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19 novembre 2015

Ascolto radiofonico in UK: è quasi pari tra radio analogica e digitale


Il Regno Unito è abbastanza vicino a quella soglia di sostanziale pareggio tra ascolto tradizionale, "analogico" della radio e ascolto effettuato attraverso una piattaforma digitale (tra radio DAB, televisori Dtv/sat e Internet). La radio analogica è ancora maggioritaria nel terzo trimestre 2015, ma di poco: del 50,4% secondo il sesto Digital Radio Report appena rilasciato da Ofcom. A fronte di 576 emittenti AM/FM attive in Gran Bretagna, ci sono 283 stazioni sul DAB, che però è in costante crescita (anche se nell'ultimo trimestre la vendita di nuovi apparecchi ha subito per la prima volta un calo, forse anche dovuto al non marginale problema della vecchia codifica DAB/Musicam ancora utilizzata da quelle parti). Quasi tre persone su dieci affermano di ascolare prevalentemente la radio sul DAB, che ha una copertura superiore all'85% sulle strade e nei centri urbani. Notizie incoraggianti per il DAB arrivano anche sul fronte dell'ascolto a bordo dell'auto: mentre il 75% dei nuovi modelli viene venduto già equipaggiato col DAB, tre guidatori su dieci dicono di avere a bordo una radio digitale. Nel complesso, l'ascolto della radio su piattaforme digital è al 41,9%, ormai prossimo alle soglie che autorizzerebbero, a breve-medio termine, un definitivo passaggio al digitale almeno per i network nazionali e le principali stazioni. Le possibili conseguenze in Europa di una Gran Bretagna con la radio "full digital" sono però incerte, come incerto il destino della Gran Bretagna in Europa.

16 dicembre 2011

Cisco: come strumento informativo la radio sparisce e perde, insieme alla tv, ogni primato tecnologico

Cisco Systems ha pubblicato la seconda edizione del suo Connected World Report, una analisi delle abitudini mediatiche di consumatori e lavoratori, con importanti finestre sui dispositivi digitali considerati prioritari e sulle differenze che separano la popolazione generale dalla cosiddetta generazione dei "millennials", quella dei giovani circa ventenni che vanno all'università. Il grosso dell'inchiesta - condotta su due campioni di 1.400 persone ciascuno, e in 14 nazioni diverse tra cui l'Italia - si concentra sull'aspetto della "consumerizzazione" della tecnologia informatica nelle imprese e sulle aspettative dei giovanissimi sul posto di lavoro, ma c'è anche un primo capitolo più statistico da cui estraggo un paio di tabelle. Una riguarda le principali fonti di approvvigionamento di informazioni e notizie giornalistiche, l'altra la tecnologia della vita quotidiana considerata imprescindibile.
La radio, a parte qualche moderata eccezione, sta praticamente smettendo di esistere. In Italia per esempio solo l'1% dichiara di utilizzarla come strumento informativo primario (percentuale che curiosamente in Germania sale al 10%, il 6% tra gli studenti), mentre solo 12 studenti su 100 trovano nella tv la principale fonte di informazione (il 21% della popolazione generale). Per quanto concerne le tecnologie principali, un misero 1% dei consumatori considera la radio come tecnologia principale e solo il 7% trova questa funzione nella tv (contro il 6% che invece ritiene più importante il tablet computer!). In Spagna, che pure è una nazione molto radiofonica, la percentuale di chi mette al primo posto tra le tecnologie la radio è pari a zero. Se un sondaggio come questo rispecchiasse effettivamente la realtà e io fossi un editore radiofonico sarei preoccupato, o mi impegnerei a sperimentare nuovi linguaggi. Ma se fossi un editore televisivo sarei davvero disperato. Nel complesso, solo il 16% della popolazione cerca informazioni principalmente in tv e solo 8 su 100 (percentuale che scende al 6 tra gli studenti) la considerano una tecnologia fondamentale.





14 dicembre 2011

OFCOM, tornano a crescere i fatturati globali della radio, Italia virtuosa sulla radio ibrida


Nel 2010 il mercato globale della radiofonia mostra segni di rimbalzo nei suoi valori complessivi. Dopo i cali del 2008 e 2009, lo scorso anno registra infatti una ripresa del 5% per un valore di 29 miliardi di sterline misurato dalla consueta ricerca Communications Market Report, che il regolatore britannico OFCOM propone da sei anni a questa parte andando ad analizzare i fatturati di telefonia, tv, radio/audio e Internet (più un quinto spaccato dedicato al pricing dei servizi) in 17 nazioni: UK, Francia, Germania, Italia, USA, Canada, Giappone, Australia, Spagna, Olanda, Svezia, Irlanda, Polonia, Brasile, Russia, India e Cina. Il report completo si può scaricare a questo indirizzo.
I dati che riguardano la radio sono disponibili come sezione a parte e oltre a certificare la ripresa degli investimenti nel settore tracciano il ritratto di un mezzo ancora molto diffuso (il 75% dei consumatori in Francia e il 74% in Italia ascolta la radio regolarmente) ed è sempre più ibridizzato. Per una volta è l'Italia ad avere il primato del download o dell'ascolto di contenuti audio attraverso Internet in casa (46% dei rispondenti, contro il 38% della moderna Gran Bretagna) e se si tratta di utilizzare il Web in mobilità per l'ascolto di brani MP3 e podcast o per l'ascolto dell'FM sul cellulare siamo bravi quanto i tedeschi e più degli inglesi.



13 luglio 2011

Censis: la radio è ancora ascolta e credibile

L'ultima edizione del nono rapporto Censis sui consumi mediatico-informativi degli italiani rivela che la televisione comincia a dare cenni di cedimento: negli ultimi dieci anni i livelli di utenza sono leggermente diminuiti. Crescono invece nello stesso periodo quelli della radio, anche se negli ultimi due anni di crisi c'è stata una contrazione. Internet si sta affermando soprattutto tra i giovani come fonte di informazione primaria, al posto di tv e quotidiani. La radio perde nelle fasce giovanili, ma nel complesso rimane subito dopo Internet il mezzo giudicato più autorevole.










05 ottobre 2010

I giovani americani e la radio: piccola, non secondaria


Sempre in occasione del RadioShow di Washington, Radio-Info con Edison Research hanno presentato uno studio sul futuro della radiofonia nella fascia demografica più giovanile degli americani (12-24 anni).
Il ritratto segue quello tracciato dieci anni fa, esattamente nel 2000, in uno studio analogo e parla di una generazione sempre più "smartphonizzata", dove la radio ha un ruolo minore ma non del tutto secondario. Sembra infatti che l'ascolto dei brani musicali alla radio sia ancora un modo maggioritario per informarsi sulle uscite e se rispetto a un anno fa i giovani intervistati dicono di utilizzare meno questo mezzo, la maggioranza di loro dice di aver mantenuto o incrementato i livelli di consumo.
I dati sono compatibili con l'informazione che rivela un drastico calo di frequentazione dei concerti dal vivo. Il che fa pensare molto a quello che anni fa si diceva sul problema della pirateria e del costo della musica su CD. Sembrava che si dovessero regalare o quasi i dischi per incentivare il pubblico ad andare ai concerti, ma il prezzo di questi ultimi è talmente aumentato (almeno dalle nostre parti) che i giovani non possono permetterseli. Che strana cosa, il mercato.

28 settembre 2010

DAB, l'altra campana: successi in Australia e UK


Dopo aver dato ampio spazio alle critiche di Grant Goddard e al libro che il consulente radiofonico britannico ha dedicato alle difficoltà incontrate dal DAB nel Regno Unito, mi sembra giusto fornire qualche dato proveniente dai fautori della radio digitale, i quali basandosi sugli ultimi rilevamenti del RAJAR (l'indagine congiunta sulla popolarità della radio in UK) sull'ascolto digitale della radio, si dicono al contrario di Goddard assolutamente ottimisti. I toni dell'associazione lobbystica Digital Radio UK nel comunicato che potete trovare cliccando sul link fornito dalla Digital Radio eNewsletter di Singapore (una fonte finanziata dai locali costruttori di elettronica) sono addirittura trionfalistici: 20 milioni di cittadini britannici si sintonizzano sulla radio digitale ogni settimana.

According to the latest RAJAR figures released on 5 Aug 10, 20 million people now tune in to digital radio each week in the UK. Weekly reach has increased by 11% year on year from 18 million to 20 million, and now 43% of all radio listeners are listening to digital every week.
Digital listening share has also shown strong growth at 24.6% (up 17% year on year, and up 2.5% quarter on quarter). Digital platforms now account for 24.4% of all listening on commercial radio, a strong growth of 6.5% quarter on quarter from 22.9%, and is now level with BBC digital listening. There has been strong growth in the share of national commercial listening via digital platforms, which has now reached 50%.
DDAB listening now accounts for 15.8% of all radio listening, an increase of 20% year on year (up from 13.1% of all listening from last year and up from 15.1% in the last quarter).

Leggendo i dati RAJAR di agosto per il Q2/2010, che mostrano comunque un discreto aumento dell'ascolto della radio in generale, l'informazione relativa all'ascolto via DAB parla di una percentuale del 15,8% di ascoltatori nel secondo quadrimestre, con una crescita del 20% rispetto allo stesso periodo del 2009. La normativa Digital Britain prevede che superata la soglia del 50% si può pensare dopo il 2015 a uno switch-off dei network nazionali oggi in FM. (Un piccolo disclaimer: sui dati RAJAR pesa sempre un dubbio sulla differenza tecnico-semantica tra "ascolto di una trasmissione DAB" e "ascolto di una trasmissione con un apparecchio DAB". Purtroppo non è affatto chiaro che il rilevatore tenga conto di questa differenza, o vicevera classifichi come "ascoltatori DAB" anche coloro che ascoltano con una radio DAB sintonizzata, a causa della scarsa intensità del segnale, su una frequenza FM).
Grande ottimismo anche in Australia, dove l'evoluzione del DAB+ lanciato lo scorso anno ad agosto sembra molto positiva (vedi il comunicato). Le vendite di apparecchi radio vanno meglio del previsto e anche se possono sembrare poche in una nazione-continente tanto estesa le emittenti commerciali sono molto soddisfatte di un dato che parla di 150mila radio vendute e oltre mezzo milione di ascoltatori DAB+ alla settimana. Un punto davvero molto importante del caso DAB+ in Australia è la presenza di numerose nuove stazioni che trasmettono esclusivamente in digitale. Fino a 18 nuovi canali a seconda dell'area di mercato. Ovviamente questo è un fattore determinante nel far pendere l'interesse del pubblico nei confronti della radio digitale. Nel comunicato che ho linkato trovate l'elenco di questi nuovi programmi, nel caso non si legga bene la tabella che riporto qui.

The radio industry celebrated one year of digital radio on air at full power in Adelaide, Sydney, Melbourne, Brisbane and Perth on 6 Aug 10, with the latest data showing there are 523,000 people listening to digital radio in an average week and three times the predicted number of digital radios in the market at nearly 150,000.
In August last year, Australian commercial and public radio broadcasters put competition aside and more than 40 different radio stations held a simultaneous breakfast outside broadcast in Sydney, Melbourne, Brisbane, Perth and Adelaide to promote digital radio. In the following 12 months, sales of digital radios have steadily increased and up to 18 new digital only stations are on air in each market. The industry continues to work together to promote digital radio with advertising on air and by launching fresh new digital only content which should encourage listeners to try digital radio.

18 settembre 2010

Autoradio "Internet enabled": qual è il vero appeal?


Mark Ramsey, blogger e consulente sulle questioni relative alla Radio 2.0 ha condotto con VIP Research uno studio a campione per valutare l'impatto che una eventuale autoradio "sintonizzabile" su Internet potrebbe avere sull'ascolto della normale radiofonia terrestre. Allo studio hanno partecipato duemila persone in una ventina di "mercati", i bacini pubblicitari delle stazioni radio americane.
Nel complesso, ragiona Ramsey, la radio terrestre ha tutte le ragioni a essere preoccupata per la possibile concorrenza delle car Internet radio. E' infatti risultato che una quota pari al 34% del campione ha dichiarato che si, disporre di una radio di bordo in grado di sintonizzarsi su migliaia di stazioni di tutto il mondo la indurrebbe a smettere di ascoltare solo le radio locali terrestri. L'interesse cresce - evidentemente - al diminuire dell'età e la tendenza è quella di preferire una vera e proprio autoradio da cruscotto connessa al Web piuttosto che un player MP3 esterno che integri funzioni di Internet radio.
Il risultato dell'indagine non mi sorprende affatto ma a mio modesto parere è inconcludente. Dimostra solo quanto sia difficile saggiare i "veri" gusti dei consumatori di dispositivi elettronici e dei fruitori di mezzi di comunicazione. Secondo me è il tipico caso di domanda formulata in modo da influire sulla risposta. "Se domani fosse possibile avere accesso a Internet dal cruscotto della vostra automobile e sintonizzare migliaia di stazioni radio da tutto il mondo, lei continuerebbe lo stesso ad ascoltare la sua stazione locale?" Ma che razza di domanda è? E' come chiedere: se domani aprissero un ristorante dove vengono servite gratis migliaia di pietanze da un centinaio di tradizioni gastronomiche diverse, lei continuerebbe ad andare a mangiare un toast al bar? Una quota significativa di americani non ha la minima idea di dove si trovi la Francia e si stupisce quando viene a sapere che in Francia non parlano mica come nel South Dakota. Come dovrebbe rispondere uno abituato a trovare quattro, cinque stazioni sulla sua autoradio quando gli chiedono se preferirebbe trovarne quindicimila?
Se valesse il principio della quantità, qualsiasi ristorante sarebbe in grado di battere la concorrenza semplicemente con un menu di 350 alternative cucinate coi piedi. E invece bastano quindici buoni piatti, preparati con cura. Quanto durerebbe la fascinazione nei confronti di un'autoradio capace di farti ascoltare, nel Nebraska, una ventina di stazioni da Cipro? Un consulente serio come Ramsey, uno che capisce il valore della buona programmazione, non dovrebbe farsi prendere la mano da una visione puramente statistica del mezzo radiofonico e delle sue nuove modalità di fruizione. Se lo studio vi interessa comunque, lo trovate qui.

21 luglio 2010

La penetrazione della radio digitale in UK è al 24%


Il regolatore britannico OFCOM ha rilasciato in queste ore il primo rapporto sullo stato di avanzamento della radio digitale nel Regno Unito. Ricordo che questo tipo di valutazione è diventato fondamentale nel quadro di un contesto normativo che prevede per la Gran Bretagna la possibilità di spegnere buona parte delle piattaforme di distribuzione analogiche qualora l'ascolto su piattaforme digitali (DAB, digitale televisivo, Internet) superasse la soglia del 50% nel 2015. Secondo OFCOM nel marzo del 2010 si è arrivati al 24% del monte ore dedicato alla fruizione della radio attraverso il digitale. Su un totale di apparecchi radio compreso tra 100 e 114 milioni (inclusi 34 milioni di autoradio), ci sarebbero 11 milioni di apparecchi DAB, che nelle case ammonterebbero al 14-16% del parco installato.
Il DAB raggiugnerebbe il 35% circa delle famiglie e una significativa percentuale di non possessori (17%) si dice intenzionata ad acquistare una radio digitale entro l'anno, sebbene sia ancora più significativa (55%) la quota di non possessori che afferma di non essere interessato al DAB.
Su tutte queste considerazioni pesano fattori che OFCOM non sembra menzionare. Uno di questi riguarda la codifica audio utilizzata per il DAB in Gran Bretagna, ormai considerata non solo obsoleta ma qualitativamente inferiore alla qualità dell'audio MP3 cui la maggior parte dei consumatori digitali è ormai assuefatta e forse persino della radio analogica FM. L'altra grossa questione è l'effettiva copertura indoor del DAB. Secondo le fonti ufficiali sarebbe dell'85% delle abitazioni, ma l'esperienza di ascolto di chi prova a sintonizzarsi sui canali DAB lontano dalle finestre delle case potrebbe essere molto, molto diversa.
Cliccate sui link per prelevare il testo del rapporto e le numerose e interessanti slide.

The Communications Market: Digital Radio Report

This is Ofcom’s first annual Digital Progress Report covering developments in the digital radio market. The data are the latest available at the time of writing. Publication date: 21st July 2010
Executive summary

Basis of report publication

The Government announced its Digital Radio Action Plan in July 2010. Ofcom was asked in the plan to publish an annual report on the availability and take-up of digital radio services. This is the therefore the first of those reports.
The plan emphasises that digital radio switchover should only begin when the market is ready for such a process and that it should therefore be predominantly consumer-led. An aspirational target date of 2015 was supported by the report. But it also concluded that a decision on switchover could only made once two criteria had been fulfilled: when 50% of all radio listening is via digital platforms; and when national DAB coverage is comparable to FM, and local DAB reaches 90% of the population and all major roads.
This report includes data on digital radio devices share of radio listening. Future editions will also report on the coverage project, designed to measure current levels of FM and DAB coverage. In this report digital radio is used in its broadest sense to include all platforms and technologies that allow listeners to access digital radio services.

1.1 Digital radio services are available via a number of different platforms including; DAB digital radio, digital television (Sky, Freeview, Virgin Media, Freesat), and via the internet (which includes services received on PCs, WiFi internet radios and internet-enabled mobile phones).

1.2 In the three months to the end of March 2010, just under a quarter (24%) of all radio listening hours were to services delivered over a digital distribution platform. This was a 4 percentage point (pp) increase in digital listening over the year and an 11pp increase in three years.

1.3 The proportion of digital listening varied significantly by demographic group. Listeners under 65 and those from more affluent demographic groups were the most likely to listen to radio over a digital distribution platform. Digital listening was less prevalent among those over 65, and far less so among listeners over 75.

1.4 DAB digital radio was the most widely-used means of listening to digital radio services, accounting for almost two-thirds (63%) of all digital listener hours in Q1 2010; DTV was the second most popular choice (17%) with streaming over the internet ranking third (13%).

1.5 The most listened-to digital-only radio stations also attract significant audiences. Five digital-only stations drew in over a million listeners per week in Q1 2010. The Hits was the most popular digital-only station, with a weekly audience of 1.5 million listeners over the quarter although down by 14% year-on-year. BBC 6 Musics reach grew fastest over the past twelve months, reaching over 1 million listeners in Q1 2010 (up by 53% year-on-year).

1.6 We estimate that there are between 70-80 million radio sets in homes (in the form of portables, hi-fis or clock radios) and a further 34 million sets installed in cars and commercial vehicles. The total universe of these sets is therefore estimated to be at least 104 to 114 million.

1.7 There are, in addition to sets in the home and in vehicles, analogue radio tuners embedded in other devices such as mobile phones and MP3 players. Digital radio services are also available through digital television decoders, and can also be streamed over the internet to WiFi radios, PCs, and some mobile handsets.

1.8 Ofcom consumer research shows radios in vehicles are the most likely sets to be used on a weekly basis (92% of the total). A majority of portable sets are also used weekly (81%); the comparable figures for clock radios and hi-fis are 73% and 66% respectively.

1.9 Over 11 million DAB digital radio devices have now been sold in the UK. We estimate that 14-16% of radio sets in the home are digital (close to the 11m DAB digital radio sets that have been sold). In vehicles, we estimate that the number of DAB sets represents around 1% of the total on the road.

1.10 More than one third (34.5%) of households in Q1 2010 claimed to have access to DAB digital radio, up by 2.4 percentage points year-on-year. Take-up varies significantly across the UK. This was highest in east Surrey with over 50% of homes owning DAB, while many regions of Southern England and parts of Yorkshire also had above average ownership. DAB take-up was lowest in Northern Ireland, south-east Scotland and north-west Wales (possibly reflecting lower levels of DAB digital radio coverage in some parts of these areas).

1.11 Among those who do not yet have access to a DAB digital radio set, 17% claim that they are likely to buy a set in the next twelve months. Of that 17%, two percentage points of consumers claim to be certain they will acquire a set with a further five percentage points being very likely. However, 55% of respondents without DAB said they were unlikely to buy a set within the next year.

09 aprile 2010

The Infinite Dial USA: la radio in calo resiste sul locale


Sempre interessante l'appuntamento con The Infinite Dial, lo studio sull'evoluzione digitale della radio condotto da Arbitron e Edison Research su un campione significativo di utenti americani. Sul sito Edison Research si possono prelevare gratuitamente le slide di questo studio e dal 9 aprile dovrebbe essere disponibile anche la registrazione di un "webinar" audiovideo organizzato
oggi per presentare i risultati.
Risultati che offrono uno quadro pieno di chiariscuri per quanto riguarda la percezione attuale e futura del mezzo radiofonica. Gli americani la considerano ancora un mezzo molto autorevole per dare notizie, soprattutto locali (tra l'altro è curioso che quando cercano notizie locali su Internet gli americani
preferiscono andare sui siti Web delle stazioni radio cittadine). Mentre radio e Internet sono ormai alla pari come strumento di ricerca di nuovi contenuti musicali (i giovani però preferiscono Internet). Incredibili i dati sulla penetrazione del Wi-Fi, presente in almeno sei case su dieci negli USA. Notevole l'interesse nei confronti di nuovi dispositivi per l'ascolto della radio via Internet anche in automobile. A dir poco deprimente la situazione per il sistema di radio digitale HD Radio, in cinque anni la percentuale di chi si dice interessato (solo interessato) a questo sistema è ferma sul 7%.
Circa il 30% degli intervistati afferma di averne sentito parlare ma è un dato da prendere con le molle in un mercato popolato di sigle e controsigle.
Nel rimandarvi allo studio completo e ai suoi interessanti dati mi limito a pubblicare due slide con la classifica di diversi mezzi, dispositivi e siti Internet nell'ordine del loro impatto sulla vita degli intervistati. Al primo posto c'è il cellulare, al secondo la tv, al terzo Internet (che ha scalzato la radio). Ultimo in classifica, con meno dell'uno percento, la radio digitale HD Radio.

Perspectives, News & Opinions From The Researchers At Edison

The Infinite Dial 2010: Digital Platforms and the Future of Radio
Entry by Tom Webster
Apr. 8, 2010

This study, originally delivered as a webcast on April 8th, 2010, is derived from the 18th Edison Research/Arbitron Internet and Multimedia Study, and represents an overview of American media and technology usage and habits. A complete PDF file of the principal findings can be downloaded here.

INSIGHTS:

Key Findings about Radio and Digital Platforms:

Nearly one in four Americans has listened to audio from an iPod or other MP3 player connected to a car stereo: Although consumers often have to deal with myriad adapters and other barriers to in-car listening, 54 percent of iPod/MP3 player owners have listened to their device in their car; this equates to 24 percent of all persons age 12 and older having listened to an iPod, iPhone or other MP3 player while connected to a car stereo.
Three in ten 12 to 24s are "very interested" in online radio in the car and on mobile devices: Among those age 12 to 24, 30 percent are "very interested" in listening to online radio in-car, while 28 percent are "very interested" in listening to online radio on mobile devices.
Consumers say radio station Web sites are improved but TV and print sites are leading the local battle: Nearly half of people age 12 and older give credit to radio for improvements in their Web sites. Forty- eight percent say that radio station Web sites have gotten more interesting compared to 17 percent believing them to be worse or less interesting. However, monthly visitation to radio station Web sites (16 percent) among persons 12+ lags visitation to local TV and local newspaper Web sites.

Other key findings:

The Internet passes TV as most essential medium in Americans' lives: For the first time, more Americans say the Internet is "most essential" to their lives when given a choice along with television, radio, and newspapers; 42 percent chose the Internet as "most essential," with 37 percent selecting television, 14 percent choosing radio, and 5 percent said newspapers. While television still leads among those over the age of 45, Internet dominates among younger persons age 12 to 44.
More than six in ten households with Internet access have a Wi-Fi network at home: Sixty-two percent of homes with Internet access have wireless network set-ups in their homes, more easily enabling the consumption of digital media in any room of their home, as more and more devices feature built-in Wi-Fi such as the new Apple iPad.
Texting has become a daily activity for nearly half of all mobile phone owners: Nearly half of mobile phone owners (45 percent) age 12 and older text multiple times a day. Three quarters of teens (75 percent) and persons age 18 to 24 (76 percent) text multiple times a day compared with nearly two thirds (63 percent) of 25 to 34s; and four in ten (42 percent) 35 to 44s and 45 to 54s (37 percent).
Broadband access has leveled and growth has stabilized for some digital platforms: Growth of residential broadband has leveled off, with 84 percent of homes with Internet access having broadband connections. The slower growth of residential broadband is associated with little year over year change in weekly usage of online radio (17 percent) and online video (29 percent). The study suggests that expanded use of use of mobile devices and in-car Internet may spark the next wave of growth.
How the study was conductedA total of 1,753 people were interviewed to investigate Americans' use of digital platforms and new media. From January 25 to February 22, 2010, telephone interviews were conducted with respondents age 12 and older chosen at random from a national sample of Arbitron's Fall 2009 survey diarykeepers and through random digit dialing (RDD) sampling in certain geographic areas where Arbitron diarykeepers were not available for the survey. Diarykeepers represent 51% of the completed interviews and RDD sampled respondents represent 49% of the completed interviews. The study includes a total of 371 cell phone interviews.

28 gennaio 2010

USA, la radio in calo tra i giovanissimi


Le analisi demografiche negli USA dimostrano che la radio perde visibilità tra i più giovani. L'ultimo studio + della Kaiser Family Foundation, secondo cui la generazione dell'MP3 dagli 8 ai 18 anni tende ad accantonare sempre di più radio e compact disc. La radio continua comunque a aggregare oltre il 20% del tempo dedicato alla musica e all'audio, seconda attività dopo la visione della Tv. Arbitron invece scopre che anche i giovanissimi ascoltano la radio, ma il tempo trascorso all'ascolto è in calo. E' abbastanza naturale che la concorrenza tra dispositivi e modalità di fruizione finisca per penalizzare i mezzi tradizionali. Resta da vedere che impatto avranno queste tendenze sui giovani quando saranno cresciuti. Oggi l'audience radiofonica è sicuramente più anziana di un tempo, ma il problema nascerà se non ci sarà ricambio, cioè se gli anziani del futuro manterranno la loro fedeltà nei confronti di mezzi non radiofonici.
Se vi interessano i dati della Kaiser Foundation li trovate su questa pagina.



MP3/iPod Ownerships Soars Among Teens, Radio Falls
Erik Sass, Jan 26, 2010

Over the last five years, the number of kids and young adults who own an iPod or MP3 player has more than quadrupled, according to a new study released Monday by the Kaiser Family Foundation. The proportion of people between the ages of eight and 18 who own one of these devices jumped from 18% in 2004 to 76% in 2009, representing an increase of 322%.
The average number of radio sets in the homes of these Kaiser respondents decreased from 3.3 to 2.5, and the average number of CD players fell from 3.6 to 2.2 over the same period.
In keeping with these shifting patterns of ownership, the amount of time spent listening to various devices has also changed substantially in the same age cohort.
Of the two hours and 19 minutes of daily music listening by the children and young adults surveyed, 41 minutes (about 30%) was spent listening to an iPod or MP3 player, versus 32 minutes each (23%) for radio and music stored or delivered by computers. Cell phones and CDs trailed with 17 minutes each (12%).
Among teens 15-18, the differences were even more pronounced. Out of an average three hours and three minutes of daily music listening, iPods and MP3 players accounted for 59 minutes (32%), versus 42 minutes for computers (23%), 37 minutes for radio (20%) and 23 minutes for cell phones (13%).
These results will likely be of interest to audio content creators and advertisers trying to establish a connection with younger consumers. Other recent studies have suggested that broadcast radio listening is decreasing among teens, which bodes ill for the medium in coming years.
In June 2009, Nielsen found that just 16% of teenagers around the world consider radio their "primary source" of music, lagging far behind MP3 players, identified by 39% of teenagers as a primary source of music, and computers, preferred by 33% of teens.
In June 2008, Coleman Insights found that daily radio listening by teenagers was on the downswing, losing share to the new media options. Specifically, Coleman found that 84% of the 14-17 cohort listen to music daily on an MP3 player, iPod or computer, versus 78% for radio.
A second Coleman study found that the 15-17 cohort favors iPods and MP3 players as primary destinations for listening to music -- with 41% choosing the personal devices, compared to just 22% for FM radio.
Other studies have found some positive news, but the results tend to be mixed at best. For example, in 2008, Arbitron found that 90% of people ages 12-17 still listened to radio at least once a week, increasing to 93% among adults ages 18-23. But Arbitron also found the average amount of time spent listening to the radio dropped 5% from 19 hours and 32 minutes per week in 2007 to 18 hours and 30 minutes in 2008.

17 dicembre 2009

L'economia globale della radio vale 26,6 mld di pound


L'OFCOM britannico ha appena rilasciato l'edizione 2009 del report International Communications Market, estesa indagine sull'economia globale dei mezzi di comunicazione. La sezione sulla radiofonia dice che questa industria ha generato nel 2008 un fatturato mondiale pari a 26,6 miliardi di sterline con un calo di 2,2 punti percentuali sul 2007. In Italia l'economia della radio vale tra pubblicità e fondi pubblici, appena 1,1 miliardo di sterline (fate voi i conti, ormai la sterlina è di poco superiore all'euro) ma in compenso è insieme al Canada l'unica grande nazione sviluppata (?) dove questa economia è in leggera crescita rispetto al 2007. Siamo anche tra le nazioni che la radio la ascoltano di più. Ci sono decine e decine di tabelle interessanti in questo studio e potete scaricarle gratuitamente a questo indirizzo del sito OFCOM. All'indirizzo sopra indicato trovate diverse altre statistiche.

09 dicembre 2009

Censis: bene la radio, malissimo i quotidiani


Sono andato a leggermi, come lo scorso anno, il capitolo sui comportamenti mediatici degli italiani analizzati nell'ultima edizione del Rapporto annuale del Censis, presentato la scorsa settimana. Molti dati erano già stati resi noti in uno studio più specifico presentato pochi giorni prima, il 19 novembre: I media tra crisi e metamorfosi (leggete qui di seguito il comunicato stampa). Per la radio le cose vanno bene. Non solo resiste e guadagna di seguito ma è anche quello che negli ultimi dieci anni cresce di più in proporzione. Nel 2001 la percentuale di italiani che affermava di "frequentare" la radio almeno una volta alla settimana era del 68,8 percento. Nel 2009 è dell'81,2%, un delta addirittura superiore a quello del telefono cellulare.
A preoccupare piuttosto è la situazione dei quotidiani, che nonostante i tre punti abbondanti guadagnati tra 2001 e 2009 sono precipitati rispetto al picco raggiunto nel 2007. In soli due anni gli italiani nel loro mix mediatico hanno sostituito i giornali e si cibano di tv e Internet. Il partito dei frequentatori abituali di quotidiani (un giornale sfogliato tre volte alla settimana) perde quota visibilmente. Nel 2007 era sopra i 51 punti, oggi intorno al 35%. Il Censis lo chiama "press divide" e con tutti i difetti dei mondo dei giornali, per il quale lavoro, la cosa non mi entusiasma per niente

Nasce il press divide: i mezzi a stampa fuori dalla «dieta mediatica» del 39,3% degli italiani

Presentato l'8° Rapporto Censis/Ucsi sulla comunicazione «I media tra crisi e metamorfosi»
Consumi in crescita, ma si fanno i conti con la crisi. Decollano le nuove Tv, si riduce il digital divide, anno nero per la carta stampata

Roma, 19 novembre 2009 – L’evoluzione dei consumi mediatici. In crescita la diffusione di tutti i mezzi di comunicazione tra il 2001 e il 2009. Aumentano gli utenti di Internet (+26,9%) e dei telefoni cellulari (+12,2%), ma anche la radio - che ormai si può ascoltare anche dal lettore mp3, dal telefonino e dal web - fa un grande balzo in avanti (+12,4%), così come crescono, anche se di poco, i lettori di libri (+2,5%) e di giornali (+3,6%), e la stessa televisione raggiunge praticamente la quasi totalità degli italiani (+2%). Gli utenti della Tv arrivano a quota 97,8% della popolazione, il cellulare sale all’85%, la radio all’81,2% (in particolare, l’ascolto della radio dal lettore mp3 è tipico del 46,7% dei giovani tra 14 e 29 anni), i giornali al 64,2%, i libri al 56,5%, Internet al 47%. La diffusione dei nuovi media non ha penalizzato quelli già esistenti: nella società digitale i nuovi mezzi di comunicazione non sostituiscono i vecchi, anzi, affiancandosi ad essi, creano nuovi stimoli al loro impiego secondo la logica della moltiplicazione e integrazione.
I riflessi della crisi. La crisi che stiamo attraversando – che è anche la prima grande crisi conosciuta dalla società digitale – ha accelerato il processo di trasformazione del sistema dei media già in atto, sospinto dalle innovazioni tecnologiche, determinando con notevole rapidità un riposizionamento dei diversi mezzi. Si rileva l’espansione dei media gratuiti e la sostanziale battuta d’arresto di quelli a pagamento (ad eccezione della Tv digitale). Mentre l’uso complessivo del telefono cellulare rimane pressoché stabile tra il 2007 e il 2009 (con un leggero calo dall’86,4% all’85% della popolazione), a crescere notevolmente è stato l’uso del cellulare nelle sue funzioni di base (dal 48,3% al 70%), mentre quelle più sofisticate – e costose – sono diminuite: l’uso dello smartphone è sceso dal 30,1% al 14,3%, il videofonino dall’8% allo 0,8%. Questi dati non verificano il possesso dell’apparecchio, bensì ne misurano l’uso effettivo. Il telefonino è dunque un bene a cui non si può rinunciare, neanche in tempi di crisi, però qualcosa si può risparmiare, magari inviando qualche sms in più ed evitando di connettersi a Internet con i costosissimi servizi wap.
Le nuove Tv. Le nuove forme di televisione sono entrate a far parte delle abitudini degli italiani. Negli ultimi due anni, tra il 2007 e il 2009, l’utenza della Tv satellitare passa dal 27,3% al 35,4% della popolazione e il digitale terrestre raddoppia il suo pubblico (dal 13,4% al 28%), benché lo switch over del segnale analogico abbia interessato finora solo alcune zone del territorio nazionale. La Tv via Internet triplica la sua utenza, passando dal 4,6% al 15,2%, e la mobile Tv interessa già l’1,7% della popolazione. In tempi di crisi, dovendo fare delle scelte, gli italiani si sono orientati verso l’investimento nei media che forniscono più servizi, di diverso genere e cumulabili tra i membri della famiglia, come i pacchetti delle pay Tv: oggi il 60,7% di chi guarda la Tv digitale (satellitare o terrestre) ha sottoscritto un abbonamento, soprattutto per guardare le partite di calcio e gli eventi sportivi in esclusiva (31,2%), i film in prima visione (24,8%), i cartoni animati per i bambini (13%).
Si rinuncia alla carta stampata. Negli ultimi due anni la lettura dei quotidiani a pagamento passa dal 67% al 54,8%, invertendo la tendenza leggermente positiva che si era registrata negli anni immediatamente precedenti al 2007. Questo è il dato dell’utenza complessiva, cioè chi legge un quotidiano almeno una volta la settimana. L’utenza abituale, cioè chi lo legge almeno tre volte la settimana, passa dal 51,1% del 2007 al 34,5% del 2009. Se prima della crisi la metà degli italiani aveva un contatto stabile con i quotidiani, adesso questa porzione si è ridotta a un terzo. Se si pensa che in questa quota sono compresi anche i quotidiani sportivi, si può capire quanto la crisi abbia reso ancora più marginale il ruolo della carta stampata nel processo di formazione dell’opinione pubblica nel nostro Paese. La flessione non è neanche compensata dall’aumento della diffusione della free press, che rimane pressoché stabile (l’utenza passa dal 34,7% al 35,7%). La lettura, anche occasionale, dei settimanali coinvolge nel 2009 il 26,1% degli italiani (-14,2% rispetto al 2007) e quella dei mensili il 18,6% (-8,1%). In leggera flessione anche la lettura dei libri, che era cresciuta per tutto il decennio, raggiungendo il 59,4% della popolazione nel 2007, per ripiegare poi al 56,5% nel 2009.
Verso la saturazione dell’utenza di Internet. L’impiego di Internet tra gli italiani è passato dal 45,3% del 2007 al 47% della popolazione nel 2009. Quando ormai il web è diventato familiare per l’80,7% dei giovani e il 67,2% delle persone più istruite, il dato complessivo potrà aumentare solo di poco nel breve periodo. Per quanto riguarda i quotidiani on line, si registra una flessione dell’utenza (dal 21,1% al 17,7%) che non è certo riconducibile a motivi economici, bensì all’evoluzione degli impieghi della rete: si pensi ai portali che pubblicano anche notizie di cronaca e di costume, a link e finestre informative aperte nei blog e nei social network abitualmente frequentati, ai motori di ricerca e agli aggregatori che rintracciano automaticamente le notizie in rete.
Nasce il press divide. Il numero delle persone che hanno un rapporto esclusivo con i media audiovisivi (radio e Tv) rimane praticamente stabile (26,4%), mentre diminuiscono quanti hanno una «dieta mediatica» basata al tempo stesso su mezzi audiovisivi e mezzi a stampa (dal 42,8% al 24,9% tra il 2006 e il 2009). La somma di questi due gruppi rappresenta il totale di quanti non hanno ancora colmato il digital divide, la cui soglia si collocava nel 2006 al 71% e scende oggi al 51,3% della popolazione. Nasce però un nuovo divario tra quanti contemplano nelle proprie diete i media a stampa (insieme a radio, Tv e Internet) e quanti non li hanno ancora o non li hanno più. Se il digital divide si sta attenuando, il press divide invece aumenta, visto che nel 2006 era il 33,9% degli italiani a non avere contatti con i mezzi a stampa, mentre nel 2009 si è arrivati al 39,3% (+5,4%). Ad aumentare negli ultimi anni l’estraneità ai mezzi a stampa, e in misura rilevante, sono stati i giovani (+10%), gli uomini (+9,9%) e i più istruiti (+8,2%), cioè i soggetti da sempre ritenuti il traino della modernizzazione del Paese.

19 aprile 2009

Arbitron Edison: lo stato della radio online negli USA

Quasi il trenta percento degli americani ascolterebbe con regolarità la radio attraverso Internet. I risultati dell'ultimo studio di Arbitron e Edison Research (Infinitedial) sulla radiofonia e i media digitali negli Stati Uniti tratteggiano il quadro di un mezzo ancora vitale, ma ormai intrecciato con i destini del Web e della larga banda fissa e mobile. Sapranno i sistemi di modulazione/trasmissione digitale scavarsi uno spazio in questo scenario? Forse, ma appare ogni giorno che passa uno spazio più problematico. I contenuti della radio vengono sono veicolati da infrastrutture diffusive di tipo convenzionale e in misura crescente dalle varie articolazioni delle reti Ip. Le modulazioni digitali che conosciamo sono un terza via che cerca di prendere in prestito il meglio dei due modelli: la capacità di coprire con una sola antenna interi bacini di ascolto del broadcast e quella di intrecciare in un unico flusso informazioni di tipo testuale e multimediale della modulazione numerica (cosa che con le modulazioni analogiche è possibile solo in parte). Intendiamoci, non è una idea sbagliata. Solo che finora non hanno funzionato i modelli implementativi e la radio digitale non ha convinto come tracciato evolutivo di una radiofonia che avrà i suoi difetti ma che evidentemente continua a funzionare. E che sta trovando da sola il modo di cambiare, sfruttando le naturali sinergie con un altro mezzo.
La versione PDF della presentazione dello studio Arbitron Edison si può scaricare qui. Sul sito Arbitron trovate anche lo storico degli studi precedenti dal 2006 a oggi.

Study: Online Radio Gaining in Popularity
April 16, 2009

Paul Heine, Radio and Records

There is good news in the radio industry: online radio is gaining in popularity. The number of Americans that tune in weekly to online radio grew to 42 million, up from 33 million in 2008. Stuck in the 11 percent to 13 percent range for the past three years, weekly online listening now reaches 17 percent of the population, according to Arbitron and Edison Research, which released their 17th annual Infinity Dial study Thursday (April 16).
The number of monthly online listeners is 69 million or 27 percent of the population. And nearly half of the population, or 49 percent, an astounding 125 million, have ever listened to online radio.
The Arbitron/Edison survey, conducted this year from January 16 to February 15 with 1,858 participants, also showed the demographics of online radio listeners don’t skew as young as they once did, more closely resembling the audience composition of traditional radio. Twenty percent of adults 25-54 said they listened to Web radio in the last week, up from 15 percent a year earlier.
"The sharp growth in weekly usage of online radio in this year's study provides compelling evidence that radio's digital platforms may be reaching critical mass," said Bill Rose, senior vp of marketing for Arbitron. "The growth of online radio is reinforced with what we are seeing in the portable people meter. We are beginning to see encoded streams of AM/FM broadcasts with significant audience in local markets."
Still, iPod usage is cutting into the time people spend with radio. While the penetration of iPod or MP3 player ownership plateaued among 12- to 17-year-olds at 71 percent, it rose sharply among older demos: from 51 percent to 64 percent among the 18-24 demo; from 48 percent to 55 percent among 25-34 demo; 46 percent to 52 percent among 35-44; 31 percent to 34 percent among 45-54; and 15 percent to 24 percent among 55-64. Across all demos, more than four in 10 own an iPod or MP3 player, up from 25 percent in 2005.
While broadcasters can take some comfort in the fact that only 14 percent of listeners report less radio listening due to time spent with their iPod (up from 10 percent last year), that number masks alarming youth audience erosion. A full 32 percent among the 12-17 and 18-24 age groups say iPod usage has cut into their radio listening time, up from 22 percent and 17 percent, respectively, in 2008.
The new figures parallel incremental increases in online audiences reported by radio companies, which are betting that online radio develops into a lucrative revenue stream. Clear Channel, which has been developing its online presence for more than four years, has seen streaming comprise between 10 percent and 15 percent of station audiences.
Advertising dollars have followed. According to a number of sources, online radio revenue accounts for between 5 percent and 8 percent of a group's total revenue. For example, estimates put Clear Channel’s online advertising, including in-stream spots, account for close to 5 percent of the company’s total $3.3 billion in radio revenue.
"Web radio is one of the bright spots; dollars are migrating there," said Brad Adgate, senior vp and director of corporate research for Horizon Media. "The future for Internet radio is perhaps brighter than over-the-air radio."
A cross-current of factors is driving the spike in Web radio listening. For one, the availability of high-quality, professionally produced online video has consumers spending more time in front of their computer screens. Internet video consumption solidly increased last year, from 18 percent of survey respondents saying they watch it on a weekly basis in January 2008 to 27 percent, or roughly 69 million, this year.

13 novembre 2008

Sorpresa: i giovani tedeschi scoprono la musica in radio

Il quotidiano Sueddeutsche online pubblica una breve notizia su uno studio di un istituto specializzato nelle ricerche sulle abitudini mediatiche nella fascia giovanile. Lo studio si focalizza sui consumi musicali e - sorpresa, sorpresa - pare che i giovani tedeschi preferiscano ascoltare la loro musica attraverso la radio 53% contro il 46% del lettore MP3 su base giornaliera. Il CD sta scomparendo e molti ascoltano un po' di musica quotidianamente con il loro cellulare.
Certo, il dato sul prolungato del successo della radio in questa era di inarrestabile digitalizzazione, parrebbe essere in totale controtendenza rispetto ad analoghe ricerche svolte in altre geografie. E le statistiche lasciano sempre il tempo che trovano, anche quando non parlano di polli arrosto. Ma devo dire che conoscendo un poco, attraverso le mie peregrinazioni sul Web, l'offerta radiofonica giovanile in Germania, sono propenso a credere che sì, forse da quelle parti sono molti i giovani che si affidano ancora a una programmazione radio intelligente per orientarsi nei loro paesaggi musicali. Magari mi sbaglierò, ma alla fine per i prodotti validi ci sarà sempre mercato, indipendentemente da quanto digitale ci sia nella carta-regalo che li avvolge. Trovate maggiori dettagli su queste ricerche sul sito del Medienpädagogische Forschung.
Studie: Jugendliche hören Musik meist im Radio

Stuttgart (dpa) - Jugendliche hören ihre Musik immer noch vor allem im Radio. Der Rundfunk liege beim täglichen Musikkonsum mit 53 Prozent vor dem MP3-Spieler (46 Prozent), ergab eine bundesweite Studie des Medienpädagogischen Forschungsverbunds Südwest (mpfs).
CD-Player werden demnach immer weniger favorisiert, teilten die Macher der Studie am Mittwoch in Stuttgart mit. Mehr als jeder vierte (27 Prozent) unter den rund 1200 Befragten im Alter zwischen 12 und 19 Jahren hört mittlerweile täglich Musik auf seinem Handy.
Trotz der neuen Techniken sei das Radio auch über längere Zeiträume hinweg noch sehr dominant, hieß es weiter. Im Laufe einer Woche hörten 72 Prozent der Befragten nach eigenen Angaben mindestens einmal pro Woche Radio, jeder Zweite schaltet das Gerät täglich ein. Die Ergebnisse der «Jugend, Information, Multimedia-Studie» (JIM) werden offiziell am 28. November in Mannheim veröffentlicht.
Medienpädagogische Forschung: www.mpfs.de


08 agosto 2008

Necrologio per le bande tropicali

Le bande tropicali delle onde corte hanno raggiunto il livello del coma vigile ma irreversibile. Sull'ottimo blog di Gayle Van Horn è stato pubblicato il consuntivo che ogni anno Anker Petersen, editor del Domestic band Survey del Danish Shortwave Club International, realizza per il suo lavoro di estensore della lista dei servizi radiofonici interni che ancora utilizzano le onde corte.
Sulle frequenze comprese tra 2.200 e 5.800 kHz, la moria di stazioni ha ormai superato il punto di non ritorno e in pochi anni, se i trend restano gli stessi (e non si vedono segni di inversione), nelle bande tropicali non si ascolterà più nulla. Ecco lo schema sintetico del censimento realizzato da Anker. In certe regioni i dati sono impressionanti. Nella regione nordoccidentale del Sud America (Colombia e Venezuela, tanto per intendersi) le stazioni attive sono rimaste 3 contro le 98 del 1973 (in pratica quando cominciavo ad ascoltare io). Resistono le regioni dell'Asia Pacifico, ma solo a stento.

Active domestic transmitters on 2200 – 5800 kHz

Region 1973 1985 1997 2003 2008

Central Africa 102 76 40 26 17
Southern Africa 57 39 33 9 8
Middle East 9 4 1 0 0

Indian Subcontinent 62 45 45 36 31
South East Asia 40 29 21 7 4
Indonesia 171 105 65 19 14

China, Taiwan, Mongolia 119 110 75 44 32
CIS (former USSR) 61 59 47 21 5
Far East 38 28 28 17 9

Papua New Guinea 17 20 20 20 16
Australia and other Pacific 10 4 13 7 12

Central America, Mexico 21 23 24 17 6
Caribbean 29 3 3 4 2
Northwestern South America 98 41 19 5 3

Ecuador 47 33 22 13 8
Peru 78 69 78 53 33
Bolivia 35 42 25 15 18

Brazil 107 87 67 50 40
Southern South America 5 2 1 0 0

Total 1106 819 627 363 258

24 maggio 2008

UK, radiotv e online superano il CD. Ma in USA...


Due annunci di natura statistica sui consumi musicali tra canali fisici, broadcast e online. La britannica MCPS-PRS Alliance, organismo che raccoglie le royalties musicali e le gira verso gli artisti (autori di testi, compositori e editori) proprietari, ha appena pubblicato i dati relativi al 2007 e per la prima volta nella storia le entrate derivanti da esecuzioni musicali online o radiotelevisive superano quelle legate alla vendita di supporti fisici. Nel 2007 l'etere/internet batte il policarbonato 155 a 151 milioni di sterline. E' curioso osservare che se il mercato del CD frutta 155 milioni di royalties contro i 170 del 2006, questi 15 milioni di crollo non vengono spalmati sull'etere/internet, ma sui concerti e sui ricavi legati all'uso delle composizioni sulle piazze estere. Va detto che le royalties per il solo online sono ancora una quota minima, appena 10 milioni di sterline, anche se l'aumento percentuale rispetto allo scorso anno supera il 50%, sull'onda del successo del download legale dei negozi stile iTunes.
I dati sembrano combaciare con quelli ricavati da uno studio americano segnalato dal blog della trasmissione radiofonica Future Tense, della PBS. Il Pew/Internet & American Life Project ha svolto uno studio sui mezzi che influenzano le decisioni di acquisto degli americani, scoprendo che Internet gioca un ruolo importante ma non certo esclusivo. Prendendo in esame gli acquisti sul mercato discografico/musicale, è ancora fortissima (83%) la percentuale di chi risponde di acquistare un brano musicale dopo averlo ascoltato alla radio, in tv o nella colonna sonora di un film.
Nel complesso, lo studio prende in esame i comportamenti di chi ha acquistato un brano musicale, un telefono cellulare e una casa, scoprendo che di queste tre categorie merceologiche quella per cui Internet sembra avere un impatto minore sulla decisione finale è proprio la musica. Appena il 7% del campione ammette che il mezzo online ha avuto un impatto sostanziale sull'acquisto. Mi sembra che ci sia di che riflettere, no?


22 May 2008
MCPS-PRS Alliance pays half a billion pounds to the creators of music
The MCPS-PRS Alliance, which collects and pays music royalties, today announces record results for 2007 worth £1/2bn in royalties to songwriters, composers and music publishers.
The Alliance collected over £562 million for music creators from its customers, including broadcasters, online service providers, record companies and a wide range of other businesses that play music.

For the first time, income from broadcasting and online out-performed that of recorded physical product. Online royalties, although still a small proportion of the overall whole (at £10m), grew significantly by 54% year-on-year, largely due to the growth in the legal online music market led by iTunes.
Public performance income – the licensing of premises playing music – was driven by an increase in live pop concerts (delivering revenue up 20%) and improved licensing activity amongst leisure and industrial premises (up 13% and 20% respectively).
Top overseas territories for UK music in 2007 were the USA, Germany and France.
The recognised downturn in worldwide CD sales (revenues from the CD market were down 13%) was mitigated in part in the UK by improvements in licensing other new formats, including pre-loaded USB sticks and musical novelties.
The cost of processing the money collected and of distributing it was pegged at just over 10% of total revenues - one of the lowest in the world – in spite of a 40% increase in the number of transactions processed (due in part to the millions of music tracks included on new licensed services such as YouTube).
Chief Executive of the Alliance, Steve Porter, said, ‘Much is written about the state of the music industry, but these results show a healthy story about the increased use of music in almost all areas of our business.
‘The downturn of 11.1% in physical product was more than compensated by innovation and growth in licensing in other areas of the business.
‘Further overall growth is expected for 2008 which is fantastic news for the creators of music everywhere and helps fuel the long-term future of great music for all.’

23 maggio 2008

Svizzera, in calo la tv cresce la radio

In Svizzera l'ascolto della tv regge ma sembra erodersi anche se molto lentamente. Stupisce invece il crescente successo della radio, sempre più ascoltata anche tra i giovani. Lo dicono le statistiche di Mediapulse, illustrate dalla agenzia ATS riportata qui da Ticinonews.

Mediapulse: meno televisione, più radio e pubblicità

22.05.08

In Svizzera si guarda meno televisione, ma si ascolta sempre di più la radio. È quanto emerge dai dati presentati oggi dall'istituto di ricerca sui media Mediapulse, da cui risulta inoltre un aumento del consumo di pubblicità.
La televisione resta il mezzo di comunicazione tradizionale utilizzato più a lungo: in media nella Svizzera italiana una persona la tiene accesa per 173 minuti al giorno, in Romandia per 163, nella Svizzera tedesca per 139. La fetta di popolazione con più di tre anni che guarda la televisione quotidianamente si attesta tra il 70 e il 72%.
I primi canali della SRG SSR sono quelli maggiormente seguiti, anche se nel complesso la quota di mercato dei programmi stranieri risulta maggiore. La TSI ha una quota di mercato del 30,5%; le emittenti straniere del 63,8%. Tra queste ultime Canale 5 è in testa davanti a Rai 1, Italia 1, Rai 2 e Rete 4. TeleTicino ha una quota di mercato dell'1,6%. Il Teletext viene utilizzato almeno una volta al giorno dal 22% delle economie domestiche che hanno la possibilità di usufruire di tale servizio.
Il consumo di televisione per persona e al giorno nella Svizzera italiana l'anno scorso è diminuito di sette minuti rispetto al 2006. Dato in controtendenza rispetto al resto della Svizzera: sono lievemente aumentati i minuti passati davanti alla tivù dai bambini tra i 3 e i 14 anni, osserva Mediapulse.
Nonostante il calo registrato in tutta la Svizzera dalla televisione, il consumo di pubblicità è aumentato anche a causa del volume maggiore trasmesso: in media gli abitanti della Svizzera tedesca e romanda hanno guardato 11 minuti di pubblicità ogni giorno, oltre il 10% in più rispetto al 2006.
Il mezzo di comunicazione utilizzato più frequentemente rimane la radio: il 90,6% della popolazione con più di 15 anni la ascolta quotidianamente. La media pro capite a livello svizzero è pari a 103 minuti: l'aumento registrato è stato causato dalle ascoltatrici femminili.
Nella Svizzera italiana la RSI continua a dominare il mercato con una quota del 70,3%, anche se la sua prima frequenza è in calo. Le emittenti ticinesi private avanzano (quota di mercato al 6,8%) a scapito di quelle straniere (8,7%). Le trasmissioni non in lingua italiana della SRG SSR raggiungono una quota del 12,6%.

25 marzo 2008

USA, in costante crescita l'audience via Web

Edison Media sta per rilasciare, in collaborazione con Arbitron, l'Audiradio americana, il rapporto Infinite Dial 2008, dedicata alle piattaforme digitali della radio. Negli USA sono in crescita gli ascoltatori medi che si sintonizzano sulle Web radio: 33 milioni di individui sopra i 12 anni contro i 29 milioni dello scorso anno. Forte la loro propensione a frequentare i siti di social networking come MySpace.


Online Radio Reaches 33 Million Americans Per Week

The annual Infinite Dial 2008: Radio's Digital Platforms put out by Arbitron (NYSE: ARB) and Edison Media Research, estimates that 33 million Americans age 12 or older listen to a radio station over the Internet during an average week - up from 29 million listeners one year ago. There is also a strong connection between online radio listening and social networking sites according to the study.
The complete study, which will be released in April 2008 and available at www.edisonresearch.com also found that:
* Thirteen percent of Americans age 12 or older (an estimated 33 million people) listened to online radio in the past week; an increase of two percentage points from January 2007
* While nearly one-quarter (24 percent) of all Americans age 12 or older have a profile on a social networking Web site such as MySpace, Facebook or Linked-In, nearly two-thirds (63 percent) of online radio listeners have a profile on sites such as these
* One-third of online radio listeners with a social network profile visit their social networking site nearly every day or several times per day
* The top social networking Web sites among online radio listeners are MySpace and the business professional networking service Linked-In. Twenty-eight percent of online radio listeners have a MySpace page, while nearly one-quarter (24 percent) have a profile on Linked-In.
"Social networking is clearly not about creating exclusive, self-enclosed communities," said Diane Williams, senior analyst, custom research for Arbitron. "We found that online radio listeners are more than one and half times more likely to have a profile on a social networking site as compared to average Americans and that they tend to be power-users with one-third of online radio listeners logging on to their social networking site nearly every day or even multiple times per day."
In addition to studying the correlation between social networkers and their online radio usage, the Infinite Dial 2008 report will detail the latest data on the general online radio listening universe and will explore how consumers interact and explore radio and all of its digital platforms.
Arbitron will host a Webinar in April to release the finding of the study. Details for this event will be released later in March.

21 marzo 2008

USA: il numero di stazioni radio aumenta

Ma non dovevano chiudere? Andrea Borgnino mi segnala su Radioworld un piccolo articolo sull'ultimo censimento delle stazioni radio AM/FM americane. Risultato: il numero di stazioni aumenta, anche sulle onde medie. Le cifre si riferiscono alle licenze, forse non tutte corrispondono a stazioni effettivamente attive. Però...
Number of Licensed Radio Stations Grows

3.21.2008

When people ask you how many radio stations there are in the United States, you can start saying “around 14,000.”

Of course it depends on exactly how you count; but for some time, the answer generally was “well north of than 13,000.” Yet the number of licensed radio stations has continued to creep up. It grew to 13,977 as of Dec. 31, 2007; that compares to 13,837 stations at the end of the year before.
Breaking it down, there are 4,776 AMs, 6,309 FMs and 2,892 educational FMs, which the FCC lists separately.
But these figures do not include low-power FMs; there were 831 of those, the FCC reports. It also doesn’t include 5,900 or so translators and boosters.
We did some quick figuring, and by RW’s count there are 22 more AMs in the United States than one year ago, 43 more FMs and 75 more FM educationals. There are 60 more LPFMs.
More interestingly, how do these latest figures compare to 10 years ago? The numbers tell a 10-year story: no growth in AM signals, but boom times for FM educationals, translators and boosters.
Total stations in 1997 would have been described as “above 12,000.” As of December of that year, according to FCC statistics we compared, there were 4,762 AMs — virtually no net change in AM station count from today (and down from 4,804 at the end of 2002; AMs were just shy of 5,000 in 1990).
There were about 5,540 FMs 10 years ago, so that category is up about 14% in the decade since; and there were only about 1,900 FM educationals, a number that grew 50% in the subsequent decade.
Notably, there were about 2,880 FM translators and boosters 10 years ago. Now there are 5,900. That class grew by 105% in the intervening years.


25 gennaio 2008

Eurispes: la radio non si sente

Secondo un rapporto sul consumo mediatico degli italiani appena rilasciato dall'Eurispes, riportato da ADN Kronos, non siamo propriamente un popolo di radioascoltatori...

...Sul versante radio, colpisce la percentuale di quanti affermano di non ascoltarla tutti i giorni (40,7%). Solo il 3,6% la ascolta quotidianamente per più di 4 ore. Il 17,1% lo fa da 1 a 2 ore e il 5,3% da 2 a 4 ore. Più consistente il numero (27,4%) di quanti fruiscono della radio meno di un'ora al giorno. In ogni caso, si ascolta musica (34,7%) o notizie (21,5%), mentre il 20,5% la sceglie per compagnia. Solo il 3,9% accende la radio perché ha un appuntamento col proprio programma preferito...