Edoardo Martinelli, operatore nel settore del webcasting, mi ha inviato alcune sue osservazioni relative al Digital Audio Broadcasting e alla radio digitale. Ve le propongo volentieri invitandovi a postare i vostri commenti.
Sono un lettore del suo blog, un riferimento piacevole ed interessante per chiunque ami la radiofonia. Da direttore di una Web TV e persona che lavora nel webcasting da qualche anno, le vorrei porre un quesito che, se lo gradisce, si potrebbe discutere anche sul blog con gli altri lettori: il DAB serve davvero?(A margine di quanto scrive Edoardo, vorrei solo aggiungere che le tecnologie satellitari potrebbero essero meno dorate rispetto al loro apparente luccichìo. Negli Stati Uniti la radio digitale via satellite è una miscela di successo (in termini di gradimento da parte degli abbonati (e insuccesso: due operatori che si sono dovuti fondere, una situazione finanziaria a forte rischio). Inoltre l'illuminazione di territori complessi richiede il dispiegamento di reti terrestri di ripetitori gap filler.)
Leggo con interesse sia gli articoli che lei pubblica sul blog, sia la stampa internazionale sull’argomento e devo dire che non vedo troppo entusiasmo intorno al DAB, eppure nonostante questo tutti governi europei sembrano decisi ad andare avanti. Alcuni più in fretta, altri con lentezza, ma la strada imboccata sembra quella.
Forse peccherò di eccessiva dietrologia ma, a mio modesto parere, il DAB non è altro che il mantenimento dello stato delle cose attuali. Mi spiego meglio, scendendo in merito al caso italiano. Si dice che con il DAB ci sono sul mercato molte più emittenti. Certo è fuori di dubbio, ma è altrettanto vero che la gran parte delle emittenti appartengono agli stessi gruppi radiofonici che dominano la scena oggi in Italia, tanto nazionale che locale. Basta andare a leggere l’elenco delle emittenti ricevibili in DAB nelle città dove è possibile e lo si vede chiaramente.
In sostanza non cambia nulla. Indubbiamente siamo di fronte ad una nuova tecnologia, però il problema rimane sempre uno: aprire un’emittente radiofonica, sia essa in FM o DAB, è uno sforzo economico non indifferente. Proprio qui sta la differenza abissale con il Web. Io vedo nella rete uno strumento molto più democratico, dal punto di vista soprattutto della quantità. Cosa sono ad esempio trenta emittenti ricevibili in DAB quando con internet se ne possono ascoltare migliaia da tutto il mondo?
Altra questione, il satellite. Non riesco a capire perché in Europa non venga sfruttata e potenziata questa tecnologia, tanto per la TV, quanto per la radio. Negli Usa ha dato un riscontro molto positivo, non potrebbe essere lo stesso da noi? I sostanza il digitale satellitare già esiste, è il DVB-S, ed è tale tanto in trasmissione, quanto in ricezione. Domanda, perché non utilizzare questa tecnologia al posto del DAB/DVB-T? Sarebbe un modo per garantire una reale scelta alla gente (molte più TV e radio), ma anche occasione per smantellare una buona parte dei ripetitori sul territorio. Tra l’altro leggevo su una ricerca che solo il 28% delle famiglie italiane ha la possibilità di accedere alla TV satellitare (free e a pagamento). Questo dato è impressionante e desolante se paragonato a quello di altri paesi europei, o addirittura Est europei.
La portabilità delle connessioni internet e della tecnologia satellitare rendono già possibile uno sviluppo della radiofonia in modo simile a quello che fu l’FM con le radioline tascabili. Invece no, si punta sul DAB che da anni dovrebbe decollare e che invece è ancora in fase sperimentale.
Tutto questo mi riporta al pensiero espresso prima. Sulla volontà di diffondere il DAB a tutti i costi operano non solo ragioni economiche ma anche politiche. Si tratta di un modo, almeno in Italia, per svoltare tecnologia privilegiando lo status quo, senza una reale apertura al mercato. Cosa che, a mio parere, già avviene in parte sul satellite ed in modo sostanziale sul Web. Proprio per questo in Italia il satellite ed il Web sono di fatto ignorati, non tanto dalla gente, quanto dagli operatori del settore. Il fatto è che sul Web non si può barare, non ci sono frequenze da comprare a peso d’oro, si parte tutti dallo stesso punto ed è l’utente a scegliere. Il vero pluralismo si misura anche sulla quantità e non solo sulla qualità di ciò che viene offerto. Credo che il DAB non rappresenti una vera rivoluzione su questo versante.