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26 gennaio 2012

Ipsos MediaCell, cresce la lista dei candidati al trono (vacante) del rilevamento radiofonico

Una prensentazione molto stimolante e ben fatta, quella organizzata ieri dall'amica Elena Giffoni per introdurre sul mercato italiano il "meter senza meter" MediaCell, proposto dalla divisione MediaCT del gruppo Ipsos al mercato della radio italiana come possibile via d'uscita all'attuale fase di stallo apertasi con il fallimento della società Audiradio e la conseguente scomparsa dell'unico sistema di rilevamento dell'audience radiofonica. Nando Pagnoncelli in persona è sceso dal balconcino video di Ballarò per coordinare una conferenza stampa affollata, a cui hanno partecipato il capo della divisione MediaCT Richard Silman, il responsabile dello sviluppo di MediaCell Jim Ford, il responsabile di MediaCT in Italia Gian Menotti Conti, la "metodologa" group manager di MediaCT Nora Schmitz e last but not least - suo il grosso della presentazione - Mario Barbaccia, italiano basato a Londra dove opera nel gruppo come International Director of Electronic and Digital Audience Measurement. L'audio della presentazione, come al solito non di qualità hi-fi ma tutto sommato accettabile lo trovate qui:


Al di là degli aspetti tecnici, che cercherò di illustrare in seguito, la giornata milanese di Ipsos Media mi ha impressionato per la contemporanea presenza dei tre gruppi che Pagnoncelli ha ufficialmente designato come partner in Italia dell'iniziativa MediaCell: Radio Rai (rappresentata da Bruno Socillo), Radio 24 (era presente l'Ad Roberta Lai) e Mondadori Radio. MediaCell parte insomma con un endorsement autorevole, che però (siamo ormai nel paese dove il però ha cominciato a suonare al posto del sì) non è sufficiente - come Ipsos ha fatto esplicitamente capire - per dar vita in Italia a una sperimentazione sul campo come quella che MediaCT sta conducendo a Londra, insieme a RAJAR. A questa sperimentazione - basata su poco meno di 400 panelist dotati di tecnologia MediaCell - partecipano, insieme a BBC Radio 1 e 4, gruppi commerciali come Absolute, Capital, talkSport, Heart, Smooth, Magic, Kiss, Classic, per un totale che rappresenta il 65% dell'audience radiofonica nell'area metropolitana e l'84% dell'effettivo reach. Niente del genere è ancora previsto in Italia, dove Ipsos conterebbe di reclutare non meno di cinque o sei partner. Una situazione che ieri ha fatto scrivere a Prima Comunicazione che per l'era post-Audiradio si profila un "duopolio": «da un lato Ipsos con Rai, Mondadori e Gruppo 24 Ore; dall’altro Gfk Eurisko con Rtl 102.5, Gruppo Editoriale L’Espresso, Rds, Finelco, Radio Italia e Kiss Kiss.» Non chiedetemi come questo duopolio - ripartizione tra l'altro contestata da Dario Amata della società bolognese Knowmark, che ha sviluppato Mira, una tecnologia concorrente oggi adottata dall'istituto Unicab (vedere il post dedicato al comunicato Knowmark di oggi) - potrà sostituire un sistema di rilevamento unico, perché non lo so. Forse però questa molteplicità di soluzioni è un segno del tempo: nel contesto della neutralità tecnologica gli investitori pubblicitari dovranno rassegnarsi a un mercato in cui il valore dei mezzi in termini di visibilità non viene determinato da un unico operatore, specie in uno scenario come quello italiano, dove i network importanti sono addirittura più numerosi di quanto accade in Gran Bretagna o in Francia e dove le emittenti regionali e cittadina di una certa importanza sono centinaia.
L'unica cosa sicura è che la radio italiana si merita uno (o più) strumenti di rilevazione dell'audiece e come ha giustamente sottolineato Pagnoncelli è giusto che questo sistema sia moderno, «all'altezza di quanto già esiste per la televisione e per Internet». Insomma, un sistema non basato esclusivamente su diari e telefonate, che fanno troppo affidamento sull'impegno personale e la labile memoria dei panelist, ma su uno strumento passivo come i personal meter.Barbaccia ha citato un contesto competitivo costituito da tre tecnologie: Arbitron PPM, Gfk Mediawatch (un sistema adottato in Svizzera e sviluppato insieme a Telecontrol) e, appunto, Eurisko Media Monitor. Se gli ultimi due si basano sulla tecnologia dell'audio matching (in pratica i campioni di audio registratoi sono confrontati con tutto quello che è potenzialmente possibile ascoltare alla radio fino a trovare una corrispondenza), Arbitron PPM e Ispos MediaCell si basano sull'encoding (o watermarking), la trasmissione di un segnale non udibile a orecchio ma che il meter riconosce e utilizza per identificare la stazione ascoltata. Confrontando i due approcci Barbaccia sottolinea che se è vero che l'audio-matching non richiede il coinvolgimento delle stazioni che devono appunto installare un encoder a monte del segnale trasmesso, il sistema con marcatura offre diversi vantaggi in più: è più preciso, più facile da gestire nell'elaborazione e soprattutto più fine in senso qualitativo perché consente rilevazioni "time-shifted", ossia in diversi momenti della giornata, permette di differenziare tra le piattaforme di distribuzione (basta che ciascuna sia identificata da una codifica specifica) e risponde praticamente in tempo reale.
MediaCell ha, affermano i responsabili del sistema, un ulteriore vantaggio: non utilizza un hardware proprietario e non impone ai panalist l'uso di un dispositivo aggiuntivo. La piattaforma MediaCell è infatti interamente software, gira su terminali e server standard e soprattutto utilizza come personal meter il telefono cellulare smart, cioè un accessorio che praticamente tutti gli italiani hanno in tasca o in borsa. Il tipo di codifica utilizzato è molto intelligente. Non c'è nessun segnale aggiuntivo che viene sovrapposto all'audio modulante, non c'è quindi il rischio di cadere in porzioni di spettro estreme, o troppo alte o troppo basse, che rovinano l'ascolto o rendono complessa l'identificazione della marcatura. La codifica di MediaCell si basa sui falsi echi, in pratica al segnale audio viene applicato un riverbero che il nostro orecchio filtra automaticamente ma che il microfono del cellulare riesce perfettamente a discriminare. Il "codice" dura 28,8 secondi e i segnali che identificano la stazione vengono trasmessi quattro volte, per ridondanza. I requisiti di MediaCell impongono che il delta tra l'audio ascoltato e il rumore di fondo sia di 40 dB (la soglia di "udibilità" di un segnale) e secondo Barcaccia e Jim Ford il riconoscimento del codice avvengono anche in situazioni di interferenza con altre voci o rumori. Ancora non si conoscono i risultati della sperimentazione di MediaCell a Londra, ma ho chiesto agli esperti di Ipsos se nelle prime osservazioni siano state evidenziate particolari discrepanze rispetto ai tradizionali metodi di indagine adottati da RAJAR (ricordo infatti che quando Arbitron ha lanciato il personal meter negli Stati Uniti le classifiche di molti mercati metropolitani erano apparse stravolte. Mi è stato risposto di no, che non ci sono particolari differenze, anche perché molte delle sorprese provocate dai primi dati Arbitron erano largamente dovuti a errori nella composizione dei panel.
Il sistema Ipsos viene sviluppato dal 2008 ed è ormai considerato affidabile e pronto per il mercato. Secondo Jim Ford c'è interesse da parte dei mercati radiofonici in UK, Francia, e presentazioni in corso negli Emirati Arabi, Arabia Saudita, Norvegia, Cina e Messico. La principale virtù della tecnologia Ipsos, insieme alla trasparenza metodologica, è la semplicità.
Il panelist deve limitarsi a fare in modo che il microfono dello smartphone possa "ascoltare" quello che arriva anche all'orecchio del panelist: il sistema di riconoscimento delle codifica fa il resto. Questo naturalmente vuol dire che il cellulare deve accompagnarci sempre, anche quando siamo in bagno con la radio accesa e questa può essere una difficoltà. Per il resto, la quantità di informazioni raccolte è davvero impressionante. Una videata mostrata da Barbaccia rivela che il software MediaCell è in grado di capire se il panelist è in movimento, se l'ascolto viene distratto da una telefonata in arrivo (il sistema prevede tra l'altro anche delle telefonate di followup per la verifica della "compliance", cioè dell'uso corretto del meter da parte del "portatore"), se viceversa si sta riposando. Un funzionamento potenzialmente invasivo, che richiede l'applicazione di una rigorosa policy a tutela della privacy. In compenso, la potenza analitica di questo strumento è enormemente superiore a quella dei semplici diari, che oltretutto non consentono di sfruttare un altro vantaggio come la stabilità del campione su cui si basano le rilevazioni: a differenza di quanto succedeva con Audiradio, dove diari e telefonate reclutavano campioni sempre rappresentativi ma non necessariamente costituiti dagli stessi individui, il metering passivo si basa su un panel ben definito, come del resto succede per l'indagine Auditel.
Basterà tutto questo a convincere gli editori radiofonici della vitale necessità, per il mercato, di uno strumento di rilevazione affidabile, trasparente e moderno? Unostrumento che permette di rilevare con molta più attendibilità lo share registrato dai singoli programmi, dai singoli annunciatori, nonché dell'efficacia della comunicazione pubblicitaria? Probabilmente sì, ma come scrivevo all'inizio non è ancora chiaro se gli stimoli che arrivano anche da Agcom saranno sufficienti per ricreare il clima di unitarietà che fu di Audiradio. Al momento questa unità pare non ci sia, ma la tecnologia presentata da Ipsos potrebbe - senza nulla voler togliere ai sistemi concorrenti - provocare parecchi ripensamenti. Questo blog continuerà a seguire l'argomento, che potete tra l'altro approfondire voi stesso facendo riferimento alla bella introduzione al tema del portable metering scritta da Jay S. Guyther, ex di Arbitron e guru della rilevazione mediatica (Guyther è stato intervistato nel 2010 da Claudio Astorri e la sua intervista è disponibile sul sito di Newsline). Trovate qui la prima, la seconda e la terza parte di "Portable meters: Fact and fiction"

21 settembre 2011

Arbitron, nell'auto la radio è ancora regina

Arbitron, che negli Stati Uniti misura le audience radiofoniche, ha appena pubblicato un interessante studio svolto in collaborazione con Edison Research e Scarborough Research su un campione di 1.500 automobilisti. Obiettivo dell'indagine, effettuata lo scorso luglio, era individuare le offerte mediatiche "in car" preferite da chi guida l'auto o viaggia a bordo di essa. Una analoga inchiesta era stata condotta nel 2003 ed è divertente osservare l'esplosiva crescita della "biodiversità" con cui il vincitore di allora e di oggi - la radio in onde medie e modulazione di frequenza - viene messo a confronto. Rispetto a otto anni fa la radio è sicuramente in calo, ma mantiene il primo posto nella classifica dei media più utilizzati. Ma se nel 2003 era in corsa contro il lettore CD, il cellulare e poco altro, oggi la radio è solo una tra sedici alternative individuate da Arbitron. Non stupisce troppo vedere che la concorrenza ha eroso dodici punti percentuali secchi di popolarità: nel 2003 la radio era il medium primario per il 96% di guidatori e passeggeri; nel 2011 lo è per l'84%. I 12 punti persi sono andati tutti a vantaggio dei lettori di Cd, vetusti ma primari per il 68% dei consumatori mediatici, contro il 56% del 2003. Dopo i due leader, una pletora di dispositivi e servizi che vede in discreta posizione un nuovo arrivato come la radio satellitare di Sirius XM (8%) e persino gli streaming musicali (ricevuti via cellulare) di Pandora (un lusinghiero 6%). Solo il 2% ascolta primariamente la radio digitale terrestre di HD Radio, segno che la tecnologia non riesce proprio a fare breccia.
La radio convenzionale perde colpi soprattutto tra i giovani e tra i rispondenti che affermano di non essere semplici "utenti", ma veri e propri "innamorati" delle loro tecnologie preferite. Qui la classifica si rovescia in modo quasi speculare. L'amore per il mezzo riguarda in primo luogo la radio satellitare, poi l'audio mp3 e al terzo posto gli audiolibri, un "genere" che qui in Italia non riesce a prendere piede. Molto buono il posizionamento di HD Radio, amata dal 37% dei rispondenti. Forse il dato più significativo è quello che riguarda il mezzo considerato essenziale, irrinunciabile. In una domanda da cose da conservare sull'isola deserta, emerge che solo il 51% delle persone si terrebbe la radio se dovesse rinunciare a tutti i mezzi tranne uno. Nel 2003 però erano il 71%.
Per rimediare alle cifre che denunciano una perdita di consensi Arbitron deve inventarsi un "indice di passione". Moltiplicando la percentuale ottenuta con la domanda sui mezzi preferiti (alta per la radio) per quella che riguarda invece le tecnologie più amate (dove la radio si comporta proprio male), si individuano gli utenti più "appassionati". In questo modo la radio risulta ovviamente il mezzo con la più alta percentuale di utenti appassionati (il 23%), seguita da Cd e lettori mp3.
Insomma, come tutti i sondaggi anche questo sembra un po' pilotato dal committente (la conclusione per esempio è che fare pubblicità sulla radio conviene moltissimo), ma è sempre interessante osservare l'andamento di certe tendenze. Lo studio, intitolato "The Road Ahead", si può scaricare a questo indirizzo. L'interesse riguarda anche le strategie di Arbitron, che sta sempre più potenziando i suoi strumenti analitici per adattarsi ai nuovi stili di vita mobili. L'ascolto della radio in automobile non è certo una novità, ma al di là dell'auto i nostri consumi mediatici avvengono sempre più in contesti esterni all'abitazione, dove in genere è più facile far intervenire gli strumenti di misura. A fine luglio, Arbitron ha annunciato l'acquisto di una azienda specializzata finlandese, Zokem, che sviluppa soluzioni di misurazione destinate a rilevare l'audience dei dispositivi mobili. Oggi questa azienda si chiama Arbitron Mobile e a differenza della casa madre è basata in Europa, dove ha già acquisito diversi clienti. Un passo importante per un brand molto americano che potrebbe andare a caccia di nuove opportunità anche in nazioni come la nostra (e ne abbiamo bisogno).

ZOKEM IS NOW ARBITRON MOBILE
July 28, 2011

Finnish research & technology company becomes new Arbitron division;
Expands Arbitron technology portfolio and global footprint

Helsinki, Finland; July 28, 2011 – Arbitron Inc., (NYSE: ARB) announced today that it has acquired Zokem Oy, a Finland-based mobile audience measurement and analytics firm for a payment of approximately $11.7 million in cash at closing with possible additional incremental cash payments through 2014 of up to $12 million based on future financial performance.
Zokem provides custom and syndicated mobile research panels, plug-and-play mobile media measurement tools and software building blocks for mobile device tracking to the leading companies in the marketing research, wireless, Internet, media and marketing industries.
Through its proprietary and passive mobile application, Zokem customers can track and interpret consumer use of mobile devices and media. The technology also provides information on network performance and effectiveness of mobile ad campaigns. Zokem currently operates panels in 14 global markets and has relationships with a number of the largest mobile industry participants around the world.
Zokem will operate as Arbitron Mobile, a new division of Arbitron Inc., which will be led by Dr. Hannu Verkasalo, Zokem founder and CEO, and will report to Sean Creamer, executive vice president, U.S. Media Services for Arbitron.
“To better position themselves in the global mobile marketplace, advertisers, content providers and mobile operators are more eager than ever to understand how consumers are using mobile devices,” said William T. Kerr, president and chief executive officer, Arbitron Inc. “The acquisition of Zokem enhances our capabilities in the mobile audience measurement arena and provides Arbitron with valuable new resources for our growing cross-platform initiatives.”
“Arbitron’s expertise in survey methodology, its currency panels for media measurement and its established sales channels are a tremendous complement to Zokem’s mobile technology, mobile expertise and international footprint. We will be in a strong position to capitalize on these assets while continuing to work with our existing partners,” said Hannu Verkasalo, founder and chief executive officer, Zokem Oy. “We are already delivering unique and valuable insights to advertisers and media buyers around the world who want a better understanding of how consumers rely on their mobile devices and services. Arbitron Mobile is now better positioned to enhance and expand these insights. For Zokem’s management, employees, customers and investors, this acquisition is a welcome step forward”.

About Zokem

Zokem is a market leader in next-generation mobile analytics, offering a 360˚ view of the mobile consumer through passive on-device measurements. With 10 years of experience from the field, Zokem has been growing due to rapid adoption of mobile devices such as smartphones and tablets with an accompanying shift of ad dollars to mobile advertising. Zokem conducts custom research projects for product development, consumer insights and benchmarking purposes and operates opt-in mobile research panels in 14 major markets globally. Zokem partners with the top firms in the field, including China Mobile and Nokia Siemens Networks, to interpret the world’s fast growing mass medium – mobile. Zokem has offices in Espoo, Finland as well as sales representatives in London, Paris, New York City and Singapore.

09 giugno 2011

Knowmark, il radio metering passivo made in Italy

Nella discussione sullo stallo di Audiradio e delle incerte prospettive della misurazione degli ascolti radiofonici in Italia interviene Dario Amata, direttore della società Knowmark, che ha inviato un messaggio molto cortese e fitto di spunti al mio profilo su Facebook. Knowmark è una azienda bolognese che ha sviluppato una tecnologia di classificazione audio che rientra nell'ambito dei già citati sistemi di rilevamento passivo GFK-Eurisko e PPM di Arbitron. Il prodotto Knowmark si chiama Mira ed è già stato citato qui su Radiopassioni, in un commento stilato dagli stessi collaboratori della società bolognese.
Ecco da YouTube la presentazione del sistema, fatta dallo stesso Dario Amata in occasione del Working Capital Tour 2010 a Bologna:




Amata desidera opportunamente integrare quando da me comunicato a proposito dei« risultati dei test della Rajar che comunque fotografavano una situazione tecnologica di qualche anno fa, per cui il parere espresso allora non può avere lo stesso peso, a meno che non si parli delle stesse macchine e soluzioni.» Il direttore di Knowmark ritiene anche che «Arbitron più che innovare sta facendo i salti mortali per salvare il proprio investimento( il PPM) con una trovata che di innovativo ha ben poco, quindi mi sembra quantomeno azzardato parlare di buone pratiche.
«La convergenza verso il "media unico" - aggiunge Amata, non è una visione utopica per cui abbandonare la strada del monitoraggio automatico non è certo un passo in avanti. Purtroppo il mio parere è certamente di parte, noi abbiamo a sviluppato una soluzione inizialmente pensata solo per la radio, ma che oggi è in grado di lavorare almeno sulla trimedialità e di garantire un alto livello di servizio per l'utente monitorato.»
Amata rivendica all'Italia un primato assoluto nel «proporre uno strumento in grado di operare sia in modalità "attiva"( essendo un vero e proprio media) sia in modalità "passiva" acquisendo l'audio dall'ambiente. Abbiamo da poco iniziato la distribuzione del device agli utenti, seppur con una numerosità che non consente ancora la divulgazione di dati statistici, ma le posso anticipare il forte gradimento e la facilità d'uso che gli utenti stessi ci stanno restituendo. Questo ci conforta non poco anche perché siamo una piccola realtà e per noi ha rappresentato già uno sforzo enorme questa realizzazione, ma siamo italiani che non vanno in giro con "scimmietta e organetto", tenaci e convinti delle proprie capacità.»
Grazie a Dario Amata per questo contributo. Ritengo che le tecnologie di rilevamento automatico, con o senza premarcatura attraverso una traccia non udibile restano molto interessanti (personalmente ne sono un convinto assertore), ma continuo anche a raccogliere diverse perplessità tra gli editori. Il mio discorso sul rinnovamento della tradizionale metodologia dei diari mirava semplicemente a ribadire che per quanto controverse e instabili possano essere le varie tecnologie proposte, è sempre possibile innestare la tecnologia su modalità più tradizionali grazie agli strumenti e alle metodologie del Web. Quella appena annunciata da Rajar va esattamente in questa direzione e rispetto all'attuale stato di stallo di Audiradio rappresenta di fatto una pratica buona e, ammettiamolo, discretamente innovativa o comunque in grado di dare forse maggiore autorevolezza a metodiche che oggi ci appaiono invecchiate e sopratutto esposte a condizionamenti. Senza nulla togliere alle capacità tecnologiche di Knowmark, che ritengo un caso estramente interessante, non credo che gli esempi di Arbitron e Rajar nell'ambito della diaristica siano da sottovalutare, specie da un punto di osservazione traballante come il nostro.

17 settembre 2010

Audiradio congela i "diari" e apre la strada al meter

Secondo la notizia appena pubblicata da Prima Comunicazione online, Audiradio avrebbe deciso nel corso della odierna riunione del CdA di sospendere le rilevazioni della popolarità delle emittenti radiofoniche effettuate con diari di ascolto (il cosiddetto "panel" Diari). Questa forma di rilevamento era stata a integrazione delle indagini svolte con interviste telefoniche, ma aveva prodotto una hit parade ampiamente stravolta rispetto al passato, che è stata sommersa di critiche e distinguo da parte degli stessi promotori di Audiradio. Il panel Diari dovrebbe essere ripristinato - immagino con le dovute correzioni - nel corso del 2011, ma nel 2012 Audiradio si preparerebbe a introdurre anche in Italia la tecnologia del meter per la misurazione dell'audience radiofonica.
Lasciatemi dire che questo pasticcio sicuramente non giova all'immagine dell'organismo di rilevamento, specie in un contesto come quello italiano, dove anche i dati Auditel vengono frequentemente messi in dubbio. Ricordo per esempio le polemiche negli Stati Uniti, quando Arbitron introdusse il suo meter dando luogo in molti mercati a una vera e propria rivoluzione delle classifiche di ascolto (classifiche importantissime perché direttamente collegate al valore pubblicitario delle stazioni). Malgrado le critiche ricevute, Arbitron non è tornata indietro sulle sue scelte metodologiche e tecnologiche di base. Il fatto che a fronte di classifiche che "non piacciono", Audiradio decida di sospenderne la compilazione, induce a chiedersi perché, invece, le precedenti classifiche "piacessero". Che buffo paese.

Audiradio sospende il Panel Diari e prepara il Meter
17/09/2010

Il consiglio di amministrazione di Audiradio ha deciso all’unanimità di sospendere l’indagine Panel Diari, varata l’anno scorso come integrazione della tradizionale rilevazione dell’audience radiofonica realizzata con interviste telefoniche (Cati) in uscita nei prossimi giorni con i risultati del primo semestre. La sospensione del Panel Diari arriva a causa di “distorsioni nella compilazione del campione tali da inficiare l’attendibilità dei dati”, spiega il presidente Vincenzo Vitelli.
L’indagine Panel Diari riprenderà l’anno prossimo. Nel frattempo per mettere a posto la metodologia verrà avviata una ricerca di base “finalizzata alla costruzione di un campione adeguato e corrispondente agli obiettivi”, dice Vitelli che aggiunge: “l’obiettivo strategico di Audiradio è introdurre il Meter nel 2012″.

17 ottobre 2007

Radio USA: il nuovo meter sovverte l'audience


A New York nel mese di Ottobre Arbitron, l'Audiradio americana, ha introdotto un nuovo sistema per misurare l'audience delle stazioni radio. A differenza del sistema attuale, basato sulla compilazione di un diario di ascolto, il Portable People Meter è uno scatolotto elettronico da portare alla cintura. La scatola riconosce dei segnali audio sotto la soglia dell'udibilità codificati da uno speciale encoder incorporato nell'impianto emittente, registrando così le abitudini di ascolto di chi indossa l'apparecchio. Il sistema verrà gradualmente installato nei primi 50 mercati radiofonici USA entro il 2010.
Come scrive il Wall Street Journal il sistema funziona. Ma produce risultati molto diversi dai precedenti diari. Nel radio market di Philadelphia, dove il PPM è stato sperimentato per primo, le stazioni sono state costrette a modificare il costo delle inserzioni pubblicitarie sulla base delle nuove classifiche di audience. Il sistema può misurare altre fonti audio, televisione compresa. Chissà che cosa accadrebbe se fosse importato qui in Europa?

New Way to Count Listeners Shakes Up Radio
Arbitron's Electronic Meters Beat Diaries for Accuracy;
Philly Stations Cut Ad Rates

By SARAH MCBRIDE
September 6, 2007

Philadelphia radio listeners started hearing less Marc Anthony and more Modest Mouse in May, when WRFF 104.5 flipped to alternative rock from a Spanish-language format called Rumba. The Clear Channel Communications Inc. station made the change after a new electronic method of measuring radio audiences showed rock music is more popular in Philadelphia than older, diary-based measurements had indicated.
The switch shows how much power the new ratings system may have to shake up radio. For years, Arbitron Inc. has measured radio ratings based on paper diaries filled out by listeners. But it's now in the early stages of moving to a new electronic system, called the Portable People Meter. Already in use in Philadelphia and Houston, the system will be rolled out more widely soon.
The People Meter, a pager-sized device that automatically registers what radio station survey participants are listening to, is already yielding more specific -- and, in some cases, surprising -- data. The results from the first two markets indicate that people flip among stations more frequently than they say, that men listen to significantly more radio than women and that employed people listen a lot more than people who don't work. While the diary system pointed to some of these findings, it typically missed how broad they are.
In the markets that have switched to the electronic ratings, rock and classic rock rank higher than before, while hip-hop and other urban music generally don't stack up as well. Perhaps most important, radio stations typically pull in a bigger audience than they thought, but that audience spends less time listening to them.
New York will begin using the electronic measurements in October, followed by Los Angeles and Chicago early next year. By the end of 2008, the system is expected to be in use in all of the Top 10 markets.
Arbitron cites several reasons for the differences in the two systems' findings. First, the sample size used for the People Meter dwarfs that used for the diaries. In Philadelphia, about 380 people reported results during any given day under the diary system, compared with a goal of about 1,530 for the People Meter.
The company also says people who record in diaries tend to report their habitual behavior -- listing shows they often listen to, for example -- rather than their actual behavior. Thus, a diary participant who said he or she listened to Rush Limbaugh every day might now be found by the People Meter to change stations more than the diary showed.
Another insight is the role that appealing to employed people -- who tend to listen to a lot of radio while commuting or on the job -- can play in boosting a station's ratings. In Philadelphia and Houston, where men make up a sizable majority of the work force in key age groups, rock stations are ranked higher than they were using the diary system.
That situation won't necessarily be replicated in cities where women make up a bigger chunk of the work force, though. "We're going to see very different results based on the makeup of the market," says Arbitron's John Snyder, vice president for People Meter implementation.
Some groups aren't tracking well under the People Meter, particularly younger people, who often forget to carry it. And because African-Americans tend to listen to more radio than most other groups and because more listening hours lead to more rounding up in the diaries, the more accurate People Meters are hitting the rankings of some urban stations.
The National Association of Black Owned Broadcasters is putting pressure on Arbitron to improve the measurement of young urban listeners. Arbitron says it's working with the group to address the issue, noting that finding enough young listeners was also a challenge with the diaries.
The situation isn't unlike what happened when Nielsen introduced its own People Meter to measure local-television viewing a few years ago. (The Nielsen and Arbitron devices work very differently, despite the shared name.) Television companies such as News Corp.'s Fox were incensed that the rankings for some of their minority-oriented shows had declined.
Lower radio ratings are already hitting stations in their pocketbooks. Mary Meder, president of advertising buyer Harmelin Media Inc. in Bala Cynwyd, Pa., says some stations have already been forced to cut rates because of their decline in the rankings. Some radio advertisers are holding back from buying more ads in Philadelphia until they see what happens with rates in the New York market when the People Meter rolls out there.
But Ms. Meder says that many stations will ultimately be able to raise rates simply because advertisers trust the electronic ratings far more than the diary-based ones. "We think it's a positive thing for radio in the long run," she says. Ms. Meder saw a similar pattern play out in rates when Nielsen started measuring the Philadelphia television market electronically in 2005.
"Radio is now on the same level playing field as top TV stations and the Philadelphia Inquirer," says John Fullam, Philadelphia market manager for Greater Media Inc. His classic rock station, 102.9 WMGK, rose to No. 2 among 25-54-year-olds when the People Meter was used, up from No. 9. "It's really given us an opportunity to go visit with some [advertisers] we've not been doing business with before," he says.
Some events may end up commanding considerably higher rates than they do now. For example, while the diary system showed that CBS Corp.'s WPHT 1210 AM won more listeners during baseball season when it aired Phillies games, it seems to have underreported the spike. The diaries showed the station had an average of 412,300 weekly listeners during baseball season; the People Meter shows the number is closer to 744,500. The meter also shows a level of detail the diaries couldn't match, such as the fact that daytime games get about 60,000 more radio listeners than nighttime ones, when fans typically prefer to watch them on television.
Potentially, these tidbits could affect rates for advertising spots. For Phillies games, the spots are mostly sold by the team, which doesn't yet subscribe to Arbitron data. Rob MacPherson, director of corporate partnerships for the Phillies, says rates have moved higher already, but it is more a function of the team's strong season than results for the People Meter. The team is working on cutting a deal with Arbitron so it can tout the data to prospective advertisers in time for next year's season.
Previously, "the emotionalism is what drove advertisers to the [game] broadcasts," says Mason Meyer, manager of custom research at Arbitron. "Now, you have the information."

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