Visualizzazione post con etichetta budget. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta budget. Mostra tutti i post

10 novembre 2011

AEF, critiche e sforamenti di spesa rischiano di costar care alle onde corte di France Internationale


Contestazioni sul nuovo assetto centralizzato e aspre critiche alla governance e alla spesa fuori controllo di Audiovisuel extérieur de la France mettono improvvisamente in pericolo le attività in onde corte di un altro grande broadcaster internazionale: Radio France Internationale.
Oltre a RFI, il gruppo AEF concentra dall'inizio del 2009 la programmazione di France 24, TV5 Monde e di Radio Montecarlo Doualiya, la sezione araba di RFI, una specie di Radio Sawa francese. In questi giorni è successo che la deputata socialista Martine Martinel ha reso pubblico un rapporto del tutto sfavorevole alla riforma che ha messo sotto le potenti mani di Alain de Pouzilhac, manager della pubblicità prestato alla dirigenza televisiva, le sorti di tre emittenti e mezza. Per la Martinel sarebbe molto più sensato raggruppare "per mestiere" i canali televisivi sotto la gestione di France Television e di RFI sotto Radio France. Poi è arrivato il colpo di maglio dell'IGF, l'Inspection Générale des Finances, che ha fatto le pulci sulla gestione finanziaria della società pubblica.
Tra sprechi, sovrapposizioni e sovradimensionamenti l'AEF, ha concluso l'IGF, ha un pesante margine di rischio, più di 55 milioni di euro, nel suo budget relativo al triennio 2011-2013. Inoltre l'AEF, che si fa coprire per almeno un terzo dallo Stato francese, spende i soldi in modo ingiustificato e non sfrutta a sufficienze le possibili sinergie tra i suoi diversi organismi.
L'IGF arriva a suggerire qualche misura di contenimento di questi costi (ma perché non cacciano de Pouzilhac, con quel nome da moschettiere?): ridurre le trasmissioni in onde corte e medie di RFI. Purtroppo il file PDF con il rapporto originale dell'organismo di controllo finanziario risulta danneggiato e non leggibile, ma i giornali che lo hanno ricevuto parlano anche di una tabella che mette a confronto le spese pazze dell'AEF con quelle di analoghi broadcaster europei. 368 milioni annui contro i 362 di BBC Global o i 286 di Deutsche Welle e tutto questo per mantenere un numero di redazioni estere inferiore, 13 contro i 28 dei tedeschi e i 27 degli inglesi (bisogna capire se le cifre si riferiscono al passato o tengono conto degli ultimi tagli). L'ente ha già dovuto attraversare un momentaccio proprio un anno fa, quando la sua direttrice generale, la giornalista televisiva Christine Ockrent, è stata travolta dall'accusa di aver creato una rete di spionaggio interna per accedere a documenti riservati e alla posta dei colleghi. Nel maggio scorso, la Ockrent è stata costretta a rassegnare le dimissioni.

27 gennaio 2011

Pesanti tagli al BBC World Service, onde corte quasi off


Mezzo migliaio di posti di lavoro tagliati. Cinque servizi (e lingue) chiusi: albanese, macedone, serbo, portoghese per l'Africa, inglese per i Caraibi. Altri sette servizi tra cui il vietnamita o il mandarino (ma il cantonese rimane) chiudono le emissioni radiofoniche per focalizzarsi su tv, mobile (mobile?) e online (a parte il russo che via Internet verrà diffuso in audio)… Spegnimento delle onde medie (gli storici 648 kHz per l'Europa occidentale finiscono a marzo) e drammatica riduzione delle onde corte che spegneranno tra marzo 2011 e 2014. Dovrebbe restare qualcosa in somalo e burmese, a parte le emissioni in inglese che però già oggi non sono più rivolte verso l'Europa.
Noi appassionati di ascolto internazionale, sulle onde corte, della radio ce lo aspettavamo ma la prima impressione dopo il comunicato stampa relativo alle misure di contenimento dei costi per il BBC World Service è quella di un servizio avviato al totale smantellamento. Certamente è finito un modello che ha retto per circa mezzo secolo. Le antenne dei servizi in onde corte delle grandi democrazie occidentali e più in generale delle potenze mondiali e regionali rappresentavano un'intera strategia diplomatica, erano la voce ufficiale e multilingue delle grandi amministrazioni, facevano informazione e promozione turistica, promuovevano l'export. Nei lunghi anni della Guerra Fredda molte di queste antenne svolgevano un ruolo fondamentale di supplenza, andavano a riempire vuoti di informazione e critica interna, cercavano - come si dice oggi - di esportare democrazia, ma per davvero. E a parte qualche eccesso retorico non lasciavano sul terreno una sola vittima.
Oggi per fare le stesse cose ci sono altri modi, c'è Internet, c'è la televisione satellitare, i ripetitori locali in FM. Personalmente dubito che l'insieme di queste alternative consentano gli stessi livelli di efficienza rispetto a una intelligente rete di ripetitori in onde corte di media potenza sparsi per il globo, magari associati all'uso di efficienti ed economicissimi ricevitori di concezione moderna. Ma la mia idea non è condivisa dagli amministratori che hanno deciso il taglio di risorse al BBC World Service, destinato a partire dal 2014 a sopravvivere solo con le provvigioni ricavate dal canone televisivo e privato quindi del budget sostanzioso che arrivava dal Foreign Office. Se la radio non serve più per fare diplomazia, dev'essere stato il ragionamento, tanto vale spegnerla. Ma spegnere la radio non è anche un po' oscurare una parte del nostro e dell'altrui cervello?
World Service changes
26 January 2011

The BBC is today announcing large scale and significant changes to BBC World Service. These changes have been fully considered and approved by the BBC Trust.
As part of the new licence fee settlement agreed with the Government last autumn, the World Service will be funded from the licence fee from 2014. This was agreed on the basis that there are valuable synergies between the World Service and the rest of the BBC and the fact that it helps to deliver the BBC's public purposes.
In the period up to 2014 the World Service continues to be funded by the Government through a grant from the Foreign and Commonwealth Office. Today's announcement reflects the financial settlement reached with the Government as part of the recent Comprehensive Spending Review, which sees the level of Government funding available for the World Service reduced by 16 per cent. The revised strategy for the World Service will see the closure of five language services and changes to many parts of the World Service's operation. The Trust believes that, although difficult, these changes are necessary in light of the funding situation.
Under the terms of the Agreement that the BBC has with the Government, the closure of the language services was jointly approved by the BBC Trust and the Foreign Secretary. Exceptionally the BBC Trust has agreed to release a limited amount of licence fee funding over the next two years to meet the restructuring costs that will help ensure a smooth transition over to the BBC in 2014. This will require a change to the BBC Agreement and the Trust is now working with the Government to bring this into effect.
BBC Trust Chairman Sir Michael Lyons said:
"Today is a difficult day for the World Service, which we want to ensure continues to be the most authoritative, quality broadcaster of news and information around the world. But we have no choice other than to live within the reduced Government grant. Our aim is to help the World Service continue to support the BBC's international role by ensuring it adapts to the changing needs of its audience within a more constrained public spending environment. As part of that the Trust has approved the closure of five language services."

BBC World Service cuts language services and radio broadcasts to meet tough Spending Review settlement
Date: 26.01.2011

BBC World Service gave details of its response to a cut to its Grant-in-Aid funding from the UK's Foreign & Commonwealth Office today.

BBC World Service is to carry out a fundamental restructure in order to meet the 16 per cent savings target required by the Government's Spending Review of 20 October last year.
To ensure the 16 per cent target is achieved and other unavoidable cost increases are met BBC World Service is announcing cash savings of 20 per cent over the next three years. This amounts to an annual saving of £46m by April 2014, when Grant-in-Aid funding comes to an end as BBC World Service transfers to television licence fee funding, agreed as part of the domestic BBC's licence fee settlement announced on the same day.
In the first year, starting in April 2011, the international broadcaster will be making savings of £19m on this year's operating expenditure of £236.7m (2010/11).

The changes include:
  • five full language service closures;
  • the end of radio programmes in seven languages, focusing those services on online and new media content and distribution;
  • a phased reduction from most short wave and medium wave distribution of remaining radio services.
BBC Global News Director Peter Horrocks said: "This is a painful day for BBC World Service and the 180 million people around the world who rely on the BBC's global news services every week. We are making cuts in services that we would rather not be making. But the scale of the cut in BBC World Service's Grant-in-Aid funding is such that we couldn't cope with this by efficiencies alone.
"What won't change is the BBC's aim to continue to be the world's best known and most trusted provider of high quality impartial and editorially independent international news. We will continue to bring the BBC's expertise, perspectives and content to the largest worldwide audience, which will reflect well on Britain and its people."
BBC World Service also plans spending reductions and efficiencies across the board, targeted in particular in support areas where there will be average cuts of 33 per cent.
BBC World Service also expects to generate additional savings from the new ways of working after the move to the BBC's London headquarters at Broadcasting House in 2012, and also by the transfer of BBC World Service to television licence fee funding in April 2014.
Under these proposals 480 posts are expected to close over the next year.
By the time the BBC World Service moves in to the licence fee in 2014/15 we anticipate the number of proposed closures to reach 650. Some of these closures may be offset by new posts being created during this period.
It is expected that audiences will fall by more than 30 million from the current weekly audience of 180 million as a result of the changes this year.
The changes have been approved by the BBC Trust, the BBC Executive and, in relation to closure of services, The Secretary of State for Foreign and Commonwealth Affairs, William Hague, as he is required to do under the terms of the BBC's agreement with the Foreign and Commonwealth Office.

The changes in detail are:

Full language service closures
There will be the complete closure of five language services – Albanian, Macedonian, Portuguese for Africa and Serbian languages; as well as the English for the Caribbean regional service.

End of radio programming
BBC World Service will cease all radio programming – focusing instead, as appropriate, on online, mobile and television content and distribution – in the following languages: Azeri, Mandarin Chinese (note that Cantonese radio programming continues), Russian (save for some programmes which will be distributed online only), Spanish for Cuba, Turkish, Vietnamese, and Ukrainian.

Reductions in short wave and medium wave radio distribution
There will be a phased reduction in medium wave and short wave throughout the period.
English language short wave and medium wave broadcasts to Russia and the Former Soviet Union are planned to end in March 2011. The 648 medium wave service covering Western Europe and south-east England will end in March 2011. Listeners in the UK can continue to listen on DAB, digital television and online. Those in Europe can continue to listen online or direct to home free-to-air satellite via Hotbird and UK Astra. By March 2014, short wave broadcasts of the English service could be reduced to two hours per day in Africa and Asia.

BBC World Service will cease all short wave distribution of its radio content in March 2011 in: Hindi, Indonesian, Kyrgyz, Nepali, Swahili and the Great Lakes service (for Rwanda and Burundi). These radio services will continue to be available for audiences by other means of distribution such as FM radio (direct broadcasts and via partners); online; mobiles and other new media devices.

Short wave broadcasts in remaining languages other than English are expected to end by March 2014 with the exception of a small number of "lifeline" services such as Burmese and Somali.

English language programmes
There will be a new schedule for World Service English language programming – a focus on four daily news titles (BBC Newshour, BBC World Today, BBC World Briefing, and BBC World Have Your Say); and a new morning programme for Africa. There will be a new daily edition of From Our Own Correspondent; and an expansion of the interactive World Have Your Say programme.

There will be a reduction from seven to five daily pre-recorded "non-news" programmes on the English service. This includes the loss of one of the four weekly documentary strands. Some programmes will be shortened. Titles such as Politics UK, Europe Today, World Of Music, Something Understood, Letter From…, and Crossing Continents will all close. There will also be the loss of some correspondent posts.

Audience reduction
Audiences will fall by more than 30 million as a result of the changes announced on 26 January 2011. Investments in new services are planned in order to offset further net audience losses resulting from additional savings in the 2012-14 period.

Professional Services
There will be a substantial reduction in an already tight overhead budget. Teams in Finance, HR, Business Development, Strategy, Marketing and other administrative operations will face cuts averaging 33 per cent.

Job losses
Under these proposals 480 posts would be declared redundant; of these 26 posts are currently unfilled vacancies. BBC World Service is proposing to open 21 new posts. Therefore the net impact of these proposed changes could result in up to 433 posts being closed this financial year against a total staff number of 2400.

By the time the BBC World Service moves in to the licence fee in 2014/15 we anticipate the number of proposed closures to reach up to 650. Some of these closures may be offset by new posts being created during this period.

Notes
BBC World Service is currently an international multimedia broadcaster delivering 32 language and regional services, including: Albanian, Arabic, Azeri, Bengali, Burmese, Cantonese, English, English for Africa, English for the Caribbean, French for Africa, Hausa, Hindi, Indonesian, Kinyarwanda/Kirundi, Kyrgyz, Macedonian, Mandarin, Nepali, Pashto, Persian, Portuguese for Africa, Portuguese for Brazil, Russian, Serbian, Sinhala, Somali, Spanish for Latin America, Swahili, Tamil, Turkish, Ukrainian, Urdu, Uzbek, and Vietnamese.
It uses multiple platforms to reach its weekly audience of 180 million globally, including shortwave, AM, FM, digital satellite and cable channels. Its news sites, which received 7.5 million weekly visitors in November 2010, include audio and video content and offer opportunities to join the global debate. It has around 2,000 partner radio stations which take BBC content, and numerous partnerships supplying content to mobile phones and other wireless handheld devices. For more information, visit bbcworldservice.com. For a weekly alert about BBC World Service programmes, sign up for the BBC World Agenda e-guide at bbcworldservice.com/eguide.
BBC World Service is part of BBC Global News. BBC Global News brings together BBC World Service – funded by Grant-in-Aid by the UK Government; the commercially funded BBC World News television channel and the BBC's international facing online news services in English; BBC Monitoring – which is funded by stakeholders led by the Cabinet Office, and a range of public and private clients; and BBC World Service Trust – the BBC's international development charity which uses donor funding. No licence fee funds are currently used in any of these operations.

BBC World Service Press Office

19 dicembre 2010

Olanda, destra e sinistra unite contro Radio Netherland

La stazione radio internazionale olandese, Radio Nederland Wereldomroep, meglio nota come Radio Netherland, era rimasta un'isola felice nel mare tempestoso dei tagli che i governi di qualunque ispirazione impongono ai broadcaster internazionali, le loro voci radiofoniche all'estero. Queste emittenti perlopiù pubbliche operano grazie al lavoro di redazioni che producono e diffondono (non più solo in onde corte, ovviamente) programmi diretti fuori dai rispettivi confini geografici, vuoi a beneficio dei concittadini emigrati o in viaggio, vuoi per fornire agli ascoltatori stranieri, magari nelle loro lingue, informazioni domestiche e - specie quando gli ascoltatori in questione vivono in una carenza di libertà di stampa - una visione più obiettiva del mondo.
Ho già raccontato del ridimensionamento di emittenti come BBC World Service o Deutsche Welle, ma oggi una interrogazione nella camera bassa del Parlamento olandese apre la strada a un processo di revisione da cui potrebbe emerge una Radio Netherland molto più povera di quella che al momento può contare su un budget di 47 milioni di euro, che riescono a coprire un costo di gestione che solo per il funzionamento di dieci redazioni linguistiche ammonta a 29,5 milioni. In forse, se l'inchiesta promossa dal partito "D66" (un movimento progressista con un programma molto simile al nostro Partito Radicale), è anche il ruolo delle onde corte, che potrebbero subire lo stesso destino visto in emittenti autorevoli come la Radio Svizzera Internazionale.
La vicenda di cui parlano la stessa Radio Netherland (che però si dice molto fiduciosa) e i giornali olandesi ha del paradossale. Tutto nasce come si diceva dall'interrogazione di un partito che ha una rappresentanza parlamentare inferiore al 10% (10 deputati su 150 e 2 senatori su 75) e non siede in un gabinetto di governo costituito da una coalizione tra Appello cristiano-democratico (CDA, centro-destra) e Popolari per la libertà e la democrazia (VVD, liberal-conservatore). I Democratici 1966 dovrebbero essere perfettamente in linea con gli obiettivi di Radio Netherlands e di fatto lo sono. Ma questo non impedisce loro di giudicare obsoleta l'emittente giudicata obosoleta. A quanto mi è sembrato capire i D66 sono a favore di una riforma del welfare e della spesa pubblica e soprattutto vogliono che sia fatta chiarezza sulle modalità di distribuzione dei programmi di una emittente che a loro modo di vedere non tiene sufficientemente in conto le potenzialità di Internet. L'interrogazione di minoranza è stata subito fatta propria dalla maggioranza conservatrice, che ha incaricato la ministra per l'Educazione, la Cultura e la Scienza Marja van Bijsterveldt (Radio Netherland dipende dal suo dicastero ma gli obiettivi della riforma, già avviata, sono anche quelli di trasferirne le competenze verso gli Esteri) di procedere a uno studio approfondito delle varie voci di spesa. La direzione dell'emittente ha giustamente osservato che se gli olandesi hanno tutti una connessione a Internet nelle loro case, per milioni di ascoltatori il Web è del tutto sconosciuto e inaccessibile.
Particolarmente critica nei confronti di RN è la posizione del quotidiano De Telegraaf (che ho tradotto con l'aiuto di Google e della mia magra conoscenza del tedesco, quindi potrei anche essermi sbagliato), che in questo e quest'altro articolo apertamente che sarebbe ora di smettere di buttar via quasi 50 milioni di euro per soddisfare le esigenze di pochi olandesi in vacanza e formare l'ennesima generazione di giornalisti di sinistra (la cultura radical-chic, qualcuno direbbe il buonismo veltroniano, non gode decisamente di buona stampa in Europa) impegnati a loro volta a istruire le giovani democrazie in Asia o in America Latina.
Si potrebbe obiettare al De Telegraaf che tra media in via di estinzione forse un quotidiano cartaceo dovrebbe dimostrare maggior solidarietà verso una radio a onde corte, ma se questi sono gli effetti di elezioni sicuramente più democratiche delle nostre c'è ben poco da dire. Aspettiamoci, se non proprio la definitiva chiusura, una Radio Nederland fortemente limitata nelle sue future ambizioni.

Costi di gestione, per redazione (in milione)
Costi diretti

Olandese 3,7
Inglese 2,0
Caraibico 1,5
Spagnolo 1,9
Portoghese 0,2
Indonesiano 1,3
Africa sub-sahariana 1,5
Arabo 1,1
Cinese 0,3
Musica 0,7

Costi generali, centrale di produzione e attività 8,5

Costi indiretti derivanti dalla gestione 6,8

Totale 29,5 (su un budget complessivo di 47)

Il bilancio 2011 di Radio Nederland Wereldomroep si può scaricare (in olandese, ma le cifre sono chiare) da questo link. L'Annual Report in lingua inglese, riferito al 2009, si trova qui.

22 ottobre 2010

Duri tagli alla BBC, che assorbe il World Service

David Cameron l'aveva detto, la politica di indispensabili tagli messi in atto dal nuovo governo britannico avrebbe toccato la BBC, baluardo dell'emittenza pubblica, con un budget da 3,5 miliardi di sterline e oltre. Non sono tagli radicali, ma il colpo non sarà facile da assorbire.
Intanto il ministro della cultura Jeremy Hunt ha dichiarato che per i prossimi sei anni il canone televisivo resterà bloccato (sono conservatori, il loro obiettivo è non far aumentare le tasse) e a Bush House si dovrà continuare a fare economie e far leva sul marketing delle sue produzioni attraverso BBC Worldwide, il braccio commerciale internazionale. Tutto il welfare del Regno Unito verrà del resto sottoposto a una drastica cura dimagrante. Il governo aveva promesso 11 miliardi di sterline di risparmio annuo da raggiungere nel 2015, ma a questa somma già imponente sono stati aggiunti altri 7 miliardi. Una stangata, ma fatta in perfetto stile British sul piano della comunicazione. Il documento rilasciato alla stampa http://cdn.hm-treasury.gov.uk/sr2010_pressnotices.pdf, suddiviso in capitoli dedicati ai risparmi di ciascun ministero è un modello di chiarezza e linguaggio accessibile, anche graficamente. Non parliamo del report di 104 pagine che il ministero delle finanze ha scritto per illustrare i risultati della Spending Review, la rassegna delle spese. Su carta il volume costa 45 sterline, online è gratis http://cdn.hm-treasury.gov.uk/sr2010_completereport.pdf e anche qui il lettore italiano non può fare a meno di pensare alla differenza tra questa documentazione chiara, esaustiva, trasparente, e gli annunci da Dulcamara, le ridde di cifre tutte diverse che arrivano dal nostro tesoriere e Chancellor of the Exchequer, il creativo Lord Three Heights.
Ma torniamo alla BBC. Come se il congelamento del canone non bastasse, dovrà contare solo sul proprio budget per finanziare nuovi contenuti televisivi locali, contribuire alla diffusione degli accessi a larga banda e pagare intereamente i conti del canale televisivo gallese S4C. In precedenza i fondi per questo canale in lingua locale arrivavano separatamente dal ministero della cultura e dei media, ma questi saranno tagliati del 24%. Il resto arriverà dai canoni televisivi nazionali. Il direttore di S4C John Walter Jones ha già dichiarato che la decisione avrà effetti disastrosi sul pubblico di lingua gallese e la Authority che governa l'emittente ha detto che ricorrerà subito in tribunale chiedendo una "Judicial Review" (immagino come un ricorso al Tar o alla Corte dei conti). Del resto il ministero della cultura (perché i governi si ostinano a chiamarli così invece di "ministero dei tagli alla cultura") ha deciso la chiusura di 19 organismi su 55 e una riduzione del 15% dei fondi erogati al mitico British Film Institute.
La notizia più clamorosa per chi ascolta le onde corte - e non mi riferisco a noi hobbysti occidentali annoiati - è il riassetto del BBC World Service, che cesserà di percepire i 273 milioni di sterline dal ministero degli esteri. Anche in questo caso il World Service riceverà solo soldi dal canone. Decisamente a rischio diventa soprattutto il BBC Monitoring Service, l'orecchio del mondo, un team di ascoltatori/traduttori che segue e decifra migliaia di ore di trasmissioni radiotelevisive e Internet di tutto il mondo. Oggi riceveva 25 milioni direttamente dal Cabinet Office del primo ministro. Via anche quelli.
Al di là dei gravi rischi di contenimento delle lingue e delle ore di trasmissione del BBC World Service, con i soldi del Foreing Office, viene a cessare soprattutto la catena di trasmissione tra i contenuti trasmessi e la diplomazia inglese. Sarà la BBC a decidere tutto e non sarà facile far passare il messaggio di un servizio rivolto all'estero ma finanziato direttamente con i soldi dei contribuenti. A nulla vale pensare ai tagli che anche il ministro della difesa dovrà subire (gli resteranno solo le noccioline, 32-33 miliardi), alla messa all'asta delle frequenze oggi usate dai satelliti militari (in generale Cameron conta di fare parecchi soldi vendendo spettro RF), il merger tra BBC e BBC World Service è una sconfitta dell'idea di servizio pubblico, forse una delle poche discriminanti che ci permette oggi di separare una politica di destra da una di sinistra. Intanto potete scommettere su una cosa: le onde corte della BBC verranno quasi completamente soppresse fuori da quelle realtà più problematiche come il Sudan, l'Afghanistan, Burma.
Neanche la crisi degli anni '70, oggettivamente in un'epoca non del tutto paragonabile, era arrivata a tanto. I giornali rivelano anche che i capi della BBC erano stati posti di fronte a una possibile alternativa: o accettare questi tagli, o rassegnarsi a ingoiare una pillola ancora più amara, quella del finanziamento dei canoni televisivi che i pensionati ultra-75enni non pagano da queste parti. Si trattava di tirar fuori dal cilindro una somma superiore al mezzo miliardo di sterline, equivalenti a un aumento del canone di 20. Il governo ha fatto chiaramente capire che questo aumento non sarebbe passato e l'emittente avrebbe dovuto affrontare una austerity intollerabile. Forse la squadra di Cameron ha voluto ribadire che d'ora in poi si fa sul serio. Malgrado una età che noi considereremmo infantile - il ministro George Osborne ha 39 anni, il secondo in comando, il chief secretary Danny Alexander, 38! - il Tesoro di Sua Maestà non ha nessuna voglia di giocare.