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13 novembre 2013

Il piano "anti-DAB" delle stazioni commerciali britanniche


In margine alle dichiarazioni anti-switchover da parte di un nutrito consorzio di emittenti locali britanniche, oggi Radio Today pubblica un documento programmatico in cui lo stesso consorzio delinea alcune possibili strategie di convivenza tra radio digitale e analogica. Per esempio viene suggerito di creare delle EPG "miste" per visualizzare sui ricevitori l'intera offerta DAB e FM, o l'opportunità di non spegnere l'anaogico fino a quando le soglie di ascolto di quest'ultimo saranno scese sotto il 10% e la copertura su DAB sarà esattamente identica a quella in FM (in realtà un piano di switchover serve proprio per incentivare a estendere la copertura...). In ogni caso il report può essere prelevato qui, offre parecchi spunti interessanti e sicuramente validi per la nostra situazione. Un punto che mi ha fatto pensare è che la razionale economica che avevamo nel caso dello switchover televisivo (la cessione per altri usi delle frequenze liberate), non vale nel caso della banda AM e probabilmente neppure per gli 88-108.

02 settembre 2011

Radioplayer: app per Facebook, l'ascolto si socializza

Se fossi più bravo nell'utilizzare Facebook potrei raccontarvi le mie impressioni sulla nuova app FB appena rilasciata da UK Radioplayer, il consorzio britannico che vuole rendere accessibili online tutte le stazioni pubbliche, private e comunitarie del Regno Unito.
A occhio direi che la applicazione Facebook di Radioplayer permette di consultare l'elenco di stazioni già ascoltabili e di aprire una finestra separata per l'ascolto live. Inoltre, le informazioni sulle stazioni ascoltate al momento possono essere pubblicate automaticamente sul vostro muro FB (non ho capito se la cosa funziona o no con il sottoscritto) e viceversa la app riporta sia le radio ascoltate dai vostri amici, sia quelle più popolari nella vostra città di residenza. Se avete un account Facebook e volete fare anche voi un tentativo mandatemi i vostri commenti.

09 luglio 2010

Vaizey: nessun obbligo, l'FM in UK non si spegnerà

Le anticipazioni del Financial Times sulla possibilità che il nuovo governo conservatore britannico confermasse la tabella di marcia fissata dai laburisti per lo switch off della radio analogica nel 2015, sono state in parte smentite. Oggi il ministro della cultura Ed Vaizey, esprimendosi a proposito dei piani di digitalizzazione della radio nel Regno Unito, ha detto che non c'è nessuna "forzatura" nel restare attaccati alla data del 2015 fissata in precedenza, aggiungendo che se tra cinque anni ci saranno ancora ascoltatori dell'FM, l'FM non smetterà di funzionare. In ogni caso, la radio locale avrà sempre diritto a utilizzarla. Al tempo stesso il ministro ha precisato che il governo farà comunque di tutto per far decollare il digitale, chiamando a un tavolo di discussione anche i costruttori di apparecchi radio, specie per l'automotive. Ecco l'articolo del Daily Mail appena passatomi da Oliva. I commenti sono già numerosi e fanno capire le perplessità di alcuni lettori.

Digital radio climbdown as minister hints FM switch-off may be delayed
8th July 2010


The Communications Minister today hinted the government may reconsider a controversial deadline for the switch-off of FM wave radio in favour of a digital signal.
Ed Vaizey said that there was 'no compulsion' to stick to the 2015 target and claimed if listeners are still using FM in five years time, the signal will not be switched off.
But he said the FM signal should be switched off when 'the weight of public opinion' dictates.
Mr Vaizey added that FM would always be available for local radio stations to use.
He told BBC Radio 4's Today programme: 'We are setting up a structure which will bring not only listeners to the table, but manufacturers, the whole ecology that's needed to get digital radio moving and off the ground.'
He insisted: 'We won't switch off FM and FM will always be available. FM will always be available for local radio.'
The rethink comes after it was revealed millions of motorists will be forced to spend hundreds of pounds replacing or converting their car radios with new digital sets.
A decision to press on with controversial plans to switch off FM and medium wave radio in favour of digital would leave much of the nation with no option but to pay out for new equipment both at home and in the car.
The move would cost consumers hundreds of pounds as they are forced to update and change their analogue radios at home and in their cars, before they become obsolete.
As many as 100million analogue radios would become largely redundant after 2015 and around 20million car radios left useless - leaving many without their favourite stations.
Around 20 per cent of all radio listening happens in cars but only 1 per cent of all cars currently have the capability to receive digital stations.
Motorists will either have to replace their car radios at a cost of some £300 or buy special ‘conversion’ kits that must be attached to the windscreen, often alongside Satnavs, which could also cost more than £100.
DAB sets for the home cost from £20 for a basic radio to £200 for waterproof, rechargeable versions that can be used outside.
The plans will hit motorists and pensioners hardest but most ordinary homes have two or three radios - and the expense of replacing them all will mount up for everyone.
The outgoing Labour Government was not able to put the 2015 date into its Digital Economy Act, which was rushed through during its last days of power this April.
Senior Tory Lord Fowler, chair of the communications committee, yesterday warned the public ‘were not prepared’ for it.
He said: ‘These are people who do a lot of radio listening and if you’ve got four or five radios dotted around the house, then replacing them means the cost adds up.
‘The public have got to be taken with the process on this otherwise there is going to be something of an explosion of indignation.’
Digital platforms, including DAB radio, television and online accounted for 24 per cent of all radio listening in the first three months of this year, according to Rajar figures published in May.
This is an increase of almost four per cent on the same period in 2009 but still a small proportion of the nation.
Currently, DAB coverage reaches about 90 per cent of the population but is extremely patchy in hilly areas such as Snowdonia in Wales and the Peak District in England. FM coverage, meanwhile, runs at more than 99 per cent.
Critics also say that the quality of the reception can vary wildly and is often poorer than FM.
After 2015 there is likely to be a phase out period where FM, MW and digital offerings run alongside each other in order to ensure everyone has adjusted. This phase out process could happen region by region, following the television model.
The Society of Motor Manufacturers and Traders has said incorporating digital radios into new models by 2015 would ‘be a challenge, but achievable’ but that still leaves tens of millions of older cars requiring conversion.
Earlier this year the communications committee published a report urging caution on radio switch-over.
It said: ‘We recommend that the Government, in collaboration with the manufacturers, should provide guidance to the public on in-car digital listening, including advice on conversion kits available and likely to be available within the time frame of digital switch-over.’

15 aprile 2010

OFCOM: come favorire le radio locali nell'era digitale


Corposo documento dell'OFCOM britannico a proposito di deregulation e localismo radiofonico. In questa fase di marcata attenzione nei confronti della migrazione al digitale, il regolatore UK si interroga (e sonda le opinioni del pubblico e degli operatori) su come favorire i contenuti radiofonici di stampo locale, sia dal punto di vista della sostenibilità finanziaria, sia sul piano delle mosse che possono incoraggiare la nascita di network regionali digitali attraverso modelli consortili e di syndication dei programmi. La questione interessa ancora anche la radio analogica, perché le leggi quadro recentemente approvate danno priorità alla migrazione digitale dei canali radiofonici a copertura nazionale ed è invece lecito attendersi che per le emittenti ultralocali e no profit continueranno a essere autorizzate all'uso dell'analogico, a meno che per questa tipologia di emittente non vengono gradualmente imposti sistemi trasmissivi numerici in-band come DRM+ e HD Radio.
Per leggere lo Statement on local radio, cliccate qui.

24 marzo 2010

Radio Caroline a Pasqua su 531 kHz dalla Ross Revenge


Il prossimo weekend di Pasqua verrà riattivato il trasmettitore in onde medie a bordo della Ross Revenge, storica nave (non proprio l'originale, ma attiva negli anni ottanta) di Radio Caroline oggi ancorata al porto di Tilbury, nell'Essex, dove un gruppo di appassionati la sta restaurando. Le trasmissioni saranno in onda nell'arco delle 24 ore dal 2 al 5 aprile e considerando l'assenza del trasmettitore svizzero di Beromünster, ormai spento, sulla frequenza di 531 kHz, vale la pena cercare di sintonizzarsi sulle trasmissioni dopo il tramonto e direi soprattutto intorno alla nostra alba.
Sul sito della Ross Revenge trovate una bellissima sezione dedicata agli impianti di trasmissione, con fotografie e molte spiegazioni tecniche. La frequenza di 531 kHz era stata utilizzata anche lo scorso anno. Sul sito di Radio Caroline si trovano altri dettagli sulla storia dell'emittente pirata più famosa d'Europa, che pubblica anche un suo fanzine, Horizon. I programmi di Caroline si possono ascoltare in streaming ma l'emittente dichiara - non posso verificarlo - anche di essere ripetuta sulla Costa Azzurra in FM da The Breeze sugli 88.4 MHz (il trasmettitore dovrebbe essere sul Monte Bignone sopra San Remo, in territorio italiano).

Easter 2010 – live from Ross Revenge
The on-board team for this year will be a mixture of regular presenters and members of the Restoration Crew. The highlight of the weekend will be the Caroline Staff All Time Top 500 Album Countdown which can be heard daily between 9am and 7pm (10am to 8pm Easter Sunday). We'll also be running our annual membership drive for the Radio Caroline Support Group – and giving away spot prizes to new members and minimum donators!
If you live in the south Essex and north Kent area you'll be able to tune in on 531kHz AM once again but all programmes will also be heard on SKY 0199 and via our web streams. Easter Schedule

20 ottobre 2009

CompareMyRadio aiuta a scegliere la musica


Sarà la forte vocazione tecnologica che contraddistingue l'India del 2000 ma da quando il gruppo indiano ha rilevato in Gran Bretagna la licenza radiofonica che fu del marchio Margin trasformandolo in Absolute Radio, le novità tecnologiche si moltiplicano e sono tutte molto interessanti. Solo in questo mese d'ottobre sono due e riguardano un nuovo canale DAB, Dabbl, che funziona secondo il principio del palinsesto costruito con i voti via Web degli ascoltatori, e da pochi giorni il servizio CompareMyRadio che può davvero servire come modello di uno strumento per facilitare la scelta e l'empowerment del singolo nella selezione dei contenuti musicali preferiti. CompareMyRadio cattura la programmazione musicale di venti canali radiofonici del Regno Unito e vi costruisce delle statistiche che consentono all'utente di individuare il canale più in linea con i propri gusti, contando il numero di brani trasmessi, l'indice di variabilità del palinsesto, le eventuali sovrapposizioni con le playlist delle altre stazioni, la classifica di brani e cantanti più gettonati. Insomma tutto quello che serve a farsi un'idea anche grafica dell'impronta artistico-musicale di un programma. L'utente può anche individuare la stazione in base ai cantanti preferiti scoprendo quali dei venti canali (ma la lista è destinata ad aumentare), li mette in onda con maggior frequenza. Gli algoritmi di CompareMyRadio si basano sui metadati di tipo "now playing" trasmessi dalle emittenti e permette anche di farsi un'idea di quali strumenti potremmo avere se le stazioni radio utilizzassero Internet per distribuire in formato XML il contenuto dei loro palinsesti. Ma questo è un altro discorso. Tutto il software di Dabbl e CompareMyRadio è stato sviluppato in-house da Absolute attraverso il suo laboratorio One Golden Square Labs. Un esempio da imitare anche qui? Non saprei dirvi se i palinsesti musicali dei network italiani sono altrettanto differenziabili ma potrebbero farci un pensierino, no?

14 gennaio 2009

Un film e un radiodocumentario sulle pirate offshore UK

Andrea Borgnino mi ha mandato un link a un articolo del Guardian dell'altro ieri con un bel commento di Martin Kelner sulle stazioni radio britanniche offshore, quelle che a metà anni 60 portarono una ventata di nuova musica (e nuova radiofonia) in una nazione, anzi in un continente ingessatissimo, ancora assuefatto a una concezione della radio come grigia istituzione governativa che solo dieci anni dopo sarebbe stata spazzata via. Nel Regno Unito, si sa, le prime a essere spazzate via furono proprio le stazioni radio che trasmettavano da scalcagnate imbarcazioni del Mare del Nord. Ci pensò una legge rimasta famosa, il Marine Offense Act. Manco Radio Caroline fosse l'Invincible Armada spagnola.
Il Guardian dà la notizia di un film Universal Pictures che uscirà a primavera, The Boat that Rocked, una commedia ispirata proprio a Radio Caroline e compagnia rockeggiando. Trovate un trailer in italiano del film di Richard Curtis su questo indirizzo e una bella anticipazione sul sito di Vivacinema che pubblica anche un trailer originale da YouTube:





Ma l'articolo di Kelner si sofferma anche su un radiodocumentario andato in onda in queste settimane sulle emittenti locali della BBC, The Other Caroline, che Paul Rawley ha dedicato a Radio Caroline North. Purtroppo questa rievocazione non risulta più disponibile sul BBC iPlayer per scadenza dei limiti di durata dei diritti. Sono fortunatamente riuscito a reperire una copia "ufficiosa" messa a disposizione dai frequentatori del sito Digitalspy.co.uk e provveduto a salvarne una copia nel mio spazio. Davvero molto interessante. Il Guardian si lascia andare anche in qualche considerazione sulle recenti polemiche tra un settore della radio commerciale sempre più in crisi e una BBC pubblica (e ricca) che attrae sempre più ascoltatori, togliendo quindi appeal pubblicitario ai concorrenti non-pubblici. Invocare, come fanno alcuni, una sorta di museruola da applicare alla cara vecchia Beeb per tutelare le radio private sarebbe anacronistico, dice il Guardian, ma se 35 anni fa il governo non avesse messo la museruola a Radio Caroline forse le cose sarebbero andate diversamente...

The day the BBC's ship came in

Martin Kelner

The Guardian, Monday 12 January 2009

The offshore pirate radio stations of the 1960s have been attracting a good deal of interest lately, with the imminent release of The Boat That Rocked, a film set on a radio ship. Having not seen the complete film, I am unable to say to what degree it will infuriate radio pedants - radio buffs' green ballpoints are no doubt already primed to complain about the wrong type of headphones or tape machines appearing in the movie - but my suspicion is that a more faithful picture of this period in our radio history was provided in a fine documentary, The Other Radio Caroline, broadcast on BBC local radio over the New Year. It was about Radio Caroline North, by coincidence the station I listened to as a youngster growing up in Manchester. The ship was anchored in the Irish Sea near the Isle of Man, while the two other most popular stations, Radio Caroline South and Radio London, broadcast from just off the Essex coast. They were on air from 1964 to 1967, until scuppered by the government's Marine Broadcasting Offences Act - whose hasty introduction is still seen as a black day for democracy by those of us wishing at the time to do nothing more subversive than listen to Shotgun Wedding by Roy C.
(continua)

12 novembre 2008

UK, epidemia di commentatori radiofonici sboccati

Tempi incredibilmente duri per i presentatori della radio in Gran Bretagna. Questa volta è capitata a Sam Mason, presentatrice di uno show pomeridiano a BBC Radio Bristol, emittente locale del circuito BBC e a Jon Gaunt, commentatore per il network sportivo TalkSport. Gaunt si sarebbe lasciato andare a commenti poco rispettosi nei confronti di un consigliere della giunta comunale londinese, discutendo con lui di un progetto di legge che punta a vietare alle coppie fumatrici di adottare un figlio. Gaunt ha definito "nazista" questo progetto e il suo programma è stato sospeso in attesa che si compia l'indagine interna.
La vicenda di Sam è ancora più strana perché la gaffe non è stata pronunciata in onda. Al punto che la drastica decisione presa dai dirigenti dell'emittente pubblica britannica farà sicuramente discutere. La Mason è stata "pizzicata" mentre, al telefono, ordinava un taxi che andasse a prendere la figlia a scuola. «Mi raccomando,» ha chiesto però al centralinista l'incauta anchor-woman, «non mandatemi uno di quegli indiani col turbante, mia figlia ne rimarrebbe choccata.» Per sua sfortuna era indiano anche il centralinista, che ha registrato la telefonata e mandato il nastro a un quotidiano. Dopo aver letto della sua annunciatrice razzista, la BBC l'ha subito dichiarata persona non grata e ha troncato tutti i rapporti.
BBC presenter dismissed for 'turban' remarks

London, Nov 11 (PTI) A BBC radio presenter has been sacked for allegedly making racist comments about Asian-origin taxi drivers during an off-air phone conversation in which she asked a cab operator not to send a "guy with a turban".
Sam Mason, who presents the BBC Radio Bristol's afternoon programme, was suspended on Friday. She was then informed by station officials on Saturday that she would no longer work for the BBC. Mason, 40, allegedly told a Bristol taxi firm "not to send an Asian driver to pick up her daughter".
She reportedly told a taxi operator: "A guy with a turban on is going to freak her out." When her request was refused, she is alleged to have said: "You've managed it before." The taxi worker was outraged and recorded the conversation, and passed a copy to The Sun newspaper.
A transcript of the conversation, published in The Sun, records how she ordered a taxi to take her 14-year-old from her Clifton house to her grandparents' home.
A BBC spokesman said: "Although Sam Mason's remarks were not made on-air, her comments were completely unacceptable and, for that reason, she has been informed that she will no longer be working for the BBC with immediate effect."

***

TalkSport suspends Jon Gaunt for 'Nazi' jibe

November 11 2008, The Guardian
TalkSport presenter Jon Gaunt has been suspended by the UTV-owned station after he called a London councillor a "Nazi" during a live debate. Sony award-winning Gaunt, who writes a column for the Sun, also called the councillor an "ignorant pig" during the discussion about a local authority plan to ban smokers from fostering children.
A TalkSport spokesman said the station had received a number of complaints about the broadcast and had "taken the decision to suspend Jon Gaunt whilst the matter is investigated". "When we have all the facts at our disposal, we will take whatever action, if any, that we deem appropriate," he said.
Gaunt made the comments in a debate with Redbridge councillor Michael Stark last Friday. He later issued an on-air apology for the remark. Gaunt's agent, Nick Canham of MPC Entertainment, said: "Jon welcomes the investigation. The very nature of his show is quite bombastic on a regular basis. "He apologised on air immediately. He regrets using the term but it was a slip of the tongue. He meant to say 'health Nazi' and he clarified it very quickly in the conversation.
(continua)

29 ottobre 2008

Parolacce in radio, nei guai i conduttori della BBC


Un "comedian" post moderno e dissacrante e il suo popolare show radiofonico. Un anziano attore televisivo nato a Berlino, fuggito a Londra poco prima della guerra per le persecuzioni naziste e diventato celeberrimo per una fiction televisiva andata in onda con soli dodici episodi nel 1975 e da allora considerata un capolavoro insuperato. La giovane nipote di questo attore, impegnata su versanti artistici di taglio un po' diverso con il nome d'arte Voluptua e il suo gruppo gotico-scollacciato chiamato Satanic Sluts Extreme ("slut" in inglese, corrisponde grossomodo a un nostro spregiativo usato per definire un comportamento sessuale audace e promiscuo). Una burla di pessimo gusto basata su una raffica di messaggi osceni lasciati sulla segreteria telefonica del grande attore e ritrasmessi alla radio, dopo che la vittima dello scherzo non si aveva voluto partecipare allo show radiofonico del dissacrante conduttore.
Se pensate che questa sia la trama dell'ultimo romanzo in lizza per il Booker Prize vi sbagliate. Sono tutti personaggi in carne e ossa e la storia dello scherzo telefonico è accaduta davvero. Il comedian si chiama Russel Brand, conduttore del Russell Brand Show su BBC Radio 2. Il famoso attore è Andrew Sachs e la serie televisiva che lo ha immortalato è Fawlty Towers, anche se la voce di Sachs è famosa anche alla radio (ha interpretato il Dr. Watson in una celebre serie su Sherlock Holmes). La giovane nipote è Georgina Baillie e si esibisce davvero, nelle provocanti vesti di Voluptua, come ballerina sexy-satanica (de gustibus...). E a quanto sembra lei e Russel Brand una storia l'hanno avuta davvero.
Solo che in questo caso Brand e il suo co-conduttore, Jonathan Ross, l'hanno fatta fuori dal vaso. Arrabbiati per la mancata partecipazione di Sachs, che sarebbe dovuto intervenire al telefono, lo hanno chiamato sul cellulare (qui la cronaca del Guardian) lasciando in segreteria messaggi piuttosto espliciti sulla liaison sentimentale tra Russell e la "voluttuosa" Georgina. Il problema è che i messaggi sono stati registrati alla fonte e rimandati in onda in tutta la Gran Bretagna nell'edizione del Brand Show di due settimane fa. Il bubbone è esploso solo ieri, ma con gli interessi. Lo stesso Primo Ministro Gordon Brown, normalmente ligio alla regola del "de minimis non curat preator", ha chiesto alla BBC, che si è scusata ufficialmente, di far rotolare qualche testa. E l'OFCOM britannico ha già aperto un'inchiesta che potrebbe sfociare in una multa per l'emittente, che per legge è tenuta a evitare che in aria finiscano certe audacità di così dubbio gusto. Specie quando si può anche nutrire il sospetto che lo "scherzo" sia solo una furbata pubblicitaria.
La storiella è stata ripresa dai giornali di mezza Europa e segue stranamente un'analoga gaffe (il termine è forse indulgente) di due commentatori sportivi di una emittente locale ancora della BBC scivolati, dietro ai microfoni, nell'uso di termini particolarmente irrispettosi nei confronti di un tifoso che criticava al telefono le decisioni di un allenatore di calcio. Questa è un'altra notizia che giunge dal regno dell'understatement e la trovo molto interessante per chi analizza i diversi modi di affrontare e gestire il linguaggio mediatico e il problema del politically correct. E' accaduto che Andrew Hawes e Ian Hart siano stati sospesi da BBC Southern Counties per aver dato del "window licker" a un loro ascoltatore. Leccafinestre è una parola che tradisce l'eccezionale potenza "visiva" della lingua inglese e viene utilizzata, con sottile crudeltà, per insultare la scarsa intelligenza del proprio interlocutore. L'etimologia non è meno disdicevole: il "window licker" è il disabile sorpreso a leccare il vetro del finestrino del pullmino che lo trasporta. Quando Ian Hart ha pronunciato in radio questa oscenità, le associazioni dei familiari dei disabili hanno sollevato un comprensibile polverone, anche se molti commenti sui giornali assolvevano ampiamente i due conduttori - tra l'altro molto amati e, paradossalmente, impegnati nel sociale - da una impulsività giudicata veniale data l'eccitazione del momento. I due si sono ovviamente scusati, ma se Hawes è tornato in onda dopo un paio di settimane, Hart rimane nel limbo, malgrado le petizioni dei suoi fan.
E' giusto sanzionare queste uscite a dir poco infelici? Possono bastare da parte dei conduttori delle scuse sincere e una promessa di maggiore attenzione? O l'impatto del mezzo radiofonico e dei suoi animatori sul linguaggio e il comportamento degli ascoltatori è una questione da soppesare col bilancino e sorvegliare col massimo rigore, anche rischiando di applicare una sorta di censura? Fa anche pensare il fatto che in Gran Bretagna si rischia una sospensione per una parolaccia offensiva, mentre in Italia gli show televisivi vengono cancellati quando con linguaggio formalmente ineccepibile si cerca di denunciare l'arroganza del potere (gli inflazionatissimi vaffa dei vari circenses con l'imprimatur danno molto meno fastidio). http://news.bbc.co.uk/1/hi/entertainment/7701308.stm

[agg. al 30-10-08 - All'indirizzo Web del Russell Brand Show si trova ora solo un laconico "no longer on the air". Brand ha deciso di chiudere il programma. Ecco i testi delle scuse ufficiali dei due conduttori dalla pagina che la Beeb dedica, con ampio corredo di link alla questione.

Brand and Ross: Apologies in full

BBC presenters Jonathan Ross and Russell Brand have been suspended by the BBC following the row over their prank phone calls to Fawlty Towers actor Andrew Sachs on Radio 2.
Both men have apologised to Sachs for their comments, and Brand has resigned from his Radio 2 show.
Here are their apologies in full.

RUSSELL BRAND

I have apologised to Andrew Sachs for the rude messages I left on October 18 and he has graciously accepted.
As I only do the radio show to make people laugh I've decided that given the subsequent coverage I will stop doing the show.
I've loved working for the BBC and am very proud of the shows myself, Matt Morgan, Nic Philps, Mr Gee and Noel Gallagher have made and I apologise to all of them for damaging their careers - except Noel, whose band are doing quite well.
I got a bit caught up in the moment and forgot that at the core of the rude comments and silly songs were the real feelings of a beloved and brilliant comic actor and a very sweet and big hearted young woman.
Apologies are also owed to the loyal listeners of the show who enjoyed its shambolic spirit and anarchy and will be upset that it cannot continue.
I take complete responsibility and offer nothing but love and contrition and I hope that now Jonathan and the BBC will endure less forensic wrath.
Hare Krishna.

JONATHAN ROSS

I am deeply sorry and greatly regret the upset and distress that my juvenile and thoughtless remarks on the Russell Brand show have caused.
I have not issued a statement previously because it was my intention and desire to offer an apology to all those offended on my Friday night programme.
However, it was a stupid error of judgement on my part, and I offer a full apology.]

[Aggiornamento del 31 ottobre - Ieri sull'onda delle proteste e delle verifiche interne ha dato la dimissioni la controller di BBC Radio 2, Lesley Douglas. La Douglas ha lavorato alla BBC per 22 anni.]

27 agosto 2008

UK, UTV interessata al marchio Virgin Radio

Secondo il Times UTV, il gruppo nordirlandese proprietario della franchise TalkSport, network britannico di cronache e giornalismo sportivo che opera in onde medie, annuncia conti economici molto positivi e afferma di essere fortemente interessato a riattivare il marchio Virgin Radio, che a fine anno smetterà di esistere dopo la vendita del precedente proprietario, SMG, a un editore indiano. A quanto sembra ancora non ci sono stati contatti tra John McCann, Ceo di UTV e Sir Richard Branson.
August 26, 2008
UTV to discuss return of Virgin Radio
Amanda Andrews

John McCann, the chief executive of TalkSport-owner UTV, will talk to Sir Richard Branson’s Virgin Group about joining forces to bring back the Virgin Radio brand when it disappears later this year.
Mr McCann, who failed to win Virgin Radio in the recent auction for the former SMG assets, said that the TalkSport and Virgin Radio brands would sit particularly well together.
The Virgin Radio assets, which were sold earlier this year without the Virgin brand, are set to be renamed in the next month by new owner Times of India.
“If Virgin Group wants to speak to us about doing something with the Virgin Radio brand, we’d be very interested. It is a strong brand and we would not have bought the Virgin Radio assets without it,” said Mr McCann. He signalled that UTV would be keen to get involved in the expected relaunch, although would not provide further detail.
UTV, the owner of ITV’s Northern Ireland franchise, said pre-tax profit rose by 12 per cent year on year to £10.4 million, as strong growth in radio offset a 4 per cent fall in television advertising.
The Belfast-based group saw revenue increase 8 per cent in the first half of 2008.
(continua)

17 luglio 2008

Le radio locali sono utili. Ma come finanziarle?

John Plunkett, commentatore dell'industria radiofonica per il Guardian, torna sulla questione dei contenuti locali, il "fattore X" che potrebbe rappresentare un'arma vincente nelle mani delle piccole stazioni commerciali per vincere la loro battaglia per la sopravvivenza. L'agomento è il rilancio dei contenuti locali offerti dai siti Internet della BBC, che ha suscitato l'irata reazione dei concorrenti privati. Plunkett cita tra l'altro un report appena pubblicato dal RadioCentre, organizzazione ombrello delle radio commerciali britanniche, e dedicato proprio alle attività e all'impatto delle stazioni locali. Il giornalista però sottolinea come spesso e volentieri i giornali svolgono un ruolo più importante rispetto alle radio locali e che i siti Web della BBC - ovviamente assai meglio finanziati - sono davvero efficaci.
D'altra parte, argomenta l'amico John facendo l'esempio della sua stazione preferita, Mix 107, ci sono davvero casi in cui una stazione locale tratta di argomenti localistici come nessun altro. Il problema, conclude Plunkett, è che per fare della buona informazione locale ci vogliono soldi e risorse, due cose che in quest'epoca di vacche magre pubbicitarie scarseggiano in modo preoccupante. Come si esce dall'impasse? "Temo il peggio," conclude letteralmente il giornalista. E purtroppo concordo con lui.


The "what's on" wars: BBC Local vs commercial radio

Local commercial radio bosses have protested at the BBC's plan to expand its local video service. But does your local commercial station tell you enough about what's going on in your area?

July 17, 2008

Commercial radio bosses are unhappy at the BBC's plans to expand its online local news coverage. But their claims that commercial stations already have local news well covered - at a time when groups like GCap Media are syndicating programmes like there's no tomorrow - might have some listeners spluttering into their cornflakes.
Let there be no doubt, commercial radio stations do a LOT of local news and information programmes. We know that because the RadioCentre, the trade body that represents commercial radio, has just published a report telling us so.
But in my experience my local newspaper is much more likely to tell me what's going on than my local radio station. And even the newspaper isn't very good.
(continua)


16 luglio 2008

Eutanasia per le piccole emittenti commerciali?

E' una vera debacle per la piccola emittenza locale in Gran Bretagna, dove l'ultimo caso di fallimento annunciato, quello di Fen Radio, nella regione degli acquitrini intorno a Cambridge, fa discutere della necessità di rivedere una regolamentazione giudicata troppo rigida. «Manca completamente il buon senso sia in termini di legislazione che di interpretazione di questa legge,» dichiara al Guardian William Rogers, responsabile del gruppo UKRD, proprietario di Fen Radio, accusando il regolatore OFCOM di non fare nulla per impedire la moria delle piccole stazioni. Alla fine del mese Fen sarà il quarto caso di restituzione di licenza FM per motivi economici e secondo Rogers non sarà certo l'ultimo. Il bacino di utenza di Fen Radio, inferiore alle 80 mila persone, è troppo piccolo e le spese troppo elevate. Su un fatturato di 160 mila sterline le perdite ammontano a 70 mila e anche se l'emorragia è stata in qualche modo tamponata, dalle 200 mila sterline perse nel 2002, anno in cui UKRD ha rilevato l'emittente sui 107.5, la situazione è irreggibile.
Ha ancora senso, ormai, parlare di piccola emittenza commerciale? Visti i costi elevati dell'energia elettrica e della manutenzione, è possibile immaginare una Europa in cui le stazioni come Fen Radio possano tirare avanti perdipiù dovendo stipendiare i conduttori e i giornalisti? No, chiaramente no. Si devono prendere in esame strade e modelli alternativi. Ma quali? Sussidi pubblici? Lavoro volontario? Definitiva migrazione su Internet? Se queste piccole emittenti svolgono una funzione davvero importante, se le consideriamo un patrimonio di tutti, prima o poi dovremo pure fermarci e pensare a una soluzione. E' possibile che in questa civiltà omologata, le Fen Radio che ancora operano un po' dappertutto siano l'equivalente del calesse usato per percorrere le highways di Los Angeles. Dobbiamo essere favorevoli a una dignitosa uscita di scena? Stile, "Signore e signori, è stato bello. Good night, and good luck."

Fen Radio exec blames Ofcom for closure

John Plunkett Monday July 14, 2008

Fen Radio: due to stop broadcasting at the end of July

A commercial radio executive has blamed the media regulator, Ofcom, and the economic downturn for the closure of a local station in Cambridgeshire – and warned that there will be more services going off air.
Wisbech-based Fen Radio will become the fourth station to hand its licence back to Ofcom when it stops broadcasting at the end of this month.
William Rogers, chief executive of Fen Radio's parent group, UKRD, blamed a "pincer movement" of adverse economic conditions and an overly restrictive regulatory regime. "Fen Radio is one of what I believe will be a large number of small radio stations that will prove to be uneconomic and unsustainable," Rogers told MediaGuardian.co.uk.
"I believe the consequences of the changing market place and the restrictions that the regulatory regime imposes on commercial radio at that level will lead to the demise of many, many more," he added.
(continua)

27 giugno 2008

UK, multa milionaria per concorso radiofonico pilotato

Qualcuno ricorda come finì la faccenda del lotto truccato in tv? Non ditemi che non ricordate la famosa pallina della lotteria che viaggiava come sul piano inclinato del flipper per lo studio televisivo... E i fagioli della Carrà? E tutti gli altri quiz completamente tarocchi che le nostre televisioni nazionali ci hanno fatto sorbire per secoli?
Beh, come sempre, all'estero gli imbrogli preferiscono lasciarli fare agli italiani. Anche quei "politologi" americani che applaudono la guerra antimagistratura del nostro intramontabile Premier. Ma si guarderebbero bene dal votare, in casa propria, per un candidato capace di condizionare attraverso tre reti televisive intere campagne elettorali, senza che uno straccio di magistrato possa sollevare obiezione. Nel Regno Unito il regolatore OFCOM ha appena comminato all'editore radiofonico GCap una multa record da 1,1 milioni di sterline, oltre 1,6 milioni di euro per aver taroccato un concorso radiofonico. Era andata, racconta il Guardian, che un programma musicale diffuso per anni da OneNetwork, una rete di 30 stazioni locali, era solito organizzare la classica gara di riconoscimento di brani musicali. Le stazioni trasmettevano qualche nota, la gente si iscriveva via SMS e GCap ritelefonava ai concorrenti chiedendo: qual è il titolo della canzone?
Ebbene, dopo una approfondita inchiesta dell'Authority, è saltato fuori che per anni quelle telefonate erano state pilotate. L'imbroglio però non consisteva nel far vincere qualche sterlina a un amico o nel fare a metà dell'incasso. OneNetwork si limitava a filtrare le chiamate mettendo in onda prima le risposte sbagliate. Insomma, un modo anche abbastanza comprensibile per prolungare la suspense ed evitare che il divertimento finisse con la prima risposta. Un milione di sterline per un peccato così veniale? Macché, la faccenda è ancora più incredibile: OFCOM ha fatto sapere che una multa così salata è dovuta espressamente alle manovre di depistaggio di GCap, i cui dirigenti hanno cercato di ostacolare l'inchiesta. Un milione di "quid" per oltraggio alla corte. Porca pupazza. E poi dicono che Silvio fa benissimo a combattere contro lo strapotere dei giudici. Italiani.
GCap's record fine: a £1m wake-up call for the radio industry
Radio stations have been fixing competitions for years - but to make them more entertaining and compelling, not to make money

June 26, 2008 4:43 PM

It's reasonable to assume new GCap Media boss Ashley Tabor will be in an unpleasant mood today. Some innocent waste paper basket is going to take one hell of a beating, writes Paul Smith.

GCap is still going through the fallout of sacking several dozen presenters so that savings can be made through networked programmes. Now Ofcom has fined GCap £1.1m which, according to my calculations and by a staggeringly unhappy coincidence, is roughly the amount of money GCap would have saved by sacking several dozen presenters and networking more programmes.
Bad luck, some would say. Karma, others might suggest.
The trouble began with a networked competition broadcast across 30 of GCap's One Network stations, called Secret Sound. Listeners heard a snippet of audio and registered to play by text; one listener was called back to guess the sound. Easy peasy.
Except according to Ofcom and the whistleblower at GCap, entrants were vetted before reaching the studio. Only wrong answers were put through until the competition had ran for a suitable length of time, meaning listeners were registering to play - and clocking up revenue for GCap - despite having no chance of winning.
The girth of the fine that plopped through GCap's letterbox this morning is jaw-slackening. It wasn't issued simply for fiddling the Secret Sound result though. Ofcom claims that GCap obstructed its inquiry; that its investigation was hindered by management refusing to provide relevant information and submitting material that was ambiguous. It is this "inexcusable" behaviour that got Ofcom really pissed and the reason for a fine the size of Guernsey.
(continua)



02 giugno 2008

Virgin UK chiude, per un po'. NME, dalla carta alla radio

Come anticipato in Italia anche dagli amici di Newsline, l'etere inglese si appresta a perdere, almeno momentaneamente, il glorioso marchio Virgin, che però dovrebbe risorgere presto attraverso una nuova iniziativa del proprietario del Virgin Group, Sir Richard Branson. Riassunto delle puntate precedenti. La proprietà dell'attuale Virgin Radio UK, la scozzese SMG, vuole cedere la stazione radio rock per focalizzarsi sul mercato televisivo regionale. L'acquirente, alla fine, è un gruppo editoriale indiano, recante tuttora il nome dello stampatore inglese Bennett, Coleman & CO, che immagino risalga all'epoca coloniale ma che oggi è controllato dalla famiglia Sahu Jain. La cessione ha avuto un valore di 106 milioni di dollari (un quarto di quanto pagato da SMG nel 2000 per rilevare l'attuale infrastruttura) ed è passata attraverso TIML Golden Square, proprietaria del Times of India e controllata da Bennett, Coleman, in cordata con Absolute Radio (già proprietaria di due stazioni a Oxford Jack FM e 107.9 FM) la quale invece fa capo a un gruppo di finanziatori irlandesi. Per il colosso indiano è l'affare più grande mai firmato fuori dai confini del subcontinente. Oggi il Guardian si occupa della questione con questo articolo.
Il contratto non prevede che TIML rilevi anche il marchio Virgin, che resta proprietà di Richard Branson ed entro l'anno smetterà di essere utilizzato dalle stazioni cedute all'editore indiano. Sembra che sia una decisione consensuale: né Brandon né Times of India intendono proseguire nello status quo. Come spiega il Times Online, il gruppo Virgin ha interessi con l'Hindustan Times, concorrente di Bennett, Coleman, che del resto possiede già altre stazioni. Non sarebbe opportuno creare strani intrecci e TIML vuole differenziarsi. A quanto sembra, Sir Richard ha già intenzione di rilanciare Virgin Radio nel 2009, ma con un altro partner e probabilmente solo su DAB, mentre la cordata TIML/Absolut ha altri piani per una catena a copertura nazionale che comprende anche impianti a onde medie. Stay tuned è il caso di dire.
E mentre il gruppo Virgin cova i suoi sogni di rilancio solo digitale, proprio oggi ha avviato i suoi test sul satellite e su Internet, la nuova stazione NME. In futuro sembra che l'emittente cercherà anche sbocchi sul DAB e in FM, ma per ora si tratta di una avventura molto musicale, con DJs molto selezionati e famosi. NME è il nome di una testata musicale, un magazine settimanale specializzato in rock music. Il marchio è posseduto da IPC Media, a sua volta controllata dalla potente Time Inc. Prima di attivare il canale radiofonico NME aveva un programma televisivo, sempre su Sky. Un particolare buffo rivelato dall'articolo di oggi sul Guardian: lo spin off di NME Radio viene gestito, insieme al canale televisivo, dalla società multimediale musicale DX Media.

01 aprile 2008

UK, Global acquisisce GCap. Rilancio per il DAB?

All'insegna del pragmatismo la chiusa dell'intervento di Nick Piggott a commento della notizia di poche ore fa, sulla chiusura dell'accordo di cessione delle emittenti commerciali appartenenti al gruppo britannico GCap al nuovo acquirente Global Radio (un accordo da 375 milioni di sterline). Piggott si riferisce evidentemente al clima di diffuso pessimismo sulle opportunità di mercato del DAB, clima che si era ulteriormente incupito proprio in seguito alle decisioni di GCap, che prima della cessione aveva chiuso parecchi canali digitali. Nella radio digitale ci credo ancora, scrive Piggott, invitando i suoi connazionali e gli editori radiofonici a far tesoro di nove anni di esperienze positive e negative per cercare una nuova strada verso il tipo di offerta radiofonica che i consumatori richiedono.
A margine di questa operazione finanziaria ricordo che GCap Media nacque dalla fusione con il gruppo di Capital Radio di Londra. Capital fu la seconda stazione commerciale londinese, creata pochi giorni dopo LBC, emittente del gruppo Global Radio. LBC nacque l'8 ottobre 1973, Capital il 16 dello stesso mese. I 1548 kHz di Capital Gold, aperta nel 1988 sulla stessa frequenza della storica stazione, hanno spento due o tre anni fa, proprio per spingere gli ascoltatori verso il digitale. LBC, invece, è ancora udibile su 1152 kHz.

What a new ownership - an ownership in private hands, and away from the demands of institutional shareholders - should bring is an ability to look beyond the bills of this month and next month, and commit to approaching development of DAB (and other new platforms) on a new basis. We have learnt so much in the last 9 years about what’s good and not good about the current strategy; now is the opportunity, with most of the commercial radio industry in private hands, to take that experience and use it to regroup and reshape the DAB plan for the UK.
To generalise, private equity investors are ruthless on reviewing costs and benefits to customers. There will be pain, and no doubt many people will speculate on “what ifs”. If the potential for DAB can be underpinned with a viable medium-term business plan, then that may justify a renewed commitment to investment. But it’s hard to see how that business plan won’t involve radical change to the existing DAB plan.
It also requires more than just Global and Bauer to commit to change. If Arqiva can’t/won’t contribute meaningfully to cost-reductions re-engineering of DAB infrastructure; if OFCOM can’t tear up the old plan and write a new one; if the BBC are unhappy with changes to DAB for local BBC radio; if receiver manufacturers and consumer electronics manufacturers can’t produce 21st century radio devices - then it’s not going to make the difference that’s required.
I continue to be positive about the potential of DAB. The market is demanding more evolved digital media experiences. Listeners want more “stuff” and more control of it. Advertisers want more compelling, effective and measurable opportunities. Consumer Electronics manufacturers want to add more and more function to devices. The industry can create “new radio”, and of all the technologies that can be used to distribute it, the only one that maintains the ubiquitous, free nature of radio is DAB.

18 febbraio 2008

Un Paperone malese per Virgin Radio UK?

La stampa inglese sembra arricciare un po' il naso quando racconta, come qui il Telegraph, che tra i "bidder" per Virgin Radio, messa in vendita dal gruppo scozzese SMG, c'è Ananda Krishnan, un Berlusconi della Malaysia, con il quale - non trovate? - c'è anche una certa somiglianza fisica. Krishnan è al 119esimo posto della Forbes 07 contro il 51esimo di Berlusconi e il 52esimo di Del Vecchio). La sua Astro All Asia Networks possiede già un gran numero di stazioni radio in Asia, tra cui Hitz FM, Lite FM e altre in madre patria. Astro è in gara con tre società britanniche, ma chissà, forse potrebbe rilanciare la sua offerta per andare all'attacco - commercialmente parlando - della variegata comunità asiatica residente in Gran Bretagna.

Malaysian billionaire tunes in to Virgin Radio

By Mark Kleinman and Dominic White 17/02/2008 A company backed by one of Asia's richest men will battle a trio of British rivals for control of Virgin Radio after emerging as a surprise bidder for the company.

Ananda Krishnan, thought to be the third-wealthiest man in Southeast Asia, is understood to have tabled a bid for Virgin Radio through Astro All Asia Networks, Malaysia's largest media company.
The four companies have lodged offers worth between £60m and £70m for Virgin Radio, which is valued at £85m on the books of its owner, the Scottish media company SMG. Vitruvian Partners, a private equity firm, was also in the running for the station but was knocked out after bids were submitted last week. The deadline for the next round of bids is in mid-March.
It is the second time that SMG has put Virgin Radio up for sale, and bids are understood to be higher this time around. SMG had been under pressure to sell Virgin but completed a major refinancing through a £95m rights issue in December, and maintains it is not a distressed seller. The company, which paid £225m for Virgin in 2000, has been offloading assets to pay down its debts. According to US publisher Forbes, Krishnan has a self-made fortune estimated at $6bn (£3.06bn). A Harvard Business School graduate and former oil trader, Krishnan owns a slew of media and leisure holdings that includes Maxis, one of Southeast Asia's leading telecoms groups, as well as racetrack betting and lottery operations. Astro, the biggest TV service provider in Malaysia, broadcasts over 100 TV channels across Malaysia and Brunei.
In the battle for control of Virgin, Astro is up against Global Radio, the media group chaired by former ITV chief executive Charles Allen, which owns London's Heart FM radio station. Global has also made a £313m bid for GCap Media.
Absolute Radio, a small UK player backed by Irish property investors, is also in contention. Its bid is being led by Clive Dickens, once the group head of programmes at Capital Radio. UTV, which owns the Ulster ITV franchise and TalkSport radio station, is the other bidder.
Virgin, whose breakfast radio show is hosted by DJ Christian O'Connell, last month saw its share of the national radio audience grow 1 per cent. It now reaches 2.5m listeners a week, according to the radio industry measurement body Rajar. SMG, in which ITV has a 17 per cent stake, saw its shares close off ½p at 14½p on Friday, valuing the company at just under £138m. Virgin Radio declined to comment.


09 settembre 2007

Tutte le radio britanniche in tasca

Radio Centre, l'organizzazione delle radio private britanniche, giunge al tradizionale appuntamento con il suo Pocket Book gratuito. L'edizione 2007 conta 170 pagine illustrate da logotipi e notizie sulle stazioni commerciali di tutta la Gran Bretagna. Dalla pagina dedicata alle pubblicazioni di Radio Centre, si può accedere anche a un documentario sul coverage radiofonico delle inondazioni che hanno sconvolto l'Inghilterra nei mesi scorsi, con 25 minuti di spezzoni originali.