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23 marzo 2016

Il MISE è in ritardo sulle frequenze OM, ma attenzione a procedere fuori dalla legge!

[Attenzione! Questo post è stato modificato sulla base delle recenti comunicazioni del MISE - 9 aprile 2016Sulle onde medie è arrivato il momento di fare sul serio. Sono passati più di due mesi dal giorno in cui l'Agenzia delle Comunicazioni aveva pubblicato la normativa che apre le onde medie anche ai privati. Il Ministero dello Sviluppo Economico è ormai in conclamato ritardo nella definizione delle famose risorse frequenziali da assegnare - in base allo stesso regolamento AGCOM - ai futuri titolari di autorizzazione a trasmettere? Giorgio Marsiglio non ha dubbi: se avete «presentato regolare SCIA per conseguire l’autorizzazione a trasmettere», siete caldamente invitati ad accendere (o riaccendere) il vostro trasmettitore, senza aspettare la frequenza stabilita dai tecnici del Ministero. 
L'importante avviso ai proprietari di impianti di trasmissione che in questi anni hanno effettuato test o trasmissioni semi-regolari sulle onde medie, arriva dal giurista che con le sue richieste e denunce anche a livello europeo ha contribuito ad avviare il percorso di piena liberalizzazione di una porzione di frequenze un tempo "monopolizzata" dall'ente radiotelevisivo pubblico. 
In un documento appena pubblicato sul suo sito Web Diritto al Radioascolto  Marsiglio afferma che il mancato rispetto della tabella di marcia a suo tempo fissata da AGCOM, gli operatori regolarmente "autocertificati" (tramite SCIA) possono far valere le proprie prerogative «forti del principio più volte ricordato e affermato dai giudici della Corte di Cassazione (III sezione penale, 13 giugno 1984, n. 1332, depositata il 17 ottobre 1984):

“Non può ritenersi responsabile del reato di cui all’art. 195 del d.P.R. 29/3/1973 n. 156 come modificato dall’art. 451 della l. 14/4/1975 n. 103 chi, nei limiti della legge, installi ed eserciti un impianto di diffusione radiofonica e televisiva di portata non eccedente l’ambito locale, pure non essendo in possesso della prescritta autorizzazione, ma che mai potrebbe essere rilasciata in mancanza della previsione legislativa dei requisiti necessari per ottenerla. Diversamente operando significherebbe che l’inerzia a riguardo del legislatore nazionale, protratta indefinitamente, priverebbe il soggetto di esercitare un diritto costituzionale a lui riconosciuto”.

Nel documento citato Marsiglio propone anche il modello di una vera e propria lettera di diffida da inoltrare al MISE contestualmente all'avvenuta attivazione, precisando almeno due informazioni: la data in cui era stata presentata la dichiarazione di inizio attività, e il termine di 60 giorni che AGCOM aveva fissato il 21 gennaio scorso il termine entro il quale lo stesso ministero avrebbe dovuto fissare «sul proprio sito web, l’elenco delle frequenze assegnate all’Italia.»
[Contrariamente all'interpretazione di Marsiglio, il Ministero avverte, in una nota dell'8 aprile, che «non è assolutamente possibile procedere ad alcuna accensione di impianti prima del rilascio dei diritti d’uso da parte dello scrivente ufficio, ogni abuso sarà perseguito a norma di legge.»]

25 gennaio 2016

L'esperto boccia senza appello il nuovo regolamento AGCOM. Marsiglio: «Piccole radio a rischio esclusione».

Onde medie a libertà condizionata? Doccia fredda, gelata, sull'entusiasmo che aveva accolto la notizia della pubblicazione del nuovo regolamento AGCOM sull'assegnamento di licenze a emittenti private nella banda delle onde medie. Anch'io avevo letto come positivi aspetti come il riconoscimento del ruolo che avrebbero potuto avere i nuovi entranti e le iniziative non commerciali. Commentando nelle ore successive il testo AGCOM insieme ad alcuni amici, mi sono tuttavia reso conto che qualcosa non andava. Per esempio il documento rilasciato non menzionava la questione della potenza degli impianti, lasciando chiaramente intendere che la nuova normativa italiana non è paragonabile a quella che in altre nazioni prevede categorie di emittenti realmente innovative per il nostro contesto nazionale: quelle che impegnano una potenza estremamente bassa (low power) per una copertura molto limitata, e quelle che sono legate a progetti temporanei, un festival culturale, una mostra, un torneo sportivo, un convegno scientifico. 
Ora l'occhio attento del giurista esperto, quello del solito Giorgio Marsiglio, che ha da poco reso noto un suo primo commento ufficiale, esplicita un altro, serissimo problema: con una decisione che ha dell'incomprensibile, AGCOM sceglie di utilizzare il concetto, preso a prestito dai testi riferiti all'evoluzione digitale delle trasmissioni radiotv, dell'operatore di rete. Secondo la nuova regola è l'operatore di rete - figura ben distinta da chi produce contenuti - l'unico soggetto autorizzato a chiedere una licenza di trasmissione, non la "emittente radiofonica", categoria per altro prevista nel Testo Unico dei Servizi dei Media Audiovisivi (il TUSMAR la definisce: «titolare di concessione o autorizzazione su frequenze terrestri in tecnica analogica o digitale, che ha la responsabilità dei palinsesti radiofonici e, se emittente radiofonica analogica, li trasmette secondo le seguenti tipologie: 1) emittente radiofonica a carattere comunitario, nazionale o locale, 2) emittente radiofonica a carattere commerciale locale, 3) emittente radiofonica nazionale.)» 
Marsiglio rileva anche che nel rifiutarsi di assumersi la responsabilità di definire frequenze, livelli di utenza e bacini di ascolto, delegando tutto ai tecnici del Ministero, AGCOM ha commesso una grave mancanza. Erano tutti aspetti, scrive Marsiglio, «che avrebbero potuto favorire lo svolgimento dell’attività radiofonica in piccoli bacini territoriali, favorendo quindi il sorgere di una pluralità di emittenti, a bassa potenza e al servizio delle comunità locali.» AGCOM ha completamente abdicato al suo ruolo e non è la prima volta che in fondo c'è da chiedersi a che cosa serva, in Italia, un regolatore di mercato se tutti i giochi li fanno i tecnici del Ministero e quelli degli impianti. Ricordo che sono queste due figure a "regolare" di fatto il funzionamento del nostro etere in modulazione di frequenza, che non a caso è tra i più chiusi del mondo. 
Non è stato neppure affermato il principio di "non trasferibilità" delle licenze concesse dal Ministero, un requisito base di ogni sistema regolatorio aperto che si rispetti. Se le condizioni per l'ottenimento di una licenza sono uguali per tutte, la licenza che non viene più esercitata deve essere restituita al Ministero per un riassegnamento, non trasferita all'amico o peggio ancora al compratore, dando il via al solito mercato delle vacche che trasforma un "ecosistema" di servizi di radiodiffusione in un borsino dei biglietti di accesso a un mercato a numero chiuso. 
Devo chiedere scusa a tutti, a una prima lettura molti di questi aspetti mi erano sfuggiti. Temo che se non ci saranno cambiamenti radicali rispetto a quello che possiamo definire un vero pastrocchio, il sogno di un'emittenza libera, associativa, no profit sia destinato a rimanere tale.

10 gennaio 2016

Volete trasmettere in onde medie? Prima, leggete qui

L'instancabile Giorgio Marsiglio ha appena diffuso un breve documento che fa ulteriore chiarezza sullo stato dell'arte della normativa che ha aperto le porte anche in Italia alla trasmissione in modulazione d'ampiezza in onde medie da parte di privati. Il documento, che aggiorna e amplia il vademecum che Giorgio ha rilasciato tempo fa, è disponibile qui:


In sostanza il nostro esperto giurista invita chi intende attivare una trasmissione AM in onde medie a esercitare una certa cautela nell'attesa che AGCOM pubblichi il regolamento definitivo. Marsiglio ricorda per esempio a chi sta già trasmettendo, magari dopo aver inviato al Ministero dello Sviluppo Economico una regolare dichiarazione "SCIA" (segnalazione certificata di inizio attività), a rispettare il più possibile il limite della copertura locale del proprio segnale, impegnando quindi potenze molto basse, soprattutto in ore serali o notturne. Scrive Marsiglio al punto e) del suo nuovo documento: 

è assolutamente fondamentale che si rispetti il criterio dell’ambito locale, evitando quindi di cedere alla tentazione di alzare la potenza del proprio trasmettitore per il gusto di ricevere un rapporto di ricezione da paesi lontani o, più semplicemente, per essere ascoltati anche al di fuori del proprio bacino d’utenza: SE COSI’ NON SI FACESSE, SI RISCHIEREBBE IL SEQUESTRO DEGLI IMPIANTI E LA DENUNCIA PENALE;

Anche quando AGCOM rilascerà il suo regolamento sul futuro regime di concessione, aggiunge però lo studioso (punti h, l))

tutti (anche coloro che stanno già trasmettendo), dovranno richiedere anche la concessione;
[...]siccome il futuro regolamento non potrà modificare le norme di legge (contenute nel Codice delle comunicazioni elettroniche o nel TUSMAR), coloro che potranno richiedere tanto l’autorizzazione che la concessione per le trasmissioni in ambito locale saranno solamente i seguenti soggetti a carattere collettivo (indicati a pag. 8 del paragrafo 7 del mio vademecum):
• società di persone o di capitali o di società cooperativa che impieghi almeno due dipendenti in regola con le vigenti disposizioni in materia previdenziale (se si tratta di un’emittente di radiodiffusione sonora in ambito locale a carattere commerciale);
• associazione riconosciuta o non riconosciuta, fondazione o cooperativa priva di scopo di lucro (se si tratta di un’emittente di radiodiffusione sonora a carattere comunitario);

Per chi sta trasmettendo già oggi, precisa inoltra Marsiglio riferendosi alle numerose stazioni che stanno effettuando diverse "sperimentazioni" in tutta Italia, non è affatto certo che una eventuale concessione rilasciata regolamento AGCOM alla mano autorizzi l'uso delle frequenze attualmente impegnate: in un regime di autorizzazione vero (come quello che si sta delineando per le onde medie) le frequenze vengono assegnate dal concessore, non scelte arbitrariamente dal concessionario. E conclude: «chi già trasmette continui a farlo (questo, naturalmente, solo se ha già presentato la SCIA volta al conseguimento dell’autorizzazione generale, forte del motto "Quando si tratta di radiodiffusione: pirati forse, clandestini mai!")».


08 novembre 2015

Licenze onde medie: RP partecipa alla consultazione Agcom

Aldo Fontanarosa su Repubblica scomoda Antonio de Curtis in arte Totò, scomparso mezzo secolo fa, per celebrare il "ritorno della radio" per giunta a onde medie. Fonte della leggenda sul Totò radioascoltatore notturno è lo stesso Principe della risata, a colloquio con un altro mostro sacro, Oriana Fallaci. In un'intervista del 1963 Totò raccontava:

«Nulla e tante cose. Ora le spiego. La servitù va a dormire alle 11. Franca, mia moglie, resta con me fino alle 2: mi parla, mi legge i giornali perché come lei sa io son mezzo cieco... Poi anche lei va a dormire e io resto solo. Giro per la casa, sto seduto, penso, io penso molto, mi affaccio alla finestra, vado in cucina a controllare che il gas sia chiuso, che le valvole della luce elettrica siano a posto, spengo le cicche perché ho sempre paura dell’incendio, vuoto i portacenere perché non sopporto l’odore delle cicche... E poi, siccome ho una radio che prende tutte le stazioni e in più la radio marina, mi metto lì e mi sento tutti i discorsi che si fanno le navi, i telegrammi dei pescherecci, «Partito da Gibilterra, caricato 6 quintali di banane», e ci trovo l’ alba. Ridicolo, eh? Una scena da uomo ridicolo.»

Torniamo insomma a parlare di una radio favolistica e fasulla, che come viene raccontata non esiste più, che alla maggior parte di noi risulterebbe comprensibile come la diligenza al posto del treno a levitazione magnetica: in mancanza di meglio la diligenza a qualcosa serviva, ma nessuno si sognerebbe mai di ripristinarla su larga scala. Insomma una radio che suona patetica e ridicola, proprio come il Totò narrato da Totò.
La faccenda del presunto "ritorno" delle onde medie in Italia desta le stesse perplessità. L'articolo di Aldo nel suo svolgimento successivo è ottimo e ben documentato. Soprattutto dà il giusto merito a Giorgio Marsiglio, l'esperto di normative che con le sue richieste in sede europea ha di fatto scatenato un iter che ha portato al recepimento, in Italia, di regole che sanciscono la fine del monopolio della RAI sulle medie. Fontanarosa cita le numerose (non così tante però) emittenti che negli ultimi due o tre anni hanno trasmesso  in assenza di autorizzazione e il suo pezzo parla persino dei problemi di ricezione legati ai rumori elettrici. Dice anche che in Italia Radio RAI dispone ancora di 12 impianti, ma non si dice che questi impianti verranno sicuramente spenti, più prima che poi. Non si fa parola di un declino massiccio, della Germania e della Francia che cancellano i loro impianti AM, del Nord Europa che li ha spenti da anni, della Russia che di colpo abbandona onde medie e corte, delle 5 mila stazioni AM americane che soffrono per mancanza di ascolti e sponsor pubblicitari, che vogliono chiudere o migrare in fm.
Del resto non è colpa di Fontanarosa. La bozza di regolamentazione su cui pochi giorni fa Agcom ha aperto la consultazione, a proposito di licenze parla soltanto di investimenti, di progetti di ampio respiro, di tecniche (digitali) alternative. Peccato che ovunque nel mondo enti pubblici e operatori commerciali abbandonano la modulazione d'ampiezza mentre le famose modulazioni numeriche  sono ferme al palo dal giorno zero (HD Radio negli USA) o nate quasi morte (il DRM europeo). Quest'ultimo non è mai andato al di là di qualche modulatore venduto (con un po' di marketing lubrificante) dai veri inventori dello standard: le aziende che ancora costruiscono trasmettitori per le onde medie. Ricevitori commerciali DRM non ne esistono, di componentistica ce n'è più che altro nei data sheet e le varie "sperimentazioni" sono finite, nella generale indifferenza, da anni. I fautori del DRM si attaccano ai nuovi trasmettitori acquistati da All India Radio per ammodernare la rete AM, ma anche in India sono state mosse critiche a una tecnologia che tuttora non può contare su un mercato di ricevitori a basso costo in grado di soddisfare le richieste di decine di milioni di ascoltatori.
A mio parere rimane, per le onde medie, un unico spazio di opportunità e Agcom lo ha drammaticamente ignorato. Le nuove licenze si devono vendere (a caro prezzo?), punto. Nessuno sembra prendere in considerazione  l'idea di spalancare le onde medie al mondo dell'attivismo, dell'emittenza comunitaria e associativa, della cultura. Tiziano Bonini, docente allo IULM, e grande studioso dei modello dei broadcaster pubblici, di financing e economia partecipativa, l'altro giorno mi ha scritto: «come possiamo fare per convincere Agcom a lasciare gratuitamente una frequenza AM a disposizione delle università e del terzo settore?». Io gli ho risposto che mi sembra velleitario puntare tutto sul presunto valore commerciale delle onde medie (valore in cui non crede più nessuno) e non pensarle invece come un possibile laboratorio di sperimentazione e come piattaforma aperta allo scambio di idee e alla diffusione di contenuti, per la visibilità di tante iniziative che potrebbero sfruttare una radiofonia su scala locale. Pensiamo ai gruppi etnici nelle città, alle associazioni di volontariato, alle scuole inferiori, ai teatri, ai musei, ai siti archeologici, alla miriade di realtà che potrebbero occupare l'etere, così come hanno fatto col Web, ma con una tecnologia più leggera e a costo molto contenuto, sia per chi trasmette, sia per chi riceve. 
Alla fine con Tiziano si è deciso di partecipare, con tutte queste considerazioni, alla consultazione promossa da Agcom sul tema della regolamentazione dell'accesso alle onde medie. Abbiamo unito anche i riferimenti ad alcuni esempi di regolamentazione delle licenze di tipo comunitario vigente in nazioni come il Regno Unito, Gli Stati Uniti, la stessa Svizzera (così avanti sul piano della radio digitale DAB+). Vediamo come andrà a finire. Intanto, chi voglia approfondire sulle modalità di concessione non commerciale di frequenze AM, FM e persino DAB può guardare, per esempio qui:

USA

The Local Community Radio Act is an act of broadcast law in the United States, explicitly authorizing the Federal Communications Commission (FCC) to license local low-power broadcasting in the FM broadcast band (LPFM). After five years and four versions, it passed the U.S. Congress in 2010, granting equal protection to community radio stations with regard to translator and booster stations. All three types of stations remain secondary to full-power radio stations, which are typically owned by major corporations and nonprofits. (Previously, this second-class status was only a part of FCC regulation, rather than law.) 

The Local Community Radio Act of 2010 (based upon legislation originally introduced in 2005) was signed into law by President Barack Obama on January 4, 2011 as Pub.L. 111–371, after passage in the House on December 17, 2010, and the U.S. Senate on December 18, 2010. In a statement after the bill became law, Federal Communications Commission Chair Julius Genachowski said, "Low power FM stations are small, but they make a giant contribution to local community programming. This important law eliminates the unnecessary restrictions that kept these local stations off the air in cities and towns across the country." The Act states the following: The Federal Communications Commission, when licensing new FM translator stations, FM booster stations, and low-power FM stations, shall ensure that-- (1) licenses are available to FM translator stations, FM booster stations, and low-power FM stations; (2) such decisions are made based on the needs of the local community; and (3) FM translator stations, FM booster stations, and low-power FM stations remain equal in status and secondary to existing and modified full-service FM stations. In General- The Federal Communications Commission shall modify its rules to eliminate third-adjacent minimum distance separation requirements between-- (1) low-power FM stations; and (2) full-service FM stations, FM translator stations, and FM booster stations.

UK


6.2 There are three types of long term restricted service licence (RSL).
Low-powered AM (LPAM) licences are available throughout the UK, except within the area enclosed by the M25 London orbital motorway, and allow for freely-radiating transmission on the AM waveband at a usual maximum radiated power of up to 1 watt.
Low-powered FM (LPFM) licences are generally available in pre-defined, sparsely populated, areas of England, Wales and Scotland (see map at Annex 1). At Ofcom’s discretion FM may also be available in areas where there has been no short-term RSL (SRSL) activity over a long period (normally three years or more). LPFMs allow for freely-radiating transmission on the FM (VHF) waveband at a usual maximum radiated power of 50 mW, however up to 500 mW of radiated power may be available depending on the coverage required. (This will be considered on a case by case basis. See paragraphs 6.5 and 10.2 for further information.)
Induction loop (IL) licences are available throughout the UK, and allow for limited coverage, usually within selected buildings only, on the AM waveband.

Svizzera



27 ottobre 2015

Onde medie ai privati, parte la consultazione sulle regole. Ma ci sarà spazio per le radio associative?

Siamo sempre più vicini all'apertura definitiva - almeno sul piano normativo - delle onde medie al mondo dell'emittenza privata. Con  una rapidità che stupisce me e Giorgio Marsiglio - il giurista che segue la questione da sempre e che anzi vanta un indubbio merito personale come propulsore della legittimazione dell'uso delle radiofrequenze delle onde medie da parte di soggetti diversi dalla RAI - il sito AGCOM ospita da oggi la documentazione relativa al «procedimento per acquisire, tramite consultazione pubblica, commenti, elementi di informazione e documentazione in merito allo schema di Regolamento contenente i criteri e delle modalità di assegnazione delle frequenze radio in onde medie a modulazione di ampiezza (AM) ovvero mediante altre tecnologie innovative». La formula "altre tecnologie innovative" rappresenta un'aggiunta significativa, osserva Marsiglio e a mio parere è un chiaro riferimento all'impiego di modulazioni digitali come il DRM, che nelle ultime  uscite erano un po' sparite dai radar.

«E' l'unica occasione,» scrive il nostro esperto, «concessa per intervenire e, se possibile, correggere quello che non va della proposta che ora viene fatta dall'AGCOM.
Il documento è così strutturato:

- delibera di adozione dello schema (bozza, proposta) di regolamento, che viene sottoposto a consultazione pubblica;

- allegato A, contenente lo schema di regolamento;

- allegato B, contenente le modalità di partecipazione alla consultazione.

Per intervenire alla consultazione, vi invito fin da ora a leggere con attenzione l'allegato B, ricordandovi che abbiamo tempo trenta giorni da oggi per inviare le nostre osservazioni (quindi sino al 26 novembre 2015) via PEC. Attenzione, il termine è tassativo e, quindi, è buona norma inviarlo qualche giorno prima per evitare contestazioni. Per chi lo desidera, è possibile chiedere di essere direttamente ascoltati presso la sede dell'AGCOM (normalmente a Roma): in questo caso, le richieste di audizione dovranno essere fatte pervenire all'AGCOM entro dieci giorni dal termine di scadenza della consultazione. Al termine della consultazione, l'AGCOM approverà in via definitiva il proprio regolamento (speriamo tenendo conto delle nostre osservazioni), che servirà poi da guida al Ministero per fare le gare di assegnazione delle frequenze.»

Per quanto mi riguarda sono molto deluso dalla formulazione dell'articolo "5. Procedura di selezione comparativa" dove si legge:
La selezione comparativa di cui al comma 1 avviene sulla base dei seguenti elementi

e relativi punteggi massimi applicabili:



a. qualità del progetto tecnico di utilizzo delle frequenze e tempi di realizzazione del progetto (totale massimo 30 punti);
b. potenzialità economica del soggetto richiedente valutata in base al capitale sociale, interamente versato (totale massimo 30 punti);
c. piano di investimenti previsto (totale massimo 30 punti);
d. soggetto nuovo entrante (10 punti).
Insomma, il riferimento a potenzialità economiche e investimenti sembra escludere a priori la possibilità di avviare sulle onde medie progetti di carattere no profit e associativo, come se il "potenziale economico" delle onde medie potesse essere automaticamente equiparato a quello della banda FM. Non credo affatto che sia così e ho fondati motivi per pensarlo, a incominciare dalle pessime condizioni elettriche ambientali che fanno di questa porzione di spettro una finestra particolarmente rumorosa.
Possibile che esistano in Italia, soggetti commerciali pronti a investire così pesantemente su una parte del mezzo radiofonico che ovunque è commercialmente in declino e viene semmai riservato a iniziative strettamente comunitarie? Tra l'altro da quello che si è ascoltato finora con le varie "sperimentazioni" su queste frequenze, l'interesse sembrerebbe scarseggiare anche sul piano associativo. A parte il caso più strutturato della pionieristica Radio Challenger su 1368 kHz, tutto mi sembra chiudersi intorno alla nostalgia per due o tre generi musicali. Di spirito di iniziativa, e tanto meno di business plan, ho sentito parlare poco.
In ogni caso, se questa è una consultazione, fatevi sotto con opinioni e progetti, anche perché la scadenza è molto vicina.

09 settembre 2014

Valle d'Aosta e Piemonte Occidentale: Agcom decide due nuove regioni "digital radio"

Secondo il blog del sito Digital Radio, a fine luglio il Consiglio del regolatore Agcom si è riunito per decidere, tra l'altro, anche l'estensione del piano di copertura regionale in radiofonia digitale T-DAB+, disponendo per l'attivazione dell'iter in Valle d'Aosta e nel Piemonte Occidentale. La decisione era iscritta all'ordine del giorno della seduta dello scorso 29 luglio ("Estensione alla regione Valle d’Aosta e all’area tecnica del Piemonte Occidentale della pianificazione per il servizio di radiodiffusione sonora in tecnica digitale con standard DAB+, già attuata con un progetto pilota nel Trentino Alto Adige"). 
Ora secondo la prassi gli uffici tecnici del Ministero per le Infrastrutture e lo Sviluppo Economico dovrebbero assegnare i relativi blocchi di frequenza. Trattandosi di due regioni di confine - vedi il post di ieri - potrebbero verificarsi dei problemi qualora lo stesso MISE dovesse procedere alla risoluzione di eventuali conflitti frequenziali televisivi con Francia e Svizzera utilizzando i canali della banda III VHF non assegnati nel corso dell'asta di metà giugno 2014. Considerando che in Italia si tende sempre a salvaguardare l'in statu quo, sarebbe davvero opportuno che il regolatore e i tavoli tecnici accelerassero la pianificazione della radio digitale, procedendo in parallelo su più regioni (non è solo una questione di blocchi da assegnare, c'è anche la questione non banale della formazione dei multiplex locali e delle società consortili che devono gestirli). L'impegno dei costruttori ha già portato alla creazione di una consistente base di apparecchi compatibili con la radio digitale DAB+, bene o male la presenza di numerose stazioni anche a Roma e Milano - anche con qualche primo esempio di contenuti esclusivi, come nel caso dei canali Web Radio della RAI o degli stream musicali nel multiplex di RTL102.5 - contribuisce a estendere la conoscenza, e il gradimento nei confronti della nuova radiofonia. Sarebbe davvero un peccato perdere questa occasione di rilancio in un settore che soffre per i cali degli investimenti pubblicitari e per lo scontro "generazionale" con i nuovi media.

22 dicembre 2013

Consultazione sull'uso delle onde medie e corte: AGCOM annuncia i risultati, ma rimanda a ulteriori decisioni

Dopo una lunga riflessione, AGCOM ha partorito il documento che riassume i contenuti ricevuti nel corso della consultazione aperta sugli impieghi radiodiffusivi delle frequenze delle onde medie e corte. Anche io ho indirettamente partecipato a questo dibattito perché uno studio di  consulenza tecnica-normativa mi aveva chiesto di fornire alcune valutazioni, in particolare per le questioni riguardanti i sistemi digitali, che avrebbero poi dovuto servire per elaborare il parere espresso da un grosso editore radiofonico suo cliente.
Ci sono stati quasi 100 rispondenti e altri se ne sono aggiunti attraverso le audizioni (a queste ultime hanno partecipato Broadcast Italia e Challenger TV Broadcast Communication, direi i due maggiori operatori di emittenti in onde medie "alternativi" alla RAI negli anni più recenti. Ancora non ho letto tutto in modo approfondito, ci sarà molto da discutere, anche attraverso i commenti qui sul blog, ma non posso nascondere una brutta sensazione. Da questa consultazione non sembra emergere granché, non tanto nel senso della carenza dei contributi sottoposti. A deludere sono le conclusioni, che tanto per cambiare in Italia sono inconcludenti. Cito dalle considerazioni finali:
Interessi di una qualche rilevanza sono stati sostanzialmente espressi nei confronti dell’impiego della banda delle Onde Medie (OM: 526,5-1605 kHz), con bacini di diffusione di dimensione regionale o pluri-provinciale. Le effettive possibilità di crescita del mercato non sono chiare, tuttavia occorre riconoscere che fino ad ora non ci sono state concrete possibilità di conseguire autorizzazioni e diritti d’uso delle frequenze per avviare l’esercizio di stazioni trasmittenti in tale banda.
Nella banda delle Onde Corte, ove sono stati manifestati alcuni interessi particolari, non appare al momento configurabile un utilizzo commerciale da parte dei privati, anche in considerazione della natura sostanzialmente internazionale della radiofonia in tali bande.
Esiste, di fatto, una disponibilità di risorse di spettro nella banda delle OM, già coordinata a livello internazionale presso l’UIT (piano di Ginevra 75), venutasi a creare a seguito della contrazione del servizio radiofonico svolto dalla Rai in tale banda. Tale disponibilità appare, tuttavia, contenuta rispetto alle possibili richieste che potrebbero emergere, anche in considerazione della scarsa appetibilità delle frequenza più basse che comportano maggiori complessità e costi impiantistici.
E subito dopo AGCOM scopre l'acqua calda: le stazioni radio interferiscono tra di loro! (vi riporto il paragrafo e la nota esplicativa: 
Ciò premesso, alla questione principale che ci si è posti nell’avviare la consultazione pubblica - ovvero se sussista la necessità di provvedere a limitare i diritti d’uso, prevedendo quindi il rilascio di diritti individuali (6) - si ritiene di dover rispondere affermativamente, quantomeno in virtù di un principio di cautela, considerando la numerosità delle manifestazioni di interesse acquisite, rapportata alle risorse disponibili.
(6) Secondo le disposizioni del Codice (d.Lgs. 259/203, come modificato da d.Lgs. n.70/2012) Art. 27 . Diritti di uso delle frequenze radio e dei numeri. 
1. Ogni qualvolta ciò sia possibile, l’uso delle frequenze radio non è subordinato al rilascio di diritti individuali di uso. I diritti individuali di uso possono essere concessi per:
a) evitare interferenze dannose, 
b) assicurare la qualità tecnica del servizio, 
c) assicurare un utilizzo efficiente dello spettro, oppure 
d) conseguire altri obiettivi di interesse generale conformi alla normativa europea.
Tralascio poi l'ultimo allegato al documento, in cui viene riportata una tabella CEPT del 2010 con la "situazione" dell'uso delle onde medie e corte in alcuni paesi europei. Da qui apprendo l'esistenza di un trasmettitore da 600 kW su 1179 in Svezia chiuso appunto in quell'anno. Sarei lieto di poter fornire ad Agcom una situazione più aggiornata, basterebbe rivolgersi alle fonti curate da veri esperti su Internet, o acquistare una pubblicazione autorevole come il WRTH. 
Devo ammettere che sono stupito dal numero di opinioni espressi, anche da privati cittadini, ma i casi sono due: o il riassunto è eccessivamente stringato e superficiale, o di proposte concrete non ce sono state tante. Il tema delle emittenti low power e comunitarie  in onde medie emerge solo in modo molto fugace ed è un peccato perché sarebbe stata una occasione perfetta per rilanciare l'idea di introdurre in Italia normative "LPAM" simili a quelle in vigore nel Regno Unito, negli USA e in altre situazioni.
La questione della radio digitale sulle frequenze sotto i 30 MHZ rimane aperta, ma anche confusa. Il DRM sotto i 30 MHz (non parliamo di quello sopra gli 88) continua a rappresentare un incognita di mercato e soffre di un marcato paradosso: ricevitori non ce ne sono, e non ce ne saranno se l'offerta di contenuti continuerà a essere tanto limitata. Ma chi si azzarderebbe a lanciare servizi su scala estesa se non ci sono ricevitori? Non ci sono ovviamente soluzioni facili. Secondo me la mossa più indicata consisterebbe nel regolamentare le onde medie definendo un certo numero di canali per uso esclusivo delle low power veramente locali e comunitarie, un altro gruppo di frequenze per le stazioni commerciali ed eventualmente dei network isofrequenza, e un ristretto numero di frequenze per le sperimentazioni DRM con contenuti davvero esclusivi e alternativi.  Ma temo che per tutto questo ci voglia troppo coraggio, una capacità di visione e - diciamolo - una serie di competenze tecniche di cui al momento AGCOM forse non dispone in maniera esaustiva.
Se andiamo a guardare l'esempio del difficile percorso del DAB in Europa, è facile rendersi conto che l'atteggiamento dei vari operatori e stake holders non è sempre uniforme. A volte il DAB viene visto con diffidenza dal privato, a volte viceversa (vedi Francia) è il pubblico a ritenerlo poco praticabile. Non sempre, poi, sono le stazioni più piccole - come accade in UK - a fare opposizione. In altre circostanze vediamo i piccoli che sono molto interessati a sperimentare forme consortile mentre i network più grandi temono di andare incontro a investimenti onerosi. Per me il DAB resta una opzione molto valida nelle VHF e non escludo che andremo alla fine incontro a una strategia europea per lo switchoff, magari parziale, solo per i network, dell'FM analogica. Ma credo anche che una normativa di questo tipo possa avere effetti devastanti sugli attuali bacini di fruizione della radio, specie in situazioni "anormali" come la nostra. Dovremmo affrontare il discorso con molta cautela, senza demonizzare le vecchie tecnologie analogiche, ma cercando piuttosto di allargare il più possibile le opportunità di accesso ai mezzi diffusivi.
A questo proposito spicca, tra i contributi pervenuti ad AGCOM l'iniziativa di Giorgio Marsiglio, l'esperto di diritto radiotelevisivo a suo tempo autore di una denuncia alle autorità UE delle limitazioni poste dalla normativa italana in materia di libertà di accesso alle frequenze delle onde medie.  
L'Autorità indica di aver preso nota delle opinioni espresse da Marsiglio ma risponde solo in modo indiretto e a mio modesto parere non sembra aver compreso appieno la questione sollevata:
Viceversa un soggetto, qualificatosi come l’autore della citata denuncia alla Commissione europea, ritiene che in presenza di risorse disponibili in una banda come quella delle Onde Medie, queste risorse debbano essere assegnate. A tal fine contesta alcune disposizioni normative contenute in particolare nel Testo Unico dei servizi di media audiovisivi e radiofonici tra cui in particolare gli artt. 24 e 42. Tali disposizioni normative in sostanza imporrebbero, fa notare il segnalante, che solamente le emittenti esistenti alla data del 30 settembre 2001 possano continuare a trasmettere in tecnica analogica, mentre le aspiranti nuove radio (nella cui categoria rientra il predetto soggetto) dovranno forzatamente attendere l’adozione del nuovo piano di assegnazione delle relative frequenze, piano che però è previsto sia adottato solo dopo lo sviluppo del mercato della radio digitale, con una tempistica pertanto indefinita. Richiede pertanto l’adozione da parte dell’Autorità di un piano di assegnazione delle frequenze da utilizzare in tecnologia analogica, in particolare in Onde Medie.
[…]
Non può, infatti, in alcun modo condividersi quanto sostenuto, in particolare, nella denuncia alla Commissione Europea, che non sussista la necessità, dal punto di vista della quantità di spettro disponibile e dei rischi di interferenza, di limitare i relativi diritti d’uso ricorrendo a procedure per selezionare i soggetti destinatari di assegnazione.
Non so se le interpretazioni di Marsiglio siano corrette, ma se è vero che la normativa attuale pone un limite di accesso da parte di nuovi entranti costringendoli in pratica ad adottare modulazioni digitali per ottenere una licenza di trasmissione in onde medie, tale normativa è inaccettabile. Che si arrivi a costringere i nuovi entranti ad adottare tecniche digitali ancor prima di approvare a livello di sistema, una strategia di switchoff della radio analogica mi sembra ridicolo, oltre che dannoso nei confronti della libertà di espressione. In questo stesso senso è abbastanza clamorosa - e irricevibile - la posizione espressa da alcune associazioni di categoria, che a quanto pare vedrebbero in una normativa favorevole all'uso delle onde medie a un ostacolo all'evoluzione del DAB sulle VHF. Il protezionismo spinto all'italiana non ha proprio limiti:
Alcune associazioni di categoria delle emittenti radiofoniche hanno fatto presente che, non sussistendo, a loro avviso, un mercato interessato al digitale in tali bande, nel contesto dell’attuale crisi economica, l’adozione di qualsiasi iniziativa nel campo delle frequenze per il servizio di radiodiffusione sonora al di sotto dei 30 MHz potrebbe rappresentare un elemento di turbativa per il comparto radiofonico nazionale e locale, che starebbe procedendo, a detta di tali soggetti, con determinazione, ma anche con grosse difficoltà economiche, all’avvio delle diffusioni in tecnica digitale DAB (DAB+) in VHF, disciplinate dalla delibera n. 664/09/CONS e s.m.i..
A tale riguardo, le predette associazioni ritengono che non si debba procedere ad alcuna pianificazione o emanazione di provvedimenti propedeutici al rilascio di diritti d’uso per le frequenze oggetto della consultazione, sia per diffusioni analogiche sia per quelle digitali, fino a quando non sia conclusa la fase di avvio del mercato radiofonico in tecnica digitale, sottolineando come, ai sensi dell’art. 42, comma 10, del Testo Unico dei servizi di media audiovisivi e radiofonici, sia possibile adottare il piano nazionale di assegnazione delle frequenze radiofoniche in tecnica analogica solo successivamente all'effettiva introduzione della radiodiffusione sonora in tecnica digitale e allo sviluppo del relativo mercato.
L'assenza o quasi di piani per le onde corte mi delude un po', anche se non mi sarei aspettato un esito molto diverso. L'AGCOM sembra aver percepito nelle proposte una enfasi del tutto sproporzionata sul carattere "internazionale" della radiodiffusione a onde corte. Forse nessuno dei partecipanti avrà manifestato interesse nei confronti dell'uso delle stesse per iniziativa a copertura nazionale o addirittura regionale in bande oggi più libere come i 49 e 41 metri. Una radio informativa e di servizio può continuare a trovare spazio nelle tanto bistrattate onde corte, specie in un contesto come quello italiano, in cui esistono forti problematiche territoriali interne e di relazione con l'intera area mediterranea. Evidentemente sono solo un sognatore utopista.
Queste sono le "conclusioni" di cui parlavo prima, in relazione alle mosse che AGCOM intende intraprendere sulla base degli esiti della consultazione di giugno. Ripeto, mi sembra tutto molto blando e fumoso. Tanto per cambiare è stato deciso di non decidere.
Per tutto quanto esposto, l’Autorità ritiene opportuno assumere le seguenti iniziative:
  1. avvio di approfondimenti tecnici in merito alle metodiche di efficiente pianificazione della banda delle OM, per un utilizzo per il servizio di radiodiffusione sonora in tecnologia sia analogica che digitale, in relazione alle tipologie di esigenze prospettate dai soggetti interessati al servizio radiofonico in tali bande, dando tuttavia preminenza all’evoluzione verso tecnologie digitali, che consentono uno sfruttamento più efficiente della risorsa e l’introduzione di servizi innovativi;
  2. avvio di approfondimenti in merito alla situazione del mercato della radiofonia in OM negli altri Paesi dell’area europea e valutazione degli sviluppi in corso a livello mondiale nel mercato delle tecnologie digitali;
  3. interlocuzione con il Governo in merito all’esistenza, nel vigente quadro legislativo, di ostacoli all’eventuale ingresso nel mercato di soggetti nuovi entranti che non siano cioè già concessionari o autorizzati per il servizio radiofonico in tecnica analogica;
  4. attento monitoraggio dello sviluppo del mercato della radiofonia digitale secondo gli standard DAB+ nella banda VHF III, per valutarne le conseguenze sulla eventuale pianificazione ed utilizzo della banda delle OM.

18 giugno 2013

Radiofonia nelle bande AM: e se fosse vantaggiosa?


A margine della notizia relativa alla consultazione bandita da AGCOM in relazione all'interesse degli operatori alla diffusione sulle frequenze delle onde medie e corte, volevo segnalare l'uscita - sull'ultimo numero di Tech-i, rivista tecnologica dell'EBU - un articolo dedicato proprio al possibile futuro delle frequenze oggi riservate alla radiofonia in modulazione di ampiezza, cioè esattamente quella porzione di spettro sottoi 30 MHz oggetto della consultazione AGCOM. L'articolo è curato dai relatori della danese Teracom, l'operatore infrastrutturale, in occasione dell'ultimo Digital Radio Summit organizzato dall'EBU a Ginevra. L'articolo è succinto ma abbastanza dettagliato e mette in evidenza le opportunità di copertura geografica molto ampia offerta da frequenze che forse con eccessiva leggerezza vengono considerate obsolete, sottolineando anche la presenza di tecniche di modulazione numeriche, come il DRM, che aprono la strada a una possibile innovazione anche in questo ambito, ma soprattutto l'impiego di trasmettitori e dispositivi DSP che rendono molto più efficiente le onde medie dal punto di vista della potenza impegnata. In calce all'articolo si fa riferimento al convegno sulla radio digitale e alla documentazione distribuita con l'occasione. I documenti non sono disponibili pubblicamente e non posso allegarli qui, ma chi lo desidera può richiedermi un estratto.

21 aprile 2013

RAI, RaiWay e WorldDMB Forum: il trentino capitale italiana della nuova radio digitale


Alla linea di partenza di sono tutti o quasi. L'impegno della RAI, proclamato dal direttore generale Gubitosi e ribadito con forza dal responsabile di RaiWay Stefano Ciccotti, sembra particolarmente positivo. È veramente fatta, per la radio digitale in Italia? Lunedì scorso a Trento la nutrita presenza del management dell'ente radiotelevisivo pubblico e del suo braccio infrastrutturale sembra essere di buon auspicio per quello che il piano di rilancio della tecnologia Dab, che dovrebbe portare il nostro paese alla pari con nazioni come la Svizzera e la Germania, mentre in Europa la Norvegia (che il Dab l'ha lanciato una volta sola) è ormai prossima (mancano tre anni) allo spegnimento della radio analogica trasmessa in modulazione di frequenza.
In Italia le "prove" sono andate avanti per quasi vent'anni, ma solo nel 2009 Agcom è riuscita a delineare un piano d'azione che parte dalla definizione dei multiplex in termini di "unità di capacità" (un multiplex accoglie in pratica fino a 12 emittenti) e dall'assegnamento delle frequenze. Queste ultime sono state notoriamente un grosso ostacolo per la transizione al digitale del nostro settore radiofonico. Dopo aver fatto chiarezza, Agcom ha individuato un'area in cui implementare un progetto "pilota" ma definitivo per la radio DAB+ e insieme agli operatori ha autorizzato la creazione di cinque multiplex nella provincia di Trento. Uno dei multiplex, con la prima postazione dalla Paganella (alla quale dovrebbero fare seguito a breve altri impianti), è stato  presentato dalla Rai lunedì e prima ancora abbiamo avuto l'attivazione delle postazioni del consorzio nazionale commerciale Club Dab, mentre Digiloc e DBTAA, i due spazi che saranno occupati dalle emittenti locali si apprestano a loro volta a debuttare "on air". Digiloc ha firmato con RaiWay lo scorso febbraio un contratto che conferma la società controllata da Rai nel suo ruolo di "operatore unico" a livello nazionale per le emittenti interessate a trasmettere in DAB senza disporre di infrastruttura propria. Un ruolo che Ciccotti a Trento ha giustamente definito come indispensabile per l'affermazione della tecnologia. Ancora non si conoscono le tempistiche esatte per l'inizio delle trasmissioni di Eurodab, il consorzio di RTL102.5, particolarmente attivo tra i privati nella lunga sperimentazione della "nuova" radio.
Forse la parte più interessante della conferenza stampa, insieme alla credibilità che la presenza del Direttore generale RAI ha dato all'intera iniziativa, è quella che riguarda i piani futuri. Nelle prossime settimane, come hanno confermato sia Vincenzo Lobianco sia i rappresentanti di RAS, l'ente che nella Provincia autonoma di Bolzano vanta nella radio digitale italana il ruolino di marcia più lungo, anche l'Alto Adige passerà al DAB. In buona sostanza, ha precisato Ciccotti, man mano faranno seguito altre province del Nord Italia, con l'obiettivo di avere, entro tre anni, una copertura capillare «da Aosta a Trieste e dalla Riviera ligure al Brennero, scendendo lungo l'asse nord-sud almeno fino a Rimini.» Oltre alla copertura, assicurano poi i costruttori di apparecchi riceventi, gli ascoltatori del DAB troveranno nei negozi una adeguata fornitura di ricevitori, di ogni foggia e per ogni tasca. Anche dal mondo automotive arriveranno - grazie soprattutto all'effetto volano del DAB in Germania - diversi modelli con autoradio digitali integrate. 
Per la radio numerica il successo è dunque assicurato? Le nuove premesse sono ottime, ma a Trento nel corso della conferenza RaiWay e successivamente a Riva del Garda, dove il WorldDMB Forum ha tenuto il suo primo importante convegno nel pomeriggio di lunedì e per tutto martedì 16 aprile, si è discusso a lungo del fattore C, come "contenuti". Tra i più accaniti sostenitori della necessità, per il DAB+, di predisporre una ampia offerta di contenuti possibilmente nuovi ed esclusivi per spingere il pubblico a dotarsi di ricevitori digitali in grado di riceverli, è stato Marco Rossignoli di Aeranti-Corallo. Anche Stefano Ciccotti ha parlato della questione quando ha chiarito - a beneficio soprattutto della stampa locale - che il DAB utilizza frequenze diverse dalle stazioni in FM e che queste ultime continueranno a trasmettere normalmente per moltissimo tempo. Ma parlando in seguito con gli stessi giornalisti, tra cui il sottoscritto, il capo di Radio RAI Bruno Soccillo ha ammesso che trasmettere in DAB un'offerta completamente nuova non è facile a causa del regolamento Agcom che impone a chi non sia un nuovo entrante di mettere in onda in digitale almeno il 50% dei programmi diffusi in FM. Una regola che voleva essere un compromesso tra liberalizzazione totale e salvaguardia degli spazi competitivi ma che di fatto si rivela una zavorra. Però, a concluso Soccillo con qualche ragione, un motivo forte per acquistare una radio DAB in Italia c'è: vista la situazione di affollamento dell'FM e le difficoltà di ascolto dei network che non possono contare sull'isofrequenza, il digitale è comunque un buon modo per ascoltare meglio i programmi preferiti. Basterà come argomento di marketing? Staremo a vedere.

Al termine dell'evento allestito a Trento ho approfittato di un cortese passaggio per Riva, dove ho potuto seguire le prime sessioni del convegno WorldDMB. La partecipazione da parte degli operatori locali è stata davvero corposa e la curiosità evidente nella piccola area espositiva a contorno della conferenza. Ma altrettanto evidente, per chi aveva preso parte poche ore prima all'incontro con la dirigenza Rai, era il cambiamento di umore davanti agli interventi degli oratori dalla Germania, la Norvegia, il Regno Unito. L'idea era che le rispettive success story dovessero agire da pungolo al settore della radiofonia digitale in Italia, ma ho avuto la sensazione che per qualcuno il confronto fosse soprattutto un motivo di imbarazzo. Considerando che le prospettive del DAB+ in Italia continuano a essere condizionate da un clima generale che non sembra incoraggiare alcun tipo di cambiamento anch'io tenderei al pessimismo, ma continuo a credere che il DAB possa aprirci molte opportunità, vuoi come ascoltatori della radio, vuoi come fornitori di contenuti, servizi, impianti, strumentazione. Mi ha fatto piacere vedere tra gli stand espositori come FIAMM (con il suo prodotto automotive "SM10" disponibile da settembre e pensato per consentire - attraverso una antenna con convertitore incorporato - la ricezione del DAB anche alle car radio analogiche) e soprattutto Parrot, con il nuovissimo Asteroid, un digital tuned multistandard DAB/IP touchscreen e basato su Android. Asteroid utilizza un componente sviluppato dalla stessa azienda francese attraverso la sua divisione DiBcom, uno sviluppatore fabless di silicio che ha messo a punto Octopus, una famiglia di chip basati su un motore di "Vector Signal Processing" software-defined, disponibile anche in versione modulare completa, che permette di realizzare dispositivi riceventi multi-standard (incluso il DRM) e multi-banda. Rappresentati a Riva del Garda anche i ricercatori torinesi del CSP, con un interessantissimo progetto che implementa su una schedina ARM a bassissimo costo, la Odroid, un trasmettitore DAB+ embedded supercompatto. Per realizzarlo i tecnici del DSP sono partiti dai tool open source DAB messi a punto dalla canadese CRC, ricompilando il software per la compatibilità con Odroid e il suo coprocessore. 

Infine, tra le novità più interessanti sul fronte dei ricevitori commerciali c'è sicuramente la nuova versione della radio ibrida Pure Sensia, modello 200D Connect, la famosa radio digitale "ovoidale" con schermo touch integrato e sistema operativo Android, compatibile con radio FM, DAB e Internet.

18 gennaio 2013

Online e pubblicamente accessibile il Catasto Agcom delle frequenze digitali italiane

Agcom ha finalmente aperto al pubblico la consultazione online del Catasto delle frequenze digitali italiane, sia televisive, sia radiofoniche. I dati per la radio DAB non mi sembrano il massimo dell'aggiornamento ma si spera che il catasto riesca a stare al passo della reale evoluzione degli impianti. C'è anche una funzione di visualizzazione su mappa. L'indirizzo è il seguente, non occorrono registrazioni o password.

(grazie a Monitor-Tv, Giorgio Guana)

21 febbraio 2012

Pure Highway 300Di, il bello del DAB+ per ogni autoradio. Ora ci vuole solo la radio digitale in tutta Italia




Ormai non ci sono più molte scuse perché l'Italia non debba seguire l'esempio di altre nazioni europee e offrire a se stessa e al proprio mercato radiofonico, pubblico e privato, nazionale e locale, le opportunità della radio digitale DAB+. Prima non c'erano i ricevitori. Quando sono arrivati i ricevitori da tavolo, mancavano quelli per le automobili. Ora che stanno arrivando gli adattatori tanto per l'aftermarket (un mercato ancora molto significativo, considerando che GfK Retail and Technology Italia valuta per il segmento "car audio" italiano nel 2011 un venduto di 625 mila pezzi, con una contrazione del 14% rispetto al 2010, e un fatturato superiore ai 55 milioni) come per le autoradio integrate nel cruscotto dei nuovi veicoli acquistati, mancano le licenze basate su una pianificazione definitiva.
Affinché ci siano questi indispensabili lasciapassare, bisognerebbe fare un po' di chiarezza in più sugli spazi frequenziali che si potranno utilizzare senza problemi, una volta che le questioni del passaggio al digitale televisivo terrestre e dell'assegnamento del dividendo (le frequenze rimaste libere nel post transizione) - inteso come dividendo "esterno" (le frequenze destinate a usi non televisivi) e "interno" (le frequenze da spartire ai broadcaster che già partecipano al televisivo terrestre) - saranno definitivamente risolte.
Anche con ricevitori da tavolo, autoradio, licenze, frequenze e infrastrutture a portata di mano, il puzzle della radio digitale deve affrontare l'aspetto non trascurabile dei contenuti editoriali, che dovranno essere accattivanti e il più possibili esclusivi, e della consapevolezza del pubblico.
Il quale pubblico per il momento (e questo un altro problema non da poco) è molto più esperto di meccanica quantistica - mediamente più studiata, nelle facoltà italiane di fisica e matematica - che di radiofonia digitale. Bisognerà fare parecchio marketing per spiegare a milioni di persone che cosa è e a che cosa serve la radio digitale.
Ma la sensazione - parlando oggi con gli amici addetti ai lavori in ambito infrastrutturale in occasione della presentazione milanese di Pure Highway 300Di, l'adattatore DAB+ per le autoradio di quasi tutte le marche - è che siamo veramente a un passo dalla "vera" radio digitale all'italiana. Dopo oltre quindici anni di false partenze e sperimentazioni che hanno portato a sacche di copertura (alcune delle quali particolarmente virtuose, come in Alto Adige) e a un'offerta abbastanza discontinua, oggi l'Italia potrebbe seguire l'onda tracciata dai tedeschi, che nel giro di pochi mesi hanno rilanciato un DAB dato praticamente per spacciato e lo hanno trasformato in un fenomeno che ha spinto gli acquirenti d'Oltralpe ad acquistare un numero di ricevitori digitali nettamente superiore ai 50-100 mila previsti dai più ottimisti. Devono aver pesato, nel caso della Germania, i soldi pubblici stanziati, la volontà di mettersi d'accordo tra tutte le parti (ok, qui da noi concordare una linea comune tra radio pubblica, una ventina di network nazionali importanti e un migliaio di stazioni tra regionali e locali non è altrettanto facile) e l'idea di proporre contenuti davvero interessanti come le radiocronache in esclusiva delle partite della Bundesliga.
Gianluca Sigillo, che oggi a Milano ha presenziato alla mini tavola rotonda seguita alla presentazione dell'apparecchio Pure al posto del suo collega in RaiWay Giuseppe Braccini, ha reso noti i dettagli delle ultime decisioni prese in Agcom pochi giorni fa. L'annunciata espansione dell'attuale infrastruttura DAB dovrebbe ripartire dalla provincia di Trento, dove verrebbero allocati quattro blocchi del canale 12 in banda III per i multiplex nazionali e altri quattro del canale 10 per dare il necessario spazio a una quarantina di emittenti provinciali (ricordo che RaiWay, oltre a dover portare in digitale i programmi di Radio RAI, si propone anche come provider nazionale di servizi DAB in outsourcing rivolti agli editori locali non infrastrutturati). Il Trentino, nelle intenzioni dei partecipanti al tavolo dell'Agcom dovrebbe diventare non l'ennesimo "pilota" ma l'autentico primo passo verso una infrastruttura DAB a copertura nazionale. A questo punto però è il Ministero dello sviluppo economico che deve dimostrarsi attento e capace di cogliere questa opportunità assegnando tempestivamente le licenze.
Di Pure Highway ho già parlato, anticipando il lancio commerciale avvenuto oggi. Si tratta di un adattatore in due componenti separate. Una unità con doppio tuner (il secondo serve per effettuare una scansione delle emittenti ascoltabili e aggiornare di conseguenza la lista delle trasmissioni tipica del DAB) che deve essere sistemato in un alloggiamento nascosto alla vista e può essere collegato in due modi all'autoradio pre-esistente: per le autoradio più nuovi si devono utilizzare gli ingressi e le uscite AUX della radio e l'ingresso AUX dell'adattatore; per radio non abilitate all'AUX si collega l'adattatore all'antenna FM per mezzo della porta FM Aerial IN e il segnale digitale viene mixato a un segnale FM da reinserire nella presa d'antenna dell'autoradio tramite l'uscita Aerial Out.
Una presa USB consente all'adattore di fungere da centrale di smistamento per i contenuti memorizzati su iPod/iPhone o altri lettori. La seconda componente è un piccolo controller che server per gestire i multiplex di programmi ricevuti e un display su cui vengono visualizzate le informazioni del DAB. Un terzo elemento è la speciale antenna per banda III e banda L (entrambe possono essere ricevute dalla Highway) da applicare al vetro e da collegare all'adattatore tramite una placca a induzione.
Il costo suggerito per la 300Di, che sarà distribuita dal gruppo vicentino Calearo, sarà di 289,99 euro. Fino al 31 maggio questa somma include l'installazione, che verrà effettuata dai professionisti nei punti del circuito CheckStar MagnetiMarelli. La radio digitale, ha ricordato il rappresentante di Pure e Immagination Technologies in Italia, Giorgio Guana, ha enormi potenziali. Ricezione senza fruiscii, possibilità di individuare subito la stazione preferita, una funzione "pause and rewind" che permette di interrompere l'ascolto per rispondere a una telefonata e riprenderlo dal punto dell'interruzione, servizi informativi molto più avanzati rispetto a quelli possibili con l'RDS analogico. Ma bisogna fare in fretta e consentire agli utenti finali di decidere se tutti questi potenziali sono reali o no. Per molti di questi utenti un dispositivo come Pure Highway dà la possibilità di usufruire dei contenuti mp3 e, tramite smartphone, dei flussi radiofonici in streaming Web, abilitando all'ingresso USB anche i modelli di autoradio meno aggiornati. E' sicuramente un plus, ma l'obiettivo primario è quello di sfruttare i vantaggi del modello broadcast per la distribuzione di contenuti.
Sui costi che gli editori radiofonici dovranno inevitabilmente sostenere per potenziare le loro infrastrutture digitali una volta sgomberato il campo dagli ostacoli in materia di licenze, uno dei partecipanti alla discussione di oggi mi ha fatto giustamente osservare che il DAB rappresenta nei fatti un impegno molto marginale a fronte della spesa che un network nazionale sostiene e ha dovuto sostenere negli anni nel "mercato delle vacche" delle frequenze FM analogiche nell'Italia della legge Mammì. In una certa misura questo può essere considerato un incentivo per una radio digitale che oggi potrebbe accogliere gran parte degli operatori, incluse le stazioni molto piccole. Le distorsioni di un mercato regolamentato solo ex post pesano naturalmente sull'evoluzione delle eventuali politiche di switch-over o peggio ancora dello switch-off dell'FM, due obiettivi che nazioni come la Norvegia, i Paesi Bassi e naturalmente il Regno Unito stanno prendendo in seria considerazione. Gli investimenti passati hanno pesato finora, purtroppo, sull'apertura del mercato radiofonico a nuovi entranti o a soggetti no-profit, comunitari o istituzionali. Un motivo per cui in Italia è obiettivamente più difficile anche pensare a strategie di lancio del DAB che incentivino all'acquisto dei ricevitori digitali sulla base di contenuti nuovi ed esclusivi rispetto all'FM. Al momento per chi oggi non è "nuovo entrante" ma possiede già una licenza analogica (vedere delibera Agcom 664/09/CONS) il 50% dei contenuti DAB dovrà essere in simulcast con l'FM. Ma la sola esistenza di una alternativa come il DAB porterà quasi sicuramente a un alleggerimento della pressione sulla banda 88-108 e stimolerà la nascita di contenuti e formati che l'ascoltatore non troverebbe in analogico.
E' una alternativa che va tuttavia concretizzata quanto prima, altrimenti si rischia di far rientrare nel fardello degli "investimenti pregressi" anche i soldi spesi finora per il DAB, rendendo ancora più bloccata la situazione. Senza contare che come dimostrano le recenti edizioni dei principali saloni automobilistici, l'industria del car entertainment sta accelerando la corsa verso dispositivi e modelli di distribuzione basati su Internet mobile. Per quanto conveniente possa essere il modello broadcast per i contenuti di massa, le nicchie di contenuto in streaming su reti 3 e 4G, insieme all'audio "asincrono" della musica MP3 e dei podcast potrebbero trasformarsi nell'ennesimo impedimento per la radio digitale. Proprio ora che tutti gli ostacoli sembravano rimossi.

19 luglio 2011

Agcom: affrettatevi a rimpiazzare Audiradio

Con delibera del 6 luglio, Agcom interviene sul caso della liquidazione di Audiradio e in base alla legge 249/97 che l'ha costituita (e per la quale l'authority tra le altre cose "cura le rilevazioni degli indici di ascolto e di diffusione dei diversi mezzi di comunicazione; vigila sulla correttezza delle indagini sugli indici di ascolto e di diffusione dei diversi mezzi di comunicazione rilevati da altri soggetti, effettuando verifiche sulla congruita' delle metodologie utilizzate e riscontri sulla veridicita' dei dati pubblicati") invita il settore radiofonico a darsi una mossa per riorganizzare un sistema di rilevamento degli indici di ascolto radiofonico. Se non sarà possibile una riorganizzazione "dal basso", Agcom avverte che ci penserà lei, incaricando una società esterna scelta in base a rigorosi criteri di trasparenza.
Mi sembra un atto più che dovuto, quello del Garante, ma sono pronto a scommettere che il nostro settore radiofonico sia del tutto incapace di arrivare a un nuovo accordo (altrimenti avrebbe condotto in porto la ristrutturazione di Audiradio). Vedremo che cosa succederà e soprattutto con quali tempi. Visti i recenti crolli del mercato pubblicitario (la radio perde 9 punti secchi tra gennaio e maggio secondo Nielsen: non fatevi ingannare da quel -8,4 complessivo riportato nelle tabelle e derivato da una stupida media non pesata tra fatturati tabellari ed extra tabellari, che sono sì leggermente in crescita ma contano pochissimo) mi pare che non ci sia molto da tergiversare.
Grazie a Newsline che ha anche pubblicato il link al testo completo della delibera.

17 novembre 2010

I broadcaster USA cedono 120 MHz al broadband

120 MHz. Una porzione ragguardevole all'interno della banda UHF allocata ai broadcaster televisivi. Ma questo è l'obiettivo del governo americano e della FCC: liberare 120 MHz di spazio per far posto a nuovi servzi a larga banda mobili. Un punto a favore del partito del Broadband nella sua guerra ormai dichiarata al partito Broadcast. Tra i sistemi da adottare c'è il meccanismo dell'asta a incentivi, in cui i broadcaster che cedono le loro risorse frequenziali possono usufruire di una quota dei proventi della vendita. Ma anche tanta tecnologia che renda più facile la convivenza dei servizi e la condivisione delle frequenze. Come ho già avuto modo di segnalare la FCC organizzerà un incontro pubblico il 30 novembre, mentre Policy Tracker organizza a gennaio un seminario sulle aste frequenziali che promette di essere molto interessante.
E' una questione che Agcom farebbe bene ad approfondire in vista delle decisioni che dovremo prendere anche qui in Italia. Ci sono già molte polemiche sull'uso del "dividendo digitale", le frequenze rese libere dalla transizione al digitale televisivo terrestre, tra operatori telefonici che vogliono le risorse senza pagare troppo e televisioni (soprattutto locali) che temono di restare senza più canali su cui trasmettere. Per approfondire il tema ecco un eccellente post sul Broadcast Law Blog. Già nella stesura del regolamento richiesto dal Decreto Romani l'Agcom è stata colta in fallo con una bozza che minaccia di far pesare sui nuovi "broadband broadcaster", in particolare le micro Web Tv (ecco una posizione di Giampaolo Colletti della FEMI a proposito di questa seria questione), oneri finanziari insopportabili. Se per una volta uscissimo dal nostro provincialismo e ci mettessimo a studiare una via d'uscita partecipativa, fortemente tecnologica, al circolo vizioso di "regole" che si traducono immancabilmente in un balzello da versare nelle casse del potente decisore? Balzelli che oltretutto sembrano fatti apposta per premiare gli evasori e punire gli onesti...

25 luglio 2007

Relazione Agcom, i documenti sono online

Con encomiabile tempestività, il sito di Agcom ha reso pubblico il testo della relazione annuale 2007 presentata ieri dal presidente Corrado Calabrò. Qui c'è la pagina per prelevare i vari capitoli della relazione, mentre qui trovate il testo del discorso di Calabrò. Ci sono molti spunti interessanti per il mercato della radiofonia e per quello della tv digitale.
Ho estratto questa significativa tabella sui ricavi pubblicitari dei principali editori radiofonici pubblici e privati. I dati risalgono al luglio 2005 (quelli del 2006 non erano ancora disponibili) ma permettono di farsi un'idea. E secondo me i soldi per sperimentare seriamente il digitale e investire in nuovi contenuti ci sarebbero anche. E' dopo tutto una torta da 530 miliardi di vecchie lire.