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06 novembre 2013

Annuncio-choc della Generalitat Valenciana: soppresso l'ente radiotelevisivo "autonómico"


Tra Spagna e Grecia ormai l'abbiamo capito. Dobbiamo rassegnarci a vederne altre di fotografie come queste. Sono tutte drammaticamente uguali: la disperazione di giornalisti e programmisti rimasti senza lavoro è sempre la stessa. In questo caso si tratta dei lavoratori di RTVV, l'ente radiotelevisivo della Generalidad Valenciana, una delle tante espressioni della peculiare spirito autonomista dell'ordinamento spagnolo. La Radiotelevisión Valenciana aveva iniziato a trasmettere nel 1989, dopo qualche anno dall'approvazione di una legge del locale Parlamento, le Corts Valencianes. Oltre ai programmi televisivi l'ente diffondeva due canali radiofonici, Radio Nou (9), e la musicale Radio Sí. Perché i verbi sono al passato? Perché oggi il governo valenciano ha annunciato che RTVV chiude i battenti, crollata sotto l'insostenibile peso dei debiti: circa 1,2 miliardi di euro per un organico di 1.700 persone, oggi rimaste per strada.
La cronaca dei fatti non è così semplice. Prima di pervenire a una decisione così estrema (e molto probabilmente irreversibile) il governo autonomo guidato da Alberto Fabra, del Partido Popular, aveva cercato di portare avanti un piano di dismissioni controllate e di esternalizzazione delle produzioni gestite dall'ente pubblico locale guidato da una direttrice, Rosa Vidal. Poche ore fa tuttavia, quel piano è stato giudicato illecito dal tribunale superiore di giustizia della stessa Generalitat. Non essendo riuscito a ridurre l'organico, Fabra ha optato per la chiusura definitiva. Sono bastate tre righe di testo in un comunicato ufficiale: "descartado, por lo tanto, el camino que había decidido emprender el Consell, sólo queda la otra vía que es, lamentablemente, proceder a la supresión del servicio público de la radio y la televisión de ámbito autonómico.
Le polemiche ovviamente non mancano. El País nella sua edizione locale racconta che la crisi di RTVV è cominciata proprio con le gestioni "firmate" dal partito di Fabra. Dieci anni fa l'ente locale pubblico funzionava bene con un terzo del personale. Poi è cambiato il vento politico e i nuovi direttori generali da un lato hanno cominciato a promuovere una politica di parziale privatizzazione ed esternalizzazione delle produzioni, ma dall'altro hanno continuato ad assumere personale e ad accumulare debiti. In un altro articolo però lo stesso giornale riconosce che i tagli delle sovvenzioni e il crollo del mercato pubblicitario hanno messo in crisi tutti gli enti radiotelevisivi autonomi spagnoli che affiancano, nelle varie aree, l'ente nazionale RTVE. Se altri organismi sono riusciti a tenersi in piedi con molti sacrifici, quello valenciano è il primo a crollare e la regione sarà l'unica a non poter tutelare la propria diversità linguistica (il valenciano è una variante dialettale del catalano) attraverso la radio e la televisione.
La chiusura di Nou e Sí ha un risvolto personale che ovviamente è del tutto marginale rispetto al dramma di tanti lavoratori licenziati e delle loro famiglie. Entrambe le emittenti, in buone condizioni propagative troposferiche, riuscivano a superare il migliaio di chilometri di mare che separano la costa di Valencia dalla Sicilia occidentale. Le loro frequenze scompariranno anche dalle mie avventure radiofoniche estive.

07 settembre 2011

Radiomarina 1071 kHz, le prime immagini

Lo staff di Radiomarina, l'emittente che sta conducendo test sulla frequenza di 1071 kHz in onde medie, ha avuto la gentilezza di inviarmi alcune fotografie, inclusa quella di una vera e propria cartolina QSL (una splendida immagine di un faro, chissà quale?). Nella breve mail che le accompagna, i proprietari della stazione ribadiscono che le trasmissioni sono per il momento irregolari e che non è ancora possibile fornire dettagli più precisi sulla data di inizio delle trasmissioni regolari e sui format. Dalla fotografia mi sembra di capire che l'impianto, un LPB Communications AM-150, generi una potenza da 150 Watt. Una successiva mail di Radiomarina conferma che il segnale ascoltato in Liguria lo scorso sabato, alle 19 UTC corrisponde in effetti alle prove effettuate dalla stazione.



La foto con il faro lascerebbe pensare a una location nell'area del delta padano, ma naturalmente potrebbe trattarsi di una semplice immagine evocativa di un nome che potrebbe anche essere ispirato a una persona. Questo inatteso contatto mi offre l'opportunità di segnalare un indirizzo al quale inviare le vostre segnalazioni di ascolto:
radiomarina (at) wifi4all (dot) it
Un sentito ringraziamento a Radiomarina per queste ulteriori informazioni e per la conferma dell'ascolto. L'augurio è che le trasmissioni regolari possano incominciare presto e che Radiomarina e le altre emittenti in questo momento attive sulle onde medie italiane possano crescere e svilupparsi, offrendo così una interessante alternativa, "localistica", all'affollato spettro dell'FM. Da parte sua Radiopassioni è più che disponibile nel sostenere anche un percorso legislativo che favorisca in Italia la nascita di un filone associazionistico e comunitario di emittenti in onde medie a bassa potenza.


23 agosto 2011

Grecia, la riforma sopprime 15 canali onde medie su 20

Anche l'ente pubblico radiotelevisivo greco ERT subirà una ristrutturazione mirata alla drastica riduzione del debito che i cugini ellenici sono costretti a implementare per sopravvivere. Forse dovremmo pensarci anche noi, almeno per cercare di contenere il gigantismo dei canali televisivi (dare meno soldi ai tre programmi radiofonici sarebbe impossibile, una riduzione comporterebbe la totale chiusura). Tagliare le spese della RAI apparirebbe forse inopportuno in un momento in cui uno dei pochi titoli che in borsa riesce a guadagnare si chiama Mediaset. Ma dovremo arrivarci, così come arriveremo a integrare il canone nella fiscalità generale.
Torniamo però alla Grecia, una nazione che vanta 19 emittenti locali pubbliche attive sulle onde medie (su frequenze non sempre facili da ricevere). La riforma annunciata ieri da Elias Mossialos, ministro e portavoce del Governo, prevede la ristrutturazione del primo programma NET, che sarà orientato alle notizie, uno stile "sinergico" tra Terzo programma e il canale sportivo ERA Spor (penso che voglia dire che quando trasmetterà l'uno non trasmetterà l'altro) e un potenziamento per il Secondo programma. Non si capice bene il destino dell'attuale programma Cosmos 96,3 ma probabilmente scompare o diventa il canale turistico della capitale. Pesante taglio all'emittenza pubblica regionale, che passa da 19 a 9 stazioni con una direzione unica e una programmazione unificata che rispetterà il localismo. Le tre stazioni oggi attive a Thessaloniki, una delle quali opera sulle onde corte, saranno unificate in una sola, mentre ad Atene si studierà appunto la creazione di una stazione multilingue destinata ai turisti. Dei 20 impianti in onde medie in funzione ne verranno chiusi 15 e i cinque che resteranno in piedi saranno gestiti in collaborazione con il Ministero della Difesa. Credo che sia il primo caso di gestione militare di una rete in onde medie. E' una misura che porterà a un significativo risparmio di elettricità (superiore al milione di euro), ma mi chiedo se sia prevista la possibilità di cedere questi impianti ai privati, considerando il significativo numero di stazioni pirata che operano con trasmettitori marittimi tra i 1600 e i 1800 kHz. Annunciata invece la chiusura della rivista ufficiale, il locale Radiocorriere.
La scomparsa delle onde medie e delle locali relegherà in archivio, insieme a tante altre, le lettere di conferma che verificano le ricezioni locali sul network regionalizzato. Oggi il primo programma greco arriva su 729 kHz, il secondo su 1386 e ERA Spor trasmette su 981 kHz. Thessaloniki utilizza i 1044 e i 1179 kHz. ERA Filia trasmette in più lingue su 666 kHz e il sito ufficiale ERT assegna sei frequenze al canale nazionale ERA Diethìs a copertura del Sud Mediterraneo, canali che dovrebbero essere quelli corrispondenti alle locali Zante 927, Ioannina 765, Corfu 1008, Komotini 1404, Rhodes 1494 e Chania 1512. Liste hobbystiche come EMWG.info riportano in effetti una ventina di frequenze in onde medie (666, 765, 792, 927, 945, 954, 981, 1008, 1044, 1080, 1179, 1278, 1314, 1350, 1404, 1485, 1494, 1512, 1584, 1602 kHz), bisogna capire se verranno colpiti solo gli impianti più piccoli e periferici o se viceversa cadranno anche quelli a copertura nazionale. Io scommetterei sulla sopravvivenza di 729, 666, 981, 1044 (o 1179) e 1386.

05 gennaio 2011

Onde medie locali in Italia: futuro possibile?

Ho avuto finalmente la possibilità di ascoltare qui in Liguria, i segnali di due delle nuove stazioni italiane che scelgono di utilizzare le frequenze delle onde medie. Una scelta a dir poco peculiare, vuoi per la rapida obsolescenza di una porzione di spettro che viene gradualmente abbandonata da molte nazioni europee, vuoi per un assetto normativo italiano che certo non incoraggia la presenza di emittenti in quello che è sempre stato un territorio esclusivo dell'ente pubblico.
Sfidando una consuetudine divenuta praticamente legge, Broadcast Italia e Ondamedia Broadcast operano entrrambe sulle onde medie, la prima da Roma, su 1485, la seconda da Bologna, su 1512 kHz. Se 1485 è ancora un canale relativamente affollato da stazioni locali, i 1512 sono ormai quasi vuoti, l'unico altro "concorrente" di Ondamedia essendo una stazione greca, anzi cretese, ormai l'unica altra europea. A quest'ora - mentre scrivo sono le 11 in Italia - il segnale greco è quasi assente e il potente impianto dell'Arabia Saudita non può arrivare: su 1512 Ondamedia è debole, ma leggibile. Alle 9:45 utc c'è stato un annuncio con l'invito a inviare i rapporti di ricezione via sms. La stazione è stata segnalata le prime volte alla fine dell'estate scorsa.
La presenza di Broadcast Italia su 1485 può invece essere considerata ormai consolidata, ma solo nell'ultimo anno l'impianto d'antenna è stato ristrutturato e il segnale è abbastanza corposo da poter essere ricevuto qui, nonostante le interferenze spagnole e di tante altre nazioni europee (se non ricordo male su 1485 era in corso uno dei vari inutili test Digital Radio Mondiale e guarda caso ora che l'hash digitale non c'è, arrivano le onde medie da Roma). Non so se Broadcast Italia operi già a 1 kW, ma da come riesce ad arrivare qui, anche con un piccolo portatile cinese, direi che l'uscita è vicina a questa soglia.




Per Ondamedia, che dichiara 600 watt, il discorso è diverso: forse perché ci sono di mezzo monti liguri e Appennini, ma la ricezione qui nell'entroterra spezzino è finora stata impossibile e richiede comunque un ricevitore semiprofessionale come il buon vecchio AOR 7030. Tenete conto che sono costretto ad ascoltare in condizioni diurne, perché la skywave da Creta sovrasta quasi completamente il segnale bolognese, anche con una buona antenna direttiva.



Le due stazioni differiscono anche per programmazione. Le notizie e gli annunci pubblicitari che ho ascoltato ieri sera su Broadcast Italia, denunciano una strategia già avviata. Ondamedia trasmette al momento musica "back to back" (oldies, grandi canzoni americane, francesi, italiane, musica da film e anche un po' di classica) e qualche raro annuncio. Le cose dovrebbero cambiare presto se la notizia diffusa a fine dalla Voce della Russia verrà confermata. Il responsabile di Ondamedia Broadcast Roberto Furlan, intervistato da Alexandr Prokhorov, ha annunciato che la sua emittente ritrasmetterà in Emilia Romagna i programmi in lingua italiana di Voce della Russia, interessata a espandere il bacino di ascoltabilità in Italia.
Quali sono gli obiettivi di questi coraggiosi pionieri un po' retrò? La qualità della modulazione e la resa complessiva che posso dedurre anche a questa distanza, mi dicono che entrambi fanno sul serio, i loro non sono impianti improvvisati e possono sicuramente fornire una adeguata copertura su scala locale. E' davvero possibile sviluppare una strategia editoriale, pubblicitaria, con la radio in onde medie in Italia, considerata anche la natura giuridicamente borderline di stazioni che su queste frequenze non sarebbero neppure tenute a trasmettere? Se solo questi esperimenti riuscissero in qualche modo a fare giurisprudenza, sarebbe un bel risultato. Le onde medie a bassa potenza rappresentano un piccolo patrimonio di spazi che emittenti commerciali, comunitarie e associative potrebbero mettere a frutto. L'unico ostacolo serio, da quello che posso dire, è il fatto che le onde medie non fanno più parte del paesaggio mentale degli ascoltatori, anche per colpa della rumorosità di frequenze che nelle nostre città sono spesso bloccate dalle interferenze di televisori, computer, modem Wi-Fi e impianti digitali di ogni sorta. In attesa di poter approfondire ulteriormente il discorso, auguri.

16 ottobre 2010

Minoranze linguistiche e radiofonia, il caso russo


Se escludiamo Internet, un medium relativamente nuovo, la radiofonia più ancora che la televisione è lo strumento più formidabile per chi voglia avere coscienza della diversità linguistica che ci caratterizza come esseri umani. Leggevo ieri sul sito di Radio Free Europe/Radio Liberty le cronache dalla Kabardino-Balkaria, repubblica del Nord Caucaso, situata tra l'Ossetia del nord e la repubblica Karachay-Circassa. Anche in quest'area si riscontra un forte grado di ostilità legato all'insorgenza di matrice islamica e dopo gli scontri che nel 2005 hanno dato luogo ad arresti sfociati in un processo ancora in corso, ci sono stati nuovi attacchi da parte dei leader della "jamaat" (assemblea) che hanno raccolto il testimone dei capi arrestati o uccisi nel frattempo.
In questo territorio montagnoso (qui c'è l'Elbrus, il monte più alto d'Europa secondo la maggior parte dei geografi), dove gli abitanti non arrivano al milione di persone, si parlano oltre al russo due lingue minoritarie, il kabardiano e il balkar. Il secondo è una lingua del ceppo turchico. Il primo invece, chiamato anche est-circassico, viene classificato tra le lingue ergativo-accusative, a differenza della nostra che è nominativo-accusativo. Ogni giorno si impara una cosa nuova, nell'infinito labirinto linguistico. Una lingua ergativa tratta in modo diverso il soggetto o meglio l'agente di un verbo transitivo, e il soggetto di un verbo intransitivo. Per l'italiano, anzi il latino, in io leggo un libro e io torno a casa l'io è lo stesso, un nominativo. Agente e soggetto sono uniformati dal caso nominativo e il complemento oggetto del transitivo è un caso "accusativo". Nel kabardiano a essere accumunati sono il soggetto di un verbo intransitivo e il complemento oggetto di un transitivo che ricevono un caso detto "assolutivo", mentre l'agente di un verbo transitivo cade in un caso ergativo.
Al di là di questi tecnicismi da glottologi della domenica, per me è interessante capire come vengono trattate dal punto di vista radiofonico le lingue, circa 150, parlate nella federazione russa. L'ente radiotelevisivo locale della Repubblica kabardino-balkaria ha a questo proposito un sito esemplare, con un archivio aggiornatissimo dove poter ascoltare i notiziari e i commenti in russo e nelle due lingue citate. Cliccate per esempio qui per accedere al radiogiornale in tre lingue diverse. E' piuttosto facile individuare anche i clip televisivi e viene persino fornito un notiziario settimanale con voice over in inglese.
Ho cercato sul Web qualche risorsa che mi permettesse di accedere ad analoghi stream per altre lingue della Federazione. Insieme a un bel saggio scritto da Iryna Ulasiuk dello European University Institute di Firenze piuttosto critico sull'effettivo rispetto delle minoranze linguistiche nelle sedi locali di VGTRK, l'ente pubblico radiotelevisivo russo (l'ente avrebbe una politica molto accentratrice e russofila), sul sito del Consiglio d'Europa, nella sezione dedicata al monitoraggio delle minoranze, si trova un report molto aggiornato compilato dalle autorità fedarali russe con parecchi dati sulle associazioni culturali e linguistiche minoritarie e le ore di trasmissione dedicate nel 2009 alle varie lingue rappresentate in Russia. Davvero istruttivo. Su circa 9.500 canali radiotelevisivi in Russia secondo il report trasmettono poco meno di 6300 canali o stazioni radiofoniche. 400 canali televisivi e oltre 300 radiofonici sono in lingue non russe. Una tabella allegata al report elenca le attività esercitate dalle GTRK locali.
Anche il governo italiano ha sottoposto al Consiglio un report analogo, dove vengono indicati anche alcuni programmi radiofonici minoritari. Trovate molti altri documenti in questa sezione del sito Coe.int. Altre risorse sul multilinguismo delle trasmissioni radiotelevisive si trovano sul sito dell'OSCE alla sezione dedicata all'Alto Commissariato per le Minoranze Nazionali.

27 agosto 2010

Un mezzo per raggiungere le periferie del mondo

La radio a onde corte forse non sarebbe un medium in tale declino se fosse riuscito a mobilitare una piccola percentuale degli strumenti di indagine applicati dai moderni massmediologi a mezzi come la televisione o Internet. Nell'era dei telefonini, dei satelliti digitali e del Web multimediale, trasmettere un segnale in onde corte sembra una consuetudine ormai obsoleta, concepita troppi anni fa per funzionare ancora. Ed è proprio l'aspetto funzionale che in questi casi ci sfugge. Si tende a considerare la radio come un mezzo vecchio e comunque da utilizzare su scala locale per dialogare con un pubblico giovane, scolarizzato, urbanizzato. Un pubblico che evidentemente sta accantonando la radio e fa bene a farlo. Ma questo non è tutto il pubblico della radio, un mezzo che ha inventato prima di tutti il concetto, caro ai sociologi e agli esperti di marketing di Internet di coda lunga.
Chris Diemoz mi segnala un articolo apparso in questi giorni su un quotidiano online del Pakistan. Vi si racconta la situazione nella regione pakistana del Balochistan, duramente colpita dalle indondazioni di queste settimane. Sono distretti poveri, che parlano lingue diverse dall'Urdu, dove secondo il censo pakistano (ho controllato online) individua livelli di alfabetizzazione di appena il 14%. Quattordici persone su 100 sanno leggere, i giornali sarebbero inutili anche se ci fossero strade per trasportarli. L'Express Tribune afferma che da queste parti la radio svolge una funzione molto importante per milioni di persone. Da mezzo secolo la decentralizzazione degli impianti da Karachi a Quetta, città più importante e anzi unica città della regione, ha consentito di raggiungere meglio i distretti più meridionali, affacciati sull'Oceano, dove ci sono i maggiori problemi. Ma Radio Pakistan ha ridotto in questi ultimi tre anni gli impianti che operavano in onde corte, lasciando solo le onde medie e di gradualmente la voce delle autorità centrali ha smesso di arrivare alla periferia del Belochistan. Erano bastati alcune antenne a Quetta per assicurare un certo flusso informativo e ora che le antenne sono spente la gente ascolta la BBC e persino All India Radio, anche se trasmettono in Urdu o Hindi, lingue che non tutti conoscono. Di offrire a questi ascoltatori Internet non se ne parla, per la televisione non c'è elettricità (e poi la tv necessita di una infrastruttura più capillare). Se la necessità è raggiungere queste consistenti frange di popolazione, informarle, educarle, far sentire loro che l'amministrazione non li abbandona, la radio a onde corte potrebbe essere una soluzione ideale. Un impianto costa relativamente poco, 50 kW non sono un carico eccessivo in termini di energia elettrica, chi crea programmi sta già lavorando. Eppure le onde corte spariscono, si aspetta che gli impianti vecchi di cinquant'anni si consumino del tutto, nessuno pensa di sostituirli con una generazione nuova, allo stato solido (la tecnologia si è mossa anche per questo tipo di apparecchi, anche se diversi costruttori si sono persi dietro quell'autentico flop delle onde corte numeriche del DRM). Soprattutto basta pochissimo in termini di strumenti per la ricezione, dalla Cina, poco più a est di Pakistan e India, arrivano piccole radioline a batteria incredibilmente funzionali, efficienti e a buon mercato.
Quella del Balochistan è solo una delle innumerevoli "code lunghe" che le onde corte potrebbero aiutarci a raggiungere con investimenti molto contenuti, infinitesime frazioni delle spese che nessuna amministrazione del mondo lesina a favore del controllo militare e poliziesco di una qualsiasi area "difficile" (controlli quasi sempre infruttuosi). Magari certe decisioni vengono prese sulla base di relazioni tecniche generiche e imprecise. Ho parlato con fior di responsabili di infrastrutture radiofoniche che sulle onde corte e sulla propagazione ionosferica nutrivano idee del tutto sbagliate, distorte. Non sono affatto stupito se questi responsabili autorizzano lo smantellamento degli impianti e contemporaneamente l'inutile spesa in trasmissioni digitali che nessuno può ascoltare. Il fallimento di questi test si ripercuote sulla parte della radio che invece funziona benissimo, ma che ci ostina a non prendere in considerazione perché tanto la radio è fuori moda nelle città abitate dai funzionari pubblici che firmano la chiusura degli impianti. Per quanto possa essere globalizzato, unificato, infrastrutturato, il mondo è ancora fatto di frange e periferie come il Balochistan. Dentro ci sono decine, centinaia di milioni di persone. Le onde corte sono una soluzione per rompere almeno in piccola parte il loro isolamento per accorciare le loro distanza dal centro, per non ridurre tutto, eternamente, a una questione di polizia.

Unheard in Balochistan

QUETTA: Ironically, many in Balochistan are more familiar with the reporters and anchors of BBC Urdu radio and All India Radio than Pakistan Radio. They know their names and when to tune in for which programme. Even those who don’t understand Urdu or Hindi listen to these two stations, relying on people in their family or villages to translate.
For the overwhelming majority of people living in Balochistan’s far-flung areas, radio is the sole source of information. Unfortunately, the reach of this medium has shrunk somewhat over the last few days.
Two of the province’s most backward districts, Awaran and Washuk, do not have power supply, while in other districts electricity is restricted to the main cities. As for newspapers, most people either have no access due to the poor road network or they can’t read. In this scenario, radio is the natural option for news and entertainment. Or at least it was till its infrastructure became so old and outdated that people stopped catching signals in the more remote regions.
Things have changed for the worse since 1956 when the Quetta station of Radio Pakistan was established, says Rashid Baloch, a producer and broadcaster. In those days, “everybody remained glued to the radio,” says Baloch.
And in 1961, the government installed the short wave transmitter extending transmission throughout the province. “The transmission could be received in some Gulf countries as well,” says Rashid.
Until three years ago, Radio Pakistan Quetta had a short-wave transmitter which covered the entire province and received a good response from the listeners. When the short waves were removed and just the medium wave transmitters were retained, radio signals became too weak to be heard in remote places. The transmitters have completed their life and even the companies which developed them have closed down.
“The transmitters merely cover Quetta now,” says Rashid, who has to work as producer in several programmes owing to the lack of manpower at the radio station. Though representatives of the radio are present in every tehsil, they cannot create awareness until strong transmitters are installed, he points out.
Meanwhile, the listeners send letters asking for the resumption of radio channels. “A few years back, we used to receive around 30,000 letters about our programmes,” says Rashid, adding that now they cannot even inform villagers about any expected natural disaster.
A producer of Brahvi language, Akhtar Baloch says there used to be three radio channels, two of which were closed down. And the only remaining channel is functioning with a very weak signal. The Quetta station was also the first to present news bulletins in six languages, Balochi, Urdu, Persian, Brahvi, Pashtu and Hazargi, says Akhtar.
Even till 2007, when floods lashed the Makran region, the radio was a good source of information. It was the same when Ziarat and adjoining areas were hit by an earthquake in 2008. Due to proximity to Quetta, in spite of weak signals, Rashid says “we informed the affected people where relief camps would be established and where they could go to get help.
Now, listeners like Nabi Bakhsh, who lives in Kharan district, are deprived of their sole source of information and entertainment. “I used to listen to the radio, because there were some interesting and informative programmes in Balochi but now the signals are too weak. For the past three years, I haven’t even been able to tune in to the news,” Baksh tells The Express Tribune.
Rashid points out that Prime Minister Yousuf Raza Gillani addresses the nation weekly via radio but in Balochistan, due to weak transmitters, his voice cannot cross the boundaries of Quetta.
A Quetta-based senior journalist Mohammad Kazim feels that while the medium is still very effective, as is “evident from the BBC, Radio Pakistan has lost credibility because it is no longer a national institution but has become a tool for the promotion of the interests of the rulers.” In addition, he points out, the infrastructure has become old and faulty.
Kazim suggests that steps should be taken to restore radio’s credibility and update its technology.
Published in The Express Tribune, August 26th, 2010.

15 aprile 2010

OFCOM: come favorire le radio locali nell'era digitale


Corposo documento dell'OFCOM britannico a proposito di deregulation e localismo radiofonico. In questa fase di marcata attenzione nei confronti della migrazione al digitale, il regolatore UK si interroga (e sonda le opinioni del pubblico e degli operatori) su come favorire i contenuti radiofonici di stampo locale, sia dal punto di vista della sostenibilità finanziaria, sia sul piano delle mosse che possono incoraggiare la nascita di network regionali digitali attraverso modelli consortili e di syndication dei programmi. La questione interessa ancora anche la radio analogica, perché le leggi quadro recentemente approvate danno priorità alla migrazione digitale dei canali radiofonici a copertura nazionale ed è invece lecito attendersi che per le emittenti ultralocali e no profit continueranno a essere autorizzate all'uso dell'analogico, a meno che per questa tipologia di emittente non vengono gradualmente imposti sistemi trasmissivi numerici in-band come DRM+ e HD Radio.
Per leggere lo Statement on local radio, cliccate qui.

30 gennaio 2010

Ad Amburgo c'è una stazione; in onde corte

Molto stimolante l'articolo che Thomas Völkner ha pubblicato su Radio World Online a proposito dell'esperienza di Hamburger Lokal Radio e Radio 700. Entrambe le stazioni, a carattere comunitario, utilizzano le onde corte a bassa potenza, oltre alla modulazione di frequenza tradizionale, per coprire i loro bacini di utenza. Radio 700 ha una autorizzazione federale per utilizzare i 6005 kHz un tempo occupati da RIAS Berlin, la stazione creata dagli americani nel loro settore della Berlino liberata.
E' un fenomeno per marginali nostalgici o può diventare un modello anche in altre nazioni? Volendo essere cinici e realistici, è difficile pensare a una diffusione su larga scala di questo tipo di stazioni. Ma pensiamola per una volta in una chiave non industriale, bensì utilitaristica, ad hoc. Ci sono in Europa e nel mondo numerose realtà urbanizzate che potrebbero mettere a frutto un medium diffusivo come questo, offrendo spazi a istituzioni pubbliche e associazioni private che non troverebbero mai posto nello spettro delle radiofrequenze più convenzionali. In una banda come quella dei 49 metri delle HF potrebbero trovare posto voci del tutto tagliate fuori dai meccanismi regolamentari classici - sempre ovviamente che le voci in questioni vogliano perseguire, per farsi sentire, un approccio diffusivo "broadcast". Con tutta probabilità il costo di avviamento e mantenimento di una stazione radio HF non sarebbe competitivo con uno stream su Web. Ma offrirebbe parecchi vantaggi in termini di fruibilità. A me vengono in mente le diverse comunità straniere di Milano e contemporaneamente penso al bassissimo costo di un moderno ricevitore radio tascabile di fabbricazione cinese: per determinate categorie di ascoltatori a basso reddito quale sarebbe la soluzione più semplice, il Web o le onde radio? Se la normativa facilitasse la creazione di una stazione a onde corte, con un occhio alle possibili evoluzioni verso le modulazioni digitali, non escluderei l'interesse da parte di singoli e organizzazioni nei confronti di una modalità le cui soglie di accessibilità e fattibilità sono davvero molto basse. Le onde corte sono un mezzo obsoleto, inutile farsi illusioni. Ma la voglia e la necessità di comunicare sono fortunatamente ancora in auge. Perché non esplorare, come hanno fatto ad Amburgo, certe finestre di opportunità?

Shortwave Gains Low-Power Interest
by Thomas Völkner, 01.29.2010

HAMBURG, Germany — Over the past two decades, governments in many countries have deregulated transmission services. Today, private enterprises own and operate even large shortwave sites once in the hands of postal and telecommunications authorities.
But it is not only the big power houses.
In Germany, an amateur radio operator bought transmitters, an antenna plant and other equipment from the police and the armed forces, leased a large part of a former utility radio site and is now offering low-power analog transmission services to a certain range of radio stations.
Hamburger Lokalradio (HLR) is one of currently two stations using a small-scale, low-power shortwave service.
Active on FM for 11 years with a mix of high-quality speech programs and specialized music shows, this non-commercial station has repeatedly reached out to listeners beyond the Hamburg city borders. Besides working together with other FM stations and public-access channels in the neighboring state of Schleswig-Holstein, HLR rents airtime on a high-power shortwave transmitter from TDF Group subsidiary Media Broadcast and has a weekly slot on WRN Deutsch, the German language service operated by the London-based transmission-services provider WRN.
Why an international branch for a station that brands itself as “local radio”? “We are licensed as a nationwide special-interest broadcaster focusing on cultural topics,” said HLR Editor-in-Chief Michael Kittner. “This means we can have our programs aired all across Germany and even abroad. Of course, as a Hamburg-based station, our main emphasis is on our own city.”

Traveling without a visa

But why using shortwave, especially at a time when Germany’s own international radio, Deutsche Welle, is reducing its output on the analog HF bands? “Well, for me, listening to programs on shortwave is like traveling without a visa,” said Kittner. In his experience — both as a radio host receiving feedback from listeners and as a listener himself — shortwave listening is signified by a higher attention to the content, compared to FM. “This is why we particularly relay our speech-based programs internationally.”
One may add, the station’s claim “Total lokal und weltoffen” (completely local as well as open to the world) gains a special meaning from the international distribution.
In December 2009, HLR started conducting test transmissions on the newly acquired frequency of 5980 kHz with a power of just 1 kW. The tests are usually two hours per day in duration, going up to six hours per day over the Christmas period.
They consist of shows from the station’s archives, plus a cross-section of current productions. The entire content is re-edited, given a new set of continuity announcements for an international audience and then fed via the Internet to the transmitter site. That site is located roughly 400 kilometers (about 250 miles) away in Kall, a small village in the rural Eifel area of Nordrhein-Westfalen. It was once used as a regional police compound, complete with various buildings, underground bunkers and an antenna field.
Avid amateur radio operator and HF engineer Burkhard Baumgartner realized the potentials of the site and managed to lease the transmitter bunker as well as the aerial masts and other equipment. With the help of two friends, he refurbished a handful of SK1 transmitters, constructed in the 1960s and ’70s by Rohde & Schwarz, with a power of up to 20 kW.
Baumgartner’s basic aim is to preserve the knowledge about analog broadcasting equipment for the future generations of HF engineers. “Of course all transmitters with accessories are in a fully operational condition and are used in a professional manner day after day,” he said.
At first, it was just Baumgartner himself who used the equipment for amateur radio purposes. However, two years ago he entered a new stage as a non-commercial service provider for Radio 700, a broadcaster from the nearby city of Euskirchen — a station that was fully licensed but lacking a proper FM frequency.
The station applied for permission to use 6005 kHz in the 49-meter band, the frequency used until 2007 by RIAS Berlin and its successor Deutschlandradio. After completing a full metrological check, the German federal frequency regulatory body, or Bundesnetzagentur, issued a shortwave license to Radio 700.
The station started its service in April 2008. It can be heard in many parts of Germany and in neighboring countries. “We usually experience a dead zone of 100 to 200 kilometers [about 60–120 miles] around Kall,” said Baumgartner. “But conditions and signals on neighboring frequencies permitting, people can pick up the our signal within several hundred of kilometers distance.”
Lots of listeners’ replies arrived from Scandinavia and Eastern Europe, and it is expected that Hamburger Lokalradio will reach a similar target area. It is still to be seen from the feedback as well as own observations how many hours per day HLR will be on the air after the test period.
Still, there are even more new projects pending for Michael Kittner and his colleagues. In early 2010, they plan to launch a daily six-hour loop of cultural programs on a digital cable channel in Hamburg. A new streaming audio solution for the station’s Web site is also in the pipeline, “And then let’s see if we get the chance to transmit on DVB-T as well,” Kittner said.
Thomas Völkner is a Berlin-based freelance writer and radio producer. Before he was editor-in-chief at Radioropa Hörbuch and presentation manager at WRN.

20 dicembre 2009

Ora alle FM "low power" manca solo l'ok del Senato USA

La Camera americana ha "passato" qualche giorno fa il 16 dicembre - rimandandola al Senato che l'aveva già approvata nella prima bozza nelle sue Commissioni - la proposta di legge H.R. 1147 a favore delle Low Power FM, stazioni FM a bassissima potenza e a carattere comunitario. Se approvata definitivamente anche in Senato e dopo la firma del presidente Obama, le LPFM torneranno per così dire a "respirare" e cadranno i vincoli di spettro che hanno tenute bloccate moltissime richieste alla FCC.
Le radio FM a bassa potenza godono di un regime di autorizzazione più rilassato rispetto alle stazioni "Full Power" e soprattutto costano molto meno, in termini di equipaggiamento e bolletta elettrica. E' sufficiente una somma tra i 2 e i 5 mila dollari per far partire una stazione. Questa tipologia di stazioni era stata approvata nel 2000, ma subito dopo una legge fatta passare un po' surrettiziamente dalle associazioni dei grandi broadcaster, impose un limite "spaziale" per cui una LPFM non poteva operare a meno di 600 kHz di distanza da una Full Power per non "creare interferenze". Una classica istanza di lupi disturbati da agnelli.
Nel 2003 un celebre rapporto commissionato dalla FCC, il rapporto MITRE, dal nome di un laboratorio no-profit che si occupa di test e valutazioni nell'ambito di progetti a finanziamento federale e militare (MITRE, nata nel 1958 ebbe un ruolo in ARPAnet e in Tymnet, le radici di Internet) concluse che il rischio non c'era, le LPFM avrebbero potuto trasmettere anche senza tutti questi limiti.
Dal rapporto MITRE sono trascorsi sei anni. Solo nel 2009 si è ricostituito un clima favorevole a una revisione delle regole che nel 2000 avevano in pratica imbavagliato sul nascere le piccole stazioni locali che scuole, istituzioni, ospedali, associazioni e comunità varie potrebbero costituire. Presentata in Commissione Commercio Industria nel febbraio di quest'anno, la legge ha subito una accelerazione a settembre e ora ha conquistato, per "voice vote", in pratica per alzata di mano, l'accesso all'ultimo passo prima della definitiva entrata in vigore. Restano perplessi i grandi broadcaster e tutti coloro che preferirebbero utilizzare lo spettro FM per attivare ripetitori che allarghino il bacino di ascolto, specialmente delle stazioni in onde medie. Tra gli oppositori del progetto c'erano anche il NAB e NPR, che tuttavia non si sono più opposti al passaggio del testo alla Camera.
Per gli attivisti, il Local Radio Act H.R. 1147 - una iniziativa politicamente bi-partizan - è soprattutto un modo per "dar voce a chi non ha voce" e favorire, per esempio, i giovani musicisti. In lista d'attesa, secondo l'associazione FreePress, che appoggia la nuova legge, ci sono migliaia di piccole stazioni che potrebbero finalmente iniziare a trasmettere., dopo le 800 autorizzate in passato. Quello che segue è il comunicato di FreePress, per un riassunto molto dettagliato ho trovato questo post sul blog MediaIsland.

Date: December 17, 2009

WASHINGTON -- The U.S. House of Representatives voted on Wednesday to open the airwaves to hundreds of new Low Power FM radio stations across America. The Local Community Radio Act (HR 1147), introduced by Reps. Mike Doyle (D-Penn.) and Lee Terry (R-Neb.) and supported by more than 80 co-sponsors in the House, now awaits a vote by the full Senate.
Candace Clement, program coordinator at Free Press, made the following statement:
"Today’s House victory is an important step in the decade-long fight to build and diversify local radio. This legislation is about amplifying local voices and expanding a bottom-up, people-powered medium to counteract rampant media consolidation. Low Power FM stations provide new opportunities for independent and diverse voices on the airwaves and outlets for truly local information and perspectives.
"We commend Representatives Doyle and Terry for their hard work and leadership on this issue, as well as the Prometheus Radio Project and LPFM advocates across the country who have built a movement to bring better local radio to the American people. We look forward to Senate passage of this important legislation and to President Obama signing this bill into law."




22 maggio 2009

BBC Devon pubblica i risultati dei test DRM in AM

Sono finalmente disponibili i risultati della sperimentazione Digital Radio Mondiale effettuata nel 2007 dalla BBC sui trasmettitori in onde medie del Devon (Plymouth). La pagina di BBC Devon porta a tutte le pubblicazioni disponibili, incluso il final report mentre il blog dei BBC Radio Labs riassume la situazione: buon comportamento con l'onda diurna, dove il DRM risulterebbe più efficace dell'AM analogica (almeno strumentalmente, ma io sospetto che i dati strumentali non siano perfettamente sovrapponibili a quelli soggettivi di chi ascolta); e comportamento più erratico dopo il tramonto, quando fading e interferenze entrano in gioco. Silenzio tombale sul problema della catena del valore con tutti i suoi buchi. In DRM è facile trasmettere ma la ricezione non è altrettanto scontata, a causa della scarsa disponibilità di ricevitori stand alone. C'è un singificativo vantaggio, sempre dal punto di vista di chi trasmette, che riguarda la possibilità di dislocare più trasmettitori sulla stessa frequenza senza interferenze incrociate e questo è un plus che il digitale può vantare sull'analogico insieme a una qualità audio superiore là dove non sussistano problemi di soglia del segnale che compromettano la decodifica.

Digital Radio Mondiale - our medium-wave experiences

James Cridland Thursday, 21 May 2009

My colleague Tom writes...

Hello. My name is Tom and I work for the part of the BBC which looks after our television and radio transmissions in the UK. For a bit more than two years, I was also looking after a project to do with digital broadcasting on medium-wave and as we've just published the final report for that, I've been asked to write a few words here to explain what we did and what we found out.
It might surprise you to know that we're still interested in technologies like medium-wave given everything else that's going on but there are good reasons for that. Whichever way you cut it, the BBC is still one of the world's largest medium-wave broadcasters and a considerable chunk of our audience still makes use of our transmissions. From an engineer's point of view, medium-wave is great because it's relatively simple and goes much further than, say, FM: it's not as blocked by trees and buildings and terrain as technologies which use higher frequencies. But it has its problems as well: it's mono, it's not very high quality, it can suffer from interference from domestic appliances. So, a decade or so ago, research engineers from around the world - including the BBC's team at Kingswood Warren - began development of a new transmission standard which would turn medium-wave digital: something which ended up being called digital radio mondiale, or DRM.
Our colleagues at the BBC World Service have been using DRM for a while now on some of their European medium-wave and short-wave transmissions but before April 2007, we in the UK-bit of the BBC (the "home" or "domestic" service) had never really had a chance to experiment with it. We'd certainly never tried running a DRM transmission as a service for an extended period of time to see what the listeners made of it.
In April 2007, we did just that. We took a frequency used by BBC Radio Devon in Plymouth, closed down the medium-wave service, and re-engineered the transmitter so that it could carry DRM. We then ran Radio Devon using this system - and over the course of the next year, we worked with a panel of listeners in Plymouth and west Devon (to whom we had given special DRM-capable radios) to understand how the technology worked for them and what their experience of it was.
The results were interesting. For the most part, the panel's reaction to DRM was positive. They enjoyed the generally improved audio quality and they took easily to their new radios. And for most of them, the reception was good; one or two glitches but normally ok.
This was borne out by our own measurements of the signal. We found that the area we were able to cover during the day was very much bigger than the area we could cover with the old AM signal that had been there previously.
But, on the downside, some of our panel experienced problems at night - and we saw these effects in our measurements as well. The problem will be familiar to many listeners to medium-wave: at night, changes in the atmosphere mean that signals from distant transmitters reach our shores more easily. On medium-wave, you might hear this as cross-talk: a foreign voice underneath what you're trying to listen to, or the occasional 'splat' of another transmission. The issue we came across with DRM is that this interference causes the radio to stop decoding the signal: sometimes only momentarily, sometimes for a while longer. So rather than listening through the interference, it's like all digital systems: you either get it (and so get it at a consistently high quality) or you don't get it at all.
So while most of the panel continued to listen without experiencing any problems, some of them found they were only served during the day and had patchy coverage at night. And of course this problem became worse as the hours of daylight shrunk during the autumn; so by winter, some were beginning to experience poor reception in the late afternoon.
This problem can be solved - but it would require us to re-plan our transmission network: either by moving the frequencies around so that we use ones that aren't quite so damaged by interference, or by building higher power transmitters, or by simply building more of them. (One of the nice things about DRM - which we also proved in the trial - is that you can run two transmitters on the same frequency without causing interference between them, so building more transmitters doesn't necessarily mean using more frequencies.)
DRM still has potential: indeed, considerable potential for international broadcasting where it remains of great interest to our colleagues at the BBC World Service and others, and it might have an application at home as well. But our trial has shown that the migration from analogue to digital at many of the frequencies which are currently allocated to the UK has its own set of challenges that would need to be addressed.
Anyway, there's much more in our final reports - because we worked so closely with the people at BBC Radio Devon, they're available over on their website. Have a read and see what you think.
(Tom Everest works within BBC Distribution)

16 aprile 2009

Digital Britain: 50 radio locali a rischio chiusura

Un generale allentamento delle regole e soprattutto un approccio molto diverso, che invece di cercare di imporre il localismo dall’alto parta dal basso cercando di misurare il gradimento del pubblico nei confronti dell’emittenza locale. Che però deve essere tenuta a trasmettere molti più notiziari di interesse ristretto all’area di copertura. Questo, a grandi linee, insieme a una maggiore spinta verso la digitalizzazione delle infrastrutture per le stazioni regionali e nazionali, è lo scenario consulenziale che emerge dallo studio appena presentato davanti alla commissione Digital Britain da John Myers. L’ex responsabile del gruppo GMG, uno dei protagonisti del settore della radio commerciale in Gran Bretagna, era stato incaricato a febbraio di stilare una accurata analisi sulle prospettive per l’emittenza locale. Le sue conclusioni sono molto pessimistiche. Nelle attuali situazione di contrazione dei ricavi pubblicitari (revenues che scenderanno sotto il mezzo miliardo di sterline per la prima volta dopo dieci anni), almeno 50 stazioni locali britanniche rischiano la chiusura da qui a due anni. Myers si è focalizzato sulle radio attive nei bacini di ascolto con meno di 700 mila abitanti, una condizione al contorno che circoscrive il suo campo di indagine a circa 200 stazioni in FM e AM.
Da questa analisi emerge appunto una serie di considerazioni sui cambiamenti che il regolatore OFCOM deve mettere in atto nel dominio delle attuali regole sul localismo, oggi riassumibile in una serie di norme riguardanti le ore di programmazione, la proprietà e i potenziali di audience. Tutte regole troppo vecchie, secondo Myers che si dice tuttavia convinto della validità della formula locale nell'emittenza radiofoncia. L'esperto avverte tuttavia anche l’urgenza del percorso di digitalizzazione per le emittenti pubbliche e per quelle commerciali a copertura più estesa. I costi di questa transizione, afferma Myers, dovranno pesare soprattutto sulla BBC che dovrà farsi carico del grosso della gestione dell’aspetto finanziario.
Per scaricare i documenti PDF con lo studio rilasciato da John Myers cliccare qui sul sito del commissione ministeriale. Questa invece è la notizia proposta oggi dal Guardian:

'More than 50 local radio stations could close without regulatory shakeup'

John Plunkett
Thursday 16 April 2009

John Myers's government-commissioned study finds local commercial radio facing 'death by a thousand cuts'

A government-commissioned review of local commercial radio has today warned that more than 50 stations around the country could be forced out of business without a radical overhaul of the way the sector is regulated.
The review's author, former GMG Radio chief executive John Myers, said urgent action was needed if local radio is not to face "death by a thousand cuts". Myers added that existing rules regarding music policy, local programming and the precise location of a station's studios should be ditched in favour of a new "local impact test". He said localness remained key to small stations' success, but added that regulation should move away from "outdated" and "pedantic" box-ticking to focus on output rather than input.
However, even with urgent regulatory and government assistance he warned that there was a "real possibility" of at least 50 local stations closing down during the next two years.
With UK radio advertising revenue in steep decline and anticipated to fall below £500m in 2009 for the first time in a decade, Myers warned that the threat was "perilous" for an industry facing the "very worst of times".
"Now is not the time for 'baby steps' or for weakness of commitment. Instead the radio industry as a whole must be bold, as I believe this might be one of the last opportunities it will be offered to carve out a long-term, profitable and successful future," Myers said in the report, published today. "I firmly believe that the 'localness' of local radio will continue to be the key to its success. If local radio were to 'de-localise' its broadcast content, it would simply fade into a sea of similar radio stations that offer no particular USP to their audiences," he added.
(continua)


07 marzo 2009

UK: Local Radio plc, emittenza locale in brutte acque

Sono sempre più in certe, in tutto il mondo, le prospettive economiche della radioemittenza locale commerciale. Quella, tanto per intendersi, supportata da introiti pubblicitari resi alquanto aleatori dalla stretta sulle spese da parte di tutte le attività e le imprese. La storia di The Local Radio Company, proprietaria in Gran Bretagna di ben 27 stazioni in FM a carattere locale e comunitario, ma con un occhio ai profitti, è eloquente. L'altro giorno Local Radio ha annunciato pessimi risultati per il 2008, con una perdita superiore ai 5,5 milioni di sterline. Colpa di entrate pubblicitarie in forte calo a fronte di costi fissi rimasti immutati, dice il piccolo gruppo privato che nei mesi scorsi aveva già annunciato l'intenzione di dismettere la sua partecipazione in JazzFM, emittente Jazz che opera solo su alcune frequenze del DAB in Scozia e nel Galles, dopo un esordio in FM a Londra. Ora la holding finanziaria cerca di raccogliere soldi ricapitalizzando per 1 milione e mezzo di sterline, somma che verrà in gran parte sottoscritta con il denaro dalle tasche dei principali azionisti. Chissà se basterà.

Local Radio sounds alarm

THE operator of 20 local radio stations has warned it could go under if plans to raise £1.5m from shareholders fail.
Reporting a £5.6m pre- tax loss for the full year, the Local Radio Company said it needed the additional resources to restructure the business.
The company, which runs stations including Silk FM in Cheshire, has already announced plans to sell its JazzFM business.
Local Radio said that although many of its stations were leaders in their markets, spending on advertising has dried up, while the firm’s costs remain fixed.
Revenues from the group’s local markets are forecast to fall by less than 6% on a like-for-like basis in the first quarter of 2009.
This decline would be an “above market performance”, Local Radio said.
Its proposed plan is to raise £1.51m from an open offer to shareholders of up to 600 million shares at 0.25p each.


05 febbraio 2009

Il lento declino delle stazioni locali USA

Un bell'articolo del quotidiano di Buffalo, New York, il Buffalo News, descrive il triste declino della programmazione locale che fino a qualche tempo dominava sulle stazioni ascoltabili nell'area. Ci sono le interviste alle stazioni che chiudono i programmi locali e a quelle che invece cercano di resistere, magari con una conduzione familiare, meno costosa (è il caso di WXRL e dei programmi condotti da Lynn Carol Schriver, figlia del proprietario, "Rambling" Lou. Oggi gran parte delle stazioni radio di Buffalo sono controllate da quelle che il giornale chiama "conglomerate", brave solo a riempire i loro palinsesti di programmi in syndication a playlist confezionate e messe in onda con il computer. Mentre su Internet è tutto un teorizzare di contenuti di nicchia e code lunghe (con qualche perplessità sui business model) la radio, per resistere, deve rincorrere la massificazione dei gusti degli ascoltatori. Raggiungere le nicchie, con i mezzi diffusivi, è diventato sempre più costoso. E purtroppo neanche la massificazione sembra pagare granché, visto che in questi mesi le famose conglomerate, Clear Channel in testa (che ha mandato a casa 1.800 persone, il 9% della forza lavoro), ormai riescono a massificare solo i licenziamenti.
E' un'epoca di crisi e persino gli inserzionisti su scala nazionale, quelli che finora hanno giustificato la produzione di programmi in syndication, tirano i cordoni della borsa. Non sarà facile spezzare questo circolo vizioso, anche perché diciamola tutta: il mercato pubblicitario è il pezzo dell'economia reale che assomiglia di più al mercato finanziario, quello dell'economia di carta. Si basa sulle stesse finzioni, la stessa, ottusa sospensione del giudizio. Bisogna credere che la pubblicità funzioni davvero per farla e venderla, un po' come succede per future e mutui subprime. Appena si smette di crederlo, il castello di carta crolla. E con lui tutte le cose che con la pubblicità si mantengono, primi tra tutti giornali e radio commerciali. D'altro canto, in un periodo come questo la gente è meno disposta a pagare di tasca propria, direttamente, i contenuti, di qualsiasi tipo. Non importa quanto tali contenuti siano massificati e appetibili per milioni e milioni di persone. Il che ci riporta alla casella di partenza: il cibo precotto ha preso il posto della cucina fatta in casa perché quest'ultima non era più sostenibile. Ma il cibo precotto, a tavola come alla radio, è piuttosto schifosetto e nessuno lo vuole più. E adesso, che si fa?

02/03/09 FOCUS: LOCAL RADIO
Local voices disappearing from radio dial
Outside conglomerates homogenize what’s heard
By Stephen T. Watson NEWS STAFF REPORTER

Ryan Seacrest. Rush Limbaugh. Delilah. John Tesh. Jim Rome. They’re on the air.

Jim Pastrick. “Slick Tom” Tiberi. Gail Ann Huber. Jimmy T. They’re not.

Flip through the dial on your car radio these days, and you’ll often hear the voice of a host who is a long way from Buffalo. This is all part of the new state of the radio industry, and several key factors are driving the changes. In many markets, the economic slump is making it harder to attract advertisers, and the big broadcasters that own most of the nation’s stations are under pressure to cut costs. Further, there’s increasing competition for listeners from satellite radio, Internet radio stations and MP3 players. “Local radio is facing incredible challenges. It’s facing challenges in attracting listeners and in attracting advertisers,” said Mark Fratrik, a vice president with BIA Advisory Services, a consulting firm that tracks the media and communications industries. Many of these changes are playing out in Buffalo, where a few out-of-town conglomerates own the bulk of the stations. Syndicated material now airs in time periods when local DJs and on-air hosts were common, and stations have had to lay off production and — in some cases — on-air employees. “You’re losing a little bit of Buffalo,” Dick Greene, owner of two AM stations, said of the changes.
Executives here acknowledge that radio — like TV, newspapers and the music industry — faces stiff challenges but say that the medium is positioned to survive because of its portability and its close bond with listeners. “People have written an obituary for radio since the days television was invented. It’s proven to be incredibly resilient,” said Dennis Wharton, a spokesman for the National Association of Broadcasters.
While cutting costs and trimming station staff are nothing new, industry-watchers say the pace has picked up in recent months. In the most significant move of late, broadcasting giant Clear Channel last week announced that it was laying off 1,850 employees, or about 9 percent of its work force. Entercom, for example, has about 165 staffers at its Buffaloarea stations today, a drop in employment of about 3 percent from three years ago, said Greg Ried, vice president and general manager of Entercom Buffalo.
Many stations also are combining the jobs of employees and, in some cases, assigning the same manager to oversee programming in two markets. “I’ve never seen anything like this in the over 20 years I’ve been in radio,” said Dave Universal, program director and music director at “Z101,” CKEY 101.1 FM in Niagara Falls, Ont. This is starting to affect what people hear on the radio.
Last fall, for example, Citadel Buffalo laid off DJ “Slick Tom” Tiberi from “97 Rock,” WGRF 96.9 FM, and morning co-anchor Gail Ann Huber from “Mix 104,” WHTT 104.1 FM. And “Mix 104” last week laid off DJ Jim Pastrick, who hosted 10 a. m. to 3 p. m. weekdays. In their places, a lot of companies are turning to syndicated material to fill periods of time that previously featured local personalities.
Entercom’s “Kiss 98.5,” WKSE 98.5 FM, has aired a syndicated show from “American Idol” host Seacrest from 10 a. m. to 1 p. m. since November. Over at WGR 550 AM, the Entercom station carries the syndicated “Jim Rome Show” at noon weekdays and, on nights when it’s not pre-empted by NFL or Sabres games, a local highlights show.
This “Best of WGR” airs where the station had carried sports talker Dennis Williams, who left for an advertising job. “This is what’s happening in so many areas. I think Buffalo is lucky that it has as much local content as it does, but it’s nowhere near what it was 20 years ago,” said Tom McCray, an associate professor of media communication at Buffalo State College who has worked in radio for 36 years as “Tom Donahue.” To be fair, Entercom’s Ried and others note that this syndicated material isn’t always cheaper and that some of these national hosts are popular. “These syndicated shows, some of these are real proven ratings-getters,” said Joel Denver, president and publisher of All Access Music Group, an industry trade publication.
Some stations, such as “Jack” WBUF 92.9 FM, don’t even use a personality to talk at any length in between songs. In a different technique known as “voice tracking,” an employee programs the music playlist and records the breaks in between songs and can complete a four-hour program in about 45 minutes, said McCray, now a morning news anchor on WECK 1230 AM. “They try to make it sound like someone’s there. But they’re not, which is really sad,” McCray said.
Like TV networks and newspaper publishers, radio broadcasters are coping with a changing marketplace. A small number of large companies controls a bigger share of the radio pie. In Buffalo, Entercom owns seven stations, Citadel Communications five and Regent Communications four. Some of the publicly traded companies took on a lot of debt to fuel their buying sprees, and they’re under pressure to cut costs as their stock prices fall. Today, spending on advertising is down in all media, particularly in the key automobile sector, BIA’s Fratrik said.
Stations in the Buffalo market have lost listeners, Arbitron reports, slipping from 942,600 weekly listeners in fall 2004 to 901,400 last fall. Nationally, radio listenership has risen from 229 million weekly listeners in 2004 to 235 million in 2008, according to Arbitron.
Many of the stations in the Buffalo market are better than most when it comes to the presence of local personalities, according to McCray and others. Entercom’s Ried noted that listeners can get “Kiss”-style music on their iPods, but they can’t get the Kiss DJs, concert promotions and High School Spirit contests there. “We try to provide relevant, local content that matters to people,” he said. The locally owned stations try to follow this mantra.
WECK carries a host of local talkers, as well as syndicated material — everything from Dennis Miller to the new season of the New York Yankees. “I thought it was time for a strong local presence in radio ownership in Buffalo,” said Greene, who bought WECK in 2007 and who also owns WLVL 1340 AM.
Classic country station WXRL is owned by Lou Schriver — the “RL” comes from his nickname, “Ramblin’ Lou” — and the station also employs his wife and four children. Loyal listeners call or send letters, and some even drop off Christmas cookies for them. Schriver said WXRL will do on-air announcements of birthdays and anniversaries. “A church wants their fish fry publicized, we’ll put it on the air,” Schriver said. “We’re local — what can I say?”
Looking ahead, radio stations are streaming more programs live online, and it’s a growing part of their business, said Chet Osadchey, Citadel Buffalo’s general manager. High-definition radio is a more efficient signal that lets stations air over more than one channel with much better fidelity, and stations here are using this. And technology is available that will allow cell phones to receive FM radio signals.
These developments give radio enthusiasts hope for the future.

Littoral AM analizza il DRM e annuncia nuove emissioni

Littoral AM, l'emittente bretone che aveva condotto un test di onde medie digitali col sistema DRM ha pubblicato un report dettagliato con i risultati della sua campagna di misure, effettuata tra il 21 febbraio e il 30 giugno scorso. La sperimentazione, a suo tempo autorizzata dal regolatore CSA, si inserisce, secondo Littoral, nel contesto dell'attivazione della radio digitale T-DMB in Francia e serve a esplorare l'alternativa delle onde medie digitali a vantaggio delle emittenti più piccole e rurali. Tutto molto bello, ma il DRM continua a essere, per il momento, un sistema ottimo per chi trasmette (e per chi vende trasmettitori per bande di frequenza su cui nessuno investe più una lira) e virtualmente impossibile da utilizzare per chi ascolta. Abbandonare le onde medie può non essere una mossa giustificata, ma fare leva sulle modulazioni digitali per rilanciarle mi sembra solo aggiungere uno strato di difficoltà in più. In ogni caso Littoral non molla e contestualmente alla pubblicazione del report annuncia un accordo con un'altra emittente, Radio Bonheur, per attivare quanto prima un nuovo impianto AM digitale. Ecco i comunicati pubblicati su Agence Bretagne Presse.

Littoral AM a remis au CSA son rapport sur l'expérimentation de radio numérique en DRM ondes moyennes en Bretagne

Porte parole: Nathalie Villalon
Publié le 1/02/09

SAINT-BRIEUC/SANT BRIEG — Littoral Média, la société éditrice de Littoral AM et exploitante du C2RM (Centre Régional de Radiodiffusion du Mené), vient de remettre au CSA son rapport sur l'expérimentation de radio numérique en DRM qu'elle a conduite entre le 21 février et le 30 juin dernier en Bretagne. Le Conseil supérieur de l'audiovisuel avait alors autorisé Littoral Média à diffuser une série d'émissions test de radio numérique en AM selon la norme DRM depuis son site émetteur implanté à Saint-Gouéno au sud des Côtes d'Armor, afin de réaliser une campagne de mesures de réception.
Les mesures accomplies sur le terrain avaient pour objectif de jauger la qualité de réception du signal DRM dans les zones rurales, suburbaines et urbaines, tant en configuration mobile qu'en fixe (indoor), ainsi que de déterminer avec précision la zone de couverture de l'émetteur de Littoral Média. Divers paramètres ont également pu être étudiés lors de cette campagne de mesures ; comme l'interaction entre l'émetteur de Saint-Gouéno, et celui de Langenberg (Allemagne), qui partage la même fréquence, ou encore les comparatifs de niveaux de champ et d'interférences selon les zones ou les configurations de réception.
Pour conduire cette expérimentation et réaliser les mesures in vivo, le personnel technique de Littoral Média a effectué des séries de parcours à bord d'un véhicule équipé d'un banc de mesure couplé à un système de réception embarqué. L'étude a porté sur les principaux axes routiers bretons, mais aussi sur des axes secondaires. Des relevés ont également été réalisés dans 14 villes, afin de déterminer les valeurs de champ, les conditions de réception et de décodage du signal DRM dans des environnements fortement urbanisés. Lors de cette campagne, ce sont 3.573 kilomètres d'itinéraires, ainsi qu'un total de 486 points fixes, soit 276 points dans les zones rurales et 210 points dans les zones urbaines et suburbaines, qui ont été mesurés à travers la Bretagne.
En un peu moins de 100 pages, le rapport qui vient d'être remis au CSA par Littoral Média apporte un nouvel éclairage sur la diffusion en DRM dans des conditions réelles d'exploitation d'un émetteur, pour une couverture régionale. Les résultats de cette étude s'avèrent très prometteurs en matière de diffusion avec la norme DRM et plaident largement pour son utilisation dans le cadre du déploiement de la radio numérique. Au moment où la radio numérique s'apprête à devenir réalité en France, ce document pose également clairement la question du choix de la norme DRM afin de permettre l'accès des auditeurs des zones rurales à la radio numérique dans des délais raisonnables.
Une synthèse du rapport est rendue publique, et disponible au téléchargement sur les sites de DR France et de Littoral AM.

L'expérimentation:

Cette expérimentation a été réalisée en coopération avec l'association DR France, dans le cadre des expérimentations de radio numérique conduites par l'association et ses membres. Dans le cadre d'un partenariat technique et industriel, la société Transradio AG à Berlin, a fourni les équipements de diffusion. La réalisation du circuit d'accord de l'antenne et de la cabine d'adaptation a été confiée à la société APIC. Le traitement de son a été mis à disposition par la société IDT. Littoral Média a assuré le financement de la diffusion et de l'ensemble de cette campagne de tests et mis à disposition la logistique technique et le personnel pour son bon déroulement.

***

Littoral Média et Radio Bonheur signent un accord pour diffuser en DRM

Porte parole: Nathalie Villalon
Publié le 4/02/09

SAINT-BRIEUC/SANT BRIEG — Radio Bonheur, la première radio des Côtes d'Armor et Littoral Média, la société bretonne exploitante du C2RM (Centre régional de radiodiffusion du Mené), viennent de signer un protocole d'accord pour diffuser en DRM.
Ce partenariat entre la radio costarmoricaine et le diffuseur régional constitue une avancée considérable dans le déploiement de la radio numérique en DRM et marque plus largement le point de départ de la RNT pour tous en Bretagne.
Littoral Média et Radio Bonheur se positionnent en acteurs majeurs, en proposant un accès immédiat à la radio numérique terrestre aux auditeurs bretons grâce à la technologie DRM. L'emploi du DRM dans le cadre d'une diffusion en ondes moyennes permet une couverture homogène du territoire et en particulier des zones rurales.
Le constat est simple pour Radio Bonheur tout comme pour Littoral Média : la norme T-DMB retenue pour la diffusion de la radio numérique en France ne permet pas la couverture des zones rurales. En effet, l'appel à candidatures pour la radio numérique lancé le 28 mars 2008 a vu le Conseil supérieur de l'audiovisuel opter pour le choix de la norme T-DMB. Ce choix est contestable dans la mesure où cette norme a été développée pour la télévision et non pas pour la radio. Il faut également noter que le T-DMB utilise la gamme de fréquences comprise entre 174 et 230 MHz (Bande 3).
Par rapport à bande FM (88 à 108 MHz), la longueur d'onde de la bande 3, malgré des puissances de 5 à 10 kW, ne devrait permettre de couvrir correctement que des zones d'environ 15 km de rayon, soit deux à quatre fois moins que la portée des émetteurs analogiques FM actuels.
L'utilisation de la bande 3 sera donc essentiellement cantonnée aux villes, sauf à utiliser un maillage conséquent et hors de prix pour les radios souhaitant être diffusées en zone rurale.
L'exclusivité de ce choix représente un fort risque d'exclure de la radio numérique les radios non urbaines. Ainsi, en Bretagne, en un premier temps seules les villes de Rennes et Brest vont bénéficier de la radio numérique pour la première phase de déploiement du T-DMB. Les auditeurs des autres grandes villes (plus de 50 000 habitants) devront sans doute encore attendre 3 à 4 ans pour profiter de la radio numérique. Quant à ceux qui résident à plus de 15 km d'une grande ville, ils n'auront aucune possibilité de recevoir la radio numérique.
Le choix du CSA aurait pu porter sur une solution plus raisonnable et moins restrictive pour le lancement de la radio numérique à grande échelle. Cette option consistait dans l'utilisation conjointe de la norme actuellement retenue (le T-DMB en bande 3), et d'une seconde norme éprouvée, déjà adoptée par plusieurs pays européens et inscrite dans le décret de loi sur les normes de radio numérique pour la France : le DRM. Cette norme numérique, utilisée, par exemple, dans la bande des ondes moyennes (MW) (522 – 1620 KHz), permet une couverture importante pouvant aller jusqu'à 200 km autour de l'émetteur en fonction de sa puissance. Le DRM couvre parfaitement les zones rurales, comme ont pu le démontrer les expérimentations de diffusions numériques réalisées de février à juin 2008 par Littoral Média depuis l'émetteur de Saint-Gouéno.

S'unir pour lancer le DRM et permettre l'accès de la radio numérique aux auditeurs des zones rurales

Depuis 2003, Radio Bonheur qui enregistre des succès d'audience croissants, souhaite devenir une radio régionale et étendre sa zone de couverture à l'ensemble de la Bretagne. Radio Bonheur, qui n'a pas obtenu de fréquences hors du département des Côtes d'Armor, se tourne aujourd'hui vers la diffusion numérique en ondes moyennes selon la norme DRM. Pour diffuser ses programmes en DRM, Radio Bonheur souhaite utiliser le centre émetteur de Saint-Gouéno. Le site de diffusion de Littoral Média, permettrait de diffuser conjointement les deux radios bretonnes aux prétentions régionales : Littoral AM et Radio Bonheur. La force financière (1M€ de CA) et l'audience de Radio Bonheur combinées à l'expertise technique de Littoral Média et à l'utilisation des infrastructures du C2RM vont au-delà d'un simple projet commun et marquent la volonté des deux partenaires de s'engager dans la voie de l'exploitation commerciale du DRM.
Le protocole d'accord signé hier entre Radio Bonheur et Littoral Média prévoit la réalisation d'investissements considérables en équipements de diffusion afin de garantir un démarrage des émissions en DRM dans des délais relativement courts. Radio Bonheur s'est également engagée à promouvoir et commercialiser directement auprès de ses auditeurs des milliers de récepteurs DRM. À travers cette démarche volontariste, Radio Bonheur et Littoral Média adressent un signal fort en direction du CSA dans le cadre du lancement de la radio numérique.Dans le souci de garantir l'accès de tous à la RNT, les deux opérateurs bretons demandent clairement au Conseil supérieur de l'audiovisuel de procéder, sans attendre, à l'ouverture d'un appel aux candidatures pour la norme DRM.

À propos de Radio Bonheur

Radio Bonheur est une radio indépendante et atypique émettant dans les Côtes d'Armor avec ses trois émetteurs FM. Radio Bonheur est la seule radio à ne diffuser que des chansons françaises et de l'accordéon… dans la bonne humeur ! Radio Bonheur est une radio populaire : Avec 82 000 auditeurs quotidiens, Radio Bonheur est la première radio des Côtes-d'Armor en part d'audience avec 16,6 %, devant France Inter (14,6 %) RTL (12,7 %) Europe 1 (8,5 %) France Bleu (5,1 %) NRJ (4,1 %) et toutes les autres radios des Côtes-d'Armor.

À propos de Littoral Média et du C2RM

Littoral Média est la société qui développe Littoral AM, le projet de radio régionale qui souhaite être diffusée en AM numérique DRM depuis la Bretagne. Ce projet a vu le jour en 2000, à l'initiative de Stéphane HAMON, Frédéric GUYON et Cyril FEILLET. La société Littoral Média a été créée le 8 juin 2006 dans la continuité de l'association qui portait le même nom. Littoral Média a investi près de 200 000 €uros dans la construction du centre émetteur de St-Gouéno, devenu depuis le 30 janvier 2009, C2RM (Centre Régional de Radiodiffusion du Mené). Au travers du C2RM, Littoral Média poursuit son objectif de développement et d'investissements dans les nouvelles technologies de diffusion numérique.

23 gennaio 2009

Liberamente Radio

Per chi si fosse perso lo streaming della trasmissione "Liberamente Radio" andata in onda ieri sera sulla frequenza FM (101.7) di Radio Città Bollate, ho provveduto a registrare la replica andata in onda questa mattina. Devo ringraziare l'autore e conduttore, Guido, per molte cose, oltre che per il gentile invito beninteso. Intanto per la pazienza infinita dimostrata nello stare ad ascoltare il delirio senileggiante di un radioappassionato con l'influenza e la febbre. Ma anche e soprattutto per avermi riportato in una realtà di radio comunitarie che temevo non esistesse più. Ho anche scoperto che RCB ha una sua compagnia teatrale che mette in scena un discreto repertorio di opere. Insomma, un'esperienza piacevolissima che, se Guido vorrà, ripeterò molto volentieri.
Se proprio ci tenete potete scaricare o ascoltare direttamente il file MP3 della registrazione.




11 gennaio 2009

In Sud America, le emittenti locali cadono nelle reti

Il Diário de Natal racconta il passaggio di una stazione locale in onde medie a una programmazione di rete, quella del giovane network Radio Clube Brasil. Questo è un fenomeno molto peculiare di tutto il Sud America e ha portato a una trasformazione (e per molti versi a un impoverimento) dell'offerta in termini di notizie a approfondimenti locali. Un continente dove le dimensioni geografiche hanno sempre alimentato una forte identità localistica nelle emittenti radiofoniche e dove le autorità statali hanno sempre faticato a imporre il concetto dell'emittenza pubblica, ha cominciato a vivere solo in epoca relativamente recente la problematica economica del sostentamento di questa identità. Le emittenti locali si devono coalizzare perché i mercati pubblicitari urbani non possono garantire risorse sufficienti per tutti. E sempre più spesso le reti hanno una connotazione religiosa, perché in quel caso i soldi arrivano anche senza pubblicità. Questo è tanto più vero nel caso delle onde medie, perché il segnale prodotto da queste emittenti spesso non è di qualità adeguata alle esigenze degli ascoltatori e degli inserzionisti.
La storia di Rede Clube Brasil, costituita lo scorso giugno, è in leggera controtendenza perché la programmazione non è religiosa ma le onde medie restano. Secondo i responsabili di Clube AM Natal, che promette di non limitarsi a ripetere solo i programmi prodotti e irradiati dal network, la stazione cercherà di preservare il più possibile la propria identità. L'avvio ufficiale delle trasmissioni con Rede Clube è prevista per la "terça", il martedì di questa settimana.

Clube AM vai integrar rede nacional de rádio a partir de terça

Fábio Cortez/DN

A Clube AM vira Super Rádio Clube e contará com suporte de uma das maiores redes de rádio do país

A partir da próxima terça-feira, 13, a Rádio Clube AM (antiga Rádio Poti, que opera na freqüência de 1270 Khz) passará a fazer parte de uma das maiores redes de Rádio AM do Brasil, dos Diários Associados: a Rede Clube Brasil. A mudança ocorrerá às 14h30, logo após o programa Bola ao Centro, comandado pelo apresentador esportivo, Jorge Aldir. Com isso, os ouvintes da mais tradicional rádio AM do Estado, terão acesso também, além da programação local, a uma ampla programação nacional e internacional, que é transmitida pela Rede Clube Brasil, via satélite. A partir de agora, a Rádio Clube AM também passará a se chamar a Super Rádio Clube e é a quinta a se integrar ao grupo que já conta com as emissoras do Distrito Federal, Campina Grande (PB), Fortaleza (CE) e Recife (PE).
Para o diretor gerente dos Diários Associados, Albimar Furtado, a Rádio Clube AM ou Super Rádio Clube ganhará em qualidade, fazendo parte da Rede Clube Brasil. ‘‘Mas isso não significa que teremos 100% de programação de Rede, ou que perderemos o vínculo local do nosso público ouvinte. A nossa rádio manterá sua identidade com Natal, realizando jornalismo local, sob a direção de Paulo Tarcísio Cavalcanti, assim como também manterá a mesma qualidade de sempre da programação musical e entretenimento. Só que agora, agregando também o que há de melhor na transmissão via satélite da programação da Rádio Clube Brasil’’, explicou.
De acordo com o gerente de todas as Rádios dos Associados, Arthur Luis Cardoso, sediado em Brasília (DF), a Rede Clube Brasil é uma das maiores do país em sua característica, já que o diferencial é que todas as emissoras de rádio pertencem aos Diários Associados. ‘‘Agora que todas as rádios farão parte da Rede, temos planos para 2009 de abrir para outras emissoras que quiserem se filiar’’, revelou Cardoso.
A criação da Rede Clube Brasil se deu em 18 de junho do ano passado, quando a Rádio Planalto AM - foi a primeira a ser instalada nessa concepção de Rede, uma rádio tradicional de Brasília (DF), com mais de 40 anos de existência e que teve uma resposta muito positiva dos ouvintes para a mudança. ‘‘Esse sempre foi um sonho do Grupo. Portanto, estamos realizando a união de todas as emissoras AM, com a entrada da Rádio Clube AM de Natal. Com isso, temos a possibilidade também de trabalhar de maneira mais forte e unida, tanto perante os artistas convidados, os ouvintes - que ganharão em qualidade de programação nacional - e dos anunciantes. Agora, cada rádio integrada poderá abrir espaços não só para anunciantes locais, como também para nacionais’’, disse Cardoso.
Indagado se a mudança de nome, assim como também a inserção de uma programação nacional não poderia causar estranhamento aos ouvintes, Cardoso disse que a experiência é contrária. ‘‘No caso da Rádio Planalto, nós tínhamos essa preocupação. Mas, o que vimos foi que a audiência aumentou. Porque os ouvintes tradicionais mantém sua fidelidade e outros ficam curiosos, sintonizam e não saem mais’’, disse continuando: ‘‘E tem outra coisa também, a gente respeita as características locais. Cada praça terá sua programação local, com as músicas que as pessoas gostam de ouvir, e também prestação de serviços à comunidade’’, complementou.
Com a inserção da Rede Clube Brasil, a Rádio Clube AM de Natal terá duas modalidades de transmissão: a via satélite, recebida em toda a rede, com programação nacional e participação de locutores nacionais. E a transmissão local, mantendo a programação já existente. Um projeto realizado por toda a rede e que, deverá ser inserido em Natal também, é o Encontro Marcado, no qual um artista é convidado para se apresentar ao vivo em determinado local, os fãs ouvintes são convidados e ele responde a perguntas, enquanto tudo é transmitido pela rádio. Em Brasília, já participaram artistas como Amado Batista e Capital Inicial; em Recife, passou por lá a Banda Calypso. ‘‘Vamos expandir esse projeto para todas as praças’’, garantiu Cardoso.
Manco a farlo apposta, finito di postare questa storia l'aggregatore mi suggerisce quest'altro articolo, questa volta del Correio de Sergipe, che racconta dell'ennesimo programma gionalistico (in onde medie, da Radio Atalaia AM), sacrificato a favore dei sermoni di un predicatore evangelico. E' la storia di Fernandes Dórea, un gionalista che entra così nella schiera dei duemila disoccupati censiti dal sindacato radiofonico di Sergipe. Nell'arco delle 24 ore di trasmissione, racconta Dórea, Atalaia AM ne dedicava solo tre alle notizie, dalle 6 del mattino alle 9. Adesso quella fascia sarà occupata da Daniel Fortes, che oltre a esercitare la professione di pastore evangelico è anche membro della camera municipale di Aracaju, la città da dove trasmette, su 770 kHz, Atalaia.
Jornalismo no rádio "pena" para ficar no ar
Data: 11/01/2009

De acordo com o Sindicato dos Radialistas de Sergipe, cerca de 2 mil profissionais estão sem trabalho no rádio. Em novembro deste ano, o radialista Fernandes Dórea (68) ficou sabendo que o programa jornalístico "Fala Sergipe," que ele apresentava junto com o também radialista Douglas Magalhães, na Rádio Atalaia AM, seria substituído por um programa que deverá ser comandado pelo pastor e atual vereador Daniel Fortes.
O programa, que ia ao ar das 6 às 9 horas da manhã, foi desativado no dia 1º de dezembro. Segundo o sindicato, cinco radialistas da área técnica foram dispensados e outros quatro da área artística também foram demitidos. Esta é a segunda vez que a Rádio Atalaia AM desativa o seu programa jornalístico para arrendar o horário, considerado nobre, para os evangélicos. "A saída de radialistas do rádio tem o dedo dos evangélicos", afirma Dórea, que atua no rádio desde 1968.
Em 2005, quando a Rádio Atalaia AM arrendou pela primeira vez o horário para um grupo evangélico, Dórea também comandava um programa jornalístico. Ele não chegou a ser demitido porque era dirigente sindical, mas ficou dois anos em casa sem trabalhar. "É uma situação angustiante", define. Fernandes Dórea é funcionário da emissora há 20 anos e mais uma vez foi mandado para casa porque tem imunidade até 2011.
Desde que os evangélicos começaram a crescer em ritmo acelerado nas rádios de Aracaju, uma grande polêmica surgiu em torno desses arrendamentos feitos pelas emissoras. "Quem arrenda não emprega", reclama Dórea. Talvez por isso muitos radialistas deixaram a profissão de lado e estão em outras atividades.
Fernandes Dórea conta que das 24 horas de programação da Atalaia AM, apenas três horas eram reservadas para o jornalismo, em cumprimento a lei que exige um percentual de música nacional, música local e de conteúdo informativo. "Agora a emissora está totalmente arrendada para os evangélicos e sem nenhuma função social", critica.