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27 febbraio 2014

Quando l'SDR si chiamava VCR: le onde medie con Chernobyl nelle registrazioni a larga banda di 30 anni fa.

Sulla lista di discussione di un club americano di radioascoltatori hobbystici, l'International Radio Club of America, Mark Connelly ha raccontato in questi giorni una bellissima storia relativa al recupero di un materiale sonoro da registrazioni ormai d'epoca. Mark è una figura quasi leggendaria dell'hobby dell'ascolto a lunga distanza, è sulla breccia da decenni ed è autore di decine e decine di progetti di sperimentazione con antenne, filtri audio e altri accorgimenti che aiutano a captare meglio segnali radio deboli e disturbati. Recentemente ha messo le mani su alcuni nastri che custodiscono registrazioni su nastro magnetico (analogiche) molto speciali. Non si tratta soltanto di materiale che risale a quasi 25-30 anni fa (sono infatti registrazioni effettuate nel 1991 e 1986). Le registrazioni di cui ci parla Mark sono state effettuate da un suo collega hobbysta, Craig Healey, sulla costa est, con un metodo analogico alternativo ai normali registratori a nastro o a cassetta che già allora - parecchi anni prima dell'era della software defined radio - permetteva di catturare una grossa porzione di spettro radiofonico e procedere solo successivamente all'ascolto dei segnali trasmessi in quella specifica finestra frequenziale.
Oggi per catturare quella che in gergo viene chiamata "banda base", in pratica il segnale radio non ancora demodulato, i radioamatori ricorrono ai convertitori analogico-digitali a larga banda, dispositivi che consentono di acquisire tutti i segnali radio compresi tra una frequenza A e una B. Prima dell'avvento dei convertitori A/D, uno dei modi accessibili anche al singolo dilettante era il videoregistratore analogico (VCR), quei dispositivi mangiacassetta che oggi sono stati completamente soppiantati dai dischi ottici o addirittura dagli hard disc. Un canale televisivo analogico "composito" era composto da una parte video di circa 4 MHz di larghezza utile più una ulteriore sottoportante per l'audio. L'ingresso di un videoregistratore doveva avere una larghezza di banda adeguata a questi valori. Nella seconda metà degli anni '70 lo standard VHS si era imposto contro il sistema Betamax della Sony e nel decennio successivo il VCR divenne un apparecchio alla portata di tutti. Alcuni "DXer" proposero di adattare l'ingresso di un videoregistratore per acquisire, invece dei segnali televisivi, le normali emittenti in modulazione d'ampiezza. La cosa sembrava impossibile, ma funzionava in realtà molto bene, spiega Mark (io mi ricordo benissimo di aver letto sui fanzine dell'epoca la descrizione di quei circuiti) riferendosi a un articolo scritto allora da Craig Healey (articolo che potete leggere qui) a proposito di una tecnica che non a caso veniva chiamata "Time machine DX": l'ascolto dello spettro passato. L'unico accorgimento fondamentale consisteva nel riuscire a fare in modo che il VCR non perdesse il filo di un segnale che a differenza di quello televisivo era privo di riferimenti di sincronia, ragion per cui si trattava di aggiungere alla banda radiofonica da registrare anche una sorgente sinusoidale che facesse da clock. Per i VCR americani, abituati al sistema NTSC un segnale a 60 Hz, che scendevano a 50 Hz nei VCR europei a sistema PAL. Una volta registrato il segnale, che in questo caso corrispondeva all'intera porzione di spettro assegnata alle onde medie, per "riascoltare" bisognava prendere l'uscita del VCR e adattarla all'ingresso in antenna di un ricevitore, eliminando ovviamente il segnale a 60 o 50 Hz. Come per magia, ruotando la manopola di sintonia, in cuffia si potevano ascoltare le tutte le stazioni presenti in quel momento nella porzione di banda catturata.
Mark ha avuto modo di analizzare sei videocassette storiche di Craig. La qualità della registrazione in banda base non è elevata. Nella porzione più bassa, dove la sensibilità del videoregitratore era scarsa, si possono ascoltare solo le stazioni più forti e anche la dinamica è molto, molto limitata, per cui le stazioni più deboli risultano praticamente sepolte dai segnali adiacenti. Però Mark è riuscito lo stesso a riversare il contenuto di radiofrequenza nei file in formato WAV che oggi si possono "esplorare" con l'aiuto di un ricevitore SDR come il Perseus. Ecco il risultato, questa volta in audiofrequenza, ottenuto esplorando due videocassette, una del 1986 (con le notizie dal reattore di Chernobyl!), l'altra del 1991. Mark afferma anche che se il sistema VHS aveva reso possibile questo tipo di registrazioni anche a livello hobbystico, i sistemi professionali come l'Ampex venivano utilizzati anche in passato, specialmente dalle agenzie governative Usa (e immagino in altre aree) per monitorare le trasmissioni radiofoniche evitando di doversi sintonizzare su centinaia di segnali con altrettanti ricevitori. Non è escluso che supporti magnetici di questo tipo saltino fuori, dandoci così la possibilità di ascoltare la radio come viaggiatori nel tempo.

23 febbraio 2014

Il "quarto fronte" bellico: le radio internazionali come arma di intelligence nella Seconda guerra mondiale

Provate a immaginarvi di vivere negli anni Trenta del secolo scorso e di essere un bravo studioso di geopolitica, fresco di laurea da una università prestigiosa come Princeton e pronto a iniziare una carriera nella diplomazia, nell'accademia o in un grande giornale. Tornate a casa dai vostri genitori agiati e in salotto, evidentemente troneggia un grande apparecchio radio con le onde corte. La sera vi rendete conto che da quell'altoparlante potete ascoltare una quantità di voci, i notiziari, le cronache, i discorsi di presidenti, ministri e dittatori. Non è come leggere tutto qualche giorno dopo dalle stringate cronache di un inviato speciale, o dopo settimane sui giornali stranieri che arrivavano, via nave, alla biblioteca dell'università. Tutto è in diretta, dal vivo, nelle voci si possono cogliere le esitazioni, le pause, qualche parola può sparire nell'occasionale scarica, nell'evanescenza del segnale. Ma la gran parte delle cose dette, sfumature comprese, si distingue perfettamente a patto di avere familiarità con la lingua (cosa abbastanza probabile nell'America ancora vicina agli anni delle grandi migrazioni dall'Europa).
Ecco, questo è il mondo descritto in War on the shortwave, un opuscolo degli anni '40 curato da The foreign policy association, un centro studi che voleva promuovere negli Stati Uniti una maggiore consapevolezza in materia di politica internazionale. Il libro tratta dei primi anni di guerra in Europa e Unione Sovietica  (39-41) "letti" attraverso le trasmissioni radio che arrivavano in America.
Il libro, scovato da SWListening Post, si può leggere online su Archive.org e si basa sulle trascrizioni dell'epoca effettuate dal Princeton Listening Center, una istituzione che poi confluì in una iniziativa della FCC, il Foreign Broadcast Monitoring (poi Information) Service. L'autore di War on the shortwave è Harold Graves, direttore del Listening Center e diventato poi collaboratore della FCC per i servizi di monitoraggio e trascrizione dei programmi diffusi da quello che già allora veniva definito "quarto fronte di guerra" (dopo l'economia, le operazioni militari e le diplomazie).



La storia del Foreign Broadcast Service è anch'essa ben documentata, nonostante il passaggio del coordinamento del servizio dalla FCC nelle mani della CIA. Un documento rilasciato dall'Agenzia in base al Freedom of information act copre per esempio tutte le attività del FBIS da Pearl Harbour al 1947. Stephen Mercado, scrivendo nel 2001 sulla rivista del Center for the study of intelligence usa il linguaggio di Internet titolando il suo saggio sul FBIS e le sue attività di ascolto "Open-source intelligence from the airwaves".   Il sito della CIA è una miniera di informazioni sulla storia delle comunicazioni radio per scopi propagandistici, spionistici e militari. La storia del FBIS si concluse nel 2005, quando tutte le attività passarono sotto l'insegna, guarda caso, dell'Open Source Center, il cui accesso è riservato ai dipendenti federali e ai fornitori del governo americano. A partire dal 1946 lo stesso FBIS curava la pubblicazione di una versione americana del World Radio TV Handbook, un repertorio di tutte le stazioni radio e televisive del mondo. Se ne trovano alcune copie su Archive.org:



Ma è ancora più interessante il fatto che Archive.org oltre a libri e trascrizioni, conserva anche delle registrazioni delle trasmissioni propagandistiche ascoltate dal FBIS. Per esempio questo notiziario del 1941 nella trasmissione del Reich al Nord America:



o questo documento sonoro di notevole significato per noi italiani, con una trasmissione in lingua inglese del 1942, da Roma, il cui notiziario è seguito da un discorso del poeta Ezra Pound:

28 ottobre 2013

Il BBC WS chiede l'aiuto della "folla" per indicizzare il suo archivio sonoro.


Un bel progetto dell'R&D della BBC, che invita gli ascoltatori del BBC World Service a diventare anche "taggatori", partecipando all'iniziativa di crowdsourcing per l'indicizzazione dell'archivio sonoro dell'emittente. Circa cinquantamila programmi in lingua inglese diffusi dal BBC WS negli ultimi 45 anni sono stati sottoposti a un processo di classificazione automatica con un software che ha tradotto in parole chiave (tag) i metadati disponibili o estraendole dall'audio con tecnologie speech to text. Da oggi e per qualche tempo sarà possibile registrarsi sul sito dell BBC World Service Archive Prototype per ascoltare gli stessi programmi e applicare tag e commenti. L'intero archivio è ricercabile dagli anni '80 a oggi e contiene ogni sorta di corrispondenza dai luoghi più disparati. Presto sarà la volta dell'archivio di Radio RAI immagino!

08 dicembre 2011

7 dicembre 1941, la radio annuncia l'inferno

Ieri, 70esimo anniversario dell'attacco giapponese su Pearl Harbor (7 dicembre 1941), il sito Old Time Radio ha dedicato uno speciale ricco di testimonianze radiofoniche dell'epoca, quando in un tranquillo pomeriggio di domenica, gli ascoltatori americani seguivano le partite di baseball o il programma di swing Sunday Serenade, con l'orchestra di Sammy Kaye e le sue "kaydettes".
Alle 2 e 26, la partita dei Giants contro i Brooklyn Dodgers viene interrotta da NBC e pochi minuti dopo la CBS parla già dell'inevitabile reazione del presidente Roosevelt che dovrà chiedere al Congresso la dichiarazione di guerra. "Il congresso non potrà che accordargliela", dice il commentatore da Washington. Per il mondo è il primo vero inferno globale.

23 novembre 2010

Ungheria '56: in digitale le trasmissioni di Free Europe

La Hoover Institution di Stanford, che raccoglie un imponente archivio di 80 mila nastri di studio delle emittenti Radio Free Europe e Radio Liberty, fondamentali armi propagandistiche all'epoca della guerra fredda, ha reso disponibile in formato digitalizzato le incisioni dei programmi della redazione ungherese trasmessi nelle tre settimane dell'insurrezione di Budapest, nel 1956. Per lungo tempo le incisioni di controllo delle trasmissioni, che avvenivano su bobine di nastro continuamente riutilizzate, sono state considerate disperse. Ma nel caso dei nastri della breve rivoluzione ungherese alla fine degli anni novanta sono comparse le copie conservate in un archivio pubblico tedesco, che 40 anni prima aveva condotto una valutazione delle attività di RFE, essendo quest'ultima ospitata in Germania da infrastrutture in affitto.
All'inizio del terzo millennio una "squadra di recupero" ha riversato il contenuto dei nastri ritrovati in formato digitale e oggi, come racconta la RFE di oggi - ancora molto attiva verso le regioni dell'Asia ex sovietica, sempre alle prese con gravi problemi di democrazia e libertà di espressione - quei contenuti sono a disposizione degli studiosi.

RFE Broadcasts From Hungarian Revolution Digitized

Once thought destroyed, RFE broadcasts from the Hungarian Revolution of 1956 are now available in digital format.

November 14, 2010

The RFE/RL Broadcast Collection at Stanford’s Hoover Institution contains some 80,000 studio tape reels of RFE and Radio Liberty (RL) broadcasts. Now, thanks to the hard work of a dedicated team of RFE affiliates, it also contains rare log tapes (low-quality recordings of short-wave transmitter output) for the crucial three weeks of the Hungarian Revolution (October 19 – November 13, 1956).
During this era, log tapes were routinely reused (no others have been preserved), but thanks to historical accident and modern technology, the complete recordings of every RFE broadcast hour from that momentous period are now available in digitized form at the Hoover Archives at Stanford University and the Hungarian National Szechenyi Library. While the transcripts of many of these programs aired during those three weeks of 1956 have long been available, the recovered 1956 log tapes provide the only complete audio record of RFE’s broadcasts at that time.

Accidental Preservation

During the Cold War, RFE and RL log tapes were retained for only a few months in accordance with German, Portuguese, and Spanish transmitter licensing requirements. However, after public controversy developed around RFE’s 1956 Hungarian broadcasts, the West German Foreign Office borrowed the set of log recordings made at the RFE transmitter station at Biblis in order to conduct a review (which was generally positive). It quickly returned the log tapes to RFE, but, fearing more controversy in the media and labor courts, reclaimed them again in the spring of 1957. Seeking secure storage, the Foreign Office deposited the tapes in the Federal German Archives in Koblenz – where they remained, forgotten until their rediscovery in the late 90s. By this point, the ravages of time and outdated technology had made them all but unplayable.

Archaic Sound Recovered

In 2000, after Hungarian Radio arranged for the copying of the Hungarian broadcasts, RFE/RL and the Federal German Archives decided to recover in digital form all RFE language broadcasts during the period of the Revolution. Manfred Hanspeter of RFE/RL Technical Services and RFE/RL archive consultants Leszek Gawlikowski and Laszlo Rajki oversaw the project, which was epic in scope. The 1956 log tapes alone contained a total of over 6500 broadcast hours, recorded on 60 fourteen-track paper-backed tapes.
Today, much of the restorative work could be done on laptop, but ten years ago the project required more creative solutions. Using two computers, a Network Attached Storage (NAS) unit, a low noise amplifier, and a modified Telefunken tape machine (which reduced the tape speed), former RFE/RL Hungarian Service producer Robert Trunk was able to meticulously transfer the recordings on the tape to MP3 format. In 2001, Trunk spent several months adjusting the audio for each of the 727 tape tracks, transferring the output to the NAS, editing the audio to enhance sound quality, and finally depositing the content onto 60 CDs.
Preserved by historical accident and retrieved with modern technology, this unique record of a key period of RFE broadcast history is now available for research.

03 novembre 2010

L'Archivio Rai della canzone napoletana a Milano



Antonio Lubrano presenta alla Mediateca Santa Teresa di Milano le postazioni per l'accesso all'Archivio della canzone napoletana di Radio Rai. L'archivio, curato da Paquito Del Bosco (nella foto è quello davanti al monitor) è stato inaugurato diversi mesi fa ma per le solite questioni legate ai diritti d'autore, non è possibile mettere a disposizione di tutti, online, le decine di migliaia di brani che l'archivio rende invece fruibili da postazioni "chiuse", come quelle allestite da oggi alla mediateca milanese, che fa parte della famosa biblioteca nazionale braidense e ha già da tempo accordi con le Teche RAI per la distribuzione dei suoi contenuti ai cittadini. Ecco anche l'audio della presentazione:


06 ottobre 2010

Alla ricerca della memoria audiovisiva (non) perduta


Da non perdere. Anzi, da non ri-perdere. Monica Rossi di Storie Digitali apre a Milano (17-27 ottobre) il Festival della Memoria Diffusa. Nelle tre location del Teatro Franco Parenti, del Teatro Arsenale e di Palazzo Stelline, un suggestivo programma con un mashup di memorie audiovisive raccolte da Monica dagli archivi personali delle famiglie italiane.
Il 22 e 23 ottobre all'Arsenale, promette di essere molto interessante l'evento Memory Design Live, «ricostruzione percettiva di luoghi, di relazioni sociali di ricordi, "suono della memoria": stimolo acustico, sonoro, musicale, ricerca delle sonorità della città di anni lontani attraverso installazioni sonore realizzati su brevi documentari degli anni '50 '60 con possibilità di interazione musicale del pubblico attraverso l'uso di iPad. Le diverse connotazioni acustiche ci permettono di attraversare il tempo.» Iscrivetevi e portatevi dietro l'iPad se lo avete.

Milano, 17 al 27 Ottobre 2010
Teatro Franco Parenti, Arsenale, Stelline


Numero zero di Memoria Diffusa, festival della memoria partecipata e condivisa: inizia in occasione di Home Movie Day, giornata in cui in tutto il mondo si celebrano le pellicole amatoriali, per concludersi in occasione della giornata UNESCO dedicata al patrimonio audiovisivo.
Dedicato a tutti coloro che porgono una particolare attenzione alla memoria condivisa e partecipata e ai contenuti audiovisivi inerenti alla memoria del territorio, si sviluppa nell'arco di più giornate con diversi eventi per pubblici di ogni età.
Mashup di memorie audiovisive, con speciale attenzione ai contenuti relativi alla memoria del territorio e a quella privata e amatoriale: i contenuti (video, audio e fotografici) condivisi dagli archivi hanno permesso di organizzare incontri, spettacoli teatrali e musicali, proiezioni cinematografiche e uno spettacolo di lanterne magiche e racconti per i piu piccini.

25 giugno 2010

EBU/UE, accesso flessibile agli archivi audiovisivi

Bel comunicato di oggi dall'EBU sull'incontro avvenuto ieri tra i rappresentanti dell'organizzazione dei broadcaster pubblici europei e Michel Barnier, commissario europeo per i Mercati interni e i servizi, a proposito della questione copyright e delle iniziative che l'Unione sta prendendo al proposito nell'ambito della sua Digital Agenda. Come ogni bravo consumatore di streaming, podcast e altro materiale messo a disposizione dai siti delle emittenti pubbliche come Radio RAI, la questione dei diritti d'autore sui contenuti depositati negli archivi elettronici è fondamentale. E le regole attuali servono solo a precludere una accessibilità - anche regolamentata e a pagamento - che sia davvero ampia e alla portata di tutti. Occorrono chiaramente regole nuove e anche l'EBU sembra favorire i modelli di licensing collettivo che oggi vengono esplorati con maggior interesse. C'è in gioco la nostra capacità, come cittadini digitali, di usufruire di un patrimonio culturale e informativo che è soprattutto "nostro", ancor prima dei "titolari dei diritti". Fermo restando che anche questi ultimi godono di ogni diritto alla equa retribuzione.
Modernization of copyright licensing to benefit EU consumers and creators

The EBU meets Commissioner Barnier to discuss copyright modernization in the digital era

Brussels, 25 June 2010 - On 24 June 2010 the European Broadcasting Union (EBU)*, the world’s leading broadcasting association, met with European Commissioner for the Internal Market and Services Michel Barnier, to discuss the EBU's proposals on copyright modernization in the context of the upcoming EU copyright initiatives.
The EBU welcomed the Commissioner's initiatives on copyright in the Digital Agenda. Public service broadcasters are investing substantially in quality content which will help to ensure a more inclusive and sustainable digital information society for the benefit of all citizens.
However, today broadcasters need a simplification of rights clearance mechanisms to encourage innovation and ensure that audiences can legally access media content on a range of new digital platforms, therefore facilitating the development of a successful Digital Agenda.
"Our proposals seek a balanced approach that provides 'easy access' for consumers, facilitating the distribution of content across the internal market, while duly protecting rights holders, including artists," declared Jean-Paul Philippot, President of the European Broadcasting Union.
A key element of the EBU's proposals is the extended collective rights management** mechanism for clearing rights for audio and audiovisual media services and its wider application across the EU for traditional broadcasting as well as on-demand media services.
The EBU welcomed the upcoming Commission initiative on collective management which is of the utmost importance to the EBU and its Members. The EBU urged the Commissioner to have provisions on extended collective licensing introduced in the future framework directive on collective management.
"Collective management is indispensable because broadcasters can't go individually to rights holders for a lot of mass use," said Ingrid Deltenre, Director General of the European Broadcasting Union . She went on to say, " For our Nordic Members, the extended collective licensing system, which has been in place for the past 50 years, has significantly simplified the process of clearing rights for archive content, including orphan works . However, our Members still have a total of approximately 28 million hours of unused radio and TV content, representing an enormous part of Europe's cultural heritage."
The EBU pointed out that this situation creates unnecessary administrative costs, and is not in
the interests of copyright users, consumers or creators. This is why, in addition to proposals on books in a directive on orphan works, solutions must also be found for audiovisual archives.
As part of a coherent set of proposed measures, the EBU highlighted another of its key points: the country of origin principle***. This would facilitate EU-wide licensing avoiding multi-territorial application of 27 national copyright rules, on the basis of the principle of technological neutrality, where a policy should not favour a particular technology.
"The more you facilitate the system, the more likely it is that you will have content available on
all platforms nationally and across borders," concluded Ms Deltenre.
The EBU stressed that its proposals respect the contractual freedom of producers of premium content, e.g. films. They must remain free to negotiate their exclusive rights individually with broadcasters and to contractually restrict their licenses to certain territories.
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Note to Editors:
* The European Broadcasting Union (EBU) serves 86 national media organizations from 56 countries in and around Europe. It represents its Members and promotes the values and distinctiveness of public service media in Europe and around the world. The Eurovision and Euroradio networks deliver news, sports, events and music to EBU Members and other media organizations. Services to Members range from legal advice, technical standardization and development to co-production and exchange of quality European content.
For more information about the EBU: http://www.ebu.ch
The copyright proposals, detailed in a study, can be found at: http://www.ebu.ch/copyright
** Extended collective licensing: rights holders of a particular category of works are represented by a collective organization. Broadcasters and other users of works can clear all the rights of that category with the organization, even for works of rights holders who are not a member of the organization. All non-represented rights holders retain the right to opt out of the collective agreement and prohibit the use of their works.
*** Country of origin" rule (the law applicable to a service provider is that of the Member State in which the business providing the service is based), which applies to satellite broadcasting, should be extended to cover all audiovisual media service communications, on all platforms, including the Internet.

29 aprile 2010

Socillo, presto 2 Web radio RAI con materiali d'archivio

Diecimila download nel primo giorno, primo posto in classifica tra la app italiane scaricate da iTunes Store. Il player per iPhone di RadioRAI realizzato dalla milanese Neo Network (società Magnolia e dunque controllata oggi da De Agostini Group attraverso la divisione Zodiak Entertainment), anche se è sicuramente perfettibile e priva delle estensioni previste per il futuro. Oggi TGR Neapolis ha trasmesso questa intervista con Bruno Socillo, il responsabile della radiofonia Rai. Che annuncia, a proposito dei ricchi archivi storici della nostra emittente, il prossimo lancio di due Web radio tematiche basate appunto su contenuti del passato.



06 gennaio 2010

Navigare negli archivi digitali e automatizzare il tagging

Sto leggendo un affascinante articolo di Alia Sheikh sul nuovo blog della BBC, Research and Development. Alia si occupa di navigazione "collaborativa" negli archivi sonori, cercando di elaborare alcuni concetti utili per la classificazione automatica dei contenuti. Il problema della digitalizzazione della nastroteca di un broadcaster riguarda, scrive la ricercatrice della BBC, non tanto l'aspetto della conservazione dei dati, quanto la successiva reperibilità del contenuto. Si tratta insomma di conoscere *prima* quanto stiamo riversando nell'archivio digitale per salvare insieme alle informazioni audio i "metadati" descrittivi che serviranno a guidare il fruitore dell'archivio. Se queste informazioni sono disponibili perché l'archivio analogico è classificato con criterio bene. Se i nastri sono "anonimi", invece che si fa?
Alia sviluppa il suo discorso a partire da alcune ricerche presentate in occasione dei "Mashed", gli incontri tecnologici del progetto Backstage della stessa BBC. Backstage è il nome dell'iniziativa che apre gli archivi della Beeb alla creatività di programmatori e utenti che vogliano sperimentare nuove forme di contenuto. Qualcosa che qui non vedremo MAI.
Due i concetti che intendo trasferirvi qui, prima di una vostra eventuale lettura dell'articolo di Alia. Il primo è il concetto di podcasting "enhanced", potenziato, reso possibile dall'uso di formati per metadati come ID3v2, la seconda versione di ID3, il linguaggio ormai universale per il tagging dei file .mp3. Con questi formati avanzati è possibile classificare un podcast in maniera molto più precisa, per esempio suddividendo il contenuto in capitoli e associando a ogni capitolo informazioni di testo e persino fotografie che verranno incluse nel file .mp3 (per essere visualizzati da un player compatibile).
Il secondo concetto è ancora più affascinante perché riguarda la possibilità di analizzare un contenuto e classificarlo con strumenti automatici. Alia mostra un esempio di un software della BBC che converte l'audio del file .mp3 in informazione grafica, con barre di diverso colore che permettono di "visualizzare" la struttura del contenuto sonoro. Il parlato sarà costituito da un pattern irregolare di barre di sottile colore, la musica e il canto avranno un andamento cromatico molto più regolare. Alia si sofferma su questi argomenti in un secondo post Navigating Audio, an Experimental Spiral, illustrato da un filmato purtroppo non accessibile da indirizzi IP stranieri. In compenso si può scaricare un white paper molto tecnico ma non per questo meno affascinante.
Affiancando le informazioni estratte automaticamente ai metadati tradizionali creati per esempio dagli archivisti, si possono costruire archivi digitali molto più facili da gestire e esplorare. Sempre che si vogliano costruire gli archivi, nevvero...
Potete sperimentare anche voi questi tool di conversione suono-grafico grazie al sito della BBC fortunatamente ancora attivo. L'indirizzo è http://mprr.kw.bbc.co.uk/cgi-bin/vis/avn (per accedere dovrete inserire "hackday" come userid e password). Potrete caricare un file audio non più grande di 50 megabyte e vi si aprirà un player con finestra di navigazione grafica:


Come potete vedere il clip che ho utilizzato come esempio (un programma di Radio3 dedicato all'Olocausto in Italia) risulta leggibile nelle sue fasi di scansione. Gli interventi del conduttore sono quelli in verde pistacchio tenue, le interviste che seguono sono più irregolari e seguono il timbro della voce dell'intervistato, mentre gli stacchi musicali sono regolari e uniformi e alcuni sono di colore violetto.

21 ottobre 2009

27 ottobre, giornata del patrimonio audiovisivo

Monica Rossi è una cara amica che, a Milano, ha avuto una bellissima idea. Quella di costruire una piccola bottega della memoria minima, un service che aiuta i suoi clienti a riversare in formato digitale i vecchi archivi di fotografie e filmini. Con la sua Storie Digitali, Monica collabora anche con diverse istituzioni, come il Museo di Storia Contemporanea, un piccolo gioiello nella Miano storica, quella di Don Lisander. L'UNESCO ha dichiarato il 27 ottobre giornata del patrimonio audiovisivo mondiale. E la sera del 27 il Museo di via Sant'Andrea organizza in collaborazione con Storie Digitali una proiezione di preziosi materiali della Milano raccontata con le immagini e le parole di quel nuovo lessico familiare che fu reso possibile dalle rudimentali tecnologie delle macchine fotografiche istantantanee dai formati super8. La proiezione, che inizia alle 21.00, segue una tavola rotonda che si terrà nel pomeriggio di quello stesso giorno dalle 14.30 alle 16.30 sul tema "Rendere accessibile il patrimonio audiovisivo", dove Monica interverrà insieme a un gruppo di esperti.
Tavola rotonda "Rendere accessibile il patrimonio audiovisivo"

Intervengono:

Renata Meazza – AESS Regione Lombardia
Cesare Colombo – fotografo e curatore di mostre fotografiche
Elvio Annese - regista
Giancarlo Pelucchi – webTV CGIL
Lorenzo Castellini - Esterni
Manuel Tonolini - Fondazione Dalmine
Simone Aliprandi - www.copyleft-italia.it
Monica Rossi - storiedigitali.net
Quello che segue, invece, è il messaggio del direttore generale dell'UNESCO, Koïchiro Matsuura, che ricorda il senso di questa giornata e l'importanza di preservare quegli insostituibili giacimenti di memoria che spesso languiscono negli archivi visuali e sonori del cinema, della radio, della televisione. Molti dei quali rischiano di sparire per sempre.



Message from Mr Koïchiro Matsuura, Director-General of UNESCO on the occasion of the World Day for Audiovisual Heritage

"Fading Heritage - we can save it"
27 October 2009

On World Day for Audiovisual Heritage 2009, I would like to reflect on the faded legacy of film, television and radio recordings that we may be transmitting to future generations. These media are the instruments that convey our ideas and creativity as well as being the very foundation of modern civilization. They take a variety of forms: moving or still images; oral or musical records and can exist on analogue or digital carriers.
These are the documents that have defined the 20th century, providing new means of cultural expression, and new methods of creating and accessing knowledge. They transcend linguistic and geographic borders, and they offer an immediacy in communication that has a high potential to reach all audiences. Accessible to all, our audiovisual heritage is an integral component of contemporary society.
Yet, the continued existence of this heritage is threatened and every day important losses are recorded. This may arise from ignorance, neglect, physical decay or deliberate destruction, but whatever the cause, one overriding fact holds true: all audiovisual heritage carriers are doomed. Only the rate at which they disappear can be arrested. Their deterioration is often not rapid, but rather a slow fade into nothingness. They can be saved before they reach this point of no return, but urgent measures must be taken. To this end, UNESCO, along with partners such as the Coordinating Council of Audiovisual Archive Associations (CCAAA), has taken a leading role in acting to protect and prolong the life expectancy of sound and moving images.
In 2005, UNESCO’s General Conference proclaimed 27 October as the World Day for Audiovisual Heritage in order to raise public awareness of these documents as integral components of national identity and to spearhead efforts for their protection. Since then, this Day has been observed around the world, through activities that bring images and sounds to life, and thus prevent them from fading beyond recovery.
The complexities of safeguarding audiovisual heritage can be daunting given the need for extensive financial, technical, human and political solutions. However, not taking action is not an option since this will inevitably contribute to further losses of our heritage and an impoverishment of the global identity. On World Day for Audiovisual Heritage 2009, let us commit to redoubling our efforts to preserve this unique and universal testimony of recent decades for future generations.

Koïchiro Matsuura

11 maggio 2009

Gli esercizi di Arrigo

Avevo iniziato a registrare, proprio con Vcast, i concerti notturni del finesettimana trasmessi da Radio 3 per Esercizi di Memoria. Amabile come sempre mariu mi aveva anticipato la trasmissione di alcuni cicli di lieder schumaniani e brahmsiani, a me molto cari, e avevo finito per lasciare i parametri di registrazione del programma in modo da rinnovarne la cattura.
Come lascia intuire il titolo, così felice e teneramente "imperativo", l'autore del programma compiva il suo esercizio negli archivi sonori della Rai, andando a scovare grandi esecuzioni di musicisti che oggi, il più delle volte, sopravvivono solo nelle incisioni. Molti concerti degli Esercizi erano dal vivo e i nastri in questi casi custodiscono la doppia magia del tocco degli interpreti e del clima di trepidante aspettativa, pronta a sciogliersi nell'applauso, del pubblico in sala. Tante perle di musica che sembrano appartenere, con la loro incerta ma onesta qualità analogica, più ai gusti e alle atmosfere proprie degli esecutori e dei loro ascoltatori che a compositori ormai fuori dal tempo. Un programma definitivamente retrò, se vogliamo, da "matusa" relegati nel dopomezzanotte di un canale radiofonico valoroso e negletto.
Due o tre settimane fa, andando a scaricare il file registrato scopro che Vcast non aveva catturato le musiche di archivio di Esercizi ma quelle messe in onda da Auditorium, utilizzate come tappabuchi dopo il laconico annuncio dello slittamento della consueta trasmissione. Lo stesso annuncio sarebbe stato ripetuto la domenica successiva. Solo oggi mi sono incuriosito al punto di andare a cercare la causa di questi continui annullamenti e ho scoperto che non si tratta di un problema tecnico ovviabile facilmente. L'autore di Esercizi, il critico e musicologo Arrigo Quattrocchi, se n'è andato, a 48 anni, a fine aprile. I suoi Esercizi sono terminati e immagino che Radio Rai stia faticando a trovare un erede altrettanto appassionato e competente. Leggo, spulciando tra giornali e blog, che Quattrocchi era costretto in sedia a rotelle e dalla rievocazione fatta da un collega del Manifesto, con il quale Arrigo collaborava da anni, capisco che poteva trattarsi, se non di un tumore, di una di quelle sindromi degenerative, dalla diagnosi precoce e infausta, che esclude ogni possibilità di pianificare il futuro. Forse era per questo che Arrigo si muoveva con tanta cura in quegli archivi, ansioso di scovare nel passato qualcosa che regalasse un motivo in più, un verso in musica, un accordo di settima irrisolto, a chi invece i piani futuri potrebbe farli ma si sente scoraggiato.
Sul sito di Esercizi trovate i link a due recenti trasmissioni che i colleghi di Radio 3 hanno dedicato ad Arrigo e da lì, dal breve omaggio all'archivista che non c'è più, ho estratto una sua trouvaille, un waltzer postumo di Chopin da un bis, mai classificato, che Benedetti Michelangeli aveva regalato durante un concerto del 1956. Due minuti di grazia distillata da una partitura polacca delicatamente evocativa, un piccolo gioiello del pianismo assoluto di Chopin, pieno di invenzione e tristezza, di nostalgia e voglia di futuro.



10 aprile 2009

Miss Julia e la mappa sonora della città del Jazz

Il suono "ventoso" del tram di St. Charles Street a New Orleans è solo una delle tante tessere del mosaico sonoro che il wiki di Opensoundneworleans sta costruendo con la collaborazione degli abitanti della città sul Mississipi, ancora convalescente dalla terribile inondazione subita nel 2005. Bellissimo intendimento, questo della mappa sonora della capitale del Jazz, una storia raccontata da Podcastingnews e prontamente intercettata da Francesco. La motivazione alla base di questo lavoro, affermano i promotori sul loro sito è la memoria dei suoni dell'esistenza quotidiana della città, il rumore e la musica prodotta dalle sue infinite sinapsi architettoniche, infrastrutturali, commerciali, umane. L'anima acustica di New Orleans. “Archiving the sounds of our city as everyday people hear them, move through them, and create them, is an act of preservation.” Un atto di conservazione e di amore per le piccole effimere cose che ci circondano, che forse non servono a null'altro se non a fare da contrappunto alle mappe interiori che tracciamo continuamente di noi stessi, senza riuscire sempre a orientarvici dentro. E non è poca cosa. Le voci oltretutto comprendono anche delle brevi interviste ai passanti, agli ambulanti, alle persone che frequentano e lavorano nelle strade. L'autrice della registrazione del suono prodotto dai caratteristici trammini che percorrono St. Charles verso il mitico Garden District si chiama Julia Botero e di sé scrive una autobiografia bellissima che per una volta vi voglio tradurre:
I due grandi amori nella vita di Julia sono le storie e i suoni. Di giorno lavora come sound editor a una stazione radio, di sera registra i suoni della città e di notte rimugina le idee per nuove registrazioni. Prima di traslocare a New Orleans in gennaio ha studiato per imparare come si raccontano le storie con i suoni. Se non fosse per il notiziario culturale di radio WWOZ, "Street Talk" e per questo sito Web, potrebbe trascorrere meno tempo con le sue storie e le registrazioni e molto più tempo a fare cose che non ama.
La stazione radio "Jazz& Heritage" dove lavora Julia e il programma Street Talk possono essere ascoltati in streaming su Internet o, la prossima volta che capitate a New Orleans (e se dovete andare una volta nella vita in America scegliete quella città) sui 90.7 in FM.
Il progetto è uno dei tanti esempi di citizen medium che fioccano ormai sulla rete e mi pare facilmente replicabile in qualsiasi centro urbano. Con la diffusione dei telefonini capaci di registrare brevi appunti vocali forse non è neppure necessario distribuire dei registratori ai volontari che decidono di catturare i suoni. Forse non tutte le città sono interessanti e uniche come New Orleans, ma sono convinto che ciascuna di loro, ha un suo paesaggio sonoro esclusivo, inimitabile da preservare in qualche modo.

Open Sound New Orleans Links Sound To Place
Apr 8th, 2009 | By Elisabeth Lewin

Calling itself “a collaborative soundmap of the city,” the site invites New Orleanians to share the recorded sounds of their lives.
Recording equipment is loaned to community organizations, neighborhood groups, and individuals to facilitate a wide range of “dispatches” from around the city. Sounds are archived and organized geographically on a soundmap of the city (pictured, right).
Pins on the Google map of New Orleans are color-coded to designate whether they are music, conversation/interviews (or prayers), ambient noise (footsteps on a street, frogs and crickets in the trees), recently added recordings, or currently featured sounds.
Clicking on a map pin will open a window to the recording, with options to stream or download the sound. Users can also search the library of recordings from a list, sorted by categories. You can also get directions to each of the sounds’ locations through the mapping program.
I didn’t mean to, but got completely sucked into trying out one curiously-named sound bite after another. The sound library is fascinating and the entries are diverse.
The group describes their motivation behind the sound-collecting project: “Archiving the sounds of our city as everyday people hear them, move through them, and create them, is an act of preservation.”
Not a podcast per se (there is no RSS feed to automatically receive new additions to the collection), this is a thought-provoking use of digital media (like audio recordings) mixed with free technology (like Google Maps), to make creative and useful new mashups.

06 aprile 2009

La radio come narratrice del mondo

Pochi post fa ho parlato del ruolo del registratore a nastro nella radiofonia durante la Seconda guerra mondiale e subito dopo negli anni Cinquanta. Per una strana coincidenza proprio l'altro giorno Deutschlandradio Kultur/DLF ha messo in onda un breve radiodramma intitolato "Necrologio del tempo del registratore magnetico" che ripercorre gli anni della radiofonia basata sull'archiviazione sonora analogica. "Necrologio" in realtà è un sottotitolo, il titolo vero è ancora più bello, Das Radio als Welterzähler, la radio come narratrice del mondo. Il programma è una sorta di reportage-sceneggiato che parla del mestiere di atori, registi, archivisti, montatori radiofonici ed è farcito di spezzoni audio con esecuzioni musicali, interviste storiche, persino jingle di intervallo delle stazioni radio tedesche, in questo caso delle due Germanie. Le voci di Hitler e Goebbels. Ma anche la citazione di un certo dottor Murke e della sua raccolta di silenzi... Dalla pagina del sito Web con la scheda della trasmissione potete scaricare l'mp3 del radiodramma (l'audio lo trovate anche qui) e la trascrizione testuale. Se parlate tedesco, lo state studiando, o volete semplicemente abbandonarvi alla suggestione del materiale di archivio, non resterete delusi.

Das Radio als Welterzähler
Ein Nachruf auf die Magnetbandzeit
Von Helmut Kopetzky

Die "Steinzeit" des Rundfunks mit krächzenden Wachsplatten zur Aufzeichnung und Wiedergabe ebensolcher Vorträge war kurz. In den 1930er Jahren wurde ein beschichteter Plastikstreifen zum dominierenden Speichermedium für Stimmen, Musik und Geräusche. Aber schon fünf Jahrzehnte später, mit Beginn des digitalen Zeitalters, verschwanden nach und nach Hunderttausende Kilometer Magnetband samt ungezählter Reportagen, Hörspiele, Features und Musikaufnahmen in den Archiven - viele auf Nimmerwiederhören.
Ein Nachruf ist fällig. Denn dieses abgeschlossene Kapitel der Industrie- und Mediengeschichte war auch eine Periode großer Radioerzähler und Reporter-Persönlichkeiten und der virtuellen Gemeinschaft lauschender Zuhörer "draußen im Land".
Archivare und Technikerinnen, Toningenieure, Regisseure, prominente Autorinnen und Autoren aus dem östlichen und westlichen Nachkriegs-Deutschland steigen mit dem Autor in die Magazine akustischer Reichtümer - in das radiophone Gedächtnis der Welt.



16 febbraio 2009

Conversations Network, il disgelo dei podcast d'autore

Ti prende davvero come una morsa di ghiaccio la recensione che la scrittrice Melania Mazzucco ha pubblicato ieri sul supplemento culturale del Sole 24 Ore. L'occasione è un libro del raffinato scrittore e filosofo austriaco Christoph Ransmayr, erede di una tradizione densa di nomi che spaventerebbero i cervelli letterari meglio dotati, un libro non nuovo perché uscito diversi anni fa in edizione numerata, per essere ripreso solo qualche anno fa dagli editori austriaci e tradotto l'anno scorso in italiano con il titolo Gli orrori dei ghiacci e delle tenebre che riprende fedelmente un originale ancora più suggestivo, perché onomatopeico e etimologico, Die Schrecken des Eises und der Finsternis (finster, la tenebra, tanto che Cuore di tenebra di Conrad si traduce così in tedesco, deriva probabilmente da finis terrae, pazzescamente appropriato visto l'argomento del testo di Ransmayr).
Nel racconto si narra l'impresa poco conosciuta di una nave con equipaggio austroungarico e italiano e istriano, salpata da Tromso nel 1872 per raggiungere il polo nord geografico. La Admiral Tegetthoff nel giro di pochi giorni fu catturata dai ghiacci e per due lunghi inverni l'equipaggio lottò in condizioni che definire estreme è poco. La nave non fu mai liberata e gli esploratori non raggiunsero mai la loro meta, ma riuscirono a dare il nome all'arcipelago Franz Jospef Land, a est delle Svalbard. Sulla sfortunata spedizione di Julius von Payer e Carl Weyprecht c'è una ottima voce di Wikipedia tedesca e uno studio scaricabile grauitamente curato dal fotografo e ricercatore austriaco Andreas Pöschek.
Lo splendido inquadramento donatoci dalla Mazzucco offre al Sole lo spunto per una seconda pagina dedicata al problema dei ghiacci artici in forte contrazione a causa del riscaldamento delle acque. Ma è tra la vita di Ransmayr stesso come scrittore e il contributo che Clara Somajni, nella sua rubrica Cultweb, offre a corredo di questa glaciale apertura del quotidiano economico, che mi inserisco io per perseguire i miei interessi nei confronti della parola parlata.
Intanto ho scoperto che Christoph Ransmay pubblica i suoi romanzi anche in forma di audiolibri letti direttamente da lui. Vi metto qui i riferimenti a Die Schrecken, pubblicati in sei CD dalla Deutsche Grammophon nel 2004 (con una recensione che ho trovato su Literaturhaus.at) e a un'altra versione audio di un libro di Ransmayr, Die fliegende Berg, pubblicato in Italia da Feltrinelli con il titolo La montagna volante (Ransmayr è amico personale dell'alpinista Reinhold Messner (qui una bella intervista allo scrittore che parla dei suoi viaggi con l'amico Reinhold in Tibet, Nepal, Cina).
Clara invece fornisce un paio di link a due iniziative che secondo me sono straordinarie. Spokenword.org è un portale Web da poco inaugurato da Conversations Network, una società no profit californiana che riunisce un gruppo di produttori multimediali e appassionati che hanno come obiettivo la creazione, la raccolta e la registrazione di materiali sonori (in particolare testi di lezioni, conferenze e dibattiti). Con Spokenword potete effettuare ricerche mirate su qualsiasi argomento e avrete la possibilità di accedere ai podcast e agli archivi audio con materiali bellissimi, raccolti in tutto il mondo da una rete di volontari. Ecco il manifesto dell'iniziativa:
Every day scores of educational, inspirational and entertaining conference sessions, lectures, debates and other spoken-word presentations are lost. They simply evaporate because no one records them. Some of these presentations are by the greatest and most inspiring minds of our time, and many would be important to people in the far reaches of the planet, if only they could hear them.
The Conversations Network helps people capture, produce, preserve, find and share recordings of spoken-word events in three ways:
SpokenWord.org is the best place on the web to find and share audio and video recordings of spoken-word events and programs. SpokenWord.org is a directory and search engine of programs published elsewhere on the Web and submitted to our database by people like you.
Curated Channels such as IT Conversations and Social Innovation Conversations produce and publish carefully selected conferences and unique interviews. Our part-time writers and audio engineers are located in every corner of the planet, and are led by a staff of senior producers and managers.
PodCorps.org is our grassroots army of volunteer audio and video stringers who record events and interviews worldwide. The Conversations Network operates an online service that matches events and television, radio and Internet producers with PodCorps.org stringers and supports our community.
The Conversations Network is a California nonprofit public benefit corporation
Ed ecco infine la recensione degli Orrori del ghiaccio e delle tenebre in versione audiolibro, per chi ha la fortuna di poter leggere e ascoltare il tedesco.

Die Schrecken des Eises und der Finsternis
Autorenlesung 6 CDs Gesamtspieldauer 6 3/4 Std. ISBN 3-8291-1389-7 Berlin: Deutsche Grammophon, 2004

In einem der Exkurse, die der damals dreißigjährige Christoph Ransmayr seinem 1984 erschienen Roman "Die Schrecken des Eises und der Finsternis" einfügte, wird ein fundamentales Prinzip unserer Erinnerungskultur beschrieben: "Wer auf einem Fischkutter rettungslos ins Eis gerät und ersäuft, verhungert oder erfriert, hat keinen Anspruch auf eine historische Notiz. (...) Wer seine Arbeit auf einem Fangschiff verrichtet, hat keinen Anspruch auf Ruhm. Aber den Expeditionen, und seien sie noch so erfolglos, ein Denkmal." Das kollektive Gedächtnis braucht Helden, doch es gibt genaue, quasi institutionalisierte Spielregeln, die entscheiden, wer als Held gelten darf. Auf den ersten Blick respektiert der Roman diese Regeln und dokumentiert minutiös eine der spektakulärsten "Heldentaten" der untergehenden Donaumonarchie: die 1872 begonnene, von Julius Payer und Carl Weyprecht kommandierte österreichisch-ungarische Nordpolexpedition, die im August 1873 einen unter Gletschern liegenden Archipel entdeckte und ihm nach alter Entdeckersitte den Namen des Kaisers gab - "Franz-Josefs-Land". Ransmayr wertet wie in einem klassischen Dokumentarroman alle verfügbaren Quellen zu dieser Expedition aus: Die Tagebücher der Teilnehmer, Auszüge aus ihren Personalakten, ja sogar die Zeichnungen Payers illustrieren den Bericht über die unbestreitbaren Leistungen und die damit verbundenen Leiden der Protagonisten, die vor Antritt ihrer Reise eine Erklärung unterzeichneten, in der sie auf jede Rettung im Falle ihres Scheiterns verzichteten. Das ist also das den Helden zustehende Denkmal, doch der Roman verlässt die dokumentarische Ebene und wiederholt beharrlich die bohrende Frage nach der Gerechtigkeit unseres Umganges mit grenzüberschreitendem Abenteurertum.
Was treibt Männer wie Payer und Weyprecht aus ihrer gesicherten Existenz in die im Titel angesprochenen "Schrecken"? Die Frage bleibt unbeantwortet, Ransmayrs Ich-Erzähler diskutiert sie an Hand einer in den dokumentarischen Roman eingefügten Figur aus dem Heute der Erzählung: Josef Mazzini ist seit seiner Kindheit von den großen Arktis-Entdeckern ebenso besessen wie von ihrem Scheitern. Die Rolle des Chronisten genügt ihm nicht, er muss in gewisser Weise die Erlebnisse der historischen Polarforscher in seinem Leben nachstellen und schließt sich einer norwegischen Nordpolexpedition an. Die Leiden der Payer und Weyprecht verdoppeln sich damit, nicht aber ihr Erfolg: Mazzini geht mit seinem Schlitten in Spitzbergen unwiderruflich verloren - ein Opfer, kein Held. So bekommt die Arktis metaphorischen Charakter und Ransmayrs Mischung aus Dokumentation und Fiktion bietet uns zwei verschiedene Optiken auf die Eiswüste an: eine historische und eine moderne, eine der "Sieger" und eine des "Verlierers". Die Mythen der polaren Wüsten sind mittlerweile zerstört, man hört dort Avantgarde-Jazz aus dem Walkman, doch der Entdecker als absurde und dennoch mythische Figur ist unsterblich und was den archetypischen Kern betrifft ist der Unterschied zwischen den beiden Bilderwelten gering.
Ransmayrs Roman hätte beinahe ein "österreichisches Schicksal" erlitten: von einem heimischen Verlag 1984 in einer Auflage von 4.000 Stück herausgebracht, waren trotz einer mehrseitigen, geradezu hymnischen Rezension von Hans Magnus Enzensberger im "Spiegel" nach fünf Jahren immer noch Exemplare der ersten Auflage lieferbar. Erst Ransmayrs internationaler Erfolg, der in der "Anderen Bibliothek" erschienene Ovid-Roman "Die Letzte Welt" und ein Verlagswechsel hat dem Erstling die gebührende Aufmerksamkeit gesichert und auch das hier zu besprechende Projekt ermöglicht: der Autor liest den kaum gekürzten Roman sozusagen in einem, fast sieben Stunden währenden Zug vor. Das ist - trotz der Popularität von Hörbüchern im allgemeinen und Autorenlesungen im besonderen - kein selbstverständliches Unterfangen, sondern es hat eine durchaus experimentelle Dimension. "Die Schrecken des Eises und der Finsternis" mit ihren zahlreichen Verschränkungen, Sprüngen zwischen Dokument und Fiktion, Wechseln von Zeit und Ort der Handlung sind keineswegs ein ideales Objekt für eine akustische Aufbereitung. "Easy listening" auf der Autobahn ist hier unmöglich, wer Ransmayr nicht genau zuhört, hat den Zusammenhang schnell verloren. Man sollte den Roman zumindest kennen, würdigen kann man die Leistung des Vortragenden wohl nur, wenn man ihn vor dem Anhören der CD wieder gelesen hat. Ransmayr verfügt über eine hohe Vortragskunst, doch setzt er seine Mittel sparsam ein, verzichtet auf Pathos und bleibt auch als Vorleser ratlos gegenüber den Geschehnissen, die er berichtet - "allein mit allen Möglichkeiten einer Geschichte, ein Chronist, dem der Trost des Endes fehlt."
Alfred Pfabigan 14. September 2004


Autonomy, motori di ricerca per archivi sonori

Un altro comunicato stampa che mi ha incuriosito in questi giorni viene da Autonomy, una societa britannica fondata da un gruppo di matematci di Cambridge ed è specializzata nei motori di ricerca semantici. Una ricerca basata cioè su algoritmi di tipo non booleaiano ma baynesiano, capaci di affrontare il contenuto in chiave analogica, analizzandone il senso. Il nuovo prodotto di Autonomy è rivolto in particolare ai contenuti audio e alle applicazioni in cui il computer deve analizzare materiali audio di archivio, riconoscere l'identità dei parlanti e individuare termini e contesti precisi. Sembra che questo tipo di applicazioni sia sempre più richiesto tra le grandi aziende quotate americane, perché le autorità di Borsa impongono a queste aziende di archiviare non solo i messaggi di mail ma anche le telefonate e le conversazioni. E' sugli archivi audio che la piattaforma Autonomy eDiscovery è in grado di lavorare, estraendo appunto anche da centinaia di ore di conversazione determinati concetti espressi da chi parla e il timbro di voce dei singoli individui.
Il campo di applicazione delle soluzioni Autonomy è tipicamente aziendale, ma la possibilità di effettuare una ricerca diretta in un archivio di informazioni non strutturate come può essere un deposito multimediale di contenuti audio e video (alla AT&T, per esempio, lavorano su sistemi in grado di classificare automaticamente i notiziari televisivi, in base al riconoscimento di personaggi e situazioni) apre la strada a nuove opportunità di fruizione dei contenuti archiviati dagli enti radiotelevisivi. Quanto possano essere efficaci questi strumenti in un contesto di larga scala come potrebbe essere il sito Web di una emittente che funga da interfaccia a un archivio storico digitalizzato è ancora difficile dirlo. Anche perché non sono poi così numerosi gli esempi di archivi digitali estesi e consolidati. In molte situazioni i materiali sonori della radio - tanto per focalizzarci sul nostro orticello - sono per evidenti questioni storiche tuttora custoditi su supporti analogici, mentre cominciano a fiorire i progetti di digitalizzazione di archivi multimediali pubblici o privati (organizzazioni tipo Istituto Luce o le varie fonoteche nazionali, tanto per intendersi). Siamo ancora all'inizio ma strumenti software come questo di Autonomy giocheranno sicuramente un ruolo

Autonomy unveils most advanced audio EDISCOVERY for end-to-end ediscovery solution

Reduces Volume of Audio Recordings Requiring Review by 95 Percent; Saving Costs and Improving Investigators’ Confidence

Cambridge, UK and San Francisco, Calif. – Feb. 2, 2009 – Autonomy Corporation plc (LSE: AU. or AU.L), a global leader in infrastructure software for the enterprise, today unveiled the world’s most advanced audio eDiscovery solution that is integrated into the company’s end-to-end eDiscovery solution. Users of the Autonomy’s solution have reported a 95 percent reduction in the volume of audio recordings requiring review, significantly reducing eDiscovery costs while simultaneously boosting investigators’ confidence. This is achieved due to Autonomy’s unique ability to automatically understand the concepts and identify speakers in hundreds of hours of audio recordings, as well as its ability to link audio with other data types, including email.
Today, audio has become one of the most common forms of evidence requested by the United States Securities and Exchange Commission (SEC), with legacy audio processing costing organizations 80 percent more per gigabyte than email. Recent regulations, such as the SEC 17a (4) in the United States and the FSA COBS 11.8 in the United Kingdom requiring that all content formats, including audio, be captured and maintained for compliance purposes are prompting global organizations to embrace Autonomy’s Meaning-Based Computing for an end-to-end eDiscovery process.
Unlike legacy eDiscovery methods for audio, which are difficult to use, time-consuming and costly with the results often failing to meet the court’s expectations, Autonomy fully integrates this traditionally untapped asset into all phases of the investigative process, saving costs and reducing risks of legal penalty for organizations. As the leading eDiscovery software & service provider, Autonomy utilizes a fundamentally different approach to eDiscovery and legal review by simplifying, unifying and delivering high quality results across all content formats. Autonomy provides a single platform for understanding and processing all digital information. Only Autonomy can perform keyword and conceptual search, speech analytics, advanced visual analysis, redaction and all aspects of the legal review and production process on all electronic forms, formats and languages in a single unified environment. This results in significantly faster, more relevant and lower cost for eDiscovery.
“The current economic environment has brought eDiscovery to the forefront with investigators increasingly looking for potentially incriminating evidence in previously overlooked formats, such as audio and video,” commented Mike Sullivan, CEO of Autonomy ZANTAZ. “Autonomy’s Audio eDiscovery allows legal teams to quickly evaluate audio assets and prioritize review, resulting in substantial cost-savings and providing organizations with a distinct advantage in and out of court.”

Autonomy’s Audio eDiscovery solution offers unique capabilities, including:

  • Adjustable search confidence – Autonomy’s Confidence Bar allows the investigator to easily expand or tighten the focus of each search, a clear advantage when seeking the unknown needle in a haystack or following a known data trail.
  • Advanced audio redaction with redaction type and annotation – This Autonomy exclusive ability for legal teams to perform their own audio redactions in a manner virtually identical to text redactions will save countless hours and reduce costs significantly
  • Speaker identification – Eliminates the costly and protracted process of contracting lawyers to listen to hundreds of hours of audio to identity files containing specific speakers.
  • EDD capabilities for all major call center systems – Many call recording system utilize proprietary formats requiring a pre-processing step to reassemble the audio and associated meta and TAPI data to the original state. The Autonomy EDD process automates this step and provides complete documentation of the process.
  • Message Tracer, Clustering, and Find Similar – Help investigators put audio into context with other content, connecting custodians and improving understanding of the flow of information.
  • Phonetic, word spotting & conceptual searching - By automatically selecting the appropriate search technology for each task, the need for audio expertise is eliminated, search consistency is improved and the overall process is streamlined, reducing resource requirements and costs.

Please visit www.autonomy.com/ediscovery, for more information.

About Autonomy
Autonomy Corporation plc, a global leader in infrastructure software for the enterprise, is spearheading the meaning-based computing movement and was recently ranked by IDC as the clear market share leader in enterprise search with market share nearly double that of its nearest competitor. Autonomy's technology allows computers to harness the full richness of human information, forming a conceptual and contextual understanding of any piece of electronic data including unstructured information, be it text, email, voice or video. Autonomy's software powers the full spectrum of mission-critical enterprise applications including information access technology, pan-enterprise search, information governance, end-to-end eDiscovery and archiving, records management, business process management, customer interaction solutions, and video and audio analysis, and is recognized by industry analysts as the clear leader in enterprise search.

26 novembre 2008

Milano per Giorgio

Il tragitto in metropolitana che mi sballotta quasi ogni giorno tra casa e ufficio è dedicato alla lettura o alla risoluzione del sudoku. Quest'ultima dipende più che altro dal tipo di giornaletto freepress che riesco a procurarmi scendendo le scale delle fermate di Lima o Bande Nere. I miei orari sono un po' anomali e a volte resto tagliato fuori dalla normale distribuzione e devo rinunciare al rompicapo. Quasi invariabilmente, il viaggio di andata è tagliato su misura del sudoku "difficile" di City; il ritorno - che da diversi mesi a questa parte avviene in due tappe inframmezzate dalla visita all'ospedale dov'è ricoverato mio padre - è appannaggio di 24 minuti, il freepress pomeridiano del Sole 24 Ore. Sono un tipo terribilmente abitudinario, io.
Sudoku a parte, al contenuto dei giornaletti dedico, quando va bene, pochi secondi. Ma questa sera 24 minuti me l'ero procurato nella prima tappa del viaggio di ritorno e avendo trovato mio padre in giornata relativamente lucida, l'ho sfogliato insieme a lui, nella sua stanza della "Baggina". La sezione spettacoli del giornale era dedicata all'iniziativa che la Fondazione Giorgio Gaber, il Comune e altre istituzioni culturali della città dedicano alla memoria dell'autore musicale e teatrale che se n'è andato quasi sei anni fa (era il Capodanno del 2003). Uno dei pezzi forti delle rievocazioni previste per la seconda edizione di Milano per Giorgio Gaber è "Io quella volta lì avevo 25 anni". Si tratta di un testo in sei "racconti" ambientati in diverse decadi della nostra storia. Un inedito che Gaber con Sandro Luporini avevano imbastito in previsione di un ritorno a teatro della coppia di autori che purtroppo non avvenne mai. Gaber si era ammalato gravemente, non avrebbe potuto affrontare un'uscita in palcoscenico. Il suo posto sarà idealmente preso il mese prossimo da Claudio Bisio, che leggerà l'inedito al Teatro Strehler. Mi sono commosso leggendo la cronaca della conferenza stampa di presentazione, perché i curatori dell'evento hanno ricordato che Gaber avrebbe desiderato che i suoi racconti fossero almeno presentati in versione radiofonica. Non fu possibile realizzare neppure quell'embrione di progetto e il testo di Io quella volta lì avevo 25 anni è rimasto nel cassetto fino a oggi.
Quando io avevo meno di 25 anni Giorgio era ancora all'apice della sua carriera di chansonneur politico, così particolare e inafferrabile, conteso tra una sinistra già allora specializzata in autoflagellazioni e occasioni perdute, e una destra in cui Gaber, per colmo di ironia, si ritrovò invischiato per ragioni matrimoniali. Ma nella Milano di Gaber - una mia compagna di liceo abitava nella stessa strada, via Londonio, immortalata in un suo dialogo famoso - i suoi spettacoli erano un'istituzione, credo di essere andato in teatro - al Nazionale, al Lirico - a sentirlo che ero ancora in quarta ginnasio, negli anni di Far finta di essere sani, di Anche per oggi non si vola, di Polli di allevamento. Imparavamo a memoria le canzoni e i monologhi di quello che allora era considerata la coscienza critica dell'intellighentsjia militante. Che abbozzava e davanti alle critiche rideva e ci pensava su (del resto il Signor G. aveva quasi sempre ragione). Poi Giorgio fu arruolato d'ufficio a destra, che ha continuato a ridere delle sue critiche, ma senza pensarci troppo su, perché convinta che riguardassero solo "gli altri". Molte delle cose che Gaber cantava e diceva quando avevo 15 o 25 anni, tirate fuori da quel contesto forse oggi sembrerebbero fuori moda, ermetiche. Altre no, perché si rivolgevano a vizi e difetti borghesi da cui non guariremo mai (è per questo che dobbiamo tuttora fingere di essere sani).
E poi rimangono le canzoni del Gaber "pre-politico", gli inimitabili ritratti di una Milano poetica e triste che non esiste più ma vale la pena di essere ricordata esattamente come veniva cantata. Il Giambellino del Cerutti, Porta Romana e le ragazzine che te la danno. L'ultimo lavoro uscì che Gaber non c'era già più e si intitolava Io non mi sento italiano. Forse per questo uno dei ricordi più belli che potete trovare online è un sito allestito quest'anno dalla Radiotelevisione della Svizzera Italiana e dedicato a Giorgio Gaber, un "italieno" in Svizzera. Il 15 febbraio scorso la TSI ha mandato in onda uno spettacolo pieno di ricordi, che potete vedere in streaming su quel sito. Tra i tanti materiali un filmato realizzato da un regista ticinese nel 1965, in cui Gaber canta Porta Romana a bordo di un tram (il 12?) che percorre, di sera, proprio la strada tracciata sull'antico decumano milanese. In quel videoclip antelitteram Giorgio è appoggiato sulla parete in fondo, dinoccolato, un po' stortignaccolo, con una spalla più alta dell'altra per la polio, accanto alla porta posteriore, dove sedeva il bigliettaio. In un punto dei nostri tram dove un apposito cartello avvertiva, perentorio, "vietato soffermarsi sulla piazzola sul retro" (mai capito perché, forse per non intralciare la manovra di acquisto dei biglietti... Tanto quei cartelli li hanno tolti da secoli, insieme ai bigliettai).
Lui doveva essere un po' così, un menestrello raffinato e amaro, che amava starsene nelle posizioni scomode o vietate dai regolamenti. Chissà da che parte stava allora, da che parte starebbe oggi... In realtà non è mai stato importante, i poeti stanno dalla parte giusta.

09 ottobre 2008

BBC, motore di ricerca potenziato e iPlyer sui mobili

Davvero notevole il motore di ricerca dei programmi radiotelevisivi della BBC, appena potenziato e rivisto. Per ogni parola chiave ora vengono elencati i programmi che si possono consultare con l'iPlayer, il lettore universale per l'accesso via Internet ai contenuti del broadcaster pubblico britannico, e le informazioni di corredo, le notizie, i riassunti degli episodi delle serie... Una miniera di informazioni in un pratico format aggregato. Da provare (qui a fianco riporto la videata della ricerca delle parole "Silvio Berlusconi".)

Take a look at the latest version of the BBC's search service.
For the first time, relevant BBC TV and radio programmes are included in your search results alongside news articles, other BBC web pages and links to external websites.
About a third of the most popular searches on the BBC seach engine are for programmes. While selected programme websites have always been available in search, you will now find two new types of results:

• programmes that you can watch or listen to in BBC iPlayer
• and episode pages for all programmes broadcast on radio or television in the last eighteen months (since we began /programmes our new approach to publishing programme information).

Most of these episode pages will not let you watch or listen to programmes, but you can read about that episode's storyline and cast, and in the future these pages will contain richer information including clips, like this.
The search results pages have also taken on the new BBC style and we are experimenting with new ways of displaying the results. I think it looks great - let us know your thoughts.
I am going to post about this in more depth in a couple of weeks - once we have some performance figures and feedback.
This is the first of a series of planned improvements to search in the next few months, so any observations from you are very welcome indeed.
And for anyone who wants a more in-depth view of how BBC site search works, one of our senior software engineers, Andy Webb, will be posting in a couple of days.
Un'altra novità riguarda l'iPlayer stesso che da oggi si apre ancora di più al mondo dei dispositivi palmari (telefonini e lettori multimendiali vari). Adesso iPlayer può funzionare anche sui dispositivi che supportano il sistema di protezione dei contenuti di Microsoft. Non si tratta in questo caso di accesso realtime perché questi lettori in genere non hanno connettività Internet, ma adesso gli spettatori potranno scaricare i loro contenuti preferiti e guardarseli successivamente.
As part of our ongoing mission to make BBC iPlayer available on more devices, I'm pleased to announce that BBC iPlayer TV programmes can now be downloaded to portable media players that are able to support Windows Media-protected content.
Of course, BBC radio downloads and podcasts have been portable to different devices for sometime - just point your device to bbc.co.uk/podcasts and you'll get a version for iPod/iPhone, for Sony PSP and for some Nokia phones. But this is the first time that you can play BBC iPlayer TV programmes on a range of portable media devices.
So far, we've tested BBC iPlayer on:
• Sony Walkman E and S series
• Archos 605 WIFI and Internet Media Tablet
• Philips GoGear 52xx series
• Samsung YP-P2 and YP-Q1
• Nokia N96
See full list of devices on which iPlayer is available.
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27 agosto 2008

Radio soap e Web semantico

Lo sapevo. La mia ostinata fedeltà all'immarcescibile soap opera di Rai 3 Un posto al sole è stata premiata da un post della BBC che conferma la mia intima convinzione: le moderne soap sono un laboratorio di semiotica e strutturalismo e i loro spettatori sono, alla faccia dei loro detrattori, dei piccoli Roland Barthes.
Con il suo mirabile saggio appena apparso nei Radio Labs e intitolato "Archrs - an everyday story of web development", Tristan Ferne (i cui due blog personali intrecciano sapientemente le tematiche del social software con sofisticate ricette culinarie Cookin'/Relaxin' e Food at Cookin'/Relaxin') ci parla del lavoro di preparazione del nuovo sito Web della soap radiofonica The Archers, di cui tra l'altro ho appena parlato.
The Archers e UPAS (Un posto al sole, per chi tra voi non avesse mai letto Derrida o Lukàcs) hanno una struttura narrativa molto simile. Ogni episodio è costituito da una sequenza di "scene" di durata fissa, interrotte nel caso di Archers da una breve cesura di silenzio. L'altro punto in comune è la contemporaneità della narrazione. In altre parole, le puntate di Archers e UPAS "accadono" mentre vengono trasmesse. Se oggi fosse Natale, sarebbe Natale anche in UPAS o Archers. Terzo elemento: le serie sono profondamente immerse nel contesto sociale e storico narrato e la sceneggiatura è farcita a riferimenti a fatti di cronaca, personaggi e temi di interesse sociale (la donazione degli organi, l'Aids, il razzismo). Come giustamente osserva Ferne, l'archivio dei 15 mila episodi in mezzo secolo di Archers potrebbe diventare un insostituibile testo di "social history" britannica.
Per realizzare il nuovo sito della serie, i Radio Labs hanno accuratamente analizzato Archers mettendone in evidenza gli elementi fondamentali. Su questi è stato impostato un meticoloso lavoro di indicizzazione e tagging, iniziato da una interfaccia Web verso l'archivio dei podcast degli Archers.
Ne è venuto fuori un poderoso corpus destrutturato con cui i ricercatori della Beeb hanno poi proceduto all'estrazione dell'audio associabile agli elementi e ai tag (non escludendo la possibilità di affidare il tagging a progetti di natura partecipativa su modello di quello già fatto nel 2007 con Find Listen Label, un laboratorio di annotazione collettiva che si prefiggeva di costruire un dettagliato indice analitico del programma scientifico "All in the mind" di BBC Radio 4).
Ora che il lavoro è stato impostato in questo modo, i Radio Labs si interrogano sui cammini percorribili. Quali servizi online è possibile immaginare partendo da questa montagna di metadati e modelli semantici? Le opportunità sono davvero infinite, anche considerando limiti oggettivi come il periodo di sette giorni durante i quali, per questioni di diritto d'autore, è possibile effettuare il riascolto degli episodi e delle scene. Secondo Ferne, anche senza audio resterebbero in archivio i dati e la possibilità di intrecciare le informazioni testuali.
Le ricerche svolte dimostrano, a mio parere, in quali direzioni gli editori radiofonici farebbero bene a muoversi nell'affrontare la fondamentale questione dell'"adeguamento" della radio alle tecnologie digitali che l'hanno seguita cronologicamente. I primi episodi di The Archers andavano in onda cinquant'anni fa e ancora oggi si ascoltano con modalità e strumenti convenzionali. La Radio 2.0 non è o non è solo un sistema di distribuzione che adotta una modulazione digitale, ma una narrazione, un flusso strutturato capace da un lato di incorporare dentro di sé dati e metadati "paralleli" al normale flusso audio. E dall'altro di inserirsi in un contesto ancor più densamente popolato di metadati e funzioni software. E' un argomento di fascino strarodinario perché in gioco c'è la possibilità di reinventare in mille modi possibili la narrazione, di moltiplicarne la valenza mettendola costantemente (e automaticamente) in relazione con tante altre narrazioni e informazioni. Lo stesso Tristan Ferne conclude il suo contibuto ricordando che quello che si sta svolgendo oggi sugli Archers non è un lavoro del tutto nuovo. Già nel 2003 Celia Romaniuk, nel suo "Soap Operas and the Semantic Web") proponeva un dizionario RDF (Resource Description Framework) per la descrizione delle soap televisive. La Romaniuk, una interaction designer molto esperta, allora lavorava al progetto della BBC per l'adattamento del sito Web della famosa serie televisiva EastEnders al nuovo Content Management System della BBC. Oggi partecipa come Community Design Manager a Dopplr, social network dei viaggiatori d'affari.

Archrs - an everyday story of web development

from Radio Labs by Tristan Ferne

The Archers is a radio soap opera - "an everyday story of country folk" - that has been running for more than 15,000 episodes since May 1950. What I find particularly intriguing about The Archers in terms of the future of radio is that it is, in a way, happening in real-time. Every evening on Radio 4 the programme contains events that happened (approximately) "today" in Ambridge - so if it's Easter in real-life then it's Easter in The Archers. It's also very topical - featuring real-life events such as outbreaks of foot-and-mouth disease or the World Cup. As a drama, each episode is split into distinct scenes - typically indicated by a fading to silence - a convention for audio drama because of its need for clear signposting. The other interesting aspect is the many distinct facets of each scene - which characters are involved, the time of day, the current location, the storylines that intersect at that moment and even the weather.
So earlier this year the Radio Labs team started to design and build a prototype website for The Archers based around the drama's scenes and facets. To start with we created a data model that represented what we thought was important in The Archers - including scenes, characters, character relationships (such as marriages or parent-child), locations, storylines and tags.

Data model for The Archers

Then we took the daily Archers podcast and built a web interface for a production team to use to segment and tag each episode. This allows a user to split the episodes into individual non-overlapping scenes and describe each scene with a title and synopsis and then tag it with the characters, location, storyline, weather and anything else they can think of. Once the user has finished this splitting and tagging, the individual scenes are extracted from the audio, saved as separate MP3 files (using ffmpeg if you're interested) and associated with the metadata.

Episode editor screenshot

Now we've got lots of scenes from the drama as MP3 files, timelines, storylines, characters and geography (we've even got maps!). What kind of Archers website could we build round this?

Episodes, scenes, facets, aggregations and storylines

First we created pages for every one of these facets; a page for every episode, for every scene, for every character, every family, every storyline, every place and every tag. Each of these pages aggregates the scenes that were involved and, at the second order, the characters/storylines/places/tags/etc that were also involved in those scenes. All of these facets are clickable so you can browse from a character to a storyline to another character and so on. And on each page the relevant scene's audio is aggregated in a single player - allowing you to catch up fully on that storyline or character, just listen to individual scenes or skip past the characters you don't like.
That's about as far as we got - building the skeleton of an enhanced Archers website allowing you to navigate around and through all the facets of this drama. But from this data we could also create custom podcast feeds for each of these pages - just want the Archers podcast for scenes featuring Eddie Grundy? Or a cut-down omnibus podcast with just the most crucial scenes for each week? No problem. We could even do a podcast feed for just those scenes featuring cows! One problem with a real implementation of this concept is that we only have 7-day Listen Again rights for the audio. So only the episodes and scenes for the last week would feature any audio. But thanks to the annotations we can create in the production interface and the superbly detailed episode synopses on the Archers website we should still be able to build something that works as an audio-less, text-enhanced service.
So...going back to my initial thoughts about how the Archers is in some kind of pseudo-real-time. My favourite idea would be to deliver the scenes from the Archers to the audience *as they happen* - so at 11 in the morning, when over in Ambridge Kathy has gone over to Home Farm for coffee, your podcast application gets updated in real-time with that latest scene. Or maybe with some clever VOIP shenanigans we could phone you up and let you listen in to the conversations in The Bull. For the dedicated Archers fans only I suspect.
Finally, some other thoughts:

Social history - The Archers often includes topical events and current affairs and generally represents the era in which we now live. So having an accessible, findable, addressable archive on the web going back 50 years could be a valuable social history resource.

Going smaller - Are scenes and characters the smallest units we can chop this drama into? Practically I think they are, though one could imagine going towards a finer grain of detail with marked-up conversations, characters' movements between locations, internal motivations...
What we built is only an incomplete internal prototype for the moment, there's lots more to do and there are lots of issues about how we'd do this for real - particularly around how we would practically annotate all these episodes. Maybe it could be a community thing?

Interestingly, though possibly not surprisingly, the BBC has looked at this area before - Celia Romaniuk presented a paper on "Soap Operas and the Semantic Web" back in 2003 proposing an RDF vocabulary for describing the world of soap operas.