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12 marzo 2010

Osservatori del "Poli": nuova tv nella crisi mediatica

Hanno fatto come al solito un lavoro eccellente gli amici degli Osservatori del Politecnico e del Cefriel nel confezionare il loro annuale rapporto sulla "nuova" televisione, la tv ormai alternata tra i due modelli, entrambi compositi, della Sofa TV e della Desktop TV, affiancati da un terzo incomodo ancora molto embrionale chiamato Hand TV. Come sempre il rapporto è denso di considerazioni e cifre che ci consentono di formulare valutazioni molto obiettive. E non mancano dati di mercato interessanti per l'intero comparto mediatico, radio inclusa.
Parto proprio dalle cifre complessive fornite relativamente ai valori in gioco. Secondo gli Osservatori il mercato italiano dei media nel 2009 subisce una contrazione pesante, di nove punti percentuali, passando da 18,52 miliardi del 2008 a una stima di 16,79 miliardi. Tra 2007 e 2008 c'era stato invece un aumento, piccolo ma pur sempre positivo. L'anno scorso c'è stata la débacle, dovuta soprattutto al calo di fatturato pubblicitario della carta stampata. Un quinto di contrazione rispetto ai valori precedenti. La tv perde, ma in proporzione perde la metà. La radio perde il 14%. E infatti ci ritroviamo con in mano una torta di pesi relativi che vede la tv contare ormai per il 56% del valore totale, la stampa scendere al 35%, la radio passare del 3% al 2% e il Web che passa dal 4% a un comunque modesto 5%. Il valore della comunicazione su dispositivi mobili mantiene una quota del 2% da ormai tre anni e non credo che andrà molto diversamente nel prossimo futuro. E' uno scenario deprimente, che stupisce ancora di più se si pensa che in Italia l'intero sistema della politica e delle poche regole fondamentali rimaste si fonda in maniera quasi assoluta sul valore economico del comparto in cui opera l'azienda del Presidente del Consiglio. Tra le linee di tendenza individuate dagli esperti del Politecnico di Milano c'è un dato importante, anche e soprattutto per la politica: Per la prima volta la pubblicità non è il motore maggioritario del mercato che poggia ormai per il 53% su modelli "pay". Nei due anni precedenti i due motori avevano mantenuto un perfetto equilibrio, con il 50% ciascuno.
Che cosa ne sarà della carta stampata per cui lavoro e della radio che amo? Trovo curioso che i due comparti sembrano entrambi aver ceduto un pezzo, il primo alla televisione il secondo al Web. Ma è difficile prevederne l'andamento futuro, soprattutto considerando che non ci troviamo più davanti a sottoinsiemi rigidamente definiti. Quello che i dati sembrano dirci è che l'industria mediatica nazionale ha un disperato bisogno di aria pura, qualità e regole: poche, uguali per tutti e non soffocanti, esattamente il contrario di quanto sta avvenendo da diversi anni a questa parte. Un comparto mediatico che perde il doppio rispetto a un PIL peraltro in stato comatoso, rappresenta un duplice fallimento in una Nazione che si sta facendo comandare a bacchetta da un presunto "genio" della comunicazione. Si comincia a intravvedere quali possano essere le conseguenze di regole fatte apposta per far prosperare pezzi molto mirati di una macchina complessa che avrebbe bisogno di liberismo economico e tecnologico moderno, autentico, non certo gli obrobri in stile sovietico come la Gasparri, le Milleproroghe e i bavagli da "par condicio".
Temo soltanto che questa decadenza sia ormai irreversibile, perché nessuno intende cercare una soluzione vera.

10 marzo 2010

Milano 9 marzo, le novità di Rai Net


Nel tardo pomeriggio, nella sede milanese della SIPRA, in corso Sempione a Milano, RaiNet ha organizzato un focus group con alcune più o meno famose personalità della rete, per presentare alcune novità del portale Rai.tv a un anno circa dal suo varo e cercare di raccogliere impressioni sul lavoro svolto e spunti per il futuro. Tra i famosi c'erano Marco Zamperini, Stefano Quintarelli, Roberto Dadda, Alberto D'Ottavi e altri che mi scuseranno per la mancata citazione. Piero Tagliapietra, di Hagakure, Internet PR che affianca RaiNet nella sua interazione con la blogosfera, ha avuto la cortesia di chiamare anche me e gliene sono molto grato (Piero è anche figlio di Gigi, il che lo rende ancora più caro). La premessa è lunga ma la verità è che non posso dilungarmi troppo sulle cose che sono state dette in un paio d'ore e più di conversazione animata a molto, molto interessante.
Tra le novità che RaiNet intendeva annunciare per Rai.tv c'è l'imminente lancio di Replay Tv, la "catchup tv" della Rai, tre giorni di programmazione di Rai 1, 2 e 3 disponibili in streaming, on demand, per i sette giorni precedenti la data corrente. Quando verrano rese disponibili le slide presentate le condividero qui. Mi è stato infatti chiesto di non pubblicare l'audio dell'evento e i brevi filmati che ho ripreso con il mio nuovo minoHD di FlipVideo, recente acquisizione di Cisco (che ringrazio per il regalo), da cui ho comunque estratto qualche still.
Evidentemente in SIPRA si è parlato soprattutto di televisione, ma io ho cercato di dirottare un piccolissima parte del discorso sulla radio. Uno dei temi in discussione era la questione dei diritti video che rendono così complessa la creazione di contenuti nuovi, mash up realizzati dagli utenti con materiali d'archivio e footage televisivi (su modello di analoghi progetti della BBC). Su questa stessa falsa riga si muoveranno le offerte di canali originali, non semplicemente replicati sul Web, sia televisivi (ce ne sono già alcuni), sia radiofonici.
Alla fine mi è stato anche detto che sarebbe imminente il passaggio per lo streaming radiofonico, dal codec Real Audio ai nuovi formati mp3 AAC. Nelle foto che vedete Piero Gaffuri, Direttore Nuovi Media e diversi collaboratori in Rai Net/New Media: Elena Capparelli, Gianluca Stazio, Andrea Portante e Marco Nuzzo. Ho trovato una atmosfera molto positiva nel management di Rai Net, un ramo d'azienda che tutto sommato riesce a produrre tanto (sarebbero circa 700 i diversi siti e sottositi della Rai) con risorse molto limitate. Ci sono molti altri limiti, oggettivi e forse artificiosi. E poi questa è la Rai, con tutte le problematiche politiche che l'azienda si porat dietro. Infine si è parlato molto anche di usabilità e accessibilità (terreno su cui c'è ancora molto da fare, riconoscono i diretti interessati) e delle carenze della nuova versione per le Community e i suoi numerosi forum, bistrattatissimi da quando è stata avviata la migrazione verso la nuova interfaccia. Anche in quest'ultimo caso Rai Net ammette che i forum non funzionano bene e mi sembra piuttosto aperta e ben disposta nei confronti dell'interazione e della socializzazione dei programmi.