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10 aprile 2015

La voce del "Jour J": scompare quasi centenario uno dei grandi della resistenza francese a Londra



È venuto a mancare ieri, nella sua abitazione parigina, Jean-Louis Crémieux, eroe della resistenza francese anti-nazista, meglio conosciuto con il suo nome di battaglia, Brilhac, che dopo la guerra è diventato un secondo cognome. Crémieux-Brilhac, 98 anni, era nato in una famiglia di ebrei francesi della sud-est e venne catturato dai tedeschi nel 1940, insieme a tanti commilitoni vanamente impegnati a fronteggiare l'attacco che portò all'occupazione della metà settentrionale dell'Esagono. Riuscito a fuggire dal suo Stalag nella Germania orientale finì prigioniero dei sovietici e nel 1941 venne spedito a Londra, dove restò per tre anni a fianco del generale De Gaulle, come responsabile della propaganda per la Francia Libera dai microfoni della BBC. Fu lui a vergare le istruzioni che Radio Londra diffuse nelle ore del D-Day per indicare le corrette norme di comportamento ai cittadini francesi durante le settimane in cui si cominciò finalmente a scrivere la fine di Hitler. Quei fogli di carta velina, riferisce la stessa BBC, rimasero per tutta la vita in mano a Jean-Louis, che fino all'ultimo fu un fondamentale testimone  e storico di quegli anni.

Per ricordarlo, France Culture mette di nuovo a disposizione in podcast le cinque recenti puntate di "A voix nue", con una lunga intervista.

05 marzo 2015

BBC rivoluziona lo streaming radiofonico. E zittisce migliaia di apparecchi "Internet radio"


#epicfail per BBC Radio, che dopo l'adozione di una nuova piattaforma di distribuzione in streaming, Audio Factory - attivata lo scorso febbraio - ha silenziato migliaia di dispositivi "Internet radio" che di colpo hanno smesso di ricevere i programmi radiofonici targati BBC. Secondo il Guardian, che ha appena lanciato l'allarme attraverso la sua rubrica Ask Jack marche molto prestigiose come Sonos, Linn, Naim, Cambridge, Roberts e Logitech, compresi gli Squeezebox, possono dare problemi sui nuovi flussi Internet della Beeb. In pratica la BBC ha mandato in soffitta i formati WMA e AAC, lasciando come backup solo gli stream MP3 distribuiti da server Shoutcast.

BBC sta utilizzando a interim i due sistemi HLS (HTTP Live Streaming) della Apple e 
HDS (HTTP Dynamic Streaming) originariamente di Adobe, apparso per la prima volta con Flash e basato sulla Part 12 dello standard MPEG-4, la versione fragmented o fMP4. In prospettiva Audio Factory punta sul DASH (Dynamic Adaptive Streaming over HTTP), ratificato come standard nel 2011. DASH è simile al Microsoft Smooth Streaming, uno dei primi sistemi ad adottare fMP4.
Io non ho ancora controllato che cosa succede con la mia Internet radio Evoke della Pure, ma ho verificato che la applicazione UK RadioPlayer non funziona più sul mio iPhone per gli stream live, non so se per un problema di diritti geografici. Secondo lo stesso Guardian in certi suoi modelli Pure (e un sito di e-commerce lo conferma) supporterebbe l'HLS. Ho invece potuto constatare che funziona bene sul mio iPhone, anche qui in Italia, la applicazione iPlayer della stessa BBC, ma entrambe le app - RadioPlayer e iPlayer - le ho dovute scaricare da iTunes Store versione britannica, utilizzando una Apple ID creata con l'occasione (le app sono gratuite ma per registrarsi su un altro Store si deve comunque fornire un indirizzo postale fisico e quello bisogna inventarselo). 
Una alternativa citata dal Guardian è il sito Radiofeed.co.uk, evidentemente sintonizzato sugli stream mp3, così come il player VLC, che supporta HLS. Ma questo riguarda l'ascolto su pc, con o senza browser. Chi possiede una Internet radio vecchio modello "sintonizzata" sui vecchi server WMA, rischia di essere tagliato fuori per sempre a meno di non procurarsi un apparecchio nuovo, che però deve essere compatibile con i nuovi sistemi e, possibilmente, con la prossima evoluzione DASH. Il quotidiano britannico osserva giustamente che questo disastro rischia di avere ripercussioni profonde. La ricezione digitale DAB nel Regno Unito è ancora ferma al vecchio protocollo MPEG/Musicam, molto diffuso su milioni di ricevitori che però non sono aggiornabili. La qualità di questo formato è decisamente discutibile e il Guardian consiglia espressamente di investire in radioline FM, tenendo però presente il problema del possibile futuro switch-off della radio analogica. In una situazione come quella attuale, con il DAB bloccato su uno standard di 20 anni fa e lo streaming "azzoppato" sulle Internet radio, spegnere l'FM equivarrebbe a un "suicidio politico" scrive il giornale.

06 marzo 2013

Oggetti-audio, la produzione dei radiodrammi si aggiorna alla plurimedialità


Grazie all'ultimo numero di Tech-i, il magazine tecnico dell'EBU sempre molto ricco di spunti, ho scoperto il notevole esperimento dell'R&D della BBC su un nuovo approccio al concetto di formato audio per il broadcast. Finora sono stati adottati formati basati sull'idea di "canale audio", un modello pensato cioè con in mente i due altoparlanti stereofonici, destro e sinistro. Le ricerche stanno orientando i broacaster in direzione di paradigmi più adatti alla plurimedialità e alle diverse condizioni di ascolto, dalla cuffia all'home theatre. Di estremo interesse il Pinocchio di Carlo Collodi trasmesso dalla BBC il1 5 dicembre scorso, un radiodramma basato sul concetto di audio-object, un oggetto (la voce di un attore, l'effetto di un rumorista) del tutto indipendente dalla posizione finale degli altoparlanti ma che è accompagnato da una serie di metadati che identificano l'oggetto-audio (cioè la fonte del suono) come collocata in uno spazio tridimensionale, in una precisa posizione, con un preciso azimuth rispetto a un punto. Solo successivamente questo insieme di oggetti viene renderizzato digitalmente per adattarlo all'ascolto tramite due altoparlanti, ma la produzione originale può in questo modo essere adattata a configurazioni diverse tra loro. Ulteriori dettagli si possono trovare su questo post dei ricercatori BBC, ma molto stimolante è anche il post di chi ha adattato Pinocchio, Linda Marshall Griffiths. Il radiodramma non può essere più ascoltato sul sito della BBC, ma è in vendita, e credo che sia possibile l'acquisto in download anche nel nostro paese, dal sito AudioGO attraverso cui la BBC mette in vendita negli USA i suoi audiolibri e altri prodotti radiofonici. 

25 ottobre 2012

La BBC nel 1935, gloria di un passato che non torna. Neppure nel governo della cosa pubblica.

BBC Voice of Britain è un film propagandistico realizzato dal General Post Office nel 1935 da cui emerge già la mitologia che durante la successiva guerra mondiale e fino ad almeno gli anni '80 del XX secolo circonderà l'ente radiotelevisivo pubblico del Regno Unito. La scheda preparata dal British Film Institute parla dei numerosi personaggi - Shaw, Chesterton, Wells - che diedero il loro contributo alla roboante descrizione della voce ufficiale, che grazie alla miracolosa tecnologia della radio riusciva a giungere nei più reconditi angoli dell'Impero.


E' curiosa questa rappresentazione visuale di un mezzo che allora era quasi certamente meno diffuso del cinema, ma che aveva un peso politico non meno importante e poteva contare su una immediatezza e una pervasività che il cinema poteva solo sognare (in quegli anni si sperimentava già la televisione).
I 75 e più anni trascorsi si sentono tutti. Pochi giorni fa il BBC World Service annunciava la terza fase della strategia di riduzione dei costi che porterà a altri 73 licenziamenti nella divisione internazionale della BBC. Sembra che ulteriori ridimensionamenti delle trasmissioni in onde corte seguiranno a brevissimo, anche se dai primi dettagli relativi alla stagione B2012, quella che per le emittenti internazionali inizia a fine ottobre, non sembrano ancora esserci variazioni rispetto ai programmi già abbondantemente falcidiati dopo l'arrivo del nuovo governo britannico. 
In questo senso i cambiamenti subiti dalla BBC intesa come ente radiotelevisivo di Stato, finanziato con i soldi dei contribuenti, sono davvero epocali e secondo alcuni commentatori rappresentano un segnale di resa di quella stessa politica che nel 1935 utilizzava la radio anche per autoglorificarsi. Non è successo che la politica rinunciasse alla propaganda di sé stessa, anzi. I servizi pubblici vengono affossati proprio perché non sono più una categoria di spesa produttiva dal punto di vista dei nostri amministratori. Che oltretutto diffidano di una radio pubblica troppo coraggiosa. Ho trovato molto eloquenti le parole con cui un appassionato della radio americano, John Figliozzi, commenta la notizia relativa agli ulteriori tagli al budget dell'ex-glorioso World Service: 


E' tutta una questione di risorse da distribuire e priorità e sfortunatamente qui [figliozzi parla degli Stati Uniti, ma il "qui" vale un po' dappertutto] come in Gran Bretagna, i nostri leader si stanno dimostrando drammaticamente incapaci di affrontare il problema dell'accumulazione di enormi fortune da parte di un numero molto ristretto di individui e organizzazioni, andando così a vanificare il contratto sociale che dalla fine della seconda guerra mondiale ha portato a una autentica prosperità su scale sinora sconosciute (sebbene non realmente universali). Ci sarebbero risorse in abbondanza da recuperare e amministrare nell'interesse del mantenimento e dell'estensione di quel contratto sociale. Solo che tali risorse restano appannaggio di poche mani, molto spesso sbagliate - mentre il contratto sociale che ha consentito la realizzazione di pubbliche istituzioni del calibro della BBC viene unilateralmente riscritto da una classe oligarchica relativamente ristretta, ma capace di comperarsi i governi pseudo "rappresentativi" che dovrebbero invece tenerla a bada.

18 luglio 2011

BBC: crowdsourcing per misurare la copertura 3G

Il crowdsourcing al servizio della Quality of Service delle infrastrutture cellulari. Dopo il progetto Ne.Me.Sys lanciato da Agcom in Italia per la misura dei livelli di servizio delle reti Internet fisse dei diversi operatori, la BBC lancia una analoga iniziativa basata su una app Android (sviluppata da Epitiro, criticata per il forte impatto dell'applicazione sulla batteria degli smartphone). Basta installare questa app sul proprio telefonino Android per costruire una mappatura dell'intensità di campo generata dalle antenne 3G degli operatori mobili britannici. Una mappa possibilmente più attendibile (soprattutto nel confronto ricezione outdoor/indoor) di quelle normalmente pubblicate sui loro siti Web.

We're mounting an ambitious project to try to map mobile coverage across the UK - and, if you have an Android phone, you can be part of it. From today you can download an app which will record the signal you're getting on your phone - 3G, 2G or nothing - and feed the data back to our research project.
The UK 3G survey app has been developed by Epitiro, the firm behind Ofcom's recent report on mobile broadband speeds.
It will record phone signal data all the time the phone is switched on, and Epitiro is going to work with us to collect the results over the next month.




La cosa divertente è che appena diffusa la notizia, alla BBC sono arrivate le segnalazioni di una campagna di misura molto simile, ma su scala mondiale, effettuata da OpenSignalMaps. Anche in questo caso si tratta di scaricare una app Android (ma presto dovrebbe esserci quella per iPhone) per raccogliere dati che finiscono in un archivio centralizzato e vengono rielaborati in una mappa Google che mette subito in evidenza le aree in cui la rete mobile fa acqua.
Immaginatevi che cosa si potrebbe realizzare sviluppando analoghe applicazioni che sfruttino i chip per la ricezione dei segnali FM per tracciare mappe di copertura e interferenza!

25 gennaio 2011

BBC Online taglia e toglie la radio a iPlayer


Se ancora non si sa nulla sulle nuove strategie Web di Mamma RAI né sui progetti di reintegrazione del suo spin-off digitale RAI Net, la stampa britannica dà ampio spazio al piano di revisione della strategia online della BBC. Dopo l'annuncio di una spietata politica di riduzione dei costi, in questi giorni i tagli sono stati esplicitati. Finanziamenti tagliati di un quarto e 360 posti di lavoro eliminati da qui a due o tre anni. La presenza online della BBC viene riorganizzata in dieci prodotti suddivisi in cinque aree generali.
Moltissime, circa 200, le sezioni del sito che verranno chiuse (secondo Wired sparirà anche la leggendaria Hitchhiker's Guide to the Galaxy ideata dal compianto Douglas Adams).
Ma la parte che ci interessa maggiormente riguarda iPlayer, il programma che consente di accedere via Web, in streaming e on demand, all'intera offerta televisiva e radiofonica della Beeb. Marketing Week riprende le ultime dichiarazioni del direttore Future media and technology, Erik Huggers (ultime perché Huggers oggi lascia la BBC per approdare alla divisione Digital Home di Intel) e annuncia che iPlayer si focalizzerà sulla televisione, perdendo i programmi di BBC Radio. Una intervista audio a Huggers è stata pubblicata su uno dei blog del Financial Times, il Tech Hub. Il piano strategico della BBC Online appena approvato dal BBC Trust è disponibile in pdf a questo indirizzo.
Gli sforzi si concentreranno piuttosto sulla joint venture con il mondo della radio commerciale per il lancio del Radioplayer, un progetto di cui ho parlato già diverse volte. Qui di seguito potete seguire l'intervista di Jonathan Mark, di Critical Distance, noto consulente mediatico internazionale a Michael Hill, responsabile dell'aggregatore Radioplayer, la cui ambizione è raccogliere *tutti* gli stream delle emittenti britanniche, dalla BBC alle più piccole locali, offrendo anche una guida alla programmazione. Il lancio ufficiale era previsto in queste settimane, forse le notizie su iPlayer faranno da stimolo.

01 novembre 2010

La BBC sotterranea della Guerra Fredda



Con un sensazionalismo un po' fuori luogo l'Independent torna su un fatto noto da tempo: l'esistenza di postazioni sotterranee come Wood Norton Hall, nel Worcestershire, dove la BBC custodiva all'interno di bunker a prova di bomba atomica (davvero, mi chiedo?) interi studi attrezzati per la trasmissione di annunci e notizie da diffondere nel caso la Gran Bretagna avesse subìto un attacco nucleare. Il bunker esiste ancora oggi nella struttura che la BBC utilizza per la formazione del suo personale ma secondo l'articolo di Matthew Bell si tratterebbe di un segreto gelosamente custodito degli anni della Guerra Fredda.

Buried 10 storeys into the hillside is a fully functioning nuclear bunker, built at great expense in 1966, at the height of the Cold War. So few people knew of its existence that, even when it was being built, visiting trainees were told not to ask why all that concrete was being mixed. Those involved in its construction were obliged to sign the Official Secrets Act, and even now you won't get a peep out of the BBC press office to acknowledge the reality.
Measuring 175ft long, the bunker – known to high command as Pawn: Protected Area Wood Norton – remains ready for service in the event of an attack on London. It is said to have beds
and ping-pong tables and is connected by tunnels dug into the hillside to a mast on top of the hill which is fitted with a super high-frequency satellite dish.
According to the Government War Book, a Cold War document that was declassified only last year and which sets out what happens in the event of a nuclear strike, Wood Norton was a vital tool in keeping the country informed should chaos descend. While the Cabinet would be secreted away in another bunker in Corsham, Wiltshire, pre-recorded tapes kept at Wood Norton would be broadcast across the nation in the minutes before any bomb was dropped. It's a chilling scenario, one that has thankfully been relegated to a distant memory. The question is why now, 20 years on from the end of the Cold War, do we still have it?

La storia invece è nota ma sempre gustosa. Già nel 2005 i National Archives avevano divulgato molti particolari sui piani contigenti che la BBC aveva allestito per poter trasmettere anche qualora Londra si fosse trasformata in un inferno radioattivo. Ne ho parlato anch'io nel 2008 qui su RP E qui c'è un belissimo articolo del Telegraph del 2005 in cui si viene a sapere che l'annunciatore scelto per preregistrare l'annuncio del "giorno del giudizio" era il celebre Peter Donaldson. E non sono più un segreto neppure le numerose installazioni sotterranee che avrebbero dovuto accogliere le RSG, o Regional Seat of Government. Subterranea Britannica le cataloga tutte con pazienza e qui trovate anche una scheda su Wood Norton. Forse la RSG più famosa e fotografata è il bunker nucleare di Hack Green, nel Cheshire, oggi trasformato in un museo. Qui c'è una pagina con diverse foto da Wood Norton, ma l'accesso al bunker vero e proprio è - a quanto si legge - sorvegliatissimo.

22 ottobre 2010

Duri tagli alla BBC, che assorbe il World Service

David Cameron l'aveva detto, la politica di indispensabili tagli messi in atto dal nuovo governo britannico avrebbe toccato la BBC, baluardo dell'emittenza pubblica, con un budget da 3,5 miliardi di sterline e oltre. Non sono tagli radicali, ma il colpo non sarà facile da assorbire.
Intanto il ministro della cultura Jeremy Hunt ha dichiarato che per i prossimi sei anni il canone televisivo resterà bloccato (sono conservatori, il loro obiettivo è non far aumentare le tasse) e a Bush House si dovrà continuare a fare economie e far leva sul marketing delle sue produzioni attraverso BBC Worldwide, il braccio commerciale internazionale. Tutto il welfare del Regno Unito verrà del resto sottoposto a una drastica cura dimagrante. Il governo aveva promesso 11 miliardi di sterline di risparmio annuo da raggiungere nel 2015, ma a questa somma già imponente sono stati aggiunti altri 7 miliardi. Una stangata, ma fatta in perfetto stile British sul piano della comunicazione. Il documento rilasciato alla stampa http://cdn.hm-treasury.gov.uk/sr2010_pressnotices.pdf, suddiviso in capitoli dedicati ai risparmi di ciascun ministero è un modello di chiarezza e linguaggio accessibile, anche graficamente. Non parliamo del report di 104 pagine che il ministero delle finanze ha scritto per illustrare i risultati della Spending Review, la rassegna delle spese. Su carta il volume costa 45 sterline, online è gratis http://cdn.hm-treasury.gov.uk/sr2010_completereport.pdf e anche qui il lettore italiano non può fare a meno di pensare alla differenza tra questa documentazione chiara, esaustiva, trasparente, e gli annunci da Dulcamara, le ridde di cifre tutte diverse che arrivano dal nostro tesoriere e Chancellor of the Exchequer, il creativo Lord Three Heights.
Ma torniamo alla BBC. Come se il congelamento del canone non bastasse, dovrà contare solo sul proprio budget per finanziare nuovi contenuti televisivi locali, contribuire alla diffusione degli accessi a larga banda e pagare intereamente i conti del canale televisivo gallese S4C. In precedenza i fondi per questo canale in lingua locale arrivavano separatamente dal ministero della cultura e dei media, ma questi saranno tagliati del 24%. Il resto arriverà dai canoni televisivi nazionali. Il direttore di S4C John Walter Jones ha già dichiarato che la decisione avrà effetti disastrosi sul pubblico di lingua gallese e la Authority che governa l'emittente ha detto che ricorrerà subito in tribunale chiedendo una "Judicial Review" (immagino come un ricorso al Tar o alla Corte dei conti). Del resto il ministero della cultura (perché i governi si ostinano a chiamarli così invece di "ministero dei tagli alla cultura") ha deciso la chiusura di 19 organismi su 55 e una riduzione del 15% dei fondi erogati al mitico British Film Institute.
La notizia più clamorosa per chi ascolta le onde corte - e non mi riferisco a noi hobbysti occidentali annoiati - è il riassetto del BBC World Service, che cesserà di percepire i 273 milioni di sterline dal ministero degli esteri. Anche in questo caso il World Service riceverà solo soldi dal canone. Decisamente a rischio diventa soprattutto il BBC Monitoring Service, l'orecchio del mondo, un team di ascoltatori/traduttori che segue e decifra migliaia di ore di trasmissioni radiotelevisive e Internet di tutto il mondo. Oggi riceveva 25 milioni direttamente dal Cabinet Office del primo ministro. Via anche quelli.
Al di là dei gravi rischi di contenimento delle lingue e delle ore di trasmissione del BBC World Service, con i soldi del Foreing Office, viene a cessare soprattutto la catena di trasmissione tra i contenuti trasmessi e la diplomazia inglese. Sarà la BBC a decidere tutto e non sarà facile far passare il messaggio di un servizio rivolto all'estero ma finanziato direttamente con i soldi dei contribuenti. A nulla vale pensare ai tagli che anche il ministro della difesa dovrà subire (gli resteranno solo le noccioline, 32-33 miliardi), alla messa all'asta delle frequenze oggi usate dai satelliti militari (in generale Cameron conta di fare parecchi soldi vendendo spettro RF), il merger tra BBC e BBC World Service è una sconfitta dell'idea di servizio pubblico, forse una delle poche discriminanti che ci permette oggi di separare una politica di destra da una di sinistra. Intanto potete scommettere su una cosa: le onde corte della BBC verranno quasi completamente soppresse fuori da quelle realtà più problematiche come il Sudan, l'Afghanistan, Burma.
Neanche la crisi degli anni '70, oggettivamente in un'epoca non del tutto paragonabile, era arrivata a tanto. I giornali rivelano anche che i capi della BBC erano stati posti di fronte a una possibile alternativa: o accettare questi tagli, o rassegnarsi a ingoiare una pillola ancora più amara, quella del finanziamento dei canoni televisivi che i pensionati ultra-75enni non pagano da queste parti. Si trattava di tirar fuori dal cilindro una somma superiore al mezzo miliardo di sterline, equivalenti a un aumento del canone di 20. Il governo ha fatto chiaramente capire che questo aumento non sarebbe passato e l'emittente avrebbe dovuto affrontare una austerity intollerabile. Forse la squadra di Cameron ha voluto ribadire che d'ora in poi si fa sul serio. Malgrado una età che noi considereremmo infantile - il ministro George Osborne ha 39 anni, il secondo in comando, il chief secretary Danny Alexander, 38! - il Tesoro di Sua Maestà non ha nessuna voglia di giocare.

27 settembre 2010

Ascoltare la Beeb senza browser con Auntie per Mac

In Gran Bretagna la chiamano "zietta" (auntie) e Radio Auntie si chiama il player per Macintosh che Duncan Robertson, dipendendente della BBC, ha sviluppato sulle fondamenta del protocollo di messaggistica XMPP
per consentire l'ascolto di tutti i programmi nazionali della sua emittente, nonché del BBC World Service, senza attivare il browser e il BBC iPlayer.
La particolarità di Radio Auntie 2.0, seconda versione appena rilasciata sul
sito di Duncan, è la sua estrema semplicità. Una finestrella riporta il logo del canale ascoltato al momento con le informazioni in radiotext sui brani musicali trasmessi e altri dettagli. Un primo menu "Listen" permette di "sintonizzare" altre stazioni BBC e un secondo menu, Schedule, riporta in tempo reale i programmi che si potranno ascoltare sui vari canali, ma anche quelli che possono essere riascoltati on demand! Grazie a XMPP e a Growl, Radio Auntie è anche in grado di comunicare all'istante le canzoni che il player sta riproducendo, in modo da tenere aggiornati gli ascoltatori dei canali personalizzati su Last.fm.
Se siete interessati a seguire via Internet i programmi BBC e utilizzate Macintosh, Radio Auntie fa certamente per voi. Spero che Robertson riesca a implementarlo su iPhone. Una seconda app, Tellybox, è altrettanto pulita e semplice e consente - a chi risiede nel Regno Unito - di guardare in diretta i programmi televisivi. Niente BBC television se il vostro IP è fuori dai confini di Albione, ma la radio funziona benissimo (l'unica pecca è che non si può registrare direttamente da Radio Auntie).

06 settembre 2010

Il nuovo BBC iPlayer integra old e social media

While social networks are now a well established phenomenon, socially enhanced TV and radio aren't. It's early days yet, but we're pretty sure that this is going to be an important facility in the near future. Lo scrive James Hewines sul blog della BBC presentando l'ultima versione dell'affermatissimo iPlayer, l'interfaccia che permette di accedere ai contenuti televisivi e radiofonici (oggi separati) della Beeb su Web. Un cambiamento ispirato alla semplificazione, ma anche alla personalizzazione dell'esperienza e alla "socializzazione" dell'ascolto/visione.
Ma è vero, come scrive Hewines, che se i social network sono ormai una realtà consolidata, radio e televisione socially enhanced sono ancora all'inizio di un cammino che li porterà a un luminoso futuro? A noi italiani un commento del genere appare francamente un po' ingenuo: soprattutto la televisione da noi è un medium fin troppo al centro della nostra vita di relazione, non facciamo che parlare di lei.
Quello di iPlayer resta comunque un esperimento - anzi, più che un esperimento - da studiare e, se possibile, adattare ai diversi contesti, un "case study" di come incrociare vecchi e nuovi media. Delle nuove funzioni di iPlayer si occupa, sempre sul BBC Blog, Anthony Rose (a proposito della beta del nuovo player, introdotta poco prima dell'estate). Webmaster e architetti della user experience dovrebbero leggere e mandare a memoria le spiegazioni che Simon Frost dedica agli aspetti tecnici.
L'utente registrato dell'iPlayer (la registrazione è possibile anche per chi non risiede in Gran Bretagna, nonostante il fatto che la BBC non autorizza la visione dei programmi televisivi da indirizzi IP non-British) può creare un suo profilo pubblico, un po' come avviene su Facebook. Attraverso questo profilo può effettuare e ricevere suggerimenti ("raccomandazioni") sui programmi preferiti dai suoi contatti. Le raccomandazioni possono essere estese ai propri account su Facebook e su Twitter. In questo senso Hewines può aver ragione. Siamo già abituati a parlare di programmi radiotelevisivi con i nostri amici, ma grazie a iPlayer questi programmi diventano un modo per riconoscersi, condividere gli stessi gusti e trovare nuovi contatti. Finora i siti delle emittenti radiotelevisive hanno sfruttato soprattutto i forum come mezzo di discussione e socializzazione, ma ora i meccanismi di Twitter vengono integrati direttamente con le funzioni che consentono di esplorare le griglie di programmazione e usufruire dei vari programmi via Web. Potrebbe essere la nascita di un nuovo modo di consumare radio e televisione, una modalità che a dire il vero viene da tempo esplorata anche nel mondo della IPTV o dei set top box che mescolano Web, televisione e multimedialità. Il merito della BBC è appunto quello di aver escogitato una delle possibili ricette per applicare queste nuove interazioni a un patrimonio di contenuti molto tradizionale.

04 dicembre 2009

Mooso dei BBC Radiolabs, tagga la canzone e vinci

E' un po' di tempo che non mi capita di segnalare le novità dalle fucine dei Radiolabs della BBC. Forse perché non riesco a stare al passo. La notizia di Mooso mi arriva da Francesco Delucia che ringrazio. Mooso è un gioco "finalizzato", una gara tra gli ascoltatori di BBC 6 Music (il canale radiofonico minacciato di tagli dalla dirigenza dell'emittente pubblica britannica) che seguono i vari brani musicali e forniscono i loro "tag" descrittivi. Quando due ascoltatori forniscono lo stesso tah si vince un punto e altri punti si possono vincere scrivendo suggerimenti su musicisti che suonano nello stesso stile. Il gioco è "finalizzato" (game with a purpose) perché la Beeb cerca di fare del crow sourcing, di reclutare la partecipazione degli ascoltatori per costruire, insieme a loro, con Mooso, un sistema di raccomandazione musicale.
Il funzionamento di Mooso sembra piuttosto semplice. Ci si deve iscrivere sul sito, lanciare il player e digitare i tag. Con questa applicazione Web la BBC dice di voler sperimentare la gestione di contenuti e informazioni generate dagli ascoltatori della radio, ma il primo obiettivo è ludico. Mooso è soprattutto un gioco anche se finalizzato. Un aspetto che mi sembra molto interessante, oltre all'inevitabile integrazione con Twitter per la condivisione dei brani ascoltati, è un'altra forma di integrazione con i client dell'instant messaging, persino con GTalk incorporato in Gmail. Basta aggiungere l'indirizzo di Mooso alla propria lista contatti per intavolare una conversazione con il software. Digitando il comando "play" nella finestrella di chat Mooso risponde con il titolo della canzone in onda al momento e l'invito a sottoporre, via chat, i tag per cercare di vincere qualche punto. Non sono riuscito a farlo funzionare bene, anche perché leggo che c'è un limite al numero di utenti simultanei. Ma mi sembra decisamente interessante.

We've just launched the latest Radio Labs prototype: Mooso. It's a game you play while listening to 6 Music, in which you enter tags and suggest similar artists to describe the current track. If what you enter matches what other players enter you get points. We give more points for matching similar artists than tags and you also get a point just for playing.
How to play... in three easy steps

Step 1: Listen to 6 Music.
On your digital radio, TV or on the web it doesn't matter. 6 Music will automatically start playing when you hit Play on the site.

Step 2: Enter tags and similar artists for the track playing.
Hit the Play button on the site to open the pop-up play window. When a song plays on 6 Music, a new round starts and you can start entering tags. Tags are words or short descriptions of the music that could be genres, instruments or even moods. You can also suggest similar artists (you get more points for this!) or anything else, it's up to you. But be quick, you've only got two minutes from the start of the song.

Step 3: Match tags and artists with other players to score points.
You get points by matching tags and similar artists with other players, but you can't see what those other players are entering so you'd better make sure you're entering good tags. For example in this round, the track played was 'New Fang' by Them Crooked Vultures and the players matched with the tags rock and classic and with artists Dave Grohl, Eagles of Death Metal, Foo Fighters, Led Zeppelin and Nirvana. The more tags you match with other players the more points you win, the higher up the leaderboard you go and the closer you are to becoming a Mooso.
You can play Mooso between 7am and 7pm Monday to Friday along to Shaun Keaveny, Lauren Laverne, Cerys and Steve Lamacq. The more people playing the better, so why not join in at lunch time with Cerys' slot at 1?

Sign up and join in

There are a couple of ways in which you can join in and start playing. You can sign up on the web site (OpenID is supported) and play in your web browser (you'll need Flash Player 9+ and either Chrome, Firefox 3+, Internet Explorer 7+, Opera 9+ or Safari 3+) or if you have a Jabber or Google chat account you can play over instant messenger. Simply add moose (at) mooso (dot) fm to your contacts to start playing. More information is available at http://www.mooso.fm/help#im. You can also follow Mooso on Twitter.

Game with a purpose
So what's the point? Mooso is a Game With a Purpose (or GWAP) - a game which while (hopefully) being fun to play, produces another useful output. Another GWAP is Google's Image Labeler which collates user input to annotate images and make them easier to search for. With Mooso, we hope to generate some rich data which describes tracks and artists and links them all together which in turn can be used to help you discover new music. You can look back through previous rounds on the Mooso site to see what people entered and browse through artists and tags which, we hope over time, will form an interesting web of information.
For example, navigating to Them Crooked Vultures displays the their suggested related artists and tags created in the game, along with a link to read more about them on BBC Music.
You could say this is an investigation into user-generated music recommendation but we have designed Mooso first and foremost to be an entertaining game to play so please sign up, play, score points and tell us what you think.
Mooso was developed by Radio Labs in collaboration with BBC R&D and 6 Music. We will also be posting about how it works and how we developed it.

30 novembre 2009

BBC, la radio e il Web tireranno la cinghia dopo il 2012

Parlando alla conferenza annuale della Voice of the Listener and Viewer una associazione consumeristica che dà voce alle istanze degli ascoltatori della radiotelevisione, il capo della BBC Mark Thompson ha ammesso che alla conclusione dello switchover televisivo, nel 2012, l'azienda pubblica britannica dovrà fare una cura dimagrante, proprio nel digitale. Nel mirino insieme a nicchie televisive come BBC 3 e 4, ci saranno i servizi di canali radiofonici come 1Xtra, 6 Music e Radio 7, e anche il sito Web della Beeb verrà passato al vaglio per assicurare che tutte le pagine siano al loro posto in termini di aggiornamento e utilità. Il Telegraph, da cui estraggo il seguente riassunto, ha contattato anche il "ministro ombra" della cultura per l'opposizione conservatrice, Jeremy Hunt, che ha già fatto sapere che in caso di vittoria del suo partito alle elezioni ci saranno tagli molto significativi per l'ente pubblico. In calce riporto anche il prospetto di quanto costano i canali televisivi e radiofonici pubblici della BBC, così come i dati vengono tabulati nell'Annual Report 2009. Le cifre sono in milioni di sterline. Tra canone e attività commerciale l'azienda ha incassato 4,6 miliardi di sterline nel 2009, per la radio domestica spende 588 milioni.

BBC may cut digital and radio services after 2012

The BBC may cut digital and radio services after the analogue switch-off in 2012, according to the director general, Mark Thompson.

[...] Mr Thompson said that the future of BBC's operations would have to include “reductions in some kinds of programmes and content" and an examination of the scope of its websites.
He also suggested a higher proportion of the licence fee would be spent on original British content as opposed to expensive imports.
In a speech to the Voice of the Listener and Viewer conference, Mr Thompson said that the BBC needed to lay out “new boundaries”.
He said: “Expect to see reductions in some kinds of programmes and content - a look for example at the current scope of our website - and a close examination of the future of our service portfolios once switchover has been achieved”.
Earlier this month, Jeremy Hunt, the shadow culture secretary, said the public broadcaster could be dramatically slimmed down under a Tory government.
Mr Hunt expressed scepticism about the value of the niche television channels BBC Three and BBC Four, (costing £114m and £71m) as well as digital radio stations such as 1Xtra, 6 Music and Radio 7. Collectively these new ventures cost hundreds of millions of pounds out of a total BBC budget of £4.6 billion.
On the BBC website, Mr Thompson said it was important to make sure that the "many millions of pages that are up there need to be there". "Is it sufficiently up to date, is it relevant?" he asked.
"It might be a slightly smaller website. It might be stronger, making sure we are playing to our strengths," he added.
(continua)




08 ottobre 2009

Lo screen saver "radiocorriere" dei BBC Radio Labs

Sto leggendo con stupito (e forse stupido) interesse le note lasciate l'altro giorno sul blog dei BBC Radio Labs da Duncan Robertson, gentilmente inoltrate dal solito Francesco. Duncan racconta di avere esplorato le capacità di QuartzComposer, un linguaggio di programmazione visuale integrato nei tool di sviluppo XCode del sistema operativo MacOS X. QC permette di realizzar complicate applicazioni di trattamento grafico delle informazioni senza dover scrivere una sola riga di codice. Lo sviluppo avviene assemblando i blocchi logici e funzionali (le patches) in "combinazioni" che possono essere eseguite da qualsiasi applicazione QuickTime o visualizzate sottoforma di screen saver dinamico. Duncan precisa che se fino a a questo momento QC era un po' limitato quanto ad acquisizione di dati dall'esterno poiché compatibile solo con i feed RSS, la versione attualmente in circolazione con MacOS X Snow Leopard ha ampliato queste possibilità includendo porzioni più ampie di XML.
Grazie a queste estensioni, Duncan ha realizzato una composizione QC che esplora i flussi di informazione relativi ai programmi di BBC Radio e visualizza in tempo reale una specie di guida visuale alle trasmissioni in onda in un dato momento, che appare sullo sfondo del desktop quando si attiva il salvaschermo. L'applicazione, che funziona solo ed esclusivamente con Snow Leopard (ce l'ho ma non l'ho ancora installato e quindi non posso vedere com'è), è disponibile dalle pagine dei Radio Labs. E' l'ennesimo spunto di riflessione sulle nuove modalità di convivenza tra un medium antico come la radio e i nuoi mezzi multimediali. Pensate a quanto sarebbe interessante adattare lo screen saver "radiocorriere" di Duncan alle informazioni sui programmi di centinaia di stazioni, magari con una funzione di time machine capace di indicare quali saranno i programmi futuri e una interfaccia diretta che consenta di programmare la ricezione o la registrazione di quei programmi, sempre via Internet beninteso.


Fun with Quartz Composer in Snow Leopard and the BBC Radio Schedule
Duncan Robertson Wednesday, 7 October 2009

Quartz Composer [QC] comes as part of Apples Developer Tools on OSX. It is described in Wikipedia as 'a node-based visual programming language'.
I think the easiest way to understand it, is it lets you plug things into other things to produce very cool things, without the need to write a single line of code. These things are called patches and Apple provide a whole library of them (even more in Snow Leopard). These patches wrap low level functionality in them like OpenGL , Core Image, Core Video, Bonjour Services, Apple Remote Access, Midi, XML loading and parsing etc, without you needing to understand the underlying technologies. You can also write your own patches including the ability to incorporate JavaScript to effect the patches results. A patch is like a function, you pass it some information and it returns results, without you needing to care what happens inside.
So, with all these patches, you create a composition, which is a file with a .qtz extension. Here's an example of what a composition looks like:

A composition can be ran stand-alone, exported as a QuickTime movie, or used in a Cocoa application. It can also be used as a Screen Saver or iTunes visualization simply by dragging it into the correct folder on your Mac. A patch can also be nested in a patch, so as you can imagine the compositions can get quite complex.
One of the limitations of the initial version of QC was that you could only load RSS feeds and not arbitrary XML. Luckily this had been addressed in the new version, so as well as all the other awesome new patches, there's one that lets you provide a path to some XML, and handles downloading and parsing into a structure, as well as download progress information and a flag for when the data is ready.
With this new functionality as well as other new patches, I have created a composition that rolls through the BBC's National Radio networks and displays who is currently on air, as well as downloading and displaying the network logo and a pretty image for that show.
You can download the composition here:

BBCRadioNow1.0.zip

To install you need to:

1. Make sure you are running OSX 10.6 (It won't work otherwise)
2. Unzip the downloaded file
3. Move the BBC Radio Now.qtz file into your Screen Savers directory.

/Users//Library/Screen Savers

4. NOTE: You may need to create the Screen Savers directory if it doesn't exist

Now you can go to the Screen Savers settings page in system preferences, and you will be able to choose BBC Radio Now from the left hand menu. You can also adjust the duration in which the radio stations are switched via the options tab. Oh and remember, if you're not connected to the internet then you won't see anything.

06 giugno 2009

BBC e "D Day": lo sbarco cambia il modo di informare

BBC World Service dedica una breve trasmissione di oggi a una rievocazione di come l'emittente britannica modificò il suo stile giornalistico in occasione del D-Day. Con lo sbarco in Normandia, il 6 giugno del 1944, la stazione radio si impegnò molto di più "sul campo", cominciò a seguire le truppe e smise, spiega l'autore del programma, di delegare le cronache della battaglia ai commentatori delle stazioni radio americane. Trovate l'audio di questo reportage, con alcuni esempi dagli archivi storici, seguendo questo link.

22 maggio 2009

BBC Devon pubblica i risultati dei test DRM in AM

Sono finalmente disponibili i risultati della sperimentazione Digital Radio Mondiale effettuata nel 2007 dalla BBC sui trasmettitori in onde medie del Devon (Plymouth). La pagina di BBC Devon porta a tutte le pubblicazioni disponibili, incluso il final report mentre il blog dei BBC Radio Labs riassume la situazione: buon comportamento con l'onda diurna, dove il DRM risulterebbe più efficace dell'AM analogica (almeno strumentalmente, ma io sospetto che i dati strumentali non siano perfettamente sovrapponibili a quelli soggettivi di chi ascolta); e comportamento più erratico dopo il tramonto, quando fading e interferenze entrano in gioco. Silenzio tombale sul problema della catena del valore con tutti i suoi buchi. In DRM è facile trasmettere ma la ricezione non è altrettanto scontata, a causa della scarsa disponibilità di ricevitori stand alone. C'è un singificativo vantaggio, sempre dal punto di vista di chi trasmette, che riguarda la possibilità di dislocare più trasmettitori sulla stessa frequenza senza interferenze incrociate e questo è un plus che il digitale può vantare sull'analogico insieme a una qualità audio superiore là dove non sussistano problemi di soglia del segnale che compromettano la decodifica.

Digital Radio Mondiale - our medium-wave experiences

James Cridland Thursday, 21 May 2009

My colleague Tom writes...

Hello. My name is Tom and I work for the part of the BBC which looks after our television and radio transmissions in the UK. For a bit more than two years, I was also looking after a project to do with digital broadcasting on medium-wave and as we've just published the final report for that, I've been asked to write a few words here to explain what we did and what we found out.
It might surprise you to know that we're still interested in technologies like medium-wave given everything else that's going on but there are good reasons for that. Whichever way you cut it, the BBC is still one of the world's largest medium-wave broadcasters and a considerable chunk of our audience still makes use of our transmissions. From an engineer's point of view, medium-wave is great because it's relatively simple and goes much further than, say, FM: it's not as blocked by trees and buildings and terrain as technologies which use higher frequencies. But it has its problems as well: it's mono, it's not very high quality, it can suffer from interference from domestic appliances. So, a decade or so ago, research engineers from around the world - including the BBC's team at Kingswood Warren - began development of a new transmission standard which would turn medium-wave digital: something which ended up being called digital radio mondiale, or DRM.
Our colleagues at the BBC World Service have been using DRM for a while now on some of their European medium-wave and short-wave transmissions but before April 2007, we in the UK-bit of the BBC (the "home" or "domestic" service) had never really had a chance to experiment with it. We'd certainly never tried running a DRM transmission as a service for an extended period of time to see what the listeners made of it.
In April 2007, we did just that. We took a frequency used by BBC Radio Devon in Plymouth, closed down the medium-wave service, and re-engineered the transmitter so that it could carry DRM. We then ran Radio Devon using this system - and over the course of the next year, we worked with a panel of listeners in Plymouth and west Devon (to whom we had given special DRM-capable radios) to understand how the technology worked for them and what their experience of it was.
The results were interesting. For the most part, the panel's reaction to DRM was positive. They enjoyed the generally improved audio quality and they took easily to their new radios. And for most of them, the reception was good; one or two glitches but normally ok.
This was borne out by our own measurements of the signal. We found that the area we were able to cover during the day was very much bigger than the area we could cover with the old AM signal that had been there previously.
But, on the downside, some of our panel experienced problems at night - and we saw these effects in our measurements as well. The problem will be familiar to many listeners to medium-wave: at night, changes in the atmosphere mean that signals from distant transmitters reach our shores more easily. On medium-wave, you might hear this as cross-talk: a foreign voice underneath what you're trying to listen to, or the occasional 'splat' of another transmission. The issue we came across with DRM is that this interference causes the radio to stop decoding the signal: sometimes only momentarily, sometimes for a while longer. So rather than listening through the interference, it's like all digital systems: you either get it (and so get it at a consistently high quality) or you don't get it at all.
So while most of the panel continued to listen without experiencing any problems, some of them found they were only served during the day and had patchy coverage at night. And of course this problem became worse as the hours of daylight shrunk during the autumn; so by winter, some were beginning to experience poor reception in the late afternoon.
This problem can be solved - but it would require us to re-plan our transmission network: either by moving the frequencies around so that we use ones that aren't quite so damaged by interference, or by building higher power transmitters, or by simply building more of them. (One of the nice things about DRM - which we also proved in the trial - is that you can run two transmitters on the same frequency without causing interference between them, so building more transmitters doesn't necessarily mean using more frequencies.)
DRM still has potential: indeed, considerable potential for international broadcasting where it remains of great interest to our colleagues at the BBC World Service and others, and it might have an application at home as well. But our trial has shown that the migration from analogue to digital at many of the frequencies which are currently allocated to the UK has its own set of challenges that would need to be addressed.
Anyway, there's much more in our final reports - because we worked so closely with the people at BBC Radio Devon, they're available over on their website. Have a read and see what you think.
(Tom Everest works within BBC Distribution)

28 marzo 2009

"Reich and roll". Quello che Goebbels non aveva previsto

Il registratore a nastro è stato inventato 75 anni fa nella Germania nazista, ma è proprio vero che una tecnologia non può essere intrinsecamente malvagia. Se glielo avessero detto non l'avrebbe presa con bonomia (era del resto un carattere alquanto irritabile), ma la macchina propagandistica del Terzo Reich ha dato una grossa mano alla diffusione della cultura del rock 'n' roll e Adolf Hitler ha ottenuto un effetto paradossalmente contrario con tutti i suoi sforzi tesi a condizionare e controllare il "Volk", il popolo tedesco. L'inedito fil rouge viene raccontato in un bellissimo radiodocumentario dell'attore inglese Stephen Fry sulla storia della registrazione magnetica presentato in queste settimane su BBC Radio 2 (purtroppo ho perso la prima puntata, ma la seconda è ancora sintonizzabile attraverso il BBC iPlayer mentre la terza e ultima parte andrà in onda martedì prossimo). Senza il monumentale investimento che il Reich destinò allo sviluppo di tecnologie di cattura del sonoro, il rinnovamento culturale portato avanti dalle stazioni radio americane negli anni Cinquanta non avrebbe forse avuto lo stesso carattere di pandemica fulmineità. Furono i formidabili ingegneri al servizio di Goebbels a creare i presupposti tecnici di una ventata di liberazione e gioia di vivere che la bestia nazista aveva fatto di tutto per soffocare.
L'invenzione determinante si chiama Magnetophone K1 e venne presentata nella manifestazione antenata dell'IFA berlinese, la Grosse Deutsche Funkausstellung, che dal 1933 veniva puntualmente inaugurata dal ministro per l'Educazione del popolo e la Propaganda (Volksaufkärung und Propaganda), Herr Doktor Goebbels in persona. La radio veniva considerata un'arma forse più potente dei carriarmati e riuscire a conservare i discorsi del Führer su uno strumento capace poi di riprodurli all'infinito, avrebbe reso quel mezzo ancora più flessibile, svincolandolo dai limiti della diretta.
Malgrado la propaganda, la guerra non finì come aveva previsto Hitler e tra le macerie del Reich gli Alleati scoprirono finalmente gli apparati che permettevano alle stazioni radio naziste di trasmettere a ripetizione comizi e musiche registrati. Tra i pionieri americani che dopo aver riportato in patria questi strumenti riuscirono a perfezionarli ulteriormente e a favorire così lo sviluppo di una programmazione radiofonica a copertura nazionale, fu per esempio Jack Mullin, un ufficiale marconista che aveva trovato un magnetofono AEG nella stazione radio di Bad Nauheim, città già liberata. La sua idea era di servire con queste macchine l'industria di Hollywood. Fu lì che il famoso cantante Bing Crosby, una delle voci più eleganti della grande tradizione degli anni Quaranta, ebbe l'idea di utilizzare il nastro per il suo famoso show radiofonico.
Ho scoperto la serie di trasmissioni sulla storia del nastro magnetico del tutto casualmente, leggendo un bellissimo post del BBC Internet Blog dedicato a tutt'altro aspetto: la creazione delle illustrazioni che servono a "visualizzare" il contenuto dei programmi radio ascoltati con l'iPlayer. Andatevi a leggere questo post di Ashley Stewart-Noble perché ne vale la pena. Finora l'arte dell'illustrazione si era cimentata solo nei giornali e con i titoli dei libri ma grazie a Internet e alla "visual radio", l'espressività dei disegnatori può diventare un ulteriore strumento di suggestione per comunicare gli scopi, i presupposti, gli influssi dei programmi della radio, della parola nuda. Ecco per esempio come Neal Fox ha illustrato il programma Third Reich and Roll, immaginandosi un Hitler che davanti al microfono si trasforma in un inquietante divo di rock... Satanico.

E a proposito di divi, in queste settimane BBC Radio 2 presenta una serie su un argomento decisamente correlato alla registrazione magnetica. In "From Edison to iTunes" Paul Morley parla infatti della nascita delle etichette discografiche.

Third Reich & Roll
Mondays, 16 - 30 March 2009 2330-0000 (un'ora dopo in Italia)

The fascinating story of how the Third Reich - a dictatorship with an advanced appreciation of media manipulation - developed magnetic tape recording, the very technology that led to the birth of rock’n’roll.

Over three weekly episodes, Stephen Fry tells the story of how Hitler’s huge financial investment in recording for propaganda purposes would eventually give rise to exactly those personal freedoms he was trying to suppress.
The story starts with how the Allies discovered both German Magnetophon recording machines and the plastic magnetic tape they recorded onto. It took two of America’s biggest entertainment stars to realise the potential of this revolutionary technology.
Bing Crosby produced America’s first taped network radio show. And his friend, Les Paul, created his ground-breaking over-dubbing techniques, the building blocks of today’s record production.
Part two features the rock’n’roll years and how the multi-track recording process changed the face of music production forever. Songwriters could now write in a new and liberating way and, for the very first time, artists could record in styles they had never dreamt of before.
In the final episode we go digital. The hard drive was born. Sampling and synthesizer technology were developed. This revolution led directly to the creation of new musical genres. We download this music to our mp3 players. And it is much more than music now - anyone can listen, anyone can podcast.
The Third Reich believed tape recording would help them assume complete control while in fact it started a train of events that led to our enjoyment of personal freedoms they could never have envisage.

Related Links

BBC Timeline Of German History
The History Of Magnetic Tape Recording on Wikipedia

30 gennaio 2009

Dalla BBC nuovi esperimenti di Visual Radio

In questi giorni sul BBC Internet Blog si sta discutendo di visual radio, in seguito al lancio, il 12 gennaio, di un nuovo player che offre una inedita interfaccia in tempo reale sugli studi, i luoghi di produzione della radio. Non si tratta di trasformare la radio in tv, ma nell'individuare nuove chiavi di interpretazione cross-mediale per un mezzo che per certi versi non basta più a se stesso e sta cercando il modo di confluire sulla piattaforma Internet. Senza snaturarsi certo, ma evitando di sparire.
Cliccate qui per visualizzare il contributo di Tristan Ferne che spiega i dettagli tecnici, troverete tutti gli altri link. Il trial non è più in corso, ma le considerazioni dei Radio Labs sono molto interessanti.


How visual radio works

Tristan Ferne 16 Jan 09

Yasser introduced visual radio on Monday and the trial has been going on this week. There is one last chance to catch it - on Annie and Nick this Sunday night (7pm - 10pm). The technical team behind it have written this post to give some idea of how the technology driving this system works. So over to the tech team of Conor Curran, Sean O' Halpin, Chris Bowley, Duncan Robertson, Nick Humfrey, Craig Webster, Ant Smith, Terry O'Leary and Will Kinder

One of the key elements of this project was to provide the ability for the editorial team to control the user client in realtime from the studio.
We considered HTTP polling but in the end found that the only way we could achieve the low latency and scale we required was to push messages to the client. We tried and rejected XMPP, mainly due to its verbosity, and there being no decent support for pub/sub in any Ruby XMPP library.
The first solution that showed promise was Juggernaut. This works by embedding a small Flash client in the HTML page for the sole purpose of providing an XML socket connection back to the server which it bridges to javascript. The server side is written in Ruby and integrates very well with Rails. Unfortunately, our tests showed that Juggernaut cannot yet scale to the levels we required. However, it provided the inspiration for our eventual solution.
As it turns out, we were already using a very similar solution to display LiveText on our network home pages via a third-party realtime messaging service provided by Monterosa called En Masse. Putting together what we'd learned from Juggernaut with the proven scalability of En Masse, we were able to piggyback our protocol over the existing messaging channel.
When a user loads the Visual Radio console, the En Masse server opens an XMLSocket connection to the connecting client and throughout the lifetime of the connection it will push XML messages to the Flash client.
Messages are fed to the En Masse server from our back end ActiveMQ messaging system. All the back end processes are written in Ruby using our own smqueue library.
To control all this and provide the studio with the realtime control they needed, we built a Ruby on Rails web application which sends messages to the client via the messaging infrastructure. If the Radio team want to push content to all the people connected via the Visual Radio console, they will activate the specific module they want to show within the Rails admin application and a chain of events occur. At a high level, what happens is:

  • A message containing a url to a resource is put on a queue by the admin application
  • A process watching this queue, gets the message and parses it
  • A request is made back to the resource url above, which returns an XML packet
  • This XML is then posted to a server
  • This server then messages all clients connected via their XMLsocket connection
  • The client parses the XML and displays the information to the user
Now Playing Information
Whenever a track gets played on Radio 1 we receive a file from the playout system, containing the details about what was played via an HTTP POST request. This message is then put on a message queue, so that it can be archived and sent to other systems.
The track data is sent to us in a proprietary text format, created by the playout system vendor. So the first stage is to parse it into a data structure that is easier to process. This is then put back on to another message queue, again so that other systems can make use of it.
The next message queue processor looks up the artist information in MusicBrainz using the artist name and the track title for disambiguation. If it unambiguously finds a matching artist in MusicBrainz then we add this information to the message, which can then be used to fetch an image and biographical information from http://www.bbc.co.uk/music/artists/:artistid

Architecture

This may be just a trial but because it's being broadcast live we need it to be reasonably fault-tolerant. To that end we're using a high-availability Apache based web tier which proxies requests back to multiple application servers. Each application server connects to a high-availability MySQL based database tier. In the event of one of our servers failing another will automatically take over with minimal disruption of service.
To manage the high-availability web and database tiers we're using open-source software called Heartbeat. Our application servers are all Mongrels and are running Rails. Underpinning everything we use Linux running under Xen which provides efficient virtualisation of our physical hardware.
Streaming Audio and Video

The vision mix output along with the audio feed from the studio was encoded using a Flash media encoder. The On2 VP6 codec was used for the video and MP3 for the audio. This feed was streamed over an SDSL connection to the BBC's Content Delivery Network. The Flash client once launched attempts to connect to this stream hosted by the third-party.
You can read more about developing visual radio and how the Flash console works over at some of the developers' blogs.

22 dicembre 2008

BBC iPlayer, download di tv e radio anche su Mac/Linux

E' una notizia di stampo molto televisivo ma solleva questioni mediatiche digitali che non possono non interessare anche noi "radiofonici". Come promesso, i BBC Labs hanno reso disponibili - per ora in beta per gli iscritti alla apposita sezione dei Labs - le versioni Macintosh e Linux del famoso BBC iPlayer, l'applicazione che serve per guardare la tv sui computer, i telefonini e altri dispositivi "connessi". O meglio, hanno reso disponibile la versione di questi player abilitati alla funzione di download dei programmi sulla propria macchina. Al momento del lancio di iPlayer, nel 2007, questa funzionalità era disponibile solo per la versione Windows.
Al di là degli aspetti estetici (iPlayer è bellissimo), ci sono molte considerazioni da fare sul Web come piattaforma sempre più consolidata della televisione su IP. Fino a poco tempo fa sembrava che il modello IPTV basato su set-top box da collegare al televisore fosse ancora in grado di affermarsi in modo definitivo. Tra l'altro è un modello molto, molto amato dagli operatori telefonici, che grazie al set-top box possono controllare agevolmente l'intera catena di distribuzione (e pagamento). E invece, dopo che anche Joost ha scelto di fare la sua tv direttamente su Web senza neppure un software da scaricare, non sono più mica tanto sicuro che la IPTV STB-based abbia tutte quelle chances (tra l'altro mi chiedo come proceda la raccolta di abbonamenti all'offerta di IPTV nostrana).
L'intervento di Anthony Rose, dell'Online Media Group della BBC, è tutto da leggere perché vengono spiegate le scelte fatte su due aspetti fondamentali: l'uso del DRM (e quale sistema, anzi, quali sistemi sono stati adottati) e la decisione di abbandonare, per il download dei contenuti, il modello architetturale P2P a favore di normali connessioni HTTP. Dimenticavo, per realizzare l'applicazione client, la BBC ha utilizzato l'abiente SAAS (software as a service) Adobe AIR.

Introducing BBC iPlayer Desktop for Mac, Linux and PC

from BBC Internet Blog by Anthony Rose

When we launched BBC iPlayer back in Dec 2007, it has been available for streaming on Window, Mac and Linux computers. But if you wanted to download our TV programmes, well, that was PC only. Obviously that wasn't a satisfactory arrangement, and making our downloads available on Mac and Linux has been a major priority for us.
Today, we're really pleased to announce that BBC iPlayer downloads are now available for Mac and Linux as well, thanks to our new Adobe AIR-powered download manager, which we've named BBC iPlayer Desktop.
To the best of my knowledge we're the first major content provider in the world to offer DRM downloads to PC, Mac and Linux platforms. Getting there has been quite a journey - here's the story...

Why do we need DRM?

In the past we've been criticised for using DRM. Surely a public service broadcaster has a duty to make its content available for free, forever, without rights restrictions, to all UK users. Unfortunately, much as we share those aspirations, the reality is that we have to use DRM, for two reasons:

1. As part of the Public Value Test undertaken by the BBC Trust, a decision was made by the Trust that the BBC could only make iPlayer content available for 7 days after broadcast, or, if you downloaded a programme, that you could keep it for up to 30 days, or 7 days after first playback. This was in response to industry concern that allowing people to keep programmes forever would lead to a reduction in sales of DVDs, etc. The ability to provide this 'timed availability' for downloaded programmes requires Digital Rights Management - i.e. DRM. So, for this reason alone, any download solution that we provide requires DRM.

2. Our rights holders require that we protect their content, at least one reason for which is to allow them to sell that content in other markets. For example, BBC Worldwide generates around one billion pounds in revenue annually, much of which is from sales of BBC programming in other territories, on DVD, etc. Some of that revenue flows back to the BBC public service, offsetting license fee requirements. Additionally, US movie studios often mandate use of particular DRM technologies as a condition for licensing their content. Accordingly, making our content available without any rights restrictions, freely downloadable worldwide, would affect the ability of those rights holders to monetise their content in other markets, hence an additional requirement for DRM.

Which DRM?

The BBC was widely criticised for choosing Microsoft DRM, which we chose for the initial iPlayer launch, and have been using since. Various conspiracy theories abounded, but the simple fact was that at the time Windows Media DRM was the only viable digital rights management solution around. It was sufficiently robust, accepted by rights holders, free (some DRM solutions have hefty license fees), fairly easy to use, and worked on 90% of computers.
Since then, we've embarked on a long and arduous journey to find the perfect DRM solution, one that would work on all computers, would be easy to install, would be supported by a reputable vendor, would be acceptable to rights holders, that wouldn't incur significant costs to us, and that could form the basis for a next-gen download manager platform that will in due course, well, keep reading...
We evaluated a large number of DRM solutions, including some open and open-source solutions. Some offered Mac support but not Linux, others required that we make our content available in their store rather than in our web site, other (sometimes open-source) solutions appeared attractive and low cost, but require extensive development to create a tamper-resistant player and would have incurred hefty MPEG licensing fees for playback of H.264 content.
Ultimately, we chose Adobe AIR and Adobe rights management (FMRMS) as our preferred solution for our next-gen BBC iPlayer Desktop application.
So, have we 'switched' to Adobe DRM? Not quite. We continue to use Windows Media DRM for downloads to Windows Media-compatible portable media players, we Open Mobile Alliance (OMA) DRM for downloads to Nokia mobile phones, we use Adobe DRM for downloads to PC, Mac and Linux computers, and we may support other DRM technologies for playback on set top boxes and future IP-connected TV devices.
Although it would be nice to have to support just a single digital rights technology, the reality is that when you look across mobile, PC and TV platforms there's no 'one size fits all' solution, and so we end up supporting a range of content protection technologies.
Of course none of this is of interest to the user - you just want to watch your favourite programme with as little fuss as possible - and we think that our new BBC iPlayer Desktop has gotten us a huge step closer.

No more P2P

Another big change we made is that our new BBC iPlayer Desktop no longer uses P2P. Downloads now come directly from our servers, as direct HTTP downloads.
Why the move away from P2P?

Three reasons:

1. When the BBC chose P2P for downloads over two years ago, bandwidth was really expensive, and so P2P was seen as the only way of providing a download service at a sustainable distribution cost. But over the past year the cost of bandwidth has decreased by 90%, making direct HTTP downloads a viable alternative.

2. Some users told us that they didn't like P2P - it used their CPU, used their upload bandwidth, slowed their computer. Our new solution should not have those issues.

3. In the UK, some ISPs count both download and upload internet traffic in their usage calculations, which means that some users were hitting their monthly usage caps more quickly because of P2P upload traffic. Our new solution doesn't have that issue (of course if you download lots of stuff you may still hit you monthly ISP limits - but that applies not just to iPlayer content).

It should be noted that in the technology world nothing stays still for long, and by choosing to not use P2P today we're not making a statement that P2P is either good or bad - we're simply saying that the cost/benefit right now is in favour of direct HTTP downloads, perhaps in due course served from edge caching servers deep in ISP networks. However, in the future new requirements and new P2P technologies (e.g. P2P streaming) may lead to a re-evaluation of our preferred delivery options.

The timing

Months ago we promised that we'd have BBC iPlayer programmes available for download to Mac and Linux computers before the end of 2008, and we made it... just.
Getting a solution out that worked on Mac was the easy part... having a solution that worked on Linux as well was somewhat harder. It's no coincidence that BBC iPlayer was released on the same day that AIR 1.5 for Linux was released by Adobe, as this is the first AIR release that provides DRM support on Linux platforms.

Available today to Labs users

The version of BBC iPlayer that's out today is very much a beta product, with a number of known issues that we'll be working hard to fix right after the Christmas break.
For those users who have our existing Download Manager installed, we don't want to break something that's working really well, and so we've introducing our new BBC iPlayer Desktop in Labs first. That means that it's available to anyone who has signed up as a Labs user - to do so, simply head over to BBC iPlayer Labs.
We expect to move BBC iPlayer Desktop out of Labs and make it our mainstream download manager application in February.

Upcoming developments

Right now BBC iPlayer Desktop makes use of the same 800Kbps H.264 content that's used for our High Quality streaming option. We're working on improving that, to provide 1500Kbps H.264 content that should be close to television quality. So, starting around February, we expect to deliver substantially better quality for downloads (these 1500Kbps streams will also be offered for streaming, providing near TV quality in iPlayer).
After that, we plan to use our new Adobe AIR platform to provide a range of features that will, we think, produce a really seamless online/offline, browser/desktop experience. Key features that are coming up include:

- being able to download radio podcasts
- being able to pre-book download of your favourite programmes, including whole series
- getting a popup system tray alert when your favourite programmes become available
- on-demand an live radio streaming, on your desktop.

Basically, we're looking to use this new platform to bring BBC content much closer to your desktop... which is why we called it BBC iPlayer Desktop.

Anthony Rose is Head of Online Media Group, BBC Future Media and Technology.

22 novembre 2008

BBC, i capi stanno pagando per gli errori dei sottoposti

Jonathan Ross potrà ricomiciare a trasmettere alla radio della BBC dopo le 12 settimane di sospensione dovute al procedimento disciplinare per lo scherzo telefonico di pessimo gusto nei confronti di un famoso attore che aveva rinunciato di partecipare al programma di Ross e Russell Brand (il quale ha invece preferito dimettersi). Dopo che lo scherzo era andato in onda, a ottobre, sui due conduttori radiofonici si era riversata un'ondata di indignazione. E il comitato di controllo della Beeb ha dovuto aprire un'inchiesta interna. Che ieri ha raggiunto una conclusione: Ross e Brand hanno sbagliato, ma la vera responsabilità è dei capi-struttura, di chi sapeva di quella telefonata volgare ma non l'aveva bloccata. Lesley Douglas, la "capa" di BBC Radio 2, ha già lasciato il suo posto (e uno stipendio un quarto di milione di sterline all'anno, contro i 6 milioni annui pagati a Jonathan Ross), ma forse ci saranno altre conseguenze. Anche perché in parallelo sta procedendo l'inchiesta del regolatore OFCOM, che in teoria può comminare alla Beeb una multa molto salata per violazione del codice di condotta.
Una storia interessante, da leggere e approfondire in un paese, il nostro, dove i sottoposti pagano e i capi vengono incensati in TV e quasi sempre salvati in tribunale. Ho selezionato gli articoli dell'Evening Standard, del Times, e del Guardian.