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11 gennaio 2016

Webcasting, podcasting e LPFM: luci e ombre di uno spirito della radio più vitale che mai

L'offerta di contenuti radiofonici originali in streaming è sempre più abbondante, grazie anche all'aumento del numero di Webradio nate con precisi obiettivi commerciali, spesso a carattere musicale ispirato a specifici generi. A queste si aggiungono le stazioni "Internet only" di tipo associativo e formativo-sperimentale, spesso più orientate alla creazione di format non necessariamente solo musicali. A questa offerta si aggiungono ovviamente i canali delle emittenti on air ripetuti anche in streaming, e quelli "extra" che le stazioni tradizionali, pubbliche o private, diffondono solo in formato digitale, Web o DAB+. Per non parlare di tutto il mondo dei contenuti originali e spesso esclusivi accessibili in modalità podcast, una piattaforma che negli USA, complice il successo di veri e propri hit come Serial (spinoff da This American Life, programma della NPR) già un anno fa spingeva un quotidiano come il San Jose Mercury News, ritenuto l'organo ufficiale della Silicon Valley, a titolare "Perché ci stiamo innamorando dell'ascolto dei podcast".   
Sta diventando sempre più solido, insomma, il fenomeno della radio basata su modelli distributivi non-broadcast, capace cioè di fare a meno di antenne e frequenze. Per alcuni siamo già arrivati al punto di un potenziale sorpasso, determinato soprattutto dalla rapida diffusione delle piattaforme di "connected car", che grazie ai collegamenti 3G/4G portano a bordo dell'automobile interattività, servizi e una varietà potenzialmente infinita di contenuti in streaming. In Italia mi vengono in mente, a parte il caso pionieristico e ormai globale di Spreaker, gli esempi di giovani imprenditori radio-digitali come Fabrizio Mondo, inventore con Web Radio Comando prima e oggi con la sua nuova creatura Zeptle, di un inedito concetto di aggregatore di flussi radiofonici Web coniugato a un sistema di canalizzazione preso in prestito dall'LCN della tv digitale terrestre. Zeptle, disponibile su Web e come app, è una specie di telecomando che permette di accedere alla Webradio preferita attraverso un codice numerico. Funziona un po' come le tradizionali piattaforme di aggregazione radiofonica alla TuneIn, ma la fruizione degli stream è più immediata e il modello di business di Zeptle prevede la possibilità di vendere all'asta tra le emittenti i numeri di canale più bassi o facili da memorizzare. 
Anche quando consideriamo il problema della saturazione delle frequenze combinato a una crescita effettivamente troppo lenta dell'alternativa della radio digitale, c'è da chiedersi se la radiofonia così come la conosciamo oggi sia destinata a tramontare, magari con gradualità ma in tempi sorprendentemente rapidi. Il Web si presenta oltretutto come una formidabile opportunità per i suoi bassi costi di avviamento: tutti o quasi possono fare radio con investimenti contenuti e minimi requisiti burocratici.
Per come la penso io la radio, diciamo "convenzionale", basata sul modello broadcast, resta imprescindibile come strumento per la distribuzione di contenuti audio su bacini di pubblico e territori di una certa ampiezza. La radio "on air" non richiede terminali utente complessi e non sposta il peso dei costi di produzione sulle spalle dei suoi ascoltatori, vincolandoli a sottoscrivere per il loro smartphone un supplemento di tariffa sui piani di abbonamento base.  La mia sensazione è che in un orizzonte temporale di qualche decennio stiamo andando verso uno scenario radiofonico ancora molto variegato, in cui broadcast e broadband avranno entrambi un ruolo determinante. Anche se la tecnologia ci porterà probabilmente a convergere verso un mondo di radiofonia full ip, in questa fase sarebbe stupido costruire delle barriere cercando di forzare in un senso o nell'altro l'evoluzione di questo mezzo. Si deve piuttosto cercare le giuste formule di convivenza. 
Queste riflessioni nascono fondamentalmente dalla lettura di alcuni articoli pubblicati in questi giorni sulla situazione americana, dove questa pluralità di scenari è già una realtà. Una notizia, riferita da Radiosurvivor e ancora prima da RAINNews, non è per niente positiva per le Webradio americane indipendenti. Il regime di tariffazione dei brani musicali diffusi in stream su Internet concordato nel 2006 con il Copyright Royalty Board è scaduto lo scorso dicembre e le nuove tariffe in vigore dal 1 gennaio non tengono conto, secondo le due testate specializzate, della speciale convenzione che il CRB aveva raggiunto nel 2009 con gli Internet broadcaster di piccole dimensioni, che finora hanno goduto di un regime speciale. Per ogni brano trasmesso, scrivono Brad Hill e Paul Riismandel, le Webradio "indie" oggi saranno costrette a pagare somme dieci, quindici volte superiori. A fronte di un aumento dei costi così ingenti, sarà veramente dura andare avanti, sia per la stazioni che si mantengono vendendo pubblicità, sia per chi ha scelto invece formule di subscription o altri sostegni da parte degli ascoltatori. Le speranze del settore di questi piccoli Webcaster sarebbero ormai riposte in SoundExchange, la società che raccoglie le royalties per conto delle case discografiche, con cui gli editori indipendenti potrebbero studiare accordi alternativi. 
Se i Webcaster non legati alle grandi piattaforme streaming sono preoccupati, anche i podcaster americani non riescono a godersi pienamente il momento di grande visibilità della loro programmazione "asincrona". Il problema in questo caso non è tanto legato ai costi di trasmissione, quanto piuttosto alla sostenibilità delle revenues pubblicitarie e da una relazione tra produttori dei contenuti e sponsor improntati a modelli vecchi di un secolo. I podcast, scrive Fastcompany, hanno un grandissimo successo ma faticano a sfruttare questa popolarità perché usano la pubblicità come avrebbero fatto le soap opera degli anni Cinquanta. Il podcasting, forse il simbolo più conosciuto di una radiofonia completamente "nuova", vive insomma il paradosso di ricorrere, in un mondo di metriche e analisi demografiche avanzatissimi, all'«and now a word from our sponsor» di settanta anni fa, con gli autori dei podcast che leggono gli annunci prima di cominciare.  La rivista dedicata all'innovazione nel business propone di rivoluzionare questo approccio prendendo come esempio il caso di Acast, una startup che dopo aver aperto i battenti in Svezia ha prima creato un ufficio a Londra per poi varcare l'Atlantico e concentrare la sua azione sulla patria del podcasting. «La strategia di Acast si muove su tre fronti - scrive Melissa Locker: aiutare gli ascoltatori a individuare nuovi podcast [attraverso una accurata selezione effettuata da redattori umani, NdR], abilitare i produttori nuovi entranti e quelli più consolidati a distribuire più efficacemente i loro podcast e assistere gli inserzionisti a sfruttare meglio il potenziale di un mercato in crescita facendo leva su metriche di miglior qualità su una targetizzazione più precisa.» Karl Rosander e Måns Ulvestam, i due fondatori di Acast puntano a costruire uno Spotify del podcasting, cercando soprattutto di coinvolgere, con la loro piattaforma e l'inevitabile app, i grandissimi sponsor. Negli Stati Uniti hanno già messo insieme un pool di competenze che include due esperti dal mondo della National Public Radio newyorkese e hanno stipulato accordi con portali come BuzzFeed
Mentre Webradio e podcasting vivono una contraddittoria fase di luci e ombre, segnali incoraggianti giungono secondo Rob Pegoraro di Yahoo! Tech proprio dal mondo della cara vecchia radio FM, un settore in cui la legge voluta dalla FCC dell'era Obama, il Local Community Radio Act del 2010,  ha aperto la strada a stazioni a bassissima potenza che riescono a convivere serenamente anche occupando frequenze vicine alle stazioni più grandi, titolari di licenze commerciali convenzionali. Citando come fonte lo stesso Radiosurvivor, Pegoraro loda stazioni come WERA di Arlington, Virginia, lanciata il 6 dicembre scorso da Arlington Independent Media - una organizzazione no profit che promuove la cultura e la tecnica dei media indipendenti - che con i suoi 21 watt riesce comunque a coprire parte della città di Washington D.C. Ancora Paul Riismandel su Radiosurvivor afferma che il 2015 è stata una grandissima annata per le stazioni LPFM, con oltre 520 nuove licenze. Una crescita quasi del 70% superiore rispetto agli andamenti registrati fino al 2013, la prima finestra aperta dalla FCC per la concessione di questi speciali permessi di trasmissione. «A quanto ne so non esiste un preciso censimento delle community station americane - scrive Riismandel, ma nei 25 anni che ho trascorso studiando questo settore radiofonico non ho mai registrato un anno con una analoga crescita.» I due esperti concludono che lo spirito della radio libera è ancora in ottima salute, anche negli affollati spazi dell'FM.

28 maggio 2012

Player.fm, il podcasting Web-based orienta e facilita l'accesso all'audio di qualità

C'è un nuovo servizio, rigorosamente Web-based, che cerca di rilanciare il concetto di podcasting attraverso un modello che unisce la praticità di una gestione semplificata della sottoscrizione e dell'ascolto al valore dato da una ampia disponibilità di contenuti preselezionati. La soluzione si chiama Player.fm (segnalata dal solito Francesco Delucia) ed è stata messa a punto da Micheal Mahemoff, un programmatore che ha anche curato le relazioni con gli sviluppatori per conto di Google. La semplicità del sito Player.fm cela in realtà una elevata complessità del software utilizzato. Michael nel suo blog "Software As She’s Developed" stila un conciso elenco di tecnologie utilizzate: Rails 3.1 lato server, Twitter Bootstrap e Font Awesome per le icone; HAML, SASS+Bourbon, CoffeeScript, HTML5 history per consentire l'ascolto dei podcast senza interrompere le esplorazioni con il browser; SoundManager 2 con Flash ed eventualmente il ricorso all'audio di HTML5 a seconda dei casi; RSS, JSON, OPML più l'import/export in solo testo.
Un labirinto di programmazione per ottenere una guida al podcasting che organizza i contenuti in canali tematici e che permette di visualizzare i programmi da ascoltare e accedervi con pochissimi click, sempre restando dentro alla finestra di Player.fm. L'utente registrato può segnalare nuovi podcast oppure importarne i feed direttamente nella propria playlist personale. Una volta inseriti in questa playlist i feed XML dei podcast verranno importati direttamente da Player.fm, che presenterà gli elenchi aggiornati alle ultime trasmissioni caricate. Ma è anche possibile utilizzare i feed così aggregati in altri programmi di sottoscrizione, specialmente se si vuole fare in modo che l'ascolto avvenga anche su dispositivi mobili in assenza di connettività alla rete. Niente poi impedisce di scaricare sul proprio disco i file .mp3 associati alle icone presenti nelle liste di Player.fm.
L'idea di Mahemoff era proprio quella di creare uno spazio in the cloud per consentire a tutti di organizzare e condividere i feed ai podcast migliori. Volutamente, Player.fm non ha una app per iPhone o Android: al massimo permette di creare sulla scrivania dello smartphone una icona con il link all'indirizzo Web. Tutto è ottimizzato per essere visualizzato in modo chiaro anche sui browser mobili. La riproduzione può avvenire attraverso il player integrato, in realtà tutto funziona più o meno come nel sito di una Web radio. Dai link o dal player si può accedere a una scheda di presentazione dei singoli podcast.
E' proprio la grande solidità tecnologica a rendere questo prodotto estremamente interessante. Trovo che abbia una forte complementarietà con i concetti realizzati dalla piattaforma italiana Drivecast, che funge anch'essa da potente aggregatore di flussi audio estendendone però la fruizione al mondo offline attraverso lettori MP3, autoradio e chiavette. Quel che manca a Drivecast, è la selezione, la curatela dei contenuti. Mentre a Player.fm mancano funzionalità innovative come la possibilità di costruire con Drivecast i propri podcast registrando lo stream delle stazioni radio sul Web. Gli amanti della radiofonia e del podcasting di qualità trarrebbero grandi benefici dalle possibili sinergie con questi due strumenti.

Flipboard goes audio: l'evoluzione del podcasting?

E' già difficile analizzare l'impatto dell'iPad sul consumo di notizie. Le cose si complicano ulteriormente quando si cerca di valutare l'impatto di una applicazione come Flipboard - un servizio di "instant magazine" che vi permette di visualizzare i vostri feed preferiti, più una ampia selezione di materiali che Flipboard "estrae" da diverse fonde e ridistribuisce attraverso canali tematici, in una accattivante interfaccia da e-Zine digitale - sull'impiego di uno strumento come iPad (ma presto la app giornalistica sarà disponibile anche per Android). Ora, con la notizia dell'integrazione di flussi audio nella nuova versione, la 1.9, di Flipboard (disponibile gratuitamente su App Store, appena aggiornata in 1.9.1), il discorso si fa veramente intricato.
Flipboard si proponeva finora come una nuova metafora di lettura, sostanzialmente un modo più elegante per rivestire i contenuti graficamente poveri veicolati tramite RSS. Il risultato ottenuto non manca certo di spettacolarità: Flipboard è efficace come una pagina Web ma non necessita dell'intervento di un grafico, è una rivista che cambia continuamente da sola. Ora all'interno del suo menu tematico (segnalibro rosso in alto a destra) si trova anche una sezione audio, già molto fornita. Diversi contenuti vengono dalla collaborazione con la radio pubblica americana NPR e con la piattaforma SoundCloud. Nelle notizie in cui è presente la classica freccia nera, basta cliccare sul simbolo play per ascoltare i vari contributi (che possono anche essere squisitamente musicali). Un ascolto che può eventualmente proseguire mentre si leggono altre notizie. La sonorizzazione di Flipboard tra l'altro non si ferma qui perché con la nuova versione è stato aggiunto anche il supporto della tecnologia Apple VoiceOver, che permetterà all'ipovedente di accedere ai testi in sintesi vocale.
E' la fine del podcasting come lo conosciamo o l'inizio di un fenomeno nuovo, che darà alle stazioni radio tradizionali una opportunità in più? Comunque vada a finire, trattandosi dell'ennesimo modello giornalistico tutto da verificare nella sua sostenibilità di lungo termine, è il segno che dopo il primato del testo e la tirannia di You Tube, si sta facendo strada l'idea di una multimedialità più equilibrata e aperta agli incroci e alle contaminazioni.

29 dicembre 2011

Speciale podcast management - 2

Se Instacast sembra consentire una semplice gestione dei podcast preferiti su iPhone, la piattaforma italiana Drivecast mantiene il suo primato di flessibilità e universalità. Nato in Italia, Drivecast si prefigge come obiettivo un pieno controllo sui contenuti audio (e video) sottoscrivibili in podcast. Se il podcast non è disponibile Drivecast permette di impostare una registrazione che verrà temporaneamente custodita online. E come se non bastasse riesce ad aggregare in una unica libreria online facilmente sincronizzabile con tutti i dispositivi mobili (smartphone, player MP3 e persino chiavette) per consentire un riascolto in mobilità, anche attraverso una autoradio con porta USB. Come si vede da questo filmato realizzato per You Tube, il claim di questa piattaforma è "Don't lose your content"



Drivecast è un aggregatore di contenuti audio (ma sono supportati anche i formati video collegati alle sottoscrizioni RSS) costruito intorno a una "LiveLibrary" in cui si possono depositare contenuti provenienti da sorgenti diverse:

•dalla sottoscrizione (impostazione diretta o importazione OPML di URL a podcast audio e video)

•dalla registrazione di canali Web radio preimpostati in una directory integrata che consente anche l'ascolto live dei singoli canali (organizzati per Nazione o lingua)

•dal proprio disco (importazione diretta di file) o dal cloud, attraverso servizi come Google Reader (estrazione/importazione automatica di link a contenuti audio), dalle librerie di Dropbox o Box.net, dalle Collections di GoogleDocs, da Windows SkyDrive

Una volta costruita, la LiveLibrary viene continuamente alimentata con i contenuti sottoscritti e aggiornati regolarmente, o con le registrazioni Web radio impostate, depositate nella LiveLibrary, dove potranno essere ascoltate o downloadate (con un limite di permanenza nella Library di 72 ore).
Che cosa si può fare una volta costruita e alimentata la LiveLibrary? I contenuti possono essere riprodotti direttamente accedendo alla Library via Web o da smartphone. I brani possono anche essere scaricati singolarmente sull'hard disk, oppure possono essere sincronizzati automaticamente con lettori mp3, semplici chiavette USB (grazie a una micro-app residente sulla chiavetta. Quest'ultima dialoga con il sistema operativo del computer dove avete effettuato il mount e interroga via Web la LiveLibrary scaricando i contenuti aggiornati, che potranno essere riprodotti - per esempio - con una autoradio con porta USB. Oppure ancora con smartphone iPhone, Android, Windows Phone 7 attraverso app che oltre a sincronizzare i contenuti permette l'ascolto in streaming della risorsa presente in LiveLibrary. L'edizione più recente delle app iOS e Android estende ulteriormente le funzioni di Drivecast su smartphone: se in precedenza operazioni come la scelta e la gestione degli abbonamenti ai contenuti della LiveLibrary avveniva attraverso il browser su PC, ora anche il client per iPhone/iPad e Android dispone di funzionalità di browsing e di sottoscrizione dei contenuti!
La sincronia su chiavetta USB/dispositivo mobile è una delle caratteristiche più interessanti per il target rappresentato dagli automobilisti che vogliono usufruire attraverso la car radio abilitata USB o con lo smartphone di contenuti personalizzati e negli orari preferiti come alternativa all'ascolto dei programmi radiofonici lineari inseriti in rigidi palinsesti.
Lo scopo è insomma facilitare la creazione e la gestione di una raccolta di contenuti personalizzati e regolarmente aumentati/aggiornati vuoi tramite il meccanismo dei podcast sottoscritti via RSS, vuoi con lo strumento delle registrazioni, che possono "regolarizzare" l'ascolto di programmi non immediatamente disponibili in podcast. Ai contenuti regolarmente aggiornati si possono aggiungere file scaricati dalla Rete o dai supporti fissi.
Il mondo applicativo di Drivecast comprende l'accesso via browser al sito Web, le app per iPhone e Android, l'estensione (un semplice file autoeseguibile) da installare sulla chiavetta USB o sul lettore verso cui scaricare i contenuti. Più recentemente Drivecast è diventato anche un widget per smart TV: oggi è presente sui televisori "connected" di Samsung, Philips e nei set top box BlobBox.
La piattaforma prevede anche la possibilità di agganciarsi direttamente agli account Facebook e a Twitter, per condividere le attività sulla LiveLibrary (podcast sottoscritti e registrazioni Web radio impostate). Una applicazione Facebook sviluppata da un programmatore indipendente grazie alle API aperte di Drivecast, permette di accedere alla LiveLibrary direttamente da Facebook.
Non penso che in questo momento esista una suite di prodotti e funzionalità altrettanto completa per seguire i contenuti audio e video podcast e i programmi live delle radio preferite senza perdere un minuto di ascolto. Le informazioni sull'universo Drivecast si trovano sul sito e sul blog del programma.

Speciale podcast management - 1

Audiopress, una intelligente app iPhone che permette di scegliere e gestire le sottoscrizioni ai podcast proposti da stazioni radio e da altre fonti RSS, ha purtroppo annunciato la cessazione del servizio, che avverrà nel 2012. Peccato, mi era piaciuto il concept di questo programmino che avevo scoperto tempo fa e di cui avevo già parlato: riusciva a combinare funzionalità che lo rendevano indipendente da iTunes e una guida per categorie ai contenuti migliori. Probabilmente gli sviluppatori hanno pensato che il loro prodotto non avrebbe avuto futuro, nell'universo supercompetitivo delle app.
Ho però scoperto una alternativa valida proposta da Vemedio, lo sviluppatore tedesco che ha inventato anche Snowtape, il client per l'ascolto e la registrazione delle Web radio su piattaforma Mac. La app per podcast di Vemedio si chiama Instacast e a differenza di Audiopress è a pagamento. C'è una versione iPhone da 1,59 euro e una per iPad, Instacast HD che ne costa 3,99. Instacast permette di scegliere e abbonarsi a oltre 9mila podcast organizzati in una directory, di ascoltare i podcast in livestreaming o di effettuare un download con Wi-Fi per ottimizzare l'ascolto e risparmiare la connettività 3G. Una bella idea è costituita dalle "show notes", le schede sui singoli podcast, molto utili da consultare per orientarsi in un universo di contenuti sempre più variegato. Infine, con la versione iPad HD c'è la sincronia tra i podcast sottoscritti e il nuovo servizio Apple iCloud. Insomma, Instacast sembra un valido concorrente di app come Podcaster 4 o dell'italiano Drivecast, che però a mio parere continua a offrire molto di più (all'argomento Drivecast dedico il post immediatamente successivo, per realizzare uno special di fine anno tutto rivolto ai contenuti audio).
Due punti di forza di Snowtape sono l'editor audio integrato, in grado di ritagliare le registrazioni e salvarle in formato MP3 o AAC e il servizio di directory che contiene più di tremila stazioni di qualità ed è facile da estendere e personalizzare. Fino alla prima versione Snowtape aveva implementato delle librerie per la decodifica dei flussi Windows Media Audio ma dalla fine del 2010 gli sviluppatori hanno optato per una strada diversa, adottando la nota piattaforma Windows per Quicktime Flip4Mac (che va scaricata a parte e installata insieme al programma). Uno speciale plug-in intercetta i flussi audio aperti nel browser e lancia automaticamente il programma Snowtape (che in questo modo aggira gli stream player utilizzati per molti siti di stazioni radio): questa può essere una modalità non apprezzata da tutti, ma ricordiamoci che in questo modo i flussi possono essere registrati.Approffitto anche per darvi qualche dettaglio aggiuntivo su Snowtape 2, ultima versione del programma Mac OS X dedicato all'ascolto e alla registrazione (anche schedulata) delle Web radio che trasmettono in stream Windows, Apple/AAC e OGG e i protocolli di trasporto HTTP, MMS-RTSP e MMS-HTTP. Manca il supporto di Real Audio e dei vari incapsulamenti Flash, ma tutto sommato ci si può accontentare.
Anche Snowtape ha una sua appendice su iPhone, Snowcast Radio, che permette di ascoltare e registrare stream da Web radio e podcast. Entrambi, applicazioni e app sono a pagamento. Snowtape Radio per iPhone costa 1,59 euro e Snowtape per Mac costa 33 dollari (richiede però dall'OS 10.6 in su) nella versione full. La versione demo permette di ascoltare le Web radio ma la registrazione è limitata a un quarto d'ora.

26 dicembre 2010

Audiopress, il podcasting diventa mobile

Una nuova app per iPhone, Audiopress, rende molto più semplice l'uso in mobilità dei vostri podcast preferiti, permettendo di selezionare i podcast più interessanti in un catalogo continuamente aggiornato o di aggiungere i feed di nuovi podcast e importare l'elenco dei podcast dalle cartelle personali di iTunes. L'applicazione mobile supera così i limiti della applicazione iTunes di iPhone, dove è sempre necessario individuare le puntate di podcast desiderate e scaricarle. Il programma Audiopress può anche fungere da interfaccia per la sintonia dei programmi radiofonici in streaming, almeno per quelli nei formati MP3 o AAC.


Lo studio Edison Research/Arbitron sulla situazione del podcasting nel mercato statunitense rivela un certo appiattimento nelle curve di adozione di una forma di consumo dei contenuti audio equiparabile all'ascolto di una stazione radio "non lineare" o con palinsesto personalizzabile. Se i podcast non diventano più popolari, la loro audience sta evolvendo sul piano qualitativo e dei comportamenti. The Current State of Podcast 2010, presentato per la prima volta lo scorso ottobre al Blogworld New Media Expo di Las Vegas e oggi scaricabile in pdf dal sito Edison (che permette anche di riascoltare la conferenza presentata a Las Vegas di Tom Webster), afferma che il podcasting è conosciuto dal 45% dei consumatori e praticato dal 23% degli individui dai 12 anni in su, pari a circa 70 milioni di americani. I valori sono molto simili a quelli dello scorso anno, segno che le quote si sono stabilizzate, ma è interessante osservare i dati relativi al comportamento dei consumatori, che si spostano gradualmente dal computer verso i dispositivi mobili, non solo i classici lettori mp3 ma in misura crescente i telefoni cellulari e gli smartphone. Emerge anche - e non è una sorpresa - la maggiore propensione di chi ascolta i podcast nei confronti delle tecnologie mobili. La radio non lineare si sposa benissimo con un concetto di smartphone sempre più somigliante a un dispositivo portatile universale, sul quale concentrare attività come l'ascolto delle notizie, degli approfondimenti, della musica.
Audiopress sembra fatta apposta per questa nuova generazione di ascoltatori, proprio perché è stato concepito come centralina di controllo per l'accesso a una variegata tipologia di contenuti audio. La app è gratuita e si apre su un menu con due funzioni principali: la gestione delle Playlist e dei podcast/stream configurati dall'utente e la scelta all'interno di un Catalogo tematico che gli autori di Audiopress aggiornano regolarmente (almeno si spera) con nuovi podcast, canali radio e Web radio in streaming e - caratteristica molto interessante - un innovativo servizio di lettura in sintesi vocale di articoli di giornali (per ora i contenuti letti sono quelli di Associated Press, per i quali è possibile impostare un allarme su determinate parole chiave, in modo che tutti gli articoli riferiti a quell'argomento vengano segnalati e letti automaticamente).
Una funzione di ricerca permette di individuare nel catalogo i contenuti associati a una parola chiave. L'utente di Audiopress può arricchire la sua esperien
za e le playlist collegandosi al sito Web dello sviluppatore (ci si può registrare anche con il proprio account su Facebook).
Tra le varie funzioni gestionali c'è la possibilità di inserire i link ai podcast preferiti, trasformando Audiopress in un aggregatore portatile. Si possono anche importare in formato OPML i feed gestiti da altri aggregatori, incluso iTunes. Ho cercato di inserire dei link agli stream, ma non mi è riuscito. A meno che qualcosa non mi sia sfuggito forse per il momento ci si deve accontentare degli stream live che sono riportati nel Catalogo. Audiopress è una applicazione piuttosto recente ma promette bene, soprattutto per il suo funzionamento come aggregatore gestibile da iPhone o dal computer via Web. Mi piacerebbe che fossero potenziate le opportunità di accesso e memorizzazione degli stream in tempo reale, ma per quanto riguarda i podcast funziona molto bene come aggregatore e sottoscrittore di contenuti aggiornati periodicamente.
Una alternativa a Audiopress è stata sviluppata in Italia e - come forse avete intuito visto che ne ho parlato parecchio - si chiama DriveCast. Combinando la versione Web based di Drivecast con la sua applicazione per iPhone, è possibile gestire i podcast in modo abbastanza simile al caso di Audiopress.
Rispetto a quest'ultima DriveCast non mette a disposizione un catalogo portatile di contenuti così ben classificati e illustrati (Audiopress in questo è veramente efficace grazie a un ottimo lavoro redazionale). Su DriveCast per iPhone ci si limita semplicemente a verificare i contenuti della propria libreria multimediale e a sincronizzare/prelevare i singoli elementi.
In compenso DriveCast riesce a gestire anche le registrazioni audio e video da fonti radiofoniche e televisive, consentendo poi di sincronizzare con iPhone/iPod i contenuti che sono stati salvati nello spazio Web personale assegnato a ciascun utente. Recentemente DriveCast ha introdotto anche una importante novità: l'ascolto diretto di stream radiofonici in tempo reale. Gli sviluppatori torinesi di DriveCast, gli amici di In Rete, hanno aperto la loro piattaforma alle stazioni radio che vogliono allargare le proprie opportunità di ascolto via Web e hanno potenziato il catalogo della versione Web (le "Sorgenti") ordinandolo in due categorie: Radio e Podcast. Scegliendo le fonti della prima categoria si apre una finestra di anteprima con le miniature di decine di stazioni radio Web in italiano e altre lingue e per ciascuna icona ci sono quattro possibilità: Ascolta, Registra, Favorita e Sito Web. Un sistema di segnalazione/validazione delle URL permette di aggiungere al catalogo DriveCast le stazioni non ancora classificate, a patto che il formato dello stream sia compatibile.
Tornando alle versioni mobili di Audiopress e DriveCast, immagino che se si potesse combinare la semplicità e la completezza del Catalogo della prima con le funzioni di ascolto/registrazione e di segnalazione di nuovi stream che troviamo nella seconda, avremmo davvero una centrale di controllo dei contenuti audio molto potente.

18 novembre 2010

Podcasting, la scia sonora della navigazione

"Hold that sound" è un concept della londinese Mint Digital (lo sviluppatore di Pop Radio, la piattaforma per l'ascolto sociale della radio ideata dai BBC Radio Labs). L'idea fa parte di un gruppo di quattro progetti della cosiddetta "Android Challenge", una gara bandita per premiare le applicazioni più innovative. Da questo gruppo verrà selezionato quello da trasformare in una app per il sistema operativo Android. C'è da sperare che sia proprio Hold that sound, anche se Baseball Matchup, l'applicazione di augmented reality dedicata allo sport popolarissimo negli USA potrebbe avere un mercato molto più ampio.
Come funziona Hold that sound? Geniale: quando incontriamo sul Web un clip audio che ci piacerebbe ascoltare con più calma, basta un click per taggarlo. L'informazione finisce in un repository gestibile attraverso una app sul proprio telefonino Android. La stessa app permette di sincronizzare il download dei file taggati sul telefonino che diventa così un player per il riascolto in movimento dell'audio preferito. Un concetto - costruirsi brano per brano la propria Web radio in differita - che assomiglia alla proposta di DriveCast, anche se trovo quest'ultimo più pratico per la possibilità di registrare gli stream e le Web radio. Interessante però il fatto che con Hold that sound sia possibile assemblare un palinsesto di contenuti che in seguito vengono scaricati sul dispositivo Android o ascoltati direttamente in streaming. Hold that sound è un'idea di Kejia Zhu.
Nella minuziosa descrizione di questo progetto scopro il riferimento a un altro servizio Web based un po' meno completa ma altrettanto utile per taggare i contenuti audio. Il servizio si chiama HuffDuffer e questo per un appassionato di radio basta e avanza. Il termine ricalca la pronuncia dell'acronimo HF/DF, high frequency direction finding, la tecnica di triangolazione dei dei radiotrasmettitori di cui non si conoscono le coordinate geografiche. Anche qui quando incontriamo un file mp3 che ci piace, basta cliccare sul bookmarklet di Huffduffer salvato nella barra dei preferiti nel nostro browser. Si aprirà una finestra popup da completare con la URL del file, la descrizione e uno o più tag e... bum! il link finisce nel nostro spazio personale di HuffDuffer, una specie di podcast personalizzato. Il riascolto avviene in diverse modalità: o accedendo allo spazio associato al nostro account HuffDuffer e cliccando direttamente sui player integrato, o scaricando i singoli file, o infine sottoscrivendo con iTunes un abbonamento al feed RSS che viene generato automaticamente dal servizio. Decisamente da provare, peccato funzioni solo con i file con estensione .mp3. Un altro vantaggio di HuffDuffer sono i suoi risvolti social. Con il motore di ricerca interno si possono cercare i podcast realizzati dagli altri iscritti in base ai tag che identificano i contenuti. Un po' come succede con le piattaforme per la creazione di Web radio personali. HuffDuffer è stato sviluppato da Jeremy Keith (alias Adactio), un programmatore irlandese che vive a Brighton.

03 ottobre 2010

BlogRadio, i tuoi blog preferiti trasformati in podcast

Dai blog al podcasting in automatico con pochi, semplici passi. Una soluzione elegante e decisamente radiofonica al problema del sovraccarico informativo ci arriva da Blogradio, un applicativo che "legge" ad alta voce le notizie (scritte) generate in un aggregatore RSS. Gli autori di questa interessante software multipiattaforma sviluppato in ambiente Adobe AIR ed erogata in modalità cloud computing vi propongono in pratica di ascoltare invece che leggere i vostri blog preferiti, grazie a un client controllabile dal desktop del computer o con i moduli per telefonini mobili (Blogradio ha partecipato alla competizione Open Screen Project bandita congiuntamente da Adobe e Nokia e la sua prima estensione mobile è disponibile sullo store online OVI ma a breve sono previste versioni per iPhone, Android e Blackberry). E' un po' come costruirsi una "Web newsradio" personalizzata con tutte le notizie che spesso non abbiamo tempo di leggere, e per giunta poterla ascoltare anche in mobilità. Il principio è che grazie a BlogRadio gli aggregatori si possono seguire anche facendo altro.
Presentato intelligentemente come un "media converter" (in questo caso dal testo all'audio in streaming), Blogradio scommette tutto sulla qualità e naturalezza del suo sistema di sintesi vocale. Al posto della solita voce robotizzata, si possono scegliere tra numerosi avatar, in inglese, spagnolo, francese e - udite udite - italiano! L'unica cosa da fare per utilizzare il programma è disporre dell'ambiente di esecuzione di AIR, su Win, Mac o Linux, e scaricare il client. Nella finestra di controllo si devono importare in formato Atom/RSS i feed corrispondenti alle fonti informative preferite. Man mano che le notizie arrivano Mike, Anjali o Rosa - alcuni dei nomi dei "lettori" di BlogRadio - vi aggiornano con la loro sintetica ma suadente vocina. Quelle di Francesca e Giovanni parlano in italiano, ma non posso ancora farvi ascoltare come funziona la sintesi nella nostra lingua (BlogRadio deve prima convertire i contenuti impostati e possono volerci anche diverse ore).
Intanto potete ascoltare un brano letto dall'Huffington Post da uno dei cyber-speaker americani:
La qualità della sintesi è piuttosto buona ma immagino si possa fare di meglio, non siamo proprio in chiave di autentica "voce naturale". L'interfaccia AIR di BlogRadio è abbastanza elegante e veloce, ma mi chiedo in effetti perché gli sviluppatori abbiano utilizzato un approccio come questo al posto del più classico player integrato in un una pagina Web. Forse l'ambiente Adobe era una scelta obbligata per partecipare al concorso? In ogni caso l'idea di BlogRadio è davvero particolare e permette evidentemente di tenere sotto controllo tutti gli aspetti della conversione da testo in parlato. Provatela e ditemi che ne pensate.


Ecco il risultato della lettura con la voce sintetica italiana di "Francesca". I feed da RP che avevo inserito per la prova si bloccano dopo 27 secondi di audio perché il generatore RSS è stato impostato per produrre solo le prime righe di testo.

27 febbraio 2010

Podcast e audiolibri eredi negli USA del radiodramma

Un bel pezzo del Wall Street Journal sul ritorno del radiodramma in salsa Web. Oggi si parla più volentieri di "audio drama" o addirittura di "mind movie" e invece della radio la piattaforma di distribuzione favorita è il podacasting. Il WSJ racconta la storia di una piccola società di produzione, FinalRune, e delle sue tecniche di registrazione dal vero degli effetti speciali normalmente creati dai rumoristi. Secondo una docente della New York University che organizza dei seminari per formare gli addetti a questo lavoro, negli Stati Uniti ci sono trecento audio-drammaturgi. L'economia di questo affascinante mestiere non è però quello degli anni d'oro del radiodramma, quelli di Orson Welles per internderci. In confronto, la BBC britannica investe molte più risorse in questa forma d'arte, ben 15 milioni di dollari per 750 ore di produzione annua. A tirare per davvero, negli Stati Uniti, ci sono gli audiolibri che come scrive il quotidiano finanziario, hanno colmato il vuoto non coperto dalla radio generando un discreto valore di 400 milioni di dollari all'anno.

Return With Us to the Thrilling Days Of Yesteryear—Via the Internet
Fred Greenhalgh's Audio Dramas Hark Back To Radio Golden Era; It Sounds Like Snow By BARRY NEWMAN

SOUTH PORTLAND, Maine—The script called for snow, and it was snowing. "I wanted light and fluffy," said the director, Fred Greenhalgh. He was talking about the cozily muffled acoustics, not the pretty view. "This is perfect," he said. "Roll 'em!" Windshield wipers slapping, a car wooshed to a stop at an old schoolhouse in this coastal city, now home to a theater company. Letting the car door slam as he got out, Bill Dufris, playing a cop in Brattleboro, Vt., said, "I'll do my best," and crunched up the wooden steps to a make-believe crime scene. Overhead, a sea gull screamed. "I could hear that," Mr. Greenhalgh interrupted. "This is supposed to be Vermont." Thinking that inland Brattleboro shouldn't have sea gulls, he called for another take. Mr. Dufris got back in the car, drove around, slammed the door, and delivered his line again: "I'll do my best." Somewhere in the harbor, a foghorn blew. "Cut!" said Mr. Greenhalgh. His sound man turned off his digital recorder. "The joys of recording on location," Mr. Greenhalgh said. "OK, one more time."
A 26-year-old with blond bangs and a goatee, the director was busy dramatizing a detective story. Not for the screen. For the iPod. The book it was based on—"Open Season" by Archer Mayor—begins with an image: "The snow lay before our headlights like a freshly placed sheet…" But Mr. Greenhalgh had no camera. His job was to translate the book into sound. Radio drama, ranging from "Captain Midnight" to the high art of Orson Welles, thrived for 40 years in America. It was all but gone by the 1960s, killed off by television. Yet now that TV must contend with the Internet, the Internet has given radio drama a whisper of new life. It can't be called "radio drama" anymore, since hardly any of it gets on the radio. Mr. Greenhalgh settles for "audio drama," but the catchiest name for it is "mind movie."
Sue Zizza, a sound-effects artist who teaches at New York University, figures there are about 300 "true, quality audio dramatists" active in the U.S. She helps put on a one-week "audio theater" summer workshop that has lately been attracting 100 trainees. In 2006, one was Fred Greenhalgh. "What amazes me is that audio drama just won't go away," Ms. Zizza says. "It's so primal in us. No matter how much we ignore it, there are still people out there like Fred." He grew up on the Maine coast writing short stories. At the University of Southern Maine, unpublished, he rewrote one of them as a radio script, replacing sights with sounds, as in: "Storm increases with violent intensity until it unleashes a mighty burst of lightning."
Mighty bursts were produced in radio's golden age by shaking tin sheets in a studio. Now, mighty bursts are downloadable. But Mr. Greenhalgh can't afford studio rent and prefers not to buy (or steal) anyone else's thunder. He harvests lightning by walking out into a storm with a recorder and a microphone. "Sonically, it's more interesting," he says. Add some editing software, and that's his kit. Cost: $1,000. In the three years since Mr. Greenhalgh started making audio dramas, the Mad Horse Theater Company's actors, all pros, have performed without pay—in bars, on beaches, in lighthouses—just for the voice experience. And the food. On this day, it was lasagna.
"I thought we'd be behind glass, and there'd be a machine with buttons," Martin Cohn said as he joined a few actors in a bare hallway to record crime-scene mumbling. Mr. Cohn, a Vermont public-relations man, had come with Mr. Mayor, who has written 20 well-reviewed mysteries, not one of which has been made into a movie. They decided to try the audio-drama route and hired Mr. Greenhalgh to produce a pilot. The script, the theater, the actors, the sound man and the lasagna are setting Mr. Cohn and Mr. Mayor back $1,500. "It's the first time anybody's talked money," Mr. Greenhalgh confided earlier.
Now, Mr. Greenhalgh was asking everybody to mumble, and they did. "In a crime scene, there's more laughter," Mr. Mayor said when it stopped. Mr. Greenhalgh ordered another take. The cost of this production is more than most programmers will pay, but it's still peanuts. The British Broadcasting Corp. spends $15 million a year on 750 hours of radio plays. One of them, "A British Subject," made it to a New York stage last year. "It's extravagant radio," says Alison Hindell, who runs the operation, "but it's very, very cheap drama." On American radio, talk is a lot cheaper.
A few of radio drama's old hands still fight for outlets. Yuri Rasovsky still produces his "Hollywood Theater of the Ear" for satellite radio. L.A. Theatre Works, a not-for-profit outfit, records classic stage plays with sound effects and distributes them to public radio. But its head, Susan Loewenberg, won't touch plays written for radio. "The best time to listen to radio drama is 1937," she says. Old-time radio and its fans aren't her idea of the next big thing. Public radio's energy goes mainly into nonfiction now, not original fiction. On commercial radio, drama's last toehold is in the miniskits of commercials. Meanwhile, audio books have piled into the void and grown into a $400 million business.
Now comes podcasting. It has allowed a small number of audio auteurs—from a group called Bay Area Radio Drama to the Cape Cod Radio Mystery Theater—to build up a substantial cache of mind movies in easily uploadable episodes. The product, as Ms. Loewenberg sees it, often combines "21st-century technology and eighth-grade content." Fred Greenhalgh has higher-grade ambitions. On his FinalRune Productions Web site, he podcasts his own episodes, plus 156 more, culled from around the U.S. "Our work is more like what you'll read in a literary rag," he writes on the site, which gets 1,500 downloads a week. He sees it becoming an "audio-drama warehouse." If that is ever to happen, he'll need a smash hit first, one that crosses over into the iPod mainstream. His backers from Vermont want an Archer Mayor mystery series to be the big one—made on location, in Maine, with Mr. Greenhalgh's no-budget ring of authenticity. "This is the body," the director was saying as he lay a coat onto the snow in the theater's backyard. Mr. Mayor's book set the scene at night in "a dazzling white circle of flood lamps." Mr. Greenhalgh intended to mention that later, in narration. "OK, crouch over the body," he told his actors. Mr. Dufris (the detective) and Chris Price (a forensics man) crouched. "Crunch the snow," said Mr. Greenhalgh. They crunched.
Script in hand, Mr. Dufris began his line: "Were there any footprints…?" A dog barked and a door slammed. Somebody in the next house yelled, "Now you come here!" None of that belonged in the play. Mr. Dufris started over. But then an airplane passed. And another. The scripts were getting wet. Mr. Greenhalgh said, "Let's just do it." "Were there any footprints before this all happened?" asked Mr. Dufris. Mr. Price said, "Nope," and crunched out of microphone range with his exit line: "Hit the lights when you're through, OK?"
"You got it," said Mr. Dufris.
Mr. Greenhalgh said, "That's a wrap."

31 gennaio 2010

Al via la 2a edizione dello European Podcast Award

Ricevo dai responsabili italiani dello European Podcast Award questo comunicato che pubblico molto volentieri.

Al via l'European Podcast Award 2.0

L'unico concorso diffuso in tutta Europa, che premia gli audio-podcast più amati e professionali, è alla seconda edizione. Durante lo "European Podcast Award" i produttori e gli amanti del podcast possono proporre e votare i loro candidati sul sito www.european-podcast-award.eu. Il portale accetta proposte per le candidature fino al 15 marzo 2010. Olympus Audio Systems rimane lo sponsor esclusivo e sostiene l'iniziativa European Podcast Award anche per l'anno 2010.
Lo scorso anno sono stati selezionati più di 750 audio-podcast provenienti da tutta Europa. Undici Paesi europei (Italia, Germania, Austria, Svizzera, Inghilterra, Francia, Spagna, Olanda, Repubblica Ceca, Danimarca e Polonia) prendono parte alla seconda edizione dell'European Podcast Award, forte di una esperta giuria redazionale a livello nazionale. Informazioni più dettagliate sono disponibili nel blog EPA alla pagina http://blog.european-podcast-award.eu/
Nel mese di maggio 2010 saranno 44 i vincitori nazionali per le categorie "Personality", "Non Profit", "Business" e "Professional". Da questa rosa di candidati saranno selezionati i quattro "European Podcasts of the Year" e un "European Podcast Excellence Award".
Anche quest'anno l'ambito primo premio è il nuovo registratore audio portatile Olympus LS-11, incluso il software di produzione musicale Cubase 4 LE di Steinberg.

Iniziativa European Podcast Award
L'iniziativa "European Podcast Award" è un progetto europeo che intende promuovere il pensiero europeo e la molteplicità delle culture. L'iniziativa EPA è stata lanciata nel dicembre 2007 ad Amburgo, in Germania.



06 gennaio 2010

Navigare negli archivi digitali e automatizzare il tagging

Sto leggendo un affascinante articolo di Alia Sheikh sul nuovo blog della BBC, Research and Development. Alia si occupa di navigazione "collaborativa" negli archivi sonori, cercando di elaborare alcuni concetti utili per la classificazione automatica dei contenuti. Il problema della digitalizzazione della nastroteca di un broadcaster riguarda, scrive la ricercatrice della BBC, non tanto l'aspetto della conservazione dei dati, quanto la successiva reperibilità del contenuto. Si tratta insomma di conoscere *prima* quanto stiamo riversando nell'archivio digitale per salvare insieme alle informazioni audio i "metadati" descrittivi che serviranno a guidare il fruitore dell'archivio. Se queste informazioni sono disponibili perché l'archivio analogico è classificato con criterio bene. Se i nastri sono "anonimi", invece che si fa?
Alia sviluppa il suo discorso a partire da alcune ricerche presentate in occasione dei "Mashed", gli incontri tecnologici del progetto Backstage della stessa BBC. Backstage è il nome dell'iniziativa che apre gli archivi della Beeb alla creatività di programmatori e utenti che vogliano sperimentare nuove forme di contenuto. Qualcosa che qui non vedremo MAI.
Due i concetti che intendo trasferirvi qui, prima di una vostra eventuale lettura dell'articolo di Alia. Il primo è il concetto di podcasting "enhanced", potenziato, reso possibile dall'uso di formati per metadati come ID3v2, la seconda versione di ID3, il linguaggio ormai universale per il tagging dei file .mp3. Con questi formati avanzati è possibile classificare un podcast in maniera molto più precisa, per esempio suddividendo il contenuto in capitoli e associando a ogni capitolo informazioni di testo e persino fotografie che verranno incluse nel file .mp3 (per essere visualizzati da un player compatibile).
Il secondo concetto è ancora più affascinante perché riguarda la possibilità di analizzare un contenuto e classificarlo con strumenti automatici. Alia mostra un esempio di un software della BBC che converte l'audio del file .mp3 in informazione grafica, con barre di diverso colore che permettono di "visualizzare" la struttura del contenuto sonoro. Il parlato sarà costituito da un pattern irregolare di barre di sottile colore, la musica e il canto avranno un andamento cromatico molto più regolare. Alia si sofferma su questi argomenti in un secondo post Navigating Audio, an Experimental Spiral, illustrato da un filmato purtroppo non accessibile da indirizzi IP stranieri. In compenso si può scaricare un white paper molto tecnico ma non per questo meno affascinante.
Affiancando le informazioni estratte automaticamente ai metadati tradizionali creati per esempio dagli archivisti, si possono costruire archivi digitali molto più facili da gestire e esplorare. Sempre che si vogliano costruire gli archivi, nevvero...
Potete sperimentare anche voi questi tool di conversione suono-grafico grazie al sito della BBC fortunatamente ancora attivo. L'indirizzo è http://mprr.kw.bbc.co.uk/cgi-bin/vis/avn (per accedere dovrete inserire "hackday" come userid e password). Potrete caricare un file audio non più grande di 50 megabyte e vi si aprirà un player con finestra di navigazione grafica:


Come potete vedere il clip che ho utilizzato come esempio (un programma di Radio3 dedicato all'Olocausto in Italia) risulta leggibile nelle sue fasi di scansione. Gli interventi del conduttore sono quelli in verde pistacchio tenue, le interviste che seguono sono più irregolari e seguono il timbro della voce dell'intervistato, mentre gli stacchi musicali sono regolari e uniformi e alcuni sono di colore violetto.

22 settembre 2009

MixCloud, la radio futura (ma senza presente)

Rimango sempre un po' basito davanti a chi si interroga sul futuro di tecnologie che hanno a malapena consolidato un incerto presente, ma l'esperimento di MixCloud - apparso ora su PodcastingNews (grazie Francesco) - mi pare degno di menzione, anche se sono spinto a chiedermi se questo sia piuttosto "il futuro del podcasting".
Le intenzioni dei fondatori di MixCloud, startup attiva negli Usa e in Gran Bretagna che si autodefinisce la YouTube dell'audio, sono di "rendere la radio più democratica" attraverso un sito che possa mettere in relazione il navigatore di Internet con la sua estesa offerta per l'orecchio. Una offerta che comprende sia i canali radiofonici tradizionali, sia i podcast, le registrazioni live, le compilation di brani, iansomma l'insieme di stream e file sonori che sono in qualche modo accessibili in rete ma di cui tendiamo a ignorare l'esistenza. E' l'ormai angoscioso problema di un contenuto alla perenne ricerca di qualcuno che lo prenda in considerazione. Questa azione di "cloudcasting" (ogni contributo audio si chiama infatti cloudcast), MixCloud cerca di realizzarla attraverso gli strumenti sociali del Web 2.0, come la creazione di canali personalizzati e naturalmente con un bell'elenco ricercabile per tag, personaggio, artisti e quant'altro. Sembra che siano già un migliaio i deejay iscritti, e vedo che ci sono anche fonti famose come BBC Radio 1.
Interfaccia accattivante, tutto funziona, tutto "si sente". Ma io comincio a chiedermi che funzione riusciranno mai a svolgere gli aggregatori come MixCloud e se per caso queste guide, directory, meta-quelchevolete non rischiano di diventare ancora più dispersivi del medium che cercano in qualche modo di contenere. Ci sono decine, forse centinaia di questi esperimenti. Chi aggregherà gli aggregatori di questa radio che si ascolta senza radio, ma anche senza avere la minima idea di che cosa c'è da ascoltare?


What is Mixcloud? from Mixcloud on Vimeo.

02 settembre 2009

Google Listen, tutto il Web audio sui telefonini Android

Listen, Ascolta, è la nuova applicazione Android sviluppata dai Google Labs in persona per favorire l'ascolto dei podcast e del "Web audio" sul proprio telefonino Android. Metà player, metà guida ai programmi, Listen - spiega qui di seguito ReadWriteWeb riportato da Francesco Delucia - consente anche di cercare i podcast preferiti, memorizzare un paio d'ore di ascolto, condividere con gli amici le segnalazioni dei programmi e accedere alle ultime notizie. Per il momento non esiste una versione iPhone...

Google Labs Launches Listen Podcast App
Written by Dana Oshiro / August 20, 2009

Google Labs just launched Listen - an "audio magazine" that allows Android users to subscribe to programs and search terms to queue up their podcasts for easy listening. While Listen only offers English audio podcasts for now, the company plans on expanding to index video and content in other languages in the coming months. The product allows you to keep a couple hours of audio on your phone for your daily commute, lets you share podcasts with friends, and helps you find the latest updates for breaking news stories.
To get started, users can search for specific podcast titles or topics including technology, politics or news. From here, you can start listening immediately or choose to subscribe to a program and save it for a later date. The Listen Queue also allows users to rearrange their episodes in the order of their choice. The ability to search for new content via the device is something missing from many of the current iPhone services like RSS Player.
Listen is currently only available for Android-powered phones such as the G1 and myTouch 3G from T-Mobile. To download the application, users can scan the enclosed QR code and follow the onscreen instructions or look for Listen in the Google Android Market.

15 luglio 2009

Podcast e romanzi transmediali, la narrazione si spezza

Narrare una storia è ancora un'impresa così lineare da richiedere uno strumento consolidato come il foglio scritto o il testo interpretato nella lettura o nel dramma (teatrale o radiofonico che sia)? O non è piuttosto diventata, grazie a Internet e ai suoi modelli di consumo totalmente asincroni, una questione transmediale, una relazione più reciprocamente partecipativa tra autori e lettori/ascoltatori/spettatori? Un approccio più mediaticamente neutrale alla narrazione viene invocato dal giallista J.C. Hutchins in una breve intervista anch'essa apparsa in Future Tense, il programma di American Public Radio curato da John Gordon.
Hutchins è co-autore insieme a Jordan Weisman di un thriller intitolato Personal Effects: Dark Art. Protagonista della storia è Zach Taylor, specialista di arteterapia in una istituzione per malati di mente, che deve determinare se Martin Grace, tecnico del suono non vedente, è legalmente in grado di sostenere un processo con l'accusa di essere un serial killer con più di dieci omicidi all'attivo. Fin qui niente di particolarmente nuovo, ma Dark Art non è solo un romanzo scritto. Il volume viene venduto insieme a una serie di "indizi" e documenti che il lettore è invitato a investigare per suo conto. Ogni personaggio ha una segreteria telefonica interrogabile a distanza. Cercando su Google i nomi di questi personaggi e delle istituzioni del libro si arrivano a siti Web realizzati per l'occasione. E sul sito di Hutchins si trovano anche dei podcast di "prequel" che introducono la storia. Questo apparato di materiali extra-librari non deve stupire perché l'altro co-autore di Dark Art, Weisman, è un noto inventore di giochi di ruolo e altre diavolerie (la sua società si chiama Smith&Thinker)
Esplorando il sito di Hutchins osservo una profusione di riferimenti ai podcast serializzati, o meglio agli audiolibri ritagliati a misura del formato, più breve, manegevvole e forse fidelizzante, del podcast. Il sito contiene infatti oltre 200 ore di audio e video scaricabili gratuitamente e molti dei suoi lavori sono sottoscrivibili su iTunes sottoforma di episodi audio. Hutchins suggerisce anche di rivolgersi al sito di Podiobooks per attingere a una raccolta di oltre 200 titoli di audiolibri-fogliettone distribuiti via RSS. Considerando che tutti i contenuti sono pubblicati in Creative Commons e si possono scaricare gratis, mi sembra che si tratti di una iniziativa meritoria che può valere qualche donazione da parte degli ascoltatori.
Oltre a Podiobooks vorrei citare anche - grazie a una recente segnalazione della nostra mariu - l'iniziativa LibriVox.org, un deposito di libri disponibili in Public Domain letti ad alta voce da volontari in inglese e altre lingue madri.

07 giugno 2009

Nicolettwitter (il critico della radio diventa una radio)

Stamane, nel corso di uno svogliato risveglio domenicale tra (s)voglie di voto e reiterati guai ortopedici con il geriatrico parentado (tra un po' sono geriatrico anch'io, ma se non altro rifiuto di considerarmi mio parente), mi arriva uno strano messaggio di Gianluca Nicoletti (questo il suo profilo pubblico su FB), l'autore di Melog su Radio 24 e prima ancora di Golem e di tante altre trasmissioni seminali. Difficile che un messaggio di Gianluca sia del tutto "normale", ma questo rischia di superare il record. Nel laconico avviso vengo invitato a consultare il nuovo blog intitolato GolemxN, che dopo un po' capisco va pronunciato Golem per Enne. E' un blog aperto da poche ore, appositamente per il lancio del nuovo progetto nicolettiano. La Protesi Vocale Perenne o PVP.
GolemxN, scrive Nicoletti, «è un test che ho iniziato assieme ad alcuni amici e in cui spero di coinvolgerne altri. Immagino che lo sviluppo del socialnetworking possa avvenire attraverso un canale diverso rispetto alla forma testuale. La maniera più semplice e immediata alla portata di chiunque è la voce e quindi perchè non spostare tutto a un accesso vocale al web? Io per ora mi limiterò come qui sotto vedete a creare una radio senza radio, vale a dire un programma simile a quello che faccio da 25 anni, ma personalizzabile e fruibile ovunque senza necessità di avere un apparato concreto che lo produca e diffonda. Tutta la radio è nel mio apparato fonatorio e nel server che ne raccoglie e ridistribuisce all' istante messaggi vocali.»
Le fotografie a corredo del primo post vedono Gianluca come una sorta di incrocio tra un allievo cosmonauta sovietico sottoposto ad almeno 5g di accelerazione e un Dustin Hoffman maratoneta sotto i ferri del nazidentista. Da quel poco che capisco Gianluca (che è capace di essersi davvero impiantato un mp3 recorder nella laringe...) si sta morphizzando in un twitter vocale permanente, in una radio digitale che avrà per programmazione lui stesso, 24 ore su 24, senza possibilità di cambiare frequenza. L'idea però è di estendere l'accesso alla Protesi anche all'universo mondo, attraverso il telefono con l'obiettivo di realizzare un metapodcasting collettivo, una automappa vocale della rete sociale costituita da fan, amici e detrattori del profeta golemiano. Una "audiovisione" che sarebbe piaciuta al nonvedente Borges teorizzatore delle mappe geografiche in scala 1:1, una carta di estensione pari a quella del territorio rappresentato.
La PVP si baserebbe su software opensource, ma devo ancora trovare il modo di accedervi. Se non ho capito una fava Gianluca mi perdonerà. Intanto, leggetevi questo estratto da un suo saggio sulla radio. Lo trovo inquietante e superbo, come molte cose sue.

[...]La radio, semplicissimo apparato domestico, può spesso andare molto oltre chi viaggia grazie a sempre nuove e più potenti trasformazioni ed elaborazioni di un' idea che diventa voce. In totale contraddizione con una pluridichiarata vocazione all'evanescenza inizio qui a sperimentare uno strumento di automitizzazione del proprio quotidiano. Potrà essere utile o solo futile, ma chi se ne importa! Chi vorrà presto potrà bearsi di saper affidata alla storia (una delle tante) ogni propria alienazione. Quelli che hanno solo assaporato e sbirciato dal proprio apparecchio radiofonico ciò che si decideva far loro ascoltare ''dall'altra parte" potranno finalmente avere soddisfazione delle loro più inconfessabili curiositàenti.
Con un telefono chiunque può entrare nella macchina delle meraviglie, ci entra a pieno diritto e con tutte le caratteristiche che permettono di vivere in quell’universo, condensarsi in una voce che si muove in un tempo di ascolto. La radio potrebbe avere la forza fulminante dell’apologo Zen che squarcia il torpore e disvela l’assoluto, rispetto al pomposo rituale di una liturgia televisiva celebrata per antichi dei ormai ritirati dalla vista degli uomini.
Per questo forse la radio è fortemente elitaria, privilegia l’individualismo sfrenato, premia la presunzione, il narcisismo, il disprezzo per gli usi comuni e i linguaggi unificanti. La tv ha la logica dell’immersione, chi la segue deve essere teletrasportato all’interno del teatro dell’evento. L’ansia del trapasso tiene incollati. Vista la spiccata ambizione da parte dell'umanità di mantenersi in memoria, di restare in vita passando in televisione la propria faccia, le proprie aspirazioni, la propria vicenda, possiamo affermare che il sistema della comunicazione, organismo integrato di vari componenti, altro non è che una macchina emotiva finalizzata alla sopravvivenza ed esistenza, uno strumento fittizio un concretizzatore di velleità.
La radio, orpello tra i più insignificanti del meccanismo, ma non per questo indifferente, rappresenta l’antica amante a lungo praticata, ma attualmente solo spettro di passioni remote. La si vagheggia in nome del passato anche se nel presente nessuno vuol frequentarla. La radio uccide e annulla in partenza l’effetto “surrogato di memoria” che la televisione usa come suo elemento fondante. In questo particolare momento, sotto forma di nostalgia, alimenta la necrofilia verso le icone svampite dei suoi decenni di storia. Si costruisce un passato per sopravvivere e continuare a promettere sopravvivenza, flebo di formaldeide ad ogni passaggio. La radio deve invece proporre la sfida del vuoto a perdere, dell’ atto gratuito, del passaggio senza ritorno. La radio non regala, semmai toglie, mina, mette in pericolo e questa è la sua caratteristica risolutiva.
La radio può essere proposta proprio come esperienza completamente diversa, alla radio si va per nascondersi al mondo, la radio separa il nostro pensiero dalla mimica facciale, la radio chiude il circuito, rimbomba nelle orecchie di chi parla, resta dentro. La parola si confronta continuamente con l’animo che l’ha generata, ma allo stesso tempo fugge immemore a seppellirsi nell’etere. [...]

19 maggio 2009

Poddio, l'iPhone con l'audio studio dentro

E' sempre opportuno prendere con le molle le dichiarazioni dei responsabili marketing delle aziende. Sono personaggi spesso estrosi che però hanno un preciso obiettivo: convincere la gente ad acquistare i prodotti dei loro datori di lavoro. Nel caso dei beni completamente voluttuari, di cui faremmo perfettamente a meno, il marketing deve anche creare la sensazione che quel dato prodotto è "necessario", non ne puoi fare a meno. Ragion per cui uno finisce per accogliere con un certo scetticismo un discorso tipo "questo tal prodotto ridefinisce quello che la versione precedente era in grado di fare". Il più delle volte non è affatto vero, non c'è nessuna ridefinizione, nessuna rivoluzione. The same old garbage in a new box, come dicono gli americani.
Guardate per esempio alla categoria degli smartphone, i telefonini intelligenti. Belli, potenti, versatili. "Hanno dentro più capacità di calcolo di un mainframe di trent'anni fa, dicono i responsabili marketing. Ed è vero, anche se finora non si capiva bene a che cosa servisse tutta questa potenza se non a posizionare il prodotto in una fascia di prezzo più elevato. Lo smartphone, si sa, "ridefinisce". Ma ridefinisce che cosa? Il telefonino, il computer? Sarà piaggeria, la mia naturale propensione di utente Macintosh, ma personalmente credo che iPhone sia stato il primo smartphone capace di dare una certa concretezza al concetto di "redifinizione". Aiutato dalla sua interfaccia utente così "spiazzante" rispetto alla tradizione rappresentata da Windows Mobile e dallo stesso Symbian, iPhone sta diventando "un'altra cosa".
Prendete Poddio, l'applicazione recensita da Mashable (e da diverse altre fonti anche italiane) e segnalatami ora da Francesco Delucia. Poddio è un piccolo studio di registrazione e editing audio in grado di fare tante trucchi sulle vostre registrazioni, inclusi il taglia e incolla dei clip. Senza mouse, senza tastiera, con qualche abile svolazzo delle dita. Una pacchia per reporter, podcaster, amanti della musica. Una di quelle applicazioni che rende del tutto superfluo il lavoro dei responsabili marketing. Poddio è stato presentato a Las Vegas inoccasione del CES a gennaio e del NAB il mese scorso. E' stato sviluppato da VeriCorder Technology, una startup creata - guarda caso - da un ex giornalista della CBC, il broadcaster pubblico canadese. VeriCorder ha sviluppato, come accessorio, un piccolo microfono da utilizzare per registrare ma Poddio funziona anche con altri microfoni o con quello incorporato nell'iPhone.