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16 febbraio 2017

La Svizzera apre la strada al DAB+ come "tecnologia di radiodiffusione principale".

Con una decisione che segue di poco l'avvio della procedura di parziale switch-off dell'FM in Norvegia, anche la Svizzera annuncia la procedura di revisione del testo dell'ordinanza sulla radiotelevisione (ORTV), da parte del Dipartimento federale dell'ambiente, dei trasporti, dell'energia e delle comunicazioni (DATEC). Fino al 26 maggio si discute di due importanti novità. Per le radio locali che coprono gli agglomerati urbani è prevista la fine dell'attuale regime di concessione con vincolo di programmazione. In altre parole chi trasmette non sarà più tenuto a rispettare aree di copertura e vincoli editoriali attualmente in vigore.
«A partire dal 2020, alle emittenti radiofoniche negli agglomerati urbani non saranno più rilasciate concessioni con mandato di prestazioni e le zone di copertura in vigore sino a quel momento verranno abolite. Il cambiamento interessa le stazioni che già oggi non beneficiano dei proventi del canone di ricezione. L'introduzione delle concessioni era stata resa necessaria dalla penuria di frequenze: con la digitalizzazione tale argomentazione ha però perso la sua ragion d'essere. Le regioni interessate dispongono già di un'ampia offerta editoriale, che non sarà compromessa dalla scomparsa della possibilità di esigere dei mandati di prestazioni. Una volta libere dai vincoli di programma finora definiti nei mandati di prestazioni, le stazioni commerciali locali godranno di maggiore autonomia. Potranno così strutturare liberamente i propri programmi e scegliere le strategie più consone al raggiungimento del loro pubblico target.»
Ma quel che più conta è che dal 2019, la Svizzera intende sostituire col DAB+ l'FM inteso come "tecnologia di radiodiffusione principale". Il passaggio definitivo al DAB+ dovrà concludersi entro il 2024 (non è chiaro se questo comporterà lo switch-off di tutte le emittenti oggi operative in FM o se come in Norvegia resterà la possibilità di operare in analogico per le stazioni locali.

02 febbraio 2017

Frequenze sincrone in onde medie, parte la gara di selezione dei futuri operatori (anche consortili). Ma quante perplessità.

La "prima istanza" che come avevo specificato nel post di ieri impediva l'assegnazione di concessioni per l'uso di un totale di undici frequenze sincrone nella banda delle onde medie finalmente liberalizzata, è venuta meno proprio in queste ore, con la pubblicazione - segnalatami dal solito Giorgio Marsiglio a sua volta informato con grande tempestività da Roberto Scaglione e Emanuele Scatarzi - dell'"elenco degli ammessi alla procedura di selezione comparativa" relativa, per l'appunto, alle frequenze sincrone.
La partecipazione alla procedura di selezione, specifica il Ministero, ai soggetti che avevano presentato richiesta entro lo scorso agosto. Ma visto che l'insieme delle risorse "sincrone" consente in teoria di realizzare undici diverse reti con copertura parzialmente nazionale (alcune reti sono costituite da tre o quattro location, il caso dei 1143 kHz è costituito da Messina e Sassari, solo due, i 1035 e i 1368 kHz, le frequenze che consentirebbero una copertura relativamente uniforme del territorio), c'è una opportunità, e forse una complicazione, in più. «Si fa presente - scrive infatti il Ministero - che le 11 reti sincronizzate, al fine di evitare reciproche interferenze nocive, sono assegnate in modo condiviso a uno o più soggetti, tramite costituzione di una società anche consortile che avrà la titolarità del diritto d’uso dell’intera rete sincrona.
Pertanto la procedura di selezione comparativa - riservata comunque ai soli soggetti presenti nell’elenco - potrà non avere luogo nel caso in cui i soggetti richiedenti una o più frequenze di una rete sincrona di cui all'elenco si accordino per l’uso condiviso dell’intera rete costituendo una società che riceverà il diritto d’uso: tale accordo dovrà essere comunicato al Ministero entro e non oltre il termine del 3 marzo 2017. Coloro che non rientreranno in tale casistica parteciperanno all'assegnazione della rete corrispondente alla frequenza indicata nella domanda, secondo le modalità del relativo bando che sarà successivamente pubblicato.»
In definitiva alla gara partecipano i soggetti che hanno presentato un totale di oltre 300 richieste, una lista in cui ancora una volta spiccano nomi di grosso calibro come RTL, Monradio e diversi altri che partecipano anche alla gara per le frequenze sincrone. Staremo a vedere se davvero sarà possibile costituire delle società e dei consorzi - operazione che nel caso dei multiplex DAB si è rivelata più complicata di quanto i regolatori avevano forse previsto. Personalmente sono molto curioso: un network commerciale in onde medie con durata della concessione pari a 20 anni, in un periodo storico che ha visto - nel giro di 24 mesi - Francia e Germania abbandonare completamente questa porzione di spettro. Il destino delle reti AM sembra segnato anche nel Regno Unito e chissà mai che la Spagna non decida, dovessero vincere forze liberiste, di realizzare qualche risparmio dismettendo la propria infrastruttura in modulazione d'ampiezza. L'eventuale operatore di un network nazionale ha valutato concretamente il potenziale di ascolto in una porzione dello spettro RF sostanzialmente uscito dal radar del grande pubblico, che in ampia misura non possiede più apparecchi fissi, portatili e autoradio abilitati alla ricezione, che vive in ambienti fortemente urbanizzati e in quanto tali immersi in un brodo di rumori e interferenze radioelettrici? Sono state fatte valutazioni sulla content strategy su frequenze che in modulazione analogica sono limitate a 9 kHz di ampiezza di banda e appaiono quindi più compatibili con una offerta news, sport, o comunque talk radio? Come scrivevo ieri, staremo a vedere, ma l'impostazione di tutta questa faccenda è sbagliata. Pensiamo solo alla volontà di mantenere, per le frequenze sincrone, i criteri di protezione a suo tempo applicati al monopolio della RAI. Il Ministero mette a disposizione, per ciascuna frequenza, delle dettagliate schede tecniche che riportano anche gli impianti europei isofrequenza o adiacenti da cui la frequenza italiana andrebbe salvaguardata. In parecchi casi, impianti che interferivano 40 anni fa sono ormai stati smantellati. Qual è il senso di tutto questo, a che cosa hanno guardato i nostri solerti regolatori?

01 febbraio 2017

Onde medie: Agcom pronta a evadere le richieste, ma l'etere AM delude certe aspettative

Insieme a Tiziano Bonini, docente di comunicazione e linguaggi mediatici, saggista, curatore e grande onnivoro di materiali radiofonici, avevo preso parte alla fase consultiva che aveva dato inizio al processo di liberalizzazione dell'etere MF, le storiche "onde medie". A suo tempo io e Tiziano avevamo auspicato una regolamentazione aperta il più possibile alle istanze dell'associazionismo, del no profit e della cultura. Avevamo in mente - e le avevamo citati - assetti legislativi che davano spazio a emittenti a bassissima potenza, convinti che una risorsa così antica, le onde medie in modulazioni di ampiezza, non potessero offrire molte opportunità al mondo dell'emittenza commerciale, pur essendo potenzialmente aperta a nuovi entranti.

Com'è andata a finire? Per i soliti problemi legati a una burocrazia che deve coinvolgere sempre tanti soggetti, la liberalizzazione delle onde medie ha finito per essere una procedura a due fasi. Agcom definisce i criteri in base ai quali scegliere gli assegnatari di frequenze che vengono invece definite dai tecnici del Ministero dello Sviluppo Economico. Ora, almeno sulla carta è vero che Agcom ha identificato una serie di requisiti che in qualche modo permettono di dare attenzione alle iniziative no profit. Ma da come si sono mossi gli uffici tecnici del Ministero è più difficile che le onde medie in Italia possano mai diventare uno spazio per iniziative culturali e legate alle realtà dei territori. A quanto era già sembrato di vedere quando il Ministero aveva annunciato lo scorso agosto le frequenze "sincrone" e "asincrone" disponibili, si semplicemente deciso di liberalizzare l'accesso al pacchetto di canali concordato negli anni a livello europeo per l'infrastruttura Rai, con tanto di siti occupati e livelli di potenza diurna e notturna fissati illo tempore. In altre parole, i futuri operatori di impianti in onde medie sono stati costretti a fare domanda per l'ottenimento di una o più frequenze presenti in un elenco predeterminato. Ci sono quindi situazioni strane, come Milano, dove è possibile ottenere una sola frequenza asincrona e città più piccole dove le frequenze asincrone sono due o tre. Sulle frequenze "sincrone" in passato la Rai poteva accendere diversi impianti di uno dei tre newtwork nazionali, ma vi devo confessare che non ho ancora capito che cosa implichi questa distinzione oggi. Anzi, se qualcuno me la spiega... Quello che si capisce è che al momento "per le frequenze sincrone non è possibile rilasciare, in prima istanza, alcuna autorizzazione." (parola del Ministero).

Si tratta in definitiva di una procedura sicuramente più democratica e sensata rispetto allo sfortunato caso della "regolamentazione" ex post dello spettro FM, ma che a mio parere risulta da subito troppo rigida e ingessata rispetto a una regolamentazione che fissi un livello di potenza generalmente basso per tutti (fatti salvi determinati casi, un pool di frequenze da assegnare a progetti di più ampio respiro), in cambio di uno scenario di maggiore flessibilità. A Milano e Roma per esempio c'è probabilmente posto per una decina di stazioni AM low power. Il piano attuale assegna tre frequenze a ciascuna delle tre città. Capisco perfettamente la necessità di identificare fin dall'inizio un limite realistico per questo medium, Agcom avrebbe potuto decidere per un numero massimo di autorizzazioni da concedere. Ma forse si poteva forse costruire un meccanismo di assegnazione che prevedesse un supplemento di analisi tecnica che rendesse possibile l'accesso di un numero più ampio di soggetti interessati. 
In ogni caso ora le bocce si sono fermate con la pubblicazione, sempre da parte dell'MSE, dell'elenco degli operatori che hanno presentato le loro domande in funzione dei dati resi noti ad agosto. Spulciando l'elenco apparso sul sito in questi giorni, noto parecchi soggetti che hanno presentato richieste per ottenere frequenze in diverse città, alcuni di questi soggetti - penso a Monradio - fanno già parte del mondo dell'emittenza commerciale nazionale, ma mi sembra siano presenti anche i rappresentanti della radiofonia locale. Per me è più difficile, almeno di primo acchito, dire se tra i richiedenti ci sono anche operatori di Web radio, ma mi pare di poter escludere - a meno che non siano state presentate richieste a titolo individuale -  domande presentate da Web radio universitarie e immagino che tale assenza non piacerà a Tiziano come non piace a me. Adesso non resta che aspettare il quadro che emergerà dalla definitiva fase di assegnazione. La parola ripassa ad Agcom per la valutazione di soggetti e progetti.

10 aprile 2016

Stazioni onde medie low power: Marsiglio, il MISE è in torto e gli operatori "non possono ritenersi responsabili".

Immediata la controreazione di Giorgio Marsiglio, che interviene a stretto giro di nota per commentare quella pubblicata sul sito del MISE (quella con la diffida agli operatori di impianti di radiodiffusione in onde medie a bassa potenza, caldamente invitati dal ministero a non "forzare" le regole trasmettendo in mancanza di frequenze correttamente assegnate).
L'analisi elaborata dal nostro giurista delle onde si può leggere qui, ma in estrema sintesi Marsiglio sostiene che il MISE - al di là delle scuse accampate - è il primo a non aver rispettato i propri obblighi nei confronti di Agcom e degli operatori, e che questi ultimi possono continuare a valersi di una sentenza depositata in Cassazione in base alla quale:

“Non può ritenersi responsabile del reato di cui all’art. 195 del d.P.R. 29/3/1973 n. 156 come modificato dall’art. 45 della l. 14/4/1975 n. 103 chi, nei limiti della legge, installi ed eserciti un impianto di diffusione radiofonica e televisiva di portata non eccedente l’ambito locale, pure non essendo in possesso della prescritta autorizzazione, ma che mai potrebbe essere rilasciata in mancanza della previsione legislativa dei requisiti necessari per ottenerla.
Diversamente operando significherebbe che l’inerzia a riguardo del legislatore nazionale, protratta indefinitamente, priverebbe il soggetto di esercitare un diritto costituzionale a lui riconosciuto” (Corte di Cassazione, III sezione penale, 13 giugno 1984, n. 1332, depositata il 17 ottobre 1984)

09 aprile 2016

Onde medie, MISE: il ritardo sulle frequenze da assegnare non autorizza a trasmettere in assenza di esplicita autorizzazione!

Il Ministero dello Sviluppo Economico è in ritardo con i suoi obblighi - imposti da Agcom - relativi alla stesura della lista di risorse frequenziali in onde medie da assegnare agli operatori che hanno aperto una attività di trasmissione in modulazione d'ampiezza. Ma questo ritardo, legato a oggettive difficoltà burocratiche, non consente agli stessi operatori di agire al di fuori dalle norme prescritte. L'avvertimento - che va contro l'interpretazione in chiave "silenzio (o ritardo)/assenso"  che anche questo blog aveva pubblicato - viene esplicitato in una nota che il Ministero ha pubblicato l'8 apriel 2016. Ecco il testo:

Con delibera n. 3/16/CONS del 14 gennaio 2016 l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni ha individuato i criteri e le modalità di assegnazione dei diritti d’uso sulle frequenze radio in onde medie a modulazione di ampiezza (AM).
Così come stabilito dalla stessa, questo Ministero, entro 60 giorni dalla pubblicazione della delibera di cui sopra, avrebbe dovuto pubblicare sul proprio sito web l’elenco delle frequenze assegnate all’Italia, indicando per ciascuna di esse le caratteristiche tecniche di irradiazione degli impianti e i vincoli tecnici, riportati dal Piano di radiodiffusione sottoscritto a Ginevra nel 1975.
Al fine di provvedere a quanto suddetto, è in corso una verifica svolta sull’utilizzabilità attuale dei siti, che costituiscono un vincolo ai sensi del piano di GE75.
Pertanto non è stato possibile rispettare il termine stabilito per il rispetto dei vincoli previsti dal piano di GE75, anche a tutela degli utenti assegnatari dei futuri diritti d’uso.
Le competenti Direzioni Generali stanno valutando le possibile soluzioni tecniche per risolvere la problematica sopra indicata.
Si fa presente che non è assolutamente possibile procedere ad alcuna accensione di impianti prima del rilascio dei diritti d’uso da parte dello scrivente ufficio, ogni abuso sarà perseguito a norma di legge. 

31 gennaio 2016

Aspiranti broadcaster AM, istruzioni per l'uso

Dopo il suo "vademecum" destinato all'aspirante broadcaster in AM, alla luce del regolamento appena pubblicato da AGCOM Giorgio Marsiglio ha elaborato un nuovo set di "istruzioni per l'uso" dove vengono illustrati i passi necessari per ottenere la cosiddetta "autorizzazione generale a trasmettere". Il primo requisito è la presentazione di una Segnalazione Certificata di Inizio Attività, che Marsiglio spiega nei dettagli. Attenzione, però! Ottenere l'autorizzazione non basterà: il passo successivo è quello della concessione di una determinata frequenza da parte del ministero Sviluppo Economico, fase per la quale si devono ancora attendere tutte le valutazioni del caso e ovviamente l'annunciata pubblicazione delle frequenze che verranno messe a disposizione per l'Italia.

25 gennaio 2016

L'esperto boccia senza appello il nuovo regolamento AGCOM. Marsiglio: «Piccole radio a rischio esclusione».

Onde medie a libertà condizionata? Doccia fredda, gelata, sull'entusiasmo che aveva accolto la notizia della pubblicazione del nuovo regolamento AGCOM sull'assegnamento di licenze a emittenti private nella banda delle onde medie. Anch'io avevo letto come positivi aspetti come il riconoscimento del ruolo che avrebbero potuto avere i nuovi entranti e le iniziative non commerciali. Commentando nelle ore successive il testo AGCOM insieme ad alcuni amici, mi sono tuttavia reso conto che qualcosa non andava. Per esempio il documento rilasciato non menzionava la questione della potenza degli impianti, lasciando chiaramente intendere che la nuova normativa italiana non è paragonabile a quella che in altre nazioni prevede categorie di emittenti realmente innovative per il nostro contesto nazionale: quelle che impegnano una potenza estremamente bassa (low power) per una copertura molto limitata, e quelle che sono legate a progetti temporanei, un festival culturale, una mostra, un torneo sportivo, un convegno scientifico. 
Ora l'occhio attento del giurista esperto, quello del solito Giorgio Marsiglio, che ha da poco reso noto un suo primo commento ufficiale, esplicita un altro, serissimo problema: con una decisione che ha dell'incomprensibile, AGCOM sceglie di utilizzare il concetto, preso a prestito dai testi riferiti all'evoluzione digitale delle trasmissioni radiotv, dell'operatore di rete. Secondo la nuova regola è l'operatore di rete - figura ben distinta da chi produce contenuti - l'unico soggetto autorizzato a chiedere una licenza di trasmissione, non la "emittente radiofonica", categoria per altro prevista nel Testo Unico dei Servizi dei Media Audiovisivi (il TUSMAR la definisce: «titolare di concessione o autorizzazione su frequenze terrestri in tecnica analogica o digitale, che ha la responsabilità dei palinsesti radiofonici e, se emittente radiofonica analogica, li trasmette secondo le seguenti tipologie: 1) emittente radiofonica a carattere comunitario, nazionale o locale, 2) emittente radiofonica a carattere commerciale locale, 3) emittente radiofonica nazionale.)» 
Marsiglio rileva anche che nel rifiutarsi di assumersi la responsabilità di definire frequenze, livelli di utenza e bacini di ascolto, delegando tutto ai tecnici del Ministero, AGCOM ha commesso una grave mancanza. Erano tutti aspetti, scrive Marsiglio, «che avrebbero potuto favorire lo svolgimento dell’attività radiofonica in piccoli bacini territoriali, favorendo quindi il sorgere di una pluralità di emittenti, a bassa potenza e al servizio delle comunità locali.» AGCOM ha completamente abdicato al suo ruolo e non è la prima volta che in fondo c'è da chiedersi a che cosa serva, in Italia, un regolatore di mercato se tutti i giochi li fanno i tecnici del Ministero e quelli degli impianti. Ricordo che sono queste due figure a "regolare" di fatto il funzionamento del nostro etere in modulazione di frequenza, che non a caso è tra i più chiusi del mondo. 
Non è stato neppure affermato il principio di "non trasferibilità" delle licenze concesse dal Ministero, un requisito base di ogni sistema regolatorio aperto che si rispetti. Se le condizioni per l'ottenimento di una licenza sono uguali per tutte, la licenza che non viene più esercitata deve essere restituita al Ministero per un riassegnamento, non trasferita all'amico o peggio ancora al compratore, dando il via al solito mercato delle vacche che trasforma un "ecosistema" di servizi di radiodiffusione in un borsino dei biglietti di accesso a un mercato a numero chiuso. 
Devo chiedere scusa a tutti, a una prima lettura molti di questi aspetti mi erano sfuggiti. Temo che se non ci saranno cambiamenti radicali rispetto a quello che possiamo definire un vero pastrocchio, il sogno di un'emittenza libera, associativa, no profit sia destinato a rimanere tale.

21 gennaio 2016

Onde medie: le regole ci sono e tutelano l'emittenza no profit e formativa!

Il 21 gennaio del 2016 entra nella storia della radiofonia italiana. Con sorprendente rapidità, AGCOM ha elaborato il testo che regola le autorizzazioni a trasmettere, in modulazione d'ampiezza o con tecniche digitali), anche sulle frequenze delle onde medie. Il documento è apparso da pochi minuti sul sito di AGCOM, e Giorgio Marsiglio - l'esperto giuridico che in pratica ha reso possibile, dopo decenni, la nuova apertura dell'etere italiano a soggetti privati - se n'è accorto subito. Un suo commento seguirà prossimamente ma da quello che mi sembra di capire, AGCOM ha dato spazio alla richiesta che arriva dai nuovi entranti e dalle emittenti a carattere comunitario, universitario e no profit. I nomi del prof. Tiziano Bonini (Università IULM) e  il mio sono inclusi nel documento raggiungibile da questo indirizzo, insieme a quelli di coloro che hanno espresso i loro desiderata durante la fase consultiva pubblica.

[...] AVUTO RIGUARDO ai contributi pervenuti in sede di consultazione e alle osservazioni formulate nel corso delle audizioni dei soggetti interessati, che hanno dato luogo, in sintesi, a quanto segue:
1. Prevedere nel regolamento che le frequenze in onde medie a modulazione di ampiezza (AM) ovvero mediante altre tecnologie innovative, siano destinate ad operatori, nuovi entranti o già presenti sul mercato, per lo svolgimento di attività radiofonica in piccoli bacini territoriali (radio di quartiere, comuni), mediante l’utilizzo di sistemi radianti ridotti e con bassa potenza di emissione (in questo senso i partecipanti hanno fornito specificazioni tecniche circa l’estensione dei bacini, la potenza degli impianti, i tipi di antenna, la percentuale di modulazione).
2. Possibilità di assegnare le frequenze in onde medie a modulazione di ampiezza (AM) ovvero mediante altre tecnologie innovative alle radio a carattere comunitario, a organizzazioni senza scopo di lucro, a istituti Universitari o equiparati per fini esclusivamente didattici, con agevolazioni sia economiche (riduzione dei contribuiti)
che amministrative.
3. Nell’ambito della selezione di cui all’articolo 5 del regolamento, prevedere una ridistribuzione dei punteggi assegnabili, favorendo la posizione dei soggetti nuovi entranti e riducendo il peso della voce potenzialità economica del soggetto richiedente;  [link diretto al documento]


L'ultimo passo di questo iter prevede che il Ministero dello Sviluppo Ecoomico individui le frequenze che possono essere assegnate anche in base alle normative internazionali, considerando che in particolare nelle ore notturne, il segnale diffuso in onde medie può dar luogo a interferenze anche a distanze cospicue. Al comma 2 dell'articolo 4 del regolamento, si legge che le frequenze dovrebbero essere annunciate entro i prossimi due mesi. In quel momento, i soggetti interessati avranno 30 giorni di tempo per sottopporre le loro richieste di autorizzazione. 
La selezione comparativa, precisa il testo della nuova normativa, avverrà in base ai seguenti punti:

a. qualità del progetto di impiego della risorsa radioelettrica (totale massimo 40 punti), tenendo conto dei seguenti parametri:
- tempi di realizzazione della singola stazione/rete;
- estensione territoriale della copertura;
- innovazione tecnologica della singola stazione/rete,
- utilizzo di tecnologie digitali;
- quantità e varietà della programmazione da veicolare, con particolare riferimento ai contenuti aventi finalità sociale o di pubblica utilità.
b. piano di investimenti previsto per realizzazione del progetto di impiego della risorsa radioelettrica (totale massimo 25 punti);
c. soggetto nuovo entrante (25 punti).
d. potenzialità economica del soggetto richiedente (totale massimo 10 punti).

14 gennaio 2016

AGCOM oggi a consiglio, imminenti novità per le onde medie?

Importanti novità sulla regolamentazione delle autorizzazioni a fare radiofonia in onde medie! Monitorando il sito di AGCOM l'immancabile Giorgio Marsiglio ha verificato che il 14 gennaio, in pratica oggi stesso, nella sua riunione di consiglio l'Agenzia delle Comunicazioni discuterà 
Riporto la comunicazione che ho appena ricevuto da Giorgio (inserendo il link diretto al pdf della convocazione), anche perché vengono riportati link interessanti, incluso quello che porta all'ormai celebre "Vademecum" realizzato dallo stesso Marsiglio.
Se il 10 gennaio scorso  avevo segnalato la situazione normativa delle onde medie italiane, perdurante l'assenza delle decisioni dell'AGCOM, oggi il Consiglio della stessa Autorità ha divulgato l'ordine del giorno della seduta di domani 14 gennaio 2016, che vede al punto 3 la discussione proprio sugli attesi "Esiti della consultazione pubblica" sulla bozza di Regolamento recante la definizione dei criteri e delle modalità di assegnazione delle frequenze radio in onde medie a modulazione di ampiezza (AM) ovvero mediante altre tecnologie innovative:  
http://www.agcom.it/documents/10179/3648215/Ordine+del+giorno+del+Consiglio+14-01-2016/5a9ab064-c3c7-401b-ac57-17e88028d9ea?version=1.0 
Attenzione, però: sembrerebbe trattarsi della sola sintesi delle osservazioni pervenute, e non dell'approvazione del Regolamento vero e proprio; in ogni caso, permetterà di capire qual è l'orientamento dell'Autorità garante sul futuro delle onde medie italiane.
Se, invece, venisse anche approvato il Regolamento, stiamo allora pronti a valutare velocemente gli adempimenti che verranno richiesti per aprire (o continuare a trasmettere con) una stazione in onde medie. Ad ogni modo, "Regolamento" vero e proprio, oppure solamente "Esiti", tempo una o due settimane e sapremo tutto. 
In attesa, permettetemi di riportarvi il link al testo delle osservazioni che ho mandato all'AGCOM partecipando alla consultazione pubblica sulle onde medie:
http://www.dirittoalradioascolto.sm/contributo_Marsiglio_Giorgio_consultazione_pubblica_AGCOM_onde_medie.pdf
Di seguito, i link al resto della documentazione da me redatta sull?argomento:

10 gennaio 2016

Volete trasmettere in onde medie? Prima, leggete qui

L'instancabile Giorgio Marsiglio ha appena diffuso un breve documento che fa ulteriore chiarezza sullo stato dell'arte della normativa che ha aperto le porte anche in Italia alla trasmissione in modulazione d'ampiezza in onde medie da parte di privati. Il documento, che aggiorna e amplia il vademecum che Giorgio ha rilasciato tempo fa, è disponibile qui:


In sostanza il nostro esperto giurista invita chi intende attivare una trasmissione AM in onde medie a esercitare una certa cautela nell'attesa che AGCOM pubblichi il regolamento definitivo. Marsiglio ricorda per esempio a chi sta già trasmettendo, magari dopo aver inviato al Ministero dello Sviluppo Economico una regolare dichiarazione "SCIA" (segnalazione certificata di inizio attività), a rispettare il più possibile il limite della copertura locale del proprio segnale, impegnando quindi potenze molto basse, soprattutto in ore serali o notturne. Scrive Marsiglio al punto e) del suo nuovo documento: 

è assolutamente fondamentale che si rispetti il criterio dell’ambito locale, evitando quindi di cedere alla tentazione di alzare la potenza del proprio trasmettitore per il gusto di ricevere un rapporto di ricezione da paesi lontani o, più semplicemente, per essere ascoltati anche al di fuori del proprio bacino d’utenza: SE COSI’ NON SI FACESSE, SI RISCHIEREBBE IL SEQUESTRO DEGLI IMPIANTI E LA DENUNCIA PENALE;

Anche quando AGCOM rilascerà il suo regolamento sul futuro regime di concessione, aggiunge però lo studioso (punti h, l))

tutti (anche coloro che stanno già trasmettendo), dovranno richiedere anche la concessione;
[...]siccome il futuro regolamento non potrà modificare le norme di legge (contenute nel Codice delle comunicazioni elettroniche o nel TUSMAR), coloro che potranno richiedere tanto l’autorizzazione che la concessione per le trasmissioni in ambito locale saranno solamente i seguenti soggetti a carattere collettivo (indicati a pag. 8 del paragrafo 7 del mio vademecum):
• società di persone o di capitali o di società cooperativa che impieghi almeno due dipendenti in regola con le vigenti disposizioni in materia previdenziale (se si tratta di un’emittente di radiodiffusione sonora in ambito locale a carattere commerciale);
• associazione riconosciuta o non riconosciuta, fondazione o cooperativa priva di scopo di lucro (se si tratta di un’emittente di radiodiffusione sonora a carattere comunitario);

Per chi sta trasmettendo già oggi, precisa inoltra Marsiglio riferendosi alle numerose stazioni che stanno effettuando diverse "sperimentazioni" in tutta Italia, non è affatto certo che una eventuale concessione rilasciata regolamento AGCOM alla mano autorizzi l'uso delle frequenze attualmente impegnate: in un regime di autorizzazione vero (come quello che si sta delineando per le onde medie) le frequenze vengono assegnate dal concessore, non scelte arbitrariamente dal concessionario. E conclude: «chi già trasmette continui a farlo (questo, naturalmente, solo se ha già presentato la SCIA volta al conseguimento dell’autorizzazione generale, forte del motto "Quando si tratta di radiodiffusione: pirati forse, clandestini mai!")».


27 febbraio 2015

FCC: la rete deve essere neutra. E Verizon protesta con un comunicato "anni 30" in codice Morse

Da poche ore la FCC ha preso la storica decisione: imporre una regola forte per la net neutrality di Internet. Gli operatori non potranno discriminare il traffico della rete in base al contenuto o alla tipologia di abbonamento venduto. L'infrastruttura dev'essere trasparente rispetto a ciò che trasporta. Si aspettano reazioni altrettanto forti nei tribunali e in Parlamento, mentre il mercato nei mesi passati non sembra aver reagito in modo negativo alla prospettiva di un provvedimento del genere: titoli degli operatori, marginalità, investimenti alle aste delle frequenze. Neutralità o no la larga banda è ancora un grosso business. Forse il mercato non ha capito? O semplicemente non credeva minimamente che il capo della FCC, Tom Wheeler, potesse vincere?
Intanto le prime reazioni ufficiali degli operatori sono di estrema stizza. Verizon però reagisce nel modo più spettacolare, anche per lo stile. Sul suo sito "Public Policy" il provider di telefonia cellulare pubblica una dichiarazione "alla maniera degli anni 30", scrivendo (per sottolineare l'anacronismo del provvedimento) una paginata in codice Morse!




Il "lettori del 21esimo secolo" che dovessero trovare la lettura troppo lenta (l'idea è proprio quella), trovano qui  la traduzione in linguaggio corrente (ma tipograficamente il comunicato sembra redatto con una vecchissima macchina per scrivere).



26 gennaio 2015

Onde medie, la fine del monopolio Rai arriva troppo tardi?

Siamo davvero a un passo (legislativo) dalla fine del monopolio - de facto se non ex lege - delle onde medie italiano appannaggio esclusivo della Rai? Come forse ricorderete l'amico Giorgio Marsiglio, esperto di diritto e appassionato di radiofonia, aveva presentato in sede europea una protesta formale che si era tradotta in una procedura ufficiale di infrazione contro l'Italia, "colpevole" in questo caso di non essersi adeguata allo spirito europeo favorevole alla liberalizzazione dello spettro radio. In pratica, e scusate il linguaggio poco tecnico, le onde medie erano solo teoricamente disponibili, ma di fatto "riservate" alla Rai anche a motivo della necessità di coordinamento internazionale nell'assegnamento delle varie frequenze. 
Giorni fa Marsiglio ha annunciato che il Consiglio dei Ministri aveva approvato una prima bozza di un progetto di legge "europea" destinato a risolvere una decina di procedure di infrazione, tra cui quella sulle onde medie. A proposito di quest'ultimo sul sito Politiche Europee possiamo leggere: 
"Il servizio di radiodiffusione sonora in Onde Medie analogico a modulazione di ampiezza (AM) è attualmente esercitato solo dalla Rai mediante gli impianti registrati all'UIT (International Telecomunication Union). Negli ultimi anni la Rai ha iniziato a ridurre la propria presenza nel settore, lasciando in tal modo potenzialmente libere risorse di frequenze che potrebbero essere utilizzate dall'Italia per essere assegnate ad altri soggetti, secondo le regole stabilite dall'UIT e dagli accordi interazionali stabiliti in tale contesto. La nuova norma interviene prevedendo la possibilità di assegnare nuove frequenze per la radiodiffusione in tale banda e disciplinandone le modalità.”
«Quanto sopra - scrive Giorgio Marsiglio - è riportato nel comunicato con il quale il “Dipartimento Politiche europee” rende noto che il 24 dicembre 2014 il Consiglio dei Ministri ha approvato in via preliminare il disegno di “legge europea 2014”. Con tale provvedimento il Governo conta di chiudere 10 procedure d'infrazione e 7 casi “EU pilot”, attualmente in corso contro l’Italia presso la Commissione europea. Ricordo - aggiunge Marsiglio - che fu proprio la mia denuncia presentata alla Commissione Europea nel 2012 (rubricata sotto il numero 3473/12/INSO della suddetta applicazione EU Pilot) ad avviare la procedura d’infrazione contro l’Italia per l’attuale situazione di monopolio nelle onde medie; procedura che ha visto il coinvolgimento anche dell’AGCOM, culminato nella “Consultazione pubblica relativa all’utilizzo, in tecnica analogica e digitale, in onde medie e corte".
Come si ricorderà, nel pubblicare gli esiti della consultazione l’AGCOM affermò che non si poteva in alcun modo condividere quanto sostenuto nella mia denuncia alla Commissione Europea, cioè che non sussiste la necessità, dal punto di vista della quantità di spettro disponibile e dei rischi di interferenza, di limitare i relativi diritti d’uso ricorrendo a procedure per selezionare i soggetti destinatari di assegnazione. Il Governo ha accolto tale impostazione riduttiva della libertà di comunicazione; ad ogni modo il percorso per giungere ad una pur timida rottura del monopolio RAI in onde medie non è ancora terminato, dovendo ora attendere il parere della Conferenza Stato-Regioni, la successiva approvazione in via definitiva del disegno di legge da parte del Consiglio dei Ministri e, infine, l’approvazione della legge eurpoea 2014 da Camera e Senato. Mettiamo già in preventivo un altro anno di attesa.»
Se dovessi esprimere un parere, questo tenderebbe a non essere altrettanto ottimista. È sicuramente possibile che l'iter di questa normativa vada in porto, anche se non credo che basteranno dodici mesi. Ma il punto è tutto quello che dovrebbe seguire dopo, i regolamenti di attuazione, le procedure delineate da Agcom, le regole di assegnazione delle eventuali licenze... Francamente non credo che alla fine di tutto questo percorso, diciamo nel 2017, in Italia ci possa un qualsivoglia interesse nei confronti della trasmissione in modulazione di ampiezza, commerciale o comunitaria che fosse. 
Tutta questa discussione avviene con qualche decennio di ritardo rispetto al pesante deficit che l'Italia ha accumulato sul piano della capacità di regolamentare l'uso dello spettro frequenziale broadcast. Non siamo mai riusciti ad adottare un criterio minimo per un uso realmente condiviso e equo delle risorse per la modulazione di ampiezza. 
L'eventuale adozione di norme per la regolamentazione delle onde medie non basterà a colmare questo divario e con tutta probabilità di dimostrerà inutile: se devo valutare dall'esperienza delle emittenti a bassa potenza in AM emerse in questi tre o quattro anni, e in particolare dalla loro inconsistenza sul piano editoriale, l'eventuale futura offerta di licenze per operatori sulle onde medie cadrà tristemente nel vuoto, a parte qualche onorevole eccezione. Se volete una lezione concreta su come si regolamenta lo spettro per le onde medie andate a scaricare le mappe elaborate dall'autore del blog Radio-Timetraveller (cliccare in alto a destra per le due cartelle dei file "US-CA Daytime/Nighttime Pattern Reference"). Utilizzando i dati tecnici messi a disposizione dalla FCC e dal regolatore canadese, Bill ha messo a punto, per tutte le frequenze tra 540 e 1700 kHz, dei mash-up che visualizzano, per ciascun canale, i "pattern" di irradiazione delle emittenti in onde medie nordamericane. Gli impianti di queste emittenti devono rispondere a criteri molto stringenti per evitare di interferirsi a vicenda, sia in orario diurno, sia soprattutto durante le ore notturne, quando l'onda di cielo (skywave) tipica delle onde medie, permette ai loro segnali di viaggiare ben oltre l'orizzonte ottico.

07 settembre 2014

Stazioni AM: i DXer europei chiedono il ritorno dei 1350 kHz, paradiso perduto dell'ascolto.

[For non-Italian speakers. This post refers to "Radio AM 1" an unofficial Italian station operating in the MW band and its recent decision to move from 1386 to 1350 kHz. Unfortunately, the latter frequency overlaps with an American continent channel producing exceptional DX catches here in Europe as of lately, mainly due to a powerful French transmitter switching off completely. Now this frequency appears once again to be substantially blocked and the admittedly small MW-DX community is not happy. Protests have begun circulating in specialized mailing lists, and people wonder why Radio AM 1 cannot simply switch back to 1386 kHz or other, not overlapping frequencies.
AM 1 belongs to a relatively small group of Italian stations which have lately started testing in a band only the Italian public broadcaster RAI was licensed to use. One cannot really define these stations as "pirate" station, however. While commercial broadcasts on mediumwaves are not expressly prohibited, this band is simply not regulated beyond RAI and its signal distribution plans within a formal agreement with the Italian government. A number of "private" operators are on the other hand maintaining that they are indeed entitled to stay in this band, either due to a temporary authorization, or as past owners of an AM or FM license. The first wave of these operators, two years ago or so, prompted a first reaction from the regulating authority. Reportedly, they were all located and identified, and many of them received an official letter asking them to stop or incur in fines and further sanctions.]

Vorrei fare un vero e proprio appello agli operatori dell'emittente in onde medie che si identifica da  "AM 1" e trasmette presumibilmente dall'alto milanese. La recente decisione della stazione di spostarsi su 1350 kHZ - dai 1386 sinora occupati - ha creato forte scontento tra gli hobbysti italiani e europei che danno la caccia ai segnali radio lontani proprio sulle frequenze delle onde medie. Ecco qualche esempio dei messaggi apparsi su una mailing list specializzata nelle notizie che riguardano l'ascolto di stazioni difficili su questa affascinante - propagativamente parlando - banda:

1350 had a strong Euro station (Italy ???) playing disco music at this time (S. Regno Unito) 
1350 Am 1 from Italy (ex 1386Khz) (Franck, Francia)
Alas! they are occupiyng one of the best dx channels, blame on them, who cares of their disco music? (V. Italia) 
Thanks V! (C. Austria) 
Yes occupiyng a best channel DX!: I hope 1350 italy station translate trasmit on 1323 khz, now this frequency is "free" because Radio Base 101 from Padova ITALY closed TX about some months. (L. Italia) 
Yes, I agree this is a terrible situation: possibly the best DX channel ever on MW occupied by an Italian pirate. Even moving to 1323 I think is a bad idea. These are non-licensed stations and should not use MW. SW is almost empty.Can't we all send them mails and ask to move to SW? It won't help, I am afraid, but a DX protest could maybe change their mind. At least one DXer is involved in this pirate radio stations, so he should know better (M. Olanda) 
Can someone send me their email address so I can protest? (B. Regno Unito) 
If a person operates a pirate station against the law, I very much doubt he would be influenced by protest letters from an audience whom he is not targeting! I would suggest that protest letters are better addressed to the appropriate licensing authority (AGCOM I think). Perhaps L. can help with an address? (A. Scozia)
Yes, it is a pity […] an author of the “Studio DX” programme, perhaps a DXer himself, is blocking this very good DX channel. Because he wrote “we are testing on 1350kHz”, I think that he is one of those who stay behind this Italian pirate station. (Karel, Cechia).


AM 1 trasmette contenuti essenzialmente musicali "disco" (che non rientra tra i miei gusti ma questo è un discorso a parte). A parte il relay del programma StudioDX e qualche altra ritrasmissione rievocativa degli anni ruggenti delle nostre radio private, o di una Web radio jazzistica. È tutto molto bello e simpatico, ma c'è un problema: in Europa i 1350 kHz coincidono con un canale assegnato anche al continente americano. Quando questa frequenza è stata abbandonata, un paio d'anni fa, da una stazione del sud della Francia rivolta alla comunità araba d'oltralpe, i 1350 sono diventati una miniera di deboli segnali provenienti dal Nord come dal Sud America, molti dei quali ascoltabili per la prima volta da sempre. L'equivalente di una riserva faunistica protetta. Per noi italiani è diventato possibile ascoltare anche qualche emittente "LPAM - low power AM" dal Regno Unito. In questi giorni, purtroppo, la festa sembra finita.
La situazione è davvero infelice perché se da un lato si inserisce nel positivo fenomeno revival italiano nei confronti di una porzione di frequenze ormai considerata "acqua morta" persino dalla Rai (finora unica titolare del diritto a trasmettere in onde medie), dall'altro AM 1 vanta tra i suoi supporter e contatti stretti molte persone che sanno perfettamente che cosa voglia dire "hobby del radioascolto". Anche se in Italia gli appassionati che si sforzano di ascoltare qualcosa in onde medie (tecnicamente più complesse, perché richiedono antenne riceventi più complicate e  una conoscenza più approfondita dei meccanismi della propagazione ionosferica, oltre a risultare spesso poco "intelligibili" a causa delle interferenze e della estrema debolezza dei segnali) sono poco numerosi, andare a occupare proprio i 1350 kHz, magari con una trasmissione di notizie sull'hobby del DX, è oggettivamente poco simpatico. Si capisce perfettamente che il vuoto che regna su questa frequenza possa invogliare gli operatori di AM 1 a occupare lo spazio, ma non si capisce bene, visto che comunque il target è italiano e semilocale, non si possa continuare a servirsi di un canale europeo, i 1386 kHz, che oltre a essere comunque relativamente libero, non si sovrappone direttamente con una frequenza canalizzata non ogni 9 kHz come in Europa, bensì ogni 10.
I miei colleghi DXer esprimono anche molte perplessità sulla natura di  emittenti che in questi anni sono rimaste in un limbo di "ufficiosità" per non dire (e questo è un male, dal mio punto di vista, perché ritengo che queste stazioni abbiano tutto il diritto di chiedere una autorizzazione ufficiale) di illegalità. Il ritorno sulle onde medie di questi impianti è guarda caso legato al progressivo spegnimento dei trasmettitori Rai che operavano fino a relativamente pochi anni fa. È noto che sul mercato surplus sono comparse molte apparecchiature in ottimo stato. Sebbene trasmettere su queste frequenze non sia mai un fatto banale perché necessitano di "impianti aerei", di antenne, accuratamente progettate e di dimensioni abbastanza cospicue, le difficltà non hanno impedito ad alcuni intrepidi "broadcaster fai da te", di lanciare diverse iniziative, molte delle quali concentrate nel nostro nord-est, tra Lombardia, Veneto e Emilia (ma c'è stata anche Roma).
Qualche tempo dopo questa prima ondata di emittenti, sembra che sia arrivata una stretta da parte delle autorità, che hanno provveduto a inviare lettere di avvertimento, invitando tutti a non servirsi di frequenze che in Italia sono sempre stati monopolistiche e che tuttora, pur non essendo espressamente "proibite", sono considerate off limits per le imprese editoriali radiofoniche commerciali o comunitarie. A quanto so, in  due o tre casi i nuovi broadcaster delle onde medie potevano vantare l'equivalente di una licenza a trasmettere, si presumeva in base alla titolarietà di una licenza in FM. Io non sono un legale ma sulla vicenda mi sembra che ancora non sia stata fatta completa chiarezza. 
Ripeto: sono il primo a ritenere che in Italia debba essere dato spazio a licenze a carattere no profit o anche commerciale per impianti locali a bassa potenza anche sulle onde medie, ma qui stiamo parlando di iniziative che a bene che vada possono essere definite ufficiose, se non pirata. Tant'è vero che intorno a AM 1 un velo neanche troppo leggero di discrezione c'é: esplicitamente non si sa chi siano i titolari, non è possibile accedere, almeno su Internet, a una documentazione precisa, non si conosce il luogo in cui sono ubicati gli impianti. I DXer che osservano sconsolati i forti segnali che AM 1 riesce a produrre di notte anche in Olanda o nel Regno Unito sono un piccolo club di arzilli vecchietti (praticamente nessuno di loro ha meno di 55 anni), del tutto privi di potere sanzionatorio. Trattandosi di una situazione italiana, non esiste neppure uno sportello reclami né oltretutto in gioco c'è alcun interesse di tipo economico: nessuno darebbe mai retta alle eventuali proteste. 
AM 1 trasmette in nome della stessa, identica passione che anima gli arzilli vecchietti quando con la cuffia in testa (e il ricevitore software defined radio sul monito del computer) ascoltano beati l'identificazione di una emittente dell'Ecuador, o della Florida. È davvero triste farsi guerra su per risorse che sono di gran lunga più limitate per chi riceve, non per chi trasmette, e tutto in nome "dell'amore per la radio". Se la amate davvero, lasciate che su questo canale, in Italia e in Europa, possano restare solo gli elusivi segnali che arrivano da molto lontano per i capricci della propagazione ionosferica. 

19 settembre 2013

Il network FM Guerrilla sospeso dall'authority rumena: violazione della normativa o politica?

Vicenda molto intricata in Romania dove la stampa riferisce che Radio Guerrilla, network progressista (almeno dal punto di vista musicale), dovrà cessare le trasmissioni in FM (credo una trentina di frequenze) per una violazione della legge che impedisce il trasferimento diretto di una licenza da un proprietario all'altro. Il titolare di Guerrilla, Realitatea Media, è in difficoltà economiche e l'azionista di riferimento, Cozmin Gusa - un laureato in fisica prestato al giornalismo e alla politica, ex deputato, fuoriuscito dal Partito Democratico per fondare una sua lista autonoma - sostiene di aver ceduto Guerrilla e il canale televiso The Money Channel rispettando la legge fallimentare rumena. Il problema, ha denunciato Gusa a Reporter Virtual accusando esplicitamente la presidente dell'authority CNA Laura Georgescu (l'organo che ha deciso la sospensione) di atteggiamento ostile, è tutto politico. Dal canto loro, i dirigenti di Guerrilla hanno dichiarato sul loro profilo Facebook di essere intenzionati a proseguire li loro progetto editoriale. "Abbiamo rispettato la legge e rispetteremo la decisione del CNA, ma torneremo a chiedere una licenza", si legge sulla pagina.  Una vicenda piuttosto intricata, anche perché il rumeno non è certo leggibile come una lingua latina e Google non riesce a tradurre tutte le sfumature. La cosa è curiosa perché Guerrilla, se non ricordo male, ha fatto parte del piccolo gruppo di emittenti che in Europa ha sperimentato il sistema di radio digitale HD Radio. Cercherò di approfondire.

16 settembre 2013

Un commissario della FCC diventa... Sceriffo delle stazioni AM degli USA

Le stazioni USA in onde medie, scese ormai sotto la fatidica soglia delle 5000 licenze, pari a circa un quinto del numero di stazioni complessive, hanno trovato un autorevole paladino in Ajit Pai, newyorkese di genitori indiani e nominato lo scorso anno dal presidente Obama come unico commissario FCC di "fede" repubblicana. In una intervista pubblicata nientemeno che dal New York Times, Pai afferma di voler fare pressione sul regolatore affinché il patrimonio delle onde medie non vada perduto per un calo di ascolti dovuto in gran parte alle interferenze che i segnali a queste frequenze subiscono dai moderni dispositivi elettronici. Le onde medie secondo Pai incarnano nel modo più autentico il localismo, nucleo fondamentale della cultura americana. E il commissario invoca una serie di misure - snellimento delle procedure, uso di ripetitori in FM e, in ultima analisi, passaggio forzato ex-lege al sistema digitale HD Radio - perché la radio da cui Roosvelt esortava la nazione con i "discorsi del caminetto" continui a prosperare. 
Pai ha ammesso di nutrire in questo senso qualche sentimento nostalgico ma ha negato che le sue iniziative pro-AM abbiano a che fare con il gran numero di talk show ultraconservatori che oggi popolano lo spettro tra 540 e 1700 kHz negli Stati Uniti. Nella sezione a lui dedicata sul sito della FCC si trova anche una sua dichiarazione e la relativa corrispondenza su una microscopica stazione del Wisconsin, WRDN 1430, che trasmette la sua musica country a beneficio degli ascoltatori di Durand, mille e novecento abitanti. Il direttore della stazione ringrazia molto il commissario Pai per la sua visita ma si affretta a precisare che il passaggio al digitale o i ripetitori in FM non possono essere una cura efficace. Piuttosto, aggiunge, combattete le interferenze da televisori e computer, consentiteci di trasmettere a larghezza di banda più estesa e smettete di imporre l'obbligo di ridurre la potenza dopo il tramonto per ridurre i disturbi alle stazioni più lontane. Il dossier WRDN si può scaricare qui, è tutto da leggere!

A quest to save AM before it’s lost in the static 
WASHINGTON — Is anyone out there still listening? The digital age is killing AM radio, an American institution that brought the nation fireside chats, Casey Kasem’s Top 40 and scratchy broadcasts of the World Series. Long surpassed by FM and more recently cast aside by satellite radio and Pandora, AM is now under siege from a new threat: rising interference from smartphones and consumer electronics that reduce many AM stations to little more than static. Its audience has sunk to historical lows.
But at least one man in Washington is tuning in.
Ajit Pai, the lone Republican on the Federal Communications Commission, is on a personal if quixotic quest to save AM. After a little more than a year in the job, he is urging the F.C.C. to undertake an overhaul of AM radio, which he calls “the audible core of our national culture.” He sees AM — largely the realm of local news, sports, conservative talk and religious broadcasters — as vital in emergencies and in rural areas. “AM radio is localism, it is community,” Mr. Pai, 40, said in an interview. AM’s longer wavelength means it can be heard at far greater distances and so in crises, he said, “AM radio is always going to be there.” As an example, he cited Fort Yukon, Alaska, where the AM station KZPA broadcasts inquiries about missing hunters and transmits flood alerts during the annual spring ice breakup. “When the power goes out, when you can’t get a good cell signal, when the Internet goes down, people turn to battery-powered AM radios to get the information they need,” Mr. Pai said.
He admits to feelings of nostalgia. As the son of Indian immigrants growing up in small-town Parsons, Kan., he listened to his high school basketball team win a 1987 championship, he said. “I sat in my bedroom with my radio tuned into KLKC 1540,” he recalled. On boyhood family road trips across the wide Kansas plains, he said, AM radio “was a constant companion.”
But that was then. In 1978, when Mr. Pai was 5, half of all radio listening was on the AM dial. By 2011 AM listenership had fallen to 15 percent, or an average of 3.1 million people, according to a survey by Veronis Suhler Stevenson, a private investment firm. While the number of FM listeners has declined, too, they still averaged 18 million in 2011. (The figures are averages based on measuring listeners every 15 minutes.)
Although five of the top 10 radio stations in the country, as measured by advertising dollars, are AM — among them WCBS in New York and KFI in Los Angeles — the wealth drops rapidly after that. In 1970 AM accounted for 63 percent of broadcast radio stations, but now it accounts for 21 percent, or 4,900 outlets, according to Arbitron. FM accounts for 44 percent, or 10,200 stations. About 35 percent of stations stream content online.

04 settembre 2013

Operatori delle onde medie, uscite allo scoperto!

Una cortese risposta via mail di un responsabile del sito Radiobops.net sottolinea come le trasmissioni su 1386 kHz in onda media "non sono autorizzate" da Radio Bops, la quale - secondo lo stesso messaggio - è solo «una piccola e amatoriale web-radio per puro piacere personale in via di sperimentazione, che dal 1 gennaio 2014 dovrebbe avere una regolare programmazione con contenuti informativi prettamente musicali in diverse lingue.» Faccio comunque i miei auguri a questa iniziativa, devo essere stato tratto in inganno dalla scritta "AM radio broadcast" che compare sulla home page dello stesso sito. In uno dei commenti al mio post di ieri leggo anche la segnalazione di una nuova emittente religiosa, ascoltata su 1368 kHz nell'area a est di Napoli, che annunciava un numero telefonico con un prefisso siciliano. Arriva anche la conferma della riattivazione dei 1404, funzionante solo nelle ore diurne su scala molto locale.
Intendiamoci, capisco perfettamente la necessità, per tutti gli sperimentatori di queste trasmissioni in AM, di mantenere un certo riserbo su un tipo di attività radiofonico che non è ancora stata ufficialmente regolamentata nei confronti degli operatori privati, commerciali o no profit che siano. Prima dell'interessamento manifestato da Agcom verso un'azione normativa (vedi la notizia della pubblica consultazione aperta alle proposte di impiego dello spettro broadcast inferiore ai 30 MHz, lanciata qualche mese fa), ricordo che c'era stata un'altra iniziativa, questa volta sanzionatoria, da parte dell'ufficio Comunicazioni del Ministero dello Sviluppo Economico. Il quale aveva inviato a questi sperimentatori lettere molto esplicite, invitandoli a cessare ogni attività trasmissiva su frequenze non autorizzate.
Forse però se dietro le stazioni locali che stanno in questo periodo popolando i canali apparentemente sempre più liberi delle onde medie c'è una vera progettualità, mi aspetto anche che i vari imprenditori, editori, associazioni, vengano allo scoperto, facendo valere le loro buone intenzioni e chiedendo all'Autorità e al governo di accelerare un processo di chiarificazione e definizione delle regole. Sono assolutamente convinto della validità del concetto di licenza "low power" anche in modulazione di ampiezza, in onde medie e corte, e credo che possa servire ad aprire spazi inattesi per un gran numero di operatori nuovi entranti e per i loro potenziali ascoltatori. Bisogna certo evitare il rischio di vedersi comminare multe e sanzioni serie, ma a mio parere è indispensabile dare maggiore concretezza a un fenomeno che non dovrebbe limitarsi al "fringe" e al semi-clandestino.

10 settembre 2012

L'Unione: l'Europa ha bisogno di uno spettro radio più condiviso

Un bell'intervento di Guido Scorza, cybergiurista, a proposito di politiche di gestione dello spettro radio è apparso sul blog di Guido su Wired ed è stato ripreso da diverse altre fonti.
Tutto parte dalla raccomandazione "Promuovere l’uso condiviso delle risorse dello spettro radio nel mercato interno" che Bruxelles ha inviato agli Stati membri dell'Unione per stimolare un dibattito sulla creazione di regole comuni a favore di una gestione più condivisa e smart (nel testo si parla ovviamente di "tecnologie che migliorano la radio cognitiva, la condivisione dinamica e l’aggregazione dello spettro", ma anche di white spaces e altri concetti trattati qui sul mio blog). Al centro della raccomandazione c'è il documento "Perspectives on the value of shared spectrum access", uno studio commissionato dall'unione alla SCF Associates (ci ha lavorato anche l'amico Robert Horvitz) sui vantaggi, anche economici, che deriverebbero impiego più condiviso di risorse spettrali che sono per definizione scarse ma possono essere ottimizzate grazie a tecnologie come appunto la radio cognitiva. L'ambizione dei dirigenti europei è ovviamente quella di adeguare le normative a uno scenario di assoluto dominio delle cosiddette RadioLAN e della banda larga wireless, un tema che seguo molto da vicino per le implicazioni su un settore della radiofonia (e dell'intera industria editorial-musicale associata ai contenuti radiofonici) che si sta sempre più polarizzando tra sistemi di distribuzione tradizionali e online.
Guido Scorza alla fine si chiede se l'Italia è pronta ad accettare la sfida, a rendere più dinamici i processi decisionali e regolamentari in materia. La domanda però suona parecchio retorica e sembra anticipare una risposta negativa. In ogni caso sono documenti molto interessanti da leggere, facendo finta di vivere in un paese normale.




02 luglio 2012

Radio digitale in Francia, nuova clamorosa battuta d'arresto?

Bureau DR France lancia un clamoroso allarme riprendendo un articolo apparso oggi sul quotidiano economico Les Echos, secondo cui Radio France avrebbe deciso di rinunciare al suo diritto di prelazione su quelle che sarebbero state le frequenze dei nuovi multiplex DAB+ in Francia. Ricordo che il percorso della radio numerica francese è sempre stato piuttosto accidentato. Anni fa era arrivata la strana decisione di rendere ufficiale l'adozione del sistema T-DMB, con l'idea di veicolare anche contenuti di tipo televisivo. Due anni fa il rapporto dell'inviato governativo David Kessler era giunto alla conclusione che con tale premesse il progetto di digitalizzazione della radio sarebbe costato troppo. Il primo oppositore a questi progetti, curiosamente, è sempre stato il mondo dei grandi network commerciali, spaventati dalla necessità di investire in una tecnologia di dubbia utilità.



Poi sono accadute un po' di cose, in particolare il successo di una sperimentazione DAB+ voluta a Lyon dalle radio locali e sponsorizzata da Pure. E il CSA, il regolatore francese, ha subito rilanciato, alla fine dello scorso anno, il discorso. I suoi piani prevedevano l'offerta di una prima tranche di frequenze entro il 2012 per una ripartenza bruciante nell'arco dei prossimi 18 mesi. Ma i regolamenti impongono di dare la priorità all'ente pubblico per la definizione dei multiplex e se l'ente pubblico si dice disinteressato (per motivi economici, ovviamente) sembra difficile che la radio digitale partirà lo stesso. Il sistema DAB+ obbliga infatti a investire in infrastrutture condivise che per le piccole emittenti regionali, locali e associative risulterebbero proibitive. Per sapere come andrà a finire si attendono gli esiti di una riunione che dovrebbe tenersi entro la settimana a palazzo Matignon, la sede del Governo francese.

Le gouvernement enterre la radio numérique terrestre?

Il a décidé de ne pas demander de fréquences pour Radio France, ce qui l'empêchera d'être de l'aventure. Reste à savoir ce que va faire le CSA : maintenir les appels à candidatures, ou les déclarer infructueux compte tenu de l'absence d'un acteur de poids.
Un enterrement de première classe. Selon nos informations, le gouvernement s'apprête à faire un arbitrage lourd de conséquences pour la relance de la radio numérique terrestre (RNT). Il a en effet décidé de ne pas préempter de fréquences pour Radio France dans le cadre des appels à candidatures pour les villes de Paris, Marseille et Nice, qui viennent d'être relancés par le Conseil supérieur de l'audiovisuel (CSA). La décision doit être prise formellement cette semaine, à l'occasion d'une réunion interministérielle à Matignon. Dans le cadre de chaque appel à candidatures, le service public a un droit prioritaire sur les fréquences disponibles, qui doit être exercé par le gouvernement.Cela signifiera que le groupe audiovisuel public ne sera pas sur la RNT, pas plus que les grands groupes privés (Lagardère, RTL, NRJ et NextradioTV) qui militent contre cette relance.
Pour le CSA, la pilule est amère. Enlisé depuis 2009, le dossier de la radio numérique terrestre était ressorti de terre à la fin de l'hiver, suite à la décision du régulateur de relancer les appels à candidatures pour Paris, Marseille et Nice. En mai, le CSA est allé plus loin en publiant un calendrier pour de nouveaux appels à candidatures dans vingt zones, afin d'assurer à la RNT une couverture de 60 % du territoire. Malgré l'opposition des radios historiques, le CSA avait tenu bon et était décidé à lancer coûte que coûte la RNT. Pour créer une dynamique, à défaut du soutien des grands groupes privés, il comptait sur les radios indépendantes (Nova, FG, Espace Group...) visant une extension de leur diffusion, sur des nouveaux entrants comme la chaîne d'information Euronews, mais aussi sur Radio France . « Sans Radio France, toute relance de la RNT est impossible. La RNT est en état de mort clinique », estime un observateur. Reste à savoir ce que va faire le CSA : maintenir les appels à candidatures, ou les déclarer infructueux compte tenu de l'absence d'un acteur de poids.
Dans le dossier de la RNT, le CSA a toujours dû faire face à l'opposition du gouvernement. C'était le cas sous la précédente majorité, ça l ‘est aussi avec la nouvelle. Aujourd'hui, l'Elysée ne voit pas d'un bon oeil la RNT : David Kessler, conseiller de François Hollande en charge des médias et de la culture, a rédigé un rapport très prudent sur le sujet il y a deux ans. De plus, la raison budgétaire a fini par peser : lancer Radio France dans l'aventure de la RNT signifiait plusieurs millions d'euros de dépenses en plus pour la radio publique.

17 giugno 2012

10 MHz: nelle onde corte sempre più libere spunta una strana stazione di tempo

Di fronte a un evidente fenomeno di accelerato smantellamento degli impianti trasmissivi dei broadcaster internazionali, le onde corte stanno diventando una specie di "zona temporaneamente autonoma". Le "hobby pirate" del centro e nord Europa ormai trasmettono sui 48 metri e su diverse altre frequenze non-broadcast tutti i giorni della settimana (un tempo si sentivano solo la domenica mattina). In Italia i pirati musicali non attecchiscono ma la voglia di occupare l'etere HF c'è. E mentre i privati che sperimentano l'uso delle onde medie per trasmissioni a carattere locale ricevono la puntuale diffida dagli ispettorati tecnici del ministero dello Sviluppo Economico (quello che ha raccolto il testimone del fu-Ministero delle Comunicazioni), sembra che le autorità competenti non battano ciglio davanti alle richieste di trasmissioni di "segnali di tempo" sulle frequenze tradizionalmente riservate da decenni alle emittenti di tempo e frequenza campione ufficiali. Dopo le tramissioni "revival" della stazione torinese IBF su 5 MHz, riattivata in questi mesi in modo un po' discontinuo dai radiosperimentatori che fanno capo all'Associazione Italiana Radioascolto, in queste ultime ore è spuntata una misteriosa stazione che trasmette sui 10 MHz il segnale orario in codifica SRC, quella utilizzata dalla RAI (a questo indirizzo il circuito e il software di decodifica SRC realizzato da Danilo Consonni e descritto in un articolo di qualche tempo fa su Circuit Cellar)
Da una prima analisi il segnale sembra provenire dalla Versilia, più precisamente dall'entroterra di Viareggio. La stazione trasmette in modulazione di ampiezza con portante inferiore soppressa e occupa il minuto con delle musichetta e l'annuncio dell'orario (il format è cambiato più volte). Viene data anche una sorta di identificazione, addirittura con un "locator geografico", il sistema di coordinate utilizzate dai radioamatori per fornire in modo stringato la loro posizione. Quello fornito, JN53DV, corrisponderebbe in effetti alla località dove opera un radioamatore versiliano, che non voglio identificare qui. In più, nel messaggio identificativo viene precisato un indirizzo Web, quello della associazione Italcable. Sul sito di questa organizzazione - che evidentemente vuole rifarsi alla tradizione della società radiotelegrafica che un tempo si occupava delle comunicazioni telefoniche internazionali dall'Italia - leggiamo che la rediviva Italcable è una "libera associazione senza fini di lucro" autorizzata da una "licenza del Ministero dello Sviluppo Economico" e che tra i suoi servizi c'è anche questo "segnale orario": "E' attiva la stazione radio trasmittente sulla frequenza 10MHz Modulazione d'Ampiezza, 24 ore su 24 il segnale orario Italiano, Locator: JN53DV, è in fase di ottimizzazione e probabilmente lo rimarrà per sempre, l'antenna, il trasmettitore e il sistema di controllo". Altri contenuti, per il momento, non ce ne sono e non si specifica altro sulla natura di questa presunta licenza (peraltro concessa, a quanto si dice, anche ai restauratori del segnale IBF su 5 MHz).
Il video che allego è stato realizzato nell'estremo levante ligure e molto probabilmente riguarda la ricezione dell'onda di terra dell'impianto (se davvero questo è localizzato in Versilia). Qui a Milano non sento nulla, ma sembra che nel centro Europa la nuova stazione di tempo copra il segnale della stazione cinese BPM. La radicale differenza è che mentre Italcable chiaramente non utilizza una time reference ad alta precisione e la sua portante non si trova esattamente su 10 MHz, la stazione BPM è a tutti gli effetti un campione "di laboratorio" in entrambi i domini. Che senso ha un'operazione di questo tipo, al di là della nostalgia per un medium sempre meno preponderante (ricordo che oltre a IBF in Italia operava anche la stazione di tempo romana IAM e tutte e due sono state chiuse diversi anni fa)? Sul piano tecnico non c'è nessuna motivazione reale, oggi grazie al GPS possiamo avere sorgenti di radiofrequenza e tempo decisamente più precise. L'uso di frequenze non-radioamatoriali e non broadcast colloca questi esperimenti a metà strada tra hobby e revival, il tutto favorito da una sorta di vacatio legis risultante dalla perdita di interesse nei confronti di questa porzione dello spettro RF. E' un peccato che in tale vuoto normativo nessuno cerchi di mettere in piedi iniziative radiodiffusive di stampo più informativo, culturale, sociale. Gli attuali giochi nell'etere attraggono un numero molto ristretto di appassionati e quando subentrerà la noia rischiano di non lasciare molte tracce.

05 aprile 2012

12 (7 già attive) nuove emittenti libere in Tunisia. Le prospettive in Libia

Günter Lorenz ha diffuso qualche giorno fa sulla lista FM_DX_Italy un elenco di sette nuove stazioni FM che trasmettono in Tunisia. Oggi, Andrea Borgnino ha dedicato al tema la sua puntata di "Interferenze", nei programmi mattutini di Radio 3.



Ma veniamo ai nomi delle stazioni, a partire da quelle che si possono ascoltare nell'area di Tunisi:

Radio iFM, 100.6 MHz
W: http://www.ifm.tn/
S: http://www.ifm.tn:8002/ifmstream, 128 kbps

Radio Kalima, 90.7 MHz
W: http://kalima-tunisie.info
S: http://radio.kalima-tunisie.info:8787/live

Radio Cap FM, 91.5 MHz + 105.9 MHz
W: http://www.capradio.tn/
S: http://196.203.215.42:8011/listen.pls

Radio 6 Tunis, 97.2 MHz, una "radio libera"
W: http://www.radio6tunis.net/
S: http://www.radio6tunis.net/plugins/emission/load_emission.html)

nelle altre zone:

Oxygène FM, Bizerte, 90.0 MHz
W: http://www.oxygene.fm
S: http://oxygene.fm/liveaudio.php

Radio Sabra FM, Kairouan, 98.8 MHz
W: http://www.radiosabrafm.net
S: http://188.165.248.163:8000/listen.pls
S: http://www.radiosabrafm.net/player/sabra.asx

Radio Oasis FM, Gabès, 94.4 + 96.5 MHz
W: http://www.oasisfm.tn
S: http://www.oasisfm.tn/play.php

Una lista impreziosita dalle relative frequenze e dagli indirizzi dei siti Web di queste emittenti e dello stream audio diffuso su Web (ignoro quale sia la sua fonte ma è un gran bel lavoro). Eppure, le sessioni di ascolto estivo che spero anche quest'anno di potermi godere sull'isola di Favignana rischiano di essere ancora più animate. Nel giugno scorso, la tunisina Instance Nationale pour la Réforme de l’Information et de la Communication (una specie di authority embrionale, che in base al decreto di legge 116/2011 del 2 novembre scorso dovrebbe istituire in Tunisia la Autorité Indépendante de la Communication Audiovisuelle (HAICA) aveva pubblicato la lista di 12 stazioni autorizzate a trasmettere in FM:

1- Radio “El Karama” (Sidi Bouzid)

2- “Chaambi FM” (Kasserine)

3- Radio Oasis FM (Gabès)

4- Ulysse FM (Médenine)

5- “Sawt El Manajem” (Gafsa)

6- Sabra FM (Kairouan)

7- Cap FM (Cap-Bon)

8- Radio Oxygène (Bizerte)

9- Kalima (Grand Tunis)

10- Radio 6 (Grand Tunis)

11- “Kif” FM (Grand Tunis)

12- “Ibtissema” FM (Grand Tunis)

Ho cercato di capire che cosa ne fosse stato delle cinque emittenti che non compaiono nell'elenco di Günther e per ciascuna di loro ho individuato altre notizie o siti Web che sembrano ufficiali, mentre non sono ancora riuscito a ricostruire le frequenze operative (per alcune emittenti si parla di test, di messa in onda "imminente", ma in alcuni casi non si sente neppure lo stream):

* Radio Al Karama – Sidi Bouzid

* Chaanbi FM- Kasserine
(Radio Sada Chaanbi)

* Ulysse FM – Medenine/Djerba

* Sawt Al Manajem – Gafsa
* Kif FM – Tunis


Un bellissimo articolo apparso su Tunisie Projet faceva a novembre il punto della situazione, avvertendo però che con la ulteriore dozzina di emittenti autorizzate si rischia già la saturazione. Il sito parla di un totale a regime di 25 network e emittenti locali/regionali:

9 stations publiques dont 4 stations centrales

• Radio Nationale
• Radio Jeunesse
• RTCI
• Radio Culture

Et 5 stations régionales

• Radio Sfax
• Radio Monastir
• Radio Kef
• Radio Gafsa
• Radio Tataouine

Più le cinque catene private autorizzate in questi ultimi anni:

• Mosaïque FM
• Jawhara FM
• Express FM
• Shems FM
• Zitouna FM

le tre delle 12 approvate a giugno 2011 (alcune delle quali, come 6 FM, operavano già sul Web:

• Radio Oxygène (Mohamed Kamel Robbana, Bizerte)
• Radio Kalima (Omar Mestiri, Tunis)
• Radio 6 (Nozha Ben Mohamed, Tunis)

e le restanti 9 ancora in fase di avviamento (secondo Lorenz due sarebbero nel frattempo partite, iFM-Ibitissama e Cap FM):

• Kif FM (Kamel Zouiten, Tunis)
• Ibtissama FM (Hamed Souayeh, Tunis)
• Cap FM (Olfa Tounsi, Nabeul)
• Sabra FM (Amor Naguazi, Kairouan)
• Chambi FM (Mokhtar Tlili, Kasserine)
• Alkarama (Salah Rabah Hajlaoui, Sidi Bouzid)
• Sawt Elmanejem (Mohamed Hédi Nsib, Gafsa)
• Ouaha FM (Oasis) (Marzouki Bettaïeb, Gabès)

Il blog La Tunisie Vote ad agosto sottolineava come molte delle famose autorizzazioni estive ancora non avevano trovato attuazione.
Dopo la primavera araba del 2011, in effetti, c'è un grandissimo fervore intorno ai temi della libertà d'espressione radiofonica e le emittenti libere comunitarie. All'inizio di marzo AMARC (l'associazione mondiale delle radio comunitarie) con il patrocinio dell'Unesco, ha organizzato un convegno proprio in Tunisia. Nel novembre scorso, una delegazione della ONG danese IMS e di altre organizzazioni ha visitato la Libia per esplorare le opportunità di rinascita di un contesto mediatico davvero libero. Sempre dall'IMS ecco per esempio un articolo sulla situazione in Libia a un anno dall'inizio della rivoluzione, apparso a febbraio. Tra le prime realtà si sono distinte, in Libia, Tribute FM, la prima emittente in lingua inglese di Benghazi (streaming dichiarato ma non ascoltabile) e Shabab Libya FM.
Sempre per quanto concerne la Libia, all'inizio di febbraio sulla lista SkywavesDX "Sigfrid105" diffondeva tra gli appassionati di DX in FM una lista di emittenti attive nell'area di Tripoli, in cui si possono scorgere molti nomi di stazioni ascoltate in passato (gli 88,8 sono arrivati a Favignana):

87.9 Tarhouna Local RD. Tarhouna
88.8 Al'Shababiya Tripoli
90.3 Radio Libya from Tripoli Tripoli
91.1 BBC Arabic Prog. Tripoli
91.9 Gheryan Local RD. Gheryan
92.4 Libya FM Tripoli
93.4 Libya FM Tripoli
95.0 Radio Libya Gheryan
96.6 Radio Libya Tripoli
97.7 Libya Al'Hurra from Janzour Tripli-Janzour
98.8 Ajyal FM Tripoli
99.9 Al'Eeman RD. Tripoli
101.3 AL'Zawiya Local RD. Al'Zawiya
101.9 Western Tripoli RD. Tripoli-Janzour
102.5 Tripoli FM (English) Tripoli
103.4 Voice of Tripoli Tripoli
107.0 Holy Quran RD. Tripoli
107.4 Libya Al'Hurra Tripoli

Tutto questo in attesa che gli stessi fermenti contagino l'Egitto e forse - ma in questo momento mi pare difficile - altre nazioni arabe in fase di risveglio.