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24 settembre 2013

MEI 2.0, a Faenza la musica libera cerca spazio tra Web, radiofonia e concerti live

Parte a Faenza il 27 settembre l'edizione 2013 del salone della musica indipendente. Quest'anno il Meeting degli Indipendenti ha aggiunto un "2.0" al suo marchio per sottolineare i profondi cambiamenti di un settore molto diverso, anche per i cantanti e i gruppi meno commerciali e mainstream. Un tempo l'obiettivo di certi autori musicali di rottura o ricerca era quello di farsi conoscere in una industria discografica dominata dalle grandi etichette. Nell'era della musica liquida la visibilità è un problema per tutti, ma per l'indipendente non è certo facile cercare di farsi spazio tra le iniziative multimediali e le campagne professionali che sostengono i nomi di maggior successo. Anche gli obiettivi sono cambiati: non si tratta più di vendere dischi fisici e neppure di raggiungere i canali del download o dello streaming. Un certo tipo di musica oggi punta tutto sul concerto, l'evento live, la partecipazione del pubblico ed eventualmente gli acquisti di dischi e altri materiali da parte dei fan. 
Anche per questo motivo il MEI non ha celato il suo appoggio alle ultime iniziative per la deregulation della musica dal vivo, un movimento di pressione nato dall'ex assessore alla cultura del Comune di Milano Stefano Boeri (che ha promosso una petizione online) e rilanciato dal ministro Massimo Bray, che da Boeri aveva ricevuto una lettera aperta. L'iniziativa punta a rimuovere gli ostacoli di natura burocratica e economica che chiunque oggi voglia fare musica in pubblico in Italia deve superare per colpa di regolamenti anacronistici e della filosofia monopolistica e centtralizzatrice della SIAE. «Sono molti anni che il mondo della musica italiana ha proposto al legislatore di sostenere il vasto mondo della produzione, della formazione e della promozione musicale attraverso provvedimenti organici e puntuali senza, purtroppo, avere l’attenzione necessaria - scrivevano MEI e AudioCoop a luglio, salutando la presa di posizione ministeriale. Non è un mistero che la musica dal vivo, pur rappresentando uno degli ambiti più dinamici ed interessanti del patrimonio culturale del nostro Paese, stia attraversando un periodo difficile, che necessita di essere rilanciato anche rilanciando tutta la filiera della musica del nostro paese. Schiacciato da normative obsolete o esageratamente complesse, da costi in continuo aumento, dalla mancanza di una politica organica, dal calo della capacità di spesa degli spettatori, il settore è in grande difficoltà.» 
Sfogliando il ricco programma del Meeting 2.0,  ho individuato per sabato 28 e domenica 29 settembre, alle 9 e alle 14, due convegni che analizzeranno l'attuale offerta di piattaforme Web per la promozione musicale e la creazione di interconnessioni più o meno automatiche con il mondo della radiofonia musicale e degli eventi. A "Music Lab, dall'autoproduzione all'autopromozione"(alle ore 9 del 28 e 29)e successivamente a "Le startup musicali del web", interverranno esperti di marketing e comunicazione e gli esponenti di varie iniziative di crowdsourcing e edizione musicale "partecipativa". 





15 settembre 2012

L'immaginazione al Prix Italia. Il ruolo (passato?) della radio nella musica contemporanea

Come l'arte contemporanea, anche la musica del nostro tempo - in particolare nelle sue articolazioni elettroniche e digitali - vive imprigionata tra i falsi miti di due scontate estremizzazioni, la presunta inaccessibilità («è troppo difficile» si dice di Pollock, «vuoi mettere Giorgione?»; «è una accozzaglia cervellotica di suoni disordinati» si commenta su Nono, «io mi tengo il mio Mozart») o una arrogante sottovalutazione («ma così disegnerebbe un bambino!» davanti a un Klee, «la chiamano musica, per me è solo rumore» detto di Sciarrino). Peccato che entrambi i miti siano assurdi. Pur ospitando timbricità e ritmi spesso "sgradevoli", oltre a essere concepita come arte meno elitaria rispetto a una produzione nata in contesti assai più esclusivi, la musica contemporanea non è certo frutto di casuale, infantile improvvisazione, ma di studio lungamente coltivato e ragionato.
Dovrebbero saperlo più di tutti gli italiani, che dopo aver ceduto un secolo abbondante di primato musicale europeo per assecondare un genere operistico a volte troppo condiscendente nei confronti della più nazional-popolare delle melensaggini melodiche, hanno avuto modo di riscattarsi ampiamente nella seconda metà del secolo scorso ridefinendo, con compositori come Luciano Berio e Bruno Maderna, il concetto stesso di avanguardia musicale. A questa fertile produzione, l'editore milanese Die Schachtel in collaborazione con Rai Trade e con il Prix Italia che si sta aprendo a Torino ha presentato ieri al Museo degli strumenti musicali del Castello Sforzesco il cofanetto "L'immaginazione in ascolto. Il Prix Italia e la sperimentazione radiofonica".
Curato da Maddalena Novati, instancabile cantrice e catalogatrice del mitico Studio di Fonologia della sede RAI di Corso Sempione, e dalla musicologa Angela Ida De Benedictis (la quale a partire dal 24 settembre racconterà le vicende e i contenuti di questa meritoria opera editoriale per la trasmissione "I maestri cantori", ogni giorno su Radio 3 alle 13), il volume di 400 pagine è accompagnato da sei CD audio estremamente rappresentativi. Si tratta infatti di una accurata selezione di lavori musicali che hanno partecipato o vinto al Prix Italia tra gli anni '50 e '80. Molti dei compositori prescelti ebbero direttamente a che fare con lo Studio di Fonologia e testimoniano della qualità e notorietà raggiunte allora proprio in virtù di un uso sperimentale e colto del mezzo radiofonico. Ecco una lista di materiali che "L'immaginazione in ascolto" consente di tornare ad apprezzare (tra parentesi l'anno del debutto al Prix Italia):

Bruno Maderna – Don Perlimplin (in concorso, 1961)

Bruno Maderna – Ritratto di Erasmo (su commissione, 1969)

Bruno Maderna – Ages (vincitore, 1972)

Luciano Berio - Diario immaginario (vincitore, 1975)

Nino Rota – La notte di un Nevrastenico (vincitore, 1959)

Niccolò Castiglioni - Attraverso lo specchio (vincitore, 1961)

Salvatore Sciarrino – La voce dell’Inferno (in concorso, 1981)

Al breve convegno organizzato per la presentazione milanese hanno partecipato insieme alle curatrici, Mimma Guastoni, che ha lavorato a lungo con l'editore Ricordi proprio sulla musica contemporanea; il compositore Michele Dall'Ongaro, l'ultimo vincitore del Prix Italia 2008 con "Musica nascosta" (musiche di Michele Tadini su testi di Tiziano Scarpa, in catalogo sul nostro Elencone mp3); la segretaria del Prix Giovanna Milella; Bruno Stucchi, che con Fabio Carboni dirige Die Schachtel; e il musicologo Enzo Restagno in veste di coordinatore dell'evento.
E' stata un'ora abbondante di intelligenti considerazioni sul ruolo che le tecnologie e la radiofonia hanno avuto e continuano ad avere nello sviluppo di nuovi linguaggi musicali ma soprattutto nel lento processo di costruzione di un diverso gusto nell'ascoltatore, una diversa consapevolezza nei confronti della creazione musicale. Le riflessioni in materia, ha ricordato Enzo Restagno, risalgono addiritturao a Theodor W. Adorno, con il fondamentale "Corrente di musica" frutto della partecipazione del filosofo tedesco, fuggito dalla Germania nazista, al Princeton Radio Project, (1937-39) il primo tentativo di analisi approfondita delle potenzialità del nuovo mezzo sul piano della creazione letteraria e musicale. Una potenzialità che non si estrinseca semplicemente attraverso il nuovo armamentario che l'elettronica offre al compositore per liberarsi dai limiti timbrici ed esecutivi degli strumenti musicali tradizionali, ma che apre la strada a dimensioni di produzione e fruizione inedite, come la forte spazialità resa possibile dal suono multicanale. Interrogandosi sul ruolo che la radio deve assumere nel contesto creativo attuale, i partecipanti al dibattito hanno infine discusso dell'eredità lasciata da istituzioni ormai scomparse come lo Studio di Fonologia. Una delle ipotesi formulate è che oggi, grazie alla disponibilità di tecnologie di trattamento del segnale a bassissimo costo e alta accessibilità, la composizione musicale dovrebbe essere più diffusa e ancora meno vincolata alla presenza di veri e propri laboratori. Ma tra gli esperti c'è stato chi ha lamentato la politica di sostanziale disarmo creativo portata avanti - complice la crescente esiguità di fondi - dagli enti radiofonici pubblici come la RAI, colpevole di aver abdicato alla propria funzione aggregatrice e catalizzatrice di talenti rinunciando anche alla sua capacità di committente.
La speranza è che iniziative come questa promossa da Bruno Stucchi e Fabio Carboni risveglino anche un'altra consapevolezza: quella per cui seppellire in un archivio impenetrabile quel passato di attualissima potenza creativa sarebbe un delitto per il futuro di un'intera collettività.
L'audio del convegno può essere prelevato qui.

23 agosto 2012

Nielsen: You Tube domina nell'ascolto ma non nella scoperta di nuova musica

Le notizie sulla sua morte sono ampiamente esagerate. Mi ha incuriosito il fervore con cui l'edizione online di Repubblica di ieri compilava il necrologio della radio, "uccisa" (accidenti a quello che ha composto la canzone Video killed the radio star, titolo che è diventato un tormentone inevitabile in ogni articolo di giornale che a mesi alterni annuncia la morte o la resurrezione della radiofonia) dai video di You Tube. Citando uno studio Nielsen Ernesto Assante certifica l'ormai assoluto predominio della piattaforma video di Google come strumento preferito dai giovani per i loro consumi musicali. Negli Stati Uniti la radio, ma anche i CD e iTunes, sono indietro nelle preferenze degli ascoltatori più giovani. Sono andato a cercarmi la fonte originale di questa ferale notizia e ho verificato che in effetti il report Music 360 rilasciato da Nielsen una settimana fa afferma che 64 teenager su 100 riferiscono di ascoltare musica su You Tube, contro i 53 su 100 che citano la radio come strumento primario.

Lo stesso studio Nielsen offre ad altre testate e blog lo spunto per sottolineare l'ottimo stato di salute della radio. La quale a ben vedere sarebbe, sempre secondo Nielsen, il medium di prima scelta quando si tratta di scoprire nuovi gruppi e canzoni. Il trend in sé non è per niente una novità, sono anni ormai che i consumi musicali giovanili sono orientati ai videoclip e CD, mp3 e compagnia suonando vengono snobbati. Repubblica (che ogni anni dedica almeno due pagine alla sorprendente longevità della radio), non deve aver mai sentito parlare di piattaforme come VEVO, con cui le major musicali cercano di rivitalizzare il comparto della musica commerciale. Il video musicale permette di rimoiazzare la vendita di brani e dischi con la vendita di pubblicità. Come ha sempre fatto la radio, se non fosse che ormai lo spot puramente vocale non se lo fila più nessuno.

Quando però si tratta di esplorare nuovi generi e individuare nuovi artisti, Nielsen ci avverte che la radio è ancora enormemente più utilizzata di You Tube (48% contro il 7). Evidentemente su YT ci si va più che altro a colpo sicuro, per trovare i brani dei cantanti che abbiamo imparato a conoscere altrove. Ed è qui che la radio, on air o online, conta ancora moltissimo e ha ampio margine di manovra. Altro che video killed the radio star...

Radio is still the dominant way people discover music

48% discover music most often through the radio

10% discover music most often through friends/relatives

7% discover music most often through YouTube

More teens listen to music through YouTube than through any other source

64% of teens listen to music through YouTube

56% of teens listen to music on the radio

53% of teens listen to music through iTunes

50% of teens listen to music on CD

Positive recommendations from a friend are most likely to influence purchase decisions

54% are more likely to make a purchase based off a positive recommendation from a friend

25% are more likely to make a purchase based off a music blog/chat rooms

12% are more likely to make a purchase based off an endorsement from a brand

8% of all respondents share music on social networking sites, while 6% upload music.

Music player apps are most prevalent, followed by radio and music store apps

54% have music player apps on their smartphones

47% have radio apps on their smartphones

26% have music store apps on their smartphones

Data for Music 360 were collected via 3,000 online consumer surveys using Nielsen’s proprietary, high-quality ePanel in the United States. Topics addressed in this study include: where/when music is consumed, through which device(s), apps and services; digital vs. physical purchases; the process of discovery, and how/when discovery converts to purchase; insights around spending, share of wallet, and retailer preferences; live events; and much more.

 

 

16 marzo 2012

Wahwah: il telefono, la tua Webradio musicale e social


Quelli di "disco volante" (sì, la società si chiama proprio così) sono rimasti abbastanza silenziosi sin dalla fondazione della startup, avvenuta a Berlino nel 2010. A metà del 2011 esce la loro prima applicazione Wahwah ONE - oggi, con il lancio negli USA Wahwah.fm - che in questi giorni è stata intercettata da quelli di Evolver.fm, l'osservatorio avanzato sulle nuove applicazioni musicali, ripresa da Gizmodo e da una tonnellata di altre testate online fino ad arrivare all'infallibile occhio di Francesco Delucia che me l'ha puntualmente segnalata.
Che cosa è Wahwah? Gli sviluppatori berlinesi hanno concepito una specie di Foursquare della musica, realizzando una applicazione iPhone che permette in sostanza di diffondere in streaming i brani musicali che state ascoltando in quel momento. L'ascolto ovviamente può essere reciproco perché con la stessa app potete sintonizzarvi sugli streaming degli altri membri della community, sia scegliendoli tra quelli più vicini a voi geograficamente, sia andando a esplorare quello che le altre "stazioni radio ambulanti" stanno trasmettendo. Al sistema ci si può iscrivere anche con il proprio account su Facebook, quindi tutta questa attività finisce anche sul social network. Un bel modo per capire quali sono le canzoni più ascoltate in determinati gruppi sociali, nazionali, anagrafici.
Wahwah.fm afferma di lavorare in stretta collaborazione con le società che tutelano i diritti di autore e non si configura come un servizio on demand ma piuttosto come una piattaforma per Webradio personali. All'inizio questo servizio era agganciato alla piattaforma Soundcloud, ma adesso mi pare di capire che la playlist da trasmettere può essere costituita da brani che risiedono sul vostro iPhone. Un sistema di riconoscimento del brano agisce tuttavia da filtro e a volte impedisce di caricare in playlist un titolo che non è stato approvato per la "messa in onda". Il modello di diffusione dei brani è completamente centralizzato. Lo stream musicale non parte dal vostro telefono, anche perché sarebbe un bel bagno di sangue con le spese di connettività. I brani delle vostre playlist personali vengono identificati, "matchati" con quelli residenti sui server di disco volante e diffusi in streaming da lì. In questo modo la società tedesca ha anche uno stretto controllo su quali brani sono effettivamente eseguibili e quali no. Comunque sul blog di Wahwah.fm trovate una esaustiva FAQ.
Wahwah.fm per ora è disponibile solo in Germania e Stati Uniti ma con una id americana sull'iTunes Store sono riuscito a scaricarla sul mio iPhone (vedi immagine in alto a sinistra). Il funzionamento è abbastanza facile e nel giro di pochi secondi mi sono ritrovato ad ascoltare le playlist di utenti Wahwah di mezzo mondo. Non avendo brani musicali conservati sul mio telefonino non sono ancora in grado di dirvi come funziona il meccanismo di creazione della playlist personale. Di fatto il concetto di streaming personalizzato non è nuovo, ci sono altre app che ci permettono di "trasmettere" via Web programmi autoprodotti o addirittura corrispondenze live. Tante altre applicazioni consentono invece di condividere, per esempio attraverso Facebook o su Skype, le informazioni sui brani ascoltati in un dato momento. Con Spotify & C. su Facebook sono arrivati anche i canali musicali condivisi. Ma l'approccio adottato dagli sviluppatori berlinesi, "sette appassionati di musica all'ascolto degli AC/DC", è molto cool e soprattutto immediato. Magari potrebbe imporsi proprio come quello che dice di essere: un Twitter della musica.

27 gennaio 2012

Sperimentato su Facebook un mentore musicale nato nell'università italiana


Francesco De Lucia mi segnala un nuovo servizio musicale streaming apparentemente nato in Italia, che ricalca il modello, quello di Pandora, Spotify e diversi altri, del canale radiofonico all music basato su algoritmi che cercano di ricostruire i gusti dell'ascoltatore. Mentor.FM in realtà afferma di essere un progetto accademico e in effetti nella breve presentazione viene citato il nome di un docente del DTI di UniStatale Milano come supervisore. In questo momento il servizio non accetta nuovi alpha-tester e quindi posso solo riportare quello che ho trovato su Facebook e su GHacks.net ma mi sembra di poter dire che Mentor riesce a unire un elemento ormai consolidato, quello della recommendation automatica, a parecchie novità.
Tanto per cominciare il servizio è strettamente correlato a Facebook, ci si deve registrare attraverso il proprio account FB e da quanto capisco il funzionamento si basa sulle informazioni di carattere musicale che vengono scambiate nell'ambito della propria community di amici, in particolare i like musicali che vengono cliccati. Si tratta appunto di un esperimento di durata limitata partito verso la fine del 2011 e il motore di raccommandazione utilizza i dataset di Óscar Celma e, in parte, le API di Last.FM. Celma è un ricercatore catalano che dopo una lunga permanenza nel Music Technology Group dell'Università Pompeu Fabra di Barcellona oggi lavora per Gracenote, il big della "music discovery and recommendation" (le sue tecnologie vengono utilizzate da iTunes). La musica free, che viene riprodotta nell'ambito di Facebook grazie al supporto di tecnologie HTML5 e Flash, è quella fornita da 7Digital, uno dei brand che contano in materia di download e streaming musicale legale.
Come vedete un misto di cose non nuove con però parecchi risvolti inediti, per una piattaforma che forse in futuro potrebbe uscire dalle pareti del laboratorio di computer science.

27 dicembre 2011

Dopo Rara ecco Deezer: lo streaming musicale pay prende quota anche in Italia



Si era parlato di un debutto pre-natalizio, ma Deezer ci ha messo qualche giorno in più. In questo momento però il servizio musicale streaming freemium nato in Francia diversi anni grazie a un pionieristico contratto con le major discografiche, è attivo anche in Italia. Ci si può iscrivere con Facebook (anzi, a quanto vedo il primo sign in passa obbligatoriamente per Facebook, anche se poi viene assegnata una password per l'accesso con la mail associata all'account FB) e si ha immediato accesso a una discoteca molto ben fornita. In home page ho subito notato che Fabrizio De André è al terzo posto della classifica degli autori (davanti a Rihanna), ecco uno screendump del player Web (disponibili anche le versioni mobili e una app per l'ascolto da Facebook, oltre a una applicazione che consente agli abbonati di effettuare la sincronia delle playlist sul proprio computer, per un ascolto offline):


Per il resto c'è tutto: possibilità di acquistare brani e album, funzioni di condivisione/raccomandazione social, playlist personalizzate, ascolto di "canali radiofonici" tematici. Quest'ultima sezione del sito Deezer mi sembra molto accattivante.


Quella che sto provando è la versione Premium+ di Deezer, che a quanto sembra al momento dell'iscrizione viene attivata per quindici giorni di prova gratuita. Successivamente dovrebbe entrare in vigore il regime freemium: gli iscritti che non pagano alcuna quota possono ascoltare preview di 30 secondi di ogni brano, con Premium è possibile effettuare la sincronia dei brani ascoltati con il pc o lo smartphone e con Premium+ si ha diritto anche a una qualità di streaming da 320 bps. Comincia insomma a riscaldarsi anche qui da noi il clima intorno agli abbonamenti musicali in streaming. Deezer arriva dopo Rara.com, di cui ho parlato recentemente e si aggiunge a servizi come la nuova radio online di Play.me, il servizio di Dada.net, brand rilevato quest'anno da Buongiorno.
Vi ricordo anche che tramite Radiopassioni potete richiedere un mese di prova gratuita su Rara.com, che ha debuttato in Italia poche settimane fa, precedendo Deezer. Le prime dieci richieste all'indirizzo radiopassioni(at)rara(dot)com riceveranno il loro bonus.


28 novembre 2011

L'emozione musicale di Stereomood vince a Mind the Bridge

Un bravo incondizionato ai fondatori di Stereomood, la Webradio italiana "emozionale" che propone un flusso continuo di brani pazientemente estratti dall'inesauribile miniera dei blog musicali di tutto il mondo, adattandola al mood dell'ascoltatore. Una chiave di lettura del concetto di radio musicale che ha convinto pienamente i giurati di Mind the bridge, concorso che premia la giovane imprenditoria digitale. Ora Daniele Novaga (nella foto) e altri componenti del team Stereomood voleranno in California per seguire il "Venture camp" organizzato da questa iniziativa promossa dagli italiani della Silicon Valley. Durante questo periodo potranno incontrare altri imprenditori e soprattutto i loro finanziatori dal mondo del venture capital e dell'angel investment, inseguendo così una formidabile occasione di ulteriore ampliamento delle loro idee. Stereomood vince anche il premio RCS Digital Publishing per la migliore invenzione in campo mediatico.
RP ne ha parlato un paio di volte, qui e qui. High five, ragazzi! Ora però vogliamo una app per iPad come e meglio di quella di HypeMachine!

Stereomood vince il Premio RCS Digital Publishing e vola tremesi in Silicon Valley con Mind the Bridge

Milano, 28 novembre 2011 - È stato assegnato a Stereomood il Premio RCS Digital Publishing, dedicato alla startup più innovativa nel campo dei media e annunciato a inizio mese in occasione del Venture Camp organizzato da Mind theBridge, fondazione californiana che si propone di favorire l’incontro dei migliori talenti imprenditoriali italiani con le opportunità e i capitali della Silicon Valley. Il premio sottolinea l’attenzione di Corriere della Sera.it per la dinamica realtà del mondo internet e la sua volontà di supportare altreesperienze innovative nel mondo digitale.
Stereomood, internet-radio emozionale, ha convinto per la sua capacità di trasformare l’esperienza degli utenti digitali e per l’appeal della piattaforma verso potenziali inserzionisti. Stereomood, una delle sette startup finaliste della Mind the Bridge Business Plan Competition 2011, si è aggiudicata il Premio RCS Digital Publishing come più promettente idea innovativa nel campo multimedia. Il premio permetterà al team diStereomood di trascorrere tre mesi di incubazione presso il GYM dellaFondazione californiana (http://www.mtbgym.com) e di usufruire di un mentore dedicato e della copertura delle spese di viaggio e alloggio.
Stereomood nasce a Roma per opera di Daniele Novaga(CEO), Eleonora Viviani, Giovanni Ferron (CTO), Maurizio Pratici e Giacomo Melani, intercettando il bisogno degli ascoltatori radiofonici di trovare inmaniera pratica e veloce la musica adatta al proprio stato d’animo. La radio offre una selezione musicale costantemente aggiornata con 50mila brani provenienti dai migliori blog internazionali (Stereogum, Pitchforkmedia, Blogotheque e molti altri) e oltre 80 playlist con una classificazione mood-oriented: ogni traccia è taggata per emozioni e distribuita in mood e activity-based playlist. Grazie a questa nuova modalità di fruizione, Stereomoodconta più di un milione di visitatori unici mensili, 275mila utenti registratie il 75% di visitatori di ritorno.
Un mese di attività nella palestra imprenditoriale di One Market (San Francisco) è previsto invece per gli altri finalisti della Mindthe Bridge Competition: Archimedia con ILIKE.TV (Cross-media social network -un nuovo modello di programma televisivo che coinvolge gli spettatori); D-ORBIT (dispositivi per riportare satelliti nell'atmosfera e distruggerli quandosmettono di lavorare, fornendo accesso pulito e sicuro allo spazio); NEXTSTYLER (Piattaforma web che fornisce una vetrina per gli stilisti emergenti unita a unnegozio online che consente una nuova esperienza di acquisto); TIMBUKTU (prima rivista su iPad per bambini che visualizza notizie e storie attraverso rivoluzionari metodi di educazione); VINSWER (Marketplace che consente agli utenti di monetizzare la propria expertise attraverso video chat a pagamento); VIVOCHA (piattaforma multicanale di Online Customer Interaction che propone agli utenti Internet di interagire con un operatore di contact center in tempo reale senza configurazioni o installazioni).

27 ottobre 2011

Pure, musica in abbonamento sulla radio Internet/DAB. E Nokia segue con MIx Radio per Win Phone


Ieri, per il lancio dei suoi nuovi Windows Phone, Nokia ha annunciato l'ennesimo app musicale e l'ennesimo servizio per l'ascolto "social" della musica, Nokia Music con Mix Radio. Su questo annuncio aspetto di conoscere ulteriori dettagli, anche perché a Nokia World, la manifestazione ancora in corso a Londra, i responsabili di Nokia Music hanno ammesso che non tutti gli accordi di licenza sono stati perfezionati, in attesa della disponibilità commerciale degli smartphone Nokia Lumia. Sappiamo per esempio che «Nokia Music (is) introducing MixRadio, a free, global, mobile music-streaming application that delivers hundreds of channels of locally-relevant music. In an update delivered later this year, Nokia Lumia users will also gain the ability to create personalized channels from a global catalogue of millions of tracks. Also integrated in Nokia Music is Gigfinder, providing the ability to search for live local music for a complete end-to-end music experience, as well as the ability to share discoveries on social networks and buy concert tickets also coming in the Nokia Music software update delivered later this year.» Sembra di capire che Mix Radio sarà un servizio stile Pandora, orientato però alla scoperta della musica locale con una interessantissima estensione che riguarda la possibilità di individuare i concerti live e acquistare i biglietti per parteciparvi. Ma la vera sorpresa (che fa capire la complessità della questione licenze) è che Mix Radio dovrebbe essere a costo zero, senza costi di abbonamento.
Non dev'essere proprio un caso se Pure, il noto costruttore di radio digitali DAB/Internet, ha scelto di datare 26 ottobre il comunicato stampa che annuncia la nascita di Pure Music. Anche in questo caso si tratta di accedere a brani musicali in streaming in modo illimitato, però su abbonamento, poco meno di 5 sterline al mese al momento solo per i consumatori residenti in UK e a partire da dicembre 2011. Attraverso il portale The Lounge, gli abbonati potranno utilizzare Pure Music attraverso il computer, il telefonino e su otto apparecchi radio Pure abilitati alla Internet radio.

The revolutionary new way to discover, explore and listen to music

London, UK 26th October 2011: PURE, the world-leading radio maker, presents ‘PURE Music', a cloud-based on-demand music service that allows the user to discover, explore and listen to millions of music tracks through any of PURE's wide range of internet-connected digital radios, a smartphone and a computer, all for a monthly subscription of £4.99.

PURE Music will go live in the UK during December 2011 and people can register their interest at www.thelounge.com/puremusic
PURE Music allows the user to organise and play as many tracks and albums as they want on multiple devices, including PURE's range of eight internet-connected digital radios (ONE Flow, EVOKE Flow, Oasis Flow, AVANTI Flow, Sirocco 550, Siesta Flow, Contour and Sensia), PCs and Macs via the PURE Lounge internet radio and media portal (www.thelounge.com) and on smartphones running the PURE Lounge app.
Says Colin Crawford, PURE's director of marketing: "Whether you are into chart hits or would prefer a trip down memory lane, PURE Music is the perfect service to allow you to find music and listen to individual tracks, full albums, or even mixtapes perfectly matched to your mood. PURE Music is now at the heart of all of our internet radios, making it child's play to find and enjoy any music you want directly on your favourite listening device. Forget the hassle of downloading and ripping - just search and enjoy."
PURE Music also incorporates PURE Tag, PURE's unique, free, tagging service which lets users bookmark tracks they hear on the radio, and subsequently explore around those tracks via the powerful search and recommendation facilities of the PURE Lounge, to discover more about the artists and their back catalogue, podcasts, or even branch out and discover similar and related artists.
Tracks or albums can simply be dragged and dropped into playlists which are automatically kept synchronised across all of the user's PURE Music listening devices. Playlists can also be shared via social media sites such as Facebook and Twitter.
The PURE Lounge iPhone and Android App are currently free of charge to all and will allow PURE Music subscribers to access any music they want on the move provided they have a WiFi connection or 3G reception. Users of the App can also enjoy PURE Music and content from the PURE Lounge through a speaker dock.
The PURE Music subscription service will go live to UK customers during December through a free software update and will be rolled out internationally during 2012.

25 settembre 2011

Music Mine, infinito mosaico di buona musica scoperta da KCRW Los Angeles

KCRW, da Los Angeles (anzi per la precisione da Santa Monica), è una di quelle stazioni indipendenti ancora circondate da un alone mitologico. I suoi leggendari DJ prendono alla lettera la missione più tipica del loro mestiere: scoprire e rilanciare nuovi talenti musicali. Purtroppo per gli ascoltatori americani (e per tutti noi), stazioni come queste sono ormai in via di estinzione. Quasi tutte le altre si affidano a palinsesti ripetitivi, pesantemente condizionati da case discografiche interessate solo a promuovere quei pochi artisti capaci di fare cassetta. Meglio vendere qualche milione di dischi confezionati - magari con grande mestiere, non dico di no - da pochi nomi di grido che pochi esemplari di migliaia di artisti veri.
Per fortuna le KCRW del caso trasmettono ancora e grazie a Internet possiamo approfittare tutti della grande esperienza dei loro animatori. Se poi abbiamo anche la fortuna di possedere un iPad, ecco la nuova straordinaria app siglata KCRW, Public Radio Exchange, Roundarch e The Echo Nest (ho già parlato della piattaforma di "musical intelligence" sviluppata da questa startup nata dai massmediologi del MIT).
Music Mine, questo il nome della app nuova di zecca, si presenta come un elegante mosaico di decine e decine di musicisti "approvati" o addirittura lanciati da KCRW. Ciascuna tessera di questo mosaico continuamente aggiornato è collegata a una pioggia di clip audio, video, citazioni da blog, schede biografiche, nonché dall'immancabile pulsante per l'acquisto su iTunes. La navigazione attraverso l'elegante interfaccia touch è molto fluida e naturale, l'unico pulsante è una griglia in miniatura che permette di ritornare al mosaico di partenza. Da qui è facile zoomare verso un maggior livello di dettaglio, alla scoperta delle chicche musicali che si nascondono dietro fotografie e nomi. Molto ricco il repertorio di filmati di canzoni eseguite negli studi di KCRW. Non è il solito deposito social di brani consigliati dagli amici degli amici, ma una guida molto ragionata. Per questo vale la pena percorrerla. Ecco il video promozionale presentato dall'attore Mike O'Malley.

07 settembre 2011

Pandora, The Echo Nest, BBC Music Showcase, i perché di una radio che cambia

L'andamento in borsa non è neanche lontanamente paragonabile a quello di Apple o Google (anzi secondo Cameron Kaine di Seeking Alpha il business di Pandora è destinato a un sicuro fallimento), ma la piattaforma per emittenti via Internet Pandora continua a dettare le regole del cambiamento per quanto riguarda la "ridefinizione" della radiofonia, soprattutto in campo musicale. L'altro giorno, in occasione della Citi Tech Conference organizzata a New York dal gruppo bancario Citi, il CEO Joe Kennedy ha annunciato che l'industria radiofonica è arrivata a un "punto di svolta", avendo imboccato un percorso che la porterà inevitabilmente verso la distribuzione dei contenuti su reti IP. Potete accedere all'audio della presentazione di Taylor andando su questo indirizzo e registrandovi con nome, cognome e mail.
Leggevo sull'ultimo numero della rivista EBU, Tech-i (qui il link al numero 9) un interessantissimo articolo di Matthew Trustram in cui vengono confrontati i costi di trasmissione per una emittente terrestre convenzionale e una radio su Web. Il protocollo IP resta una alternativa molto conveniente per una emittente ultra-specializzata o ultra-locale, scrive Trustram, ma una emittente generalista e rivolta a un pubblico molto ampio anche sul piano geografico non può che sposare il modello broadcast: la singola antenna che serve tutti.
Tutto vero. Il problema è che il successo di Pandora comincia a mio parere a mettere in dubbio proprio il modello di emittente generalista e a vocazione nazionale. Anche alla luce di quello che sta succedendo in casa nostra con il fallimento di Audiradio, la scomparsa di informazioni attendibili sull'audience e il conseguente crollo degli incassi pubblicitari delle emittenti commerciali (-9% nel primo semestre 2011 sul 2010 secondo Nielsen), ci deve spingere a riflettere molto sul ruolo che oggi hanno i cosiddetti network radiofonici nazionali. Che tra l'altro non possono certo contare su infrastrutture a costo zero. Con questo non voglio dire che il modello broadcast terrestre radiofonico sia al tramonto, al contrario. L'idea però che il modello alternativo all-IP sia qualcosa di conveniente solo per le nicchie di ascolto, va secondo me rivista, soprattutto nei progetti degli editori commerciali. E' il momento di farli adesso questi discorsi, perché adesso stiamo iniziando il percorso verso le infrastrutture telefoniche e mobile Internet basate su tecnologie 4G e la distribuzione di contenuti audio deve giocare un ruolo importante nella futura economia dei servizi (sempre che il mondo non vada in bancarotta prima).
Una risposta immediata alla sfida lanciata da Kennedy di Pandora viene dal concorrente Clear Channel (forte soprattutto nella radio terrestre) che sta per annunciare a Las Vegas le novità della sua piattaforma Internet iHeart Radio. Anche iHeart Radio, che oggi consente di accedere ai flussi delle stazioni Clear Channel, avrà i suoi canali musicali personalizzabili grazie all'adozione della tecnologia sviluppata da The Echo Nest, una startup co-fondata da un gruppo di laureati del MIT di Boston per offrire esclusivi servizi di "musical intelligence". Andatevi a leggere Evolver.fm, il sito sulle applicazioni musicali creato da Eliot Van Buskirk, che siede nel board della società, per avere un'idea di tutto quello che si sta muovendo a livello di software, applicazioni, database, nelle fabbriche della musica online.
In pratica The Echo Nest è in grado di estrarre da Internet le informazioni relative al comportamento di milioni di appassionati consumatori di musica digitale. Un database di 5 miliardi di record su 30 milioni di brani, scrive Allaccess.com:
It looks like CLEAR CHANNEL RADIO is ready to compete against PANDORA on its own turf, as the company has entered into a deal with musical intelligence data system THE ECHO NEST so it can be used to enable users of iHEARTRADIO to listen to and build custom radio stations. THE ECHO NEST platform maintains over 5 billion data points on over 30 million songs, including understanding of artist connections, song similarity, mood, style and detailed acoustic attributes (tempo, energy, danceability, time signature, key) to offer users a fully personalized radio feature.
"Our collaboration with CLEAR CHANNEL brings the most advanced music intelligence platform to iHEARTRADIO, enabling its fans to customize their listening experience," THE ECHO NEST CEO JIM LUCCHESE said. "We're excited to work with CLEAR CHANNEL to put this level of music understanding in the hands of so many music fans."
"Adding THE ECHO NEST's data to iHEARTRADIO's programming logic enables us to offer our consumers a rich, rewarding experience that scales with our massive library of over 11 million songs," said EVAN SCHWARTZ, who's heading up iHEARTRADIO.
The Echo Nest è già in partnership con la BBC di Londra per un nuovo, esclusivo servizio che l'emittente pubblica britannica ha inaugurato poco fa in versione alpha. BBC Music Showcase è una finestra di anteprima in cui vengono classificati automaticamente tutti gli eventi e i brani musicali trasmessi dai canali radiotelevisivi dell'emittente. Non ci sono solo canzoni ma anche recensioni, segnalazioni, post pubblicati sui blog musicali. Insomma, una vera antologia omnicomprensiva che si autoalimenta con i flussi musicali che incrociano le frequenze e i canali digitali dell'emittente. Capirete che un prodotto del genere - difficile, da intenditori - non potrebbe essere concepito nel contesto di una stazione radio broadcast. Il punto è se tutti questi vantaggi tecnologici, l'interattività, la personalizzazione, possono davvero trasportarci verso un futuro di radiofonia esclusivamente Internet. La cosa non avverrà dall'oggi al domani, c'è fin troppo ottimismo sui potenziali dell'interattività (molto spesso il pubblico vuole a tutti i costi essere pigro). Ma nessuno può fingere che il futuro non sia anche o soprattutto questo.

14 febbraio 2011

Arriva in Borsa la nuova radiofonia di Pandora

Era attesa per il 4 febbraio ma è la richiesta è stata depositata venerdì scorso: Pandora, la stazione radio musicale su Internet, 80 milioni di utenti registrati negli Stati Uniti, ha deciso di andare in borsa. Perché parlo di "stazione radio"? Perché questa è la definizione che si dà Pandora in un dossier di presentazione alla SEC, l'autorità di Borsa di New York, che da solo basterebbe per una tesi di laurea in Scienze delle comunicazioni e una in Economia dei media.

Pandora is the leader in internet radio in the United States, offering a personalized experience for each of our listeners. We have pioneered a new form of radio – one that uses intrinsic qualities of music to initially create stations and then adapts playlists in real-time based on the individual feedback of each listener. In January 2011, we had over 80 million registered users and we added a new registered user every second on average. We have more than a 50% share of all internet radio listening time among the top 20 stations and networks in the United States, according to a November 2010 report by Ando Media, or Ando, an audience measurement and ads management firm. Since we launched the Pandora service in 2005, our listeners have created over 1.4 billion stations.
A tutto questo si aggiunge il miliardo di ore di ascolto accumulate nel terzo trimestre fiscale. Un miliardo! La decisione relativa all'IPO (finora Pandora è stata una azienda a capitale privato e al momento risulta ancora, anche se per poco, non profittevole), sarebbe stata accelerata dall'arrivo in consiglio di amministrazione di due manager di News Corp. (il COO Peter Chermin) e di Netflix, la videoteca online (il CFO Barry McCarthy). Due figure chiave, operative e finanziarie, per una azienda che ha deciso di fare sul serio. La gestione dell'operazione è affidadata a Morgan Stanley e JPMorgan Securities.
Pandora, che ha ridotto di parecchio le perdite nell'ultimo anno (il peso delle licenze musicali su un database che oggi comprende 800 mila brani) l'aveva quasi affondata cinque o sei anni fa), ora vende un sacco di pubblicità (78 milioni di dollari tra febbraio e ottobre), molto più di quanto non faccia la satellitare Sirius XM. Difficile dire quanto raccoglierà l'IPO tra qualche mese. Ma molti scommettono un formidabile successo per il fondatore Tim Westergren, che possiede il 2,4% del pacchetto azionario. Ma soprattutto, per l'industria della radiofonia americana oggi allargata alla piattaforma Internet, questa sarà la prima quotazione in Borsa dopo parecchio tempo.

31 ottobre 2010

Web radio ed economia della musica. Costi da rivedere?

A volte fare un po' rumore serve a cambiare qualcosa, anche qui nella tanto vituperata - e sovra/sottostimata, mai una volta che venga vista in modo equilibrato - blogosfera. Dopo che questo spazio ha contribuito a rilanciare, poche settimane fa, la notizia della scomparsa della voce "Web radio personali" dai moduli che la SIAE fa compilare a chi deve versare l'imposta prevista per chi vuole diffondere musica via Web attraverso un canale in streaming, la SIAE ha fatto marcia indietro. Prima il modulo in questione è stato ritirato dalla circolazione. Poi è stato sostituito con una nuova versione. Dove le Web radio personali ricompaiono come "terza categoria". Ecco la definizione fornita dalla stessa SIAE sul suo sito.

WebRadio

L'autorizzazione per le webradio è rivolta ai soggetti titolari di siti che hanno come unico contenuto musicale una programmazione predefinita in cui l'utente non può in alcun modo accedere a contenuti musicali on demand.

L'Autorizzazione prevede distinte tariffe per le seguenti categorie:

- web radio commerciali: sono tali quelle che danno luogo a introiti diretti o indiretti attraverso il sito o sono inserite in siti che promuovono attività commerciali o professionali, servizi, prodotti.

- webradio istituzionali o di organismi pubblici: sono tali se appartenenti a fondazioni, onlus, istituzioni, enti locali e non generano in capo ad essi alcun vantaggio commerciale diretto o indiretto.

- web radio personali: sono tali le web radio presenti su siti di persone fisiche, privi di introiti e di finalità commerciali, anche indirette.

L'importo annuo fissato per ciascuno "canale" musicale che una persona fisica vuole trasmettere su Internet viene fissato in 400 euro più IVA al 20%, pari a 480 euro. Il modulo per regolarizzare le Web Radio in base alla vigente normativa sul diritto d'autore si può prelevare qui. Sono anche in grado di rivelarvi che Radiopassioni ha quasi sicuramente contribuito a questo piccolo cambiamento. So per certo che il mio post del 6 ottobre è stato letto negli uffici di SCF e SIAE. Evviva.
Il fatto che anche le Web radio no profit siano rientrate così nell'alveo del valore economico associato alla produzione e ascolto della musica, diventa importante se letto insieme a un'altra notizia recente. In settimana è stata presentata l'edizione 2010 del Rapporto "Economia della musica in Italia", curato da SIAE, SCF, DISMA Muisca e FEM. Ecco il paragrafo dedicato, nell'ambito della cosiddetta "musica sparsa", agli introiti derivanti dai diritti versati a SIAE e SCF dalle emittenti nazionali e locali, da cui si evince che nel 2009 sono stati incassati da SIAE e SCF 21,7 milioni di euro (15 alla sola SIAE), pari al 5,8% delle entrate pubblicitarie radiofoniche (nel 2009 solo 371 milioni).

4.3 La musica sparsa: le radio

Negli scorsi rapporti sullʼeconomia della musica identificavamo un aggregato, che definivamo della “musica sparsa” ad indicare tutta la musica fruita in modo indiretto ed al di fuori dei tradizionali luoghi dedicati allʼascolto. La musica sparsa è allora la musica che ascoltiamo alla radio, nelle colonne sonore di un documentario televisivo, in un grande magazzino, in una discoteca o in una palestra. Certamente non possiamo immaginare una radio senza musica, una discoteca senza musica o una emittente televisiva che non usi jingle, non trasmetta canzoni ma trasmetta solo programmi (film e documentari inclusi) senza musica. Questi comparti, seppure con qualche diversità hanno qualcosa in comune: lʼimpresa radiofonica, quella televisiva, oppure la discoteca utilizzano la musica come un fattore della produzione allʼinterno del proprio processo produttivo e dunque sono tenute, per legge, a remunerare la filiera musicale in modo diverso rispetto al semplice acquisto di unʼopera musicale per un uso privato. La logica è in fondo semplice: quando la musica diventa un fattore produttivo di qualche altro prodotto venduto in altri mercati, tutti coloro che hanno contribuito alla produzione devono essere considerati compartecipi e dunque essere remunerati.
La diffusione di musica genera dei diritti dʼautore e dei diritti connessi discografici, raccolti rispettivamente da SIAE e SCF e ripartiti nel modo mostrato dalla figura seguente. Le radio pagano alla SIAE un contributo proporzionale alla loro dimensione (misurata sui ricavi) e devono rendicontare i brani trasmessi, per consentire poi alla SIAE di remunerare nel modo corretto gli aventi diritto. Il diritto discografico dovuto a SCF è anchʼesso proporzionato alla dimensione dellʼemittente. Successivamente SCF ripartisce ai propri associati questa entrata in proporzione ai brani effettivamente utilizzati, ove esista il rendiconto, altrimenti ai diritti fonomeccanici versati alla SIAE.
Il settore radiofonico, nel 2009 ha raccolto 371 milioni di euro dalla pubblicità, diminuendo il proprio fatturato del 7,8% rispetto al 2008. Da notare che tutti i mesi hanno fatto registrare delle contrazioni del fatturato rispetto ai mesi corrispondenti del 2008 con le sole eccezioni di settembre e dicembre. Il mese di gennaio aveva registrato addirittura un -30% e solo la parte finale dellʼanno ha consentito di contenere la contrazione del fatturato.
La pubblicità radiofonica raccoglie circa il 6% di tutta la pubblicità nazionale ed è opportuno ricordare che nel 2009 la pubblicità, a livello nazionale, si è contratta del 13% mettendo in seria difficoltà quasi tutti i mercati dei media che hanno dalla pubblicità una rilevantissima risorsa: primo tra questi il mercato dei periodici. Una riduzione “solo” del 7,8% per un business che, ad eccezione della radio pubblica, è interamente basato sulla pubblicità costituisce una performance relativamente molto buona.
I diritti che le radio versano al resto della filiera sono la somma dei diritti pagati alla SIAE (classe III) dalle radio nazionali e locali e dei diritti discografici versati a SCF. La somma di questi diritti è 21,7 milioni di euro (6,7 milioni raccolti da SCF e 15 milioni da SIAE), cioè circa il 5,8% del fatturato complessivo delle radio.

Non sono in grado di precisare in questo momento se tale somma include anche la quota versata dalle emittenti Web. Il Rapporto viene infatti realizzato calcolando i dati di "sell-out" (in pratica il valore effettivo generato) costruiti sui fatturati degli editori e sugli incassi di chi percepisce i diritti d'autore. Le categorie che potrebbero interessare al fenomeno delle Web radio sono quelle della "musica digitale" (dove esiste una sottocategoria "streaming" che ha generato nel 2009 un fatturato di 2 milioni) e - appunto - delle "radio" nel segmento complessivo della "musica sparsa". E' ipotizzabile che tutto confluisca nella voce "radio", perché forse gli streaming digitali riguardano altre modalità di consumo della musica online. Il discorso che volevo fare è un altro. Se le radio italiane generano circa 22 milioni di diritti musicali versati e a questi aggiungiamo in ogni caso i 2 milioni degli streaming digitali, arriviamo a stabilire che il 6,3% dei fatturati pubblicitari delle radio viene versato sottoforma di diritti d'autore. Ora, per le Web radio musicali commerciali solo la SIAE chiede il versamento forfettario del 7% degli introiti quando la programmazione musicale supera il 75% del tempo complessivo di "Webcasting". Non è che è una percentuale eccessiva, anche assumendo che il valore pubblicitario delle emittenti Web sia paragonabile a quello delle emittenti via etere (ipotesi irrealistica)? Intanto, anche la REA Radiotelevisioni Europee Associate promuove una iniziativa congiunta tra emittenti e Web radio per una rinegoziazione delle aliquote da versare alla SIAE, invocando un maggiore allineamento agli introiti effettivi.
Ecco un ulteriore spunto di riflessione, insieme al fenomeno sempre più articolato della produzione e del consumo di musica Creative Commons, nell'appassionante dibattito sul diritto d'autore nel contesto dei nuovi modelli di business digitali. Proprio ieri, 30 ottobre, era in programma al centro sociale Officina99 di Napoli, una tavola rotonda sulla gestione discografica della musica CC proposta da Subcava Sonora insieme al concerto di lancio del nuovo album dei Sula Ventrebianco, vincitori del premio Martelive 2010 per la sezione musica.


01 ottobre 2010

35 anni dopo Peppino, Terrasini si colora di musica

Andrea Arcella mi ha girato il comunicato stampa di una manifestazione musicale che si tiene sabato in Sicilia, anche in ricordo di un analogo evento organizzato tanti anni fa, nel 1976, su una spiaggia proprio contigua alla pista dell'aeroporto Falcone Borsellino, tra le località di Cinisi e Terrasini. Oggi a Cinisi, alle 17.30 ci sarà la conferenza stampa di presentazione del 2° Raduno Nuove Tendenze. Il primo, quello del 1976, era stato voluto da Peppino Impastato e fu da esperienze come quelle che nacque la sua Radio AUT. Ora lo stesso spirito del Circolo Musica e Cultura, torna ad animare la piazza del Duomo di Terrasini grazie alla partecipazione di tanti giovani artisti siciliani che anche grazie al lavoro, al sacrificio di Peppino oggi possono offrire ai loro conterranei, a tutti noi, una proposta musicale e artistica fuori dagli schemi. Una musica degna della bellezza, della gioia e della libertà che solo in Sicilia sono riuscito a trovare.

Associazione "Musica e Cultura"
2° "RADUNO NUOVE TENDENZE"
Terrasini (PA), Sabato 2 Ottobre 2010

Sabato 2 Ottobre in piazza Duomo di Terrasini, a partire dalle ore 18.00, si terrà la manifestazione 2° "Raduno Nuove Tendenze" organizzata dall'associazione Musica e Cultura.
L'associazione fa esplicito riferimento alle straordinarie esperienze di antimafia sociale che furono, sul finire degli anni '70, il "circolo musica e cultura" e il "gruppo OM", dalla cui fusione nacque in seguito "radio AUT".
Sul palco di Terrasini, si esibiranno artisti e formazioni musicali che per scelta, non aderiscono ai modelli proposti dall'industria della musica e hanno in comune tra loro la sicilianità e l'impegno nel promuovere la cultura della legalità attraverso la loro arte.
Al raduno partecipano: Alfio Antico, Gaspare Cucinella, Mario Crispi e Arenaria, Arie di Sicilia, Ipercussonici, Giacomo Sferlazzo, Clara Salvo, Murra, Ultravixen, Om, Collettivo Impastato, Giampiero Mazzone, Su'ddocu: Annamaria Tammaro e Margherita Ortolani, DNA Sud, Libere note con D. Li Puma e Moffo Schimmenti.
Nel corso della serata Alfio Antico consegnerà il 1°Premio Enzo Barbarino in memoria dell'operatore culturale che negli anni '80 si adoperò per promuovere la musica popolare siciliana nel territorio tra Terrasini e Cinisi, in un momento nel quale le nostre radici stavano per perdersi insieme agli ultimi grandi autori ed interpreti.
La prima edizione del raduno si svolse nel 1976 sulla spiaggia Magaggiari a Cinisi. Peppino Impastato e i suoi compagni avevano ben compreso quale fosse il potere aggregante della musica e la sua funzione sociale e culturale di dissenso e protesta nei confronti del sistema politico e nella lotta alle mafie.
Con la stessa consapevolezza si svolgerà il 2° raduno di Sabato 2 ottobre 2010.
Il Raduno, patrocinato dal comune di Terrasini e l'Assessorato Territorio e Ambiente della Regione Siciliana, è quasi totalmente finanziato dall'associazione Musica e Cultura che così intende evidenziare come la volontà, il sostegno e l'aiuto dei partecipanti, siano oggi determinanti per poter proseguire un percorso che, in memoria di Peppino Impastato, deve mantenersi svincolato da comuni logiche di mercato. Un sentito ringraziamento va quindi a tutti gli artisti ospitati che, partecipando gratuitamente al Raduno, testimoniano un importante esempio di come sia possibile fare insieme antimafia e cultura.

La conferenza stampa è prevista per Venerdì 01/10/2010, alle ore 17:30 presso
Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato
Corso Umberto 220 - 90045 Cinisi (PA)

Info:
Associazione "Musica e Cultura"
Via Nazionale n.13
90045 Cinisi (Pa) Italy
M> 0039.335.6339850
E> salirossu@gmail.com

Mediapartner:

30 settembre 2010

Radio sotto le coperte

Undercover Radio. Non stiamo parlando di radio clandestine, di radio "sotto copertura". O forse sì? Sul sito neozelandese di Radio Heritage, l'americano Bill Hester ripercorre un fantastico itinerario radio-musicale costellato dalle cartoline di conferma (QSL) storiche della collezione di Keith Robinson, che negli anni Cinquanta ascoltava, in Nuova Zelanda, le stazioni nord americane che attraversavano il Pacifico. Il viaggio di Bill parte dalle parole di Robert Shelton, il critico musicale che nel 1961 scoprì un certo Bob Dylan (trovate quel primo articolo di Shelton, sul New York Times, a pagamento tra quelli segnalati in questo speciale del quotidiano newyorkese). Shelton descriveva un giovanissimo Bob che sotto le coperte di casa ascoltava di nascosto i suoni misteriosi e suggestivi della musica di allora, il dixieland, le grandi canzoni raffinate e melodiche di una tradizione urbana resa celebre dai film di Hollywood, rielaborando tutto questo con la sua nascente mentalità periferica ma curiosa, ribelle, disposta al viaggio e alla scoperta.
Ero troppo piccolo in quel 1961 ma qualche anno dopo capitava spesso anche a me - l'educazione ancora ottocentesca ti obbligava ad andare a dormire molto presto - di accendere una piccola radiolina sintonizzata sui programmi dall'estero in onde medie, nascosto sotto le coperte del letto. Un racconto che mi hanno fatto decine di amici e amiche, ripetuto da migliaia di ascoltatori delle stazioni pirata offshore in Europa. La cultura musicale popolare (o per definizione "colta"?) di allora, si è formata sotto le coperte, prima ancora che dentro le copertine dei dischi, amorevolmente cullata dai suoni di radioline sintonizzate sulla frequenza del cambiamento. Dove sarà mai finita, quella stazione?
Undercover radio
By Bill Hester

A teenage boy in Hibbing was older than me then, and grew up a thousand miles from my home, but he could have lived next door. We shared and searched some of the same airwaves for a few years.
Speaking for both of us, Bob later said “very seldom you hear real songs anymore. Well, we were lucky to grow up when you could hear them all the time. All you had to do was switch on the radio and you could hear them.”

The beginnings

Shelton hit it on the head in a couple of sentences about some aspects of Dylan’s early exposure to the roots of rock and roll and blues and gospel and country and bluegrass and other American music as he grew up.
“Dylan had to turn his radio on to a thin line that linked him with the farmers of Louisiana and the truck drivers of Tennessee.” “Bob took most of his journeys down the Mississippi late at night, when the air was clearer. He often placed his radio under the covers to keep waking anyone with sounds he caught from Shreveport or Little Rock.”
And it was, of course, much more than just music. It was also the travel in the mind, the connections to what seemed foreign places, the wanderlust, the yearning and the learning.
The city limits were a boundary to some, but to Dylan and others, the constricting limits of a small town were something to rebel against. What better way to rebel than finding out what was happening elsewhere and following that – wherever it led.
It was a big wide country out there, and nowhere was it wider than in the Midwest.

17 maggio 2010

Il futuro del DJ nell'era delle Web radio

Si sono concluse a Brighton le giornate del Great Escape, importante festival europeo dedicato alla nuova musica e il Guardian (grazie a Francesco) ieri ha pubblicato un lungo pezzo sul rapporto tra il mestiere del DJ radiofonica e le radio - e più in generale la musica - su Internet. Nei dibattiti di Brighton (chissà quanta pioggia dev'essere caduta in questi giorni, la ricordo come una località di mare "verticale") si sono alternati responsabili di network radiofonici come Absolute e imprenditori di servizi online come SoundCloud e Playdio, insomma le iniziative online tra musica e radiofonia di cui parlo così spesso. Il Guardian, di cui riproduco un estratto, è un cerbero nella tutela dei suoi diritti ma vi invito a continuare la lettura sul suo infallibile archivio. La tesi formulata al Great Escape è che il ruolo del DJ continuerà ad avere peso anche quando la radio online - considerata ormai da tutti come il "vero" futuro di un mezzo che il DAB e gli altri standard numerici non sono mai stati in grado di rinnovare - sarà il modello dominante.

Traditional DJs 'will survive internet radio revolution'
Music conference hears there will still be a role for radio-style DJs despite wealth of online streaming programmes

Alexandra Topping
Sunday 16 May 2010


(...)Much of the "generic noise" of traditional radio could be replaced by online and streaming programmes specifically aimed at people's individual tastes, said Dave Haynes, a vice-president of SoundCloud, a platform that allows musicians to easily share audio over the web.
Speaking on a panel about the future of radio at the Great Escape, a music conference and festival in Brighton this weekend, he added that strong guiding voices leading people to the best new music would be more important than ever, as listeners' choice widened.
"John Peel was not just a radio presenter but the leader of a tribe, and I think in the future what we will see is not one but lots of mini John Peels leading their particular tribe," he said.
A growing range of radio services are being launched, which can be listened to on demand and encourage listeners to be more interactive and vote to hear their favourite songs on air, or create their own shows.
New start-ups like Playdio – a combination of playlist and radio – let anyone try their hand at being the next big name radio DJ. The service lets users create their own radio shows by making song playlists interspersed with spoken links, which can then be listened to on streaming services such as Spotify.
Last year Absolute Radio, formerly Virgin, launched Dabbl, a online and digital station which allows listeners to vote on what songs they want to hear, encouraging more audience control over material.

10 maggio 2010

Le onde medie? Perfette per la generazione dell'MP3

Un inedito punto di vista estetico sulla sonorità delle onde medie è quello espresso su PopMatters in un dotto saggio sulla moderna musica "indie" da Jay Somerset, ripreso sul blog Radiosurvivor (ormai una lettura imprescindibile insieme a Syntone) da dove lo segnala Francesco Delucia. Secondo Somerset il definitivo tramonto delle stazioni musicali che trasmettevano sulle onde medie negli Stati Uniti rischia di farci perdere parecchie opportunità in termini di percezione acustica. Oggi gran parte delle emittenti AM trasmettono sport e talk, con alcune eccezioni ancora attive su fronti musicali etnici e nostalgici, dal country agli oldies. Ma tanti anni fa le registrazioni musicali venivano ottimizzate proprio per rendere al meglio dagli altoparlanti poveri di bassi delle radioline AM. Senonché oggi molti gruppi musicali indipendenti riscoprono esattamente quelle stesse sonorità e risulterebbero quindi molto più suggestive ascoltate alla radio in AM, non in modulazione di frequenza. Somerset arriva a ipotizzare che le giovani generazioni che ascoltano solo musica in mp3 troverebbero oggi più "familiare" il sound in AM rispetto a un buon disco in vinile analogico riprodotto da un impianto hi-fi. Vi suggerisco la lettura originale di "The day the (AM) music died" di Jay Somerset non foss'altro per la ricchezza dei suoi rimandi a brani musicali. Nella stessa serie, "Retroactive listening", segnalo l'articolo di Laura Schnitker su "Technology and innovation in Indie music".
When was the last time that you tuned in to AM radio to listen to music?

Although I’m a huge evangelist for the ongoing importance of terrestrial radio (especially non-commercial radio), the AM slice of the radio band is a place that I only turn when I’m in my car looking for news, weather, and traffic information. But back when I was a kid, AM radio was huge and was the home to some of my favorite DJs and music shows. So, what happened?
In a fascinating essay, “The Day the (AM) Music Died,” in the PopMatters “Retroactive Listening: Perspectives on Music and Technology” series, Jay Somerset provides some historical perspective about how and why AM radio moved away from music to talk programming. He also discusses how the mono sound of AM contrasts with FM stereo and why certain styles of music were more suited to AM.
He goes on to make the point that when music programming left AM for the cooler realm of FM radio around 1982, AM radio became the home for talk radio, sports, weather, and news. Despite the dominance of talk radio today, there are some holdout AM oldies stations that are mostly playing hits from 1965 to 1982.
As he wraps up his essay Jay talks about the trend for some modern musicians to simulate lo-fi, AM-friendly sounds and he wonders if any of these artists will ever actually get played on AM radio. He speculates that with changes to the terrestrial radio landscape, AM music radio could transform into a place that embrace these indie artists (he mentions Kurt Vile, Best Coast, and Neon Indian) who now find their homes on satellite, Internet and college radio.
Another interesting point to make is that with MP3 technology, younger ears are getting more and more accustomed to lo-fi music; so AM may actually be closer sonically to that sound coming out of iPod earbuds than to high fidelity music emanating from vinyl played on their grandparents’ stereo systems.

24 febbraio 2010

Musica digitale in Italia, una crescita di quasi il 30%

Oltre 20 milioni di fatturato, La musica digitale in Italia è cresciuta in modo significativo in Italia nel 2009 e un grande contributo viene dal successo dei siti che offrono la possibilità di ascoltare musica legale (non si dice molto sulla sostenibilità di questi siti, ma pazienza).
Pubblicato l'ultimo IFPI Digital Music Report 2010, lo trovate qui.

La fotografia del mercato italiano della musica digitale nel 2009, realizzata da Deloitte, mostra tassi di crescita ancora consistenti insieme ad una certa mutazione sia sul fronte dell'offerta come del consumo.
Il fatturato derivante dalla musica digitale nel 2009 ha superato i 20 milioni di euro, contro i 16 dell'anno precedente. Una crescita del 27% trainata in gran parte dal successo del download da internet, cresciuto del 24% e degli album online cresciuti del 32%. Oggi il fatturato degli album in rete ha quasi raggiunto il fatturato realizzato dalle singole hit, segno di una decisa maturazione del mercato digitale e dell'offerta dei maggiori store online. Significative anche le performance nell'area video, dove le vendite di video online sono cresciute del 135% e i video streaming, tra i quali principalmente YouTube, hanno generato circa 2 milioni di euro.
Tra i segnali positivi va evidenziata la crescita complessiva, tra digitale e tradizionale, del segmento singoli che con 8,6 milioni di fatturato ha mostrato una crescita del 10% rispetto al 2008.
In calo il settore mobile, che pur mantenendo un piccolo incremento dell' 1% sull'area del download di brani interi, paga la fine corsa delle suonerie, calate del 43 %. Complessivamente il mobile si attesta a 3,8 milioni di euro contro gli oltre 11 del fatturato derivante dalle vendite dalle piattaforme online.
Anche i dati di Nielsen Soundscan sui volumi confermano il positivo andamento del digitale che con oltre 11 milioni di brani scaricati sulle piattaforme rilevate dalla società hanno mostrato un incremento del 57 %.
(dal sito FIMI, Federazione Industria Musicale Italiana)


20 febbraio 2010

George Schubel e WHN, storia di un pioniere della radio

Giamp Galassi ha scovato sull'edizione online del Times Newsweekly/Ridgewood Times, antico settimanale newyorkese (per la precisione della contea di Queens), la storia della stazione radio WHN, creata nel 1922 dal fondatore del Ridgewood Times, il tedesco George Schubel. WHN cominciò a trasmettere nel febbraio del 1922, insieme a una trentina di emittenti. Nel mese di dicembre del 1921 il Bureau of Navigation degli Stati Uniti, l'organo che allora regolamentava il funzionamento delle stazioni radio costiere e a bordo delle navi, promulgò un emendamento alle Radio Laws and Regulations of the United States, destinando all'uso commerciale ben due frequenze nelle onde medie. Su 833 kHz potavano trasmettere stazioni di notizie, musica e cultura, mentre su 619 kHz operavano stazioni che potevano trasmettere bollettini meteorologici e notizie di carattere agricolo. A patto che le trasmissioni non interferissero con quelle marittime.

Paragraph 57, page 55, amended December 1, 1921 to read:
CLASS 2.--Limited commercial stations are not open to public service and are licensed for a specific commercial service or services defined in the license. Stations of this class must not transmit to or accept public messages from other stations. No rates are authorized. Licenses of this class are required for all transmitting radio stations used for broadcasting news, concerts, lectures, and such matter. A wave length of 360 meters [833 kilohertz] is authorized for such service, and a wave length of 485 meters [619 kilohertz] is authorized for broadcasting crop reports and weather forecasts, provided the use of such wave lengths does not interfere with ship to shore or ship to ship service.
Schubel, il cui interesse nei confronti della nascente radiofonia commerciale era stato acceso dalla notizia della prima radiocronaca di un incontro di pugilato (luglio del 1921) dovette mettersi d'accordo per trasmettere sui 360 metri insieme ai proprietari di una stazione di Newark, WJZ. L'editore cercò di potenziare il suo business rivolgendosi alle banche, ma illuminate come sempre queste istituzioni gli negarono ogni prestito, affermando che in una cosa come la radio non poteva esserci futuro. In quei primi mesi del '22 le stazioni "commerciali" avevano un'altra difficoltà: non potevano trasmettere annunci pubblicitari di terzi. La regola per fortuna non durò a lungo ma Schubel decise lo stesso di cedere la sua neonata emittente a un impresario teatrale e per dieci anni continuò a lavorarci come manager, prima di prendere altre strade (morì nel 1970). WHN continuò a trasmettere musica ma cambiò frequenza, passando alla fine su 1050 kHz, da New York. Negli anni ottanta la si poteva ascoltare regolarmente con musica country. Anni fa cambiò format e call, diventando WFAN per trasmettere cronache sportive.
La storia di WHN si trova anche sul libro di Clifford Doerksen, American Babel Rogue Radio Broadcasters of the Jazz Age della University of Pennsylvania Press. Doerksen ha partecipato a un bellissimo programma di American Radioworks, "Hearing America", dedicato a un secolo di radiotrasmissioni musicali. Potete ascoltare il programma in .MP3 dagli archivi podcast, direttamente qui:



WHN RADIO STATION

In 1920, radio was a new phenomenon, and George Schubel, founder and publisher of the Ridgewood Times was enthralled with its potential.

A significant event in the history of radio broadcasting took place on July 21, 1921, when RCA aired the Jack Dempsey-Georges Carpentier heavyweight prize fight live from Jersey City, New Jersey. It was estimated that 300,000 persons listened, including groups gathered around loudspeakers, as the number of radios owned by the public was limited.
In 1921, some of the more affluent businessmen in Ridgewood were taking vacations, travelling to and from Europe by steamer to visit their homeland in Germany. George Schubel was seriously considering doing so, but the publicity given to the Dempsey-Carpentier fight attracted his attention. Instead of going to Europe, he decided to investigate starting a radio broadcasting station in Ridgewood.
Schubel contacted an electrical contractor at Fresh Pond Road and Catalpa Avenue in Ridgewood and inquired as to what equipment would be needed, the cost and whether a capable engineer was available to operate the station.
F. William Boettcher, who resided on Irving Avenue, operated a licensed amateur radio station. He belonged to the Radio Traffic Association, of which one of the members worked for the New York Telephone Company as a service and repair man.
In those days, the telephone company provided their servicemen with a bicycle to go from job to job. One day, Boettcher met the telephone repairman pedaling his bicycle along Cornelia Street in Ridgewood. They stopped to chat, and Boettcher was told about George Schubel’s interest in operating a radio station and in engaging the services of a radio engineer.
Boettcher was acquainted with the electrical contractor and got in contact with him, and then George Schubel, who hired him as the design and installation engineer.
Schubel purchased equipment, which included a DeForest Radio Telephone Company 15-watt transmitter. There was a large flagpole on the roof at 816 Cypress Avenue, and a second pole was installed soon thereafter.
A T-type flat top transmitting antenna was suspended between the two poles. The Ridgewood Chamber of Commerce had their meeting room on the first floor of the building, and Schubel got permission to use the room as his broadcast studio.
Boettcher then acoustically treated the meeting room and installed microphones, which were connected to the transmitter on the roof.
A special motor-generated power supply was installed in the transmitter housing to energize the equipment.
In early 1922, Schubel applied to the United States Department of Commerce in Washington, D.C. for a broadcast license. Federal Inspector Emery Lee visited the facility at 816 Cypress Avenue and approved the installation.
The call letters WHN were assigned with instructions to broadcast on the 360 meter wavelength (which is a frequency of 833 kilocycles).
Radio transmissions are invisible electromagnetic waves that travel at a uniform rate of 300 million meters (about 186,000 miles) per second. “Wavelength” is the distance between the crests of the radio waves. “Frequency,” when expressed in kilocycles, is the thousands of wave crests per second. The newly licensed station WHN was one of 30 broadcast stations in the United States and the only one in Queens County.
The U.S. Department of Commerce requested that the 360-meter wavelength be used as they were of the opinion that it was the best, and all stations were required to transmit on this wavelength.
This was satisfactory, as long as the stations were geographically separated by a sufficient distance so that they would not “jam” (interfere with) each other’s signals. When WHN was granted a license, they were informed that they would have to share the operating time with station WJZ, located in Newark, New Jersey and owned by Westinghouse Electric and Manufacturing Company.
Joseph Stroehlein operated a large musical instrument store on Myrtle Avenue near Catalpa Avenue. He was hired by Boettcher to be the program director for station WHN. Stroehlein moved a grand piano and a player piano into the studio along with two RCA Victor “Victrola” windup 78 RPM record players.
In February, 1922, station WHN made its debut.