Visualizzazione post con etichetta Rdio. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Rdio. Mostra tutti i post

20 maggio 2013

La musica digitale nel mondo e l'arrivo di Twitter, Google e - presto - Apple sul mercato dello streaming


Il presidente della FIMI Enzo Mazza mi segnala la disponibilità sul sito Web della Federazione dell'industria musicale italiana della traduzione del Digital Music Report 2013, rilasciato pochi mesi fa dalla IFPI (che riunisce a livello mondiale le associazioni di categoria come la Fimi). Il report si può scaricare a questo indirizzo e se proprio volete l'originale potete fare riferimento a questa pagina del sito IFPI, ma in quest'ultimo dovrete rinunciare agli interessanti approfondimenti sul mercato italiano proposti nella versione della FIMI. Con lo sbarco in Italia dei grandi nomi dello streaming (o "abbonamento") musicale - Deezer, Spotify, Rdio - anche la nostra nazione affronta la transizione della musica digitale dal modello "download" inaugurato da Apple iTunes. Nel mondo, sui 5,2 miliardi di dollari di fatturato della musica digitale per il 2012 4,3 erano ancora attribuibili al download, cioè al vero e proprio acquisto privo di supporto fisico. Ma il 10% del mercato è già fatto di consumo in streaming, fisso e mobile, e nazioni come la Svezia e la Francia, proprio grazie a Spotify e Deezer, gli abbonamenti superano, come numero di consumatori, i download.

Ovviamente la vera svolta arriverà quando il pioniere del download, Apple, annuncerà l'atteso servizio streaming. Nel frattempo Cupertino si è fatta superare, per tempestività, da Twitter che ha presentato in anteprima un servizio più simile alla "music discovery" (ovvero alla possibilità di scoprire nuovi gruppi e cantanti facendo leva sulle proprie conoscenze social) e soprattutto da Google, che nel corso della sua conferenza per sviluppatori, Google I/O ha chiamato Chris Yarga a presentare il suo nuovo servizio streaming Google Music "All Access" (dal minuto 39 del filmato con tutti i keynote dell'evento). Se Twitter Music sembra aver parzialmente deluso i primi recensori, Google Music All Access sembra essere più in linea con il resto del gruppo degli streamer e anzi non fa che confermare un mio sospetto: non sarà facile per nessuno, neanche per i big (a eccezione forse della stessa Apple, il cui marchio è noto anche ai sassi) imporsi nel mercato che Spotify, Deezer, Pandora e più recentemente Rdio, si sono in pratica inventato. Anche per All Access i primi commenti non sembrano entusiasti e anzi i recensori mettono in risalto qualche limite del nuovo servizio in streaming lanciato dal motore di ricerca. Il costo degli abbonamenti mobili non si discosta da quello dei concorrenti, che hanno a loro vantaggio prezzi più bassi per il consumo della musica dal desktop e al contrario di Google offrono una parte di contenuti free. Le quattro sezioni di Google All Access - Genres, Recommended, Featured, New Releases - permettono di abbinare l'ascolto puro alla discovery basata su raccomandazioni automatiche ma anche sulla selezione ragionata dei brani, integrandosi al servizio Google Music che già oggi offfre la possibilità di "streamizzare" la musica che risiede sui nostri computer e dispositivi personali.

Il punto è sempre lo stesso: l'economia della musica liquida sarà sul lungo termine più ricca di quella che ruotava intorno ai dischi, fatta la tara delle rispettive forme di pirateria? Oggi la musica digitale vale poco più di un terzo (esattamente il 34%) del mercato della musica "registrata" in generale, che a sua volta mostra timidi segnali di ripresa (16,8 miliardi di dollari nel 2010, 16,3 nel 2011, circa 16,5 nel 2012). La sensazione quindi è che la crescita dei consumi digitali legali abbia comunque un effetto positivo, anche perché la grande diffusione di dispositivi come gli smartphone non può che portare a un allargamento della base di potenziali ascoltatori/consumatori di contenuti musicali.

10 marzo 2013

Arriva in Italia Rdio, la musica in streaming dai "papà" di Skype


Ho scoperto la cosa del tutto casualmente ma è una gran bella scoperta: Rdio, il servizio musicale in streaming fondato da Janus Friis con Niklas Zennström - sì, proprio loro, la coppia che hanno lanciato Kazaa, il network musicale peer-to-peer, e la telefonia IP di Skype - è arrivato in Italia. Anzi, anche in Italia si può usufruire dell'offerta promozionale gratuita lanciata a gennaio (allora in una quindicina di paesi, ma evidentemente l'azienda, che ha la sede a San Francisco, deve aver sottoscritto accordi anche per l'Italia e per un totale che raggiunge oggi le 23 nazioni). Nell'arco di sei mesi, a seconda di quanti brani si ascoltano, è possibile ascoltare la musica custodita nelle teche di Rdio senza pagare una lira. In questo periodo si ha a disposizione una certa dotazione di brani da ascoltare per il mese in corso. Esaurita la scorta mensile si deve aspettare che la ricarica abbia luogo per il mese successivo. Immagino che al termine del semestre di "free ride"- e in ogni caso se si vuole ascoltare musica in mobilità - si debba sottoscrivere una delle due formule di abbonamento: 4,99 euro per l'ascolto illimitato via Web o con le desktop applications o 9,99 euro al mese per un ascolto che comprende anche lo smartphone e il tablet (con possibilità di sincronizzare i brani da ascoltare in assenza di connessione Internet) incluso lo streaming verso sistemi hi-fi e tv "connessi" come Roku o Sonos, o gli altoparlanti wireless come Jawbone Jambox. Su smartphone, Rdio è presente su iPhone, Android, Windows Phone e Blackberry.
I 18 milioni di brani di Rdio si possono ascoltare in quattro modalità, tutte legate ai propri gusti musicali (basta condividere con Rdio i brani custoditi nel proprio computer) e al sistema di relazioni su Facebook e Twitter: Heavy Rotation permette di seguire i brani accumulati complessivamente, Recent Activity mostra la musica man mano che questa viene inserita nelle collezioni e playlist, Top Charts contiene ovviamente le segnalazioni di brani e album più popolari e infine New Releases offre uno spaccato sulle ultime novità, curate da esperti. Il flusso dei brani può essere organizzato ulteriormente nella collezione e nelle playlist. Una caratteristica molto particolare di Rdio è che queste strutture possono essere aperte alla "collaborazione" degli amici e volendo è possibile seguire le playlist condivise dalla comunità di utenti. La condivisione è un'altra specialità, volendo si può integrare il player di Rdio nel proprio blog, oltre che annunciare i brani ascoltati sui social network, "scrobblare" la musica verso Last.fm
Last... but not least, Rdio include anche in alcune sue "viste" (Heavy Rotation, Collections e singoli artisti), il pulsante con l'icona della radio portatile. Cliccandoci sopra parte lo stream di brani casuali attinti a una delle tre categorie. I canali radiofonici si possono personalizzare visualizzando la coda dei brani e rimuovendo quelli meno graditi.
Una curiosità appena apparsa sul blog della piattaforma in streaming, è la collaborazione tra Rdio e The Echo Nest, una startup che sta sviluppando un incredibile ecosistema di servizi e applicazioni a supporto dell'industria musicale online. Echo Nest ha appena messo online una Web app (residente sul cloud di Amazon) chiamata Talk Radio. È basata sulle Web Speech API integrate nel browser Google Chrome a partire dalla release 25 e come si intuisce facilmente permette di richiedere a voce l'esecuzione di un brano. La richiesta "suonami un brano di Michael Jackson" (ovviamente detto in inglese) viene catturata dal browser, interpretata dal server di Echo Nest e inoltrata - attraverso le Rdio API - alle librerie di Rdio che eseguono i brani richiesti. Nell'immagine che ho appena catturato, ho chiesto, a voce, a TalkRadio di eseguire un brano di Sting ed ecco il risultato.
Come si vede, Rdio un servizio estremamente completo e flessibile, che rivaleggia con Spotify per ricchezza delle librerie di brani, funzionalità e ascolto social del musica. Il fatto che entrambi oggi siano disponibili in Italia rende sempre più stimolante l'accesso alle modalità di consumo in streaming di un contenuto fino a pochi anni fa ancora blindato all'interno del mercato, al confronto angusto, del compact disc venduti nei negozi. Sull'altro versante, quello della scoperta di gruppi, cantanti e brani ancora sconosciuti, l'armata degli Spotify, Rdio e Pandora sta incalzando in modo sempre più aggressivo le stazioni radio musicali, che in Italia bisogna ammettere, non si sono mai contraddistinte - a parte rare eccezioni - per inventiva e capacità di distinguersi.  

iRadio, lo streaming deve attendere. Apple contratta (al ribasso) sulle royalties

Difficilmente la discesa di Apple nella stessa arena della musica in streaming oggi guidata da brand come Pandora o dall'arrembante Spotify (appena sbarcato in Italia) verrà annunciata prima dell'estate. La nascita di un servizio Apple "iRadio", in cui la musica in streaming possa prendere il posto del modello download ormai desueto rivitalizzando in questo modo le revenues di iTunes, era stato anticipato dai media americani alla fine dello scorso anno. Sembrava che l'avvento della radio online di Cupertino fosse imminente (segni premonitori erano stati individuati nascosti nellle pieghe di iOS 6), e invece il New York Post ha rivelato l'altro giorno che Apple non riesce a mettersi d'accordo con le case discografiche sul prezzo dei diritti. Secondo il quotidiano newyorkese il negoziatore di Apple, Eddy Cue, vorrebbe strappare un prezzo di 6 centesimi ogni 100 canzoni trasmesse in streaming, contro i 12 che Pandora starebbe pagando. Servizi in abbonamento come Spotify arriverebbero a pagare anche 32 centesimi per 100 canzoni e le medie di mercato si attestano sui 21, 22 centesimi (questo per esempio il prezzo pagato dalle stazioni del circuito Clear Channel iHeart Radio, che riunisce i flussi streaming delle radio che operano principalmente in modalità tradizonale, on air. 
Certamente l'arrivo di Apple nel settore potrebbe scombinare molte carte, per la forza intrinseca che il marchio può scatenare anche nell'acquisire, con la sua piattaforma mobile iAd, i clienti pubblicitari. Il dominio di Pandora, che vanterebbe 67 milioni di utenti, non è accompagnato da una posizione finanziaria molto solida. Il suo anno fiscale 2013, appena chiuso, mostra un ottimo aumento di fatturato (427 milioni di dollari, 375 milioni dei quali da pubblicità, una performance che fa paura alle radio commerciali americane) ma il risultato operativo netto è ancora negativo. In borsa, in compenso, il titolo di Pandora sta segnando livello record sui 12 mesi, anche grazie alle aspettative che si sono accese alla notizia delle dimissioni del CEO, Joe Kennedy, dopo 14 anni di governo dell'azienda. 
Spotify dal canto suo gode di un grande momento di popolarità qui in Italia dopo il lancio coinciso con la manifestazione Sanremese, che il neonato ufficio milanese dell'azienda anglo-svedese, guidato da una giovanissima Veronica Diquattro, ha saputo sfruttare molto abilmente. Proprio in questi giorni Spotify ha anche inaugurato la nuova modalità di accesso basata non più sulla applicazione da scaricare a parte ma direttamente su Web. Per ora il Web Player di Spotify è disponibile solo nel Regno Unito e il suo corredo funzionale è ancora incompleto (qui la recensione di Spotify su Web pubblicata da TechRadar), a differenza di un concorrente forse meno blasonato ma decisamente interessante come Rdio, che guarda caso ha appena avviato una aggressiva strategia di internazionalizzazione ed è sbarcato persino in Italia. Notizia che merita senz'altro un approfondimento...

17 ottobre 2011

USA: Pandora, Facebook e Sirius stanno cambiando la radio.

Si anima sempre di più il quadro anche economico della radio ibrida, tanto sul fronte dei servizi alternativi alla radiofonia FM terrestre come su quello dei contenuti di tipo radiofonico, soprattutto musicale, distribuito attraverso il Web, in modalità sempre più interattiva e "social". L'operatore satellitare americano Sirius XM sta gradualmente alzando il sipario su una offerta "2.0" che include nuovi apparati veicolari e per l'ascolto casalingo, nonché una ventina e più di canali accessibili solo con la nuova generazione di apparati.
Non è solo una questione di svecchiamento di un bouquet di offerta ormai relativamente anziano.
Sirius XM sta chiaramente guardando con una certa preoccupazione a fenomeni come Pandora, la Web radio musicale di tipo partecipativo, capace di adattarsi ai gusti degli utenti e della loro cerchia di amici. Un mese fa Pandora ha completamente ridisegnato, in HTML5, il suo player Web, rimuovendo tra l'altro i limiti di tempo che impedivano di superare una quota di 40 ore di ascolto per gli abbonamenti free. Stitcher, interessante piattaforma di talk radio su IP, ha ricevuto nuovi finanziamenti per alimentare la sua crescita e offrire agli abbonati l'opportunità di creare i propri talk show personalizzati o ascoltarli su dispositivi alternativi al personal computer.
Stitcher ha per esempio siglato un accordo per essere presente sui dispositivi Wi-Fi/Hi-Fi di fascia medio-alta Sonos e continua a rinnovare la sua app per iPad.
Sono soprattutto i rumori di guerra che arrivano dal pianeta Facebook a preoccupare Sirius XM e tutti gli altri editori o operatori di infrastrutture radiofoniche non-Internet. Nei giorni del suo evento mondiale, F8, Facebook ha rivelato l'imminente disponibilità di una applicazione social per l'ascolto di canali radiofonici musicali personalizzati. Il progetto si basa su una collaborazione con Myxer, una azienda specializzata nello streaming di brani musicali e nel download di suonerie e altri materiali sonori attraverso un modello finanziato dalla pubblicità. Attualmente in fase beta "chiusa", la nuova Myxer Social Radio andrà oltre le funzionalità oggi possibili con Pandora offrendo anche l'opportunità di chattare mentre si ascoltano i brani e di creare dei video per raccontare le proprie emozioni di appassionati di musica. Il nuovo servizio vivrà rigorosamente dentro al contesto di Facebook come ha spiegato in una presentazione il responsabile Myk Willis. Come se non bastasse, Facebook ha ribadito nella stessa occasione le proprie partnership con servizi di social music come Spotify, MOG e Rdio, con il preciso obiettivo di stimolare l'acquisto di brani e album attraverso il passaparola tra i frequentatori del social network.

La risposta dell'industria radiofonica convenziona va anch'essa all'attacco del Web e delle sue modalità di interazione. La radio FM americana produce un fenomeno come iHeartRadio, mentre la satellitare Sirius XM preme ulteriormente sull'acceleratore delle offerte combinate. Quella di Sirius sta diventando un catalogo di prodotti fin troppo articolato tra ricevitori veicolari, adattatori e tuner per le autoradio convenzionali, ricevitori portatili, tuner domestici per impianti stereo hi-fi "abilitati" al dialogo con questi accessori satellitari tramite interfacce appositamente studiate per l'occasione (i connettori Sirius e XM). Non manca neppure una Internet radio specializzata per la ricezione via Internet dell'offerta satellitare (del resto disponibile anche attraverso app per smartphone). La nuova generazione di apparati, attesa per questo ultimo trimestre 2011, in tempo per la stagione delle feste, è appena stata protagonista di un duplice debutto - uno autorizzato l'altro no. Qualche giorno fa sul sito Best Buy, la catena retail di elettronica di consumo, è apparsa "per sbaglio" (ma dopo il clamoroso caso di iPhone 4 questi errori paiono quanto mai sospetti) la descrizione del ricevitore SiriusXM "Lynx", un touchscreen basato su una variante di Android che può essere utilizzato con uno dei kit o docking station per la ricezione satellitare venduti per gli utenti veicolari e fissi, ma può ridistribuire via Wi-Fi gli stream ricevuti via IP dalla già citata Internet Radio.
Lynx dispone di innovative funzioni per il riascolto dei programmi dopo brevi sospensioni, o per abilitare la sintonia di un programma nell'istante preferito dall'abbonato, indipendentemente dalla griglia dei programmi. La seconda novità, appena apparsa nella vetrina dello shop online del sito Sirius XM è la versione veicolare, con tuner satellitare integrato, chiamata SiriusXM Edge. Anche qui abbiamo un ricevitore touchscreen che volendo può essere utilizzato fuori dall'automobile e in mobilità con gli appositi accessori. Altra peculiarità, Edge è il primo a potersi sintonizzare sui nuovi canali aggiunti recentemente al ricco palinsesto Sirius: più di venti nuovi programmi che includono, guarda caso, una robusta offerta in spagnolo rivolta agli abbonati "latinos". Sarà interessante tener d'occhio l'evoluzione del titolo Sirius in Borsa, dove la società è listata come "SIRI", lo stesso nome del sistema di riconoscimento vocale di iPhone 4S.