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03 giugno 2013

Fatto l'accordo con Warner, Apple scalda i motori per iRadio alla WWDC

Con un accordo dell'ultimissima ora, Apple sembra aver strappato a Warner Music Group un atteso OK al lancio del suo nuovo servizio musicale in streaming, noto come iRadio (sarà anche il nome ufficiale?). La casa discografica, secondo il Financial Times, riceverà royalties più sostanziose rispetto a quelle concesse da piattaforme come Pandora, ma in cambio Apple forse riuscirà a presentare iRadio a San Francisco in occasione dell'atteso evento per gli sviluppatori, la WorldWide Developers' Conference. Lo stesso quotidiano afferma che c'è anche la possibilità di un accordo sul filo di lana con Sony, ma voci ufficiali come sempre non ce ne sono.
Apple iRadio è un'idea in forte ritardo rispetto a una concorrenza iniziata con Pandora, proseguita con Spotify, Deezer, Rdio e culminata si può dire pochi giorni fa con l'annuncio di Google e del suo servizio - per ora solo americano - All Music Access. Il grosso scoglio per Apple, oltre alla forza del suo brand, è il successo di iTunes e del modello musicale in download, che piace molto alle case discografiche. Probabilmente il Financial ha ragione nell'ipotizzare per iRadio uno stretto collegamento con iTunes per l'acquisto dei brani ascoltati in streaming e un sistema di raccomandazione che attinge alle "conoscenze" accumulate attraverso l'analisi delle raccolte musicali degli utenti, che Apple conserva già da tempo in cloud. Ritardo o non ritardo, l'arrivo di Apple nella realtà emergente dello streaming sarà un punto di svolta determinante.


Apple’s iRadio plans warm up
di Andrew Edgecliffe-Johnson eTim Bradshaw
Apple is looking more likely to launch its long-awaited music streaming service at its Worldwide Developers Conference, which begins on June 10, after agreeing terms with Warner Music’s recorded music and music publishing divisions for the service known as “iRadio”.
Warner, the third largest global music company, became the first music publisher to agree a deal for iRadio, people close to the negotiations said, after Apple agreed to pay its songwriters 10 per cent of advertising revenue, more than double the 4 per cent rate it currently earns from Pandora, the US-based internet radio service with more than 70m “active listeners”.

10 marzo 2013

iRadio, lo streaming deve attendere. Apple contratta (al ribasso) sulle royalties

Difficilmente la discesa di Apple nella stessa arena della musica in streaming oggi guidata da brand come Pandora o dall'arrembante Spotify (appena sbarcato in Italia) verrà annunciata prima dell'estate. La nascita di un servizio Apple "iRadio", in cui la musica in streaming possa prendere il posto del modello download ormai desueto rivitalizzando in questo modo le revenues di iTunes, era stato anticipato dai media americani alla fine dello scorso anno. Sembrava che l'avvento della radio online di Cupertino fosse imminente (segni premonitori erano stati individuati nascosti nellle pieghe di iOS 6), e invece il New York Post ha rivelato l'altro giorno che Apple non riesce a mettersi d'accordo con le case discografiche sul prezzo dei diritti. Secondo il quotidiano newyorkese il negoziatore di Apple, Eddy Cue, vorrebbe strappare un prezzo di 6 centesimi ogni 100 canzoni trasmesse in streaming, contro i 12 che Pandora starebbe pagando. Servizi in abbonamento come Spotify arriverebbero a pagare anche 32 centesimi per 100 canzoni e le medie di mercato si attestano sui 21, 22 centesimi (questo per esempio il prezzo pagato dalle stazioni del circuito Clear Channel iHeart Radio, che riunisce i flussi streaming delle radio che operano principalmente in modalità tradizonale, on air. 
Certamente l'arrivo di Apple nel settore potrebbe scombinare molte carte, per la forza intrinseca che il marchio può scatenare anche nell'acquisire, con la sua piattaforma mobile iAd, i clienti pubblicitari. Il dominio di Pandora, che vanterebbe 67 milioni di utenti, non è accompagnato da una posizione finanziaria molto solida. Il suo anno fiscale 2013, appena chiuso, mostra un ottimo aumento di fatturato (427 milioni di dollari, 375 milioni dei quali da pubblicità, una performance che fa paura alle radio commerciali americane) ma il risultato operativo netto è ancora negativo. In borsa, in compenso, il titolo di Pandora sta segnando livello record sui 12 mesi, anche grazie alle aspettative che si sono accese alla notizia delle dimissioni del CEO, Joe Kennedy, dopo 14 anni di governo dell'azienda. 
Spotify dal canto suo gode di un grande momento di popolarità qui in Italia dopo il lancio coinciso con la manifestazione Sanremese, che il neonato ufficio milanese dell'azienda anglo-svedese, guidato da una giovanissima Veronica Diquattro, ha saputo sfruttare molto abilmente. Proprio in questi giorni Spotify ha anche inaugurato la nuova modalità di accesso basata non più sulla applicazione da scaricare a parte ma direttamente su Web. Per ora il Web Player di Spotify è disponibile solo nel Regno Unito e il suo corredo funzionale è ancora incompleto (qui la recensione di Spotify su Web pubblicata da TechRadar), a differenza di un concorrente forse meno blasonato ma decisamente interessante come Rdio, che guarda caso ha appena avviato una aggressiva strategia di internazionalizzazione ed è sbarcato persino in Italia. Notizia che merita senz'altro un approfondimento...

10 novembre 2012

USA: la musica di Internet prossima al sorpasso della radio


Se i dati comunicati dalla società di ricerca NPD sono attendibili (e non c'è ragione per dubitarlo) gli americani molto presto consumeranno più musica attraverso Pandora e Spotify che ascoltando la radio in FM. Music Acquisition Monitor, l'osservatorio di NPD sui canali di accesso utilizzati dai consumatori di musica, rileva che oltre il 50% degli utenti Internet, 96 milioni di persone, utilizza Pandora  o servizi on demand come YouTube, VEVO, Spotify, MOG, Rhapsody, and Rdio per soddisfare il proprio fabbisogno musicali. Nel dare la notizia, Huffington Post si chiede se il progressivo tramonto della radio come strumento di scoperta e ascolto di brani e autori musicali implichi anche un cambiamento generale del modo in cui ci rapportiamo a questa importantissima forma di espressione artistica. In altre parole: lo streaming che sta prendendo il posto della radio ci induce anche ad ascoltare una musica diversa rispetto al passato? Le prime risposte sembrano affermative: nelle hit parade pubblicate da Spotify compaiono brani che difficilmente avrebbero conquistato la stessa popolarità grazie alla sola radio, ma che l'azione combinata di Web radio e social network rende gettonatissimi.
Il 10 novembre del 2001 Apple lanciò una mattonella bianca fortemente voluta da Steve Jobs, tornato da cinque anni nell'azienda che lo aveva letteralmente costretto, lui, il cofondatore, alle dimissioni. Da un anno Jobs aveva rimosso la provvisoria "i" (per interim) davanti all'acronimo CEO (amministratore delegato) ed era arrivato al culmine di un percorso di risanamento che resterà nella storia del management.  La mattonella si chiamava iPod ed era stata concepita come accessorio ideale per un servizio varato all'inizio di quell'anno. Un servizio che nessuno si sarebbe mai aspettato da una azienda di informatica, perché in quegli anni, in piena crisi della giovane "Internet economy", l'idea di aprire un negozio di musica, per di più online, equivaleva, per un imprenditore che costruiva computer, a un certificato di insanità mentale.
Con un congruo anticipo su quasi tutti i suoi colleghi imprenditori, Jobs aveva capito che le tecnologie digitali, l'hardware, il software, non erano un semplice prodotto da sviluppare e vendere. Erano un inarrestabile agente di cambiamento sociale, economico, politico, persino psicologico. I neuroscienziati oggi ci dicono che i cambiamenti riguardano anche l'aspetto più fisico del nostro cervello, ossia le connessioni che si stabiliscono tra le sue cellule, i neuroni. La musica in download è forse il segno più tangibile del tipo di trasformazioni che Jobs aveva in mente con l'accoppiata iTunes/iPod. L'industria discografico, basata sul CD (che aveva sostituito il vinile senza rinunciare ai suoi modelli di distribuzione e promozione, anche se il mercato della nuova musica dovette fare i conti con l'inedito problema delle copie pirata), è stata rivoltata come un calzino.
Forse neppure lo stesso Jobs poteva pensare che anche il modello del download poteva andare in pensione così presto. Oggi iTunes e gli altri store musicali vanno ancora forte, ma il modello del Web come infinito juke box in grado di sfornare - gratis, con la sponsorizzazione di uno spot pubblicitario, o direttamente a pagamento - decine di milioni di brani diversi si sta affermando in modo inesorabile e comporterà da parte delle case discografiche e delle società consortili che gestiscono i diritti musicali un ulteriore fase di ripensamento.
La discussione è in corso anche in Italia, dove Spotify ancora non è arrivato (in compenso ci sono diversi servizi analoghi, sia nazionali - Play.me, Cubomusica - sia esteri - Rara, Deezer). Nel maggio scorso la FIMI, l'associazione confidustriale della musica italiana, ha organizzato un interessante convegno di cui posso fornire le due relazioni principali, quella del presidente della FIMI Enzo Mazza e quella dell'economista Carlo Alberto Carnevale Maffè. Diversi dettagli sui contributi degli altri relatori, tra cui Stefano Quintarelli, li potete trovare nel reportage di Chefuturo. Nello stesso periodo, prima dell'estate, la startup italiana SingRing (azienda del gruppo Digital Magics), leader nel nuovo comparto dei testi delle canzoni (le "lyrics") e del karaoke online, aveva inaugurato una nuova iniziativa rivolta agli ascoltatori/spettatori di videoclip. Il Progetto Video che SingRing ha confezionato firmando gli accordi con EMI Music, Sony Music Entertainment, Universal Music Italia e diverse etichette indipendenti consente agli editori musicali e non di pubblicare su web, mobile e Smart TV i videoclip ufficiali nel pieno rispetto del diritto d’autore, usufruendo anche di un sistema che permette di integrare i messaggi pubblicitari nei video clip. Luca Messaggi, CEO di SingRing ha detto che con questa iniziativa  «nasce un nuovo network musicale cross editoriale che dà: ai publisher e alle record company la possibilità di trarre valore aggiunto dalla musica online, agli inserzionisti l’opportunità di raggiungere un target molto interessante su una piattaforma premium completamente pianificabile e agli utenti la possibilità di fruire di un’esperienza totalmente innovativa grazie ai nostri contenuti di qualità. Il network di SingRing, leader in Italia, supera i 4,6 milioni di utenti unici al mese, pari al 58% del mercato lyrics. Adesso siamo pronti per affrontare una nuova sfida: ‘SingRing Video’» I video di questo VeVo all'italana sono online sui tre canali del portale Virgilio.it: ViTV, Musica e Testi Canzoni e su siti di "pop culture" come Airdave.it. Il catalogo video di SingRing comprende oltre quarantamila videoclip musicali, interviste, making of, EPK (electronic press kit) e backstage di artisti italiani e internazionali. Dopo aver avviato verso una prematura pensione il mezzo radiofonico, ora Internet si appresta ad attaccare la musica televisiva di MTV.

08 settembre 2012

Dopo la falsa partenza di Lala.com, Apple insegue nello streaming musicale.



E' bastato un articolo del Wall Street Journal sulle trattative che Apple avrebbe in corso con le case discografiche (obiettivo: un nuovo servizio musicale in streaming), per scatenare una corsa al ribasso delle azioni di Pandora, la piattaforma streaming che ha avuto un impatto stravolgente sulle abitudini dei consumatori americani in fatto di musica e ascolto della radio. Pandora è quotata in borsa da 15 mesi e non ha mai dato la sensazione di sfondare. Ma al diffondersi della notizia sul possibile ingresso di Golia Apple, venerdì 7 settembre il titolo di Davide Pandora ha perso in una sola seduta il 17% del valore, ritornando a quota 10 dollari. A Golia le cose sono andate meglio, ha guadagnato lo 0,6%. Se vi sembra poco, ricordate che l'azione Apple viaggia sopra i 680 dollari e al momento non si vede il tetto.

Qual è la ragione che sta spingendo la regina di iTunes a cambiare modello, o comunque ad affiancare anche una modalità di consumo in streaming (una modalità più ampia rispetto all'attuale Apple Music Match, che si limita a duplicare sul cloud la musica che il cliente di iTunes conserva sui suoi dischi fisici)? Il motivo è molto semplice: dopo tanti anni il rivoluzionario concetto di iTunes sta mostrando la corda. Apple ha contribuito più di tutti al declino del CD audio rendendo facile e immediato acquistare album e singoli brani direttamente online. Ma oggi il download sta passando rapidamente di moda e servizi come Pandora, Spotify, Rdio, non solo lo rimpiazzano ma lo superano anche. Con Pandora la musica che ti piace non devi neppure sceglierla, è la piattaforma a suggerirtela. Proprio come se fosse il DJ di una stazione radio dalla discoteca praticamente infinita. In un colpo solo Pandora ha mandato in crisi il disco, il download e le stazioni radio musicali. Apple non poteva certo restarsene con le mani in mano.
Quello che stupisce in tutto questo non è tanto la probabilissima decisione di Cupertino (in genere il Wall Street Journal non sbaglia), bensì il fatto che questa decisione era già stata presa tre anni fa quando Apple annunciò l'acquisto di Lala.com.

Lala era una startup di Palo Alto nata in un momento di grande fervore per il modello streaming. Il suo modello era basato su un grande archivio di brani e su un sistema di raccomandazione misto, con suggerimenti algoritmici o formulati da altri utenti. La prossimità a Cupertino deve aver stimolato la curiosità di Apple, che comperò la piccola società nel dicembre del 2009 solo per fermare completamente il servizio pochi mesi dopo. Forse la tecnologia non era abbastanza robusta, o forse Apple era troppo distratta dalla cattiva salute di Steve Jobs. Ora, anche grazie all'esperienza del sistema di raccomandazione di iTunes, Genius, l'azienda più capitalizzata dell'universo ha capito che per lo streaming è scattata l'ora X. Vengono in mente in questo momento le tante illazioni formulate sull'assenza, sull'iPhone, di una funzione per l'ascolto della radio on air e, viceversa, sulla rapida diffusione delle app per l'ascolto della radio in streaming. Secondo ogni evidenza, Apple non può permettersi di restare tagliata fuori da questo settore per non rischiare di essere penalizzata dal tramonto del download. Ma dovrà muoversi con particolare abilità perché per la prima volta in tantissimi anni Apple insegue una posizione di dominio in un ambito che non è stato inventato dal suo magic team.

03 aprile 2012

Earbits, l'anti-Pandora che chiede soldi agli artisti e non disdegna la "classica"

Un musicista riconvertito al marketing, un modello di Internet radio che fa a meno della pubblicità ma punta a diventare profittevole percorrendo una strada diametralmente opposta a quella imboccata da Pandora o Spotify. A pagare non è l'inserzionista o l'abbonato, ma i musicisti stessi, che ricorrono a Earbits, il servizio di music discovery lanciato da Joey Flores, proprio per promuoversi e farsi ascoltare. Con un ingrediente in più: per trasmettere attraverso Earbits non basta pagare, occorre anche avere l'approvazione di un comitato redazionale che valuta la qualità della musica che passa attraverso questo innovativo canale. In questo viene ripreso il concetto di deejay radiofonico, che seleziona il materiale sonoro e indirizza il suo pubblico.
Dopo la sua quotazione in borsa, peraltro poco brillante, Pandora continua a fare molta fatica nell'inseguire il pareggio. Questo perché, dicono gli esperti, la struttura dei costi di Pandora è poco orientata ai volumi e alle economie di scala. Più abbonati paganti ci sono, maggiore è la visibilità dei contenuti finanziati dalla pubblicità e più aumentano i costi di banda e le royalties da pagare ai titolari dei diritti. Alla fine con Pandora il musicista guadagna un soldino a brano, ma anche per Pandora i margini sono risicati. Con il modello Earbits, invece, il musicista investe ma in teoria si assicura un margine più confortevole vendendo dischi e biglietti dei concerti a un pubblico che senza Earbits non sarebbe mai entrato in contatto con la sua produzione. Pandora in questo momento vanta percentuali bulgare sul totale dell'audience radiofonica musicale via Internet. Ma Earbits, che in un paio d'anni scarsi ha fatto ascoltare meno di 5 milioni di brani, pensa di poter guadagnare già nel 2014. Un'altra particolarità che distingue Earbits dalla miriade di servizi più o meno simili: c'è tanta musica colta, operistica, barocca, rinascimentale!

17 ottobre 2011

USA: Pandora, Facebook e Sirius stanno cambiando la radio.

Si anima sempre di più il quadro anche economico della radio ibrida, tanto sul fronte dei servizi alternativi alla radiofonia FM terrestre come su quello dei contenuti di tipo radiofonico, soprattutto musicale, distribuito attraverso il Web, in modalità sempre più interattiva e "social". L'operatore satellitare americano Sirius XM sta gradualmente alzando il sipario su una offerta "2.0" che include nuovi apparati veicolari e per l'ascolto casalingo, nonché una ventina e più di canali accessibili solo con la nuova generazione di apparati.
Non è solo una questione di svecchiamento di un bouquet di offerta ormai relativamente anziano.
Sirius XM sta chiaramente guardando con una certa preoccupazione a fenomeni come Pandora, la Web radio musicale di tipo partecipativo, capace di adattarsi ai gusti degli utenti e della loro cerchia di amici. Un mese fa Pandora ha completamente ridisegnato, in HTML5, il suo player Web, rimuovendo tra l'altro i limiti di tempo che impedivano di superare una quota di 40 ore di ascolto per gli abbonamenti free. Stitcher, interessante piattaforma di talk radio su IP, ha ricevuto nuovi finanziamenti per alimentare la sua crescita e offrire agli abbonati l'opportunità di creare i propri talk show personalizzati o ascoltarli su dispositivi alternativi al personal computer.
Stitcher ha per esempio siglato un accordo per essere presente sui dispositivi Wi-Fi/Hi-Fi di fascia medio-alta Sonos e continua a rinnovare la sua app per iPad.
Sono soprattutto i rumori di guerra che arrivano dal pianeta Facebook a preoccupare Sirius XM e tutti gli altri editori o operatori di infrastrutture radiofoniche non-Internet. Nei giorni del suo evento mondiale, F8, Facebook ha rivelato l'imminente disponibilità di una applicazione social per l'ascolto di canali radiofonici musicali personalizzati. Il progetto si basa su una collaborazione con Myxer, una azienda specializzata nello streaming di brani musicali e nel download di suonerie e altri materiali sonori attraverso un modello finanziato dalla pubblicità. Attualmente in fase beta "chiusa", la nuova Myxer Social Radio andrà oltre le funzionalità oggi possibili con Pandora offrendo anche l'opportunità di chattare mentre si ascoltano i brani e di creare dei video per raccontare le proprie emozioni di appassionati di musica. Il nuovo servizio vivrà rigorosamente dentro al contesto di Facebook come ha spiegato in una presentazione il responsabile Myk Willis. Come se non bastasse, Facebook ha ribadito nella stessa occasione le proprie partnership con servizi di social music come Spotify, MOG e Rdio, con il preciso obiettivo di stimolare l'acquisto di brani e album attraverso il passaparola tra i frequentatori del social network.

La risposta dell'industria radiofonica convenziona va anch'essa all'attacco del Web e delle sue modalità di interazione. La radio FM americana produce un fenomeno come iHeartRadio, mentre la satellitare Sirius XM preme ulteriormente sull'acceleratore delle offerte combinate. Quella di Sirius sta diventando un catalogo di prodotti fin troppo articolato tra ricevitori veicolari, adattatori e tuner per le autoradio convenzionali, ricevitori portatili, tuner domestici per impianti stereo hi-fi "abilitati" al dialogo con questi accessori satellitari tramite interfacce appositamente studiate per l'occasione (i connettori Sirius e XM). Non manca neppure una Internet radio specializzata per la ricezione via Internet dell'offerta satellitare (del resto disponibile anche attraverso app per smartphone). La nuova generazione di apparati, attesa per questo ultimo trimestre 2011, in tempo per la stagione delle feste, è appena stata protagonista di un duplice debutto - uno autorizzato l'altro no. Qualche giorno fa sul sito Best Buy, la catena retail di elettronica di consumo, è apparsa "per sbaglio" (ma dopo il clamoroso caso di iPhone 4 questi errori paiono quanto mai sospetti) la descrizione del ricevitore SiriusXM "Lynx", un touchscreen basato su una variante di Android che può essere utilizzato con uno dei kit o docking station per la ricezione satellitare venduti per gli utenti veicolari e fissi, ma può ridistribuire via Wi-Fi gli stream ricevuti via IP dalla già citata Internet Radio.
Lynx dispone di innovative funzioni per il riascolto dei programmi dopo brevi sospensioni, o per abilitare la sintonia di un programma nell'istante preferito dall'abbonato, indipendentemente dalla griglia dei programmi. La seconda novità, appena apparsa nella vetrina dello shop online del sito Sirius XM è la versione veicolare, con tuner satellitare integrato, chiamata SiriusXM Edge. Anche qui abbiamo un ricevitore touchscreen che volendo può essere utilizzato fuori dall'automobile e in mobilità con gli appositi accessori. Altra peculiarità, Edge è il primo a potersi sintonizzare sui nuovi canali aggiunti recentemente al ricco palinsesto Sirius: più di venti nuovi programmi che includono, guarda caso, una robusta offerta in spagnolo rivolta agli abbonati "latinos". Sarà interessante tener d'occhio l'evoluzione del titolo Sirius in Borsa, dove la società è listata come "SIRI", lo stesso nome del sistema di riconoscimento vocale di iPhone 4S.

07 settembre 2011

Pandora, The Echo Nest, BBC Music Showcase, i perché di una radio che cambia

L'andamento in borsa non è neanche lontanamente paragonabile a quello di Apple o Google (anzi secondo Cameron Kaine di Seeking Alpha il business di Pandora è destinato a un sicuro fallimento), ma la piattaforma per emittenti via Internet Pandora continua a dettare le regole del cambiamento per quanto riguarda la "ridefinizione" della radiofonia, soprattutto in campo musicale. L'altro giorno, in occasione della Citi Tech Conference organizzata a New York dal gruppo bancario Citi, il CEO Joe Kennedy ha annunciato che l'industria radiofonica è arrivata a un "punto di svolta", avendo imboccato un percorso che la porterà inevitabilmente verso la distribuzione dei contenuti su reti IP. Potete accedere all'audio della presentazione di Taylor andando su questo indirizzo e registrandovi con nome, cognome e mail.
Leggevo sull'ultimo numero della rivista EBU, Tech-i (qui il link al numero 9) un interessantissimo articolo di Matthew Trustram in cui vengono confrontati i costi di trasmissione per una emittente terrestre convenzionale e una radio su Web. Il protocollo IP resta una alternativa molto conveniente per una emittente ultra-specializzata o ultra-locale, scrive Trustram, ma una emittente generalista e rivolta a un pubblico molto ampio anche sul piano geografico non può che sposare il modello broadcast: la singola antenna che serve tutti.
Tutto vero. Il problema è che il successo di Pandora comincia a mio parere a mettere in dubbio proprio il modello di emittente generalista e a vocazione nazionale. Anche alla luce di quello che sta succedendo in casa nostra con il fallimento di Audiradio, la scomparsa di informazioni attendibili sull'audience e il conseguente crollo degli incassi pubblicitari delle emittenti commerciali (-9% nel primo semestre 2011 sul 2010 secondo Nielsen), ci deve spingere a riflettere molto sul ruolo che oggi hanno i cosiddetti network radiofonici nazionali. Che tra l'altro non possono certo contare su infrastrutture a costo zero. Con questo non voglio dire che il modello broadcast terrestre radiofonico sia al tramonto, al contrario. L'idea però che il modello alternativo all-IP sia qualcosa di conveniente solo per le nicchie di ascolto, va secondo me rivista, soprattutto nei progetti degli editori commerciali. E' il momento di farli adesso questi discorsi, perché adesso stiamo iniziando il percorso verso le infrastrutture telefoniche e mobile Internet basate su tecnologie 4G e la distribuzione di contenuti audio deve giocare un ruolo importante nella futura economia dei servizi (sempre che il mondo non vada in bancarotta prima).
Una risposta immediata alla sfida lanciata da Kennedy di Pandora viene dal concorrente Clear Channel (forte soprattutto nella radio terrestre) che sta per annunciare a Las Vegas le novità della sua piattaforma Internet iHeart Radio. Anche iHeart Radio, che oggi consente di accedere ai flussi delle stazioni Clear Channel, avrà i suoi canali musicali personalizzabili grazie all'adozione della tecnologia sviluppata da The Echo Nest, una startup co-fondata da un gruppo di laureati del MIT di Boston per offrire esclusivi servizi di "musical intelligence". Andatevi a leggere Evolver.fm, il sito sulle applicazioni musicali creato da Eliot Van Buskirk, che siede nel board della società, per avere un'idea di tutto quello che si sta muovendo a livello di software, applicazioni, database, nelle fabbriche della musica online.
In pratica The Echo Nest è in grado di estrarre da Internet le informazioni relative al comportamento di milioni di appassionati consumatori di musica digitale. Un database di 5 miliardi di record su 30 milioni di brani, scrive Allaccess.com:
It looks like CLEAR CHANNEL RADIO is ready to compete against PANDORA on its own turf, as the company has entered into a deal with musical intelligence data system THE ECHO NEST so it can be used to enable users of iHEARTRADIO to listen to and build custom radio stations. THE ECHO NEST platform maintains over 5 billion data points on over 30 million songs, including understanding of artist connections, song similarity, mood, style and detailed acoustic attributes (tempo, energy, danceability, time signature, key) to offer users a fully personalized radio feature.
"Our collaboration with CLEAR CHANNEL brings the most advanced music intelligence platform to iHEARTRADIO, enabling its fans to customize their listening experience," THE ECHO NEST CEO JIM LUCCHESE said. "We're excited to work with CLEAR CHANNEL to put this level of music understanding in the hands of so many music fans."
"Adding THE ECHO NEST's data to iHEARTRADIO's programming logic enables us to offer our consumers a rich, rewarding experience that scales with our massive library of over 11 million songs," said EVAN SCHWARTZ, who's heading up iHEARTRADIO.
The Echo Nest è già in partnership con la BBC di Londra per un nuovo, esclusivo servizio che l'emittente pubblica britannica ha inaugurato poco fa in versione alpha. BBC Music Showcase è una finestra di anteprima in cui vengono classificati automaticamente tutti gli eventi e i brani musicali trasmessi dai canali radiotelevisivi dell'emittente. Non ci sono solo canzoni ma anche recensioni, segnalazioni, post pubblicati sui blog musicali. Insomma, una vera antologia omnicomprensiva che si autoalimenta con i flussi musicali che incrociano le frequenze e i canali digitali dell'emittente. Capirete che un prodotto del genere - difficile, da intenditori - non potrebbe essere concepito nel contesto di una stazione radio broadcast. Il punto è se tutti questi vantaggi tecnologici, l'interattività, la personalizzazione, possono davvero trasportarci verso un futuro di radiofonia esclusivamente Internet. La cosa non avverrà dall'oggi al domani, c'è fin troppo ottimismo sui potenziali dell'interattività (molto spesso il pubblico vuole a tutti i costi essere pigro). Ma nessuno può fingere che il futuro non sia anche o soprattutto questo.

11 luglio 2011

Con iHeartRadio ClearChannel insegue Pandora

Sulla scia della quotazione in borsa dell'americana Pandora e del suo servizio di streaming musicale personalizzato, capace di portar via cospicue fette all'ascolto convenzionale della radio, l'iundustria radiofonica prepara una risposta che dimostra come la lezione comincia a passare: le stazioni radio USA non possono sperare che la loro rendita di posizione, la forte base locale di ascoltatori, possa resistere a lungo all'attacco che non è solo di Pandora ma anche di servizi come Sirius XM, il network satellitare digitale il cui titolo proprio in questi giorni è stato inserito nell'indice Nasdaq-100. L'azione SIRI non vale i gli oltre 350 dollari di Apple, si aggira piuttosto intorno ai 2 dollari. Ma l'ingresso nel Nasdaq-100, al posto del titolo di una azienda di prodotti biomedici, è un riconoscimento significativo per una azione che fino a poco tempo fa rischiava addirittura di essere completamente esclusa dai listini. Pandora, che si è quotata in borsa circa un mese fa, nel frattempo dopo i primi giorni di comprensibile acclimatamento, sembra aver imboccato un percorso di graduale anche se lenta crescita. Partita a 17 dollari era subito capitombolata quattro dollari in basso, per poi riguadagnare fino a quota 20: come dire che chi aveva investito un milione nei primi giorni di quotazione oggi, in meno di quattro settimane, ha in tasca un milione e mezzo.
Farà senza dubbio bene sia a Pandora, sia a "SIRI" (il nome di Sirius XM allo stock exchange) la notizia del grande annuncio che il gruppo ClearChannel farà questa mattina in America (le due del pomeriggio da noi) a proposito del suo servizio Internet, iHeartRadio. Secondo le indiscrezioni raccolte da Radio.info la novità riguarda l'aggiunta di contenuti streaming musicali di stampo "pandoriano", oltre che la piena disponibilità dei flussi Internet delle centinaia di stazioni locali in FM e AM controllate da ClearChannel. Al centro di questa manovra ci sarà un imponente concerto programmato a fine settembre all'MGM Grand, uno dei più grandi alberghi di Las Vegas. Concerto che vedrà la partecipazione di molti divi della musica pop.
Un interessante articolo di Rocco Pendola, analista dalle chiare origini italiane, sul sito Seeking Alpha, descrive uno scenario di inseguimento che si presenta abbastanza favorevole per l'inseguitore ClearChannel. Secondo le cifre di ascolto online di Triton Digital oggi Pandora supera ClearChannel di cinque a uno, con oltre 680mila sessioni di ascolto attive in media contro le 122mila di ClearChannel su Internet. Pendola sostiene che la radio terrestre, impegnata finora a combattere battaglie di retroguardia - come quella che le permette di svicolare i congrui versamenti di royalties musicali che le radio online devono versare come balzello ai discografici - sembra finalmente essersi accorta di avere a disposizione tutte le armi che le servono per competere in una realtà dove tralicci, connessioni Internet, telefonini e grandi eventi musicali, si mescolano dando luogo a strategie convergenti del tutto innovative. Per dirla come Rocco: la radio si è accorda di essere «free, it's everywhere and it has thousands of stations and personalities at its disposal to drive digital, online and mobile efforts.» (gratis, dappertutto e ricca di migliaia di stazioni e personalità radiofoniche pronte a condurre campagne digitali, online e in mobilità).
Per l'Europa e l'Italia in particolare è ancora uno scenario futuribile, anche perché oltre agli importanti operatori "pure Internet play" manca completamente il terzo incomodo di una radio satellitare mobile come Sirius XM. Ma se vale il principio per cui quello che avviene oggi oltreoceano potrebbe accadere qui fra tre anni, forse i nostri gruppi nazionali farebbero bene a fare i loro compiti a casa. Quando saranno tornati dal funerale di Audiradio.

15 giugno 2011

Prime ore in borsa per Pandora, già grande come CBS

Anche facendo la tara dell'inevitabile distanza tra un business tradizionale (anche se non fisico come potrebbe essere quello della radiofonia commerciale) e una Internet company, seguire in questi minuti il debutto borsistico della stazione via Internet Pandora sul NYSE dà veramente l'idea del cambiamento epocale che sta sovvertendo le regole di una industria dalla tradizione ormai quasi secolare. E purtroppo non fa che sottolineare un'altra distanza, quella abissale che separa il mercato americano dalla solita, asfittica Italia, dove gli editori radiofonici non riescono neppure a mettersi d'accordo su un comune strumento di misurazione dell'audience. Neppure considerando che tale strumento potrebbe verosimilmente derivare una crescita quantitativa e qualitativa del mercato pubblicitario connesso.
Nelle settimane che hanno preceduto l'Initial Public Offering le valutazioni parlavano di un piazzamento iniziale compreso tra i 7 e i 9 dollari, che avrebbero fatto di Pandora Media, simbolo al listino "P" (la single letter è un onore riservato a pochissimi), il quarto gruppo radiofonico americano. Nella giornata di ieri, sulla base dell'interesse manifestato dagli investitori nelle loro prenotazioni, Pandora aveva azzardato un prezzo di lancio praticamente doppio: 16 dollari. E quando il ticker ha cominciato a scorrere, alle dieci di questa mattina a Wall Street, la neonata "P stock" è balzata a 23 dollari per poi attestarsi su una più prudente, ma estremamente significativa quota 20 dollari. Equivalente a una capitalizzazione di oltre 3 miliardi di dollari, praticamente a pari merito con il terzo gruppo editoriale, la ben più blasonata CBS.
Pandora, con la sua musica personalizzata trasmessa esclusivamente via Internet, è una radio nuova in tutti i sensi, per la rete distributiva scelta, per la tipologia di contenuto, per l'interattività. La sua proposta musicale andrà presto a scontrarsi da un lato con la radio tradizionale, che negli Stati Uniti ha già perso il suo ruolo di portabandiera delle novità musicali. Dall'altro con imperi mediatici digitali come Apple, Google, Amazon. Il tutto per una piccola azienda da 137 milioni di dollari di fatturato, che perde ancora 11 milioni all'anno (ma potrebbe raggiungere il pareggio già nel 2012). La sostenibilità di questo modello è ancora incerta, ma evidentemente gli analisti devono crederci se la IPO sta evolvendo in questo modo (per la cronaca mentre scrivo Pandora ha già guadagnato 17 centesimi). E' mai possibile che l'avventura di Pandora non abbia nulla da insegnarci?
(A proposito, la foto è del fondatore, Tim Westergren, ed è stata presa dal suo profilo sul sito istituzionale.)

14 febbraio 2011

Arriva in Borsa la nuova radiofonia di Pandora

Era attesa per il 4 febbraio ma è la richiesta è stata depositata venerdì scorso: Pandora, la stazione radio musicale su Internet, 80 milioni di utenti registrati negli Stati Uniti, ha deciso di andare in borsa. Perché parlo di "stazione radio"? Perché questa è la definizione che si dà Pandora in un dossier di presentazione alla SEC, l'autorità di Borsa di New York, che da solo basterebbe per una tesi di laurea in Scienze delle comunicazioni e una in Economia dei media.

Pandora is the leader in internet radio in the United States, offering a personalized experience for each of our listeners. We have pioneered a new form of radio – one that uses intrinsic qualities of music to initially create stations and then adapts playlists in real-time based on the individual feedback of each listener. In January 2011, we had over 80 million registered users and we added a new registered user every second on average. We have more than a 50% share of all internet radio listening time among the top 20 stations and networks in the United States, according to a November 2010 report by Ando Media, or Ando, an audience measurement and ads management firm. Since we launched the Pandora service in 2005, our listeners have created over 1.4 billion stations.
A tutto questo si aggiunge il miliardo di ore di ascolto accumulate nel terzo trimestre fiscale. Un miliardo! La decisione relativa all'IPO (finora Pandora è stata una azienda a capitale privato e al momento risulta ancora, anche se per poco, non profittevole), sarebbe stata accelerata dall'arrivo in consiglio di amministrazione di due manager di News Corp. (il COO Peter Chermin) e di Netflix, la videoteca online (il CFO Barry McCarthy). Due figure chiave, operative e finanziarie, per una azienda che ha deciso di fare sul serio. La gestione dell'operazione è affidadata a Morgan Stanley e JPMorgan Securities.
Pandora, che ha ridotto di parecchio le perdite nell'ultimo anno (il peso delle licenze musicali su un database che oggi comprende 800 mila brani) l'aveva quasi affondata cinque o sei anni fa), ora vende un sacco di pubblicità (78 milioni di dollari tra febbraio e ottobre), molto più di quanto non faccia la satellitare Sirius XM. Difficile dire quanto raccoglierà l'IPO tra qualche mese. Ma molti scommettono un formidabile successo per il fondatore Tim Westergren, che possiede il 2,4% del pacchetto azionario. Ma soprattutto, per l'industria della radiofonia americana oggi allargata alla piattaforma Internet, questa sarà la prima quotazione in Borsa dopo parecchio tempo.

24 gennaio 2011

IFPI Digital Music Report, un manuale di nuova radio

L'edizione 2011 del Digital Music Report della IFPI, la federazione mondiale delle case discografiche è anche un libro di testo di nuova radio. Se è vero che il mezzo radiofonico è stato ed è ancora molto legato all'industria musicale e continua a svolgere un ruolo molto importante nelle diffusione e promozione di brani e gruppi, l'economia della musica digitale - sia essa scaricata o ascoltata in streaming - in questi anni ha raggiunto un volume di tutto rispetto. Nel 2010 secondo IFPI sono stati spesi 4,6 miliardi di dollari, il 29% del fatturato delle case discografiche. In Italia secondo la FIMI si sono contati 12 milioni di download legali, il 12% in più dell'anno precedente.
IFPI nel suo report censisce oltre 400 piattaforme per l'ascolto, la discussione e il download della musica digitale. Ci sono nomi celebri come Pandora, Slacker o Spotify, ma anche tanti esempi di iniziative italiane, inclusa l'ultima in ordine di arrivo: Fastweb Music, un servizio realizzato da Fastweb insieme a Dada (6 euro al mese per ascoltare tutta la musica che si vuole in streaming e scaricare 15 brani al mese). Nel complesso questi servizi "mettono in onda" 13 milioni di brani. Nel 2010 il brano più scaricato, quasi 13 milioni di download, è stato Tik Tok di Ke$ha (non lo conoscevo e me lo sono cercato, mi sembra una pessima rivisitazione delle varie Lady Gaga). Tutti questi servizi si distinguono per una caratteristica di base: l'utente può ascoltare i brani in streaming e spesso può scaricare questi brani sul suo computer e sui suoi lettori mp3. Il più delle volte può commentare, condividere le segnalazioni con gli amici e in molti casi può contribuire a creare classifiche di popolarità con il suo voto, o allestire veri e propri canali musicali personalizzati che gli altri membri della community possono ascoltare sottoforma di Web radio, sempre più spesso attraverso il telefonino (IFPI calcola che gli operatori di telefonia cellulare in Europa hanno ricavato 78 milioni di dollari grazie allo streaming musicale).
Stiamo parlando di vere stazioni radio? Difficile dire. In senso stretto è musica, voce, sonoro, quello che per anni abbiamo ascoltato via etere. Il ruolo dei deejay e dei commenti, dei cantanti, dei critici, del pubblico, è stato modificato/sostituito dalla componente social di servizi come Pandora o Last.fm. E' un misto di radio vecchia (anche se molto, molto specializzata) e radio nuova, il tutto ispirato a una quasi esclusiva vocazione musicale, se escludiamo i contenuti complementari, dai commenti scritti agli interventi audio sui canali in streaming. Dal punto di vista dell'industria discografica è un fenomeno che rappresenta una forte disintermediazione rispetto al vecchio ruolo degli editori radiofonici. I siti della musica digitale sono per il momento una delle (poche) soluzioni legali per il commercio dei contenuti liberati dalla fisicità dei dischi. Non a caso una buona parte del Report è focalizzato sul problema della pirateria, anche se diciamo la verità: la stima di 240 miliardi di dollari di mancato fatturato nella sola Europa per il periodo 2008-2015 mi pare esagerata.
Comunque sia è una lettura molto interessante ed è utilissima la directory finale, organizzata per singole nazioni, con tutti i servizi musicali online censiti e in alcuni casi descritti nel dettaglio da apposite schede. Potete scaricare l'IFPI Digital Music Report 2011 (gratis) da questo indirizzo.

09 aprile 2010

NPR e Pandora, subito su iPad


Una possibile chiave di lettura del ruolo che Apple iPad potrebbe avere nel contesto in divenire (digitale) della radiofonia viene interpretata su Radiosurvivor (un blog da tenere sott'occhio, come fa l'amico Francesco che mi ha segnalato la storia ieri) a proposito delle strategia iPad di National Public Radio, emittente americana a finanziamento pubblico. Alle perplessità sulle funzionalità radiofoniche della magica tavoletta - forse di dimensioni eccessive per essere maneggevole come Internet radio e per il momento con un sistema operativo non multitasking che renderebbe complicato ascoltare qualcosa mentre si sta facendo altro - NPR risponde con una svolta decisa verso la "visual radio":

Meanwhile NPR, whose website just won a Peabody award, says it’s totally on top of the iPad situation, given that five percent of its polled listeners say they’re considering purchasing the device. Features on the iPad app will include (NPR says):

•Re-imagined NPR experience that’s visually stunning
•Maximized touch controls and gesture-based navigation
•Ability to bookmark your favorite stations
•Navigation bar that puts you in control of your audio experience
•Magazine-style presentation that invites you to browse, think, reflect, imagine, and make your own NPR moments

Includes popular features from the iPhone app, including playlist, station finder, and sharing
It seems like just about every innovator out there is ready for the iPad. The question is whether this “magical device,” which creates a middle ground between the laptop and the mobile phone, will be embraced by consumers as passionately as it has been by developers. We’ll all know soon enough.

NPR pare dunque orientata a supportare pesantemente iPad, che secondo i primi sondaggi potrebbe finire nelle case del 5% dei suoi ascoltatori. Si tratterebbe in questo caso di estendere in chiave visual le attuali funzionalità dell'applicazione per iPhone.
Per quanto uno possa essere scettico su iPad come radio digitale (io tra costoro), non si può neanche trascurare un paio di fattori. Le stime di vendita per iPad raggiungono vette di ottimismo mai viste. iSuppli ritiene che nel 2010 verranno venduti sette milioni di tavolette. Nel 2011 saranno venti milioni. L'altra considerazione da fare è finora il connubio audio-iPod/iPhone ha funzionato benissimo e non si vede perché non dovrebbe farlo anche su un dispositivo "diverso ma uguale". Intanto, anche Pandora sta cavalcando l'onda di iPad e sembra crederci moltissimo.

07 gennaio 2010

CES: Pioneer e Alpine portano Pandora sull'autoradio

Come c'era da aspettarsi, al CES di Las Vegas si parla - anche - di nuove radio. E una buona parte dell'azione si svolge a bordo dell'auto. Due marchi molto importanti per il car hi-fi come Pioneer e Alpine hanno annunciato i primi modelli di autoradio direttamente integrabili con Pandora, il servizio musicale via Web che negli Stati Uniti (per questione di diritti Pandora funziona solo negli USA ormai) spopola e toglie ascoltatori alla radio convenzionale. In realtà l'integrazione è per così dire indiretta: i nuovi modelli annunciati oggi sono in grado di "riconoscere" la presenza a bordo di un iPhone o di un iPod Touch e automaticamente si configurano per poterli controllare dal cruscotto, arrivando a visualizzare sul loro display le informazioni relative ai titoli e agli esecutori.
Uno degli aspetti più interessanti è l'intelligenza dimostrata da questi costruttori: considerando per esempio la nuova offerta di Pioneer, è chiaro che la strategia è quella della neutralità. AVIC-X920BT, sigla del sistema Pioneer, è una soluzione con molte faccie: fa da autoradio analogica e digitale (HD Radio), dialoga con iPhone per la musica di Internet e funge persino da navigatore GPS. Come che dire che qualunque sorgente di informazione o intrattenimento non viene osteggiata, ma integrata a beneficio dell'utente dell'autoradio. Che costa 1.200 dollari ma forse vale la spesa per chi se la può permettere. Il comunicato Pioneer che vi allego è molto eloquente e sottolinea come la casa giapponese si sta proponendo come piattaforma di aggregazione di servizi Internet anche per i dispositivi fabbricati dai concorrenti. La presenza di una funzione per la sintonia del sistema Ibiquity sembrerebbe una notizia positiva per i fautori della radio digitale. Ma non è detto: il focus, come si vede, è proprio sugli Internet Services.

Pioneer Opens Its Platform for Aggregation of Internet Services (PAIS) to Rival Connected Devices

Platform Enables Device Vendors to offer Consumers a Seamless Experience in the Car, at Home, and on the Go

Las Vegas, CES 1/6/2010 - Pioneer Corporation announced that it is opening its PAIS platform for connected devices to other device vendors. The PAIS platform is a device portal that normalizes the interface between the myriad of Internet services and connected devices. PAIS is designed to handle multiple device and application types including in-vehicle telematics, MIDs, TVs, home theater, and smartphone apps. By creating a common, stable method for accessing a wide array of constantly changing Internet service APIs, PAIS reduces the impact of service and API changes. By opening the PAIS platform, Pioneer is actively addressing the reality that consumers want their devices to work together, regardless of manufacturer.
PAIS is designed to meet the needs of device vendors, service providers, and consumers alike. Device vendors get a stable platform they can use to add Internet services to their devices without concern over inevitable services changes, and which allows them the potential to participate in service revenue. Content and service providers get a widespread, embedded platform to drive revenue. Consumers get a seamless home/car/work experience and peace of mind that their devices will continue to work with other services even if certain ones change or cease to be offered.
“Consumers want their devices to work together, so it is inevitable that single-vendor connected solutions will lose their interest,” said Akira Haeno, Senior Managing Director and Representative at Pioneer. “Our platform addresses this consumer need while at the same time addressing key device vendor needs of rapid deployment, differentiation, cost savings, and revenue participation.”
"The low power Intel Atom processor makes it possible to implement a rich Internet experience in a highly portable connected product. Pioneer's Internet service platform delivers a unique value proposition to device makers using Intel architecture. I believe it will help grow adoption and differentiation, especially in the automotive space," said Ton Steenman, VP, Intel Architecture Group and GM, Low Power Embedded Products Division, Intel.
“The core of differentiation in today’s consumer products comes from services and user experience,” said Mark Hirsch, Vice President at Inventec. “The PAIS platform allows our customers to rapidly innovate, transforming Internet services from a cost center into a revenue center.”
“People want to talk naturally to their devices, not be dragged through endless menu options, only to end up in ‘voice mail jail’. Our patented conversational voice technology gives people the experience they are looking for,” said Tom Freeman, Senior Vice President at Voicebox. “The PAIS platform will give us a broad reach into a wide variety of products, allowing us to grow our business more rapidly than we could on our own.”
The PAIS platform presents open-standard interfaces for voice UI, navigation and maps, local search, social networking, music & radio, and video & TV, among other services. These interfaces enable device vendors to add new service offerings quickly, eliminating the need for significant investment in proprietary solutions, and saving vendors from the pitfall of trying to guess the next “killer app.” The platform also enables a revenue share opportunity for device vendors, with the potential to receive a percentage of revenue generated from consumer subscriptions to basic and premium packages, as well as advertising.
Pioneer will be opening PAIS to early access device partners in mid 2010, targeting third-party products with first customer shipments planned for Fall 2010.