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02 maggio 2014

Il governo liberal-nazionale australiano minaccia la chiusura di Australia Network, la tv satellitare internazionale pubblica. A rischio anche Radio Australia?


[Articolo modificato in seguito a ulteriori approfondimenti] "Media convergence, especially the availability and access of text, audio and video media via the internet, is increasingly eliminating the traditional arguments for public broadcasting", cita il Sydney Morning Herald. Ovvero: la convergenza su Internet (dove notoriamente è tutto gratis perché i giornalisti vengono pagati una miseria) di testi, audio e video rende del tutto superflua l'anticaglia del servizio radiotelevisivo pubblico. Quante volte abbiamo sentito questo argomento dai governi conservatori di tutto il mondo (e anche da molti governi progressisti)? L'ultimo a tirarlo fuori è il governo di coalizione liberal-nazionale di Tony Abbott, che regge le attuali sorti dell'Australia. Nel mirino dei prossimi tagli al budget federale c'è ovviamente Radio Australia, voce dell'ente pubblico ABC nella vasta area Asia-Pacifico. Nel mirino della spending review c'è in particolare Australia Network, canale televisivo satellitare rivolto ale 46 nazioni AsiaPac. Un bacino vasto, ma non abbastanza da giustificare - secondo i cinque volumi del report della Commission of Audit voluta da Abbott, da cui è stato ripreso il virgolettato di apertura di questo post - i 223 milioni di dollari australiani che ABC spende - anche se nell'arco di 10 anni - per le trasmissioni in onde corte in diverse lingue e il sito Web gestire le trasmissioni satellitari Anche il ministro degli esteri Julie Bishop considera inutile l'azione di public diplomacy svolta dall'autorevole emittente, che tra l'altro starebbe per accordarsi con il Shanghai Media Group per essere ritrasmessa in Cina. Certo, certo, ovviamente la diplomazia deve avvalersi di altre armi. Prima di tutto quelle vere, poi le sanzioni commerciali, poi magari gli accordi sottobanco. Tutto purché non preveda costi che vadano a rimpinguare le casse dei fornitori militari e dei lobbysti. 

Radio Australia è uno degli organismi della ABC, ma anche lei potrebbe avere il destino segnato, come tutte le altre emittenti internazionali che hanno dovuto chiudere i battenti, Internet o non Internet (perché una volta che lasci le onde corte ti rendi conto che su Internet sei solo uno dei tanti e non ha più senso tenere in piedi una redazione).  Insieme al servizio multilingue domestico di SBS, Special Broadcasting Service, ABC dovrebbe essere sottoposta a una accurata analisi tesa a mettere in evidenza i soliti "margini di efficientamento". La fondazione pubblica SBS, fondata nel 1978 per trasmettere contenuti originali di qualità a tutti gli australiani, inclusi quelli che non parlano solo inglese ma anche altre lingue, magari native (italiano incluso), a differenza di ABC, percepisce anche introiti pubblicitari commerciali. SBS riceve attualmente 270 milioni di dollari australiani all'anno, mentre ABC costa circa quattro volte tanto (1,1 miliardi). Secondo il report le due emittenti "trasmettono sette canali distinti in due bande di 7 megahertz di spettro" (non ho la minima idea di che cosa intendono affermare gli autori, letta così mi sembra che non sappiano di che cosa parlano). Non si parla di tagli esplici, ma...

The traditional arguments for government funding of public broadcasting include the need for a form of media and content accessible by all the public, regardless of cost of provision; independence from commercial and corporate influence; and, diversity in the delivery of content for which there is no incentive for commercial broadcasters to produce or distribute.
The Commission acknowledges that there is no ‘right’ level of funding that should be provided to the ABC and the SBS, or ‘right’ level of services that should be provided by the public broadcasters.
However, it considers that both organisations have the ability to improve their efficiency and better target expenditure than may currently be the case. The case for reconsidering the level of support for the public broadcasters is underpinned by advances in technology, societal changes and an expectation of achieving efficiencies and value for money.

[...]

At present, the Government does not have a mechanism to harvest the benefits of efficiencies from the public broadcasters. Any efficiencies that are found, including through technological advances or market changes, are currently reinvested by the ABC and the SBS in their own operations. Unlike commercial broadcasters, no dividend is returned to public broadcasters’ shareholders – the government and people of Australia.
Given the significant difference in the amount of funding provided to the public broadcasters, the Commission proposes that the ABC and SBS be benchmarked against each other and the commercial broadcasters. This exercise should provide a sense of the efficiency of operations and the potential savings that could be achieved without compromising the capacity of the public broadcasters to deliver services including to remote and regional Australia. Future funding decisions should be informed by the benchmarking outcome.

La radio, nel complesso, rappresenta attualmente un quinto della spesa di ABC (e circa il 28% dei fondi pubblici allocati). A me sembra concreto il rischio che le considerazioni fatte a proposito dello scarso valore attribuito alla tv satellitare di Australia Network nella revisione dei "costi della diplomazia" vengano presto estese alle trasmissioni radiofoniche di Radio Australia, anche se al momento valutazioni specifiche non ce ne sono. Staremo a vedere, ma la storia degli ultimi dieci o quindici anni non incoraggia all'ottimismo.



11 novembre 2012

Cadono gli ultimi bastioni, Voice of Russia taglia sulle onde corte e medie in russo


Arrivano segnali consistenti sulla possibilità che anche Voce della Russia, attualmente uno dei pochi broadcaster internazionali ad aver mantenuto una solida presenza sulle frequenze delle onde corte, sia costretta a un ridimensionamento delle sue attività. Il primo sintomo è molto vicino a noi e riguarda l'annuncio della cessazione delle trasmissioni attraverso l'impianto in onde medie (558 kHz) di Monteceneri, in Canton Ticino. Dismesso dalla Rete Uno della Radio Svizzera, due anni fa il trasmettitore era stato affittato come ripetitore di alcuni programmi in russo e in altre lingue europee, tra cui l'italiano. Con l'entrata in vigore della fascia invernale della programmazione delle emittenti internazionali risulta che i 558 di Monteceneri verranno utilizzati solo fino al 31 dicembre 2012. 

Contemporaneamente, il programma Radiopanorama, curato da Vadim Alekseyev su World Radio Network, rivela che a partire dal 2013 Voice of Russia ridurrà dell'80% le trasmissioni in onde corte in lingua russa, e questo nonostante la stessa emittente, in un convegno di stazioni radio russofone che si è tenuto a Yalta in questi giorni, sottolinei come la richiesta di contenuti in lingua russa sia aumentata. Nel convegno viene per esempio citato il caso del network Radio Rusa, spuntato dal nulla questa estate nello spettro FM di diverse città spagnole sulla costa mediterranea.  (Network che tra parentesi secondo i media catalani starebbe operando senza alcuna licenza.)
E' probabile che la prevista riduzione dell'output sulle onde corte sia legata alla vicenda dei tagli che il ministro delle finanze russo, Anton Siluanov, ha chiesto di effettuare sui preventivi di spesa dei principali media pubblici oggi finanziati dai contribuenti locali. Putin in persona, afferma la stampa locale sulla base di un documento pervenuto al quotidiano Novaja Gazeta, con un imperioso tratto di penna (la scansione del famoso documento si trova a questo indirizzo) ha imposto al ministro di autorizzare i fondi richiesti per il 2013 dalla stazione televisiva RTR, dal canale internazionale RT Russia Today e dalla Rossiyskaya Gazeta. Ma per i soldi richiesti da "Golos Rossii", nome russo di VoR, non c'è niente da fare. Rispetto ai 4,7 miliardi di rubli richiesti l'emittente subirà una riduzione dell'11% fino a 4,2 miliardi o poco più. E' possibile che questa lieve contrazione sia sfociata nella decisione di mettere freno alle onde corte e al relay in onde medie dalla Svizzera (altre riduzioni sono previste per i programmi in russo e tedesco che VoR ridiffonde in Germania su frequenze in onde medie come 693, 630, 1323 e 1431 kHz da diverse città tedesche: i rumors dicono che resteranno attivi solo i 693). In Russia è previsto per il 2015 lo switch off della televisione analogica terrestre e forse, insieme alla crisi economica, anche questo è un fattore che induce ad abbandonare modalità trasmissive giudicate obsolete persino da quelle parti. 

17 luglio 2012

Enti inutili: il decreto cancella la nostra memoria discografica

Il Decreto legge 95 (la famigerata "spending review" - a questo link il decreto legge), fra i molti tagli e razionalizzazioni, prevede anche la soppressione dell'Istituto centrale per i Beni Sonori e Audiovisivi - l'ex Discoteca di Stato. Il provvedimento sta scatenando l'indignazione del mondo della cultura; L'Associazione Italiana Biblioteche ha espresso «contrarietà e preoccupazione» in merito. «L'istituto - si legge nel comunicato - sin dal 1928 raccoglie e conserva la documentazione sonora e audiovisiva nazionale che costituisce la memoria storica orale del nostro Paese (mezzo milione di supporti)». L'AIB ha chiesto al ministro Ornaghi un incontro per presentare un progetto per una Biblioteca Nazionale d'Italia che comprenda le due biblioteche nazionali di Roma e Firenze, l'Istituto Centrale per il Catalogo Unico, l'Istituto Centrale per i Beni Sonori e Audiovisivi e l'Istituto centrale per il restauro e la conservazione del patrimonio archivistico e librario. Sotto, il testo dell'appello diffuso in rete, tratto dal sito de "L'Unità". Per sottoscriverlo, basta inviare una mail all'indirizzo nonchiudiamoicbsa @ yahoo . it con nell'oggetto "Sottoscrizione appello" e nel testo nome e cognome o nome dell'istituzione, ente o associazione che si rappresenta.
Per farvi un'idea della ricchezza dei fondi custoditi dall'Icbsa potete fare riferimento al sito dell'Archivio del Novecento (che profeticamente pubblica in prima pagina la canzone dei Doors "The End"). Istituzioni come questa (ex "Discoteca di Stato") ce ne sono in tutte le nazioni civili. Le fonoteche, gli archivi multimediali, preservano una parte importante della nostra memoria, la ritrasmettono, le tramandano, sono un investimento per il nostro futuro. Chiuderli è come chiudere noi stessi in una insulsa gabbia di presente, questo grigio presente. È vero che di questo passo non ci libereremmo mai di alcun ente inutile, ma qualche distinzione, qualche priorità dovremo pure darcela. Che cosa stiamo difendendo, il nostro benessere inteso in senso ampio e nobile, o la nostra capacità di acquisto? Di acquistare che cosa in questo deserto dello spirito? Mai, dico mai una volta che si risparmi sulle cartucce e i bombardieri dei nostri soldati. E che cosa stanno difendendo loro? La nostra libertà di morire di tristezza e oblio?



Il testo dell'appello

L'Istituto centrale per i beni sonori e audiovisivi (ICBSA) è stato soppresso con il decreto legge 95 del 6 luglio 2012

L'Istituto Centrale per i Beni Sonori ed Audiovisivi (ICBSA), già storica Discoteca di Stato- Museo dell'Audiovisivo, non c'è più

CI CHIEDIAMO

Perché nel testo di un dispositivo legislativo finalizzato a reali risparmi a livello nazionale viene espressamente nominato un Istituto storico, unico nel nostro paese, che non ha auto blu, non effettua alcuno spreco di denaro pubblico, con un budget ridotto a livelli di sussistenza?

Perché contemporaneamente si ritiene di istituire un nuovo organismo di Istituto Centrale Sperimentale di cinematografia i cui costi prevedibili saranno incomparabilmente maggiori per le pubbliche finanze e che nulla hanno a che vedere con la tutela e la valorizzazione della nostra memoria sonora ed audiovisiva?

Perché il Ministero per i Beni e le Attività Culturali negli ultimi 10 anni ha promesso uno sviluppo dell'ICBSA (già Discoteca di Stato-Museo dell'Audiovisivo) spendendo milioni di euro per la nuova sede dell'Istituto a Palazzo della Civiltà Italiana all'EUR e ne cancella oggi le attività in modo immotivato ?

Perché non si considerano le funzioni, le competenze e le iniziative svolte dall'Istituto Centrale, tutte verificabili e riconosciute, ed alcune delle quali essenziali come il Deposito Legale dei beni sonori ed audiovisivi (L. 106 del 2004)?

Perché si annullano decine di collaborazioni con università, enti ed istituzioni culturali, anche a livello internazionale, a cui l'ICBSA ha sempre dato una disponibilità istituzionale, culturale e civile non comuni ?

Perché dimenticare uno straordinario patrimonio di quasi 500.000 supporti che mai come oggi riveste una specificità e un interesse, peraltro segnalato, a suo tempo, anche dall'Unesco nel progetto Memoria del mondo"?

Chi e come assolverà ai compiti di tutela e valorizzazione del patrimonio sonoro ed audiovisivo vista la soppressione dell'Istituto e la legittima vocazione cinematografica del nuovo Istituto Centrale?

Sono alcune domande per le quali si attende una risposta.

La convinzione è che la soppressione dell'ICBSA sia un nuovo, grave colpo alla conservazione della memoria ed alla diffusione della cultura nel nostro Paese.

Sottoscrivere questo documento sarà un aiuto per richiedere la revisione del decreto di soppressione

PER SOTTOSCRIVERE L'APPELLO INVIATE UNA E-MAIL ALL'INDIRIZZO:
nonchiudiamoicbsa(at)yahoo(dot)it
CON SUBJECT "SOTTOSCRIZIONE APPELLO" E NEL TESTO NOME E COGNOME O NOME DELL'ISTITUZIONE, ENTE, ASSOCIAZIONE CHE SI RAPPRESENTA

24 ottobre 2011

Rai estero e minoranze: 50% di tagli sui fondi pubblici

Dobbiamo operare sotto la ferula. Non lo dico io, lo dice il sottosegretario Paolo Buonaiuti annunciando i prossimi tagli - pari al 50% (su un totale che ammonta attualmente a 45 milioni) - sui fondi di finanza pubblica devoluti alla RAI a
supporto di due importanti "convenzioni": quella per le trasmissioni destinate alle minoranze linguistiche e quella (già penalizzata in passato con la soppressione delle trasmissioni in onde corte) per i programmi diffusi all'estero da Rai International.
La ferula? Confesso: da bravo (o cattivo, giudicate voi) non-cattolico non sapevo si trattasse del caratteristico bastone pastorale vescovile. Il dizionario mi ha rivelato però che la ferula, una pianta da cui i romani ricavavano bastoncini molto dolorosi se manovrati come scudisci, è anche l'attrezzo utilizzato per le punizioni corporali nelle scuole di un tempo che fu. E' ironico che proprio per dare la notizia di un inevitabile ridimensionamento dell'offerta radiofonica rivolta alle minoranze di una Italia che tutela le proprie comunità linguistiche nella Costituzione, Buonaiuti abbia scelto un termine da cercare sul dizionario. "Siamo sotto la ferula di una crisi globale" e quindi, cari amici di Aosta, Trieste, Bolzano, la radio nel 2012 parlerà un po' meno in patois, sloveno e tedesco. Lo stesso vale per gli italiani all'estero, per informare e intrattenere i quali RAI International utilizza circa 22 di quei 45 milioni. Estrapolando dalle anticipazioni di Buonaiuti, adesso dovranno accontentarsi di 11.
“Non ho grandi buone notizie. Dobbiamo operare sotto la ferula di una crisi globale che vede ridotti tutti i contributi. Sono stati tagliati trasversalmente i fondi al Ministero; la Presidenza del Consiglio, depositaria del fondo per l’editoria, non potrà avere una sorte diversa, benché al momento io non possa dare informazioni precise sulle cifre”. Lo ha affermato il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega per l’editoria, Paolo Bonaiuti, in occasione dell’audizione della Commissione Cultura, Scienza e Istruzione della Camera.
"Sto preparando – ha proseguito Bonaiuti - una lettera da inviare al Direttore Generale della Rai in cui dico che come minimo prevedo un taglio del 50% alle convenzioni stipulate con la Rai per le minoranze linguiste e Rai Internazionale - ha proseguito Bonaiuti - Il valore di queste convenzioni è di 45 milioni di euro, di cui 21-22 dovrebbero andare a Rai Internazionale a cui, come i cultori della materia sicuramente ricorderanno, già l’anno scorso ebbi a ridurre i fondi per far arrivare i contributi alla carta stampata".
Sul fronte delle riforme, Bonaiuti ha aggiornato la Commissione sui tavoli di lavoro tematici insediati per rinnovare il settore: "martedì si sono riuniti i tavoli tecnici su diritto d’autore, onlus e tariffe postali. Mercoledì si riunisce quello per le questioni forme di sostegno, cioè i contribuiti diretti, e nel pomeriggio quello per gli accordi quadro (pubblicità istituzionale). Venerdì, infine, si riunirà il tavolo informatizzazione e parità di trattamento (digitalizzazione della distribuzione). Stiamo preparando gli articolati per agire con efficienza".
Obiettivo della riforma “è "andare a cercare sprechi e tagliarli tutti assieme, tenendo presente due principi fondamentali: l’occupazione dei giornalisti e dei poligrafici e le vendite effettive" ha concluso Bonaiuti. (20/10/2011 – ITL/ITTNET)
(Così scrive il portale Italian Network).
Solo dopo che Chris Diemoz (impegnato tra l'altro nella conduzione del programma "Caleidoscopio" per conto della redazione di Radio Rai Val d'Aosta) mi ha segnalato la notizia attraverso un post apparso nel blog di Luciano Caveri, consigliere regionale valdostano con responsabilità dei programmi locali dell'emittente pubblica, ho visto che molte agenzie l'avevano ripresa dopo le dichiarazioni di quattro giorni fa. Con i tagli praticati a partire dal prossimo anno, i programmi radiotelevisivi nelle lingue minoritarie e quelli pensati per gli italiani all'estero riceveranno la metà dei finanziamenti destinati finora. Come dire che gli italiani che parlano tedesco e gli italiani che vivono in Germania sono sotto la ferula un po' più degli altri. La crisi è globale, evidentemente, mica andrete a pensare che possa essere una nostra responsabilità? Tagliamo i fondi per colpa di Merkel e Sarkó.
Ho fatto qualche altra ricerca e ho trovato un recente studio della Fondazione Rosselli sugli Investimenti pubblici nell'industria culturale e delle telecomunicazioni. Fino al 2008 i fondi utilizzati per le due già citate convenzioni ammontavano a 69,1 milioni di euro. Dal 2002 al 2008 gli stanziamenti hanno avuto un andamento irregolare: in crescita fino al 2004, poi in calo fino alla brusca riduzione del 2007, in coincidenza con la soppressione dei programmi radio in onde corte. Poi di nuovo un piccolo aumento, ma evidentemente siamo arrivati a oggi e ai famosi 45 milioni. Contro gli 83 del 2004 (con le onde corte ancora accese). Il prossimo scalino scenderà davvero a 22,5 milioni? Probabile.
Immagino che basterebbe fare un piccolo taglio sui contratti con Bruno Vespa e Giuliano Ferrara per finanziarie anche un canale 24/7 in lingua shqiptare per Piana degli Albanesi. Se poi ci aggiungessimo i soldi regalati a Sgarbi per non fare programmi, potremmo andare a trasmettere in onde corte anche dalla Stazione Spaziale. E che dire della vergognosa carenza di contenuti che l'emittente pubblica rivolge a milioni di persone che sono venuti a lavorare qui e che pagano tasse e contributi? Per loro ci sono sempre i telegiornali con dentro Salvini che li esorta a tornarsene a casa. Che problema c'è del resto: uno la radio e il televisore può sempre spegnerli.

23 agosto 2011

Grecia, la riforma sopprime 15 canali onde medie su 20

Anche l'ente pubblico radiotelevisivo greco ERT subirà una ristrutturazione mirata alla drastica riduzione del debito che i cugini ellenici sono costretti a implementare per sopravvivere. Forse dovremmo pensarci anche noi, almeno per cercare di contenere il gigantismo dei canali televisivi (dare meno soldi ai tre programmi radiofonici sarebbe impossibile, una riduzione comporterebbe la totale chiusura). Tagliare le spese della RAI apparirebbe forse inopportuno in un momento in cui uno dei pochi titoli che in borsa riesce a guadagnare si chiama Mediaset. Ma dovremo arrivarci, così come arriveremo a integrare il canone nella fiscalità generale.
Torniamo però alla Grecia, una nazione che vanta 19 emittenti locali pubbliche attive sulle onde medie (su frequenze non sempre facili da ricevere). La riforma annunciata ieri da Elias Mossialos, ministro e portavoce del Governo, prevede la ristrutturazione del primo programma NET, che sarà orientato alle notizie, uno stile "sinergico" tra Terzo programma e il canale sportivo ERA Spor (penso che voglia dire che quando trasmetterà l'uno non trasmetterà l'altro) e un potenziamento per il Secondo programma. Non si capice bene il destino dell'attuale programma Cosmos 96,3 ma probabilmente scompare o diventa il canale turistico della capitale. Pesante taglio all'emittenza pubblica regionale, che passa da 19 a 9 stazioni con una direzione unica e una programmazione unificata che rispetterà il localismo. Le tre stazioni oggi attive a Thessaloniki, una delle quali opera sulle onde corte, saranno unificate in una sola, mentre ad Atene si studierà appunto la creazione di una stazione multilingue destinata ai turisti. Dei 20 impianti in onde medie in funzione ne verranno chiusi 15 e i cinque che resteranno in piedi saranno gestiti in collaborazione con il Ministero della Difesa. Credo che sia il primo caso di gestione militare di una rete in onde medie. E' una misura che porterà a un significativo risparmio di elettricità (superiore al milione di euro), ma mi chiedo se sia prevista la possibilità di cedere questi impianti ai privati, considerando il significativo numero di stazioni pirata che operano con trasmettitori marittimi tra i 1600 e i 1800 kHz. Annunciata invece la chiusura della rivista ufficiale, il locale Radiocorriere.
La scomparsa delle onde medie e delle locali relegherà in archivio, insieme a tante altre, le lettere di conferma che verificano le ricezioni locali sul network regionalizzato. Oggi il primo programma greco arriva su 729 kHz, il secondo su 1386 e ERA Spor trasmette su 981 kHz. Thessaloniki utilizza i 1044 e i 1179 kHz. ERA Filia trasmette in più lingue su 666 kHz e il sito ufficiale ERT assegna sei frequenze al canale nazionale ERA Diethìs a copertura del Sud Mediterraneo, canali che dovrebbero essere quelli corrispondenti alle locali Zante 927, Ioannina 765, Corfu 1008, Komotini 1404, Rhodes 1494 e Chania 1512. Liste hobbystiche come EMWG.info riportano in effetti una ventina di frequenze in onde medie (666, 765, 792, 927, 945, 954, 981, 1008, 1044, 1080, 1179, 1278, 1314, 1350, 1404, 1485, 1494, 1512, 1584, 1602 kHz), bisogna capire se verranno colpiti solo gli impianti più piccoli e periferici o se viceversa cadranno anche quelli a copertura nazionale. Io scommetterei sulla sopravvivenza di 729, 666, 981, 1044 (o 1179) e 1386.

24 giugno 2011

Radio Nederland, ridimensionamento che sa di chiusura

Il governo conservatore olandese ha deciso una radicale riforma dell'emittenza radiotelevisiva pubblica che include il probabile smantellamento del broadcaster internazionale Radio Nederland (trasmissioni in dieci lingue). L'organismo che oggi percepisce oltre 130 milioni di euro dovrebbe passare nel bilancio del ministero degli esteri e subire un drastico taglio. In previsione la sospensioni delle trasmissioni in olandese e la riconversione a struttura adibita alla copertura di "geografie a rischio". Radio Nederland potrebbe lasciare le onde corte quasi completamente e continuerà a operare come emittente "ad hoc" rivolta alle aree critiche sul piano governativo e militare, dove è necessario supplire alla mancanza di altre fonti informative.
La discussione parlamentare sul piano del governo è prevista per lunedì, quando Radio Nederland organizzerà tutta una serie di eventi, inclusa una trasmissione speciale in FM. Ecco il messaggio dell'emittente:
As you have no doubt seen, last Friday's announcement by the Dutch government about the future of RNW was received here with shock. There are still a lot of details to be announced, not least of which is the size of the budget that we will receive from the Foreign Ministry as from 1 January 2013.
On Monday many of my colleagues will travel to The Hague for the parliamentary debate on the Cabinet's proposals for public broadcasting. The Dutch department, which is threatened with total closure, will be broadcasting special programming between 0600 and 1200 UTC on 27 June. It will involve members of all ten current language departments, but all speaking in Dutch.
The programming will be available via Internet and satellite on RNW2, and portions will also be carried on shortwave according to the regular schedule. In The Hague a special FM licence has been issued for this broadcast. Further details will be published on our website and in the Weblog during the next few days. Here's a summary of what was announced by the Cabinet, and reaction to it:
RNW will no longer provide information for Dutch people living abroad, nor be responsible for providing a realistic image of the Netherlands to the rest of the world. RNW will concern itself solely with providing information in countries where free speech is suppressed or threatened.
The cuts to RNW are part of a widespread austerity programme the current government is implementing to bring the national budget into balance. In the wake of cuts to higher education, the arts and defence, the government today announced a reorganisation of the entire public broadcasting system.
As part of that reorganisation, RNW will no longer fall under the media budget, but will become the responsibility of the Foreign Affairs Ministry. That move is scheduled to take place on 1 January 2013. Foreign Minister Uri Rosenthal confirmed the focus on free speech and press freedom for Radio Netherlands Worldwide:
"Radio Netherlands Worldwide will concern itself with free speech under Foreign Affairs starting in 2013. I will not say anything else about it right now."
Mr Rosenthal explained that, since RNW will remain part of the media budget next year, he does not want to step on his fellow minister's toes. The exact financial consequences of this limiting of RNW's activities are not yet known. Parliament must still approve the cabinet's planned cuts. No detail has been given about the extent of future budget cuts. The lower house of parliament will debate the cabinet proposals on 27 June. During his press conference after the cabinet meeting, Prime Minister Mark Rutte praised the work RNW has done: "Radio Netherlands Worldwide will limit itself to one role, promoting free speech. I think the other tasks Radio Netherlands Worldwide performs are nice, valuable, but not enough to finance them with public money."
In reaction to the news from The Hague, former foreign minister Bernard Bot, chairman of the RNW Supervisory board, said: "I find this Cabinet decision incomprehensible for a government whose foreign policy should serve the long-term interests of the Netherlands and the Dutch." RNW Director-General Jan Hoek echoed the feelings of Mr Bot: "This is an incomprehensible and sad decision. The Ministry has chosen the easy way out by passing one quarter of the cuts in Public Broadcasting (two hundred million euros) in its entirety to one organization - RNW."
RNW Editor-in-Chief Rik Rensen said: "Our country is known as an important and reliable trading nation. Radio Netherlands Worldwide is making a unique contribution in ten languages 24 hours a day. For tens of millions of people around the world, RNW is an important source of information and a journalistic calling card for the Netherlands. Is our country really going back behind the dikes? "

Ma il piano del governo olandese riguarda l'intero assetto mediatico dei Paesi Bassi, che è estremamente complesso (in questo mio post di qualche tempo fa trovate qualche spiegazione fornita da David De Jong, giornalista italonederlandese). Jonathan Marks lo analizza in questo post su Critical Distance, una lettura che vi consiglio perché contiene molte considerazioni interessanti sul ruolo di un broadcaster pubblico nell'era della crossmedialità partecipativa e la necessità di stabilire un organo di controllo che possa anche svolgere la funzione di ponte tra i cittadini, i consumatori (e sempre più spesso produttori) dei contenuti, e le emittenti finanziate dal canone o dalla fiscalità.

13 aprile 2011

Tagli al BBC WS "ingiustificati" secondo la Commissione Esteri

Se non fosse stata utilizzata recentemente con Angela Merkel dall'imputato eccellente Silvio Berlusconi, sarebbe proprio il caso di ricorrere alla citazione brechtiana "c'è un giudice a Berlino". E invece l'efficacia della metafora inventata dal grande drammaturgo è stata vanificata da un grande mistificatore. Per fortuna la vicenda di cui voglio parlare riguarda sia i tagli che hanno costretto il World Service della BBC a ridurre drasticamente i suoi programmi in lingue estere, sia il destino finanziario della National Public Radio americana minacciata da tagli non meno drastici. Su entrambe le vicende si sono accese alcune luci di speranza e al posto della metafora svilita si può parafrasare con un altrettanto efficace "ci sono giudici a Londra e Washington." Per fortuna sì, esistono ancora dei giudici capaci di opporre a scelte politiche arroganti e controproducenti la forza di una pacata, democratica argomentazione.
I giudici di Londra sono quelli che siedono sugli scranni del Foreign Affairs Committee, la Commissione Esteri del Parlamento britannico. La quale commissione ha appena rilasciato un rapporto in due volumi (uno e due) che critica pesantemente la decisione da parte del governo Cameron togliere al BBC World Service i soldi che arrivavano dal Foreign Office. Il "tribunale" americano che ha allontanato per il momento le nuvole minacciose agitate da deputati repubblicani come Doug Lamborn contro la "Corporation for Public Broadcasting", è lo stesso Congresso: nelle pieghe degli accordi che hanno consentito in questi giorni di evitare il crack del bilancio federale, c'è anche il mantenimento quasi integrale della copertura finanziaria dell'organismo che consente per l'appunto a centinaia di stazioni NPR di offrire programmi di qualità e buon giornalismo radiofonico. Secondo Paul Fahri del Washington Post la CPB riceverà una somma di 445 milioni di dollari, con poche variazioni rispetto allo scorso anno, mentre Senato e Casa Bianca hanno fatto in modo che non venissero modificate le regole sull'impiego dei fondi che le varie stazioni ottengono dalla CPB (i repubblicani volevano impedire che servissero per l'acquisto di programmi).
Leggere l'incipit del rapporto pubblicato dalla Commissione parlamentare britannica fa bene al cuore. In esso le attività del BBC World Service sono equiparate letteralmente a un "gioiello della corona".

1. We share the assessments of the observations made by commentators, institutions, statesmen and the Government: the World Service is a “jewel in the crown” which promotes British values across the globe and has a reputation exceeded by none. In an era dominated by the media and the internet its influence becomes increasingly relevant.(Paragraph 14)

2. We conclude that the BBC World Service has suffered a disproportionate reduction in its future Grant-in-Aid under the Spending Review settlement, by comparison with that of the ‘core FCO’: allowing for inflation, 16% as against 10% across the four years 2010–11 to 2014–15. Furthermore, we note that this has to be seen in the context of the long-term trend whereby FCO spending as a whole has been eroded in relation to that on other areas of government. We consider that the relatively small monetary savings to be achieved through this 16% reduction in spending on the World Service are disproportionate to the World Service’s actual worth to the UK. The value of the World Service in promoting the UK across the globe, by providing a widely respected and trusted news service in combination with high-quality journalism, continues far to outweigh the relatively small cost of the service. (Paragraph 15)

Investire in buona programmazione radiofonica pubblica, in giornalismo di elevato standard qualitativo, ad alta affidabilità, comporta in definitiva per lo Stato britannico un vantaggio che compensa ampiamente i costi, relativamente bassi, di questi servizi. Il report non lo dice esplicitamente, ma sembra di leggere tra le righe un messaggio che afferma: uno Stato che spende miliardi per affrontare una "guerra al terrorismo" di dubbia efficacia e dai pesantissimi costi in vite umane e sociali, non può chiudere i rubinetti di quei pochi milioni investiti in una arma non cruenta, un "soft power" assai più fruttuoso. Riportando la notizia dei risultati dell'inchiesta sui tagli al World Service, la stessa BBC cita il capo della Commissione, Richard Ottaway che guarda caso si riferisce a una guerra affermando:
«The recent dramatic events in North Africa and the Middle East have shown the 'soft power' wielded through the World Service could bring even more benefits to the UK in the future than it has in the past.»
BBC e NPR sono solo due esempi in una pletora di brutte storie di contrazione dei fondi pubblici riservati alle strutture mediatiche che operano dentro e fuori le varie nazioni. In Olanda un documento appena rilasciato dal governo liberlista di Mark Rutte, minaccia la prossima chiusura delle trasmissioni internazionali di Radio Netherland in lingua olandese. Lo stesso governo prevede di chiudere nove ambasciate in altrettante nazioni in cui i Paesi Bassi non hanno sufficienti interessi economici da difendere. Governi (di destra) che tagliano a mani basse sulla cultura, sugli ammortizzatori sociali, sull'istruzione, sulla diplomazia disarmata, sulla sanità, sulle politiche estere non cruente, apparentemente per risolvere i disastri economici provocati molto spesso da politiche liberiste a dir poco miopi, che non solo hanno favorito una eccessiva "finaziarizzazione" dell'economia ma hanno pure consentito ai padroni della finanza di comportarsi come un'orda di cavallette affamate e prive di ogni regola. E guarda caso molto spesso le prime vittime dei tagli sono gli organismi radiotelevisivi pubblici che denunciano le manchevolezze di queste politiche. Sarebbe ora di inchiodare questi cialtroni alle loro responsabilità. Altro che votarli ridendo, acquiescenti, del loro stile di vita da satrapi e delle loro barzellette oscene.

12 febbraio 2011

170 milioni di utenti chiedono di non tagliare su NPR

Mentre persino nell'egoistica Italia del lungo crepuscolo berlusconiano l'ennesimo "decreto milleproroghe" attualmente in fase di definitiva conversione in legge ripristina alcune decine di milioni di euro da devolvere all'editoria radiotelevisiva, duramente provata dal difficile passaggio al digitale televisivo terrestre, negli Stati Uniti cresce l'allarme sul possibile azzeramento dei fondi pubblici per il sistema radiotelevisivo costituito dalle emittenti PBS e NPR. Sono circa 1.300 stazioni, quasi 900 radiofoniche. Percepiscono circa 450 milioni di dollari all'anno in fondi federali concessi alla Corporation for Public Broadcasting, una società privata no profit. A sua volta, la CPB è al centro di un sistema che genera quasi 3 miliardi di dollari che arrivano perlopiù da sponsor e inserzionisti privati. Riassumendo, ogni anno ciascun cittadino americano "spende" circa 1 dollaro e 35 cent di contributi alla CPB. Per ciascun dollaro federale vengono spesi 6 dollari dai privati. Tutto questo serve per produrre programmi, podcast, applicativi per iPhone/iPad, siti Web. Ma soprattutto buone informazioni, buon giornalismo, dibattiti politici, corrispondenze dall'estero, musica, teatro, cultura. Nemmeno mezzo miliardo di dollari annuo che i contribuenti sono evidentemente felici di sborsare visto che l'audience complessiva ammonta a 170 milioni di persone. Vogliamo fare un paragone di quelli che fanno incazzare Ferrara e tutto il movimento neo-antimoralista? Soltanto per l'intervento in Irak, nel 2010 il Congresso ha stanziato 64,5 MILIARDI di dollari. Altri 72,3 MILIARDI di dollari sono stati spesi per l'intervento in Afghanistan (fonte Costofwar.com). Un paragone forse stupido, improponibile. Ma è un fatto che tre giorni in Irak costano al contribuente americano più di un anno di programmazione radiotelevisiva pubblica.
La prossima settimana il Parlamento americano riprende la discussione sul possibile prolungamento di un decreto approvato alla fine dello scorso anno. Se questa proroga verrà definitivamente approvata i fondi federali della CPB potrebbero non arrivare più. Chi propone il taglio sostiene che il successo stesso dell'emittenza pubblica americana dimostra che la macchina può funzionare anche senza questi soldi, ma il teorema è tutto da dimostrare. Il sistema attira l'interesse dei privati per la qualità dei suoi contenuti. Questa qualità deriva dalla sicurezza del sostegno federale. Con tutto il rispetto per molte iniziative radiotelevisive commerciali, il solo fatto di dover spendere idee ed energie per dare la caccia ai soldi spesso ti costringe ad abbassare l'asticella. Il successo complessivo dell'emittenza pubblica è chiaramente legato alla grande indipendenza di cui le persone che ne fanno parte possono godere. Togliere quei 450 milioni di dollari, tre giorni di intervento in Irak, potrebbe tradursi in un danno di gran lunga superiore a quello che la semplice aritmetica suggerisce: la democrazia non è semplice aritmetica.
Per cercare di scongiurare il rischio dei tagli una alleanza di 250 tra stazioni, organizzazioni e gruppi di opinione ha creato un sito Web, 170millionamericans.org, per dar voce alle istanze degli ascoltatori. I visitatori vengono informati sulla situazione con fatti e cifre e sono invitati a inviare ai loro rappresentanti in Parlamento un messaggio che ricorda i temi in discussione ed esorta a votare contro la soppressione dei finanziamenti.

27 gennaio 2011

Pesanti tagli al BBC World Service, onde corte quasi off


Mezzo migliaio di posti di lavoro tagliati. Cinque servizi (e lingue) chiusi: albanese, macedone, serbo, portoghese per l'Africa, inglese per i Caraibi. Altri sette servizi tra cui il vietnamita o il mandarino (ma il cantonese rimane) chiudono le emissioni radiofoniche per focalizzarsi su tv, mobile (mobile?) e online (a parte il russo che via Internet verrà diffuso in audio)… Spegnimento delle onde medie (gli storici 648 kHz per l'Europa occidentale finiscono a marzo) e drammatica riduzione delle onde corte che spegneranno tra marzo 2011 e 2014. Dovrebbe restare qualcosa in somalo e burmese, a parte le emissioni in inglese che però già oggi non sono più rivolte verso l'Europa.
Noi appassionati di ascolto internazionale, sulle onde corte, della radio ce lo aspettavamo ma la prima impressione dopo il comunicato stampa relativo alle misure di contenimento dei costi per il BBC World Service è quella di un servizio avviato al totale smantellamento. Certamente è finito un modello che ha retto per circa mezzo secolo. Le antenne dei servizi in onde corte delle grandi democrazie occidentali e più in generale delle potenze mondiali e regionali rappresentavano un'intera strategia diplomatica, erano la voce ufficiale e multilingue delle grandi amministrazioni, facevano informazione e promozione turistica, promuovevano l'export. Nei lunghi anni della Guerra Fredda molte di queste antenne svolgevano un ruolo fondamentale di supplenza, andavano a riempire vuoti di informazione e critica interna, cercavano - come si dice oggi - di esportare democrazia, ma per davvero. E a parte qualche eccesso retorico non lasciavano sul terreno una sola vittima.
Oggi per fare le stesse cose ci sono altri modi, c'è Internet, c'è la televisione satellitare, i ripetitori locali in FM. Personalmente dubito che l'insieme di queste alternative consentano gli stessi livelli di efficienza rispetto a una intelligente rete di ripetitori in onde corte di media potenza sparsi per il globo, magari associati all'uso di efficienti ed economicissimi ricevitori di concezione moderna. Ma la mia idea non è condivisa dagli amministratori che hanno deciso il taglio di risorse al BBC World Service, destinato a partire dal 2014 a sopravvivere solo con le provvigioni ricavate dal canone televisivo e privato quindi del budget sostanzioso che arrivava dal Foreign Office. Se la radio non serve più per fare diplomazia, dev'essere stato il ragionamento, tanto vale spegnerla. Ma spegnere la radio non è anche un po' oscurare una parte del nostro e dell'altrui cervello?
World Service changes
26 January 2011

The BBC is today announcing large scale and significant changes to BBC World Service. These changes have been fully considered and approved by the BBC Trust.
As part of the new licence fee settlement agreed with the Government last autumn, the World Service will be funded from the licence fee from 2014. This was agreed on the basis that there are valuable synergies between the World Service and the rest of the BBC and the fact that it helps to deliver the BBC's public purposes.
In the period up to 2014 the World Service continues to be funded by the Government through a grant from the Foreign and Commonwealth Office. Today's announcement reflects the financial settlement reached with the Government as part of the recent Comprehensive Spending Review, which sees the level of Government funding available for the World Service reduced by 16 per cent. The revised strategy for the World Service will see the closure of five language services and changes to many parts of the World Service's operation. The Trust believes that, although difficult, these changes are necessary in light of the funding situation.
Under the terms of the Agreement that the BBC has with the Government, the closure of the language services was jointly approved by the BBC Trust and the Foreign Secretary. Exceptionally the BBC Trust has agreed to release a limited amount of licence fee funding over the next two years to meet the restructuring costs that will help ensure a smooth transition over to the BBC in 2014. This will require a change to the BBC Agreement and the Trust is now working with the Government to bring this into effect.
BBC Trust Chairman Sir Michael Lyons said:
"Today is a difficult day for the World Service, which we want to ensure continues to be the most authoritative, quality broadcaster of news and information around the world. But we have no choice other than to live within the reduced Government grant. Our aim is to help the World Service continue to support the BBC's international role by ensuring it adapts to the changing needs of its audience within a more constrained public spending environment. As part of that the Trust has approved the closure of five language services."

BBC World Service cuts language services and radio broadcasts to meet tough Spending Review settlement
Date: 26.01.2011

BBC World Service gave details of its response to a cut to its Grant-in-Aid funding from the UK's Foreign & Commonwealth Office today.

BBC World Service is to carry out a fundamental restructure in order to meet the 16 per cent savings target required by the Government's Spending Review of 20 October last year.
To ensure the 16 per cent target is achieved and other unavoidable cost increases are met BBC World Service is announcing cash savings of 20 per cent over the next three years. This amounts to an annual saving of £46m by April 2014, when Grant-in-Aid funding comes to an end as BBC World Service transfers to television licence fee funding, agreed as part of the domestic BBC's licence fee settlement announced on the same day.
In the first year, starting in April 2011, the international broadcaster will be making savings of £19m on this year's operating expenditure of £236.7m (2010/11).

The changes include:
  • five full language service closures;
  • the end of radio programmes in seven languages, focusing those services on online and new media content and distribution;
  • a phased reduction from most short wave and medium wave distribution of remaining radio services.
BBC Global News Director Peter Horrocks said: "This is a painful day for BBC World Service and the 180 million people around the world who rely on the BBC's global news services every week. We are making cuts in services that we would rather not be making. But the scale of the cut in BBC World Service's Grant-in-Aid funding is such that we couldn't cope with this by efficiencies alone.
"What won't change is the BBC's aim to continue to be the world's best known and most trusted provider of high quality impartial and editorially independent international news. We will continue to bring the BBC's expertise, perspectives and content to the largest worldwide audience, which will reflect well on Britain and its people."
BBC World Service also plans spending reductions and efficiencies across the board, targeted in particular in support areas where there will be average cuts of 33 per cent.
BBC World Service also expects to generate additional savings from the new ways of working after the move to the BBC's London headquarters at Broadcasting House in 2012, and also by the transfer of BBC World Service to television licence fee funding in April 2014.
Under these proposals 480 posts are expected to close over the next year.
By the time the BBC World Service moves in to the licence fee in 2014/15 we anticipate the number of proposed closures to reach 650. Some of these closures may be offset by new posts being created during this period.
It is expected that audiences will fall by more than 30 million from the current weekly audience of 180 million as a result of the changes this year.
The changes have been approved by the BBC Trust, the BBC Executive and, in relation to closure of services, The Secretary of State for Foreign and Commonwealth Affairs, William Hague, as he is required to do under the terms of the BBC's agreement with the Foreign and Commonwealth Office.

The changes in detail are:

Full language service closures
There will be the complete closure of five language services – Albanian, Macedonian, Portuguese for Africa and Serbian languages; as well as the English for the Caribbean regional service.

End of radio programming
BBC World Service will cease all radio programming – focusing instead, as appropriate, on online, mobile and television content and distribution – in the following languages: Azeri, Mandarin Chinese (note that Cantonese radio programming continues), Russian (save for some programmes which will be distributed online only), Spanish for Cuba, Turkish, Vietnamese, and Ukrainian.

Reductions in short wave and medium wave radio distribution
There will be a phased reduction in medium wave and short wave throughout the period.
English language short wave and medium wave broadcasts to Russia and the Former Soviet Union are planned to end in March 2011. The 648 medium wave service covering Western Europe and south-east England will end in March 2011. Listeners in the UK can continue to listen on DAB, digital television and online. Those in Europe can continue to listen online or direct to home free-to-air satellite via Hotbird and UK Astra. By March 2014, short wave broadcasts of the English service could be reduced to two hours per day in Africa and Asia.

BBC World Service will cease all short wave distribution of its radio content in March 2011 in: Hindi, Indonesian, Kyrgyz, Nepali, Swahili and the Great Lakes service (for Rwanda and Burundi). These radio services will continue to be available for audiences by other means of distribution such as FM radio (direct broadcasts and via partners); online; mobiles and other new media devices.

Short wave broadcasts in remaining languages other than English are expected to end by March 2014 with the exception of a small number of "lifeline" services such as Burmese and Somali.

English language programmes
There will be a new schedule for World Service English language programming – a focus on four daily news titles (BBC Newshour, BBC World Today, BBC World Briefing, and BBC World Have Your Say); and a new morning programme for Africa. There will be a new daily edition of From Our Own Correspondent; and an expansion of the interactive World Have Your Say programme.

There will be a reduction from seven to five daily pre-recorded "non-news" programmes on the English service. This includes the loss of one of the four weekly documentary strands. Some programmes will be shortened. Titles such as Politics UK, Europe Today, World Of Music, Something Understood, Letter From…, and Crossing Continents will all close. There will also be the loss of some correspondent posts.

Audience reduction
Audiences will fall by more than 30 million as a result of the changes announced on 26 January 2011. Investments in new services are planned in order to offset further net audience losses resulting from additional savings in the 2012-14 period.

Professional Services
There will be a substantial reduction in an already tight overhead budget. Teams in Finance, HR, Business Development, Strategy, Marketing and other administrative operations will face cuts averaging 33 per cent.

Job losses
Under these proposals 480 posts would be declared redundant; of these 26 posts are currently unfilled vacancies. BBC World Service is proposing to open 21 new posts. Therefore the net impact of these proposed changes could result in up to 433 posts being closed this financial year against a total staff number of 2400.

By the time the BBC World Service moves in to the licence fee in 2014/15 we anticipate the number of proposed closures to reach up to 650. Some of these closures may be offset by new posts being created during this period.

Notes
BBC World Service is currently an international multimedia broadcaster delivering 32 language and regional services, including: Albanian, Arabic, Azeri, Bengali, Burmese, Cantonese, English, English for Africa, English for the Caribbean, French for Africa, Hausa, Hindi, Indonesian, Kinyarwanda/Kirundi, Kyrgyz, Macedonian, Mandarin, Nepali, Pashto, Persian, Portuguese for Africa, Portuguese for Brazil, Russian, Serbian, Sinhala, Somali, Spanish for Latin America, Swahili, Tamil, Turkish, Ukrainian, Urdu, Uzbek, and Vietnamese.
It uses multiple platforms to reach its weekly audience of 180 million globally, including shortwave, AM, FM, digital satellite and cable channels. Its news sites, which received 7.5 million weekly visitors in November 2010, include audio and video content and offer opportunities to join the global debate. It has around 2,000 partner radio stations which take BBC content, and numerous partnerships supplying content to mobile phones and other wireless handheld devices. For more information, visit bbcworldservice.com. For a weekly alert about BBC World Service programmes, sign up for the BBC World Agenda e-guide at bbcworldservice.com/eguide.
BBC World Service is part of BBC Global News. BBC Global News brings together BBC World Service – funded by Grant-in-Aid by the UK Government; the commercially funded BBC World News television channel and the BBC's international facing online news services in English; BBC Monitoring – which is funded by stakeholders led by the Cabinet Office, and a range of public and private clients; and BBC World Service Trust – the BBC's international development charity which uses donor funding. No licence fee funds are currently used in any of these operations.

BBC World Service Press Office

25 gennaio 2011

BBC Online taglia e toglie la radio a iPlayer


Se ancora non si sa nulla sulle nuove strategie Web di Mamma RAI né sui progetti di reintegrazione del suo spin-off digitale RAI Net, la stampa britannica dà ampio spazio al piano di revisione della strategia online della BBC. Dopo l'annuncio di una spietata politica di riduzione dei costi, in questi giorni i tagli sono stati esplicitati. Finanziamenti tagliati di un quarto e 360 posti di lavoro eliminati da qui a due o tre anni. La presenza online della BBC viene riorganizzata in dieci prodotti suddivisi in cinque aree generali.
Moltissime, circa 200, le sezioni del sito che verranno chiuse (secondo Wired sparirà anche la leggendaria Hitchhiker's Guide to the Galaxy ideata dal compianto Douglas Adams).
Ma la parte che ci interessa maggiormente riguarda iPlayer, il programma che consente di accedere via Web, in streaming e on demand, all'intera offerta televisiva e radiofonica della Beeb. Marketing Week riprende le ultime dichiarazioni del direttore Future media and technology, Erik Huggers (ultime perché Huggers oggi lascia la BBC per approdare alla divisione Digital Home di Intel) e annuncia che iPlayer si focalizzerà sulla televisione, perdendo i programmi di BBC Radio. Una intervista audio a Huggers è stata pubblicata su uno dei blog del Financial Times, il Tech Hub. Il piano strategico della BBC Online appena approvato dal BBC Trust è disponibile in pdf a questo indirizzo.
Gli sforzi si concentreranno piuttosto sulla joint venture con il mondo della radio commerciale per il lancio del Radioplayer, un progetto di cui ho parlato già diverse volte. Qui di seguito potete seguire l'intervista di Jonathan Mark, di Critical Distance, noto consulente mediatico internazionale a Michael Hill, responsabile dell'aggregatore Radioplayer, la cui ambizione è raccogliere *tutti* gli stream delle emittenti britanniche, dalla BBC alle più piccole locali, offrendo anche una guida alla programmazione. Il lancio ufficiale era previsto in queste settimane, forse le notizie su iPlayer faranno da stimolo.

11 dicembre 2010

Centro radiomedico, ancora minacciato dai tagli

Ci risiamo. Il Centro italiano radiomedico, che fornisce attraverso diversi canali di comunicazione un esclusivo servizio di telesoccorso rivolti al personale marittimo in navigazione, è ancora una volta minacciato dal taglio dei già magri finanziamenti. Nella homepage del servizio, unico al mondo e impegnato infatti su scala internazionale, è apparso un comunicato molto accorato:

COMUNICATO DEL CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE DEL CENTRO INTERNAZIONALE RADIO MEDICO (C.I.R.M.)

SALUTE IN MARE A RISCHIO?

Il 2010, anno internazionale della Gente di Mare, ed anche ricorrenza del 75° anniversario della fondazione del Centro Internazionale Radio Medico (C.I.R.M.), potrebbe essere ricordato come un anno negativo in termini di tutela della vita e della salute della Gente di mare.
Infatti, la Manovra Finanziaria del maggio u.s., ha decurtato del 50%, per gli esercizi 2011-2013, il contributo dello Stato al C.I.R.M. quale Centro Italiano Responsabile dell’Assistenza Telemedica Marittima (TMAS). Pur consci della necessità di assoluto rigore nella gestione della spesa pubblica e di importanti interventi di riduzione della stessa, non si può non osservare che tale misura rischia di compromettere gravemente l’operatività del C.I.R.M. ed il mantenimento degli attuali, elevati, standard assistenziali che la Fondazione eroga. Standard che fanno del C.I.R.M. il principale Centro al mondo di assistenza medica ai naviganti e che comportano il mantenimento di un servizio di diagnosi e cura ad estensione planetaria, svolto in italiano ed inglese, per 24 ore al giorno, tutti i giorni dell’anno.
Sulla questione ho ricevuto un commento di Francesco Riganello, un amico di Radiopassioni che ha lavorato come operatore nelle stazioni costiere italiane. Francesco sottolinea che una cosa è ridefinire le priorità e gli obiettivi della spesa per il welfare, un'altra è sopprimere un servizio che da ben 75 anni (il CIRM è stato fondato nel 1935!) affianca gli operatori di una professione molto rischiosa e isolata con una consulenza puntuale e altrettanto professionale. Che oltretutto - mi permetto di aggiungere - va esattamente in direzione della attuale filosofia di "remotizzazione" dell'assistenza medica che molti ospedali applicano per ridurre la spesa e aumentare la loro efficienza. I telemedici del CIRM non chiedono poi chissà quali risorse, certo meno di quello che costano, singolarmente, molte delle follie e dei privilegi di una classe politica di inqualificabile mediocrità:
«Salute in mare a rischio? Cosi, laconicamente apre il comunicato del consiglio d’amministrazione del C.I.R.M (Centro Internazionale Radio Medico). Proprio nell’anno internazionale della Gente di Mare, la manovra finanziaria ha operato una decurtazione del 50% dei fondi destinati al Centro dalla legge 647 del 1996. L’attività d’assistenza sanitaria ai marittimi rischia cosi un drastico ridimensionamento se non addirittura la cessazione. La storia si ripete e purtroppo a cicli veloci se si pensa che nel 2008 proprio a causa di un ennesimo taglio, l’attività di guardia medica via radio del C.I.R.M sia stata per un certo periodo ridimensionata, non potendo assicurare i turni h24 del personale medico. Si rimane sicuramente perplessi, poiché la continuità d’assistenza ai naviganti in caso di malattia o infortuni a bordo, merita sicuramente una sensibilità diversa. Non è possibile applicare gli stessi canoni di un piano di rientro economico a un servizio ad alto valore sociale. E’ vero che il costo del Welfare ha bisogno di essere indirizzato per livelli di priorità, ma allora qual è il prezzo della salvaguardia della vita umana in mare? Probabilmente vi sono elementi per una ridefinizione dell’attività del Centro, ma non certamente per una cancellazione della ‘identità e soprattutto della funzione sanitaria. In attesa di interventi governativi il C.I.R.M. si rivolge allora direttamente alla sensibilità del cluster marittimo italiano e a tutti coloro i quali, con ogni mezzo e possibilità, vogliano porgere il proprio aiuto, che ricordo , fiscalmente detraibile. I radioamatori della sezione ARI di Trapani (http://www.aritp.it/) hanno ricordato il 75° anno di fondazione del C.I.R.M con un diploma speciale, ma purtroppo il 2010 rischia di essere ricordato per più infauste vicissitudini.»

30 novembre 2010

BBC World Service vittima (sacrificale?) dei tagli

Si potrebbero fare molte considerazioni sulla lettura dell'articolo di James Robinson sul Guardian a proposito dell'incerto futuro del BBC World Service, il servizio radiotelevisivo internazionale della BBC. Il piano di risparmio deciso dal nuovo governo britannico ha colpito anche il Ministero degli esteri, principale finanziatore del World Service (ma anche il British Council viene colpito) che nel 2014 passerà la mano. Il servizio per l'estero ritornerà a essere competenza della BBC, la quale ha promesso che non ci saranno tagli. Non si vede come, scrive perplesso il Guardian, dato che anche la BBC subisce importanti tagli.
La verità è che per una nazione che non esita a spendere somme ben più consistenti per intervenire militarmente in Iraq o in Afghanistan, i programmi per l'estero rappresentano un'arma incruenta, "soft power" lo chiama Robinson, in grado di imporre senza violenza il modo di essere e di pensare di una democrazia matura, informando in modo professionale e a livelli qualitativi riconosciuti da tutto il mondo democratico e no. Un "soft power", aggiungo io, che a differenza della maldestra diplomazia sputtanata in queste ore da WikiLeaks non fa del gossip di bassa lega e lo mette in cifra, ma utilizza al contrario lo strumento della verità, della trasparenza.
Ma forse è proprio questo il punto. Anche nelle nazioni dove la libertà di stampa e l'autonomia del giornalista sono prese molto sul serio, il modello di una azienda pubblica i cui dipendenti non esitano a denunciare la mediocrità della politica che governa lasciando dietro di sé una scia di errori, crisi economica, omissioni, distruzioni, paure e soprattutto silenzi, non viene più tollerato. E' un modello di virtù in sistemi dove la virtù ha smesso da tempo di essere un requisito per entrare a far parte dell'esecutivo. Incapaci di governare, i burocrati ostacolano in tutti i modi chi cerca di svelare la misura ormai allarmante della loro incompetenza.
Ma gli effetti di una contrazione della capacità di fuoco del BBC World Service non saranno trascurabili. Ci sono emittenti internazionali che in questo stesso periodo incrementano i loro budget, la Voice of Russia di Putin, la Voce dell'Iran di Ahmadinejad il nucleare. Gente che di censura preventiva se ne intende davvero e che rischia di restare sola, con i propri megafoni, a fare cattiva propaganda in aree del mondo già abbastanza infiammate.

22 ottobre 2010

Duri tagli alla BBC, che assorbe il World Service

David Cameron l'aveva detto, la politica di indispensabili tagli messi in atto dal nuovo governo britannico avrebbe toccato la BBC, baluardo dell'emittenza pubblica, con un budget da 3,5 miliardi di sterline e oltre. Non sono tagli radicali, ma il colpo non sarà facile da assorbire.
Intanto il ministro della cultura Jeremy Hunt ha dichiarato che per i prossimi sei anni il canone televisivo resterà bloccato (sono conservatori, il loro obiettivo è non far aumentare le tasse) e a Bush House si dovrà continuare a fare economie e far leva sul marketing delle sue produzioni attraverso BBC Worldwide, il braccio commerciale internazionale. Tutto il welfare del Regno Unito verrà del resto sottoposto a una drastica cura dimagrante. Il governo aveva promesso 11 miliardi di sterline di risparmio annuo da raggiungere nel 2015, ma a questa somma già imponente sono stati aggiunti altri 7 miliardi. Una stangata, ma fatta in perfetto stile British sul piano della comunicazione. Il documento rilasciato alla stampa http://cdn.hm-treasury.gov.uk/sr2010_pressnotices.pdf, suddiviso in capitoli dedicati ai risparmi di ciascun ministero è un modello di chiarezza e linguaggio accessibile, anche graficamente. Non parliamo del report di 104 pagine che il ministero delle finanze ha scritto per illustrare i risultati della Spending Review, la rassegna delle spese. Su carta il volume costa 45 sterline, online è gratis http://cdn.hm-treasury.gov.uk/sr2010_completereport.pdf e anche qui il lettore italiano non può fare a meno di pensare alla differenza tra questa documentazione chiara, esaustiva, trasparente, e gli annunci da Dulcamara, le ridde di cifre tutte diverse che arrivano dal nostro tesoriere e Chancellor of the Exchequer, il creativo Lord Three Heights.
Ma torniamo alla BBC. Come se il congelamento del canone non bastasse, dovrà contare solo sul proprio budget per finanziare nuovi contenuti televisivi locali, contribuire alla diffusione degli accessi a larga banda e pagare intereamente i conti del canale televisivo gallese S4C. In precedenza i fondi per questo canale in lingua locale arrivavano separatamente dal ministero della cultura e dei media, ma questi saranno tagliati del 24%. Il resto arriverà dai canoni televisivi nazionali. Il direttore di S4C John Walter Jones ha già dichiarato che la decisione avrà effetti disastrosi sul pubblico di lingua gallese e la Authority che governa l'emittente ha detto che ricorrerà subito in tribunale chiedendo una "Judicial Review" (immagino come un ricorso al Tar o alla Corte dei conti). Del resto il ministero della cultura (perché i governi si ostinano a chiamarli così invece di "ministero dei tagli alla cultura") ha deciso la chiusura di 19 organismi su 55 e una riduzione del 15% dei fondi erogati al mitico British Film Institute.
La notizia più clamorosa per chi ascolta le onde corte - e non mi riferisco a noi hobbysti occidentali annoiati - è il riassetto del BBC World Service, che cesserà di percepire i 273 milioni di sterline dal ministero degli esteri. Anche in questo caso il World Service riceverà solo soldi dal canone. Decisamente a rischio diventa soprattutto il BBC Monitoring Service, l'orecchio del mondo, un team di ascoltatori/traduttori che segue e decifra migliaia di ore di trasmissioni radiotelevisive e Internet di tutto il mondo. Oggi riceveva 25 milioni direttamente dal Cabinet Office del primo ministro. Via anche quelli.
Al di là dei gravi rischi di contenimento delle lingue e delle ore di trasmissione del BBC World Service, con i soldi del Foreing Office, viene a cessare soprattutto la catena di trasmissione tra i contenuti trasmessi e la diplomazia inglese. Sarà la BBC a decidere tutto e non sarà facile far passare il messaggio di un servizio rivolto all'estero ma finanziato direttamente con i soldi dei contribuenti. A nulla vale pensare ai tagli che anche il ministro della difesa dovrà subire (gli resteranno solo le noccioline, 32-33 miliardi), alla messa all'asta delle frequenze oggi usate dai satelliti militari (in generale Cameron conta di fare parecchi soldi vendendo spettro RF), il merger tra BBC e BBC World Service è una sconfitta dell'idea di servizio pubblico, forse una delle poche discriminanti che ci permette oggi di separare una politica di destra da una di sinistra. Intanto potete scommettere su una cosa: le onde corte della BBC verranno quasi completamente soppresse fuori da quelle realtà più problematiche come il Sudan, l'Afghanistan, Burma.
Neanche la crisi degli anni '70, oggettivamente in un'epoca non del tutto paragonabile, era arrivata a tanto. I giornali rivelano anche che i capi della BBC erano stati posti di fronte a una possibile alternativa: o accettare questi tagli, o rassegnarsi a ingoiare una pillola ancora più amara, quella del finanziamento dei canoni televisivi che i pensionati ultra-75enni non pagano da queste parti. Si trattava di tirar fuori dal cilindro una somma superiore al mezzo miliardo di sterline, equivalenti a un aumento del canone di 20. Il governo ha fatto chiaramente capire che questo aumento non sarebbe passato e l'emittente avrebbe dovuto affrontare una austerity intollerabile. Forse la squadra di Cameron ha voluto ribadire che d'ora in poi si fa sul serio. Malgrado una età che noi considereremmo infantile - il ministro George Osborne ha 39 anni, il secondo in comando, il chief secretary Danny Alexander, 38! - il Tesoro di Sua Maestà non ha nessuna voglia di giocare.