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22 novembre 2013

#socialradio, un osservatorio promosso dalla Sapienza per misurare le attività Web e mobile della radio italiana

Un osservatorio per seguire e misurare le strategie social delle radio italiane, cercando di capire come Facebook, Twitter e altri media possono giocare di sponda per favorire l'audience radiofonica. Diciannove su venti dei network più ascoltati in Italia (dati Eurisko RadioMOnitor I semestre 2013) hanno una presenza Web e una propria app, secondo le valutazioni di Socialradio, di Osservatorio Social Vip, un progetto svolto in collaborazione con la cattedra di Pubblicità e strategie di comunicazione integrata del CoRis, dipartimento della Sapienza di Roma. Diciannove hanno una pagina Facebook, diciotto sono su Twitter, diciotto su You Tube. In aumento anche l’utilizzo di Google Plus (10) mentre resta basso l’interesse per Instagram (2). 
Socialradio analizza come la rete sta aiutando le radio a costruire e fidelizzare le proprie community e come il mezzo di comunicazione più antico e consolidato sta affrontando la sfida e opportunità dei social media.  «Il progetto #socialradio – spiega Stefano Chiarazzo dell’Osservatorio Social Vip, si pone l’obiettivo di fotografare lo stato dell’arte dell’uso delle tecnologie web e mobile da parte delle radio italiane, evidenziare trend e best practice e aiutare le emittenti italiane nel percorso di crescita e innovazione». Ciò, presegue il titolare dell'osservatorio, avverrà attraverso il monitoraggio e analisi delle attività online delle radio e, soprattutto, con interviste a chi questo cambio epocale lo vive ogni giorno: i responsabili marketing, gli autori e gli speaker di emittenti rappresentative dell'attuale scenario radiofonico italiano. Ad oggi hanno aderito Radio2 Rai, Radio Italia solomusicaitaliana, M2O e Radio Globo, mentre altre si aggiungeranno nei prossimi mesi.
Gli strumenti "non radiofonici" utilizzati - web TV, le web radio tematiche e le community - offrono, gratuitamente, l'opportunità di spingere la fruizione del mezzo radiofonico ben oltre il semplice ascolto. Podcast e app per smartphone e tablet consentono di ascoltare le dirette ovunque, anche all’estero, e riascoltare le trasmissioni dei propri programmi preferiti. Sondaggi sul sito, social network, Sms e WhatsApp accorciano le distanze tra deejay e radioascoltatori, rendendo questi ultimi sempre più protagonisti dei palinsesti e della creazione di contenuto partecipato di qualità. Nelle strategie adottate dalla singole emittenti ci sono comprensibili differenze. Radio Italia è la più seguita su Facebook (1 milione e 600mila fan) e Instagram (1.600) mentre Radio Deejay domina su Twitter (1 milione e 200mila follower) e Google+ (168.000). Su YouTube è Radio 105 la più “vista” con più di 15 milioni di visualizzazioni sul canale ufficiale, mentre la pubblica Radio Rai punta principalmente sui suoi specifici programmi, raggiungendo punte di d’eccellenza social con “Il Ruggito del Coniglio” e “Un giorno da pecora”. «Gli ascoltatori di ogni emittente costituiscono una comunità a sè, cresciuta nel tempo attorno a linguaggi, valori, temi e gusti musicali ben precisi - commenta Marco Stancati, consulente aziendale e docente della Sapienza. I social network, in particolare, offrono oggi l'opportunità di dare un "luogo" a tale comunità, offrendo occasioni di confronto e coinvolgimento impossibili fino a qualche anno fa». 
La fidelizzazione e il coinvolgimento partecipativo non sono tuttavia gli univi obiettivi. «Una delle sfide per le radio oggi – spiega Paola Panarese, titolare della cattedra di Pubblicità e strategie di comunicazione integrata, è "monetizzare" il grande seguito offerto dalle loro comunità online, coinvolgendo gli investitori in attività di comunicazione e co-marketing sempre più integrate, innovative e interattive». Un fattore competitivo da non sottovalutare in un periodo di forte calo degli investimenti pubblicitari, anche nel comparto radiofonico. 

04 marzo 2013

EQuala social radio: è arrivato l'Instagram della musica?

Incute una certa soggezione l'origine militare dei fondatori di EQuala, ennesimo esperimento di social radio musicale. Lior e Zohar Aharoni e Liad Hacmon, annunciano orgogliosamente sul sito della nuova piattaforma di scoperta di brani e cantanti basata sull'analisi dei gusti musicali dei componenti della vostra "socialsfera", di aver fatto il servizio militare nel Mamram, la sezione dell'esercito israeliano che si occupa di informatica e comunicazioni. In pratica il data center dell'IDF. 
Il concetto di fondo è  l'EQualizer, un motore di scansione che interagisce con le attività musicali dei vostri amici su Spotify, Youtube, Facebook e altre piattaforme e costruisce una stazione radio personalizzata e sempre diversa. Per certi versi, scrive il blog ufficiale della startup lanciata lo scorso maggio, EQuala è una sorta di Instagram della musica, che consente una modalità molto leggera, esclusivamente mobile, di interazione con la musica ascoltata in un dato momento dalla vostra comunità di riferimento, premiando con i like i brani più apprezzati e selezionando nuovi amici in base ai generi musicali condivisi. Oltre a condividere il proprio giudizio sui brani ascoltati dagli altri e rilanciarli, potetete "gridare" (shout) la canzone che avete scoperto o che state ascoltando voi, attraverso un meccanismo simile a Twitter. Al momento l'applicazione iPhone si può scaricare solo dallo store americano, ma non so dire se il limite geografico riguarda anche la versione Android.

17 ottobre 2011

USA: Pandora, Facebook e Sirius stanno cambiando la radio.

Si anima sempre di più il quadro anche economico della radio ibrida, tanto sul fronte dei servizi alternativi alla radiofonia FM terrestre come su quello dei contenuti di tipo radiofonico, soprattutto musicale, distribuito attraverso il Web, in modalità sempre più interattiva e "social". L'operatore satellitare americano Sirius XM sta gradualmente alzando il sipario su una offerta "2.0" che include nuovi apparati veicolari e per l'ascolto casalingo, nonché una ventina e più di canali accessibili solo con la nuova generazione di apparati.
Non è solo una questione di svecchiamento di un bouquet di offerta ormai relativamente anziano.
Sirius XM sta chiaramente guardando con una certa preoccupazione a fenomeni come Pandora, la Web radio musicale di tipo partecipativo, capace di adattarsi ai gusti degli utenti e della loro cerchia di amici. Un mese fa Pandora ha completamente ridisegnato, in HTML5, il suo player Web, rimuovendo tra l'altro i limiti di tempo che impedivano di superare una quota di 40 ore di ascolto per gli abbonamenti free. Stitcher, interessante piattaforma di talk radio su IP, ha ricevuto nuovi finanziamenti per alimentare la sua crescita e offrire agli abbonati l'opportunità di creare i propri talk show personalizzati o ascoltarli su dispositivi alternativi al personal computer.
Stitcher ha per esempio siglato un accordo per essere presente sui dispositivi Wi-Fi/Hi-Fi di fascia medio-alta Sonos e continua a rinnovare la sua app per iPad.
Sono soprattutto i rumori di guerra che arrivano dal pianeta Facebook a preoccupare Sirius XM e tutti gli altri editori o operatori di infrastrutture radiofoniche non-Internet. Nei giorni del suo evento mondiale, F8, Facebook ha rivelato l'imminente disponibilità di una applicazione social per l'ascolto di canali radiofonici musicali personalizzati. Il progetto si basa su una collaborazione con Myxer, una azienda specializzata nello streaming di brani musicali e nel download di suonerie e altri materiali sonori attraverso un modello finanziato dalla pubblicità. Attualmente in fase beta "chiusa", la nuova Myxer Social Radio andrà oltre le funzionalità oggi possibili con Pandora offrendo anche l'opportunità di chattare mentre si ascoltano i brani e di creare dei video per raccontare le proprie emozioni di appassionati di musica. Il nuovo servizio vivrà rigorosamente dentro al contesto di Facebook come ha spiegato in una presentazione il responsabile Myk Willis. Come se non bastasse, Facebook ha ribadito nella stessa occasione le proprie partnership con servizi di social music come Spotify, MOG e Rdio, con il preciso obiettivo di stimolare l'acquisto di brani e album attraverso il passaparola tra i frequentatori del social network.

La risposta dell'industria radiofonica convenziona va anch'essa all'attacco del Web e delle sue modalità di interazione. La radio FM americana produce un fenomeno come iHeartRadio, mentre la satellitare Sirius XM preme ulteriormente sull'acceleratore delle offerte combinate. Quella di Sirius sta diventando un catalogo di prodotti fin troppo articolato tra ricevitori veicolari, adattatori e tuner per le autoradio convenzionali, ricevitori portatili, tuner domestici per impianti stereo hi-fi "abilitati" al dialogo con questi accessori satellitari tramite interfacce appositamente studiate per l'occasione (i connettori Sirius e XM). Non manca neppure una Internet radio specializzata per la ricezione via Internet dell'offerta satellitare (del resto disponibile anche attraverso app per smartphone). La nuova generazione di apparati, attesa per questo ultimo trimestre 2011, in tempo per la stagione delle feste, è appena stata protagonista di un duplice debutto - uno autorizzato l'altro no. Qualche giorno fa sul sito Best Buy, la catena retail di elettronica di consumo, è apparsa "per sbaglio" (ma dopo il clamoroso caso di iPhone 4 questi errori paiono quanto mai sospetti) la descrizione del ricevitore SiriusXM "Lynx", un touchscreen basato su una variante di Android che può essere utilizzato con uno dei kit o docking station per la ricezione satellitare venduti per gli utenti veicolari e fissi, ma può ridistribuire via Wi-Fi gli stream ricevuti via IP dalla già citata Internet Radio.
Lynx dispone di innovative funzioni per il riascolto dei programmi dopo brevi sospensioni, o per abilitare la sintonia di un programma nell'istante preferito dall'abbonato, indipendentemente dalla griglia dei programmi. La seconda novità, appena apparsa nella vetrina dello shop online del sito Sirius XM è la versione veicolare, con tuner satellitare integrato, chiamata SiriusXM Edge. Anche qui abbiamo un ricevitore touchscreen che volendo può essere utilizzato fuori dall'automobile e in mobilità con gli appositi accessori. Altra peculiarità, Edge è il primo a potersi sintonizzare sui nuovi canali aggiunti recentemente al ricco palinsesto Sirius: più di venti nuovi programmi che includono, guarda caso, una robusta offerta in spagnolo rivolta agli abbonati "latinos". Sarà interessante tener d'occhio l'evoluzione del titolo Sirius in Borsa, dove la società è listata come "SIRI", lo stesso nome del sistema di riconoscimento vocale di iPhone 4S.

27 settembre 2011

Il crowdcasting di LDR lancia l'estensione radiofonica di un sito Web

Non so se è un modo di "fare la storia del broadcasting" come afferma il comunicato, ma è certamente una novità interessante. Grazie a una tecnologia che rende possibile una completa interazione con gli ascoltatori in materia di scelta dei brani (tecnologia che per una volta viene utilizzata anche in Italia, dal Radio Comando di Virgin del gruppo Finelco), una stazione radio di Fort Wayne, nell'Indiana, diventa uno dei primi esempi di "braccio hertziano" di un sito Web musicale. Fino a poco tempo fa WHPP (ex WJOE) metteva in onda un banale formato talk, con il pretenzioso slogan di "The Truth". Ora è tornata alla musica, più precisamente al genere hip-hop, ma invece di affidarsi ai DJ ha scelto di attivare una piattaforma di "crowdcasting", di radio partecipativa, che fa riferimento a un nuovo sito Web, Clickhop.com. Per accedere al sito si può utilizzare il proprio account Facebook, coinvolgendo così la cerchia degli amici, nell'ascolto come nella composizione delle playlist.
La softwarehouse che ha reso possibile questo interessante esperimento si chiama LDR, Listenerdrivenradio, una azienda fondata da un gruppo di consulenti, programmisti ed esperti del settore radiofonico. I suoi due prodotti sono LDR 1, il sistema (usato da Virgin Radio Comando, ma potrebbe essere inattivo in questo momento) che consente agli ascoltatori di scegliere i brani musicali da trasmettere in fasce orarie limitate; e LDR Takeover, che invece permette un completo controllo tramite una stretta integrazione con il Web e i social network Facebook e Twitter. Funzionerà? Dipende anche dal tipo di obiettivo che Oasis Radio Group, la proprietà di WHPP, si è prefissato. Il modello ibrido però ha un che di suggestivo. Il limite dei siti Web musicali come Pandora sta nell'ascolto mobile, che alla lunga può essere oneroso per chi si collega attraverso la rete cellulare. Con Clickhop si utilizzano computer e smartphone per partecipare alla scelta dei brani e magari scoprire qualche novità, ma la musica in sé arriva dall'autoradio. Un dubbio in questi casi mi rimane sempre: "partecipare", alla lunga, annoia. In attesa di un verdetto, ecco un YT che spiega il funzionamento del crowdcasting.



10 gennaio 2011

Intervista a Mia Dellocca di Last.fm

In occasione dello Interactive Advertising Bureau Forum 2010, svoltosi nel novembre scorso a Milano, ho intervistato Mia Dellocca, Head of International Partnerships di Last.fm. Mia aveva una sua postazione presso lo stand di Yahoo! Italia, uno dei partner di questo servizio musicale, parte centrale di informazione/condivisione parte Web radio multicanale e personalizzabile. Contrariamente alla percezione comune Last.fm non è una società americana, o meglio lo è diventata solo nel 2007 quando la CBS ha rilevato l'attività di una società nata a sua volta dalla fusione tra Last.fm (fondata nel 2002 come Web radio e community musicale da quattro ragazzi tedeschi) e Audioscrobbler, un progetto software nato presso l'Università di Southampton con l'obiettivo di profilare automaticamente i gusti musicali degli utenti di Internet. Audioscrobbler costruisce un database con le informazioni relative ai brani musicali ascoltati sul pc, sull'iPod e su molti altri dispositivi compatibili con questo software e riesce a stabilire automaticamente delle connessioni tra le preferenze dei vari utenti. Ho esitato a lungo a pubblicare l'intervista a Mia perché l'ho registrata in condizioni molto precarie, senza microfoni direzionali. Il rumore di fondo è molto forte ma con un po' di fatica si riesce a seguire il discorso di Mia, che malgrado il cognome di probabile origine italiana è inglesissima.
Grazie ad Audioscrobbler Last.fm fornisce ancora un servizio fondamentalmente informativo, aiutando i suoi utenti a tenersi informati sulle ultime novità relative ai gruppi e cantanti preferiti e a condividere le segnalazioni su nomi ancora sconosciuti. Questa piattaforma di condivisione dei profili creati con Audioscrobbler è gratuita. Grazie al database di informazioni musicali è però possibile costruire delle playlist che servono ad alimentare dei veri e propri canali musicali in streaming, il cui ascolto è gratuito solo per gli utenti che risiedono in Gran Bretagna e Germania. Le Web radio personalizzate di Last.fm si possono ascoltare anche in Italia, con un abbonamento di 3 euro mensili. I brani ascoltati possono essere taggati e successivamente acquistati sugli store online. Last.fm ha un modello di business a tre gambe: le sue fonti di reddito sono gli abbonamenti, la pubblicità e le commissioni sui brani acquistati.


06 settembre 2010

Il nuovo BBC iPlayer integra old e social media

While social networks are now a well established phenomenon, socially enhanced TV and radio aren't. It's early days yet, but we're pretty sure that this is going to be an important facility in the near future. Lo scrive James Hewines sul blog della BBC presentando l'ultima versione dell'affermatissimo iPlayer, l'interfaccia che permette di accedere ai contenuti televisivi e radiofonici (oggi separati) della Beeb su Web. Un cambiamento ispirato alla semplificazione, ma anche alla personalizzazione dell'esperienza e alla "socializzazione" dell'ascolto/visione.
Ma è vero, come scrive Hewines, che se i social network sono ormai una realtà consolidata, radio e televisione socially enhanced sono ancora all'inizio di un cammino che li porterà a un luminoso futuro? A noi italiani un commento del genere appare francamente un po' ingenuo: soprattutto la televisione da noi è un medium fin troppo al centro della nostra vita di relazione, non facciamo che parlare di lei.
Quello di iPlayer resta comunque un esperimento - anzi, più che un esperimento - da studiare e, se possibile, adattare ai diversi contesti, un "case study" di come incrociare vecchi e nuovi media. Delle nuove funzioni di iPlayer si occupa, sempre sul BBC Blog, Anthony Rose (a proposito della beta del nuovo player, introdotta poco prima dell'estate). Webmaster e architetti della user experience dovrebbero leggere e mandare a memoria le spiegazioni che Simon Frost dedica agli aspetti tecnici.
L'utente registrato dell'iPlayer (la registrazione è possibile anche per chi non risiede in Gran Bretagna, nonostante il fatto che la BBC non autorizza la visione dei programmi televisivi da indirizzi IP non-British) può creare un suo profilo pubblico, un po' come avviene su Facebook. Attraverso questo profilo può effettuare e ricevere suggerimenti ("raccomandazioni") sui programmi preferiti dai suoi contatti. Le raccomandazioni possono essere estese ai propri account su Facebook e su Twitter. In questo senso Hewines può aver ragione. Siamo già abituati a parlare di programmi radiotelevisivi con i nostri amici, ma grazie a iPlayer questi programmi diventano un modo per riconoscersi, condividere gli stessi gusti e trovare nuovi contatti. Finora i siti delle emittenti radiotelevisive hanno sfruttato soprattutto i forum come mezzo di discussione e socializzazione, ma ora i meccanismi di Twitter vengono integrati direttamente con le funzioni che consentono di esplorare le griglie di programmazione e usufruire dei vari programmi via Web. Potrebbe essere la nascita di un nuovo modo di consumare radio e televisione, una modalità che a dire il vero viene da tempo esplorata anche nel mondo della IPTV o dei set top box che mescolano Web, televisione e multimedialità. Il merito della BBC è appunto quello di aver escogitato una delle possibili ricette per applicare queste nuove interazioni a un patrimonio di contenuti molto tradizionale.

12 marzo 2010

EPG story parte III: La griglia magica di RadioWaveTuner

E se le emittenti le ascoltiamo via Internet? In questo caso una Electronic Program Guide è ancora più auspicabile e forse molto più semplice da costruire. Basterebbe inventarsi un formato comune di metadati. Vi ricordate il sistema Show Vision, utilizzato anni fa nelle guide tv per facilitare la programmazione dei videoregistratori? Era stato inventato da Gemstar, leader delle guide televisive, poi acquisito da Macrovision, la quale si è successivamente trasformata in Rovi Corporation (Macrovision si occupava e si occupa di tecnologie di codifica video, protezione, digital rights management e, appunto, guide e EPG). O magari si puà cercare di imporre alle stazioni presenti su Web di codificare i loro programmi in XML e ricorrere a software di aggregazione automatici.
Nel frattempo, mi è capitato di scoprire una EPG radiofonica su Internet che ha del prodigioso, anche se i programmi classificati si limitano alla musica classica. Il progetto è stato lanciato nel lontano 2004 da un programmatore indipendente e compositore, Scott D. Strader. Si chiama RadioWaveTuner ed è un aggregatore di programmi di musica classica ascoltabile in streaming su Internet. Tra le 45 diverse emittenti tracciate da RadioWave c'è anche la nostra Filodiffusione.
Come funziona RadioWave? Scott è riuscito a costruire un algoritmo che analizza le griglie di programmazione delle stazioni classificata dalla sua EPG e ne rappresenta i contenuti in tabelle Html generate automaticamente. I programmi si possono esplorare per stazione, fascia oraria e persino per compositore, con la lista di stazioni che trasmetteranno i rispettivi brani. In alternativa ì possibile visualizzare la home page che riporta tutto ciò che si può ascoltare in tempo reale. Per ogni canale riportato c'è il link allo stream su Internet. Man mano che sono disponibili le nuove griglie RadioWave aggiorna automaticamente i suoi database.
E' più difficile spiegarlo che vedere come funziona, se vi piace la musica classica e siete interessati alla problematica delle EPG non perdetevi assolutamente l'approccio adottato da Scott. Potete anche scaricare e ascoltare le sue opere rock, The Journalist e The Silent Spectrum. E potete dare un'occhiata al suo secondo progetto mediatico, EtherTV: uno strumento di aggregazione "social" che mi sembra concettualmente molto simile a quello che il Wall Street immagina per Google. Utilizzando EtherTV si possono confezionare "canali" di Web TV che riuniscono in uno stesso "palinsesto" i filmati ricavati da siti come YouTube. Un modello simile alle social radio basate su Web, ma orientato alla condivisione di contenuti di tipo televisivo.

23 gennaio 2010

Tutti produttori radiofonici con Spreaker!


Di Spreaker si sente parlare da qualche mese attraverso le cronache dei vari eventi dedicati al mondo delle startup tecnologiche. La società bolognese-riminese, inserita nell'ambito di We Tech Off, incubatore del consorzio emiliano Aster, nel novembre scorso si è classificata al primo posto dl Start2B, premio istituito nel corso degli R2Bdays, momento fieristico promosso dalla stessa Aster, da BolognaFIere e dalla regione. Adesso però il progetto è giunto in dirittura d'arrivo e il 31 gennaio partirà con una beta privata per la quale è possibile richiedere un invito visitando il sito Spreaker.com.
Che cos'è Spreaker? E' una piattaforma di radiofonia Web 2.0 che consente di costruire un proprio palinsesto radiofonico su Web ma serve soprattutto per "fare" radio. Il modello è ispirato a quello di Radionomy, 1000mikes, BlogTalkradio, TalkShoe, brand che i lettori di Radiopassioni conoscono già. Ma con un importante elemento di differenziazione. L'idea è di mettere a disposizione l'interfaccia Web (ma evidentemente è prevista anche una versione iPhone) di Spreaker, la Deejay Console, per registrare i contributi audio esterni. E non solo registrare, visto che Spreaker vuole rendere possibile anche la diffusione "live".
Oltre al software Web-based per la regia, l'azienda ci mette tutto, la banda trasmissiva, persino i brani musicali i cui costi di licenza pesano solo sul provider. Tutti questi contributi andranno a costituire una libreria che darà agli ascoltatori su Internet la possibilità di fabbricare un palinsesto di contributi e programmi - i propri o quelli altrui - e cucirsi su misura una stazione radio online personalizzata. Daniele Cremonini, uno dei fondatori di Spreaker, parla di "radio libera sociale". Non a caso è prevista anche l'integrazione degli stream direttamente nei contenitori personali di Facebook.
La società, costituita lo scorso novembre, si basa sull'esperienza di Daniele, Francesco Baschieri e altre quattro persone e sulle attività di un'altra azienda, Waymedia, specializzata in soluzioni di mobile marketing. Ecco la presentazione dell'iniziativa in occasione di R2Bdays:




Radiopassioni ha intervistato Daniele Cremonini via Skype, chiedendogli di spiegare le funzionalità della console di produzione e il modello di business di Spreaker:

La sostenibilità economica del progetto verrà infatti garantita dalla pubblicità - di stampo radiofonico, con veri e propri spot - e dagli accordi per la vendita diretta di prodotti e servizi di cui si parlerà nelle diverse "radio". Per esempio un programma con la recensione di libri o film potrebbe puntare al sito di una libreria online, che dividerebbe con Spreaker le commissioni di acquisto. L'obiettivo di questa prima fase di lancio è di raggiungere, entro fine febbraio, almeno un migliaio di utenti registrati e un certo numero di produttori-conduttori radiofonici do-it-yourself. Il gruppo non nasconde le sue ambizioni internazionali e intende consolidare entro l'anno la sua presenza nel Regno Unito e negli Stati Uniti.
La piattaforma di Spreaker può diventare un'ottima palestra di formazione di nuovi talenti. Daniele mi conferma che il tipo di contenuto che la nuova radio collettiva online intende promuovere è più "parlato" che musicale, quindi se vi sembra di avere qualcosa di interessante da dire, fateci un pensiero. La Deejay Console conterrà tutto il necessario per la regia e la messa a punto dei contributi, incluso l'accesso ai brani musicali acquistati da Spreaker e gli effetti speciali. Tutto questo non taglia fuori le vocazioni più propriamente acustiche: i canali di Spreaker sono aperti anche a cantanti e band che vogliano far conoscere i loro repertori.

24 settembre 2009

WeaveRadio, la personalizzabile che "annuncia" Twitter

Eccone un'altra. Alla conferenza Demo (edizione autunnale), come spiegava l'altro giorno TechCrunch (grazie Francesco), viene presentata la stazione radio su Web "personalizzabile" WeaveRadio. Demo è uno dei convegni più d'avanguardia del circo tutto americano - e non solo, visto che tra gli invitati ci sono diverse aziende estere - delle startup. Non deve stupire, quindi, se WeaveRadio ha tutte le caratteristiche della Radio 2.0, qualcosa cioè che somiglia più a Internet che a una radio da ascoltare. Anche qui il concetto della "radio del 21esimo secolo" è quello della aggregazione di contenuti, che nel caso vanno al di là dei normali flussi audio, podcast e musicali, arrivando fino alle notizie, tra Twitter e altre fonti. E ovviamente non mancano le funzioni social per la condivisione e il dialogo tra amici. Secondo TechCrunch ricorda il servizio di aggregazione di Stitcher, (un'altra Web radio personalizzabile), ma in Stitcher non troverete, chessò, la possibilità di seguire i vostri amici su twitter con la sintesi vocale, senza dover nemmeno fare lo sforzo di leggere i fatidici 140 caratteri. Forse WeaveRadio in questo senso può risultare utile e simpatica per chi non ci vede bene, o per chi non deve distrarsi osservando lo schermo del computer o dello smartphone (sì perché evidentemente Weave è anche su iPhone). Ce la farà ad aver successo? E chi lo sa.
DEMO: RadioWeave Lets You Build A Custom Social Radio Station

by Jason Kincaid on September 22, 2009

RadioWeave, a startup that’s launching today at DEMO fall, is looking to bring radio into the 21st century. The company has built a platform for customizing an online streaming radio station that extends beyond just podcasts, music, and news.

In some senses RadioWeave reminds me of Stitcher, which lets you build your own custom radio stations out of your favorite content sources. But RadioWave includes a number of features that Stitcher doesn’t, like the ability to follow a Twitter account and have its tweets read aloud to you (albeit by a very robotic-sounding voice). You can also import feeds of your local weather and traffic.
The site’s playlist creation features seem convoluted, but its initial setup flow (which is reminiscent of Twitter’s suggested users lists) will get you up and running within a few minutes. There are some social elements that let you share your audio content with other users. You can also share your playlist of ‘tags’ with others, so they can tune in to a RadioWeave station that’s similar to yours. Along with RadioWave’s web interface, the service also offers an iPhone application that you can download here.

15 luglio 2009

Listener Driven Radio: la trasmissione la fate voi

Francesco mi segnala un post apparso sull'italiano TheBlogTv relativo a una novità arrivata dagli USA: la radio basata sul crowdsourcing. Con questo termine vengono indicate le iniziative Web e i servizi che vengono gestiti in toto o in parte attraverso meccanismi di partecipazione delle comunità di utenti. Ci sono aziende che su Internet erogano per esempio servizi di assistenza sui loro prodotti coinvolgendo altri utenti che rispondono a dubbi e richieste di aiuto come un vero e proprio help desk. Solo che il servizio è fornito dalla "folla", non da dipendenti dell'azienda.
LDR Listener Driven Radio permette di applicare lo stesso meccanismo alla programmazione di una stazione radio. Non è una novità di per sé, moltissime piattaforme musicali in Web streaming prevedono la partecipazione diretta di chi ascolta e i brani vengono diffusi in base alla loro popolarità nell'ambito di una comunità di persone. LDR però non è un sito Web pubblico pensato per lo streaming ma un prodotto commerciale (venduto o acquisito in cambio merce) espressamente rivolto alle stazioni radio con tanto di trasmettitore e antenna che intendono avvalersi del mezzo interattivo non solo per catalizzare l'attenzione del loro bacino di utenza e magari per estenderlo, ma anche per coinvolgere direttamente l'ascoltatore nella "direzione artistica". Con LDR la stazione può sfruttare il sito Web, i widget, i principali social network per raccogliere il feedback sui brani da trasmettere e persino per raccogliere nuove proposte dai gruppi musicali emergenti e sottoporle al famoso giudizio della folla.
LDR è una startup di Westlake, Ohio e l'inventore della piattaforma software è Daniel Anstandig, che insieme a Lee Zapis e Mike McVay, tutti coinvolti nella produzione di programmi radiofonici e manager di stazioni radio, ha pensato di cavalcare in questo modo i nuovi aspetti sociali e partecipativi della radiofonia. Sul blog di LDR ho trovato un post di McVay che può rappresentare il manifesto programmatico di questa nuova avventura.
Ecco invece il comunicato stampa sul lancio del software:

Listener Driven Radio Launches New Software for Radio, Giving Listeners Control
Jul 5th, 2009

The Radio revolution has begun! Listeners are taking back control of the radio. The principles of Listener Driven Radio, LLC (Broadcasters Lee Zapis, Daniel Anstandig, and Mike McVay) announced today the release of new Listener Driven Radio software, empowering broadcasters to become crowdcasters.SM The listeners become the Music Director with Listener Driven Radio.
Listener Driven Radio (www.ListenerDrivenRadio.com) is a new model for radio built on crowdsourcing, that allows listeners to go online, or to their iPhone, and offer their input into what plays next on the radio station. LDR is constantly absorbing listener input, song votes, and comments on music, and automatically adapting programming in real-time. Your audience can control the stations on-air product … within the parameters that the Program Director creates.
McVay New Media President and LDR architect Daniel Anstandig said, “This is a new way of programming radio and growing your brand-community. This is the first time that the power of crowdsourcing has been harnessed this way for radio programmers. Imagine being able to improve your product while decreasing the cost of programming.” Zapis Capital CEO Lee Zapis said, “The software we’ve developed will allow the listener to truly take control of their radio. So many of us in broadcasting have been concerned about the competition we face from the Internet, satellite, and social networking. LDR diminishes those concerns and takes what’s best about the Internet and puts it to use for your radio station.” McVay Media President, Mike McVay, added, “It’s time that radio operators get over their inferiority complex and embrace new technologies. The times have changed, and God willing, they’ll keep changing. Listener Driven Radio is the first application that marries the consumer’s wants with the PD’s desires … and that equals great and entertaining programming that’s good for any daypart.”

Introducing Listener Driven Radio:

• It’s groundbreaking. Turn your listeners into collaborators. Constant research generated from active listener interaction. Listeners log-on, click-to-pick their favorite songs, and then sit back and enjoy hearing what they … and other listeners … selected to play on the air.

• The Program Director selects the universe from which the listeners click-to-pick. Your station will still be “SAFE” while allowing the audience to program the music that you play.

• LDR builds community by empowering your audience giving them ownership over your programming, integrating their feedback into your music scheduling immediately Listeners can also comment and vote on new songs, giving them the power to elect new songs for airplay.

• LDR makes it possible for listeners to vote for songs, request songs, pick which song should play next, and upload or vote for new music through radio station websites, iPhones, and Facebook.

• The radio station will NOW be CONNECTED to the social networking platforms used most by your audience. Turn your radio station into a community. Your listeners will communicate online using LDR, and will be encouraged to repeat visit and repeat listen to your station.

• LDR feeds Twitter automatically for radio stations, helping them to increase tune-in. LDR harnesses the marketing capabilities of social media.

• LDR engages listeners, constantly absorbing their input, votes, and comments about your station’s music. This creates a community around a radio station’s brand.

• LDR ties in directly to radio automation systems and instantly adapts a radio station’s programming based on listener feedback and parameters preset by the Program Director.

• LDR takes a four-pronged approach to reaching listeners. LDR is software that enables listener interaction via Mobile/iPhone, Widget (embeddable on any site), Your Station Website, and Social Networks (including Facebook, MySpace, and Twitter). Then, listener input drives your on air programming and music scheduling in real time.

• LDR enables you to change your playlist in real time based on listener input. The end result is programming that adapts to your target audience. The LDR software is also fully adaptable to your branding and look-and-feel, seamlessly integrating into your radio station website.

Visit www.listenerdrivenradio.com for an actual demonstration. The software is available to radio stations for cash or barter. For more information, call Listener Driven Radio at 877-221-7979, or e-mail Daniel Anstandig at daniel (at) listenerdrivenradio (dot) com. Follow LDR on Twitter here!


25 febbraio 2009

Twisten.fm, una radio creata con Twitter

E' davvero pretty cool, come scrive Tom Webster oggi sul blog The Infinite Dial, il nuovo servizio che ci permette di "ascoltare" Twitter, imperante piattaforma di micro blogging. Nato da GrooveShark, un social network specializzato nella condivisione di ascolto e notizie su nuovi gruppi musicali, Twisten si interfaccia ai flussi di Twitter e intercetta i post riferiti a complessi, cantanti, brani musicali. L'aspetto davvero intrigante è che Twisten non si limita a intercettare le segnalazioni, ma offre un link diretto alla musica MP3. Infinite Dial lo presenta come uno strumento formidabile, per i direttori artistici delle stazioni radio, per stare al passo dei gusti musicali dei giovanissimi e individuare, e possibilmente anticipare, le possibili tendenze. Fantastico, no? In pratica Twisten è una Web radio con una playlist aggiornata secondo per secondo. con brani musicali usciti letteralmente da poche ore. Mi sa che questa piacerà al buon Bak e non solo a lui...


Twisten.FM Lets You Listen To Twitter
Feb. 13, 2009 by Tom Webster

This is pretty cool: Twisten.FM. If you have used Twitter for any length of time, you know that while the constant river of 'tweets' can be entertaining (and distracting), the real power of Twitter comes from unlocking its search capabilities (search.twitter.com). The ability to search for keywords and phrases important to you, your station and your listeners--and then to subscribe to those search results--is a fantastically powerful way to tap into the zeitgeist of the ever-growing community of Twitter users and to stay on top of trends that haven't even happened yet.
Twisten.FM leverages the power of Twitter search by honing search results only to what people are listening to. By aggregating results from some of the many services that post what you are listening to on Twitter, Twisten provides a real-time dashboard of what your friends and followers are listening to. The service allows you to play the songs being 'tweeted,' tag them as 'favorites' and even send them to someone else.
For now, Twisten is simply a very-well executed scrolling playlist of what your friends are listening to. However, Twisten was developed by Grooveshark, a social music community with a number of compelling features for sharing and listening to music, and I think Twisten's real future lies in its potential to create "friend radio" networks--just as Pandora or Slacker allow you to create custom stations by adding your favorite artists, I can see a day when Twisten allows users to create streaming radio stations by adding their favorite Twitterers--the folks on Twitter who have earned their place with a given tribe as an arbiter of musical taste--and creating a little more space between those little white earbuds for shared experience.

13 novembre 2008

BBC Internet blog: manifesto per il post-broadcasting

Dire che questo post di Steve Bowbrick, "blogger in residence" di BBC Future Media & Technology, su che cosa debba essere un broadcaster pubblico nell'era del post-broadcast, è ispirato è dire poco. Nel BBC Internet Blog, dopo aver certificato l'imminente morte del broadcasting, Steve si lascia andare al ritratto della fenice che emergerà dal rogo della "vecchia" Beeb: un non-broadcaster aperto, che non mette a disposizione contenuti ma spunti e strumenti per la condivisione/creazione di contenuti, una piattaforma ipertecnologica da lasciare in eredità alle nuove generazioni. In passato pagavamo il canone per guardare e ascoltare i contenuti prodotti. Oggi voglio pagare il canone perché la BBC possa rappresentare me e le mie aspirazioni attraverso il suo output. Solo sogni, risponderanno gli scettici. Ma perché, non sono proprio i sogni quelli che ci hanno portato via quei maledetti vampiri? Grazie, Steve.

Moving on from the broadcast era
from BBC Internet Blog by Steve Bowbrick

The broadcast era is coming to an end. The network era is well under way. Only openness can keep the BBC relevant through the transition.
Why do I want the BBC to be more open?
I want it to open up to the people who fund it and - more important - the people who underwrite its legitimacy (that's you and me). The closed, broadcast-era BBC sells me a licence to view the stuff it makes. In the open, network era it's the other way round - I licence the BBC to represent me and my aspirations in its output.
I want the BBC to set out its plans for the post-broadcast era (which is here now, in case you hadn't noticed). I want the clever people who work there to show us how they plan to replace old-man Reith's monolithic, centralised consent machine with something more distributed, more open - something adapted to the network era.
I want to hear how the BBC can adapt to the shift from the creation of linear content to the creation of a library of tools and resources, open source code and rich, reusable content (some of which will still feature Bruce Forsyth) that will make things possible and create real opportunities for generations of British people.
I want to learn how the BBC will adapt its magnificent, industrial-era guiding principles - Inform, Educate and Entertain - to the manufacture of tools that support learning (formal and informal), creation (for love, for fun, for profit), enterprise (encouraging entrepreneurship), participation (in the democratic process, in society and institutions) and community (linking people, finding common ground, social coherence).
I want to see evidence that the BBC can create content and processes in a web-like way, that loyalty to arbitrary broadcast-era concepts and structures - channels and series and genres and so on - won't hold back the transition to new forms and ways of working.
I want to see that the BBC believes in all this, that there's an acceptance that fortress BBC is indefensible and that a retreat to 'what we do best' (the defence of existing brands and practices) can only make things worse. This is not about change for its own sake or about imposing trendy Internet novelties: it's about the survival of the Corporation and about its continued relevance for Britain.
And finally I'd like the BBC to do all this with real confidence and optimism and with a sense that the benefits of getting this epic transition right are incalculable. If the Corporation can tackle two or three really big, really ambitious open projects - liberating the archive for the nation's benefit, creating an identity platform that gives ownership of user data back to the users or pulling off some kind of Wikipedia mind-meld to blend the BBC's awesome editorial resource with the net's fastest growing library, for instance - the support and enthusiasm of the licence fee-payers will be much easier to secure and the whole task will seem much less daunting.
Before I started here I wrote a handful of blog posts on this topic at my personal blog:


In the last couple of months I've seen some evidence that the BBC is ready for this challenge and I've documented some of the important work that's already under way.
Picking a couple of examples:

  • Mark Friend, Controller of A&Mi, told me about a fascinating plan to provide access to web site users' attention data and about his vision for an open speech radio archive.
  • Tom Scott explained the explosion of links to external music resources taking place at /music.
  • Rob Hardy (and Michael Sparks) told me about the huge amount of code already released under various open source licences by the BBC's developers.

But there are large parts of the Corporation (not least in the various management suites) where the old broadcast truths still hold and where the transition has hardly begun. At Common Platform I drew a picture of the barriers to openness I've learnt about since I arrived: daunting but not in any sense insurmountable!
The BBC's Building Public Value, written four years ago, offers an early blueprint for the transition to the network era. It's a sadly neglected document that could do with updating.
Here's a terrific blog post from Tom Scott who is a very important techie in BBC Audio & Music. His starting point is Building Public Value.
I'll keep you informed!

21 ottobre 2008

Ancora iPhone: Radiolicious riceve (e trasmette) la radio

Ormai è praticamente una mania. Quasi non passa settimana senza l'annuncio di una nuova applicazione radiofonica per iPhone. L'ultima si chiama Radiolicious ed è interessante perché si rivolge a chi ascolta ma anche a chi trasmette. Radiolicious - scaricabile qui dall'iTunes App Store - consente infatti di accedere agli stream radiofonici via Internet ma funge anche da piattaforma di trasmissione. Lo sviluppatore, mySimbook, ha realizzato un sito di social networking radiofonico i cui utenti possono costruire le proprie liste di stazioni preferite. E fin qui niente di particolarmente nuovo. In più, mySimbook si rivolge agli streamer proponendogli, in cambio di un canone, un pacchetto con hardware e software necessari per mettere online i propri contenuti audio. Il comunicato stampa allegato è un po' lunghetto, ma pieno di dettagli sul programma e sul servizio, che prevede per esempio la possibilità di sfruttare il chip di geoposizionamento dell'iPhone per realizzare campagne di marketing molto mirate. Più leggo di queste novità, meno mi convincono certi tentativi di "rilancio" della radio attraverso le modulazioni digitali. Ma questo lo sapete già.

New Radiolicious Sweetens the iPhone for Radio (Available in the iTunes App Store)

AUSTIN, Texas, Oct 20, 2008 /PRNewswire via COMTEX/ -- Now mobile radio listeners have a new way to tune-in local radio stations, anywhere their iPhone or iPod Touch is connected. Thanks to Radiolicious, a new native application player developed by MySimBook, broadcasters who stream their signal online can expand their local listener base, potentially by millions, and realize new revenue streams from mobile awareness-based advertising.

Find the link to the ITunes App Store at
http://phobos.apple.com/WebObjects/MZStore.woa/wa/viewSoftware?id=293225131


Though it is just a smiley face with headphones resting on an iPhone or iPod Touch screen Radiolicious represents a spectrum of features to attract and enliven a growing market of young people who are getting accustomed to having a mobile mall of new, entertaining and interactive content on their portable devices. This is particularly optimistic for radio, since a January 2008 study by M: Metrics showed that 74.1% of iPod owners listened to music on a mobile phone. Now those users, and others, will be able to pick from thousands of radio stations, playing every kind of music.
What is probably going to surprise iPhone users and broadcasters is the cost of having Radiolicious: Free. MySimBook foots the bill. Users simply link to iTunes and download the application player. Radio stations receive all of the hardware, software and set-up at no cost, just paying a low monthly service fee to be in system. As everybody knows economics dictate that somebody, eventually, has to pay.
It is behavioral characteristics of young consumers that are creating the commerce in mobile phones and Radiolicious seeks to amplify the trend. As the data shows, transition from iPod players to iPhone has been rapid and broadly spread. Ever-evolving technologies have built-in expectations for target consumers that their familiar features will be available and at their fingertips. The abilities to join a community through shared user profiles, interact with social users via text and chat, interact with radio stations, enter contests, bookmark favorite stations, browse music genres, subscribe to content and make music purchases are incorporated into the Radiolicious application.
MySimBook points to key facets of this mix of clicks that offer advertising and direct marketing openings. When users create profiles databases are born for sponsors. Stations can stream not only their own brand messages, song titles, artists and others, but paid advertiser messages can flow to the Now Playing screen. When users purchase applications, song tracks or other content proceeds of the sale may be split among the Radiolicious providers, giving station owners a share of the action.
Along with extra revenue potential stations are given a clean slate by Radiolicious to create their own user experience, separate from the traditional radio signal. They can create interactive campaigns, contests and listener-loyalty programs for the station and its advertisers. (Built-in GPS targeting tracks down listeners, wherever they are standing in the world.) It is believed that thousands of radio station staffers will come up with entertaining and cool content as audiences begin to grow and fresh ideas flow.
Being the company at the heart of this new network MySimBook is responsible for hosting all of this streaming content on its secure servers, but also recruiting the participating radio stations. If they hope to satisfy millions of iPhone and iPod Touch users a big selection of stations, music and other content will have to be available. Consumer expectations are so high these days that keeping up is a constant pursuit.
Accordingly the company has announced pending agreements to promote adoption of Radiolicious by station affiliates of two national broadcast networks. This daily encouragement campaign is a strategic move to grab a share of the mobile marketplace at time when traditional radio budgets are being cut by advertisers. The Internet has been a major cause of diminishing revenues as local and national advertisers hone-in on consumers using interactive websites and search marketing to reach prospects.
MySimBook contends that Radiolicious is a prime example of how radio can more effectively compete in the new media environment without making major changes or investments. Going after new listeners and reaching old listeners in a new way Radiolicious is a candy dish marketing approach that offers users a handful of different flavors. From the standpoint of radio broadcasters this may sweeten their listeners' tastes and their bottom lines.

About MySimBook:
MySimBook is the leading radio station super network, and content aggregator, both online and on the iPhone and iPod Touch devices. MySimBook is building a community that lets members broadcast themselves to both individuals and groups through text messaging and social networking. Through its Radiolicious native application player MySimBook is enabling millions of users to experience live streaming radio signals on their iPhone and iPod Touch devices.

13 ottobre 2008

Il patron di SkyRock FM accusato di corruzione di minori

Scorrendo l'articolo che Libé dedica oggi al processo in Francia a Pierre Bellanger ("Sesso, ego e radio") sembra un po' di leggere la sceneggiatura di un film collettivo di Ferreri, Buñuel, Resnais e Goddard. O di qualche altro maitre réalisateur dedito alla narrativa della trasgressione come denuncia dei vizi borghesi. Trasgressivo, il buon Pierre, lo è sempre stato... Anche radiofonicamente parlando. Poco meno giovane di me (lui del '58, io del '59) inizia a fine anni settanta trasmettendo dai microfoni pirata delle università di Parigi. Prosegue fino a metà anni 80 quando arriva a fondare SkyRock FM, il network musicale per eccellenza, un successo straordinario. Il pubblico è quello che i francesi, con le loro ineffabili troncature, chiamano "les ados", gli adolescenti. Che qualche anno dopo, alla nascita del portale della radio, vero antesignano dei social network (oggi SkyRock Free People Network è una piattaforma europea disponibile anche in lingua italiana) seguiranno Bellanger come i topi del pifferaio.
Che a Pierre gli adolescenti non dispiacciano anche fuori dalla radio e da Internet non è un mistero. Da anni Bellanger è un poligamo dichiarato, ancora oggi vive con due donne molto più giovani. Per quanto aperta possa essere la mentalità francese in materia sentimental-matrimoniale, a un certo punto anche Pierre esagera. E oggi è finito sotto processo per corruzione di minorenne. L'udienza che si tiene in questi giorni presso una corte del tribunale correzionale di Parigi è quella raccontata nella cronaca di Libération (lunga, ma ne vale la pena) e si è conclusa con la richiesta di un anno con la condizionale per l'imputato.
I fatti risalgono a qualche anno fa, quando Pierre Bellanger, che vive con Cathy, Emmanuelle e Constance (le prime due vivono tuttora con lui) accoglie in famiglia Laetitia, la sorella diciassettenne di Emmanuelle. Una storia un po' torbida, condita in salsa esoterica. Di mezzo, spiega Libé, c'è anche l'inquietante figura di un "veggente", l'unico per la verità a suggerire Bellanger che portarsi a letto una diciassettenne - soprattutto nel contesto di una comunità dell'amore libero che si chiama come un potente psicofarmaco (Halcyon) - avrebbe portato solo guai. "Sai che veggente," sembra abbia commentato il giudice.
Sexe ego et radio

Polygame, le PDG de Skyrock, Pierre Bellanger, est poursuivi pour corruption de mineure. A la barre, il a dévoilé les règles de sa communauté, Halcyon.

13 oct, Société
FABRICE TASSEL

«Monsieur Bellanger, vous n’êtes pas jugé pour votre façon de vivre, mais parce que vous avez essayé de l’inculquer à une mineure.» Lundi 6 octobre, 15e chambre correctionnelle de Paris. A la barre, Pierre Bellanger, 49 ans, pionnier des radios libres, cofondateur et PDG de Skyrock. Créée en 1986, la radio des ados écrase le marché des moins de 25 ans, surtout depuis le lancement, en 2002, des Skyblogs, devenus l’une des plateformes Internet les plus fréquentées d’Europe avec une quinzaine de millions d’accros.
Costume sombre à fines rayures, chemise blanche, belle montre, barbe rase, il déclare gagner «400 000 euros annuels», vit dans les Hauts-de-Seine avec ses deux femmes, Cathy, 28 ans, «écrivaine», et Emmanuelle, 28 ans, «mannequin».Pierre Bellanger est polygame depuis 1994. En 1999, à l’époque des faits qui lui valent d’être jugé, il partageait son appartement de la rue Quincampoix, dans le IVe arrondissement de Paris, avec Cathy et Emmanuelle, ainsi qu’avec Constance, 30 ans, «journaliste et sophrologue».Elles sont toutes présentes, convoquées comme témoins.

Kant et Spinoza

Face au quatuor, Lætitia, la victime, 26 ans. Sœur d’Emmanuelle, elle a partagé la vie de la communauté entre novembre 1999 et juin 2000, alors qu’elle avait 17 ans. Traumatisée par l’expérience, elle a porté plainte pour «viol», en 2003, après une psychothérapie et une vie sentimentale reconstruite. Pierre Bellanger a bénéficié d’un non-lieu sur ce chef d’accusation, mais doit répondre de «corruption de mineure», soit, selon le code pénal, «du fait, commis par un majeur, d’organiser des réunions comportant des exhibitions ou des relations sexuelles auxquelles un mineur assiste ou participe». Le parquet a requis un an de prison avec sursis. Le jugement sera rendu le 3 novembre. «Ma vie publique est connue, ma vie intime, non. Je vais retracer mon parcours.»
Les faits, pas contestés, ont été étayés par une perquisition rue Quincampoix et la saisie de centaines de lettres, notes, petits mots et photos racontant en détail la vie d’«Halcyon», du nom que la communauté avait donné à l’appartement. Pierre Bellanger évoque une «quête spirituelle» pour justifier ce choix de vie. De ses études à Janson-de-Sailly, il garde surtout le goût de la philosophie, «Kant et Spinoza, le besoin de se connaître soi-même». Adolescent, il vit «une sexualité vigoureuse, curieuse»,l’attrait pour des jeux de domination et les expériences à plusieurs se dessine. La rencontre avec Aude, une femme aux tendances sadomasochistes, est «fondamentale». Il partage alors sa vie avec Cathy. Celle-ci, pour le garder, accepte une relation à trois. Aude partie en 1994, Pierre Bellanger et Cathy, avec qui il a eu quatre enfants, n’ont pas cessé depuis de vivre en polygamie.
Cette vie différente, «si elle peut choquer la morale», précise Pierre Bellanger, n’a jamais été vécue «sous la contrainte, il n’y a jamais eu d’aliénation du libre arbitre» pour les femmes l’entourant. Et s’il avait besoin d’en avoir plusieurs à ses côtés, et de les dominer, c’était par«peur des femmes», «peur de ma mère»- la romancière Christine Arnothy -, car «pourquoi vouloir se mettre sur un trône quand les femmes me regardaient ? Vivre avec plusieurs d’entre elles, cela me remettait en cause, car j’avais une grande idée de moi-même».
La présidente de la 15e chambre a une toute autre lecture : «Quand on lit de près votre journal intime, votre quête spirituelle n’est pas si évidente, il semble que le sexe soit très, très important. Encore une fois, être obsédé sexuel, ce n’est pas le problème, le problème c’est de l’avoir imposé à une mineure.»Ce goût pour le sexe, et une totale liberté d’expression, est la marque de fabrique de Skyrock. Régulièrement, la radio est condamnée par le Conseil supérieur de l’audiovisuel pour ses dérapages à l’antenne, notamment dans l’émission de Difool. Dans une réponse adressée au CSA en janvier, Pierre Bellanger écrivait :«La crudité est une bénédiction, car elle décomplexe, libère, modère, amuse, lève des tabous et des ignorances qui font mal.»
Voilà Lætitia, longue jeune femme aux cheveux bruns, à la barre. Pierre Bellanger pense qu’elle a «reconstruit» les faits avec «une dramatisation inexacte». L’expert psychiatrique n’a décelé aucune tendance affabulatrice ou mythomane. A son tour, elle raconte. La rencontre en novembre 1999 de Pierre Bellanger, par l’intermédiaire de sa sœur, un week-end à Rome avec Pierre et ses trois femmes, les restaurants, «la chaleur humaine» de ce groupe, pour cette gamine de 17 ans, qui souffre alors du divorce de ses parents, de mauvaises relations avec sa mère et de la préférence marquée de son père pour sa sœur Emmanuelle.
Lætitia, lycéenne, passe de plus en plus de temps à Halcyon. Chaque week-end, et le mercredi. Pierre la baptise «l’oracle». Assez vite, les femmes lui expliquent que si elle veut rester dans la communauté, il lui faudra partager le lit du «Maître», selon la terminologie de la rue Quincampoix. Lætitia est vierge, mais elle est «persuadée qu’il n’y aurait pas de relations sexuelles, puisque Pierre vivait avec ma sœur».Celle-ci lui explique que coucher avec Bellanger serait «le plus beau cadeau» que Lætitia puisse lui faire. A Halcyon, chaque femme doit en recruter une autre, de préférence jeune. Une ancienne femme du patron de Skyrock a expliqué qu’il préférait des jeunes car cela garantissait «un ego et une personnalité peu développés».
Dans une note saisie par les policiers, Cathy s’était engagée auprès de Pierre à «dresser» et «à amener d’autres jeunes femmes dans le lit du Maître». Une autre femme, qui raconte qu’elle devait «demander à Pierre l’autorisation de jouir et le remercier quand il la lui accordait», a signé des textes ainsi : «Aude, ta petite esclave de premier rang qui voudrait tant t’amener une esclave de deuxième rang.»

«La Bête et l’Ame»

Le 30 décembre 1999, se souvient Lætitia, «les femmes sont venues me chercher, me disant : "Pierre veut que ce soit toi qui montes ce soir."»Les trois femmes coiffent la jeune fille, l’enduisent d’huile. Le lendemain, Pierre Bellanger note dans son journal : «Belle journée, L. [Lætitia, ndlr] dans mon lit. Mon sexe est faible mais je donne à cette femme sa virginité, elle la prend elle-même en venant sur moi, je la prends le lendemain matin.» «Je ne voulais pas de ces rapports sexuels, martèle Lætitia. Or, au fil du temps, ils sont devenus physiquement de plus en plus durs.» Sodomie - parfois suivie d’une fellation -, claques sur les fesses, car «Pierre disait que ma "Bête" voulait être frappée». Avant le sexe, Lætitia attend près du lit, à genoux et nue, sur le carrelage. Après l’acte, elle doit parfois embrasser et remercier le sexe du «Maître».
La jeune fille partage des relations à plusieurs, y compris homosexuelles, en présence de sa sœur Emmanuelle. Chaque soir, Lætitia doit écrire dans un journal intime que le «maître» avait exigé et qu’elle devait déposer devant sa porte. Le récit est structuré autour de «la Bête» (le mal), «l’Ame» (le bien) et l’«Ego» (la partie de l’être qui décide). «On me disait un peu quoi penser», estime avec du recul la jeune femme. La lecture de ce texte donne une idée de la confusion dans laquelle vivait l’adolescente : «Ce matin, alors que Pierre dormait, je suis montée dans la cuisine et j’ai fait du bruit. C’est dégueulasse d’avoir réveillé Pierre. Je lui ai manqué de respect.» ; «Pierre nous fait l’amour dans la beauté. Il rend la sexualité puissante et merveilleuse. Pierre est beau.»
«Ce journal est la pierre angulaire de la perversion, a argumenté l’avocat de Lætitia, Me Rodolphe Bosselut, un spécialiste des affaires de sectes . En imposant à cette jeune fille une narration pornographique, on voit bien le rapport d’initiation et de domination.» Domination encore : le serment du secret. La propre mère de Lætitia n’a jamais su qu’Emmanuelle, à qui elle rendait si souvent visite, vivait avec un homme, et encore moins, bien sûr, avec d’autres femmes. Quitter Halcyon était possible, certaines semblent avoir pu le faire sans difficulté. Mais l’une d’elles, Marie-Laure, a évoqué la «pression mentale très subtile» qu’exerçait Bellanger sur les compagnes qui songeaient à le quitter. A Lætitia, il avait ainsi prédit qu’elle finirait «dans le caniveau».
Toute la communauté d’Halcyon était régie par un système de punitions et de récompenses, même si Emmanuelle, Cathy et Constance ont, dans un registre quasi identique, réfuté cette idée en insistant sur leur liberté de choix. Douches froides d’une vingtaine de minutes, exposition nue sur la terrasse, mais pas de violence physique, sanctionnaient certaines fautes. Un soir, Constance a ainsi dû uriner sur la terrasse car malgré les 3 litres d’eau qu’elle avait bus, elle n’avait pu se soulager pendant l’acte sexuel, ce qui était son habitude avec Pierre.
Les huit mois de Lætitia dans les griffes d’Halcyon ont pris fin lorsqu’elle a commis la «faute» de flirter avec un moniteur de ski nautique, lors de vacances du groupe à Madagascar. «C’est déjà assez compliqué à quatre, alors si on va voir ailleurs, on n’en sort plus !» s’est exclamée Constance, arguant aussi «d’un contrat moral de fidélité». Pour se faire pardonner, Lætitia réunit ses économies, 37 000 francs à l’époque, et propose d’offrir au groupe un magnifique lustre en cristal. On le lui refuse, au motif que la réhabilitation ne peut être rachetée.

«Carrément couillon»

Pierre et ses compagnes ont tenté d’expliquer cette «polygamie choisie», selon le titre d’un des deux livres consacrés au sujet par l’écrivaine du groupe, Cathy. Au tribunal, celle-ci a assuré que jamais leur mode de vie n’avait été imposé à quelqu’un de «réfractaire». Une magistrate l’a sèchement reprise : «Concernant une mineure, qu’elle soit réfractaire ou pas importe peu. Elle est mineure, point final.» Seule Constance a admis que «ce n’était pas forcément intelligent, peut-être même carrément couillon de prendre une gamine de 17 ans».
Un autre avait vu le risque de la situation. Il s’agit de Claude Leplace, le voyant de Skyrock, l’homme qui a initié Pierre Bellanger à l’ésotérisme. A son sujet, le président de Skyrock écrit dans son journal, le 6 décembre 1999 : «Claude demande qu’Emma ramène sa sœur.» Il venait tous les dimanches à Halcyon et avait conseillé de se méfier de Lætitia car elle était mineure et pouvait causer des ennuis. «Un bon voyant!» a ironisé la présidente.

10 ottobre 2008

Il fenomeno Web radio visto (e analizzato) da Diego

L'altro giorno ho scoperto tra i referral di RP un nuovo blog dedicato al fenomeno Web radio. E' una pagina partita da poco ed è curata da uno studente laureando dell'Università di Sassari, CdL in Scienze delle comunicazioni (in bocca al lupo, a proposito). Il suo nome è Diego e dice di voler utilizzare il blog come veicolo di ricerca per la sua tesi focalizzata sulle Web radio, le tecnologie del Web 2.0 e la comunicazione multiculturale. Di questi tempi è già tanto che non ci sia un ministero della razza che proibisca certi ardimentosi obiettivi, consoliamoci.
Mi sembra un impiego molto coerente di un diario online. TheWebRadio ha avuto la bontà di inserire Radiopassioni nel suo ancora limitato blogroll. Sospetto ci sia stato l'intervento dell'amico Hamlet di Technosoc, che viene giustamente citato insieme a me e al quale faccio i miei auguri di buon primo compleanno. Se posso permettermi un suggerimento, Diego, inserisci - e comunque prendi contatto col suo autore Francesco Delucia - anche un riferimento a I(r)radiati, che sui linguaggi della nuova radio ha sempre parecchie cose giuste da dire.
I contenuti di TheWebRadio sono ancora embrionali ma le intenzioni e le finalità mi sembrano ottime. Andate a leggervi il blog e già che ci siete, per favore, partecipate al sondaggio che Diego sta conducendo online per raccogliere dati per la sua tesi. Sono poche domande estremamente ben poste. Il questionario è un vero strumento di lavoro, vediamo di stare al gioco e dare il nostro piccolo contributo di appassionati.

02 ottobre 2008

La radio nei territori del cuore

Radio Labs, il blog tecnologico della BBC ha mantenuto la promessa e ha cominciato a pubblicare i contributi degli studiosi universitari che hanno in questi mesi analizzato gli spazi di relazione su Internet e altri mezzi tra l'ente pubblico britannico e i suoi ascoltatori. Finora sono apparsi quelli dedicati ai forum di discussione e a una comunità di "fan" di un celebre programma musicale mattutino Wake up to Wogan (la trasmissione culto celebrata dal sito www.togs.org). Gli esiti hanno risvolti quasi sorprendenti. Lo studio sui forum rivela, a parere della ricercatrice Bethany Klein, una comunità che vede la discussione online come una forma di comunicazione sociale e interazione tra ascoltatori, e si dice apertamente scettica sulla possibilità di influire davvero sui programmi. Questo è un punto su cui i responsabili della programmazione della BBC dovrebbero intervenire.
L'altro studio, di Matt Hills, scopre che i presunti "fan" di un programma radiofonico che intorno a questo programma costruiscono un intero social network autonomo, indipendente dalla BBC, non si ritengono "veramente" dei fan. Anche loro sono lì per discutere tra loro, spesso di tutt'altri argomenti. Volendo citare un singolo estratto di due post molto lunghi che vi invito a consultare direttamente, ho scelto questo passaggio che mi sembra estremamente significativo. Notate che Hills non utilizza un termine anglosassone ricorrente quando si parla di ascolto, di "valore" dell'audience. Invece di parlare di mindscape, paesaggio mentale, Hills dice "heartlands", i territori del cuore (e, se posso permettermi un piccolo salto ermeneutico, in qualche modo anche i territori della memoria, perché in inglese imparare a memoria si dice "by heart"). Sono ascoltatori nuovi, quelli che si servono di Internet per aggregarsi intorno al brand di un programma radiofonico, ci dice Matt Hills. Che non "discutono" di un programma, lo "vivono". Non sono una audience troppo legata, "dipendente" dal programma, ma si identificano nelle qualità di quel programma e le ri-creano a modo loro. Non sono ascoltatori ma coautori. Un modo per proiettare "oltre" la programmazione della radio. Come in un rimbalzo propagativo ionosferico, le voci, le qualità della radio, rimbalzano sul terreno del cuore degli ascoltatori e finiscono per raggiungere altri cuori, altri sentimenti.
Che bello quando la discussione sul nostro beneamato medium arriva a questi livelli di intelligenza, partecipazione e delicatezza.

[...] And why weren't TOGs "fans"? Well, because they didn't talk about STW and WUTW at togs.org. In fact, ultra-rare mentions of "Terry" were greeted with knowing responses of "Who?" 'Fans' are supposedly dependent audiences; TOGs happily display their autonomy from any one "brand."
But then the BBC's not a commercial broadcaster. It wants to serve different audiences. Distinctively. The TOGs, we suggest, are the BBC's 'heartlands audience 2.0.' An older, middle-class audience who trust and value the Beeb, and talk about a lot of its output, even if not WUTW, but who are also socially-networked just like those trendy young things. By not fully keeping pace with the online migration of this audience, the BBC is missing out on opportunities to support much more than just brand extension online.
Because although the TOGs don't talk about WUTW, they live it. The radio show banters and refuses to take life too seriously - that's the TOGs. The radio show involves invented names, wordplay and jazz-master-level improvisation of the chattering class - the TOGs do all that too. But they're not a dependent audience; they're co-creating, building their online identities through qualities in the show they (mostly) love.

01 ottobre 2008

Un social network "rispettoso" per National Public Radio

Mentre i forum di discussione della RAI versano ancora in uno stato di profonda confusione e semiabbandono, ieri un altro ente si può dire "pubblico", la NPR americana, ha lanciato il suo social network. Uno spazio dove"commentare le notizie e i programmi e parlare tra gli ascoltatori" diventa più facile.
Niente di nuovo, precisa giustamente Wired dando la notizia, che arriva una settimana dopo la creazione della Web community del New York Times, ma è indicativo. Niente di nuovo e anche un po' in ritardo (e lo dicono a noi...), ammettono i responsabili del progetto. Ma era una cosa "rispettosa" da fare (capite bene, neh? "rispettosa"). Le strategie online di NPR sono oggetto di un ampio articolo della American Journalism Review, da leggere anche se troppo lungo per essere riportato qui.

NPR Launches Online Community

There is something new on NPR.org today.
Starting now, it will be easier for you to talk to us, for us to talk to you and for you all to talk to each other. We are making it possible for anyone who registers with us to comment on a story and to create a profile page where many interesting things can happen. We are providing a forum for infinite conversations on NPR.org. Our hopes are high. We hope the conversations will be smart and generous of spirit. We hope the adventure is exciting, fun, helpful and informative. This is important for the NPR community.
That last phrase -- "important for the NPR community" -- is not phony baloney corporate rhetoric, I promise.
The NPR community is a real thing; it is made up of the people who work here, the people who work at member stations, the people who listen to NPR on the radio, the people who use NPR.org and the people who support NPR. And many in that community think of ourselves as "NPR people." Few other American news organizations inspire such allegiance, have a real community and have "people." NPR does and it is vitally important to our health and growth to be able to talk to each other more and more openly.
NPR is late to this game, to be blunt. Many big news operations have had open comments and other "social media" functions for quite awhile. Some of you are grizzled veterans of Facebook, MySpace, YouTube and online news commenting; for some this will be new. NPR has been cautious because we want to do it right; we want the comments and the conversations to be useful, friendly and civil; we want NPR employees to participate and talk about their work. We needed the right tools and the right philosophy to come together. Now it has.
NPR is a non-profit. We are not launching the project to get more "hits" that will make more money. We are doing it because it is the respectful thing to do for the NPR community. We expect to get story ideas, tips, insights into the world we cover, tough criticism and even the occasional compliment. We want to share more of the news we gather and the stories we tell with you. And we want to do all this in the NPR style -- with both dignity and self-deprecating lightness.

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NPR’s Digital Evolution: Social Networking, Open API, and Training the Dinosaurs

By Chris Snyder EmailSeptember 30, 2008

National Public Radio launched its social network yesterday, finally adding the community aspect to a community-driven news organization.
This is hardly innovative (nor was it a week ago when The New York Times launched one), but NPR acknowledges this in the announcement on its blog.
“NPR is late to this game, to be blunt,” says editorial director for digital media Dick Meyer. He also says they are not launching the service to increase traffic to the site.
So why invest the time and money?
Meyer says it's simply the "respectful thing to do."
But this is also the just latest step in a major initiative to converge online, and attract a younger, wider audience -- i.e., a future source of fund raising as much of its core audience ages.
Downloads of iTunes podcasts have done fairly well, and now the radio station is looking to be a hub for sides of a story, including video, images and text.
NPR also has a mobile site, released a library of open APIs this summer, and is funding a program to train editorial employees on digital storytelling while providing substitutes to fill in and cover their usual duties.
The John S. and James L. Knight Foundation coughed up $1.5M for the program, and NPR added an additional $1M, showing that they are very serious about the task.
The one worry, they say, is that by focusing too much on their parent site, they will take away from support for the local stations.
"In a way NPR is showing good leadership by moving to these other platforms, and in a way they've created a bypass that frightens a lot of member stations," says Richard Towne, general manager of KUNM Public Radio in Albuquerque, in the American Journalism Review.
But while traffic has gone up in the past year (a 78 percent increase in August from last year according to comScore), it’s difficult to imagine too many core NPR listeners turning completely to the web instead of the radio.
You can’t read an article or watch a video while you’re driving to work


29 settembre 2008

La radio, Internet e i suoi fan, una analisi sociologica

Come si comportano gli ascoltatori più affezionati di un programma radiofonico? Quali sono le loro attività di "fan" nei loro rapporti con la stazione ascoltata e come si articola questa relazione, soprattutto oggi e grazie all'esistenza di un mezzo interattivo come Internet e le sue mille occasioni di discussione e, perché no, di creatività parallela, magari alternativa e parodistica rispetto ai contenuti preferiti?
Sono domande per cui la BBC ha cercato una risposta anche con l'aiuto di alcuni istituti universitari britannici, che in questi ultimi mesi hanno portato avanti diverse iniziative di ricerca, come spiega oggi questo post dei BBC Radio Labs (correte sull'originale per non perdere i numerosi link). Un post abbastanza inedito perché per una volta si discosta dalle solite problematiche tecnologiche per affrontare questioni più propriamente sociologiche.
Sono domande che mi pongo evidentemente anch'io, visto che oggi - guarda tu la coincidenza - i forum radiofonici della RAI hanno riaperto, dopo più di un mese, lo spazio "I nostri podcast", dove tanti ascoltatori si scambiano informazioni e file su trasmissioni già andate in onda. Ho scoperto per caso che intorno ai programmi culturali, letterari e musicali esiste una comunità di appassionati che collezionano, riascoltano, commentano... Una piccola folla di persone curiose e speciali unite dalle suggestioni della radio e continuamente impegnate in un dialogo sommesso e gentile attraverso Internet. Nelle settimane di silenzio del forum il dialogo ha subito un rallentamento e da oggi può riprendere. Purtroppo non del tutto indisturbato perché nel frattempo i forum della RAI sono stati dirottati da provocatori animati da dubbie motivazioni politiche, che cercano di occupare tutto lo spazio possibile per sterili polemiche fuori tema.
Ancora una volta che differenza rispetto alla qualità della discussione e dell'analisi in analoghi spazi rivolti a chi ascolta i programmi della BBC. Qui i provocatori vengono tenuti a debita distanza dai moderatori e dalle regole non scritte di una costruittiva convivenza nel cyberspazio. E nei prossimi giorni, annunciano i Radio Labs, un blog di solito schierato sui fronti più avanzati dello sviluppo software per il Web 2.0, la crossmedialità, la radio digitale, ospiterà gli interventi dei ricercatori che hanno studiato i risvolti sociologici della cosiddetta "fan culture". Non stiamo parlando di analisi superficiali, basta guardare ai titoli dei prossimi interventi (che ovviamente riprenderò qui): "Contrasting Interactivities: BBC Radio Message Boards as an Extension of and Break from Radio's History of Listener Participation", "Online fan cultures around The Archers" (The Archers è una soap radiofonica in onda sulla Beeb da più di mezzo secolo), "Specialist Music and Public Service Media"... Tanti preziosi esempi di come un semplice programma radiofonico possa coinvolgerci, farci sognare, mettere in gioco la nostra intelligenza, darci lo spunto per inventare cose nuove (come nei forum non ufficiali di The Archers, dove gli ascoltatori riscrivono e trasformano le trame). Esempi di come funziona quella "cultura della convergenza" analizzata nell'omonimo testo di Henry Jenkins, direttore del Convergence Culture Consortium del MIT di Boston.
E invece i forum riservati all'eccellente programmazione di RAI Radio 3, fino a l'altro ieri frequentati dalle gentildonne e dai galantuomini de I nostri podcast, non possono volare altrettanto alti, appesantiti come sono da un fango che puzza di squadrismo lontano un miglio, il sintomo più desolante della malessere che ci sta trascinando via.

Fan cultures in radio
(from Radio Labs by Tristan Ferne)

TOGs, Bourdieu, habitus, mirroring, fan-tagonism, cultural capital, Mustardland and Chuffer Dandridge. Do these mean anything to you? Sound interesting?
This week the Radio Labs blog is going to be leaving the world of technology we normally write about and will look at another side of the internet. For the past year or so I have been working with three universities on a study of the online behaviours of listeners and fans of BBC radio and over the rest of this week we're going to be publishing guest posts from each of the researchers on their case studies; interactivity on the BBC Radio messageboards, the off-BBC activity of fans of Terry Wogan, fan cultures around the Archers and how the BBC serves specialist music fans.
The project has been jointly funded by the BBC and the Arts & Humanities Research Council (AHRC) in an initiative aiming to enable collaborative arts and humanities research between the BBC and universities in the UK. At the beginning of 2007 the BBC's Innovation Culture team sent out a Call for Proposals. I had just read Henry Jenkin's Convergence Culture and I was interested in how fans of TV and radio programmes (but BBC Radio in particular) use the internet to interact around programmes and potentially extend the experience of the programme. Things like discussion forums speculating about the plot, fan fiction or user-generated videos based in the fictional world. I was hoping to answer questions like what benefit and value do the fans derive from this behaviour? Does it make them love the programme more? How can fans affect what programmes are made or how the story goes? What benefits are there for the programme makers? And what happens when programme makers try to stop fans making this kind of material?
I was then lucky enough to get into contact with a number of leading researchers in the fields of radio, music and fan studies and we were successful in our bid for funding. Many rail journeys between London, Birmingham and Cardiff ensued and we've ended up with four linked case studies - linked but running fairly independently and using different methods. The culmination of the project happened last week when we had a day presenting the findings to my BBC colleagues and now, over the course of this week, there will be four Radio Labs posts, one from each of the case studies...

"Contrasting Interactivities: BBC Radio Message Boards as an Extension of and Break from Radio's History of Listener Participation"
Bethany Klein, University of Leeds

"TOGs - 'This Ordinary Group'" - Official and Unofficial Listener Activities around Wake Up to Wogan
Matt Hills, Cardiff University

"Online fan cultures around The Archers"
Lyn Thomas, London Metropolitan University

"Specialist Music and Public Service Media"
Tim Wall and Andrew Dubber, Birmingham City University

I hope you enjoy them.