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13 aprile 2016

Tavolo Editori Radio. Reti nazionali e emittenti locali insieme per una nuova piattaforma di rilevamento cross-mediale.

Con la costituzione del consiglio direttivo e del comitato tecnico e la presentazione alla stampa avvenuta nella tarda mattinata di oggi nella sala "Alta Definizione" della sede Rai di corso Sempione, la società Tavolo Editori Radio ha varato ufficialmente le sue attività. Obiettivo "entro il 2017": definire le tecnologie, le modalità e i o gli istituti che permetteranno, a cinque anni dalla dismissione di Audiradio, di avere in Italia un nuovo strumento di rilevamento dell'audience radiofonica. Uno strumento che come ha sottolineato il presidente di Tavolo Editori Radio Nicola Sinisi (in carica per tre esercizi della società fino al 2018), torna finalmente sotto il controllo di tutti gli editori radiofonici nazionali e di 250 emittenti locali rappresentate dalle associazioni Aeranti Corallo e FRT. Il capitale della srl ammonta a 110 mila euro, suddivisi in 17 mila versati da Radio Rai, 16 mila 500 euro versati da ciascuna delle due associazioni di emittenti locali più le analoghe quote conferite da Elemedia, Sole 24 Ore, Kiss Kiss, Rti R 101, RDS, RTL 102.5, Radio Italia e Finelco. Massimiliano Montefusco, di RDS, ha aggiunto che le intenzioni sono quelle di misurare non solo numeri e durata dell'ascolto, ma anche le modalità di fruizione di un mezzo che secondo Sinisi è l'unico, tra i mass media storici, a saper mettere radici su tante piattaforme: radio analogica, DAB, Web, tv terrestre e satellitare, «senza dimenticare l'ascolto differito dei podcast.»
È partito un po' a rilento, l'incontro di stamattina con i giornalisti, con Sinisi, che è anche direttore di Radio Rai, quello che ha preso il posto di Bruno Soccillo, stranamente a disagio e poco comunicativo. Poi, con una buona dose di spigliatezza iniettata da Mario Volanti di Radio Italia, Marco Rossignolo di Aeranti e Massimiliano Montefusco di RDS,  gli editori e le associazioni seduti al tavolo della conferenza (tutti ad eccezione di Lorenzo Suraci di RTL, che ha preferito sedersi tra il pubblico, un po' defilato (un primo sintomo di tensione interna?), hanno risposto meglio alle sollecitazioni dei colleghi. 
La curiosità nei confronti di quella che potremmo chiamare "Audiradio 2 la vendetta" era notevole, ma la stampa specializzata e i quotidiani hanno dovuto accontentarsi di una manciata di dettagli e qualche retroscena. Anche di carattere storico. Come quello di Volanti, che rispondendo a una domanda di Italia Oggi sulle previsioni relative alle tecnologie e costi della futura indagine ha voluto precisare che l'esperienza di Audiradio non si era esaurita per colpa delle divisioni sorte in merito alle tecnologie di rilevamento da utilizzare. Diatribe che hanno fatto da scintilla in un clima già molto agitato, ha detto Volanti, aggiungendo che se Audiradio spendeva 6 milioni di euro all'anno per le sue indagini, oggi gli editori investono 4 milioni e mezzo Qual è il prezzo giusto in un mercato che non arriva a 400 milioni di euro di valore pubblicitario, si è chiesto Valenti? Oltretutto per acquisire dati che non convincono. «Perché nelle nazioni europee la radio viene ascoltata da una percentuale di popolazione mediamente superiore all'80% mentre i numeri di RadioMonitor dicono che la penetrazione in Italia è solo del 66%?» Il punto di partenza del nuovo rilevatore, ha detto in proposito Sinisi, sarà la grande ricerca commissionata a Gfk Eurisko e Ipsos nel novembre del 2015, una indagine che aveva stimato nell'84% la percentuale di italiani che ascoltano la radio in una delle sue varie incarnazioni.
Nessuno oggi ha voluto sbilanciarsi sulle metodologie su cui si baseranno le rilevazioni del Tavolo. Però uno dei primi punti all'ordine del giorno della prima riunione del CdA della società, è stata l'analisi di un ampio studio di benchmark che ha messo a confronto i sistemi di rilevamento radiofonico utilizzati nelle nazioni europee più Stati Uniti e Canada. Impossibile dire oggi come funzioneranno le indagini firmate Tavolo Editori Radiofonici. Tra diari, Cati, metering e loro combinazioni le valutazioni spettano al comitato tecnico: sedici esperti scelti tra gli editori associati che potranno ovviamente avvalersi di consulenti esterni. Parlando con Radiopassioni alla fine della conferenza, Rossignoli ha precisato che la presidenza del comitato tecnico verrà affidata alternativamente a un esponente "nazionale" e ad uno locale. Con il loro aiuto, gli editori della radio sapranno prendere le necessarie decisioni collegiali, ha assicurato Sinisi.
La slide con la tabella dei diversi sistemi di rilevamento
adottati in Europa, Stati Uniti e Canada, discussi oggi nel corso
della prima riunione del CdA di Tavolo Editori Radio. 
Nel corso della discussione con i giornalisti è emerse un tema non marginale: Tavolo Editori Radio non vede al momento alcun tipo di partecipazione degli investitori pubblicitari, leggasi dell'UPA. n realtà, ha detto ancora il direttore di Radio Rai, i contatti con l'Upa ci sono stati, ma al momento non si sono tradotti in un formale accordo di partecipazione. Le porte, ha concluso Sinisi, restano aperte e in generale il Tavolo, per il bene di un mezzo che oggi vale circa 360 milioni di spesa pubblicitaria, intende impostare le sue strategie sul dialogo e la trasparenza. In effetti, se ci si confronta con analoghe esperienze in mercati maturi come la Gran Bretagna, il mondo della pubblicità partecipa direttamente alle decisioni tecniche in materia di rilevamenti. La società Rajar, che dal 1992 misura l'audience britannica della radio, è costituita da un board misto BBC-private (riunite nel RadioCentre) e da un Technical Management Group in cui siede anche la "advertising community".
Alla fine della conferenza, ho approfittato per sollecitare a Rossignoli un parere sullo stato di avanzamento dei piani italiani per il DAB+. «La situazione non è esattamente ferma - ha precisato il rappresentante di Aeranti Corallo. Agcom ha annunciato o sta per annunciari i piani relativi all'area di Torino, manche delle province toscane, umbre, in Sicilia. Il dubbio riguarda semmai le regioni della fascia adriatica da nord a sud, dove bisogna tener conto dei problemi di interferenza con i servizi delle nazioni confinanti. Un modo per risolvere la questione c'è: liberare definitivamente il blocco 13, perché 10 e 11 sono condivisi con la tv.» Senza tali risorse radioelettriche si rischia secondo Rossignoli di avere un mercato del DAB a metà, con un bacino d'ascolto balcanizzato. Una situazione certo non stimolante per i produttori di ricevitori e per le case automobilistiche, un blocco psicologico da cui non è pensabile uscire mandando sul digitale solo i grandi network, non senza contenuti e servizi esclusivi e appetibili. Continuando di questo passo il DAB+ rischia di non decollare mai e nel frattempo, ricorda Rossignoli, cresce la penetrazione e l'interesse nei confronti delle tecnologie alternative al DAB, in particolare le reti mobili a larga banda. 
Che dire? I valori del nostro mercato radiofonico sono obiettivamente modesti, a fronte di un mezzo che continua a informare, coinvolgere, emozionare oltre otto italiani su dieci. La disponibilità di dati quantitativi sull'ascolto di questo mezzo nelle sue diverse articolazioni può rappresentare un salto qualitativo importante per tutti: editori, ascoltatori, investitori. Ma questo mercato è pronto a un tale salto? La mia impressione è che a 40 anni dalla rivoluzione dell'emittenza privata, malgrado qualche esempio significativo, la radio italiana ancora non sa parlare il linguaggio della modernità, è troppo avvitato su se stesso, ingessato in un sistema di reciproche sinecure. Il classico caso dell'uovo sodo  di oggi preferito alla succulenta gallina ripiena di domani. Un sistema di tiranti e contrappesi immutabili, che del resto vediamo tristemente riflesso nel modo in cui in Italia gestiamo i diritti musicali, o l'evoluzione delle infrastrutture di rete. Il mercato "di quelli che ci sono adesso", una torta destinata a restare piccola e soprattutto a diventare stantìa.

04 giugno 2012

RadioMonitor, tornano le misurazioni dell'ascolto radiofonico. RTL102.5 prima, ma la Rai contesta la metodologia

Di ritorno dalla conferenza stampa di presentazione dei primi dati della ricerca RadioMonitor, voluta da GFK Eurisko. Si tratta del primo rilevamento su larga scala dalla liquidazione di Audiradio, in pratica dopo uno iato di quasi tre anni in cui non sono stati disponibili dati di ascolto del mezzo radiofonico. RadioMonitor vede la partecipazione di 17 network nazionali e 297 emittenti locali/regionali, con una avvertenza: Radio Rai partecipa attraverso l'iscrizione della sua concessionaria Sipra al ruolo di committente. Per la prima volta è stato utilizzato in Italia uno strumento di rilevamento elettronico, il meter digitale passivo (tecnologia sound-matching) messo a punto da Gfk-Eurisko per le sue analisi dei mezzi multimediali. I dati pubblicati oggi si riferiscono all'ultima "wave" disponibile di rilevamenti effettuati con un campione di 10.000 meter (informazioni integrate da un questionario elettronico) su un periodo continuativo di 28 giorni. A questi rilevamenti GFK Eurisko aggiunge le interviste telefoniche (CATI) a un campione di 60.000 persone.
Nei prossimi mesi sono previsti altri rilasci: ottobre 2012 (90.000 interviste CATI più altri 10.000 del panel "meter") e marzo 2013 (120.000 interviste più altri 10.000 panel "meter").
Tutti si affrettano a dire che il confronto con Audiradio non è possibile, proprio per la presenza di tecniche di rilevamento miste, ma la posizione di Radio Rai si differenzia sia sul piano delle cifre, sia su quello della critica metodologica. Rispetto al passato, infatti, per l'emittenza pubblica è un traumatico ridimensionamento. L'ammiraglia Radio 1 passa al quinto posto con più di due milioni di ascoltatori in meno, nel giorno medio, rispetto alla capolista RTL 102.5. Radio 2 settima, Radio 3 terz'ultima (superata di poco anche da Radio Maria). Le cose non migliorano nel rilevamento sui 7 giorni medi, dove RTL conferma il suo primato seguita a una certa distanza da Radio Dimensione Suono e Radio Rai perde qualche colpo: se Radio 1 mantiene la quinta posizione, Radio 2 scende all'ottavo posto e Radio 3 diventa penultima. Nell'insieme, i tre canali radiofonici nazionali Rai superano i 9 milioni di ascoltatori nel giorno medio. Più di un quarto dei 34,2 milioni di ascoltatori, ma forse c'era da aspettarsi di più dal broadcaster pubblico.
La discussione, accesa, sui dati è iniziata già nei corridoi di GFK Eurisko. Ho ascoltato Michele Gulinucci della programmazione di Radio Rai esprimere tutte le perplessità dell'emittente, che del resto aveva scelto di non farsi coinvolgere direttamente nella ricerca (i dati Rai, lo ricordo, compaiono a beneficio del "cliente" di GFK Eurisko Sipra). «La Rai avrebbe voluto puntare molto di più sull'uso di un sistema di rilevamento elettronico passivo,» ha detto Gulinucci ribadendo che il confronto con le indagini precedenti è inutile. «Il punto di passaggio rispetto al passato si deve discutere, ma non partendo dalla gamba del CATI. Se è vero che pubblicitariamente la radio è un mezzo trascurato, mi chiedo se vogliamo davvero perpetuare tale depauperamento, lasciando in piedi le vecchie interviste telefoniche.» GFK Eurisko ha difeso quella che ha definito più "una iniziativa imprenditoriale che una ricerca", sostenendo che in quanto tale l'indagine ha avuto pieno successo. Le indagini CATI erano indispensabili per assicurare una certa continuità con il passato e per evitare risultati che, con il solo meter, sarebbero apparse davvero "rivoluzionari". Peraltro, sottolineano i responsabili di Radio Monitor, il valore aggiunto di questa ricerca sta anche nella possibilità di incrocio tra dati di audience e dati qualitativi molto precisi sulla demografia dell'utenza radiofonica. Informazioni che possono essere preziose sia per chi voglia fare pubblicità a prodotti rivolti a fasce specifiche della popolazione, sia per gli editori che vogliano tarare meglio la loro programmazione. Dal mondo dei network privati arriva la dichiarazione di Eduardo Montefusco, presidente di RDS ma anche di RNA, Radio Nazionali Associate, che si è complimentato con RTL e si dice molto soddisfatto per la seconda posizione del suo gruppo nei 7 giorni (nel giorno medio RDS è quarta). «I dati sugli ascolti fotografano una tendenza alla nuove "democratizazione" della radio guidata dall'evoluzione tecnologica e multimediale degli strumenti di ascolto, come strumento accessibile a tutti, di rifugio, evasione e apprendimento leggero.»
A questo punto, il futuro di Radio Monitor dipenderà dalla partecipazione alla prossima campagna di rilevamento che avrà inizio in autunno, ma anche da quello che verrà deciso in sede Agcom (che dovrà fare probabilmente i conti con altri sistemi di rilevamento concorrenti). A fronte della chiusura di Audiradio, il regolatore aveva prescritto al mercato radiofonico di dotarsi di un nuovo sistema di rilevamento concordato, avvertendo che senza questa ripartenza Agcom stessa avrebbe provveduto a colmare il vuoto. Sullo sfondo, aggiungo io, rimane il tema, non affrontato in questa sede (ma per me è un errore) dell'evoluzione digitale della radio come piattaforma, ibrida, di distribuzione e creazione dei contenuti. Vero è che RadioMonitor si occupa anche dei dispositivi utilizzati per l'ascolto e che per i nuovi media come il cellulare e Internet viene certificato un ruolo ancora marginale. Ma sotto un punto di vista più ampio, quello che RadioMonitor misura è solo un aspetto di una realtà che è già diventata molto più articolata.

26 gennaio 2012

La successione ad Audiradio: con Knowmark non sarà un duopolio

Non faccio in tempo a pubblicare su Facebook un paio di immagini dalla conferenza stampa Ipsos di ieri che mi arriva un messaggio di Dario Amata, amministratore della società bolognese Knowmark. Azienda che ha sviluppato una tecnologia di media metering universale e tutta made in Italy, il sistema MIRA. Anche Amata ha letto il lancio di Prima Comunicazione che dopo la presentazione di MediaCell ipotizza per l'Italia un sistema di rilevamento a due piazze. «Non credo ci sarà "solo" un duopolio nelle rilevazioni radio...» mi scrive il patron di Knowmark allegando il comunicato che parla di un accordo appena sottoscritto tra la sua società e il gruppo UNICAB. Knowmark, nasce nel 2006 a Bologna e si occupa principalmente di monitoraggio automatico dei contenuti audio visivi. Fornisce i propri servizi a clienti come SIAE e AGCOM alla quale fornisce il monitoraggio delle pubblicità programmate dalle principali emittenti radio-nazionali. Nel 2009 ha avviato il deposito di brevetto per MIRA - Personal Media Meter - il primo meter in grado di misurare i consumi cross mediali dell'individuo con uno strumento unico. Guarda caso, il telefono cellulare.
La romana UNICAB, che opera da oltre quarant'anni nell’ambito delle ricerche di mercato dedicate alla misurazione degli ascolti radiofonici, ha scelto di adottare il software MIRA per perfezionare i propri servizi di rilevazione e monitoraggio degli ascolti. L’innovativo software tutto italiano - sviluppato da un leader in Italia nell'ambito dell'Automatic Content Recognition - è in grado, come Ipsos MediaCell, di trasformare uno smartphone in un meter vero e proprio, grazie anche all'integrazione con una piattaforma di monitoraggio continuativo dei contenuti trasmessi dai media.
«Il nostro meter ad alto contenuto di servizio per l'utilizzatore – precisa Dario Amata, è in grado di monitorare l’ascolto e di rilevarlo in ogni circostanza, fornendo informazioni precise rispetto ai canali utilizzati e al luogo di fruizione, mettendo a disposizione preziosi dati geo-referenziati». Leonardo Abbruzzese socio di UNICAB, sottolinea come la collaborazione con MIRA marchi con il bollino del Made in Italy una piccola rivoluzione nel mercato della misurazione dell’audience radiofonica: «La nostra società, dopo aver testato e verificato l’attendibilità del software della Knowmark, ha deciso di adottare il sistema per integrarlo alle proprie metodologie di ricerca per il mercato radiofonico».
Non ho dettagli sulle stazioni o i circuiti la cui audience verrà rilevata dalla tecnologia Mira, ma visto l'avvicendarsi di pretendenti al ruolo lasciato libero da Audiradio non mi sorprenderei di un eventuale interessamento diretto di Arbitron al mercato radiofonico italiano...




Ipsos MediaCell, cresce la lista dei candidati al trono (vacante) del rilevamento radiofonico

Una prensentazione molto stimolante e ben fatta, quella organizzata ieri dall'amica Elena Giffoni per introdurre sul mercato italiano il "meter senza meter" MediaCell, proposto dalla divisione MediaCT del gruppo Ipsos al mercato della radio italiana come possibile via d'uscita all'attuale fase di stallo apertasi con il fallimento della società Audiradio e la conseguente scomparsa dell'unico sistema di rilevamento dell'audience radiofonica. Nando Pagnoncelli in persona è sceso dal balconcino video di Ballarò per coordinare una conferenza stampa affollata, a cui hanno partecipato il capo della divisione MediaCT Richard Silman, il responsabile dello sviluppo di MediaCell Jim Ford, il responsabile di MediaCT in Italia Gian Menotti Conti, la "metodologa" group manager di MediaCT Nora Schmitz e last but not least - suo il grosso della presentazione - Mario Barbaccia, italiano basato a Londra dove opera nel gruppo come International Director of Electronic and Digital Audience Measurement. L'audio della presentazione, come al solito non di qualità hi-fi ma tutto sommato accettabile lo trovate qui:


Al di là degli aspetti tecnici, che cercherò di illustrare in seguito, la giornata milanese di Ipsos Media mi ha impressionato per la contemporanea presenza dei tre gruppi che Pagnoncelli ha ufficialmente designato come partner in Italia dell'iniziativa MediaCell: Radio Rai (rappresentata da Bruno Socillo), Radio 24 (era presente l'Ad Roberta Lai) e Mondadori Radio. MediaCell parte insomma con un endorsement autorevole, che però (siamo ormai nel paese dove il però ha cominciato a suonare al posto del sì) non è sufficiente - come Ipsos ha fatto esplicitamente capire - per dar vita in Italia a una sperimentazione sul campo come quella che MediaCT sta conducendo a Londra, insieme a RAJAR. A questa sperimentazione - basata su poco meno di 400 panelist dotati di tecnologia MediaCell - partecipano, insieme a BBC Radio 1 e 4, gruppi commerciali come Absolute, Capital, talkSport, Heart, Smooth, Magic, Kiss, Classic, per un totale che rappresenta il 65% dell'audience radiofonica nell'area metropolitana e l'84% dell'effettivo reach. Niente del genere è ancora previsto in Italia, dove Ipsos conterebbe di reclutare non meno di cinque o sei partner. Una situazione che ieri ha fatto scrivere a Prima Comunicazione che per l'era post-Audiradio si profila un "duopolio": «da un lato Ipsos con Rai, Mondadori e Gruppo 24 Ore; dall’altro Gfk Eurisko con Rtl 102.5, Gruppo Editoriale L’Espresso, Rds, Finelco, Radio Italia e Kiss Kiss.» Non chiedetemi come questo duopolio - ripartizione tra l'altro contestata da Dario Amata della società bolognese Knowmark, che ha sviluppato Mira, una tecnologia concorrente oggi adottata dall'istituto Unicab (vedere il post dedicato al comunicato Knowmark di oggi) - potrà sostituire un sistema di rilevamento unico, perché non lo so. Forse però questa molteplicità di soluzioni è un segno del tempo: nel contesto della neutralità tecnologica gli investitori pubblicitari dovranno rassegnarsi a un mercato in cui il valore dei mezzi in termini di visibilità non viene determinato da un unico operatore, specie in uno scenario come quello italiano, dove i network importanti sono addirittura più numerosi di quanto accade in Gran Bretagna o in Francia e dove le emittenti regionali e cittadina di una certa importanza sono centinaia.
L'unica cosa sicura è che la radio italiana si merita uno (o più) strumenti di rilevazione dell'audiece e come ha giustamente sottolineato Pagnoncelli è giusto che questo sistema sia moderno, «all'altezza di quanto già esiste per la televisione e per Internet». Insomma, un sistema non basato esclusivamente su diari e telefonate, che fanno troppo affidamento sull'impegno personale e la labile memoria dei panelist, ma su uno strumento passivo come i personal meter.Barbaccia ha citato un contesto competitivo costituito da tre tecnologie: Arbitron PPM, Gfk Mediawatch (un sistema adottato in Svizzera e sviluppato insieme a Telecontrol) e, appunto, Eurisko Media Monitor. Se gli ultimi due si basano sulla tecnologia dell'audio matching (in pratica i campioni di audio registratoi sono confrontati con tutto quello che è potenzialmente possibile ascoltare alla radio fino a trovare una corrispondenza), Arbitron PPM e Ispos MediaCell si basano sull'encoding (o watermarking), la trasmissione di un segnale non udibile a orecchio ma che il meter riconosce e utilizza per identificare la stazione ascoltata. Confrontando i due approcci Barbaccia sottolinea che se è vero che l'audio-matching non richiede il coinvolgimento delle stazioni che devono appunto installare un encoder a monte del segnale trasmesso, il sistema con marcatura offre diversi vantaggi in più: è più preciso, più facile da gestire nell'elaborazione e soprattutto più fine in senso qualitativo perché consente rilevazioni "time-shifted", ossia in diversi momenti della giornata, permette di differenziare tra le piattaforme di distribuzione (basta che ciascuna sia identificata da una codifica specifica) e risponde praticamente in tempo reale.
MediaCell ha, affermano i responsabili del sistema, un ulteriore vantaggio: non utilizza un hardware proprietario e non impone ai panalist l'uso di un dispositivo aggiuntivo. La piattaforma MediaCell è infatti interamente software, gira su terminali e server standard e soprattutto utilizza come personal meter il telefono cellulare smart, cioè un accessorio che praticamente tutti gli italiani hanno in tasca o in borsa. Il tipo di codifica utilizzato è molto intelligente. Non c'è nessun segnale aggiuntivo che viene sovrapposto all'audio modulante, non c'è quindi il rischio di cadere in porzioni di spettro estreme, o troppo alte o troppo basse, che rovinano l'ascolto o rendono complessa l'identificazione della marcatura. La codifica di MediaCell si basa sui falsi echi, in pratica al segnale audio viene applicato un riverbero che il nostro orecchio filtra automaticamente ma che il microfono del cellulare riesce perfettamente a discriminare. Il "codice" dura 28,8 secondi e i segnali che identificano la stazione vengono trasmessi quattro volte, per ridondanza. I requisiti di MediaCell impongono che il delta tra l'audio ascoltato e il rumore di fondo sia di 40 dB (la soglia di "udibilità" di un segnale) e secondo Barcaccia e Jim Ford il riconoscimento del codice avvengono anche in situazioni di interferenza con altre voci o rumori. Ancora non si conoscono i risultati della sperimentazione di MediaCell a Londra, ma ho chiesto agli esperti di Ipsos se nelle prime osservazioni siano state evidenziate particolari discrepanze rispetto ai tradizionali metodi di indagine adottati da RAJAR (ricordo infatti che quando Arbitron ha lanciato il personal meter negli Stati Uniti le classifiche di molti mercati metropolitani erano apparse stravolte. Mi è stato risposto di no, che non ci sono particolari differenze, anche perché molte delle sorprese provocate dai primi dati Arbitron erano largamente dovuti a errori nella composizione dei panel.
Il sistema Ipsos viene sviluppato dal 2008 ed è ormai considerato affidabile e pronto per il mercato. Secondo Jim Ford c'è interesse da parte dei mercati radiofonici in UK, Francia, e presentazioni in corso negli Emirati Arabi, Arabia Saudita, Norvegia, Cina e Messico. La principale virtù della tecnologia Ipsos, insieme alla trasparenza metodologica, è la semplicità.
Il panelist deve limitarsi a fare in modo che il microfono dello smartphone possa "ascoltare" quello che arriva anche all'orecchio del panelist: il sistema di riconoscimento delle codifica fa il resto. Questo naturalmente vuol dire che il cellulare deve accompagnarci sempre, anche quando siamo in bagno con la radio accesa e questa può essere una difficoltà. Per il resto, la quantità di informazioni raccolte è davvero impressionante. Una videata mostrata da Barbaccia rivela che il software MediaCell è in grado di capire se il panelist è in movimento, se l'ascolto viene distratto da una telefonata in arrivo (il sistema prevede tra l'altro anche delle telefonate di followup per la verifica della "compliance", cioè dell'uso corretto del meter da parte del "portatore"), se viceversa si sta riposando. Un funzionamento potenzialmente invasivo, che richiede l'applicazione di una rigorosa policy a tutela della privacy. In compenso, la potenza analitica di questo strumento è enormemente superiore a quella dei semplici diari, che oltretutto non consentono di sfruttare un altro vantaggio come la stabilità del campione su cui si basano le rilevazioni: a differenza di quanto succedeva con Audiradio, dove diari e telefonate reclutavano campioni sempre rappresentativi ma non necessariamente costituiti dagli stessi individui, il metering passivo si basa su un panel ben definito, come del resto succede per l'indagine Auditel.
Basterà tutto questo a convincere gli editori radiofonici della vitale necessità, per il mercato, di uno strumento di rilevazione affidabile, trasparente e moderno? Unostrumento che permette di rilevare con molta più attendibilità lo share registrato dai singoli programmi, dai singoli annunciatori, nonché dell'efficacia della comunicazione pubblicitaria? Probabilmente sì, ma come scrivevo all'inizio non è ancora chiaro se gli stimoli che arrivano anche da Agcom saranno sufficienti per ricreare il clima di unitarietà che fu di Audiradio. Al momento questa unità pare non ci sia, ma la tecnologia presentata da Ipsos potrebbe - senza nulla voler togliere ai sistemi concorrenti - provocare parecchi ripensamenti. Questo blog continuerà a seguire l'argomento, che potete tra l'altro approfondire voi stesso facendo riferimento alla bella introduzione al tema del portable metering scritta da Jay S. Guyther, ex di Arbitron e guru della rilevazione mediatica (Guyther è stato intervistato nel 2010 da Claudio Astorri e la sua intervista è disponibile sul sito di Newsline). Trovate qui la prima, la seconda e la terza parte di "Portable meters: Fact and fiction"

24 novembre 2011

Radio Monitor 2012, ripartono gli indici radiofonici. O no?

Giorni fa leggevo questa notizia sul bollettino Aeranti-Corallo "Teleradiofax":
«Il mondo della radiofonia è, come noto, privo di rilevazioni degli indici di ascolto da tempo e, ad oggi, non è ancora avvenuta la relativa riorganizzazione sulla base delle linee guida della Agcom. In tale contesto, Gfk Eurisko realizzerà, nel corso del 2012, una indagine sugli ascolti radiofonici in Italia articolata in una ricerca telefonica Cati con 120.000 interviste e un panel con 10.000 meter. L’indagine telefonica consentirà di rilevare l’ascolto medio giornaliero delle emittenti radiofoniche locali e nazionali che chiederanno di essere rilevate con tale metodo, mentre il panel meter rileverà l’ascolto dei 7-14-28 giorni delle emittenti radiofoniche locali e na- zionali che chiederanno di essere rilevate con i meter.
Gfk Eurisko ha illustrato il progetto di tale ri- cerca nel corso di una affollata riunione orga- nizzata da AERANTI-CORALLO nella propria sede di Roma lo scorso 15 novembre.
Le imprese radiofoniche locali interessate ad aderire a tale ricerca potranno farlo entro il 25 novembre p.v. (mentre per le radio nazionali tale termine è fissato al 22 novembre).»
Domani scade insomma il limite fissato per le radio locali italiane che intendono formalizzare l'adesione al nuovo piano di misurazione dell'audience radiofonica proposto da Gfk Eurisko, Radio Monitor 2012. Lo strumento utilizzato in passato è affondato insieme alla società Audiradio e la sua assenza sta danneggiando (come se la crisi non bastasse) sia il mercato della raccolta pubblicitaria, sia le scelte editoriali delle emittenti. Oggi sul sito di Proradio il noto consulente radiofonico Claudio Astorri si chiede se finalmente Radio Monitor 2012 potrà prendere il suo posto, elencando una serie di punti di forza e di debolezza della nuova indagine. Claudio tralascia forse uno degli elementi più critici del sistema messo a punto da Gfk Eurisko, il fatto che proprio la tecnologia utilizzata per la raccolta di dati basata su meter non sia risultata del tutto convincente all'epoca dei primi test effettuati qualche anno fa. Non so se nel frattempo sia cambiato qualcosa in questa tecnologia, ma quello è un aspetto fondamentale.
Nella lunga "vacatio" altri cercano di occupare il vuoto con iniziative di parte, come ha fatto Finelco con i dati elaborati da NCP Ricerche (si veda la rassegna dei Radicali italiani che riporta un articolo pubblicato da Italia Oggi il 10 novembre). Non voglio per forza pensare male, ma non sono rimasto del tutto sorpreso nell'apprendere che secondo Finelco l'ascolto di Radio Rai è ampiamente ridimensionato rispetto alle valutazioni di Audiradio, anche se al primo posto di questa classifica non risulta 105 ma RTL102.5. Le ricerche di NCP sono sicuramente imparziali, ma neanche nel paese dei conflitti di interesse possiamo ipotizzare che una misurazione non collegiale diventi il benchmark dell'intero mercato.
Dopo la chiusura di Audiradio si è fatta sentire Agcom, che ha esortato gli operatori a dotarsi di uno strumento comune. In mancanza di un accordo il regolatore ha fatto chiaramente sapere che ci penserà lei, avviando al contempo una consultazione. In queste settimane ho visto anche diverse dichiarazioni delle parti interessate che hanno fornito all'Autorità le loro opinioni. C'è per esempio chi invoca un intervento diretto dell'Istat. Ma quanto tempo ci vorrà per definire modalità, costi e livelli qualitativi? Tutto sommato anch'io ritengo che l'azione di un ricercatore indipendente come GFK Eurisko, debitamente supportato da tutti e attraverso metodiche e tecnologie di comprovata efficacia possa essere la soluzione migliore. Il problema è che bisogna fare in fretta e la fretta è una pessima consigliera. Intanto, tra una televisione che nel bene e nel male è riuscita a imporre la ferrea regola di Auditel e un Web che certo non manca di strumenti analitici, la radio è entrata in un limbo che oltre a farle molto male nei conti pubblicitari rischia di portare a un forte livellamento (verso il basso) della qualità. Le classifiche di ascolto servono anche a premiare i programmi migliori, la radio non può permettersi di essere l'unico medium del tutto privo di feedback da parte di chi lo segue.

19 luglio 2011

Agcom: affrettatevi a rimpiazzare Audiradio

Con delibera del 6 luglio, Agcom interviene sul caso della liquidazione di Audiradio e in base alla legge 249/97 che l'ha costituita (e per la quale l'authority tra le altre cose "cura le rilevazioni degli indici di ascolto e di diffusione dei diversi mezzi di comunicazione; vigila sulla correttezza delle indagini sugli indici di ascolto e di diffusione dei diversi mezzi di comunicazione rilevati da altri soggetti, effettuando verifiche sulla congruita' delle metodologie utilizzate e riscontri sulla veridicita' dei dati pubblicati") invita il settore radiofonico a darsi una mossa per riorganizzare un sistema di rilevamento degli indici di ascolto radiofonico. Se non sarà possibile una riorganizzazione "dal basso", Agcom avverte che ci penserà lei, incaricando una società esterna scelta in base a rigorosi criteri di trasparenza.
Mi sembra un atto più che dovuto, quello del Garante, ma sono pronto a scommettere che il nostro settore radiofonico sia del tutto incapace di arrivare a un nuovo accordo (altrimenti avrebbe condotto in porto la ristrutturazione di Audiradio). Vedremo che cosa succederà e soprattutto con quali tempi. Visti i recenti crolli del mercato pubblicitario (la radio perde 9 punti secchi tra gennaio e maggio secondo Nielsen: non fatevi ingannare da quel -8,4 complessivo riportato nelle tabelle e derivato da una stupida media non pesata tra fatturati tabellari ed extra tabellari, che sono sì leggermente in crescita ma contano pochissimo) mi pare che non ci sia molto da tergiversare.
Grazie a Newsline che ha anche pubblicato il link al testo completo della delibera.

07 giugno 2011

No al meter, RAJAR mette online i diari dell'audience

La pubblicazione del mio post sulla situazione di marasma in cui versa Audiradio la società a partecipazione mista pubblica-privata che dovrebbe misurare l'audience radiofonica in Italia (e che invece non la misura da più di un anno con pessime conseguenze sul valore pubblicitario del mezzo, che sta precipitando) è stata ripresa dagli amici di Newsline che oggi tornano sull'argomento evidenziando i loro sospetti sul ruolo che la RAI sta avendo in questo poco edificante quadretto.
Manco a farlo apposta la stampa britannica - per esempio questo articolo della BBC - riporta proprio in queste ore il comunicato stampa con cui RAJAR, omologo British di
Audiradio, annuncia un importante ammodernamento dei suoi metodi di rilevazione, rigorosamente basati su diari. E' una doppia coincidenza perché la storia che ho raccontato e che è piaciuta a Newsline partiva da un annuncio molto simile fatto da Arbitron, cioè l'Audiradio americana. Dopo l'introduzione del personal meter nelle maggiori aree metroplitane USA, con il progetto Leapfrog Arbitron si appresta a rinnovare anche lo strumento dei diari degli ascoltatori, trasferendolo online e sugli smartphone.
Questo è esattamente il senso dell'operazione di svecchiamento dei metodi di indagine che sta portando avanti anche RAJAR. La quale, a differenza di Arbitron, non crede per niente nelle tecnologie di rilevamento basate sull'identificazione automatica dell'audio. RAJAR aveva già respinto qualche anno fa, dopo alcuni test, la tecnologia EMM che viene proposta da GFK-Eurisko anche per l'Italia, giudicandola troppo inaffidabile perché non in grado di certificare l'uso corretto del dispositivo da parte dei componenti del campione di rilevatori. RAJAR punta tutto sulla diaristica, attivando un ambizioso servizio Web per la raccolta dei dati, in sostituzione dei formulari cartacei.
Il CAPI, Computer Assisted Personali Interviewing System, su cui si basa il nuovo servizio RadioDiary verrà gradualmente introdotto a partire dal mese di luglio e il RAJAR avrebbe snguizagliato per tutta la Gran Bretagna trecento promotori che con il porta-a-porta cercano di reclutare nuovi rilevatori per rendere ancora più preciso il sistema.
Secondo la BBC sono duemila le persone che ogni settimana compilano attualmente i diari RAJAR per un totale di centomila persone in un anno. I dati raccolti non servono solo a sostenere il mercato pubblicitario per le reti commerciali (la BBC non trasmette pubblicità) ma oggi sono diventati fondamentali per misurare la soglia di percentuale di ascolto digitale DAB oltre la quale potrebbe scattare lo switchoff della radio analogica, una eventualità prevista dalla normativa Digital Britain. Insomma, la posta in gioco è estremamente importante e come sempre gli operatori e i regolatori del nostro mercato farebbero bene a studiare quello che accade intorno a loro e applicare anche qui le best practice che pure - come io e Newsline andiamo ripetendo da sempre - non mancano altrove. Personalmente non sono così scettico in relazione a un approccio più tecnologico della misurazione dell'ascolto radiofonico, ma anche una soluzione come i diari, grazie ai nuovi strumenti dell'informatica, può funzionare bene. Basta aver voglia di farla funzionare.

02 giugno 2011

Misura dell'audience: Arbitron modernizza i diari. E noi?

Leggo con attenzione i dati FCP Assoradio sull'andamento del mercato pubblicitario radiofonico. Il primo trimestre 2011 (84,5 mln di euro) è in calo del 5% rispetto allo stesso periodo 2010. I primi quattro mesi dell'anno (114,4 mln di euro) determinano una maggiore contrazione: meno 7%. Il 2010 era stato un anno di ripresa rispetto al 2009, anzi la radio si distingueva rispetto agli altri mezzi tradizionali per un aumento degli investimenti pubblicitari, a fronte di crolli come quelli della carta stampata. La contrazione mi era stata confermata da Roberta Lai, AD di Radio 24, che avevo brevemente incontrato alla Fiera del libro di Torino.
E' un mercato piccolo quello che sostiene in Italia il mondo della radio commerciale, in termini relativi e anche assoluti se si pensa che altrove gli spot radiofonici tendono ad avere un pricing unitario molto maggiore. C'è quindi un insieme di cause strutturali alla base di questa preoccupante contrazione. Perché preoccupante? Perché un settore radiofonico più povero non investirà in qualità dei programmi e non affronterà il discorso dell'evoluzione tecnologica, della radiofonia digitale e via Internet.
Ma c'è anche una causa contingente e dal mio punto di vista inspiegabile: da un paio d'anni la radiofonia italiana non offre agli investitori pubblicitari una misurazione attendibile dell'ascolto dei vari network e stazioni regionali/locali. Chi vuole fare pubblicità sul mezzo radiofonico deve farlo perché ci crede, o affidandosi a dati "ufficiali" vecchi e contraddittori, o a misurazioni parziali che non tutti gli editori riconoscono. Tutto è dovuto alla situazione di stallo all'interno di Audiradio, che con tutti i suoi difetti in termini metodologici aveva almeno il vantaggio di una certa collegialità. Il consenso è andato a scatafascio quando Audiradio ha cercato lo scorso anno di introdurre nuove modalità di rilevamento dell'audience. Metodi e risultati non sono piaciuti a una parte dei soci e si sono create due fazioni contrapposte che tengono in scacco la situazione. Come scriveva a marzo il Corriere della Sera, citato in questo articolo de Il Post: «[sono] due i blocchi che si fronteggiano e che non consentono di trovare una maggioranza all’interno del Cda: da una parte i canali di Stato, le radio del gruppo Espresso (Deejay, Capital, M2O), Radio 24 del Sole 24 Ore e R101 che fa capo a Mondadori. Dall’altra gli altri grandi network come Rtl, Rds, il gruppo Finelco (105, Monte Carlo, Virgin) e Kiss Kiss e Radio Italia che, per superare l’impasse, hanno chiesto di tornare alle interviste telefoniche.»
Come dimostra il caso dell'americana Arbitron, che ha rivoluzionato il suo sistema di rilevamento dell'audience negli USA con l'adozione di strumenti di misura ad alta tecnologia (o comunque più alta dei tradizionali diari o delle telefonate a campione), un percorso alternativo è possibile, anche se inizialmente può avere effetti devastanti su quelle che sono le percezioni convenzionali, le rendite di posizione dell'ascolto. In molti mercati metropolitani USA, il Personal meter di Arbitron ha stravolto completamente classifiche date per scontate da anni.
Con Audiradio bloccata, anche in Italia c'è chi cerca una soluzione tecnologica per uscire dallo stallo. Il caso più discusso in questi mesi è stato quello di EMM di GFK Eurisko, un meter personale in grado di analizzare le tracce audio delle emittenti ascoltate e classificare le stazioni ascoltate. Ma non tutti concordano sull'efficacia di questo strumento, che a differenza del Personal meter effettua il riconoscimento dei flussi audio normali, senza che su questi flussi (come invece accade nella tecnologia Arbitron) siano sovrapposti dei marcatori non udibili che facilitano l'identificazione. Ovviamente le stazioni radio devono dare il loro consenso per trasmettere questi marcatori e il sistema di rilevamento diventa più complicato perché prima bisogna mettere tutti d'accordo. Tra i protagonisti del settore, Finelco controlla un istituto, NCP Ricerche, che viene utilizzato per rilevamenti interni, ma viene ovviamente considerato di parte. A quanto è dato di sapere, anche Audiradio punta a un grande ritorno nel 2012, con l'adozione di un sistema di rilevamento tecnologico di cui però non si conoscono dettagli (con segnali di marcatura? senza?). L'unica via d'uscita praticabile sembra passare per Audiradio, la sola istituzione che può puntare a un ampio riconoscimento da parte degli operatori del mercato, siano essi editori o investitori pubblicitari. Ma bisogna fare presto.
Nel frattempo, proprio dal fronte Arbitron arrivano i primi dettagli del progetto "Leapfrog", che dovrebbe potenziare ulteriormente la capacità di rilevamento dell'audience radiofonica USA attraverso un approccio ibrido che mescola strumenti tradizionali come i diari e le nuove tecnologie, non necessariamente limitate ai meter. Qualche settimana fa Brad Feldhaus di Arbitron ha tenuto un seminario Web per parlare di Leapfrog, un sistema che dovrebbe andare a coprire le necessità di rilevamento nei mercati attualmente non serviti dal Personal People Meter. E' un progetto molto interessante che forse varrebbe la pena studiare anche qui in Italia perché riprende il concetto del diario dell'ascoltatore immergendolo in un contesto in cui i formulari cartacei sono sostituiti da applicazioni Web e per smartphone. La registrazione elettronica dei dati garantirebbe vantaggi come una maggiore ampiezza dei campioni (per un rilevamento più fine) e una maggiore precisione e ricchezza delle informazioni raccolte, ma Arbitron sta ancora studiando come calcolare le differenze che emergono, vuoi rispetto ai dati generati dai diari tradizionali, vuoi a sistemi passivi e di lungo termine come il meter. Si tratta in ogni caso di esperimenti che dimostrano come la misurazione dell'audience non deve cambiare in modo radicale, senza per questo rinunciare all'uso di tecnologie più moderne. Se anche noi abbiamo a cuore l'economia della radio dovremmo smetterla con i litigi tra galletti (sempre più magri) del pollaio e metterci piuttosto a ragionare su come farli ingrassare.

Time to follow the audience to web and mobile – Arbitron shares “Project Leapfrog.”

Arbitron’s Brad Feldhaus tells yesterday’s webinar that after listening to clients in the 250 or so diary-rated markets, “It was apparent to us that incremental changes were only going to take us so far...we wanted to try a completely new approach." Arbitron had previously experimented with (and didn’t adopt) an online “eDiary” and has tried other approaches to at least supplement the diary. But "Leapfrog" is on a whole different scale, shifting the default reporting mechanism from paper diary to website and smart phone. (Paper diaries will still be available to those who prefer them.) The fieldwork began last June with a “Pilot Phase I”, then advanced to a “pre-test” last month. Neither those trials nor the first large-scale field test, beginning in late May, are dealing with ratings yet – they’re exploring methods of reaching people in more efficient ways. The four goals are

#1, Higher sample sizes (which should reduce the book-to-book “bounce”).

#2, Improved representation of the market's full population.

#3, Web/mobile data collection ("more relevant to web-savvy younger adults"). And

#4, going to "100% address-based sample frame", which ought to improve the inclusion of cell phone-dependent households.

Project Leapfrog may produce better reach.

Registration rates (something like the diary's consent rates) are better than expected. So is the representativeness of the sample, in terms of mirroring the local population. 18-34's seem to like it, and they’re better represented so far. Brad Feldhaus and fellow Arbitron exec Bill Rose say the results of the very limited testing are encouraging. A myriad of questions remain, such as whether listening levels are different when survey participants report their listening via website or smartphone, versus the diary. Don’t confuse this electronic collection of data with Arbitron’s PPM technology, where long-term panel members keep a special device with them all the time. The web/mobile replacement for the diary would still involve participants for just a single week, and they'd need to actually log their listening. (As opposed to the “passive” PPM.) This continuing “Leapfrog” experiment has the blessing of the Radio Advisory Council. Kudos to the company for opening up at this stage, about something that’s still a work in progress.

17 settembre 2010

Audiradio congela i "diari" e apre la strada al meter

Secondo la notizia appena pubblicata da Prima Comunicazione online, Audiradio avrebbe deciso nel corso della odierna riunione del CdA di sospendere le rilevazioni della popolarità delle emittenti radiofoniche effettuate con diari di ascolto (il cosiddetto "panel" Diari). Questa forma di rilevamento era stata a integrazione delle indagini svolte con interviste telefoniche, ma aveva prodotto una hit parade ampiamente stravolta rispetto al passato, che è stata sommersa di critiche e distinguo da parte degli stessi promotori di Audiradio. Il panel Diari dovrebbe essere ripristinato - immagino con le dovute correzioni - nel corso del 2011, ma nel 2012 Audiradio si preparerebbe a introdurre anche in Italia la tecnologia del meter per la misurazione dell'audience radiofonica.
Lasciatemi dire che questo pasticcio sicuramente non giova all'immagine dell'organismo di rilevamento, specie in un contesto come quello italiano, dove anche i dati Auditel vengono frequentemente messi in dubbio. Ricordo per esempio le polemiche negli Stati Uniti, quando Arbitron introdusse il suo meter dando luogo in molti mercati a una vera e propria rivoluzione delle classifiche di ascolto (classifiche importantissime perché direttamente collegate al valore pubblicitario delle stazioni). Malgrado le critiche ricevute, Arbitron non è tornata indietro sulle sue scelte metodologiche e tecnologiche di base. Il fatto che a fronte di classifiche che "non piacciono", Audiradio decida di sospenderne la compilazione, induce a chiedersi perché, invece, le precedenti classifiche "piacessero". Che buffo paese.

Audiradio sospende il Panel Diari e prepara il Meter
17/09/2010

Il consiglio di amministrazione di Audiradio ha deciso all’unanimità di sospendere l’indagine Panel Diari, varata l’anno scorso come integrazione della tradizionale rilevazione dell’audience radiofonica realizzata con interviste telefoniche (Cati) in uscita nei prossimi giorni con i risultati del primo semestre. La sospensione del Panel Diari arriva a causa di “distorsioni nella compilazione del campione tali da inficiare l’attendibilità dei dati”, spiega il presidente Vincenzo Vitelli.
L’indagine Panel Diari riprenderà l’anno prossimo. Nel frattempo per mettere a posto la metodologia verrà avviata una ricerca di base “finalizzata alla costruzione di un campione adeguato e corrispondente agli obiettivi”, dice Vitelli che aggiunge: “l’obiettivo strategico di Audiradio è introdurre il Meter nel 2012″.

01 luglio 2010

Audiradio, si torna indietro?

Secondo Italia oggi di questa mattina, alcuni soci di Audiradio starebbero per chiedere la sospensione delle nuove modalità di raccolta degli indici di ascolto, modalità che hanno determinato una forte discontinuità nei valori finora rilevati. Il mese scorso - tra l'altro con forte ritardo - Audiradio ha pubblicato una classifica di popolarità delle stazioni radio italiane con molti elementi di discontinuità rispetto al passato, incluso un forte aumento del numero di ascoltatori. Radio Rai è risultata molto più ascoltata, altre emittenti sono state ridimensionate. E adesso i rappresentati di queste emittenti (Finelco, Rds) ma anche Upa e Assocumunicazione, preoccupate per le ricadute sui valori pubblicitari, vogliono tornare indietro. In discussione c'è soprattutto la scelta di passare dalle interviste telefoniche (so come funziona questo strumento e nessuno riuscirà mai a convincermi che possa fornire dati sufficientemente immune da rumori statistici e distorsioni) ai diari compilati da un campione di ascoltatori. Anche la qualità del campione viene criticata. C'è da restare quanto meno perplessi di fronte a un sistema di rilevamento concordato tra tutti e subito contestato da chi - tra i tutti - si ritiene "penalizzato". E' un modo di fare estremamente poco serio e non fa altro che corroborare la teoria secondo cui i sondaggi in Italia sono puramente di comodo (vi rimando ai libri di Roberta Gisotti su Auditel).
Negli Stati Uniti è stato introdotto un misuratore di audience radiofoniche basato su un sistema di rilevamento di segnali sub-aurali da parte di un dispositivo elettronico, il Portable People Meter di Arbitron. Ovviamente anche qui il dispositivo viene utilizzato da un campione rappresentativo di individui. Sulla effettiva qualità di questa rappresentazione si gioca tutta la serietà e l'attendibilità di un sondaggio. Negli Stati Uniti il PPM ha sovvertito completamente le classifiche di ascolto in molte aree metropolitane e ci sono state polemiche simili a quelle che oggi investono Audiradio, con gruppi editoriali che hanno minacciato di abbandonare la metodologia togliendo dalle loro stazioni la trasmissione dei segnali di marcatura "ascoltati" dal dispositivo. Il PPM è stato introdotto nel 2006 a Philadelphia e a mio modesto parere sarebbe ora di esportarne l'esperienza anche in Europa. Suggerisco la lettura dell'intervento di due consulenti europei, Sam Zniber e Emmanuel Legrand su Radio Intelligence del marzo scorso, sulle opportunità dell'adozione di questa tecnologia sul nostro continente.
La qualità e il successo della programmazione radiofonica italiana meritano un po' di serietà in più rispetto alle beghe da portineria che investono oggi Audiradio.

25 maggio 2010

Audiradio 2010, todos caballeros

Erano già in ritardo all'inizio di questo mese. Poi era stato annunciato che sarebbero usciti il 20 maggio. Alla fine i dati Audiradio per il primo trimestre del 2010 - dati, lo ricordiamo, raccolti con un metodo di campionamento molto diverso e non più su base bimestrale - sono stati resi disponibili solo oggi. Personalmente li attendevo con molta curiosità per cercare di capire come il pubblico avesse accolto i cambiamenti di direzione della radiofonia e la vera rivoluzione del palinsesto che ha caratterizzato una emittente come Radio Due. Bisogna subito sottolineare che a causa dei cambiamenti apportati nei metodi di rilevamento, Audiradio avverte che i dati appena resi noti non sono confrontabili con quelli relativi ai bimestri precedenti. Ma non si può fare a meno di osservare il forte balzo in avanti di Radio Due e Radio Tre, che crescono sul trimestre (non più bimestre) di 1,5 e 1 milione di ascoltatori rispettivamente. Va anche precisato che ci sono stati significativi cambiamenti anche sul dato dell'universo campionato. La popolazione italiana passa da 53,5 a 53,8 milioni, quella degli ascoltatori complessivi da 39,3 a 41,8, ben due milioni e mezzo in più. Sembra però che a beneficiarne siano soprattutto i canali di Radio RAI, con Radio Uno a 7,6 milioni e Radio Due a quasi 5,3. Radio Tre sfiora i tre milioni di audience nel giorno medio. A dispetto della crescita, Radio Due è solo il quarto network italiano, alle spalle di Radio Uno, Deejay primo dei privati (6,3 milioni) e RTL 120.5 (5,5 milioni).
Le nuove reti RAI hanno vinto, allora? Difficile sostenere che abbiano perso, anche se la pioggia rappresentata dal dividendo di ascoltatori in più è caduta proprio su tutti: non c'è nessuno tra i network nazionali, che abbia subito contrazioni rispetto agli ultimi dati disponibili. A questo punto non resta che attendere i dati sul secondo trimestre. Ma resto ogni giorno più perplesso sulla reale efficacia di questi sondaggi.

Audiradio 2010, ecco finalmente i dati "fantasma"

Sono finalmente usciti i dati Audiradio, ecco il link a Prima Comunicazione:


Lasciatemi dare un'occhiata per i primi commenti.

29 gennaio 2010

Audiradio ultimi mesi '09: torna in calo Radio RAI

Non si è ripetuta la tendenza al rialzo per l'ascolto delle reti radiofoniche pubbliche registrata nel quinto bimestre 2009 da Audiradio, che ha appena reso disponibili sul suo sito le tabelle del sesto e ultimo bimestre dell'anno (non ancora il consuntivo per il secondo semestre).
Il periodo novembre-dicembre, qui in migliaia di ascoltatori nel giorno medio, segna anche una piccola contrazione nel numero totale di ascoltatori della radio. Torna a perdere Radio 2 - e i dati si riferiscono a prima del cambiamento di palinsesto - e scende sotto quota due milioni di ascoltatori Radio 3, che supera di poco Radio 24 ma non riesce a stare al passo con il vistoso primato regionale di quest'ultima in Lombardia, dove l'emittente del Sole 24 Ore ha un pubblico più che doppio rispetto al canale culturale pubblico.
Il primo network privato continua a essere RTL 102.5, ma è seguito a ruota da DeeJay. Entrambi ormai vedono abbastanza vicine le spalle di Radio 1. L'appuntamento è tra due mesi per i primi rilevamenti dopo i mutamenti introdotti dai direttori Preziosi, Mucciante e Sinibaldi. RTL è staccata di soli 700 mila ascoltatori da Radio 1.








(base popolazione 53.483)

28 settembre 2009

Disastro Radio RAI, dati Audiradio impietosi

Prima Comunicazione ha pubblicato sul suo sito la classifica dell'ascolto radiofonico nel giorno medio, relativamente al quarto bimestre dell'anno. Per le emittenti radio RAI è un mezzo tracollo. L'ammiraglia Radio 1 mantiene il primato della rete nazionale più ascoltata, ma scende sotto i 6 milioni di ascoltatori ( 5.994 mila) e RTL 102.5, la prima delle commerciali, si avvicina a 5.391 mila, pur perdendo qualcosina rispetto al quarto bimestre 2008. Radio 2, con 3.389 mila ascoltatori scende sotto Radio Italia. Radio 3, con un magro 1.781 mila di quota ascolto cede il passo a Radio 24, perdendo oltre 17 punti percentuali sul periodo 2008 (Radio 2 perde il 28,5%, Radio 1 l'11,3).
Dopo le due giornate trascorse a Torino, a contatto con il meglio della programmazione pubblica europea, se non internazionale, l'incontro con la dura realtà dei fatti della nostra radio è deprimente, a dispetto di quello che ho sentito dire a proposito di piani di rilancio della radiofonia. Il confronto con altre nazioni, specialmente in Europa, non è facile perché in nessuna altra nazione europea le reti radiofoniche pubbliche devono affrontare la concorrenza di una quindicina di network privati a copertura nazionale (e sono nazioni dove pluralismo e democrazia danno molti meno segni di sofferenza, l'economia va meglio in generale e la radio è spesso più ricca in termini pubblicitari). Ma il calo è pur sempre importante e francamente non si vede una via d'uscita che non passi per il rischio di una televisionizzazione della radio: la scelta cioè di andare allo scontro con i network commerciali sul terreno dell'intrattenimento fine a se stesso e del chiacchiericcio. Si dirà che uno scenario di questo tipo viene incontro alle richieste del pubblico, che mostra di voler voltare le spalle a programmi culturali come Radio 3. Ma bisogna anche tener conto delle pessime condizioni in cui in Italia si ascolta questo canale, relegato a poche frequenze spesso interferite. Considerando che Radio 3 cerca di trasmettere buona musica, non può sperare che le orecchie del suo pubblico, abituate ai Cd, non storcano... Il naso.
Volete dire come la pensate sull'argomento? Iscrivetevi al mio nuovo spazio di discussione, Radiopassioni, il forum!

03 dicembre 2008

Allarme Audiradio, fuori le "piccole" dai rilevamenti?

Sapete che mi sta molto a cuore la questione della piccola emittenza locale e indipendente. Raccolgo così molto volentieri un breve intervento appena apparso su Newsline a proposito dei cambiamenti che Audiradio, il "certificatore" dell'audience delle emittenti radio italiane, ha introdotto prima della campagna di rilevamenti del prossimo bimestre. Con questi cambiamenti, per comparire nella classifica una stazione radio dovrà raccogliere un minimo di "segnalazioni" durante le telefonate che vengono effettuate per misurare gli indici di ascolto. Questo perché, sostiene Luigino Bucosse di Multiradio (emittente locale di Macerata), ci sono zone in cui il rilevatore, a causa della situazione demografica, effettua un numero di telefonate-campione molto basso e i dati raccolti non raggiungono la soglia della significatività statistica. In altre parole è difficile estrapolare dal campione rappresentativo un dato valido per l'intera popolazione.
In tal modo, paventa Bucosse, le radio molto piccole rischiano di sparire dagli elenchi Audiradio e il loro valore pubblicitario crollerà, perché chi pianifica le campagne non le vedrà nemmeno più. E' un danno colossale per le piccole radio, ma la cosa che sconcerta è che questo danno fa pensare che Audiradio lo faccia proprio apposta. In pratica l'istituzione ammette di disporre di un campione dalla "risoluzione" troppo bassa, ma invece di affinarlo, effettuando un maggior numero di telefonate, decide di andare a rilevare solo le stazioni più grosse. Non riesco a cogliere il dettaglio del colibrì nel giardino della radiofonia? Bene, mi accontento di un quadro generale in cui trovano posto solo gli elefanti, quelli qualcuno li deve aver visto per forza. Bucosse scrive giustamente: «è come quando non potendo bonificare l'acqua inquinata si alza la soglia del livello di purezza minimo per la potabilità.»
Vi invito a commentare la notizia direttamente su Newsline o su RP, io provvederò a girare a Massimo Lualdi i commenti che arriveranno qui.

03/12/2008 - Audiradio 2009. Fa discutere elevazione numero minimo casi riscontrati per pubblicazione dato ascolto giorno medio

Probabile un effetto dirompente sulle stazioni medioa-piccole, destinate a scomparire dagli elenchi

Ci scrive un lettore: "Ho notato che non avete ancora parlato della nuova indagione Audiradio che per il 2009 prevede una novità molto negativa per le medie e piccole emittenti private, ovvero l'elevazione del numero minimo dei casi riscontrati per la pubblicazione del dato dell'ascolto nel giorno medio; novità comunicataci soltanto a pochi giorni dalla scadenza per il termine di iscrizione. Sembra un aggiustamento tecnico di poco conto, ma in realtà sicuramente avrà un effetto dirompente sulle emittenti medio-piccole, facendole sparire in molte province, specialmente quelle a bassa densità di popolazione, dato che il numero di telefonate complessivo in queste aree è così basso che è difficile raggiungere il minimo di casi in questione. Insomma, anziché aumentare il numero di telefonate per ridurre il margine di errore statistico si è preferito alzare la soglia della significatività; un po' come quando non potendo bonificare l'acqua inquinata si alza la soglia del livello di purezza minimo per la potabilità. Luigino Bucosse www.multiradio.it".
Il problema segnalato è indubbiamente rilevante e stupisce che fino ad ora non sia stato sollevato da nessuna delle associazioni di emittenti che siedono nel Comitato tecnico di Audiradio. (redazione (at) newslinet (dot) it)


20 aprile 2008

Ma in Italia l'ascolto si consolida

Mi è piaciuta la cronaca degli interventi al convegno veneziano della concessionaria Radio e Reti e quindi riporto il comunicato stampa che ho trovato su diversi siti (per esempio quello di Nicola Franceschini, su Dada).
Rispetto alla Francia, l'audience radiofonica in Italia sembra più stabile, forse anche perché finalmente il panorama si è consolidato. Venti anni fa Audiradio rilevava 700 emittenti. Oggi sono solo 300. Se ci fosse un po' d'ordine e meno ridondanza nelle frequenze, forse si aprirebbero nuovi spazi per le stazioni associative, orientate alle comunità di immigrati. Staremo a sentire...
Dal 1988, data di nascita di Audiradio, l’ascolto della radio in Italia è passato da 26 milioni di ascoltatori a 38,4 milioni. Della passione degli italiani per la radio e del futuro della veterana dei mass media si è discusso al meeting di Radio e Reti, storica concessionaria di pubblicità radiofonica, che si è aperto oggi a Venezia alla presenza dei principali operatori del mondo della pubblicità e a numerosi editori radiofonici nazionali e regionali.
La crescita del pubblico della radio in questi due decenni è andata di pari passo con l’incremento degli investimenti pubblicitari sul mezzo: dai 94 miliardi di lire del 1988 ai circa 500 milioni di euro previsti per l’anno in corso, la quota è passata da 1,7% del 1988 al 7% del 2008.
Le 700 radio rilevate da Audiradio nel 1988 sono scese alle circa 300 attuali.
“Il mercato della radio in questi venti anni, per effetto di acquisizioni e accorpamenti, si è semplificato in termini quantitativi ma è cresciuto dal punto di vista qualitativo e la crescita dell’ascolto globale del mezzo ne è la dimostrazione. Quella che era considerato un mezzo in via di estinzione a causa dell’esplosione della tivù privata si è invece rivelato il mezzo più dinamico e innovativo del sistema dei media. La novità dei prossimi anni si chiamerà radio.”, ha detto aprendo i lavori Enzo Campione, presidente di Radio e Reti.
A indagare sui motivi del successo della radio sono stati chiamati filosofi, musicisti, matematici e sociologi.
Coordinati da Claudio Sabelli Fioretti hanno discusso di radio il matematico Piergiorgio Odifreddi che, dopo aver raccontato i suoi esordi nel 1975 a Radio Cuneo Democratica come conduttore di un programma di free jazz, ha spiegato come in FM si possa fare anche divulgazione scientifica. “ A patto però che il ragionamento non si debba interrompere continuamente per trasmettere la musica”., ha precisato.
“Musica e ancora musica”, chiede invece alla radio Max Gazzè, musicista e compositore, che con il brano Il solito sesso, presentato a Festival di Sanremo, ha totalizzato il maggior numero di presenze radiofoniche negli ultimi mesi.
“Per un musicista la radio non è solo uno strumento di promozione del proprio lavoro ma è anche un indispensabile strumento di indagine su quello che altri artisti stanno facendo. A differenza di Odifreddi che vorrebbe una radio di sole parole io vorrei una radio di sola musica.”
La discussione non è stata solo sui modelli editoriali che si contrappongono nell’etere - radio di parola contro radio musicale - ma piuttosto sul ruolo della radio in un mondo della comunicazione che sembra ormai convergere non più sul computer, come si credeva fino a pochi anni fa, ma sul telefonino.
Maurizio Ferraris, docente di filosofia teoretica all’Università di Torino, autore del saggio “Dove sei? Ontologia del telefonino”, ha spiegato come tutte le forme di comunicazione, pubblica e privata, stiano convergendo verso i cellulari (50 milioni di esemplari nella sola Italia) che sono diventati, da strumento di comunicazione personale, uno strumento elettronico in cui si raccoglie il nostro essere sociale e la nostra identità individuale e collettiva.
“La radio indiscutibilmente sta vivendo una seconda vita”, ha concluso il sociologo Francesco Morace, presidente del Future Concept Lab, centro di studio sulle tendenze di consumo e sociali, “perché per la sua stessa natura lavora per affinità con il pubblico. Si ascolta una radio e ci si riconosce in essa per affinità di stili di vita, di gusti musicali. Questa adesione diventa fondamentale per orientarsi nel labirinto di informazioni e di emozioni che ci circonda quotidianamente. La radio ha una ‘buona reputazione’ e questo le ha consentito di guadagnare consenso più di altri media.

04 maggio 2007

Appuntamenti e pubblicazioni

E' uscito puntualmente il nuovo numero della newsletter Giornaleradio.info, ideata dall'amica Nicoletta Boldrini. Approfitto spudoratamente della rubrica Agenda che ho trovato nelle ultime pagine per segnalare due eventi del prossimo giugno per i quali sarà utile prepararsi per tempo. A Santa Margherita, il 16 e 17, è prevista la convention promossa da Audiradio. Ecco la notizia ripresa da Pubblicità Italia:
Onda su Onda’ è il titolo scelto da Audiradio per il tradizionale convegno sulla radiofonia che, dopo un anno di pausa, ritorna a Santa Margherita Ligure il 16 e 17 giugno prossimi. Apre i lavori, venerdì 16 alle 11, il presidente di Audiradio Felice Lioy (nella foto), cui seguiranno gli interventi di Giovanna Maggioni (Upa), Roberto Roseano (Media Italia), Norina Buscone (Carat Expert) e Massimo Borio (Citroen Italia).
Nel pomeriggio la giornata prosegue con la tavola rotonda moderata da Piero Chiambretti e dedicata ai protagonisti dell’etere: Daniele Battaglia (Rismi), Fabio Canino (Play Radio), Luciana Littizzetto, Linus (Radio Deejay), Anna Pettinelli (Radio Dimensione Suono), Veronica Pivetti (Rai Radiodue), Patrizio Roversi (Cnr), Giancarlo Santalmassi (Radio 24), Gerry Scotti (R101), Alfonso Signorini (Rmc), Zero Assoluto (Rtl 102.5). Si chiude con un dibattito sulla creatività (‘Creativi a tutto volume’), coordinato da Enrico Finzi di Astra Ricerche, cui prendono parte i pubblicitari Alberto De Martini, Lorenzo Marini, Emanuele Pirella e Maurizio Sala. Sabato 17 i lavori riprendono al mattino con la discussione sul tema ‘Non solo spot’ moderata dal presidente di AssoComunicazione, Marco Testa. Partecipano Marcella Bergamini (Danone), Roberto Binaghi (OMD), Dario Bellini (Expert Italy), Alberto Coperchini (Unilever Italia), Federico De Nardis (Fiat Media Center Wpp), Mario De Vivo (Oviesse), Lamberto Dolci (Poste Italiane), Walter Hartsarich (Aegis Media Italia), Vittorio Meloni (Banca Intesa), Gianfranco Piccolo (Vodafone), Stella Romagnoli (Telecom Italia), Barbara Sala (Coca Cola Italia) e Stefano Sala (mediaedge:cia). L’ultima tavola rotonda della mattinata, e del convegno, è dedicata al ‘futuro della radiofonia’ e moderata da Mario Morcellini dell’Università La Sapienza di Roma. Previsti gli interventi di Antonio Bosio e Hee Eon Jung (Samsung Electroncis Italia), Ernesto Pala (Zenith Optimedia), Vito di Bari (docente al Politecnico di Milano).
A Riva del Garda, invece, tornano anche quest'anno gli incontri dal vivo tra gli animatori e gli ascoltatori dei circuiti pubblici e privati promossi da Riva Radio Incontri. Il festival prevede un nutrito programma di interventi, quasi tutti ritrasmessi in diretta dalle radio italiane, coordinato dai direttori artistici Renzo Ceresa e Massimo Cirri. Le tre giornate dell'evento si svolgeranno sulle rive del Lago di Garda, dove i rappresentanti di otto emittenti gareggeranno in una divertente Radioregata, nelle giornate dell'8, 9 e 10 giugno. Quest'anno per la prima volta saranno disponibili anche i podcast dei vari momenti della manifestazione, grazie a Gianluca Neri e a Radionation.
Infine, da Giornaleradio.info apprendo che Agenzia della Comunicazione (ADC) del gruppo ADVexpress, ha in preparazione un numero monografico sulla radio dei Quaderni della Comunicazione. Questo il testo della presentazione di Pianeta Radio:
La radio gode di ottima salute: varcata la soglia dei 38 milioni di ascoltatori, potrà contare, nel 2007, su un fatturato pubblicitario complessivo superiore ai 600 milioni di euro. Un andamento positivo che, però, si trova a fare i conti con alcune incognite di fronte alle quali non dovrà farsi cogliere impreparata. Nel nuovo Quaderno della Radio verranno affrontati i dati in chiaroscuro, ma soprattutto il tema della convergenza, chiave per riacquistare fascino verso il target in calo, ossia quello dei più giovani.
Il Quaderno della Radio affronterà il tema muovendo dai fenomeni più rilevanti: dal boom di Ipod e lettori mp3, ai servizi mobile e satellitari: spazio dunque alla transizione 'free' e 'pay' verso la radiofonia digitale, con particoalre attenzione agli standard da adottare, agli investimenti e al quadro legislativo.
In una logica di convergenza e multimedialità, centrale infine il fenomeno del web, analizzato attraverso il primo Osservatorio sulle Webradio in Italia, promosso da SCF Società Consortile Fonografici e da RCS Broadcast, realizzato in collaborazione con il Centro ASK (Art, Science & Knowledge) dell'Università Bocconi.
La seconda parte del volume, come di consueto, darà spazio alla voce diretta degli operatori, approfondendo attraverso alcune case history quanto la radio abbia saputo amalgamarsi e integrarsi con gli altri media, evidenziando i plus più significativi del mezzo in un'ottica che lo vede sempre più adoperato in chiave strategica all'interno del marketing mix delle aziende.