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25 ottobre 2010

Fiducia nelle fonti informative, radio in crescita


Demos&PI di Ilvo Diamanti ha pubblicato oggi il rapporto sugli "Italiani e l'informazione", svolto nell'ambito del suo "Osservatorio capitale sociale". Alcune tabelle riguardano la radio, che risulta in leggera crescita rispetto all'anno scorso come fonte informativa cui gli italiani ricorrono quotidianamente, ovviamente dietro mamma Tv. In crescita risulta anche la fiducia espressa nei confronti delle informazioni di Radio RAI. I giornali radio (immagino nel complesso), migliorano inoltre la posizione sulla classifica dell'imparzialità percepita.



Calcolando la differenza tra i livelli di fiducia espressi nei confronti delle fonti informative radiotelevisive dagli elettori di destra e sinistra, i più schierati verso i primi risultano com'era prevedibile, TG5, Studio Aperto, TG4 e TG1; e verso i secondi TG3, TG La7 e RaiNews. Il più equilibrato tra i due schieramenti (ma sempre con l'ago che pende a sinistra!) è sorprendentemente il TG2, seguito dal TG 24 di Sky, mentre i giornali radio migliorano la loro posizione nell'ultimo anno.



01 luglio 2010

Audiradio, si torna indietro?

Secondo Italia oggi di questa mattina, alcuni soci di Audiradio starebbero per chiedere la sospensione delle nuove modalità di raccolta degli indici di ascolto, modalità che hanno determinato una forte discontinuità nei valori finora rilevati. Il mese scorso - tra l'altro con forte ritardo - Audiradio ha pubblicato una classifica di popolarità delle stazioni radio italiane con molti elementi di discontinuità rispetto al passato, incluso un forte aumento del numero di ascoltatori. Radio Rai è risultata molto più ascoltata, altre emittenti sono state ridimensionate. E adesso i rappresentati di queste emittenti (Finelco, Rds) ma anche Upa e Assocumunicazione, preoccupate per le ricadute sui valori pubblicitari, vogliono tornare indietro. In discussione c'è soprattutto la scelta di passare dalle interviste telefoniche (so come funziona questo strumento e nessuno riuscirà mai a convincermi che possa fornire dati sufficientemente immune da rumori statistici e distorsioni) ai diari compilati da un campione di ascoltatori. Anche la qualità del campione viene criticata. C'è da restare quanto meno perplessi di fronte a un sistema di rilevamento concordato tra tutti e subito contestato da chi - tra i tutti - si ritiene "penalizzato". E' un modo di fare estremamente poco serio e non fa altro che corroborare la teoria secondo cui i sondaggi in Italia sono puramente di comodo (vi rimando ai libri di Roberta Gisotti su Auditel).
Negli Stati Uniti è stato introdotto un misuratore di audience radiofoniche basato su un sistema di rilevamento di segnali sub-aurali da parte di un dispositivo elettronico, il Portable People Meter di Arbitron. Ovviamente anche qui il dispositivo viene utilizzato da un campione rappresentativo di individui. Sulla effettiva qualità di questa rappresentazione si gioca tutta la serietà e l'attendibilità di un sondaggio. Negli Stati Uniti il PPM ha sovvertito completamente le classifiche di ascolto in molte aree metropolitane e ci sono state polemiche simili a quelle che oggi investono Audiradio, con gruppi editoriali che hanno minacciato di abbandonare la metodologia togliendo dalle loro stazioni la trasmissione dei segnali di marcatura "ascoltati" dal dispositivo. Il PPM è stato introdotto nel 2006 a Philadelphia e a mio modesto parere sarebbe ora di esportarne l'esperienza anche in Europa. Suggerisco la lettura dell'intervento di due consulenti europei, Sam Zniber e Emmanuel Legrand su Radio Intelligence del marzo scorso, sulle opportunità dell'adozione di questa tecnologia sul nostro continente.
La qualità e il successo della programmazione radiofonica italiana meritano un po' di serietà in più rispetto alle beghe da portineria che investono oggi Audiradio.

23 aprile 2008

Un sondaggio sulla ricezione di RAI Auditorium

In genere mentre lavoro sono sintonizzato, qui a Milano, sui 102.2 MHz di Auditorium, il canale RAI di musica classica che riprende il V della filodiffusione (qualcuno mi sa dire se la filodiffusione viene ancora filodifusa?). Oggi sento per la prima volta che i programmi vengono interrotti da una gentile voce che segnala agli ascoltatori un survey sulla qualità di ricezione di questo programma, isola felice in un mare di banalità purtroppo preclusa a gran parte del territorio nazionale. In teoria il pubblico potrebbe usufruire dello streaming Web di Auditorium, non fosse per un piccolo, trascurabile particolare: in provincia, dove l'FM non arriva, spesso e volentieri non arriva neppure l'ADSL.
Telefonando al numero verde 800-111555 dalle 8 alle 23 dal lunedì al sabato, è possibile indicare all'operatore come arriva Auditorium dalle vostre parti. Nella speranza che questo sondaggio sia il sintomo della volontà di ampliare l'area di copertura del segnale, invito tutti gli interessati a esprimere il proprio giudizio. La chiamata è gratuita.

23 gennaio 2008

Noi ci fidiamo del Web. I francesi della radio

Leggo su Newsline di un sondaggio che attribuisce al pubblico italiano una grande fiducia nelle informazioni veicolate da Internet. Strano. La posizione dei francesi, riferisce Le Monde, è opposta. Nei confronti del Web c'è la massima sfiducia (solo il 31% giudica il Web attendibile). Mentre, guarda caso, in Francia si pensa (57%) che in genere "i fatti si svolgono più o meno come li riferisce la radio."

Pour les Français, la Toile n'est pas une source d'information fiable
Mis à jour le 23.01.08 | 17h00

La confiance des Français dans les médias (radio, télévision, presse écrite et Internet) s'est quelque peu érodée en 2007. Tel est le constat du 21e baromètre TNS-Sofres réalisé pour La Croix et publié dans le quotidien dans son édition du mercredi 23 janvier.
C'est à la radio que les Français accordent le plus confiance, 57 % des personnes interrogées estimant que "les choses se sont passées vraiment ou à peu près comme la radio les raconte". Un chiffre stable d'une année sur l'autre. La presse écrite se maintient au deuxième rang (49 %), mais perd 2 points par rapport à la précédente enquête. Elle est suivie par la télévision (46 %), en recule de 2 points. Quant à Internet, seulement un tiers des Français (31 %) y voient une source d'information fiable.
Autre enseignement, 57 % des Français doutent de l'indépendance des journalistes aux pressions des partis politiques et du pouvoir, et 54 % doutent de leur indépendance face aux pressions de l'argent. Ces deux chiffres sont toutefois en recul de 6 points chacun : "Signe d'un regain de confiance ?" s'interroge La Croix, dans une période où les journalistes restent très soucieux à l'égard de leur indépendance vis-à-vis de groupes de médias appartenant à des patrons proches du président de la République, Nicolas Sarkozy.

COUVERTURE EXCESSIVE

Sans surprise, 93 % des personnes interrogées estiment que "les médias accordent trop de place à la vie privée de Nicolas Sarkozy, quelle que soit leur sensibilité politique". Si 41 % des Français considèrent que les sujets concernant M. Sarkozy sont objectifs, 37 % d'entre eux estiment que ces sujets sont "plutôt favorables" au chef de l'Etat.
Parmi les sujets qui ont dominé l'actualité en 2007, la campagne présidentielle a donné lieu à une couverture "excessive" pour 50 % des sondés, suivie par l'affaire de L'Arche de Zoé, l'interdiction de fumer dans les lieux publics, autant de sujets jugés "surmédiatisés".
En revanche, la moitié des Français trouvent que les médias "n'ont pas assez parlé" du pouvoir d'achat, des sans-abri, de la réforme des régimes spéciaux de retraite, du réchauffement climatique, du conflit au Darfour... Mais 68 % ont jugé équilibrée la couverture médiatique du décès de l'Abbé Pierre ou de la Coupe du monde de rugby.
Au final, l'intérêt des Français pour les médias reste élevé. 72 % des personnes interrogées déclarent "suivre les nouvelles données par les moyens d'information avec un intérêt "très grand" ou "assez grand"". Et ce, malgré un léger recul (- 3 %) début 2008.