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13 marzo 2012

Basta con Radio Odio: gli inserzionisti voltano le spalle a Rush Limbaugh


Da una ventina d'anni qualcosa è cambiato nel linguaggio della politica. E' successo che di fronte ai suoi spauracchi e ai suoi nodi più complicati (welfare, intervento dello stato, lavoro, immigrazione, sistema scolastico, regolamentazione dei media), la politica parlamentare, un po' dappertutto, forse con un po' di volontà in più nei circoli della destra più conservatrice, ha rinunciato al suo ruolo intermediatore e ha scelto la reazione emotiva, o addirittura la negazione e il divieto al posto della sua tradizionale missione: la gestione. Una politica che non è fatta di ragionamenti e decisioni, ma di parole, possibilmente parole di odio. Perché sono quelle più facili da ricordare quando si vota.
Le conseguenze in campo mediatico sono state disastrose. I tradizionali luoghi del confronto sui temi politici e sociali, i giornali quotidiani, i talk show televisivi e radiofonici, sono diventati un campo di battaglia, un distillato di odio nei confronti di tutto e tutti: avversari politici, lavoratori, cittadini, minoranze, immigrati. Le cose sono andate anche peggio nei luoghi in cui il cortocircuito media-elettorato è meno sottoposto a controllo (non censura, controllo). Vedi il caso dell'Italia. Ma anche negli Stati Uniti sono nati fenomeni famosi e analizzati come la talk radio ultraconservatrice. La notorietà di personaggi come Rush Limbaugh, Mike Savage, Sean Hannity ha travalicato i confini degli Stati Uniti, dove la pubblica opinione si forma anche ascoltando le lunghe, astiose tirate contro la presunta minaccia della sinistra politica e dei suoi "difetti" peggiori: il sostegno a strategie sociali a tutela delle fasce più povere, la regolamentazione dei mercati finanziari e bancari, il ricorso alla diplomazia piuttosto che alla forza militare, il mantenimento del controllo pubblico in ambiti come la scuola o la sanità. "Difetti" tra l'altro che caratterizzano sempre meno la politica della sinistra, in un'era post-ideologica in cui i partiti pensano e fanno più o meno le stesse cose.
A vent'anni di distanza, però, per i media dell'odio cominciano a esserci dei cambiamenti. E guarda caso riguardano proprio il personaggio più rappresentativo della talk radio americana, Rush Limbaugh, incorso recentemente in un brutto caso di diffamazione nei confronti di una studentessa di legge e attivista femminista, Sandra Fluke, che in occasione di una udienza presso una commissione parlamentare americana (peraltro non diffusa dalla televisione) aveva parlato a favore di un piano di copertura previdenziale delle spese sostenute per l'acquisto di mezzi contraccettivi dagli studenti di tutte le università, incluse quelle religiose. Nella sua trasmissione del 29 febbraio Limbaugh aveva ridicolizzato la proposta, definendo la Fluke, una "sporcacciona e una prostituta": «in pratica ci sta chiedendo di pagarla per fare sesso» ha detto Limbaugh in una delle sue proverbiali deduzioni. Successivamente è tornato sulla questione affermando: «facciamo così, se voi "femminaziste" volete che vi paghiamo i contraccettivi, allora dovete mettere i vostri video su Internet così almeno potremo vederli».
Questa volta la volgarità di Limbaugh non è passata inosservata e il commentatore radiofonico ha ricevuto una montagna di critiche bipartizan, da destra e sinistra. Alla fine ha dovuto fare marcia indietro, scusandosi pubblicamente con Sandra Fluke. Ma ci sono state conseguenze peggiori, per lui. La testata specializzata Radio-Info ha diffuso in questi giorni un memo che Premiere Network, la società che distribuisce il programma di Limbaugh e di molti altri host conservatori, ha trasmesso alle stazioni radio. Nel memo c'è un elenco di un centinaio di inserzionisti famosi - nomi grossi come Ford, Toyota, Prudential, persino McDonald's - che hanno espressamente chiesto di non far comparire i loro spot pubblicitari "in programmi dai contenuti potenzialmente offensivi". Seguono alcuni esempi espliciti: niente pubblicità negli show di Mark Levin, Rush Limbaugh, Tom Leykis, Michael Savage, Glenn Beck, Sean Hannity. La notizia ha fatto molta sensazione, commentando la vicenda dei grandi brand che abbandonano volontariamente il carrozzone della "hate radio", i giornali dicono che gli inserzionisti hanno fatto quattro conti e si sono accorti che l'ascoltatore tipo dei programmi di Limbaugh, il maschio americano bianco di una certa età e senza titoli di studio, è uno che non ha soldi da spendere. La pubblicità oggi parla piuttosto alle giovani donne istruite e piene di relazioni sociali, come Sandra Fluke. Per Limbaugh & C. è il colmo dell'ironia: hanno difeso strenuamente le ragioni di un mercato libero dalle manette "comuniste" e oggi questo stesso mercato gli sta dicendo di piantarla. L'odio non paga più

27 dicembre 2011

Pandora e Arbitron: lite sull'audience della radio online

Un botta e risposta che la dice lunga su quanto sta cambiando il mercato statunitense della radiofonia, un'industria in larga parte privata che si finanzia da 90 anni a questa parte con la pubblicità. Due settimane prima di Natale Pandora pubblica un report dedicato alla sua audience fino a novembre, analizzata da Edison Research. Sono dati impressionanti, da cui traspare la ragguardevole posizione assunta dall'emittente musicale personalizzata online nella fascia di età 18-34 anni.

Pandora Increases Listenership in Top Radio Markets
Audience and Time Spent Listening Increase in Every Top Ten Market Reaffirms Local Market Presence

OAKLAND, Calif., Dec. 13, 2011 /PRNewswire/ -- Pandora, the leading personalized radio service, today announced its November 2011 listenership results, posting Average Quarter Hour (AQH) gains in each of the top ten radio markets in the country since the last published results for September. Pandora posted 13 to 25 percent AQH listening increases in each market with the biggest AQH gain of 25 percent occurring in the New York metro survey area. An AQH rating of 1.0 means an average of one percent of a target population was listening to Pandora for at least five minutes within a quarter hour window between 6.00 a.m. and midnight.
In November, among adults 18-34 in the top ten markets, Pandora's weekly cumulative audience (cume) reached more than 19.9 percent in each metro survey area. Cume is the weekly measure of the total number of unique Pandora listeners in each market. For adults 18-49, the weekly cume for November for the first time had more than one million unique listeners in both the New York and Los Angeles metro survey areas.
Chief Revenue Officer John Trimble said, "Accurately reflecting our audience listenership is critical to our clients, whether they are conducting a large national campaign or a highly targeted local one. Average quarter hour, or AQH, is the industry standard for buying radio advertising and providing buyers with an apples-to-apples metric is just one of the things we do to help advertisers determine the value of running campaigns on Pandora."
Ecco alcuni dati sullo share di Pandora nelle aree metropolitane più importanti. L'informazione di maggior rilievo è il cosiddetto "cume" l'audience cumulativa nell'arco di una settimana, un indice che dice che un quarto dei giovani adulti di San Francisco e oltre un milione di ascoltatori a New York o Los Angeles, si "sintonizzano" su Pandora:


November 2011 Pandora Radio Ratings
Monday-Sunday, 6.00 a.m. - midnight
New York
Adults 18 - 34 = 0.9 AQH rating; 19.9 cume rating
Adults 18 - 49 = 0.6 AQH rating; 13.0 cume rating
Los Angeles
Adults 18 - 34 = 1.2 AQH rating; 25.1 cume rating
Adults 18 - 49 = 0.8 AQH rating; 16.8 cume rating
Chicago
Adults 18 - 34 = 1.0 AQH rating; 21.7 cume rating
Adults 18 - 49 = 0.6 AQH rating; 14.5 cume rating
San Francisco
Adults 18 - 34 = 1.2 AQH rating; 26.2 cume rating
Adults 18 - 49 = 0.8 AQH rating; 17.4 cume rating
Washington, DC
Adults 18 - 34 = 1.2 AQH rating; 26.1 cume rating
Adults 18 - 49 = 0.8 AQH rating; 17.2 cume rating
Boston
Adults 18 - 34 = 1.0 AQH rating; 23.3 cume rating
Adults 18 - 49 = 0.7 AQH rating; 15.1 cume rating

Quasi subito arriva la risposta di Arbitron, l'azienda americana che misura l'audience radiofonica delle radio terrestri, le "vere" radio (sempre ammesso che oggi la distinzione abbia ancora senso). Per Arbitron la differenza c'è ed è fondamentale. In un report pubblicato sul suo sito, la società accusa (senza far nomi) Pandora di aver utilizzato a vanvera un parametro come il "cume" o l'Average Quarter Hour, i due parametri che anche Arbitron applica alle proprie misurazioni. L'errore "truffaldino" di Pandora sarebbe quello di servirsi di parametri creati per valutare un mezzo "uno a molti" come la radio a un servizio "uno a uno" come la musica di Internet, anche se dal punto di vista dell'ascoltatore le due cose prevedono lo stesso comportamento. Il problema, prosegue Arbitron, è che i dati di audience "one to many" basati su strumenti come il Personal Meter integrati da interviste e panel, vengono filtrati in modo da escludere dal conteggio le situazioni più svariate. In altre parole, conclude Arbitron, mentre Pandora ha gioco facile nel contare le proprie "ore di trasmissione" e il numero di utenti collegati, Arbitron pubblica le sue tabelle solo dopo un lungo lavoro di deduzione, senza il quale i dati sarebbero probabilmente molto più elevati.
La polemica appare abbastanza fondata, ma è chiaro che l'industria radiofonica tradizionale dovrà affrontare un nuovo concorrente, come del resto è già successo con altri media forse penalizzata dall'arrivo degli inserzionisti online. Forse non è un caso se poco dopo aver ufficialmente risposto ai dati di Pandora, Arbitron ha reso noto un secondo studio, questa volta dedicato all'attenzione che il radioascoltatore dedica alla pubblicità che interrompe i programmi. Preparato da Arbitron in collaborazione con Media Monitors e Coleman Insights lo studio si intitola "What happens when the spot comes on?" e sembra contraddire molte delle percezioni che ipotizzavano un forte - anche più del 25% - calo di interesse nelle pause pubblicitarie. Arbitron calcola invece che una pausa compresa tra uno e tre minuti evidenzia più o meno gli stessi livelli di audience raggiunti dai programmi che vengono interrotti. Numericamente, la radio manterrebbe durante le soste pubblicitario il 93% della sua audience originaria.

21 settembre 2011

Arbitron, nell'auto la radio è ancora regina

Arbitron, che negli Stati Uniti misura le audience radiofoniche, ha appena pubblicato un interessante studio svolto in collaborazione con Edison Research e Scarborough Research su un campione di 1.500 automobilisti. Obiettivo dell'indagine, effettuata lo scorso luglio, era individuare le offerte mediatiche "in car" preferite da chi guida l'auto o viaggia a bordo di essa. Una analoga inchiesta era stata condotta nel 2003 ed è divertente osservare l'esplosiva crescita della "biodiversità" con cui il vincitore di allora e di oggi - la radio in onde medie e modulazione di frequenza - viene messo a confronto. Rispetto a otto anni fa la radio è sicuramente in calo, ma mantiene il primo posto nella classifica dei media più utilizzati. Ma se nel 2003 era in corsa contro il lettore CD, il cellulare e poco altro, oggi la radio è solo una tra sedici alternative individuate da Arbitron. Non stupisce troppo vedere che la concorrenza ha eroso dodici punti percentuali secchi di popolarità: nel 2003 la radio era il medium primario per il 96% di guidatori e passeggeri; nel 2011 lo è per l'84%. I 12 punti persi sono andati tutti a vantaggio dei lettori di Cd, vetusti ma primari per il 68% dei consumatori mediatici, contro il 56% del 2003. Dopo i due leader, una pletora di dispositivi e servizi che vede in discreta posizione un nuovo arrivato come la radio satellitare di Sirius XM (8%) e persino gli streaming musicali (ricevuti via cellulare) di Pandora (un lusinghiero 6%). Solo il 2% ascolta primariamente la radio digitale terrestre di HD Radio, segno che la tecnologia non riesce proprio a fare breccia.
La radio convenzionale perde colpi soprattutto tra i giovani e tra i rispondenti che affermano di non essere semplici "utenti", ma veri e propri "innamorati" delle loro tecnologie preferite. Qui la classifica si rovescia in modo quasi speculare. L'amore per il mezzo riguarda in primo luogo la radio satellitare, poi l'audio mp3 e al terzo posto gli audiolibri, un "genere" che qui in Italia non riesce a prendere piede. Molto buono il posizionamento di HD Radio, amata dal 37% dei rispondenti. Forse il dato più significativo è quello che riguarda il mezzo considerato essenziale, irrinunciabile. In una domanda da cose da conservare sull'isola deserta, emerge che solo il 51% delle persone si terrebbe la radio se dovesse rinunciare a tutti i mezzi tranne uno. Nel 2003 però erano il 71%.
Per rimediare alle cifre che denunciano una perdita di consensi Arbitron deve inventarsi un "indice di passione". Moltiplicando la percentuale ottenuta con la domanda sui mezzi preferiti (alta per la radio) per quella che riguarda invece le tecnologie più amate (dove la radio si comporta proprio male), si individuano gli utenti più "appassionati". In questo modo la radio risulta ovviamente il mezzo con la più alta percentuale di utenti appassionati (il 23%), seguita da Cd e lettori mp3.
Insomma, come tutti i sondaggi anche questo sembra un po' pilotato dal committente (la conclusione per esempio è che fare pubblicità sulla radio conviene moltissimo), ma è sempre interessante osservare l'andamento di certe tendenze. Lo studio, intitolato "The Road Ahead", si può scaricare a questo indirizzo. L'interesse riguarda anche le strategie di Arbitron, che sta sempre più potenziando i suoi strumenti analitici per adattarsi ai nuovi stili di vita mobili. L'ascolto della radio in automobile non è certo una novità, ma al di là dell'auto i nostri consumi mediatici avvengono sempre più in contesti esterni all'abitazione, dove in genere è più facile far intervenire gli strumenti di misura. A fine luglio, Arbitron ha annunciato l'acquisto di una azienda specializzata finlandese, Zokem, che sviluppa soluzioni di misurazione destinate a rilevare l'audience dei dispositivi mobili. Oggi questa azienda si chiama Arbitron Mobile e a differenza della casa madre è basata in Europa, dove ha già acquisito diversi clienti. Un passo importante per un brand molto americano che potrebbe andare a caccia di nuove opportunità anche in nazioni come la nostra (e ne abbiamo bisogno).

ZOKEM IS NOW ARBITRON MOBILE
July 28, 2011

Finnish research & technology company becomes new Arbitron division;
Expands Arbitron technology portfolio and global footprint

Helsinki, Finland; July 28, 2011 – Arbitron Inc., (NYSE: ARB) announced today that it has acquired Zokem Oy, a Finland-based mobile audience measurement and analytics firm for a payment of approximately $11.7 million in cash at closing with possible additional incremental cash payments through 2014 of up to $12 million based on future financial performance.
Zokem provides custom and syndicated mobile research panels, plug-and-play mobile media measurement tools and software building blocks for mobile device tracking to the leading companies in the marketing research, wireless, Internet, media and marketing industries.
Through its proprietary and passive mobile application, Zokem customers can track and interpret consumer use of mobile devices and media. The technology also provides information on network performance and effectiveness of mobile ad campaigns. Zokem currently operates panels in 14 global markets and has relationships with a number of the largest mobile industry participants around the world.
Zokem will operate as Arbitron Mobile, a new division of Arbitron Inc., which will be led by Dr. Hannu Verkasalo, Zokem founder and CEO, and will report to Sean Creamer, executive vice president, U.S. Media Services for Arbitron.
“To better position themselves in the global mobile marketplace, advertisers, content providers and mobile operators are more eager than ever to understand how consumers are using mobile devices,” said William T. Kerr, president and chief executive officer, Arbitron Inc. “The acquisition of Zokem enhances our capabilities in the mobile audience measurement arena and provides Arbitron with valuable new resources for our growing cross-platform initiatives.”
“Arbitron’s expertise in survey methodology, its currency panels for media measurement and its established sales channels are a tremendous complement to Zokem’s mobile technology, mobile expertise and international footprint. We will be in a strong position to capitalize on these assets while continuing to work with our existing partners,” said Hannu Verkasalo, founder and chief executive officer, Zokem Oy. “We are already delivering unique and valuable insights to advertisers and media buyers around the world who want a better understanding of how consumers rely on their mobile devices and services. Arbitron Mobile is now better positioned to enhance and expand these insights. For Zokem’s management, employees, customers and investors, this acquisition is a welcome step forward”.

About Zokem

Zokem is a market leader in next-generation mobile analytics, offering a 360˚ view of the mobile consumer through passive on-device measurements. With 10 years of experience from the field, Zokem has been growing due to rapid adoption of mobile devices such as smartphones and tablets with an accompanying shift of ad dollars to mobile advertising. Zokem conducts custom research projects for product development, consumer insights and benchmarking purposes and operates opt-in mobile research panels in 14 major markets globally. Zokem partners with the top firms in the field, including China Mobile and Nokia Siemens Networks, to interpret the world’s fast growing mass medium – mobile. Zokem has offices in Espoo, Finland as well as sales representatives in London, Paris, New York City and Singapore.

22 agosto 2011

Le aziende hi-tech USA fanno marketing con la radio

Secondo il New York Times (segnalatomi da Francesca Guerrini) alcune società di alta tecnologia stanno riscoprendo il vantaggio di un mezzo pubblicitario rimasto finora tagliato fuori dalla comunicazione che riguarda i prodotti e le soluzioni informatiche per le imprese: la radio, anche quella locale. L'articolo è firmato dal titolare della rubrica Digital Domain e docente di economia aziendale alla State University di San Jose è Randall Stross, uno che di tecnologie ci capisce e ha pubblicato molti libri sull'argomento, incluso un recente "Planet Google One Company's Audacious Plan To Organize Everything We Know". Stross cita l'esempio di Citrix, che utilizza la radio per fare la pubblicità a un software per videoconferenze (non senza rilevare la contraddizione della voce incorporea di una testimonial - la titolare di una rubrica radiofonica high-tech Kim Komando - mentre promuove il software affermando che un volto può comunicare molto di più). Ma anche quello di Barracuda Networks, uno specialista di soluzioni per la sicurezza informatica e la compliance con le numerose normative in materia di archiviazione dei dati elettronici.
Non certo argomenti da mercato di massa, sostiene l'autore del pezzo. Il che tuttavia non impedisce ai rispettivi responsabili marketing di scegliere non solo le emittenti principali delle grandi città, ma anche molte stazioncine "tier 3", cioè operanti su mercati pubblicitari di terzo livello per dimensione e ricchezza. La verità è che oltre a essere molto capillare e ascoltata la radio assicura tariffe pubblicitarie incredibilmente basse rispetto ad altri mezzi, online incluso. Mentre le testate giornalistiche specializzate, un tempo punto di riferimento imprescindibile per questa industria, sembrano essere molto in crisi.

DIGITAL DOMAIN
High-Tech Product, Low-Tech Pitch
By RANDALL STROSS
Published: August 20, 2011

ZERO percent financing on a new car. A mattress sale blowout. Storewide discounts at the local hardware. These are the types of pitches that people expect to hear on the radio. Not commercials for the Barracuda Load Balancer, which sounds vaguely automotive but is actually software related to managing Web site traffic.
Information technology products, like e-mail archivers and Web site security software, are increasingly being promoted on the radio — not just in major cities but also in smallish ones like Redding, Calif., or Bend, Ore. The economics of radio advertising sometimes make it useful in reaching small but important groups of prospective customers.
So many of radio’s traditional sponsors have moved their ad dollars online that prices for radio commercials have fallen. This has caught the notice of companies like Barracuda Networks, an I.T. business based in Campbell, Calif.
“We discovered radio was unnaturally inexpensive,” says Michael Perone, Barracuda’s executive vice president and chief marketing officer.

18 agosto 2011

Anatre, spot radiofonici e pseudomedicina

La disavventura capitata a Samuele Riva, ingegnere informatico e blogger scientifico-scettico, ha dell'incredibile in una nazione che investe nella ricerca scientifica cifre ridicole ma spende fiumi di sudatissimo denaro in lotterie, scommesse, astrologi e trattamenti terapeutici "alternativi". In una serie di articoli dedicati alla totale assenza di basi scientifiche dell'omeopatia, l'autore di Blogzero.it si è permesso di muovere ben motivate critiche alla multinazionale "farmaceutica" Boiron e in particolare al suo prodotto Oscillococcinum, spacciato per un rimedio, addirittura un "vaccino" contro i sintomi dell'influenza. Apriti cielo. La pubblicazione non è sfuggita all'ufficio legale dell'azienda, che ha cominciato a tempestare il povero Riva - reo di aver riaffermato quello che già si sa su una "disciplina" che non riesce a dimostrare la sua efficacia attraverso i normali meccanismi di trial clinico - con lettere molto minacciose. Alla fine, per evitare guai legali l'autore di Blog(zero) ha preferito rimuovere i riferimenti al nome della multinazionale e del suo celebre rimedio. Dico celebre perché è sufficiente una breve ricerca su Google per individuare decine di confutazioni sui presunti effetti curativi/preventivi dell'Oscillococcinum. Uno dei più recenti - e sferzanti - è quello pubblicato su Skepticblog. Per fortuna la cosa è stata immediatamente raccolta e amplificata dalla blogosfera, fino a indurre una pubblicazione scientifica autorevolissima, il British Medical Journal, a pubblicare una dettagliata cronaca dell'incidente.
Che c'entra la radio? A parte che l'episodio ha subito urtato la mia suscettibilità e il mio profondo scetticismo nei confronti delle troppe forme di pseudoscienza (e autentica ciarlataneria) che sfruttano la credulità e le magre disponibilità economiche di milioni di persone, l'esempio di Boiron è quanto mai indicativo perché da anni l'azienda riesce ad aggirare l'esplicito divieto di ogni forma di pubblicità per i "medicinali" omeopatici in Italia (DL 185/95) piazzando su diversi network radiofonici (inclusa, con mio sommo sdegno, l'amata Radio Popolare) i suoi accattivanti annunci commerciali. "Non posso fare pubblicità del prodotto - spiegano in genere gli attori degli spot Boiron alla radio - ma puoi chiedere al farmacista."Già, perché il farmacista è autorizzato, nel caso dell'Oscillococcinum e di altri "rimedi", a consigliare e vendere tanti bei flaconcini di acqua pura. Come spiega molto bene lo Skepticblog, il prodotto anti-influenzale ha un tasso di diluizione pari a "200C", che nel fumoso linguaggio omeopatico equivale a una molecola di principio attivo (nella circostanza una potente miscela di fegato e cuore di Anas Barbariae, volgarmente detta anatra, quella che è meglio diluire nel sugo d'arancia, dopo averla ben rosolata però) sciolta in 100 alla 200 molecole d'acqua. Considerando che l'intero universo contiene appena 100 alla 40 atomi, possiamo immaginare quante anatre siano presenti nello stagno dell'Oscillococcinum. A 31 euro di prezzo di listino (informazioni raccolte qui su Internet) per 30 dosi, è sicuramente il foie gras più caro dell'intero universo. E anche quello meno saporito. Gli omeopati sostengono che l'azione di questi farmaci si basa su un principio di "memoria molecolare" dell'acqua in base al quale sono proprio le diluizioni più estreme a funzionare meglio. Oltretutto l'Oscillococcinum non viene commercializzato in forma di soluzione acquosa. Al contrario, si tratta di piccoli globuli di eccipiente - zucchero immagino - "infuso" nella miracolosa acqua dalla lunga memoria.
Contro i sintomi dell'influenza una caramella al mentolo non può non avere la stessa efficacia del fegato d'anatra, specie quando l'anatra non c'è. Ora, nessuno può negare l'efficacia dell'effetto placebo dell'omeopatia, ma perché dovremmo censurare o peggio ancora perseguire qualcuno quando osa ribadire che, in barba a qualsiasi spot radiofonico, proprio di placebo si tratta?

22 giugno 2011

Audiradio addio. E non è un arrivederci.

I giornali e i siti Web oggi riportano la notizia dell'esito infausto del consiglio di amministrazione straordinario della società Audiradio, che non approvando il nuovo bilancio ha decretato lo scioglimento di ogni accordo. Audiradio, l'alleanza che dal 1988 aveva finanziato l'unica ricerca per la misurazione dell'ascolto radiofonico su scala nazionale e locale, non esiste più. Un efficace riassunto è stato pubblicato da Rockonline. Non si sa bene se e che cosa ci sarà al suo posto, con tutta probabilità senza un organismo misto pubblico-commerciale resteranno solo le indagini commissionate dai diversi gruppi. Senza una misurazione attendibile, imparziale, è quasi certo che il mercato della pubblicità radiofonica subirà un crollo. Forse si può ipotizzare l'arrivo di un provider indipendente che si metta al servizio dell'intero mercato, sarebbe una soluzione "moderna". Troppo poco italiana. Diciamo la verità: tutto il settore dell'editoria in Italia versa in una situazione disdicevole. I grandi gruppi sono orribilmente condizionati dalla politica e da poteri che con l'editoria non hanno nulla a che fare. Nei settori specializzati dominano regole da mercato rionale del pesce, lo scopo di tutti è fottere gli avversari, giocando al ribasso su tutto, valore dei contenuti, compensi di giornalisti e collaboratori, investimenti tecnologici, prezzi degli spot svenduti un tanto al mazzo. E' una vergogna totale, probabilmente irreversibile. C'è chi dà la colpa della distruzione di Audiradio alla RAI e se penso a quello che sta succedendo ai canali televisivi pubblici e alla caduta della loro raccolta pubblicitaria, il sospetto può apparire giustificato. Inutile nascondersi anche che la presenza, pur limitata, di Mediaset sul mercato radiofonico non può che essere un condizionamento in più. Non sarebbe la prima volta che il gruppo dell'attuale presidente del Consiglio punta sull'arma della terra bruciata per rafforzare la propria capacità di raccolta pubblicitaria. E non è certo il solo a servirsi di quest'arma.
Audiradio fa bene all'intero mercato? Allora chiudiamola, meglio cercare di papparsi da soli una torta piccola piuttosto che accontentarsi di una sostanziosa fetta di un dolce molto più grande. E' il principio di base del capitalismo italiano, pubblico e privato, un peccato originale comune, con qualcuno più bravo di altri nel praticarlo.

02 giugno 2011

Misura dell'audience: Arbitron modernizza i diari. E noi?

Leggo con attenzione i dati FCP Assoradio sull'andamento del mercato pubblicitario radiofonico. Il primo trimestre 2011 (84,5 mln di euro) è in calo del 5% rispetto allo stesso periodo 2010. I primi quattro mesi dell'anno (114,4 mln di euro) determinano una maggiore contrazione: meno 7%. Il 2010 era stato un anno di ripresa rispetto al 2009, anzi la radio si distingueva rispetto agli altri mezzi tradizionali per un aumento degli investimenti pubblicitari, a fronte di crolli come quelli della carta stampata. La contrazione mi era stata confermata da Roberta Lai, AD di Radio 24, che avevo brevemente incontrato alla Fiera del libro di Torino.
E' un mercato piccolo quello che sostiene in Italia il mondo della radio commerciale, in termini relativi e anche assoluti se si pensa che altrove gli spot radiofonici tendono ad avere un pricing unitario molto maggiore. C'è quindi un insieme di cause strutturali alla base di questa preoccupante contrazione. Perché preoccupante? Perché un settore radiofonico più povero non investirà in qualità dei programmi e non affronterà il discorso dell'evoluzione tecnologica, della radiofonia digitale e via Internet.
Ma c'è anche una causa contingente e dal mio punto di vista inspiegabile: da un paio d'anni la radiofonia italiana non offre agli investitori pubblicitari una misurazione attendibile dell'ascolto dei vari network e stazioni regionali/locali. Chi vuole fare pubblicità sul mezzo radiofonico deve farlo perché ci crede, o affidandosi a dati "ufficiali" vecchi e contraddittori, o a misurazioni parziali che non tutti gli editori riconoscono. Tutto è dovuto alla situazione di stallo all'interno di Audiradio, che con tutti i suoi difetti in termini metodologici aveva almeno il vantaggio di una certa collegialità. Il consenso è andato a scatafascio quando Audiradio ha cercato lo scorso anno di introdurre nuove modalità di rilevamento dell'audience. Metodi e risultati non sono piaciuti a una parte dei soci e si sono create due fazioni contrapposte che tengono in scacco la situazione. Come scriveva a marzo il Corriere della Sera, citato in questo articolo de Il Post: «[sono] due i blocchi che si fronteggiano e che non consentono di trovare una maggioranza all’interno del Cda: da una parte i canali di Stato, le radio del gruppo Espresso (Deejay, Capital, M2O), Radio 24 del Sole 24 Ore e R101 che fa capo a Mondadori. Dall’altra gli altri grandi network come Rtl, Rds, il gruppo Finelco (105, Monte Carlo, Virgin) e Kiss Kiss e Radio Italia che, per superare l’impasse, hanno chiesto di tornare alle interviste telefoniche.»
Come dimostra il caso dell'americana Arbitron, che ha rivoluzionato il suo sistema di rilevamento dell'audience negli USA con l'adozione di strumenti di misura ad alta tecnologia (o comunque più alta dei tradizionali diari o delle telefonate a campione), un percorso alternativo è possibile, anche se inizialmente può avere effetti devastanti su quelle che sono le percezioni convenzionali, le rendite di posizione dell'ascolto. In molti mercati metropolitani USA, il Personal meter di Arbitron ha stravolto completamente classifiche date per scontate da anni.
Con Audiradio bloccata, anche in Italia c'è chi cerca una soluzione tecnologica per uscire dallo stallo. Il caso più discusso in questi mesi è stato quello di EMM di GFK Eurisko, un meter personale in grado di analizzare le tracce audio delle emittenti ascoltate e classificare le stazioni ascoltate. Ma non tutti concordano sull'efficacia di questo strumento, che a differenza del Personal meter effettua il riconoscimento dei flussi audio normali, senza che su questi flussi (come invece accade nella tecnologia Arbitron) siano sovrapposti dei marcatori non udibili che facilitano l'identificazione. Ovviamente le stazioni radio devono dare il loro consenso per trasmettere questi marcatori e il sistema di rilevamento diventa più complicato perché prima bisogna mettere tutti d'accordo. Tra i protagonisti del settore, Finelco controlla un istituto, NCP Ricerche, che viene utilizzato per rilevamenti interni, ma viene ovviamente considerato di parte. A quanto è dato di sapere, anche Audiradio punta a un grande ritorno nel 2012, con l'adozione di un sistema di rilevamento tecnologico di cui però non si conoscono dettagli (con segnali di marcatura? senza?). L'unica via d'uscita praticabile sembra passare per Audiradio, la sola istituzione che può puntare a un ampio riconoscimento da parte degli operatori del mercato, siano essi editori o investitori pubblicitari. Ma bisogna fare presto.
Nel frattempo, proprio dal fronte Arbitron arrivano i primi dettagli del progetto "Leapfrog", che dovrebbe potenziare ulteriormente la capacità di rilevamento dell'audience radiofonica USA attraverso un approccio ibrido che mescola strumenti tradizionali come i diari e le nuove tecnologie, non necessariamente limitate ai meter. Qualche settimana fa Brad Feldhaus di Arbitron ha tenuto un seminario Web per parlare di Leapfrog, un sistema che dovrebbe andare a coprire le necessità di rilevamento nei mercati attualmente non serviti dal Personal People Meter. E' un progetto molto interessante che forse varrebbe la pena studiare anche qui in Italia perché riprende il concetto del diario dell'ascoltatore immergendolo in un contesto in cui i formulari cartacei sono sostituiti da applicazioni Web e per smartphone. La registrazione elettronica dei dati garantirebbe vantaggi come una maggiore ampiezza dei campioni (per un rilevamento più fine) e una maggiore precisione e ricchezza delle informazioni raccolte, ma Arbitron sta ancora studiando come calcolare le differenze che emergono, vuoi rispetto ai dati generati dai diari tradizionali, vuoi a sistemi passivi e di lungo termine come il meter. Si tratta in ogni caso di esperimenti che dimostrano come la misurazione dell'audience non deve cambiare in modo radicale, senza per questo rinunciare all'uso di tecnologie più moderne. Se anche noi abbiamo a cuore l'economia della radio dovremmo smetterla con i litigi tra galletti (sempre più magri) del pollaio e metterci piuttosto a ragionare su come farli ingrassare.

Time to follow the audience to web and mobile – Arbitron shares “Project Leapfrog.”

Arbitron’s Brad Feldhaus tells yesterday’s webinar that after listening to clients in the 250 or so diary-rated markets, “It was apparent to us that incremental changes were only going to take us so far...we wanted to try a completely new approach." Arbitron had previously experimented with (and didn’t adopt) an online “eDiary” and has tried other approaches to at least supplement the diary. But "Leapfrog" is on a whole different scale, shifting the default reporting mechanism from paper diary to website and smart phone. (Paper diaries will still be available to those who prefer them.) The fieldwork began last June with a “Pilot Phase I”, then advanced to a “pre-test” last month. Neither those trials nor the first large-scale field test, beginning in late May, are dealing with ratings yet – they’re exploring methods of reaching people in more efficient ways. The four goals are

#1, Higher sample sizes (which should reduce the book-to-book “bounce”).

#2, Improved representation of the market's full population.

#3, Web/mobile data collection ("more relevant to web-savvy younger adults"). And

#4, going to "100% address-based sample frame", which ought to improve the inclusion of cell phone-dependent households.

Project Leapfrog may produce better reach.

Registration rates (something like the diary's consent rates) are better than expected. So is the representativeness of the sample, in terms of mirroring the local population. 18-34's seem to like it, and they’re better represented so far. Brad Feldhaus and fellow Arbitron exec Bill Rose say the results of the very limited testing are encouraging. A myriad of questions remain, such as whether listening levels are different when survey participants report their listening via website or smartphone, versus the diary. Don’t confuse this electronic collection of data with Arbitron’s PPM technology, where long-term panel members keep a special device with them all the time. The web/mobile replacement for the diary would still involve participants for just a single week, and they'd need to actually log their listening. (As opposed to the “passive” PPM.) This continuing “Leapfrog” experiment has the blessing of the Radio Advisory Council. Kudos to the company for opening up at this stage, about something that’s still a work in progress.

18 aprile 2011

Pubblicità radiofonica, un asset trascurato

I dati Nielsen sul valore del mercato pubblicitario italiano dei primi due mesi del 2011, resi noti oggi, dimostrano ancora una volta che la fetta minoritaria di questo mercato corrispondente agli spot radiofonici (sommati e alla cosiddetta "extratabellare" rappresentata dagli annunci dei programmi sponsorizzati) è, insieme al mezzo Internet e al "direct mail", l'unica in crescita. Una crescita esile - l'uno percento nel primo bimestre - ma pur sempre positiva a fronte di una carta stampata che perde il 7,4% rispetto ai primi due mesi del 2010. Nel complesso la radio passa a 58,5 milioni contro i 57,9 di gennaio-febbraio 2010. Su questo bilancio parziale pesa l'1,8% in più delle pubblicità tabellare ma anche una contrazione di 12 punti per le sponsorizzazioni, che valgono circa il 6% della torta pubblicitaria radiofonica, probabile sintomo delle carenze di personalità di spicco e programmi molto seguiti. Al primo posto della classifica bimestrale Nielsen resta la televisione che con 730 milioni e rotti perde un mezzo punto percentuale rispetto all'analogo periodo 2010, con buona pace delle considerazioni ottimistiche che vengono fatte dal padrone del mercato. Molti i settori industriali che hanno investito meno in spot televisivi, quello bancario-assicurativo in testa.
La crescita del valore pubblicitario della radio mi spinge ovviamente a fare qualche considerazione sul marasma che ha investito lo scorso anno l'indagine Audiradio e la mancanza di un dato preciso e attendibile sui gusti degli ascoltatori. La mia sensazione è che il progetto Audiradio - di cui si attende un difficile rilancio - sia crollato sotto il peso di una incapacità di fondo: quella di raggiungere un compromesso virtuoso tra gli operatori del settore in favore di una metodologia di rilevamento dell'audience moderna e imparziale. Al contrario della televisione, dove il duopolio (ma chiamiamolo pure monopolio dato che di questo si tratta) rende facilissimo il pieno accordo sulla "validità" di Auditel nonostante tutto ciò che è stato detto in passato sulla reale attendibilità di questa indagine, la radio è un mercato molto più pluralistico. Ovviamente è un fatto positivo. Peccato però che il pluralismo, in Italia, sia anche un fatto talmente eccezionale che non lo sappiamo gestire. Audiradio è fallita semplicemente perché a un certo punto le sue componenti, forse proprio per l'aumento della posta economica in gioco hanno cominciato ad avere qualche difficoltà ad accettare una premessa del tutto scontata: se costruisci una classifica è inevitabile che ci sia una prima posizione seguita da tutte le altre. Se come editore sei intimamente convinto di essere il comunque "er mejo fico der bigoncio", che partecipi a fare?
In mezzo al marasma è però spuntato un marchio non proprio sconosciuto, Eurisko GFK, che dopo aver sperimentato per un paio d'anni il suo Eurisko Media Monitor, l'indagine sui consumi multimediali degli italiani, ha scelto i primi mesi del 2011 per lanciare ufficialmente il prodotto. I risultati ottenuti ribaltano completamente molti dei "faits accomplis" di Audiradio e il fracasso seguito all'uscita di alcuni articoli su Pubblicità Italia e Italia Oggi la dicono lunga sulla serenità con cui gli editori radiofonici nostrani possono accogliere certi strumenti di ricerca, specie se come EMM sono basati su tecnologie di metering obiettive, non su "panel" o "diari" perennemente condizionati dalla qualità del campione e dei metodi di raccolta. Guardate come funziona il meter multimediale Eurisko, molto somigliante al personal meter utilizzato negli USA, in questa presentazione del 2006 scovata sul sito di Eurisko GFK in Belgio. La cosa che fa più rabbia è che la presentazione è di Andrea Mezzasalma, che nello stesso anno lasciò Eurisko GFK per TNS e dal 2009 è Head of Audience Research and Insights per Sky Italia, non capisco perché con persone così competenti a disposizione sulla piazza interna, il rilevamento dei media debba essere quell'anatra zoppa che è.
Sono in attesa di intervistare Eurisko GFK a proposito di Media Monitor e spero di potervi dire di più, soprattutto sulle prospettive di questo nuovo sistema.

12 novembre 2009

Radio online USA, fanno discutere i rilevamenti di Ando

Nei giorni scorsi negli Stati Uniti Ando Media, la Arbitron della radio online, la società cioè che misura il successo delle emittenti su Web (incluse quelle che appartengono alla Katz Online Network, la più estesa del paese), ha convocato un "webinar", una conferenza stampa su Internet, per commentare la pubblicazione dei dati di ascolto da maggio a settembre. Ci sono state parecchie discussioni nel settore perché questi rilevamenti introducono, come era prevedibile, nuove metriche basate (come dice il commento di Taylor-on-Radio) sul censimento piuttosto che sul campione di ascoltatori. Non c'è niente da fare, conclude Taylor, la radio online è un'altra cosa e sta velocemente maturando. Lo dice chiaramente il consulente scrivendo che la radio online "avverte la sua adolescenza e vuole rompere i legami" con la radio tradizionale. Per questo dovremo abituarci - gli inserzionisti pubblicitari in testa - a metriche come le "session start", il numero di stream di almeno un minuto attivati in un dato arco di tempo, o le Average Active Sessions nell'intervallo di tempo. Tutti dati che possono essere misurati con precisione, alla fonte, e non vengono proiettati statisticamente sulla base del presunto comportamento degli ascoltatori. I numeri di Ando Media sono, di fatto, molto più oggettivi, e non deve certo stupire se le reazioni negative davanti alle sue classifiche vengono proprio da aziende di "ad placement" come TargetSpot. E' il bello della pubblicità su Internet, bellezza. Per leggere il report di Ando Media cliccate qui. Interessante osservare che i rilevamenti includono anche i canali di Pandora.

Ando Media – apologies, but no mea culpas.

Patrick Reynolds of the online measurement service tells yesterday’s hastily-called webinar “if we’ve created confusion” by adding new metrics such as “Session Starts” - “I apologize. That wasn’t our intention.” But he’s not saying they screwed up with the new-look online ratings that were issued last Friday. He’s dealing with some upset “publishers” of content and clients, including TargetSpot. That large ad-placement company came on board with Ando in April. But it asked not to be included in last Friday’s release of data from May through September. (At least that’s the clear inference from Reynolds’ answer during the Q&A – “The customer has to give permission” for their data to be included.) I told you in yesterday’s T-R-I that Triton-owned Ando Media was moving swiftly to address the gripes, and Reynolds says overall, the feedback’s been more positive than negative. Give him credit for going solo and live during a 45-minute webinar during which he addressed some pretty tough questions. He even gave out his cell phone number, and says Ando will begin holding regular conference calls and will keep talking with customers, whether at a “brown-bag lunch” with an agency or on a webinar. So what’s all the fuss about?
Senior VP Patrick Reynolds says the traditional-looking Average Quarter Hour (AQH) and cume figures “still exist” - but “we’re adding some new metrics that we think are more meaningful in a digital world.” Such as “Session Starts” (defined as “the number of streams of one minute or more that are started in a time period”). “Average Active Sessions.” And “ATSL”, or Average Time Spent Listening. Those are the metrics that Ando Media used for its controversial May-September numbers (see them here.) And they’re the categories it intends to continue highlighting with the upcoming October Webcast Metrics and beyond, because – Online radio is feeling its adolescence and starting to break away from the terrestrial radio way of thinking about its consumption and its measurement. That’s really the underlying story with Ando – there’s a new paradigm for the growing universe of online radio. (Ando’s Patrick Reynolds says that some 8,000 streams are part of his world.) Traditional AM/FM radio and this newer digital offshoot are different in a lot of ways, and that’s what Reynolds keeps coming back to. Ando’s measuring the listening using what researchers call a “census-based” methodology as opposed to “panel-based.” Ando is getting actual usage data from its customers. There are bugs to be worked out (somebody muting a stream at work or leaving the computer unattended). But Reynolds says the census-based approach provides “objective measurement, no sampling errors, no audience bias, real time measurement.” They don’t yet know a lot about individual listeners, compared to a diary keeper. They don’t have a complete handle on “uniques”, since more than one person might be using the same computer or mobile device. But that’s coming. So is ethnic-identified measurement. And station-specific ratings (“very, very soon”). So Ando’s forging ahead, despite the pushback, because they think it’s where online radio needs to go.


17 settembre 2009

Pubblicità radio, secondo King una horror story

Non sono un cultore del re dell'horror (ammetto, è un po' riduttivo come confinamento in un genere letterario che forse sta stretto a un grande autore) Stephen King. Ma forse rivelerò a qualcuno dei suoi fan un particolare curioso che io ignoravo completamente: insieme a sua moglie Tabitha, King controlla tre stazioni radio, a Bangor, nello stato del Maine. Si tratta di una rock station, WKIT e di WZON, AM e FM, che trasmettono un formato sports talk.
Come riferisce oggi la newsletter Ross on Radio, King è intervenuto sull'ultimo numero di Entertainment Weekly per lamentare la triste condizione in cui versa il mercato pubblicitario per le radio musicali negli USA. Lo scrittore dice che gli incassi per la pubblicità sono, letteralmente, "nel cesso", che l'unico a guadagnare oggi alla radio è il machismo politico di destra alla Rush Limbaugh. E si interroga anche su che cosa potrà mai prendere il posto della rock and roll radio una volta che saranno tutte strangolate dalla mancanza di fondi. Ci saranno ancora personaggi come Carroll James, della stazione WWDC, il leggendario dj (morto nel 1997 a 60 anni) che per primo fece ascoltare I want to hold your hand agli americani?
What's going to replace rock & roll radio?

I can personally testify that it's on life support, because I own a rock station (WKIT in Bangor, Maine) and I see the balance sheets. If I may wax vulgar, ad revenues are in the pooper. And this is true whatever the rock format: pop, oldies, heavy metal, middle-of-the-road (which I think of as Doobie Brothers Radio). Right now the only real radio rent-payers are right-wing ratchet-jaws like El Rushbo. If there's no rock & roll radio, who's going to find the great new artists to make the little girls scream? Where are the DJs like COusin Brucie...or Carroll James of WWDC, who is credited with playing "I Want to Hold Your Hand" first in America? How culturally important are the gabbling "personalities" who make prank calls and own morning drive-time? Let's put it this way: As far as I'm concerned, you can take Opie and Anthony and shove 'em where the sun doesn't shine.
E' così drammatica la situazione? Beh, sì, non è certo allegra. Un'altra newsletter di oggi, Taylor on Radio, afferma che nella prima metà del 2009 radio e quotidiani mostrano la stessa, identica percentuale di calo di introiti pubblicitari (dati TNS Media Intelligence), il 24% e rotti. La TV perde negli USA "appena" il 10%. Il Los Angeles Times ironizza sul fatto che ormai sui grandi media non investono più nemmeno i protagonisti del mercato dei media. Il big spender Procter&Gamble ha tagliato di un quinto la sua spesa, oggi al top delle inserzioni acquistate troviamo l'operatore telefonico Verizon. E considerando che la telefonia non è propriamente in ottima salute...

Radio revenue dropped as much as newspaper did in the first half of 2009 – and that’s bad.

TNS Media Intelligence says newspaper ad spending fell 24.2% - and radio slid 24.6%. That’s bad company to be in. TV spending was down 10%, if you bundle in local, network and syndication. Magazine spending was down 21% but still not down as much as radio. Billboards and outdoor dropped more than 15%. So radio, by an estimated 0.4% was literally the medium with the largest percentage drop, year-over-year. The only media to gain were Internet display ads (+6.5%) and those newspaper-delivered FSI’s (free standing inserts), ahead 4.6%. TNS finds that if you jumble up all the revenue, U.S. ad spending for January through June fell 14.3% to about $61 billion. The L.A. Times reports the irony that “even big media isn’t spending as much on big media.” Disney, News Corp. and Time Warner all pulled back their own advertising. Top national advertiser now? It’s no longer Procter & Gamble, which slashed spending 20%. It’s Verizon, which invested $1.9 billion in advertising in the first half of 2009.
Su Prima Comunicazione online ho letto i dati pubblicitari Nielsen relativi al mercato pubblicitario italiano. Qui la radio non perde come i giornali (sarebbe impossibile perdere come i giornali), ma un po' meno. Rispetto a un 21% perso dalla stampa quotidiana non free (i giornaletti gratuiti perdono quasi il 28%, i periodici a pagamento il 29%), da noi radio e tv sono più o meno alla pari, la contrazione è del 16,6%. Contro quasi 300 milioni incassati dalla radio nei primi sette mesi del 2008, quest'anno sono entrati poco meno di 250 milioni. Internet ha incassato 340 milioni e sta chiaramente inseguendo i periodici cartacei, crollati da 709 a 502 milioni di incasso nel periodo. E' una fortuna che le affissioni perdano il 27%, perché la radio presto potrebbe valere quei magri 100 milioni accumulati dai cartelloni sui muri delle città. Sono cifre che, anche fatta la tara della popolazione, impallidiscono rispetto ai 61 miliardi di dollari fatturati nei primi sei mesi dell'anno dalla pubblicità americana. In America i proprietari delle stazioni hanno gli incubi anche se non si chiamano Stephen King. Mi chiedo che cosa dovrebbero fare qui.

20 luglio 2009

Google chiude e cede tutte le attività radiofoniche

Non succede tutti i giorni che i colossi del software vendano dei loro pezzi (magari dopo averli acquisiti con l'obiettivo dei farci dei soldi). Ma per il business della pubblicità radiofonica, che avrebbe dovuto gettare un ponte tra AdSense e gli spot audio sulle stazioni affialiate, Google non ha avuto fiuto. Dopo aver annunciato mesi fa la chiusura della divisione Google Radio, arriva l'annuncio della cessione di tutte le proprietà, inclusi i software Google Radio Automation, SS32 e Maestro, alla società WideOrbit, fondata dieci anni fa. WideOrbit gestisce un portafoglio di annunci radiotelevisivi via etere e cavo di 10 miliardi di dollari e dispone anch'essa di una offerta di programmi software, incluso un programma di workflow per la gestione della pubblicità via radio.
Ecco il commento apparso su PaidContent:
Google Radio’s Assets Being Bought by WideOrbit

For a change, Google is selling off something: Google Radio, its online radio ad buying service which didn’t gain traction in the market and closed down earlier this year, is being sold to online ad and media management software firm WideOrbit. The SF-based start up, which has raised $40 million in funding till date, will be buying specific assets from Google, including Google Radio Automation, SS32, and Maestro. The transaction is yet to close but will soon, the company says. The employees of Google Radio will also move over to WideOrbit.
The last time Google sold something off as opposed to buying, it was Performics, the search marketing division of DoubleClick, to Publicis Groupe.
Before closing Google Radio, the search giant also closed down its newspaper ad efforts, as the economic downturn and lukewarm reception led it to rethink its portfolio of services. Since it closed down the radio ad service, a number of companies cropped up claiming they would be able to support existing Google Radio clients, but WideOrbit said in an e-mail that without access to the underlying source code, development team or development plans, no other company would be able to provide the support except WideOrbit, when the deal closes.
WideOrbit, founded in 1999, claims to help manage about $10 billion in online ads from about 1300 TV stations, radio stations, and cable networks, as well as managing advertising for movie theaters, mobile devices, and digital display networks, and has clients such as NBC, Telemundo, Hearst Television, and Gannett, among others. It already has a radio software product.

26 maggio 2009

Radio Vaticana, nuntio vobis spot magnum...

Prima Comunicazione ha appena comunicato i dati relativi alla raccolta pubblicitaria radiofonica in Italia e i dati non sono ottimi, con una contrazione del 17% in aprile rispetto allo stesso mese del 2008, anche se i trend segnalano uno stop all'emorragia. «L’andamento progressivo del periodo gennaio-aprile 2009 rispetto all’uguale periodo del 2008 ha segnato un calo del -19%, con un volume totale di Euro 108.485.000,» scrive Prima. «Il singolo mese di aprile 2009 confrontato con aprile 2008, ha registrato una diminuzione di fatturato del -17%. I valori di fatturato suddetti sono nettissimi (al netto anche dello sconto d’agenzia). Per Alessandro Buda Presidente di FCP-Assoradio, il valore di aprile deve essere unito a quello di marzo, valutando l’andamento bimestrale (la settimana pasquale è stata in marzo nel 2008 e in aprile nel 2009), il secondo bimestre riduce il trend negativo del primo, confermando il miglioramento degli investimenti sul mezzo radio.»
Intanto però dal Vaticano arriva il clamoroso annuncio dell'apertura di Radio Vaticana - un po' in crisi di ossigeno evidentemente - alle inserzioni pubblicitarie. Il canale One-O-Five Live, che è presente anche su Internet oltre che in FM e DAB, comincerà a trasmettere gli spot in cinque lingue di Enel. La concessionaria dell'emittente è la società Mab.q. Ecco la notizia apparsa oggi su Repubblica.

Radio Vaticana in rosso
La Santa Sede apre agli spot

Le réclame saranno trasmesse in cinque lingue diverse. Per il direttore della radio il cambiamento in linea con la trasformazione del network.
Dopo il sito novità in arrivo anche per la radio della Santa Sede.

CITTA' DEL VATICANO - E adesso consigli per gli acquisti. Questo gli ascoltatori di Radio Vaticana non lo avevano ancora sentito, almeno fino ad ora. Già perché a causa dei conti in rosso, l'emittente radiofonica della Santa Sede ha preso una decisione storica: aprire agli inserzionisti pubblicitari. Ad annunciarlo è stato il suo direttore, padre Federico Lombardi, nel corso di una conferenza stampa.
"Il primo cambiamento piuttosto evidente - ha detto Padre Lombardi - è il fatto che su Roma in Fm, sull'Italia in Dab e per tutto il mondo via Internet, vi è adesso un canale di trasmissione della Radio Vaticana: One-o-five-live, un canale radio che trasmette 24 ore su 24. Questa programmazione, con un pubblico anche sempre più stabile, è naturalmente un ambiente in cui la pubblicità si inserisce con più pertinenza, con più logica - ha concluso.
Il primo cliente sarà l'Enel, che trasmetterà il primo spot in cinque lingue dall'8 luglio fino a fine settembre. "Siamo orgogliosi di essere stati scelti come primo inserzionista per una radio che è fra le più diffuse al mondo - ha detto il presidente dell'Enel Piero Gnudi. "Questo ci consente di trasmettere, comunicare, far conoscere i nostri progetti in tutto il mondo".
Alla Mabq di Egidio Maggioni spetta invece il compito di occuparsi della raccolta pubblicitaria. "Il nostro lavoro - ha detto Maggioni - sarà quello di cercare inserzionisti offrendo uno strumento particolare che non è mai esistito sinora sul mercato pubblicitario, con tutti i 'paletti' del caso. E' evidente che non tutte le aziende possono avere la caratteristica, anche merceologica, di comparire con degli spot sulla Radio Vaticana. Faremo dunque un lavoro di preselezione e poi di proposta alla Radio di eventuali clienti - ha concluso il presidente della Mabq.

24 maggio 2009

Pubblicità online, i rischi del behavioural targeting

Behavioural targeting, indirizzamento comportamentale. Si chiama così il marketing su Internet che riesce a indirizzare la comunicazione pubblicitaria in modo molto preciso analizzando il comportamento online del navigatore. Una tecnica di analisi si basa sulle tracce che i siti Web lasciano sui nostri browser, ma ci sono tecnologie ancora più sottili che comportano uno studio approfondito dei pacchetti che transitano per i server degli internet Service Provider: la "deep packet inspection". Più a fondo si va con l'indirizzamento comportamentale e più questioni si sollevano in relazione alla nostra privacy, al diritto che ciascuno ha di essere lasciato in pace dalla pubblicità e di non dover diffondere informazioni troppo sensibili.
E' molto bello il contributo che Seetha Kumar ha pubblicato sul BBC Internet blog proprio a proposito di behavioural targeting. La Kumar cita un servizio di deep packet inspection molto controverso in Europa, Phorm, che potrebbe essere sperimentato in Gran Bretagna. La BBC come broadcaster non può utilizzare queste tecniche perché sui suoi siti non vengono pubblicati banner, ma il suo braccio commerciale internazionale BBC Worldwide, che commercializza all'estero i prodotti televisivi della Beeb e gestisce alcuni siti Web tematici, come TopGear,(dedicato al mondo dei motori), si serve delle soluzioni di marketing online di una azienda chiamata Audience Science. Il testo della Kumar è molto esauriente ma sul suo post originale trovate anche tutti i suoi link.
BBC Online and behavioural targeting

Seetha Kumar
Friday, 15 May 2009

I am fortunate in being surrounded by people for whom creative technology is intuitive, exhilarating and extraordinarily vivid. A connected world is the world we help shape.
However for those for whom the internet feels like alien territory, anxieties around issues such as safety, security and privacy can stand in the way of making the most of what the web has to offer.
These concerns are real. Our public service ethos acts as a powerful motivator: we want to provide a safe environment within which people can enjoy our offer.
Recently, there have been a lot of column inches on the use of so-called 'behavioural targeting' - the delivery of adverts to audiences based on their internet activity. Phorm's behavioural targeting service, for instance, has received particularly widespread coverage.
I thought it worth sharing my thoughts. First, a recap on the main ways in which behavioural targeting works.
First-party targeting is where user behaviour is tracked by means of a cookie on a specific website. The data is kept by the website owner (or its contracted company), and targeted ads are served up whilst you're using the site. In a "network" advertising model a number of sites contract with each other to share the data about user journeys across a specified network of sites. The website's privacy policy should tell you how to opt out if you do not want your user journey site used in this way.
Of course, UK users are not served up ads on bbc.co.uk. We are a public service offering - funded by the licence fee. However, we do use cookies in order to provide users with a more customised service. But, you as the user are in control - you have the option of setting your device to accept all cookies, to alert you when a cookie is issued or to opt out - i.e. not to receive cookies at any time. If you want to know more, check Section 13 of our Privacy Policy for more information on our use of cookies.
A commercial company cannot provide good free content on the web without relying on advertising revenues. In which case, the better targeted the marketing - the more sales that are generated. I believe bbc.co.uk thrives by being part of a bigger competitive landscape of amazing content providers - mostly funded by advertising.
Our commercial arm, BBC Worldwide, uses first-party targeting technology on its UK sites - such as topgear.com - and the international facing, advertising funded website at bbc.com, through a company called Audience Science. On our Privacy Policy we include a link for international users explaining more about the technology used and how to opt out of it. (You will find it at the top right hand corner of the privacy page). In a nutshell, Audience Science places a cookie that tracks the pages visited by international users of bbc.com, forms a profile based on that activity, and serves up adverts based on that profile.
Ads can be specifically targeted to users falling within specific "segments" - and there is a user benefit in that. It can also generate revenues that can be reinvested into supporting our public service remit of creating useful propositions for our audiences, as well as new ways of delivering them. Naturally, as a user, you have the choice to opt out.
Then, there is a further type of targeted marketing - ISP based behavioural targeted advertising (such as Phorm) - which is different. Targeted marketing here works by putting their technology into the ISPs networks. They intercept all users' browsing activity using 'deep-packet inspection', putting each user into a 'bucket' that broadly and anonymously categorises them, and serves them ads based on which "bucket" they are in. Whilst this enhances the quality of the targeting (as it covers a broader range of sites) it is also more invasive than first-person or network targeting as it collects the user's entire web activity.
My understanding is that Phorm is not currently deployed on a UK ISP, though it has been trialled. So the jury is still out.
Some principles remain true. They are quite simple - the privacy of our user and the code we follow as a public service broadcaster. This means it is not appropriate for third parties to use the data profiles of the users of BBC services for commercial gain.
Your ISP should always give you the choice of opting into their use of this type of behavioural targeted advertising. This has been laid down by the Information Commissioner's Office (ICO) last year. As it's your ISP who decides whether or not to use this type of technology, it is worth knowing that there are steps you can take. In the case of Phorm, in particular, you can also opt out via their website.
Deep packet inspection is a big issue in Europe. So is the allied topic of users being in the driving seat and being able to give informed consent. The European Commission issued an action about a month ago against the UK Government querying whether the law here goes far enough to protect users.
We are watching this space closely and waiting for details of the Government's response, which is due around mid June.
I am keen to hear your thoughts. There's more coverage of the subject in the links below if you are after further information.

22 maggio 2009

Il marketing nell'era dell'ipercomunicazione

Il 17 giugno gli amici della School of Management del Politecnico di Milano organizzano in convegno dedicato alla pubblicità "nell'era della ipercomunicazione e dell'interazione". Il convegno, "La pubblicità è servita" vedrà la partecipazione di un esperto in marketing di levatura mondiale, Philip Kotler.
E' buffo perché la notizia di questo convegno mi è arrivata dopo l'istruttiva lettura della newsletter Taylor on radio-info, dove ieri si dava conto di una conferenza americana, BIA Winning Media Strategies, che a Washington DC sta appunto discutendo la situazione della pubblicità in questa epoca di forte confronto (e crisi) tra media tradizionali e Internet. Vi riporto qui gli appunti su alcuni interventi che mettono in evidenza aspetti come la grande sopravvalutazione del mezzo televisivo e la capacità di Internet di attrarre numerosi piccoli flussi di investimenti pubblicitari che le aziende su scala locale cominciano a gestire in proprio e che sfuggono completamente al controllo da parte delle agenzie e dei media che prima fungevano da collettori.
Negli Stati Uniti ormai si passano più ore settimanali davanti a Internet, posta elettronica e persino radio, che davanti alla tv. Eppure, sottolinea Taylor citando una statistica proiettata alla conferena, i grandi investitori pubblicitari allocano le loro risorse sulla televisione. C'è poi il piccolo caso raccontato da un società di consulenza, la McVay NewMedia, di una catena di pizzerie bio di New Orleans, "Naked Pizza" (Pizza Nuda, ma niente di sconveniente) che ha concentrato la sua strategia di marketing su Twitter, dove ha accumulato tremila "followers". Ora il 15% del suo fatturato giornaliero deriva dal passaparola su Twitter e dalle promozioni lanciate sulla piattaforma di microblogging, dal buono sconto alla maglietta omaggio. Perché si chiedono quelli della McVay, la radio integrata con Internet non dovrebbe intercettare una parte di queste attività di marketing, rilanciarle renderle ancora più pervasive? Perché un mezzo di comunicazione che ne ha viste tante, che ha resistito brillantemente alla carica della televisione ora non riesce ad aggiornarsi? Secondo gli esperti americani le stazioni radio di maggior successo sono ormai quelle che non fanno affidamento solo sul loro sito Web, con il dominio associato alle call letters, la sigla identificativa. Sono piuttosto quelle che si inventano nuove cose, che costruiscono un brand riconoscibile? Il business locale ha bisogno di media locali per rendersi visibile e la radio - negli USA, ma non soltanto negli USA - potrebbe diventare un nodo fondamentale perché da sempre sa coniugare i due aspetti della radice locale e della dimensione estesa, che travalica ogni confine. Con Internet, le infrastrutture telefoniche cellulari e tutti gli strumenti della "iper" e "crossmedialità" si possono inventare molte cose e probabilmente alcune di queste cose funzionerebbero.
Two panelists at this mid-afternoon session of the BIA Winning Media Strategies conference – Professor Martin Block of Northwestern’s Medill School, and Arbitron’s Pierre Bouvard. Block is an expert in areas like media planning – which has morphed from the traditional “outbound, marketer-controlled” model where “optimization” of the buy “reigned supreme”, to something far more complex and consumer-driven. How has the world changed? Consider just one chart – Participants in the BigResearch CIA (Consumer Intentions and Actions) study say they spend 131.3 minutes a day on email (astounding). 129.6 minutes a day with TV. 127.5 minutes a day with the Internet. And 93.5 minutes a day with radio. Block says “radio usage has been creeping up”, if you include satellite and web radio. He features a couple of slides about a recent TNS study that should’ve gotten much more attention – 53.6% of the budget spent by the top 7 automotive brands in 2007 went to TV. Radio settled for less than 8%. But if you map the media usage, TV was “over-allocated”, with a “substantial underinvestment in Internet and radio.” At that point, BIA’s Rick Ducey said “Boy, radio looks pretty interesting…” That segued nicely into Arbitron’s Pierre Bouvard, who summarized very efficiently the latest Edison-Arbitron study, which shows this was the year “video popped, like the Internet popped in 1999.” 77% of those in the study say they continue to listen to radio as much as or more than before. Bouvard says people who listen to online radio “are voracious radio consumers” who spend 35% more time than the average with terrestrial radio. He reports that “I’m seeing nothing in the data that AM/FM is being eroded”, even while there’s “a big uptick in online radio.”
McVay New Media’s Daniel Anstandig asks a helluva question after opening with a story about New Orleans’ “Naked Pizza” chain. They use Twitter as their main marketing tool, even putting “Twitter” first on the sign outside their store. And now – Anstandig says “up to 15% of their daily business is coming from Twitter. They figured out how to do [local] digital marketing on their own.” So here’s Daniel’s question – “How many other local advertisers are going to figure out how to market their business online, before we [in the media] figure out how to help them?” Researcher Gordon Borrell picks up more trends, and says of local online, “47.6% of the revenue is going to 'unaffiliated', meaning not TV, radio newspaper – pureplay, out-of-market” media. But Borrell says “there’s a high churn rate, and [the business] is falling back into the hands of newspaper, TV, radio.” But radio’s got serious, serious catching up to do. The stations that are really out-performing are those that “aren’t relying on their ‘call-letter.com’ sites. They’re branching out. They have new brands, and those brands are lifting them above” the traditional reach. He says these high-performers are attacking “Yellow Pages, classifieds and direct mail customers.” He drops an amazing statistic, just published by Borrell Associates – “Direct mail did $49 billion last year.” Remember that radio’s now fallen below $20 billion, and Internet’s around $24.5 billion. Gordon says “Direct mail is ready for an incredible fall…half of direct mail is never read.” His key questions dovetail with some of the “five key factors to building a profitable business” laid out by fellow panelist Ray Mena of Emmis Interactive. Borrell asks “What business are you in? Does your company have a vision” for new media? Mena’s first point – “Is this a business or a hobby?”.

13 maggio 2009

La radio, unico fallimento di Google (e di Paul Allen)

Davvero magnifica la storia che Jessica Vascellaro del Wall Street Journal ha pubblicato per raccontare le sfortune di Google nei suoi tentativi di conquista dei mercati pubblicitari extra-Web. A fine mese il motore di ricerca chiuderà definitivamente i battenti sui suoi progetti che puntavano a meccanismi di vendita di spot radiofonici basati sugli stessi algoritmi della pubblicità associata alle parole chiave. L'avventura era iniziata nel 2006 con l'acquisizione di una piccola società di brokeraggio, ma non aveva mai convinto nessuno. Anche analoghi progetti per la vendita di pubblicità sui giornali sono stati accantonati e Google mantiene solo una presenza, anch'essa sperimentale, nel campo della vendita di spot televisivi. Secondo il Ceo di Google Eric Schmidt, riferisce la Vascellaro, i trucchi del re degli algoritmi non hanno funzionato perché al contrario del Web, la radio non consente di misurare l'efficacia dell'annuncio pubblicitario trasmesso. Ma il peccato originale di Google è quello di aver pensato che i suoi server potessero rimpiazzare completamente il fattore umano. Oggi la pubblicità su Internet in America vale 23 miliardi di dollari, è al terzo posto dopo giornali e televisione locale. La radio ne vale 17.


TECHNOLOGY - MAY 13, 2009
Radio Tunes Out Google in Rare Miss for Web Titan
By JESSICA E. VASCELLARO

Google Inc.'s foray into selling radio ads was supposed to show how its online-advertising brainpower could revolutionize an old-fashioned people business.

The company teamed up with Chad and Ryan Steelberg, brothers who were sharp dressers and wore deep Southern California tans. They had a technology for transmitting, scheduling and tracking radio ads. "Google is going to conquer radio," boasted the exuberant Chad in 2006.
Instead, radio tripped up Google. The company is pulling the plug on its attempt to automate radio-ad sales on May 31, exposing how far Google is from its goal of grabbing a big chunk of the multibillion-dollar business of off-line ad sales.
A look at what went wrong shows that Google misjudged the capacity of its technology to work beyond the Web, and underestimated the human side of the business. Radio stations refused to turn over airtime to a computer algorithm that set prices far lower than their own rates. Big advertisers steered clear.
The radio venture was relatively small for Google, and the company remains an overwhelming success in the ad game: It sells about one-third of all online ads in the U.S., by dollar amount. But its rare flop in radio has larger implications. Google has been on a mission to extend its wildly successful model for selling ads linked to Internet searches to traditional media such as print and TV. Now it is beating a partial retreat. This year, it also shut its newspaper ad-sales effort. Its remaining toehold in traditional media is an effort to sell TV ads.
(continua)


Del resto Google non è il solo multimiliardario del Web a ricevere delusioni dall'industria radiofonica. Anche Paul Allen, ex socio di Bill Gates in Microsoft e attivo investitore, ha recentemente ceduto molte delle stazioni radio rilevate in concomitanza delle sue attività economiche in campo sportivo, un settore che vede Allen proprietario di squadre di footbal e basket. Ecco quello che racconta la newsletter Taylor on Radio-Info:

Paul Allen’s selling his last radio stations, but his sports teams remain on the air there.

One of the things Larry Wilson’s new Alpha Broadcasting can bank on is an eight-year deal to carry the popular NBA Portland Trail Blazers – owned by Paul Allen. The FM will clear the NFL action of the Seattle Seahawks – also owned by Paul Allen. So not much will change for KXL and “Game” KXTG. Allen clearly loves sports (and certainly supports his native Northwest in lots of ways). Less than two years after he bought KXL and its FM, he paid $100 million for One-On-One Sports. He re-named it Sporting News Radio to complement the publication he’d acquired earlier that year, and along with One On One came some major-market O&Os. Radio hasn’t particularly worked out for Allen (worth an estimated $10.5 billion dollars from his stake in Microsoft). In the last 18 months, he’s sold the onetime O&O stations of Sporting News Radio Network, in Boston, L.A. and New York. Now he’s selling his Rose City Radio Portland combo. Radio also didn’t work out for another 21st century new media company –

20 aprile 2009

RadioTime e Ando misurano l'audience online

RadioTime e Ando Media stanno collaborando per offrire agli inserzionisti e ai broadcaster online gli strumenti per la gestione delle loro campagna attraverso una precisa misurazione dell'ascolto della radio online.
RadioTime è un catalogo di emittenti che trasmettono via Internet e la sua tecnologia si sta diffondendo in una quantità di applicativi per pc e dispositivi palmari nonché nella nuova generazione di apparecchi radiofonici con interfaccia di rete (preferibilmente Wi-Fi). Troviamo il database di RadioTime a bordo di software come WunderRadio e RadioShift Touch per iPhone, nel Radio Companion per Blackberry, nelle versioni Windows di RadioTime, ma anche in apparecchi come Sonos Music System, Logitech Squeezebox e persino in una linea di accessori software che rendono le stazioni catalogate da RadioTime accessibili anche ai non vedenti attraverso la navigazione vocale (il software si chiama SpeakOn ed è sviluppato da A-Technic). Andate a visitare la pagina dedicata a tutte queste articolazioni della piattaforma RadioTime per accedere ai siti Web dei partner.
L'interfaccia di questo catalogo è intelligente. Si possono effettuare le ricerche per località, negli Stati Uniti e nel mondo. Per ciascuna località viene visualizzata la lista di emittenti ricevibili in FM. Se effettuate una di queste ricerche per l'Italia ottente un risultato un po' confuso, perché RadioTime tradisce le sue origini americane. Per l'Italia vengono elencate una decina di città, se scelgo Roma trovo che il flusso Real Audio di RAI Radio 3 è riportato nella pagina romana come attivo sui 99,9 in FM dall'Aquila... Insomma, siamo lontani dalla perfezione, c'è parecchia strada da fare, ma intanto posso accedere direttamente da qui al flusso di Radio 3 e lo posso ascoltare se ho Real Audio installato, semplicemente aprendo la finestra del tuner di RadioTime.


Ando Media and RadioTime Facilitate the Navigation and Monetization for Internet Audio

RadioTime, Inc., a developer of technology for finding and listening to radio online, and Ando Media, a provider of solutions that empower radio stations to monetize their audiences, today announced they have partnered to provide radio broadcasters with a robust navigation utility and audience measurement statistics for the RadioTime community. This information will further enable broadcasters and listeners to engage one another online.
“The Internet is the new radio tuner, and that creates new revenue-generating opportunities for broadcasters and their advertising partners,” says Dan Halyburton, President, RadioTime. “RadioTime has made broadcasters’ programs available to listeners on their PCs, laptops, iPhones, Windows Mobile devices and an ever-growing variety of connected devices. Partnering with Ando Media will provide our broadcast partners with additional information about their online audiences' listening habits so they can create effective and strategic advertising campaigns.”
“We are excited to be working with RadioTime. As the Internet audio space explodes and IP based delivery becomes mass market there is and will be a need to organize and present stations efficiently to the listener. Our goal in this partnership is to provide the RadioTime affiliates with statistics on their audience and inventory to contribute to their bottom line,” says Paul Krasinski, EVP of Ando Media.

About Ando Media

Ando Media is the leading provider of real-time audience measurement and ads management solutions for the internet audio market. Founded in 2004, Ando Media is committed to enabling its clients to monetize their digital assets: audio, online, video and mobile.

About RadioTime

RadioTime is the leading radio tuner that powers Internet services and devices by connecting them to radio broadcast DJs, talk personalities, and sports programming. Listeners easily access free, live, local, and global radio programming through RadioTime service. Its service enhances other products and services by powering them with thousands of radio channels and programming. RadioTime, founded in 2002, is based in Dallas, Texas. More information is available at www.radiotime.com.

31 marzo 2009

USA: meno soldi dai radiospot, più tasse sulla musica

Sembra ormai assodato, almeno negli Stati Uniti, che la radio come mezzo pubblicitario vale ormai meno del Web. Uno studio di PricewaterhouseCoopers commissionato dall'Internet Advertising Bureau stabilisce che nel 2008 il fatturato pubblicitario di Internet ha raggiunto il livello recordo di 23,4 miliardi di dollari (10,6% in più sul 2007), mentre la radio non riesce neppure a sfondare quota 20 miliardi e con una contrazione del 9% si attesta su 19 miliardi e mezzo.
Non è un bel momento per affrontare con la dovuta serenità l'iter parlamentare - iniziato questo lunedì con la presentazione in Senato - della proposta di legge (il Performance Right Act) che potrebbe obbligare le stazioni radio americane a versare le royalties agli esecutori di brani musicali (e non semplicemente agli autori delle canzoni), cosa che del resto stanno già facendo le stazioni via Web. Chissà però se questo argomento può servire a lobbysti della National Association of Broadcaster. Forse il Congresso si impietosirà davanti a questa notizia e continuerà a prolungare la franchigia riservata a operatori diventati all'improvviso un po' più poveri. Non sembrano esserci molte chances a dire il vero. Proprio oggi il capo del sottocomitato Telecomunicazioni al Congresso, onorevole Rick Boucher, ha suggerito agli editori radiofonici di sedersi allo stesso tavolo dei titolari dei diritti musicali e negoziare un accordo. Le notizie che seguono vengono dalla testata telematica RadioInk.

Internet Ad Revenue At Record High In '08, Passes Radio

NEW YORK -- March 31, 2009: The Internet Advertising Bureau and PricewaterhouseCoopers report that Internet ad revenues rose by 10.6 percent in 2008, to a record-high $23.4 billion, up from $21.2 billion in 2007. That's compared to $19.5 billion in 2008 revenue for radio as reported by the RAB, down 9 percent from '07.
In the fourth quarter of 2008, Internet revenues came in at $6.1 billion, up 2.6 percent from $5.9 billion in Q4 '07 and also a record high.
"We are seeing an ongoing secular shift from traditional to online media as marketers recognize that ad dollars invested in interactive media are effective at influencing consumers and delivering measurable results," said IAB President/CEO Randall Rothenberg. "In this uncertain economy, where marketers know they need to do more with less, interactive advertising provides the tools for them to build deep, engaging relationships with consumers -- the experience marketers gain from this will deliver dividends, especially after the economy turns around."
Search advertising is the big driver of online ad growth, says the IAB, moving up 19.8 percent in 2008. Digital video is still relatively small, but growing fast -- up 126 percent, to $734 million in 2008 from $324 million a year before. Banner ads and lead generation were up in 2008, while rich media ads, sponsorships, classifieds, and e-mail advertising were all down somewhat on the year.
The leading categories for online ads last year were retail, financial services, computing, and automotive, the same as in 2007. PricewaterhouseCoopers Partner/Assurance David Silverman said, "Though some categories in the fourth quarter slowed or even dipped, reflecting the current economic challenges, the overall performance is up, confirming interactive's ever-growing importance to the successful marketing mix."

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Boucher Suggests Radio Negotiate Royalties; NAB Responds

WASHINGTON -- March 31, 2009: The NAB is holding its annual State Leadership Conference in Washington, DC, and at the event, Rep. Rick Boucher, who chairs the House Telecom Subcommittee, suggested that radio negotiate with record labels to come to terms on a new performance royalty for radio.
NAB EVP Dennis Wharton said in a statement in response, "NAB has great respect for Chairman Boucher, but we would submit that the real negotiation should take place between the record labels and recording artists. After the record labels have renegotiated all the abusive deals they have forced on artists, they should come see us."
Now before Congress are the Performance Right Act, which would for the first time impose performance royalties on broadcast radio. Lobbying on behalf of the PRA is MusicFIRST, an RIAA-backed group formed for that purpose. Countering the PRA is the Local Radio Freedom Act, a non-binding resolution declaring that Congress should not impose such royalties. The resolution has more than 150 co-sponsors in the House and was introduced in the Senate Monday with three initial co-sponsors.