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26 agosto 2012

Le voci originali di Neil e Buzz

Neil Armstrong, il comandante della missione Apollo 11, il primo a mettere piede sulla luna, se n'è andato in questi giorni. E' rimasto con noi, invece, un intero esercito di mentecatti convinti che lo sbarco sulla luna sia solo una fiction massmediatica, frutto di una colossale macchinazione cospirazionista. A tutti dedichiamo qualche link alle risorse di archivio della NASA. Per prima una pagina dove si trovano in forma compatta gli audio più famosi, in particolare quello con la frase di Armstrong sul "piccolo balzo" di un uomo (retorica quanto volete, ma molto efficace):


Poi ecco una selezione di file del cosiddetto "onboard audio", con tutti i momenti più emozionanti della missione 11:

http://www.nasa.gov/mission_pages/apollo/40th/a11_audio_highlights.html (il database completo, con qualche buco dovuto alla cattiva qualità della registrazione, si trova qui). Tutte le comunicazioni audio delle missioni Apollo (e di tutte le altre con equipaggio umano) si trovano negli archivi del Johnson Space Center. Una introduzione molto dettagliata alle trascrizioni relative alla missione 11 si possono leggere qui:


mentre i PDF conservati nell'archivio si possono selezionare qui:

http://www.jsc.nasa.gov/history/mission_trans/mission_transcripts.htm (questo il PDF del traffico radio air-to-ground, fin dai primi istanti del lancio).
Tre anni fa, per celebrare il 40esimo anniversario dell'allunaggio, la NASA aveva ritrasmesso, in tempo reale, l'audio dell'intera missione. Purtroppo non riesco a trovare un link diretto a questa ritrasmissione, ma è possibile ricostruirne il flusso attraverso il database di cui vi ho dato l'indirizzo e tenendo sotto gli occhi le trascrizioni.
Grazie di tutto, Neil.



14 dicembre 2010

La storia della radiofonia in formato PDF

David Gleason, un veterano della radiofonia nord e sud americana, con cinquant'anni di carriera come consulenta, manager e autore di programmi, sta mettendo insieme un incredibile archivio di pubblicazioni radiofoniche che parte dagli albori dell'industria e arriva più o meno ai giorni nostri, dalla rivista Radex (Radio Index) degli anni Venti in poi. Periodici, annuari, manuali, cataloghi di prodotti e apparati, tutto disponibile in formato PDF e gratuitamente! L'archivio si basa sulle raccolte personali di Gleason e sulle donazioni di altri collezionisti e cresce costantemente. La Radio's Online History Resource è già un sito-culto per appassionati e studiosi. Ricordo che esiste un risorsa analoga anche per le pubblicazioni storiche relative alla radio e all'elettronica in Italia. Si trova sul sito di Francesco Piva, ingegnere e biologo computazionale all'indirizzo http://www.introni.it/ (sezione Vecchie riviste)

13 luglio 2010

Finiti i soldi per le orecchie e la memoria del mondo

Se le voci riportate oggi dall'Independent fossero vere (e non c'è ragione di dubitare che lo siano, purtroppo) una delle massime istituzioni radiofoniche mondiale, tempio di un radioascolto professionale e di pubblico interesse, rischia un forte ridimensionamento o addirittura la chiusura. Non ci sono più soldi per tirare avanti come si è fatto da 70 anni a questa parte al BBC Monitoring Service di Caversham Park, in Gran Bretagna. L'idea di istituire un centro di ascolto in grado di sorvegliare tutto quello che passava per l'etere risale a poco prima della guerra, quando il governo britannico si rese conto di quanto fosse vitale disporre in tempo reale dei contenuti radiodiffusi dalle nazioni dell'Asse. Non bastava leggere i giornali, era essenziale ascoltare, interpretare anche i toni della voce dei leader e dei personaggi delle cronache.
Nel 1941 quel primo nucleo di monitoraggio fu trasferito a Caversham Park, dove risiede tutt'ora. Non stiamo parlando di Bletchley Park, delle attività controspionistiche dell'operazione Ultra. Quella riguardava le comunicazioni militari. A Caversham - e nel corso del tempo anche da postazioni sparse in altri continenti - hanno ascoltato e continuano ad ascoltare le radiotrasmissioni di tutto il mondo. Oggi solo una piccolissima parte di questo ascolto avviene direttamente via etere, ma tra apparecchiature e staff il BBC Monitoring Service deve costare parecchio. La cosa che continua a stupire è la prontezza con cui siamo disposti a risparmiare la piccola somma spesa per un servizio come questo, mentre interi Parlamenti, di ogni colore politico, autorizzano quasi senza battere ciglio spese cento, mille volte superiori in armamenti e missioni di guerra più o meno camuffate. Sarò biecamente buonista ma proprio non riesco a capire.
Sarebbe un vero colpo anche nell'affascinante contesto della public diplomacy e del dialogo interculturale, così importante per assicurare buone relazioni di vicinato tra nazioni che sono ancora fin troppo aggressive e belligeranti. A Caversham hanno ascoltato tutta la nostra storia recente, pubblicando regolarmente celebri riassunti di tutti i contenuti radiotrasmessi (le pubblicazioni cartacee sono cessate da un pezzo). Una storia del BBCMS è reperibile in pdf sul sito ufficiale, insieme a una storia più specifica della sede in un palazzo localizzato nel Berkshire, sud-est dell'Inghilterra, che deve le sue forme attuali al periodo della Restaurazione. Qui sono state registrate, tradotte, analizzate le voci di Hitler, Stalin, Krushev, Kennedy, dei generali argentini alle Falklands... Sembra impossibile che a nessuno interessi preservare, per un pugno di denaro, questo edificio della memoria del mondo.

After 70 years monitoring the airwaves, BBC listening post could be cut off
Budget review threatens Caversham Park, which broke news of JFK's assassination

By Cahal Milmo, Chief Reporter
Tuesday, 13 July 2010

BBC Monitoring, a little-known section of the corporation which listens in on 3,000 media sources from around the world, is facing swingeing budget cuts as a result of a drop in its government funding which could lead to its closure.
For nearly 70 years, workers at the former stately home in Caversham, near Reading, have monitored publicly available material in more than 100 languages to provide a running digest of global journalism for senior civil servants, ministers and commercial clients.
It uses a "United Nations" of 400 staff based in a Victorian mansion in Berkshire, and the organisation's work has given it a front-row seat at a series of global events, including providing the translation of an obscure radio broadcast by Nikita Khrushchev which ended the Cuban missile crisis when it was rushed to the White House. It also broke the news to British audiences of the death of President John F Kennedy.
But BBC Monitoring now faces an uncertain future after it emerged that the £25m annual government grant from the Cabinet Office, which provides the vast majority of the unit's funding, is set to be slashed in this autumn's spending review, potentially tipping it into insolvency unless it makes extensive cuts in its services.
At a briefing to all staff last week, Chris Westcott, the director of BBC Monitoring, told employees that the "situation is grim" and confirmed that failure to accommodate the government's cuts could lead to closure. Managers are likely to be asked to find savings of £3.2m during the next two years, making the trimming of key services inevitable, according to managers.

20 aprile 2010

ECO: per ora niente switch off dell'FM analogica


Oggi il comitato tecnico FM PT45 che nello European Communications Office si sta occupando della cosiddetta digitalizzazione della radio, con particolare in riferimento alla banda VHF II della modulazione di frequenza ha pubblicato la prima bozza del suo report ufficiale. Nel sommario esecutivo possiamo leggere una serie di statement in cui si afferma che di fronte alla proposta di adozione dei sistemi di modulazione numerica DRM+ e HD Radio non si può pensare di dispiegare nessuna delle due tecnologie su vasta scala senza un profondo ripensamento delle regole di protezione stabilite per dare banda sufficiente a ogni servizio e senza una successiva revisione del piano di frequenze. Nessuna delle nazioni che partecipano al comitato tecnico vuole arrivare a una nuova conferenza regolamentativa.

· For some of the candidate systems the necessary technical planning parameters are not fully available thus making it difficult to perform a systematic comparative technical analysis at this point in time.

· A supplementary Report (to this Report) will be required to provide the technical elements and parameters needed for the introduction of digital systems in Band II.

· There are issues with spectral bandwidth of some candidate systems relative to the planning provisions of GE84 which will make their use problematic in Band II which is heavily occupied by existing services, and which could necessitate re-planning if these systems were to be widely deployed.

· Administrations do not wish to have another major planning conference to replace the GE84 Agreement for new digital services.

· Administrations do not wish to lose their existing rights under the GE84 Plan. Consequently, there is a need for any incoming system to comply with the provisions of GE84 Agreement.

· There may be program and technical licensing issues on a national basis. For example, an FM program licence may have been granted following an open competitive tender process for an individual single service, and any subsequent changes which would enable a multiplex capability to such an existing licensee could be problematic.

Il fantasma che aleggia in questo momento in Europa dopo la decisione - frettolosa - da parte del governo britannico di fissare una data di massima per un possibile spegnimento, almeno parziale, delle radio analogica in FM è che il concetto di switch off diventi universale, che tutta
Europa finisca per adottarne il principio. Ebbene il comitato FMPT45 conclude perentoriamente che: no universal switch off date for analogue services in Band II can be planned.
E' vero, la radio in modulazione di frequenza ha praticamente settant'anni di vita. Ed è vero, in molti casi offre un livello di servizi poco adeguato e apparentemente non in linea con quello che i consumatori di contenuti digitali possono aspettarsi, almeno sul piano della fedeltà sonora. Ma l'ECO ci sta dicendo - almeno così pare di capire - che le risorse di cui le nazioni europee dispongono, gli investimenti fatti, hanno un peso non trascurabile. Che cambiare radicalmente il modo di trasmettere i segnali radio broadcast comporta degli svantaggi e che per il momento i costi rischiano di essere nettamente superiori ai benefici. La radio digitale continuerà la sua duplice evoluzione in banda II analogica e in banda III, dove restano da risolvere problemi non indifferenti come la scarsa consapevolezza da parte del pubblico, la non disponibilità di sistemi di ricezione per automobile e la bassa penetrazione dei segnali VHF all'interno delle abitazioni e degli uffici (con questo non voglio dire che il DAB non avrà successo, solo che bisogna fare le cose davvero per bene per favorirne la diffusione).
Trovo molto suggestiva la coincidenza tra la data di pubblicazione del report e quella dell'uscita sul New York Times (di domenica) di un articolo dedicato a Edwin Armstrong, l'inventore della radiofonia a modulazione di frequenza. Un personaggio straordinario e decisamente trascurato, nella memoria collettiva degli americani
(figuriamoci la nostra), rispetto a figure come Thomas Alva Edison e lo stesso Guglielmo Marconi. Armstrong era un bravissimo ingegnere e fu una delle figure più brillanti nel dipartimento di ingegneria elettrica della Columbia University. L'ateneo ricevette in eredità centinaia di scatole di documenti che costituivano l'archivio personale dello scienziato della radio, ma fino al 2007 questo fondo sterminato non ha ricevuto particolari attenzioni. In quell'anno il capo del dipartimento Mischa Schwartz, facendosi aiutare dalla Fondazione IEEE, dalla Armstrong Memorial Research Foundation e da aziende come Alcatel-Lucent, riuscì a racimolare i 70 mila miseri dollari necessari per pagare una archivista della Columbia, Jennifer Comins, e mettere ordine in quel caos. Il New York Times rivela che con quei pochi soldi viene anche finanziato un blog, Armstrong Papers, dove verranno resi pubblici i ritrovamenti più significativi e dove soprattutto si tornerà a discutere di Edwin Armstrong.
I primi esperimenti sulla modulazione di frequenza risalgono, ai primi anni Trenta, negli scantinati della Columbia. Il primo brevetto è del 1933 ma Armstrong ancora non sapeva che sarebbe andato incontro a un mucchio di guai e a una lunga, estenuante battaglia legale per colpa di tecnologia che a guerra finita molti utilizzavano senza versare un solo dollaro di licenza. L'unica cosa che Armstrong proprio non riuscì a inventare fu un metodo per reggere a tutto quello stress. Convinto di essere sull'orlo del tracollo finanziario, un giorno di iinverno del 1954 saltò dalla finestra del tredicesimo piano. Proprio lui, che negli anni venti si faceva fotografare sulle cime delle antenne delle radio newyorkesi.
Chissà come avrebbe preso l'idea delle modulazioni moderne, di quella OFDM oggi alla base di
tante rivoluzioni digitali. Da bravo ingegnere sarebbe rimasto affascinato, sicuramente sarebbe il primo a voler sperimentare la nuova radio. Ma forse non gli dispiacerà neppure leggere sui documenti dell'ECO quella frasetta. No universal switch off date for analogue services in Band II can be planned.
Saving the Neglected History of FM Radio’s Unsung Pioneer
By JOSEPH PLAMBECK
Published: April 18, 2010

The questions seemed simple enough: When and how did Edwin H. Armstrong, the father of FM radio, make the discovery that led to that invention?

In 2007, Mischa Schwartz, an emeritus professor of electrical engineering at Columbia, tried to find the answer. He starting digging into some of the nearly 600 boxes of Armstrong’s archives donated to Columbia decades ago, only to find them disorganized and his quest complicated.
He also saw the condition of the archives as a deterrent to other scholars who might be interested in Armstrong, a figure who largely fell out of public awareness — his name “sliding toward oblivion,” The New York Times wrote in 1981 — just decades after he committed suicide in 1954.
Even Mr. Schwartz, who considers Armstrong the “greatest inventor in radio,” admitted to giving Armstrong short shrift in the past. In textbooks that he had written, Mr. Schwartz said he had attributed advancements to one inventor, only to later discover that Armstrong had made the same discovery and had understood it much better.
So Mr. Schwartz reached out to groups like the Institute of Electrical and Electronics Engineers Foundation and raised more than $70,000 to get an archivist at Columbia, Jennifer Comins, to organize the material.
The collection includes papers outlining his theories; photographs of Armstrong and his many inventions; to-do checklists; reel-to-reel audio; and boxes of material from the many years of litigation between Armstrong and RCA, and Armstrong and Lee De Forest, another inventor, over patent issues.
Ms. Comins, who has the help of a graduate student, Jennifer Howard, began the project last December and plans to finish by the end of November. They created a blog that would track their findings and, they hoped, renew some interest in Armstrong.
“When I was growing up I heard about Edison and Marconi, and I never heard of him,” said Ms. Comins, 37. “And now I wonder why.”

07 novembre 2009

Berlin, 1961-1989

Sono nato prima della costruzione del muro di Berlino e nel 1981, quando il muro "festeggiava" i suoi primi 20 anni, in agosto, visitavo per la prima volta quella città. Sono in tutti i sensi un figlio della guerra che quel muro si ostinava a ribadire, in quella città si incrociavano, nel bene e nel tragico male le vicende della mia famiglia paterna e per alcuni versi quelle dell'altra parte di famiglia. Berlino e il suo muro mi fecero una grande impressione perché la mia generazione, o almeno il mio caso personale e quello di tanti altri, porta dentro di sé, da sempre e per sempre, un piccolo pezzo di città divisa, di terra di nessuno, di filo spinato.
Otto anni dopo quella prima visita e diversi mesi dopo il crollo del muro nel novembre del 1989, ascoltavo alla radio la cronaca dalla riunione conclusiva del parlamento della DDR. Con il muro si sgretolò gradualmente tutto il resto, incluse Stimme der DDR e le altre emittenti del famoso "blocco orientale" o almeno quasi tutte le loro trasmissioni in lingua italiana. Quasi non mi sembra che sia trascorso tanto tempo, dopotutto sono poco più di 28 anni da quella mia prima visita berlinese. Eppure tutto è molto, molto cambiato, fuori di me.
Per riandare a quei tempi così vicini e lontani vi suggerisco tre siti realizzati dalle stazioni radiotelevisive tedesche. Mauerfall vor 20 Jahren di Rundfunk Berlin-Brandenburg, Damals in der DDR progetto congiunto di MDR e WDR e soprattutto Chronik der Mauer di Deutschlandradio e altri enti federali. Bellissimo l'archivio sonoro realizzato da quest'ultimo sito, nella sezione Materiali. Una fantastica raccolta di spezzoni classificati per anno e per mese dal 1961 al 1990. Forse la testimonianza più toccante sono i pochi secondi della conferenza stampa del 9 novembre del 1989 in cui Günther Schabowski annunciava, con un tono da burocrate appena incrinato dall'emozione, che le frontiere verso la Germania Ovest erano tutte aperte. E che per milioni di morti i figli della la Seconda guerra mondiale, forse, era arrivata un po' di pace.

06 giugno 2009

BBC e "D Day": lo sbarco cambia il modo di informare

BBC World Service dedica una breve trasmissione di oggi a una rievocazione di come l'emittente britannica modificò il suo stile giornalistico in occasione del D-Day. Con lo sbarco in Normandia, il 6 giugno del 1944, la stazione radio si impegnò molto di più "sul campo", cominciò a seguire le truppe e smise, spiega l'autore del programma, di delegare le cronache della battaglia ai commentatori delle stazioni radio americane. Trovate l'audio di questo reportage, con alcuni esempi dagli archivi storici, seguendo questo link.

28 marzo 2009

La macchina della memoria per gli archivi audiovisivi

Qualche giorno fa, presso la sede torinese della RAI dove è anche allestito il museo della radiotelevisione, si è tenuto un convegno di presentazione del progetto PrestoPRIME, una ambiziosa collaborazione europea mirata alla conservazione del patrimonio audiovisivo delle varie nazioni e alla creazione di una "macchina della memoria". Che discorso "intriguing". L'aspetto affascinante è che Prime, un lavoro partito nel gennaio di quest'anno sulla base delle attività svolte fin qui da PrestoSPACE (Standardised Practices for Audiovisual Contents in Europe), tocca una marea di questioni relative alle tecniche di archiviazione, ai supporti digitali, alla loro accessibilità, persino ai risvolti semantici e linguistici. Presto è un altro acronimo per Preservation towards storage and access, l'obiettivo è stendere le linee guida per una preservazione digitale del patrimonio audiovisivo che risolva anche la complicata questione della classificazione automatica e dell'accesso, del retrieval (recupero) dei dati e infine la loro conservazione nel tempo. Non è un problema che dipende solo dalla durata dei supporti, ma dall'integrità logica e semantica di archivi costruiti in base a modelli ipertestuali, in cui basta modificare una singola lettera del nome di un file per perdere interi pezzi di storia.
Se consideriamo i volumi di materiali audio, grafici, cinematografici e televisivi analogici oggi accumulati negli archivi delle nazioni europee, quello dell'archiviazione digitale di tutte quesi informazioni è un compito immane. Non è solo questione di spazio, di individuazione dei formati più opportuni, dei supporti su cui conservare, sulle modalità dell'accesso. Si tratta anche di dare a questa massa infinita di bit un ordinamento preciso e dare a noi la possibilità di accedere alle informazioni in modo soddisfacente, attraverso gli strumenti che Internet ci ha abituato a utilizzare su dati che erano digitali fin dall'inizio. Mi spiace moltissimo non aver avuto notizia di questo convegno torinese, dev'essere stato molto denso. Su Internet si trovano comunque parecchie informazioni. Il portale di PrestoSPACE è già abbastanza articolato e dispone di un wiki navigabile curato da Richard Wright di BBC R&D. Una sottosezione di questo wiki si concenta su Prime. Esiste anche un sito specifico di questo progetto. PrestoPRIME cerca di rispondere a due ordini di quesiti per creare quella che viene definita la Biblioteca di Alessandria del XXI secolo:
How can collections be efficiently managed, so files:
  • don’t get lost (metadata, file and storage management)
  • do keep their correct relationships with other files (provenance)
  • do maintain their technical (quality), legal (rights) and archival (quality, provenance, rights, metadata) integrity?
How is audiovisual content preserved forever (without going broke almost immediately)?
Quello che segue è il testo del comunicato della RAI ma per tutti gli altri documenti pubblici su PrestoSPACE e PRIME si può andare su questa pagina. Presentazioni e rassegna stampa del dopo conferenza sul sito di Eurix Group.

IL PROGETTO EUROPEO PRESTO PRIME: VERSO LA "MACCHINA" DELLA MEMORIA

Un progetto europeo per la conservazione del patrimonio audiovisivo. Quindici partner – tra i quali la Rai – e un obiettivo comune: dare futuro al proprio passato. Al Centro Ricerche Rai di Torino il coordinamento tecnico.
Potrebbe diventare la “Biblioteca di Alessandria” del XXI secolo: un luogo, o meglio, un modo per conservare – come nell’antichità – tutto il sapere. Anche se, in questo caso, non si tratta di scaffali, o mura. E non ci sono libri o pergamene, ma immagini e suoni, televisione e radio. E milioni di byte. Una “condivisione” della memoria che si propone di realizzare – entro tre anni e mezzo - il progetto europeo “PrestoPRIME”, finanziato dall’Unione Europea e al quale partecipano quindici partner dall’Institut National de l’Audiovisuel francese alla Rai (con Teche e Centro Ricerche), dalla Bbc alla Orf, insieme a Università e altri enti.
Obiettivo: trovare un “linguaggio” comune, uno standard internazionale, che permetta di conservare e preservare nel lungo periodo la memoria audiovisiva digitale già disponibile nelle teche degli enti radiotelevisivi europei e quella – su supporto analogico o su pellicola - che le teche stesse stanno recuperando e restaurando nei propri archivi.
PrestoPRIME studierà, per questo, una nuova metodologia che semplifichi i sistemi di archiviazione tv e radio, li renda “resistenti” al tempo e ai cambiamenti tecnologici e, insieme, conservi di ogni contenuto audiovisivo la memoria dei “diritti”: una sorta di “impronta digitale” che permetta di risalire con certezza a chi detiene la titolarità di un determinato contenuto audio video. Punto fondamentale, quest’ultimo, per poter aprire al grande pubblico queste “librerie” virtuali.
Nell’ambito del progetto, inoltre, saranno creati strumenti di lavoro e servizi che verranno distribuiti a chi li richieda distribuiti dai Centri di Competenza Nazionali, con l’Associazione Europea per gli Archivi Audiovisivi.
Al di là dell’utilizzo da parte degli enti radiotelevisivi, infine, PrestoPRIME potrebbe essere impiegato anche in un altro settore: quello dei beni culturali, per il recupero digitale, l’archiviazione e la conservazione di immagini, fotografie, suoni che fanno parte del patrimonio di uno stato.

I SOCI DI PRESTOPRIME

Institut National de l’Audiovisuel, Highlands Technologies (Francia); Bbc - British Broadcasting Corporation, University of Southampton, IT Innovation, University of Liverpool (Uk); Rai - Radiotelevisione Italiana, Eurix (Italia); Orf - Österreichischer Rundfunk, Joanneum Research, Forschungsgesellschaft mbH JRS, Universität Innsbruck (Austria); Netherlands Institute for Sound and Vision - Beeld en Geluid, Technicolor, Vrije Universiteit Amsterdam, European Digital Library Fundation (Netherlands); Ex Libris (Israel).

09 ottobre 2008

INA e Radio Algeri, gli archivi dell'indipendenza

L'Istituto Nazionale dell'Audiovisuale in Francia ha firmato con la Radio Nazionale di Algeri un accordo che consente al broadcaster algerino l'utilizzo del materiale sonoro che L'INA ha accumulato negli anni del dominio coloniale francese in Nord Africa. Si tratta di 1.300 documenti sulla storia dell'Algeria dal 1939 fino all'indipendenza nel 1962. L'accordo ricalca un analogo scambio siglato nel 2007 per la documentazione televisiva.
Sul sito dell'INA, nella sezione Archives pour Tous, trovate 100mila documenti radiotelevisivi.

L'Ina restitue son patrimoine radio à la Radio algérienne

PARIS (AFP) — L'Institut national de l'audiovisuel (Ina) et la Radio algérienne ont signé mardi à Paris un accord sur la restitution du patrimoine radio à l'Algérie, a indiqué l'Ina dans un communiqué.
Cet accord, signé par Emmanuel Hoog, président-directeur de l'Ina et Azzedine Mihoubi, directeur général de la radio algérienne, "prévoit la mise à disposition d'une copie de l'ensemble des actualités radiophoniques détenues par l'Ina, relatives à l'Algérie depuis 1939 jusqu'à 1962", selon le communiqué.
Il prévoit également "la possibilité pour la Radio algérienne d'exploiter ces sons par voie hertzienne ou satellitaire et de les commercialiser sur le territoire algérien".
Il donne "une totale liberté d'utilisation de toutes les archives sonores enregistrées notamment sur le sol algérien, jusqu'à la date d'indépendance".
Le fonds est constitué de 1.300 documents sonores qui retracent l'histoire de l'Algérie de 1939 à juillet 1962. Le document le plus ancien est un discours de 1939, du Président Albert Lebrun au banquet du Comité Nord Africain.
Ces documents sonores sont en cours de numérisation à l'Ina, explique le communiqué. Les 200 premiers documents ont été remis lors de la signature de l'accord. La livraison des autres documents s'étalera au cours des années 2009 et 2010.
Cet accord a lieu moins d'un an après celui signé entre l'Ina et la télévision algérienne, en décembre 2007. Il portait sur les images conservées par l'Ina retraçant l'histoire de l'Algérie depuis la Seconde guerre mondiale jusqu'en 1962.


03 ottobre 2008

Qui la BBC. Tranquilli, è scoppiata la guerra atomica

Questo è un messaggio registrato, l'Apocalisse è in atto... I National Archives britannici hanno rilasciato oggi gli "script" radiofonici che la BBC aveva elaborato negli anni 70 della guerra fredda, in previsione di un possibile attacco nucleare. Se la bomba fosse scoppiata, al posto della BBC sarebbe subentrato un Wartime Broadcasting Service che avrebbe coordinato le trasmissioni di informazione. Negli archivi, dopo la desecretazione, sono disponibili gli script originali, i documenti da distribuire alla popolazione, i carteggi delle persone che avevano elaborato il piano di contingenza. Bisognava tranquillizzare la popolazione, avvertirla di non consumare cibi potenzialmente contaminati, razionare l'acqua, restare al coperto. Ma bisognava anche dare credibilità al tutto, scegliere le voci di annunciatori conosciuti, evitare che la popolazione pensasse a un colpo di stato, o peggio ancora a uno scherzo. Poi, come scrive il Guardian, c'era il problema - mai risolto - di come comunicare le frequenze di ricezione. In caso di attacco quali impianti sarebbero rimasti attivi? E in questo caso, come comunicare alla gente le frequenze sui cui trovare messaggi così importanti, considerando che, secondo i calcoli di allora, almeno un quarto della popolazione non utilizzava ancora l'FM e un altro quarto non spostava mai la sintonia della radio. Come fare arrivare le informazioni locali?
Questa corrispondenza di Wales Online presenta alcuni estratti dai testi elaborati dalla BBC. Qui trovate tutto il materiale reso noto dai National Archives (il download è a pagamento).


This is the BBC: How to survive the A-bomb
Oct 3 2008 WalesOnline

A BROADCAST script formulated in the 1970s for use in the wake of a nuclear attack was published for the first time today.

Details of the announcement, written by the BBC with various government departments, were set out in files released by the National Archives.
Documents also chart discussions as to what should be said, and how not to alarm the public in case they thought Auntie had been “obliterated”.
In a letter from June 1974, Harold Greenwood, from the Ministry of Posts and Telecommunications, wrote: “During the Second World War we came to recognise the voices of Stuart Hibberd, Alvar Liddell and other main newsreaders.
“I would expect that in the period of crisis preceding an attack a similar association of particular voices with the authoritative ‘Voice of the BBC’ would develop.
“The reassurance that ‘the BBC is still there’ would not be gleaned from a recorded announcement by an unfamiliar voice (or one that was familiar in 1974 but had not been heard for some years).
“Indeed, if an unfamiliar voice repeats the same announcement hour after hour for 12 hours listeners may begin to suspect that they are listening to a machine set to switch on every hour (or even that it has got stuck) and that perhaps after all the BBC has been obliterated.”
The Cabinet Office recommended adding in live local commentary to reassure listeners that they were not being fobbed off with a cassette recorder.
The script includes advice to “stay calm and stay in your own homes”.
It says: “This country has been attacked with nuclear weapons. Communications have been severely disrupted, and the number of casualties and the extent of the damage are not yet known.”
The public are instructed to turn off fuel supplies, conserve water and not waste it by flushing the toilet.
The script continues: “Remember there is nothing to be gained by trying to get away. By leaving your homes you could be exposing yourselves to greater danger. If you leave, you may find yourself without food, without water, without accommodation and without protection.”
The meticulously-drafted announcement was intended to be repeated every couple of hours.
It has previously been revealed that the BBC stockpiled entertainment programmes to boost public morale in the event of a war.
In the event of a nuclear attack, staff were to stay in hiding for 14 days before it was safe to leave.

What do do in a nuclear attack

Enough to make anyone who remembers the Cold War shudder – here is the script to be used in the wake of a nuclear attack.

“This is the Wartime Broadcasting Service. This country has been attacked with nuclear weapons. Communications have been severely disrupted, and the number of casualties and the extent of the damage are not yet known. We shall bring you further information as soon as possible. Meanwhile, stay tuned to this wavelength, stay calm and stay in your own homes.
Remember, there is nothing to be gained by trying to get away. By leaving your homes you could be exposing yourselves to greater danger. If you leave, you may find yourself without food, without water, without accommodation and without protection. Radioactive fall-out, which followed a nuclear explosion, is many times more dangerous if you are directly exposed to it in the open. Roofs and walls offer substantial protection. The safest place is indoors.
Make sure gas and other fuel supplies are turned off and that all fires are extinguished. If mains water is available, this can be used for fire-fighting. You should also refill all your containers for drinking water after the fires have been put out, because the mains water supply may not be available for very long. Water must not be used for flushing lavatories: until you are told that lavatories may be used again, other toilet arrangements must be made. Use your water only for essential drinking and cooking purposes. Water means life. Don’t waste it.
Make your food stocks last: ration your supply, because it may have to last for 14 days or more. If you have fresh food in the house, use this first to avoid wasting it: food in tins will keep.
If you live in an area where a fall-out warning has been given, stay in your fall-out room until you are told it is safe to come out.
When the immediate danger has passed the sirens will sound a steady note.
The “all clear” message will also be given on this wavelength.
If you leave the fall-out room to go to the lavatory or replenish food or water supplies, do not remain outside the room for a minute longer than is necessary.
Do not, in any circumstances, go outside the house.
Radioactive fall-out can kill. You cannot see it or feel it, but it is there. If you go outside, you will bring danger to your family and you may die. Stay in your fall-out room until you are told it is safe to come out or you hear the ‘all clear’ on the sirens.
Here are the main points again: Stay in your own homes, and if you live in an area where a fall-out warning has been given, stay in your fall-out room, until you are told it is safe to come out. The message that the immediate danger has passed will be given by the sirens and repeated on this wavelength.
Make sure that the gas and all fuel supplies are turned off and that all fires are extinguished.
Water must be rationed, and used only for essential drinking and cooking purposes. It must not be used for flushing lavatories.
Ration your food supply: it may have to last for 14 days or more.
We shall repeat this broadcast in two hours.
Stay tuned to this wavelength, but switch your radios off now to save your batteries until we come on the air again.
That is the end of this broadcast."

20 agosto 2008

Un monumento al dialetto nella Germania nazista

La lettura del bollettino (rigorosamente cartaceo, è difficile persino contattare i soci di questo benemerito club di collezionisti via mail, l'unica speranza è frequentare il gruppo Yahoo SWGold, Memories of short wave radio past) "Tune into yesterday" è sempre una piccola miniera di emozioni. Come questa che arriva dalla Germania e fa parte di un sito Web dal titolo un po' inquietante: Suizidal.de (sembra che c'entri in qualche modo la banda punk rock Suicidal Tendencies, che ha ispirato a sua volta il sito di hacking informatico Suicidal.de). Il curatore di Suizidal è un docente di storia appassionato cultore di storia della radiofonia e di archivisitica sonora, che si chiama Bernhard Wichert.
Il brano in inglese che potete leggere qui racconta l'incredibile storia del "monumento sonoro" che nel 1936-7 il Reichsbund Deutscher Beamten commissionò a un gruppo di studiosi. L'idea era di realizzare un atlante sonoro di tutti i dialetti parlati nella Germania del terzo Reich per farne omaggio al Führer in occasione del suo 48esimo compleanno. Wichert osserva giustamente che il regalo non deve essere sembrato troppo azzeccato a un dittatore folle che predicava una forma di unificazione culturale del tutto patologica. Un monumento alla diversità linguistica doveva apparire a Hitler l'equivalente di un insulto, anche se il suo tedesco era tutt'altro che purissimo. In ogni caso il monumento fu realizzato grazie a un furgone appositamente attrezzato che andava in giro e registrava la parlata della gente nei più sperduti villaggi tedeschi. E' costituito da un'armadio in legno - disegnato dalla stessa mano che aveva progettato l'esterno del popolare VE3110, il "ricevitore del popolo" - con la mappa del Reich e delle sue regioni. Dentro l'armadio - un vero e proprio juke box etnolinguistico che incorporava un sistema di riproduzione - ci sono trecento dischi incisi con una tecnologia Telefunken che allora rappresenteva lo stato dell'arte.
Alcune di queste registrazioni, preziose perché i dialetti esistenti allora oggi sono quasi tutti scomparsi, sono disponibili su Internet grazie a un amico e collega di Wichert, il professor Wolfgang Näser dell'università di Marburg. La pagina dedicata al Lautdenkmal si trova qui, ma altre informazioni interessanti si trovano sul sito del Forschungszentrum Deutscher Sprachatlas della stessa università.

'DAS LAUTDENKMAL REICHSDEUTSCHER MUNDARTEN' (Sound Monument of German Dialects)

In the years 1936/37 the Reichsbund deutscher Beamten (Reich Organization of German Officials) gave the order to produce a series of recordings that should represent the complete German dialects within the borders of the German Reich. In the end it turned out to be a series of 300 shellac discs (c.3 mins each), recorded with the most sophisticated equipment of that time by 'Telefunkenplatte GmbH' (formerly ULTRAPHON -1932)Special Division. A special cupboard was designed by Prof. Schneckenberg who had also developed the design of the VE301, the most popular radio set after 1933 (301 = 30 January 1933). The middle part contained a grammophone with speakers and space for the discs. The right and left side could be opened like wings. They showed, in woodwork, the map of Germany with the recording place of each disc.- The reason for that enormous undertaking was Hitler's 48th birthday (20.4.37). - From the information leaflet to the work: 'Never before has the technique of recording the human voice been put in the service of cultural and historic work in such a range. Nearly over eight months the recording van of Telefunkenplatte travelled from place to place in Germany to record speakers, away from all recording studios.Thus an effigy of German mental character in landscapes and education in a diversity as it has not been collected before has been created. The Telefunkenlatte has used all its technical means and could, with the help of Marburg University professors Nartin and Mitzka (of 'Deutscher Sprachatlas'- German Language Atlas), and Vogel and Dr Debus (Berlin) overcome all difficulties of field recording.' - All in all the idea turned out to be a tragic-comic example of a wrong combination of science and politics. Nazi policy was to unify and simplify the German language (as developed in the plans of Rust, Minister for Education),and to get rid of everything that showed any individuality. - Besides, Hitler would not have been able to understand most of the dialects, of which many are extinct nowadays. - In his recorded dedication the initiator, Hermann Neff, says (among many other things): 'My Führer! I ask you to accept this work as a sign of love and dedication by the newly united German officials, the Lautdenkmal of German ways, German life, and folklore, German history, work and customs. Volksgenossen of all ages and different professions talk in their own tongue about important events of their being, about daily life, their piece of Heimat (the place where their live on), our People and Fatherland, about a new Germany. None of the speakers knew that his voice would sound for you, my Führer. Simple and plain, as you want your people to be,the Volksgenossen talk in their mother tongue on their homeland clod. After long times of inner alienation from themselves, the German man recollects- thanks to you and your Movement- the eternal roots of his strength. .. The Lautdenkmal will be a sounding commitment to all ways of a national-socialist world of emotions and thoughts. ..' - This euphuistic speech shows that it was not only a collection of German folklore related material but also a piece of devotion and ingratiation. - Of course, these spontaneous recordings do not contain any critical words on the NS régime. Although most recordings contain the chocolade sides of daily life , there are some voices that talk about the negative political sides before Hitler (such as 'black occupation soldiers', the Separatist Movements, inflation, etc.; some are about Hitler's seizure of power,or 'The Führer comes'). One must not forget that those who spoke into the microphones belonged to the simple 'working class' that had no car, a bath tub was luxury, no newspaper subscription; they got their political information in the pubs;they believed what they read on imminent menace by other countries, by the Jews. So they accepted the new military draft. ('My husband still looks good in his new uniform'.). They lacked any inside view into the industrial rise and armament, they see the new Autobahns but not what was behind it. They see that the worker, the farmer is celebrated in all fields of life. But they can't see why. ('That's what we have our Führer to thank for'.) They enjoy the new comradship in the HY and women's organizations, the sportive activities . . . - These recordings are not a reflection of Germany but they show how the Nazis had understood perfectly to bedazzle too many. - These lines are in parts based on the scientific research into the linguistic problems of the 'Lautdenkmal' by my long-time acquaintance, Professor Wolfgang Näser who teaches German Language and Literary Studies at Marburg University. He has put together a pile of excerpts from the 300 discs on his homepage www.staff.uni-marburg.de. They are linked with a map of their recording places.

03 giugno 2008

La voce di Claude Lévi-Strauss contro il razzismo

E' davvero di straordinario interesse il numero di Unesco Courier appena pubblicato sul sito dell'organismo culturale dell'ONU. Tutto dedicato a Claude Lévi-Strauss, l'"uomo che cambiò il ventesimo secolo", il Courier offre per la prima volta l'opportunità di ascolta la voce di Lévi-Strauss che legge il suo intervento Race and Culture, in occasione della cerimonia inaugurale dell'International Year for Action to Combat Racism and Racial Discrimination. Era il 22 marzo 1971 e da allora questo intervento è rimasto conservato negli archivi dell'Unesco e non è mai stato diffuso. Fino a oggi. Il link al file audio in formato WMA lo potete trovare direttamente qui, mentre l'accesso al numero del Courier con gli altri articoli di Lévi-Strauss e una intervista anch'essa inedita passa da questo link.
Scorrere il sommario del Courier, ascoltare la voce del grande antropologo, che a novembre compirà 100 anni e che ha appena visto pubblicare una parte delle sue opere nella Pléiade, fa pensare alla siderale distanza tra il corpus sterminato del lavoro di questo scienziato sociale, tra il patrimonio accumulato dalla cultura della tolleranza a partire dalla Rivoluzione Francese e il miserevole stato, umano, culturale, politico, dell'Italia emersa dalle ultime elezioni. Non posso smettere di pensare ai volti, alle parole che ascolto queste sere in televisione, facendole scorrere sullo sfondo della mia storia personale meticcia, dei reticolati e delle celle che ho visto in Germania, in Polonia, a Trieste. Che brutto tempo, là fuori, amici miei.

09 maggio 2008

Roma 1485 kHz: il ritorno dei "pirati"

Dietro il segnalino che con qualche sforzo Andrea Borgnino ha ascoltato a Roma in questi giorni in onde medie (su 1485 kHz) c'è un gruppo di inguaribili, romantici pirati della radio. Ma il loro obiettivo è tutt'altro che piratesco. In gioco c'è un pezzo significativo della memoria storica e democratica italiana. «Siamo consapevoli di aver scritto una pagina di storia,» mi racconta al cellulare Maurizio Amici, regista televisivo e fondatore, nel 1976, di una delle prime emittenti private romane, Radio Hanna. Il problema è che questa consapevolezza è andata perduta in chi, smessa la veste del pioniere dell'etere libero, ha indossato quelli dell'imprenditore radiofonico. I pirati come Maurizio e i suoi colleghi dell'associazione Libere Voci e del portale Broadcast Italia hanno sfidato negli anni 70 il muro di gomma del monopolio e dei furgoncini dell'Escopost che perlustravano etere e strade alla ricerca di impianti da sequestrare. I pirati alla fine ebbero ragione anche della polizia postale e con l'epocale sentenza della Corte Costituzionale ottennero una grande vittoria. «Molti allora dovettero fare una scelta commerciale, era inevitabile. Ma la paradossale conseguenza è che gli spazi che allora riuscimmo ad aprire si sono quasi completamente richiusi,» si lamenta Amici. Lo spirito di allora, le tante cose che l'Italia dei mille campanili e delle quattromila stazioncine aveva da dire oggi si trovano, secondo Amici, dentro alle Web Radio.
Trent'anni dopo, ecco nascere una iniziativa che come vedremo ha un obiettivo doppio ma complementare. Raccogliere attraverso Broadcast Italia le registrazioni originali delle voci delle prime radio private, un audiolibro di storia che possa servire non solo per nutrire la nostalgia dei pirati di allora, ma fungere da strumento prezioso per capire come eravamo fatti e soprattutto come siamo diventati. «Vogliamo essere le Teche Radio delle stazioni private, oggi abbiamo messo online una trentina di ore ma vorremmo che fossero migliaia,» dice Maurizio confrontando il progetto di Broadcast Italia con il noto archivio multimediale della radiotelevisione pubblica. L'altra necessità è una naturale conseguenza della prima: una volta costruito l'archivio deve essere reso accessibile. Perché accontentarsi del Web per diffondere questo patrimonio sonoro? Mettere su una radio è tutta un'altra soddisfazione.
Amici racconta che l'idea di mettere in onda il materiale storico di Broadcast Italia si è subito rivelata una ambizione proibita. Oggi mettere su una radio FM richiede troppi investimenti. «Così abbiamo pensato alle onde medie. Ma come fare? In teoria non si poteva, anche se sospetto che neanche al Ministero sappessero bene come reagire.» I creatori di Broadcast Italia a questo punto hanno deciso di tirar fuori dall'armadio la bandiera con teschio e tibie. «Prima abbiamo rilevato una piccolissima frequenza FM nella provincia di Frosinone per ottenere una autorizzazione vera e propria e poi abbiamo acceso un piccolo impianto in onde medie, che speriamo sarà seguito da altri» Per certi versi è una specie di provocazione, non troppo diversa da quella che portò alla liberazione dell'etere. Amici e soci vogliono smuovere le acque, ottenere un riconoscimento. Ma anche mettere in piedi un progetto articolato e continuativo. Da un lato, come si è detto, diffondere i materiali sonori del passato. Dall'altro raccogliere e rendere più fruibili quelli prodotti attualmente dalle Web Radio «Ce ne sono alcune estremamente interessanti, via etere vogliamo provare a fare in modo che invece di cento contatti online ad ascoltarli ci sia un'intera città. E' il contrario delle Direzioni Regionali della Rai: invece di decentrare la capacità produttiva verso il territorio noi portiamo i piccoli territori dentro alle città.» Broadcast Italia cercherà di stipulare accordi con le stazioni su Internet per concetrare i loro programmi e ritrasmetterli, a titolo del tutto gratuito.
Bellisimo e romantico progetto. Ma come si sostiene? «Inizialmente lo sosteniamo noi,» risponde Amici. «Siamo tutti professionisti, possiamo permetterci di spenderci qualcosa.» In futuro chissà, ci potranno essere sponsorizzazioni, o magari aiuti regolamentati per legge, come accade in diverse realtà europee. Dice apertamente di rendersi conto dei limiti attuali dellla modulazione d'ampiezza. «Una banda che al contrario dell'FM non sembra avere molto futuro in Europa,» che può dare fastidio e soprattutto soffrire dei rumori e delle interferenze urbane. L'importante è rendersi in qualche modo visibili e ascoltabili. Broadcast Italia ha rapporti stretti con l'Università La Sapienza di Roma, nei master dove molti membri dell'associazione di Amici insegnano. Si spera però di coinvolgere anche studenti, laureandi e ricercatori nel lavoro di creazione degli archivi, mettendo conteporaneamente al servizio di coloro che vogliono imparare come si faceva la radio in passato (e come è avvenuto il passaggio dall'analogico al digitale) tutta l'esperienza accumulata in materia dagli animatori di Broadcast Italia e della stazione radio che dovrebbe iniziare a trasmettere dopo questa prima fase di testing.
«Molti di noi - io per primo, anche se sono rimasto nel settore - con la radio hanno smesso, fanno da anni altri mestieri.» Ma la radio è una passione che non ti lascia mai. «Mi danno del matto, conclude Maurizio. Neppure io so perché mi è venuta questa idea.» A volte, quando le idee sono buone, non hanno bisogno di un perché. Si prova a metterle in pratica e basta. Auguri, cari pirati.

01 maggio 2008

This is radio... Un tuffo nelle onde corte anni 70

Sto facendo un tuffo nel mio passato di ascoltatore di emittenti internazionali grazie a un documento sonoro di eccezionale valore storico-affettivo. The Radio Kitchen, incredibile blog sul mondo della radiofonia AM curato da uno degli animatori della stazione "freeform" (le trasmissioni, finanziate esclusivamente dal pubblico, sono curate dai singoli DJ senza automatismi e palinsesti predefiniti) WFMU, uno degli esempi più incredibili del panorama radiofonico statunitense.
The Professor, questo il nome de plume del prolifico autore di Radio Kitchen, è riuscito a procurarsi una copia di un vinile pubblicato nel 1979 da Mitch Murray, paroliere e personalità dello spettecolo e della radio in Gran Bretagna. Intitolato Long live Short-wave! il disco contiene sul lato A un vero e proprio manuale di istruzioni su come ascoltare le emittenti internazionali e sul lato B una mezz'orata di identificazioni e segnali di intervallo registrati proprio negli stessi anni in cui mi ero avvicinato alla radio. Alcune di quelle stazioni, per non parlare di certe nazioni, non esistono più. Altre hanno cambiato completamente il loro format. In ogni caso sono suoni che non ascoltavo più da almeno 25 anni, considerando anche che l'idea di segnale di intervallo - una breve sequenza musicale o ritmica che aiutava gli ascoltatori a sintonizzarsi sulla frequenza giusta in un epoca in cui non esistevano display numerici ma solo "scale parlanti" - è stata quasi completamente abbandonata.
Un ricordo bellissimo e una grande occasione per ripercorrere oggi gli echi di un mondo ormai desueto. The Radio Kitchen riporta l'intero contenuto audio del disco, la sua copertina e il libretto interno, con ulteriori grafici e spiegazioni su propagazione, antenne e ricevitori. Ma tutto il blog di The Professor è da compulsare con la stessa passione che il suo autore continua evidentemente a provare per questo mezzo. Se volete, potete direttamente prelevare qui il file con gli spezzoni audio

27 marzo 2008

L'EBU standardizza gli archivi audio digitali

L'EBU ha rilasciato le sue raccomandazioni sulla creazione di archivi audio digitali a partire da archivi analogici storici. L'associazione dei broadcaster pubblici europei consiglia quali tecniche utilizzare e quali parametri di campionamento, oltre a caldeggiare l'impiego di metadati standard per la futura gestione e accessibilità. Il documento può essere prelevato qui e rappresenta una lettura molto istruttiva:
http://www.ebu.ch/CMSimages/en/tec_text_r105-2008_tcm6-4707.pdf
Ci sono state in questi giorni parecchie polemiche sull'allonatamento forzato di Alberto Contri da Rai.Net, con Repubblica che rivela i retroscena di una Rai pesantemente arretrata sul piano delle risorse informatiche e Radio Radicale che intervista Contri offrendogli l'occasione di precisare meglio una situazione assai poco lusinghiera, tanto per cambiare, per l'Italia. Non sono mancate accuse rivolte alle RAI Teche proprio in materia di disponibilità e accessibilità degli archivi. Contri riferisce di aver visitato broadcaster europei molto più progrediti in questo vitale contesto. Stiamo parlando di patrimoni storici e culturali di portata incommensurabile, le stazioni radio sono depositarie di una parte significativa della nostra memoria collettiva. Ma diciamola tutta, una nazione che digerisce candidati premier che quotidianamente smentiscono le sparate delle ultime 24 ore, come in una perversa parodia del newspeak orwelliano, la memoria collettiva non è un bene in cui investire a vantaggio delle generazioni attuali e nuove. Bensì una zavorra di cui liberarsi al più presto, insieme ai tanti armadi con scheletro incorporato.

13 novembre 2007

L'ultima voce della DDR e altre radio storiche

Un gran bel servizio all'intera comunità quello che Andrea Russo ha fatto riversando in MP3 alcune registrazioni storiche ritrovate su cassetta nel finesettimana.
"Alcune di queste registrazioni sono veri e propri pezzi di storia, come ad esempio Radio Bucarest durante il colpo di stato in Romania del dicembre 1989; oppure Radio Baghdad pochi giorni prima dell'inizio della prima guerra del Golfo; o le indicazioni su come comportarsi in caso di attacco aereo trasmesse in italiano da Radio Capodistria durante lo sfascio dell'ex Jugoslavia; o l'ultima registrazione di Radio Berlino Internazionale."
Sfortunatamente l'archivio è piccolo, ma è assolutamente imperdibile:

http://www.andrearusso.it/Radioascolto/Registrazioni.php

Avete registrazioni analoghe o conoscete qualcuno che le ha? Segnalatele a Radiopassioni, per favore.

01 novembre 2007

L.A. preserva la storia della radio. O no?

Mentre l'American Radio Archives annesso alla biblioteca di Thousand Oaks a Los Angeles pensa di costruire un nuovo museo in cui preservare le straordinarie reliquie (copioni, nastri, registrazioni dai campi di battaglia della Seconda Guerra, persino microfoni e apparati originali) della storia del broadcasting negli Stati Uniti, uno dei suoi fondi più importanti giace trascurato in uno scantinato di un edificio di Hollywood che a suo tempo fu la sede della NBC, accanto a una vasta collezione di attrezzature per prestigiatori dell'Associazione dei maghi americani. Materiali preziosi, ma gravemente danneggiati pochi anni fa nel corso di un incendio. Alcuni trasformatori sotterranei avevano preso fuoco spargendo il loro liquido refrigerante a base di sostanze tossiche. E il bello, rivela questo articolo del Los Angeles Times, è che le autorità comunali si rifiutano di pagare i lavori di bonifica. Sembra quasi una storia italiana, ma in qualche modo, trattandosi della capitale dello show biz, qualcuno forse ci penserà. Certo che è paradossale: American Radio Archives, in joint venture con gli archivi della Pacific Pioneers Broadcasters, punta a raccogliere 35 milioni di dollari per il suo nuovo museo, ma non trova neppure il milione necessario per ripulire il suo archivio dal veleno.


Radio relics preserved, then tainted
Transformer fire at storage site rained toxins upon remnants of L.A. broadcasting history.
By Bob Pool

October 26, 2007

Call it an old-time radio drama with a 21st-century plot twist.
Plans for a $35-million American Radio Archives museum and research center that will chronicle the development of broadcasting will be unveiled tonight in Thousand Oaks. But the archives' planned centerpiece -- a collection of hundreds of thousands of historic relics of early Los Angeles broadcasting -- sits locked up in a Hollywood basement.
The carefully preserved original scripts, fragile transcriptions of radio shows and news broadcasts, antique microphones and rare equipment from Southern California's first stations have been contaminated by toxic PCBs. And nobody can agree who should pay for the cleanup. The mementos and broadcast gear were dusted with polychlorinated biphenyls on Dec. 13, 2004 when an underground electrical transformer caught fire. Smoke laced with PCBs -- used as a cooling oil substitute in older transformers -- spewed through a subterranean conduit into a nearby bank building basement where the collection is housed.
A separate collection of illusionists' equipment and exhibits owned by the Society of American Magicians kept in the basement was also contaminated. Washington Mutual officials were forced to close the busy bank building for months while the upstairs vault and customer areas were carefully cleaned. But when the bank, the magicians and the broadcasters asked the Los Angeles Department of Water and Power to pay the decontamination costs, the city said no. The broadcaster and magician groups say they are nonprofits that cannot afford to pay for it themselves. So now they and the bank are suing the city for the cleanup costs -- which could total more than $1 million.
Lack of access to the broadcasters' artifacts hasn't stopped the Thousand Oaks Library Foundation from mapping plans for its 40,000-square-foot radio archives building. It will include a large museum and a 50-seat theater, along with a radio listening room and an archival storage area. Foundation leaders will kick off a construction fundraising effort tonight by inviting potential donors to watch the production of an original radio dramatization at the Thousand Oaks Library. Because of limited seating, the show will not be open to the public. Written and directed by 1940s-era radio legend Norman Corwin, it will star Samantha Eggar, Carl Reiner, Nanette Fabray and 10 other veteran broadcast figures. The show, titled "The Strange Affliction," will be recorded for later broadcast, said Stephen Brogden, Thousand Oaks' library services director.
His library's involvement with radio began in the mid-1980s, when it acquired the late entertainer Rudy Vallee's personal papers, notebooks and other items, Brogden said. The library has also obtained much of the 97-year-old Corwin's personal collection. Brogden said library officials reacted "in disbelief and horror" to the transformer fire and contamination of the radio relics. "We had already signed a contract with Pacific Pioneer Broadcasters and were planning to bring their materials up here," he said. "I can't in good conscience store contaminated materials, though."
The toxin-coated collection is irreplaceable but salvageable if properly cleaned, said Marty Halperin, vice president of Pacific Pioneer Broadcasters. "We have a huge CBS collection, all the master recordings of 'Gunsmoke,' 'Have Gun, Will Travel,' 'Suspense,' 'Escape' and 'My Favorite Husband,' which starred Lucille Ball," said Halperin, an 80-year-old retired sound engineer who has a large personal collection of radio memorabilia at his Woodland Hills home. "We have a letter from a Packard dealer that suggested, 'Why don't we start a radio station in Los Angeles?' We have all of the KFI scrapbook albums that go back into the '20s," Halperin said. Earle C. Anthony launched the city's first commercial broadcast station, KFI, atop his downtown Packard dealership in 1922.
The contaminated collection includes more than 100,000 discs of old-time radio shows and World War II newscasts and battlefield recordings. Among them are the first shows broadcast by Bing Crosby and Jack Benny in the 1930s. There is a 1947 recording of pilot Howard Hughes talking during the one and only flight of the Spruce Goose, a giant seaplane built of laminated wood. It also includes a large collection of early radios and microphones, including Crosby's personal microphone, an RCA 44 that gave his voice a deep, rich sound. Other items include the broadcast industry's first tape recorder, an Ampex 200, production serial number "1," which was built in 1947 so that Crosby didn't have to perform his radio show twice for eastern and Pacific time zones.
Pacific Pioneer Broadcasters' leaders do not know how much the decontamination procedure will cost. But their attorney, David Habib of Westlake Village, said the cost will likely be well out of the reach of the 500-member organization. "They are a nonprofit group of elderly people who kind of put their collective knowledge and talents and resources together to create this organization. What they've done is awesome," Habib said. "When you appreciate the magnitude, certainly the remedial work will be in the several hundreds of thousands of dollars."
The broadcasters and magicians have used the bank basement rent-free since 1967. The site at the northeast corner of Sunset Boulevard and Vine Street was the location of NBC radio network studios built in 1938. Its 350-seat auditoriums hosted production of radio shows such as "Fibber McGee and Molly" and "The Jack Benny Show."

30 ottobre 2007

BBC WS: la storia del '900 in 75 minuti

In questo 2007 ricorre un anniversario radiofonico "pesante", quello del 75esimo anniversario del World Service (né Imperial Service) della BBC. Una sezione speciale del sito Web dell'emittente, celebra l'occasione con 75 audio clip da un minuto estratti dai poderosi archivi della Beeb. Sono altrettante piccole delizie del nostro passato, antico e recente. Da assaporare come le ciliegine sotto spirito, una dopo l'altra.

28 ottobre 2007

Archivi praghesi

Quando, a metà degli anni '70, ho cominciato a interessarmi di radioascolto, si era in piena Guerra Fredda, la primavera di Praga si era conclusa da tempo, in vita c'erano tutti i vari dittatori (da Franco a Mao, da Honecker a Breznev). E ascoltare le emittenti dell'ormai dimenticato "blocco sovietivo", dava quasi la sensazione di sbattere contro una plumbea cappa di impenetrabile solidità. Quando la stupidità della propaganda è al suo massimo la prima cosa che pensi, come essere quasi raziocinante, è che le cose, messe così, non potranno cambiare mai. Radio Praga non era peggiore delle altre, anzi. Ma riversava pur sempre la sua brava dose di assurdità nel piccolo altoparlante della radiolina a onde medie che utilizzavo, prima di addormentarmi, per seguire i notiziari - in italiano - di Cecoslovacchia, Polonia, Bulgaria... Se allora mi avessero detto che nel giro di quindici anni sarebbe finito tutto, forse non ci avrei creduto, anche se col senno di poi quell'apparato di armi, polizia e cartapesta tanto solido non era mai sembrato.
La "nuova" Radio Praga ha smesso di trasmettere in italiano ma continua a produrre ottimi programmi per l'estero, affiancandoli con un eccellente sito Web. E ora apre le porte dei suoi archivi sonori con una trasmissione che andrà in onda a partire da questo giovedì fino al prossimo marzo. Il curatore di questa serie, David Vaughan, parla degli archivi di Radio Praga, circa settant'anni di registrazioni che ci permettono di risalire il corso del tempo fino all'Europa che si stava affacciando sull'abisso. Non mancheranno le vicende del dopoguerra e della cosiddetta "rivoluzione di velluto". Un programma davvero da non perdere sulle frequenze in onde corte di Radio Praga in inglese.

New Radio Prague feature unearths Czech Radio gems

[26-10-2007] by Ruth Frankova

Starting next Thursday, our colleague David Vaughan will be introducing new series entitled From the Archives. As the name suggest he'll be dusting off some of the many unique recordings to be found in the archives of the Czech Radio. I asked David what drew him to explore the archives in the first place.
"Well what is so fascinating is that Czech Radio has a fantastic sound archive and it goes right back to the 1920s. Regular archives were kept from the time when it was still known as Radiozurnal in the mid 1920s and we have a huge wealth of archive material. And quite interestingly a lot of that material, surprisingly enough, is in English. So maybe we can listen now just to what a Radio Prague station announcement would have sounded back in 1927"
"Hello, hello. Prague Czechoslovakia calling. Good evening ladies and gentlemen."
"So, really not so much has changed. It's the familiar Radio Prague talking to the world."
When you were skimming through the archives, did you have any idea what you were looking for? "Well I have spent a lot of time over the years I have been at Radio Prague looking through archives and there are, in English as well as in Czech, some fascinating recordings, for example early life sport reports, not to mention the huge wealth of musical recordings which I am not really going to be looking at in this series."
"And there are just some fascinating gems which are extremely early. For example we have a recording from 1932 of the president and founder of Czechoslovakia Tomas Garrigue Masaryk speaking in English. I would like us to hear a little extract maybe of Masaryk talking about the wonders of broadcasting."

[audio clip]"Broadcasting is becoming one of the most popular bonds of union among the nations as well as one of the most suitable instruments for the spread of culture and art and of political education."

"So that was president Masaryk way back in 1932 and it's amazing to think that it is somebody speaking who was born in 1850. So that really is a bridge to the past."
Did you set yourself some time limit?
"Well, it starts in 1928. And really the archives go through some fascinating periods. Just to name a few, we have the Sudeten German crisis in 1938 which ended with the Munich agreement, the drama of the Prague Uprising of May 1945. And we have got the Communist takeover in 1948, we have got the occupation by Soviet-led Warsaw pact troops in August 1968 and than of course it goes right up to the present day, to the Velvet revolution of 1989 and then we have other events more recently - the division of Czechoslovakia, we have the Czechs winning a gold medal in ice-hockey in Nagano in 1998 so there really is a huge wealth of material there."
For those of you who would like to hear these and other recordings, don't forget to tune in every Thursday. The series will be running until the end of March 2008.

I suoni della Memoria

Quello che segue è un bel pezzo del giornale portoghese O Público sul progetto di RTP - la radio pubblica in Portogallo - per la creazione di un archivio sonoro accessibile a tutti con le registrazioni delle trasmissioni storiche. Sul sito del quotidiano è reperibile un clip con la cronaca della partenza delle truppe per la guerra coloniale del 1961 (altrimenti nota come Guerra do Ultramar, conclusasi nel 1974 con la Rivoluzione dei "cravos," dei garofani e l'inizio della dissoluzione dell'impero coloniale lusitano). E' un documento molto toccante, come scrive O Público, perché tra i toni trionfalistici del radiocronista, i tamburi, le marce, gli inni nazionali, il microfono non riesce a nascondere le grida di dolore delle donne e delle madri che vedono partire i loro mariti e figli.
L'articolo è uscito ieri, 27 ottobre, in occasione della Giornata mondiale del patrimonio audiovisivo decretata dall'Unesco. Non ne sapevo niente, forse perché i nostri organi di stampa (mi ci metto, colpevolmente, anch'io) ne hanno parlato poco e male. Il problema della conservazione delle testimonianze sonore e visive su supporti magnetici o elettronici è di portata colossale. Il materiale antico rischia il distruzione, quello più recente comporta grossi ostacoli di accessibilità e in prospettiva va incontro alla concreta possibilità dell'estinzione dei formati e delle piattaforme software e hardware. Una realtà, insomma, in cui i documenti ci saranno ma non si potranno più leggere perché incompatibili con i sistemi di lettura del futuro. Sul Web ho trovato una eccellente risorsa, Il mondo degli archivi online realizzata per conto della Associazione Nazionale Archivistica Italiana ANAI. Ricordo naturalmente anche il lavoro fatto dalle Teche Rai e dall'Istituto Luce. A Milano, dal 15 al 17 novembre, al Palazzo delle Stelline, si terrà il convegno SOS Archivi di Impresa, un contesto ideale - credo - per approfondire la tematica degli archivi delle emittenti pubbliche.
[Solo ora, dopo aver scritto questo contributo, mi accorgo che l'amico Jorge Guimarães Silva ha trattato l'argomento proprio ieri, sul suo ottimo blog A Rádio em Portugal. Insieme alla testimonianza di Público troverete diverse altre notizie. Um trabalho excelente, Jorge.]

Unesco celebra hoje Dia Mundial do Património Audiovisual
RTP vai lançar arquivo criativo com sons históricos da rádio
27.10.2007 - 09h10 Ana Machado

A RTP prepara-se para lançar um arquivo criativo com sons da rádio, de acesso livre. O projecto, inspirado em experiências semelhantes da BBC, em Inglaterra, ou da Rádio Pública Nacional norte-americana, colocará on-line e de forma gratuita, sons hoje inacessíveis aos cidadãos e que representam momentos únicos da história portuguesa desde os anos 1930.
Estamos em Junho de 1961. No cais da rocha do Conde de Óbidos, em Lisboa, a multidão reuniu-se para ver partir um dos primeiros contingentes de soldados a partir para a Guerra Colonial. Há fanfarra, hino e ambiente de festa. O repórter lança-se no seu discurso, previamente revisto, onde fala da grandiosidade do império e do céu azul na partida, despedindo-se com um “boa viagem rapazes e até breve”. Mas o microfone da rádio, que não obedece a ordens, não conseguiu fazer calar os gritos de dor de mulheres e mães que se ouvem de fundo, ao longo de toda a reportagem. (O PUBLICO.PT disponibiliza o som num link a este texto)
Inês Forjaz, jornalista da RDP, uma das responsáveis pelo projecto do arquivo criativo, revela que são fragmentos de história como este que o arquivo da rádio guarda e que deviam ser acessíveis ao público em geral, lembrando que, hoje, a UNESCO celebra o Dia Mundial do Património Audiovisual, que é preciso preservar.
Há dois meses que Inês “vive” nos arquivos da rádio: “Tenho pena de não ter quantificado quantas horas já passei a ouvir sons”. E tem um “caderninho de mercearia” onde apontou todos os tesouros que foi apanhando. São muitas histórias e muitos sons que a jornalista, juntamente com Eduardo Leite, responsável pelos arquivos da rádio, e António Almeida, autor da plataforma informática do projecto, querem agora tornar disponíveis ao público em geral. “Encontrei autênticas revelações históricas”.
A BBC realizou um projecto experimental idêntico, entre 2005 e 2006. Ao todo foram disponibilizados 500 ficheiros de sons e imagens que geraram 500 mil “downloads”. O projecto parou entretanto no âmbito da avaliação periódica de serviço público a que a estação está periodicamente sujeita. E a National Public Radio norte-americana tem um programa, o Open Source, onde o auditório escolhe o tema a tratar no site do próprio programa.
Para os autores do projecto não se trata apenas de disponibilizar ficheiros de som, muito menos de uma forma exaustiva: a plataforma, que ficará alojada no portal da RTP, alojará de início talvez não mais de dez exemplos de sons considerados simbólicos dos acontecimentos mais importantes da nossa história do século XX, que também é o século da rádio: “Vamos dar prioridade aos primeiros anos da rádio, desde 1936, que correm o risco de ficarem esquecidos”.
Os sons serão ainda devidamente acompanhados, sempre que possível, do contexto em que foram captados e do contexto histórico em que estão inseridos. E a intenção é que a lógica deste arquivo criativo seja bidireccional: “Imagine-se que um cidadão ouve um som do arquivo e que até tem lá uma bobines em casa que quer partilhar. O objectivo é que haja um fluxo bidireccional”, explica Inês Forjaz que espera que sejam os utilizadores, nos primeiros tempos, a sugerir os temas que gostariam de ver ali disponíveis. “Para um professor de português se calhar interessará apresentar Camões aos seis alunos dito por Vasco Santana”.
A questão dos direitos de autor, que o grupo classifica como “pantanosa”, está a ser resolvida com recurso a licenças Creative Commons, que permitem a utilização livre dos sons para fins não comerciais.
Eduardo Leite afirma que a palavra-chave do projecto é partilha. E que a intenção subjacente a este arquivo criativo toca na intenção do Governo, já expressa pelo secretário de Estado da Cultura, Mário Vieira de Carvalho, de criar um arquivo nacional de som, inexistente em Portugal, apesar do grande investimento que a rádio pública fez nos últimos anos de passar o seu espólio para um formato digital mais moderno e fácil de conservar.
O projecto deste arquivo criativo, que ainda não tem data de arranque, terá um período experimental de seis meses. E será construído, como avançam os seus mentores, de acordo com as sugestões que forem sendo lançadas pelos utilizadores.