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04 settembre 2014

Radioplayer, tutte le radio UK in streaming: un ponte tra due modalità di fruizione



Bellissima l'intervista che trovate su JacobsMedia a Michael Hill, managing director di UK Radioplayer ltd, una società no profit formata da un consorzio di tutti i broadcaster britannici, pubblico e privato. L'obiettivo di Radioplayer è quello di favorire l'ascolto dei contenuti della radio "tradizionale" offrendo la possibilità di accedere  in streaming, da un unico sito Web, a tutte le stazioni britanniche. Lanciata nel 2011 oggi la piattaforma permette di ascoltare oltre 400 radio. Quali differenze ci sono rispetto ad aggregatori come TuneIn e similari? A parte la specializzazione che porta a una grande abbondanza di canali il punto di forza di Radioplayer sta soprattutto nelle sue app, che sfruttano molto bene le capacità degli smartphone e dei tablet attraverso una interfaccia incredibilmente efficace.
Sto provando la app per il sistema iOS e devo dire che la facilità di raggiungere i contenuti e scoprire nuove stazioni e persino nuovi programmi è straordinaria. Alcuni aggregatori (penso per esempio a Pure Connect) offrono la possibilità di esplorare anche i podcast dei programmi di tutto il mondo. Radioplayer presenta solo i programmi del Regno Unito ma la semplicità è unica. Basta consultare una delle categorie proposte, scegliere la trasmissione e salvarla tra i podcast preferiti. Automagicamente, ogni titolo salvato permette di accedere ai podcast in archivio. Una sezione raccomandazioni suggerisce i contenuti in base alle preferenze espresse attraverso i like agli artisti dati su Facebook. Insomma, una app da studiare e imitare. 
L'unico "difetto" se così si può dire, è che UK Radioplayer è disponibile (per iOS) solo sullo store della Gran Bretagna. Ma essendo gratuita l'applicazione può essere scaricata con relativa facilità. Basta entrare nell'Apple Store senza identificativi e chiedere di andare alla versione britannica. Una volta individuata UK Player si sceglie di installare la applicazione. Alla richiesta della Apple ID si clicca sul pulsante per la creazione di un nuovo identificativo e si procede a scegliere la password (dovete utilizzare una mail diversa da quella usata per eventuali altre Apple ID e anche una diversa mail "di soccorso"). Quando è il momento di pagare si deve selezionare l'opzione "NONE" al posto delle solite icone delle carte di credito e inserire un indirizzo contabile inglese (basta googlare sul sito di una qualsiasi società britannica che fornisca l'indirizzo postale). 
In Italia ci si lamenta per la scarsa attenzione che i giovani rivolgono alle stazioni radio via etere e al crescente disinteresse nei confronti di questo medium. Questo è un ottimo esempio di come è possibile far leva su una nuova modalità di fruizione per veicolare contenuti più tradizionali. Tanto per aggiungere un dettaglio, Radioplayer dispone di una "modalità auto" che visualizza sullo schermo di iPhone solo le prime quattro icone della lista delle stazioni preferite, per non interferire troppo con la guida. Un modo a mio parere molto efficace per cercare di avvicinare due mondi che in certe fasce di pubblico stanno sempre più divergendo.

23 settembre 2013

Rapporto IFPI: la musica digitale e streaming cresce e si apre al genere classico

In occasione del convegno sulla musica digitale in Italia tenutosi durante i "Digital Days" di MTV a Torino, ecco arrivare fresco di stampa sul sito FIMI, la federazione delle aziende musicali italiane, la versione tradotta del rapporto Digital Music Report 2013. Un mucchio di dati e considerazioni sull'industria della musica registrata, ormai sempre più focalizzata su Internet. La rete viene intesa sia come veicolo di singoli brani e album da acquistare separatamente da store come Apple iTunes, sia nella più recente accezione di servizi che dietro modesti abbonamenti mensili (la media si aggira intorno ai 5 euro o anche meno) consentono di ascoltare tutta la musica possibile direttamente online e in molti casi di scaricare un certo numero di brani su un dispositivo personale, in genere lo smartphone, per il riascolto offline. Se qualcuno preferisce il Digital Music Report nella sua versione originale inglese pubblicata dall'omologo internazionale di FIMI, la IFPI lo troverà qui, ma l'edizione italiana contiene alcuni dati locali che sono interessanti.
Quello italiano è un mercato abbastanza piccolo se paragonato a quello di altre nazioni con lo stesso numero di abitanti e il digitale sta crescendo rapidamente. Ormai siamo quasi al pareggio, il download e lo streaming sono il grosso di un fenomeno che rappresenta il 45%, contro il 55% del supporto fisico (anche il CD non è certo analogico, in realtà si dovrebbe parlare di musica "liquida" più che digitale)

Continua la crescita dell’offerta digitale in italia, trainata anche dalle nuove piattaforme e dai servizi cloud based lanciati nel 2012. Secondo i dati di Deloitte per FIMI, lo scorso anno il fatturato è cresciuto al sell-in del 31%, superando i 36 milioni di euro. Il download di album e singoli è cresciuto del 25%.nel 2012 sono stati scaricati in italia quasi 23 milioni di singoli digitali e 2,3 milioni di album (Gfk). Un vero e proprio boom è arrivato dallo streaming video basato sulla pubblicità, con Youtube e vevo, salito del 77 % con un fatturato di 8 milioni di euro. Lo streaming è la seconda fonte di ricavo nel digitale. Nei primi mesi del 2013 nel segmento streaming audio sono entrati anche importanti operatori come Spotify (che nella prima settimana di lancio ha realizzato oltre 11 milioni di stream) e Rdio, che si aggiungono a Deezer, già attivo nel 2012.
Cresciuti dell’80% anche i modelli in abbonamento, altro segmento in grande espansione. In crescita sul mercato italiano, i proventi diversi (new revenue stream) saliti del 29% tra i quali, ad esempio, i diritti connessi, il merchandising, e le sponsorizzazioni. Complessivamente, considerando l’intero mercato tradizionale, più digitale e nuovi proventi, il fatturato è risultato pari a 150,9 milioni di euro al sell in (169,6 milioni al sell out per IFPI): digitale e nuove fonti di ricavo rappresentano oggi il 45% del totale, a fronte di un 55% del segmento del supporto fisico.


Una sezione del rapporto che ho trovato molto azzeccata e stimlante parla del classico, un genere musicale apparentemente escluso dai grandi spostamenti di pubblico giovanile impegnato a seguire la battaglia tra Pandora, Spotify e gli altri astri nascenti dello streaming. Eppure, la transmedialità implicita in tutte le piattaforme di distribuzione di contenuti in streaming, le relazioni rese possibili dai modelli social, sembrano proprio fatti apposta per risvegliare la curiosità dei consumatori di musica classica o come forse è meglio dire "colta, forse minoritari sul piano dei numeri ma in genere molto più aperti alle contaminazioni con altre suggestioni culturali e modalità di espressione artistica. Anche nel campo della musica classica il digitale sta portando cambiamenti e novità, si legge nel rapporto IFPI. Gli esempi fatti provengono dal gruppo Universal, che lo scorso anno ha aperto Sinfini Music, un portale che propone tantissimi aggiornamenti e collegamenti sulla discografia classica, i concerti e i personaggi, esecutori, direttori, cantanti, che animano la scena della musica colta. La stessa Universal, tramite il suo storico marchio Decca, ha sperimentato un bel progetto multimediale in occasione del lancio di un nuovo titolo del soprano Cecilia Bartoli, "Mission". Centrato sul repertorio del primo barocco di Agostino Steffani, Mission è diventata una sorta di inchiesta sul musicista di Castelfranco Veneto coevo di Alessandro Scarlatti, che fu anche sacerdote e diplomatico del Vaticano. Grazie a Internet Universal ha messo insieme un mosaico di contributi, un sito, un canale You Tube, addirittura un adventure game che invita a risolvere un misteriosa vicenda di cui Steffani fu protagonista. Mentre sul fronte editoriale viene coinvolta anche la scrittrice di gialli Donna Leon, che in The Jewels of Paradise narra degli oscuri intrighi di una Venezia ancora percorsa dalle note del musicista-agente segreto. Insomma, lo streaming non è solo pop-rock, e soprattutto non deve necessariamente essere soltanto musicale nel senso stretto del termine.



07 giugno 2013

Tronsmart MK908, lo "stick-pc" multimediale mette Android sul televisore.


Quasi esattamente un anno fa davo notizia di un prodotto, ExtreamTV, che il mio amico Mauro aveva dimostrato in fase ancora prototipale. Un micro-pc (l'architettura era OMAP) con uscita diretta sullo schermo televisivo attraverso l'interfaccia HDMI e la possibilità di visualizzare applicazioni Android e contenuti multimediali su un normale televisore HD, reso "smart e connected" con la modica spesa di un dispositivo alloggiato nello spazio di una chiavetta. Purtroppo nel frattempo Mauro ha modificato le sue strategie imprenditoriali e temo (per la nostra economia, sarebbe una perdita) che sia andato a operare in estremo oriente, ma è chiaro che la sua idea era giusta. Tronsmart - come riferisce il sito Liliputing, specializzato in pc a fattore di forma microscopica - ha rilasciato un "Tv stick" molto simile, basato su architettura Cortex A9 Rk3188 Quad Core e dotato di GPU Quad Core Mali 400MP4. Il prodotto si chiama MK908 e ha un costo inferiore ai 90 dollari, con spedizione gratuita (10 euro per la spedizione via DHL) da Geekbuying. Racchiude la potenza di un elaboratore Cortex Quad da 1,8 GHz (1), in uno stick poco più grande di una chiavetta USB utilizzata oggi per il digitale terrestre. Monta il sistema operativo Android 4.2 Jelly Bean ed è dotato di porta USB esterna, oltre che di connettore HDMI da inserire nella corrispondente porta sul televisore. 

L'amico anonimo che me l'ha segnalata ragionava giustamente che basterebbe un chip tuner e un convertitore per integrare direttamente a bordo dell'MK908 un sistema completo per la sintonia di segnali FM, DAB e DVB-T, con la demodulazione affidata a un applicazione Android (a 1,8 GHz MK908 è più potente di un supercomputer di 15 anni fa. Penso che sfruttando la connessione USB sia possibile però dialogare con una chiavetta RTL-SDR o similari. Intanto a questo prezzo viene proprio voglia di acquistarlo e provarlo. Ovviamente lo stick computer è compatibile con wi-fi e Bluetooth. Basterebbe davvero pochissimo per estendere le sue possibilità multimediali alla ricezione di segnali radiofonici e televisivi on air. Poi un giorno vedremo tutta questa elettronica inserita direttamente nei televisori.



20 maggio 2013

La musica digitale nel mondo e l'arrivo di Twitter, Google e - presto - Apple sul mercato dello streaming


Il presidente della FIMI Enzo Mazza mi segnala la disponibilità sul sito Web della Federazione dell'industria musicale italiana della traduzione del Digital Music Report 2013, rilasciato pochi mesi fa dalla IFPI (che riunisce a livello mondiale le associazioni di categoria come la Fimi). Il report si può scaricare a questo indirizzo e se proprio volete l'originale potete fare riferimento a questa pagina del sito IFPI, ma in quest'ultimo dovrete rinunciare agli interessanti approfondimenti sul mercato italiano proposti nella versione della FIMI. Con lo sbarco in Italia dei grandi nomi dello streaming (o "abbonamento") musicale - Deezer, Spotify, Rdio - anche la nostra nazione affronta la transizione della musica digitale dal modello "download" inaugurato da Apple iTunes. Nel mondo, sui 5,2 miliardi di dollari di fatturato della musica digitale per il 2012 4,3 erano ancora attribuibili al download, cioè al vero e proprio acquisto privo di supporto fisico. Ma il 10% del mercato è già fatto di consumo in streaming, fisso e mobile, e nazioni come la Svezia e la Francia, proprio grazie a Spotify e Deezer, gli abbonamenti superano, come numero di consumatori, i download.

Ovviamente la vera svolta arriverà quando il pioniere del download, Apple, annuncerà l'atteso servizio streaming. Nel frattempo Cupertino si è fatta superare, per tempestività, da Twitter che ha presentato in anteprima un servizio più simile alla "music discovery" (ovvero alla possibilità di scoprire nuovi gruppi e cantanti facendo leva sulle proprie conoscenze social) e soprattutto da Google, che nel corso della sua conferenza per sviluppatori, Google I/O ha chiamato Chris Yarga a presentare il suo nuovo servizio streaming Google Music "All Access" (dal minuto 39 del filmato con tutti i keynote dell'evento). Se Twitter Music sembra aver parzialmente deluso i primi recensori, Google Music All Access sembra essere più in linea con il resto del gruppo degli streamer e anzi non fa che confermare un mio sospetto: non sarà facile per nessuno, neanche per i big (a eccezione forse della stessa Apple, il cui marchio è noto anche ai sassi) imporsi nel mercato che Spotify, Deezer, Pandora e più recentemente Rdio, si sono in pratica inventato. Anche per All Access i primi commenti non sembrano entusiasti e anzi i recensori mettono in risalto qualche limite del nuovo servizio in streaming lanciato dal motore di ricerca. Il costo degli abbonamenti mobili non si discosta da quello dei concorrenti, che hanno a loro vantaggio prezzi più bassi per il consumo della musica dal desktop e al contrario di Google offrono una parte di contenuti free. Le quattro sezioni di Google All Access - Genres, Recommended, Featured, New Releases - permettono di abbinare l'ascolto puro alla discovery basata su raccomandazioni automatiche ma anche sulla selezione ragionata dei brani, integrandosi al servizio Google Music che già oggi offfre la possibilità di "streamizzare" la musica che risiede sui nostri computer e dispositivi personali.

Il punto è sempre lo stesso: l'economia della musica liquida sarà sul lungo termine più ricca di quella che ruotava intorno ai dischi, fatta la tara delle rispettive forme di pirateria? Oggi la musica digitale vale poco più di un terzo (esattamente il 34%) del mercato della musica "registrata" in generale, che a sua volta mostra timidi segnali di ripresa (16,8 miliardi di dollari nel 2010, 16,3 nel 2011, circa 16,5 nel 2012). La sensazione quindi è che la crescita dei consumi digitali legali abbia comunque un effetto positivo, anche perché la grande diffusione di dispositivi come gli smartphone non può che portare a un allargamento della base di potenziali ascoltatori/consumatori di contenuti musicali.

11 febbraio 2013

FIMI: insieme alle "new revenue" la musica digitale vale il 45% del mercato. Boom per lo streaming.


Continua secondo la FIMI, la Federazione confindustriale della musica italiana, la crescita dell’offerta digitale in Italia, trainata anche dalle nuove piattaforme e dai servizi cloud based lanciati nel 2012. Secondo i dati di Deloitte per FIMI, lo scorso anno il fatturato è cresciuto al sell-in del 31%, superando i 36 milioni di euro. Il download di album e singoli è cresciuto del 25% mentre un vero e proprio boom è arrivato dallo streaming video basato sulla pubblicità, salito del 77 % con un fatturato di 8 milioni di euro. Lo streaming è la seconda fonte di ricavo nel digitale. Sono cresciuti dell’80% anche i modelli in abbonamento, altro segmento in grande espansione che presumibilmente riceverà un forte colpo di frusta dall'avvento - ormai certo - di Spotify in Italia (ricordiamo che da qualche settimana Soptify ha aperto un ufficio a Milano affidandolo alla country manager Veronica Diquattro). In crescita sul mercato locale anche i cosiddetti "proventi diversi" (new revenue stream) saliti del 29%. Tra questi rientrano quali, ad esempio, i diritti connessi, il merchandising e le sponsorizzazioni.
Complessivamente, considerando l’intero mercato tradizionale, più digitale e nuovi proventi, il fatturato è risultato pari a 150,9 milioni di euro: digitale e nuove fonti di ricavo rappresentano oggi il 45% del totale, a fronte di un 55% del segmento del supporto fisico.

«L’industria discografica ha saputo rispondere alle sfide della tecnologia con importanti partnership e soprattutto, si è confrontata con la rivoluzione digitale solo con le proprie forze, senza incentivi, sostegni economici o contributi, arrivando oggi a poter offrire ai consumatori una vasta gamma di alternative per l’accesso legale ad oltre 25 milioni di brani su decine di piattaforme» - commenta il Presidente di FIMI (Federazione dell’industria musicale italiana) Enzo Mazza. «L’Italia ha ottime prospettive di sviluppo ma molto dipenderà dalla strategia che il prossimo Governo vorrà darsi sull’agenda digitale e sui contenuti online, abbiamo di fronte una grande opportunità, come già dimostrano i dati di Paesi in cui il digitale è centrale nelle politiche di sviluppo e  crescita.»

Nell’off-line il segmento del CD / Album ha perso il 22 % scendendo a 80,2 milioni di euro al sell in. In crescita del 46% il vinile, anche se con i quasi 2 milioni di euro, rimane comunque ancora un fenomeno limitato rispetto al totale del business musicale in Italia. Da rilevare, secondo i dati forniti invece da GfK, che nella generale crisi del supporto e dei canali tradizionali (scesi del 17%), spicca con un’impennata del 30% l’e-commerce, che rappresenta oggi il 7% delle vendite di dischi in Italia.
Il repertorio italiano risulta costante al top anche nel 2012: con oltre il 50 % del venduto e otto su dieci nella top ten degli album più venduti dell’anno. Ecco i dati comunicati oggi insieme a un confronto con l'anno precedente. 

04 febbraio 2013

EBU: più integrazione tra modelli broadcast e broadband

Roland Beutler, tecnologo presso l'emittente regionale tedesca SWR, ha pubblicato per l'EBU un breve saggio sulle possibili forme di integrazione tra sistemi di distribuzione broadcast e broadband. In "Broadcasting in a world of changing electronic communication" l'esperto parte da una semplice constatazione: le formule di accesso ai contenuti multimediali attraverso infrastrutture radio di tipo non-broadcast si moltiplicano e guadagnano il favore degli ascoltatori. Ma ragioni tecniche ed economiche spingono anche in favore del mantenimento di modelli più tradizionali, in cui il contenuto continua a essere irradiato da una sola antenna verso bacini di utenza molto popolosi. Ci vuole però più collaborazione tra i due modelli. Le conclusioni di Beutler sono tre: spingere perché vengano ritardate le aste delle frequenze ex televisive a favore di operatori telefonici; favorire in Europa l'adozione di sistemi di ricezione di standard radiotelevisivi come il DVB o il DAB direttamente da parte dei costruttori di smartphone (come avviene in Corea); stabilire forme di collaborazione più strette tra gli stakeholder in gioco, in modo tra l'altro di creare un contesto in cui le frequenze un tempo riservate al broadcast possano essere destinate a impieghi più ibridi, senza ricreare situazioni di esclusività. Il documento EBU può essere scaricato qui.



1) WRC-15 preparation and influence on spectrum allocation
Some European mobile operators are pressing for the 700 MHz band to be auctioned off as soon as 2016. However, if this happens shortly after WRC-15 then the auction process will certainly not take into consideration the need to use this band for the delivery of nonlinear broadcast services. Rather, similar to the auctions in the 800 MHz band, the spectrum will be used for traditional IMT networks. Then, calling for cooperation between broadcast and mobile networks will most likely not be successful.Therefore, broadcasters should:
· Lobby their administrations to propose, at WRC-15, postponing the allocation of the 700 MHz band in the Northern part of ITU Region 1 to an appropriate date. This can be
achieved by virtue of a corresponding footnote; and
· Lobby administrations on a European level to postpone the auctions of the 700 MHz band spectrum to a point in time when the concepts for cooperation between broadcast and
mobile networks are mature in order to prevent it being used only for traditional IMT services. Alternatively, if auctioning is envisaged at an early stage, conditions for the usage of spectrum should be imposed which would enable cooperation between broadcast and broadband networks at a later point in time.

2) Integration of broadcast receivers in smartphones and tablets
In some markets this is already reality, such as Japan and Korea. It is important to investigate what regulatory and economic conditions there are. What are the differences and, if such integration proves to be applicable for Europe too, develop a strategy to lobby for this at a European level.Furthermore, in other regions of the world, such as Mexico for example, there is a serious debate about this issue going on. Typically, regulators base their decisions on the feedback received during corresponding consultation processes. Broadcasters around the world should carefully monitor any such activities and participate in associated consultation processes if possible.

3) Development of technically feasible options for network cooperation 
Broadcasters should actively engage in the development of technological options for cooperation between broadcast and broadband networks. Several activities in this area are already underway which are associated with what is called “Dynamic Broadcasting” or “Overlay broadcast and cellular mobile networks”. Broadcasters should decide to actively participate in this research. Also, it would be beneficial to convince the EC to support such activities at a European level. It is important in this respect to consider a wider range of broadband technologies beyond IMT (for example Wi-Fi) to ensure optimal usage of resources such as spectrum and network infrastructure.

24 novembre 2012

Madamina, il catalogo è online: debutta con Mozart la stagione lirica Web del Carlo Felice e MyMovies

È aperto a tutti quanti, viva la libertà! Il leggendario "Met" newyorkese ha le sue dirette radiofoniche riprese anche su Internet. Glyndebourne ha un accordo con il quotidiano Guardian per la trasmissione live di alcune opere. L'Opera di Liegi aveva inaugurato un servizio in streaming qualche anno fa, ma oggi il suo canale You Tube è tristemente fermo al 2010. La Scala e altri teatri italiani offrono le loro "prime" nelle dirette televisive sulla RAI.
Ma la joint venture tra il Teatro Carlo Felice di Genova e MyMovies, il portale cinematografico partecipato da Ibs.it, è una prima assoluta che farà discutere e conquisterà il cuore di tantissimi appassionati di musica lirica. Da oggi, sabato 24, la piattaforma MyMoviesLive - che offre da tempo la possibilità di godersi i film in streaming Web ad alta definizione - alza il sipario sulla stagione operistica e concertistica del Carlo Felice, storico teatro genovese dalle lunghe vicissitudini. In cartellone c'è nientepopodimeno che il Don Giovanni di Mozart, che si potrà vedere live dalle 20.30 del 24 e in differita nelle serate successive (un'altra trasmissione Web live è prevista quando il Don Giovanni cambierà il cast). Per tutto il 2012, opere, balletti e concerti del Carlo Felice si potranno vedere gratuitamente, ma dal 2013 scatta la formula ad abbonamento, a partire da 3 euro e 99 al mese. Una somma direi accettabile per sognare, divertirsi e commuoversi con un intero teatro in casa.
La notizia è semplicemente fantastica e dimostra che anche in Italia è possibile costruire un'offerta culturale su Web di altissimo livello, mescolando tecnologie e tradizione e dando vita a un nuovo modello distributivo in un contesto che sembrerebba paludato e conservore. Per entrare nel teatro virtuale messo a disposizione questa sera da MyMoviesLive e dalla Web Tv del Carlo Felice, occorre registrarsi e installare sul proprio computer il plug-in Octoshape, una società danese che ha sviluppato una tecnologia per lo streaming ad alta qualità di contenuti free o pay. L'ingresso alla platea funziona come un vero e proprio teatro, con tanto di posti assegnati e possibilità di interagire con gli altri "spettatori" iscritti alla community MyMovies. Dopo Don Giovanni sono previsti anche Cenerentola, Macbeth, Lago dei Cigni, Rigoletto e tante altre rappresentazioni di una stagione lirica su Web che terminerà il 3 giugno. 
Con questo annuncio il Carlo Felice diventa il primo teatro lirico italiano presente in forma continuativa su Internet e apre la strada ad analoghe opportunità per altre celebri istituzioni. C'è solo da sperare che le vorranno cogliere. Il teatro genovese precede anche l'annuncio da parte della RAI di un accordo per la commercializzazione dei prestigiosi contenuti musicali conservati negli archivi delle trasmissioni con le sue numerose orchestre sinfoniche. Dalle indiscrezioni che ho raccolto sembrerebbe che la conferenza stampa di presentazione di questa iniziativa sia imminente. Il patrimonio lirico e musicale rappresentato ogni giorno nel mondo e custodito negli archivi storici dei teatri è sterminato e molto spesso accessibile a pochi fortunati o addirittura escluso da ogni possibilità di fruizione. Le dirette streaming ma soprattutto i podcast e i file in download possono essere essere un formidabile nuovo canale distributivo, oltretutto facile da corredare con notizie e approfondimenti che renderebbero ancora più godibili certi contenuti, catturando l'interesse di tanti appassionati e conquistandone di nuovi. 


Opere, balletto, concerti sinfonici: il Teatro Carlo Felice di Genova torna su  MYMOVIESLIVE!
Don Giovanni, Cinderella, Macbeth, Il lago dei Cigni, Rigoletto: queste alcune delle dirette streaming che dal 24 novembre al 3 giugno porteranno il teatro su internet. 
Genova/Firenze 22 novembre 2012 - È stata presentata a Genova la collaborazione tra il teatro Carlo Felice e MYmovies.it. Il progetto - che si pone l’ambizioso obiettivo di aprire la platea del teatro anche su internet con fruizioni su web, smartphone e tablet - vedrà la sua prima il 24 novembre con la diretta streaming dell’opera Don Giovanni, dramma giocoso in due atti su libretto di Lorenzo Da Ponte accompagnato dalla musica di Wolfgang Amadeus Mozart. Ad ampliare l’offerta la possibilità di vedere ogni giorno alcuni contributi video (l'accesso alle prove degli attori, interviste con il cast) che faranno da supporto alla trasmissione degli spettacoli.
Dopo la prima in diretta live dell'opera Don Giovanni sarà possibile vedere ogni sera la replica in differita dello spettacolo, fino al momento del cambio del cast, quando sarà trasmessa nuovamente in diretta la nuova versione dello spettacolo.
“La collaborazione che si consolida oggi tra MYmovies.it e il Carlo Felice di Genova, da un ulteriore segnale positivo della potenzialità di internet al servizio della cultura. Da qualche anno lavoriamo per garantire una distribuzione dei contenuti culturali. – ha dichiarato Gianluca Guzzo, Ceo e Founder di MYmovies.it – Siamo a Genova oggi per sperimentare un nuovo modello portando l’Opera alla portata di tutti e per permettere, abbattendo i limiti dello spazio ma soprattutto del prezzo di ingresso, di condividere l’emozione della messa in scena come se si fosse seduti in platea. Una sperimentazione pionieristica questa della diretta streaming dal teatro che ci vede in prima linea insieme alla fondazione Teatro Carlo Felice per la continua diffusione della cultura.”
Per accedere alle dirette LIVE del prestigioso cartellone del Teatro Carlo Felice gli utenti dovranno collegarsi su www.mymovies.it/live o direttamente sul sito ufficiale del Teatro (www.carlofelice.it/). Tutte le rappresentazioni trasmesse saranno gratuite per tutto il 2012, successivamente l’offerta sarà integrata  nell’abbonamento di MYMOVIESLIVE! a partire da 3,99€ al mese o35€ all’anno (2,90€ mese) per tutti i film e le opere in programma.

12 novembre 2012

IFPI: le case discografiche investono nella scoperta di nuovi talenti musicali


Un report molto corposo (scaricarlo richiede una buona connessione perché sono 15 mega di pdf) realizzato da IFPI, la federazione mondiale dei proprietari di diritti intellettuali musicali, ossia le case discografiche, rivela che queste ultime hanno ancora un ruolo importantissimo nella scoperta e nella promozione di nuovi talenti musicali: cantanti, gruppi, autori... Nel suo recente studio "Investing in music" l'associazione, che è presieduta dal grande baritono Placido Domingo, calcola che le cosiddette attività di "artists and repertoire" - l'equivalente della "ricerca e sviluppo" di talento per un editore discografico - rappresentano ancora un investimento significativo. Almeno 4 miliardi di dollari e mezzo se si includono anche le attività di promozione. Da solo l'"A&R" degli editori discografici vale 2,7 miliardi di dollari, il 16% del fatturato annuo dell'industria discografica. Malgrado il grande successo delle band indipendenti e dei social network musicali che guidano milioni di persone verso i brani di artisti poco conosciuti e innovativi, la casa discografica è ancora un punto di riferimento fondamentale e che molti cantanti e complessi puntano ad avere un editore. The Unsigned Guide ha condotto un’indagine nel Regno Unito dalla quale è emerso che il 71% degli artisti britannici ancora senza un contratto vorrebbero stipularne uno con un discografico.

Questo non significa che gli editori non stiano perseguendo strategie nuove per la vendita online e lo streaming della musica. Nel comunicato stampa in italiano che ho appena ricevuto dalla FIMI, la federazione confindustriale degli editori discografici italiani, leggo che l'economia tuttora legata al disco o alle sue alternative digitali legali, vale molto più di quella generata per esempio dai concerti live. «Il live - scrive la FIMI, non ha sostituito il mercato discografico come fonte di ricavi, mentre le case discografiche investono 2,7 miliardi di dollari in ricerca e sviluppo, non ci sono prove di investimenti di tale portata in altri settori dell’entertainment musicale. I primi cinque concerti globali dal vivo del 2011 - U2, Bon Jovi, Take That, Roger Waters e Taylor Swift - hanno tutti i cataloghi e prodotti musicali importanti alle spalle.» La lettura del comunicato FIMI è molto istruttiva e contribuisce comunque all'analisi di un mercato sempre più complesso, lo trovate qui.

10 novembre 2012

USA: la musica di Internet prossima al sorpasso della radio


Se i dati comunicati dalla società di ricerca NPD sono attendibili (e non c'è ragione per dubitarlo) gli americani molto presto consumeranno più musica attraverso Pandora e Spotify che ascoltando la radio in FM. Music Acquisition Monitor, l'osservatorio di NPD sui canali di accesso utilizzati dai consumatori di musica, rileva che oltre il 50% degli utenti Internet, 96 milioni di persone, utilizza Pandora  o servizi on demand come YouTube, VEVO, Spotify, MOG, Rhapsody, and Rdio per soddisfare il proprio fabbisogno musicali. Nel dare la notizia, Huffington Post si chiede se il progressivo tramonto della radio come strumento di scoperta e ascolto di brani e autori musicali implichi anche un cambiamento generale del modo in cui ci rapportiamo a questa importantissima forma di espressione artistica. In altre parole: lo streaming che sta prendendo il posto della radio ci induce anche ad ascoltare una musica diversa rispetto al passato? Le prime risposte sembrano affermative: nelle hit parade pubblicate da Spotify compaiono brani che difficilmente avrebbero conquistato la stessa popolarità grazie alla sola radio, ma che l'azione combinata di Web radio e social network rende gettonatissimi.
Il 10 novembre del 2001 Apple lanciò una mattonella bianca fortemente voluta da Steve Jobs, tornato da cinque anni nell'azienda che lo aveva letteralmente costretto, lui, il cofondatore, alle dimissioni. Da un anno Jobs aveva rimosso la provvisoria "i" (per interim) davanti all'acronimo CEO (amministratore delegato) ed era arrivato al culmine di un percorso di risanamento che resterà nella storia del management.  La mattonella si chiamava iPod ed era stata concepita come accessorio ideale per un servizio varato all'inizio di quell'anno. Un servizio che nessuno si sarebbe mai aspettato da una azienda di informatica, perché in quegli anni, in piena crisi della giovane "Internet economy", l'idea di aprire un negozio di musica, per di più online, equivaleva, per un imprenditore che costruiva computer, a un certificato di insanità mentale.
Con un congruo anticipo su quasi tutti i suoi colleghi imprenditori, Jobs aveva capito che le tecnologie digitali, l'hardware, il software, non erano un semplice prodotto da sviluppare e vendere. Erano un inarrestabile agente di cambiamento sociale, economico, politico, persino psicologico. I neuroscienziati oggi ci dicono che i cambiamenti riguardano anche l'aspetto più fisico del nostro cervello, ossia le connessioni che si stabiliscono tra le sue cellule, i neuroni. La musica in download è forse il segno più tangibile del tipo di trasformazioni che Jobs aveva in mente con l'accoppiata iTunes/iPod. L'industria discografico, basata sul CD (che aveva sostituito il vinile senza rinunciare ai suoi modelli di distribuzione e promozione, anche se il mercato della nuova musica dovette fare i conti con l'inedito problema delle copie pirata), è stata rivoltata come un calzino.
Forse neppure lo stesso Jobs poteva pensare che anche il modello del download poteva andare in pensione così presto. Oggi iTunes e gli altri store musicali vanno ancora forte, ma il modello del Web come infinito juke box in grado di sfornare - gratis, con la sponsorizzazione di uno spot pubblicitario, o direttamente a pagamento - decine di milioni di brani diversi si sta affermando in modo inesorabile e comporterà da parte delle case discografiche e delle società consortili che gestiscono i diritti musicali un ulteriore fase di ripensamento.
La discussione è in corso anche in Italia, dove Spotify ancora non è arrivato (in compenso ci sono diversi servizi analoghi, sia nazionali - Play.me, Cubomusica - sia esteri - Rara, Deezer). Nel maggio scorso la FIMI, l'associazione confidustriale della musica italiana, ha organizzato un interessante convegno di cui posso fornire le due relazioni principali, quella del presidente della FIMI Enzo Mazza e quella dell'economista Carlo Alberto Carnevale Maffè. Diversi dettagli sui contributi degli altri relatori, tra cui Stefano Quintarelli, li potete trovare nel reportage di Chefuturo. Nello stesso periodo, prima dell'estate, la startup italiana SingRing (azienda del gruppo Digital Magics), leader nel nuovo comparto dei testi delle canzoni (le "lyrics") e del karaoke online, aveva inaugurato una nuova iniziativa rivolta agli ascoltatori/spettatori di videoclip. Il Progetto Video che SingRing ha confezionato firmando gli accordi con EMI Music, Sony Music Entertainment, Universal Music Italia e diverse etichette indipendenti consente agli editori musicali e non di pubblicare su web, mobile e Smart TV i videoclip ufficiali nel pieno rispetto del diritto d’autore, usufruendo anche di un sistema che permette di integrare i messaggi pubblicitari nei video clip. Luca Messaggi, CEO di SingRing ha detto che con questa iniziativa  «nasce un nuovo network musicale cross editoriale che dà: ai publisher e alle record company la possibilità di trarre valore aggiunto dalla musica online, agli inserzionisti l’opportunità di raggiungere un target molto interessante su una piattaforma premium completamente pianificabile e agli utenti la possibilità di fruire di un’esperienza totalmente innovativa grazie ai nostri contenuti di qualità. Il network di SingRing, leader in Italia, supera i 4,6 milioni di utenti unici al mese, pari al 58% del mercato lyrics. Adesso siamo pronti per affrontare una nuova sfida: ‘SingRing Video’» I video di questo VeVo all'italana sono online sui tre canali del portale Virgilio.it: ViTV, Musica e Testi Canzoni e su siti di "pop culture" come Airdave.it. Il catalogo video di SingRing comprende oltre quarantamila videoclip musicali, interviste, making of, EPK (electronic press kit) e backstage di artisti italiani e internazionali. Dopo aver avviato verso una prematura pensione il mezzo radiofonico, ora Internet si appresta ad attaccare la musica televisiva di MTV.

29 agosto 2012

Alpine, le radio in streaming salgono in auto


A 249 euro di prezzo consigliato (ma su eBay lo si vede già sotto i 225 euro), il sinto-CD per auto Alpine CDE-135BT rappresenta una alternativa interessante all'autoradio convenzionale. Grazie al supporto dell'applicazione "vTuner for Alpine", il dispositivo riproduce anche le stazioni radio ricevute in streaming attraverso un iPhone collegato alla porta USB. Naturalmente resta da considerare il costo complessivo dello streaming in movimento basato su connettività 3G...

Alpine presenta CDE-135BT, il primo sinto CD a offrire il controllo dell’App vTuner per iPhone, per ascoltare le stazioni radio in streaming con un’eccellente qualità audio.
Una volta scaricata l’applicazione vTuner, è possibile collegare via USB il proprio iPhone alla sorgente CDE-135BT. Dal frontalino si possono così selezionare tutte le emittenti radio che trasmettono in streaming via Internet, cambiare genere musicale e anche accedere a tutti i tipi di talk show o trasmissioni sportive disponibili. L’ascolto della musica via Internet ha la particolarità di garantire una qualità sonora pura; la tecnologia della sorgente Alpine ne rende ancora più performante l’ascolto.
E’ presente anche il modulo Bluetooth integrato, per una gestione semplice e ottimale delle chiamate e della rubrica degli Smartphone associati. E’ possibile memorizzare fino a 6 numeri preferiti, oltre a visualizzare sul display della sorgente Alpine lo stato di carica della batteria e la ricezione di SMS.
Sempre senza l’ausilio di alcun cavo, è possibile ascoltare la musica memorizzata sul telefono direttamente via Bluetooth.
CDE-135BT dispone di un doppio ingresso USB: uno anteriore da usarsi per un collegamento permanente, e uno posteriore per collegare dispositivi portatili.
Grazie alla pratica funzione Quick Search di cui è dotata, è possibile ricercare rapidamente i brani preferiti memorizzati sull’ iPod e/o iPhone collegato alla sorgente.
Per una massima personalizzazione estetica, il colore del tasto principale è disponibile in 4 colorazioni a scelta (verde, blu, rosso e ambra), mentre per tutti gli altri tasti l’illuminazione è verde o rossa.

Prezzo consigliato al pubblico: 249,90 Euro

24 maggio 2012

Feezy, Emi, Sony, Universal e Warner lanciano una nuova piattaforma musicale streaming


Sarà lo Spotify italiano? Tra un'ora a Roma inizia il party inaugurale di Feezy, nuova piattaforma musicale streaming, per una volta non di importazione come Deezer o Rara. Interessante la struttura dei prezzi, basata su un modello freemium che prevede la possibilità di ascoltare 15 ore di musica al mese gratis. Abbonamento mensile a 3.99 e formula "unlimited" a prezzo da annunciare (possibilità di ascolto in mobilità con smartphone, anche in situazione dove non c'è connettività). Dietro ci sono quattro big discografici come Emi, Sony, Universal e Warner, la libreria messa insieme comprende 11 milioni di brani. Particolarità curiosa: la tecnologia è Microsoft, PlayReady il Digital Rights Management di Windows 7 su Silverlight. Tanto che per usufruire della prova gratuita del servizio bisogna scaricare una applicazione separata (per Win/Mac), registrandosi su Web. Le versioni a pagamento prevedono app per iPhone/Android. Ho scaricato tutto, installato e l'applicazione Mac funziona. Ma mi sa che il servizio non è ancora partito. Intanto ecco il testo del comunicato, restate sintonizzati per ulteriori dettagli.

Emi, Sony, Universal e Warner scommettono su Feezy, nuovo servizio italiano di musica digitale

Roma, 16/05/2012 – Undici milioni di brani da ascoltare in streaming su computer e mobile in accordo con le major discografiche Emi, Sony, Universal e Warner. Questo è Feezy, il nuovo servizio italiano di musica digitale arrivato a maggio nel nostro Paese. Nato dall'amore per la musica e dalla voglia di renderla sempre disponibile per tutti, Feezy è stato sviluppato da One Italia (multinazionale che opera nel mercato del Web e del Mobile) e Televideocom (affermata Internet Company specializzata nei settori ICT e Networking). “Sony Music ha fortemente voluto la nascita di un servizio come Feezy - sostiene Lino Prencipe, Direttore Digital & Business Development Sony Music Italy - che rappresenta un punto di partenza fondamentale per lo sviluppo di una innovativa fruizione della musica in Italia. Contiamo sul commitment e sulle sinergie da creare con un’azienda come One Italia, da anni un punto di riferimento in questo settore, che propone un'offerta che risponde alle esigenze del mercato e dei consumatori”.

Il servizio ha già lanciato importanti collaborazioni con affermate realtà del Web quali Angolo Testi e Musictory, oltre ad aver ottenuto l'appoggio delle principali major discografiche mondiali che hanno messo a disposizione il loro catalogo musicale: “EMI Music si associa con entusiasmo alla sfida di Feezy, una realtà italiana con una visione internazionale - afferma Enrico Pugni, Digital Sales & Brand Partnership Manager di EMI Music Italia - Siamo felici di rendere disponibile il catalogo dei nostri successi su una piattaforma accessibile da tutti i dispositivi e fortemente orientata al mondo social, che veicola finalmente anche in Italia la fruizione legale in streaming della musica”.

E' da questa voglia di proporre tutti insieme una nuova esperienza musicale che è nata l'idea di creare uno spazio di scambio e collaborazione chiamato “Amiamo la musica!”, un marchio che d'ora in poi promuoverà un ascolto responsabile: legale, in alta qualità e a basso costo. Feezy, infatti, integra in un unico servizio lo streaming, la mobilità e la condivisione proponendo un modello alternativo di fruizione della musica, che grande successo sta avendo in altri Paesi: niente più acquisti di singoli brani o album da scaricare ma accesso in abbonamento all'intero catalogo. “Questo progetto - conferma Marco Taricco, Head of Digital Department di Warner Music Italia - basa la sua forza sullo streaming che trasforma il concetto di musica da singolo contenuto a servizio musicale dove, attraverso una piattaforma semplice, fruibile da tutti i terminali e perfettamente integrata ai principali social network, gli utenti possono accedere e ascoltare illimitatamente tutta la musica che vogliono”.

Oltre ai brani distribuiti dalle quattro major, Feezy permetterà di ascoltare la musica di centinaia di etichette indipendenti, con un catalogo in costante crescita. Strumento principe per vivere questa nuova esperienza diventano i dispositivi mobili (Smartphone e Tablet) che si trasformano in music player di nuova generazione. L'integrazione con i Social permette poi di condividere in maniera facile e veloce i propri gusti musicali, creando uno spazio in cui sarà possibile proporre le proprie playlist e conoscere nuovi artisti suggeriti da chi ci sta intorno. “Il mercato della musica digitale in Italia ha fortemente bisogno di un salto di qualità – sottolinea Fabio Riveruzzi, digital Manager di Universal Music Group - Per crescere ai ritmi dei paesi più sviluppati necessita di realtà che investano sull’offerta di servizi in streaming, declinabili in particolare su mobile e social: One Italia mostra tutte le intenzioni di voler contribuire a questo con il lancio del servizio Feezy, a cui Universal Music ha subito aderito con impegno e fiducia”.

Tra le novità che presto faranno parte dell'offerta Feezy c'è la possibilità di visualizzare i testi delle canzoni che si stanno ascoltando, grazie alla collaborazione con Angolo Testi che è il primo sito italiano ad aver siglato un accordo con gli editori musicali detentori dei diritti. Inoltre la parthership con Musictory, uno dei più noti siti del settore, permetterà di trovare informazioni sempre aggiornate sugli artisti. Si è inoltre da poco conclusa una promozione riservata ai clienti dell'operatore 3 Italia che tra febbraio e aprile hanno potuto provare gratuitamente una versione beta di Feezy.

Il rinnovato entusiasmo nei confronti della musica digitale è supportato anche dai numeri che indicano come nel 2011 i servizi di musica digitale in abbonamento abbiano visto gli utenti aumentare del 65%, raggiungendo la quota di 13 milioni di clienti nel mondo (Fonte: IFPI Digital Music Report 2012). "L'annuncio del lancio di Feezy e l'adesione delle principali case discografiche italiane - spiega Enzo Mazza, Presidente di FIMI (Federazione Industria Musicale Italiana) - è un segnale importante di crescita e di sviluppo di nuovi modelli di business legati alla musica digitale, che a livello mondiale ha fatto registrare nel 2011 un fatturato superiore ai 5 miliardi di dollari, raggiungendo il 32% del totale mercato. In Italia, secondo i dati Deloitte del primo trimestre del 2012, la musica liquida ha superato il 30% del totale mercato, mostrandosi come una delle realtà più vivaci ed interessanti nell'ampio panorama dei contenuti digitali legali".

Il servizio è attualmente disponibile in una versione gratuita da scaricare su Pc e Mac attraverso il sito www.feezy.it: questa permette agli utenti di conoscere il prodotto e ascoltare musica per 15 ore al mese senza dover sottoscrivere un abbonamento. Sarà possibile eliminare questo limite attivando un abbonamento Feezy Plus a 4,99 euro al mese (3,99 euro fino al 30 giugno). Prossimamente arriverà la versione Feezy No Limits utilizzabile su Smartphone, Tablet e Smart Tv anche in assenza di una connessione Internet, grazie alla modalità off-line.

Il servizio utilizza la tecnologia PlayReady di Microsoft che garantisce la distribuzione di contenuti multimediali protetti da DRM nel pieno rispetto dei diritti d'autore. Quindi musica legale ma anche in altissima qualità, grazie alla bassa compressione dei file ed al player integrato Silverlight, considerato uno dei migliori sul mercato.

03 aprile 2012

Earbits, l'anti-Pandora che chiede soldi agli artisti e non disdegna la "classica"

Un musicista riconvertito al marketing, un modello di Internet radio che fa a meno della pubblicità ma punta a diventare profittevole percorrendo una strada diametralmente opposta a quella imboccata da Pandora o Spotify. A pagare non è l'inserzionista o l'abbonato, ma i musicisti stessi, che ricorrono a Earbits, il servizio di music discovery lanciato da Joey Flores, proprio per promuoversi e farsi ascoltare. Con un ingrediente in più: per trasmettere attraverso Earbits non basta pagare, occorre anche avere l'approvazione di un comitato redazionale che valuta la qualità della musica che passa attraverso questo innovativo canale. In questo viene ripreso il concetto di deejay radiofonico, che seleziona il materiale sonoro e indirizza il suo pubblico.
Dopo la sua quotazione in borsa, peraltro poco brillante, Pandora continua a fare molta fatica nell'inseguire il pareggio. Questo perché, dicono gli esperti, la struttura dei costi di Pandora è poco orientata ai volumi e alle economie di scala. Più abbonati paganti ci sono, maggiore è la visibilità dei contenuti finanziati dalla pubblicità e più aumentano i costi di banda e le royalties da pagare ai titolari dei diritti. Alla fine con Pandora il musicista guadagna un soldino a brano, ma anche per Pandora i margini sono risicati. Con il modello Earbits, invece, il musicista investe ma in teoria si assicura un margine più confortevole vendendo dischi e biglietti dei concerti a un pubblico che senza Earbits non sarebbe mai entrato in contatto con la sua produzione. Pandora in questo momento vanta percentuali bulgare sul totale dell'audience radiofonica musicale via Internet. Ma Earbits, che in un paio d'anni scarsi ha fatto ascoltare meno di 5 milioni di brani, pensa di poter guadagnare già nel 2014. Un'altra particolarità che distingue Earbits dalla miriade di servizi più o meno simili: c'è tanta musica colta, operistica, barocca, rinascimentale!

16 marzo 2012

Wahwah: il telefono, la tua Webradio musicale e social


Quelli di "disco volante" (sì, la società si chiama proprio così) sono rimasti abbastanza silenziosi sin dalla fondazione della startup, avvenuta a Berlino nel 2010. A metà del 2011 esce la loro prima applicazione Wahwah ONE - oggi, con il lancio negli USA Wahwah.fm - che in questi giorni è stata intercettata da quelli di Evolver.fm, l'osservatorio avanzato sulle nuove applicazioni musicali, ripresa da Gizmodo e da una tonnellata di altre testate online fino ad arrivare all'infallibile occhio di Francesco Delucia che me l'ha puntualmente segnalata.
Che cosa è Wahwah? Gli sviluppatori berlinesi hanno concepito una specie di Foursquare della musica, realizzando una applicazione iPhone che permette in sostanza di diffondere in streaming i brani musicali che state ascoltando in quel momento. L'ascolto ovviamente può essere reciproco perché con la stessa app potete sintonizzarvi sugli streaming degli altri membri della community, sia scegliendoli tra quelli più vicini a voi geograficamente, sia andando a esplorare quello che le altre "stazioni radio ambulanti" stanno trasmettendo. Al sistema ci si può iscrivere anche con il proprio account su Facebook, quindi tutta questa attività finisce anche sul social network. Un bel modo per capire quali sono le canzoni più ascoltate in determinati gruppi sociali, nazionali, anagrafici.
Wahwah.fm afferma di lavorare in stretta collaborazione con le società che tutelano i diritti di autore e non si configura come un servizio on demand ma piuttosto come una piattaforma per Webradio personali. All'inizio questo servizio era agganciato alla piattaforma Soundcloud, ma adesso mi pare di capire che la playlist da trasmettere può essere costituita da brani che risiedono sul vostro iPhone. Un sistema di riconoscimento del brano agisce tuttavia da filtro e a volte impedisce di caricare in playlist un titolo che non è stato approvato per la "messa in onda". Il modello di diffusione dei brani è completamente centralizzato. Lo stream musicale non parte dal vostro telefono, anche perché sarebbe un bel bagno di sangue con le spese di connettività. I brani delle vostre playlist personali vengono identificati, "matchati" con quelli residenti sui server di disco volante e diffusi in streaming da lì. In questo modo la società tedesca ha anche uno stretto controllo su quali brani sono effettivamente eseguibili e quali no. Comunque sul blog di Wahwah.fm trovate una esaustiva FAQ.
Wahwah.fm per ora è disponibile solo in Germania e Stati Uniti ma con una id americana sull'iTunes Store sono riuscito a scaricarla sul mio iPhone (vedi immagine in alto a sinistra). Il funzionamento è abbastanza facile e nel giro di pochi secondi mi sono ritrovato ad ascoltare le playlist di utenti Wahwah di mezzo mondo. Non avendo brani musicali conservati sul mio telefonino non sono ancora in grado di dirvi come funziona il meccanismo di creazione della playlist personale. Di fatto il concetto di streaming personalizzato non è nuovo, ci sono altre app che ci permettono di "trasmettere" via Web programmi autoprodotti o addirittura corrispondenze live. Tante altre applicazioni consentono invece di condividere, per esempio attraverso Facebook o su Skype, le informazioni sui brani ascoltati in un dato momento. Con Spotify & C. su Facebook sono arrivati anche i canali musicali condivisi. Ma l'approccio adottato dagli sviluppatori berlinesi, "sette appassionati di musica all'ascolto degli AC/DC", è molto cool e soprattutto immediato. Magari potrebbe imporsi proprio come quello che dice di essere: un Twitter della musica.

27 dicembre 2011

Streamonomy, la Web radio fai-da-te di Radionomy si apre alle alle stazioni già attive

Anche lei è un'iniziativa di area linguistica francese e anche lei può essere considerata un pioniere del genere, avendo mollato gli ormeggi quasi cinque anni fa. Parlo della piattaforma Radionomy, una delle prime ad aver praticato il concetto della radiofonia su Web "as a Service". Radionomy viene costituita a Bruxelles nel 2007 (come riferivo allora) e si apre al pubblico l'anno dopo con un'idea allora molto innovativa: mettere a disposizione un ambiente server e un client gestionale (purtroppo solo per Windows, anche se nel 2010 era stato promesso un "manager" 2.0 versione Web) per la creazione di programmi radio 2.0. Nessun problema di affitto di linee dedicate per l'audio serving, nessun problema con i diritti sulla musica di sottofondo o da trasmettere. Pensa a tutto Radionomy (radio+autonomy), al massimo il creatore di una Web radio deve pensare a confezionare dei file audio da programmare nel tempo, o da trasmettere live grazie alle estensioni del software arrivate nel frattempo. Il proprio canale Web radio diventa così un semplice widget HTML da integrare direttamente sul proprio sito o blog, cliccandosi sopra parte immediatamente la riproduzione musicale o la programmazione.
L'autorevole TechCruch ha reso noto in questi giorni che Radionomy, che nel luglio del 2011 ha superato quota tremila radio create, con oltre 170 generi musicali classificati e i 20 milioni di contatti in tutta Europa (la più grande piattaforma per la Web radio fai da te del continente), ha deciso di estendere ulteriormente i suoi servizi.
Già adesso la struttura di Radionomy è abbastanza articolata. Musica con diritti assolti per tutti i gusti, la tecnologia del Radio Manager, player mobili per Andorid e iPhone e un accesso gratuito per i radioproduttori in erba: il modello di business è la condivisione di banner pubblicitari e annunci audio che gli inserzionisti possono a loro volta gestire grazie a uno strumento chiamato Adionomy. Con Streamonomy, la novità che secondo TechCrunch verrà introdotte a gennaio 2012, come ribadisce del resto il canale Facebook di Radionomy, la piattaforma verrà estesa anche alle stazioni radio che diffondono già i loro programmi via Web e persino (anche se quest'ultimo punto non è ben chiaro nelle sue modalità) alle stazioni convenzionali interessate a loro volta a incrementare la loro presenza su Internet. Resto in attesa di conoscere nel dettaglio i contenuti di questa offerta, che potrebbe anche introdurre nuove forme di collaborazione editoriale e condivisione.

Dopo Rara ecco Deezer: lo streaming musicale pay prende quota anche in Italia



Si era parlato di un debutto pre-natalizio, ma Deezer ci ha messo qualche giorno in più. In questo momento però il servizio musicale streaming freemium nato in Francia diversi anni grazie a un pionieristico contratto con le major discografiche, è attivo anche in Italia. Ci si può iscrivere con Facebook (anzi, a quanto vedo il primo sign in passa obbligatoriamente per Facebook, anche se poi viene assegnata una password per l'accesso con la mail associata all'account FB) e si ha immediato accesso a una discoteca molto ben fornita. In home page ho subito notato che Fabrizio De André è al terzo posto della classifica degli autori (davanti a Rihanna), ecco uno screendump del player Web (disponibili anche le versioni mobili e una app per l'ascolto da Facebook, oltre a una applicazione che consente agli abbonati di effettuare la sincronia delle playlist sul proprio computer, per un ascolto offline):


Per il resto c'è tutto: possibilità di acquistare brani e album, funzioni di condivisione/raccomandazione social, playlist personalizzate, ascolto di "canali radiofonici" tematici. Quest'ultima sezione del sito Deezer mi sembra molto accattivante.


Quella che sto provando è la versione Premium+ di Deezer, che a quanto sembra al momento dell'iscrizione viene attivata per quindici giorni di prova gratuita. Successivamente dovrebbe entrare in vigore il regime freemium: gli iscritti che non pagano alcuna quota possono ascoltare preview di 30 secondi di ogni brano, con Premium è possibile effettuare la sincronia dei brani ascoltati con il pc o lo smartphone e con Premium+ si ha diritto anche a una qualità di streaming da 320 bps. Comincia insomma a riscaldarsi anche qui da noi il clima intorno agli abbonamenti musicali in streaming. Deezer arriva dopo Rara.com, di cui ho parlato recentemente e si aggiunge a servizi come la nuova radio online di Play.me, il servizio di Dada.net, brand rilevato quest'anno da Buongiorno.
Vi ricordo anche che tramite Radiopassioni potete richiedere un mese di prova gratuita su Rara.com, che ha debuttato in Italia poche settimane fa, precedendo Deezer. Le prime dieci richieste all'indirizzo radiopassioni(at)rara(dot)com riceveranno il loro bonus.


16 dicembre 2011

Spotify e le altre, industria musicale e radiofoniche a un punto di svolta

Lo sbarco in Italia di Rara.com, nuovo servizio di streaming musicale legale in abbonamento, l'imminente (a quanto si sapeva avrebbe dovuto arrivare da noi il 15 dicembre) arrivo di un pioniere del genere come la francese Deezer e l'ormai probabile debutto di Spotify, ci devono far riflettere - e in fretta - sui cambiamenti radicali che modelli tradizionali come la radiofonia essenzialmente musicale e l'intera "industria" della musica registrata dovranno prima o poi affrontare seriamente.
Su Spotify, che da novembre è disponibile oltre che negli USA, Svezia, UK e Francia anche in diverse nazioni europee, Scandinavia, Austria, Svizzera e Olanda comprese (in Norvegia c'è un servizio molto simile chiamato Wimp, ne accennerò tra poco), si concentra l'attenzione di molte testate tecnologiche a causa della autentica raffica di annunci che caratterizza l'operatore anglo-svedese più o meno dallo scorso settembre, da quando cioè sono stati presentati gli ambiziosi piani di integrazione con Facebook e tutte le estensioni "social" che consentono agli utenti di Spotify - quelli che attivano un account oggi sono addirittura obbligati ad avere anche una identità su Facebook - di accedere alle playlist musicali dei loro amici e a condividere le proprie.
Proprio in questi giorni sono state annunciate per esempio importanti novità relative alla funzione radio di Spotify che finora somigliava molto a quella che troviamo su Pandora o LastFM. Ricordiamo che Spotify nasce essenzialmente come grande archivio di brani musicali che l'abbonato può consultare in autonomia. La radio integrata nel servizio consente invece di consumare musica in una modalità più radiofonica, cioè senza scegliere direttamente i brani ma affidandosi ai motori di raccomandazione di un canale radio in grado di proporre autonomamente pezzi che dovrebbero incontrare, almeno in teoria, i gusti dei loro ascoltatori, sulla base delle passate abitudini di ascolto o su criteri appunto condivisi con la cerchia dei propri amici.
Oggi Spotify sta riscrivendo le sue modalità e l'interfaccia del suo "player". Una delle novità più importanti è per esempio l'arrivo delle "app" integrabili all'interno della piattaforma (una delle prime è proprio quella di LastFM, un motore di "scoperta" di nuova musica su basi social). Un'altra novità è la radio rivista e corretta. Gli algoritmi di raccomandazione sono stati rivisti completamente, scrive Spotify sul suo blog ufficiale ed è stata introdotta (occorre naturalmente essere iscritti e scaricare la nuova versione del software Spotify per Win o Mac) una funzione che permette di "saltare" senza alcun limite i brani automatici che non piacciono all'ascoltatore. E' una differenza importante rispetto a Pandora, che permette sì di saltare un brano ma non oltre un certo limite numerico. Gli esperti ci spiegano che questa differenza è legata ai diversi modelli di licensing applicati. Pandora con le case discografiche ha accordi simili a quelli sottoscritti dalle Web radio, che impongono limiti precisi all'autonomia decisionale dell'ascoltatore finale. Spotify, nata con obiettivi diversi, ha invece stipulato accordi che consentono agli abbonati di scegliere quello che vogliono ascoltare e questa capacità viene conservata anche quando si tratta di seguire la musica proposta dagli algoritmi di raccomandazione. A differenza di Pandora, Spotify punta a diventare quindi una radio autenticamente personalizzabile.
Quale che sia il modello, la radiofonia tradizionale dovrà in qualche modo adeguarsi. Oggi la radio nazionale svedese Sverige Radio, ha annunciato un accordo con Spotify e con Wimp, che per un anno ospiteranno tra i loro contenuti quelli dei canali radiofonici nazionali della SR. Inizialmente l'offerta si concentra sull'intrattenimento del canale P3 (simile al nostro Radio 2), ma ci sono anche programmi musicali. E' molto istruttivo leggere le dichiarazioni della vicepresidente di Sverige Radio, Cilla Benko. Ormai, dice la Benko, non sono i nostri ascoltatori a venire da noi, siamo noi che dobbiamo andar loro incontro sulle altre piattaforme. Spotify in Svezia ha una audience complessiva del 50%, uno svedese su due ha utilizzato il servizio. Ma nella fascia 16-25 anni la percentuale è bulgara più che svedese: l'86%. Una emittente pubblica che vuole farsi ascoltare non può più limitarsi alla modulazione di frequenza, o all'ancora incerto DAB.
Di Spotify e di industria musicale nello specifico parla anche Gizmodo UK, con un bellissimo pezzo di Bulent Yusuf. Yusuf qualche giorno fa ha partecipato a Londra a un incontro con Sony, Universal e Omnifone, la piattaforma di distribuzione di contenuti che guarda caso è proprio quella utilizzata da Rara.com. Un incontro, conclude il corrispondente di Gizmodo, che mostra chiaramente come il futuro del consumo musicale è online (e molto probabilmente all'interno della connected car). Ma che al tempo stesso il principale nemico dei servizi come Spotify è, paradossalmente, il modello che in questo momento vincola commercialmente tali servizi. Se andiamo a vedere rapporti sulla musica digitale come quello pubblicato annualmente dall'IFPI i brand "alla Spotify" - lo streaming legale, gratis o a pagamento - sono centinaia e nessuno si aspetta che riescano a sopravvivere tutti. Ma le difficoltà per loro nascono soprattutto dai mille vincoli e regole che le case discografiche principali, cioè la cosiddetta industria della musica, continuano a imporre a questi servizi. Un sistema soffocante che oltretutto i governi continuano ad avallare legiferando in materia di copyright con orwelliana miopia (vedi il caso recentissimo della proposta di legge americana SOPA che per salvaguardare i diritti d'autore e combattere la pirateria è pronta a servirsi di una vera e propria censura di Stato, come in Birmania).
Ciò che Spotify ci insegna con le sue innovazioni tecnologiche, le integrazioni con i social network, le app, i sistemi di raccomandazione uniti all'autonomia degli ascoltatori è che la produzione e il consumo della musica sono alla caccia di modelli nuovi e prima o poi riusciranno a imporli (produrre musica non è costoso come girare un film di Hollywood e gli attuali equilibrio di potere finanziario non sono altrettanto fondamentali). Sta all'industria radiofonica e a quella musicale decidere di diventare compatibili con i futuri nuovi modelli o esercitare fino all'ultimo una smania di controllo che potrebbe rivelarsi suicida, oltre che "infanticida".

07 ottobre 2011

Streaming verso i cellulari, istruzioni per l'uso


Radiomag Online ha pubblicato un eccellente "how to" sulle problematiche da affrontare per la trasmissione radiofonica in streaming (ovviamente su reti a protocollo IP), rivolgendosi espressamente alle stazioni radio che vogliono attrezzarsi per raggiungere gli ascoltatori attraverso i sempre più diffusi telefonini "smart", magari con la produzione di contenuti originali rispetto a quelli messi in onda in modalità broadcast. La rivista elenca e illustra una serie di tecnologie e le soluzioni commerciali proposte da un mercato che sta inesorabilmente evolvendo verso il futuro della "car radio".
A differenza della canonica modulazione FM, dove le regole sono piuttosto rigide, la trasmissione IP concede un certo spazio alla flessibilità. In funzione della velocità dei dati da trasmettere, della codifica utilizzata, del protocollo di trasporto da sovrapporre alla trama Tcp/Ip di fondo, ma anche del sistema operativo verso cui vogliamo rivolgerci, le scelte non sono immediate e la rivista suggerisce anzi di prendere in considerazione la diffusione di stream multipli per assicurare una agevole ricezione al maggior numero di persone.

L'articolo è molto lungo e non è il caso di pubblicarlo qui. E' in inglese e lo potete trovare sul sito di Radiomag. Mi limito qui a estrarre la tipologia di servizi, tecnologie software e attrezzature.

Offerta di servizi, codifica e produzion degli stream e sviluppo di app


Sistemi di "ad insertion", gestione degli spot pubblicitari, editing audio e codifica di metadati


Piattaforme CDN (content delivery network) per una trasmissione broadband ottimizzata


Questa infine un sintentico confronto tra le due catene di produzione dalla creazione del contenuto fino alla ricezione in-car attraverso la normale radiofonia analogica o in modalità 3G in accoppiata con sistemi come il Wi-Fi o Bluetooth A2DP (Advanced Audio Distribution Profile):

La radio via FM:
  • Creazione del contenuto/programma
  • Collegamento studio-trasmettitore
  • Generazione/diffusione del segnale in radiofrequenza
  • Ricezione, demodulazione, riproduzione da parte dell'autoradio
Audio in streaming:
  • Creazione del contenuto/programma
  • Generazione del o degli stream tramite un codec basato su pc
  • Collegamento IP verso il provider di servizi CDN
  • Peering tra rete del provider CDN e infrastrutture degli operatori di telefonia cellulare
  • Collegameno IP tra la centrale di peering alla stazione base della rete radiomobile, gestito dal software di controllo dei nodi cellulari
  • Generazione/diffusione del segnale RF
  • Ricezone/decodifica del segnale
  • Adattatore Bluetooth A2DP verso l'impianto stereo in auto
  • Il flusso local e A2DP viene ricevuto, decodificato e riprodotto dai dispositivi in-car

31 agosto 2011

Radio digitale protagonista IFA. Archos per esempio...


Cominciano ad affluire le novità che verranno presentate all'edizione 2011 dell'IFA di Berlino, il salone europeo dell'elettronica di consumo e degli elettrodomestici. La stampa mainstream non lo mette in eccessivo risalto ma il tema della radio digitale sarà prominente, considerando da un lato il fatto che la fiera apre i battenti a un mese dall'inaugurazione della nuova infrastruttura DAB+ tedesca, che sembra aver attizzato finalmente la voglia di adeguarsi da parte dei dell'industria dell'autoradio; dall'altro l'esplosione del fenomeno dei dispositivi e delle appliance "connessi", che non accenna ad arrestarsi (ma fuori dal ricco segmento degli smartphone, quali sono le reazioni degli acquirenti?).
Di radio digitale mi occuperò in modo più specifico in altri post, ma intanto ecco una prima segnalazione da Archos, che insieme ai soliti tablet/lettori multimediali, propone una interessante Internet-radiosveglia basata sul sistema operativo Android 2.2 Froyo, ARCHOS 35 Home Connect. Le funzioni radiofoniche sono gestite dall'applicazione TuneIn (trovo discutibile l'assenza del classico chip con radio FM integrata, standard negli smartphone e in molti altri dispositivi Android) e al suo database di 50 mila stazioni online. Inoltre Home Connect può navigare sul Web e fungere da terminale per videoconferenze. Prezzo suggerito, 149 dollari

ARCHOS 35 Home Connect, the most-advanced Android-based web radio

The ARCHOS 35 Home Connect is light, has an extra-long battery-life and fits perfectly in your hand. With two high-definition speakers specifically designed for improved bass, users will be amazed by the sound quality produced by such a small device.
With just a click on the touch-screen, users will be able to stream over 50,000 web radio stations or music using the pre-loaded TuneIn application.
The ARCHOS alarm clock application brings users weather, traffic and news from the moment they wake up and features multiple alarms. Users will also have access to thousand applications such as games for children.
With a video calling application, users will be able to video chat to stay in touch with family and friends. Additionally, the front facing webcam allows for baby monitoring and even room surveillance.