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03 agosto 2019

I piloti militari italiani e norvegesi in Florida, per studiare la cognitive radio degli F-35

A fine giugno in Florida, in una base della US Air Force, rappresentanti della nostra Aeronautica Militare e della Marina, insieme ai loro colleghi norvegesi, hanno inaugurato il Norwegian-Italian Reprogramming Lab, un pezzo decisivo della strategia di supporto all'operatività dei caccia F-35. In questo laboratorio i nostri militari verranno addestrati alla generazione dei cosiddetti Mission Data File, fondamentali set di impostazioni che l'intelligenza artificiale di bordo dei caccia utilizza per gestire tre ambiti decisivi come l'elaborazione dei segnali radar volti alla corretta identificazione degli altri velivoli che popolano gli scenari di intervento; le funzioni di EW (electronic warfare) che servono a intercettare e rispondere alle azioni di identificazione radar e disturbo delle capacità e delle comunicazioni di bordo (in pratica un complesso gioco di camuffamenti contro i radar nemici e di azione/reazione contro il jamming avversario sulle stesse radiofrequenze radar e radio); e le comunicazioni in generale. 
Il laboratorio NIRL è anche fonte di una certa preoccupazione perché in questa sede confluiscono informazioni molto sensibili che riguardano lo "stile" dei piloti, le loro manovre nei diversi scenari regionali, gli eventi registrati in missione (per una analisi più dettagliata della posta in gioco questo interessante articolo apparso tre anni fa su AnalisiDifesa). È possibile conciliare le esigenze di generazione, condivisione e analisi BigData dei sistemi cognitivi degli F-35 con quelle di riservatezza e segregazione che qualunque forza aera vorrebbe mantenere, anche nei confronti di quelli che sono i suoi formali alleati? In linea di principio sì, nella realtà pratica bisognerà vedere... 
Ma allora perché questo strano modello di condivisione tra Italia e Norvegia, per un laboratorio che ha sede negli Stati Uniti? Intanto il NIRL non è un caso unico, nella stessa base aerea della Florida è entrato in funzione un analogo laboratorio congiunto tra Australia Canada e Regno Unito. Lo scopo di queste joint venture è da un lato essere vicini agli sviluppatori della Lockeed che hanno messo a punto i complessi algoritmi degli aerei da combattimento. Dall'altro avere l'opportunità di condividere i costi molto elevati della strumentazione e della formazione.
Per generare gli MDF il NIRL dovrà per esempio ricorrere ai sofisitcati emulatori, gli Advanced Architecture Phase Amplitude and Time Simulator che Textron Systems ha messo a punto per ricreare virtualmente le stesse condizioni elettroniche del campo di battaglia. Il sistema utilizza ovviamente gli ultimi ritrovati delle tecnologie DSP e Software Defined Radio, facendo ampio uso di componentistica speciale, le stesse FPGA che hanno rivoluzionato il mondo dell'embedded computing sia civile, sia militare.

06 giugno 2013

MUOS, i lavori proseguono in attesa delle valutazione degli esperti sanitari


Le odierne dichiarazioni del ministro Mario Mauro in margine alla riunione NATO di Bruxelles sono inevitabilmente destinate a rinfocolare le polemiche sul completamento, a Niscemi, in Sicilia, degli impianti di una delle quattro "ground station"strategiche del sistema MUOS. Com'è noto l'assemblea regionale siciliana aveva annunciato tra febbraio e marzo di voler bloccare i lavori, ma non sembra che questa decisione sia stata presa sul serio dai militari del NRTF Naval Radio Transmitter Facility. Il fatto è che i piani di realizzazione di un sistema che dovrà sostituire gli attuali satelliti per le comunicazioni in UHF (satcom) prevedono un completamento entro il 2015. Un primo satellite MUOS su 5 (la costellazione prevede quattro satelliti operativi e uno di riserva orbitale) è stato lanciato nel febbraio 2012, mentre MUOS-2 dovrebbe andare in orbita il prossimo 19 luglio su un vettore Atlas. Immagino che per la NATO  il parlamento siciliano non abbia giurisdizione in materia, mentre Mauro oggi ha detto che la decisione la devono prendere gli esperti dell'Istituto Superiore della Sanità impegnati a valutare l'impatto elettromagnetico di quella che può essere considerata una mega infrastruttura per telecomunicazioni cellulari (il sistema adottato è il WCDMA, che poi è la base del nostro 3G).

Ho già avuto modo di spiegare che le "telefonate" MUOS, a differenza del cellulare, funzionano con un doppio rimbalzo. L'utilizzatore a terra chiama in uplink uno dei satelliti geostazionari, utilizzando 20 MHz compresi tra i 300 e i 320 MHz, che per intenderci sono più o meno le frequenze della nostra televisione digitale terrestre. Il satellite si collega in downlink con la ground station di riferimento, utilizzando a questo punto una banda molto più estesa, 1 GHz compreso tra i 20,2 e i 21,2 GHz (qui invece siamo su frequenze doppie rispetto alla tv satellitare che conosciamo). La stazione di terra interpreta la chiamata e la reinstrada, eventualmente contattando una stazione di terra intermedia. Dall'ultima ground station la chiamata prosegue in uplink di nuovo verso i satelliti, questa volta impegnando uno slot tra i 30 e i 31 GHz. Infine, la chiamata ripiove dal satellite verso l'utente MUOS chiamato, ritornando a questo punto in banda UHF, in un altro slot di 20 MHz compresi tra 360 e 380 MHz. Ovviamente, a destare l'attenzione dei ricercatori che indagano sugli eventuali effetti nocivi di queste trasmissioni, sono i due uplink/downlink in banda Ka, gestiti da antenne paraboliche con diametro di 18,4 metri puntate verso l'eclittica. I siti di informazione anti-MUOS parlano anche di due torri di 149 metri per il "posizionamento geografico" che risulterebbero operative tra i 240 i e 315 MHz, ma francamente non capisco a quale tipo di comunicazioni si riferiscano queste descrizioni. Tralicci di 149 metri sono più indicati per comunicazioni LF, cioè a frequenze molto basse e il GPS opera in Banda L, non nella parte bassa delle UHF. E' vero che il WCDMA richiede una sicnronia dei tempi molto precisa tra le stazioni base, che proprio per questo motivo ricevono impulsi di tempo dalla rete di satelliti GPS, ma non credo che per questo sia necessario costruire due torri di 150 metri.
MUOS è diventato ancora più critico sul  piano militare perché le comunicazioni UHF dovrebbero servire anche per applicazioni UAV, unmanned aerial vehicle, la nuova generazione di aerei radiocomandati che assicureranno le attività di sorveglianza e controllo nel quadro del cosiddetto sistema AGS, Alliance Ground Surveilliance che avrà la sua principale base operativa a Sigonella, non lontano quindi da Niscemi. Anche gli aerei radiocomandati comunicheranno in UHF attraverso MUOS (AGS integrerà anche altri sistemi, come Inmarsat). Per il momento non resta che aspettare i risultati delle valutazioni dell'Iistituto Superiore della Sanità, confidando che si possa arrivare a definire un assetto rispettoso delle esigenze e della salute di tutti. Certo, interrogarsi sul senso di una infrastruttura radio tanto complessa per scopi militari è giusto, tanto più in un periodo come questo. Anche tenendo conto delle tante ricadute positive della ricerca e sviluppo originariamente rivolta a usi guerreschi, non si può fare a meno di chiedersi perché non riusciamo quasi mai a mettere in discussione le nostre spese in armamenti mentre i governi di tutto il mondo adottano - quando si tratta di scuole, sanità, servizi sociali, cultura - misure di risparmio draconiane accolte da una sostanziale indifferenza.

03 maggio 2012

I radioamatori ricordano Clansman la "radio delle Falklands"

Il mestiere del radioamatore e del radioascoltatore ha anche una forte componente di salvaguardia della memoria tecnologica, industriale, culturale del mezzo radiofonico. E' molto diffusa in questa estesa comunità l'abitudine di ricorrere ad apparati d'epoca, magari dopo impegnativi lavori di restauro. Chris Diemoz, radio-onnivoro "par excellence", si è fatto a sua volta mordere dal tarlo della radio vintage e mi segnala una manifestazione radioamatoriale che si svolgerà domenica nel Suffolk, nel quadro dei numerosi eventi che in questo periodo i sudditi di sua Maestà (60 anni di regno quest'anno) dedicano al trentennale della spedizione militare nelle Isole Falklands.
Quello della riconquista dell'arcipelago conteso, invaso nell'aprile del 1982 dalle forze armate argentine, è ancora oggi un esempio di operazione "impossibile" ma riuscita. Per quanto nella morsa di una spietata dittatura militare, l'Argentina non poteva certo essere considerata una grande potenza armata. Ma le isole Falklands (Malvinas per gli invasori) sono quanto di più "lontano da tutto" si possa immaginare nell'oceano Atlantico e rivaleggiano con le isole dello sconfinato Pacifico, con in più l'ingrediente imprevedibile della bisbetica meteorologia dell'autunno australe.
L'evento che i radioamatori British allestiscono presso il museo dell'aria della Suffolk Aviation Heritage Society nell'ex base RAF/USAF di Foxhall Martlesham Heath, dove ancora adesso si possono vedere i tralicci della rete di comunicazione troposferica che negli anni 70 costituiva un backbone di comunicazione strategico per le forze NATO, vuole ricordare una specie di "dodicesimo giocatore" nel campo della squadra militare britannica: la linea di apparecchi ricetrasmittenti "Clansman" che era appena stata sviluppata con una commessa a fornitori come Racal e Plessey e praticamente debuttò sulle spalle dei paracadutisti intervenuti a Port Stanley. Progettati negli anni '70, gli apparecchi Clansman erano considerati il non plus ultra delle radiocomunicazioni tattiche. Per la prima volta le trupe potevano far leva su accorgimenti come la singola banda laterale, o la modulazione di frequenza a banda stretta, che facilitavano le comunicazioni e aumentavano comprensibilità e distanze coperte. Introdotte ufficialmente sulla fine di quel decennio (le Falklands furono un battesimo del fuoco), le ricetrasmittenti hanno resistito in servizio fino al 2010 dopo che da qualche anno le forze britanniche erano gradualmente passate alla serie digitale Bowman, piena di diavolerie come la trasmissione frequency-hopping. Un passaggio che tuttavia sollevò parecchie proteste a causa dei tanti malfunzionamenti segnalati. I detrattori delle nuove radio - tra i cui fornitori ci siamo anche noi italiani con Selex Elsag - scherzarono sul nome degli apparati, affermando che Bowman stesse per "better off with map and Nokia" (meglio tenersi cartina e cellulare).
La linea Clansman comprendeva impianti ricetrasmittenti per stazioni "base" e da campo, in versione portatile o veicolare. Credo che Chris sia orgoglioso proprietario di un modello PRC 320, un ricetrasmettitore che opera tra i 2 e i 30 MHz in passi di 100 Hz, con una potenza massima di 30 W (solo USB, anche se esistevano specifiche versioni del 320 in LSB). I radioamatori di Foxhall utilizzeranno invece modelli base RT322 da 250-watt sulle bande in HF e due modelli "Clansman" RT353 VHF per le bande VHF dei 4 e dei 6 metri (50 e 70 MHz). Per la trasmissione verranno utilizzati i tralicci delle vecchie antenne NATO. Poi, tutt'intorno saranno attivi modelli RT320 HF e RT352 VHF con le antenne previste dalla linea Clansman per le operazioni sul campo. Le frequenze saranno decise in base alle condizioni propagative, ma i canali da sorvegliare sono i 3.615MHz in AM e i 7.1875MHz in USB (un modo per riconoscere subito le trasmissioni, perché la convenzione per i radioamatori sui 7 MHz è di usare la LSB), o i 51.75MHz sui 6m e i 70.475MHz sui 4 entrambe in FM. La postazione avrà l'identificativo GB2CRF e dovrebbe essere in funzione dalle 10 alle 15 UTC del 6 maggio.

16 novembre 2011

ACE-High, i ponti radio troposferici della Guerra Fredda finiscono su Repubblica

Un grande pezzo, con numerose foto, quello scritto da Enrico Mingori sulla cronaca parmense di Repubblica a proposito del museo "open air" che i radioamatori sono riusciti a realizzare sul Monte del Giogo, nel territorio comunale di Comano, Massa Carrara. La postazione del Giogo è stata per anni uno dei nodi del network di radiocomunicazione troposferica della NATO, una dorsale di ripetitori in altura che consentiva di trasmettere dati e voce dalla Turchia alla Norvegia, sfruttando gli effetti dello scattering, diffusione, troposferica (la storia di questo sistema, ACE-HIGH, è raccontata da Paolo Romanini su Tecnologia&Difesa del settembre 2009). In questo modo, immagino, era possibile comunicare su distanze ragguardevoli utilizzando un numero inferiore di ponti radio rispetto a una propagazione puramente line of sight.
Sul Giogo sono rimaste due coppie di paraboloidi di grandi dimensioni, puntate verso sud (la Tolfa) e ovest (Nizza). Abbandonata da anni, la postazione è stata presa in carico dai radioamatori di Parma, membri del Gruppo Microonde Scatter Monte del Giogo, che hanno in parte restaurato antenne e edifici, montando nuovi impianti radioamatoriali e installando un piccolo museo di apparati militari, senza ricevere alcun sostegno da parte delle pubbliche istituzioni (anzi, l'articolo di Repubblica, scovato da Andrea Borgnino, ricorda molto opportunamente la beffa della spiacevole "corrispondenza giornalistica" trasmessa qualche anno fa da Striscia la Notizia, che aveva mandato un "inviato" su un luogo definito "in rovina", senza neppure curarsi di approfondire la storia dell'intervento - già in corso da anni - del Gruppo).

I radioamatori che hanno trasformato 
l'ex base Nato in un museo

Un gruppo di parmigiani dal 2005 hanno in concessione la stazione radio sulla cima del Monte del Giogo, tra Parma e Massa, utilizzata dagli americani durante la Guerra fredda. "Nessuna istituzione ci ha mai dato un soldo per rimettere a nuovo questo posto: è tutto frutto della nostra passione

di ENRICO MINGORI

All'ingresso, inchiodato alle robuste sbarre di metallo della cancellata, c'è un cartello: "Zona pericolosa". Il filo spinato corre minaccioso lungo l'intero perimetro dell'area, una telecamera accesa 24 ore su 24 registra qualsiasi movimento avvenga nei pressi dell'entrata. Già sul ciglio della stradina ripida e sconnessa che porta all'ingresso una scritta avvertiva: "Vietato l'ingresso". Ma disobbedendo si arriva a questo sbarramento in ferro dai tratti sinistri, sul quale si infrange il sentiero asfaltato che porta al cocuzzolo della montagna.
Siamo sulla cima del Monte del Giogo, Appennino tosco-emiliano, 1.500 metri sul livello del mare. Regione Toscana, provincia di Massa Carrara, Comune di Comano. Una manciata di chilometri più giù si parla, e si produce, il parmigiano. Parma è ad un'ora di macchina, ma sono pochi, in città, a sapere che la Guerra Fredda è passata anche da questa vetta della Lunigiana, silenziosa solo in apparenza. Dall'altra parte del cancello sorge l'ex base Nato "Livorno", una tra le più importanti stazioni radio dell'Alleanza Atlantica ai tempi della contrapposizione tra i due Blocchi. Dal 1958, per oltre trent'anni, questo complesso da 20mila metri quadrati ha fatto da ponte a comunicazioni chiave sulla sorveglianza dei confini con i Paesi aderenti al Patto di Varsavia. Kennedy, Kruscev, Regan, Gorbaciov: le loro voci, e quelle dei loro generali, sono transitate anche da qui. Poi, un giorno, dall'altra parte dell'Oceano arrivò l'ordine di chiudere il presidio per far spazio ai collegamenti satellitari. Era un gelido mattino dell'inverno 1995, il Muro di Berlino era crollato da più di un lustro e i militari addetti alle apparecchiature radio lasciarono il Giogo per sempre.
Da allora sono passati quasi 17 anni, ma le due coppie di antenne paraboloidi da 20 metri di diametro ciascuna sono ancora lì, sulla punta estrema del monte, a guardare da vicino il cielo e rapire gli occhi di chi entra nella base per la prima volta: enormi orecchie dell'Europa filo-americana, simbolo monumentale della civiltà delle telecomunicazioni. Due puntano verso la stazione francese di Nizza, due verso quella romana della Tolfa. C'è anche un traliccio, alto circa 25 metri, con altri due paraboloidi, più piccoli, che comunicavano con il presidio bresciano di Dosso dei Galli. Dalla Norvegia alla Turchia, erano 49 in tutto le stazioni europee rientranti nel Network Nato denominato "Ace High Troposcatter" (basato cioè sulla diffusione di onde elettromagnetiche nella Troposfera).

Ee ecco un interessante servizio video realizzato da ARI Padova. Dell'impianto esistono anche le fotografie scattate da Andrea. Qui invece trovate un bellissimo mashup di Google Maps con le postazioni di ACE e altri network militari. Il sito è raggiungibile da Comano o, provenendo dalla provincia di Parma, da una deviazione al Passo di Lagastrello dalla provinciale 665.


03 novembre 2011

Niscemi, OK al MUOS. Come funziona e quanto costa il sistema SATCOM dei militari USA

Il tribunale amministrativo ha respinto il ricorso del comune di Niscemi e le antenne del MUOS, Mobile User Objective System, si faranno anche nella base militare della Sicilia orientale. Dalla letteratura che sto acquisendo su Web si tratta di tre parabole da 18,4 metri operative in banda satellitare Ka (le frequenze in downlink del MUOS sono intorno ai 21 GHz, l'uplink dovrebbe essere collocato tra i 27 e i 31 GHz).
Intorno alla base Naval Radio Transmitter Facility di Niscemi, dove sono già ospitate diverse antenne di comunicazione, incluso un impianto LF, sono in corso numerose proteste.
L'ultima ha avuto luogo il 29 ottobre e ha visto alcune coppie di giovani siciliani annunciare l'intenzione di non fare più figli in una zona da loro definita ad altissimo rischio per le radiazioni emesse dalla futura ground station.

Ma che cosè il MUOS? La nuova rete rappresenta l'evoluzione dell'attuale sistema di comunicazione satellitare (SATCOM) UHF meglio nota come UFO (UHF-follow on) e funzionerà esattamente come una rete cellulare operativa nella banda militare UHF. Al posto delle normali cellule terrestri si partirà con quattro satelliti geostazionari più un quinto di backup, che dopo svariati rinvii dovrebbero essere lanciati a partire dal febbrario 2012. La parte di gestione e commutazione terrestre è costuituita da quattro "radio basi" terrestri dislocate in Australia, Hawaii, Virginia e appunto, Sicilia. Perché utilizzare la Ka band se i satelliti forniscono banda UHF per le comunicazioni sul campo? Perché i satelliti accorpano in downlink 32 fasci WCDMA ripartiti in tre flussi modulati in 8-PSK per un throughput complessivo di 2,5 Gbit/sec (ecco una descrizione di General Dynanmics, uno dei contractor del progetto MUOS, per il ricevitore SDR che verrà collegato alle antenne, documento scaricabile da questa pagina informativa sempre firmata General Dynamics). Gli utenti del MUOS potranno comunicare tra loro via voce e dati con bande fino a 40 megabit al secondo e grazie alle quattro postazioni di terra potranno realizzare connessioni punto-punto da qualsiasi località del mondo. Tanto per avere un'idea del costo, ci vogliono circa 540 milioni di dollari per ciascun satellite e il relativo veicolo di lancio. Teoricamente il progetto prevede la realizzazione e la messa in orbita di 10 satelliti, per un costo complessivo di 6 miliardi di dollari (Lockeed-Martin ha già una opzione da 3,2 miliardi per 5 satelliti). Per la realizzazione del segmento di terra, General Dynamics ha firmato un contratto da 830 milioni di dollari.
Il giornalista Antonio Mazzeo segue la vicenda sul suo blog (Antonio è anche autore di un bel libro di inchiesta sul Ponte di Messina, quello che non si farà mai e ci è già costato un badalucco di soldi). Esiste anche un comitato No Muos Niscemi attivo su Web e su Facebook, purtroppo la documentazione fornita sul sito (per esempio questa, che traccia un parallelo tra la ground station di Niscemi e il progetto HAARP in Alaska, bestia nera del complottismo mondiale, risulta alquanto imprecisa).

21 marzo 2011

Stamane Radio 24 e Radio 3 parlano di radio e Libia

Due Andrea alla radio per la Libia. L'infuocarsi del Mediterraneo durante il weekend ha fatto proliferare le segnalazioni degli appassionati che sorvegliano le onde medie e corte "broadcast" e i servizi di comunicazione aeronavali, militari e civili fin dall'inizio della crisi libica. Attività queste ultime decisamente borderline, visto che in genere la "normativa vigente" proibisce se non l'ascolto almeno la divulgazione dei contenuti. Non so se verremo arrestati tutti, ma da un po' di tempo a questa parte - forse complice anche WikiLeaks - sembra che certi tabù siano crollati, e con essi la naturale riluttanza dei DXer nel divulgare certi dettagli. Insieme alle registrazioni delle emittenti in onde medie che trasmettono da settimane dalla Libia orientale, ecco spuntare tranquilamente su You Tube, come se si trattasse del filmino della festa di laurea, i messaggi rivolti alle forze armate e navali libiche trasmessi su frequenze HF di servizio o addirittura il traffico voce in corso tra gli aerei NATO e le loro basi. E il giornalismo ufficiale comincia a capire che si tratta di materiale interessante, che va oltre la cronaca di "colore" e permette di farsi un'idea in più della situazione sul campo.
Se siete interessati, questa mattina dovrei essere al telefono con Gianluca Nicoletti per Melog 2.0, su Radio 24, dopo le ore 10. Contemporaneamente, Andrea Borgnino sarà ospite di Tutta la città ne parla, su RAI Radio 3, tra le 10 e le 10:45.

20 marzo 2011

Guerra in Libia, le voci nell'etere

Nelle prime ore dell'offensiva militare operata da alcune nazioni NATO, ecco un audioriassunto della guerra libica vissuta sulle onde della radio, in onde medie e corte. Alle frequenze riportate qui di seguito si sono aggiunte quelle monitorate dagli specialisti in comunicazioni di servizio aeronavali. La stessa comunità degli "utility DXer" sta discutendo se è il caso di diffondere attraverso Internet i dettagli sulle comunicazioni dei mezzi aeronavali e degli aerei radar. Alcuni di questi monitor sono ex militari che invitano i colleghi appassionati a non divulgare informazioni potenzialmente utili al governo libico (che peraltro potrebbero attivare operazioni di disturbo). Altri obiettano che le frequenze NATO vengono utilizzate da anni senza particolari variazioni e che è difficile credere che i militari libici non le conoscano già.

1) http://www.youtube.com/watch?v=R5ZaOq1qfjs



(Sawt al Libya al-Hurra Voce Libia Libera, 1125 kHz, registrata da un ricevitore siciliano controllato remotamente il 22 febbraio, il primo trasmettitore ex governativo "catturato" nella zona di Bengasi, a El Beida)

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2) http://www.youtube.com/watch?v=xsrmH8H-6EE



(Sawt al Libya al-Hurra ascoltata in Sardegna su 675 kHz il 27 febbraio. Trasmettitore di Bengasi.)

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3) http://soundcloud.com/stefanazz/20110319-1449khz-tripoli
In piena controffensiva governativa, quando le agenzie riportano dei bombardamenti sulla parte est del paese ancora in mano ai rivoltosi, il trasmettitore su 1449 kHz - silente da giorni ma fino a quel momento sicuramente in mano ai governativi, insieme alle frequenze di 711, 972, 1053 e 1251 kHz (che trasmettono una miscela di programmi interni, audio del canale ufficiale televisivo e programmi per l'estero di "Sawt Afriquia, Voice of Africa2) - comincia di colpo, è il 18 marzo, a trasmettere uno strano "loop" di invocazione alla grandezza di Allah. La registrazione è stata effettuata a Roma. Alcuni monitor affermano di aver ascoltato identificazioni di al-Hurra, ma non si capisce bene chi stia veramente controllando questo potente trasmettitore che sembrerebbe localizzato ad Al Assah nella parte occidentale del paese, quasi al confine con la Tunisia, zona teoricamente in mano al Rais. Molto interessante a questo proposito la prova goniometrica effettuata ieri sera, il 19 marzo, da Salvo Micciché da Ragusa. Il segnale sembra essere più intenso in direzione sud, il che lascerebbe pensare a una attivazione di un impianto nell'area ancora ribelle di Misurata. Di notte 1449 può coprire tutta Europa e Nord Africa.

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4a)
4b)

Registrato da Andrea Borgnino a Roma, questo drammatico messaggio in arabo, inglese e francese, viene diffuso da domenica mattina dalle forze Nato in onde corte (6877 kHz, in "banda laterale superiore") sulle frequenze e con il tipo di modulazione delle comunicazioni aeronavali. E' l'appello alle forze libiche a cessare ogni ostilità e a disobbedire agli ordini di imbarco, pena la distruzione immediata. Nel secondo clip si sente il "jamming" di disturbo trasmesso sulla stessa frequenza dai libici.
L'origine del messaggio non è certa: potrebbe trattarsi di una trasmissione di Commando Solo, la stazione radio aviotrasportata utilizzata da anni dall'esercito Usa per missioni di "psyop" (guerriglia psicologica) su teatri come il Kossovo, l'Iraq e l'Afghanistan, o più verosimilmente, visto il tempo necessario per dispiegare il C130 di Commando Solo, da una nave e da una base Nato nel sud del Mediterraneo (Cipro, Sicilia?)

18 marzo 2011

Voci di guerra nell'etere libico

Improvvisa accelerazione degli eventi sull'etere libico delle onde medie. Fino a ieri abbiamo avuto frequenze "governative", alcune che riprendevano l'audio della tv nazionale o i programmi per l'estero di Voice of Africa (711, 972, 1053, 1251 kHz, più 7500 e 8500 kHz nelle corte) e a est i trasmettitori "liberi" di Libya al Hurra (675 e più debole 1125 kHz). Oggi di colpo, dopo parecchi giorni di silenzio, si riaccendono i 1449 kHz, da un impianto quasi al confine tunisino, con presunti annunci ribelli. Che sta succedendo? In questo preciso momento, a Milano riesco a sentire 1449 con un loop ripetuto senza sosta: «La Ilah ill'Allah, Allah wa Akbar Ullah, non esiste altro Dio fuori di Allah, il più grande degli Dèi».


Il problema è che i 1449 corrispondono (o almeno corrispondevano) all'impianto di Al Assah, situato a ovest di Tripoli, verso il confine con Tunisi e il segnale che sto ascoltando io sembra provenire proprio da quella direzione. In giornata sono arrivati rapporti di ascolto che ipotizzano una identificazione "Libya Al Hurra min Misrata". Si tratta di una ipotesi poco credibile, Misurata è da tutt'altra parte. Ma possibile che il trasmettitore sia caduto in mano ai ribelli? Devo riconoscere che dopo aver esagerato in ottimismo poche settimane fa, quando avevo espresso la convinzione di una soluzione piuttosto rapida (e favorevole agli insorti) della crisi libica, adesso non voglio sbilanciarmi. Resta il fatto che ciò che stiamo leggendo sui giornali o scorgendo in televisione assomiglia sempre più a una verità solo parziale.
Il monitoraggio dello spettro sotto i 30 MHz, ci aiuta inoltre a capire che lo scenario si sta animando anche sul piano militare. Gli specialisti del cosiddetto "utility dx", l'ascolto a grande distanza del traffico radio non broadcast, civile o militare, hanno segnalato due frequenze HF della Marina libica, 7871 e 10404 kHz, con traffico voce. Poche ore fa, invece, il sorvegliamento delle frequenze del controllo di volo sull'Atlantico settentrionale ha rilevato movimenti di aerei militari, inclusi i caccia F18, in transito dal Canada all'Europa.
Mentre ero a Favignana ho avuto modo di osservare da terra i voli degli AWACS, gli aerei-radar britannici che da un paio di settimane stanno volando sopra il golfo delle Sirte per supplire con i loro strumenti aviotrasportati alla mancanza di indicazioni normalmente fornite dalla torre di controllo di Tripoli, che fa parte di un fondamentale network di "air traffic control" civile dell'Africa nord-orientale (tutti i voli dal Sud-Est del continente e dall'Asia meridionale passando per la rotta sorvegliata da Tripoli, Cairo, Khartoum, Addis Abeba). Da qualche tempo "Tripoli radar" è spento o comunque inaffidabile. Ora però è prevedibile un rapido dislocamento delle forze che dovranno imporre la no-fly zone ed è verosimile che da questa operazione di polizia dei cieli possa scaturire un più attivo sostegno alla Libia orientale. Un sostegno al quale il nostro governo, dimenticati in fretta tende, cammelli, baciamano, vergini, corani e trattati di amicizia, intenderebbe dare il suo contributo armato.

19 ottobre 2010

Un'ACE sovietica, quando la troposfera fungeva da sat


Fantastiche le fotografie pubblicate dal solito EnglishRussia sul sistema di riflessori troposferici, una specie di ACE sovietico, che serviva per comunicare in tutta la sterminata Russia asiatica prima dell'era satellitare. Il sito sbaglia completamente parlando di ionosfera: le antenne sono orientate chiaramente per creare link a bassissima angolazione, a quote ben inferiori, ma il fascino di queste installazioni perdute nel permafrost rimane.
Un sito ungherese raccoglie decine di questi sistemi in Europa e nel mondo, mappandoli su Google Maps; da non perdere la piantina del sistema sovietico (SEVER) e del già citato ACE High.

12 settembre 2010

Crittografia quantistica: Cina codifica, Norvegia crakka

Andando a spulciare nientepopodimeno che un articolo pubblicato dai ricercatori cinesi su Nature Photonics, il settimanale Time in un pezzo sulle esercitazioni militari che la Cina sta conducendo nel Mar Giallo sostiene che l'esercito cinese è a un passo da una rivoluzionaria applicazione della fotonica quantistica: la capacità di inviare (su frequenze ottiche) messaggi intrinsecamente sicuri nello spazio libero. Una tecnologia che darebbe ai militari cinesi un enorme vantaggio in termini di capacità di comunicazione e controllo.
(...)
While China has been showing off its new hardware, a potentially more important military advancement has gone largely unnoticed: In May, Chinese scientists announced a demonstration of "quantum teleportation" over 16 kilometers (10 miles), creating what Matthew Luce, a researcher at the Defense Group Inc.'s Center for Intelligence Research and Analysis, calls "secure communications guaranteed by the laws of physics." China is now at the cutting-edge of military communications, transforming the field of cryptography and spotlighting a growing communications arms race.
While the People's Liberation Army won't be beaming up objects Star Trek-style anytime soon, the new technology could greatly enhance its command and control capabilities. Scientists use machines to manipulate units of light called photons. By changing the photons' quantum states and creating a new, readable pattern not unlike Morse code, they can pass on simple messages or encryption codes. A group of researchers from Tsinghua University and the Hefei National Laboratory for Physical Sciences entangled pairs of photons — linking them so changes to one photon will be instantaneously transferred to the other. Using a high-powered blue laser (the type China appears to be investing in for its submarine fleet), they then transported the quantum information farther than anyone had done before, their paper in Nature Photonics claims.
The process is called teleportation, but the information in the message is not actually moved. Instead, changes to one photon's quantum state will be adopted instantly by the other — something Einstein famously called "spooky action at a distance." The result is akin to having two pieces of paper 10 miles apart, and as a person writes on one paper the message simultaneously appears on the other.
Why is this superior to e-mail or radio? Because, theoretically, this method "cannot be cracked or intercepted," says Luce. If the photons in the laser beam are observed by a third party, the particles themselves will be altered due to a law of physics called the Heisenberg Uncertainty Principle, which states that measuring a particle alters it. As such, the sender and receiver would be immediately informed that someone was snooping.
At the 16km distance tested, China would be able to send these secure messages from its network of satellites to units on the ground. Luce also says the choice of a blue laser — instead of an infrared one like the U.S. has been testing — was chosen with its growing submarine fleet in mind since blue lasers penetrate farther underwater. Soon, Chinese satellites could be able to communicate with submarines without them needing to surface or give away their location by breaking radio silence. This may sound like science-fiction, but quantum encryption is already used by a few banks and governments for highly sensitive information on a smaller scale. The Chinese scientists write in Nature Photonics that a quantum communication network could be "within reach of current technology on a global scale."
(...)
Siamo davvero alle soglie di una rivoluzione nel campo della crittografia? In realtà la crittografia quantistica non è una novità e il principio di "azione a distanza" (una forma di teletrasporto, anche se su scala molto limitata) su cui si basa questa nuova applicazione dei cosiddetti "entangled photons", i fotoni intrecciati, viene sperimentato in molti laboratori e ha dato vita a diverse startup commerciali. Gli scienziati cinesi affermano di essere riusciti a stabilire una connessione che non necessita di fibre ottiche o altre guide d'onda, utilizzando un particolare laser su distanze mai raggiunte prima: oltre i 16 kilometri.
Questo annuncio risaliva al mese di maggio. Ma al Time deve essere sfuggito quello, apparso sull'ultimo numero di Nature Photonics, del team norvegese che ha dimostrato, per la prima volta, che anche i sistemi di crittografia quantistica attualmente in commercio possono essere "crakkati". E adesso come risponderanno i cinesi?

12 luglio 2010

France Inter "ritrasmette" i sottomarini strategici

Grazie alla puntuale segnalazione di Chris Diemoz posso mettervi a parte di un po' di materiale davvero esclusivo sul mondo delle comunicazioni militari nello spettro VLF, sotto il limite dei 30 kHz di frequenza, dove le onde elettromagnetiche riescono a penetrare anche sotto la superficie dell'oceano per stabilire una connessione con i sottomarini nucleari in navigazione.
Il canale radiofonico pubblico France Inter sta dedicando un ciclo di brevi trasmissioni settimanali, ogni sabato, alla "radio del sottosuolo", un curioso reportage di luoghi e attivittà sotterranee. Sabato 10 luglio l'equipe della trasmissione si è recata nel bunker di "command and control" della stazione emittente di Rosnay, nel dipartimento dell'Indre, non molto lontano da La Rochelle. E' in questa località che si ergono, più alte della Torre Eiffel, le antenne VLF del FOST, Force Océanique Stratégique, la divisione della Marina francese che gestisce la flotta sottomarina strategica.
Dell'impianto di Rosnay esistono poche fotografie e persino la mappa Google del sito è stata "secretata", riducendone la risoluzione. Non si capisce bene perché visto che non deve essere facile nascondere agli occhi di una zona molto popolosa l'esistenza di tralicci di decine di metri di altezza. Sulle trasmissioni stretegiche in VLF si sa ancora meno, sono tutti sistemi criptati che tuttavia vengono costantemente monitorati dagli appassionati, interessati agli aspetti strutturali di queste comunicazioni (orari, modalità, stringhe in chiaro, tutto viene analizzato alla ricerca di schemi ripetitivi). Secondo gli ultimi dati raccolti da Lionel Loudet HWU- Rosnay opera su 18,3 21,75 e 22,6 kHz.
Le interviste realizzate da France Inter sono davvero interessanti. Vengono forniti anche alcuni dettagli sui contenuti delle comunicazioni, per esempio dove viene specificato che i membri dell'equipaggio di un sottomarino hanno diritto a ricevere un radiotelex di 40 parole a settimana per avere notizie (buone notizie, precisa l'ufficiale intervistato) dalle loro famiglie. Nella sua concisione, trovo questa intervista una testimonianza straordinaria sulla totale inutilità di armi di guerra di questo tipo. E' un piacere duplice condividere con voi l'audio del programma "3ème Sous-Sol"

05 giugno 2010

1967: quella nave spia al largo di Israele in guerra



C'è un precedente davvero inquietante del tragico assalto alla Mavi Marmara, compiuto dalle forza aeronavali israeliane nelle acque internazionali del Mediterraneo orientale, per impo
rre il bloc
co della Striscia di Gaza alla flottiglia di natanti partiti dalla Turchia carichi di "aiuti umanitari" (che per dovere di cronaca le autorità di Hamas tengono da mesi bloccati al punto di confine di Kerem Shalom, dove sono stati trasportati, da Ashdod, a bordo di decine di camion giornalieri).
Un precedente che risale alla settimana più eroica della breve storiografia moderna israeliana, la mitica Guerra dei Sei Giorni, ma che non coinvolge una nazione ostile allo Stato ebraico bensì il suo migliore alleati, gli Stati Uniti, che dovettero ingoiare il brutto rospo di ben 34 marinai uccisi dagli israeliani a colpi di siluri e mitragliate dei temibili caccia Mirage.
L'episodio risale anch'esso all'inizio di giugno di 43 anni fa e coinvolge una unità della marina militare americana, la USS Liberty, attrezzata come nave spia e incaricata di incrociare al largo di un teatro di guerra giudicato pericolosissimo in anni in in cui i principali avversari si Israele godevano dell'esplicito appoggio dell'Unione Sovietica.
Come rivela un documento della National Security Agency ancora zeppo di omissis, la USS Liberty era attrezzata per l'eavesdropping, l'intercettazione di comunicazioni in VHF e UHF. Quando il mattino dell'8 giugno 1967 i marinai a supporto delle unità operative addette alla ricezione radio furono investiti da un inferno di piombo di gran lunga più violento dei colpi che hanno reclamato le nove vite a bordo della Marmara, il primo pensiero andò a un attacco a tradimento sferrato dagli arabi dalle coste egiziane. Il quadro cambiò repentinamente quando arrivarono i Mirage con la Stella di Davide. Per 17 ore, con decine di vittime per un colpo di una motosilurante andato a segno, gli uomini della Liberty fecero di tutto per tenere a galla una chiglia perforata da un vistoso squarcio. Le foto successivamente diffuse sono drammatiche.
Per una strana coincidenza sono venuto a sapere
dell'episodio grazie a una recensione apparsa sul trimestrale Cryptologia, che parla nel suo ultimo numero (uscito molte settimane prima dell'abbordaggio alla Marmara) di un libro pubblicato nel 2009 dal giornalista James Scott, il figlio di uno degli ufficiali a bordo della Liberty.
Sulla base di una quantità di documenti desecretati che includono le registrazioni delle comunicazioni radio di allora, Scott ha rivelato che il micidiale attacco alla nave spia non era affatto quell'errore dietro cui gli Israeliani si erano inizialmente trincerati (gli americani ingoiarono anche il secondo rospo delle scuse ufficiali e delle riparazioni negoziate dal giovane ambasciatore Ytzhak Rabin). Tel Aviv volle esplicitamente colpire la Liberty e le sue attrezzature d'ascolto. Scott documenta tutto fino all'ultimo colpo sparato, ma nel suo libro "The Attack on the Liberty", pubblicato da Simon&Schuster e disponibile a partire da luglio anche in versione paperback, non avanza alcuna ipotesi sulle vere ragioni dell'operazione militare.Non è escluso che Israele temesse l'eventualità che le informazioni raccolte dalla nave spia potessero finire in mano ad agenti arabi o sovietici. La Liberty e i suoi morti restano a tutt'oggi una macchia vistosa nelle relazioni tra Israele e Stati Uniti e stupisce che nelle cronache di questi giorni siano pochissimi, almeno dalle nostre parti, i rimandi a quanto successo in quel solo apparentemente lontano mese di giugno del 1967.
Ecco qui di seguito una drammatica registrazione delle comunicazioni dell'8 giugno 1967, rilasciata 40 anni dopo dalla NSA. Dopo che la Liberty fu colpita da un siluro, il comando americano nel Mediterraneo dette ordine di monitorare le trasmissioni radio nell'area. Quello che saltò fuori furono queste conversazioni, in ebraico, tra gli elicotteri israeliani e la torre di controllo della base di Hatzor (nell'entroterra a est di Ashdod!):

(per il file in pdf delle trascrizioni in inglese del dialogo elicotteri torre, cliccare qui; i piloti annunciano di aver avvistato una nave da guerra colpita dal proprio fuoco e invitano a organizzare il recupero in mare dei marinai che sono stati visti saltare fuori bordo).



26 aprile 2010

Good Morning, Guten Morgen, Buongiorno Afghanistan



Ha avuto una certa eco nella stampa, qualche giorno fa, la notizia della creazione nella parte occidentale dell'Afghanistan, a Herat, di una stazione radio finanziata ed equipaggiata dalle forze di intervento italiane (in particolare per iniziativa del 28esimo reggimento "Pavia", di stanza a Pesaro, specializzato appunto in propaganda mediatica ed elettronica). Ormai i lettori di RP conoscono queste operazioni di psy-op, di guerra psicologica (un termine tecnico, del tutto neutro). In questa forma di confronto gli schieramenti "combattono" attraverso i programi radiotelevisivi. Nel caso dell'Afghanistan e di teatri di questo tipo le emittenti hanno scopi di servizio, forniscono informazione, "formazione" e intrattenimento. Ma servono anche, evidentemente, a offrire alle popolazioni locali il punto di vista delle coalizioni militari che hanno ritenuto opportuno invadere, riportare l'ordine, perseguire militarmente e legalmente dittatori, guerriglieri, terroristi. In queste cose i confini sono sempre molto labili.
La notizia della "italiana" "Voce della libertà" non rappresenta uno scoop. Basta andare sui siti Web della coalizione intervenuta in Afghanistan per capire che Radio Sada-e-Azadi è già attiva su 88,5 MHz a Kabul ed era prevista l'apertura di altre sedi.
Ho trovato anche i comunicati relativi a una stazione creata per le forze militari inviate dalla Germania.
Vi suggerisco di andare su Flickr, dove troverete l'album fotografico dell'ISAF, la coalizione internazionale in Afghanistan. Ricercando per "radio" troverete molte fotografie interessanti, incluse quelle relative alla distribuzione di apparecchi radio alimentati con dinamo a manovella. Le immagini che vedete qui si riferiscono alle radio a manovella donate alla popolazione e a un operatore di Radio Gureshk (gestita da un reparto psy-op danese, per ulteriore dettagli guardate questo approfondimento trasmesso qualche mese fa dal canale televisivo del British Forces Broadcasting Service.)

Regional Command-West Opens Radio Station in Herat
4/22/10 | ISAF Public Affairs Office

HERAT, Afghanistan (April 22) - Music, local news and in-depth discussions on important social issues and local culture are now more prevalent in western Afghanistan.
A NATO radio network station began broadcasting from Camp Arena recently, offering public-interest content to help local residents better understand the purpose of ISAF forces in Afghanistan.
Radio is the main tool to disseminate information throughout Afghanistan and can reach people even in the most remote areas, easily crossing the boundaries of literacy and distance. The radio station will provide an important contribution to the growth and social development of the country and provide immediate information in case of emergencies.
The broadcast selection is chosen by local personnel and closely connected with the target audience, the population of Regional Command-West's area of responsibility. For this reason, all of the programs are broadcast exclusively in the Pashto and Dari. Mr. Guido Crosetto, under-secretary of state for the Italian Ministry of Defence, turned on the "On Air" light and spoke over the air during the ribbon-cutting ceremony Monday.
"Sada and Azadi West Radio [The Voice of Freedom - West]," said Mr. Crosetto, "is a media that relies entirely upon an Afghan journalism staff and offers objective information on Afghanistan to all the citizens of the four western provinces - to city dwellers and those living in more isolated communities. The programming of Sada and Azadi Radio will pay attention to your proud traditions and prestigious culture without neglecting the specific needs of your everyday life. It is a service tool and an entertainment tool; a new voice that will increase the conscious participation in the democratic life of this country."
The Task Force Commander, Maj. Renato Rocchetti, directs and manages the new radio station, which is manned by an Italian Air Force NCO and three local journalists. Other staff members will be added soon.
The station was developed, with Italian funding, by the men and women of the Regional PSYOPS Support Element (RPSE), composed by personnel of 28th Regiment "Pavia," a unit specializing in operating communications equipment.


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Radio Sada-e-Azadi: new look, more coverage and more programs!

KABUL, Afghanistan - Radio Sada-e-Azadi 88.5 FM, the International Security Assistance Force (ISAF) radio station, has revamped its programming. It will now air more news, more sport, more informational topics and it has also renewed the popular morning show.
Starting on the 13th June, the news bulletins will start at 5am and continue until 10pm each day. Due to popular demand, there will also be summaries of headlines every half-hour with weather forecasts and currency exchange rate updates on the hour. Sports will also feature more heavily, with a magazine show every morning at 8.30am.
The morning show, called “Sunrise”, is a 2 hour program with practical information for listeners on all manner of subjects which will include business news, one-hour health programs, and two nature programs a week. And now, everyday at 6.30am and 6.30pm, there will be special programming dedicated to the youth audience.
Radio Sada-e-Azadi 88.5 FM is also expanding its broadcasting area in the coming weeks. Listeners from Badghis and Takhar provinces will soon join those already listening in Herat, Farah, Kunduz, Balkh, Lowgar, Kabul, Baghlan, Maidan Wardak, Faryab, Badakhshan, Parwan and Ghor.

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German radio provides information, entertains troops

KABUL, Afghanistan - “Good morning Vietnam!” is the title of the movie and the line Robin Williams made famous in his 1987 war movie. But for the Germans broadcasters based at Regional Command North, they begin their day by saying “Guteu Morgen Afghanistan!” That’s what you’ll hear if you set your dial to German Radio Andernach, 107.5 FM.
The radio station is part of Germany’s Federal Armed Forces Broadcast Service and provides entertainment and information to the German troops serving with the International Security Assistance Force (ISAF) in Afghanistan.
The majority of the around the clock, non-stop programming may come from Andernach, Germany, but every day, the morning show originates live from the local studio in Mazar-e-Sharif. Five German soldiers here provide music, entertainment, world news and reports involving ISAF operations in Afghanistan.
“Radio Andernach is very important for the moral of German troops,” said Capt. Andreas Buss, German Radio Andernach chief and native of Andernach, Germany. “Due to the radio program, they are well informed and have a very close link home. Another aspect is that Radio Andernach can be used as an instrument for military leadership. The commander can present his guidelines via radio.”
The motto of German Radio is “Soldaten senden fuer Soldaten,” which means soldiers sent for soldiers. This motto is very important to Buss.
“It’s a very entertaining job, you get to see everything this country does in Afghanistan,” said Buss. “But we are soldiers first and secondly journalists.”
German Staff Sgt. Thomas Langer, a personnel clerk and native of Sachsen, Germany, said he enjoys listening to German Radio Andernach.
“The music is good and modern and you can request songs and they play it on the radio,” said Langer. “If you hear songs [that remind you] of home, that is a good thing to have in Afghanistan.”

31 dicembre 2009

Velivoli spia americane: la gaffe delle immagini "rubate"


[Aggiornamento] Ennesimo passo falso dei militari americani in materia di sorveglianza e protezione delle radiocomunicazioni, o brillante operazione di depistaggio, come sembrano lasciar intendere certi commenti su Internet? Come che sia, il "caso" delle immagini che secondo il Wall Street Journal sarebbero state rubate ai velivoli senza pilota che le forze americane utilizzano in diversi teatri per catturare immagini delle postazioni nemiche e intervenire in vere e proprie azioni di guerra grazie agli armamenti di bordo, ha già fatto il giro del mondo, arrivando anche alle nostre agenzie di stampa. Secondo l'importante quotidiano, su un computer sequestrato a un componente della guerriglia che agisce in Iraq contro le forze alleate di occupazione, sarebbero state trovate immagini riprese da un "drone", un velivolo robotizzato. Le riprese sarebbero state intercettate con l'aiuto di un software russo scaricabile da Internet per pochi dollari, SkyGrabber, intercettando i flussi di comunicazione che consentono ai militari di controllare i drones a distanza.
Il giornale fornisce molti dettagli dell'operazione e dà voce a una certa indignazione, ma di fatto non si riesce a capire bene la meccanica di questo "hack". I ribelli irakeni (coadiuvati dagli iraniani, afferma il WSJ) hanno intercettato che cosa, esattamente? Il software SkyGrabber viene utilizzato per sintonizzarsi con la propria parabola satellitare sulle trasmissioni dei servizi di navigazione Internet via satellite e salvare sul proprio disco i contenuti rivolti ad altri abbonati. Una intercettazione in piena regola, che combacia con l'incerto dominio dell'illegalità. Le immagini sono state catturate sui link radio diretti tra i drones e le stazioni di controllo a terra? Possibile, ma non si capisce bene perché questi flussi non siano dovutamente criptati. L'ipotesi più ragionevole è che l'azione sia stata diretta proprio a link satellitari perché, come è facile apprendere da fonti segretissime come Wikipedia, i velivoli automatizzati americani vengono gestiti centralmente dalla base di Creech in Nevada, necessariamente attraverso link satellitari verso le località da cui decollano questi particolari aerei, costruiti dalla General Atomics. E' proprio sul sito della base aerea che ho trovato questo interessante articolo sui sistemi di armamento "unmanned", senza equipaggio. Con l'aiuto di uno strumento a disposizione di pochissime centrali di intelligence, un software di intercettazione dal nome in codice "Google", sono riuscito a individuare un documento riservatissimo sui velivoli senza pilota preparato per un organismo altrettanto riservato: il Parlamento USA. Il documento è liberamente scaricabile dal benemerito sito di Fas.org ed è ricco di dettagli tecnici su questi dispostivi. [Un altro documento interessante riguarda il sistema di comunicazione, lo trovate qui insiema alla seguente illustrazione]:


La violazione appare talmente macroscopica da far pensare a una manovra di controinformazione. Un drone modello Predator o il più recente Reaper costa dai 10 ai 12 milioni di dollari e se non è in grado di assicurare flussi di comunicazione sicuri sarebbe davvero il colmo. Passi per le immagini di sorverglianza anti-guerriglia (e già è difficile da mandar giù un servizio di intelligence che si premura di far sapere al nemico "sei su candid camera"), ma che cosa accadrebbe se lo stesso nemico riuscisse ad assumere il controllo radio di un aereo robotizzato armato di missili?

DECEMBER 17, 2009
Insurgents Hack U.S. Drones
$26 Software Is Used to Breach Key Weapons in Iraq; Iranian Backing Suspected

By SIOBHAN GORMAN, YOCHI J. DREAZEN and AUGUST COLE

WASHINGTON -- Militants in Iraq have used $26 off-the-shelf software to intercept live video feeds from U.S. Predator drones, potentially providing them with information they need to evade or monitor U.S. military operations.
Senior defense and intelligence officials said Iranian-backed insurgents intercepted the video feeds by taking advantage of an unprotected communications link in some of the remotely flown planes' systems. Shiite fighters in Iraq used software programs such as SkyGrabber -- available for as little as $25.95 on the Internet -- to regularly capture drone video feeds, according to a person familiar with reports on the matter.
U.S. officials say there is no evidence that militants were able to take control of the drones or otherwise interfere with their flights. Still, the intercepts could give America's enemies battlefield advantages by removing the element of surprise from certain missions and making it easier for insurgents to determine which roads and buildings are under U.S. surveillance.
The drone intercepts mark the emergence of a shadow cyber war within the U.S.-led conflicts overseas. They also point to a potentially serious vulnerability in Washington's growing network of unmanned drones, which have become the American weapon of choice in both Afghanistan and Pakistan.
The Obama administration has come to rely heavily on the unmanned drones because they allow the U.S. to safely monitor and stalk insurgent targets in areas where sending American troops would be either politically untenable or too risky.
The stolen video feeds also indicate that U.S. adversaries continue to find simple ways of counteracting sophisticated American military technologies.
U.S. military personnel in Iraq discovered the problem late last year when they apprehended a Shiite militant whose laptop contained files of intercepted drone video feeds. In July, the U.S. military found pirated drone video feeds on other militant laptops, leading some officials to conclude that militant groups trained and funded by Iran were regularly intercepting feeds.
In the summer 2009 incident, the military found "days and days and hours and hours of proof" that the feeds were being intercepted and shared with multiple extremist groups, the person said. "It is part of their kit now."
A senior defense official said that James Clapper, the Pentagon's intelligence chief, assessed the Iraq intercepts at the direction of Defense Secretary Robert Gates and concluded they represented a shortcoming to the security of the drone network.
"There did appear to be a vulnerability," the defense official said. "There's been no harm done to troops or missions compromised as a result of it, but there's an issue that we can take care of and we're doing so."
Senior military and intelligence officials said the U.S. was working to encrypt all of its drone video feeds from Iraq, Afghanistan and Pakistan, but said it wasn't yet clear if the problem had been completely resolved.
Some of the most detailed evidence of intercepted feeds has been discovered in Iraq, but adversaries have also intercepted drone video feeds in Afghanistan, according to people briefed on the matter. These intercept techniques could be employed in other locations where the U.S. is using pilotless planes, such as Pakistan, Yemen and Somalia, they said.
The Pentagon is deploying record numbers of drones to Afghanistan as part of the Obama administration's troop surge there. Lt. Gen. David Deptula, who oversees the Air Force's unmanned aviation program, said some of the drones would employ a sophisticated new camera system called "Gorgon Stare," which allows a single aerial vehicle to transmit back at least 10 separate video feeds simultaneously.
Gen. Deptula, speaking to reporters Wednesday, said there were inherent risks to using drones since they are remotely controlled and need to send and receive video and other data over great distances. "Those kinds of things are subject to listening and exploitation," he said, adding the military was trying to solve the problems by better encrypting the drones' feeds.
The potential drone vulnerability lies in an unencrypted downlink between the unmanned craft and ground control. The U.S. government has known about the flaw since the U.S. campaign in Bosnia in the 1990s, current and former officials said. But the Pentagon assumed local adversaries wouldn't know how to exploit it, the officials said.
Last December, U.S. military personnel in Iraq discovered copies of Predator drone feeds on a laptop belonging to a Shiite militant, according to a person familiar with reports on the matter. "There was evidence this was not a one-time deal," this person said. The U.S. accuses Iran of providing weapons, money and training to Shiite fighters in Iraq, a charge that Tehran has long denied.
The militants use programs such as SkyGrabber, from Russian company SkySoftware. Andrew Solonikov, one of the software's developers, said he was unaware that his software could be used to intercept drone feeds. "It was developed to intercept music, photos, video, programs and other content that other users download from the Internet -- no military data or other commercial data, only free legal content," he said by email from Russia.
Officials stepped up efforts to prevent insurgents from intercepting video feeds after the July incident. The difficulty, officials said, is that adding encryption to a network that is more than a decade old involves more than placing a new piece of equipment on individual drones. Instead, many components of the network linking the drones to their operators in the U.S., Afghanistan or Pakistan have to be upgraded to handle the changes. Additional concerns remain about the vulnerability of the communications signals to electronic jamming, though there's no evidence that has occurred, said people familiar with reports on the matter.
Predator drones are built by General Atomics Aeronautical Systems Inc. of San Diego. Some of its communications technology is proprietary, so widely used encryption systems aren't readily compatible, said people familiar with the matter.
In an email, a spokeswoman said that for security reasons, the company couldn't comment on "specific data link capabilities and limitations."
Fixing the security gap would have caused delays, according to current and former military officials. It would have added to the Predator's price. Some officials worried that adding encryption would make it harder to quickly share time-sensitive data within the U.S. military, and with allies.
"There's a balance between pragmatics and sophistication," said Mike Wynne, Air Force Secretary from 2005 to 2008.
The Air Force has staked its future on unmanned aerial vehicles. Drones account for 36% of the planes in the service's proposed 2010 budget.
Today, the Air Force is buying hundreds of Reaper drones, a newer model, whose video feeds could be intercepted in much the same way as with the Predators, according to people familiar with the matter. A Reaper costs between $10 million and $12 million each and is faster and better armed than the Predator. General Atomics expects the Air Force to buy as many as 375 Reapers.


Questo invece è uno dei tanti commenti che ho trovato, con un approfondimento su SkyGrabber:

The internet is abuzz with news of U.S drones being hacked with a Russian software program. Clearly, US always enjoys a technological edge over its adversaries in wars. However, in a recent development as reported in WSJ, US feeds from US Predatordrones were compromised. According to reports, feeds from US Predator drones were intercepted and recorded by insurgents in Iraq and Afghanistan, using the $25 piece of software called SkyGrabber. Insurgents in Iraq took control of the pointless drones using the SkyGrabber. They downloaded video feed with the software, which is essentially a satellite network snooper. Precisely, this is a sort of packet or token sniffing that is popular with teens.

SkyGrabber

Now what is SkyGrabber? Essentially, SkyGrabber is an offline satellite internet downloader. That implies the software can intercept satellite data such as movie, music, pictures that are being downloaded by other users. It saves the information in the hard disk.
The software doesn't require an online internet connection. The user just needs to customize the satellite dish for selected satellite provider and start grabbing the data packets.
SkyGrabber works on Satellite internet, which is mainly used in remote areas or in areas where Internet access is not smooth due to slow speed and high cost of local Internet connections. In such a set up responses to the requests come from the satellite. The data is accepted by all who are in the satellite coverage area. The SkyGrabber intercepts data of other users, assorts them into files and saves the files in hard drive.

Key Features of SkyGrabber
• Filtering information by the types of files ( mp3, avi, mpg )
• Filtering information by IP, MAC addresses
• Simultaneous work on the Internet and grabbing
• The monitoring system resources
• Showing progress downloads
• Handling TCP, GPE, IP, MPE package
• Handling HTTP responses (200, 206)
• Support Kazza, Gnutella
• Support dreamboxes

To have a first hand experience free download SkyGrabber.

Implications

The Iraqui insurgents pointing the satellite dishes into air and watching the downloads. The Iranian-backed insurgents intercepted the video feed from an unprotected communications link in some of the remotely flown planes' systems. According to the sources, they regularly captured the drone video feeds. It is used to intercept and record television feeds.
The incident warns military against the apprehensive shadow cyber war. It is sheer lack of intellect on the part of US military and intelligent use of satellite-intercepting software on the part of insurgents. This becomes clearer with in a few lines from WSJ that reads
U.S. military personnel in Iraq discovered the problem late last year when they apprehended a Shiite militant whose laptop contained files of intercepted drone video feeds. In July, the U.S. military found pirated drone video feeds on other militant laptops, leading some officials to conclude that militant groups trained and funded by Iran were regularly intercepting feeds.
In the summer 2009 incident, the military found "days and days and hours and hours of proof" that the feeds were being intercepted and shared with multiple extremist groups. This would mean a blotch on US military that boasts with a superior digital-age technology.
The cause of security breach was explained by Declan McCullagh in a note.
This apparent security breach, which had been known in military and intelligence circles to be possible, arose because the Predator unmanned aerial vehicles do not use encryption in the final link to their operators on the ground. (By contrast, every time you log on to a bank or credit card Web site, or make a phone call on most modern cellular networks, your communications are protected by encryption technology.)
It could be interpreted that the final link between the drone and the operator is between a satellite flying around in space. That final link remains unencrypted for unexplained reasons which makes it vulnerable to anyone with a even cursory knowledge of network communications. To be more clear with the reason, we need to learn that it's not critical communications data that will put our troops at risk, so the extra $50 on encryption is unjustified. So money matters for U.S military.


03 settembre 2009

SDR militare, un white paper per fare il punto

Previa registrazione sul sito della testata online Defence IQ, specializzata nell'analisi delle tecnologie militari, si può prelevare gratuitamente un conciso white paper sullo stato di avanzamento dei progetti Software Defined Radio nel contesto militare di diverse nazioni, Italia compresa. Vengono presi in esame i tavoli di discussione internazionali, i sistemi allo studio o già implementati e altri dettagli interessanti. Tra le novità riguardanti la difesa italiana, c'è per esempio l'acquisizione di una tecnologia ADR (all-digital receiver), sviluppata dall'azienda americana Hypres Inc.

17 maggio 2009

Quella foresta di antenne a Niscemi

Christian Diemoz mi ha passato il link a un servizio che RAINews24 ha trasmesso in questi giorni sulle iniziative prese dagli abitanti di Niscemi, in Sicilia, per fare luce sulle attività dell'impianto di comunicazioni della Marina militare americana. La NRTF di Niscemi rientra nell'area di competenza del NavComTelSta di Sigonella e ospita decine di antenne HF e un impianto LF per comunicazioni navali sottomarine che i monitor specializzati continuano a segnalare su 45,9 kHz. La popolazione locale è molto preoccupata per gli eventuali effetti sulla salute delle emissioni di quell'impianto (aperto nel 1991) e adesso è ancora più angosciata: Niscemi sarà una delle quattro stazioni di terra del sistema di comunicazione satellitare UHF MUOS (questa la scheda di Wikipedia, qui c'è l'analisi di Global Security, normalmente attendibile e invece qui trovate delle informazioni di background dei contractors del Mobile User Objective System, la Lockheed Martin e la General Dynamics. Il servizio di RAINews24 è a suo modo dettagliato e cerca di ascoltare le diverse fonti, ma il risultato, alla fine, è sempre lo stesso: sensazionalismo disinformato. Nessuno che spieghi che cosa succede a Niscemi, nessuno che parli delle frequenze impegnate, dei livelli di potenza, insomma, nessun dato scientifico degno di tale nome (anche se vengono interpellati molti scienziati). Tanto lo spettatore "non capirebbe" (già perché così...).
Non dico naturalmente che impianto che opera dalle LF alle frequenze satellitari non possa avere un impatto sulla salute della gente. Ma per avere delle risposte bisogna implementare analisi epidemiologiche molto complesse e molto costose. Per salute e la prevenzione si fa questo e altro, direte voi. Assolutamente vero. Eppure, per tanti studi del tutto inconcludenti sugli effetti dannosi delle radiazioni elettromagnetiche non ionizzanti, ci sono migliaia di analisi altamente allarmanti sugli effetti del fumo, con ricadute costisissime sulla salute degli individui e sui costi per il sistema sanitario. E nessuno si sogna di far chiudere le tabaccherie.
Un'altra ragione d'allarme sarebbe la possibilità che le emissioni UHF del MUOS possano interferire con le operazioni di volo degli aerei militari e addirittura innescare e far esplodere le armi portate a bordo. Questo sarebbe uno dei motivi per cui le parabole del MUOS non sono vengono installate a Sigonella, sede della base aerea, ma a Niscemi. Un responsabile militare intervistato da RAINews24 ha detto che sì, le comunicazioni e il volo strumentale possono essere disturbate ma che non c'è nessun rischio per le armi. La questione resta ovviamente aperta e Internet si mobilita per cercare di fare più chiarezza (questo uno dei primi articoli, ben informato devo dire ma anche inutilmente cospirazionista, pubblicato da Arianna Editrice). Il locale comitato contro l'installazione del MUOS, costituito a fine febbraio, ha il suo sito Web a questo indirizzo.

03 aprile 2009

Missili in Corea: i sottomarini russi ricevono un segnale


Torna a soffiare una raggelante brezza di crisi dalla Corea del Nord, accusata in questi giorni dal Giappone e da altre nazioni (ma gli americani, ) di voler lanciare nuovamente dei missili a lunga gittata. E con la brezza le nazioni vicine alla Corea e l'America tornano a muovere le loro forze navali e subacquee. Forze che per comunicare con le basi utilizzano - tra le altre modalità - segnali radio a frequenze incredibilmente basse. Addirittura sotto i 30 kHz, là dove le onde elettromagnetiche si "sovrappongono" alle frequenze delle onde acustiche.
Le foto pubblicate dall'Institute for Science and International Security di Washington così come sono state ricavate dai satelliti commerciali di DigitalGlobe, sembrerebbero confermare i preparativi in corso nella base di Musudan-ri. I giapponesi sospettano che come avvenuto in passato, i lanci non riguardano gli esperimenti spaziali ma le armi nucleari. Gli americani che secondo il New York Times, non interverranno per chiedere sospensioni o per intercettare e distruggere il missile nordcoreano, stanno muovendo la flotta di stanza in Corea del Sud per sorvegliare la traiettoria del lancio, che dovrebbe passare sopra il Giappone.
E gli appassionati che sorvegliano le comunicazioni radio militari hanno rilevato in questi giorni i possibili segni di queste attività. Dalla Norvegia Trond Jacobsen è specializzato nella ricezione delle comunicazioni a frequenze bassissime (VLF, 30-300 kHz) e estremamente basse (ELF, 3-30 KHz) e l'altro giorno ha segnalato sulla lista UDXF di aver monitorato attività sui canali dell'impianto russo ZEVS di Murmansk su 82 Hz (avete letto bene) e dalla stazione VLF cinese su 20,6 kHz. Secondo la sua autorevole opinione, le trasmissioni indicano che russi e cinesi stanno dislocando i loro sottomarini.
Perché per trasmettere verso questo tipo di imbarcazioni occorre scendere a frequenze così basse? Perché la radiazione elettromagnetica a tali frequenze riesce a penetrare nelle profondità del mare e inviare messaggi ai sottomarini senza costringerli a emergere o a utilizzare speciali boe in grado di fungere da antenna per comunicazioni terrestri o satellitari. Se nelle VLF la permeabilità consente di raggiungere più o meno quote periscopiche, con le ELF si scende molto più giù, a diverse decine di metri, la dove i sottomarini strategici possono mantenere la loro modalità "stealth": l'invisibilità.
La stazione ZEVS, descritta da Jacobsen in un bellissimo articolo sul non meno avvincente sito di Renato Romero dedicato alla ricezione di segnali artificiali e naturali, Vlf.it (dove tra l'altro trovate il progetto per una antenna loop amplificata da usare per la ricezione dei segnali ELF, insieme a un software di analisi spettrale per pilotare la scheda audio del computer) è l'unico impianto di comunicazione terra-profondità rimasto ancora operativo nel mondo. Fino al 2004 un impianto simile era in funzione negli Stati Uniti, in due punti del Wisconsin e del Michigan. Le due stazioni, che utilizzavano l'intero pianeta come radiatore per lanciare i segnali che riflessi dalla ionosfera penetravano nelle acque marine, rappresentavano in pratica due poli di una antenna. A 76 Hz, la lunghezza d'onda supera i 3.000 km e costruire un'antenna risonante vera e propria sarebbe proibitivo. Vale la pena di leggersi la descrizione dell'impianto americano ora dismesso (era entrato in funzione nel 1989 scatenando una ondata di proteste da parte degli ambientalisti preoccupati degli effetti di campi elettrici a frequenza così bassa), per comprendere le particolari condizioni geologiche che devono essere soddisfatte e la necessità di utilizzare potenze molto elevate e linee di trasmissione aeree lunghissime (circa 30 miglia) per raggiungere gli elettrodi sepolti nel terreno.
Quando si opera a frequenze così basse le comunicazioni ovviamente non possono avvenire in fonia e anche per i dati occorrono codifiche molto particolari. Bisogna anche pensare alla funzione tattica di questi segnali, che teoricamente possono servire a impartire l'ordine per un attacco missilistico nucleare. E se si aggiunge il fatto che le trasmissioni sono inevitabilmente a senso unico, visto che il sottomarino può ricevere ma non avrebbe la possibilità di rispondere, lo scenario diventa ancora più inquietante. Per fortuna, su frequenze così esoteriche si possono anche ascoltare gli effetti di fenomeni naturali di vario tipo, frutto delle complesse relazioni tra il campo magnetico terrestre e la ionosfera. I progetti AWESOME di Stanford e INSPIRE della NASA rappresentano una inesauribile fonte di approfondimento scientifico.