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19 novembre 2015

Ascolto radiofonico in UK: è quasi pari tra radio analogica e digitale


Il Regno Unito è abbastanza vicino a quella soglia di sostanziale pareggio tra ascolto tradizionale, "analogico" della radio e ascolto effettuato attraverso una piattaforma digitale (tra radio DAB, televisori Dtv/sat e Internet). La radio analogica è ancora maggioritaria nel terzo trimestre 2015, ma di poco: del 50,4% secondo il sesto Digital Radio Report appena rilasciato da Ofcom. A fronte di 576 emittenti AM/FM attive in Gran Bretagna, ci sono 283 stazioni sul DAB, che però è in costante crescita (anche se nell'ultimo trimestre la vendita di nuovi apparecchi ha subito per la prima volta un calo, forse anche dovuto al non marginale problema della vecchia codifica DAB/Musicam ancora utilizzata da quelle parti). Quasi tre persone su dieci affermano di ascolare prevalentemente la radio sul DAB, che ha una copertura superiore all'85% sulle strade e nei centri urbani. Notizie incoraggianti per il DAB arrivano anche sul fronte dell'ascolto a bordo dell'auto: mentre il 75% dei nuovi modelli viene venduto già equipaggiato col DAB, tre guidatori su dieci dicono di avere a bordo una radio digitale. Nel complesso, l'ascolto della radio su piattaforme digital è al 41,9%, ormai prossimo alle soglie che autorizzerebbero, a breve-medio termine, un definitivo passaggio al digitale almeno per i network nazionali e le principali stazioni. Le possibili conseguenze in Europa di una Gran Bretagna con la radio "full digital" sono però incerte, come incerto il destino della Gran Bretagna in Europa.

02 novembre 2015

Contro i pirati dell'etere londinese, Ofcom si allea con gli amministratori di condominio (e apre le licenze FM e DAB)

Il regolatore britannico Ofcom presenterà domani in conferenza stampa i risultati della campagna anti-pirateria radiofonica condotta in collaborazione con Homes for Haringey una organizzazione parallela al Consiglio di zona di Haringey, area nord di Londra, incaricata di curare la manutenzione degli stabili gestiti dall'ente pubblico. Secondo Ofcom una efficace lotta contro le interferenze dei pirati della banda FM (a Londra sono decine, di solito afferenti alle comunità giamaicane, africane, asiatiche) potrebbe tradursi in un risparmio di un milione di sterline in interventi di rimozione e riparazione. Sì, perché i pirati londinesi sono dei veri e propri squatters dei tetti dei condomini. I trasmettitori vengono nascosti persino nei camini e nelle condotte d'aria per proteggerli a loro volta, come racconta questa straordinaria corrispondenza di Hackney Citizen, giornale online di un altro sobborgo londinese confinante con Haringey, dall'azione di ladri che si portano via l'impianto e ricattano i pirati per costringerli a ricomprarseli. A quel punto però eliminare il trasmettitore pirata diventa complicato.
Il controllo di questa lotta in alta quota, comporta evidentemente una stretta collaborazione con le squadre di manutenzione degli edifici che agiscono nelle varie zone. La pirateria in FM continua a esercitare il suo fascino ma, scrive Ofcom, può creare situazioni spiacevoli, interferendo con le comunicazioni aeree e di pronto intervento. Non solo: Ofcom riferisce di incidenti capitati quando i pezzi di un'antenna pirata si staccano dai supporti e cadono in testa alla gente. Esistono, sottolinea il regolatore nel suo comunicato, molti modi per trasmettere legalmente e con poca spesa. Uno strumento rivolto espressamente alle piccole stazioni a carattere comunitario o etnico è quello della Restricted Service License per impianti FM e AM a bassa potenza. E la finestra di opportunità, conclude Ofcom, si sta aprendo anche per le piccole stazioni che vogliono provare a trasmettere sul DAB. Su modello delle "Isole digitali per piccole radio" create in Svizzera attraverso l'operatore DAB+ Digris, che gestisce nelle principali città dei piccoli multiplex locali a bassa potenza, lo small scale DAB viene sperimentato anche in UK da questa estate. Protagonista di questa sperimentazione è un tecnico della stessa Ofcom, Rashid Mustapha, che a Brighton ha messo in piedi un multiplex DAB basato sul software open source di Opendigitalradio. Sono già una sessantina i progetti che hanno sfruttato questa opportunità?
Se potete farlo legalmente e senza rischiare le pesanti multe comminate per l'uso non autorizzato dello spettro FM, perché continuare a trasmettere da pirati, sembra chiedersi Ofcom? Forse è la strada giusta per combattere un fenomeno che continua a esercitare una forte attrazione proprio per il suo carattere politico, "anti-sistema".


30 novembre 2012

OFCOM/IPO, I pirati digitali? Sono quelli che comperano più contenuti


OFCOM pubblica per conto dell'IPO (Intellectual Property Office) un rapporto sul consumo di contenuti illegali su Internet e i dati che emergono sono a dir poco sconcertanti. A parte il dato sulla scarsa consapevolezza del campione intervistato (metà dei navigatori non sa neppure dire se quello che scarica da Internet sia legale o viceversa violi qualche diritto), ci sono due tendenze che dovrebbero far riflettere a lungo l'industria dell'audiovisivo digitale. Il primo dice che c'è una forte predisposizione all'acquisto di contenuti legali se questi avessero un prezzo adeguato e soprattutto se i cataloghi degli editori fossero davvero completi. L'altra informazione è addirittura paradossale: se prendete gli individui che ammetto di avere sui loro dischi sia contenuti legali, sia file piratati, i loro volumi di acquisto legale, cioè di soldi spesi in contenuti, sono superiori ai volumi di acquisto di chi consuma o solo contenuti legali o solo contenuti illegali. Come dire: se sei un pirata digitale e ogni tanto compri qualcosa, compri comunque più di chi pirata non è.

Il messaggio è piuttosto chiaro. Il modo migliore per combattere il fenomeno della pirateria totale è quello di aumentare la quantità, la qualità e la varietà dei contenuti digitali online e contemporaneamente diminuire i prezzi. Finora è avvenuto esattamente il contrario: i cataloghi online offrono solo una piccola parte di quanto prodotto su supporti non online e i prezzi sono in alcuni casi (vedi gli ebook) anche superiori a quelli nei mercati fisici, mentre editori e società consortili premono per imporre leggi sempre più severe contro la pirateria. C'è da chiedersi perché visto che basterebbe aprire il negozio (ben fornito) per cominciare a vendere. 
Alla discussione su questa anomalia partecipa anche TechDirt con diversi post centrati sullo studio OFCOM e su altre analisi che riguardano la situazione americana. Ci si arriva facilmente partendo dai link contenuti in questo.

White spaces, la consultazione OFCOM spalanca le porte alla tecnologia in Europa

Fa un importante passo avanti la regolamentazione della tecnologia "white spaces" in Europa e con essa l'arrivo dei dispositivi "cognitivi" che la sfrutteranno. Il regolatore britannico OFCOM ha pubblicato la sua proposta di quadro normativo, aprendo le porte alla discussione delle parti interessate. Come è noto, la riduzione degli spazi frequenziali utilizzati per la TV analogica, ormai spenta, ha comportato la creazione di nuove risorse di spettro da destinare a servizi non broadcast, tipicamente di larga banda senza fili. Ma gli "spazi bianchi" sono qualcosa di molto diverso: si tratta infatti di consentire l'uso di frequenze generalmente allocate alla televisione digitale, in funzione però della loro disponibilità a livello locale. Come avviene negli Stati Uniti, la proposta di OFCOM consiste nel definire l'uso di apparecchi che prima di impegnare una determinata frequenza consultano un apposito registro delle risorse occupate in una data località. 
Ecco un esempio degli usi cui potrebbero essere destinati i futuri apparecchi:



Enhanced Wi-Fi: The majority of current Wi-Fi devices operate in spectrum at 2.4GHz. White spaces could provide new capacity, while boosting the range of devices, potentially enabling Wi-Fi networks that stretch across towns and cities. This is due to the lower frequency of TV white spaces (typically between 470 MHz and 790 MHz).
Rural broadband: White spaces could be used to provide rural locations with broadband services. In practice, this could be achieved by building a network of transmitters that use white spaces to link remote houses and villages to larger towns that are already connected to the internet.
Machine-to-Machine communications: This relatively new area of innovation allows information to be exchanged between different devices. This could be especially useful for wirelessly measuring utility meters in consumers’ home, for example, or allowing businesses to wirelessly track their inventory.

06 dicembre 2011

Consumo di radio digitale in UK, accessibilità e offerta


OFCOM, l'autorità regolatrice britannica, ha appena pubblicato il suo annuale studio sulla consumer experience in materia di servizi di telecomunicazione, Internet e radiotelevisione digitale. Il report offre un interessante visuale su quali e quanti servizi sono disponibili in Gran Bretagna, incrociando le informazioni di accessibilità, spesa, consumo per fascia anagrafica. Ecco tre chart riferite alla radio digitale e analogica, con l'accessibilità ai servizi, la spesa per nucleo familiare e la quantità di programmi disponibili. Come si vede la posizione del DAB come potenziale di penetrazione è molto alta. Oggi in UK vengono trasmessi 297 canali radiofonici, 131 in simulcast su DAB e 39 esclusivamente su DAB.







24 novembre 2011

Community Radio UK, 10 milioni di sterline per un rilevante profitto sociale


Il regolatore britannico OFCOM ha pubblicato il report annuale sull'emittenza radiofonica comunitaria in Gran Bretagna. Una lettura affascinante che spalanca una finestra molto stimolante su un settore della comunicazione sostenuto da entità no profit che tuttavia generano una piccola economia fungendo da aggregatore di volontariato, canale di comunicazione e integrazione tra le diverse comunità rappresentate. Le licenze concesse a questo tipo di emittenti, tutte a bassa potenza, sono poco più di 200 e le stazioni attive sono 196, il grosso in modulazione di frequenza (ma qualcuna anche in onde medie).In Gran Bretagna il settore è molto più regolato che da noi. Una stazione deve fornire un piano dettagliato e il regolatore concede la licenza, che è temporanea, in base alla validità degli obiettivi e al "fabbisogno" di risorse di questo tipo a livello locale. La licenza prevede anche specifici tetti in materia di fonti di sostentamento che sono in pratica: la pubblicità e le sponsorizzazioni, gli stanziamenti (grant), le donazioni volontarie, i contratti di servizio (tipicamente gli accordi con le municipalità per trasmettere informazioni di carattere pubblico). I
n media una stazione comunitaria british incassa 63 mila sterline e ne costa poco di più, 64 mila circa. Una somma non enorme ma si consideri che quattro anni fa si viaggiava tranquillamente sopra le 100 mila sterline. C'è stata dunque una forte contrazione ma nel complesso, valuta OFCOM, si può affermare che con un giro d'affari di poco superiore ai 10 milioni di sterline, le concessioni alle radio comunitarie riescono a coinvolgere ben 12.500 volontari per 45 mila ore alla settimana, producendo 15 mila ore settimanale di programmi originali e dando spazio a una quantità di lingue minoritarie non sempre rappresentate a livello pubblico. Nelle aree metropolitane e nelle periferie immagino che esista anche un impatto intangibile ma non trascurabile in termini di socialità, formazione, coinvolgimento dei giovani e dei lavoratori immigrati. Il tutto, ripeto, in cambio di una regolamentazione efficiente e di un 10 milioni di sterline.
Se vi viene la curiosità di studiare queste cifre (e magari di promuovere il discorso anche dalle nostre parti), potete scaricare qui il report completo.

21 luglio 2011

OFCOM: Wi-FI anche nell'FM con la radio cognitiva

Mi era sfuggita, due settimane fa, la dichiarazione con cui Ed Richards, chief executive del regolatore britannico OFCOM, ha per la prima volta accennato alla possibilità di utilizzare le tecnologie della radio cognitiva dei cosiddetti "whitespaces" (i buchi frequenziali non altrimenti impegnati) anche nella banda FM lasciata parzialmente libera da un eventuale processo di spegnimento delle stazioni analogiche. E' una dichiarazione molto importante perché finora non era mai successo che un "politico" del radiospettro ipotizzasse uno scenario di assegnamento di frequenze comprese tra gli 88 e i 108 MHz per servizi come la connettività a Internet senza fili. Gli attuali sistemi di comunicazione interattiva digitale occupano porzioni di spettro piuttosto larghe, che trasportate nella piccola finestra di 20 MHz dell'attuale FM si mangerebbero il grosso dello spazio disponibile.
Notabene, Richards non ha affatto voluto dire che a partire da una certa data le frequenze FM verranno assegnate agli operatori di telecomunicazioni per erogare servizi non broadcast (oltretutto saranno frequenze molto pregiate perché a 100 MHz i segnali radio si ricevono meglio all'interno delle case e potrebbero aiutarci a rimediare a molte situazioni di digital divide di zone rurali e montagnose). La radio cognitiva consentirebbe piuttosto di impegnare queste risorse in modo intelligente, occupando solo gli spazi lasciati effettivamente liberi dalle stazioni broadcast a carattere locale che sopravviveranno allo switch-over (peraltro non ancora ufficialmente deciso). Secondo Richards sarebbe addirittura un buon modo per evitare che gli stessi spazi bianchi finessero per essere illegalmente occupati da pirati e hacker. Sarebbe però un precedente importante, perché fino a oggi siamo stati abituati a pensare allo spettro delle radiofrequenze come a un insieme di slot rigidamente assegnati a determinati servizi, con precise regole anti-interferenziali. La radio cognitiva cambierebbe radicalmente questo scenario e il risultato è che comunque l'FM così come la conosciamo attualmente perde molta della sua sacralità. Un fatto su cui editori radiofonici e ascoltatori dovranno cominciare prima o poi a ragionare seriamente.
Ofcom considers future of FM radio band
July 6, 2011

Ofcom today proposed an innovative new use for the airwaves that will be freed up following the UK’s switch from analogue to digital radio.
Speaking at the Radio Centre members’ conference today, Ofcom Chief Executive, Ed Richards, identified White Space Devices as potential new users of the freed up FM radio airwaves. These devices could use these frequencies to deliver innovative applications such as mobile broadband in very sparsely populated areas.
The technology works by identifying unoccupied radio waves called “white spaces” to transmit and receive wireless signals.
Compared with other forms of wireless technology, such as Bluetooth and Wi-Fi, White Space Devices are being designed to use a much wider range of frequencies, including the lower frequencies that have traditionally been reserved for TV and radio.
Ofcom has been leading the way in Europe to develop a system that would allow these devices to work without interfering with other users of spectrum. To date, this has focused on using the white spaces between digital TV channels. However, in practice this technology could also work in the FM radio band.
Signals at these frequencies travel further and more easily through walls.
Ed Richards said: “We believe that any release of new spectrum has great potential to enable innovation and growth in new applications and services.”
“Spectrum is a resource that is in huge demand, fuelled by the recent explosion in smart phones and other wireless technologies. However there is only a limited amount of it to go around, which means we need to start thinking more creatively about how it is used. White Space Devices could offer an effective solution.”

Digital radio switchover

It is anticipated that all large scale radio stations will migrate to digital and eventually cease to broadcast on analogue FM radio. Smaller stations are expected to remain on FM.
This is expected to free up as much as 50% of the capacity currently used to deliver FM radio services and has raised questions as to what this capacity will be used for.
“Our first principle has to be that any future use of the FM band is an efficient use of radio spectrum,” said Ed Richards.
“There must be certainty for smaller and community stations, that do not move across to DAB. These will continue to play their important role, and FM is an appropriate technology for the scale at which they operate.”

Protecting the radio industry

Ed Richards explained that White Space Devices offered a solution that could safeguard the interests of the radio industry by making it less likely that it was backfilled with new commercial and pirate radio stations.
“White Space Devices offer a creative solution that would not only use spectrum to its full capacity, but would also work along side existing smaller FM radio stations. This could be done without causing interference and without any commercial conflict.”
“This approach not only would spur on technological innovation but it could also further restrict the opportunity for pirates to fill in the gaps caused by careful spectrum planning.”

White space technology

On 9 November 2010, Ofcom launched a consultation on the processes needed to successfully launch the technology and how new devices will be made available to consumers without the need for a licence. This was based on using white spaces between digital TV channels, however it could also be extended to use white spaces in the FM radio band. Ofcom expects to publish a statement concluding its thinking in the area of digital TV white spaces shortly.

White space database

It is important that white space devices do not interfere with other wireless technologies that share these frequencies. The solution is for devices to do this by consulting a “geolocation database” that contains live information about which frequencies are free to use at their current location.
Ofcom expects to make it possible for interested companies to host such databases.

How the technology will work

Some white space applications will work in a similar way to Wi-Fi, which uses a wireless router to send and receive information to other wireless devices. A key difference is that the white space router or base station will first need to consult a list of databases hosted online. It will describe its location and device characteristics to one of these databases on a regular basis. The database will then return details of the frequencies and power levels the router is allowed to use so that it does not interfere with other devices operating in its vicinity.

21 aprile 2011

Dividendo digitale in banda UHF, il caso nel Regno Unito


Mentre in Italia la questione del "tesoretto" delle frequenze UHF lasciate libere dal passaggio alla televisione digitale terrestre ha già scatenato un autentico psicodramma tra gli operatori telefonici che pretendono frequenze possibilmente gratis, i broadcastar duopolistici che sminuiscono l'importanza dei futuri servizi a larga banda mobili (chissenefrega di "falsi problemi" come il digital divide, perdinci! Come facciamo a trasmettere le nostre telepromozioni e le partite della nostra squadra in paytv?) e gli editori televisivi locali che rischiano solo di fare la fine dei capponi di Renzo.
In questi giorni mi sono arrivati un paio di documenti dell'Authority britannica, l'OFCOM, che mi piace sempre citare come esempio quando si tratta di politiche di gestione dello spettro delle radiofrequenze. Suggerirei agli amici di Agcom di andare a scaricarsi due documenti:

La pubblica consultazione avviata il 22 marzo sul futuro dei 250 MHz (!) da assegnare nelle due bande degli 800 e 2,6 GHz prevede la pubblicazione di una serie di documenti cui si aggiunge il "modello tecnico" costruito dall'OFCOM per simulare l'ipotetico rendimento di una rete LTE, pubblicato oggi. Suggerisco inoltre di scaricare anche il documento "Low-power shared access to spectrum for mobile broadband" un report di quasi 200 pagine preparato da Real Wireless.
«At this stage we are not seeking to reach a view on how the UHF spectrum should be allocated in future. Instead, we want to invite comments from stakeholders on the factors that will have a bearing on how the future use of UHF spectrum will further the interests of citizens and
consumers and what if any issues arise from this perspective,» scrive l'OFCOM. «Any decisions on any future adjustments to the allocation of the UHF spectrum would necessarily need to be taken nearer to the time when they could be implemented given the inherent uncertainty on a number of key factors such as how the market will develop or the result of international harmonisation decisions.»
E ancora: «The award of this spectrum is vital to the UK's economic and social growth. It will enable mobile operators to meet the significant growth in demand for mobile data. This is being fuelled by growth in the take up of smart phones and tablets, offering services such as video streaming, social networking and mobile gaming, as well as applications such as messaging and email. Access to this spectrum is expected to be vital to the future commercial success of existing and prospective new entrant mobile network operators.
The proposals set out in this consultation are likely to shape the future competitiveness of the mobile sector for at least the next decade. We set out in this consultation document our assessment of the impact of the distribution of spectrum on future competition in mobile markets, and our proposals for the rules that should apply, in the auction and more generally, to promote competition.»
Per riassumere: la disponibilità delle nuove frequenze da assegnare a servizi dati mobili a larga banda da parte di operatori nuovi o consolidati che siano è "vitale per la crescita economica e sociale del Regno Unito". Vista l'importanza della posta in gioco, OFCOM invita tutti gli stakeholders, le parti interessate, a sottoporre le loro osservazioni sui "fattori che andranno a impattare su come i futuri impieghi dello spettro UHF promuoverà l'interesse di cittadini e consumatori."
Come sempre mi sembra di essere capitato non sul sito di OFCOM bensì direttamente sul pianeta marte. Al posto di un regolatore, un organo di garanzia, che coordina la discussione cercando di fare chiarezza molto *prima* che il governo decida di mettere all'asta determinate frequenze (e quali), qui in Italia abbiamo il solito pollaio. Ieri per esempio il broadcaster filo- o protogovernativo Mediaset ha diffuso una pacata nota per lamentare come «nel mondo di Internet ''regna la totale assenza di regole e di controlli'' mentre nel mercato televisivo ''vi e' una pesante ingerenza degli organi di regolamentazione.''». Povero nano. A parlare - evidentemente ignorando il recepimento delle normative europee sui new media da parte di un ministro che più amico del giaguaro di così non si potrebbe - è, lo avete indovinato, il presidente di Mediaset, un giovane molto dinamico e aperto alla crescita sociale e culturale degli italiani chiamato Fedele Conalonieri. In questo presunto Far West in cui la televisione commerciale italiana è costretta come in un ghetto, privata dei mezzi più elementari e di ogni spazio di crescita commerciale, «ci va di mezzo tutto ciò che è creazione intellettuale, contenuto originale, copyright.» Creazione intellettuale? Forse si riferisce al Grande Fratello. Contenuto originale? Forse intende il mercato delle vacche dei famigerati "format televisivi", tutti uguali, tutti melensi o nevrotizzanti.
Lassù sul pianeta marte, oltre la siderale distanza della Manica, al posto dei diktat incrociati, delle minacce al testosterone, degli eterni "lei non sa chi sono io" ricorrenti in una economia che capisce solo le peggiori forme di protezionismo di puro stampo dirigista sovietico, si studiano le diverse alternative, si discute, si decide tutti insieme. Da quando è iniziato il percorso che sta portando tutta Europa alla tv digitale, i marziani della perfida Albione conoscono per esempio quale sarà il futuro aspetto della loro banda UHF. Questo:


I marziani cercano di conseguenza di fare posto per tutti, negli inevitabili limiti fissati da una risorsa flessibile purtroppo non è elastica. Qui marte, a voi Agcom?

14 dicembre 2010

Onde medie: braccio di ferro tra OFCOM e Caroline

L'OFCOM britannico sta adottando nei confronti delle nuove autorizzazioni di stazioni broadcast una politica chiaramente orientata a favorire l'obsolescenza della banda di frequenza delle onde medie. E a farne le spese, paradossalmente, è proprio l'emittente che quasi mezzo secolo fa ha contribuito a cambiare per sempre la radiofonia in Europa.
La mitica Radio Caroline, un brand sopravvissuto nel corso tempo e oggi ancora attivo su Internet e via satellite (e in rare occasioni temporanee sulle onde medie) chiede di poter operare continuativamente su questa banda per coprire una piccola parte di Inghilterra sud-orientale. Ma l'OFCOM applica da anni una politica di non concessione di licenze non temporanee in onde medie, proprio a sostegno di una strategia che nel lungo termine dovrebbe portare al totale spegnimento della radiofonia analogica.
Da autentica erede dello spirito delle stazioni pirata offshore, Radio Caroline ha attivato una campagna di sensibilizzazione subito ripresa da una parlamentare inglese, Tracy Crouch, deputata per Chatham e Aylesford. L'8 dicembre, l'onorevole Crouch è riuscita a far passare alla camera una interrogazione ("early day motion") per sollecitare un ripensamento da parte del regolatore e il suo intervento potrebbe servire per riaprire il dibattito sulle linee già tracciate nel disegno di legge Digital Britain (convertito nel Digital Economy Act 2010) e sulle reali opportunità dello switchoff in una porzione di spettro che nessuno vuole ma che è rimasta nel cuore e nel ricordo di molti ascoltatori. Tracy Crouch ha dato ampio risalto alla sua azione politica nel blog personale con cui tiene informati i propri elettori.

20 novembre 2010

OFCOM, consultazione sui "white space" televisivi

Alla luce delle nuove regole introdotte dalla normativa Digital Britain, che prevede la possibilità di effettuare un parziale switch off della radio analogica già a partire dal 2015 (una data che sembra tuttavia sempre meno probabile), il regolatore OFCOM ha rivisto i termini di scadenza per il processo di "ri-pubblicazione" delle licenze concesse alle stazioni commerciali in FM allo scadere delle stesse. Dopo una pubblica consultazione OFCOM ha ritenuto opportuno conservare il limite proposto di sette anni, per evitare che periodi più lunghi potessero creare condizioni generalmente poco favorevoli all'introduzione del DAB. Vale la pena di ricordare che in Gran Bretagna le emittenti commerciali passate al DAB hanno avuto in compenso il rinnovo automatico della loro licenza. Le considerazioni fatte da OFCOM sono interessanti da leggere.
Con un'altra decisione OFCOM ha dato avvio alla pubblica consultazione sulle modalità da adottare per implementare la gestione dei white spaces televisivi sulla base di criteri di geolocation. Anche questo è un argomento molto delicato e da studiare per un impiego ottimizzato del dividendo digitale. Ecco un estratto dal sommario della proposta OFCOM oggi sottoposta al parere degli stake holder:

In enabling white space access we hope that a range of valuable new applications will emerge but as with any innovative new technology we cannot predict what will actually happen. Hence, our approach is to allow as much flexibility as possible for the market to try a range of applications. Equally, we are ensuring that if white space access does not prove successful then the licensed use of this spectrum will not be impacted nor will significant regulatory investment be wasted. We do not expect to see large scale commercial activity before around 2014 and would expect penetration of devices to take some years to build after this. We do not expect white space devices (WSDs) to displace broadband communications via cellular or WiFi but to provide an additional mechanism for communications most of which will be short-range such as enhanced home wireless routers, rural broadband access, data networks in applications such as hospitals and urban wireless data networks.

19 agosto 2010

OFCOM, in UK l'economia della radio tiene ma a fatica


Il mese di agosto si ripete il tradizionale appuntamento con il Communications Market Report, lo studio dell'economia mediatica realizzata dal regolatore britannica. La sezione dedicata alla radio si può prelevare qui, mentre l'intero report in pdf si trova a questo indirizzo. La radio nel Regno Unito tiene ma un po' a fatica. Dalla tabella riassuntiva riportata qui in calce emerge un lento declino delle percentuali di audience e del numero di ore settimanali spese davanti all'altoparlante. Anche i valori di mercato e raccolta pubblicitaria sono in calo, in compenso nel 2009 la spesa radiofonica della BBC è aumentata in modo significativo. Con il nuovo governo c'è da aspettarsi un ridimensionamento. OFCOM sembra essere molto soddisfatto degli indici di penetrazione delle radio digitali DAB nelle famiglie, dato che potrebbe rendere più concreta un eventuale switch over di alcuni canali BBC dall'analogico al digitale, mentre ancora non si sente parlare di upgrade da un anacronistico DAB a un più plausibile DAB+.

15 giugno 2010

UK, nuove tariffe "antispreco" per il VHF marittimo

L'OFCOM ha annunciato le prime decisioni sull'applicazione di nuove tariffe per le licenze riguardanti l'uso della banda marittima VHF da parte delle stazioni costiere e delle navi. Nell'agosto del 2009 il regolatore britannico aveva bandito una indagine conoscitiva prima di avviare una serie di misure per una diversa gestione di un bene limitato come le frequenze radio. OFCOM aveva rilevato che in molti casi le frequenze richieste dalle stazioni costiere venivano sottoutilizzate. L'introduzione di tariffe proporzionali all'uso era stata proposta come possibile manovra correttiva. Dovendo pagare di più, le stazioni sarebbero necessariamente diventate più virtuose e avrebbero ottimizzato meglio le proprie risorse di spettro. Una analoga misura sta per essere decisa anche nell'ambito delle comunicazioni aeronautiche

Applying spectrum pricing to the maritime sector, and new arrangements for the management of spectrum used for radar and aeronautical navigation aids published by Ofcom on 13 August 2009:

Applying spectrum pricing to the aeronautical sector, published by Ofcom on 22 December 2009 at:

15 aprile 2010

OFCOM: come favorire le radio locali nell'era digitale


Corposo documento dell'OFCOM britannico a proposito di deregulation e localismo radiofonico. In questa fase di marcata attenzione nei confronti della migrazione al digitale, il regolatore UK si interroga (e sonda le opinioni del pubblico e degli operatori) su come favorire i contenuti radiofonici di stampo locale, sia dal punto di vista della sostenibilità finanziaria, sia sul piano delle mosse che possono incoraggiare la nascita di network regionali digitali attraverso modelli consortili e di syndication dei programmi. La questione interessa ancora anche la radio analogica, perché le leggi quadro recentemente approvate danno priorità alla migrazione digitale dei canali radiofonici a copertura nazionale ed è invece lecito attendersi che per le emittenti ultralocali e no profit continueranno a essere autorizzate all'uso dell'analogico, a meno che per questa tipologia di emittente non vengono gradualmente imposti sistemi trasmissivi numerici in-band come DRM+ e HD Radio.
Per leggere lo Statement on local radio, cliccate qui.

31 marzo 2010

I moderni pirati dell'FM londinese


Splendido corto di VBS.TV sulle pirate FM londinesi. Trasmettere musica "at one's own risk". Grazie per la segnalazione da Radiosurvivor di Francesco Delucia.
Nel documentario si parla esplicitamente di OFCOM, il regolatore britannico, e della sua lotta contro pirati che installano i loro trasmettitori sui tetti con un link verso gli studi, che sono ovviamente nascosti da qualche parte (l'autore del documentario viene portato in macchina bendato). Approfitto tra l'altro per segnalare la pubblicazione dell'Annua Plan di OFCOM, appena pubblicato qui. Nel filmato si parla anche del progetto Redsand, un gruppo di appassionati che vuole restaurare le famose fortezze marine costruite dagli inglesi nella Seconda guerra mondiale, successivamente utilizzate per trasmissioni offshore da Radio Invicta 306m.
Altri documentari "radio-related" dallo stesso produttore:


London Pirate Frequencies

Mar 29, 2010
We went to London to tell the story of pirate radio – secret urban studios that transmit music from concrete tower blocks to the city, and met with DJs, and station managers, rappers and MCs. We met with DJ Scratcha from RINSE FM, MC Flirt from old school KOOL FM, J2k, Jammer, and Logan Sama. We uncovered how they stay underground and away from the authorities, while still setting the new music standard across London. We sailed to the source, where it all started – massive concrete and steel forts that sit at the mouth of the Thames River. We met the people who pioneered the spirit of pirate, and played the music that London wanted to hear. They set the standard, and when the authorities shut them down, pirate sounds went into the urban underground.




18 novembre 2009

OFCOM: deregulation per favorire le radio locali

L'OFCOM torna sulla questione della concentrazione della proprietà dei massmedia pubblicando oggi sul sito Web il rapporto destinato al Segretario di stato per la Cultura, i media e lo sport e relativo alle raccomandazioni sui mutamenti da apportare alla attuale legislazione in materia. Il regolatore britannico, pur constando la crescente importanza del ruolo di Internet come fattore determinante nella formazione dell'opinione pubblica, afferma che tv, radio e giornali hanno ancora un peso considerevole e occorre dunque intervenire - in questo periodo di crisi - con degli interventi che rendano il mercato dei media più reattivo, flessibile e appetibile per gli investitori. In particolare OFCOM si sofferma sulla proprietà delle stazioni commerciali locali chiedendo al governo di rimuovere gli attuali vincoli che limitano il numero di emittenti che una sola persona può controllare. L'unica restrizione che dovrebbe restare in vigore riguarda la proprietà incrociata di tre tipologie di mezzi: una stazione radio locale, un quotidiano locale con oltre il 50% di quota mercato e una licenza televisiva regionale per Channel 3.
E' bello vedere come una democrazia matura e autenticamente liberale affronta la questione delle norme che regolano il controllo economico sui mezzi che possono contribuire alla creazione - o all'erosione - del consenso politico. Un paese che prende sul serio i possibili conflitti di interesse. Il ragionamento dell'OFCOM è semplice: le radio locali sono importanti ma non sono in questo momento un buon affare, abbattendo le barriere anti-concentrazione forse riusciamo a trasformarle in una opportunità migliore. Il ragionamento potrebbe essere sensato. Ma io mi chiedo se un unico proprietario di una catena di radio locali non debba piuttosto finire per uccidere il localismo, unificare le programmazioni, svuotarle di contenuto attraverso una politica di tagli al personale. In ogni caso, ripeto, è rinfrescante assistere a certi dibattiti da qui, da un posto che i dibattiti preferisce imbavagliarli con leggi scandalose, che tratta le emittenti locali come sta succedendo in questi mesi di transizione verso il digitale terrestre ed è perennemmento afflitto da una patologica indifferenza nei riguardi dell'interesse comune.
Per leggere - come un balsamo - il rapporto stilato dall'authority britannica cliccate qui.
17|11|09
Ofcom recommends reducing media ownership regulations

Ofcom today published its report to the Secretary of State for Culture, Media and Sport on recommended changes to the media ownership rules.
The final report draws from evidence published in our consultation document on 31 July 2009 and stakeholder responses to that consultation.

It recommends two main changes:

* Removing the rules around local radio service and multiplex ownership and national multiplex ownership. For local services, this means that all local commercial radio stations could be owned by one operator in a local area, alongside the BBC local radio services; and
* Liberalising the local cross media ownership rules so that the only restriction is on ownership of all three of: a local radio station; local newspapers (with 50% or more of the local market share); and a regional Channel 3 licence.

These recommendations could help maintain local content, by increasing flexibility for media companies. They would reduce the regulatory burden on the local media sector and the radio industry in particular. Consumers still rely on television, radio and press for news, so complete removal of the local cross media ownership rules could reduce protection for plurality.
We have based these recommendations upon our recent analysis of the local media sector set out in our discussion document Local and Regional Media in the UK - published in September.
Our recent consultation on localness regulation for commercial radio, which closed on 23 October, also made a series of proposals aimed at reducing the regulatory burden on the radio sector, while protecting the local content that listeners value.
All of our proposals are recommendations to the Government in line with Ofcoms statutory duty, under section 391 of the Communications Act, to review the media ownership rules and report to the Secretary of State at least every 3 years. This is our second review of the media ownership rules. Our last report was in November 2006.
Any decisions on these issues are a matter for Government and Parliament. Our radio proposals require legislative changes that the Government has proposed to include in its planned Digital Economy Bill.
Ed Richards, Ofcoms Chief Executive, said:
"In line with our statutory duties, we have today set out recommendations for Government and Parliament. These proposals would allow local media companies more flexibility to respond to the challenges that they are facing while at the same time protecting plurality for listeners and viewers; it is for Government and Parliament to take any decisions in this area."

The full statement can be found here: http://www.ofcom.org.uk/consult/condocs/morr/statement/

The report on Local and Regional Media in the UK published on 22 September 2009 can be found here: http://www.ofcom.org.uk/research/tv/reports/lrmuk/

The Radio: the implications of Digital Britain for localness regulation consultation published on 31st July 2009 can be found here: http://www.ofcom.org.uk/consult/condocs/radio/condoc.pdf

OFCOM, consultazione pubblica sulla WRC-12

Una sventagliata di comunicati tutti interessanti è comparsa in questi giorni sul sito del regolatore inglese OFCOM. Il primo di questi annunci riguarda la conferenza World Radio Regulation WRC-12 prevista per il 2012 a Ginevra, un consesso dove vengono prese fondamentali decisioni in merito alla regolamentazione dello spettro. In previsione dell'evento e in questa fase preparatorio OFCOM si rivolge ai cittadini e alle organizzazioni britannici per chiedere i loro pareri. In agenda ci sono aspetti curiosi come ad esempio le misure atte a salvaguardare dalle interferenze i dispositivi radio passivi (ricevitori) utilizzati per il rilevamento dei fulmini nella porzione di spettro inferiore ai 20 kHz.
Un altro punto riguarda la software defined radio e la cognitive radio. Alla WRC-12 si discuterà dell'opportunità di introdurre per queste due tematiche una regolamentazione a livello delle Radio Regulations. Secondo OFCOM non è necessario ma anche qui vengono raccolti i pareri dei potenziali player (vi riporto in calce i paragrafi che riassumono questa presa di posizione). Il testo che introduce la pubblica consultazione si trova a questo indirizzo mentre qui potete scaricare il PDF con il testo completo.

Agenda Item 1.19 - Software defined and cognitive radio systems

6.8 The issue for agenda item 1.19 is whether there is a need to regulate software- defined radio (SDR) and cognitive radio systems (CRS) in the Radio Regulations. SDR and CRS are radio systems employing technologies which may offer improved efficiency to overall spectrum use and additional flexibility. CRS technologies in particular may enable coexistence/sharing in bands where it would otherwise not be feasible, for example operating in the gaps in planned terrestrial broadcasting bands known as interleaved spectrum or white space.
6.9 Ofcom is supportive of such technologies but believes that harmonisation of spectrum access for CRS should be done outside the Radio Regulations on a non mandatory basis. Where harmonisation is necessary this can best be delivered on a regional basis.
6.10 As SDR is a technology to facilitate the implementation of radio equipment, we do not believe that any change to the Radio Regulations is necessary for the introduction of SDR.

03 luglio 2009

Accesso radio cognitivo, le prime regole di OFCOM

Secondo The Register il regolatore britannico Ofcom ha pubblicato una dichiarazione che fa il punto della consultazione sulla radio cognitiva come metodologia di sfruttamento delle risorse del dividendo digitale derivato dalla scomparsa della televisione analogica. Si ripropone in Europa il dibattito sull'impiego dei cosiddetti spazi bianchi (white spaces) le frequenze non occupate da trasmettitori televisivi analogici attraverso dispositivi "intelligenti", capaci cioè di impegnare una frequenza dopo averne verificato, in tempo reale, la disponibilità.
Il parere espresso da Ofcom, riferisce The Register, va in direzione della creazione di un database centralizzato costantemente aggiornato, a cui ogni dispositivo deve comunicare le sue frequenze di lavoro. Non è chiaro se questo implicherebbe, per ciascun dispositivo, l'integrazione di un chip di localizzazione GPS (in caso di apparecchi autoconfigurabili) o come minimo una procedura di setup da parte di personale autorizzato e competente (e in questo caso la radio cognitiva sarebbe riservata a dispositivi e infrastrutture di tipo non mobile). The Register rivela anche che alcuni esperti hanno manifestato un certo scetticismo sulla reale fattibilità della radio cognitiva a causa della densità di apparecchi non cognitivi sul territorio britannico.
La lettura della documentazione appena resa pubblica sul sito OFCOM è molto istruttiva.


Ofcom decides on white-space parameters
Location, location, location and a bit of sensing
By Bill Ray
2nd July 2009

UK regulator Ofcom has been considering what restrictions to place on white-space-exploiting cognitive radios, and has concluded that a location-based database is the only way to be sure.
The conclusion comes in a statement following up on the consultation Ofcom launched back in February, and concludes that detection mechanisms might one day work, but for the foreseeable future any device intending to operate in white-space spectrum will need to check its location against an online database to make sure no one else is around before it starts transmitting.
Advocates of utilising white space - bits of radio spectrum used to broadcast TV in one part of the country which lie unused in other places - have been arguing that devices can detect and avoid transmissions, though tests have demonstrated the difficulty of that approach.
The easiest approach is to have an online database of available frequencies and require devices to check before they start transmitting. That means white-space-using devices either have to be fitted with GPS, or be set up by an engineer - with the latter option being most likely as the restrictions mean that white space is only really going to be used for fixed point-to-point connections.
Assuming it gets used at all, that is: Ofcom's statement makes no reference to the calculations of Adrian Payne, who argued last December that even if transmissions are allowed in white space the density of TVs in the UK makes any commercial deployment impractical.
Ofcom's almost religious dedication to the capabilities of cognitive radio makes such calculations irrelevant, as well as making it impossible to reject detect and avoid entirely, as the FCC has done in the US. So in the UK, it will be possible to deploy a cognitive radio without checking the database - though at very low power levels and only if you continue checking for other users at least once a second.
Ofcom also isn't saying what criteria it's going to use to judge usable detect and avoid devices, noting that "detection-only devices [are] likely many years away and hence there is little advantage in rapidly making the necessary regulations to licence-exempt such devices". The regulator is, however, planning to publish proposals for location-based white space systems later this year, which should prove interesting.

19 ottobre 2008

Licenza di innovare. OFCOM premia lo spettro "creativo"

Un bell'esempio di pragmatismo, quello del regolatore inglese OFCOM. La notizia, che viene da un bollettino radioamatoriale, si riferisce a un bando molto particolare: quello per le idee su servizi wireless commerciali innovativi che in base alle normative attuali non troverebbero un inquadramento specifico. Una sorta di licenza "per l'innovazione" che renderebbe possibile, scrive OFCOM, l'uso innovativo dello spettro radio. Le frequenze da assegnare alle licenze speciali potrebbero essere individaute secondo il regolatore inglese all'interno di finestre oggi gestite da organismi pubblici come il Ministero della difesa. Come dire: avete in mente un servizio radio "vendibile" ma talmente innovativo da non essere classificabile in base alle tipologie di licenza oggi in vigore? Allora voi cominciate con l'implementare il servizio, poi vedremo di adeguare ex post le nostre regole.
Un bel modo per adattarsi a una realtà tecnologica ed economica in perenne divenire con normative che fanno sempre più fatica a stare al passo. A legiferare prima si sbaglia? Proviamo a farlo dopo, a patto che prima ci si muova sempre in un ambito controllabile (in questo caso in porzioni di spettro già assegnate e gestite). Avete commenti da fare o idee da sottoporre? L'OFCOM le raccoglierà fino al 18 dicembre. Per scaricare la documentazione, ecco la pagina del sito del regolatore.
Innovative uses of spectrum

Consultation published: 09|10|2008 Consultation closes: 18|12|2008

1.1 In recent years, we have been approached by a number of organisations that wish to launch innovative commercial wireless services using spectrum for which there are no existing suitable licences. Existing processes already allow organisations to access spectrum for non-operational use, in particular for testing and development purposes. Organisations also have the ability to negotiate with existing licensees to use spectrum that is liberalised and tradable. This document considers the general approach that we propose to take when licensing commercial use of non-liberalised and non-tradable spectrum for which there are no existing suitable licences.

1.2 We are already doing a number of things to encourage innovative uses of spectrum. For example, we are in the middle of a programme of open, transparent and non-discriminatory awards that are releasing spectrum on a service- and technology-neutral basis. We are reducing the restrictions imposed by existing licence classes and encouraging market forces by introducing spectrum trading. And we are working with the Government to improve the efficiency of its spectrum use.

1.3 Once complete, these actions will have fostered a market-led approach to spectrum access. However, for now, licensing use that does not fit within an existing licence class requires us to consult on and create a new bespoke product. This is time-consuming and may not always be proportionate – when a user wishes to carry out a commercial trial or launch a new service rapidly, for example. So we are proposing to create a new type of licence to accommodate these requests. This “innovation licence” is designed to suit uses of spectrum that can benefit from access with more flexibility than a non-operational licence. We expect that it will often be used as an interim measure to allow organisations to launch commercial services more rapidly than would otherwise be possible. We expect that organisations using innovation licences will often wish to migrate to use spectrum licences that offer greater security of tenure and rights to protection from interference. As such, we would expect that innovation licences will often only be needed for a short period of time. Although, as explained below we are proposing that in general the licence has an indefinite duration, although licensees would need to accept short security of tenure and limited protection from interference.

1.4 Initially, we are proposing that innovation licences are only available in spectrum managed by public bodies (e.g. the Ministry of Defence – MOD). This may be extended to other bands in the future, although we would not expect to introduce innovation licences for spectrum that has already been liberalised and tradable.

1.5 Table 1 summarises the key features we are proposing for the innovation licence (which we would formally term a Spectrum Access: Non-Protected licence). Those relating to licence term, revocation and protection from interference are particularly important for this licence product.


20 aprile 2008

Ofcom: ecco chi vuole le licenze in L-Band

The Register dedica una lunga analisi alla pubblicazione dell'elenco di società che hanno chiesto al regolatore britannico Ofcom una licenza nella porzione 1452-1492 MHz, corrispondente alla L-Band. Tra queste società c'è anche la filiale inglese di Worldspace, che ha evidentemente interesse nell'accaparrarsi il diritto a diffondere anche sul suolo di Sua Maestà la sua futura offerta di radio digitale satellitare. Worldspace si trova tuttavia a essere in una situazione particolare qui in Gran Bretagna, che non ha mai sottoscritto l'accordo di Maastricht sulla allocazione esclusiva della porzione alta della L Band ai servizi satellitari. Nel caso ottenesse la licenza, Worldspace potrebbe operare ma non sarebbe protetta contro le interferenze da terra.
Interferenze che curiosamente, vista la lista di partecipanti alla gara, potrebbero esserci (anche se è ragionevole supporre che i futuri licenziatari sapranno mettersi d'accordo in qualche modo). Si vede per esempio spuntare in Europa il nome di Qualcomm, con la sua tecnologia MediaFLO, il T-DMB all'americana. Che cosa succederà nel prossimo futuro nella L-Band, che servizi dobbiamo aspettarci? Da terra, dal satellite? Il fatto è che in Europa questa banda non è stata ancora messa alla prova via terra (il DAB è servito per attivare solo qualche stazione sperimentale). Il poco che sappiamo è che la banda funziona negli USA via satellite, ma essenzialmente per l'ascolto a bordo di automobili. Ascolto potenziato dalle reti di gap filler terrestri. All'interno delle abitazioni, il segnale in L-Band scende facilmente sotto le soglie critiche. Insomma, una rete di trasmissione digitale su questa banda funzionerebbe, ma probabilmente costringerebbe gli abbonati a dotarsi di una antenna esterna, come la tv analogica o digitale in UHF. Eppure ci credono in molti.
Alcune voci dicono che in Italia ci crede la stessa Telecom. Ricordate che qualche giorno fa ho commentato le notizie, molto recenti, della "radio digitale di Telecom Italia"? Il riferimento era all'accordo tra Telecom e Worldspace Italia (Telecom ha una quota in New Satellite Radio, la joint venture tra Worldspace e il gruppo Class) per la creazione della rete di gap filler prevista per la nostra futura rete digitale satellitare. Ebbene, le mie fonti mi informano che l'idea di sfruttare proprio i gap filler terrestri per offrire servizi facendo leva sul segnale satellitare come scusa non sia del tutto irrealistica. Posso azzardare che Telecom possa averla presa in considerazione all'epoca dell'accordo con Worldspace, prima che l'ingresso di Telefonica e i cambiamenti ai vertici scombinassero un po' tutti gli scenari.
Tornando in UK, trovo che il fatto di avere tanti nomi interessati a una porzione di spettro come questa sia una vera notizia. Anche perché è evidente che uno dei possibili impieghi di queste frequenze è un tipo di radiofonia che non ha certo entusiasmato nelle VHF. Per me può significare che a alcuni partecipanti alla gara stanno scommettendo su un esito ben preciso: una legge, inglese o europea poco importa, che prima o poi fisserà una data per lo spegnimento della radio analogica e imporrà la radio digitale ai mercati. A quel punto una licenza in L Band potrebbe valere parecchio. Il problema sarà però convincere i legislatori a spegnere un servizio che funziona benino, pur con qualche magagna solo per favorire qualcosa che finora nessuno si è mai precipitato in negozio per acquistare. La radio digitale terrestre.

Ofcom lifts the lid on L-band bidders
By Bill Ray
Published Friday 18th April 2008 14:15 GMT

UK regulator Ofcom has published the list of approved bidders for the forthcoming L-Band spectrum.

L-Band fits between 1452 and 1492MHz, and Ofcom has decided to split the band into 16 small lots, 1.7MHz wide each, and one big chunk (at the top of the range) of 12.5MHz across.
We can't tell who's planning to bid for what, but we do know the nine companies who are planning to bid for something (pdf).
Some of the bidders' intentions remain obscure. Adolphus Limited is registered to a solicitor's office in James Street, and E-Portal Holdings is a Kuwait-based company with businesses in several industries.
Others are more likely planning to expand their operations: The Joint Radio Company runs spectrum for the UK energy industry, so it'll be interested in some of the 1.7MHz chunks for fixed links, while Arquive runs most of the UK's broadcasting so will be planning to sublet the band to a broadcaster in that space.
Vectone is an MVNO operator with operations in Denmark, Norway, Sweden, and the Netherlands, but why it wants L-Band spectrum in the UK is anyone's guess. MLL Telecom provides enterprise networks around the UK, so could be looking at some of the smaller chunks to serve its customers.
But the most interesting bidders are O2, Qualcomm, and WorldSpace. O2 won't say what it's planning, but last we heard it was eyeing up 594MHz for its DVB-H deployments. It could also be hoping to pick up something cheaper before the big digital-dividend auction at the end of the year (when 594 comes up for grabs).
Qualcomm has its own mobile-video system, called MediaFLO, and has bought spectrum in the USA on which to run the service. Giving network operators free spectrum with every MediaFLO server would certainly be an interesting strategy, and one which could convince many to invest in the technology. The company won't officially confirm that MediaFLO is what it has in mind, but a source within the firm suggests that's the plan.
One bidder struggling to conceal its intentions is WorldSpace. It operates a couple of satellites broadcasting radio around the world in the L-Band spectrum, and with a footprint that covers the UK. It's already bought the rights to the upper (12.5MHz wide) block in Switzerland, Germany ,and Italy, and is confident it'll grab it in the UK too.
Part of WorldSpace's confidence is based on the Maastricht 2002 Plan, which allocates that top block to satellite radio across Europe. Unfortunately for WorldSpace, the UK is not a signatory to that agreement, so not bound by it, though anyone operating in the top block will not be protected (legally) from interference coming from WorldSpace's broadcasts which cover most of the continent.
Whether the UK is ready to pay for satellite radio is also open to question. WorldSpace makes much of its lack of on-air advertising and the range of stations it offers, but with DAB already offering a range of BBC content (thus with no advertising) and failing so badly, it's hard to imagine users flocking to a system that requires line-of-sight to the sky, and a subscription to receive stations.
The 700MHz auction in the US was watched with interest in the hope of disruptive services being launched, and the results were greeted with disappointment when it became clear that little would change. In Europe, we're similarly hoping that the digital dividend will create new business models and services, and this L-Band auction might show the kind of thinking that will prevail at the end of 2008.

07 marzo 2008

The Register contro il DAB: un flop tutto British

Durissimo, e da condividere in gran parte, l'attacco che The Register, forse la più autorevole risorsa Internet europea per le notizie sulle nuove tecnologie e i nuovi media, sferra alla radio digitale DAB in Gran Bretagna. Parlando di "fallimento molto British", The Register riprende ovviamente le rivelazioni fate ieri dal Financial Times, affermando che dopo essere stati beffati per anni da una tecnologia che nessuno vuole, i contribuenti britannici ora rischiano pure il danno di un salasso fiscale (tra le ipotesi formulate da FT c'era anche una robusta campagna di "sensibilizzazione" per promuovere il DAB spendendo soldi pubblici). Sulle ipotesi di una possibile forma di coercizione, come il possibile trasferimento dei programmi radio della BBC dall'analogico al digitale, The Register è ancora più acido e se la prende violentemente con l'OFCOM. L'accusa è che il regolatore punta ad arrivare il più presto possibile a liberarsi dell'analogico per rivendere le frequenze e ripartire gli utili in un gruppo di interesse assimilato in buona sostanza a una mafia della produzione digitale in salsa social networking (sembra che una proposta dell'OFCOM di creare un fondo pubblico da 300 milioni di sterline per questo tipo di produzioni sia stato bocciato dopo una veemente levata di scudi dei contribuenti, che hanno sommerso il sito OFCOM di osservazioni negative).
The Register afferma che il DAB, con i suoi vent'anni di età mai sfociata in una piena maturazione, andrebbe subito sostituito con il DAB+. Nelle abitazioni inglesi il livello di penetrazione della larga banda Wi-Fi ha già superato il 50%, contro il modesto 25% della penetrazione di ricevitori DAB che non possono essere aggiornati ai nuovi codec audio. La testata online conclude affermando che la radio digitale non potrà mai superare Internet per varietà di offerta e può solo puntare su una qualità audio eccellente (anche l'ostacolo della connettività mobile sta vacillando sulla scia del progresso del wireless basato su protocollo IP).
Personalmente non condivido il taglio complottistico che individua nel tentativo di spegnere l'analogico un interesse puramente economico nelle frequenze liberate. Stiamo parlando di una porzione di spettro ridicola nelle onde medie e in banda VHF II, senza contare che in caso di digitalizzazione in-band le frequenze non verrebbero neppure liberate. Certo che tutto questo cupio dissolvi per un analogico che funziona (The Register osserva giustamente il gradimento suscitato dalle stazioni comunitarie in FM, mentre le stazioni locali della BBC non le ascolta nessuno) suona abbastanza strano.

DAB: A very British failure
By Andrew Orlowski
Published Thursday 6th March 2008 15:49 GMT

Emergency talks to save digital radio are taking place in Manchester today, the FT reports. Unloved, unviable, and often unlistenable, DAB is a technology the public clearly doesn't want; so it comes as no surprise to learn that coercion will be used to persuading the public to adopt a technology it clearly doesn't want. With DAB, we're expected to pay for the stick that beats us up.
DAB has been a very British failure. While the specification is almost 20 years old, and (just about) adequate, bureaucracy and regulatory greed left British listeners with an experience far short of the "CD quality" sound they were promised.
Digital radio has been expensively promoted by both the BBC and Ofcom - both of whom have deeply vested interests in the digital switchover. And the vested interests range far and wide, too - media companies have digital stations of their own, and prefer cross-promoting their investments in their publications to reporting the subject frankly. Meanwhile, analogue radio remains Briton's best-loved and most popular medium, a survey confirmed this week, with 100m analogue sets in use - compared to 6.5m DAB receivers.
Finally, GCap blew the whistle on the charade two weeks ago, when it announced that it was canning two of its DAB stations.
"We do not believe that - with its current cost structure and infrastructure - [DAB] is an economically viable platform," the commercial broadcaster said.
The FT reports that secret crisis talks are taking place in Manchester today to try and make digital radio more attractive to commercial broadcasters. Coercion of one form or another seems high on the agenda, however.
One idea is to make the analogue receivers obsolete overnight, by withdrawing BBC broadcasts from analogue radio. Want the Beeb? Go out and buy a new set.
(continua)