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27 dicembre 2010

Quando Radio Northsea vinse le elezioni

La politica dei tagli che ha caratterizzato queste ultime settimane di governo Berlusconi ha causato un forte malcontento tra gli editori radiotelevisivi che hanno dovuto assistere inermi all'azzeramento delle provvigioni a sostegno dell'emittenza locale (45 milioni cancellati dal decreto Milleproroghe dopo le "promesse" scritte nero su bianco nella legge sulla stabilità), cui si aggiungono i 50 milioni decurtati dai fondi per l'editoria. Ciò nonostante, non riesco a pensare che se e quando torneremo a votare, sulle scelte dell'elettorato - tra quelle che potremmo ironicamente definire le "Milleragioni" per un voto contro Kim Silvio Sung - avranno un peso anche le istanze delle radio libere.
Secondo il cronista politico della BBC, Paul Rowley, autore di uno splendido radiodocumentario trasmesso in questi giorni sulle stazioni locali di BBC Radio 2, le cose andarono diversamente in Gran Bretagna quarant'anni fa, nel giugno del 1970, quando il governo labourista di Harold Wilson chiamò il Paese alle urne con diversi mesi di anticipo e smentendo tutti i sondaggi perse di misura contro il conservatore Edward Heath. Allora si disse che gli elettori rimasero colpiti negativamente dalle cifre della bilancia dei pagamenti e che la sconfitta dell'Inghilterra alla Coppa del Mondo di Mexico '70 (proprio contro la Germania che noi sconfiggemmo per 4 a 3) aveva fatto incazzare milioni di persone.
Ma Rowley, che ha prodotto in questi anni diversi documentari sulle gloriose radio pirata offshore, si chiede in "Radio election" quale fu il peso elettorale dei giovani diciottenni che per la prima volta nella storia inglese furono chiamati alle urne. A soli tre anni di distanza dalla legge labourista che aveva decretato la fine di Radio Caroline e di tante altre paladine della musica rock.



Furono proprio i socialisti britannici a combattere il fenomeno delle radio pirata, con il suo rivoluzionario modello commerciale: audience in cambio di pubblicità. E se le grandi aziende - era questo, a grandi linee, il ragionamento - avessero preso il controllo di un bene collettivo come l'etere radiofonico? Al contrario, il manifesto elettorale di Heath prevedeva la creazione delle stazioni radiotelevisive commerciali. I conservatori mantennero la loro promessa, ma nel frattempo gli elettori dovevano aver cambiato di nuovo idea perché nel febbraio del 1974 Heath perse a sua volta le elezioni restituendo favore e scranno di primo ministro a Wilson. Pochi mesi prima, nell'ottobre del 1973, era andata on air la London Broadcasting Company.
Rowley osserva oggi che dall'analisi del voto nelle aree sudorientali del Regno Unito, dove le stazioni pirata avevano avuto molto seguito, i consensi per i conservatori furono molto numerosi. Durante la campagna elettorale, da Radio Northsea International, ancorata al largo delle acque olandesi fuori dalla giurisdizione britannica, gli appelli a favore del partito conservatore si sprecarono. Il governo di Wilson decise addirittura di disturbarne i programmi con del jamming, una manovra antidemocratica che neppure durante la Seconda guerra mondiale era mai stata messa in atto.
Sulla rivista online Radiomusications trovate un bell'articolo scritto da Robin Carmody nel 2007, The politics of offshore radio. E' un saggio conciso ma molto ben fatto sui retroscena politici della battaglia contro il monopolio della BBC. Lo scontro fu un elemento chiave in quel cocktail di crisi economica, stanchezza nei confronti del centralismo dirigista e voglia di modernità che alla fine degli anni 70 portò alla vittoria della Thatcher. Fu soprattutto un buon esempio di come, in politica, anche le buone intenzioni possono avere conseguenze spiacevoli. I labouristi erano probabilmente in buona fede quando vollero negare un pezzo di libertà a tutti pur di impedire che pochi potenti se la prendessero tutta. I conservatori erano sinceramente disposti ad accettare il rischio di qualche voce di potenziale dissenso in cambio di un fiorente mercato della pubblicità. Avevano ragione entrambi, o erano viceversa entrambi nel torto?
Quello che possiamo dire in Italia è che da solo il mercato della pubblicità non basta a sostenere le attività dell'emittenza radiotelevisiva privata, almeno non in un assetto normativo oggettivamente distorto e privo di solidi presupposti sul piano dell'analisi economica ancor prima che politica. Nelle nostre condizioni è una destra liberista solo sulla carta - ma oberata nella realtà dal macigno del conflitto di interessi berlusconiano - a guardare con maggior sospetto al pluralismo dell'etere. Per la sinistra è una ben magra consolazione l'essere stata in grado di prevedere la deriva dell'oligopolio mediatico. Mi chiedo, con una certa angoscia, se anche in questo caso l'elettorato giovanile potrà avere un ruolo nell'indirizzarci verso il cambiamento.

01 settembre 2010

Tunisia, nuova stazione FM. Anzi due

Torno a ringraziare la puntualissima Newslinet, che mi ha dato modo di approfondire gli sviluppi dell'emittenza privata tunisina, bacino che per qualche settimana all'anno ho la possibilità di sorvegliare direttamente dalle coste di Favignana. Provo a ricambiare subito il favore della notizia data stamane dagli amici di Consultmedia - l'imminente nascita di Shems FM - con quella della prossima apertura di un'altra emittente privata, ancora senza nome, battezzata da alcuni organi di stampa Radio Gueddiche, dal cognome di uno dei fondatori della società editrice, Maghreb Prod. & Com.
Dopo Mosaïque FM (di Belhassen Trabelsi, cognato del Presidente Zine El Abidine Ben Ali) e Jawhara (di Néji M'hiri), che però hanno coperture regionali, e la religiosissima Zeitouna FM, ecco dunque due newcomers, tra i quali Shems FM (secondo Business News da cui ho tratto il primo articolo, Shems significa "sole"). Anche qui, guarda caso, l'editore ha forti legami politici: addirittura la figlia del presidente tunisino Ben Ali, sposata tra l'altro all'uomo d'affari Marouane Mabrouk, uno dei tre fratelli di una famiglia di magnati della finanza. Cyrine Ben Ali Mabrouk è la cofondatrice di Tunisia Broadcasting SA e la sua emittente (nella foto la sede di Tunisi), potrà operare sull'intero territorio nazionale su sette frequenze, partendo inizialmente da Tunisi e Sfax. Il debutto sarebbe fissato entro settembre con contenuti assolutamente generalisti.
Dopo la storia su Shems FM trovate anche quella sul progetto radiofonico di Maghreb Prod. & Com. e un terzo pezzo che nel maggio scorso anticipava l'arrivo di queste nuove stazioni radio, fornendo qualche dato interessante sul valore del mercato pubblicitario tunisino: una ventina di milioni di dinari, torta che potrebbe anche lievitare per tutti con l'arrivo di due nuovi player.

Toute la lumière sur Shems FM, la nouvelle radio privée tunisienne
25/08/2010
Cette année, la rentrée dans le paysage audiovisuel tunisien ne sera pas comme les autres. Elle sera marquée, notamment, par le lancement au grand public, à la fin du mois de septembre, de la 4ème radio privée en Tunisie baptisée Shems FM signifiant soleil en arabe. Après «Mosaïque FM », « Jawhra FM » et « Radio Zitouna », c’est un nouveau soleil qui brillera sur les ondes, avec une équipe déjà bien rodée.
Dotée d'un capital de 1,5 MDT, promue et présidée par Cyrine Ben Ali Mabrouk, « Shems FM » injectera indéniablement un nouveau souffle au paysage radiophonique tunisien.
Du côté des Berges du Lac se dresse, majestueusement, un nouveau bâtiment. Tendance, design et très moderne, il vient s’ériger au coin du principal boulevard de ce quartier d’affaires huppé de Tunis.
En y pénétrant, on ressent l’ambiance studieuse. Celle du lancement d’un grand projet. Certains collaborateurs sont dans leur bureau, les animateurs en réunion et les responsables contrôlent soigneusement les travaux de finition du siège.
On est à la dernière ligne droite d’avant le lancement grand public. Un lancement très attendu, aussi bien par la concurrence, tellement tout a été tenu sous silence jusque-là, que par les auditeurs.
Beaucoup d’encre a coulé jusque-là, mais sans laisser filtrer l’essentiel, soit la programmation détaillée, les fréquences…
Le mot d’ordre à « Shems FM », pour le moment, est « motus et bouche cousue », en attendant la révélation générale, lors d’une rencontre de presse prévue, à la veille du lancement, pour annoncer la naissance de la radio, la programmation, les animateurs, et les sept fréquences attribuées à la nouvelle station et qui couvriront tout le territoire de la Tunisie ou presque… Même le logo sera dévoilé au cours de cette conférence.
N’empêche. Fethi Bhoury, Directeur Général et Lotfi Zeghdana, Directeur général adjoint, chargé de la promotion de l’antenne, ont accepté de laisser filtrer quelques indiscrétions pour Business News.
On nous confirme, d’ores et déjà, que la nouvelle station de radio n’aura ni de vocation musicale, ni sportive, ni culturelle. Elle sera généraliste, grand public dont la programmation concoctée est destinée à toutes les tranches d’âge. « Il y aura des émissions thématiques, avec un contenu diversifié et de qualité, susceptible d’attirer l’intérêt des Tunisiens », précisera Fethi Bhoury.
Lotfi Zeghdana ajoutera que « la radio se classe dans la catégorie des médias audiovisuels généralistes, à contenu thématique. Nous avons élaboré une programmation dans laquelle, le Tunisien peut se retrouver, se projeter et se reconnaître. Qu’il soit homme, femme, ménagère, jeune ou moins jeunes, chacun trouvera son compte en se branchant sur les fréquences de Shems FM ».
Par ailleurs et contrairement à Jawhara et Mosaïque, Shems FM a une licence nationale et pourra diffuser ses émissions sur pratiquement tout le territoire de la République par le biais de sept fréquences. « Shems FM » sera, sans aucun doute, un redoutable concurrent, notamment aux radios régionales publiques, qui bénéficient du plus haut taux d’audience dans leur zone de fréquence.
L’objectif du management est clair : la radio se veut le miroir de la société tunisienne et le reflet des préoccupations des Tunisiens.
Confidentialité de pré-lancement oblige, il faudra cependant attendre la deuxième quinzaine du mois de septembre pour avoir les détails sur la programmation et les animateurs qui meubleront les ondes et tiendront compagnie aux auditeurs. M. Zeghdana s’est contenté de nous informer que la programmation comprend entre autres, des talk Shows, de l’interactivité, du divertissement et de l’information. Il y aura une programmation ciblée et on proposera un contenu thématique.
« Il est évident qu’il y aura de la musique sur Shems Fm. Néanmoins, elle sera un outil d’accompagnement et non pas l’essence de la station radio », a ajouté le Directeur général.
L’équipe est composée d’une trentaine d’animateurs jeunes et très motivés, sans compter les correspondants régionaux et les collaborateurs externes. Ce qui porte le nombre de l’équipe à environ une cinquantaine, précise Lotfi Zeghdana.
Bon à noter : tout est soigneusement préparé par une équipe de professionnels, compétents et expérimentés, dont le parcours assez riche et diversifié, a été exploité pour la mise en place d’une grille intéressante.
En effet, à la tête de « Shems FM », figure Cyrine Ben Ali Mabrouk qui n’est pas à sa première création d’entreprise puisque c’est elle qui a fondé le FSI Planet Tunisie. Au poste de Directeur Général, qui aura la délicate mission de chapeauter toute l’équipe et de s’occuper des questions administratives et autres, les promoteurs de la station radio ont choisi Fathi Bhoury, qui était le DG de Planet. Il sera assisté par une compétence non moins négligeable, en l’occurrence Lotfi Zeghdana, qui aura une tâche pas aisée, celle de promouvoir l’antenne. Lotfi a déjà fait ses preuves en la matière et a démontré un professionnalisme et une compétence hors pair.
Avant se passer à Shems FM, pour contribuer à son lancement, il occupait le poste de directeur du marketing de Sabrine, relevant du groupe M’Zabi. Il a plusieurs cordes à son arc puisqu’il était également directeur de la communication du complexe touristique, Djerba Explore ; consultant à Mosaïque FM, responsable du développement d’une régie publicitaire, et secrétaire général de la Chambre syndicale nationale des Agences de Communication Publicitaires.
Shems Fm a, également, fait appel à Amel Smaoui, dont la mission est d’assurer le poste de directrice de la programmation. Mme Smaoui n’est pas inconnue du grand public qui l’a découverte, il y a quelques années, dans la fameuse émission « Chems Alik », sur la défunte chaîne, « Canal Horizons ». Depuis, la jeune femme a fait ses preuves et a poursuivi son bonhomme de chemin dans le paysage audiovisuel. Entre Mosaïque FM, où elle a assuré l’animation, pendant quelque temps, avant de s’envoler en France, où, elle a travaillé chez TV5, pour revenir par la suite, chez Nessma TV et figurer dans l’équipe managériale de la Star Academy. Elle n’a d’ailleurs quitté Nessma TV que tout récemment pour Shems FM.
Les journalistes de la nouvelle station seront dirigés par Imed Ketata, un professionnel du secteur, qui occupera le poste de directeur de la rédaction et chapeautera par conséquent, le travail des journalistes, reporters et animateurs de la station. M. Ketata a assuré pendant longtemps la présentation du 20 heures dont il a été également le rédacteur en chef sur Tunis 7.
Maintenant, tous les ingrédients sont dans la marmite et le tout se prépare sur un feu doux en attendant le lancement officiel, prévu à la fin du mois de septembre 2010. Une date à laquelle, les auditeurs, se réveilleront sur les voix de nouveaux animateurs, une nouvelle programmation et le démarrage d’une nouvelle station radio, dans le paysage audiovisuel national.

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La nouvelle Radio de Naoufel & Mourad

2010-06-29

La rentrée sera audio-visuelle en Tunisie. Arrivée du bouquet Canal Plus et lancement de deux nouvelles stations radio : celles de Tunisia Boradcasting et de Maghreb Prod & Com.

L’un est enseignant universitaire, spécialisé en création d’entreprise, management et Tics, le deuxième est ingénieur centralien (Lyon), converti en finances et devenu directeur financier chez L’Oréal (France et Maroc), avant de se lancer dans le consulting international de haut niveau en Europe. Tout deux ont eu en commun l’idée de lancer une station radio innovante, généraliste mais avec une bonne dose d’économie, de finance, de management et de business, bref, d’esprit entrepreneurial. Rendez-vous sur les ondes à la rentrée. Eclairages.
Naoufel Ben Rayana, 43 ans, fait partie des pionniers de la presse électronique. Dès la fin des années 90, il met en ligne avec des partenaires analystes financiers, le premier journal on-line économique, Tustex. Sérieux, précis, jamais démenti. En 2010, il réduit sa voilure d’enseignant universitaire pour développer d’autres entreprises, notamment ExcelJob, une plateforme de recrutement et de soutien à l’emploi.
Mourad Gueddiche, 39 ans, exerce pendant près de 15 ans en tant que directeur financier, puis décide d’élargir ses horizons en optant pour le consulting international de haut niveau en Europe. Son ambition est de revenir s’installer en Tunisie, pas loin de Hammamet, retrouver ses racines et sa famille. Et pourquoi pas, lancer un projet.
Liés par l’amitié, les deux amis qui ne cessent de se voir, à Tunis et à Paris, caressent le doux rêve de monter « une radio en couleur ». Une station moderne, branchée, dédiée à la jeunesse qui veut entreprendre, réussir, réaliser son ambition, s’accomplir. Tout deux finissent par converger vers le même concept, en l’adossant à une plateforme multimédia, à forte valeur ajoutée technologique.
Le projet rédigé, les premières études finalisées, ils ont déposé leur demande et obtenu l’autorisation. Ainsi naquit Maghreb Productions et Communication, leur société constituée, début de l’année dont ils en seront les cogérants.
Commence alors la course à la concrétisation. Des locaux ont été choisis, sur la route de la Marsa, les équipements sont commandés et les équipes sont en cours de constitution. La direction de l’antenne a été confiée à une professionnelle de l’audiovisuel, Mme Najoua Rahoui qui avait fait ses premières armes à Canal Horizons et ses preuves à Hannibal TV. Des annonces de recrutement sont publiées dans la presse, mais aussi sur ExcelJob et tout s’accélère. « Oui, il y a de la place pour une 2ème radio à Tunis et plus ! »
Comment s’appellera cette radio ? On préfère ne pas le dire pour le moment. Mais tout semble se préparer discrètement. Quelle sera son aire de diffusion ? Deux zones : le Grand Tunis et Sfax, dans une première étape, avant extension. Le choix de Sfax, comme deuxième aire de diffusion est judicieux. Cette grande métropole du Sud qui compte plus d’un million d’âme est férue de Radio. Sa station régionale, fondée en 1961, a été un foyer de rayonnement culturel et le conservateur de la mémoire patrimoniale. Portée jadis sur ondes courtes et moyennes, elle se faisait capter au-delà du Centre et du Sud, jusqu’en Egypte et une bonne partie de l’Algérie avec une forte audience en Libye. Sa migration sur la bande FM l’a réduite aux limites de la région. Heureusement que sa mise sur internet lui redonne désormais des ailes planétaires. Une radio privée ne pourra que la stimuler et élargir le choix des auditeurs dans ce gouvernorat qui compte plus de 2500 entreprises et près de 60 000 étudiants.
Mais, la raison du choix de Sfax trouve également sa justification à travers des considérations économiques. Une audience utile pour les annonceurs et un site riche en marques soucieuses de communiquer.
Entre le chantier, la technique, les équipes et les équipements, Naoufel et Mourad n’ont pas une minute de répit. Pas de droit à l’erreur, et une forte détermination pour réussir. Délai fixé : la rentrée en septembre.
Y a-t-il de la place pour une deuxième radio privée à Tunis ? Oui, répondent-ils d’après leurs études. Surtout si elle réussit l’équation de son concept en musique, divertissement, sport, et business. D’autres créneaux seraient également disponibles pour d’autres stations. Pour le plus grand bonheur des auditeurs.

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Tunisie. La guerre des radios aura lieu

Vendredi, 28 Mai 2010

Jusqu’ici, une sorte de concurrence feutrée régnait entre les radios tunisiennes, publiques et privées. Désormais, ce sera la guerre ouverte. Car bientôt deux nouveaux acteurs vont faire leur entrée sur ce marché. Ils pourraient en modifier assez profondément l’équilibre.
Les deux nouvelles radios seront lancées respectivement par Tunisia Broadcasting SA, une société créée par Cyrine Ben Ali Mabrouk en association avec les groupes Bayahi et Chakib Nouira, et par Maghreb Productions & Communications, une société de production multimédia et de communication, créée par Mourad Gueddiche et Naoufel Ben Rayana. Deux acteurs qui n’entendent pas jouer les seconds rôles. Surtout le premier.

Un tournant historique

Outre des moyens financiers appropriés – on parle d’un investissement de quelques millions de dinars –, les promoteurs du projet de Tunisia Broadcasting SA constituent un véritable «commando de choc » avec trois femme et hommes d’affaires qui n’en sont pas à leur coup d’essai.
La création de ces deux stations marque un nouveau tournant dans l’évolution de ce secteur dont la composante privée a vu le jour il y a seulement sept ans. C’est en effet fin 2003 que la première radio privée – Mosaïque FM (MFM), en l’occurrence – voit le jour. Limitée dans un premier au Grand Tunis, sa zone de diffusion et étendue en 2005 au Cap Bon. Deux autres paliers sont franchis avec la création de Jawhara FM (2005) puis celle de Zitouna FM (2007).
Tout comme Mosaïque FM et Jawhara FM, la première radio privée nationale –celle en cours de lancement par Tunisia Broadcasting SA – est adossée non pas à un mais trois groupes parmi les plus importants de Tunisie.
De fait, si beaucoup de secret entoure encore ces deux projets, les éléments d’informations à ce jour disponibles concernant le projet de Maghreb Productions & Communications donnent à penser que ses promoteurs voient «grand ». Pour préparer et lancer leur radio, les actionnaires de cette société font appel aux méthodes les plus modernes à la fois pour le choix du nom de la nouvelle station, la mise au point du contenu de l’offre, etc.

La fin du quasi-monopole de Mosaïque FM

Bien sûr, en face, Mosaïque FM, qui a bénéficié d’un quasi-monopole jusque là, n’entend pas rester les bras croisés. On imagine son équipe déjà en train «brainstormer» pour arrêter la meilleure riposte à l’arrivée annoncée de concurrents de poids. Mais en réalité, la contre-attaque a commencé avant même l’entrée en service des nouvelles radios.
En effet, début mai Mosaïque FM a lancé une campagne de communication sous le thème de «la fréquence supersonique», pour annoncer l’extension de sa zone de couverture à Bizerte, ainsi qu’au Nord-Ouest (Jendouba, Béjà, Le Kef, Nefza, Siliana et Bou Salem).
Concurrentes non pas entre elles – en raison de l’ancrage régional de chacune d’entre elles –, mais par rapport aux opérateurs publics, les radios privées trustent l’essentiel de la manne publicitaire (en 2009 MFM avec 11,7 millions de dinars et Jawfara FM avec 6,6) ont accaparé près de 90% de l’investissement publicitaire radiophonique dans le pays. Ce sera, on l’a compris, le principal enjeu de la «guerre » qui s’annonce avec les nouveaux arrivants sur le marché de la radio.

18 febbraio 2009

Via Etere - Trent'anni di radio libere, diventa audiolibro

Paolo Lunghi, autore di Via Etere - Trent'anni di radio libere, un libro sulla storia delle emittenti locali in FM, mi ha mandato il comunicato relativo alla sua ultima iniziativa: una versione audiolibro di Via Etere. Si trattà di un doppio CD nato dalla partecipazione corale di molti grossi nomi della radiofonia italiana, pubblicato con il patrocinio dell'Avis. Il libro sarà in vendita dal sito www.avis.it e i proventi verrano donati all'associazione dei donatori di sangue. Inoltre, precisa l'autore, sarà anche una preziosa occasione per far arrivare il racconto di un fenomeno così importante anche a chi non può leggere la parola stampata. Il CD doppio verrà presentato il giorno 20 a Sanremo, presso il Palafiori.

Via Etere diventa il RadioLibro
Un cast straordinario per un progetto importante. La 5° edizione del libro “Via Etere” di Paolo Lunghi in audio

Il CD sarà presentato ufficialmente al Forum Musica & Informazione presso il Palafiori di Sanremo ore 9-12 venerdì 20 febbraio 2009, preceduto da una conferenza stampa presso Palazzo Pretorio del Comune di Empoli (Fi) ore 12, mercoledì 18 febbraio.

Un progetto innovativo creato con l’obiettivo di offrire nuove metodologie d’utilizzo della cultura, orientato ad aprire nuovi spazi nel mondo della comunicazione e nato soprattutto con la volontà di offrire, grazie alle nuove tecnologie digitali, una maggiore fruibilità del libro tradizionale, integrandolo con nuove forme di utilizzo dell’opera letteraria, come la possibilità di ascoltarlo in auto e in casa, offrire nuove occasioni ai giovani grazie all’utilizzo dell’mp3, supporti in CD e la rete internet come strumento primario di distribuzione e non sottovalutando l’opportunità che si crea per i portatori di handicap spesso impossibilitati a “leggere” opere non tradotte in braille.
Nasce anche per offrire nuove forme d’espressione artistica integrando l’aspetto letterario dell’opera alla straordinaria capacità interpretativa dei nostri attori e artisti, mettendo la Radio come strumento primario d’interazione e integrazione artistica e comunicativa.
Dal libro “Via Etere –Trent’anni di Radio Libere” di Paolo Lunghi, edito da Ibiskos-Ulivieri, nasce l’audiolibro, “il RadioLibro” un libro da ascoltare, un doppio CD realizzato grazie alla partecipazione di grandi nomi del mondo della Radio, dello spettacolo e del giornalismo, una bella storia italiana, letta ed interpretata dai protagonisti dei nostri giorni, con la forza delle diversità interpretative, espressive e caratteriali, un viaggio nel mondo della radio, com’era e come sarà.
Grazie alla collaborazione con la REA Radiotelevisioni Europee Associate e Assoartisti/Confesercenti, e ad un gran numero di personaggi, alla loro professionalità e disponibilità è stato possibile realizzare Via Etere, il RadioLibro, grazie a:

Andrea Agresti, Ferdinando Avarino, Don Backy, Max Baldino, Dario Ballantini, Teo Bellia, Andrea Buscemi, Giovanni Carta, Paolo Cavallone, David Del Bufalo, Antonio Diomede, Margherita Fumero, Awana Gana, Guido Genovesi, Niki Giustini, Jocelyn Hattab, Riccardo Heinen, Rossella Iallorenzi, Marco Degl’Innocenti, Philippe Leroy, Franco Ligas, Marco Liorni, Anna Longo, Marco Mailer, Alessandro Masti, Maurizio Melita, Cristiano Militello, Ryan Paris, Tiziana Rivale, Sergio Sironi, Betty Senatore, Tullio Solenghi, Tana de Zulueta, grazie a Marco Lastri per la regia e grazie a Sergio Antonini, Massimiliano Bachini, Mauro Bilocchi, Maurizio Bolognesi, Fabio Canfailla, Rino Cassese, Luciano Franchi, Massimo Licinio, Nadia Macchi, Gabriele Marciano, Annalisa Marconcini, Giuseppe Pino, Luciano Ramazzotti, Salvatore Riso, Kimmo Salo per la collaborazione.

Un doppio CD nato come progetto No Profit per l’AVIS con l’obiettivo di sensibilizzare ed incrementare la donazione del sangue, quindi editore, produttore, autore, grafici, fonici, fotografi, doppiatori, artisti, giornalisti, attori, in pratica tutti i soggetti coinvolti nel progetto hanno offerto la propria collaborazione e disponibilità in modo completamente gratuito senza né gettoni presenza né rimborso spese, contribuendo così alla realizzazione del progetto.
Via Etere, analizza il settore radiofonico partendo proprio dalle piccole realtà di provincia, da quei progetti apparentemente inutili di piccoli ragazzi, di nomi ignoti che non “saranno famosi”, ma che grazie al loro intuito hanno modificato la storia d’Italia, dando vita negli anni ‘70 al fenomeno delle Radio libere.
Affronta l’argomento non solo da un punto di vista tecnico e giuridico, ma soprattutto da un profilo umano e se vogliamo sentimentale, in quanto la Radio è stata, non solo un apparecchio frutto della tecnologia, ma la leva e allo stesso tempo lo specchio di un fondamentale sviluppo dell’informazione, pilotando il passaggio all’età della libera informazione del cittadino e dal cittadino, il primo vero progetto di interattività nei processi informativi e comunicativi “on demand”, vuol essere un contributo per i più giovani che operano o vogliono “fare Radio”, anche in futuro grazie alle nuove tecnologie ed internet.
Sottolinea quello che la Radio ha rappresentato per i giovani, come creatrice di tendenze, come punto di riferimento, quello che ha rappresentato per il mercato discografico e per tutti quegli artisti anche di nicchia che sperimentavano nuovi progetti musicali, modificando per sempre la comunicazione tra individui, ed è stata un vero “Etere” in tutti i sensi per coloro che hanno vissuto a trecentosessanta gradi quell’esperienza.
Il CD sarà disponibile sul sito www.avis.it, e nelle sedi Avis, il ricavato andrà interamente all’Avis, quindi buona lettura, anzi buon ascolto, sintonizzati su Via Etere, il RadioLibro.

Maggiori informazioni sul progetto e sul libro potrete trovarle sul sito www.viaetere.net

09 febbraio 2009

Herr Schawinski (Radio 1): crisi, quale crisi?

Non si può dire che non se ne intenda, di radio. Stamane sono inciampato in questa intervista del Tages Anzeiger all'imprenditore radiofonico svizzero Roger Schawinski, un tipo dalle sette vite. Per "illuminare" la sua Zurigo con un segnale radiofonico privato, negli anni settanta salì sulle cime italiane del Pizzo Groppera con un impianto superpotente per sparare a quasi 200 km di distanza i programmi della sua prima celebre avventura, Radio 24. Oggi Schawinski è ritornato a farsi sentire conquistando una licenza commerciale per la Svizzera tedesca e dichiara baldanzoso che Radio 1 (il contatore è tornato indietro) non ha affatto problemi di budget pubblicitario. L'intervista al patron di Radio 1 viene pubblicata in un dossier sulla crisi finanziaria. «Ma quale crisi? minimizza Schawinski, la crisi del mercato pubblicitario colpisce duramente [letteralmente, "come un randello"] le riviste, la stampa, i mezzi sopravvalutati. Gli inserzionisti sanno che con la radio possono risparmiare. La radio sa approfittare delle crisi.»
Certo uno può anche ipotizzare che Scahwinski sita giocando una partita facile in un mercato iperregolato, in cui il titolare della licenza radiofonica deve offrire molte garanzie ma in cambio è tutelato contro le interferenze, il suo bacino di utenza è sicuro, la qualità del segnale studiata scientificamente, i concorrenti non abbondano e alla radio pubblica è fatto divieto di trasmettere pubblicità. In un mercato diverso, magari con qualche concorrente in più, Schawinski forse farebbe meno il gradasso.
Eppure il discorso ha una sua validità. Schawinski critica ferocemente le strategie Internet che molti giornali hanno imboccato più per paura che per ragionamento. «Si stanno suicidando per paura della morte,» ironizza Schawinski, che si permette il lusso di dichiararsi scettico su un mezzo, Internet appunto, ritenuto "freddo" se paragonato a una radio calda, emozionale e soprattutto «altrettanto veloce. In più la radio ha il vantaggio di essere accessibile ovunque, anche in auto.» Nessun grande giornale sta guadagnando una lira su Internet, dice Schawinski riferendosi al New York Times, il cui fatturato pubblicitario su Web è in calo e che ha già deciso di ritornare a pagamento. I giornali hanno cominciato a perdere lettori e non hanno fatto nulla per riconquistarli, valorizzando al massimo la risorsa stampata. Ma anche la radio commerciale oggi è penalizzata, chiede l'intervistatore: perché l'emittente pubblica DRS ha un seguito molto maggiore. «Intanto perché io a Zurigo riesco ad ascoltarla su dieci frequenze, è la risposta un po' piccata. E poi perché oggettivamente i privati hanno investito poco in innovazione, collaboratori e qualità dei programmi.» Schawinski sottolinea anche di non essere affatto preoccupato per l'audience di Radio 1, che dopo una partenza bruciante si è attestata su un valore pari a due terzi del pubblico dei primi giorni. Normale effetto lancio, secondo il proprietario, Radio 1 si consolida su valori di audience di tutto rispetto.
La stazione, aggiunge l'Anzeiger, sta per attivare un nuovo impianto nell'area di Zürich-Glarus e non ha del tutto perso le speranze di ottenere una licenza in canton Argovia e soprattutto nei Grigioni, il cantone romancio. Uno che nel 2009 ha il coraggio di affermare che Internet è sopravvalutata merita rispetto, se non altro.

Dossier: Finanzkrise
«Sie begehen Selbstmord aus Angst vor dem Tod»
Interview: David Vonplon

Krise - welche Krise? Laut Roger Schawinski kann sich das Medium Radio auch im Internetzeitalter bestens halten. Für andere Medien komme es dagegen knüppeldick.

Roger Schawinski ist zuversichtlich, schon in der zweiten Hälfte 2009 mit Radio 1 auch ausserhalb des Zürcher Stadtgebiets auf Sendung zu gehen. «Es geht überraschend zügig voran», erklärt der Medienprofi gegenüber Newsnetz/Tagesanzeiger.ch. Schawinski erhielt vor wenigen Monaten die Konzession für das Sendegebiet Zürich-Glarus. Es ist fünf Mal grösser als das heutige.
Schawinski hat noch nicht die Hoffnung aufgegeben, auch im Aargau und in Graubünden mit seiner Radiostation auf Sendung zu gehen. Dies obwohl die Sender der regionalen Medienhäuser AZ Medien und Südostschweiz Medien dort den Zuschlag vom UVEK erhalten haben. Seine zwei Beschwerden gegen den Entscheid sind noch hängig. Schawinksi rechnet damit, dass das Bundesverwaltungsgericht den Entscheid des Bakom korrigiert: «Wir können sehr gute Argumente vorlegen.»
Ein massiver Ausbau der Redaktion von Radio 1 ist aufgrund der starken Ausdehnung des Sendegebiets ist nicht geplant: «Wir haben von Anfang an grosse Vorleistungen erbracht und besitzen bereits jetzt ein hochklassiges Radioprogramm», so Schawinski. Geplant ist aber eine Stärkung der regionalen Berichterstattung.

Herr Schawinski, die Medienbranche befindet sich in der Krise - Wie stark leidet auch Radio 1 unter schwindenden Werbeeinnahmen?
Gar nicht. Wir haben das Werbebudget übertroffen, das ich vor dem Sendestart im März erstellt und im Bakom eingereicht habe. Im Dezember hatten wir unseren besten Monat überhaupt, und wir liegen auch im Januar über Budget.

Wie erklären Sie sich das?
Zum einen honoriert man unser Programm. Zum anderen profitiert das Medium Radio insgesamt von der Krise. Für die überteuerten Zeitungen und Zeitschriften kommt es hingegen knüppeldick: Die Werbeauftraggeber verfügen dort weder über harte Mediendaten noch über günstige Anzeigenpreise. Sie investieren deshalb in diesen Zeiten, wo gespart werden muss, in attraktivere, günstigere Medien. Dazu gehört das Radio. Nun begehen die in Panik geratenen Zeitungen mit ihrer aggressiven Internetstrategie Selbstmord aus Angst vor dem Tod: Ich lese etwa am Abend auf Newsnetz jeweils jene Artikel gratis, für die ich zwölf Stunden später bezahlen soll. Das kann nicht lange gut gehen.

Was haben denn die Verlage für eine andere Alternative, als aufs Internet zu setzen?
Das Newsgeschäft wandert ohnehin ins Online-Medium ab. Die Medienhäuser sollten viel mehr auf die alten Stärken des Prints setzten und nicht die Klickzahlen im Internet als Grundlage nehmen für die Gewichtung der Artikel in der Zeitung. Wer das tut, degradiert das Printprodukt zur Zweitauswertung des Internets. Ich möchte allerdings auch nicht in der Haut der Verleger stecken: Die Milliardenverluste des Medienimperiums von Rupert Murdoch und die fatale Lage der «New York Times» zeigen eindrücklich, dass es für den Print wirklich Matthäus am letzten ist.

Ist der Krebsgang der Zeitungen selbstverschuldet?
Ich stelle nur fest, dass die Zeitungen sich in einer dramatischen Situation befinden: Solange ihre Renditen gut waren, haben sie nicht auf die rückläufigen Leserzahlen reagiert. Das war grob fahrlässig. Und nun, wo auch die Inserate schockartig eingebrochen sind, ist es sehr spät, um das Ruder noch herumzureissen. Alle Aktivitäten der jüngsten Zeit wirken extrem hilflos.
Als Newsmedium verliert aber auch das Radio gegenüber dem Internet an Bedeutung.
Das glaube ich nicht. Beide Medien sind gleich schnell. Im Unterschied zum Internet ist das Radio aber auch emotional und überall verfügbar, auch im Auto. Das Internet ist dagegen ein eher kaltes Medium, das in wirtschaftlicher Hinsicht zurzeit stark überbewertet wird. Die Euphorie wird schon bald abkühlen. Verleger Herbert Burda sagte letzte Woche am WEF ernüchtert, mit dem Internet verdiene man nur Pennys. Das trifft den Nagel auf den Kopf.

Die Privatradios befinden sich in einer ungemütlichen Lage: Nach einer Hochphase verlieren sie stetig Hörer an die SRG-Sender. Woran liegt das?
Erstens: Wenn ich in Zürich herumfahre und im Autoradio herumzappe, kann ich auf gefühlten zehn Kanälen DRS 1 hören. Die SRG hat einfach die überwiegende Mehrzahl an Sendeplätzen sowie auch die besten Sender in der ganzen Schweiz. Die Privaten waren aber auch nicht innovativ. Man hat an der Qualität und an den Mitarbeitern gespart. Das war auch der Grund, weshalb ich wieder eingestiegen bin. Ich war und bin überzeugt, dass sich dieser rückläufige Trend nur mit Qualität umkehren lässt. Die Hörerzahlen von Radio 1 bestätigen dies.

Bei der Information werden Sie es doch nie aufnehmen können mit den SRG-Sendern. Privatradios können sich ein derart dichtes Korrespondentennetz nie leisten.
Falsch. Radio 1 hat Korrespondenten auf der ganzen Welt. Nur strahlen wir unsere Beiträge nicht wie DRS mit dem «Echo der Zeit» erst abends als Halbkonserve aus. Stattdessen bringen wir laufend und aktuell Beiträge von Korrespondenten von Bangkok über Washington bis hin nach Moskau. Darauf haben wir von Anfang an Wert gelegt. Das «Echo der Zeit» ist meiner Meinung nach etwas überbewertet. Oft hat es denn Anschein, als werden die Sendungen bloss abgefüllt. Die Qualität einzelner Sendungen ist deshalb stark schwankend.

Wenn die Sendung so langweilig und schlecht ist: Weshalb wird sie dann täglich von einem Millionenpublikum gehört?
Die haben 40 Jahre Vorsprung und strahlen ihre Sendung über hunderte Sender in der ganzen Schweiz aus. Wir haben bisher einen einzigen kleinen Sender auf dem Zürichberg. Zum Glück werden wir bald einen Sender auf der Felsenegg in Betrieb nehmen können, um unser kleines Sendegebiet endlich richtig versorgen zu können.

Radio 1 verfügt doch im Vergleich zu Radio DRS nur über einen Bruchteil der personellen Kapazitäten in der Redaktion. Das merkt auch der Hörer.
Bei Radio DRS arbeiten 250 Redaktoren, wir haben 12. Wir haben also eine anspruchsvolle Aufgabe, denen Paroli zu bieten. DRS-Chefredaktor Rudolf Matter erklärte in einem Interview, dass die Koordination der eigenen Arbeitskräfte für ihn so viel Zeit in Anspruch nehme, dass er kaum dazu komme, seine Sendungen zu hören. Das zeigt doch, wie unbeweglich die SRG-Sender sind. Im Gegensatz dazu sind wir viel schneller und beweglicher.

Radio 1 hat nach einem starken Start über ein Drittel seiner Hörer verloren. Der Verdacht: Viele Hörer sind nach anfänglicher Neugier wieder zu ihren früheren Stammsendern zurückgekehrt.
Wir profitierten am Anfang stark von der von uns geschürten Neugier und einer grossen Werbekampagne, so dass fast alle in Zürich unseren Sender einschalteten, um einmal reinzuhören. Das führte in den ersten Wochen zu sensationell hohen Hörerzahlen. Zwei Drittel dieser Hörer sind geblieben. Für uns ist das ein sehr gutes Resultat, besser als erwartet. Wir erreichen in einem Drittel des Sendegebietes etwa einen Drittel der Hörer der anderen Zürcher Sender. Damit ist unser Start gelungen.

Ist es Ihr erklärtes Ziel, die Nummer 1 im Zürcher Radiomarkt zu werden?
Unser Ziel wird es sein, nach der Umsetzung der grossen Konzession in der Spitzengruppe mitzuspielen. Wir sind uns bewusst, dass die Macht der Gewohnheit gross ist. Radio 24 hatte von Anfang an eine sehr grosse Ausstrahlung, es prägte ganze Generationen. Wie Sie wissen, war ich daran nicht ganz unbeteiligt. Es dauert nun etwas, bis wir allen Leuten erklärt und bewiesen haben, dass Radio 1 die Inhalte und das Feuer liefert, die Radio 24 früher auszeichneten. Radio 1 bietet nun die langen Wortsendungen an, wir haben die besten Redaktoren und Moderatoren. Ich bin sicher, dass sich Qualität wieder durchsetzen wird, und dass wir so auch diesmal die Nummer 1 werden.

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Radio 1 bald auch im Glarnerland

Roger Schawinski ist zuversichtlich, schon in der zweiten Hälfte 2009 mit Radio 1 auch ausserhalb des Zürcher Stadtgebiets auf Sendung zu gehen. «Es geht überraschend zügig voran», erklärt der Medienprofi gegenüber Newsnetz/Tagesanzeiger.ch. Schawinski erhielt vor wenigen Monaten die Konzession für das Sendegebiet Zürich-Glarus. Es ist fünf Mal grösser als das heutige.
Schawinski hat noch nicht die Hoffnung aufgegeben, auch im Aargau und in Graubünden mit seiner Radiostation auf Sendung zu gehen. Dies obwohl die Sender der regionalen Medienhäuser AZ Medien und Südostschweiz Medien dort den Zuschlag vom UVEK erhalten haben. Seine zwei Beschwerden gegen den Entscheid sind noch hängig. Schawinksi rechnet damit, dass das Bundesverwaltungsgericht den Entscheid des Bakom korrigiert: «Wir können sehr gute Argumente vorlegen.»
Ein massiver Ausbau der Redaktion von Radio 1 ist aufgrund der starken Ausdehnung des Sendegebiets ist nicht geplant: «Wir haben von Anfang an grosse Vorleistungen erbracht und besitzen bereits jetzt ein hochklassiges Radioprogramm», so Schawinski. Geplant ist aber eine Stärkung der regionalen Berichterstattung.

13 ottobre 2008

Il patron di SkyRock FM accusato di corruzione di minori

Scorrendo l'articolo che Libé dedica oggi al processo in Francia a Pierre Bellanger ("Sesso, ego e radio") sembra un po' di leggere la sceneggiatura di un film collettivo di Ferreri, Buñuel, Resnais e Goddard. O di qualche altro maitre réalisateur dedito alla narrativa della trasgressione come denuncia dei vizi borghesi. Trasgressivo, il buon Pierre, lo è sempre stato... Anche radiofonicamente parlando. Poco meno giovane di me (lui del '58, io del '59) inizia a fine anni settanta trasmettendo dai microfoni pirata delle università di Parigi. Prosegue fino a metà anni 80 quando arriva a fondare SkyRock FM, il network musicale per eccellenza, un successo straordinario. Il pubblico è quello che i francesi, con le loro ineffabili troncature, chiamano "les ados", gli adolescenti. Che qualche anno dopo, alla nascita del portale della radio, vero antesignano dei social network (oggi SkyRock Free People Network è una piattaforma europea disponibile anche in lingua italiana) seguiranno Bellanger come i topi del pifferaio.
Che a Pierre gli adolescenti non dispiacciano anche fuori dalla radio e da Internet non è un mistero. Da anni Bellanger è un poligamo dichiarato, ancora oggi vive con due donne molto più giovani. Per quanto aperta possa essere la mentalità francese in materia sentimental-matrimoniale, a un certo punto anche Pierre esagera. E oggi è finito sotto processo per corruzione di minorenne. L'udienza che si tiene in questi giorni presso una corte del tribunale correzionale di Parigi è quella raccontata nella cronaca di Libération (lunga, ma ne vale la pena) e si è conclusa con la richiesta di un anno con la condizionale per l'imputato.
I fatti risalgono a qualche anno fa, quando Pierre Bellanger, che vive con Cathy, Emmanuelle e Constance (le prime due vivono tuttora con lui) accoglie in famiglia Laetitia, la sorella diciassettenne di Emmanuelle. Una storia un po' torbida, condita in salsa esoterica. Di mezzo, spiega Libé, c'è anche l'inquietante figura di un "veggente", l'unico per la verità a suggerire Bellanger che portarsi a letto una diciassettenne - soprattutto nel contesto di una comunità dell'amore libero che si chiama come un potente psicofarmaco (Halcyon) - avrebbe portato solo guai. "Sai che veggente," sembra abbia commentato il giudice.
Sexe ego et radio

Polygame, le PDG de Skyrock, Pierre Bellanger, est poursuivi pour corruption de mineure. A la barre, il a dévoilé les règles de sa communauté, Halcyon.

13 oct, Société
FABRICE TASSEL

«Monsieur Bellanger, vous n’êtes pas jugé pour votre façon de vivre, mais parce que vous avez essayé de l’inculquer à une mineure.» Lundi 6 octobre, 15e chambre correctionnelle de Paris. A la barre, Pierre Bellanger, 49 ans, pionnier des radios libres, cofondateur et PDG de Skyrock. Créée en 1986, la radio des ados écrase le marché des moins de 25 ans, surtout depuis le lancement, en 2002, des Skyblogs, devenus l’une des plateformes Internet les plus fréquentées d’Europe avec une quinzaine de millions d’accros.
Costume sombre à fines rayures, chemise blanche, belle montre, barbe rase, il déclare gagner «400 000 euros annuels», vit dans les Hauts-de-Seine avec ses deux femmes, Cathy, 28 ans, «écrivaine», et Emmanuelle, 28 ans, «mannequin».Pierre Bellanger est polygame depuis 1994. En 1999, à l’époque des faits qui lui valent d’être jugé, il partageait son appartement de la rue Quincampoix, dans le IVe arrondissement de Paris, avec Cathy et Emmanuelle, ainsi qu’avec Constance, 30 ans, «journaliste et sophrologue».Elles sont toutes présentes, convoquées comme témoins.

Kant et Spinoza

Face au quatuor, Lætitia, la victime, 26 ans. Sœur d’Emmanuelle, elle a partagé la vie de la communauté entre novembre 1999 et juin 2000, alors qu’elle avait 17 ans. Traumatisée par l’expérience, elle a porté plainte pour «viol», en 2003, après une psychothérapie et une vie sentimentale reconstruite. Pierre Bellanger a bénéficié d’un non-lieu sur ce chef d’accusation, mais doit répondre de «corruption de mineure», soit, selon le code pénal, «du fait, commis par un majeur, d’organiser des réunions comportant des exhibitions ou des relations sexuelles auxquelles un mineur assiste ou participe». Le parquet a requis un an de prison avec sursis. Le jugement sera rendu le 3 novembre. «Ma vie publique est connue, ma vie intime, non. Je vais retracer mon parcours.»
Les faits, pas contestés, ont été étayés par une perquisition rue Quincampoix et la saisie de centaines de lettres, notes, petits mots et photos racontant en détail la vie d’«Halcyon», du nom que la communauté avait donné à l’appartement. Pierre Bellanger évoque une «quête spirituelle» pour justifier ce choix de vie. De ses études à Janson-de-Sailly, il garde surtout le goût de la philosophie, «Kant et Spinoza, le besoin de se connaître soi-même». Adolescent, il vit «une sexualité vigoureuse, curieuse»,l’attrait pour des jeux de domination et les expériences à plusieurs se dessine. La rencontre avec Aude, une femme aux tendances sadomasochistes, est «fondamentale». Il partage alors sa vie avec Cathy. Celle-ci, pour le garder, accepte une relation à trois. Aude partie en 1994, Pierre Bellanger et Cathy, avec qui il a eu quatre enfants, n’ont pas cessé depuis de vivre en polygamie.
Cette vie différente, «si elle peut choquer la morale», précise Pierre Bellanger, n’a jamais été vécue «sous la contrainte, il n’y a jamais eu d’aliénation du libre arbitre» pour les femmes l’entourant. Et s’il avait besoin d’en avoir plusieurs à ses côtés, et de les dominer, c’était par«peur des femmes», «peur de ma mère»- la romancière Christine Arnothy -, car «pourquoi vouloir se mettre sur un trône quand les femmes me regardaient ? Vivre avec plusieurs d’entre elles, cela me remettait en cause, car j’avais une grande idée de moi-même».
La présidente de la 15e chambre a une toute autre lecture : «Quand on lit de près votre journal intime, votre quête spirituelle n’est pas si évidente, il semble que le sexe soit très, très important. Encore une fois, être obsédé sexuel, ce n’est pas le problème, le problème c’est de l’avoir imposé à une mineure.»Ce goût pour le sexe, et une totale liberté d’expression, est la marque de fabrique de Skyrock. Régulièrement, la radio est condamnée par le Conseil supérieur de l’audiovisuel pour ses dérapages à l’antenne, notamment dans l’émission de Difool. Dans une réponse adressée au CSA en janvier, Pierre Bellanger écrivait :«La crudité est une bénédiction, car elle décomplexe, libère, modère, amuse, lève des tabous et des ignorances qui font mal.»
Voilà Lætitia, longue jeune femme aux cheveux bruns, à la barre. Pierre Bellanger pense qu’elle a «reconstruit» les faits avec «une dramatisation inexacte». L’expert psychiatrique n’a décelé aucune tendance affabulatrice ou mythomane. A son tour, elle raconte. La rencontre en novembre 1999 de Pierre Bellanger, par l’intermédiaire de sa sœur, un week-end à Rome avec Pierre et ses trois femmes, les restaurants, «la chaleur humaine» de ce groupe, pour cette gamine de 17 ans, qui souffre alors du divorce de ses parents, de mauvaises relations avec sa mère et de la préférence marquée de son père pour sa sœur Emmanuelle.
Lætitia, lycéenne, passe de plus en plus de temps à Halcyon. Chaque week-end, et le mercredi. Pierre la baptise «l’oracle». Assez vite, les femmes lui expliquent que si elle veut rester dans la communauté, il lui faudra partager le lit du «Maître», selon la terminologie de la rue Quincampoix. Lætitia est vierge, mais elle est «persuadée qu’il n’y aurait pas de relations sexuelles, puisque Pierre vivait avec ma sœur».Celle-ci lui explique que coucher avec Bellanger serait «le plus beau cadeau» que Lætitia puisse lui faire. A Halcyon, chaque femme doit en recruter une autre, de préférence jeune. Une ancienne femme du patron de Skyrock a expliqué qu’il préférait des jeunes car cela garantissait «un ego et une personnalité peu développés».
Dans une note saisie par les policiers, Cathy s’était engagée auprès de Pierre à «dresser» et «à amener d’autres jeunes femmes dans le lit du Maître». Une autre femme, qui raconte qu’elle devait «demander à Pierre l’autorisation de jouir et le remercier quand il la lui accordait», a signé des textes ainsi : «Aude, ta petite esclave de premier rang qui voudrait tant t’amener une esclave de deuxième rang.»

«La Bête et l’Ame»

Le 30 décembre 1999, se souvient Lætitia, «les femmes sont venues me chercher, me disant : "Pierre veut que ce soit toi qui montes ce soir."»Les trois femmes coiffent la jeune fille, l’enduisent d’huile. Le lendemain, Pierre Bellanger note dans son journal : «Belle journée, L. [Lætitia, ndlr] dans mon lit. Mon sexe est faible mais je donne à cette femme sa virginité, elle la prend elle-même en venant sur moi, je la prends le lendemain matin.» «Je ne voulais pas de ces rapports sexuels, martèle Lætitia. Or, au fil du temps, ils sont devenus physiquement de plus en plus durs.» Sodomie - parfois suivie d’une fellation -, claques sur les fesses, car «Pierre disait que ma "Bête" voulait être frappée». Avant le sexe, Lætitia attend près du lit, à genoux et nue, sur le carrelage. Après l’acte, elle doit parfois embrasser et remercier le sexe du «Maître».
La jeune fille partage des relations à plusieurs, y compris homosexuelles, en présence de sa sœur Emmanuelle. Chaque soir, Lætitia doit écrire dans un journal intime que le «maître» avait exigé et qu’elle devait déposer devant sa porte. Le récit est structuré autour de «la Bête» (le mal), «l’Ame» (le bien) et l’«Ego» (la partie de l’être qui décide). «On me disait un peu quoi penser», estime avec du recul la jeune femme. La lecture de ce texte donne une idée de la confusion dans laquelle vivait l’adolescente : «Ce matin, alors que Pierre dormait, je suis montée dans la cuisine et j’ai fait du bruit. C’est dégueulasse d’avoir réveillé Pierre. Je lui ai manqué de respect.» ; «Pierre nous fait l’amour dans la beauté. Il rend la sexualité puissante et merveilleuse. Pierre est beau.»
«Ce journal est la pierre angulaire de la perversion, a argumenté l’avocat de Lætitia, Me Rodolphe Bosselut, un spécialiste des affaires de sectes . En imposant à cette jeune fille une narration pornographique, on voit bien le rapport d’initiation et de domination.» Domination encore : le serment du secret. La propre mère de Lætitia n’a jamais su qu’Emmanuelle, à qui elle rendait si souvent visite, vivait avec un homme, et encore moins, bien sûr, avec d’autres femmes. Quitter Halcyon était possible, certaines semblent avoir pu le faire sans difficulté. Mais l’une d’elles, Marie-Laure, a évoqué la «pression mentale très subtile» qu’exerçait Bellanger sur les compagnes qui songeaient à le quitter. A Lætitia, il avait ainsi prédit qu’elle finirait «dans le caniveau».
Toute la communauté d’Halcyon était régie par un système de punitions et de récompenses, même si Emmanuelle, Cathy et Constance ont, dans un registre quasi identique, réfuté cette idée en insistant sur leur liberté de choix. Douches froides d’une vingtaine de minutes, exposition nue sur la terrasse, mais pas de violence physique, sanctionnaient certaines fautes. Un soir, Constance a ainsi dû uriner sur la terrasse car malgré les 3 litres d’eau qu’elle avait bus, elle n’avait pu se soulager pendant l’acte sexuel, ce qui était son habitude avec Pierre.
Les huit mois de Lætitia dans les griffes d’Halcyon ont pris fin lorsqu’elle a commis la «faute» de flirter avec un moniteur de ski nautique, lors de vacances du groupe à Madagascar. «C’est déjà assez compliqué à quatre, alors si on va voir ailleurs, on n’en sort plus !» s’est exclamée Constance, arguant aussi «d’un contrat moral de fidélité». Pour se faire pardonner, Lætitia réunit ses économies, 37 000 francs à l’époque, et propose d’offrir au groupe un magnifique lustre en cristal. On le lui refuse, au motif que la réhabilitation ne peut être rachetée.

«Carrément couillon»

Pierre et ses compagnes ont tenté d’expliquer cette «polygamie choisie», selon le titre d’un des deux livres consacrés au sujet par l’écrivaine du groupe, Cathy. Au tribunal, celle-ci a assuré que jamais leur mode de vie n’avait été imposé à quelqu’un de «réfractaire». Une magistrate l’a sèchement reprise : «Concernant une mineure, qu’elle soit réfractaire ou pas importe peu. Elle est mineure, point final.» Seule Constance a admis que «ce n’était pas forcément intelligent, peut-être même carrément couillon de prendre une gamine de 17 ans».
Un autre avait vu le risque de la situation. Il s’agit de Claude Leplace, le voyant de Skyrock, l’homme qui a initié Pierre Bellanger à l’ésotérisme. A son sujet, le président de Skyrock écrit dans son journal, le 6 décembre 1999 : «Claude demande qu’Emma ramène sa sœur.» Il venait tous les dimanches à Halcyon et avait conseillé de se méfier de Lætitia car elle était mineure et pouvait causer des ennuis. «Un bon voyant!» a ironisé la présidente.

01 ottobre 2008

1983-2008, 25 anni di radio commerciale in Svizzera

Gigi Nadali (grazie come sempre Gigi) mi invia il collegamento al portale Swissinfo (erede Web della gloriosa tradizione di Radio Svizzera Internazionale, spenta da anni), dove Armando Mombelli, in occasione del convegno Radioday (organizzato a Zurigo l'11 settembre, dove tra l'altro il terzo canale della Radio della Svizzera Italiana ha ricevuto il premio di "stazione dell'anno"), rievoca i 25 anni di storia dell'emittenza commerciale elvetica, dalla "ribellione" di Roger Schawinski dal nostro Pizzo Groppera, alla "normalità" regolata da UFCOM.

29 settembre 2008
25 anni di radio private: dalla rivolta all'uniformità

Con una quota del 90% della popolazione, la radio rimane il media più consumato dagli svizzeri

L'avvento delle stazioni private nel 1983 aveva apportato un vento d'innovazione nell'etere radiofonico. 25 anni dopo la creatività ha lasciato lo spazio ad un'offerta uniforme e commerciale. Ora le autorità vogliono regole più severe per migliorare la qualità.
"All'inizio vi era la ribellione", ha ricordato recentemente il ministro delle comunicazioni Moritz Leuenberger nel corso del congresso Radioday, dedicato al 25esimo anniversario. "Le prime emittenti locali erano stazioni pirata. Sperimentavano alla ricerca di una radio creativa, lontana dal controllo statale e senza intenti commerciali".
In Svizzera, i primi tentativi di rompere il monopolio radiofonico della SRG SSR idée suisse, l'azienda pubblica nazionale, risalgono alla fine degli anni '70. Erano gli anni dei movimenti di contestazione e le prime emittenti clandestine servivano, tra l'altro, a lanciare appelli a raduni e manifestazioni giovanili.
Nonostante le pressioni delle autorità svizzere e gli interventi della polizia italiana, il giornalista ribelle Roger Schawinski diffondeva i programmi di Radio 24 dal Pizzo Groppera, in Italia, verso la regione di Zurigo.
Offerta radiofonica rinnovata
La liberalizzazione dell'etere suscitava non poche paure in Svizzera. Si temeva l'avvento di strumenti d'informazione incontrollabili. E si temeva un indebolimento della SSR, chiamata non solo a garantire il servizio pubblico, ma anche a favorire la coesione nazionale in un paese di 4 lingue e culture diverse.
Ma, come quasi ovunque in Europa, l'era del monopolio radiotelevisivo era ormai giunto agli sgoccioli. Così nel 1983 il governo accordava le prime concessioni ad una trentina di stazioni private. L'arrivo delle nuove emittenti ha permesso di rinnovare l'offerta radiofonica, caratterizzata allora da uno stile d'informazione estremamente rigido e da una programmazione musicale antiquata.
"Le radio pubbliche hanno approfittato molto dell'arrivo delle stazioni private: sono state costrette ad adeguarsi e a compiere grandi progressi", ammette lo stesso direttore generale della SRG SSR idée suisse, Armin Walpen. "E poi sono stati scoperti i giovani: fino ad allora i giovani non esistevano nel mondo radiofonico svizzero".

Ristrettezze finanziarie

Rispetto ad altri paesi europei, in questi 25 anni il panorama radiofonico è rimasto alquanto stabile in Svizzera: quasi tutte le emittenti private sono riuscite a tenersi a galla. Oggi detengono una fetta di mercato del 23%, contro il 64% delle reti della SRG SSR idée suisse.
La lotta per la sopravvivenza è stata però piuttosto ardua. La maggior parte delle stazioni dispongono di un bacino di pubblico alquanto ristretto, dal momento che le concessioni autorizzano solo una diffusione locale.
Il mercato pubblicitario non è mai veramente decollato: ancora oggi la radio assorbe solo il 4% della pubblicità. Molte emittenti, soprattutto nella Svizzera tedesca, sono finite così nelle mani di editori regionali o di gruppi stranieri.

Nuove regole per le concessioni

Un quarto di secolo dopo, Moritz Leuenberger trae però un bilancio piuttosto grigio del panorama radiofonico. "25 anni fa si sperava che le radio private avrebbero rafforzato la diversità dell'informazione regionale, ravvivando il dibattito politico e culturale. Oggi si denota invece un'uniformazione dell'offerta. Invece di programmi d'informazione, si sentono quasi ovunque gli stessi giochetti telefonici, le stesse chiacchiere senza interesse, la stessa musica generata da computer".
Per imporre un miglioramento della qualità, l'Ufficio federale delle comunicazioni (UFCOM) ha fissato criteri più impegnativi per l'attribuzione delle nuove concessioni FM (le vecchie giungono a scadenza nel 2009). Le emittenti private dovranno tra l'altro potenziare i loro programmi informativi, offrendo una varietà di tematiche e di opinioni in campo politico, culturale, sociale ed economico.
Solo le emittenti che soddisfano questi criteri, svolgendo una funzione di servizio pubblico locale, potranno ottenere un contributo proveniente dal canone radiotelevisivo. Un incentivo ora più che mai interessante: dal 2007, con la nuova legge radiotelevisiva la fetta del canone distribuita alla radio private è salita da 7 a 18 milioni di franchi all'anno.

Concorrenza rilanciata

Per la prima volta dal 1983 le nuove concessioni sono state messe inoltre a concorso. Dopo anni di calma relativa, sulla scena radiofonica elvetica si è così riacceso un certo spirito di concorrenza. Nelle regioni più contese, in particolare quelle di Zurigo e del Lemano, diverse società si danno ancora battaglia per ottenere le ultime concessioni, che dovrebbero venir assegnate dall'Ufcom entro la fine dell'anno.
Tre domande sono state inoltrate da Roger Schawinski, che nel 2001 aveva abbandonato le sue attività in Svizzera, vendendo le sue emittenti. "Ho deciso di tornare, dopo aver costatato che le emittenti private hanno ormai perso lo spirito di un tempo e si sono sviluppate soltanto verso il basso. Voglio quindi dimostrare che è ancora possibile fare una radio con ampi spazi informativi, dibattiti critici e un profilo più chiaro per un pubblico non solo giovanile", afferma il pioniere svizzero della radio FM.

swissinfo, Armando Mombelli

RADIO PRIVATE

In Svizzera le emittenti private hanno ottenuto le prime concessoni per la diffusione di programmi radiofonici a livello regionale o locale il 1° novembre 2003.
Sulla scena radiofonica svizzera operano attualmente 49 radio private locali, di cui una decina non hanno scopi commerciali.
In base alla nuova legge sulla radio e la televisione, entrata in vigore nel 2007, il 4% del canone radiofonico viene assegnato alle emittenti private (finora 1%).
Circa 18 milioni di franchi (finora 7 milioni) vengono così distribuiti ogni anno alle emittenti locali che soddisfano i criteri stabiliti dalla legge per ottenere una concessione con partecipazione al canone.
Oltre 1,1 miliardi di franchi del canone vengono attribuiti alla SRG SSR idée suisse, l'azienda incaricata di garantire il servizio pubblico, che dispone tra l'altro di 18 reti radiofoniche (sei in lingua tedesca, quattro in francese, tre in italiano, una in romancio, una in inglese e tre reti interamente musicali (classica, pop e jazz).

NUOVE CONCESSIONI

Come previsto dalla nuova legge sulla radio e la televisione, per la prima volta dal 1983 le nuove concessioni per la diffusione su onde FM sono state messe a concorso.
Nel luglio scorso, l'Ufficio federale delle comunicazioni ha già attribuito 27 delle 41 concessioni disponibili nelle 32 zone di diffusione stabilite dalle autorità.
Le 14 concessioni rimanenti per le zone di diffusione contese da più radio candidate dovrebbero venir assegnate entro la fine dell'anno.
I contributi provenienti dal canone radiotelevisivo verranno ripartiti tra 21 emittenti. Priorità è accordata alle stazioni che non hanno scopi commerciali o che operano in regioni periferiche o di montagna.

URL di questo articolo:http://www.swissinfo.ch/ita/swissinfo.html?siteSect=105&sid=9721819


09 settembre 2008

Le magagne politiche del gruppo privato francese NRJ

Sta facendo discutere in Francia un breve libro-inchiesta di due giornalisti dedicato ai retroscena del gruppo NRJ. Oggi questo piccolo impero mediatico sembra essere in crisi e perde mezzo milione di ascoltatori all'anno, ma fino al 2006 era ai vertici della classifica di ascolto. In NRJ, L'empire des ondes, Aymeric Mantoux e Benoist Simmat esplorano le ragioni della rapida ascesa di NRJ e delle sue consorelle (Nostalgie, per esempio), individuando, guarda un po', strane relazioni con le casse del Partito Socialista francese e la presenza di tanti cognomi di origine italiana. Dopo le prime rivelazioni di Les Inrockutpibles dello scorso agosto, ecco quelle del sito satirico Bakchich, che ha anche realizzato una intervista con uno degli autori.

Les petites magouilles entre la radio NRJ et le Parti socialiste

Bonnes feuilles + Bakchich TV | mardi, 9 septembre 2008 | par Anaëlle Verzaux , Marion Gay (Montage) , Anthony Lesme (caméra)

Alors que le groupe NRJ est en chute libre, un livre d’enquête sur NRJ, « NRJ, l’empire des ondes - Dans les coulisses de la première radio de France », sort demain, mercredi 10 septembre. Où l’on découvre comment ce géant des ondes a été fabriqué, en totale harmonie avec « les années fric », et avec le soutien inattendu de politiques de gauche. L’enquête est écrite par deux journalistes, Aymeric Mantoux, rédacteur en chef adjoint du magazine « L’Optimum », et Benoist Simmat, reporter au service « Economie » du « Journal du Dimanche », elle est publiée aux éditions Mille et une Nuits. Nous en publions, en exclusivité, les bonnes feuilles. En prime, « Bakchich » a concocté une petite vidéo…
NRJ c’est fini ? A en croire Le Parisien du lundi 8 septembre, les radios du groupe NRJ sont en train de s’effondrer : moins 550 000 auditeurs en un an. Dans une interview qui lui est accordée dans le même journal, Christophe Sabot, le directeur délégué des médias musicaux du groupe, nous rassure : il faut « innover » en « se différenciant de la concurrence ».
C’est, en effet, ce que le groupe a fait à ses débuts, dans les années 1980. Quand Jean-Paul Baudecroux, fondateur de la station, directeur du groupe, et milliardaire discret, était parvenu, à force de lobbying et de gentils échanges de bons services avec les pouvoirs politiques, à faire d’NRJ un des médias, sinon le média français, le plus influent.
Bakchich a réalisé un entretien avec l’un des auteurs du livre, Aymeric Mantoux, dans lequel il dévoile les magouilles entre NRJ et les socialistes. Notamment une histoire d’argent provenant des bourses du Parti Socialiste, et qui, grâce à la magie de la fée de la rose, est tombé dans les poches d’un présentateur du flash infos…

13 aprile 2008

Il Bahrain "liberalizza" la radiotelevisione

Volete investire in una stazione radiotelevisiva in Baharain? Secondo il Khaleej Times di Dubai, il piccolo stato arabo del Golfo sta per approvare una legislazione che darà "piena libertà di trasmissione" alle emittenti private e ci sono molte opportunità pubblicitarie. Piena libertà significa che non si può parlare di Dio, dell'Islam o di sua maestà Re Hamad bin Isa Al Khalifa. E che sono previste multe tra i 10mila e i 50mila dinari (un massimo cioè di 84mila euro) a chi trasmette notizie, programmi o pubblicità "non autorizzati". A parte questo, potete dire quel cavolo che vi pare, basta che stiate quasi sempre zitti tra un disco e l'altro. Che strane liberalizzazioni, eh?
Radio Bahrain, la emittente di stato, si ascolta attualmente su 6010 kHz, ma il canale è molto interferito. Un'altra frequenza riportata forse più spesso sono i 9745 kHz, in una curiosa modalità AM con banda laterale parzialmente soppressa.

Bahrain plans to give television and radio stations full freedom
13 April 2008

MANAMA — Bahrain moves towards attracting investment in the broadcasting media through a bill that gives full freedom to television and radio stations, including the right to tackle all topics except those against God, Islam or His Majesty King Hamad bin Isa Al Khalifa.
The bill does not interfere in the administration affairs of TV or radio stations, except stressing on the recruitment of Bahrainis who are above the age of 30 and having journalism degrees and five years experience in the media sector as executive managers.
The broadcasting media draft law, which will be discussed by the Consultative Council (Shura) after the approval of the Parliament, aims to regulate the activities of public and private TV channels and radio stations based in Bahrain.
The government has prepared the draft law to keep pace with their policy of openness and to attract new electronic media to open branches or start their services in Bahrain. It was originally proposed by the Shura and the government drafted it in the form of law.
According to the bill, the licences for new TV and radio stations will be approved by the Cabinet, while registration will be completed by the Ministry of Information.
The frequencies and airwaves of TV and radio stations would be leased to networks and not sold to ensure that there are no violations. Unlicensed station would be banned.
The TV and radio stations cannot pass on their transmission rights to other companies or individuals unless approved by the Minister of Information. All TV and radio stations would have to obey copyright and intellectual properties laws and face fine and other punishments for violations.
Individuals and companies can be fined from BD10,000 to BD50,000 for unauthorised broadcasting of news, programmes or advertisements.
The bill categorises the broadcasting media as general TV and radio stations; specialised stations; and paid channels under the cable system.
When granted licenses, the broadcasting companies should start operations within one year. New companies would have to record their programmes for the first three months to check the quality of the services and the implementation of the regulations. The networks will be asked to prepare their programme schedule.

12 aprile 2008

Clear Channel e la fine della radio indipendenti USA

Qualche mese fa, a Londra, osservavo il marchio Clear Channel Communications su uno di quei manifesti pubblicitari che addobbano le casette alle fermate degli autobus. Ricordo che avevo impiegato qualche secondo nel ricordare che Clear Channel, non è solo quel potente controllore di stazioni locali americane (oltre 1.100, di cui quasi 350 trasmettono in HD Radio). Possiede anche, pur avendone ceduto una quota un paio d'anni fa, una attività internazionae di cartellonistica e pubblicità da esterni (outdoor, come si dice in inglese). Per chi arriva a Londra da Heathrow, a un certo punto, nel West end si intravvede il palazzo che ospita la sede londinese di questa multinazionale mediatica.
In realtà Clear Channel è nota soprattutto per le radio e non tutti negli USA pensano che la sua poderosa crescita - C.C. è passata da poche decine di stazioni a oltre mille emittenti controllate tra il 95 e il 2001 - non sia stata così positiva. Anzi, per alcuni, la scomparsa di tanta programmazione locale a favore di show trasmessi in syndication da centinaia di radio (tra questi show c'è anche Rush Limbaugh, idolo tra i commentatori di destra), è una prova che anche Clear Channel è uno dei tanti imperi del male.
Lo scorso febbraio, hanno scritto i giornali, C.C. ha avuto dall'antitrust la definitiva approvazione del merger con due fondi di private equity, Bain Capital e Thomas H. Lee Partners, che la famiglia Mays, al comando della società, aveva chiamato nel 2006. Il merger con i due fondi servirà a Clear Channel a invertire la rotta e a riprendere la strada della crescita, dopo che un'operazione di buyback e di ristrutturazione interna non aveva dato i frutti sperati.
Staremo a vedere che succede ma nel frattempo C.C. continua a essere un colosso nel mercato della radiofonia. Tanto che Alec Foege, giornalista freelance che lavora col New York Times e Play Boy ha in uscita il mese prossimo, presso Faber & Faber, il suo RIGHT OF THE DIAL The Rise of Clear Channel and the Fall of Commercial Radio, una storia di Clear Channel, dai primi esordi del gruppo texano alla situazione attuale. Il recensore del libro sullo stesso New York Times, ci dice che l'opera ha i suoi difetti. Anche se ci sono limiti oggettivi, nel senso che la Clear Channel dei Mays è un'azienda estremamente riservata e l'autore non ha potuto incontrare il top management. Ma è pur sempre un contributo interessante per la conoscenza di un fenomeno imprenditoriale non privo di implicazioni inquietanti, che per alcuni ha segnato l'inarrestabile declino del mercato delle stazioni radio indipendenti così come gli americani lo hanno sempre conosciuto. Su Internet trovate una fonte primaria di notizie su Clear Channel: la rivista online Salon. Eric Boehlert ha pubblicato una dozzina di articoli da leggere tutti di un fiato all'indirizzo http://www.salon.com/ent/clear_channel/
La nascita di questi grandi conglomerati mediatici non ha solo risvolti economici. Un altro libro pubblicato quest'anno dallo stesso gruppo editoriale di Right of the dial, analizza il fenomeno della media consolidation (che riguarda radio, televisioni e anche giornali) partendo da un episodio tragico, guarda caso legato a Clear Channel. Nel 2002 un incidente ferroviario provocò a Minot, in North Dakota, la fuoriuscita di sostanze tossiche nell'aria. I pompieri intervenuti provarono a contattare le stazioni radio locali per avvertire la popolazione. Ma quelle stazioni erano state acquisite da Clear Channel ed erano state tutte automatizzate. Trascorsero ore preziose prima che le autorità riuscissero a contattare i responsabili delle emittenti e a far attivare la trasmissione degli appelli alla popolazione. Alla fine ci scapparono un morto e un migliaio di intossicati.
Riporto qui, per gli interessati, le schede dei due volumi, apparsi entrambi presso altrettante case editrici del gruppo MacMillan.

Right of the Dial
The Rise of Clear Channel and the Fall of Commercial Radio
Alec Foege
$25.00 Pre-Order
Faber & Faber
ISBN: 978-0-571-21106-7
Trim: 6 x 9 inches
320 pages, Notes/Index

InRight of the Dial, Alec Foege explores how the mammoth media conglomerate evolved from a local radio broadcasting operation, founded in 1972, into one of the biggest, most profitable, and most polarizing corporations in the country. During its heyday, critics accused Clear Channel, the fourth-largest media company in the United States and the nation’s largest owner of radio stations, of ruining American pop culture and cited it as a symbol of the evils of media monopolization, while fans hailed it as a business dynamo, a beacon of unfettered capitalism. What’s undeniable is that as the owner at one point of more than 1,200 radio stations, 130 major concert venues and promoters, 770,000 billboards, 41 television stations, and the largest sports management business in the country, Clear Channel dominated the entertainment world in ways that MTV and Disney could only dream of. But in the fall of 2006, after years of public criticism and flattening stock prices, Goliath finally tumbled—Clear Channel Inc. sold off one-third of its radio holdings and all of its television concerns while transferring ownership to a consortium of private equity firms. The move signaled the end of an era in media consolidation, and in Right of the Dial, Foege takes an insightful look at the company’s successes and abuses, showing the ways in which Clear Channel reshaped America’s cultural and corporate landscapes along the way.


Fighting for Air
The Battle to Control America's Media
Eric Klinenberg
Trade Paperback
$17.00
Holt Paperbacks
Published: January 2008
ISBN: 978-0-8050-8729-1
368 pages


An “admirably researched and lucidly written” investigation of the corporate takeover of the media—and what it means for Americans —that “should serve as a wake-up call” (Daniel Schorr, NPR) For the residents of Minot, North Dakota, Clear Channel Communications is synonymous with disaster. When a train derailment sent a cloud of poisonous gas drifting toward the small town, Minot’s fire and rescue departments attempted to use local radio to warn residents of the approaching threat. But in the age of canned programming, there was no one at the six local non-religious commercial stations, all owned by Clear Channel, to take the call. The result for the people of Minot: one death and more than a thousand injuries.
Opening with the story of the Minot tragedy, Fighting for Air takes us into the world of preprogrammed radio shows, empty television news stations, and copycat newspapers to show how expanding conglomerate ownership of all media has harmed American political and cultural life—and how malign neglect by the federal government allowed it to happen. In a call for action, Fighting for Air also reveals a rising generation of activists and citizen journalists who are insisting on the local coverage we need and deserve.

11 aprile 2008

Al NAB proposte strategiche per le radio terrestri

Non cercate di combattere la concorrenza della radio satellitare affidandovi alla legislazione antitrust, dice Dave Wilson, presidente della Consumer Electronics Association alle stazioni radio locali americane. Non provate neppure a contrastare la diffusione dei lettori MP3. Invece, fate leva sulla vostra natura di fornitori di informazioni locali, cercate di utilizzare il più possibile il Web, cercando finalmente di rendere accessibile da un unico portale i flussi generati da 14mila emittenti. E allo stesso tempo di fare leva sulle infinite possibilità di ascolto (in ambito locale) dell'FM o dell'AM come canale di distribuzione supplementare (attraverso le modulazioni digitali) di contenuti verso i nuovi dispositivi utilizzati dai consumatori.
E' una visione da presidente dei costruttori di elettronica di consumo, un po' troppo densa di complicazioni, ma non è avara di spunti interessanti. Wilson ha iniziato la sua discussione qualche giorno fa su Radio World Online. E la domenica a Vegas in una presentazione al NAB dedicata a un suo paper intitolato “The Future of Radio in a Changing World”.

Free Local Radio: Time to Get Tough

CEA Official Says That Instead of Panicking about Satellite, Stations Should Work Together to Make Signals Available Online

Dave Wilson

Satellite radio is here to stay. Those who think they can throw enough regulatory obstacles in its way to make it fail and disappear are mistaken.
Even if free local radio were to succeed in driving one or both of the satellite radio companies into bankruptcy, which I don’t predict, the only people who would suffer would be satellite radio’s investors and creditors. The service would live on.
[...]
Free local radio should be focusing its energy on strengthening itself for the future, when satellite radio will be an even more formidable competitor. Instead it seems obsessed with its futile effort to drag satellite radio backwards. Just imagine what free local radio could do if it were to spend as much time and as many resources advocating in favor of its own future, as it wastes lobbying against satellite radio’s future.
(continua)

21 marzo 2008

USA: il numero di stazioni radio aumenta

Ma non dovevano chiudere? Andrea Borgnino mi segnala su Radioworld un piccolo articolo sull'ultimo censimento delle stazioni radio AM/FM americane. Risultato: il numero di stazioni aumenta, anche sulle onde medie. Le cifre si riferiscono alle licenze, forse non tutte corrispondono a stazioni effettivamente attive. Però...
Number of Licensed Radio Stations Grows

3.21.2008

When people ask you how many radio stations there are in the United States, you can start saying “around 14,000.”

Of course it depends on exactly how you count; but for some time, the answer generally was “well north of than 13,000.” Yet the number of licensed radio stations has continued to creep up. It grew to 13,977 as of Dec. 31, 2007; that compares to 13,837 stations at the end of the year before.
Breaking it down, there are 4,776 AMs, 6,309 FMs and 2,892 educational FMs, which the FCC lists separately.
But these figures do not include low-power FMs; there were 831 of those, the FCC reports. It also doesn’t include 5,900 or so translators and boosters.
We did some quick figuring, and by RW’s count there are 22 more AMs in the United States than one year ago, 43 more FMs and 75 more FM educationals. There are 60 more LPFMs.
More interestingly, how do these latest figures compare to 10 years ago? The numbers tell a 10-year story: no growth in AM signals, but boom times for FM educationals, translators and boosters.
Total stations in 1997 would have been described as “above 12,000.” As of December of that year, according to FCC statistics we compared, there were 4,762 AMs — virtually no net change in AM station count from today (and down from 4,804 at the end of 2002; AMs were just shy of 5,000 in 1990).
There were about 5,540 FMs 10 years ago, so that category is up about 14% in the decade since; and there were only about 1,900 FM educationals, a number that grew 50% in the subsequent decade.
Notably, there were about 2,880 FM translators and boosters 10 years ago. Now there are 5,900. That class grew by 105% in the intervening years.


30 ottobre 2007

Sconti su copyright e costi per le private inglesi

Leggendo oggi sul Guardian le dichiarazioni di Andrew Harrison, Ad di Radio Centre, l'associazione ombrello delle radio commerciali britanniche, si imparano molti particolari interessanti sulle modalità di distribuzione dei programmi radiofonici privati nel Regno Unito. Il capo di Radio Centre afferma che la situazione finanziaria delle radio commerciali inglesi non è rosea. Harrison punta su due opportunità che potrebbero ribaltare la situazione attraverso una revisione dei costi attuali, su cui pesano per il 5-10% i costi di trasmissione e per un altro 10% i costi del copyright. Questi ultimi (60 milioni di sterline, pari a 90 milioni di euro), confida Harrison, potrebbero essere rinegoziati verso il basso. Per i costi di trasmissione ci sono speranze perché sul piatto in Gran Bretagna c'è la proposta di fusione tra Arqiva e National Grid Wireless, due service provider che gestiscono per conto dei broadcaster, gli impianti di trasmissione. Un modello di separazione tra offerta di contenuti e controllo dell'infrastruttura di trasporto che gli italiani dovrebbero cominciare a studiare fin dalle elementari. Fino a oggi indipendenti, Arqiva e National potrebbero diventare una società unica, perché la banca che possiede Arqiva ha offerto 2,5 miliardi di sterline (3,75 mld di euro) per National. Ovviamente il merger ha suscitato l'attenzione dell'antitrust e Harrison non nasconde la sua idea: fare pressioni sulla nuova società perché riduca le tariffe praticate sull'esercizio dei trasmettitori, considerando anche il fatto che questo tipo di attività ammonta ad appena il 5% del fatturato consolidato della nuova società che uscirebbe dal merger.

Commercial radio told to seek 'step change'
John Plunkett - Guardian Unlimited
Tuesday October 30 2007

The chief executive of the Radio Centre, the body that represents commercial radio, has identified cuts in copyright and transmission costs as an opportunity for a "step change" in the industry's profitability.
Andrew Harrison said in a presentation to City analysts that transmission costs were equal to between 5% and 10% of industry revenues, with copyright costs accounting for another 10%.
"Both copyright and transmissions costs are mid-term opportunities for the industry to step change its profitability," said Mr Harrison.
"Copyright fees total around £60m for the sector. The current arrangements are up for renegotiation as from 2008.
"This will be a tough negotiation but, from drawing comparisons with how copyright fees are levied in other countries around the world, it may well be an area where we are able to find a more favourable balance."
Mr Harrison, speaking to analysts at a presentation hosted by Numis, said there was an opportunity to cut transmission costs with the proposed merger of rival transmitter operators, Arqiva http://www.arqiva.com/products-and-services/terrestrial-solutions/broadcast-radio and National Grid Wireless.
The £2.5bn acquisition of NGW by Macquarie Bank, which owns Arqiva, has been referred to the Competition Commission due to monopoly concerns.
"Transmission costs are already in the spotlight with the proposed merger of Arqiva and MGW who are the providers of services in the UK," said Mr Harrison.
"Since radio is only about 5% of their total business in the UK and with this merger essentially resulting in a monopoly for transmission services for the UK radio industry, we may well be in a good position to drive a hard bargain and strong guarantees if the merger is allowed to go through."
Mr Harrison told analysts that commercial radio would also be helped by the BBC's lower than expected licence fee settlement.
"The BBC now finds itself under considerable cost pressure. Their ability to buy the biggest and best in terms of talent is significantly reduced," he added.
"Most of the on-air BBC talent started in commercial radio before being lured over by big salaries. Our biggest competitor has been tamed - slightly."
He added that commercial radio would also be boosted by further consolidation in ownership and reduction in regulation - to a greater or lesser extent - currently being considered by Ofcom.
Meanwhile, the Radio Advertising Bureau, part of the Radio Centre, today announced a restructure of its team as part of a drive to ensure "greater customer focus".
The internal changes will see a strategy consultant appointed to each of the major media buying agency groups the RAB deals with.
Three new strategy consultants have been appointed: Natalie Scott from CBS Outdoor; Mike Holt from independent production company Somethin' Else; and Nicci Roffey, formerly of News International.
They will join the current team of Judith Spilsbury, Jo Coltman and Mark Williams, who have all moved to new roles as strategy consultants.
"In an age of bewildering choice, advertisers and agencies want to know how each medium can specifically work for them," said the RAB managing director, Simon Redican.
"Radio is now multiplatform - there are more new and exciting opportunities than ever before and we want to make sure people are considering radio and getting the best out of the medium."
(http://www.guardian.co.uk/media/2007/oct/30/commercialradio.radio)