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04 maggio 2016

Stati Uniti, il boom delle radio pirata.

La YouTube Cam di Radio Concorde, emittente "non 
autorizzata" degli haitiani di Boston

Raid, sequestri, arresti, multe salate. L'FCC li perseguita da anni, ma il risultato è che i pirati dell'FM negli USA per un po' se ne stanno tranquilli, magari passando direttamente al Web, magari adottande strategie social, organizzando eventi live. Ma prima o poi molti scelgono di tornare on air, e la caccia al pirata riparte. Gli impianti di trasmissione, del resto, costano sempre meno, e nelle complesse realtà delle metropoli come New York o Miami è facile nascondere antenne sui tetti, da cui coprire qualche isolato. Il commissario del regolatore americano Mike O'Rielly è diventato famoso, tra gli osservatori del fenomeno, per i suoi interventi sul blog ufficiale del sito Fcc.gov. L'ultimo risale a ottobre e presenta una concisa ricetta anti-pirateria, in cui O'Rielly reitera azioni che abbiamo già visto applicare dall'OFCOM britannico: sensibilizzare il pubblico, creare il vuoto intorno alle emittenti abusive, coinvolgere persino i proprietari degli stabili e i portinai. Poi, naturalmente, c'è la carota che accompagna il bastone: da qualche anno c'è negli USA una parziale deregulation per la trasmissione FM a bassa potenza. Una legge che ha beneficiato decine e decine di organizzazioni, ma che non è facile farla valere nelle città grandi, dove operano molti impianti ad alta potenza e le frequenze scarseggiano.

I giornali non smettono di occuparsi della questione. Il lungo reportage firmato da Ben Filley di Assocaited Press è stato ripreso da testate come lo StarTribune. Il pezzo racconta delle stazioni non autorizzate che affollano l'etere di Brooklyn, della periferia di Boston, della bilingue Miami. Stazioni hip-hop, caraibiche, haitiane, kosher, irlandesi, ce n'è per tutti i gusti. L'associazione dei broadcaster, il NAB, stima che solo a New York, tra un "buco" nell'etere e l'altro, si contano cento stazioni irregolari. John Nathan Anderson, della scuola di giornalismo del Brooklyn College sostiene che l'FM è una sorta di ultima spiaggia per chi non trova altri mezzi di espressione per raggiungere comunità piuttosto estese. «Ad alcuni la radio sembrava definitivamente morta ma per molti versi stiamo assistendo a un Rinascimento di un mezzo che entra nel suo secondo secolo di vita.» In barba alle tecnologie alternative, più o meno funzionanti. Anderson è un vero esperto in materia. Sul suo Do-it-yoruself Media segue da anni le evoluzioni della radiofonia indipendente e un paio d'anni fa ha scritto pubblicato Radio's Digital Dilemma, un saggio molto critico sul sistema digitale HD Radio, giudicato fallimentare. 
In un recente intervento su DIYMedia, Anderson torna a citare O'Rielly, che in un seminario del febbraio scorso ha a sua volta ripreso il tema del controllo delle trasmissioni illegali. Sempre a febbraio, il magazine di Boston, DigBoston, ha pubblicato a sua volta un lungo articolo dedicato a emittenti come BigCity FM e Boston87.7, emittenti che possono contare su un pubblico appassionato, pronto persino a farsi coinvolgere in eventi rap pre-natalizi. Dal 2011, anno dell'entrata in vigore della nuova legge sulle stazioni low power, la metro area di Boston ha visto il rilascio di due sole autorizzazioni "licenseless". Troppo poche per soddisfare la voglia di radio libera, ma libera veramente.

08 maggio 2014

Spagna, nuova legge sulle telecomunicazioni: autodichiarazione per i radioamatori, vita dura per i pirati radiotv. Le autorità potranno ricorrere al jamming

In uno Slideshare lo studio legale Diez y Romeo Abogados illustra le novità introdotte dalla nuova legge spagnola sulle telecomunicazioni (approvata a fine aprile) nella parte che regolamenta le attività radiotelevisive.  Da quello che mi sembra di capire per i radioamatori viene eliminata la licenza: per iniziare le proprie attività sulle bande assegnate basterà una autodichiarazione di responsabilità. Per i pirati radiotelevisivi invece si assiste a un forte inasprimento della capacità identificativa, dissuasiva e sanzionatoria. Sono previsti sequestri, forti multe, multe estese ai proprieatri degli stabili dove si esercita l'attività e persino la possibilità, per le autorità, di coprire le trasmissioni con il jamming. In Spagna sembra che il numero di emittenti non autorizzate sia molto cresciuto ultimamente e il governo aveva promesso di intervenire.


08 gennaio 2014

La storia di Voice of Peace e ABie Nathan in un nuovo documentario tedesco

Sarà disponibile online fino al 14 gennaio il documentario dedicato dalla tedesca NDR/ARD a The Voice of Peace, trasmesso ieri sera su Das Erste. La stazione radio pacifista di Abie Nathan trasmise per vent'anni, da una nave "da qualche parte al largo del Mediterraneo". Purtroppo trasmetteva su 1539 kHz (annunciando 15-40), la stessa utilizzata dal Deutschlandfunk ed era praticamente impossibile da sentire a Milano. Io comunque non ricordo di essere riuscito a sentirla durante le rare pause di manutenzione del DLF. Credo che a un certo punto VoP trasmise sui 48 metri delle corte, ma anche in quel caso non ho un ricordo preciso di un ascolto effettuato a distanza. 
Fu un fenomeno per certi versi più trascinante di Radio Caroline, di cui seguì chiaramente l'esempio. Nathan fu il classico personaggio "larger than life". Ebreo persiano, vissuto a lungo a Bombay, pilota della RAF durante la guerra, poi sui caccia IAF della prima guerra israeliana, quella dell'indipendenza. Poi aprì un burger restaurant, fu il primo a proporre la pace con l'Egitto effettuando addirittura un volo che causò il suo clamoroso arresto da parte della polizia di Nasser. Nel 1973, sembra con l'aiuto economico di John Lennon in persona, fondò la stazione radio che impresse una traccia profonda nella cultura della sinistra israeliana e nei movimenti pacifisti. Come Caroline, Voice of Peace trasmetteva grandissima musica ed era immensamente popolare tra i giovani, tra i tassisti, non solo in Israele ma anche in Libano e probabilmente fino all'Egitto e alla Siria. Dopo vent'anni le difficoltà finanziarie lo indussero a chiudere bottega. Era il 1993, e Nathan era convinto che la firma degli accordi di Oslo fosse la conferma definitiva che il suo messaggio fosse stato ricevuto anche dai politici che lo avevano perseguito in tribunale per i suoi contatti personali con Arafat. Purtroppo si sbagliava, dopo quegli accordi arrivò l'assassinio di Rabin, la politica di Sharon e un atteggiamento di crescente chiusura da parte araba. Pochi anni dopo la fine del suo sogno radiofonico soffrì di ictus da cui non si riprese completamente. Se n'è andato nel 2008, in una Tel Aviv ancora lontana dalla pace. Nel 2009 Voice of Peace ritorna "in onda" sul Web. La sua storia viene raccontata in questo documentario appena prodotto. Sarebbe bellissimo se la RAI lo acquistasse e lo traducesse (basterebbe sottotitolarlo). Ci sono numerose interviste con le personalità del tempo, con Perez, persino con la vedova di Dayan. E ci sono i DJ che lavorarono a bordo di The Peace Ship. Uno di essi racconta che un giorno la nave venne avvicinata da una motovedetta armata della Marina israeliana, che finì per accostare in un clima ormai di panico nell'equipaggio. Fino a quando qualcuno dalla motovedetta gridò: «ehi, non è che potete mettere su Saturday Night Fever dei Beejees?» Allora, sembrava davvero tutto ancora possibile.

24 settembre 2013

Le "QSL" di KVOH e Channel Z, simboli tradizionali di una radiofonia in divenire


La posta, quella che ancora viaggia nella borsa a tracolla del portalettere, mi ha consegnato negli ultimi giorni due testimonianze attuali ma riferibili al glorioso passato di una radiofonia avviata a una radicale trasformazione. Due messaggi cartacei che confermano l'avvenuta ricezione del segnale di due stazioni nordamericane alle quali avevo inviato un "rapporto d'ascolto". Si tratta in entrambi i casi di due cartoline (e una lettera) che nel gergo radioamatoriale, derivato dai primi collegamenti telegrafici, vengono chiamate "QSL". Dopo un primo periodo in cui le comunicazioni tra marconisi avvenivano attraverso liste di abbreviazioni (codici di due o tre letteere che servivano per accelerare la trasmissione dei messaggi) specifiche per ciascun operatore, il British Post Office stabilì un elenco di abbreviazioni di tre lettere che iniziavano con la lettera Q. Pubblicata nel 1909 la lista venne adottata dagli organi marittimi internazionali nel 1912 ed entrarono ufficialmente in vigore nel luglio del 1913. Esattamente un secolo fa.  I marconisti delle navi telegrafavano "QSL" per sincerarsi o confermare che il messaggio fosse stato ricevuto correttamente, poi la consuetudine si è estesa alle prime stazioni broadcast e ha preso piede nelle relazioni tra chi trasmetteva e chi riceveva più assiduamente, o si impegnava a ricevere i segnali più lontani. Attraverso le QSL le prime, pionieristiche stazioni di radiodiffusione, in un'epoca vissuta ancora in modo molto dilettantesco, si rivolgevano agli ascoltatori che avevano captato il loro segnale e avevano scritto sull'onda dello stesso entusiasmo degli hobbysti di oggi. L'hobby della radio è ancora fatto di questi piccoli riti ma a parte il drastico crollo del numero di stazioni, il dialogo si svolge soprattutto via Internet. Le cartoline che potete vedere qui riprodotte rappresentano una gradita eccezione.


Anche la natura delle emittenti che hanno confermato ufficialmente il fatto che io abbia ascoltato i loro programmi è indicativa.  KVOH è una stazione religiosa in regolare possesso di licenza della FCC americana e sta riprendendo a trasmettere dopo diversi anni di assenza o funzionamento a singhiozzo. Un tempo esistevano molte più stazioni radio di questo tipo e la autorizzazione a operare sulle onde corte dagli Stati Uniti - licenze concesse con parsimonia e solo con specifche restrizioni, perché la possibilità di andare a coprire un territorio esteso utilizzando tali frequenze era considerata "sleale" nei confronti di una radiofonia che sulle onde medie e in modulazione di frequenza viene ancora rigidamente organizzata in circoscritti bacini di raccolta pubblicitaria. 

Anche l'altra stazione è  (o perlomeno è lecito supporre che sia) americana, ma non è ufficialmente autorizzata a trasmettere. Channel Z è una stazione hobbystica, addirittura "autarchica", che appartiene al ristretto novero delle emittenti pirata in onde corte concentrate negli Stati Uniti in una piccola porzione di spettro a ridossod dei 7 MHz. Le omologhe stazioni pirata europee utilizzano più frequentemente piuttosto i cosiddetti 48 metri, compresi più o meno tra i 6200 e i 6300 kHz. Due fenomeni diversi, quelli delle stazioni hobbystiche europee e americane. Più numerose ma anche molto più folk e ruspanti le prime. Più saltuarie ma anche più raffinate, a vocazione più "politica", oltre che musicale, le seconde (anche per merito di una attività repressiva che forse negli USA è più forte che sul nostro continente). 
L'emittenza illegale sulle onde corte può essere considerata comunque un unico sottoinsieme di un fenomeno più esteso che sta acquistando sempre maggiore consistenza rispetto alla radiofonia tradizionale, pubblica o commerciale. Questo è vero in particolare sulle onde corte, dove i pirati potrebbero anche diventare (se già non lo sono) maggioritari. Personalmente ritengo che proprio l'uso delle onde corte faccia da linea di confine tra pirati dell'etere interessati a un contatto più prossimale con i loro ascoltatori e "bootlegger" che sono invece affascinati dalla "mondialità" di un segnale capace, per sua natura, di colmare distanze anche notevoli. Diciamo che questi pirati sono più vicini allo spirito dei radioamatori, mentre gli altri, attivi di solito in FM, hanno obiettivi quasi commerciali ma non vogliono rispettare i vari meccanismi di licenza, o li considerano punitivi e restrittivi. 
Da un punto di vista tecnico ricevere il segnale di una stazione pirata può essere molto difficile a causa delle basse potenze in gioco. Nel caso di Channel Z, poi, non sembra neppure esserci possibilità di confronto con KVOH: 25 watt di un piccolo trasmettitore autocostruito da una presumibile località sulla costa Est, contro 50 kW dalla costa Ovest.  In effetti, anche considerando tutti i fattori dell'equazione (la maggiore distanza con Los Angeles, ma anche un impianto di antenna che per KVOH è certamente più professionale), si tratta di due ascolti che tecnicamente si equivalgono, entrambi richiedono in ogni caso buone condizioni propagative e ricevitori sensibili. La speranza è che le due QSL siano anche il segno di un interesse rinnovato e duraturo per una radiofonia messa a dura prova dall'inesorabile scorrere del tempo. Interesse che auspicabilmente deve riflettersi anche nella propensione da parte dei regolatori, compresa la nostra Agcom, ad aprire spazi di legalità a iniziative nuove, anche sul piano dei contenuti e dell'impatto sociale. 

07 settembre 2013

California dreaming: prolungati - per favorire l'Europa - i test nei 31 metri di KVOH

Internet ha trasformato in qualcosa di profondamente diverso un hobby, quelli del radioascolto, che hanno saputo anticipare di parecchi decenni quel senso di comunità e scambio che gli appassionati di onde corte sapevano creare intorno alla loro attività, prima ascoltando i programmi e identificando le stazioni più lontane, poi comunicando i risultati della loro caccia ai colleghi e alle stazioni stesse, le quali a loro volta rispondevano con lettere molto cordiali, inviavano gadget e pubblicazioni, finivano per diventare dei veri amici. Oggi a trasmettere sulle onde corte sono rimasti in pochi e anche la comunità di chi insegue i segnali più difficili, al di fuori dai bicini che i broadcaster intendono normalmente raggiungere, si è ristretta. Ma il dialogo, attraverso Internet, si è fatto ancora più serrato, l'hobby, un tempo incentrato sull'ascolto, diventa sempre più relazione.
Sono in Liguria per qualche altro giorno di distrazione prima della ripresa full time del lavoro e questa notte avevo un preciso obiettivo: cercare di sintonizzarmi sui test che l'emittente californiana KVOH, Voice of Hope (un call storico, che ora viene rilanciato per una audience che immagino concentrata nell'area centro-sud americana e nella Bible belt nord-americana) aveva annunciato per la notte tra venerdì e sabato e quella tra sabato e domenica. La frequenza, 9975 kHz era ottimale, né troppo alta, né troppo bassa: le lunghezze d'onda dei 31 e 25 metri sono spesso utilizzate dai broadcaster che vogliono ottenere il miglior compromesso tra distanza coperta e indipendenza dalle condizioni propagative. Anche lo slot orario, tra le 01 e le 04 UTC sembrava ideale per l'ascolto in Europa, a cavallo com'era tra il tramonto in California e l'alba dalle nostre parti. Purtroppo sulla strada di KVOH c'era un ostacolo che ho scoperto solo qualche ora fa, quando alle 3 del mattino stavo ascoltando il tono continuo che KVOH aveva messo in onda qualche minuto prima dell'ora di inizio ufficiale dei test. All'improvviso una voce in linguaggio chiaramente asiatico ha praticamente bloccato il canale, rendendolo inutilizzabile. Come forse avrete modo di ascoltare dal mio breve clip, la voce che annuncia KVOH si riesce a percepire ma la comprensibilità è ridotta a zero. A interferire il debole ma fino ad allora pulito segnale californiano è, proprio tra le 01 e le 04 la trasmissione in hindi di CVC Voice of Asia, una organizzazione religiosa internazionale che utilizza per le sue trasmissioni verso l'India gli impianti ex sovietici dell'Uzbekistan. Meno distante della California rispetto all'Europa, ma soprattutto molto più potente. In questo spezzone di un minuto e mezzo potete seguire la storia di questo ascolto. Si sente il tono continuo, l'attacco improvviso del programma di CVC Asia (in parallelo con 6260 kHz), i time pips di KVOH sulle 01:00 precise e la voce in inglese sotto la dominante in hindi. Per un po' il segnale di KVOH si distingue bene, ma quando CVC comincia a trasmettere musica la leggibilità scompare quasi completamente. Più avanti, in un momento di evanescenza del segnale uzbeko, sono riuscito ad ascoltare KVOH che invitava a spedire i propri rapporti di ascolto all'indirizzo di mail indicato sul sito.



Ho subito scritto allegando l'audio che avete sentito e stamane mi ha risposto, molto sollecito, il manager della stazione, Ray Robinson. Il primo giorno di test di KVOH nei 31 metri è andato molto bene dal loro punto di vista. La stazione è stata ascoltata in 18 stati americani, 7 latino-americani, in Australia, Nuova Zelanda e anche in diverse nazioni europee che hanno però lamentato l'interferenza con CVC. In ragione di queste "proteste", KVOH ha deciso che la seconda fascia di test prevista per domattina sarà allungata di mezz'ora, fino alle 04:30 UTC. Dopo le 04 CVC dovrebbe aver chiuso le trasmissioni e le condizioni dovrebbero consentire l'ascolto senza interferenze della California. Staremo a vedere.
Mentre attendevo l'inizio delle trasmissioni su 9975 ho trascorso un paio d'ore in compagnia di colleghi ascoltatori e di operatori di stazioni pirata dei 48 e 41 metri utilizzando i due canali chat ormai stabilmente utilizzati per discutere, in tempo reale, su attivazioni e ricezioni di queste emittenti non autorizzate (e spesso perseguite per legge) musicali, sempre divertenti e un po' sguaiate. Anche questo aspetto dell'hobby è molto cambiato con Internet. Le stazioni pirata hobbystiche in onde corte sono un fenomeno antico, che risale almeno agli anni settanta, quando molte nazioni europee avevano implementato duri regolamenti repressivi. La banda scelta, a ridosso dei 49 metri, era occupata dalle stazioni costiere e i pirati con le loro interferenze era visti molto male dalle autorità. Trasmettevano pochissime ore, esclusivamente la domenica mattina, quando gli operatori non lavoravano.
Lo scenario ora è completamente diverso, le trasmissioni stanno diventando praticamente quotidiane, la sera nei giorni infrasettimanali, mentre sabato e domenica i pirati possono accendere i loro impianti, spesso ricavati dal surplus militare, anche al mattino. Soprattutto, grazie alle chat è possibile interagire in diretta, riportare agli operatori l'intensità dei segnali ricevuti, identificare immediatamente una stazione. Insomma un hobby diverso rispetto a quando un ascoltatore era costretto a districarsi, con un ricevitore mediocre, per identificare annunci male articolati, ma pur sempre divertente. I trasmettitori pirata raramente riescono a mettere in antenna potenze superiori a qualche decina di Watt e anche le antenne non sono il massimo dell'efficienza. Chi vuole provare a entrare in questa nuova forma di ascolto interattivo può iscriversi online alla chat del Free Radio Café, dove si riuniscono gli ascoltatori dei pirati americani (questi ultimi sono attivi soprattutto tra i 6925 e i 6985 kHz) e, in Europa, alla Pirate Radio Chat di Iannski. Due osterie virtuali dove scambiare quattro chiacchiere ascoltando contemporaneamente alla radio, sulle onde corte, le canzoni degli Abba, le polka della tradizione folk olandese e tedesca e i brani del grande rock.
Chiacchierando su Free Radio Café sono riuscito ad ascoltare due stazioni pirata americane, identificate dagli amici della chat: BOCHF su 6930 kHz in USB e Boombox Radio su 6925 kHz in AM. Ecco anche qualche piccolo estratto di questi due segnali, mi raccomando di utilizzare la cuffia o gli auricolari per questi clip e per KVOH.



05 settembre 2013

Il mistero della sera: tanghi e milonghe su 6210. Ma da dove? E per chi?

Ormai c'è un mistero al giorno. Chi sta trasmettendo no stop tanghi e milonghe molto vintage su 6210.45 kHz, in piena banda delle onde corte pirata dei 48 metri? Il segnale, debole, arriva a tratti udibile anche nel centro di Milano, ma la registrazione qui acclusa è stata fatta con la radio SDR online dell'Università di Twente. Arriva ancora adesso, intorno all'una di notte italiana, ma la prima segnalazione viene da Carlos Gonçalves, in Portogallo, che giustamente si chiede se questa sia una emittente pirata sudamericana. 

18 ottobre 2012

La leggenda di Roy Bates, pirata della radio e sovrano del mare

Mi sarei aspettato qualche citazione in più sui nostri media e invece neanche il tuttologo Fabio Fazio è riuscito a tirare in ballo la scomparsa di Roy Bates accogliendo nella sua trasmissione Walter "Uolter" Veltroni, fresco autore della storia romanzata di un altro regno impossibile: l'isola (artificiale) della Repubblica delle Rose che Giorgio Rosa, un ingegnere di Bologna, volle fondare su una piattaforma al largo delle coste romagnole in pieno '68. Peccato perché il libro di Veltroni, intitolato L'isola e le rose, contiene un riferimento diretto a Roy e sarebbe stato facile citarlo in trasmissione (forse io ero distratto).
La storia raccontata da Veltroni è alquanto elaborata rispetto alla reale vicenda di Rosa, raccontata in anni recenti in un documentario e in una intervista. È del tutto verosimile però che l'utopista bolognese in quegli anni registrasse le cronache che giungevano dai mari del Nord, o meglio dalle acque intorno all'estuario del Tamigi, culla del fenomeno delle stazioni pirata "offshore" di una Inghilterra postbellica anche radiofonicamente depressa. Roy Bates, principe di Sealand, ex soldato adolescente delle Brigate Internazionali antifranchiste, ex maggiore dell'esercito di Sua Maestà, ex pescatore e avventuriero permanente, morto a 91 anni il 9 ottobre fu uno di quei pirati delle onde marine ed hertziane. Ma a differenza di tanti suoi colleghi, che si accontentarono di occupare virtualmente un pezzetto di etere a bordo di scalcagnate imbarcazioni, Bates riuscì a conquistare materialmente anche un pezzetto di mare, fondando su una piattaforma al largo della costa una nazione indipendente - Sealand appunto - che pur non essendo riconosciuta da nessuno non è mai stata affondata da un esercito come accadde alla coeva Repubblicadelle Rose (la dichiarazione di indipendenza di Sealand precedette di un anno quella della rosea repubblica). Nel caso della piattaforma adriatica pesò molto il clima di allora: pare infatti che le autorità italiane temessero il coinvolgimento della Jugoslavia o peggio ancora dell'Albania.
Qualche anno prima, nel1965, Bates ebbe l'idea di occupare una delle fortezze marine che la Gran Bretagna aveva messo a guardia delle sue acque territoriali, installandovi anche le prime postazioni radar. Altri come lui avevano usato quei forti per trasmettere la musica degli Stones che la austera BBC centellinava con tipico sadismo, ma Bates agì come un vero conquistatore, arrivando allo scontro fisico con i suoi colleghi e respingendo nel corso degli anni successivi un tentativo di attacco da parte di uno strano avvocato tedesco, provocando un mezzo incidente diplomatico. Insomma, un tipetto tutt'altro che pacifico il padrone di Radio Essex prima e dello "Stato" autoproclamato del Sealand dopo. La stazione del pirata Bates trasmise dal 1965 al 1966 da uno dei forti sull'estuario, sembra utilizzando l'impianto di un radiofaro costruitovi dalla aviazione USA. Poi Bates si trasferì con moglie e figli, destinati a diventare principi ereditari, su un'altra piattaforma, la Roughs Tower, proclamandola territorio indipendente. A quel punto la mannaia della legge inlgese contro le stazioni pirata marittime cadde (era il 14 agosto 1967) e Bates smise di trasmettere anche se il suo fortino all'epoca si trovava in acque internazionali e forse avrebbe potuto scampare al sequestro (ma non alla sorveglianza dei porti, che avrebbe reso problematico il rifornimento di gasolio e viveri).
Sealand si trasformò a tutti gli effetti in una enclave del Regno Unito quando nel 1987 quest'ultimo decise di estendere l'ambito delle acque territoriali, ma non ci furono più veri tentativi di detronizzare il principe, che continuò a battere moneta e a stampare passaporti e francobolli, buoni come quelli Monopoli. Senza mai smettere di seguire alla lettera il motto della sua microscopica e arrugginita nazione: e mare libertas, dal mare la libertà. Su Vimeo potete godervi un lungo film che Inventive Productions ha dedicato alla biografia del Principe e della Principessa di Sealand. Ancora oggi se andate sul sito Sealandgov.org, potete acquistare un titolo nobiliare del principe, o un boccale per il caffé firmato, a seconda del vostro umore.
In una intervista televisiva negli anni 80, quando la guerra, le radio pirata e tutto il resto erano ormai solo un ricordo, Bates dichiarò che avrebbe potuto morire ancora relativamente giovane o molto anziano, come poi è fortunatamente accaduto. Ma che sicuramente non sarebbe morto di noia. Non succederà neanche a noi, se continueremo a seguire le incredibili vicende della radio e dei suoi protagonisti, un mondo sicuramente più grande della realtà che questo medium straordinario racconta e immagina.



18 agosto 2011

KBC torna a trasmettere in onde medie dalla Germania

Tornerà a trasmettere, per iniziativa dell'olandese KBC, impresa che nel 2009 aveva partecipato alla rinascita dell'emittente Big L su 1395 kHz, l'antenna dell'impianto tedesco di Burg, vicino a Magdeburgo, la regione di Berlino, su una frequenza di 531 kHz. KBC Radio ha infatti ottenuto una licenza per sperimentare i 10 kW del trasmettitore, attivo fino a qualche anno fa anche in modulazione digitale DRM. A Burg trasmetteva un secondo impianto, la cui antenna è stata tuttavia distrutta cinque anni fa. La frequenza di 531 era stata utilizzata dall'ente regionale tedesco MDR, poi era subentrata una emittente privata per camionisti, Truckradio, che tra 2008 e 2009 aveva sperimentato il digitale.
Le prove di KBC Radio - stazione originariamente legata alla cultura delle radio pirata off shore che ha utilizzato in passato anche l'impianto in onde corte lituano di Sitkunai e tornerà a trasmettere in onde corte in novembre da una location al momento imprecisata - partono domani sera, 19 agosto, alle 19 ora estiva europea (le 17 UTC) e proseguiranno per diverse settimane, con estensione fino a fine ottobre.
Come dimostra anche il caso delle numerose piccole emittenti italiane spuntate in questi ultimi mesi, le onde medie abbandonate dai broadcaster pubblici tendono decisamente a rianimarsi, soprattutto per iniziativa di piccole imprese a carattere commerciale, preferendo utilizzare impianti a potenza abbastanza limitata (su 1395 Big L ebbe grossi problemi con le bollette elettriche). Burg dovrebbe utilizzare appena 10 kW, probabilmente sufficienti per vincere qui in Italia del nord l'interferenza algerina e fare a gare con la "co-channel" rumena. Non saranno troppo contenti i DXer che in Germania, Danimarca e Olanda potevano ormai ascoltare senza problemi la remota stazione delle isole Far Oer (che per la verità sono riuscito ad ascoltare, con molta fatica, anche in Liguria), ma è comunque il caso di fare gli auguri alla Mighty KBC. Sembra tra l'altro che l'emittente abbia anche altre opzioni per trasmettere da altri paesi europei.

27 dicembre 2010

Quando Radio Northsea vinse le elezioni

La politica dei tagli che ha caratterizzato queste ultime settimane di governo Berlusconi ha causato un forte malcontento tra gli editori radiotelevisivi che hanno dovuto assistere inermi all'azzeramento delle provvigioni a sostegno dell'emittenza locale (45 milioni cancellati dal decreto Milleproroghe dopo le "promesse" scritte nero su bianco nella legge sulla stabilità), cui si aggiungono i 50 milioni decurtati dai fondi per l'editoria. Ciò nonostante, non riesco a pensare che se e quando torneremo a votare, sulle scelte dell'elettorato - tra quelle che potremmo ironicamente definire le "Milleragioni" per un voto contro Kim Silvio Sung - avranno un peso anche le istanze delle radio libere.
Secondo il cronista politico della BBC, Paul Rowley, autore di uno splendido radiodocumentario trasmesso in questi giorni sulle stazioni locali di BBC Radio 2, le cose andarono diversamente in Gran Bretagna quarant'anni fa, nel giugno del 1970, quando il governo labourista di Harold Wilson chiamò il Paese alle urne con diversi mesi di anticipo e smentendo tutti i sondaggi perse di misura contro il conservatore Edward Heath. Allora si disse che gli elettori rimasero colpiti negativamente dalle cifre della bilancia dei pagamenti e che la sconfitta dell'Inghilterra alla Coppa del Mondo di Mexico '70 (proprio contro la Germania che noi sconfiggemmo per 4 a 3) aveva fatto incazzare milioni di persone.
Ma Rowley, che ha prodotto in questi anni diversi documentari sulle gloriose radio pirata offshore, si chiede in "Radio election" quale fu il peso elettorale dei giovani diciottenni che per la prima volta nella storia inglese furono chiamati alle urne. A soli tre anni di distanza dalla legge labourista che aveva decretato la fine di Radio Caroline e di tante altre paladine della musica rock.



Furono proprio i socialisti britannici a combattere il fenomeno delle radio pirata, con il suo rivoluzionario modello commerciale: audience in cambio di pubblicità. E se le grandi aziende - era questo, a grandi linee, il ragionamento - avessero preso il controllo di un bene collettivo come l'etere radiofonico? Al contrario, il manifesto elettorale di Heath prevedeva la creazione delle stazioni radiotelevisive commerciali. I conservatori mantennero la loro promessa, ma nel frattempo gli elettori dovevano aver cambiato di nuovo idea perché nel febbraio del 1974 Heath perse a sua volta le elezioni restituendo favore e scranno di primo ministro a Wilson. Pochi mesi prima, nell'ottobre del 1973, era andata on air la London Broadcasting Company.
Rowley osserva oggi che dall'analisi del voto nelle aree sudorientali del Regno Unito, dove le stazioni pirata avevano avuto molto seguito, i consensi per i conservatori furono molto numerosi. Durante la campagna elettorale, da Radio Northsea International, ancorata al largo delle acque olandesi fuori dalla giurisdizione britannica, gli appelli a favore del partito conservatore si sprecarono. Il governo di Wilson decise addirittura di disturbarne i programmi con del jamming, una manovra antidemocratica che neppure durante la Seconda guerra mondiale era mai stata messa in atto.
Sulla rivista online Radiomusications trovate un bell'articolo scritto da Robin Carmody nel 2007, The politics of offshore radio. E' un saggio conciso ma molto ben fatto sui retroscena politici della battaglia contro il monopolio della BBC. Lo scontro fu un elemento chiave in quel cocktail di crisi economica, stanchezza nei confronti del centralismo dirigista e voglia di modernità che alla fine degli anni 70 portò alla vittoria della Thatcher. Fu soprattutto un buon esempio di come, in politica, anche le buone intenzioni possono avere conseguenze spiacevoli. I labouristi erano probabilmente in buona fede quando vollero negare un pezzo di libertà a tutti pur di impedire che pochi potenti se la prendessero tutta. I conservatori erano sinceramente disposti ad accettare il rischio di qualche voce di potenziale dissenso in cambio di un fiorente mercato della pubblicità. Avevano ragione entrambi, o erano viceversa entrambi nel torto?
Quello che possiamo dire in Italia è che da solo il mercato della pubblicità non basta a sostenere le attività dell'emittenza radiotelevisiva privata, almeno non in un assetto normativo oggettivamente distorto e privo di solidi presupposti sul piano dell'analisi economica ancor prima che politica. Nelle nostre condizioni è una destra liberista solo sulla carta - ma oberata nella realtà dal macigno del conflitto di interessi berlusconiano - a guardare con maggior sospetto al pluralismo dell'etere. Per la sinistra è una ben magra consolazione l'essere stata in grado di prevedere la deriva dell'oligopolio mediatico. Mi chiedo, con una certa angoscia, se anche in questo caso l'elettorato giovanile potrà avere un ruolo nell'indirizzarci verso il cambiamento.

17 novembre 2010

L'omicidio che mise fine al monopolio della BBC anni 60

Se l'autocritica della FCC - ne ho parlato qui a proposito di una pubblicazione del regolatore americano che rivede settanta anni di storiche decisioni in materia radiotelevisiva e telefonica - mette in luce i punti deboli di una politica eccessivamente liberista e protettiva degli interessi commerciali, il nuovo libro di Adrian Johns, docente dell'Università di Chicago e autore di Death of a Pirate, denuncia i difetti di una politica di esagerato controllo e centralismo. Il libro parte da un episodio poco noto della storia delle stazioni radio pirata "off shore" attive in Gran Bretagna a metà anni sessanta: il litigio tra due editori pirata che sfociò nell'uccisione di Reg Calvert, proprietario di Radio City, da parte di Oliver Smedley, ideatore di Radio Atlanta. L'omicidio e il processo che ne seguì (Smedley - che prima di quel drammatico scontro aveva assoldato una squadra di camalli per assaltare gli impianti di Radio City a Shivering Sands, la celebre fortezza antiaerea costruita su piattaforme nell'estuario del Tamigi - fu rilasciato per legittima difesa) fu uno dei motivi per cui le autorità britanniche decisero di intervenire in una situazione che stava prendendo una brutta piega. Il Marine Act approvato in tutta fretta portò al sequestro e alla chiusura delle radio pirata. Ma da quel fenomeno sociale, dal gradimento espresso da molti ascoltatori, nacque un vento di libertà che portò al completo rinnovamento della BBC e dei suoi noiosissimi programmi. Oliver Smedley, un ultra-liberista che aveva deciso di fare il pirata radiofonico per ragioni strettamente politiche, per combattere il centralismo della politica Labour, fu un pessimo imprenditore e un violento, ma alla fine ottenne il risultato che gli interessava, mandando in frantumi un monopolio troppo rigido.
Death of a pirate è appena stato pubblicato (qui la recensione del Wall Street Journal firmata da un consulente americano specializzato nel format "talk") ma non è il primo libro di Johns, autore in passato di interessanti lavori sulla proprietà intellettuale e la storia del sapere stampato. Non posso leggere i commenti sulla sua ultima fatica senza pensare alle vicende legate alla lotta contro il monopolio radiotelevisivo in Italia, alle istanze molto positive portate avanti dagli editori radiofonici e dai piccoli e grandi imprenditori televisivi privati e ai loro effetti che come sempre succede una volta entrati in una prospettiva storica hanno anche risvolti profondamente negativi. In campo televisivo la libertà di antenna, viziata nel tempo da comportamenti più illegali che autenticamente liberisti, ha portato alla situazione che conosciamo e a un vistoso caso di conflitto di interessi economico-politico. Il mercato radiofonico privato ha pagato a duro prezzo la vacatio legis seguita alle spallate antimonopoliste e 35 anni dopo deve scontare le conseguenze di una "apertura" imperfetta, che a tratti somiglia molto a una chiusura. Credo che il nostro dovere sia quello di leggere Death of a pirate insieme alla pubblicazione storica della FCC, riflettendo sulle virtù che stanno nel mezzo.

24 agosto 2010

Il pirata e il Commodoro: opposizione offshore alle Fiji

Come le stazioni pirate del mare del Nord negli anni Sessanta, un vascello non autorizzato potrebbe mettersi a solcare le acque internazionali intorno alle isole Fiji. Questa volta però la missione sarebbe politica: diffondere le voci degli oppositori al regime militare che da quasi quattro anni sta calpestando i diritti di 800 mila abitanti. Funzionerà? Una nave pirata sembra la soluzione più indicata contro un Commodoro, Frank Bainimarama, quello che nel dicembre del 2006 ha inscenato un colpo di mano, il secondo dopo il 2000 (il che rappresenta il 50% dei quattro colpi di stato verificatisi in vent'anni). All'epoca Bainimarama organizzò un contro-putsch per restituire i poteri al presidente Ratu Josefa Iloilo. Dopo aver successivamente contribuito all'ascesa del primo ministro Laisenia Qarase, nel 2006 l'intraprendente capo della marina cambia radicalmente idea e prende il potere di nuovo, ma questa volta ci prende gusto. Da primo ministro a interim prima allontana e subito ripesca il presidente Iloilo (che nel 2009 abolirà la carta costituzionale) per farsi nominare primo ministro permanente nonché titolare di diversi dicasteri. Un signor ghe pensi mi agli antipodi, insomma. In questi tre anni e mezzo il Commodoro riesce a trasformare le Fiji in una… Repubblica di Bainimarama, come ironizzano gli oppositori.
Secondo il New Zealand Herald (il pezzo è apparso originariamente sull'Independent sul cui sito si possono leggere interessanti commenti di fijiani pro-commodoro), il controllo sui mezzi di comunicazione è serrato e persino lo storico quotidiano Fiji Times rischia la chiusura in base a una nuova legge che vieta ai capitali stranieri il controllo di testate giornalistiche. Indovinate di chi è questo giornale fondato 140 fa? Ci avete azzeccato, Rupert Murdoch, ancora una volta alle prese con un dittatorello cialtrone.
In queste condizioni, scrive l'Herald, lo scontento cresce, il braccio di ferro contro gli evangelici metodisti (fortemente critici del dittatore) ha portato all'arresto di molti capi della comunità religiosa e il turismo comincia a risentirne. E l'opposizione al regime di Bainimarama all'estero, il Fiji Democracy and Freedom Movement, sta studiando la sua contromossa piratesca. Oltre al giornale neozelandese, anche la radio australiana ABC ha intervistato il capo di questa opposizione, Usaia Waqatairewa.
Una stazione pirata offshore potrebbe essere fattibile e finanziabile, ma il Pacifico non è il mare del Nord. Soprattutto le Fiji si trovano a metà strada - almeno 500 miglia direi - tra Nuova Caledonia e Samoa: come si potranno assicurare in questo deserto d'acqua i necessari rifornimenti di carburante, materiali e staff? Forse Waqatairewa farebbe bene a rileggersi la storia delle stazioni pirata britanniche, che furono strangolate dalla guerra che le autorità dell'epoca mossero agli equipaggi delle motonavi di supporto. Certo che se un regime politico tanto stupido e odiosetto dovesse affondare per merito di una novella Caroline che batte la bandiera della democrazia…

Fiji democracy group planning pirate radio

By Roger Maynard
Aug 23, 2010

In a move inspired by pirate radio stations of the 1960s, political activists in the South Pacific are planning to position a Dutch-registered merchant vessel in international waters off the coast of Fiji to defy censors in the military dictatorship.
Opponents of the coup leader and self-appointed Prime Minister, Commodore Frank Bainimarama, hope to have the station broadcasting news and interviews by the end of next month to circumvent draconian media laws imposed on press, radio and television. Since taking power in a military coup in December 2006, Fiji's strongman has slowly eaten away at the country's democratic freedoms, installing newsroom censors and cracking down on foreign media ownership.
Newspapers and radio stations now have to be 90 per cent locally owned, a stipulation that will almost certainly see the closure of the 140-year-old Fiji Times. The popular title, which has been owned by News Ltd since 1987, has been emasculated since the censors moved in to demand the removal of any anti-government stories.
With most of the population too poor to access the internet or satellite television, most Fijians rely on the press and transistor radios for their news. That is why Usaia Waqatairewa of the Fiji Democracy Movement has opted for pirate broadcasting.
Now exiled in Australia, he plans to stream live programming to the ship from a Sydney newsroom and rebroadcast the material from a transmitter on the AM waveband. "The basic purpose is to inform the public of what's really happening in Fiji so they can make an informed decision about whether to support Bainimarama or not," he said.
Even the phones no longer guarantee confidentiality since the Government ordered mobile and landline users to register all their personal details. One local carrier, Vodafone, is also demanding that customers provide a left-hand thumb print and PIN, which the user would normally keep secret.
The head of the Justice Ministry, Aiyaz Sayed-Khaiyum, claims the compulsory registration of all phones is the result of a spate of bomb threats and bogus calls. Critics suggest it is more to do with the interim Government wanting to create a database of callers whose views do not correspond with the regime's.
Telephone paranoia even extends to some tourists. A German businessman who used his satellite phone in a restaurant recently was reported to the police, who promptly raided his hotel room. He left the country in disgust shortly afterwards.
So far, such stories have not damaged tourism, which is one of the few Fijian industries still booming. A devalued currency and a strong Australian dollar have made Fiji a bargain destination for overseas holidaymakers.
But while the tourists are still heading to Fiji, businesses are pulling out. Australia's Commonwealth Bank has sold its Fijian arm, and Qantas is trying to sell its 46 per cent stake in Fiji's national airline, Air Pacific. Despite these economic warning signals, Commodore Bainimarama remains determined to do things his way. He has promised to go to the country in 2014 but as he has repeatedly postponed his general election plans, few believe he will keep his word.
And if an application for a loan of more than $700 million from the IMF fails, "the country's economic outlook will be shocking", says Anthony Bergin of the Australian Strategic Policy Unit.

CRACKDOWN LEADS TO POVERTY AND FEAR

Fiji has had four coups in the past two decades and is facing an economic crisis that threatens to bring more instability to the 800,000 people who inhabit this sprawling archipelago. And there are concerns about human rights as Commodore Frank Bainimarama cracks down on those who oppose his dictatorship.
In a rare interview aired by the Australian Broadcasting Corporation last month, the military leader said "we'll need to shut some people up" before the country can return to democracy. "I don't trust the people," declared the Prime Minister, adding that he was none too happy about politicians or the judiciary, either.
After silencing the powerful Methodist Church and the chiefs who are the traditional rulers of this fiercely patriotic nation, Commodore Bainimarama sacked many judges. Suspended from the Commonwealth, Fiji risks becoming a pariah in the region. The Prime Minister also recently expelled Australia's acting high commissioner to Fiji.
The reforms he talks about strike at the heart of Fiji's racially divided society. For many years, about half the population was of Indian origin, descendants of indentured labourers brought to Fiji in the 19th century to help in the sugar industry. Faced with eviction from their farms after their leases expired, thousands of Indians have sought refuge overseas while many of those unable to leave have ended up in squatter camps.
When Commodore Bainimarama seized power he promised a fairer society, with legislation designed to protect the interests of the Indian community. But unemployment, poverty and fear have created a society whose people are often too scared to talk.

24 marzo 2010

Radio Caroline a Pasqua su 531 kHz dalla Ross Revenge


Il prossimo weekend di Pasqua verrà riattivato il trasmettitore in onde medie a bordo della Ross Revenge, storica nave (non proprio l'originale, ma attiva negli anni ottanta) di Radio Caroline oggi ancorata al porto di Tilbury, nell'Essex, dove un gruppo di appassionati la sta restaurando. Le trasmissioni saranno in onda nell'arco delle 24 ore dal 2 al 5 aprile e considerando l'assenza del trasmettitore svizzero di Beromünster, ormai spento, sulla frequenza di 531 kHz, vale la pena cercare di sintonizzarsi sulle trasmissioni dopo il tramonto e direi soprattutto intorno alla nostra alba.
Sul sito della Ross Revenge trovate una bellissima sezione dedicata agli impianti di trasmissione, con fotografie e molte spiegazioni tecniche. La frequenza di 531 kHz era stata utilizzata anche lo scorso anno. Sul sito di Radio Caroline si trovano altri dettagli sulla storia dell'emittente pirata più famosa d'Europa, che pubblica anche un suo fanzine, Horizon. I programmi di Caroline si possono ascoltare in streaming ma l'emittente dichiara - non posso verificarlo - anche di essere ripetuta sulla Costa Azzurra in FM da The Breeze sugli 88.4 MHz (il trasmettitore dovrebbe essere sul Monte Bignone sopra San Remo, in territorio italiano).

Easter 2010 – live from Ross Revenge
The on-board team for this year will be a mixture of regular presenters and members of the Restoration Crew. The highlight of the weekend will be the Caroline Staff All Time Top 500 Album Countdown which can be heard daily between 9am and 7pm (10am to 8pm Easter Sunday). We'll also be running our annual membership drive for the Radio Caroline Support Group – and giving away spot prizes to new members and minimum donators!
If you live in the south Essex and north Kent area you'll be able to tune in on 531kHz AM once again but all programmes will also be heard on SKY 0199 and via our web streams. Easter Schedule

22 febbraio 2010

Pirati della domenica, pochi Watt molto divertimento


Come sempre quando riesco a scappare per un fine settimana di radio e Liguria, la domenica mattina è consacrata alle emittenti pirata dell'Europa centrale - Olanda, Germania e Regno Unito in particolare - che affollano soprattutto la banda dei 48 metri, un due, trecento kilohertz tra 6.200 e 6.500. Mi direte che solo un vecchio nostalgico può perdere il poco tempo trascorso davanti a una radio con questi altrettanto nostalgici pirati dell'etere, eredi di una cultura sessantottina che, guarda caso, portò con sé proprio due cose: la musica che le gracchianti stazioni sui 48 metri amano trasmettere e un radicale svecchiamento delle rigide regole della radiofonia pubblica europea.
Mentre scrivo queste righe mi vengono in mente - avevo vent'anni forse meno - quelle escursioni del sabato pomeriggio con Dario, direzione Torino Porta Susa. Ci veniva a prendere Flavio, che già allora lavorava nell'elettronica, nei computer, nelle centrali telefoniche, e si andava nella sua tana da qualche parte in periferia. Si chiacchierava, si andava in pizzeria e poi si tornava davanti al Collins 392 di Flavio, un ricevitore militare, da mezzi blindati. Un cubo pesantissimo e indistruttibile. Allora le bande tropicali pullulavano di stazioni e dopo una notte passata a esplorarle, la domenica mattiva si andava sui 48 metri, come faccio adesso nei rari weekend che trascorro a L'Ago, e si dava la caccia ai segnalini oltre i 6.200. Bisognava usare ricevitori sensibili e buone antenne perché quei segnali non sono proprio facilmente leggibili, le potenze in gioco erano, come lo sono oggi, piuttosto ridotte, poche decine di Watt. Noi allora potevamo contare su apparecchi radio di fortuna, magari privi di copertura continua e quindi non in grado di sintonizzarsi oltre una certa frequenza.
Poi quei sabati torinesi non ci furono più, io cominciai a concentrarmi sulle onde medie (dove comunque ritrovai i pirati olandesi intorno ai 1380 kHz), per anni l'interesse nei confronti di queste stazioncine marginali subì per quanto mi concerne un netto calo. Oggi la situazione è ancora una volta cambiata, il tempo per ascoltare non c'è e ci sono anche molte meno cose da ascoltare nelle onde corte. Queste domeniche sono tornate a essere, per me, un appuntamento piacevole. Con questo non voglio dire che l'ascolto delle hobby pirates sia diventato un ripiego. Si tratta pur sempre di segnali molto bassi, trasmessi con impianti non professionali e modulazioni incerte quando va bene, con derive di frequenza da malditesta. Riceverli sulle medie distanze del continente europeo è paradossalmente più difficile perché sui 6 MHz lo "skip" ionosferico è poco favorevole.
L'aspetto più divertente - oltre alla programmazione musicale, quasi sempre centrata su anni 6o e 70 - è la relazione che si viene a creare con i pirati in persona, che molto spesso portano in testa il cappello del tecnico degli impianti e del suono, del dj e dell'editore. Grazie alla e-mail e agli sms il dialogo con le stazioni è ormai in tempo reale. Una volta bisognava scrivere una lettera, mandarla a un indirizzo collettivo che faceva da drop box da qualche parte, per evitare di rivelare troppi dettagli su una attività illegale che ti faceva rischiare la galera. Durante l'ascolto, i blog dei DXer specializzati (uno dei più assidui è Achim's Free Radio Desaster) si scambiano in tempo reale le informazioni sulle stazioni accese in quel momento, mentre Google ti guida verso le stazioni non identificate. Ci sono infatti pirati che non annunciano mai se non all'inizio o alla fine delle trasmissioni, in molti altri casi il suono è distorto, la pronuncia pesantemente accentata e i nomi non si riconoscono mai. Questa domenica sono riuscito a identificare in fretta un paio pirati, Radio Altrex (6292 kHz) e Radio Jan Van Gent, che mi hanno mandato la loro conferma nel giro di poche ore. Il pirata dell'etere che trasmette sotto il nick di Van Gent dice di avere 47 anni, tre figli e un quarto in arrivo. Abita nei pressi di Dokkum, cittadella fortificata della Frisia a pochi chilometri dal confine tedesco. L'operatore di Radio Altrex mi ha anche mandato due fotografie dello studio col trasmettitore da soli 35 Watt e dell'antenna, una V invertita che parte dal tetto di casa. Su 6515 kHz ho sentito l'annuncio di Radio Scotland, un pirata olandese, che mi ha risposto immediatamente via mail stupito di essere riuscito ad arrivare qui in Italia con 15 miseri Watt sparati alla bell'e meglio attraverso una antenna mal dimensionato per una frequenza mai usata prima. Altri segnali sono arrivati da 3.905 e fino ai 6952.5 kHz di Van Gent Qui di seguito alcuni link con l'annuncio di Radio Altrex e la buffa (dato il contesto) musica country di Radio Jan Van Gent


19 gennaio 2010

Madrid: nuova legge anche in chiave anti-radio pirata

Uno studio del 2004 della associazione spagnola delle emittenti commerciali AERC ne contava circa tremila. Sono le radioemittenti "illegali", che in Spagna - dando per buona l'attendibilità di queste cifre - sono pari a tre volte quelle regolarmente autorizzate in banda FM e onde medie. Non si tratta di stazioni pirata del tutto prive di licenza. Nel novero rientrano anche parecchie radio municipali che si uniscono in network per superare i confini del singolo "ayuntamiento" o che semplicemente affidano la gestione dei programmi a chi non è dipendente comunale. Cinquecento stazioni llegali si trovano nelle Canarie, molte altre sono concentrate nelle regioni del meridione spagnolo.
L'AERC afferma che le emittenti disturbano, portano via annunci pubblicitari locali, sono in altre parole una vera seccatura e molte trasmettono inutile musica. Nel 2006 una nuova legge dell'audiovisuale avrebbe dovuto farne piazza pulita. Ma le cose non devono essere andate per il verso giusto se oggi, gennaio del 2010, alla vigilia della discussione prevista per domani in senato spagnolo del progetto di legge LGCA, Ley General de la Comunicación Audiovisual. (questo il testo del progetto), il censimento dell'illegalità nell'etere è ancora quello, forse con un 10% di margine in più, come racconta questo articolo di El Pais.
La nuova legge, oltre a fissare nuovi tetti pubblicitari e a rivedere le norme che regolano il settore radiotelevisivo nell'era digitale, dovrebbe rendere finalmente concreto un organismo, la Agencia Estatal de Radiocomunicaciones, "creato" con una legge del 2003 e mai arrivato a essere costituito. Questo ente dovrebbe poi occuparsi del rispetto delle licenze e delle normative tecniche che regolano l'occupazione dello spettro.
Intanto, le radio illegali spagnole continueranno a trasmettere e ad essere ascoltate, un fenomeno con ogni probabilità meno appariscente di quanto appaia dagli studi AERC ma pur sempre cospicuo (anche se sul piano economico è difficile pensare che possano fare tutta questa concorrenza alle emittenti che rilasciano regolare fattura sui loro spot). Di questi tempi, con la pressione che la radio deve subire da parte di altre forme di fruizione multimediale, forse andrebbero viste come un positivo segnale di "persistenza" del mezzo. Ma le regole, se ci sono, vanno rispettate; e se non ci sono o sono sbagliate sarebbe sempre meglio farle o correggerle.
El mapa de la radio 'pirata'
El Gobierno se compromete a erradicar las emisoras fraudulentas después de años de denuncias - El sector calcula que hay 3.000 estaciones ilegales
ROSARIO G. GÓMEZ - Madrid - 11/01/2010

La piratería campa a sus anchas en las ondas. Más de 3.000 emisoras de radio emiten de forma ilegal en España sin que nadie lo evite. En algunas comunidades el número de emisoras irregulares ha alcanzado tal volumen que triplica a aquellas que tienen licencia para operar. Tan alarmantes son los efectos de la piratería que los radiodifusores aseguran que está causando más daño que la crisis publicitaria. La pasividad de la Administración (tanto estatal como autonómica) y los subterfugios normativos han llevado al sector una situación verdaderamente límite y nunca vista en la historia del medio. Para erradicar el fenómeno, el Gobierno elaborará un mapa de la radio española, que permitirá limpiar el espectro y cerrar de forma rápida y contundente las emisoras que carecen de autorización.
La Agencia Estatal de Radiocomunicaciones, que se constituirá antes del próximo 1 de junio, será el organismo encargado de controlar el espacio radioléctrico. La puesta en marcha de esta agencia figura en la Ley General de la Comunicación Audiovisual (LGCA), que la semana pasada fue aprobada por la Comisión Constitucional del Congreso y en febrero emprenderá su andadura en el Senado.
Antes de expulsar de las ondas a las emisoras clandestinas, el Gobierno tendrá que identificar a los ocupas del espacio, aquellos operadores que emiten fraudulentamente. Buena parte del trabajo está ya hecho. El Ministerio de Industria tiene en sus manos desde 2004 una relación de todas las irregularidades. El exhaustivo trabajo fue realizado por la Asociación Española de Radiodifusión Comercial (AERC) y entregado al Gobierno con la esperanza de que con la elaboración de un nuevo Plan Técnico de FM se pusiera fin al caos que reinaba en la ondas.
La AERC, entidad, que agrupa a las grandes cadenas (SER, Onda Cero, Cope, Punto Radio, entre otras) contabilizó entonces casi 3.000 emisoras ilegales. La mayor parte de ellas estaban (y están) concentradas en Canarias (482), Andalucía (387), la Comunidad Valenciana (318), Cataluña (183), Madrid (144) y País Vasco (143). La Rioja (con 4) figuraba como la comunidad con menos ilegales.
En total, se identificaban a las 2.279 emisoras comerciales que se habían instalado en las ondas al margen de la ley. El mapa de la AERC incluía otras 124 emisoras sin licencia que estaban siendo utilizadas por las radios legales.
El catálogo de la asociación de radios privadas detallaba igualmente otras 504 emisoras municipales que incumplían la ley reguladora, al ceder, por ejemplo, la gestión a particulares o formar cadenas con otras estaciones cuyo ámbito de cobertura se circunscribe al de un Ayuntamiento.
El sector de la radio aplaude que "de una vez por todas" España acabe con una anomalía (la de la piratería) que es única en el mundo. "Estábamos esperando este acuerdo. Es hora de que el Ministerio de Industria y las comunidades autónomas cierren todas las radios ilegales".
Hasta ahora, la inacción de ambas Administraciones ha llevado al sector a un auténtico desgobierno, pese a contar con equipos, instrumentos y medios para limpiar el dial. Desde 2004. Industria y algunas comunidades autónomas han expedientado a varios centenares de estaciones (de radio y televisión) que carecían de la correspondiente adjudicación. Pero en estos cinco años la situación no sólo no ha mejorado sino que ha ido a peor. La nueva Ley Audiovisual facilitará los procesos para la clausura fulminante las 3.003 emisoras pirata que actualmente tiene localizadas la AERC en toda España.
El sector calcula que el mapa que entregó al Gobierno en 2004 responde "en un 90%" a la situación actual. La actualización, ahora, corresponde al Gobierno.
"Oigo las ilegales y no puedo oír las legales"

"En mi casa oigo a las ilegales y no puedo oír a las legales porque su espacio lo ocupan las ilegales". La diputada de Coalición Canaria Ana Oramas expresaba así los efectos de las radios piratas. Su denuncia durante la tramitación de la Ley General de la Comunicación Audiovisual fue tan contundente que muchos grupos se unieron a su propuesta para que la Agencia Estatal de Radiocomunicaciones barra del espectro, de forma fulminante, todas las emisoras que ocupan las ondas sin licencia. Un reglamento establecerá los requisitos para emitir conforme a la ley y los procedimientos para clausurar las frecuencias anómalas.
Oramas tenía argumentos de peso. O al menos una especial sensibilidad sobre el radio manta. No en vano Canarias es el reino de la piratería radiofónica. En las islas operan alrededor de 500 emisoras fraudulentas. "Esto va en serio. Vamos a acabar con la ocupación ilegal del espacio radioléctrico", dijo la diputada.
Hasta ahora, el principio "tolerancia cero" exigido por las empresas con una licencia en su mano, ha sido papel mojado. Cuestión de competencias. Las comunidades autónomas echaban el balón al tejado del Gobierno central y éste remataba de nuevo hacia el lugar de origen.
"Era un brindis al sol", admitió en el debate el portavoz de CiU, Josep Antoni Durán Lleida. "Ni los Gobiernos autonómico ni el central se atreven a entrar en esta cuestión", dijo convencido de que una acción concertada entre las autonómias e Industria permitirá combatir de manera eficaz la piratería en las ondas.
Joan Ridao, de ERC, se sumó a las propuestas y el PSOE también recogió el guante de la diputada canaria. "El sector de la radio no puede convivir con la piratería", dijo el portavoz socialista Óscar López, que consideró necesaria la realización de un mapa de frecuencias para erradicar de manera inmediata y expeditiva a todas aquellas emisoras que carezcan de autorización.

Caos en las ondas

- Lista de ilegales. Con 482 Canarias es la comunidad con más emisoras piratas. Le siguen Andalucía (387), Comunidad Valenciana (318), Cataluña (183), Madrid (144), País Vasco (143), Murcia (106), Galicia (103), Aragón (73), Cantabria (69), Castilla y León (68), Castilla-La Mancha (67), Asturias (40), Baleares (40), Extremadura (27), Navarra (25) y La Rioja (4).

- Legales. Las radios legales han ocupado 124 frecuencias irregularmente.

- Municipales. Otras 504 emisoras municipales vulneran la ley al formar cadenas o no estar gestionadas por los consistorios.


02 settembre 2009

Si spegne la prima voce di Radio Caroline


Se n'è andato a 74 anni il presentatore del primo programma diffuso il giorno di pasqua del 1964 dalla celeberrima stazione galleggiante Radio Caroline, Simon Dee. Negli anni Sessanta, gli Swingin' Sixities, Simon (ma il suo vero nome era Cyril) fu protagonista della rivoluzione della radio, prima con le emittenti pirate, poi con la BBC. La sua carriera proseguì con la televisione, ma alla fine venne dimenticato. Persino della sua biografia pubblicata nel 2006, "Che fine ha fatto Simon Dee?", sono state vendute poche copie. Dee aveva scoperto la sua vocazione da disc jokey prestando servizio nella RAF e trasmettendo per la British Forces Radio.
Lo ricorda oggi l'Independent, in un bel necrologio di Spencer Leigh.



Simon Dee: Broadcaster who made his name on pirate radio and epitomised the Swinging Sixties
September 2, 2009

With his lanky frame, blond fringe, cheeky smile and floral shirts and ties, Simon Dee was among the most recognisable faces of the Swinging Sixties. His combination of lighthearted banter and music was a winning combination for both his radio programmes and his television series, Dee Time. However his fall from grace, which was largely of his own making, was spectacular and he never regained his popularity.
Simon Dee was born Cyril Nicholas Henty-Dodd in Manchester in July 1935. His father owned a cotton mill and was reasonably prosperous, but he divorced his wife after finding her in bed with two men. Dee was a boarder at Shrewsbury public school and made his first stage appearance in a school production of The Pirates of Penzance.
After his mother died of cancer in 1952, Dee lived with his father and joined the RAF. He took aerial photographs at the time of the Suez crisis, and, through his work with British Forces Radio, discovered a love for broadcasting.
Dee was demobbed in 1958 and opened a coffee bar, which cost him his savings. He undertook several jobs, with varying success, but was earning £25 a week plus commission as an estate agent when his friend the entrepreneur Ronan O'Rahilly offered him work on pirate radio, an exciting prospect but only paying £15 a week.
At the time, the Beatles had spearheaded a huge interest in British beat music and yet little of it was heard on the BBC's Light Programme. O'Rahilly decided to moor a boat three miles off the Essex coast - and hence outside territorial waters - in order to broadcast "pirate" radio.
Dee embarked in a deserted port in Dublin and likened the experience to being in a thriller. The station, known as Radio Caroline, began broadcasting on Easter Saturday 1964, and Dee presented the first programme. In fact, he presented most of the early programmes, and was on air for 50 hours a week. He used the name Simon Dee, which he came up with by combining his son's name with the first letter of his surname.
(continua)

09 luglio 2009

Pirati e machete, due libri (e un film) sulla radio

Dopo l'uscita nelle sale di "I love radio rock", il film sulle stazioni radio pirata offshore, si è tornato a parlare molto di emittenza "illegale" e dell'impatto che la pirateria radiofonica ha avuto sulla cultura, sulla musica e naturalmente sugli aspetti normativi e di mercato. A questo proposito Andrea Borgnino (che in queste ore si trova a L'Aquila per assicurare i feed audio e video ai broadcaster europei per conto dell'EBU) mi scrive che «è arrivata in libreria la nuova edizione del mio libro "Radio Pirata" pubblicata da Paolo Persiani Editore di Bologna. Il libro tratta la storia delle radio pirata a partire dagli anni 60 fino ai giorni nostri e propone in questa nuova edizioni nuove interviste e una serie di immagini di diverse emittenti illegali. Questo è il comunicato stampa ufficiale:»

La diffusione del Rock'n'Roll in Europa inizia nei primi anni sessanta a bordo della nave che ospitò Radio Caroline, storica emittente pirata che per prima affrontò le gelide acque del Nord per trasmettere musica libera e messaggi di pace. In queste pagine si racconta di quei valorosi dj e di quegli uomini che finanziarono e inventarono il mondo delle emittenti pirata rivoluzionando per sempre il mondo della radio in Europa. Oggi sono ancora attive centinaia di stazioni illegali che sfidano le leggi dell’etere. Dietro ogni radio, la storia di conduttori che costruiscono antenne e trasmettitori per lanciare segnali di libertà via radio, una pratica che unisce musica e comunicazione permettendo la nascita di nuovi linguaggi.

Titolo: Radio pirata. Rock, libertà, trasgressione e nuovi linguaggi radiofonici. Le straordinarie imprese dei bucanieri dell'etere
Autore: Borgnino Andrea
Prezzo: € 14,90
Editore: Paolo Persiani Editore

Il libro è disponibile nelle principali librerie o si puo' comprare online cliccando qui:

http://tinyurl.com/lhfyet

http://www.hoepli.it/libro/radio-pirata-rock-liberta-trasgressione-nuovi-linguaggi-radiofonici.asp?ib=9788896013083&pc=000014002003000


Andrea nei giorni scorsi ha partecipato alla trasmissione di Radio 3 Fahrenheit con Marino Sinibaldi. Nel caso ve la siate persa, ecco l'audio da riascoltare.

Andrea è stato intervistato al telefono con il massmediologo Peppino Ortoleva. Sinibaldi ha avuto occasione di citare anche un altro libro molto interessante che non riguarda la radio pirata in senso stretto ma l'uso dell'emittenza radiofonico come strumento di condizionamento, propaganda e incitamento politico e militare. Lo scorso aprile è uscito per Infinito Edizioni il volume "La Radio e il Machete", scritto dal sociologo camerunense Fonju Ndemesah Fausta e dedicato al celebre caso di Radio Milles Collines, che guidò con i suoi messaggi di odio la sanguinosa guerriglia conro l'etnia rwandese dei Tutsi, costata 800 mila vittime. L'autore del libro è stato intervistato dalla testata telematica Il Cassetto. Il risultato mi sembra davvero pregevole, leggetela qui.

12 giugno 2009

Onde corte e medie, risveglio italiano

Sono giorni di grande fervore nelle bande italiane delle onde medie e delle onde corte, dove gli appassionati segnalano ogni giorno una novità. Su 1566 kHz è attivo da qualche tempo un impianto in onde medie che diffonde dal Veneto i programmi di Radio Challenger, collegata all'omonimo canale televisivo satellitare del pacchetto Sky (canale 922 di Challenger TV. E' una delle iniziative che animeranno le onde medie non solo in Veneto ma anche a Roma e a quanto sembra in altre parti di Italia e spero di potervene parlare in dettaglio tra poco.
L'altra segnalazione riguarda la banda pirata dei 48 metri dove in questi giorni è spuntata Radio Amica, una stazione non autorizzata che diffonde un ottimo segnale dai dintorni di Bologna. Le prime notizie arrivano dall'amico Leonardo e dal suo recente blog Appunti DX oltre che da una conferma di ricezione appena arrivata ad Andrea Borgnino. Seguivo con lui questa mattina lo stream di Radio Amica ricevuto a Roma con il ricevitore controllato via Web della RAI e in effetti la qualità era molto buona per un segnale emesso con 500 watt di potenza. Radio Amica (questo l'indirizzo di un suo blog, forse ufficioso) trasmette su 6270 kHz e può essere contattata via mail su radioamica (at) gmail (dot) com. Il responsabile dell'emittente, Michele, dice di voler essere attivo principalmente nei finesettimana a partire da venerdì sera. Michela rivela anche di essere stato l'animatore diverso tempo fa di una Radio Amica su 1494 kHz, anche se a me risulta che su quella frequenza una decina di anni fa operasse da Bologna una certa Radio Pane, Burro e Marmellata. 6270 kHz può essere una frequenza un po' critica qui nel bacino del Mediterraneo perché è ancora utilizzata dai servizi marittimi che potrebbero non gradire le interferenze. In bocca al lupo, allora.

21 aprile 2009

IULM Milano: seminario sulle radio pirata


Ieri pomeriggio all'università IULM di Milano si è tenuto un seminario organizzato da Tiziano Bonini, docente di linguaggi di comunicazione della radio e regista di Amnèsia, sul tema della radiofonia pirata in Europa. Il relatore era Andrea Borgnino della European Broadcasting Union, che prossimamente riproporrà per Paolo Emilio Persiani Editore, la riedizione del suo famoso libro sulle emittenti offshore e pirata. Parlando a braccio Andrea ha ricordato le vicende di Radio Caroline e altre stazioni offshore. Un bellissimo intervento, devo dire. Potete ascoltare l'audio con la conferenza di Andrea da questo indirizzo.

31 marzo 2009

I pirati offshore dagli archivi del Times

Appena uscito, il film The boat that rocked sull'esperienza delle radio pirata offshore britanniche non è stato accolto molto favorevolmente dalla critica. In compenso è godibilissima la lettura del blog che il quotidiano The Times imbastisce ogni giorno con il materiale del suo vasto archivio digitalizzato (l'accesso è a pagmento ma i materiali citati nell'Archive blog sono free). Un post dell'altro giorno raccoglie una selezione di quelle che furono, 45 anni fa, le reazioni "governative" di fronte al fenomeno di una musica dissacrante (e virtualmente proibita sulle frequenze ufficiali della BBC) che di colpo arrivava negli austeri apparecchi di casa a beneficio delle giovani orecchie del regno.
Inutile citarlo tutto qui perché per leggere i ritagli originali dovreste comunque andare sul sito del Times, dove troverete anche un trailer del film. L'autore del post cita anche un brano da un romanzo di David Lodge, famoso autore di romanzi satirici sul mondo accademico anglosassone. Nel suo Changing Places, scritto nel 1975 e pubblicato in italiano col titolo "Scambi", Lodge descrive le impressioni di un docente universitario americano (che insegna alla università californiana "Euphoric State") in visita presso un ateneo inglese mentre ascolta, al risveglio, i noiosissimi programmi mattutini di BBC Radio 1. "Britain at its worst," la Gran Bretagna al suo peggio, scrive il Times...

March 26, 2009

The boats may have rocked, but the Sixties didn't

Trying to listen to music radio in the 1960s was hell. British and American bands were turning out the best pop music ever and no one in the UK was allowed to hear it – legally - for more than two hours a week. Even if you were lucky enough to own a “transistor” you were stuck with Radio Luxembourg, which faded out in the middle of your favourite songs or blasted your ear off with Pools adverts. Then along came the pirates, hooray.
The early word on The Boat That Rocked isn't looking as hot as hoped, but congratulations to Richard Curtis for an inspired choice of subject. Maybe the problem is just that, looking back at the newspaper cuttings of the time, the story was really a lot more Ealing Comedy than Notting Hill.
The Labour Government had got in a lather about hairy rebels threatening the monopoly of the BBC, and its efforts to get the pirate stations off the air show Britain at its absolute worst.
(continua)

22 marzo 2009

BBC Essex e un film ricordano le stazioni pirata

Il Financial Times, il grande quotidiano finanziario londinese, dedica una lunga recensione con interviste ai veri protagonisti della storia delle radio pirata al film (già menzionato qualche settimana fa qui su RP) The boat that rocked, ispirato a Radio Caroline e alle altre stazioni galleggianti che verso la metà degli anni Sessanta sfidarono il rigido monopolio governativo della BBC. Per certi aspetti ai pirati delle onde marine ed elettromagnetiche le cose non andarono benissimo. Il Parlamento britannico approvò una legge molto repressiva e le navi furono prese d'assalto dalla guardia costiera. Ma quella cultura, che poi era la cultura del rock, dei Beatles, la cultura del cambiamento e di una passione capace di sovvertire lo status quo, una volta liberata dal suo vaso di Pandora investì tutto e tutti. E ci fa ancora sognare.
The Boat that rocked è stato girato dallo stesso regista, Richard Curtis, di Quattro matrimoni e un funerale e Notting Hills. L'uscita della pellicola, prevista il primo di aprile in Gran Bretagna, coinciderà o quasi con la ripresa del progetto di BBC Radio Essex, che negli ultimi anni, nel 2004 e 2007, ha celebrato l'epopea delle stazioni pirata organizzando delle trasmissioni dal natante utilizzato da Curtis, una vecchia nave-faro. BBC Pirate Radio Essex trasmetterà quest'anno dal 10 al 13 aprile su tre frequenze in onde medie: 729, 765 e 1530 kHz affidando la conduzione a molti dei DJ dell'epoca. La nave non sarà al largo ma ancorata al molo "Ha'penny" del porto di Harwich
Rulers of the airwaves

By Ludovic Hunter-Tilney

March 21 2009

The new film from director Richard Curtis, creator of Four Weddings and a Funeral and Notting Hill , looks back nostalgically to the days when a handful of pirate radio ships with vast radio transmitters bobbed about in the North Sea broadcasting to the UK. The BBC monopoly of the time meant that independent radio was illegal on UK soil; commercial broadcasts had to be illicitly beamed in from continental Europe, or from shipboard transmitters anchored around the British coast.
Set in pop's golden age of 1966-1967, The Boat That Rocked is about the fictional Radio Rock, a floating radio station whose roster of DJs live in clannish male conditions aboard a decrepit trawler. It's modelled on real-life pirates such as Radio Caroline and Radio London, which from their moorings several miles off the Essex coast beamed a constant diet of pop songs to as many as 25m people, half the UK population.
The pirates, launched by entrepreneurs, funded by advertising and staffed by irreverent young DJs, filled a vacuum left by the fusty BBC, whose meagre ration of one hour's pop broadcasting per week dismally failed to meet public appetite for the cascade of hits issuing from the Beatles, the Beach Boys, the Rolling Stones et al. It was, said Curtis at a screening this month, "the worst mismatch of supply and demand in history".
His comedy portrays life on a pirate boat as a boyish blast. Dolly birds are shipped in, dope is smoked, drinking games are played, banter is swapped, groovy tunes are played - while fuming little Hitlers in Whitehall struggle to wrest back control of the airwaves. Tony Blackburn joined Radio Caroline in 1964, several months after its launch, and went on to become one of the best-known figures in British broadcasting. He remembers his pirate days fondly. "Just terrific memories," he says. "What an adventure." Yet it was not the bacchanal depicted in the film. "There was nothing like that," Blackburn says, referring to on-board parties and shipments of girls. "It was run very professionally."
(continua)
***
Ship ahoy, it's Tony Blackburn!

Alrite guys and girls, the sounds of the swinging Sixties are set to be re-created by some of the orignal disc jockeys on board a ship in Harwich. Pirate BBC Essex moors up this Easter.

Legendary DJ’s Tony Blackburn and Johnnie Walker are just two of the original '60s offshore radio presenters who will be teaming up with BBC Essex for a celebration of that unique watery wireless sound. "In 2007 we told listeners it could be the last time for Pirate BBC Essex," said BBC Essex Managing Editor Gerald Main. "Ever since, fans from Essex and across the world have been asking us to do it one more time. We’ve been swayed by their wishes and their ship is literally coming in."
In 2007 and for the first broadcast in 2004, Pirate BBC Essex came from the LV18 half-a-mile off the Essex coast. This year, the vessel will be moored alongside the Harwich Ha’penny Pier.
"Thousands of '60s pirate radio fans will be able to get within a few feet of the fun action," said Pirate BBC Essex creator Steve Scruton. "It’s the 45th anniversary of the start of Radio Caroline but for fans of the offshore radio sound, it’s like yesterday," he said. Thousands of younger listeners were turned on to 60’s music by Pirate BBC Essex in 2004 and 2007 and thousands more are likely to join them once they’ve seen 'The Boat That Rocked'.
The film was written and directed by Richard Curtis and stars Bill Nighy, Rhys Ifans and Kenneth Branagh. "We’re really pleased that Universal used the LV18 for one of the most eagerly anticipated films for years," said Tony O’Neil of the Pharos Trust which owns the LV18. He adds: "To welcome Pirate BBC Essex back within days of the film’s release is just wonderful news."
The vessel’s bridge will be converted into a radio studio from where Pirate BBC Essex will broadcast on 729, 765 and 1530 MW and on www.bbc.co.uk/essex from 7 am on Good Friday April 10. "We’ll be playing those great pirate radio classics like Caroline and A Whiter Shade Of Pale," said Pirate BBC Essex programmes producer Tim Gillett. Tim is looking forward to spinning a few long lost gems: "Plus songs which may not have been heard for more than forty years like 'That’s The Way Love Goes' by Charles Dickens or 'Incense' by The Anglos. And after 'A Fine Fine Bird' in 2004 and 'Untrue Unfaithful That Was You' in 2007, I’m already thinking about a new record of the week." Presenters like Dave Cash and Roger Day, who’ll be appearing on Pirate BBC Essex this Easter, remember playing those songs for the first time on the pirate ships moored off the Essex coast between 1964 and 1967. Listeners will be able to also hear some of those '60s style radio jingles and that unique echo which was so reminiscent of those pioneering pop music radio days.