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22 ottobre 2013

Netcast, Tre Soldi di Rai Radio 3 esplora il pianeta tematico delle Web radio italiane

Va in onda lunedì 28 ottobre su Rai Radio 3 "Tre Soldi", alle ore 19:45 la prima puntata di Netcast radiodocumentario di Annalisa Vacca e Andrea Borgnino sul mondo delle emittenti italiane che trasmettono solo via Web. Uno spaccato delle voci che discutono su Internet di argomenti molto specifici, scoprendo una tematicità e una cultura localista che purtroppo il modello dell'emittenza pubblica nazionale e privata non ha mai saputo dare al pubblico della radiofonia. Ecco il comunicato ufficiale di Netcast con la sinopsi di tutte le cinque puntate che proseguiranno per tutta la settimana. Il programma ha anche aperto un Tumblr che speriamo possa estendere anche temporalmente i contenuti e gli spunti trattati. Dalla pagina estraggo l'audio di questo promo:


NETCAST Le voci libere della rete


In onda dal 28 Ottobre per 3 Soldi alle 19.45 su Rai Radio3

di Andrea Borgnino e Annalisa Vacca

Un radio documentario in cinque puntante dedicato alla scoperta delle nuovi voci indipendenti italiane che trasmettono solo in rete.  Webradio e webtv che affrontano temi e danno voce a chi non ha spazio nell'etere "ufficiale" del nostro paese.
Spazi auto organizzati di comunicazione virtuale si stanno diffondendo a macchia d'olio in giro per la penisola: sono voci diverse che raccontano un paese che usa i mezzi di comunicazione in maniera attiva e che permettono una comunicazione diretta senza mediazioni ma che troppo spesso rimangono intrappolate nella stessa rete che dona loro la libertà di espressione.
Netcast è il tentativo di creare una mappa "sonora" di queste nuove "libere antenne" facendo ascoltare i loro contenuti e dando luce al mondo sempre più forte del video e audio attivismo in rete.

I temi e le puntate

Prima puntata, in onda il 28 Ottobre 2013
Comunicare in liberta'  con:  Radio Ferrante la webradio del carcere minorile Ferrante Apporti di Torino; Corviale Network la webtv che del palazzo-mostro nella periferia di Roma; Radio Shock l'emittente del Dipartimento di Salute Mentale della A.S.L. di Piacenza e  22tv la webtv del centro diurno di salute mentale Phoenix di Rutigliano in provincia di Bari.

Seconda puntata, in onda 29 Ottobre 2013
Lo stigma e il diverso  con: Radio Kaos ItaLis la prima radio di sordi e per sordi; Grattacielo Tv una urban web tv dedicata a dare voce a tutte le persone che abitano o lavorano al condominio Grattacielo di Ferrara;  Ability Channel la piattaforma digitale dedicata alle persone con disabilità e Psicoradio una testata radiofonica con una redazione formata da pazienti psichiatrici di Bologna.

Terza puntata, in onda 30 Ottobre 2013
Raccontare la legalità con: Radio Kreattiva la web radio antimafia delle scuole di Bari; Radio Siani webradio contro la camorra che ha sede in un bene confiscato alla camorra ad Ercolano; TeleJato la minitv contro la mafia diretta da Pino Maniaci a Partinico(Pa); Laterradeifuochi.it  un contenitore di Video-Denunce dei roghi di rifiuti tossici in Campania e Radio Zammù la webradio dell’università di Catania.

Quarta puntata  in onda 31 Ottobre 2013
La ricerca delle proprie origini con: Orsotv la community webtv delle Valli piemontesi Orco e Soana; R-Nord una tv condominiale sperimentale a Modena; Radio Migranti un progetto ideato dalla Regione Friuli Venezia Giulia; Radio Fuori Onda webradio del Dipartimento di Salute Mentale A.S.L. Roma C e Radio Torino International la radio della comunità rumena di Torino si ritrova sul 90.0 in Fm e in rete.

Quinta puntata  in onda 1 Novembre 2013
Le giovani voci dell’Italia del futuro con: Radio immaginaria la prima e unica radio di adolescenti in Italia di Castel Guelfo di Bologna;  Radio Lamp la webradio scolastica degli istituti milanesi di Cardano e Gentileschi;  Ragaradio e Ragatv è un progetto per i giovani  del Comune di Milano; Under Radio il progetto di radio per la scuola di  Media Aid e Save the Children; La radio che non esiste e  Radio Twittami di notte due netradio che vivono solo sui social network e Romeoinlove, programma della webradio dell'università di Verona dedicato al mondo GLBT.

09 febbraio 2012

Dal 14 febbraio al Museo del Risorgimento di Milano un ciclo dedicato al "Segreto"

Non capita tutti i giorni di assistere a una discussione pubblica, approfondita ma non strettamente riservata agli addetti ai lavori sul tema del "segreto", inteso proprio come attività di raccolta, classificazione, trasmissione di informazioni riservate. Ci provano gli organizzatori di un ciclo di incontri, intitolato appunto Il segreto. Spionaggio, Intelligence e modelli culturali, organizzato da Massimo Rizzardini e Andrea Vento al Museo del Risorgimento di Milano. Il ciclo avrà inizio il prossimo martedì alle ore 18 e si concluderà il 17 maggio prossimo, con cadenza settimanale.
Conoscete la mia passione per la crittografia ma qui - anche se il primo incontro vedrà Massimo Rizzardini e Paolo Preto discutere proprio di questo argomento con "La chiave. L’invenzione della crittografia in età moderna" - abbiamo a che fare non tanto con gli aspetti tecnici, matematici o ingegneristici della crittografia e della trasmissione "protetta", quanto piuttosto con i risvolti storici, sociali, politici dell'intelligence in senso anglosassone e delle comunicazioni riservate. Non che questo tolga interesse a una iniziativa che a quanto ne so è una prima del genere, almeno qui a Milano.
Dopo aver ricevuto l'invito attraverso Facebook ho cercato di approfondire, in attesa, confido, di poter parlare direttamente con gli organizzatori. Massimo Rizzardini, lavora in ambito accademico come storico della filosofia ed è editor di Lupetti, oltre che curatore per questa casa editrice di una propria iniziativa editoriale (I rimossi, una collana di autori letterari per così dire "scomparsi" o dimenticati, per varie ragioni, dopo un iniziale successo di pubblico). Andrea Vento è un giornalista, direi di area conservatrice anche se ha firmato su Limes, autore di un interessantissimo saggio, In silenzio gioite e soffrite (Il Saggiatore, 2010) che racconta la storia dei servizi segreti italiani dal Risorgimento alla Guerra Fredda. Rizzardini inaugura il ciclo di incontri martedì prossimo dialogando con un altro ricercatore che si è occupato di storia dell'intelligence. Paolo Preto, infatti, che lavora all'Università di Padova, ha scritto, sempre per Saggiatore/NET, un monumentale I servizi segreti di Venezia. Spionaggio e controspionaggio ai tempi della Serenissima (lo si può leggere in parte in rete su Google Books).
Insomma, una serie di conferenze che promette di essere quanto mai stimolante. Altri dettagli si possono trovare sul sito Web evidentemente creato per l'occasione ma lasciato ampiamente incompleto (il cms è Wordpress). Spero che il lavoro prosegua e intanto vi suggerisco di cliccarci sopra per trovare l'elenco completo delle conferenze. Il comitato scientifico di "Segreto" accoglie esperti di matrice più storico-filosofica o politico-sociologica che scientifica. Tra essi troviamo per esempio Claudio Bonvecchio, di cui deve avermi parlato un caro amico filosofo che con questo docente dell'Università dell'Insubria (filosofo teoretico di formazione ma docente di scienze sociali) sta per conseguire un secondo dottorato. Ma anche lo storico (allievo di De Felice) Mauro Canali, il filosofo, letterato e traduttore dallo svedese Enrico Tiozzo e Morris Ghezzi, filosofo del diritto e autore di una storia della Massoneria italiana, "Il segno del compasso" (Mimesis, 2005).
Mi sembra proprio che l'iniziativa nasca in un contesto culturale e politico abbastanza controcorrente e non lo dico certo con intento polemico, anzi. È una positiva dimostrazione di maturità e varietà dell'offerta intellettuale italiana, al di là (finalmente!) della triste mediocrità del dibattito squisitamente politico, o meglio partitico, cui la televisione ci ha assuefatti in questi anni. Personalmente devo dire che mi stimola molto l'approccio storiografico a una materia come la crittografia, che affonda invece molte sue radici nel bacino della "filosofia naturale". La nostra generazione, tra Seconda Guerra mondiale e avvento delle reti telematiche, è abituata a pensare ai linguaggi cifrati in termini molto tecnici, ma non bisogna dimenticare che anche le scuole crittografiche britanniche e americane nascono in ambienti accademici assai più ibridi, reclutando matematici, logici ma anche filosofi, linguisti, letterati (e del resto il software stesso è un territorio molto frequentato dai filosofi del linguaggio). Il merito degli organizzatori de Il segreto è anche quello di aver inquadrato il fenomeno in modo molto più equilibrato e interdisciplinare, mescolando umanesimo e tecnologia. Tra gli oratori presenti ai convegni ci sarà anche Giuliano Tavaroli, il manager della sicurezza di Telecom Italia che fu al centro delle indagini (e dei processi, Tavaroli ne è uscito con il patteggiamento) per lo scandalo delle intercettazioni Telecom-Sismi e oggi ha una società di consulenza chiamata Dual Risk Management. Difficile sfuggire al fascino intellettuale della riservatezza, anche quando utilizza canali per definizione oscuri e incontrollabili, finendo spesso per lasciarsi dietro una scia di vittime, paure e sopraffazioni.

23 aprile 2011

Il culto di Radiolab, scienza e creatività nella voce

Da Los Angeles Francesca mi ha cortesemente segnalato un magnifico pezzo del Magazine del New York Times su una trasmissione radiofonica cult del circuito pubblico NPR. Radiolab, prodotto originato dalla stazione newyorkese WNYC, è un programma di divulgazione scientifica. Sort of. In realtà è un dialogo filosofico e ironico tra i due conduttori, Robert Krulwich e Jad Abumrad e una lunga catena di episodi e personaggi, mediati da bravissimi corrispondenti, che hanno a che fare con diversi aspetti di frontiera delle scienze moderne, la fisica, la biologia molecolare, le neuroscienze, la medicina... Il Lab contenuto nel titolo è anche una incredibile occasione per i due autori per sperimentare la creazione di sofisticati sound effect e ardite regie narrative (potete seguire qualche esempio grazie al montaggio che ne ha fatto il New York Times in uno special multimediale).
Convinti fautori della radio asincrona, gli autori di Radiolab puntano molto sui podcast per diffondere i loro contenuti in un ambito ancora più esteso (qui l'archivio con le ultime 105 puntate). Il sito Web della trasmissione è, da solo, un monumento all'intelligenza della parola e del suono "artificialnaturale". Sul canale YouTube di RadioLab trovate, come se non bastasse, delle appendici sonore rivestite di immagini che si possono definire non più artefici ma finalmente al servizio dell'immaginazione.


Jad Abumrad was talking about “tension” —the tension between the certainty of science and mysteries that inspire wonder; between authenticity and artifice; between a sound that feels carefully constructed and one that feels anarchic and alive. “You want to seduce people,” he said. “But you also want to disturb them.” Abumrad, who is 37, is the co-host and producer of “Radiolab,” a public radio show that breaks from public radio sensibilities, not least in its striking sound. “I put in a lot of jaggedy sounds, little plurps and things, strange staccato, percussive things — people don’t like that so much,” he said. “Some people don’t, anyway.”
We were in Abumrad’s small and ambivalently decorated office at WNYC. I had spent a few days hanging around as he and his co-host, Robert Krulwich, and the show’s half-dozen or so staff members worked long days to finish an episode for the latest “Radiolab” season, currently being broadcast on several hundred public radio stations around the country. Jaggedy plurps and all, “Radiolab” has since 2005 developed a devoted following for its unconventional approach to both the medium and the message of radio. Its five-episode seasons now attract about a million listeners who hear them over the air, and 1.8 million who, significantly, listen via podcast. Abumrad, who planned on a career as a composer, not a broadcaster, has become a star among producers for his creative sound design. “Radiolab” fans, who tend to be younger than typical public radio listeners, are rabid, selling out most live events in hours. Ira Glass, the “This American Life” creator and progressive-radio hero, has become an unabashed booster, declaring that the show has “invented a new aesthetic for the medium.”

21 marzo 2010

Andrea Borgnino racconta l'epopea del marconista

Dal 22 al 26 Marzo alle 23.30 sulle frequenze di Radio3 e in podcast Mp3 su

"Il Marconista" Radio Tre - Tre Soldi

Un viaggio radiofonico in cinque puntate che racconta l’epopea dei marconisti di bordo, gli operatori radio a bordo dei transatlantici o delle navi cargo, che garantivano con il loro lavoro le comunicazioni radio con la terra e con le altre unità in navigazione.
I marconisti hanno rappresentato per decine di anni una figura lavorativa unica: attraverso la telegrafia e il codice morse potevano comunicare in tutto il mondo collegando paesi e navi distanti migliaia di chilometri e anticipando con il loro lavoro la grande “ragnatela” comunicativa che oggi chiamiamo Internet.
Il programma racconta la vita quotidiana di un “marconi” italiano a bordo di navi passeggeri o navi militari, dalla navigazione a casi più noti come il sequestro dell’Achille Lauro descritto da chi aveva la responsabilità di comunicare tra la nave e il mondo esterno.
Il marconista è un lavoro che non esiste più, sostituito da computer e satelliti, ma il suo agire è ancora vivo nel mondo dei radioamatori che in tutto il pianeta ancora utilizzano la telegrafia per comunicare e fanno rivivere un epopea iniziata con l’invenzione di Guglielmo Marconi.

04 dicembre 2009

Commissione vigilanza: direttori di Radio 2 e Radio 3

Mercoledì 2 dicembre la Commissione parlamentare di vigilanza sulla RAI presieduta da Sergio Zavoli ha incontrato i direttori di Radio 3 e Radio 2 Marino Sinibaldi e Flavio Mucciante. Radio Radicale pubblica l'audio dell'intera sessione, ancora disponibile per tre settimane all'indirizzo http://www.radioradicale.it/scheda/292288 (io a ogni buon conto ho salvato il file qui su Mediafire. perché il sito di Radio Radicale oggi, mentre sta andando in onda il processo con la testimonianza di Spatuzza, è molto discontinuo).
Un'audizione lunga, con diverse domande da parte dei commissari (incredibilmente era presente un solo rappresentante della maggioranza, l'on. Mazzuca, come dimostra la minuta sul sito della Camera) e con risposte molto puntuali dei due direttori. Vi consiglio di ascoltarla con attenzione, se potete perché emergono, a mio parere, due figure di professionisti della radio di livello molto alto, con un progetto in testa e la capacità di eseguirlo.
In queste settimane al direttore di Radio 2 sono state contestate decisioni come la soppressione dello spazio culturale divulgativo di Alle 8 della sera e di altri programmi non culturali. Mucciante ha risposto puntualmente, affermando di aver ricevuto un mandato preciso da parte dell'azienda: quello di evitare sovrapposizioni con le altre reti. Il "close up" della risposta di Mucciante lo trovate, scaricando tutto il file verso il minuto 1:39:00. Il direttore di Radio 2 dice di aver concordato con Marino Sinibaldi un possibile spostamento di un programma di storia come Alle 8 della sera su Radio 3. E' possibile, visto che Sinibaldi stesso ha in mente di rinnovare l'offerta del canale tematico culturale attraverso nuovi flussi disponibili su Web, che i nuovi contenitori possano accogliere la trasmissione e che le modalità asincrone del podcasting consentano a tutti noi di costruirsi su misura una radio culturale ancora più ricca. Questo presuppone probabilmente un forte rilancio sul piano infrastrutturale, perché diciamo la verità: in questo momento lo stream della diretta di Radio Rai su Internet non è granché con la sua vecchia codifica Real e una banda forse insufficiente a supportare una ampia offerta Web only.
I segnali però sono molto positivi, la direzione ispira molta fiducia.


27 settembre 2009

Le selezioni del Prix Italia presentate a fahrenheit

Con un commento dei suoi alle mie note dalla conferenza su radio e informazione al Prix Italia, mariu ci ha regalato la registrazione del pomeriggio di venerdì 25 settembre della trasmissione Fahrenheit, lo spazio culturale e librario curato dal neodirettore di Radio 3 Marino Sinibaldi. Ho pensato che fosse il caso di mettere a disposizione i link per un ascolto più diretto, come ideale integrazione dell'annuncio dei premi assegnati da questa importante manifestazione.
mariu deve aver lavorato moltissimo per riversare e ritagliare tante ore di programmazione in tante puntate più compatte, perfette per un riascolto in podcast. Non mi sono rimaste più parole di gratitudine. Potete ascoltare la serie di spezzoni preparati dalla nostra amica lettrice direttamente qui o scaricarli nel vostro mp3 player: 1. 2. 3. 4. 5. 6. 7. 8. 9. 10. 11.





















15 settembre 2009

Opera da camera, al Radiodramma Hotel

Agenzia Fix è il titolo di una opera in musica di Alberto Savinio che la radio italiana trasmise il 14 novembre del 1949 (esattamente, al giorno, dieci anni prima che nascessi io), con il testo letto da Arnoldo Foà e l'orchestra diretta niente meno che da Carlo Maria Giulini. Era uno dei radiodrammi selezionati per il Festival della Letteratura di Mantova e l'ho registrato, così com'è, con i rumori ambientali, al Radiodramma Hotel. L'Agenzia Fix è una sorta di clearinghouse, di camera di compensazione, dell'aldilà. L'ufficio incaricato dell'accoglienza e della trasfigurazione del corpo in pura anima. Un distaccato Dottor O, consigliere delegato dell'agenzia, accoglie nell'ufficio uno che si è appena tirato un colpo in testa, rievoca con lui le altre perdite della sua vita, lo prepara al ritrovamento e...
La registrazione è quella che è, non me ne vogliate, anche il suono originale è chiaramente recuperato da un vecchio nastro. Spero solo che i preziosi materiali che erano stati raccolti e stipati nelle stanze del Radiodramma Hotel vengano messe a disposizione, online, in modo più degno. L'opera è stata presentata da Francesco Anzalone anche in occasione del festival del teatro di Santarcangelo, per una analoga iniziativa sul radiodramma. Ma soprattutto venne ripreso quattro anni fa da Esercizi di memoria, il programma di gemme d'archivio del minatore musicale Arrigo Quattrocchi, scomparso ahimé da pochi mesi. Mi fa tra l'altro molto, molto piacere segnalarvi qui che Esercizi di memoria, dopo un'estate di inquietante silenzio, riprende il suo lavoro di paziente ricerca, sotto la guida di Lorenzo Chiera, che di Quattrocchi è stato a lungo collaboratore. Si comincia tra sabato e domenica 20 settembre, a mezzanotte precisa, con l'Idomeneo di Mozart e, tra domenica e lunedì, sempre a mezzanotte, con la Clemenza di Tito, due registrazioni di inizio anni Settanta sotto le direzioni di Colin Davis e Istvan Kerstez. Quando ad Agenzia Fix, ecco la scheda dal sito DelTeatro.it e un estratto dall'opera Radiodramma e arte radiofonica, pubblicato da EDT nel 2004 e catturato da Google Books. Potete ascoltarlo qui o scaricarlo.



L'agonia di uno spazio radiofonico culturale

Pochi giorni fa, con una decisione che nessuno si è degnato di annunciare o spiegare a un pubblico radiofonico che come quello televisivo in Italia assiste impotente a un continuo stillicidio di programmi e palinsesti rimandati, aboliti, spostati, ritagliati, la nuova dirigenza di Radiodue ha deciso di ridurre drasticamente il tempo di programmazione di Alle 8 della sera, un valido programma culturale divulgativo che affronta tematiche molto diversificate. Attualmente in onda c'è per esempio un approfondimento su D'Annunzio a Fiume che svela molti particolari di una storia che in Italia conoscono - forse fatti salvi i diretti interessati istriani - in quattro o cinque persone.
Alle 8 della sera andava in onda alle 20 dal lunedì al venerdì. Ora il suo spazio si riduce a una mezz'oretta la sola domenica e l'abituale slot viene occupato dal puro intrattenimento enogastronomico di Il Cammello di Radiodue Decanter, "il luogo dove trova spazio la cultura e l'amore per il mondo del vino". Il programma decurtato si era conquistato un pubblico molto fedele, abituato tra l'altro a collezionare i podcast dei vari cicli di puntate. L'editore Sellerio pubblica anche una collana di libretti stile Que sai Je, ispirati ai temi andati in onda, lo fa dal 2006 per la curatela di Sergio Valzania, che di Radiodue è stato fino a poco fa direttore e che insegna all'Università di Genova. La piccola (ma forse neanche tanto) comunità di ascoltatori di Alle 8 ha deciso di protestare. Sui forum di discussione di Radiodue, su quello dei collezionisti di podcast di Radiotre (I nostri podcast), sul gruppo di discussione Raipodcast, l'amica mariu ha pubblicato una lettera aperta trasmessa al nuovo direttore di Radiodue, Flavio Mucciante che ha preso il posto di un Sergio Valzania (fino a poco fa responsabile sia di Radiodue, sia di Radiotre, quest'ultima passata alla direzione del "fahrenheitico" Marino Sinibaldi) nominato a "responsabile dei palinsesti e del marketing della radiofonica". Chi partecipa attivamente o meno a questi gruppi di discussione sta garantendo in varia misura la propria adesione.
Io lo faccio attraverso il mio spazio - non solo attraverso il blog Radiopassioni ma soprattutto, se lo ritenete opportuno, sul suo nuovo spazio di discussione strutturato, Radiopassioni, il forum - che cerca da sempre di sottolineare la fondamentale importanza della programmazione radiofonica di qualità. Una importanza che altre nazioni non faticano a rilevare. Il pubblico di Francia e Gran Bretagna può accedere a un canale culturale (France Culture e BBC Radio 4) e a un distinto canale di musica colta (France Musique e BBC Radio 3). In Germania non ne parliamo, l'offerta radiofonica culturale e coltomusicale è addirittura imbarazzante, sia a livello nazionale che di singolo land.
Una analisi sommaria dei dati Audiradio relativi ai periodi del primo semestre 2008 e primo semestre 2009, rivela il pessimo andamento della radio pubblica italiana a fronte di un piccolo aumento di ascoltatori della radio in generale. Il crollo di Radiodue è vistoso, -26% C'è naturalmente di mezzo la brutta storia della non riconferma di Fiorello e del suo fortunatissimo programma.

Primo semestre 2009 totale ascoltatori radio 38.874 (giorno medio):

Radiouno 6.214
Radiodue 3.879
Radiotre 1.858
Isoradio 1.013
Notturno 106

Primo semestre 2008 totale ascoltatori radio 38.670 (giorno medio):

Radiouno 6.990
Radiodue 5.235
Radiotre 1.974
Isoradio 1.216
Notturno 129

Andando a guardare il disaggregato per fascia oraria, si nota che l'unica fascia a mostrare una relativa tenuta - appena il 5% di perdita - è proprio quella tra le 18 e le 21, dove naturalmente domina un programma di grande impatto come Caterpillar ma che evidentemente risulta complessivamente equilibrata e seguita. Si passa da una media giornaliera di 1.010.000 ascoltatori a 962.000, altre fasce perdono assai di più. Nel dubbio, tuttavia, si decide di intervenire sulla cultura, su questo brutto vizio di voler ricordare le cose e pensarci su. Perché nell'Italia del governo Berlusconi, il migliore degli ultimi 150 anni per sua stessa ammissione, dove la metà del sistema agisce come se si trovasse dentro a un postribolo e l'altra metà è impegnata a giustificare comportamenti ributtanti e illegali facendoli passare per neoilluminismo, la cultura è il vero vizio assurdo. Non era il caso di chiedersi se per caso il merito della sostanziale tenuta della fascia 18-21 di Radiodue fosse anche, nel suo piccolo, di Alle 8 della sera?
Sono contento che la Rai dedichi sei ore alla settimana a parlare di una sostanza tanto nobile nel paese dove la maggior parte delle persone ascolta la radio in auto, l'ultimo posto al mondo dove
vorremmo sentire parlare di vino. Quel che conta è che al posto degli approfondimenti di Alle 8 ci verranno propinate le solite sciocchezze in libertà, tranquillizzanti e capaci di scivolar via senza lasciare traccia (speriamo, almeno nel sangue). Il rischio più temuto, dai responsabili (?) dell'emittente, è che l'ascoltatore possa soffermarsi a riflettere su qualcosa. Su qualsiasi cosa. Per evitare questo rischio è meglio parlare di alcool agli automobilisti, anzi chissà che Radiodue non decida di inaugurare in fascia pomeridiana dalle 12 alle 15, quella che ha perso un bel 47% di pubblico, un'ora di programmazione tutta dedicata ai superalcolici, mentre la fascia tardo serale potrebbe proporre una mezz'ora quotidiana sull'extasy, sicuramente apprezzata dai giovani in attesa di rave.
A proposito, già che ci siamo perché non sostituire direttamente il compianto Viva Radiodue con un più consono ai tempi Viva la Figa?

13 settembre 2009

Un libro a settimana dalla Val d'Aosta

Dal 15 settembre e per ogni martedì Christian le Grand avrà una rubrica settimanale tutta sua dai microfoni della radio regionale valdostana, ripresa negli spazi di Radio1 contigui al programma regionale La Voix de la Vallé. Christian Diemoz - portavoce nella pubblica amministrazione locale - sarà il recensore dei libri prodotti nel contesto editoriale e culturale della Valle.A ogni titolo recensito sarà abbinato quello di un album della tradizione storica del rock, argomento principe di un fine connoisseur come Christian. Sarebbe utile conoscere le frequenze, Chris, oltre ai 1116 kHz di Aosta in onde medie.

«La revisione del palinsesto radiofonico di Rai VdA, che verrà attuata da lunedì 14 settembre, porta tra le sue diverse novità, delle quali la più significativa è indubbiamente il passaggio degli spazi regionali su Radio1, nella fascia oraria a seguire la “Voix de la Vallée”, anche un appuntamento con yours truly. Accadrà il martedì, quando, all'interno del programma “Caleidoscopio”, curato da Luciano Caveri ed in onda dalle 12.30, avrò il piacere di aprire una finestra sull'editoria locale, con la recensione di un libro. Però, a forza di sorbirvi i miei deliri nell'oceano virtuale, mi conoscerete un po', e quindi non vi stupirà che lo spazio in questione (della durata di circa tre minuti) si chiuda con il lancio di un disco, abbinato al volume appena esaminato. Prometto scelte classiche, ma che non stancano mai. Se vi solletica l'idea di sentire i Led Zeppelin su Radio1, per di più parlando di un libro valdostano, avanti c'è posto. Appuntamento ogni martedì, dal 15 settembre, in “Caleidoscopio”. Vi aspetto numerosi, ça va sans dire.»


Christian Diemoz

04 settembre 2009

Da Nòva a Radio

Un forte in bocca al lupo e un ringraziamento agli amici della redazione di Nòva24, il supplemento del giovedì che il Sole 24 Ore dedica alle tecnologie, che dal prossimo lunedì dalle 16 alle 17 saranno ai microfoni di Radio24 (e, immagino, riascoltabili attraverso la ricca offerta in podcasting della stazione). Le trasmissioni di NòvaLab24 saranno, ne sono convinto, imperdibili.

Nòva su Radio24Link
Da lunedì, le voci degli innovatori che la redazione incontra sulla sua strada si potranno sentire su Radio24, tra le 16:00 e le 17:00. E sarà possibile naturalmente chiamare al telefono per interloquire con loro.
Il compito che la redazione di Nòva si è assunta è arduo. Saper stare davanti a un microfono non è come scrivere sul giornale. Luca Tremolada e tutta la banda degli autori di Nòva saranno impegnatissimi a tentare di rispondere adeguatamente all'occasione che la Radio24 ha voluto offrire.
Il nome? Dopo tante discussioni e riflessioni, la Radio24 ha deciso. La trasmissione si chiamerà: NòvaLab24. In bocca al lupo a tutti coloro che se ne occuperanno.

18 luglio 2009

Radiopassioni, il forum. La parola alla parola

Quello che vedete qui accanto e sopra, sotto l'intestazione, è il banner che porta a un nuovo spazio online che ho deciso di affiancare al blog. Com'è facile intuire, Radiopassioni, il forum vuole facilitare la discussione tra i lettori in un modo più focalizzato sui contenuti della radio, sull'approfondimento di tematiche culturali, musicali e sociali, in una parola su quant'altro non trovi posto sul blog, che resta orientato verso le notizie e le questioni tecniche. Se il diario di Radiopassioni parla della radio, il forum riguarderà ciò di cui la radio parla, cominciando dai programmi di qualità diffusi via etere e via Web, in lingua italiana e no. Accanto alla discussione e alle segnalazioni, ci sarà lo scambio diretto di registrazioni personali, podcast, riferimenti alla reperibilità di contenuti archiviati: materiali di cui spesso gli appassionati della radio ricercano, per le loro collezioni o per l'occasionale riascolto.
Il meccanismo della discussione in cui spero di coinvolgere tutte le persone interessate ai programmi radiofonici, sarà quello classico dei forum su Internet: i messaggi inseriti in una serie di aree tematiche generali (che sono preimpostate), sotto l'insegna di uno specifico "thread" (che ciascun iscritto alla community può invece liberamente inserire). Come motore software ho scelto quello proposto un nuovo provider americano, Lefora, che mi è sembrato interessante. Partecipare a Radiopassioni, il forum non è difficile e la sola lettura dei messaggi non richiede iscrizione. Quest'ultima è necessaria solo se si vuole partecipare alla discussione.
La novità nella novità è che il forum di Radiopassioni non è un progetto di Andrea Lawendel. La sua vera anima è mariu (il nick ha perso il previsto accento sulla u perché molto siti Web non l'accettano in corso di registrazione), attenta lettrice e chiosatrice del mio blog. E' lei ad aver ispirato, con la sua straordinaria competenza critica, il suo modo generoso e disinteressato di partecipare ad altri gruppi di discussione su Internet - "I nostri podcast" sulla community online della RAI, o "Raipodcast", analoga area di dibattito e scambio che mariu co-gestisce su Yahoo - questo nuovo spazio dedicato a tutti coloro che amano ascoltare e soprattutto riascoltare la radio.
Con l'aiuto di mariu - che farà da co-moderatrice - Radiopassioni, il forum ha già attraversato una lunga fase di gestazione, dovuta soprattutto al lavoro di traduzione dall'inglese all'italiano dell'interfaccia utente Lefora. A seconda delle impostazioni linguistiche del vostro browser potete scegliere se accedere a Lefora nell'originale inglese o attraverso i comandi italiani. Come vedrete il lavoro non è ancora concluso e se con mariu abbiamo voluto inaugurare ufficialmente un sito che finora era rimasto silente ed è stato classificato solo dai motori di ricerca, è anche perché abbiamo bisogno di "beta tester" che ci aiutino a segnalare gli errori e i vuoti di traduzione.
Non sappiamo quanto la nostra iniziativa sarà apprezzata e riuscirà a crescere. mariu e io confidiamo possa colmare una piccola lacuna informativa in un mezzo multimediale che dà parecchia importanza alla radio senza tuttavia dedicarle l'attenzione, l'amore che merita.
Buona conversazione sul forum di Radiopassioni!
http://radiopassioni.lefora.com

11 maggio 2009

Gli esercizi di Arrigo

Avevo iniziato a registrare, proprio con Vcast, i concerti notturni del finesettimana trasmessi da Radio 3 per Esercizi di Memoria. Amabile come sempre mariu mi aveva anticipato la trasmissione di alcuni cicli di lieder schumaniani e brahmsiani, a me molto cari, e avevo finito per lasciare i parametri di registrazione del programma in modo da rinnovarne la cattura.
Come lascia intuire il titolo, così felice e teneramente "imperativo", l'autore del programma compiva il suo esercizio negli archivi sonori della Rai, andando a scovare grandi esecuzioni di musicisti che oggi, il più delle volte, sopravvivono solo nelle incisioni. Molti concerti degli Esercizi erano dal vivo e i nastri in questi casi custodiscono la doppia magia del tocco degli interpreti e del clima di trepidante aspettativa, pronta a sciogliersi nell'applauso, del pubblico in sala. Tante perle di musica che sembrano appartenere, con la loro incerta ma onesta qualità analogica, più ai gusti e alle atmosfere proprie degli esecutori e dei loro ascoltatori che a compositori ormai fuori dal tempo. Un programma definitivamente retrò, se vogliamo, da "matusa" relegati nel dopomezzanotte di un canale radiofonico valoroso e negletto.
Due o tre settimane fa, andando a scaricare il file registrato scopro che Vcast non aveva catturato le musiche di archivio di Esercizi ma quelle messe in onda da Auditorium, utilizzate come tappabuchi dopo il laconico annuncio dello slittamento della consueta trasmissione. Lo stesso annuncio sarebbe stato ripetuto la domenica successiva. Solo oggi mi sono incuriosito al punto di andare a cercare la causa di questi continui annullamenti e ho scoperto che non si tratta di un problema tecnico ovviabile facilmente. L'autore di Esercizi, il critico e musicologo Arrigo Quattrocchi, se n'è andato, a 48 anni, a fine aprile. I suoi Esercizi sono terminati e immagino che Radio Rai stia faticando a trovare un erede altrettanto appassionato e competente. Leggo, spulciando tra giornali e blog, che Quattrocchi era costretto in sedia a rotelle e dalla rievocazione fatta da un collega del Manifesto, con il quale Arrigo collaborava da anni, capisco che poteva trattarsi, se non di un tumore, di una di quelle sindromi degenerative, dalla diagnosi precoce e infausta, che esclude ogni possibilità di pianificare il futuro. Forse era per questo che Arrigo si muoveva con tanta cura in quegli archivi, ansioso di scovare nel passato qualcosa che regalasse un motivo in più, un verso in musica, un accordo di settima irrisolto, a chi invece i piani futuri potrebbe farli ma si sente scoraggiato.
Sul sito di Esercizi trovate i link a due recenti trasmissioni che i colleghi di Radio 3 hanno dedicato ad Arrigo e da lì, dal breve omaggio all'archivista che non c'è più, ho estratto una sua trouvaille, un waltzer postumo di Chopin da un bis, mai classificato, che Benedetti Michelangeli aveva regalato durante un concerto del 1956. Due minuti di grazia distillata da una partitura polacca delicatamente evocativa, un piccolo gioiello del pianismo assoluto di Chopin, pieno di invenzione e tristezza, di nostalgia e voglia di futuro.



27 aprile 2009

Ernst Schoen, la cultura di Weimar alla radio

Un pioniere della radiofonia culturale che aveva studiato musica con Edgard Varèse e aveva fatto dell'amico Walter Benjamin un professionista del microfono, portandolo negli anni Venti a Radio Frankfurt insieme a tutta l'avanguardia letteraria e musicale della Repubblica di Weimer. Un pioniere fin troppo amico di socialisti, giudei e artisti degenerati, che i nazisti costrinsero all'esilio subito dopo aver preso il potere (non senza avergli imposto un paio di custodie preventive, affinché il messaggio fosse più comprensibile). Un esilio durato fino agli anni Cinquanta, quando Bertolt Brecht lo convinse a un ritorno che non corrispose a una rappacificazione.
Sono inciampato nella segnalazione del ritratto biografico di Ernst Schoen che verrà diffuso da alcune stazioni regionali tedesche, iniziando domani, martedì 28 alle 22.05 sulle frequenze della Südwestrundfunk 2, e in rete ho trovato diversi documenti sulle sue relazioni con Benjamin e altri rappresentanti di una generazione di intellettuali unica, forse inimitabile. I riferimenti più interessanti, dal punto di vista dell'estetica del linguaggio radiofonico, è un saggio su Benjamin presentato nel corso di una conferenza all'Università di California a Santa Barbara da Wolfgang Hagen, un filosofo che oggi è il responsabile della programmazione culturale e musicale di Deutschlandradio. Google Books consente di sfogliare una buona parte di The work of art in the age of its technological reproducibility, raccolta di saggi di Benjamin in cui compaiono molte citazioni delle sue lettere a Schoen, negli anni che per lo straordinario critico precedettero il crollo, la fuga verso la Spagna e infine il suicidio (ma c'è chi pensa anche a un possibile omicidio per mano di agenti staliniani) a Portbou .
Nella breve presentazione del programma radiofonico, intitolato "Se solo potessi smettere di amare il mio popolo", è scritto che rientrato in patria Schoen non seppe più ritrovarsi, perché "non riusciva a dimenticare mentre intorno a lui era iniziata l'era dell'oblio". Ernst Schoen morì nel 1960, a 66 anni lasciando anche una serie di composizioni che verranno eseguite per la prima volta per questa trasmissione rievocativa.

"Ach, dass ich mein Volk nicht mehr lieben darf"
Die gescheiterte Rückkehr des Emigranten Ernst Schoen
Von Sabine Schiller-Lerg und Wolfgang Stenke

(SWR2, 22.05 del 28 aprile; WDR3, del 12.05 2 maggio; DLR, 00.05 del 24 maggio)

Er war Komponist, Schriftsteller, Übersetzer und Rundfunkpionier. Seinem Jugendfreund Walter Benjamin sicherte Ernst Schoen mit Auftragsarbeiten das Überleben, förderte im Frankfurter Sender die musikalisch-literarische Avantgarde, indem er mit Brecht, Eisler und Webern neue Formen von Literatur- und Musikprogrammen erprobte. Die National- sozialisten entließen ihn 1933, weil er „jüdische und sozialistische Kollegen“ protegiert hatte. Nach zweimaliger „Schutzhaft“ emigrierte Schoen nach London, versuchte seine Arbeit bei der BBC fortzusetzen und verarbeitete in Essays und Lyrik den Exilalltag. Schoen hatte die Heimat verloren und konnte sie auch als Remigrant 1952 nicht wiederfinden: Er konnte nicht vergessen, während um ihn herum das kollektive Vergessen der 50er Jahre begann.
Das Feature präsentiert neben literarischen erstmals auch die kompositorische Arbeiten von Ernst Schoen.
Produktion: SWR/WDR/DLR 2009




10 aprile 2009

Miss Julia e la mappa sonora della città del Jazz

Il suono "ventoso" del tram di St. Charles Street a New Orleans è solo una delle tante tessere del mosaico sonoro che il wiki di Opensoundneworleans sta costruendo con la collaborazione degli abitanti della città sul Mississipi, ancora convalescente dalla terribile inondazione subita nel 2005. Bellissimo intendimento, questo della mappa sonora della capitale del Jazz, una storia raccontata da Podcastingnews e prontamente intercettata da Francesco. La motivazione alla base di questo lavoro, affermano i promotori sul loro sito è la memoria dei suoni dell'esistenza quotidiana della città, il rumore e la musica prodotta dalle sue infinite sinapsi architettoniche, infrastrutturali, commerciali, umane. L'anima acustica di New Orleans. “Archiving the sounds of our city as everyday people hear them, move through them, and create them, is an act of preservation.” Un atto di conservazione e di amore per le piccole effimere cose che ci circondano, che forse non servono a null'altro se non a fare da contrappunto alle mappe interiori che tracciamo continuamente di noi stessi, senza riuscire sempre a orientarvici dentro. E non è poca cosa. Le voci oltretutto comprendono anche delle brevi interviste ai passanti, agli ambulanti, alle persone che frequentano e lavorano nelle strade. L'autrice della registrazione del suono prodotto dai caratteristici trammini che percorrono St. Charles verso il mitico Garden District si chiama Julia Botero e di sé scrive una autobiografia bellissima che per una volta vi voglio tradurre:
I due grandi amori nella vita di Julia sono le storie e i suoni. Di giorno lavora come sound editor a una stazione radio, di sera registra i suoni della città e di notte rimugina le idee per nuove registrazioni. Prima di traslocare a New Orleans in gennaio ha studiato per imparare come si raccontano le storie con i suoni. Se non fosse per il notiziario culturale di radio WWOZ, "Street Talk" e per questo sito Web, potrebbe trascorrere meno tempo con le sue storie e le registrazioni e molto più tempo a fare cose che non ama.
La stazione radio "Jazz& Heritage" dove lavora Julia e il programma Street Talk possono essere ascoltati in streaming su Internet o, la prossima volta che capitate a New Orleans (e se dovete andare una volta nella vita in America scegliete quella città) sui 90.7 in FM.
Il progetto è uno dei tanti esempi di citizen medium che fioccano ormai sulla rete e mi pare facilmente replicabile in qualsiasi centro urbano. Con la diffusione dei telefonini capaci di registrare brevi appunti vocali forse non è neppure necessario distribuire dei registratori ai volontari che decidono di catturare i suoni. Forse non tutte le città sono interessanti e uniche come New Orleans, ma sono convinto che ciascuna di loro, ha un suo paesaggio sonoro esclusivo, inimitabile da preservare in qualche modo.

Open Sound New Orleans Links Sound To Place
Apr 8th, 2009 | By Elisabeth Lewin

Calling itself “a collaborative soundmap of the city,” the site invites New Orleanians to share the recorded sounds of their lives.
Recording equipment is loaned to community organizations, neighborhood groups, and individuals to facilitate a wide range of “dispatches” from around the city. Sounds are archived and organized geographically on a soundmap of the city (pictured, right).
Pins on the Google map of New Orleans are color-coded to designate whether they are music, conversation/interviews (or prayers), ambient noise (footsteps on a street, frogs and crickets in the trees), recently added recordings, or currently featured sounds.
Clicking on a map pin will open a window to the recording, with options to stream or download the sound. Users can also search the library of recordings from a list, sorted by categories. You can also get directions to each of the sounds’ locations through the mapping program.
I didn’t mean to, but got completely sucked into trying out one curiously-named sound bite after another. The sound library is fascinating and the entries are diverse.
The group describes their motivation behind the sound-collecting project: “Archiving the sounds of our city as everyday people hear them, move through them, and create them, is an act of preservation.”
Not a podcast per se (there is no RSS feed to automatically receive new additions to the collection), this is a thought-provoking use of digital media (like audio recordings) mixed with free technology (like Google Maps), to make creative and useful new mashups.

19 marzo 2009

Deutschlandradio: le suggestioni di "Arcoparlante"

Comincia sabato sera 21 marzo alle ore 20 e durerà fino a mezzanotte sulle frequenze in onde medie e lunghe di Deutschlandradio (emittente giornalistica e culturale a copertura nazionale nata 15 anni fa dalla fusione tra Rias Berlin, Deutschlandfunk e DS-Kultur, ex canale tedesco orientale, in una nazione dove la radiofonia pubblica è a carattere regionale) la trasmissione "Arcoparlante", un interessante esperimento artistico teatrale e sonoro che vedrà coinvolto il pubblico della radio in una suggestiva riedizione del gioco del telefono senza fili. A ideare il progetto è stato un artista milanese Alessandro Bosetti, che vive tra Milano, Berlino e Baltimora e vanta una lunga esperienza di installazioni sonore. Sapete tutti come funziona il telefono senza fili. In questo gioco della nostra infanzia (almeno della mia) ci si sedeva in circolo e si pronunciava una frase a bassissima voce, rapidamente, all'orecchio del vicino. Questi a sua volta cercava di ripetere la frase nel modo più corretto, sempre all'orecchio del vicino successivo. E così via fino a chiudere il cerchio.
Alessandro farà lo stesso attingendo alla sua collezione di materiali registrati dalle stazioni radio. Diffonderà un brano invitando gli ascoltatori a cercare di trascriverlo e rimanderà in onda le trascrizioni. Allo scopo verranno utilizzate le frequenze DR in onde lunghe, medie , il satellite e lo stream su Internet, in modo da allargare molto la possibile audience.
Mi è sembrata una bella idea e ho cercato di contattare l'autore, che molto cortesemente mi ha subito risposto dicendo che cercherà quanto prima di rispondere alle mie domande. In effetti Alessandro in questi giorni è in viaggio alle isole Canarie per effettuare le registrazioni di un altro progetto, anch'esso riguardante la produzione di programmi radiofonici. Con Islas Resonantes (da visitare assolutamente il sito ricco di foto, testi e clip audio), un gruppo di artisti europei sta raccogliendo materiali di ogni tipo per la creazione di sette "radiodrammi" basati sui suoni naturali e le storie degli abitanti delle isole dell'arcipelago vulcanico delle Canarie, uno dei più straordinari paesaggi del pianeta. In attesa di saperne qualcosa di più, buon divertimento con le "telefonate" di Arco Parlante.
In search of participants for ARCOPARLANTE, a live radio experiment!

On March 21st, together with the radio-art group of Deutschlandradio, I will organize a big STILLE POST ("telephone", telefono senza fili etc...) game. We will be using the middle/long waves and internet streams of the radio station. For four hours, between 8pm and midnight, european time (2pm and 6pm USA east coast time), a speaker will broadcast several transcriptions from my personal collection of "incomprehensible radio broadcastings".
These are recordings of broadcasted speech where neither the language spoken nor the meaning are decipherable. The only certain thing is that they will contain HUMAN SPEECH.
The listeners (that's YOU!!) will be asked to transcribe what they hear and (believe to) understand. Then send it back to us, via email or telephone. In the best case scenario, this will happen in real time. We will be including all the new transcriptions we receive from you into the broadcasting. We will give them to the speaker right away and then feed the "arcoparlante" circle one more time. You are also welcome to send us your transcriptions LATER, by post, passenger pigeon, by hand, etc....
We encourage all listeners (yes, YOU, again!) to record the moments while you listen and try to figure out what the texts are. Feel free to use any recording device (from very good to very bad quality). We'll take anything from cassettes, mini cassettes, cd's, minidisks, audiofiles etc....
So, invite some friends for dinner (if you are in Europe or Africa), for a late lunch or coffee (if in the Americas) or for breakfast (if you are in Asia), turn on your radio and play with us !!
Eventually, I will re-compose all the scattered recorded bits and pieces. All these materials will become the building blocks of a final composition.
This is how you can tune in and receive the "arcoparlante" broadcasting on your radio or computer :

Medium Wave : 855 and 990 KHz
Long Wave : 153 and 177 KHz
Satellite : ASTRA 1, Transponder 77, ZDF.vision
Internet stream : http://www.dradio.de/streaming/dplus.m3u

This is how you can reach us :

Snail mail:
Deutschlandradio Kultur
Hörspiel / Klangkunst
Hans-Rosenthal-Platz
D-10825 Berlin

e-mail: klangkunst@dradio.de
Phone: 00 800 800 22 11 (only during the broadcast )
Fax: +49 (0)30 8503 940 5585

21 gennaio 2009

"Europa Spazio di Traduzione" presentato a Napoli

Paolo Morawski, l'amico connazionale organizzatore, in RAI, del Prix Italia e autore del blog Polonia Mon Amour, mi ha trasmesso l'invito alla conferenza stampa del progetto Europa Spazio di Traduzione - Incontri Internazionali e Festival della Traduzione, una manifestazione biennale dell'Università di Napoli "L'Orientale". L'evento verrà presentato a Napoli, il prossimo 29 gennaio, presso l'Hotel Royal. Riporto qui un estratto del comunicato che potete leggere sul sito di Paolo e su Il Porto di Toledo, un sito realizzato con il patrocinio del Dipartimento di Studi Comparati dell'Orientale e dedicato all'indefinibile arte della traduzione.
Lo spunto offertomi parte dalla pagina aperta su Facebook per annunciare l'incontro di Napoli. Ma (forse lo sa anche Paolo, che ogni tanto mi legge) il tema mi coinvolge molto, non solo perché nel mio piccolo, nell'ambito della comunicazione divulgativa informatica, esercito anche il mestiere del traduttore. Per quanto labile, imperfetto, forse impossibile, la traduzione è un autentico atto d'amore nei confronti della parola apparentemente estranea, dell'essere "altro da sé". Ma proprio questo sospetto di impossibilità rende così bella la voglia di provare a superare una barriera, mettersi in gioco, non celarsi dietro al pregiudizio dell'incomprensione. E la radio che conosco io, quella dei mille linguaggi che ti arrivavano nell'orecchio con stupefacente anticipo su quella meravigliosa Babele che oggi è il Web, era, forse rimane il perfetto luogo di accoglienza per chi vuole discutere di questo atto d'amore (che a volte, inevitabilmente, sfocia nel tradimento...).
All'incontro del 29 partecipano traduttori e scrittori, vedo anche tra loro dei collaboratori di Radio 3. Il Festival, che si terrà, mi pare di capire, nel 2010, promette di essere molto suggestivo. Mi piacerebbe tanto poter partecipare, ma le condizioni al contorno venutesi a creare per me in questo ultimo anno stanno precipitando ed è meglio non fare piani a breve termine. Cercherò di seguire a distanza, in modo traslato, l'iniziativa.

Il 29 gennaio 2009 l'Università di Napoli "L'Orientale", nella sala conferenze dell'Hotel Royal di Napoli, presenta e inaugura il progetto Biennale E.S.T., "Europa Spazio di Traduzione – Incontri Internazionali e Festival della Traduzione".

29 Gennaio 2009, ore 10:30
Hotel Royal,
Sala conferenze – Roof Garden
Via Partenope, 38/44

La conferenza stampa sarà accompagnata da una tavola rotonda sul tema "Vivere e scrivere tra le lingue". L'incontro, moderato da Camilla Miglio, raccoglierà attorno al tavolo alcuni tra i più importanti scrittori-traduttori italiani: Antonella Anedda, Franco Buffoni, Laura Bocci, Lisa Ginzburg, Gabriele Frasca, Helena Janeczeck, Marco Ottaiano, Silvio Perrella e i traduttori Dieter Hornig (Parigi) e Johanna Borek (Vienna). Centro della loro riflessione sarà il lavoro intellettuale visto come opera di traduzione e mediazione culturale delle differenze e delle varietà linguistiche, culturali e politiche non solo italiane ma anche europee.
Il progetto E.S.T., finanziato dalla Comunità Europea (Programma Cultura 2007-2013), è ideato e coordinato dall’Università di Napoli, L’Orientale, in collaborazione con le Università Paris VIII e Vienna, e con la partnership delle Università di Bucarest, Dresda, Istanbul, con il patrocinio del Goethe Institut, dell'Istituto Cervantes, dell'Institut Français de Naples Le Grenoble, del Teatro San Carlo di Napoli e della Scuola Europea di Traduzione Letteraria (SETL) nella persona della fondatrice, Magda Olivetti. Il comitato scientifico napoletano è composto da Giovanni Chiarini, Valentina Di Rosa, Camilla Miglio e Giusi Zanasi.
"Europa come Spazio di Traduzione" parte da una riflessione sul ruolo della traduzione nelle sue più varie manifestazioni. L'idea di fondo è rendere finalmente visibile il grande lavoro della comunità dei traduttori nei diversi contesti: traduttori di letteratura e poesia, doppiatori, lettori-attori, raccontastorie, editori, attori, cantanti, sopratitolatori.
“L’Orientale” stesso si profila nelle parole del Rettore Viganoni, come “soggetto traduttore di culture”. L'intera città, tra il 22 e il 29 novembre 2010, accoglierà il progetto E.S.T. nei suoi spazi: i cortili, il porto, le navi, teatri e palazzi, università e scuole. Napoli diventerà quindi la cornice di un incontro proiettato su diverse direzioni, a metà strada tra Oriente, Europa e Mediterraneo.
La biennale E.S.T. tradurrà a Napoli una prospettiva di carattere internazionale, eliminando le barriere che spesso s’interpongono tra l’attività accademica e l’attivismo culturale presente nei vari strati della società civile.

20 gennaio 2009

L'onda perfetta di NPR anche a Berlino

"Una alternativa a CNN". Così oggi, il Tagesanzeiger di Berlino, celebra le virtù di National Public Radio, l'emittente americana a carattere non commerciale. Che si può ascoltare a Berlino, nella banda FM, dal 2006, grazie a una licenza concessa dal Medienanstalt Berlin-Brandenburg. L'Onda Perfetta, secondo il titolo del quotidiano, accoglie in queste ore la voce di una poetessa, letterata, docente afroamericana, Elizabeth Alexander, nella lettura di una poesia appositamente composta per l'insediamento di Barak Obama, che era stato suo collega all'università di Chicago. Ma da questo mese di gennaio è anche partita una trasmissione intitolata Berlin Stories, in cui autori americani e britannici raccontano le loro impressioni su una città da sempre molto amata dagli scrittori. Berlin Stories, che naturalmente è anche il titolo di un doppio racconto di Christopher Isherwood, va in onda sui 104.1 di Berlino e su altre stazioni affiliate NPR negli USA, ma le storie sono accessibili sul sito Web del programma.

Die perfekte Welle

Nicht nur zu Obamas Amtseinführung: Das amerikanische National Public Radio ist eine Alternative zu CNN.

Die Farbe von Radio ist nicht weiß noch schwarz. Manches muss man eben hören, nicht sehen. Zum Beispiel die Stimme, die Argumente der Dichterin Elizabeth Alexander, klar und offen, darunter eine sachte, gelassene Anspannung. Im Gespräch mit einer Moderatorin von National Public Radio (NPR) in Washington gab Alexander bereits am Samstag Auskunft darüber, wie sie das Werk zum Weltereignis erarbeitet hat. Die schwarze Lyrikerin und Professorin für African-American Studies der Yale University war einmal Kollegin von Barack Obama an der Universität von Chicago. Am Dienstag wird sie in Washington vor Millionen Menschen eine einmalige Auftragsarbeit lesen: Das offiziell bestellte Gedicht zur Amtseinführung von Barack Obama, 44. Präsident der Vereinigen Staaten.
Die Moderatorin will von Elizabeth Alexander wissen, wie die Dichterin den Gedanken verkraftet, dass Abermillionen Leute ihre Zeilen hören werden. „Sie werden dann über Jahre, wenn nicht Jahrhunderte zitiert werden.“ Nun, das mache sie bescheiden, erwidert die Lyrikerin. Vorlesen will sie die Verse aber vorher nicht. Erst am Dienstag sind sie beim NPR zu hören, das in Berlin auf der UKW Frequenz 104.1 gut zu empfangen ist. Den ganzen Tag wird der Sender vom Tag der Amtseinführung, vom „Inauguration Day“ berichten. Reporter in Washington, Harlem, Chicago, Birmingham und auch in Bagdad, in Kabul und in Kenia, dem Herkunftsland des Vaters von Obama, sprechen mit bekannten Personen wie mit Unbekannten über Erwartungen, Ängste, Hoffnungen.
NPR kann sich den gigantischen Aufwand leisten. Das nichtkommerzielle Hörfunknetzwerk, das ohne Werbung auskommt, ist weltweit einmalig. Es speist sich aus den Erträgen von 860 Radiosendern in den Vereinigten Staaten, wo es rund 26 Millionen Hörer hat. Rings um den Globus kann man NPR auch per Satellit oder im Internet empfangen, einen direkten Draht, wie ihn die UKW-Frequenz in Berlin bietet, hat man sonst nur auf der anderen Seite des Atlantik.
In Berlin ist NPR seit April 2006 so zu hören, als sei sein Sendemast am Funkturm vertäut. Im Dezember 2005 erteilte die Medienanstalt Berlin-Brandenburg (MABB) National Public Radio die Lizenz für diese Welle. Wer sie kennenlernt und Englisch versteht, den lässt sie so schnell nicht los. „Wir bekommen viel Feedback von Hörern aus Berlin“, bestätigt Anna Christopher, Sprecherin von NPR, „eine Menge E-Mails und Anrufe“. Daher kamen im Januar 2009 die „Berlin Stories“ zum Programm, kurze Anekdoten von Autoren aus den USA und Großbritannien, die ihre Eindrücke aus der Stadt in den Äther geben.
Vor allem aber ist NPR eine Quelle transatlantischer Information, deren Reichhaltigkeit und Intensität andere hier zugängliche internationale Kanäle, Sender oder Onlineportale in einigem übertrifft. Anders als CNN oder BBC World bringt NPR neben klassischen Nachrichten-Formaten wie „Morning Edition” – hier zur Mittagszeit – eine überraschende, aktuelle Mischung aus Politik und Kultur mit Sendungen wie „All Things Considered“, „Talk of the Nation“ oder „Fresh Air“. NPR ist eine Art Radiofeuilleton ohne Pause und bietet, wo immer möglich, das erlesenste, das direkteste Programm. Für einige Berliner, nicht nur hier lebende Anglophone, ist National Public Radio inzwischen ein Alltagsbegleiter, ein gigantischer, akustischer Leuchtturm, eine inspirierende Informationsquelle. Zum Konflikt in Israel und Gaza interviewen sie hier nicht einen weiteren lavierenden Experten, sondern den Schriftsteller Amos Oz. Über das neue Buch von Toni Morrison spricht man hier mit der Autorin selbst. Und die Gespräche sind nicht sekundenlange Soundbites, sondern holen weit aus und führen zu überraschenden Wendungen. Jazzmusiker, Hochschuldozenten, Autoren, Campaigner, Highschool Kids, sie alle reden offen und frei.
Weit oben auf der Favoritenliste vieler steht Garrison Keillor’s „A Prairie Home Companion”, auf NPR eingespeist von American Public Media. Keillor, eine Kultfigur, über die auch schon ein exzellenter Kinofilm gedreht wurde, bringt in seinem Wochenrückblick originell und entspannt Satiren, Hör-Sketches, Musik, realitätsnahe Storys aus der amerikanischen Provinz. Keillor begleitet einen imaginären Papst durch den New Yorker Dschungel, er streitet mit einem alternden, skeptischen Vater über dessen Angst vor Obama – „ich lege einen Vorrat an Konserven an!“, sagt der Vater. Oder ein greiser Vater schlägt sich in die Wälder auf der Suche nach „neuer Männlichkeit“ in esoterischen Schwitzhütten. Oder Keillor schildert langsam und realistisch ein gediegenes Paar in einem kleinen Ort bei der kontroversen Planung des kommenden Urlaubs. In den kleinen, großen Geschichten passiert – nichts. Und sie erzählen dabei – alles, denn sie atmen Atmosphäre und produzieren, provozieren Bilder im Inneren, in der Vorstellung statt beim Servieren auf dem Bildschirm. Bei uns in Berlin ist der Akustikmenschen-Mensch Keillor jeden Sonntag zu hören, von zwölf Uhr mittags bis zwei Uhr. Seine volle und humorvolle Stimme löst gute Stimmung aus. Helle, lebendige Laune. Auch das übrigens können so nur Radiosender oder Zeitungen, ganz jenseits von Schwarz und Weiß.
www.npr.org

08 gennaio 2009

La radio saggia che manca agli italiani

Italians, la rubrica di Beppe Severgnini su Corriere.it, ha pubblicato poco fa, con il titolo «Cerco una radio "saggia"», questa lettera di Massimo Gadina:
Caro Beppe,

sono un Italian di lunga data e con la valigia sempre pronta. Perché in Italia non esiste una radio che offra programmi analoghi a quelli offerti da NPR o BBC Radio4? Ogni volta che passo qualche giorno in Italia cerco disperatamente una stazione radiofonica che mi dia un po' di informazione e di "saggezza". Radio3 ha alcuni programmi che arrivano vicini al mio comcetto di informazione e approfondimento (uno mi pare si chiami Fahrenheit) ma la stessa radio serve anche la "clientela" degli amanti della musica classica (e che rimanga tale!) come BBC Radio3 (vengo da quasi 6 anni passati nello UK per cui sono familiare con i loro programmi).
NPR qui negli USA offre una serie di programmi che, pur con essendo molto "tailored" per una audience americana, e non potrebbe essere altrimenti, offrono notizie commenti e approfondomenti su fatti e situazioni che avvengono nel paese e nel mondo (anche se per quanto riguarda il resto del mondo la BBC è decisamente superiore e gli americani stessi lo ammettono). Programmi come Morning Edition, o Fresh Air o All Thinghs Considered e Weekend Edition (che sto ascoltando mentre scrivo questo messaggio) o anche il comico Car Talk di cui sono un devotissimo fan. Perché in Italia non c'e' nulla del genere? Volevo la tua opinione.
Secondo Beppe la carenza lamentata da Massimo è «determinata da diversa tradizione, diverso pubblico, diversi gusti, diverso sistema di finanziamento, diverso senso civico, diverso rapporto tra radiotelevisione pubblica e potere politico.» E io non posso che essere d'accordo. Ciò che Massimo cerca veramente, purtroppo, non è una radio saggia ma un italiano saggio. Neanche Diogene dalla sua botte ne avrebbe avvistato uno con facilità.
Radio3 si avvicina molto al modello descritto e auspicato dal lettore del Corriere, ma è un risultato solo parziale, soprattutto in termini di ore di programmazione. Radio3 mescola infatti i format di due canali della BBC (il 3 e il 4), di fatto il suo benefico ruolo è come dimezzato. In Italia abbiamo un buon canale radiofonico pubblico culturale, ma non abbiamo un canale pubblico all news degno di tale nome e l'unico network pubblico dedicato alla musica colta, Auditorium, ha una copertura molto limitata. Siamo destinati a convivere a lungo con questa situazione non poco triste se si considera che siamo comunque una nazione di circa 56 milioni di parlanti che forse meriterebbero il livello di offerta auspicata da Massimo? La domanda non è retorica, mi piacerebbe leggere i vostri pareri.

10 dicembre 2008

"Nachtstudio", la riedificazione culturale di una nazione

Poco più di un trafiletto del giornale Sueddeutsche per celebrare i 60 anni di Nachtstudio, la trasmissione culturale serale di Bayerischer Rundfunk. Eppure le parole di Stefan Fischer fanno riflettere su quello che deve avere significato, in una nazione come la Germania, la ricostruzione del dopoguerra. Il giornale spiega che la trasmissione inaugurata nel 1948 faceva parte del lungo processo di riforma di una radiofonia che i nazisti avevano forgiato - e utilizzato - come maglio di una propaganda implacabile, scientifica, diabolicamente efficace. I tedeschi, quel 10 dicembre del 1948, in quello studio radiofonico notturno modellato sull'esempio della britannica BBC, cercavano, chissà, un'ora di ristoro da una giornata trascorsa a mettere un mattone sopra l'altro. Un lavoro duro, onorevole, ma in fin dei conti non particolarmente impegnativo. Ma quella Germania in ascolto doveva raggiungere un obiettivo ben più arduo: ricostruire interi secoli di cultura, di umanità annichiliti dalla funerea Weltanschauung di Hitler, una visione di delirante superiorità, devastazione e morte.
E vista col senno di poi, forse sta proprio lì, in una trascurata ricostruzione culturale, la differenza tra noi e loro. L'incapacità dell'Italia di scendere a patti tanto con il suo passato come con la modernità. Ai microfoni di Nachtstudio si avvidendavano nomi come Thomas Mann, Hanna Arendt o Elias Canetti, poeti, filosofi, storici, artisti. I manovali di una ricostruzione assai più profonda di quella che poteva avvenire nei cantieri edili, nei bacini di carenaggio, nelle acciaierie. La punta più alta della rubrica erano i Radio-Essay, i saggi radiofonici che Hans Magnus Enzensberger definiva format culturale "onnivoro" (è questo il significato di "Allesfresser") per la sua capacità di mescolare dialoghi, ricordi autobiografici, osservazioni filosofiche. In occasione del suo 60esimo compleanno, Nachtstudio, oltre a una serie di libri celebrativi, ha realizzato un cofanetto di sei CD che raccolgono le più significative di quelle voci. Se conoscete il tedesco, trovere sul sito di BR 2 una bella pagina rievocativa con l'intervista a Marta, moglie di Lion Feuchtwanger, uno degli autori bruciati nel Rogo dei libri a Norimberga, esule negli Stati Uniti dopo aver narrato trai i primi, nei suoi romanzi borghesi, l'inizio della discesa verso gli abissi. Ma soprattutto potete procurarvi con soli 37 euro più 7 di spedizione, sullo shop online dell'emittente regionale tedesca, i CD con le voci di Nachstudio. L'idea e il disegno di quel progetto di riedificazione umana, etica, psicologica. Mi sembra un investimento molto sensato.

10.12.2008
Allesfresser

Nach BBC-Vorbild entstand vor 60 Jahren das "Nachtstudio" im BR

In den späten vierziger Jahren wurde in Deutschland das Radio neu erfunden. Nachdem die Nazis den Rundfunk als Propagandainstrument missbraucht und ansonsten zum Unterhaltungsmedium degradiert hatten, bedurfte es neuer Inhalte und neuer Formen. Es entstanden - in Anlehnung an die BBC - die Abend- und Nachtstudios. Sie waren die Keimzellen für vieles, was das Kulturradio bis heute ausmacht, etwa Features, literarische Salons und Gelehrtendiskussionen.
Das erste Nachtstudio in Bayern wurde am 10. Dezember 1948 ausgestrahlt auf der Welle Radio München, die später im Bayerischen Rundfunk aufging. Die Sendung gibt es noch heute und Barbara Schäfer, die das Nachtstudio seit zwei Jahren leitet, sorgt sich nicht um die Zukunft. Eine Abschaffung des Nachtstudios würde für den BR bedeuten, ein ganzes Genre aufzugeben: den Radio-Essay.
Hans-Magnus Enzensberger hat den Radio-Essay einmal als einen Allesfresser bezeichnet, weil er vieles integrieren könne: Dialoge, autobiografische Momente, philosophische Überlegungen. In seiner Idee des Radio-Essays sprach Thomas Kretschmer kürzlich im Nachtstudio von einer subjektiven, sprunghaft räsonierenden Gattung. Vor Schäfer war das Nachtstudio zur Rückblicks-Ecke verstaubt - zu oft wurde Persönlichkeiten aus Anlass ihres Todestages gedacht.
Inzwischen ist das Nachtstudio, dienstags um 20.30 Uhr, wieder ein Diskussionsforum zu gesellschaftlichen, politischen, kulturellen Belangen. "Mir ist wichtig, wieder Autoren zu holen, und damit jungen Schriftstellern und Wissenschaftlern die Möglichkeit zu geben, im Radio mitzumachen", sagt Schäfer. Der Autor Kevin Vennemann räsonierte unlängst über den Sunset Boulevard. Bodo Morshäuser, Eva Demski arbeiten für das Nachtstudio; jüngste Sendungen handelten vom Strukturalismus, von Strategien zwischen Kunst und Design.
Ästhetisch kommt Barbara Schäfer zugute, dass sie zuvor viele Jahre Redakteurin in der Hörspielredaktion war - sie hat die Sendung radiophoner gemacht. In seinen besten Momenten ist der Radio-Essay ja auch: dichterischer Ausdruck der Realität. STEFAN FISCHER

08 dicembre 2008

La radio clandestina di RAI International

Avete mai visto una pianta di pistacchi? In Italia per vederne un albero - è davvero strano, non somiglia a nessuna altra pianta - si deve scendere in Sicilia orientale e girare intorno all'Etna fino ad arrivare a Bronte. Ero arrivato da quelle parti casualmente, tre o quattro estati fa vagabondando per riguadagnare, da lì a pochi giorni, la nave per Genova. Eravamo andati a trovare un amico caro in terra iblea e nessuno di noi era mai salito sul vulcano. L'idea era di fermarsi un paio di notti a cavallo del Ferragosto e dopo aver telefonato a qualche agriturismo ci avevano risposto che sì, un posto ce l'avevano anche, ma un po' di fortuna, in una sorta di sede distaccata, da poco ristrutturata, di una bella azienda agricola non lontana da Randazzo, che poi è breve distanza da Bronte. La dependence si era rivelata essere una casa colonica eretta su un basamento lavico in un paesaggio che definire bello è ampiamente riduttivo. Da lì partimmo poi per riprendere l'autostrada che ci riportasse a Palermo e attraversammo, senza purtroppo fermarci nel centro storico di Bronte, la campagna dei pistacchi.
Di solito quando si sente citare il nome di quella località non si pensa alle verdi arachidi. Forse l'accostamento più diretto è quello tra Bronte e i fatti legati alla spedizione garibaldina, a una violenta rivolta antiborbonica che proprio i "liberatori" della Sicilia dai Borboni sedarono con una condanna alla fucilazione di presunti capi che poi si rivelarono del tutto estranei. Da quando sono stato da quelle parti a me viene subito in mente la secolare lava di Randazzo.
Ed è l'immagine che mi è venuta in mente quando ho letto, sul forum della RAI che ogni tanto frequento, quello sulle notizie e lo scambio relativi ai podcast e ai programmi radiofonici degni di nota, il messaggio dell'amica Mariu, una delle anime di quello spazio illuminato dalla rara predisposizione alla cortesia e alla cultura, radiofonica e non solo. Questa volta Mariu segnalava - non limitandosi a questo per la verità: il sonoro è stato registrato, editato e messo a disposizione di tutti su Internet - un programma diffuso in questi giorni da Raitalia Radio, il canale radiofonico di RAI International, nello spazio Racconto Italiano, che poi è una delle produzioni che compongono la quotidiana rubrica Taccuino Italiano. L'"originale radiofonico" è una docu-fiction o meglio una ricostruzione storica drammatizzata da Fabio Capicelatro, intitolata appunto Da Bronte a Milano e articolata in dieci puntate con la narrazione, storicamente molto accurata, degli episodi tra i più controversi del nostro passato post-risorgimentale. Naturalmente vi invito a cogliere la rara opportunità offerta da Mariu con il suo generoso e paziente lavoro di raccolta scaricando la raccolta completa (trovate i link seguendo il rimando al post sul forum de I nostri podcast.
Senza questo lavoro, piccole gemme come questa andrebbero completamente perdute. Il sito Web di RAI International è l'unica risorsa possibile per l'ascolto, in Italia, di programmi come Racconto Italiano, che pure vanta produzioni di assoluta eccellenza che non trovano, chissà perché, spazio sui canali radiofonici nazionali. Come si sa la RAI ha abolito le onde corte. Il ricco palinsesto di Raitalia Radio viene ritrasmesso nel mondo solo attraverso i satelliti a loro volta ripresi da un certo numero di stazioni radio estere in onde medie e FM che offrono una selezione di programmi a beneficio dei nostri connazionali nel mondo (non pochi, e non poco colti, considerando che dall'Italia ormai emigrano soprattutto fior di cervelli). Una parte dell'offerta, il Notturno Italiano, lo si può ascoltare di notte, in onde medie anche qui in Italia e attraverso le frequenze di Radio 1.
Diciamocela tutta: satelliti e Internet rappresentano un medium efficiente e probabilmente utile per raggiungere un pubblico che si presume benestante e motivato. Ma il sospetto è che tutte queste ore di produzione (Da Bronte a Milano dura un totale di dieci puntate di circa 20 minuti l'una, tre ore e mezza o più di ottima radio) finiscando per cadere, come dire, nel vuoto. Il sito oltretutto non prevede la possibilità di sottoscrivere alcun feed di podcasting: il mediacenter di RAI International consente di ascoltare le trasmissioni live o di collegarsi, ogni giorno, all'archivio relativo all'intero palinsesto per quella giornata. Se esiste un archivio più esteso e statico, io non sono ancora riuscito a trovarlo. Certo, certo, ci sono sempre di mezzo le questioni sui diritti, ma devo ancora capire in che senso la non disponibilità dei podcast e di un archivio degno di tale nome riesca a tutelare gli investimenti della RAI nella produzione di questi programmi. Mentre scrivo sto ascoltando la puntata di oggi, 8 dicembre, di Racconto Italiano. Questa volta è il turno della drammatizzazione di un racconto fantastico del raffinato scrittore ottocentesco Luigi Gualdo, milanese di nascita e francese d'adozione, romanziere e narratore bilingue. Un altro esempio di che cosa voglia dire fare radio di qualità, distillare contenuti che, oltretutto, avrebbero uno straordinario valore educativo (se penso allo strazio di certe "lezioni" al liceo, quando l'insegnante non era all'altezza del suo ruolo, o più semplicemente in giornata storta, mi convinco che venti minuti di radio così sarebbero stati molto più fruttuosi).
Posso scommettere che Mariu sta raccogliendo anche questa "Canzone di Weber", che presto potremo contare sul suo link a una cartella di file mp3 (e il bello è che in linea di principio uno rischia anche dei guai per una cosa così). Ma il punto è che questi piccoli tesori sembrano concepiti - da un mente un po' perversa devo dire - per restare completamente nascosti ai più. Soprattutto alle orecchie di contribuenti che ci hanno messo qualche soldino e che forse non si entusiasmano per le opprimenti idiozie che scaturiscono dagli altoparlanti della radio, quando la accendono. Nell'etere italiano non c'è posto per questi contenuti. Internet, che potrebbe svolgere una straordinaria funzione di archivio, sa diventare all'occorrenza un ironico agente di clandestinità e oblio. Provate ad andare sul portale Web di Radio RAI, scoprirete il bannerino di RAI International solo in fondo alla pagina, in mezzo a tanti altri. Chissà quanti avranno la curiosità di arrivarci.
La puntata della Canzone di Weber è finita con questo post e manco a dirlo Racconto Italiano si congeda con la Guerra di Piero di De André (a proposito, non perdetevi mercoledì sera 10 dicembre la serata speciale sulle sue canzoni da Radio Popolare, sperando che ci sia la diretta dall'evento organizzato al Teatro Dal Verme di Milano). Mi sa che non è Piero ma la buona radio a dormire sepolta in un campo di grano...