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14 dicembre 2011

OFCOM, tornano a crescere i fatturati globali della radio, Italia virtuosa sulla radio ibrida


Nel 2010 il mercato globale della radiofonia mostra segni di rimbalzo nei suoi valori complessivi. Dopo i cali del 2008 e 2009, lo scorso anno registra infatti una ripresa del 5% per un valore di 29 miliardi di sterline misurato dalla consueta ricerca Communications Market Report, che il regolatore britannico OFCOM propone da sei anni a questa parte andando ad analizzare i fatturati di telefonia, tv, radio/audio e Internet (più un quinto spaccato dedicato al pricing dei servizi) in 17 nazioni: UK, Francia, Germania, Italia, USA, Canada, Giappone, Australia, Spagna, Olanda, Svezia, Irlanda, Polonia, Brasile, Russia, India e Cina. Il report completo si può scaricare a questo indirizzo.
I dati che riguardano la radio sono disponibili come sezione a parte e oltre a certificare la ripresa degli investimenti nel settore tracciano il ritratto di un mezzo ancora molto diffuso (il 75% dei consumatori in Francia e il 74% in Italia ascolta la radio regolarmente) ed è sempre più ibridizzato. Per una volta è l'Italia ad avere il primato del download o dell'ascolto di contenuti audio attraverso Internet in casa (46% dei rispondenti, contro il 38% della moderna Gran Bretagna) e se si tratta di utilizzare il Web in mobilità per l'ascolto di brani MP3 e podcast o per l'ascolto dell'FM sul cellulare siamo bravi quanto i tedeschi e più degli inglesi.



19 agosto 2010

OFCOM, in UK l'economia della radio tiene ma a fatica


Il mese di agosto si ripete il tradizionale appuntamento con il Communications Market Report, lo studio dell'economia mediatica realizzata dal regolatore britannica. La sezione dedicata alla radio si può prelevare qui, mentre l'intero report in pdf si trova a questo indirizzo. La radio nel Regno Unito tiene ma un po' a fatica. Dalla tabella riassuntiva riportata qui in calce emerge un lento declino delle percentuali di audience e del numero di ore settimanali spese davanti all'altoparlante. Anche i valori di mercato e raccolta pubblicitaria sono in calo, in compenso nel 2009 la spesa radiofonica della BBC è aumentata in modo significativo. Con il nuovo governo c'è da aspettarsi un ridimensionamento. OFCOM sembra essere molto soddisfatto degli indici di penetrazione delle radio digitali DAB nelle famiglie, dato che potrebbe rendere più concreta un eventuale switch over di alcuni canali BBC dall'analogico al digitale, mentre ancora non si sente parlare di upgrade da un anacronistico DAB a un più plausibile DAB+.

12 marzo 2010

Osservatori del "Poli": nuova tv nella crisi mediatica

Hanno fatto come al solito un lavoro eccellente gli amici degli Osservatori del Politecnico e del Cefriel nel confezionare il loro annuale rapporto sulla "nuova" televisione, la tv ormai alternata tra i due modelli, entrambi compositi, della Sofa TV e della Desktop TV, affiancati da un terzo incomodo ancora molto embrionale chiamato Hand TV. Come sempre il rapporto è denso di considerazioni e cifre che ci consentono di formulare valutazioni molto obiettive. E non mancano dati di mercato interessanti per l'intero comparto mediatico, radio inclusa.
Parto proprio dalle cifre complessive fornite relativamente ai valori in gioco. Secondo gli Osservatori il mercato italiano dei media nel 2009 subisce una contrazione pesante, di nove punti percentuali, passando da 18,52 miliardi del 2008 a una stima di 16,79 miliardi. Tra 2007 e 2008 c'era stato invece un aumento, piccolo ma pur sempre positivo. L'anno scorso c'è stata la débacle, dovuta soprattutto al calo di fatturato pubblicitario della carta stampata. Un quinto di contrazione rispetto ai valori precedenti. La tv perde, ma in proporzione perde la metà. La radio perde il 14%. E infatti ci ritroviamo con in mano una torta di pesi relativi che vede la tv contare ormai per il 56% del valore totale, la stampa scendere al 35%, la radio passare del 3% al 2% e il Web che passa dal 4% a un comunque modesto 5%. Il valore della comunicazione su dispositivi mobili mantiene una quota del 2% da ormai tre anni e non credo che andrà molto diversamente nel prossimo futuro. E' uno scenario deprimente, che stupisce ancora di più se si pensa che in Italia l'intero sistema della politica e delle poche regole fondamentali rimaste si fonda in maniera quasi assoluta sul valore economico del comparto in cui opera l'azienda del Presidente del Consiglio. Tra le linee di tendenza individuate dagli esperti del Politecnico di Milano c'è un dato importante, anche e soprattutto per la politica: Per la prima volta la pubblicità non è il motore maggioritario del mercato che poggia ormai per il 53% su modelli "pay". Nei due anni precedenti i due motori avevano mantenuto un perfetto equilibrio, con il 50% ciascuno.
Che cosa ne sarà della carta stampata per cui lavoro e della radio che amo? Trovo curioso che i due comparti sembrano entrambi aver ceduto un pezzo, il primo alla televisione il secondo al Web. Ma è difficile prevederne l'andamento futuro, soprattutto considerando che non ci troviamo più davanti a sottoinsiemi rigidamente definiti. Quello che i dati sembrano dirci è che l'industria mediatica nazionale ha un disperato bisogno di aria pura, qualità e regole: poche, uguali per tutti e non soffocanti, esattamente il contrario di quanto sta avvenendo da diversi anni a questa parte. Un comparto mediatico che perde il doppio rispetto a un PIL peraltro in stato comatoso, rappresenta un duplice fallimento in una Nazione che si sta facendo comandare a bacchetta da un presunto "genio" della comunicazione. Si comincia a intravvedere quali possano essere le conseguenze di regole fatte apposta per far prosperare pezzi molto mirati di una macchina complessa che avrebbe bisogno di liberismo economico e tecnologico moderno, autentico, non certo gli obrobri in stile sovietico come la Gasparri, le Milleproroghe e i bavagli da "par condicio".
Temo soltanto che questa decadenza sia ormai irreversibile, perché nessuno intende cercare una soluzione vera.