Visualizzazione post con etichetta NPR. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta NPR. Mostra tutti i post

17 maggio 2011

I grafici musicali di Planet Money (NPR)

E' una delle cose più geniali che abbia mai ascoltato. Nel dare notizia della pubblicazione dei dati sui prezzi degli immobili negli Stati Uniti (un indice costruito dagli economisti Karl Case e Robert Schiller), gli autori del programma Planet Money del circuito NPR hanno dovuto risolvere il problema di come "visualizzare" un grafico alla radio. La risposta è semplice, c'è un sistema perfetto per rendere in forma non-visuale delle "altezze": la notazione musicale!


Planet Money ha chiesto a uno studente della Juilliard, la famosa scuola di musica, un baritono, di interpretare la partitura dell'indice Case-Schiller per le varie metropoli americane. Graficamente le curve sono molto diverse e sul piano musicale - per chi ha un minimo di orecchio - la melodia aiuta a farsi un'idea molto precisa dei vari andamenti. Anzi, la bolla immobiliare descritta dalla voce di Timothy McDevitt ha una tonalità drammatica che nessun grafico riuscirebbe a trasmettere. Per ascoltare l'esperimento di visualizzazione sonora di NPR cliccate qui sotto nel player.

02 maggio 2011

Ecco la radio 3D: spazialità sonora con sole due casse

Pochi giorni fa gli ascoltatori del programma Studio 360 trasmesso ogni venerdì da Kurt Andersen sulle frequenze di WNYC di New York e sul circuito NPR hanno potuto seguire in anteprima i risultati delle tecniche di trasmissione sonora tridimensionale applicate da Edgar Choueiri, direttore dell'Electric propulsion and plasma dynamics Lab di Princeton. In futuro la radiofonia 3D potrebbe rappresentare uno sviluppo molto interessante per la sua capacità di ricostruire il suono spazialmente, in modo che l'ascoltatore possa rendersi effettivamente conto della posizione della sorgente sonora, così come il nostro orecchio riesce a calcolare istantaneamente nella realtà. Ma il vero obiettivo di questi lavori è il mondo del cinema, dove le immagini 3D sono spesso accompagnate da un suono incongruamente "piatto".
Come spiega Choueiri in questa intervista, il suono 3-D non è propriamente uguale al suono surround, creato da un insieme di altoparlanti posti a raggiera intorno a chi ascolta (senza che quest'ultimo possa andare oltre a una ricostruzione parziale della generica direzione delle sonorità). Gli algoritmi del ricercatore americano riescono a ottenere una impressionante precisione spaziale nelle registrazioni sonore riprodotte da due soli altoparlanti. Il segreto sta nell'applicazione di filtri adattativi che eliminano il fenomeno del "cross talk" tipico dell'ascolto di un segnale stereofonico senza le cuffie: le informazioni che distinguono le due sorgenti audio dei canali A e B arrivano in realtà a entrambe le orecchie distruggendo l'effetto voluto. I filtri sviluppati dal laboratorio di Choueiri, come spiega lo stesso ricercatore, riescono in pratica a costruire un muro tra i due orecchi e la tridimensionalità risulta di colpo evidente. Provate ad ascoltare l'intervista qui di seguito (e gli esempi che essa contiene) ponendovi esattamente al centro degli altoparlanti del computer. Il risultato è davvero suggestivo.



Potete ascoltare l'intera puntata di Studio 360 a questo indirizzo. Riporto qui il file esemplificativo con il suono 3D di una cascata d'acqua nelle due versioni per l'ascolto - rispettivamente - in altoparlante e in cuffia:

(altoparlanti:)


(cuffie:)


Sul blog di Studio 360 professor Choueiri racconta di aver tratto ispirazione per le sue ricerche sui filtri anti-cross talk dall'ascolto della Messa in mi minore di Johan Sebastian Bach:

23 aprile 2011

Il culto di Radiolab, scienza e creatività nella voce

Da Los Angeles Francesca mi ha cortesemente segnalato un magnifico pezzo del Magazine del New York Times su una trasmissione radiofonica cult del circuito pubblico NPR. Radiolab, prodotto originato dalla stazione newyorkese WNYC, è un programma di divulgazione scientifica. Sort of. In realtà è un dialogo filosofico e ironico tra i due conduttori, Robert Krulwich e Jad Abumrad e una lunga catena di episodi e personaggi, mediati da bravissimi corrispondenti, che hanno a che fare con diversi aspetti di frontiera delle scienze moderne, la fisica, la biologia molecolare, le neuroscienze, la medicina... Il Lab contenuto nel titolo è anche una incredibile occasione per i due autori per sperimentare la creazione di sofisticati sound effect e ardite regie narrative (potete seguire qualche esempio grazie al montaggio che ne ha fatto il New York Times in uno special multimediale).
Convinti fautori della radio asincrona, gli autori di Radiolab puntano molto sui podcast per diffondere i loro contenuti in un ambito ancora più esteso (qui l'archivio con le ultime 105 puntate). Il sito Web della trasmissione è, da solo, un monumento all'intelligenza della parola e del suono "artificialnaturale". Sul canale YouTube di RadioLab trovate, come se non bastasse, delle appendici sonore rivestite di immagini che si possono definire non più artefici ma finalmente al servizio dell'immaginazione.


Jad Abumrad was talking about “tension” —the tension between the certainty of science and mysteries that inspire wonder; between authenticity and artifice; between a sound that feels carefully constructed and one that feels anarchic and alive. “You want to seduce people,” he said. “But you also want to disturb them.” Abumrad, who is 37, is the co-host and producer of “Radiolab,” a public radio show that breaks from public radio sensibilities, not least in its striking sound. “I put in a lot of jaggedy sounds, little plurps and things, strange staccato, percussive things — people don’t like that so much,” he said. “Some people don’t, anyway.”
We were in Abumrad’s small and ambivalently decorated office at WNYC. I had spent a few days hanging around as he and his co-host, Robert Krulwich, and the show’s half-dozen or so staff members worked long days to finish an episode for the latest “Radiolab” season, currently being broadcast on several hundred public radio stations around the country. Jaggedy plurps and all, “Radiolab” has since 2005 developed a devoted following for its unconventional approach to both the medium and the message of radio. Its five-episode seasons now attract about a million listeners who hear them over the air, and 1.8 million who, significantly, listen via podcast. Abumrad, who planned on a career as a composer, not a broadcaster, has become a star among producers for his creative sound design. “Radiolab” fans, who tend to be younger than typical public radio listeners, are rabid, selling out most live events in hours. Ira Glass, the “This American Life” creator and progressive-radio hero, has become an unabashed booster, declaring that the show has “invented a new aesthetic for the medium.”

13 aprile 2011

Tagli al BBC WS "ingiustificati" secondo la Commissione Esteri

Se non fosse stata utilizzata recentemente con Angela Merkel dall'imputato eccellente Silvio Berlusconi, sarebbe proprio il caso di ricorrere alla citazione brechtiana "c'è un giudice a Berlino". E invece l'efficacia della metafora inventata dal grande drammaturgo è stata vanificata da un grande mistificatore. Per fortuna la vicenda di cui voglio parlare riguarda sia i tagli che hanno costretto il World Service della BBC a ridurre drasticamente i suoi programmi in lingue estere, sia il destino finanziario della National Public Radio americana minacciata da tagli non meno drastici. Su entrambe le vicende si sono accese alcune luci di speranza e al posto della metafora svilita si può parafrasare con un altrettanto efficace "ci sono giudici a Londra e Washington." Per fortuna sì, esistono ancora dei giudici capaci di opporre a scelte politiche arroganti e controproducenti la forza di una pacata, democratica argomentazione.
I giudici di Londra sono quelli che siedono sugli scranni del Foreign Affairs Committee, la Commissione Esteri del Parlamento britannico. La quale commissione ha appena rilasciato un rapporto in due volumi (uno e due) che critica pesantemente la decisione da parte del governo Cameron togliere al BBC World Service i soldi che arrivavano dal Foreign Office. Il "tribunale" americano che ha allontanato per il momento le nuvole minacciose agitate da deputati repubblicani come Doug Lamborn contro la "Corporation for Public Broadcasting", è lo stesso Congresso: nelle pieghe degli accordi che hanno consentito in questi giorni di evitare il crack del bilancio federale, c'è anche il mantenimento quasi integrale della copertura finanziaria dell'organismo che consente per l'appunto a centinaia di stazioni NPR di offrire programmi di qualità e buon giornalismo radiofonico. Secondo Paul Fahri del Washington Post la CPB riceverà una somma di 445 milioni di dollari, con poche variazioni rispetto allo scorso anno, mentre Senato e Casa Bianca hanno fatto in modo che non venissero modificate le regole sull'impiego dei fondi che le varie stazioni ottengono dalla CPB (i repubblicani volevano impedire che servissero per l'acquisto di programmi).
Leggere l'incipit del rapporto pubblicato dalla Commissione parlamentare britannica fa bene al cuore. In esso le attività del BBC World Service sono equiparate letteralmente a un "gioiello della corona".

1. We share the assessments of the observations made by commentators, institutions, statesmen and the Government: the World Service is a “jewel in the crown” which promotes British values across the globe and has a reputation exceeded by none. In an era dominated by the media and the internet its influence becomes increasingly relevant.(Paragraph 14)

2. We conclude that the BBC World Service has suffered a disproportionate reduction in its future Grant-in-Aid under the Spending Review settlement, by comparison with that of the ‘core FCO’: allowing for inflation, 16% as against 10% across the four years 2010–11 to 2014–15. Furthermore, we note that this has to be seen in the context of the long-term trend whereby FCO spending as a whole has been eroded in relation to that on other areas of government. We consider that the relatively small monetary savings to be achieved through this 16% reduction in spending on the World Service are disproportionate to the World Service’s actual worth to the UK. The value of the World Service in promoting the UK across the globe, by providing a widely respected and trusted news service in combination with high-quality journalism, continues far to outweigh the relatively small cost of the service. (Paragraph 15)

Investire in buona programmazione radiofonica pubblica, in giornalismo di elevato standard qualitativo, ad alta affidabilità, comporta in definitiva per lo Stato britannico un vantaggio che compensa ampiamente i costi, relativamente bassi, di questi servizi. Il report non lo dice esplicitamente, ma sembra di leggere tra le righe un messaggio che afferma: uno Stato che spende miliardi per affrontare una "guerra al terrorismo" di dubbia efficacia e dai pesantissimi costi in vite umane e sociali, non può chiudere i rubinetti di quei pochi milioni investiti in una arma non cruenta, un "soft power" assai più fruttuoso. Riportando la notizia dei risultati dell'inchiesta sui tagli al World Service, la stessa BBC cita il capo della Commissione, Richard Ottaway che guarda caso si riferisce a una guerra affermando:
«The recent dramatic events in North Africa and the Middle East have shown the 'soft power' wielded through the World Service could bring even more benefits to the UK in the future than it has in the past.»
BBC e NPR sono solo due esempi in una pletora di brutte storie di contrazione dei fondi pubblici riservati alle strutture mediatiche che operano dentro e fuori le varie nazioni. In Olanda un documento appena rilasciato dal governo liberlista di Mark Rutte, minaccia la prossima chiusura delle trasmissioni internazionali di Radio Netherland in lingua olandese. Lo stesso governo prevede di chiudere nove ambasciate in altrettante nazioni in cui i Paesi Bassi non hanno sufficienti interessi economici da difendere. Governi (di destra) che tagliano a mani basse sulla cultura, sugli ammortizzatori sociali, sull'istruzione, sulla diplomazia disarmata, sulla sanità, sulle politiche estere non cruente, apparentemente per risolvere i disastri economici provocati molto spesso da politiche liberiste a dir poco miopi, che non solo hanno favorito una eccessiva "finaziarizzazione" dell'economia ma hanno pure consentito ai padroni della finanza di comportarsi come un'orda di cavallette affamate e prive di ogni regola. E guarda caso molto spesso le prime vittime dei tagli sono gli organismi radiotelevisivi pubblici che denunciano le manchevolezze di queste politiche. Sarebbe ora di inchiodare questi cialtroni alle loro responsabilità. Altro che votarli ridendo, acquiescenti, del loro stile di vita da satrapi e delle loro barzellette oscene.

17 marzo 2011

Camera USA contro NPR: paura anche per radio digitale

Continuano gli sforzi della destra conservatrice americana che intende colpire il sistema dell'emittenza pubblica con una politica di tagli. Due progetti di legge (HR68 e 69) del senatore repubblicano Doug Lamborn puntano a un vero e proprio azzeramento dei fondi federali destinati alla Corporation for Public Broadcasting l'organismo da cui partono i soldi a sostegno della radiofonica NPR e della televisiva PBS. Martedì scorso una disposizione transitoria ("continuing resolution H.R. 1") approvata alla Camera per evitare la bancarotta del Governo federale ha introdotto una massiccia serie di tagli, tra cui la sospensione di un fondo di stabilizzazione fiscale da 50 milioni di dollari, destinato a compensare le perdite subite dalla CPB in conseguenza del calo dell'ammontare delle donazioni dei contribuenti (che in questa epoca di crisi sono meno disposti a dare soldi in beneficienza). Contemporaneamente Lamborn è tornato alla carica: mentre i suoi due progetti di legge sono ancora fermi in Commissione e rischiano di non passare al Senato, il rappresentante repubblicano ha presentato un nuovo progetto, che verrà votato alla Camera oggi (H.R. 1076). In questo nuovo disegno di legge Lamborn propone non di togliere fondi, bensì di vietare alle stazioni NPR di utilizzare fondi federali per acquistare i loro programmi. Moltissime stazioni locali non potrebbero più permettersi di acquistare i programmi a larga diffusione che le rendono popolari tra il loro pubblico.
Sembra che la nuova ondata di iniziative contro l'emittenza pubblica sia alimentata dallo sdegno suscitato da un film diffuso da James O'Keefe, giovanissimo giornalista investigativo ultraconservatore. Sul suo sito Project Veritas O'Keefe ha pubblicato un filmato in cui si vede Ron Schiller, presidente della NPR Foundation, organo che raccoglie le donazioni private per conto del network di emittenti pubbliche, mentre critica duramente il Tea Party e i conservatori americani, accusandoli di essere più ignoranti dei democratici.
Tra i suoi commenti Schiller dice anche che la NPR potrebbe anche fare a meno dei finanziamenti federali. Le polemiche suscitate dal video di O'Keefe sono stati roventi, ma un deputato democratico dell'Oregon, Earl Blumenauer (nella foto con un personaggio di KidsTv, la tv dei ragazzi PBS), ha cercato di approfondire la vicenda e ha fatto eseguire alcune perizie sul filmato. Le conclusioni sono inquietanti: secondo Blumenauer le dichiarazioni di Schiller avrebbero subito un pesante editing. Politico ha pubblicato la lettera che Blumenauer ha diffuso tra i suoi colleghi deputati per invitarli a non sostenere i nuovi disegni di legge sfavorevoli alla NPR e ha anche presentato un emendamento per correggere il taglio di 50 milioni di dollari alla CPB.
In questo dibattito è entrata anche la lobby della radio digitale basata sul sistema Ibiquity HD Radio, preoccupatissima che i tagli alle emittenti pubbliche, grandi utilizzatrici del sistema IBOC, possa danneggiare l'adozione della radio digitale negli Stati Uniti. Radio Magazine Online pubblica un accorato articolo che giudica vitale il sostegno al digitale da parte dell'emittenza pubblica americana. Da parte privata, i progetti di digitalizzazione sono sostanzialmente fermi, mentre proprio in questi giorni arriva la notizia della dismissione di Microsoft Zune HD, il player MP3 che integra una radio digitale IBOC. Microsoft avrebbe deciso di uccidere il progetto, per focalizzarsi sulla piattaforma software Zune integrata nell'ambiente smartphone Windows Phone 7. Il che ci riporta a una mia vecchia convinzione: innovazioni come la radio digitale possono essere sostenibili solo a livello pubblico, così come solo dall'iniziativa pubblica possono derivare le spinte in direzione di una programmazione radiotelevisiva di alta qualità. Non è solo una questione di destra o sinistra, ma di una politica illuminata e giusta contro una politica di affari loschi, potere facile e disprezzo delle regole civili. Questa cattiva politica, in Italia e ovunque nel mondo, ha nel mirino la cultura, specie se rappresentata dalla radio o dalla televisione pubbliche. L'emittenza pubblica fa cultura, spinge a pensare e a cercare di inseguire e dire la verità. E cultura, capacità di pensare e verità sono i peggiori nemici della cattiva politica.

12 febbraio 2011

170 milioni di utenti chiedono di non tagliare su NPR

Mentre persino nell'egoistica Italia del lungo crepuscolo berlusconiano l'ennesimo "decreto milleproroghe" attualmente in fase di definitiva conversione in legge ripristina alcune decine di milioni di euro da devolvere all'editoria radiotelevisiva, duramente provata dal difficile passaggio al digitale televisivo terrestre, negli Stati Uniti cresce l'allarme sul possibile azzeramento dei fondi pubblici per il sistema radiotelevisivo costituito dalle emittenti PBS e NPR. Sono circa 1.300 stazioni, quasi 900 radiofoniche. Percepiscono circa 450 milioni di dollari all'anno in fondi federali concessi alla Corporation for Public Broadcasting, una società privata no profit. A sua volta, la CPB è al centro di un sistema che genera quasi 3 miliardi di dollari che arrivano perlopiù da sponsor e inserzionisti privati. Riassumendo, ogni anno ciascun cittadino americano "spende" circa 1 dollaro e 35 cent di contributi alla CPB. Per ciascun dollaro federale vengono spesi 6 dollari dai privati. Tutto questo serve per produrre programmi, podcast, applicativi per iPhone/iPad, siti Web. Ma soprattutto buone informazioni, buon giornalismo, dibattiti politici, corrispondenze dall'estero, musica, teatro, cultura. Nemmeno mezzo miliardo di dollari annuo che i contribuenti sono evidentemente felici di sborsare visto che l'audience complessiva ammonta a 170 milioni di persone. Vogliamo fare un paragone di quelli che fanno incazzare Ferrara e tutto il movimento neo-antimoralista? Soltanto per l'intervento in Irak, nel 2010 il Congresso ha stanziato 64,5 MILIARDI di dollari. Altri 72,3 MILIARDI di dollari sono stati spesi per l'intervento in Afghanistan (fonte Costofwar.com). Un paragone forse stupido, improponibile. Ma è un fatto che tre giorni in Irak costano al contribuente americano più di un anno di programmazione radiotelevisiva pubblica.
La prossima settimana il Parlamento americano riprende la discussione sul possibile prolungamento di un decreto approvato alla fine dello scorso anno. Se questa proroga verrà definitivamente approvata i fondi federali della CPB potrebbero non arrivare più. Chi propone il taglio sostiene che il successo stesso dell'emittenza pubblica americana dimostra che la macchina può funzionare anche senza questi soldi, ma il teorema è tutto da dimostrare. Il sistema attira l'interesse dei privati per la qualità dei suoi contenuti. Questa qualità deriva dalla sicurezza del sostegno federale. Con tutto il rispetto per molte iniziative radiotelevisive commerciali, il solo fatto di dover spendere idee ed energie per dare la caccia ai soldi spesso ti costringe ad abbassare l'asticella. Il successo complessivo dell'emittenza pubblica è chiaramente legato alla grande indipendenza di cui le persone che ne fanno parte possono godere. Togliere quei 450 milioni di dollari, tre giorni di intervento in Irak, potrebbe tradursi in un danno di gran lunga superiore a quello che la semplice aritmetica suggerisce: la democrazia non è semplice aritmetica.
Per cercare di scongiurare il rischio dei tagli una alleanza di 250 tra stazioni, organizzazioni e gruppi di opinione ha creato un sito Web, 170millionamericans.org, per dar voce alle istanze degli ascoltatori. I visitatori vengono informati sulla situazione con fatti e cifre e sono invitati a inviare ai loro rappresentanti in Parlamento un messaggio che ricorda i temi in discussione ed esorta a votare contro la soppressione dei finanziamenti.

24 gennaio 2011

NPR, un disegno di legge per tagliarne i fondi

La possibilità che i cordoni della borsa vengano stretti per l'emittenza pubblica americana (la televisiva PBS e la radiofonica NPR) è sempre più concreta ora che la nuova maggioranza repubblicana al Congresso ha messo nero su bianco la sua politica di tagli alle spese federali "inutili" con due disegni di legge H.R. 68 e 69 a firma del deputato repubblicano Doug Lamborn. La prima proposta riguarda i sussidi federali alla Corporation for Public Broadcasting, la "controllante" di NPR. La seconda riguarda in modo più specifico la rete di stazioni pubbliche, che negli Stati Uniti gode di molto favore da parte di determinate fasce di ascoltatori. L'onorevole Lamborn, un avvocato che ha studiato giornalismo e dice di apprezzare i programmi NPR, è convinto che i tagli proposti possono contribuire ad alleviare il peso dei 14 mila miliardi di dollari di debito pubblico. Un debito che la destra americana ritiene evidentemente fuori controllo ora che è stata approvata la riforma sanitaria di Obama (sul cui finanziamento è pronta a dare battaglia). In passato nessuno ha mai sollevato la minima obiezione su una spesa militare che nel 2010 ammontava a 680 miliardi di dollari destinati al Dipartimento della difesa e una somma variabile tra una stima di 319 e 654 miliardi in fondi esterni al Dipartimento. Bene che vada i contribuenti americani versano più di mille miliardi di dollari nelle casse dell'erario per raggiungere i successi militari dell'Iraq e dell'Afghanistan, ma i risparmi devono cominciare dai 430 milioni di dollari concessi alla CPB (sui documenti rilasciati da quest'ultima il bilancio provvisorio 2010 parla di 422 milioni). E' chiaro che la spesa militare ha molte positive ricadute sull'occupazione e la ricerca scientifica, a sua volta fonte di nuovo reddito nell'economia civile. Ma trovo insopportabile che la politica di destra si rifiuti di prendere in considerazione, negli Stati Uniti come altrove, il valore di una spesa pubblica rivolta alla produzione giornalistica, culturale, artistica, cinematografica, teatrale. Tante voci "intangibili" che hanno effetti enormi sulla qualità della vita, sulla nostra formazione interiore e civica. Condividere qualche briciola (430 milioni di oltre mille miliardi!) di quanto possediamo per realizzare, almeno qualche volta, delle cose belle e interessanti invece di imbracciare (per le cause più nobili di questo mondo) un fucile mitragliatore, è un segno di appartenenza a una comunità di persone, di amore nei confronti dell'altro.
Pubblico qui lo scambio indiretto che il blog The Hill ha ospitato tra Doug Lamborn e la NPR. Il rappresentante del Colorado sostiene che la NPR è perfettamente in grado di essere autonoma finanziariamente, con i soldi generati dalle donazioni, dalla pubblicità e da altre iniziative commerciali. Siamo sempre alle solite. Le "iniziative commerciali" trovano soldi quando chi ce li mette pensa di ricavarne un vantaggio. Per quanto sia ascoltata, NPR fa una programmazione di nicchia e rifiuta l'idea di "svendere" i suoi contenuti cercando di accontentare il maggior numero di persone. Tutte le statistiche di questa terra dicono che le persone più scolarizzate guadagnano e spendono di più, non si capisce quale debba essere la motivazione economica della spinta verso il basso della qualità dei nostri mezzi di comunicazione voluta con tutte le forze dalle politiche neoliberiste.
NPR: A good place to start cutting federal spending (Rep. Doug Lamborn)
By Rep. Doug Lamborn (R-Colo.)
01/12/11

Critics claim that Republicans haven’t been specific enough in our pledge to cut government spending. That is simply not true. The very first day of the new Congress, I reintroduced two bills to make specific cuts to our out-of-control federal spending. One bill, H.R. 68, would end all federal subsidies for the Corporation for Public Broadcasting (CPB), the parent organization of National Public Radio (NPR). My second bill, H.R. 69 more narrowly restricts federal tax dollars from going just to NPR. Both are examples of specific cuts Congress can make now to keep our unsustainable federal debt of more than $14 trillion from getting worse.
I have nothing against NPR, despite what appeared to be liberal bias in their mishandling of Juan Williams. What I oppose is subsidizing an organization that no longer provides, if it ever did, an essential government service. When the federal government is now borrowing more than 40 cents of every dollar it spends, no one can justify paying for services that are widely available in the private market.
This year, American taxpayers will subsidize the CPB to the tune of over $430 million. Getting the exact amount of money that NPR alone gets has proved very difficult. The Congressional Research Service, the fact-finding arm of Congress, has been looking into that. They have concluded that NPR’s various revenue streams are so convoluted, they look like “a spaghetti plate of funding.” In order to gain greater access to their budgets, I have called for a formal investigation of NPR by the Government Accountability Office.[…]
As I have stated many times, I am a fan of some NPR programs. I believe they are fully capable of standing on their own two feet and getting commercial sponsors in the free market. NPR claims that less than two percent of its total annual budget comes from the federal government. If that is true, NPR has no reason to worry that pulling federal funding will cripple them. […]
Rep. Lamborn represents Colorado’s Fifth Congressional District. This is his third term in Congress.

***

NPR accuses Republican lawmaker of trying to control public radio stations
By Gautham Nagesh
01/11/11

NPR pushed back on Tuesday against a Republican lawmaker who is trying to cut off federal funding for public broadcasting, accusing him of trying to interfere with how the nation's local public radio stations report the news.
"Congressman Lamborn’s legislation is an intrusion into the programming decision-making of America’s public radio stations," said NPR in an e-mailed response. "His legislation will disrupt and weaken the free and universal public media system that serves 170 million Americans each month."
NPR also called the goal of Lamborn's legislation misguided and said it would insert the federal government into the news decisions of local stations, which are primarily staffed locally and cover the news relevant to their communities.
"It seems ironic that Congressman Lamborn who seeks to withdraw federal support for public radio wants federal legislators in turn to assert control over how local public radio stations can make use of programming funds," NPR added.
"This legislation would ultimately dictate the daily editorial schedules and news programs of nearly one thousand public radio stations across America."
Lamborn has said he enjoys much of NPR's programming but views it as "completely unnecessary in a world of 500-channel cable TV and cell phone internet access." He also pointed to the 26 percent increase in CPB funding over the past decade, to a total of $430 million annually.

10 novembre 2010

I 40 anni di NPR, la voce della ragionevolezza

Per celebrare i suoi primi 40 anni di storia National Public Radio (da luglio si chiama semplicemente NPR) ha pubblicato un bel volume con copertina rigida, ricco di fotografie e con CD audio contenente quattro trasmissioni storiche (per l'occasione è stato pubblicato anche un cofanetto rievocativo con dentro 4 CD). La fondazione di NPR risale al febbraio del 1970 e prese il posto della National Educational Radio Network una centrale di scambio di programmi radiofonici educativi attiva nei precedenti vent'anni. Insieme alla controparte televisiva PBS, NPR è figlia del Public Broadcasting Act, firmato dal controverso presidente Lyndon Johnson nel 1967 per sottolineare, come affermò lui stesso, che gli americani non intendono vivere di soli interessi commerciali.

This is NPR is a chronicle of NPR history as told by the insiders who were there. Written by notable NPR personalities like Ari Shapiro, Noah Adams and more, this volume is a behind the scenes look at what has gone into the making of NPR over the past 40 years. Full of beautiful photographs, personal anecdotes and transcripts, This is NPR and its accompanying audio CD offers readers the first-ever glimpse into some of NPR’s favorite memories from the people who created them.
"Always put the listener first" has been NPR’s mantra since its inception in 1970. Now celebrating its 40th anniversary, NPR’s programming attracts over 27 million listeners every week. This beautifully designed volume chronicles NPR’s storied history, featuring dozens of behind-the-scenes photos, essays and original reporting by a who’s who of NPR staff and correspondents, transcripts of memorable interviews, and an audio CD of the most memorable programming throughout the decades. Beyond an entertaining and inspiring tribute to NPR’s remarkable history, this book is an intimate look at the news and stories that have shaped our world, from the people who were on the ground and on the air.

La rivista Vanity Fair (grazie a Francesca Guerrini, da Los Angeles, per la segnalazione) ha pubblicato una bella recensione firmata da James Wolcott, critico letterario, che afferma di apprezzare, sin dalle cronache del 9/11 la lucidità della voce di NPR in un etere dominato dalla talk radio e dalla religione ultraconservatrici. Una virtù, la ragionevolezza, ormai in via di estinzione anche se a volte l'attenzione del network nei confronti dell'universo mondo produce gli effetti "autoparodistici" che i nostri Ugo Tognazzi e Raimondo Vianello mettevano alla berlina nella RAI di qualche secolo fa.

09 aprile 2010

NPR e Pandora, subito su iPad


Una possibile chiave di lettura del ruolo che Apple iPad potrebbe avere nel contesto in divenire (digitale) della radiofonia viene interpretata su Radiosurvivor (un blog da tenere sott'occhio, come fa l'amico Francesco che mi ha segnalato la storia ieri) a proposito delle strategia iPad di National Public Radio, emittente americana a finanziamento pubblico. Alle perplessità sulle funzionalità radiofoniche della magica tavoletta - forse di dimensioni eccessive per essere maneggevole come Internet radio e per il momento con un sistema operativo non multitasking che renderebbe complicato ascoltare qualcosa mentre si sta facendo altro - NPR risponde con una svolta decisa verso la "visual radio":

Meanwhile NPR, whose website just won a Peabody award, says it’s totally on top of the iPad situation, given that five percent of its polled listeners say they’re considering purchasing the device. Features on the iPad app will include (NPR says):

•Re-imagined NPR experience that’s visually stunning
•Maximized touch controls and gesture-based navigation
•Ability to bookmark your favorite stations
•Navigation bar that puts you in control of your audio experience
•Magazine-style presentation that invites you to browse, think, reflect, imagine, and make your own NPR moments

Includes popular features from the iPhone app, including playlist, station finder, and sharing
It seems like just about every innovator out there is ready for the iPad. The question is whether this “magical device,” which creates a middle ground between the laptop and the mobile phone, will be embraced by consumers as passionately as it has been by developers. We’ll all know soon enough.

NPR pare dunque orientata a supportare pesantemente iPad, che secondo i primi sondaggi potrebbe finire nelle case del 5% dei suoi ascoltatori. Si tratterebbe in questo caso di estendere in chiave visual le attuali funzionalità dell'applicazione per iPhone.
Per quanto uno possa essere scettico su iPad come radio digitale (io tra costoro), non si può neanche trascurare un paio di fattori. Le stime di vendita per iPad raggiungono vette di ottimismo mai viste. iSuppli ritiene che nel 2010 verranno venduti sette milioni di tavolette. Nel 2011 saranno venti milioni. L'altra considerazione da fare è finora il connubio audio-iPod/iPhone ha funzionato benissimo e non si vede perché non dovrebbe farlo anche su un dispositivo "diverso ma uguale". Intanto, anche Pandora sta cavalcando l'onda di iPad e sembra crederci moltissimo.

07 aprile 2010

NPR: i radioamatori nell'era di Twitter

Il programma All Things Considered di National Public Radio si è occupato di radioamatori "ai tempi di Twitter", parlando di un hobby dato per spacciato ma che in realtà (complice anche la decisione di abolire l'esame di radiotelegrafia Morse come requisito per la licenza completa) è addirittura in aumento rispetto al passato. Peccato che i giornalisti di NPR si lascino sfuggire completamente l'aspetto della sperimentazione, che colloca oggi, anche se in una nicchia, la comunità dei radiomatori alla frontiera delle comunicazioni digitali.
Se andate ad ascoltare o leggere la trascrizione del programma, trovate un link interessante a un'altra trasmissione NPR dedicata alla trasmissione di messaggi testuali nel sottosuolo, su frequenze VLF. Viene citato un giovanissimo inventore che ha realizzato questo sistema pensando ad applicazioni come le comunicazioni di soccorso o i contatti tra squadre di ricercatori di diverse discipline. Alexander Kendrick ha stabilito con il suo dispositivo un record di profondità, ricevendo segnali a 300 metri sotto la superficie e meritandosi una citazione su Engadget e soprattutto un viaggio al CERN di Ginevra. Qui trovate un paper sulla sua Underground Radio II.
Ham Radio Growing In The Age Of Twitter
by MATT SEPIC

Only a few years ago, blogs listed ham radio alongside 35 mm film and VHS tape as technologies slated to disappear.
They were wrong.
Nearly 700,000 Americans have ham radio licenses — up 60 percent from 1981, a generation ago. And the number is growing.
Ham radio will never have the sex appeal of the iPhone, but it does have a certain nerd appeal, says Allen Weiner, an analyst at the technology research firm Gartner.
"If it creates its own experience, that's really what's key here," he says. "If it just emulates an experience that you can get online, it's not going to grow."
Newcomers to ham radio include Helen Schlarman, 89, who has a compact, two-way radio in her home in suburban St. Louis. She looks up a friend across town by pushing the talk button, announcing the letters and numbers of his call sign (W-0-S-J-S), and then announcing her own (W-0-A-K-I).
Steve Schmitz's voice crackles through Schlarman's radio.
"Hi Helen, how you doing, W-0-S-J-S?" he says, ending his response with his own call letters.
Many "hams," as they're known, hang postcards from global contacts on their walls, the way hunters show off deer antlers, but Schlarman's chats are mostly local. She says this hobby is perfect for an outgoing person who spends a lot of time inside.
"It's a different community," she says. "There [are] no stereotypes of age; it's just talking and sharing and enjoying."
Until recently, ham radio was declining as older operators died. Then the Federal Communications Commission phased out the Morse code test that many saw as a stumbling block to getting a license. Last year more than 30,000 new applicants signed up to become ham radio operators, according to Maria Somma, an official with the American Radio Relay League.
At a ham radio convention near St. Louis, the crowd swapping antenna parts and other equipment is mostly male, and over 50. But 15-year-old Jonathan Dunn is attending along with his father. He says Facebook and texting are fun, but making friends using a $200 radio that doesn't come with monthly fees is more rewarding.
"With ham radio you can talk to new people, all kinds of ages, races, and it's just amazing what a little radio can do. Because no matter where you're at, if you have the right stuff and the right power you can talk to anyone," he says.
Jonathan's dad, Steve Dunn, says the polite chitchat between ham radio operators is good for teenagers. "If young people have the opportunity to communicate with a wide range of people, that instills a certain amount of confidence in their ability to carry on the lost art of small talk," he says.
Even the most die-hard hams concede that amateur radio will never be a mainstream hobby. With smart phones and other devices, people are more plugged in to the Internet than before. But people are still discovering the joy of communicating with a technology that's existed for nearly a century.

21 dicembre 2009

La strategia mobile "universale" di NPR. La radio 3.0?

La National Public Radio annuncia il suo nuovo portale mobile e la cosa mi induce a proporvi questa analisi di fine anno dedicata all'evoluzione del modello radio. Guardate che è lunga, ma vorrei leggere i commenti di chi riesce ad arrivare fino in fondo. Seguo da tempo sufficiente il settore delle comunicazioni mobili per avere una prospettiva abbastanza ampia sulle varie fasi di passaggio da una "generazione" di standard alla successiva. E sono quindi in grado di valutare con una certa cognizione di causa l'innegabile successo di quello che viene genericamente definito il "Web mobile". Un successo tardivo se si vuole, ma solido e secondo me duraturo. Il ritardo è dovuto a un cumulo di fattori, primo tra tutti la cecità dimostrata dagli operatori nell'applicare alla trasmissione di dati sul telefonino tariffe completamente insensate. Ora che le tariffe sono abbordabili e gli smartphone o comunque i telefonini con browser costano molto poco, appare del tutto evidente che se in mobilità Internet interessa molto, il video non è altrettanto apprezzato. Per venderci lo standard UMTS ci avevano detto che la videochiamata avrebbe cambiato il mondo. Niente di meno vero. Poi è stata la volta della tv, con lo standard DVB-H. Altro imbarazzante flop.
L'audio della radiofonia, invece, sembra funzionare benissimo a bordo del telefonino. E lo sforzo fatto da molte singoli emittenti e organizzazioni più grandi per portare i loro contenuti audio sul cellulare, magari arricchendolo di informazioni testuali e grafiche, comincia a insegnarci parecchio anche sul funzionamento di Internet più in generale. Ho trovato molto interessante il progetto del nuovo portale mobile di National Public Radio, l'organizzazione radiofonica finanziata con il denaro pubblico in una nazione dove la radio commerciale è predominante. Andato online il 9 dicembre, Mobile NPR è stato sviluppato con l'aiuto di Conmio una società finlandese specializzata nel sviluppo di siti Web per la mobilità. Vi riporto il testo dei comunicati ufficiali di NPR (che con l'occasione ha annunciato anche l'imminente lancio della versione per telefoni Android dopo quella per iPhone) e della stessa Conmio. Ma per l'approfondimento sulle motivazioni vi rimando alla lettura del blog NPR Inside, dove si illustra molto bene il problema da affrontare per un Web costretto ad attarsi a decine di modelli di telefonino diversi e a diversi software e modalità di rappresentazione. La guerra dei browser è tornata moltiplicata per dieci, chi vuole pubblicare i suoi contenuti per raggiungere milioni di navigatori lontani dalle loro comode scrivanie in casa o in ufficio, deve trovare il giusto compromesso per riuscire ad assicurare per tutti un certo livello di servizio, dal telefonino di fascia medio-bassa allo smartphone più evoluto. Nel caso di NPR l'obiettivo della collaborazione con Conmio era proprio quello di raggiungere questo difficile equilibrio. Puntando un normale telefonino Java su m.npr.org, l'interfaccia assomiglia molto alla celebre videata dell'applicazione NPR per iPhone e anche gli stream audio saranno gli stessi.
L'applicazione per iPhone è stata prelevata solo nel primo da un milione di persone. NPR calcola che sono persone che trascorrono non meno di 15 minuti al giorno sul sito mobile. Un impiego talmente massiccio che i responsabili prevedono una diminuzione dei volumi di podcast scaricati dal Web tradizionale. Da queste considerazioni mi pare di vedere emergere un quadro complesso e secondo me trascurato. Gli utenti di smartphone molto evoluti come iPhone e Android, stanno diventando molto evoluti anch'essi: stanno trasformando il loro telefonino intelligente in un apparecchio radio diverso, che non assomiglia per niente né alla radio che conosciamo tutta né a quella che - si dice - sarebbe possibile grazie ai sistemi di radio digitale. Non so se è chiaro dove sto andando a parare: con il boom della mobilità di Internet e del suo ruolo come piattaforma radiofonica, l'intera questione del confronto tra modello broascast e unicast, viene rimessa in discussione
Ci vorrà ancora molto tempo, il "modello broadcast" continuerà a essere vantaggioso, anche in termini economici. Una unica antenna capace di distribuire lo stesso contenuto a milioni di persone avrà sempre la sua fondamentale importanza. Al tempo stesso, crescerà l'importanza di un sistema di distribuzione fondamentalmente diverso, basato su antenne di tipo unicast a larghissima banda. Il sito NPR serve secondo Conmio un bacino di 27,5 milioni di persone, di nuovi "ascoltatori" della radio. Quelli che parlano di digitalizzazione del modello broadcast su scala mondiale, farebbero bene a ricordare che la radio "vale" a livello mondiale meno di 27 miliardi di sterline, diciamo circa 30 miliardi di euro. La telefonia nel suo complesso, vale in 12 nazioni avanzate contemplate dal recente studio OFCOM sui mercati internazionali delle comunicazioni, 374 miliardi di sterline. Nonostante la crisi, sulle infrastrutture mobili si continua a investire per il passaggio dal 3G al 4G/LTE. L'obiettivo è rendere possibile connessioni da 100 megabit al secondo di picco, illuminando i bacini di utenza in modo da consentire che tali capacità siano accessibili a milioni di abbonati. La radio vissuta attraverso questa infrastruttura è un'esperienza radicalmente diversa, anche rispetto a quello che abbiamo visto finora sul Web. La radio 3.0: può essere ascoltata in real time, programmata in differita, scaricata sottoforma di podcast o di archivio, letta, partecipata. Tutto questo ha sicuramente un costo per il singolo ascoltatore, ma è un costo che la ricchezza della nuova esperienza può giustificare. E soprattutto è un modello concreto, standardizzato, industrializzato, non solo futuribile.

NPR EXPANDS MOBILE OFFERINGS; UNVEILS NEW MOBILE WEB AND ANDROID APP

NEW MOBILE WEB OFFERS HUNDREDS MORE LOCAL STATION PROGRAMS, IMPROVED NAVIGATION, AUDIO; ANDROID APP TO OFFER BACKGROUNDING FEATURE, EXTENSIVE NPR TOPICS OF THE DAY

Washington, D.C.; December 8, 2009 – Today NPR announced two major mobile launches -- a redesigned and expanded mobile NPR.org for users of web-enabled devices, and an NPR News app for Android, to be available soon. The Android app, named "NPR News," has completed the development phase and will be available to Android users later this month.
The new NPR Mobile Web offers easy access to hundreds of live and on-demand NPR and NPR station programs, and offers a greatly improved user experience for all mobile devices. The new Mobile Web is modeled on many of the attributes of the NPR News app for iPhone and iPod Touch and offers a similar look and feel. Mobile users can go to www.m.npr.org on their mobile device to access NPR.org content.
"We've seen a nearly ten-fold increase in our mobile traffic since the launch of our iPhone app earlier this year, said Kinsey Wilson, senior vice president and general manager, NPR Digital Media. "With the redesign of our mobile web site and the launch of the Android app we’re now able to bring that superior experience to a much wider audience."
Android is an open-source mobile operating system that has emerged as a strong competitor in the mobile space. Currently T-mobile, Sprint and Verizon support Android devices.
NPR was introduced to Android, an open source platform from the Open Handset AllianceTM, when GoogleTM employee, developer and avid NPR fan Michael Frederick approached NPR’s Mobile team with an offer to build an NPR app. Because Google employees are allowed to donate 20% of their time to any one project, Frederick offered to build an NPR mobile app for Android. NPR’s app for Android will be available soon for download in Android MarketTM.

Highlights of the new NPR Mobile Web:

· New Station Search Feature. The site will allow users to search for stations by zip code, call letters, or city/state. Users will also be able to "favorite" or bookmark multiple stations.

· Higher quality audio experience. Users can stream the audio links on the site from within their device's browser (rather than just "click to call"). The result is superior audio quality as well as availability in a wider range of audio formats: AAC, MP3, WMA, 3gp, and RM. Blackberry users can now play audio on the site within their browsers.

· More station audio. All the audio links available through the iPhone app will be available on the new NPR Mobile Web site: station live streams, podcasts, RSS feeds, and newscasts. A "device detect" feature will ensure that only audio links compatible with the particular device are displayed. Station logos will appear at the top of all screens that display station-specific content.

· Station newscasts. Station newscasts will continue to be available via the new NPR Mobile Web.

Highlights of the NPR News app for Android:

· Backgrounding. The NPR News app for Android allows backgrounding, so that users can click to listen to audio and then toggle between applications as the audio is playing. It also uses open source code, allowing developers to iterate and improve the app in the future.

· Listen and Read. Allows users to listen to programs and read news at the same time.

· Extensive Topics section. News section showcases NPR’s top 10-20 topics of the day ranging from Science to Books to World News.

· NPR station listening choices. Easy to find and bookmark more than 600 favorite NPR stations and hundreds of station on-demand streams. Live station streaming to launch in Spring 2010.

· Playlist. Bookmark favorite programs to play later.

Conmio, a software and services company specializing in mobile platforms, provided NPR with a device-specific layout, design and software platform. The Finland-based company also consulted with NPR on how to deploy audio to the broadest range of devices for NPR’s new Mobile Web.
***
Finnish Conmio Powers US Public Radio’s New Mobile Web

– Relaunched service delivers improved on-the-go access to USA’s largest public radio network with an audience of 28 million

December 9th, 2009 (Helsinki, Finland)—Finnish-based mobile technology company Conmio has provided the software platform, design and audio services for the new mobile platform of USA’s National Public Radio (NPR). Serving a growing audience of 27.5 million Americans each week, NPR’s redesigned and expanded site delivers a much improved user experience, including better audio, navigation and interactive tools.
Conmio is the technology partner for a number of media, telecommunication and brand sites, providing turnkey software solutions for mobile services creation and management in the U.S. and abroad.
“As consumers rely more and more on their mobile devices for accessing news, information and entertainment, it is critical that the technology delivers the best user experience also with rich media,” said Tero Hämäläinen, CEO of Conmio. “Known for its innovative, thought- provoking programming, NPR continues to set the standard for radio. We are pleased they turned to Conmio to extend that same level of technology innovation and quality to their mobile offerings.”
The Conmio-enabled technology is customized and adaptable for each online service provider’s IT- environments. The ManaGate software offers mobile service management and device detection frameworks for optimizing mobile user experience and service usability. For NPR Mobile Web, these features ensure smooth mobile audio experience for all audio compatible web enabled mobile devices.

06 novembre 2009

Programmi in riascolto: NPR app con registratore "live"



Ennesima applicazione per iPhone dedicata all'ascolto dei programmi di National Public Radio, il network radiofonico pubblico americano, celebrato sia per la qualità dei suoi contenuti, sia per l'attenzione nei confronti delle tematiche della Radio 2.0. La nuova app si chiama Public Radio App ed è stata sviluppata da Sky Blue Technologies. Si tratta di un ricevitore NPR con funzione di ricerca GPS della stazione locale più vicina, guida programmi integrata e, per la prima volta, funzione di digital voice recording attiva sullo streaming in tempo reale ricevuto al momento. Quando arriva una telefonata basta premere il pulsante, l'ascolto viene "congelato" e può essere ripreso al termine della pausa. Il "live pause" può servire anche per riascoltare quanto è appena stato detto in diretta.
Sky Blue Technologies è la stessa azienda che ha sviluppato, sempre in collaborazione con un certo numero di stazioni NPR il Radio Bookmark. Una chiavetta USB con due tasti che possono essere associati ad altrettante stazioni. Quando capita di ascoltare un programma interessante che non si ha il tempo di seguire, si preme uno dei pulsanti della chiavetta che registra un "time stamp". Alla fine della giornata si infila la chiavetta nel computer e la pagina Web personale di Radio Bookmark visualizza i palinsesti con le trasmissioni perse, consentendone il riascolto (Sky Blue ha anche realizzato un player "potenziato" che facilita la riproduzione audio dei programmi contrassegnati). Radio Bookmark viene distribuito attraverso le emittenti del circuito NPR che aderiscono all'iniziativa.

18 ottobre 2009

Internet radio con marchio NPR

E se la RAI facesse altrettanto per promuovere la futura radio digitale? Sullo shop online di National Public Radio, il network americano con finanziamenti pubblici, è in vendita la NPR Radio, una Internet Radio del brand Livio "personalizzata" per l'ascolto delle 800 affiliate NPR oltre che di 16mila Web radio di tutto il mondo. Un pulsante MyNPR permette di accedere al menu delle stazioni locali federate NPR. Una feature interessante è la possibilità di memorizzare un paio di settimane di programmi nella memoria di registrazione dell'apparecchio. Il costo è di 199 dollari e 99. Livio utilizza il database Reciva, che supporta flussi di tipo MP3, WMA e Real.
La radio da tavolo non integra il ricevitore FM, ma un broadcaster europeo che scegliesse di adottare una analoga strategia potrebbe apporre il suo marchio su un modello ibrido Wi-Fi/FM/DAB. Se RAI volesse, potrebbe anche diversificare la propria offerta con canali ricevibili solo via Internet o DAB. Se RAI volesse...
Now you can listen to Morning Edition whenever your morning starts - the programming you want, when you want it. The NPR Radio by Livio is a stand alone internet radio that connects you to over 16,000 internet radio stations. What sets this radio apart from other internet radios in the market is the exclusive NPR menu, allowing users to easily find, search and bookmark NPR stations, podcasts, and content, by topic or by program. If classical music is your vice, this radio allows you to listen to classical programming from NPR member stations around the country. Accessing your favorite NPR stations is as easy as touching a button with 'My NPR'. If planning a vacation, the radio stores two weeks of programming so it's easy to catch up upon your return. All you need is a wireless Internet connection and you can receive all of this plus your local HD streams. It will even serve as an alarm clock with sleep timer, connect to other devices such as MP3 players and can be heard through its own speaker or a stereo system of choice. It really has it all!

Key Features:
  • Exclusive NPR menu makes it easy to find more NPR Member stations and content
  • Tune to over 800 NPR stations
  • Explore over 16,000 Internet radio stations from around the globe away from your computer
  • "Favorites" makes it simple to bookmark the best!
  • Plays through its own speaker or through your home stereo system
  • Searches for Programming by genre, location or keyword
  • Auxiliary input allows you to listen to other devices too (e.g. MP3 player)
  • 100% digital sound quality
  • Alarm clock and sleep timer
  • Headphone plug
  • Automatically updates with new stations and features
  • No fees, no subscriptions

20 luglio 2009

Public Radio Player su iPhone, la radio ha ancora senso?


Secondo Rafat Ali di paidcontet.org la nuova iPhone app rilasciata da Public Radio Exchange per l'ascolto online delle emittenti del circuito americano National Public Radio, fa un ulteriore passo avanti sulla strada dell'obsolescenza della radio. O meglio, sull'uso della radio per l'accesso ai contenuti di qualità delle emittenti no profit targate NPR. Il Public Radio Exchange è di per sé una istituzione interessante perché è stato creato come una specie di borsino per lo scambio delle produzioni curate dalle varie emittenti. Uno dei suoi progetti è un software per la "sintonia" dei flussi Web delle affiliate, il Public Radio Tuner, oggi ribattezzato Public Radio Player, di cui ieri è uscita la seconda versione sull'iTunes Store (il programma è gratuito). Se la versione 1.0 non aveva suscitato giudizi particolarmente encomiastici, la nuova release è assai più promettente e come spiega Ali contiene una killer application nella application: oltre a poter ascoltare tutte le radio pubbliche il programmino per iPhone visualizza la guida in tempo reale alla programmazione. Ogni flusso viene identificato dal call dell'emittente, ma anche dal titolo del programma in quel momento "on air". L'autore della recensione si chiede che senso abbia continuare a usare la radio in una situazione del genere (fatte salve ovviamente le circostanze in cui iPhone non riceve o supera le soglie di tempo o volume previste dalle varie formule di abbonamento). In realtà il ragionamento di Ali va ben oltre, mettendo in questione un intero sistema di finanziamento che privilegia le emittenti locali e la loro creatività: con il Public Radio Player si possono ascoltare tutte le stazioni indipendentemente dalla loro dislocazione geografica, come del resto si può fare da quando gli stream sono sbarcati su Internet.
Sono valutazioni al tempo stesso troppo pessimiste e troppo ottimiste. Le radio NPR hanno un bacino di utenza molto vasto che certo non migrerà completamente su iPhone o sul Web, ma le percentuali dell'ascolto online sono sicuramente in crescita. E soprattutto iPhone comincia davvero a rappresentare - come vado ripetendo da un po' - una temibile alternativa alla radio digitale che cerca da anni di imporsi all'attenzione del pubblico senza riuscirci. Forse è merito dell'ufficio stampa Apple ma da quando è uscito, il super telefonino voluto da Steve Jobs ha creato molta più consapevolezza sul fenomeno della "nuova" radio di 5 o 6 anni di HD Radio e 15 anni di DAB...
L'applicazione si può prelevare dallo store di iTunes e ha anche una nuova pagina su Facebook. Il sito di NPR, conclude a margine Rafat Ali, sta per inaugurare un radicale restyling e i giornalisti del circuito stanno concludendo un percorso di formazione al digitale effettuato con la Knight Foundation.
Public Radio Dangerously Close To Making Public Radio Obsolete
Mon Jul 20, 2009
By Rafat Ali - paidContent

The Public Radio Exchange has just released the 2.0 version of its iPhone app, which aggregates almost all the public radio stations in the U.S. This tuner is a collaboration by some of the biggies in the public-radio space: NPR, Public Interactive, American Public Media, and Public Radio International (PRI). The 1.0 version of app has already gotten some rave reviews, but the 2.0 version, released this weekend, goes a lot further: besides streams, it has started showing what’s on right now on those stations, a seemingly small but game-changing move.
And, as it previously promised, it has added podcasts/downloads of the major shows as well, another important addition that will only increase the usage of the app. It has also added various search and directory listing options, on top of what the previous version had. The new version also allows for streams to be played on the slower Edge network, if Wi-Fi or 3G are not available. The new version is a bit buggy: it wiped out my favorite stations after upgrading (not a big issue for me since I didn’t have many), and is freezing up frequently, and I am hope the latter issue will be solved soon. The app is closing in on 2 million downloads, and likely will continue to be among the top apps for the iPhone.
So here’s why I think this is one major step to making public radio listening on radio obsolete:
I don’t own a radio (except in the car), and have been using the iPhone to listen to KPCC—the local station here in LA—ever since I bought it a month ago (there’s the whole other issue of sucky iPhone battery life, but that’s for another post). Now with the addition of what’s playing on my favorite stations right now, I have a lot more choices in one screen that I had previously: so instead of enduring “A Prairie Home Companion” on the weekend (not my cup of tea), I could try “On The Media” on at the same time on WBEZ Chicago public radio. And if I happen to join a show after its start, chances are I can get the latest edition of the show on demand (helpfully linked from the live version). In the car, where a lot of public radio consumption happens (especially in SoCal) with one of the options to connect the iPhone to the radio speakers, it makes the local public radio station redundant, to a large extent. Of course you can argue this is only true for the 20 million or so iPhone users, but you can see this playing out on other smartphones like Android and others, when the same app launches of their platforms.
All of this adds to the issues surrounding local public radio funding in the digital age: if a large number of iPhone app users are not necessarily listening in to the local station, then loyalties start to shift, or even fade away, which in turn affects donations to the local stations. This isn’t necessarily a new concern, and has been around since stations started streaming their feeds online, but with the new iPhone app, it becomes a lot more urgent. I am all for it, but the organizations behind it better be thinking of various ways to monetize, including perhaps charging a small amount for the app. NPR CEO Vivian Schiller tackled some of these issues in an interview with Staci last month.
In related news, NPR is close to relaunching its website in the next week. And NPR’s journalists are almost done with their digital training, done in conjunction with Knight Foundation.



17 febbraio 2009

La nuova CEO di NPR: "non siamo di parte"

La trasmissione della CBS MarketWatch ha intervistato la nuova responsabile di National Public Radio, l'ente radiofonico americano finanziato con denaro pubblico da una legge del 1967, il Public Broadcasting Act. Vivian Schiller, che ha iniziato la carriera come traduttrice simultanea dal russo, viene da una esperienza forse ancora più prestigiosa come la direzione del sito Web del New York Times (quello che dovrebbe prendere il posto del giornale quando la carta, secondo le previsioni dello stesso editore del Times, scomparirà). L'intervista capita a fagiolo in un momento di forte dibattito, negli USA, sull'opportunità di rirpistinare la legge sulla par condicio che era stata abolita da Reagan e che prevedeva una serie di regole di equilibrio di tempi e spazio ai contraddittori all'interno dei dibattiti politici. La legge, sostengono alcuni parlamentari, servirebbe a ridimensionare il vistoso fenomeno delle talk radio di destra, che in mancanza di un analogo numero di commentatori liberal, rischiano di essere troppo condizionanti. La battaglia contro la par condicio viene ovviamente cavalcata dai commentatori conservatori, che sulla questione stanno menando i loro colpi di maglio sulle teste di Obama e del nuovo capo in pectore della FCC, Julius Genachowski. L'American Center for Law & Justice, un gruppo apertamente teocon, ha per esempio già minacciato un'aspra campagna costituzionale da muovere contro l'eventuale ritorno della Fairness Doctrine.
Schiller entra indirettamente nella questione rispondendo alla domanda del giornalista della CBS sulle accuse che alcuni rivolgono a NPR per il suo liberismo troppo marcato. "Non siamo liberal, siamo una organizzazione che fa giornalismo, una delle più importanti del Paese", risponde lei. La rivista Fast Company classifica NPR anche tra le aziende più innovative, per la sua sperimentazione crossmediale sul Web. Comincio a pensare che Schiller abbia messo il dito sulla piaga. Nel dibattito politico e nelle sue cronache non è più tanto un problema di schieramenti ideologici, ma di quoziente intellettivo. Oggi non si è più "di destra" o "di sinistra". La linea di demarcazione sembra piuttosto separare gli esseri pensanti - quelli che sanno fare buon giornalismo, qualunque sia, nei limiti del consentito, la dottrina politica, sociale o economica che li ispira personalmente - dai perfetti cretini passacarte, che finiscono per fare solo da grancassa a qualcuno (e per evidenti ragioni sarà una grancassa che suona più forte per la fazione in quel momento al potere). Non credo che la Fairness Doctrine tornerà a essere legge negli Stati Uniti. Se si guarda alle stazioni del format talk radio, il numero di ore occupate da trasmissioni ultraconservatrici è indubbiamente di gran lunga superiore al tempo riservato a talk show pro-Obama. Che guarda caso è riuscito a vincere le elezioni. Forse perché aveva qualcosa da dire. E anche perché il buon giornalismo, alla lunga, ha un peso specifico maggiore, e negli Stati Uniti il sistema dei controlli incrociati e della vigilanza sui possibili conflitti di interesse impedisce che qualcuno possa mettere troppe dita distorcenti sull'altro piatto della bilancia, come avviene ahimé dalle nostre parti (dove la par condicio è in vigore).

God Save National Public Radio
NEW YORK, Feb. 17, 2009(MarketWatch)
This analysis was written by MarketWatch media columnist Jon Friedman


When Vivian Schiller talks about National Public Radio, the network's new president and chief executive displays the fervor of a convert. You might say she is, having joined NPR last month after serving as the general manager of the New York Times' Website.
As I listened to Schiller evangelize the virtues of NPR, I half expected her to close her eyes respectfully, place a hand over her heart and declare: "God save National Public Radio!" It might not be a bad idea for a media chief to look for some sort of divine inspiration or even heavenly intervention. Amid the crippling recession, media companies are laying off employees in droves and cutting back on the news they publish and broadcast.
Schiller recognizes the tenor of the times but she can still talk the NPR talk like some sort of carnival barker. Then again, given NPR's strengths, Schiller is justifiably proud of her new home. I asked Schiller why she ultimately was tempted to abandon her perch at the Gray Lady's Web business -- a position that combined the prestige and stature of the Times with the pride that comes from running the fastest-growing business sector at the corporation.
She didn't flinch -- heck, she barely paused to take a breath once she got on a roll. "You can count on one hand the number of really important news organizations in this country," she said, perhaps not recognizing that the newspapers, magazines and broadcasters who didn't make Schiller's private cut might be a tad offended. "NPR one of those organizations," she told me, in staccato fashion. "It has an incredibly powerful audience -- more (so) than any other media organization." Schiller, as it turned out, was just getting warmed up. When she discussed NPR's ability to pull off the rare feat of offering local, national and international news coverage under one roof, she proclaimed: "We're the only ones who can." I qualified that by asking if she intended to imply that NPR was the only organization in its medium that can accomplish this feat. "In of media," she said, adding dismissively, "Forget about radio. The television O & O's [owned and operated stations] can't do it. The AP [Associated Press] is perfectly fine but it's a wire service."

On the innovative list

Why shouldn't Schiller brag about her new employer, anyway? NPR, indeed, has the juice in the media world. The magazine Fast Company ranks it 28th in its survey of "The World's 50 Most Innovative Companies," placing third in the entertainment category. NPR produces and transmits news and cultural programs with a particularly strong reputation in advancing the nation's political discussions in such popular and well-regarded shows as "Morning Edition" and "All Things Considered." These two shows have been among the most popular radio shows for the past decade. NPR, in its own right, ranks at or near the top of the most-trusted news sources in the nation. What exactly is NPR, then? It's a nonprofit membership outlet that, contrary to popular belief, gets virtually all its funding from private sources. It serves as a national syndicator to more than 850 public radio stations nationwide.
According to NPR spokeswoman Danielle Deabler, 43% of NPR's operating revenue comes from membership dues and programming fees paid by member stations; 29% from corporate sponsors; 15% from grants from foundations and supporters' gifts; 8% from NPR's investments and 5% from non-programming sources. Out of that entire revenue pie, roughly 2% comes from government grants, Deabler says.
NPR was created in 1970 after Congress passed the Public Broadcasting Act of 1967. The act established the Corporation for Public Broadcasting, and paved the way for the creation of the Public Broadcasting Service. "We have over 25 million people tuning in every week -- that's extraordinary," she said. "The quality is there. The audience is there. The national/lcal mix is there. (But) I don't feel that NPR has exploited -- no, what's the right word -- manifested its brand."

Melding capabilities

Schiller said her top priority now is to meld NPR's capabilities with the loose network of big, small and college radio stations under its huge umbrella -- and become a bigger presence in the Web universe. "We want to extend that (influence) to digital platforms," she said. "The Web. Mobile. So you get that full range." You can't underestimate the attachment that public radio's audience has to the institution. To say the listeners cherish NPR is an understatement.
Still, NPR's reputation for being self-serious can be glaring and maybe even a little grating to some. In the hilarious best-seller, "Stuff White People Like," author Christian Lander pokes fun brilliantly at public radio's image.
Lander wrote: "Public radio provides white people with news and entertainment that has the proper perspective (their own)." But Schiller pooh-poohed the notion that NPR is overtly liberal in the way it presents the news everyday. "Listen to our news coverage," she challenged me, with a smile. "You tell me if it's liberal. No, it's not liberal -- it's a news organization."

01 ottobre 2008

Un social network "rispettoso" per National Public Radio

Mentre i forum di discussione della RAI versano ancora in uno stato di profonda confusione e semiabbandono, ieri un altro ente si può dire "pubblico", la NPR americana, ha lanciato il suo social network. Uno spazio dove"commentare le notizie e i programmi e parlare tra gli ascoltatori" diventa più facile.
Niente di nuovo, precisa giustamente Wired dando la notizia, che arriva una settimana dopo la creazione della Web community del New York Times, ma è indicativo. Niente di nuovo e anche un po' in ritardo (e lo dicono a noi...), ammettono i responsabili del progetto. Ma era una cosa "rispettosa" da fare (capite bene, neh? "rispettosa"). Le strategie online di NPR sono oggetto di un ampio articolo della American Journalism Review, da leggere anche se troppo lungo per essere riportato qui.

NPR Launches Online Community

There is something new on NPR.org today.
Starting now, it will be easier for you to talk to us, for us to talk to you and for you all to talk to each other. We are making it possible for anyone who registers with us to comment on a story and to create a profile page where many interesting things can happen. We are providing a forum for infinite conversations on NPR.org. Our hopes are high. We hope the conversations will be smart and generous of spirit. We hope the adventure is exciting, fun, helpful and informative. This is important for the NPR community.
That last phrase -- "important for the NPR community" -- is not phony baloney corporate rhetoric, I promise.
The NPR community is a real thing; it is made up of the people who work here, the people who work at member stations, the people who listen to NPR on the radio, the people who use NPR.org and the people who support NPR. And many in that community think of ourselves as "NPR people." Few other American news organizations inspire such allegiance, have a real community and have "people." NPR does and it is vitally important to our health and growth to be able to talk to each other more and more openly.
NPR is late to this game, to be blunt. Many big news operations have had open comments and other "social media" functions for quite awhile. Some of you are grizzled veterans of Facebook, MySpace, YouTube and online news commenting; for some this will be new. NPR has been cautious because we want to do it right; we want the comments and the conversations to be useful, friendly and civil; we want NPR employees to participate and talk about their work. We needed the right tools and the right philosophy to come together. Now it has.
NPR is a non-profit. We are not launching the project to get more "hits" that will make more money. We are doing it because it is the respectful thing to do for the NPR community. We expect to get story ideas, tips, insights into the world we cover, tough criticism and even the occasional compliment. We want to share more of the news we gather and the stories we tell with you. And we want to do all this in the NPR style -- with both dignity and self-deprecating lightness.

***

NPR’s Digital Evolution: Social Networking, Open API, and Training the Dinosaurs

By Chris Snyder EmailSeptember 30, 2008

National Public Radio launched its social network yesterday, finally adding the community aspect to a community-driven news organization.
This is hardly innovative (nor was it a week ago when The New York Times launched one), but NPR acknowledges this in the announcement on its blog.
“NPR is late to this game, to be blunt,” says editorial director for digital media Dick Meyer. He also says they are not launching the service to increase traffic to the site.
So why invest the time and money?
Meyer says it's simply the "respectful thing to do."
But this is also the just latest step in a major initiative to converge online, and attract a younger, wider audience -- i.e., a future source of fund raising as much of its core audience ages.
Downloads of iTunes podcasts have done fairly well, and now the radio station is looking to be a hub for sides of a story, including video, images and text.
NPR also has a mobile site, released a library of open APIs this summer, and is funding a program to train editorial employees on digital storytelling while providing substitutes to fill in and cover their usual duties.
The John S. and James L. Knight Foundation coughed up $1.5M for the program, and NPR added an additional $1M, showing that they are very serious about the task.
The one worry, they say, is that by focusing too much on their parent site, they will take away from support for the local stations.
"In a way NPR is showing good leadership by moving to these other platforms, and in a way they've created a bypass that frightens a lot of member stations," says Richard Towne, general manager of KUNM Public Radio in Albuquerque, in the American Journalism Review.
But while traffic has gone up in the past year (a 78 percent increase in August from last year according to comScore), it’s difficult to imagine too many core NPR listeners turning completely to the web instead of the radio.
You can’t read an article or watch a video while you’re driving to work


29 luglio 2008

NPR analizza le interferenze della radio digitale IBOC

Anche la NPR National Public Radio americana si mette a fare ricerca software e sforna alcune interessanti applicazioni per iPhone e un sito musicale orientato alla music discovery. Trovate tutti i link nel seguente post del blog Inside NPR
Inside NPR.org

A sneak peek at new products and services being developed by the NPR Digital Media team

July 24, 2008
More Cowbell: Brainstorming an NPR Music iPhone App

Have you seen the new iPhone application "More Cowbell?" Simply download the free app to add glorious clanking cowbell sounds to any song playing on your iPhone. Simple, clean, and oh-so entertaining.
My cowbell affections aside, the creativity and usefulness of iPhone music applications is astonishing. The Pandora application, for example, offers instant music exploration and purchasing with just a few taps on your screen.
NPR Music offers an abundance of content to encourage music discovery--exclusive live concerts, intimate studio sessions and interviews with artists and popular programs such as All Songs Considered and Song of the Day. Working within the rights and permissions that artists and labels have generously allowed us to feature their music, we are planning to create iPhone applications that not only highlight our content, but also help users wade through the material to discover music that matters to them. It is also our goal to create something that capitalizes on the unique features of the iPhone.
Is it a program that reminds you to tune in to our live concerts as the artist takes the stage? Or a recommendation system to guide you through our thousands of artist pages? Do you want the Song of the Day delivered automatically, or the ability to find local public radio music programming wherever you are?
One of our resident music experts, All Songs Considered producer Robin Hilton, posted his Top 5 iPhone Music Applications on the All Songs Considered Blog. See if you agree with him and tell us how an NPR Music iPhone app could be added to the list.
Ma il pezzo forte di queste attività di ricerca è lo studio molto approfondito dei tracciati di interferenza della stazioni HD Radio, che per la prima volta prende in considerazione le reciproche interferenze tra stazioni nell'ipotesi di passaggio globale alla trasmissione ibrida analogico-digitale. Nello stesso studio NPR analizza gli effetti della proposta di incrementare dell'1% la potenza del segnale digitale nella forma d'onda di IBOC. Fino a oggi la potenza non consente di erogare in modo efficace un segnale digitale perfettamente utilizzabile alla periferia dei contorni di copertura.
Non ho letto le conclusioni perché qui in trasferta col portatile non sono collegato a Internet in permanenza e ho scaricato solo ora l'Executive Summary. Vi saprò dire, ma bisogna sottolineare che NPR è molto convinta del potenziale di HD Radio.
In July, 2008, NPR Labs completed a monumental 18-month study projecting the consequences of interference between HD Radio and station analog broadcast signals, as well as HD Radio’s overall success in meeting coverage expectations and needs.
The CPB-funded study, “Digital Radio Coverage and Interference Analysis” (or “DR. CIA” for James Bond fans), produced the first field-validated HD Radio FM coverage prediction model, which allowed us to create – for the first time – maps showing what each station’s interference-limited coverage area would be if it were broadcasting in both analog and digital. The study also reached important conclusions about the effects of raising HD Radio’s current 1% power level to the 10% power level, a proposal that several commercial broadcast groups, the NAB and others have recommended to the FCC.
Download the executive summary
Download the full report