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13 marzo 2015

La microprogrammazione a sette anni: grande iniziativa della BBC per promuovere le tecniche digitali tra i giovanissimi


Nome in codice Microbit. Con la collaborazione di aziende e distributori come ARM, Samsung, Microsoft, element14, la BBC intende realizzare un milione di "picocomputer" programmabili - del tutto equivalenti a Arduino o Raspberry PI - per regalarli a tutti i bambini britannici di sette anni. L'iniziativa è stata concepita come possibile contromisura alla prevista penuria di tecnici hardware e programmatori che si teme possa colpire l'economia inglese nei prossimi anni. La schedina sarà equipaggiata con un microprocessore e una piccola matrice di led per display, ma dal punto di vista funzionale permetterà di realizzare programmi evoluti e potrà essere connessa ad altri dispositivi. Tutto fa parte di BBC Make it digital, grande iniziativa per la promozione della cultura del codice software e del making digitale. Del resto 35 anni fa la stessa BBC, con l'omonimo microcomputer, era stata protagonista della grande stagione di lancio dell'informatica personale. Oggi questa stessa sfida si sposta nell'ambito dei linguaggi avanzati, della microprogrammazione e della logica cablata, nuova frontiera dell'hardware agli albori della Internet of Things. 

Intanto qui da noi la RAI (no, non è la BBC) continua a parlare soprattutto di "processi" in tribunale e di codici giuridici, senza neppure riuscire a imbastire un semplice discorso di alfabetizzazione digitale. L'unica competenza che i giovani devono acquisire riguarda l'abilità nel guardare i serial televisivi in streaming. Bisogna accontentarsi.

16 aprile 2013

RaiWay e wi-fi: il progetto c'è, mancava la chiarezza

Torno sulla questione del presunto progetto per la distribuzione di accessi Wi-Fi attraverso l'infrastruttura di trasmettitori e ponti radio gestita per conto della RAI per RaiWay per fugare le molte perplessità che avevo espresso dopo la lettura di alcuni post di area M5S che "illustravano" l'iniziativa mirata a dare accesso wireless a larga banda a tutti i cittadini italiani. Ieri ero a Trento e a Riva del Garda per le iniziative a contorno dell'inagurazione dei nuovi servizi radiofonici digitali DAB+ nella Provincia Autonoma e ho potuto discutere con i tecnici RaiWay che finalmente hanno fatto chiarezza. Sono stato aiutato anche dai lettori che mi hanno rimandato a un articolo pubblicato in questi giorni da Corriere.it. In effetti un progetto c'era, anche se non su scala così estesa. Tutto parte dalla considerazione fatta dai dirigenti della azienda infrastrutturale per cui RaiWay con i suoi tralici è in grado di "vedere tutti i tetti d'Italia". Alcuni tetti, specie con il digitale terrestre, in realtà sono esclusi e devono ricorrere al satellite di Tivùsat ma diciamo che con buona approssimazione le circa 2.400 installazioni RaiWay hanno una vista ottica con quasi tutte le nostre abitazioni. 
L'eventuale progetto di copertura in termini di accesso wireless a Internet, al contrario di quanto era dato di capire attraverso la stampa, non prevede un intervento diretto di RaiWay, ma la possibilità per Wisp locali (Wireless internet service provider) che potrebbero accordarsi con RaiWay stessa per utilizzare sia i tralicci sia l'accesso alla rete di backhaul: termine più appropriato di backbone nel caso del wireless in the local loop e riferito alla tratta - cablata o a sua volta wireless - che connette l'hotspot in radiofrequenza alla dorsale vera e propria. Il tutto a costi a costi contenuti. Uno studio di fattibilità c'è, fatto da Uni Torvergata e sarebbe stato presentato anni fa a un convegno IEEE. In effetti, mi hanno spiegato, l'iniziativa non è stata pensata per WiMax di per sé, ma è tecnologicamente neutrale. La stessa RaiWay utilizza HyperLan per realizzare e distribuire la rete di controllo  e gestione dei suoi impianti.
In tutta questa faccenda spicca ancora una volta il livello di approssimazione e vaghezza che in genere circonda le notizie riferibili a progetti ad alto contenuto tecnologico. In questo caso a peggiorare la cosa c'è la scia di considerazioni che inevitabilmente segue le esternazioni di un movimento politico che si è spesso dimostrato aperto a una visione al tempo stesso miracolistica e complottistica della realtà. Una visione in base alla quale le soluzioni ai problemi più complessi sono sempre a portata di mano e non vengono attuate solo per esplicità volontà dei "poteri forti". L'offerta di soluzioni di accesso a Internet attraverso l'infrastruttura RaiWay è un'idea praticabile in molte situazioni, attraverso la collaborazione tra più attori. Si parla tra l'altro di una qualità di accesso di un certo tipo, non paragonabile a quella possibile con le tecnologie che si sono evolute nel frattempo, anche perché la proposta RaiWay nasce in anni in cui sigle come WiMax sembravano esprimere potenziali che non si sono mai concretizzati. Da qui a dire che "tutti gli italiani" potranno disporre di connessioni ad alta qualità versando una piccola somma addizionale oltre al canone televisivo ci fa entrare in un ambito speculativo in forte contraddizione con la natura ingegneristica dei problemi e della loro soluzione. Nel nostro nobile intento divulgativo, noi giornalisti dobbiamo sforzarci di ricordare sempre l'intima complessità delle cose.

21 luglio 2011

OFCOM: Wi-FI anche nell'FM con la radio cognitiva

Mi era sfuggita, due settimane fa, la dichiarazione con cui Ed Richards, chief executive del regolatore britannico OFCOM, ha per la prima volta accennato alla possibilità di utilizzare le tecnologie della radio cognitiva dei cosiddetti "whitespaces" (i buchi frequenziali non altrimenti impegnati) anche nella banda FM lasciata parzialmente libera da un eventuale processo di spegnimento delle stazioni analogiche. E' una dichiarazione molto importante perché finora non era mai successo che un "politico" del radiospettro ipotizzasse uno scenario di assegnamento di frequenze comprese tra gli 88 e i 108 MHz per servizi come la connettività a Internet senza fili. Gli attuali sistemi di comunicazione interattiva digitale occupano porzioni di spettro piuttosto larghe, che trasportate nella piccola finestra di 20 MHz dell'attuale FM si mangerebbero il grosso dello spazio disponibile.
Notabene, Richards non ha affatto voluto dire che a partire da una certa data le frequenze FM verranno assegnate agli operatori di telecomunicazioni per erogare servizi non broadcast (oltretutto saranno frequenze molto pregiate perché a 100 MHz i segnali radio si ricevono meglio all'interno delle case e potrebbero aiutarci a rimediare a molte situazioni di digital divide di zone rurali e montagnose). La radio cognitiva consentirebbe piuttosto di impegnare queste risorse in modo intelligente, occupando solo gli spazi lasciati effettivamente liberi dalle stazioni broadcast a carattere locale che sopravviveranno allo switch-over (peraltro non ancora ufficialmente deciso). Secondo Richards sarebbe addirittura un buon modo per evitare che gli stessi spazi bianchi finessero per essere illegalmente occupati da pirati e hacker. Sarebbe però un precedente importante, perché fino a oggi siamo stati abituati a pensare allo spettro delle radiofrequenze come a un insieme di slot rigidamente assegnati a determinati servizi, con precise regole anti-interferenziali. La radio cognitiva cambierebbe radicalmente questo scenario e il risultato è che comunque l'FM così come la conosciamo attualmente perde molta della sua sacralità. Un fatto su cui editori radiofonici e ascoltatori dovranno cominciare prima o poi a ragionare seriamente.
Ofcom considers future of FM radio band
July 6, 2011

Ofcom today proposed an innovative new use for the airwaves that will be freed up following the UK’s switch from analogue to digital radio.
Speaking at the Radio Centre members’ conference today, Ofcom Chief Executive, Ed Richards, identified White Space Devices as potential new users of the freed up FM radio airwaves. These devices could use these frequencies to deliver innovative applications such as mobile broadband in very sparsely populated areas.
The technology works by identifying unoccupied radio waves called “white spaces” to transmit and receive wireless signals.
Compared with other forms of wireless technology, such as Bluetooth and Wi-Fi, White Space Devices are being designed to use a much wider range of frequencies, including the lower frequencies that have traditionally been reserved for TV and radio.
Ofcom has been leading the way in Europe to develop a system that would allow these devices to work without interfering with other users of spectrum. To date, this has focused on using the white spaces between digital TV channels. However, in practice this technology could also work in the FM radio band.
Signals at these frequencies travel further and more easily through walls.
Ed Richards said: “We believe that any release of new spectrum has great potential to enable innovation and growth in new applications and services.”
“Spectrum is a resource that is in huge demand, fuelled by the recent explosion in smart phones and other wireless technologies. However there is only a limited amount of it to go around, which means we need to start thinking more creatively about how it is used. White Space Devices could offer an effective solution.”

Digital radio switchover

It is anticipated that all large scale radio stations will migrate to digital and eventually cease to broadcast on analogue FM radio. Smaller stations are expected to remain on FM.
This is expected to free up as much as 50% of the capacity currently used to deliver FM radio services and has raised questions as to what this capacity will be used for.
“Our first principle has to be that any future use of the FM band is an efficient use of radio spectrum,” said Ed Richards.
“There must be certainty for smaller and community stations, that do not move across to DAB. These will continue to play their important role, and FM is an appropriate technology for the scale at which they operate.”

Protecting the radio industry

Ed Richards explained that White Space Devices offered a solution that could safeguard the interests of the radio industry by making it less likely that it was backfilled with new commercial and pirate radio stations.
“White Space Devices offer a creative solution that would not only use spectrum to its full capacity, but would also work along side existing smaller FM radio stations. This could be done without causing interference and without any commercial conflict.”
“This approach not only would spur on technological innovation but it could also further restrict the opportunity for pirates to fill in the gaps caused by careful spectrum planning.”

White space technology

On 9 November 2010, Ofcom launched a consultation on the processes needed to successfully launch the technology and how new devices will be made available to consumers without the need for a licence. This was based on using white spaces between digital TV channels, however it could also be extended to use white spaces in the FM radio band. Ofcom expects to publish a statement concluding its thinking in the area of digital TV white spaces shortly.

White space database

It is important that white space devices do not interfere with other wireless technologies that share these frequencies. The solution is for devices to do this by consulting a “geolocation database” that contains live information about which frequencies are free to use at their current location.
Ofcom expects to make it possible for interested companies to host such databases.

How the technology will work

Some white space applications will work in a similar way to Wi-Fi, which uses a wireless router to send and receive information to other wireless devices. A key difference is that the white space router or base station will first need to consult a list of databases hosted online. It will describe its location and device characteristics to one of these databases on a regular basis. The database will then return details of the frequencies and power levels the router is allowed to use so that it does not interfere with other devices operating in its vicinity.

12 settembre 2010

Spazi bianchi UHF, la FCC dà l'ok a una nuova industria

Dopo quasi due anni di silenzio si erano affievolite le speranze di poter sfruttare, negli Stati Uniti, i cosiddetti "spazi bianchi" televisivi per implementare servizi di accesso Wi-Fi a larga banda. I White Spaces sono un insieme di canali UHF ufficialmente assegnati ai servizi broadcast, ma di fatto in buona parte non occupati su scala locale, vuoi per la loro distanza rispetto a canali effivamente utilizzati o in virtù dei "buchi" venutisi a creare dal passaggio alla tv digitale, più resistente alle interferenze adiacenti. Nel novembre 2008 (e la necessaria pubblicazione sul Federal Register) la FCC aveva dato l'ok al loro impiego, ipotizzando però un sistema di gestione "cognitiva" dell'uso delle frequenze. I nuovi dispositivi White Space avrebbero per esempio dovuto essere dotati di capacità di localizzazione GPS e accedere a un database che fotografasse lo stato di occupazione dei canali nelle diverse località. Google, molto interessata a queste nuove risorse spettrali per i suoi progetti di copertura Wi-Fi, si era anche proposta per gestire il famoso database.
A sorpresa, la FCC avrebbe messo in calendario l'approvazione dei White Spaces nella sua riunione del 23 settembre prossimo. L'attesa è grande perché gli operatori vecchi e nuovi sono convinti che l'uso intelligente di queste frequenze aiuterà a colmare il digital divide nell'America rurale e produrranno nuove, generose entrate nelle casse di un po' asfittiche degli operatori stessi. BetaNews scrive che in una intervista al Ney York Times, il capo della FCC Julius Genachowski ha detto di immaginare già la nascita di operatori da un miliardo di dollari di fatturato in su. Non tutti concordano con questa visione ottimistica: l'associazione dei broadcaster NAB ha sempre detto di temere le possibili interferenze alle stazioni televisive.
FInisca come deve, è probabile che la FCC approvi la regolamentazione prevista per questo nuovo settore e nomi come Google, Microsoft, Intel, stanno già pensando a servizi e dispositivi. la immaginate una opportunità del genere in un posto come l'Italia? Ah, ah, ah!

FCC set to allow "white space" broadband after two-year wait

By Ed Oswald
September 13, 2010

The Federal Communications Commission is expected to approve the use of so called "white spaces" -- or unused bandwidth freed up by the transition from analog to digital television signals -- for use in wireless broadband at its September 23 meeting.

While the technology would finally gain the FCC's full blessing, it is likely years before any actual implementation is seen. Regardless, the opportunities it provides to speed up the rollout of broadband across the country excites those who have been working hard to make the technology a reality.
In an interview with the New York Times this weekend, FCC chairman Julius Genachowski lauded the move as a "platform for innovators and entrepreneurs," and said he believed it could lead to "one or more billion dollar industries." It also fits perfectly with the Obama Administration's National Broadband Plan, its stated goal being more accessible high-speed Internet.
Spectrum in these bands would be opened up with no licensing fees for their use, similar to the way Wi-Fi has been licensed. Since the frequencies at which white space broadband operates are much lower than Wi-Fi, wireless signals would be able to travel over a much further distance: essentially "Wi-Fi on steroids."
Not everybody is on board, however. Broadcasters have opposed the idea almost from the get go, with the National Association of Broadcasters arguing that white space broadband could lead to interference of television signals.
The FCC attempted to counter this opposition by mandating that any device include technology to "scan" for open airwaves before transmitting, which should limit interference, in its initial approval of the technology two years ago.
That left some supporters of white spaces unhappy as they argued the technology would drive up the cost of implementation -- something the FCC now appears to have acknowledged. Although not confirmed, the rule may be dropped when the new set of rules are released.
Instead of technology with the devices, a frequency database could be polled to select open bandwidth. Devices could then be made location-aware, and use the database to figure which frequency would prevent any interference to television or other wireless signals that may be operating in these bands -- wireless microphones being the most prominent of them.
Google is working on building such a database, although it said it would move aside for another company if the FCC selects someone else to build and maintain it. Microsoft has already built its own database, which was used for an experimental white space network which only used two base stations to cover its entire 500-acre campus.