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17 novembre 2013

I consigli di Mentor, il progetto italiano che personalizza l'ascolto musicale

Ho intervistato Eugenio Tacchini, informatico e economista emiliano, specializzato in algoritmi di recommendation e autore di una interessante sperimentazione sullo streaming musicale: una piattaforma, Mentor.fm, che genera un flusso sulla base di un profilo musicale individuale costruito, artificialmente, attraverso i "like" sui social network e altre informazioni. Mentor.fm utilizza proprio il database musicale di Deezer, il quale rende accessibile la propria libreria musicale ad applicazioni esterne non commerciali. Per accedere al servizio è necessario essere iscritti a Deezer (a sua volta accessibile con Facebook). 

Come nasce Mentor.fm?

Da un'sperienza molto lunga. Nel mio dottorato di ricerca terminato l'anno scorso mi sono occupato di recommendation system per prodotti e contenuti ed essendo appassionato di musica mi sono focalizzato sulla recommendation musicali. Ho voluto validare il modello realizzando una emittente online, in cui si ascoltasse veramente, non solo generando playlist. Il progetto, concepito a livello accademico è stato ripreso quest'anno e trasformato in un servizio vero e proprio. Da qui nasce la seconda versione di Mentor, oggi beta pubblica in dieci paesi, e in altri circa 180 in beta privata. Siamo a ridosso del lancio ufficiale, ci sono delle cose da affinare ma sostanzialmente stiamo aspettando solo la confezione del video promozionale, che secondo me è venuto molto bene. Avere un video per un servizio Web vuol dire molto.

E come mai proprio la musica?

Ad aver dato il la al mio impegno accademico in realtà è una esigenza personale, quella di disporre di un sistema super semplice che permetta, senza interagire alla tastiera, di accendere un flusso e ascoltare la musica che ti piace, senza il filtro della ricerca. Come appassionati di musica vogliamo a volte ascoltare specifici brani, ma ci sono altri momenti in cui non si vuole neanche pensare di cercare ma avere una fonte da ascoltare: la vecchia radio farcita di tecnologia insomma. Il Normal mode di Mentor è quello che ho raccontato, ti creo un Dna musicale basato sul tuo profilo social e ti faccio ascoltare qualcosa che ti piace. Il Surprise me mode è più rischioso, punta a traghettare l'utente verso mondi musicali che non sono quelii a lui più congeniali. Non è il discovery tradizionale, che funziona per genere… Se per esempio tu non ascolti mai jazz ma secondo il mio algoritmo il jazz potrebbe piacerti, allora te lo faccio ascoltare.

C'è soltanto software in azione?

Sì è un puro algoritmo software. Nella presentazione delle novità di Deezer parlavano di editor musicali che selezionano per genere e sottogenere. Questa cosa la faccio anch'io ma in modo automatico. Parlare di generi è riduttivo, ci sono altri modi per far somigliare due artisti anche di genere lontani. L'approccio è l'esatto opposto di Pandora, analizzare un brano musicale (manualmente) mettere in corrispondenza due tracce sulla base di questi parametri. Alla base di Mentor c'è invece un modello di collaborative filtering. I systemi di raccomandazione si dividono in base a due categorie, nel collaborative filtering due artisti sono simili se hanno la stessa audience, nell'approccio content based si analizza invece il contenuto. La maggior parte di piattaforme attuali è di tipo collaborativo, Deezer e Spotify combinano i due approcci. Mentor si pone per adesso come collaborativo puro, non ho intenzione di usare al momento l'analisi di contenuto. Oggi il metodo dà risultati validi. 

Da dove parte il meccanismo di profilatura musicale?

Nel momento in cui ti colleghi e ti registri come nuovo utente quasi tutto è basato sul profilo Facebook, i like che hai fatto sugli artisti, già con una decina di like posso ottenere un risultato attendibile. Per adesso tutto è legato al tuo profilo di FB e al comportamento come utente di Mentor, cioè su due input. Ma in cantiere ci sono altri input, quello di Deezer e altri. Per adesso Mentor però non chiede di accedere al tuo wall, sto ragionando se aggiungere questa possibilità ma capisco che da parte dell'utente ci possa essere qualche remora. Tanti utenti che pensano di avere un profilo poco ricco, in realtà accumulano dei like negli anni di fruizione di FB! Nella prima versione avevo 15 like per utente in media. D'altra parte ci sono quelli con zero like musicali e allora ci si deve affidare solo al comportamento su Mentor.

Da quali altre fonti potrebbero arrivare i dati per il profiling?

Sono convinto che anche da altri domini si possano estrarre informazioni sul profilo musicale. Ci sono mille correlazioni esterne, se uno ama molto la musica indie difficilmente andrà a vedersi un cinepanettone. Cinema e musica vanno di pari passo, quanto meno sull'essere inclini al mainstream o viceversa alla nicchia. Da un film puoi capire se sei appassionato per esempio di rock. 

Qual è il business model di Mentor?

Oggi non ho un vero business model, anche se la mia non è ricerca pura perché ho voluto creare un servizio che avesse un potenziale commerciale. I costi per farlo funzionare sono molto basi, voglio metterlo sul mercato, vedere che cosa succede e agire di conseguenza. Un discorso da fare è la mancata presenza negli USA. Deezer non copre quel territorio ma da quanto ho visto gli utenti americani sono molto più disposti a pagare. Voglio affrontare in modo più approfondito l'aspetto business quando potrò sbarcare negli Stati Uniti. Se in Europa non generassi ricavi, questo non mi tratterrebbe dal provarci da quelle parti. Il fattore business è quello con i punti di domanda principali, sono aperto a veder quel che succede. 

La piattaforma di Deezer prevede la possibilità di creare dei plug-in agganciati alla sua interfaccia, perché hai deciso di non seguire questa strada?

Ho seguito una strada diversa perchè non volevo che Mentor si perdesse dentro a Deezer. Un modello simile lo offre anche Spotify che forse è ancora più popolare. Sistemi in streaming ce n'erano da anni, ma quando è uscito Spotify ha saputo conquistarsi una notevole fama, sono stati molto bravi. Ora Deezer guadagna terreno e spero che Mentor possa approfittare della popolarità di Deezer e viceversa, sono due cose tra loro correlate. Chiunque può entrare in partnership con Deezer, allo stato delle cose utilizzi Deezer come provider di musica in streaming e puoi farlo gratuitamente alla condizione che tu non eroghi un servizio commerciale. In questo momento non potrei far pagare Mentor, non perché Deezer mi chiederebbe una parte di soldi ma perché proprio non si può fare, credo per vincoli contrattuali con le case discografiche. L'accordo funziona così, puoi usare librerie musicale gratuitamente ma l'utente deve essere iscritto a Deezer (con la speranza di farlo diventare pay). Con una app esterna puoi aderire al programma di affiliation per cui se un utente diventa premium per merito tuo hai diritto a una delle mensilità versate. 

Qual è il tuo parere sui servizi pay e sull'economia della musica liquida?

Da questo punto di vista vorrei un ecosistema più semplice, in cui pagare sempre ma molto poco e in cui non ci fosse pubblicità o altro. Il fatto che Internet ci abbia abituati ad avere tutto gratis ora rende complicato tornare indietro, non si ha la percezione del fatto che un album musicale costa molta fatica. Non pagare è bello ma ci ha disabituati all'idea del lavoro che c'è dietro a quello che consumi. In America è diverso, Netflix ha un sacco di abbonati. 

Ma qui in Europa facciamo fatica ad adottarne il modello.

Anche per la scarsa conoscenza del mondo da parte di chi è seduto su certe poltrone. Per le serie tv ci sarebbero tantissime persone disposte a pagare. 

Chi è Eugenio Tacchini e quanta fatica è costata il lavoro per Mentor?

Ho due lauree, in Economia e Informatica, e un dottorato in Informatica. Per così dire ho i piedi in due scarpe, ma  la vera passione è informatica. Per Mentor ho lavorato da solo, tranne che per l'interfaccia grafica. Sul video promozionale di cui parlavo hanno lavorato quattro persone e io ho sviluppato il concept e lo script. 

Prima di Mentor, c'è stato un progetto chiamato Dadabik, un innovativo sistema per lo sviluppo di database per il Web partendo da db come MySQL.


Dadabik risale a tantissimi anni fa, il primo concetto risale al 2000. La prima versione fu pubblicata nel 2001 è stato per anni un progetto open source, è cresciuto tantissimo, per anni è stato il più importante e l'anno scorso l'ho trasformato in un progetto commerciale. Adesso funziona molto bene perché tanti anni di volontariato hanno dato dei frutti, la community è grandissima, è stato usato nei modi più disparati. I paganti sono un sottoinsieme ridotto degli utenti di quando Dadabik era GPL ma è sufficiente per generare un certo business. È scritto in Php ma è più evoluto di tool come PHPMyAdmin e non è "as a service", lo si scarica per sviluppare applicazioni da mettere su Web server o su un server Intranet. Infatti è presente sia sulle intranet, sia su siti pubblici. 

Deezer, il pioniere globale dello streaming musicale, punta sulla "discovery" e lancia una app per i "music lover"

 Ho seguito qualche giorno fa in Web streaming da Londra, dal mitico Ronnie Scott's Jazz Club, la conferenza stampa mondiale del Ceo di Deezer, Axel Dauchez (il suo keynote è disponibile in differita a questo indirizzo). 
Deezer, fondato dal "wunderkind" Daniel Marhely è un servizio in streaming musicale davvero pionieristico, sette anni di grande avventura ha detto Dauchez, 300 persone che lavorano, una presenza davvero internazionale (182 nazioni, con la vistosa eccezione degli Stati Uniti). Un'avventura di successo, con 5 milioni di abbonati paganti, una cifra raddoppiata in soli due anni, che possono ascoltare liberamente, anche in mobilità (anzi, lo streaming via smartphone oggi è il 75% del totale), una biblioteca di 30 milioni di brani.
La particolarità di Deezer è la combinazione di algoritmi di raccomandazione e selezione guidata da una agguerrita redazione di esperti di musica. Secondo Dauchez Deezer quest'anno ha lavorato molto sul potenziamento di questa redazione, oggi di cinquanta persone (da trenta che erano) e sull'organizzazione del "sapere" musicale pop in ben 300 generi e sottogeneri. Chi entra in Deezer può affidarsi ai suoi suggerimenti automatici, ai consigli della redazione o alle ricerche volontarie in questa labirintica geografia del suono.
Tutto l'intervento di Dauchez si è incentrato sul senso della "discovery", sulla capacità di una piattaforma streaming di portare i suoi ascoltatori e abbonati alla scoperta di nuovi autori e stili musicali. È un motore essenziale per convincere i musicisti a sposare la filosofia dello streaming, dopo che già il concetto del download musicale aveva rivoluzionato l'industria (su questo tema e sulle conseguenze economiche della musica digitale vi segnalo un recente articolo di Tiziano Bonini su DoppioZero, "Non sentirsi in colpa con Spotify")
Per rendere ancora più efficace la discovery con Deezer sono stati introdotte diverse novità in una interfaccia rinnovata che esce proprio in questi giorni. Il nuovo Deezer prevede due pulsanti inediti, Hear this e Explore. Il primo è un live stream dove vengono proposti nuovi contenuti da provare, con la possibilità di seguire le raccomandazioni dell'editor che consiglia i vari brani, anche attingendo alle playlist degli altri editor. On top sulle "editor recommendation" ci sono anche quelle puramente basate sugli algoritmi di raccomandazione di Deezer. Per evitare un livello eccessivo di percentuali di brani "rifiutati" dall'ascoltatore, nel mix entreranno però forti dose degli autori e brani preferiti.
La funzione Explore, si rivolge a chi è nel mood di voler scoprire da solo nuove cose, per genere, per regione geografica, per etichetta musicale, per data di rilascio degli album. Insomma un motore di ricerca musicale molto potente dedicato a chi è più esperto o ha gusti musicali più definiti.
A proposito di esperti, Dauchez ha concluso il suo intervento con un'altra novità espressamente pensata per i veri "music lover", quelli che hanno un culto assoluto per la loro libreria di brani e non sentono il bisogno di rivolgersi a una piattaforma streaming anche perché molto del loro tempo viene dedicato alla cura della propria discoteca e al passaggio dei file da un dispositivo di ascolto all'altro. Daniel Merhely, ha detto il Ceo di Deezer, oggi vuole costruire un ponte tra i music lover e lo streaming, con un nuovo servizio in beta chiusa per il momento disponibile solo sottoforma di applicazione per MacOS. La Deezer app mescola le normali funzionalità di Deezer e l'accesso alla sua libreria attraverso un player molto compatto e leggero, a un servizio di "cloudizzazione" dei propri brani musicali, che vengono catturati sul disco e replicati sui server di Deezer (il meccanismo è simile a quello di Google Music o Apple iTunes Match). L'obiettivo è quello di spingere l'appassionato a usufruire della sua discoteca personale in modalità streaming, offrendo però l'opportunità di agganciarsi a Deezer per la scoperta di nuovi brani. Dauchez ha assicurato che la app verrà rilasciata entro fine anno e sarà affiancata anche dalla versione per Windows. 

20 agosto 2013

Nuova fase beta (privata) per Mentor.fm, suggeritore musicale all'emiliana

Nel gennaio 2012, sul prezioso input di Francesco Delucia, avevo dato notizia di un sistema di raccomandazione musicale italiano, Mentor.fm. Ora ho appena ricevuto un messaggio di Eugenio Tacchini, ideatore del progetto (qui lo vedete in una intervista del 2010 per Working Capital di Telecom Italia), che annuncia l'ingresso di Mentor.fm in una fase beta privata estesa a tutti coloro che si erano a suo tempo registrati sul sito. Rispetto a un anno e mezzo fa Mentor si è collegato a Deezer per la diffusione dei brani musicali, per cui occorre disporre di un account valido su questa piattaforma musicale. Ma il concetto di base mi sembra quello che Mento aveva in partenza, costruire un motore di suggerimenti musicali basato sugli scambi che avvengono sul proprio profilo Facebook, altro elemento indispensabile per poter fare il login.
Un'altra novità è che il servizio ora afferma di essere "proudly made in Emilia" (forse in collaborazione con l'università di Piacenza?). Il tutto funziona più o meno come una emittente Web, dopo pochi secondi dalla registrazione viene confezionata una playlist su cui è possibile intervenire con "like" e "dislike". I risultati sono effettivamente curiosi. Dopo una prima serie di brani di sconosciuti complessi heavy metal scandinavi (!), Mentor ha cominciato a propormi Tom Koopman con i concerti brandeburghesi di Bach (che venero su tutto) e la Philarmonia Orchestra con Tchaikovskij (che odio piuttosto cordialmente). Se l'obiettivo è quello di fornire indicazioni non banali e consentire di scoprire generi musicali nuovi e inaspettati, mi sembra che siamo sulla strada giusta.

20 maggio 2013

La musica digitale nel mondo e l'arrivo di Twitter, Google e - presto - Apple sul mercato dello streaming


Il presidente della FIMI Enzo Mazza mi segnala la disponibilità sul sito Web della Federazione dell'industria musicale italiana della traduzione del Digital Music Report 2013, rilasciato pochi mesi fa dalla IFPI (che riunisce a livello mondiale le associazioni di categoria come la Fimi). Il report si può scaricare a questo indirizzo e se proprio volete l'originale potete fare riferimento a questa pagina del sito IFPI, ma in quest'ultimo dovrete rinunciare agli interessanti approfondimenti sul mercato italiano proposti nella versione della FIMI. Con lo sbarco in Italia dei grandi nomi dello streaming (o "abbonamento") musicale - Deezer, Spotify, Rdio - anche la nostra nazione affronta la transizione della musica digitale dal modello "download" inaugurato da Apple iTunes. Nel mondo, sui 5,2 miliardi di dollari di fatturato della musica digitale per il 2012 4,3 erano ancora attribuibili al download, cioè al vero e proprio acquisto privo di supporto fisico. Ma il 10% del mercato è già fatto di consumo in streaming, fisso e mobile, e nazioni come la Svezia e la Francia, proprio grazie a Spotify e Deezer, gli abbonamenti superano, come numero di consumatori, i download.

Ovviamente la vera svolta arriverà quando il pioniere del download, Apple, annuncerà l'atteso servizio streaming. Nel frattempo Cupertino si è fatta superare, per tempestività, da Twitter che ha presentato in anteprima un servizio più simile alla "music discovery" (ovvero alla possibilità di scoprire nuovi gruppi e cantanti facendo leva sulle proprie conoscenze social) e soprattutto da Google, che nel corso della sua conferenza per sviluppatori, Google I/O ha chiamato Chris Yarga a presentare il suo nuovo servizio streaming Google Music "All Access" (dal minuto 39 del filmato con tutti i keynote dell'evento). Se Twitter Music sembra aver parzialmente deluso i primi recensori, Google Music All Access sembra essere più in linea con il resto del gruppo degli streamer e anzi non fa che confermare un mio sospetto: non sarà facile per nessuno, neanche per i big (a eccezione forse della stessa Apple, il cui marchio è noto anche ai sassi) imporsi nel mercato che Spotify, Deezer, Pandora e più recentemente Rdio, si sono in pratica inventato. Anche per All Access i primi commenti non sembrano entusiasti e anzi i recensori mettono in risalto qualche limite del nuovo servizio in streaming lanciato dal motore di ricerca. Il costo degli abbonamenti mobili non si discosta da quello dei concorrenti, che hanno a loro vantaggio prezzi più bassi per il consumo della musica dal desktop e al contrario di Google offrono una parte di contenuti free. Le quattro sezioni di Google All Access - Genres, Recommended, Featured, New Releases - permettono di abbinare l'ascolto puro alla discovery basata su raccomandazioni automatiche ma anche sulla selezione ragionata dei brani, integrandosi al servizio Google Music che già oggi offfre la possibilità di "streamizzare" la musica che risiede sui nostri computer e dispositivi personali.

Il punto è sempre lo stesso: l'economia della musica liquida sarà sul lungo termine più ricca di quella che ruotava intorno ai dischi, fatta la tara delle rispettive forme di pirateria? Oggi la musica digitale vale poco più di un terzo (esattamente il 34%) del mercato della musica "registrata" in generale, che a sua volta mostra timidi segnali di ripresa (16,8 miliardi di dollari nel 2010, 16,3 nel 2011, circa 16,5 nel 2012). La sensazione quindi è che la crescita dei consumi digitali legali abbia comunque un effetto positivo, anche perché la grande diffusione di dispositivi come gli smartphone non può che portare a un allargamento della base di potenziali ascoltatori/consumatori di contenuti musicali.