di aree in cui Internet è una risorsa scarsa o controllata dalle autorità (definizione che forse non sarebbe del tutto fuorviante in diverse nazioni "avanzate"). Erogare uno stream di buona qualità a poche migliaia di indirizzi Ip forse conviene. Ma la radiofonia comporta un indubbio vantaggio in termini di semplicità lato utente. Purtroppo è una semplicità che poche casse pubbliche sono disposte ormai a finanziare.
“La Voce della Russia” avvia il servizio di radiodiffusione sui cellulari

Mosca, 15 ottobre – La Compagnia radiofonica “La Voce della Russia” avvia la radiodiffusione sui cellulari. Dalla data odierna i programmi radio dell’emittente ascoltabili nell’etere de “La Voce della Russia” diventano fruibili per gli utenti dei cellulari.
Il “Progetto “Voce della Russia Mobile” rende i nostri programmi fruibili in qualsiasi punto del mondo dove c’è collegamento “cellulare” di buona qualità”,- ha dichiarato il Presidente de “La Voce della Russia” Andrej Bystritsky. “Il progetto dimostra che le trasmissioni radiofoniche per l’estero rappresentano un servizio moderno e professionale capace di fornire il content ai suoi ascoltatori in tutte le forme richieste oggi nel mondo, compreso in considerazione dello sviluppo delle tecnologie wireless”, - egli ha sottolineato.
Il “Progetto “Voce della Russia Mobile” è orientato innanzitutto agli abitanti dei paesi ad alto livello di sviluppo delle telecomunicazioni, interessati ad ottenere in modo operativo l’informazione sugli avvenimenti che si verificano in Russia e nel mondo.
Attualmente i programmi nell’ambito del progetto “Voce della Russia Mobile” sono fruibili in 17 lingue per gli utenti degli smart phone con piattaforma Windows Mobile. Per ascoltare le trasmissioni de “La Voce della Russia” gli utenti dei cellulari installino un programma trovabile sul sito della Compagnia che viene fornito agli utenti a costo zero.
All’inizio del 2010 “La Voce della Russia” provvederà ad aumentare il numero delle piattaforme e dei dispositivi mobili con l’aiuto dei quali è possibile ascoltare le trasmissioni della Compagnia attraverso il cellulare, nonché a portare il numero delle lingue per la radiodiffusione mobile fino a 39.

28 maggio 2009

Altoparlanti a Mosca

Non riesco a trovare conferme o link alla notizia, data stamane su Repubblica dal corrispondente Leonardo Coen, dell'intenzione da parte del sindaco moscovita Yuri Luzhkov di ripristinare la rete di altoparlanti che durante la guerra diffondeva per la capitale sovietica gli allarmi e i bollettini di guerra. Sembra che Luzhkov abbia stanziato quasi 1,8 miliardi di rubli per installare nuovi diffusori sonori in tutta la città, addirittura nelle singole case, da qui al 2014. Non si sa bene con quale scopo, propagandistico, ordine pubblico, sistema di allerta? Forse la cosa è collegata alla proposta di Luzhkov di costituire a Mosca un centro mondiale anti-terrorismo. Ho trovato solo una cronaca del New York Times del 2001, che parla della filodiffusione in Russia. Però è una bella storia. Viene citato anche Yuri Borisovich Levitan, storica voce radiofonica.

Il sindaco della capitale russa, Yuri Luzhkov, vuole potenziare la vecchia rete fonica dei tempi dell'Unione Sovietica

Mosca, altoparlanti in ogni casa per diffondere la voce del regime

dal nostro corrispondente LEONARDO COEN


Yuri Luzhkov
MOSCA - "Vnimanie, vnimanie! Govorit Moskva! Ot sovetskov informbjurò": erano gli anni della Grande Guerra Patriottica contro i nazisti, la voce stentorea di Yuri Borisovich Levitan scandiva con lentezza i bollettini dal fronte, i moscoviti, col fiato sospeso, l'ascoltavano dagli altoparlanti che il regime sovietico aveva sistemato ad ogni incrocio importante della capitale russa. Hitler voleva fucilare prima Stalin e poi subito Levitan, non solo perché l'annunciatore era ebreo ma soprattutto perché era diventato la voce della resistenza russa contro l'invasore. Fu Levitan a pronunciare il tragico ordine numero 227 del 28 luglio 1942, quando Stalin intimò alle truppe "neanche un passo indietro". Il dittatore minacciava la morte a chi seminava il panico e concludeva il suo messaggio con le parole "coraggio, la vittoria sarà nostra!".
Gli altoparlanti di Mosca rimasero al loro posto, ma ormai la loro funzione era stata travolta dal progresso: le radioline. E poi, ogni casa era collegata con la filodiffusione: la voce di Levitan scosse l'orgoglio sovietico il giorno che il primo satellite Sputnik girò attorno al pianeta, e soprattutto il 12 aprile del 1961, per confermare che l'Urss aveva lanciato nello spazio il primo cosmonauta, battendo gli Stati Uniti nella corsa alla conquista delle stelle. E tuttavia, molti moscoviti ebbero un riflesso condizionato, spalancarono le finestre di casa per ascoltare la voce dell'immarcescibile Levitan che si moltiplicava grazie alla diffusione dei vecchi altoparlanti, emblemi di un'epoca di angosce, paura e speranze.
Ebbene, qualche giorno fa il comune di Mosca ha deciso di ridare vita alla vecchia struttura delle rete fonica che durante la Guerra Fredda avrebbe dovuto giocare un ruolo essenziale per la mobilitazione della popolazione in caso di attacco nucleare: in fondo, erano sopravvissuti all'usura ancora 430 altoparlanti. Perché non riammodernarli e moltiplicarne il numero in modo da coprire interamente, o quasi, il territorio urbano? Il vulcanico sindaco 72enne Yuri Luzhkov, che ha vissuto gli anni di guerra, la denuncia dello stalinismo e la caduta dell'Urss, ha deciso di investire in questa impresa 1,76 miliardi di rubli spalmati sino al 2014 per dotare tutte le 4000 strade, piazze bulevar, prospekt della città, di modernissimi diffusori sonori. Anzi, il progetto è ancora più ambizioso: perché prevede una copertura capillare anche a livello di case. Un altoparlante per famiglia.
Paura di nuove guerre? Il documento non ne parla esplicitamente, anche se in questi giorni si sono evocati futurama bellici per la difesa dell'Artico e dei giacimenti di petrolio e gas siberiani. Però, è sottolineata la necessità di informare la cittadinanza nei casi di emergenza e solo una rete di altoparlanti come quella che coprirà Mosca entro il 2014 potrà garantirlo al 90% . Si comincerà con l'installazione in un solo distretto, poi nei siti a rischio dopodiché si passerà ai luoghi "socialmente significativi", infine negli appartamenti privati e negli androni dei caseggiati: "Vnimanie, vnimanie!", risuonerà di nuovo. Ma non con la voce del mitico Levitan, scomparso nel 1983.

26 febbraio 2009

Somalia, Russia, Messico: l'asse del sovvertimento

Una segnalazione marginale - ellittica rispetto ai miei soliti argomenti, ma non del tutto offtopic - che rappresenta una lettura di grande fascino e irrequietezza. La rivista Foreign Policy ha dedicato il suo numero di marzo/aprile 2009 a tre aree del mondo da cui potrebbero arrivare grandi guai e discontinuità. Con tutta la loro massa di tragedie e morti ammazzati, le nazioni dell'asse del male di Bush sono, al confronto, secondo il giornale, solo un nostalgico, quasi affettuoso ricordo rispetto al nuovo Axis of Upheaval, l'asse del sovvertimento. Perché Somalia (il posto più pericoloso del mondo), Russia e Messico rappresenterebbero oggi tre incognite assolute, due delle quali ci appaiono vicinissime e, credevamo, non del tutto estranee.
A scrivere di queste tre nuove minacce agli equilibri internazionali, FP ha chiamato Jeffrey Gettleman, corrispondente dell'ufficio di Nairobi del New York Times (Somalia), Arkady Ostrovsky, dell'ufficio moscovita dell'Economist (Russia) e Sam Quinones, giornalista di origine messicana autore di due recenti testi sui problemi dell'immigrazione clandestina e delle bande dei narcos, che in Messico hanno assunto le proporzioni di un vero e proprio tentativo di destabilizzazione, quasi di autonomismo armato (con un conteggio delle vittime che tiene testa alle luttuose cifre iraqene). Tre contributi straordinari e molto veridici. Nessuno può dire infatti che cosa potrebbe derivare da una ex nazione come la Somalia, dove un'intera generazione di uomini e donne non conosce il significato della parola governo, dove il terrorismo di matrice islamica e non solo trova un porto compiacente e del tutto fuori controllo e dove i conflitti dell'est africano possono trovare un epilogo di proporzioni inusitate, senza che nessuno possa muovere un dito (che non sia sul grilletto di un inutile fucile automatico). Nessuno può immaginare che fine farà il patto stipulato tra Putin e i suoi elettori (pugno di ferro e soppressione fisica dei giornalisti scomodi, contro stipendi elevati) negli anni della crisi economica ed energetica. E nessuno può prevedere l'effetto di una frontiera esplosiva su una fascia così ampia degli Stati Uniti. Da leggere assolutamente per sapere da dove arriveranno le prossime tegole.

08 novembre 2008

Proteste per i tagli alla BBC in russo sulle onde corte

Addirittura un premio Nobel, la scrittrice Doris Lessing, molti accademici (inclusa la professoressa Silvana Malle di UniVerona, che è stata dirigente dell'Ocse), traduttori, esperti di politica estera hanno scritto al Times si Londra per protestare contro la decisione, annunciata dalla BBC, di tagliare 19 ore dalla programmazione in lingua russa del World Service. La Beeb, che per la sezione russa investe 5 milioni di sterline all'anno, ha fatto sapere che il ridimensionamento delle trasmissioni si tradurrà in una più efficace presenza Web.
Secondo le analisi dell'audience sarebbero circa 730 mila gli ascoltatori della BBC in russo. Erano 1,1 milioni pochi anni fa, ma da allora molti sono passati all'ascolto dei ripetitori FM di Mosca e San Pietroburgo. Oggi spenti per le cattive relazioni che risalgono ai difficile mesi dell'affaire dell'e spione Litvinenko. Oggi chi vuole ascoltare la BBC via radio deve commutare sulle onde corte. I visitatori del sito Web hanno superato quota un milione, in calo dopo la crisi in Georgia, forse le onde della radio possono servire più efficacemente le zone più remote di quella immensa nazione. Cinque milioni di sterline non sono pochi, ma io continuo a pensare che la diplomazia delle armi costi ancora di più e forse anche la diplomazia degli alti livelli, dove non c'è nessuno da convincere, serve a poco.

November 7, 2008
Academics attack BBC over proposed cuts to World Service in Russia
Dan Sabbagh, Media Editor

Doris Lessing, the Nobel prize-winning author, and the playwrights Tom Stoppard and Michael Frayn have written to The Times to protest against cutbacks in Russian radio broadcasts proposed by the BBC.
They join a group of academics and former diplomats who are unhappy that the World Service plans cuts at a time when in Russia “misunderstanding and mistrust of Britain has reached a height unprecedented since the end of the USSR”.
The letter writers complain that the BBC wants to drop 19 hours a week of radio coverage and switch resources to the BBC Russian language website. The critics say that this makes the service too easy to block.
Robert Chandler, a translator of Russian literature, organised the campaign by word of mouth and by e-mail. He said: “It seems there are a lot of people unhappy with the foreign language services, or at least the Russian service on the BBC.”

Related Links

* World Service cuts
* London Calling

Further signatories include Andrew Wood, who was the British Ambassador to Moscow from 1995 to 2000, and David Manning, former Ambassador to the United States, Orlando Figes, Professor of History at Birkbeck College, London, and Antony Beevor, author of Stalingrad.
The BBC said its plans had been misunderstood. Nigel Chapman, the head of the World Service, said: “We are not cutting the budget for the Russian Service now, or in the next two and a half years as part of these changes”.
The Russian Service spends about £5million a year, and is the second-largest part of the World Service, after its expanding Arabic arm. Over the past five years, the BBC has been closing services in Eastern Europe gradually in favour of the Middle East. The World Service's Russian radio service attracts 730,000 listeners. The audience has fallen from 1.1million three years ago, partly because it transmits on short wave. Russians listen increasingly to the better quality FM radio but the World Service was bumped off FM transmitters in Moscow and St Petersburg when Anglo-Russian relations were at a low point after the poisoning of Alexander Litvinenko. It now has no FM output.
The BBC's Russian language website attracts about one million unique vistors a month, a figure that trebled during the Georgia crisis.

20 agosto 2008

Tbilisi-Praga, 40 anni di questi carri armati

Con un tempismo a dir poco agghiacciante, le simpatiche truppe dell'amico Putin celebreranno a Tbilisi il quarantesimo anniversario della notte tra il 20 e il 21 agosto 1968, quando i carri armati dell'allora Unione Sovietica, coadiuvati dagli alleati del Patto di Varsavia, misero fine alla primavera di Praga.
Incredibilmente sopravvissuta a quegli anni, Radio Praga non si occupa più di propaganda da Guerra Fredda, ma dimostra validamente come sia ancora possibile fare ottima radio, in più lingue, facendosi sentire in Europa e nel mondo attraverso le onde corte.
Sul sito dell'emittente, altrettanto valido, trovate molte pagine di ricordi e materiali audiovisuali di quella notte, con una serie di registrazioni originali di Radio Praga e delle vicine emittenti in lingua ceca. La sezione inglese invece presenta una lunga intervista con Liz Skelton, giovane cittadina britannica che nei giorni successivi al 21 agosto decise di seguire in Cecoslovacchia un amico che aveva il doppio passaporto ma voleva essere vicino alla parte ceca della sua famiglia. Alla fine Liz restò a Praga per quasi due anni, lavorando alla redazione estera dell'emittente di stato. Liz racconta tra l'altro di aver aiutato il fotografo Josef Koudelka a far arrivare all'estero le sue immagini dell'invasione. Forse qualcuna di queste immagini fa oggi parte della mostra organizzata al Centro Internazionale di Fotografia qui a Milano.

07 agosto 2008

Il dissidente e le onde corte

Molto bello su Repubblica di ieri, come quasi sempre quando a firmare è Adriano Sofri, il pezzo rievocativo delle (alterne) fortune italiane dello scrittore russo Alexander Solzhenitsyn, scomparso in questi giorni quasi novantenne. Eravamo giovani liceali quando la persecuzione dei dissidenti dell'ex impero sovietico infiammava il dibattito politico. Verrebbe da pensare che a quindici anni tutto ti sembra migliore dello stantio pettegolezzo sull'eterno scontro tra un imprenditore spregiudicato (come forse è giusto che siano gli imprenditori) e una giustizia stanca di difendere un principio di dirittura morale che da queste parti non interessa a nessuno. Io ricordo che a difendere le ragioni di Solzhenitsyn c'erano nomi come quello di Indro Montanelli, forte oppositore della sinistra di allora. Guarda caso parecchi anni dopo (Solzhenitsyn rientrò in patria quando Berlusconi salì per la prima volta al governo) Montanelli metteva in guardia contro l'attuale capo dele destre, amico dello stesso Putin che Solzhenitsyn apprezzava come ideale rappresentante della rinascita dello spirito nazionale russo: rigida ortodossia religiosa, profonda diffidenza nei confronti dell'occidente, del capitalismo e degli ebrei. Che strani intrecci, che rimescolamenti in archi di tempo tutto sommato brevi.
Il magnifico blog di Kim Andrew Elliott in questi giorni ha citato tre contributi del New Yorker, (per la verità l'articolo del New Yorker risale agli anni della fine dell'esilio) del New York Times e della National Public Radio sulla morte di Solzhenitsyn, che per vent'anni aveva risieduto negli Stati Uniti. Sono ritratti molto precisi e lucidi e l'aspetto che ci interessa specificatamente è il rapporto tra lo scrittore russo e la radiofonia. Radio Liberty faceva arrivare in Unione Sovietica gli scritti di denuncia pubblicati dal premio Nobel. Il quale, era a sua volta un accanito ascoltatore dei programmi in onde corte, come racconta sul New York Times Serge Schmemann, figlio di un teologo ortodosso che Solzhenitsyn aveva incontrato a Zurigo e successivamente, dopo la sua espulsione dall'URSS, durante un breve soggiorno in Quebec (prima di stabilirsi definitivamente in Vermont).
I came to cook and drive. All Solzhenitsyn wanted were potatoes roasted with onions for his meals and a small, inconspicuous car for transport. But the conversations were electrifying: it was as if what Solzhenitsyn wanted from my father was an instant transfer of all the Russian history and ideas that had been denied him in the Soviet state.
The talks were interrupted only for BBC Russian-language news, which Solzhenitsyn would rush outdoors to tune in to on a portable shortwave radio. He had lists of questions and took copious notes in a tiny hand — perhaps another legacy of a lifetime of hiding writings and thoughts from “them” — and the conversations continued even on long treks through the countryside. There was still ice on the lake and, as in Russia, only the first hint of green in the woods. Solzhenitsyn said our fields and forests lacked the songbirds of the Russian countryside. This was not Russia.
That was always the reference point: Russia. Everything — the conversation, the setting, the food, the writing, the shortwave broadcasts, even the safari-style jacket and the patriarchal beard he wore — was about Russia.
L'immagine del dissidente in esilio che si catapulta fuori di casa per meglio sintonizzarsi sulle trasmissioni in onde corte nella sua lingua madre, la lingua della Grande Madre russa, è per me straordinariamente autentica e familiare. Anche se irrimediabilmente fuori moda, un simbolo ancora più vecchio e improponibile di quei turistici tratti di muro che avevo visto a Berlino fino a uno o due anni fa. Le onde corte sono diventate un libro di storia scritto in una lingua che presto nessuno capirà più e rimpiangerà di non poter leggere.

15 gennaio 2008

Scompare l'Howard Stern russo

Per i commentatori più avveduti era l'Howard Stern della radio russa. Per tutti gli altri era un conduttore popolarissimo e sboccato. Gennady Bachinsky è morto lunedì sull'autostrada, a bordo della sua Golf. Riferendo il fatto, The Moscow Times precisa che quella degli incidenti stradali è una vera piaga in Russia; in dieci anni più morti che in Afghanistan e Cecenia messi insieme.
Nel suo programma Gennady parlava di sesso e utilizzava un linguaggio impensabile fino a pochi anni fa in una società che non apprezza le parolacce dette in pubblico. La sua fama è legata a una trasmissione di Radio Maximum di Mosca ma ultimamente era passato all'emittente di stato Mayak. Bachinsky è stato anche chitarrista in una band di Leningrado, il Moscow Times lo aveva intervistato nel 2005, ai tempi di Maximum, insieme al co-conduttore Sergei Stillavin. Nella foto Howard-Gennady è quello con la maglietta verde.

Tuesday, January 15, 2008
Popular Radio Host Killed in Car Crash
The Moscow Times


Popular radio host Gennady Bachinsky died when his car collided head-on with a minivan in the Tver region, traffic police said Monday.
Bachinsky, 36, once known as the Howard Stern of Russian radio, died when his Volkswagen Golf collided with the minivan as he apparently tried to pass a truck at around 3:40 a.m. Saturday on the Kalyazin-Sergiyev Posad highway, police said.
Two female passengers inside his car and the driver of the minivan suffered multiple, not life-threatening injuries in the crash, Kommersant reported.
Bachinsky made a name for himself as the co-host of "Two in One," the top-rated morning talk show broadcast for about five years on Radio Maximum. He and co-host Sergei Stillavin frankly discussed sex and often used off-color humor on the show, a rarity in a country where bad language is avoided in entertainment.
"For us it's just a way to attract the audience's attention," Bachinsky said in an interview with The Moscow Times in 2005. "No doubt we sometimes lay it on too thick. But we are people, and we improvise. We don't agree on anything before we go on the air."
Bachinsky quit Maximum last year after a falling out with its management. He most recently was the co-host of a popular morning talk show on Mayak, the state radio station.
Some 170,000 notes of condolence had been posted on Mayak's web site by Monday, Gazeta.ru reported.
An investigation was continuing into the deadly crash Monday. Police were examining the cars and trying to reconstruct what happened. Both cars were traveling at about 100 kilometers per hour when the crash occurred, Kommersant said.
Traffic accidents are a huge problem in Russia. More than 312,000 people -- including at least two governors -- have been killed in car crashes over the past decade, more than the death toll in the Afghan and Chechen wars combined. Kostroma Governor Viktor Shershunov was killed Sept. 20 when his Mercedes collided with a Ford sedan on Yaroslavskoye Shosse, north of Moscow. In August 2005, Altai region Governor Mikhail Yevdokimov died when his Mercedes grazed another car and crashed into a tree. The governor's car was traveling at more than 200 kilometers per hour with flashing lights and a siren. The driver of the other car, Oleg Shcherbinsky, was initially found guilty in the accident, but he was released amid national protests by a group of drivers.
Bachinsky was born Sept. 1, 1971, in the town of Yarovoye in the Altai region. He got his break in radio in St. Petersburg, where he co-hosted a number of popular shows with Stillavin in the 1990s before moving to Moscow in 2001. He also hosted shows on television.
Stillavin and Bachinsky's widow attended a memorial service for Bachinsky at the Kablukovsky Monastery outside the town of Kashin on Sunday.
The funeral will be held Tuesday at the Central House of Journalists in Moscow, and Bachinsky will be buried afterward, Mayak said. The cemetery had yet to be chosen late Monday.
In addition to his wife, Bachinsky is survived by two daughters. The youngest is 2 months old.