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05 aprile 2012

12 (7 già attive) nuove emittenti libere in Tunisia. Le prospettive in Libia

Günter Lorenz ha diffuso qualche giorno fa sulla lista FM_DX_Italy un elenco di sette nuove stazioni FM che trasmettono in Tunisia. Oggi, Andrea Borgnino ha dedicato al tema la sua puntata di "Interferenze", nei programmi mattutini di Radio 3.



Ma veniamo ai nomi delle stazioni, a partire da quelle che si possono ascoltare nell'area di Tunisi:

Radio iFM, 100.6 MHz
W: http://www.ifm.tn/
S: http://www.ifm.tn:8002/ifmstream, 128 kbps

Radio Kalima, 90.7 MHz
W: http://kalima-tunisie.info
S: http://radio.kalima-tunisie.info:8787/live

Radio Cap FM, 91.5 MHz + 105.9 MHz
W: http://www.capradio.tn/
S: http://196.203.215.42:8011/listen.pls

Radio 6 Tunis, 97.2 MHz, una "radio libera"
W: http://www.radio6tunis.net/
S: http://www.radio6tunis.net/plugins/emission/load_emission.html)

nelle altre zone:

Oxygène FM, Bizerte, 90.0 MHz
W: http://www.oxygene.fm
S: http://oxygene.fm/liveaudio.php

Radio Sabra FM, Kairouan, 98.8 MHz
W: http://www.radiosabrafm.net
S: http://188.165.248.163:8000/listen.pls
S: http://www.radiosabrafm.net/player/sabra.asx

Radio Oasis FM, Gabès, 94.4 + 96.5 MHz
W: http://www.oasisfm.tn
S: http://www.oasisfm.tn/play.php

Una lista impreziosita dalle relative frequenze e dagli indirizzi dei siti Web di queste emittenti e dello stream audio diffuso su Web (ignoro quale sia la sua fonte ma è un gran bel lavoro). Eppure, le sessioni di ascolto estivo che spero anche quest'anno di potermi godere sull'isola di Favignana rischiano di essere ancora più animate. Nel giugno scorso, la tunisina Instance Nationale pour la Réforme de l’Information et de la Communication (una specie di authority embrionale, che in base al decreto di legge 116/2011 del 2 novembre scorso dovrebbe istituire in Tunisia la Autorité Indépendante de la Communication Audiovisuelle (HAICA) aveva pubblicato la lista di 12 stazioni autorizzate a trasmettere in FM:

1- Radio “El Karama” (Sidi Bouzid)

2- “Chaambi FM” (Kasserine)

3- Radio Oasis FM (Gabès)

4- Ulysse FM (Médenine)

5- “Sawt El Manajem” (Gafsa)

6- Sabra FM (Kairouan)

7- Cap FM (Cap-Bon)

8- Radio Oxygène (Bizerte)

9- Kalima (Grand Tunis)

10- Radio 6 (Grand Tunis)

11- “Kif” FM (Grand Tunis)

12- “Ibtissema” FM (Grand Tunis)

Ho cercato di capire che cosa ne fosse stato delle cinque emittenti che non compaiono nell'elenco di Günther e per ciascuna di loro ho individuato altre notizie o siti Web che sembrano ufficiali, mentre non sono ancora riuscito a ricostruire le frequenze operative (per alcune emittenti si parla di test, di messa in onda "imminente", ma in alcuni casi non si sente neppure lo stream):

* Radio Al Karama – Sidi Bouzid

* Chaanbi FM- Kasserine
(Radio Sada Chaanbi)

* Ulysse FM – Medenine/Djerba

* Sawt Al Manajem – Gafsa
* Kif FM – Tunis


Un bellissimo articolo apparso su Tunisie Projet faceva a novembre il punto della situazione, avvertendo però che con la ulteriore dozzina di emittenti autorizzate si rischia già la saturazione. Il sito parla di un totale a regime di 25 network e emittenti locali/regionali:

9 stations publiques dont 4 stations centrales

• Radio Nationale
• Radio Jeunesse
• RTCI
• Radio Culture

Et 5 stations régionales

• Radio Sfax
• Radio Monastir
• Radio Kef
• Radio Gafsa
• Radio Tataouine

Più le cinque catene private autorizzate in questi ultimi anni:

• Mosaïque FM
• Jawhara FM
• Express FM
• Shems FM
• Zitouna FM

le tre delle 12 approvate a giugno 2011 (alcune delle quali, come 6 FM, operavano già sul Web:

Radio Oxygène (Mohamed Kamel Robbana, Bizerte)
Radio Kalima (Omar Mestiri, Tunis)
Radio 6 (Nozha Ben Mohamed, Tunis)

e le restanti 9 ancora in fase di avviamento (secondo Lorenz due sarebbero nel frattempo partite, iFM-Ibitissama e Cap FM):

Kif FM (Kamel Zouiten, Tunis)
Ibtissama FM (Hamed Souayeh, Tunis)
Cap FM (Olfa Tounsi, Nabeul)
Sabra FM (Amor Naguazi, Kairouan)
Chambi FM (Mokhtar Tlili, Kasserine)
Alkarama (Salah Rabah Hajlaoui, Sidi Bouzid)
Sawt Elmanejem (Mohamed Hédi Nsib, Gafsa)
Ouaha FM (Oasis) (Marzouki Bettaïeb, Gabès)

Il blog La Tunisie Vote ad agosto sottolineava come molte delle famose autorizzazioni estive ancora non avevano trovato attuazione.
Dopo la primavera araba del 2011, in effetti, c'è un grandissimo fervore intorno ai temi della libertà d'espressione radiofonica e le emittenti libere comunitarie. All'inizio di marzo AMARC (l'associazione mondiale delle radio comunitarie) con il patrocinio dell'Unesco, ha organizzato un convegno proprio in Tunisia. Nel novembre scorso, una delegazione della ONG danese IMS e di altre organizzazioni ha visitato la Libia per esplorare le opportunità di rinascita di un contesto mediatico davvero libero. Sempre dall'IMS ecco per esempio un articolo sulla situazione in Libia a un anno dall'inizio della rivoluzione, apparso a febbraio. Tra le prime realtà si sono distinte, in Libia, Tribute FM, la prima emittente in lingua inglese di Benghazi (streaming dichiarato ma non ascoltabile) e Shabab Libya FM.
Sempre per quanto concerne la Libia, all'inizio di febbraio sulla lista SkywavesDX "Sigfrid105" diffondeva tra gli appassionati di DX in FM una lista di emittenti attive nell'area di Tripoli, in cui si possono scorgere molti nomi di stazioni ascoltate in passato (gli 88,8 sono arrivati a Favignana):

87.9 Tarhouna Local RD. Tarhouna
88.8 Al'Shababiya Tripoli
90.3 Radio Libya from Tripoli Tripoli
91.1 BBC Arabic Prog. Tripoli
91.9 Gheryan Local RD. Gheryan
92.4 Libya FM Tripoli
93.4 Libya FM Tripoli
95.0 Radio Libya Gheryan
96.6 Radio Libya Tripoli
97.7 Libya Al'Hurra from Janzour Tripli-Janzour
98.8 Ajyal FM Tripoli
99.9 Al'Eeman RD. Tripoli
101.3 AL'Zawiya Local RD. Al'Zawiya
101.9 Western Tripoli RD. Tripoli-Janzour
102.5 Tripoli FM (English) Tripoli
103.4 Voice of Tripoli Tripoli
107.0 Holy Quran RD. Tripoli
107.4 Libya Al'Hurra Tripoli

Tutto questo in attesa che gli stessi fermenti contagino l'Egitto e forse - ma in questo momento mi pare difficile - altre nazioni arabe in fase di risveglio.

23 ottobre 2011

Libia, la radio nazionale torna a trasmettere sulle onde corte per l'estero

Forse il nuovo regime libico sente di aver qualcosa da farsi perdonare? Comunque sia, trovo peculiare la coincidenza del ritorno del servizio esterno in onde corte della Radio Televisione Libica proprio mentre il mondo intero condanna la barbarie dell'esecuzione sommaria di Gheddafi. L'emittente, ascoltata per la prima volta il 21 ottobre in Giappone arriva molto forte anche a Milano, per ora sembra solo in lingua francese. Le trasmissioni durano un paio d'ore e iniziano verso le 18 utc- La frequenza utilizzata è 11600 kHz, già segnalata anche in passato. La cosa più ironica è questo stacchetto musicale che interrompe ogni tanto un commento che magnifica la tolleranza cui quest'ultima è ispirata: le note sono quelle di Douce France.

29 agosto 2011

Libia, la BBC spiega la "rivoluzione radiofonica"

Pochi minuti, ma una efficace lezione di giornalismo ben fatto, per niente embedded, capace di guardare dentro le notizie, di fornire un punto di vista autentico, vicino agli eventi e alle persone, reali, che ne sono protagoniste. Se questo blog fosse scritto in inglese potrei arrivare a pensare che la BBC ha ascoltato i miei suggerimenti: ieri Broadcasting House, il magazine domenicale di Radio 4, ha dedicato un piccolo spazio ai segnali captati dagli esperti del BBC Monitoring Services (in teoria quello che dovrebbero ridurre o sopprimere) dalle emittenti libiche conquistate dai ribelli e al repentino cambiamento che ha caratterizzato quelle ancora sotto il controllo governativo nella settimana che ha in pratica messo la parola fine al regime del colonnello Gheddafi. Una "altra rivoluzione", dice giustamente il presentatore del programma, che nessuno ha mai potuto vedere perché è avvenuta alla radio. Ci sono diverse registrazioni, le stesse che finora sono state messe in circolazione da noi DXer.

Bbcsulibia by lawendel

L'intera puntata di Broadcasting House si può scaricare dalla pagina dei podcast del programma.

24 agosto 2011

Quale stazione radio per il Raìs libico?

E' arrivato nella notte, annunciato dai programmi di un canale satellitare siriano, Al-Rai o Arrai TV (di proprietà di Mishan al-Jubouri, ex parlamentare baatista iracheno con moglie siriana, titolare della licenza) che riporta i contenuti di una emittente libica chiamata da giornali, blog e agenzie Al-Orouba TV, l'ultimo discorso di Gheddafi che incita alla resistenza contro la ribellione, esortando i tripolitani a "ripulire" la città. Il discorso sarebbe stato fatto poche ore fa, nella notte tra martedì e mercoledì dai microfoni di una non precisata stazione radio locale di Tripoli. La BBC pubblica un breve spezzone dell'audio ripreso appunto dagli schermi di Al-Rai, in una guerra mediatica dalle infinite sfaccettature.
Assumendo che sia stato veramente radiotrasmesso, da quale "stazione locale" di Tripoli avrebbe potuto lanciare il suo ennesimo proclama l'irriducibile Colonnello? Una conoscenza più approfondita dello scenario radiofonico libico aiuterebbe i corrispondenti internazionali - e i loro lettori - a capire di più. In Libia, nazione molto estesa, la copertura radiofonica era ed è ancora assicurata da un network piuttosto sciolto di stazioni in onde medie e da qualche decina di impianti in FM che facevano capo alla LJBC, la radio della Jamahiriya e ad organizzazioni come Al Libya e Ashababiya. In questo momento le frequenze in onde medie fino a poche ore fa controllate dal regime: 1251, 1053, 972 kHz non risultano più ascoltabili. Il 21 agosto è stata registrata in Ungheria una delle ultime trasmissioni da 972:



Risultano invece più che mai attive le frequenze di Libiya al-Hurra, la voce della Libia Libera, che trasmette su 675, 1125 (segnalata in Egitto) e 1449 kHz. Quest'ultima frequenza è molto stabile di notte anche qui a Milano e sono convinto che seguendola con un interprete arabo a portata di mano potremmo ricavare molte informazioni interessanti.
Ma che cosa possiamo dire dell'appello di Gheddafi di questa notte? Da quale frequenza è stato mandato in onda? Tra i possibili candidati ci sono tre stazioni, Ashababiya e Al Libiya rispettivamente su 88,8 e 93,4 MHz in FM e forse i 103,4 MHz della stazione LJBC di Tripoli.
[Aggiunto alle 15:45 - Dopo aver postato il messaggio ho ascoltato il notiziario di Radio Popolare, con una corrispondenza del solito Farid Adly, che non ha mai nascosto il suo fermo appoggio alla rivolta anti-Gheddafi. Questa mattina Radiopop è stata l'unica ad aver precisato che Al Libiya è una stazione radio controllata da Saif al-Islam, il figlio del Colonnello. Alle attività imprenditoriali di Saif in campo mediatico è dedicato questo interessantissimo articolo pubblicato lo scorso anno dalla rivista libanese Executive. Ironicamente, l'articolo si intitola "Radio Free Libiya?".]
Un'altra stazione locale governativa era Az-Zawiya a ovest di Tripoli, su 101.3 MHz, ma quest'ultima potrebbe essere caduta nelle mani dei ribelli. Qui di seguito la mia registrazione di Az-Zawiya su 101.3 effettuata a Favignana il 12 agosto, una settimana prima dell'ingresso in città delle forze antigovernative:



Grazie alla propagazione troposferica a Favignana sono riuscito anche ad ascoltare gli 88,8 di Ashababiya e i 93,4 MHz di Al Libyia:


Ashababiya88 8 by lawendel

Allibiya93 4 by lawendel

Anche in questo caso sono certo che mettendosi a monitorare le frequenze FM da Lampedusa, un giornalista in grado di capire o farsi tradurre l'arabo potrebbe scrivere storie di prima mano molto avvincenti.

02 maggio 2011

Africa Nr. 1, tramonta il sogno della radio panafricana?

Una delle vittime mediatiche della guerra civile in Libia potrebbe essere Africa Numero 1, emittente radio panafricana di origine gabonese controllata da qualche anno da un fondo di investimento libico che si può ascoltare sia in FM a Parigi e in diverse città africane; sia attraverso il bouquet satellitare Africa Sat di Atlantic Bird (Eutelsat); sia sulle onde corte dalle antenne della stazione gabonese di Moyabi. Questo impianto tra origine dalla visione del presidente gabonese Omar Bongo Ondimba, scomparso nel 2009 dopo essere durato in carica 42 anni. Concepita l'idea di una emittente radiofonica capace di coprire l'intero continente africano, Ondimba inaugura il centro nel 1979 e dal 1981 Moyabi diventa anche una delle principali stazioni ripetitrici dei segnali delle emittenti internazionali. Persino le trasmissioni in italiano di Radio Japan - chiuse nel 2007 - arrivavano da lì.
La festa finisce quando le emittenti all'inizio del 21esimo secolo decidono di abbandonare gradualmente le onde corte. I flussi delle rimesse giapponesi, francesi, svizzere vengono meno ma per Africa Numero 1 nel 2008, proprio con l'addio dell'ultimo broadcaster straniero, arriva il giubbotto di salvataggio rappresentato dai soldi di Gheddafi. Il fondo Libyan Africa Portfolio (in realtà ci sono diverse denominazioni, incluso il Libyan Arab Africa Investment Portfolio che si occupa di telecomunicazioni). L'emittente sarebbe controllata al 52% dal LAP, al 35% dal governo gabonese e per il restante 13% da imprenditori privati del Gabon. Con le ostilità arrivano i blocchi sui conti correnti bancari e le difficoltà. Secondo l'agenzia PANA, che cita il quotidiano gabonese L'Union (fondato da Ondimba, sempre lui), la situazione è ormai diventata insostenibile:
Gabon-based Pan African radio loses signal
Libreville, Gabon - The Pan African Radio, Africa No. 1, has lost its signal and is no longer being received in Gabon and elsewhere in Africa since Wednesday, PANA learnt from the radio's management in Libreville. According to the daily 'L'Union', the satellite operator Eutelsat might have stopped its services to the station over an estimated 200 million CFA francs in arrears of payment. The station has been experiencing serious financial problems since 2001, especially after Radio France Internationale (RFI) and Japanese Radio NHK stop shortwave broadcasting. The arrival of Libyan partners had restored hope among the workers, who are now threatened by the ongoing political crisis in Libya.
The crisis, marked by the freezing of Libyan assets and the Western military intervention in the north African country, has impacted negatively on the station, which has a total debt of 1.2 billion CFA francs, according to the Management. A representative of the Libyan partners in Gabon, Abubaker Ali, the salaries of the station's journalists were paid only till the end of March 2011. Ali said that the crisis in Libya prevented Libyan-African Investment Portfolio (LAP) from having access to the required funds.
Libyan Jamahiriya Broadcasting became the majority shareholder in Africa No. 1 with 52 per cent of the capital, the Gabonese government owns 35 per cent and the Gabonese private sector 13 per cent. The station started broadcasting in 1981.

La bolletta per i transponder affittati sul satellite Eutelsat equivarrebbe a circa 300 mila euro, ma il debito complessivo dell'emittente è di sei volte tanto e l'operatore satellitare avrebbe chiuso il rubinetto. Il fatto è che al momento non è facile capire che cosa stia succedendo. Lo stream di Africa 1 da Parigi è ancora normalmente ascoltabile sul Web. Ma anche l'impianto di Moyabi è apparentemente ancora "on air" su 9580 kHz, lo segnalano in questi giorni al mattino presto ascoltatori europei e americani. E' possibile che il link del satellite sia stato sospeso e che la stazione parigina prosegue il suo lavoro normalmente mentre da Libreville stanno mandando in onda vecchie registrazioni. Allo stato attuale è difficile che il fondo libico possa riprendere in mano la conduzione economica della stazione radio. Dovremo quindi aspettare lo sviluppo della situazione. Se Gheddafi non dovesse più riprendere il controllo della cassaforte libica in Africa, resta da vedere che ne sarà di Africa 1 e di tanti altri progetti. Difficile pensare che un governo diverso possa onorare tutti gli stessi impegni. Questo articolo apparso su Afronline spiega molto bene quali siano questi interessi. Gheddafi in persona lo scorso anno si sarebbe impegnato a investire quasi 100 miliardi di dollari per liberare l'Africa dall'influenza occidentale.
Libya’s investment highway in Africa: Will it leave potholes?
April 20

As the calls for democracy, regime change and revolutions are sweeping across North and West Africa. Individuals, interested parties and organisations have started wondering about the new political and economic face of these regions. One thing for sure is that it will take sometime for countries at the spotlight to recover or for them to see blossoms of any sort.
In Libya, for example where no town has been left untouched the situation looks not only bad but it gives people a reason to doubt if the country will recover soon from the damages it has acquired in the past months.
Perhaps this march to democracy in the Middle East and North Africa and in this case Libya will not only affect that country but also the entire continent of Africa. The rebuilding Libya’s is likely to impact on investment projects doted across Africa. What will happen if Muammar Gaddafi goes? Will the investments go on? These are some of the questions being asked.
According to data obtained from the African Development Bank, Libya now has about $370 million in its account. Apart from that it is one of the bank’s leading regional shareholders with 4 percent voting power.
It is one of the biggest contributors to the budget of the African Union, the 53-country body which is supposed to function along the lines of the European Union. Libya is one of the five countries along side Algeria, Egypt, Nigeria and South Africa who cover 75 percent of the union’s budget.
The Business Council for Africa West & Southern (BCA W&S) a UK based non-profit organisation and think tank says that Libya provides 15 percent of AU funding and also covers the dues of a number of smaller African states, which were badly hit by the 2008 financial crisis.
The organisations further states that this commitment is around $40 million annually although it says that paying dues for other cash-strapped African countries is not necessarily unique to Libya.
And according to a senior African Union official Libya’s contribution to AU funds which not all countries do, buys its influence. Notwithstanding its investment and financial support is not only one sided as one would say. It has touched even communities and close to 30 countries. Hence it is a head to tile and vice-versa.
In July 2007, its telecom arm, LAP Green took a 61 percent stake in the African Development Bank-backed Regional African Satellite Communications Organisation Members (Rascom) project, which provides point- to multi-point telecommunications services across the continent.
Last year Gaddafi said he would invest $97 billion in the continent to free it from Western influence on condition that African states rid themselves of corruption and nepotism. This money is about the amount Libya holds in foreign currency reserves, according to official data. The countries that benefit, and many independent observers, say Libya is bringing real benefits for Africa.
The country also holds billions of dollars in assets across the continent through subsidiaries of its $70 billion sovereign wealth fund. The money is invested through the $5 billion Libya Arab Africa Investment Co (Laaico), through Libya Oil Holdings, Libya African Investment Portfolio and Libyan Foreign Investment Company (Lafico).
Another of the fund’s projects is LAP Green Networks, a mobile phone operator which has commercial operations in Zambia, Niger, Ivory coast, Uganda and Rwanda with operations in Chad, Sierra Leone, Togo and southern Sudan underway.
The golden question is. What might happen in case Gandalf leaves? Richard Mbewe, a Zambian professor of International Economics based in Poland says the out come is twofold. The first thing he points out is that since Gaddafi was behind all these investment decisions. In light of a new nationalist government taking over, these investments could be cancelled off and the money taken back to Libya?
Mbewe says that the second element is a risk of a power vacuum upon Gaddafi’s departure. Islamic fundamentalists might fill this he says might want to keep intact these investments (especially in telecommunications) in order to foster their further development of Islam in these countries where LAP Green is operating, especially in Africa south of the Sahara.
Libya, which also has important investments in other parts of the world, including Europe, which has made EU leaders uncomfortable in the wake of the violence. Might leave a very big pothole in Africa’s investment high way.
By Joe M. L. Kaluba – Afronline

06 aprile 2011

Radio Libia Libera in diretta streaming su UStream









Video clips at Ustream



UStream ha appena attivato un canale streaming con il programma degli insorti libici, Sawt al Libya al -Hurra, su 675 da Benghazi. Il feed è stato attivato da un anonimo attivista noto con su Twitter come @ChangeInLibya. Lo stream viene immesso in Internet così come è ricevuto via radio! Si tratta chiaramente di una ricezione non da studio, che avviene quasi sicuramente in una località a una certa distanza dal trasmettitore: si sente un marcato fading e a volte un tremendo rumore sovrasta l'audio. Il canale si chiama Benghaziradio, provatelo!


27 marzo 2011

Guerra in Libia, ancora "psyop" verso le truppe del Rais

Sono tornati in questo momento i radiomessaggi delle forze occidentali ai militari libici. Questa volta la frequenza è di 10405 kHz, una porzione di banda normalmente allocata a diversi servizi aeronavali. La registrazione è stata effettuata a Roma proprio in questi minuti, domenica 27 marzo in pieno pomeriggio. L'invito, in inglese e arabo è rivolto espressamente agli equipaggi della marina libica: "abbandonate i vostri mezzi e tornate alle vostre famiglie, il vostro governo sta violando una risoluzione delle Nazioni Unite". Segno di qualche azione imminente?


23 marzo 2011

Le micro Web TV italiane ricordano Mohammad Nabous

Il Web piange la scomparsa di Mohammad "Mo" Nabous, il fondatore della Web TV "Libia Libera" (Libya al-Hurra), ucciso da un cecchino a Bengasi (qui la sua ultima corrispondenza in diretta telefonica):



Democracy Now! il programma di Amy Goodman e Juan Gonzalez prodotto per il circuito americano liberal Pacifica lo aveva intervistato il 26 febbraio. Nel suo programma del 17 marzo Democracy Now! ha anche trasmesso una bella corrispondenza di Anjali Kamat (minuto 47:35 del video raggiungibile qui) dal "Media Center" a cui fa riferimento la radiofonica Voce della Libia Libera.
Mo Nabous verrà ricordato venerdì anche dalle microWebTv italiane del circuito Altratv.tv e mi preme segnalare questo evento perché dell'uccisione di questo reporter, avvenuta sabato, non si è parlato molto. In questo momento la sinistra pacifista sta assumendo nei confronti degli insorti della Cirenaica un atteggiamento che trovo abbastanza ambiguo e inutilmente pro-gheddaffiano. Sul versante opposto i fautori delle azioni militari sembrano avere come primo obiettivo la cacciata del Raìs. Insomma, quelli che hanno preso le armi a febbraio, hanno catturato gli ormai famosi trasmettitori in onde medie e forse stanno cercando di mettere insieme una possibile alternativa politica per il futuro della Libia, al momento si beccano una pioggia di piombo e granate e godono di pessima stampa. Va bene che la situazione è confusa e che la componente tribale, "di clan", nel conflitto libico prima dell'attacco occidentale era evidente. Ma è possibile che di colpo nessuno abbia più voglia di dar credito a coloro che hanno osato sfidare lo status quo imposto dal colonnello?

Venerdì 25 marzo alle ore 15, in diretta su Altratv.tv e sulle micro web tv
LA RETE RICORDA “MO” E RIFLETTE SULLA RIVOLUZIONE ARABA (DIGITALE)

Diretta “a rete unificata” ricordando Mohammad Nabous detto “Mo” La rete rende omaggio al blogger-fondatore della prima web tv di Bengasi. La rivoluzione araba vissuta anche attraverso i social network e la rete. In studio Carmen Lasorella, collegamenti con blogger di tutto il mondo.

Roma, 23.03.2011 - Tutta la rete piange in queste ore il blogger libico Mohammad Nabous detto Mo, freddato da un cecchino perché impegnato a denunciare sul web il regime di Gheddafi. Mo, 30 anni con moglie incinta, è stato ucciso in diretta streaming a Bengasi da un colpo d’arma da fuoco sparato alla testa da un difensore del raìs. Fondatore di Lybia Alhurra, la prima web tv di Bengasi, Mo stava raccogliendo prove contro le false dichiarazioni del cessate il fuoco da parte del regime del rais. Ora la battaglia di Mo resta nei video, nei post, nei tweet. E nell'eredità che lascia alla rete.
Così a poche ore dalla sua morte proprio la rete intende omaggiarlo e ripercorrere i passaggi di una rivoluzione che si è rafforzata anche grazie a Internet. In soli tre mesi, dalla Tunisia alla Libia passando per l'Egitto, donne e giovani sono scesi in prima fila in strada e sul web. Twitter, foto e video si sono diffusi. Nonostante l'accesso limitato ad Internet, i media digitali e i dispositivi mobili hanno fornito alle rivoluzioni per la democrazia nel nord-Africa la possibilità di esprimersi liberamente, lontani dal potere di controllo del governo sui media tradizionali.
Secondo uno studio di Al Jazeera ad oggi i post twittati in Libia sono stati quasi 95.000, in Egitto 43.300; più staccati, Bahrain con 15.000 tweet e Yemen con quasi 9.000. Il 40% dei quali scambiati grazie a dispositivi mobili.
Venerdì 25 marzo dalle ore 15 alle ore 18 su Altratv.tv e sulle micro web tv italiane andrà online una nuova puntata di "Academy", il workshop formativo mensile, stavolta dedicato tutto a Mo e alla rivoluzione araba digitale. Una diretta per capire cosa sta accadendo nel nord-Africa e per comprendere meglio se e come i social network abbiano influito nella rivoluzione araba digitale. Focus anche all'Italia per mostrare come la rete dal basso sia per gli stranieri un punto di riferimento assoluto. In trasmissione esperti della rete, giornalisti, professori, blogger e videomaker. Ci collegheremo con le “antenne” del web che ora dopo ora dal Maghreb mantengono accesa l'informazione in rete. In studio a Bologna ci saranno molti ospiti, tra cui Carmen Lasorella, giornalista corrispondente di cronaca estera nelle aree più in guerra del mondo e oggi a capo di San Marino RTV.
Se hai una micro web tv, una web radio, un micromedia iperlocale o un sito personale puoi rilanciare la diretta embeddando il player sulla tua home page. Per richiedere il codice puoi scrivere a info (at) altratv (dot) tv

22 marzo 2011

Chi comanda qui? La "WikiLeaks radiofonica" e la Libia

Come succede sempre quando a intervenire in una situazione di crisi c'è una alleanza militare, la situazione in Libia (e purtroppo nelle limitrofe nazioni medioorientali) oltre a farsi più complessa da analizzare e spiegare geopoliticamente, diventa dilaniante sul piano etico. Una grossa differenza, rispetto ad analoghi interventi militari nei cieli della ex Jugoslavia, la stanno facendo non tanto le informazioni che corrono su Internet (per la verità molto scarne se facciamo la tara degli infiniti "retweet" e del sito February17.info), quanto l'inedita combinazione di informazioni rimescolate da Internet, dalla stampa periodica, dalla televisione satellitare e, per una volta, dalla radio. In un modo che non posso fare a meno di paragonare a un "effetto WikiLeaks", le notizie che appaiono su questo blog e su molte altre centrali di comunicazione per radioappassionati, un tempo chiuse ai "non addetti ai lavori", stanno esplodendo sui media mainstream.
Le prime avvisaglie c'erano state a fine febbraio, quando la notizia, apparsa su Radiopassioni, delle prime intercettazioni delle frequenze in onde medie di Sawt Libya al-Hurra, la voce della Libia libera, era stata ripresa dal sito del Sole 24 Ore e da Radio 24. La redazione dell'emittente ribelle è apparsa nei giorni successivi su molti quotidiani internazionali, incluso il Washington Post. Ma lo scoop è arrivato lo scorso weekend, a operazioni militari ormai iniziate. La ricezione del messaggio che le forze attaccanti rivolgono a marinai e soldati libici sulle frequenze in onde corte aeronavali, per invitarli a cessare ogni ostilità, ha destato enorme scalpore.
Ieri, lunedì 21, Gianluca Nicoletti di Melog 2.0 (la puntata in archivio) mi ha chiesto di partecipare alla trasmissione per rispondere all'interrogativo: siamo in guerra? (sì lo siamo e stiamo attaccando). La redazione degli esteri del Secolo XIX di Genova, ascoltato il programma, mi ha telefonato per farmi una intervista (sono a pagina 6 dell'edizione di oggi e nel ringraziare l'estensore, Luca De Carolis, per la sua precisione, chiedo ai titolisti di ricordarsi di portarmi le arance nel caso dovessi finire in un carcere militare).
Le attività di chi sorveglia per pura passione e interesse culturale o tecnico, le trasmissioni radio in onde medie e corte che giungono dal nuovo teatro di guerra, sono finite anche nel radar di Wired americano, in una rubrica, "Danger Room" dedicata alla sicurezza. Notizie come il possibile coinvolgimento della stazione di propaganda volante di Commando Solo, sottolinea la rivista che rappresenta il top della cultura dei "digerati", arrivano non perché le riveli il Pentagono, ma perché lo dicono i monitor come l'olandese "Huub", ex militare impegnato in un costante sorvegliamento del traffico aereo:

The U.S. military has dispatched one of its secret propaganda planes to the skies around Libya. And that “Commando Solo” aircraft is telling Libyan ships to remain in port – or risk NATO retaliation. We know this, not because some Pentagon official said so, but because one Dutch radio geek is monitoring the airwaves for information about Operation Odyssey Dawn — and tweeting the surprisingly-detailed results. On Sunday alone, “Huub” has identified the tail numbers, call signs, and movements of dozens of NATO aircraft: Italian fighter jets, American tankers, British aerial spies, U.S. bombers, and the Commando Solo psyops plane (pictured).

I tweet di Huub (@FMCL su Twitter) rimandano in queste ore anche alle attività di un monitor britannico presumibilmente in forze su una fregata inglese, la HMS Cumberland, e soprattutto di Cencio4, nickname di David Cenciotti, pilota e fotogiornalista romano altamente specializzato. Il suo blog in lingua inglese è una miniera di dati sull'aviazione militare. La WikiLeaks radiofonica che svela molti retroscena tattici della guerra di Libia (senza peraltro compromettere informazioni veramente sensibili, che sono evidentemente protette) vede tra le sue risorse anche il blog Milcom, il gruppo Yahoo UDXF e il forum del sito ACIG.org, Air Combat Information Group.
Come concludeva ieri Gianluca su Melog 2.0, forse il merito principale di tutte queste rivelazioni consiste nel trascinare bruscamente la guerra in un contesto di realtà assai più tangibile del pastone retorico-propagandistico che i mezzi di comunicazione tradizionali ci propinano in tali frangenti. Un modesto contributo per cercare di restituire ai cittadini quel ruolo di guardiani della trasparenza nei meccanismi decisionali che in Italia e in molte altre nazioni "democratiche" sono spesso ignorate dagli stessi rappresentanti liberamente eletti. Se pensate che nel conflitto libico l'Italia ha deciso di concedere le proprie basi militari e di far volare i propri caccia ancor prima di una vera e propria discussione parlamentare, potete rendervi conto della grave distonia esistente tra un apparato che sulla carta dovremmo controllare noi e il tanto decantato "popolo sovrano".
Ma le comunicazioni militari, per quanto interessanti da un punto di vista tecnico e storico, non valgono mai le sensazioni che possiamo trarre dall'ascolto della radio come la conoscono tutti, quella delle trasmissioni rivolte al pubblico. Da quello che possiamo leggere nei dispacci che dopo Tunisia, Egitto e Libia, arrivano oggi da nazioni come lo Yemen, il Bahrain, persino la Siria, i focolai di protesta ancora in corso non promettono nulla di buono ora che il pur fragile tabù dell'intervento militare è stato spezzato. Quali sono le opportunità di ascolto qui in Italia delle trasmissioni radiofoniche in diretta dalle tre nazioni citate? Radio Bahrain è molto rara sulle onde medie, specialmente al nord, ma la sua frequenza in onde corte, 9745 kHz, che riprende il programma musicale trasmesso in FM, è abbastanza frequente dal tardo pomeriggio in poi. Lo Yemen di Radio Sana'a aveva una frequenza "non canonica" in onde medie (760 kHz al posto dei 765 della canalizzazione normale), decisamente non facile da ascoltare. Era abbastanza usuale in onde corte, su 9780 kHz e rotti, ma negli ultimi mesi le segnalazioni di questa frequenza non sono state molto numerose. Diverso il caso della Siria, che oltre a essere segnalata sui nominali 783 kHz delle onde medie (anche qui, la frequenza reale sembrerebbe è spostata su 781-782) per il servizio interno, ha un servizio per l'estero, Radio Damascus, molto ben organizzato (qui il podcast, regolarmente aggiornato). Le frequenze utilizzate sarebbero queste, ma sembra che in questi giorni i 12085 kHz non siano utilizzati e i 9330 funzionino un po' a singhiozzo:

  • 1600-1700 UTC/GMT Turkish daily 9.330 Khz, 12.085 Khz
  • 1700-1800 UTC/GMT Russian daily 9.330 Khz, 12.085 Khz
  • 1800-1900 UTC/GMT German daily 9.330 Khz, 12.085 Khz
  • 1900-2000 UTC/GMT French daily 9.330 Khz, 12.085 Khz
  • 2100-2200 UTC/GMT English daily 9.330 Khz, 12.085 Khz
  • 2200-2300 UTC/GMT Spanish daily 9.330 Khz, 12.085 Khz
Secondo l'emittente i programmi sono diffusi anche via satellite su Hot Bird/13.0°E con i seguenti parametri:

Frequency: 12380 Mhz
Polarization: Vertical
Symbol Rate: 27500

Per le altre nazioni di questa area geografica in perenne fermento, non resta che fare affidamento a due risorse fondamentali per il reperimento di frequenze e orari di trasmissione radio: EMWG per le onde medie e la guida Middle East on shortwaves del British DX Club.

21 marzo 2011

Stamane Radio 24 e Radio 3 parlano di radio e Libia

Due Andrea alla radio per la Libia. L'infuocarsi del Mediterraneo durante il weekend ha fatto proliferare le segnalazioni degli appassionati che sorvegliano le onde medie e corte "broadcast" e i servizi di comunicazione aeronavali, militari e civili fin dall'inizio della crisi libica. Attività queste ultime decisamente borderline, visto che in genere la "normativa vigente" proibisce se non l'ascolto almeno la divulgazione dei contenuti. Non so se verremo arrestati tutti, ma da un po' di tempo a questa parte - forse complice anche WikiLeaks - sembra che certi tabù siano crollati, e con essi la naturale riluttanza dei DXer nel divulgare certi dettagli. Insieme alle registrazioni delle emittenti in onde medie che trasmettono da settimane dalla Libia orientale, ecco spuntare tranquilamente su You Tube, come se si trattasse del filmino della festa di laurea, i messaggi rivolti alle forze armate e navali libiche trasmessi su frequenze HF di servizio o addirittura il traffico voce in corso tra gli aerei NATO e le loro basi. E il giornalismo ufficiale comincia a capire che si tratta di materiale interessante, che va oltre la cronaca di "colore" e permette di farsi un'idea in più della situazione sul campo.
Se siete interessati, questa mattina dovrei essere al telefono con Gianluca Nicoletti per Melog 2.0, su Radio 24, dopo le ore 10. Contemporaneamente, Andrea Borgnino sarà ospite di Tutta la città ne parla, su RAI Radio 3, tra le 10 e le 10:45.

20 marzo 2011

Guerra in Libia, le voci nell'etere

Nelle prime ore dell'offensiva militare operata da alcune nazioni NATO, ecco un audioriassunto della guerra libica vissuta sulle onde della radio, in onde medie e corte. Alle frequenze riportate qui di seguito si sono aggiunte quelle monitorate dagli specialisti in comunicazioni di servizio aeronavali. La stessa comunità degli "utility DXer" sta discutendo se è il caso di diffondere attraverso Internet i dettagli sulle comunicazioni dei mezzi aeronavali e degli aerei radar. Alcuni di questi monitor sono ex militari che invitano i colleghi appassionati a non divulgare informazioni potenzialmente utili al governo libico (che peraltro potrebbero attivare operazioni di disturbo). Altri obiettano che le frequenze NATO vengono utilizzate da anni senza particolari variazioni e che è difficile credere che i militari libici non le conoscano già.

1) http://www.youtube.com/watch?v=R5ZaOq1qfjs



(Sawt al Libya al-Hurra Voce Libia Libera, 1125 kHz, registrata da un ricevitore siciliano controllato remotamente il 22 febbraio, il primo trasmettitore ex governativo "catturato" nella zona di Bengasi, a El Beida)

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2) http://www.youtube.com/watch?v=xsrmH8H-6EE



(Sawt al Libya al-Hurra ascoltata in Sardegna su 675 kHz il 27 febbraio. Trasmettitore di Bengasi.)

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3) http://soundcloud.com/stefanazz/20110319-1449khz-tripoli
In piena controffensiva governativa, quando le agenzie riportano dei bombardamenti sulla parte est del paese ancora in mano ai rivoltosi, il trasmettitore su 1449 kHz - silente da giorni ma fino a quel momento sicuramente in mano ai governativi, insieme alle frequenze di 711, 972, 1053 e 1251 kHz (che trasmettono una miscela di programmi interni, audio del canale ufficiale televisivo e programmi per l'estero di "Sawt Afriquia, Voice of Africa2) - comincia di colpo, è il 18 marzo, a trasmettere uno strano "loop" di invocazione alla grandezza di Allah. La registrazione è stata effettuata a Roma. Alcuni monitor affermano di aver ascoltato identificazioni di al-Hurra, ma non si capisce bene chi stia veramente controllando questo potente trasmettitore che sembrerebbe localizzato ad Al Assah nella parte occidentale del paese, quasi al confine con la Tunisia, zona teoricamente in mano al Rais. Molto interessante a questo proposito la prova goniometrica effettuata ieri sera, il 19 marzo, da Salvo Micciché da Ragusa. Il segnale sembra essere più intenso in direzione sud, il che lascerebbe pensare a una attivazione di un impianto nell'area ancora ribelle di Misurata. Di notte 1449 può coprire tutta Europa e Nord Africa.

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4a)
4b)

Registrato da Andrea Borgnino a Roma, questo drammatico messaggio in arabo, inglese e francese, viene diffuso da domenica mattina dalle forze Nato in onde corte (6877 kHz, in "banda laterale superiore") sulle frequenze e con il tipo di modulazione delle comunicazioni aeronavali. E' l'appello alle forze libiche a cessare ogni ostilità e a disobbedire agli ordini di imbarco, pena la distruzione immediata. Nel secondo clip si sente il "jamming" di disturbo trasmesso sulla stessa frequenza dai libici.
L'origine del messaggio non è certa: potrebbe trattarsi di una trasmissione di Commando Solo, la stazione radio aviotrasportata utilizzata da anni dall'esercito Usa per missioni di "psyop" (guerriglia psicologica) su teatri come il Kossovo, l'Iraq e l'Afghanistan, o più verosimilmente, visto il tempo necessario per dispiegare il C130 di Commando Solo, da una nave e da una base Nato nel sud del Mediterraneo (Cipro, Sicilia?)

18 marzo 2011

Voci di guerra nell'etere libico

Improvvisa accelerazione degli eventi sull'etere libico delle onde medie. Fino a ieri abbiamo avuto frequenze "governative", alcune che riprendevano l'audio della tv nazionale o i programmi per l'estero di Voice of Africa (711, 972, 1053, 1251 kHz, più 7500 e 8500 kHz nelle corte) e a est i trasmettitori "liberi" di Libya al Hurra (675 e più debole 1125 kHz). Oggi di colpo, dopo parecchi giorni di silenzio, si riaccendono i 1449 kHz, da un impianto quasi al confine tunisino, con presunti annunci ribelli. Che sta succedendo? In questo preciso momento, a Milano riesco a sentire 1449 con un loop ripetuto senza sosta: «La Ilah ill'Allah, Allah wa Akbar Ullah, non esiste altro Dio fuori di Allah, il più grande degli Dèi».


Il problema è che i 1449 corrispondono (o almeno corrispondevano) all'impianto di Al Assah, situato a ovest di Tripoli, verso il confine con Tunisi e il segnale che sto ascoltando io sembra provenire proprio da quella direzione. In giornata sono arrivati rapporti di ascolto che ipotizzano una identificazione "Libya Al Hurra min Misrata". Si tratta di una ipotesi poco credibile, Misurata è da tutt'altra parte. Ma possibile che il trasmettitore sia caduto in mano ai ribelli? Devo riconoscere che dopo aver esagerato in ottimismo poche settimane fa, quando avevo espresso la convinzione di una soluzione piuttosto rapida (e favorevole agli insorti) della crisi libica, adesso non voglio sbilanciarmi. Resta il fatto che ciò che stiamo leggendo sui giornali o scorgendo in televisione assomiglia sempre più a una verità solo parziale.
Il monitoraggio dello spettro sotto i 30 MHz, ci aiuta inoltre a capire che lo scenario si sta animando anche sul piano militare. Gli specialisti del cosiddetto "utility dx", l'ascolto a grande distanza del traffico radio non broadcast, civile o militare, hanno segnalato due frequenze HF della Marina libica, 7871 e 10404 kHz, con traffico voce. Poche ore fa, invece, il sorvegliamento delle frequenze del controllo di volo sull'Atlantico settentrionale ha rilevato movimenti di aerei militari, inclusi i caccia F18, in transito dal Canada all'Europa.
Mentre ero a Favignana ho avuto modo di osservare da terra i voli degli AWACS, gli aerei-radar britannici che da un paio di settimane stanno volando sopra il golfo delle Sirte per supplire con i loro strumenti aviotrasportati alla mancanza di indicazioni normalmente fornite dalla torre di controllo di Tripoli, che fa parte di un fondamentale network di "air traffic control" civile dell'Africa nord-orientale (tutti i voli dal Sud-Est del continente e dall'Asia meridionale passando per la rotta sorvegliata da Tripoli, Cairo, Khartoum, Addis Abeba). Da qualche tempo "Tripoli radar" è spento o comunque inaffidabile. Ora però è prevedibile un rapido dislocamento delle forze che dovranno imporre la no-fly zone ed è verosimile che da questa operazione di polizia dei cieli possa scaturire un più attivo sostegno alla Libia orientale. Un sostegno al quale il nostro governo, dimenticati in fretta tende, cammelli, baciamano, vergini, corani e trattati di amicizia, intenderebbe dare il suo contributo armato.

25 febbraio 2011

La prima storia di Radio Free Libya

Ecco uno dei primi racconti della nascita di Radio Free Libya, in una corrispondenza da Tobruk di Hannah Allam. Intanto le notizie di questa mattina parlano di Misurata/Misratah ormai caduta in mano ai rivoltosi e di una battaglia per il controllo di Zuara, due località rispettivamente a est e ovest di Tripoli, ormai stretta a tenaglia. A sudovest di Zuara c'è l'impianto in onde medie di Al Assah, 1.449 kHz, che da giorni è ormai spento dopo aver portato fino all'ultimo i programmi del regime agonizzante. Se non ci sono state distruzioni è possibile che l'impianto venga prima o poi riattivato (in modo indipendente dalle operazioni di Free Libya a Tobruk?), ma per ora non ci sono segni.
Continuo a pensare, malgrado quello che si legge sui giornali e si sente dire in tv qui da noi, che il dittatore non possa resistere tanto a lungo e mi vergogno un po' nell'ascoltare tante dichiarazioni di allarme e paura per una nazione, un insieme di comunità sofferente che sta cercando di uscire da più di quarant'anni di oppressione al prezzo di tante vittime. A poche decine di miglia di mare da un luogo che sta cercando di operare un cambiamento ritenuto impossibile fino a ieri, un'intera classe di governanti mediocri e maleducati - gli stessi che non esitavano a baciare la mano a Gheddafi o a offrirgli stuoli di belle ragazze in una oscena rappresentazione di arroganza e cattivo gusto del potere - si agita sulle sue immeritate poltrone e pronostica l'apocalisse. Nemici della libertà e dell'intelligenza. L'articolo della Allam mette in risalto i toni pacati utilizzati da Sawt al-Libya al-Hurra nell'invitare gli ascoltatori a resistere contro il regime, mentre quel che resta di quest'ultimo propina alla Libia e al mondo le stesse deliranti minacce di terrorismo fondamentalista, le stesse false paure utilizzate come arma dai nostri ministri, da una cultura del conflitto permanente tra civiltà (una cultura allevata nella culla della civiltà cristiana cattolica, figuriamoci). Quante cose dovremmo imparare ascoltando le prime voci libere dalla Libia, augurando loro che sia davvero, per tutti, una nuova alba. Ecco un altro clip di una trasmissione di Radio Free Libya, questa volta su 675 kHz, c'è qualcuno che capisce l'arabo e che è in grado di mandare una trascrizione?


At Radio Free Libya, change is on the air

By Hannah Allam | McClatchy Newspapers

TOBRUK, Libya — Before going live for the first time since this eastern Libyan city broke free from Moammar Gadhafi's rule last week, staff members of the local radio station took a moment to calm their nerves.
They agreed to speak in sober and reassuring tones, but Anwar Sherif, the station's main announcer, couldn't contain himself once he took the microphone to deliver the city's first free broadcast in 42 years.
"There was a fear barrier broken that day. I sounded sentimental, even hysterical," Sherif, 36, recalled Thursday. "We let loose all the words we could never say. I said, 'Down with the tyrant!' and then all the other suppressed words came spilling out."
Tobruk's Radio Free Libya was among the first three stations in the country to offer uncensored updates on the revolt against Gadhafi's regime, which still controls the capital, Tripoli, and most of the western part of this restive North African nation.
Once supervised by in-house intelligence agents who had the final say over every program, the radio station is now the mouthpiece of anti-government rebels who have few other conduits to the masses because the old state-run newspapers have stopped publishing, and the regime has shut down the Internet and most cell-phone service throughout the country.
A month ago, the most controversial topic on air was the locals' frustration over the lack of promised development projects, residents now call in to ask where they can donate food and medical supplies — their contributions to the struggle to unseat Gadhafi.
On Thursday, Radio Free Libya aired security updates, along with pleas to stand in solidarity with the besieged people of the capital, Tripoli. Another program took aim at price gouging, with the announcer declaring that any driver or merchant who overcharged people because of the crisis "has no sense of patriotism."
The imam of the city's biggest mosque issued a plea through the station for young men in the area to return all the heavy weapons they'd seized in clashes with security forces. He said Libyans were grateful to the youth for their bravery, and urged prayers for the dead.
"I hail the people who were martyred in this revolution, and may God give them mercy," the imam said over the crackly airwaves. "Paradise awaits all those who received bullets in their chests."
This sudden, free flow of information is still hard to absorb for the radio station's 32-person staff, which saved the most vital equipment only hours before the station's old headquarters was torched on Feb. 18. They began broadcasting again Sunday in a ramshackle building near a communications tower, the location of which they don't want revealed in case of government retaliation.
"Radio Free Libya" is scribbled in black marker on the front door. The studio is a dingy room furnished with only a soundboard and a desk for the microphones. Nobody's receiving a salary anymore. But for the journalists who no longer have to stick to Gadhafi's party line, this new space is a laboratory for their long-crushed dreams.
"We're going to be the fourth estate," said Khaled Mahmoud, 36, an announcer. "Before Feb. 17, it was a one-sided game. But we will build a free media that broadcasts events in a neutral, objective way."
Before the uprising, the university-educated, politically astute staff members said they were stifled by the regime's strict edicts on suitable programming. That mostly meant praise for Gadhafi and his family interspersed with a smattering of folkloric music and cultural shows. When the seeds of the uprising began a month ago, around the time of similar revolts in Tunisia and Egypt, the government banned all live broadcasts in case a dissident announcer attacked Gadhafi on air.
"The intelligence officers would say, 'You have to go with the policy of the country, and don't ever criticize the regime,'" said programming coordinator Abdullah Idris, 42. "They were in our building, watching everything."
When protests in the downtown square turned into violent clashes with the security forces on Feb. 17, the station's employees immediately sided with the demonstrators. The opposition, backed by army defectors, overwhelmed Gadhafi's forces that day, and the old radio format ended overnight.
The station was off the air only one day before returning as Radio Free Libya. The staff members, who come from six of the area's most prominent tribes, said their goal is to create a station that promotes national unity and gives voice to the grievances of the people. And they said they wouldn't go easy on whatever government emerges from the current turmoil.
"Libya will surprise the whole world with our media," said Saleh Wafi, 42, a producer. "We are cultured and educated. All we lacked was freedom."

23 febbraio 2011

Libia, la storia in divenire. In onde medie

Nella generale indifferenza dei media giornalistici impegnati a seguire con tutte le loro forze fisiche e intellettuali i cosiddetti "canali informativi" di Internet e della tv via satellite (una fortemente condizionabile attraverso gli interventi sulle dorsali di comunicazione internazionali e sulle infrastrutture telefoniche wired e wireless domestiche; l'altra fortemente centralizzata e mediata da chi controlla le tecnologie di ripresa e uplink), la Libia in rivolta sta prendendo possesso di importanti strumenti di comunicazione, molto meno intermediati e capaci di coprire vaste zone dell'interno del Paese e dell''Europa mediterranea, fornendo così informazioni di primissima mano direttamente attraverso la voce degli insorti.
Sto parlando dell'invenzione di Marconi, della cara vecchia radio, quella che trasmette, come 80 anni fa, sulle onde medie. Un mezzo che alcune nazioni occidentali stanno smantellando da anni. Come testimonia da giorni un radioascoltatore egiziano che risiede in Danimarca, almeno due trasmettitori in onde medie libici attivi nella regione orientale, la Cirenaica, a Benghazi e El Beida, su 675 e 1.125 kHz rispettivamente, sono stati occupati dai ribelli antigovernativi, che li utilizzano per comunicare con la popolazione invitandola a resistere e a destituire l'odiato dittatore, il grande amico del nostro Supremo Comandante. Le due frequenze sono state segnalate la prima volta la sera tra domenica e lunedì 21 febbraio. Grazie alla propagazione serale i segnali arrivano a distanza considerevole, purtroppo su quelle frequenze non a Milano, almeno non da me, per colpa di rumori e interferenze (su 1.1125 domina un trasmettitore belga). Ma grazie ai ricevitori controllabili remotamente attraverso Internet è possibile ascoltare Radio Free Libya (Sawt al Libya al Hurra) anche in orari diurni, come dimostra questa clip pubblicata su YouTube da un ascoltatore che dalla Gran Bretagna "manovrava" una software defined radio situata nella Sicilia orientale:


Secondo la stessa fonte egiziano-danese, una terza frequenza in onde medie dalla Libia, anche i 1.449 kHz di un trasmettitore molto vicino al confine con la Tunisia a 150 km a ovest di Tripoli, sono stati spenti ieri sera, non si sa se per mancanza di energia o se per l'intervento degli insorti. In questo momento gli unici due trasmettitori in onde medie con programmazione di fonte governativa operano su 972 e 711 kHz, mentre una terza frequenza, 1.251 kHz, ripete i programmi di "Voice of Africa", il servizio internazionale in inglese, francese, hausa e swahili trasmesso anche in onde corte, secondo questa griglia di programmazione (l'orario è l'UTC di Londra, un'ora in meno rispetto a noi e la frequenza di 11.800 in francese è discretamente forte)

1200-1400 Swahili Africa 17725 21695
1400-1600 English Africa 17725 21695
1600-1800 French Africa 11800 17725
1800-2000 Hausa Africa 11800

E' il 2011 a Twitter sono iscritti 175 milioni di persone, ma per ascoltare la voce della storia nel suo divenire si devono accendere le onde medie. Leggete le trascrizioni di alcuni messaggi ricevuti su 1.125 e ditemi se altrove potete trovare cose paragonabili.

The translation of the clip of 1125 kHz recorded by Mauno Ritola at 1119 GMT on 21 February. An announcer refers to the lengthy speech by Sayf-al-Islam, the son of Mu'ammar al-Qadhafi, shown on state TV the previous night (2259 gmt on 20 February) and says:

"This is Radio Free Libya. From the slopes of the great Al-Jabal al-Akhdar [Green Mountain], we greet you all.

"Gentlemen, we witnessed last night's masquerade, and the speech by Sayf-al-Shaytan [Satan], not Sayf-al-Islam, son of the dictator, the young tyrant, who had also been hoping for the leadership.

"So what do we read into this speech? Firstly, every Libyan must have understood that Sayf-al-Ahlam [dreams] had changed his speech style, from that of the liberal discourse to the language of threat and intimidation."

The translation of the clip of 1125 kHz made at 1030 gmt on 22 February (quello del filmato)

One presenter says:

"From the slopes of the great Al-Jabal al-Akhdar, gentlemen, we enjoy independence now, we enjoy peace, as we talk to you on these great waves, the waves of the Voice of Free Libya radio, which was launched with God's blessing hand in hand with the revolution since it started.

"Gentlemen, our frequency is 1125 kHz on mediumwave, AM or MW, and we have been joined by our sister Benghazi, our beloved sister Radio Benghazi, on the frequency of 675 kHz which is now broadcasting from the studios of the local radio in Benghazi. This is the Voice of Free Libya, the voice of the grandsons of Umar al-Mukhtar [resistance leader during the Italian colonization of Libya]."

A second presenter then says:

"This is the Voice of Free Libya radio, from the slopes of the great Al-Jabal al-Akhdar. Dear brothers and sisters, especially in the liberated areas, by the grace of God. We now want to say, and want to say it more than once in our broadcast this afternoon, that we have appeared before the whole world to be the fastest revolutions in the world, calm and peaceful. We are now in the stages of calm, especially in the liberated areas.

"Dear sisters, mothers at home, we have to economize a little now. People in the streets, at this time in the liberated areas, all armed forces, police and the support forces are all at their normal posts. We are now at a stage of pressure, not pressure [as heard] to remove this dictator from Tripoli, we are now in the final stages, we need to pray, to be calmer, we need to pray for those ahead of us. Which one of us has not visited Tripoli, which one of us has not shopped in Tripoli, which one of us does not love Tripoli, which one of us would not welcome the people of Tripoli, when they are in trouble and standing strong, these youth who yesterday went out to the 'Martyrs Square', which they [Al-Qadhafi supporters] call the Green Square or whatever."

21 febbraio 2011

Prima emittente libica "liberata"

Una ventina di minuti fa, alle 22.45 UTC (le 23.45) da noi, un rapporto di un DXer arabo residente in Danimarca segnala la prima trasmissione da una emittente libica "liberata". L'impianto è quello in onde medie di El Beida, che trasmette su 1.125 kHz. La stazione emette proclami di liberazione e invita la popolazione a unirsi alla rivolta. Sto cercando di monitorare la frequenza, che è senz'altro possibile anche qui a Milano.
Ecco un prospetto delle frequenze libiche in onde medie, chi abita nelle regioni meridionali ha migliori chance di ascolto, interferenze possibili da Spagna e qui al nord Belgio.

Voice of Africa (servizio per l'estero) - 648 711 1251 1449 1485
Radio Jamahiriyah - 675 690 828 909 972 1053 1125
Voice of the Great Homeland - 792
Quran Programme - 1404 1485

19 febbraio 2011

Voice of Africa sulle manifestazioni pro-Gheddafi

Mentre la dittatura, sanguinaria e delirante, dell'amico Muammar chiude il traffico Internet in partenza dalla Libia, sulle onde corte continuano ad arrivare le trasmissioni di Voice of Africa, roboante nome del servizio internazionale della emittente di Stato della Jamahirya. Tra 14 e le 16 UTC (15-17 da noi) su 17.725 kHz e 11.800 kHz dalle 16 alle 18 UTC (17 -19 da noi), rispettivamente in inglese e francese. Ecco un breve spezzone della trasmissione francese appena ascoltata a Milano, con la pessima modulazione che rende il contenuto poco comprensibile anche se il segnale dall'impianto di Sabratah, poco a ovest di Tripoli.


Impressionante il notiziario che sto ascoltando proprio mentre scrivo, con la lista delle città dove si sarebbero tenute le manifestazioni a sostegno della rivoluzione libica e dei suoi risultati, a beneficio della posterità.