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26 ottobre 2016

Per distinguere tra ragione e retorica sul Web, "riaccendiamo" la radio della Guerra Fredda

La civiltà mediatica delle news in tempo reale ci sottopone a un autentico bombardamento di continui impulsi. Tanto che non sappiamo più distinguere tra retorica e ragione. E se tornassimo a lezione di storia, in particolare quella, ricca di materiali d'archivio, della radiofonia internazionale? La sensata proposta viene dai ricercatori della University of Bristol, che hanno dato vita al Connecting the Wireless World Project, una iniziativa che vuole analizzare la storia delle trasmissioni in onde corte, le antenate della tv satellitare e di Internet, dal punto di vista del ruolo che l'emittenza internazionale ha avuto nel forgiare le relazioni tra le nazioni e la politica domestica, in pace ma soprattutto durante nei lunghi anni del secondo conflitto mondiale prima e della Guerra fredda poi. 
Il progetto mette insieme storici e massmediologi di Regno Unito, Germania, Olanda, Portogallo e Stati Uniti e come missione ha anche l'organizzazione di eventi e seminari, l'ultimo dei quali ha avuto luogo il 15 settembre scorso presso la University of York sul tema "Knowing your enemy (and your friends): Cultures of radio monitoring and surveillance". Al seminario ha dedicato un bellissimo post uno dei coordinatori di Connecting the wireless world, David Clayton: "Rhetoric versus Reason: Why we need histories of radio surveillance and monitoring" Una buona parte dell'incontro era focalizzato sul ruolo storico degli uffici di monitoraggio delle trasmissioni internazionali e sugli archivi di materiali generati sia dalle emittenti, sia dai governi che ne tracciavano le attività. Clayton cita in particolare Radio Free Europe, auspicando un maggior sforzo di digitalizzazione e condivisione delle informazioni accumulate e archiviate in decenni di trasmissione. 
Osservando il programma del seminario noto con grande piacere la presenza di una storica contemporanea italiana, Linda Risso, che dopo la laurea all'Università di Genova è approdata a Cambridge per i suoi studi di dottorato e oggi è fellow di ricerca presso l'Institute of Historical Research di Londra. La Risso, che a quanto leggo dai suoi tweet è stata recentemente accolta nel Comitato redazionale di "Cold War History", è specializzata in storia delle relazioni tra paesi Nato e paesi dell'Est ed è intervenuta a York su una questione decisamente attuale: "The role of radio
and Ukrainian/Russia dialogue in the 21st century".  Sulla rivista Cold War History nel 2013 aveva pubblicato un articolo intitolato "Radio Wars, broadcasting in the Cold War" che per nostra fortuna è disponibile online

31 agosto 2014

L'antenna di Radio Mosca gioiello dell'avanguardia sovietica: sarà tutelata ma decideranno i proprietari

Appare troppo ottimistico l'annuncio - ripreso da una notizia fornita dal Guardian qualche giorno fa e rilanciato dalla testata online Insideart - relativo alla conservazione del gigantesco traliccio realizzato da  Vladimir Shukhov  per la Radio Mosca sovietica e ancora oggi simbolo della capitale russa. Mesi fa, l'esistenza di "Torre Shabolovka" era stata messa in discussione dalla presentazione di un piano di riconversione dell'area in cui insiste la vecchia, altissima, antenna. A marzo, firme prestigiose dell'architettura contemporanea come Tadao Ando e Rem Koohlaas erano corsi a sostenere, con una petizione, il mantenimento della struttura di 160 metri, risalente al 1922.  È stata addirittura creata una fondazione che propone l'uso del traliccio nel quadro di diverse iniziative di edilizia culturale.
Secondo il Guardian le autorità statali e municipali moscovite si sarebbero dichiarate disposte a tutelare la torre tra i monumenti protetti, ma a quanto riferito da Novosti@mail il 25 agosto, un funzionario del dipartimento per la cultura dello stesso comune di Mosca avrebbe precisato che in ogni caso la decisione sul destino di Torre Shabolovka dipende dalla proprietà dell'area, il colosso mediatico pubblico VGTRK.

01 maggio 2014

Le orecchie dei radioamatori al servizio del controspionaggio nei due conflitti mondiali.

Nell'archivio online della East Anglian Film è conservato un documentario della BBC del 1979 dedicato al ruolo svolto dalla comunità dei radioamatori in entrambi i conflitti mondiali. Nella Grande Guerra, le intercettazioni telegrafiche navali coordinate dal tenente colonnello Baynton Hippisley da una località nei pressi Norwich (il punto più vicino alle coste tedesche), furono determinanti per la vittoria nella battaglia navale dello Jutland perché contribuirono moltissimo ad anticipare gli spostamenti delle navi da guerre del Reich. Oggi il cosiddetto Hippisley Hut fa parte del National Trust e si può affittare come casa vacanza. Ulteriori informazioni sulle attività radioamatoriali durante la Prima Guerra Mondiale è questa recente presentazione della storica Elizabeth Bruton.



Il documentario prosegue poi a narrare le vicende dei "Voluntary Interceptors" di Lord Sandhurst, funzionario dell'MI5 che nel 1939 coinvolse la Radio Society of Great Britain nel costituire un network di operatori telegrafici capaci di monitorare il traffico radio delle forze armate naziste. Oltre a questo documentario vi suggerisco gli articoli di Bob King G3ASE e questo pubblicato da DX Coffee in occasione del centenario della RSGB. (Grazie a Andrea Borgnino per la dritta).

21 marzo 2014

Thomas Alva Edison al telefono con l'aldilà: gli scienziati dell'elettromagnetismo alla caccia dei fantasmi

Philippe Baudouin (Radio France, Arte Radio) nel novembre scorso ha tenuto a Parigi una conferenza, "Thomas Edison et la fabrique des machines à fantômes" dedicata alle ricerche di Edison finalizzate a realizzare un apparecchio telefonico per comunicare con i morti, il cui spirito per l'inventore conservava caratteristiche fisiche e elettriche. La conferenza si può ascoltare direttamente a questo link, ma troverete qualche dettaglio in più sulla pagina dedicata ai seminari organizzati da Media Mediums, un progetto realizzato da École Nationale Supérieure d’Arts Paris-Cergy con il suo spazio espositivo Ygrec, l'Université de Paris 8, Les Archives Nationales e l'EnsadLAB dell'École Nationale Supérieure des Arts Décoratifs a Parigi. L'illustrazione che riporto qui è estratta da una rivista degli anni 30, che ha pubblicato un articolo (anonimo) intitolato "Edison's own secret", anch'esso interamente disponibile online. L'articolo è una delle fonti da cui Baudouin è partito nel suo viaggio intorno al misterioso "necrofono".
La conferenza è in francese, evid
entemente, e temo che per questo non sia alla portata di tutti. Philippe ha realizzato un lavoro a mio parere straordinario, correlando le ricerche di Edison a quelle di altri inventori, scienziati, filosofi e letterati, tracciando un filo davvero fantasmatico tra elettromagnetismo e discipline allora ancora parascientifiche come la psicologia e la frenologia e più apertamente esoteriche come il mesmerismo (eccezionali le citazioni da Edgar Allan Poe).
Lo spiritismo ebbe tra la fine del XIX e il primo dopoguerra un rapporto quasi incestuoso con la ricerca scientifica. Molti autorevoli scienziati e accademici erano genuinamente convinti che la "dimensione" dell'aldilà fosse una realtà fisica e quindi investigabili tramite opportuni ponti, che forse oggi chiameremmo gateway. Con il perfezionarsi della disciplina dell'elettromagnetismo, esperimenti e tentativi di formalizzazione si moltiplicarono. Forse l'esempio più significativo per i lettori italiani è quello di Oliver Lodge, fisico britannico che fu tra i più autorevoli concorrenti di Marconi nella creazione di una industria della telegrafia senza fili ed ebbe sul piano teorico una affermazione forse superiore a quella dell'inventore autodidatta italo-irlandese. Lodge viene ricordato forse più per le sue ricerche in campo spiritico che per i suoi testi e brevetti sulla fisica del "wireless" e fu aspramente criticato da altri esponenti della comunità scientifica. Per approfondire sui rapporti tra Lodge e Marconi vi suggerisco il bellissimo libro di Erik Larson, "Thunderstruck", tradotto proprio in queste settimane da Neri Pozza con il titolo - a mio parere un po' troppo ammiccante - di "Guglielmo Marconi e l'omicidio di Cora Crippen".

13 dicembre 2013

Ricordi e resistenze, aspettando le decisioni del governo UK sullo switchover della radio.


Circa mezzo secolo, appena 40 anni se facciamo partire il conteggio dall'anno 1973, quello in cui per la prima volta nella storia del monopolio radiofonico britannico l'etere si popolò di stazioni locali indipendenti e commerciali (prima di allora solo le stazioni pirate offshore avevano trasmesso pubblicità).  Per le onde medie e lunghe, le prime frequenze usate per trasmettere servizi "circolari", abbiamo avuto una durata più che doppia. Nel giro di pochi giorni conosceremo quale sarà il destino della banda FM e delle modulazioni analogiche in Gran Bretagna (e per estensione riusciremo a farci un'idea di una possibile tempistica europea). Il 16 dicembre sarà il D Day, come lo chiama il Guardian. In quella data il ministro Ed Vaizey annuncerà i piani del suo governo per un processo di digitalizzazione che nel giro di pochi anni potrebbe portare al definitivo spegnimento delle trasmissioni radio analogiche, almeno per quanto concerte i network nazionali e regionali della BBC e le grandi insegne private. A quanto si sa è probabile che le stazioni locali molto piccole godranno di una lunga moratoria. Per loro sarebbe impossibile o molto costoso passare ai multiplex DAB e l'FM analogica, libera di forti interferenze, potrebbe garantire loro una certa continuità. Ma bisogna anche capire quali potrebbero essere le ambizioni di altri operatori non radiofonici sui 20 MHz della banda FM: a rigor di logica sarebbe impensabile utilizzarli per dispositivi mobili come i cellulari, perché la lunghezza d'onda implicherebbe antenne troppo lunghe, ma in un caso del genere, con la spinta esercitata dalle varie modalità di trasmissione IP, sarebbe sbagliato escludere certi scenari.

Per molti ascoltatori britannici è il momento dei ricordi. Per altri, e per molti proprietari di piccole stazioni, inizierà una fase di resistenza anti-DAB, come spiega questo servizio apparso ieri su BBC TV. Un servizio non del tutto parziale, considerando che l'intervistato pro-radio digitale è un signore molto raffinato all'interno della sua elegante abitazione, mentre il "resistente" al DAB è un radioamatore con un marcato difetto di pronuncia intervistato all'interno di un caotico "shack" in giardino. Le celebrazioni del 40esimo anniversario della legge che istituì le radio commerciali ILR, la stessa BBC ha preparato un medley con gli annunci delle prime 19 stazioni che videro la luce tra 1973 e 1976, a partire da LBC London (qui nel supplemento promozionale che spiegava i vantaggi della nuova radiofonia, incluso un ruolo di spicco per le donne reporter! - dall'archivio di Paul Easton) Tutto comincia ovviamente con le radio pirate di 10 anni prima, un fenomeno che non resistette alla forza della burocrazia degli anni '60 e alla diffidenza che il governo labour nutriva nei confronti delle iniziative private. Paradossalmente fu per merito del governo conservatore di Edward Heath se tra il 1970 e il 1972, anno in cui Elisabetta II diede il proprio Royal Assent al Sound Broadcasting act che istituiva la Independent Broadcasting Authority, antenata dell'attuale regolatore OFCOM, vennero gettate le basi della radiofonia moderna nel Regno Unito e in Europa. Dal punto di vista organizzativo, il modello delle radio "libere" (in realtà concessionarie per conto di un ente a controllo pubblico) si ispirava proprio a stazioni non autorizzate come Radio London, tanto che Philip Birch, managing director di "Big L", entrò a Piccadilly Radio di Manchester e fu per dieci anni il suo CEO. La storia della stazione nota anche come "Wonderful Radio London" raccontata da Birch in persona si trova qui ed è molto interessante - anche per noi oggi - ascoltare il primo teorico della radio privata pubblicitaria paragonare il suo modello a Radio Caroline, che fu la prima stazione pirata ma fu anche un disastro finanziario perché troppo legata all'industria discografica e al commercio di album musicali:



Per una storia dettagliata dei quarant'anni trascorsi da quella prima manciata di stazioni, i cui programmi musicali furono decisivi per l'affermazione della modulazione di frequenza, Radiocentre, l'organizzazione ombrello dei broadcaster commerciali British, ha preparato una bellissima timeline interattiva. Tutto questo potrebbe essere storia nel senso concreto del termine.

29 ottobre 2013

The Roaring Twenties, il paesaggio sonoro della Manhattan di 100 anni fa

Il premio per il progetto Web più cool dell'anno va sicuramente a Emily Thompson, storica della Princeton University. The Roaring Twenties, an interactive exploration of the historical soundscape of New York City prende alla lettera la sonorità degli anni ruggenti e traccia una accurata mappa di Manhattan nel decennio del 1920. Ogni punto sulla cartina vintage ridisegnata per il sito corrisponde a un evento sonoro, dai mestieri alle voci dei passanti. Non mancano ovviamente i riferimenti al medium elettronico che nasceva allora. Oltre a numerose riproduzioni di denunce presentati da cittadini disturbati dal volume eccessivo dei primi altoparlanti, il sito presenta un incredibile filmato originale (1929) della cosiddetta Radio Row, una stradina della Lower Manhattan, Cortlandt Street, dove si concentravano i negozi dei venditori di apparecchi riceventi. Corltandt esiste ancora, a un passo da Ground Zero, ma quei negozi ovviamente non ci sono più.


21 dicembre 2012

La scienza della radio: risposte per tutti da Maxwell a Marconi e oltre

Ho il piacere di poter annoverare tra i miei più autorevoli (e assidui) lettori il nome di Gianfranco Verbana, radioamatore ma soprattutto inventore ed esperto di telecomunicazioni, autentico rappresentante della gloriosa tradizione ingegneristica italiana del dopoguerra (Gianfranco ha avuto la fortuna di poter approfondire una già estesa dottrina lavorando a stretto contatto con molti di coloro che hanno fatto la fortuna di aziende come Telettra e molte altre e condivide generosamente con noi i frutti intellettuali di quella frequentazione). Ora Gianfranco stesso mi segnala il restyling del sito Web del circolo radioamatoriale ARI di Lissone, il quale ospita nella sezione "Documenti" diverse presentazioni firmate Verbana.
Con l'avvicinarsi del periodo delle feste di fine-anno, non c'è occasione migliore per ripercorrere, insieme a Gianfranco, il complesso percorso dell'invenzione marconiana e molte altre problematiche tecniche e storiche affrontate dal nostro studioso, sempre molto abile nello spiegare le cose in modo chiaro ma senza pericolose semplificazioni e nel rispetto assoluto dei formalismi di formule e teorie. Possiamo partire da questa minibiobliografia dei suoi interventi e articoli apparsi o segnalati qui su Radiopassioni:

Serata 11 dicembre 2009, dedicata a una approfondita disamina dele attività di Marconi fino al 1901 annunciata in:


la presentazione della serata si può scaricare adesso all'indirizzo: 


Interventi e articoli su Marconi (alcuni link sono stati riparati, in particolare quelli alle due parti del fondamentale articolo sulla "scoperta" delle potenzialità delle onde corte nella daylight):


Sull'apparecchio "Ondina"

Il raggio della Morte e le bugie fasciste.

A proposito di logica cablata:

La "querelle" sui fratelli Judica Cordiglia: 

Lincredibile storia del ponte radio Telettra con il record di "gittata":

Che cosa ha veramente detto Shannon:

Alle pubblicazioni raccolte dai siti dell'ARI di Milano e Lissone, mi sembra doveroso aggiungere la presentazione che Gianfranco tenne nel 2010 all'Istituto Floriani di Vimercate raccontando la storia dell'elettricità.
Ricordo anche che molti delle osservazioni verbaniane che in questi anni anni ho riportato sul mio blog sono state originariamente pubblicate sul sito di alta divulgazione scientifica Via Lattea, fondato e coordinato da Nicola Scarpel e Paolo Sirtori, iniziativa no profit alla quale Verbana partecipa rispondendo alle domande della sezione Chiedi all'esperto. L'ultima risposta in ordine cronologico è recentissima e riguarda la velocità della radiazione elettromagnetica nel vuoto ricavata dalle equazioni di Maxwell, ma nelle sue numerose risposte dal 2000 a oggi (il sito Via Lattea è stato fondato nel 1997) Verbana si è occupato anche della velocità del paracadutista stratosferico Baumgartner e della questione dei campi elettromagnetici "vicini" non-radiativi. 
Ancora un ringraziamento all'amico Gianfranco e tanti auguri per un Natale superscientifico, in barba alle assurde superstizioni dei Maya e degli oroscopi per l'anno nuovo.

25 ottobre 2012

La BBC nel 1935, gloria di un passato che non torna. Neppure nel governo della cosa pubblica.

BBC Voice of Britain è un film propagandistico realizzato dal General Post Office nel 1935 da cui emerge già la mitologia che durante la successiva guerra mondiale e fino ad almeno gli anni '80 del XX secolo circonderà l'ente radiotelevisivo pubblico del Regno Unito. La scheda preparata dal British Film Institute parla dei numerosi personaggi - Shaw, Chesterton, Wells - che diedero il loro contributo alla roboante descrizione della voce ufficiale, che grazie alla miracolosa tecnologia della radio riusciva a giungere nei più reconditi angoli dell'Impero.


E' curiosa questa rappresentazione visuale di un mezzo che allora era quasi certamente meno diffuso del cinema, ma che aveva un peso politico non meno importante e poteva contare su una immediatezza e una pervasività che il cinema poteva solo sognare (in quegli anni si sperimentava già la televisione).
I 75 e più anni trascorsi si sentono tutti. Pochi giorni fa il BBC World Service annunciava la terza fase della strategia di riduzione dei costi che porterà a altri 73 licenziamenti nella divisione internazionale della BBC. Sembra che ulteriori ridimensionamenti delle trasmissioni in onde corte seguiranno a brevissimo, anche se dai primi dettagli relativi alla stagione B2012, quella che per le emittenti internazionali inizia a fine ottobre, non sembrano ancora esserci variazioni rispetto ai programmi già abbondantemente falcidiati dopo l'arrivo del nuovo governo britannico. 
In questo senso i cambiamenti subiti dalla BBC intesa come ente radiotelevisivo di Stato, finanziato con i soldi dei contribuenti, sono davvero epocali e secondo alcuni commentatori rappresentano un segnale di resa di quella stessa politica che nel 1935 utilizzava la radio anche per autoglorificarsi. Non è successo che la politica rinunciasse alla propaganda di sé stessa, anzi. I servizi pubblici vengono affossati proprio perché non sono più una categoria di spesa produttiva dal punto di vista dei nostri amministratori. Che oltretutto diffidano di una radio pubblica troppo coraggiosa. Ho trovato molto eloquenti le parole con cui un appassionato della radio americano, John Figliozzi, commenta la notizia relativa agli ulteriori tagli al budget dell'ex-glorioso World Service: 


E' tutta una questione di risorse da distribuire e priorità e sfortunatamente qui [figliozzi parla degli Stati Uniti, ma il "qui" vale un po' dappertutto] come in Gran Bretagna, i nostri leader si stanno dimostrando drammaticamente incapaci di affrontare il problema dell'accumulazione di enormi fortune da parte di un numero molto ristretto di individui e organizzazioni, andando così a vanificare il contratto sociale che dalla fine della seconda guerra mondiale ha portato a una autentica prosperità su scale sinora sconosciute (sebbene non realmente universali). Ci sarebbero risorse in abbondanza da recuperare e amministrare nell'interesse del mantenimento e dell'estensione di quel contratto sociale. Solo che tali risorse restano appannaggio di poche mani, molto spesso sbagliate - mentre il contratto sociale che ha consentito la realizzazione di pubbliche istituzioni del calibro della BBC viene unilateralmente riscritto da una classe oligarchica relativamente ristretta, ma capace di comperarsi i governi pseudo "rappresentativi" che dovrebbero invece tenerla a bada.

15 luglio 2012

Qui Ljubljana, esegue la pianista Nadina Ferreri

Quello che vedete è un documento del tutto inaspettato della mia storia familiare incrociata con la mia fascinazione per la radio. E' la copertina del bollettino settimanale di Radio Ljubljana del novembre 1937, con la copertina che annuncia un concerto di Nadina Ferreri, una dei figli di un mio prozio, il fratello di mia nonna materna. Se vorrete seguirmi vi spiegherò come mi sono imbattutto in questo documento, uno dei tanti conservati nella "Biblioteca digitale slovena" Dlib. Una query per "Radio Ljubljana" genera decine e decine di documenti come questi, tutti prelevabili in PDF e tutti riferiti agli anni 30, fin dal primo numero del maggio 1929. La guida settimanale della radio slovena (già parte del sistema radiofonico del Regno di Yugoslavia) è interessante perché come molti analoghi periodici, i "radiocorrieri" dell'epoca contenevano anche i dettagli sulle stazioni radio che si potevano ascoltare in onde medie e corte dall'Europa e dal resto del mondo. Ma ecco il retroscena di questa scoperta.
Da diversi anni, ormai, mia madre deve essere seguita costantemente nella sua autonomia quotidiana, ancora conclamata per fortuna, ma seriamente limitata da un decadimento cognitivo segnato in particolare da una evidente perdita di memoria "anterograda" (riferita cioè alla incapacità di registrare gli eventi recenti). Detta in parole più povere mia madre è affidata a una famiglia di badanti. I quali com'è logico e giusto hanno diritto a qualche ora di libertà, in cui il sottoscritto - in qualità di figlio unico - subentra come care-giver in seconda.
Al di là di tutto non è un lavoro eccessivamente complicato da un punto di vista infermieristico, anzi. Ma le cose vanno molto meglio quando insieme a me, nel cercare di tener viva una conversazione che senza precisi stimoli sarebbe inesistente o assurdamente ripetitiva, c'è la sorella di mia madre, che ho preso l'abitudine di portare regolarmente con me nella settimanale visita della domenica. Pur essendo anche più anziana, prossima alla soglia dei novant'anni, mia zia vanta ancora una invidiabile lucidità e soprattutto ha la straordinaria abilità di far leva sul comune patrimonio di ricordi infantili e giovanili. Per poche ore quello che altrimenti sarebbe un contesto geriatrico alquanto soffocante, si trasforma in una commedia di ricordi familiari che per le situazioni vissute (la Palermo di una comunità religiosa fortemente minoritaria nel pieno della parabola del fascismo e della guerra) è anche molto istruttiva.
Oggi il discorso è caduto sui cugini, i cinque figli del fratello della mia nonna materna, che di cognome fanno Ferreri. Non mi sembra di averli conosciuti personalmente (o forse solo Bruno, che abitava a Milano), anche perché erano molto dispersi. Uno di loro, Raoul, viveva negli Stati Uniti. «E poi c'era Nadina - fa mia zia, che era una brava pianista e suonava anche alla radio, per l'EIAR... E' andata a vivere a Monaco.» Davanti a questi dettagli, lo confesso, la mia prima reazione è di scettica prudenza. Per quanto lucida e brillante, la mia parente di secondo grado più stretta sta pur sempre compiendo un salto nel tempo di oltre settant'anni. Ma adesso c'è Internet, gli smartphone, iPad. Mentre la zia parla dei cugini, io sono già su Google. Per "Nadina Ferreri" ci sono tre risultati. Uno si riferisce all'albero genealogico di Albert Maucher, un geologo tedesco che nel 1945 dev'essersi evidentemente sposato con la musicista italiana(un matrimonio che le cugine non ricordavano). Un altro risultato conferma che la pianista Nadina lavoravao veramente per la Bayerischer Rundfunk: sua, in quella sede, fu la prima esecuzione (1950) di un brano (composto nel 1944) per pianoforte, clarinetto e viola del compositore tedesco Heinrich Kaspar Schmid (morto nel 1953). Il terzo hit è appunto il settimanale Radio Ljubljana che reca in copertina la foto della mia seconda cugina, l'apprezzata pianista europea Nadina Ferreri. Oltre alla copertina, potete vedere le pagine che riportano l'elenco delle stazioni ricevibili nel 1937 sulle onde corte nel mondo e sulle medie in Europa.



18 maggio 2012

L'attivismo delle radio private anni '70 su Rai Storia


Domani, sabato 19, alle ore 10.30, il canale Rai Storia rimanda in onda, per la rubrica Italia in 4D, il documentario "Onde anomale - Libertà di antenna e attivismo mediatico", catalogato "Anni 70" in questo nuovo spazio che Rai Storia dedica ai primi quattro decenni della nostra cronaca del dopoguerra. Sul sito Web del programma, trasmesso anche sul digitale televisivo terrestre, si può ascoltare l'intervista a Franco Berardi, tra i fondatori di Radio Alice.

02 febbraio 2012

Settanta anni fa, la voce di un'America in guerra

Era il primo febbraio del 1942, gli Stati Uniti erano in guerra da poche settimane. Quel giorno gli ascoltatori in Germania potevano sintonizzarsi per la prima volta su un programma della Voice of America, "qui parla una (proprio così, "una") voce dall'America. Un'America in guerra". Furono queste le prime parole di una emittente che ha celebrat il suo settantesimo anniversario. Allora VOA trasmetteva anche in italiano e in francese, i suoi segnali da Washington arrivavano a Londra dove venivano ripetuti verso un'Europa in fiamme.
Ieri, in una riunione con i giornalisti dell'emittente, l'attuale direttore - il 28esimo - David Ensor ha assicurato che la stazione governativa continuerà a essere una "linea vitale" per società chiuse come l'Iran e altre nazioni. Settanta anni fa gli annunciatori tedeschi fecero una promessa che Ensor stesso ha ribadito: le notizie possono essere buone o cattive, la missione della VOA resta quella di dire sempre la verità, mentre l'America continua, purtroppo, a essere una nazione coinvolta nelle guerre.
Come avete letto su questo blog Voice America intende rinnovarsi in un contesto di multimedialità, rinunciando sempre più al medium che l'aveva vista nascere, le onde corte. Che continueranno a essere utilizzate per le aree dove non è facile arrivare in altro modo.
Buon compleanno, voce dell'America, con l'augurio di essere davvero sempre veritiera.

Addressing VOA journalists at the agency’s Washington headquarters, Ensor pointed to a television news show for Burma that began airing in January, a popular video blog that has been viewed more than 7 million times in China, expanded TV broadcasts to Iran, and new health programs on radio in Africa. He also described plans for a Russian language TV program that will harness popular social media programs to make citizen journalists and the audience a key part of the show.
Ensor said the one-time cold war broadcaster is “as relevant today as it was February 1st, 1942,” the date of the first shortwave radio broadcast to Germany.”
Created by the U.S. government in the opening days of World War Two, the Voice of America has evolved into a global multi-media organization, broadcasting balanced and comprehensive news in 43 languages to an estimated weekly audience of 141 million.
The first shortwave radio transmission, spoken in German just weeks after the Japanese attack on Pearl Harbor, began with the words “Here speaks a voice from America.” The broadcast went on to promise, “The news may be good. The news may be bad. We shall tell you the truth.” Ensor, the 28th Voice of America director, says the agency continues to be guided by those words.
VOA radio remains highly popular in many markets, including Somalia, parts of Pakistan and Haiti. Ensor says the agency is moving forward with new television and Internet programs that target countries like Iran, where the government restricts the free flow of information.
VOA programs are delivered on satellite, cable TV, mobile, shortwave, FM, medium wave, the Internet, and on a network of about 1,200 affiliate stations around the world. In addition to more than 1,100 employees in Washington, VOA works with contract journalists in trouble spots around the world. Last month the Taliban claimed responsibility for the murder of a reporter working for VOA in Pakistan.

16 dicembre 2011

Il calendario delle antenne



Come ogni anno da 11 anni a questa parte il consulente radiofonico americano Scott Fybush mette in vendita il suo calendario con le fotografie delle più belle postazioni emittenti delle stazioni americane. In occasione del 90esimo anniversario dell'industria radiofonica americana il tema di quest'anno riguarda le emittenti storiche. Nel calendario 2012 viene ospitata anche la fotografia di una antenna per onde medie europea, quella di Athlone in Irlanda, che ebbe l'onore di essere citata nella canzone di Van Morrison "In the days before rock 'n' roll" (1990), dedicata al ruolo della radio nella promozione di questo genere musicale

Justin, gentler than a man
I am down on my knees
At the wireless knobs
I am down on my knees
At those wireless knobs
Telefunken, Telefunken
And I'm searching for
Luxembourg, Luxembourg,
Athlone, Budapest, AFN,
Hilversum, Helvetia
In the days before rock 'n' roll



Athlone operò fino al 2004, l'ultima volta su 612 kHz e avrebbe dovuto far parte di un piano di rilancio delle onde medie in Irlanda (dove ormai si ascoltano in modulazione di ampiezza solo le onde lunghe di 252 kHz) che non ha mai avuto luogo. Negli anni 30 e 40 Athlone si ascoltava in tutta Europa, un libro di ricordi di un diplomatico irlandese afferma che nel suo esilio
zurighese James Joyce l'ascoltasse tutte le sere.
Con il suo calendario e il sito Web Tower site of the week, Fybush ha fatto scoprire centinaia di splendide "location" occupate dai tralicci delle stazioni in onde medie, una suggestiva miscela di paesaggi naturali e maestria ingegneristica. Ordinarlo sul suo store online costa 18 dollari più i 9 e 50 delle spese di spedizione per l'Italia. La strenna perfetta per l'appassionato di radio.

15 dicembre 2011

Dalla storia della radio nel nazismo una lezione che spegne gli altoparlanti dell'odio

Proprio mentre si cerca timidamente di avviare una doverosa discussione sulle conseguenze dello spazio che abbiamo dato (colpevolmente, a mio parere) in Italia ai discorsi apertamente xenofobi di una politica che non riesce a pensare prima di parlare e soprattutto a cultori e nostalgici dell'ideologia nazista, forse vale la pena riaprire i libri di storia, soffermarsi sugli strumenti utilizzati da quella ideologia per consolidare il suo potere attraverso un metodico condizionamento di una folla il cui consenso finì per essere sapientemente trasformato in una macchina distruttrice. Pensare che certe conseguenze del fanatismo siano irripetibili sarebbe una pericolosa illusione. Su scale quantitative a volte minori vediamo ogni giorno nel mondo i tangibili effetti del fanatismo e della sospensione di ogni giudizio. Purtroppo quando ci sono di mezzo vite innocenti (e come se non bastasse emarginate) sul piano qualitativo l'Italietta dei delitti a sfondo razzista non è troppo diversa dal Terzo Reich.
Il ruolo che la radio ebbe nella costruzione del consenso nazista è un dato di fatto ormai acquisito dagli storici. Leggo sulla mailing list del Group des recherches et d'études sur la radio che una studiosa francese, Muriel Favre, già autrice di diversi articoli sull'argomento, discuterà all'università di Paris Ouest Nanterre La Défense una tesi di dottorato intitolata "Les cérémonies radiophoniques du IIIe Reich". La Favre interveniva sulla questione anche in un suo saggio del 2004 apparso sulla rivista Les temps des médias con il titolo (ispirato a un dipinto del pittore tedesco Paul Mathias Padua, in cui veniva raffigurata una famiglia contadina assorta nel discorso di Hitler diffuso dal Volksempfänger, la "radio del popolo") Quand le Führer parle : le public des cérémonies radiophoniques du nazisme:

Retransmises en direct à la radio, les grandes cérémonies du IIIe Reich furent des événements médiatiques au plein sens du terme. Le plus souvent, les Allemands en suivirent la diffusion dans le cadre d’écoutes collectives obligatoires organisées dans les usines et les bureaux ou sur des places publiques aménagées pour l’occasion. Cette forme d’écoute particulière participait de la politique d’endoctrinement du régime nazi ; elle avait notamment pour but de renforcer chez les participants le sentiment d’appartenir à une « communauté nationale » unitaire et conquérante. Il est toutefois difficile d’estimer quels en furent véritablement les effets.

Oggi la radio non è più uno strumento propagandistico altrettanto efficace, ma le forme di "ascolto collettivo" e soprattutto acritico che ritroviamo nei comizi di certi partiti e raggruppamenti, nella retorica nazionalistica su identità culturali abilmente amplificate o inventate di sana pianta, conservano nel moderno contesto massmediatico della televisione e di Internet la temibile impronta del veleno di cui ci parla Muriel Favre. Contro quel veleno l'unico antidoto possibile è il pensiero razionale, il dialogo, la tolleranza: armi non letali ma capaci di spegnere gli altoparlanti dell'odio.

19 luglio 2011

Codice Morse, nella cronaca e nell'arte contemporanea

Qualche tempo fa Fuori Orario di Rai 3 ha trasmesso un film di Jacques Doillon, "Le premier venu". La protagonista femminile è Clémentine Beaugrand, al suo debutto cinematografico. Ne ero rimasto colpito e cercando su Internet ho scoperto che la Beaugrand è soprattutto un'artista figurativa e performer. Il suo sito Web, condiviso con Antoni Collot, contiene un album delle sue strane istallazioni.
Dissolvenza.
Il New York Times ha pubblicato, con grande sorpresa degli appassionati del genere, un lungo articolo sulla Night of Nights, l'iniziativa dei ragazzacci marconisti della Maritime Radio Historical Society, quelli che in occasione dell'anniversario della chiusura delle stazioni costiere americane tornano a sedersi di fronte agli apparati originali di stazioni come la KPH di San Francisco e per un'intera giornata diffondono notizie e traffic lists.
Dissolvenza.
Oggi sono tornato per caso sul sito della Beaugrand e ho trovato una nuova aggiunta al suo album. Il mese scorso, presso un centro universitario di Versailles, Clémentine ha "trasmesso" - attraverso un doppio set di 12 lettori mp3 - una registrazione dei 551 nomi di Dio secondo le tre religioni monoteiste, codificati in Morse a 551 Hz (non c'entra con l'espressività artistica della giovane attrice e studentessa di teologia francese ma 550 Hz è la mia nota di ascolto dei radiofari). I due insiemi di lettori vengono attivati con un leggero décalage, creando un effetto di sfasatura alla Philip Glass che nel complesso risulta molto suggestivo. Ecco il video di questa performance:

Appeler Dieu from esperluette.biz on Vimeo.

Ed ecco invece la trascrizione in punti e linee dei 551 nomi:

19 giugno 2011

2a guerra mondiale: la radio portatile delle forze speciali

Durante la Seconda Guerra mondiale le forze speciali americane dell'OSS avevano bisogno di un ricetrasmettitore affidabile, leggero, compatto. Nacque così l'SSTR-1, o Strategic Service Receiver Transmitter. Contenuto in una valigetta e costituito da una serie di moduli componibili, alimentato da una semplice batteria, aveva una portata notevole. In questo filmato d'archivio, una sorta di manuale operativo cinematografico che funge anche da strumento di propaganda. Notizie e dettagli tecnici sull'SSTR si trovano su questo link, mentre quest'altro collegamento porta a un libro sull'addestramento delle reclute OSS (leggere in particolare il capitolo 9 sul tema delle radiocomunizioni sul campo).



26 aprile 2011

PAMS, sessant'anni di jingles in un radiodocumentario

Nel 1951, una aziendina di Dallas apre i battenti con un'idea che avrebbe segnato profondamente la storia della radiofonia e persino della musica, creando addirittura un nuovo "genere", quello dei motivetti o "jingles" identificativi. La motivazione commerciale nasceva dalla necessità per le stazioni radio americane, di distinguersi dalla concorrenza potendo contare più sullo stile della loro programmazione che sulla forza di un vero e proprio brand. Le radio americane in onde medie si riconoscevano per il loro "call", l'identificativo di tre o quattro lettere (le prime erano invariabilmente "W" e "K") che veniva loro assegnato insieme alla licenza. Al poco appetibile "nome" gli ascoltatori dovevano associare una frequenza della scala parlante dei loro ricevitori, un incubo dal punto di vista del marketing. Alcune emittenti adottavano uno slogan, decisamente più facile da ricordare e spendibile come arma promozionale. Ma diversamente da tutti gli altri tipi di business non potevano imporsi altrettanto facilmente con una insegna o un logotipo. L'unica era inventarsi un marchio musicale. A questa esigenza venne incontro la famosa piccola azienda di Dallas.
Per i primi decenni gli editori delle stazioni più importanti e ricche producevano i loro jingles in proprio, ma dal 1951, con la nascita di "Production, Advertising, Merchandising Service", meglio nota tra editori radiofonici e cultori del genere con il suo acronimo PAMS la composizione e l'esecuzione di questi "audio-logotipi" diventa un processo industriale, a metà strada tra arte creativa e catena di montaggio, un mestiere capace di conciliare inventiva e standardizzazione offrendo a un maggior numero di stazioni, anche a quelle più piccole, l'opportunità di farsi riconoscere. Con l'arrivo delle stazioni pirata offshore nel Mare del Nord, PAMS conquistò una solida fama anche in Europa, creando una vera e propria cultura dello stacchetto musicale.
Alla storia dei primi sessanta anni di vita di PAMS è dedicato un radiodocumentario di due ore curato con Ken R. Deutsch da Norman Barrington, storico, collezionista (il sito con il suo Jingles Database è qui) e soprattutto DJ della seconda fase di Radio Caroline/Mi Amigo, dal 1972 al 1974 Oltre a essere trasmesso su un certo numero di stazioni on air e Web, lo show di Norman è ospitato sul sito di The Jingle Network, sito sponsorizzato dallo studio di registrazione milanese Jingles Factory RadioImaging anch'esso attivo, sul mercato italiano e mondiale, da parecchi anni (non ho avuto tempo di fare molte ricerche ma credo sia una iniziativa del musicista Loris Meroni). Se andate sulla pagina Web creata per l'occasione da The Jingle Network troverete, oltre al radiodocumentario di Norman, un divertente link a una Web radio che trasmette jingles a getto continuo. Affrettatevi però, perché lo stream è attivo solo fino al 2 maggio.
La stessa PAMS è presente sul Web con un fantastico archivio delle sue produzioni, fin dagli esordi a inizio anni '50 e naturalmente una breve storia del jingle. Il "sampler" del primo periodo di attività si apre con un incredibile jingle di 10-10 WINS, la stazione oggi "all news" di New York:


23 febbraio 2011

Libia, la storia in divenire. In onde medie

Nella generale indifferenza dei media giornalistici impegnati a seguire con tutte le loro forze fisiche e intellettuali i cosiddetti "canali informativi" di Internet e della tv via satellite (una fortemente condizionabile attraverso gli interventi sulle dorsali di comunicazione internazionali e sulle infrastrutture telefoniche wired e wireless domestiche; l'altra fortemente centralizzata e mediata da chi controlla le tecnologie di ripresa e uplink), la Libia in rivolta sta prendendo possesso di importanti strumenti di comunicazione, molto meno intermediati e capaci di coprire vaste zone dell'interno del Paese e dell''Europa mediterranea, fornendo così informazioni di primissima mano direttamente attraverso la voce degli insorti.
Sto parlando dell'invenzione di Marconi, della cara vecchia radio, quella che trasmette, come 80 anni fa, sulle onde medie. Un mezzo che alcune nazioni occidentali stanno smantellando da anni. Come testimonia da giorni un radioascoltatore egiziano che risiede in Danimarca, almeno due trasmettitori in onde medie libici attivi nella regione orientale, la Cirenaica, a Benghazi e El Beida, su 675 e 1.125 kHz rispettivamente, sono stati occupati dai ribelli antigovernativi, che li utilizzano per comunicare con la popolazione invitandola a resistere e a destituire l'odiato dittatore, il grande amico del nostro Supremo Comandante. Le due frequenze sono state segnalate la prima volta la sera tra domenica e lunedì 21 febbraio. Grazie alla propagazione serale i segnali arrivano a distanza considerevole, purtroppo su quelle frequenze non a Milano, almeno non da me, per colpa di rumori e interferenze (su 1.1125 domina un trasmettitore belga). Ma grazie ai ricevitori controllabili remotamente attraverso Internet è possibile ascoltare Radio Free Libya (Sawt al Libya al Hurra) anche in orari diurni, come dimostra questa clip pubblicata su YouTube da un ascoltatore che dalla Gran Bretagna "manovrava" una software defined radio situata nella Sicilia orientale:


Secondo la stessa fonte egiziano-danese, una terza frequenza in onde medie dalla Libia, anche i 1.449 kHz di un trasmettitore molto vicino al confine con la Tunisia a 150 km a ovest di Tripoli, sono stati spenti ieri sera, non si sa se per mancanza di energia o se per l'intervento degli insorti. In questo momento gli unici due trasmettitori in onde medie con programmazione di fonte governativa operano su 972 e 711 kHz, mentre una terza frequenza, 1.251 kHz, ripete i programmi di "Voice of Africa", il servizio internazionale in inglese, francese, hausa e swahili trasmesso anche in onde corte, secondo questa griglia di programmazione (l'orario è l'UTC di Londra, un'ora in meno rispetto a noi e la frequenza di 11.800 in francese è discretamente forte)

1200-1400 Swahili Africa 17725 21695
1400-1600 English Africa 17725 21695
1600-1800 French Africa 11800 17725
1800-2000 Hausa Africa 11800

E' il 2011 a Twitter sono iscritti 175 milioni di persone, ma per ascoltare la voce della storia nel suo divenire si devono accendere le onde medie. Leggete le trascrizioni di alcuni messaggi ricevuti su 1.125 e ditemi se altrove potete trovare cose paragonabili.

The translation of the clip of 1125 kHz recorded by Mauno Ritola at 1119 GMT on 21 February. An announcer refers to the lengthy speech by Sayf-al-Islam, the son of Mu'ammar al-Qadhafi, shown on state TV the previous night (2259 gmt on 20 February) and says:

"This is Radio Free Libya. From the slopes of the great Al-Jabal al-Akhdar [Green Mountain], we greet you all.

"Gentlemen, we witnessed last night's masquerade, and the speech by Sayf-al-Shaytan [Satan], not Sayf-al-Islam, son of the dictator, the young tyrant, who had also been hoping for the leadership.

"So what do we read into this speech? Firstly, every Libyan must have understood that Sayf-al-Ahlam [dreams] had changed his speech style, from that of the liberal discourse to the language of threat and intimidation."

The translation of the clip of 1125 kHz made at 1030 gmt on 22 February (quello del filmato)

One presenter says:

"From the slopes of the great Al-Jabal al-Akhdar, gentlemen, we enjoy independence now, we enjoy peace, as we talk to you on these great waves, the waves of the Voice of Free Libya radio, which was launched with God's blessing hand in hand with the revolution since it started.

"Gentlemen, our frequency is 1125 kHz on mediumwave, AM or MW, and we have been joined by our sister Benghazi, our beloved sister Radio Benghazi, on the frequency of 675 kHz which is now broadcasting from the studios of the local radio in Benghazi. This is the Voice of Free Libya, the voice of the grandsons of Umar al-Mukhtar [resistance leader during the Italian colonization of Libya]."

A second presenter then says:

"This is the Voice of Free Libya radio, from the slopes of the great Al-Jabal al-Akhdar. Dear brothers and sisters, especially in the liberated areas, by the grace of God. We now want to say, and want to say it more than once in our broadcast this afternoon, that we have appeared before the whole world to be the fastest revolutions in the world, calm and peaceful. We are now in the stages of calm, especially in the liberated areas.

"Dear sisters, mothers at home, we have to economize a little now. People in the streets, at this time in the liberated areas, all armed forces, police and the support forces are all at their normal posts. We are now at a stage of pressure, not pressure [as heard] to remove this dictator from Tripoli, we are now in the final stages, we need to pray, to be calmer, we need to pray for those ahead of us. Which one of us has not visited Tripoli, which one of us has not shopped in Tripoli, which one of us does not love Tripoli, which one of us would not welcome the people of Tripoli, when they are in trouble and standing strong, these youth who yesterday went out to the 'Martyrs Square', which they [Al-Qadhafi supporters] call the Green Square or whatever."

14 dicembre 2010

La storia della radiofonia in formato PDF

David Gleason, un veterano della radiofonia nord e sud americana, con cinquant'anni di carriera come consulenta, manager e autore di programmi, sta mettendo insieme un incredibile archivio di pubblicazioni radiofoniche che parte dagli albori dell'industria e arriva più o meno ai giorni nostri, dalla rivista Radex (Radio Index) degli anni Venti in poi. Periodici, annuari, manuali, cataloghi di prodotti e apparati, tutto disponibile in formato PDF e gratuitamente! L'archivio si basa sulle raccolte personali di Gleason e sulle donazioni di altri collezionisti e cresce costantemente. La Radio's Online History Resource è già un sito-culto per appassionati e studiosi. Ricordo che esiste un risorsa analoga anche per le pubblicazioni storiche relative alla radio e all'elettronica in Italia. Si trova sul sito di Francesco Piva, ingegnere e biologo computazionale all'indirizzo http://www.introni.it/ (sezione Vecchie riviste)

15 novembre 2010

La FCC si guarda alle spalle e ammette i propri errori

Mentre in Italia impazzano le polemiche su alcune recenti decisioni di Agcom - in particolare quella che sarebbe stata presa sul regolamento di attuazione del Decreto Romani in merito agli obblighi da ottemperare da parte degli editori "radiotelevisivi" su Web in seguito al recepimento in Italia della direttiva europea sui new media - l'ente regolatorio che ha fatto da modello per tutti gli altri, la Federal Communications Commission americana, propone una lunga riflessione su settanta anni di decisioni normative nei campi della radiofonia, della televisione e della telefonia cellulare. E' un documento che consiglio a tutti perché è molto istruttivo. In un capitolo intitolato opportunamente "Lezioni che abbiamo imparato", la responsabile dell'ufficio legale della FCC Sherille Ismail ammette che la decisione di puntare tutto sulla radio commerciale non tenne in debito conto le istanze di libertà e apertura che la radio, fenomeno tipicamente volontaristico e comunitario, aveva sposato nei suoi primi anni di vita.

The charm of early radio was that “experimentation, spontaneity and content aimed at small audiences were common.” The FRC disfavored this type of content as narrowly-focused propaganda, and instead adopted rules that resulted in the growth of commercial radio financed by advertising revenues. Although commercial radio produced a Golden Age of programming in the late 1930s, the question remains whether the FRC’s decision to favor corporate-sponsored networks—rather than the multiplicity of diverse non-commercial stations-- best served the public interest. The FRC performed a valuable service by helping to create commercial networks but did so at the cost of achieving diversity. Yet, today, there is a strong push to see just such diversity in broadcast programming on radio and television.

Ecco comunque il testo del comunicato sulla pubblicazione, uscita a fine ottobre, con i link per prelevare la versione PDF di questo importante documento intitolato "Transformative choices"

FCC LAUNCHES NEW STAFF WORKING PAPER SERIES

First Two Papers Give a Historical Review of Pivotal FCC Decisions And a Review of Minimum Subsidy Auctions

The Federal Communications Commission (FCC) today released the first two of its new FCC Staff Working Papers. This agency-wide research paper series replaces all of the earlier working paper series that had been issued by individual bureaus and offices. It is intended to encourage staff research that furthers the “expert” function of the agency and builds agency intellectual capital. This active research program is managed by the Office of Strategic Planning and Policy Analysis (OSP).
The first paper in this series is “Transformative Choices: A Review of 70 Years of FCC Decisions” by Sherille Ismail, a Senior Attorney in OSP. The paper presents a historical review of a series of pivotal FCC decisions that helped shape today’s communications landscape. It finds that there have been a number of successful efforts by the FCC, before and after the 1970s, to promote new entrants, especially in the markets for commercial radio, cable television, telephone equipment, and direct broadcast satellites.
The second paper is “Maximum Impact for Minimum Subsidy: Reverse Auctions for Universal Access in Chile and India,” by Irene Wu, Acting Chief Data Officer for the International Bureau. Dr. Wu argues that government funding for universal service and broadband support programs could be quicker and more efficient if the FCC were to use reverse auctions (also called “minimum subsidy auctions”) to support those programs. Toward that end, she examines the implementation of such auctions in the last 15 years in Chile and India.
The full text of both working papers is available at http://www.fcc.gov/papers/

01 novembre 2010

La BBC sotterranea della Guerra Fredda



Con un sensazionalismo un po' fuori luogo l'Independent torna su un fatto noto da tempo: l'esistenza di postazioni sotterranee come Wood Norton Hall, nel Worcestershire, dove la BBC custodiva all'interno di bunker a prova di bomba atomica (davvero, mi chiedo?) interi studi attrezzati per la trasmissione di annunci e notizie da diffondere nel caso la Gran Bretagna avesse subìto un attacco nucleare. Il bunker esiste ancora oggi nella struttura che la BBC utilizza per la formazione del suo personale ma secondo l'articolo di Matthew Bell si tratterebbe di un segreto gelosamente custodito degli anni della Guerra Fredda.

Buried 10 storeys into the hillside is a fully functioning nuclear bunker, built at great expense in 1966, at the height of the Cold War. So few people knew of its existence that, even when it was being built, visiting trainees were told not to ask why all that concrete was being mixed. Those involved in its construction were obliged to sign the Official Secrets Act, and even now you won't get a peep out of the BBC press office to acknowledge the reality.
Measuring 175ft long, the bunker – known to high command as Pawn: Protected Area Wood Norton – remains ready for service in the event of an attack on London. It is said to have beds
and ping-pong tables and is connected by tunnels dug into the hillside to a mast on top of the hill which is fitted with a super high-frequency satellite dish.
According to the Government War Book, a Cold War document that was declassified only last year and which sets out what happens in the event of a nuclear strike, Wood Norton was a vital tool in keeping the country informed should chaos descend. While the Cabinet would be secreted away in another bunker in Corsham, Wiltshire, pre-recorded tapes kept at Wood Norton would be broadcast across the nation in the minutes before any bomb was dropped. It's a chilling scenario, one that has thankfully been relegated to a distant memory. The question is why now, 20 years on from the end of the Cold War, do we still have it?

La storia invece è nota ma sempre gustosa. Già nel 2005 i National Archives avevano divulgato molti particolari sui piani contigenti che la BBC aveva allestito per poter trasmettere anche qualora Londra si fosse trasformata in un inferno radioattivo. Ne ho parlato anch'io nel 2008 qui su RP E qui c'è un belissimo articolo del Telegraph del 2005 in cui si viene a sapere che l'annunciatore scelto per preregistrare l'annuncio del "giorno del giudizio" era il celebre Peter Donaldson. E non sono più un segreto neppure le numerose installazioni sotterranee che avrebbero dovuto accogliere le RSG, o Regional Seat of Government. Subterranea Britannica le cataloga tutte con pazienza e qui trovate anche una scheda su Wood Norton. Forse la RSG più famosa e fotografata è il bunker nucleare di Hack Green, nel Cheshire, oggi trasformato in un museo. Qui c'è una pagina con diverse foto da Wood Norton, ma l'accesso al bunker vero e proprio è - a quanto si legge - sorvegliatissimo.