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22 febbraio 2022

Denti, jammer e a letto! Per punire i figli, un padre oscura smartphone e wi-fi del vicinato

Storia davvero incredibile in Aquitania, in Francia, dove un intero villaggio, Messanges, è stato tagliato fuori dai servizi di telefonia cellulare e di Internet per colpa di un genitore preoccupato per le ore che i suoi figli adolescenti trascorrevano, di notte, navigando sullo smartphone. Il solerte papà ha pensato bene di acquistare online un jammer, un dispositivo di disturbo, che veniva attivato quando per i ragazzi arrivava l'ora di andare a letto. Risultato: tutta Messanges si è vista bloccare le frequenze del 4G. Potenzialmente un jammer è in grado di disturbare anche i router Wi-Fi su 2.4 e 5.8 GHz.
La notizia è stata anticipata da Radio France Bleu Gascogne, l'emittente pubblica regionale, che ha ripreso un comunicato, tecnico ma molto divertito, della ANFR, Agence Nationale des Fréquences, l'ente che sorveglia le violazioni delle normative sullo spettro elettromagnetico. L'agenzia pubblica addirittura la fotografia dell'apparecchio sequestrato al proprietario, che secondo la legge francese rischia una sanzione penale fino a sei mesi di reclusione e un'ammenda fino a 30 mila euro, oltre alla multa di 450 euro che l'ANFR può applicare per coprire le spese di intervento [via Paolo Romani]. 

17 maggio 2012

Interferenze al GPS: scenari di crisi e di tensione politica

Lightsquared non ce l'ha fatta a sostenere il braccio di ferro con l'autorità federale che amministra una delle risorsa più preziose per l'economia della conoscenza: lo spettro delle frequenze radio. La società che aveva ereditato il progetto di una infrastruttura di comunicazioni satellitari e voleva trasformarla in una rete nazionale ibrida (quindi anche terrestre) per servizi wholesale di telefonia 4g/LTE ha avviato volontariamente una procedura di Chapter 11, la normativa delle legge americana sui fallimenti che avvolge intorno alle imprese in grave difficoltà un cordone protettivo contro i creditori. Ma ora da più parti ci si interroga sui retroscena del braccio di ferro, sull'inusuale comportamento di una FCC che prima concede delle frequenze nella banda satellitare L, poi sulla base di una valutazione esterna dice no, la licenza c'è ma le frequenze non si possono usare perché provocherebbero serie intereferenze ai segnali trasmessi dalla costellazione GPS, creando il rischio di malfunzionamento di milioni di dispositivi di localizzazione geografica.
Ho parlato della controversia tra Lightsquared e FCC qualche tempo fa, quando sembrava ancora possibile una conclusione diversa. Lightsquared aveva reagito alle conclusioni tratte dalla FCC affermando che i suoi apparati di rete trasmettevano su frequenze adiacenti a quelle interessate dal GPS. Se ci sono interferenze, diceva il capo dell'azienda Philip Falcone (oggi dimissionario, ma anche la sua figura è controversa, essendo a capo di un fondo di investimento di tipo hedge che ha reso molto complessa il quadro finanziario della vicenda), la colpa non è di chi trasmette ma di chi riceve con dispoitivi che non sono abbastanza selettivi. La controrisposta è che i dispositivi GPS commerciali sono selettivi quanto basta per eliminare segnali trasmessi dal cielo, non da terra.
Se in gioco non ci fossero diversi miliardi di dollari di investimenti e un possibile danno al mercato delle comunicazioni mobili, il dibattito sarebbe anche interessante, ma i soldi ci sono e sono stati spesi proprio perché inizialmente la FCC aveva acceso un semaforo verde. E ora questo semaforo ha cambiato colore.
Per una interferenza potenziale che se ne va, ne spunta subito un'altra che i segnali GPS li disturba (sembra) davvero e lo fa in una delle regioni politicamente più calde del mondo: il confine tra le due Coree. Alla fine di aprile la stampa e le autorità sudcoreane sono tornate a denunciare il jamming con cui il "nemico" del nord disturba le frequenze del GPS provocando interruzioni del servizio anche per gli aerei in volo. Non è la prima volta che Seoul accusa Pyongyang di essersi procurata potenti impianti di fabbricazione russa in grado di disturbare radar e altre trasmissioni critiche. Gli apparati, si legge in questi giorni, si possono montare a bordo di camion che poi vengono dislocati lungo il confine. Il jamming può disturbare gli apparati GPS in un raggio di cinquanta o sessanta chilometri, sufficienti per arrivare ad alcuni grandi aeroporti della Corea del Sud. L'ipotesi - in una regione dove incidenti navali e aerei non sono certo una novità - suona quanto mai inquietante per le sue possibile implicazioni su scala globale.
Questa volta sembra però che le proteste abbiano sortito un effetto tempestivo. Riportato per la prima volta il 28 aprile, il jamming è cessato improvvisamente - sempre a quanto riferiscono fonti sudcoreane - nella giornata di lunedì. Forse, ipotizza Northkoreatech, lo stop è arrivato insieme alla notizia di colloqui formali tra sudcoreani e cinesi tenutisi a Pechino. Nell'occasione, si dice, il presidente coreano Lee Myung Bak e il premier Hu Jintao avrebbero anche discusso eventuali azioni comuni per interrompere le pericolose interferenze.
Northkoreatech

14 dicembre 2011

Lightsquared contro tutti: la futura rete mobile 4G interferisce con il GPS?

Per una volta a essere preoccupati delle possibili interferenze radio non sono quei facironosi nostalgici dei radioamatori, attaccati a un'idea di radiofonia che non esiste più. Negli Stati Uniti si sta riscaldando sempre di più la polemica sui futuri servizi broadband di quarta generazione "LTE" dell'operatore Lightsquared, che ha ricevuto dalla FCC l'autorizzazione a servirsi di due blocchi di 34 MHz situati nella banda satellitare "L" (secondo la classificazione della IEEE), corrispondenti a due finestre tra 1525 e 1559 e 1626.5 e 1660.5 MHz. La prima di queste due finestre è adiacente al blocco, centrato intorno ai 1575 MHz utilizzato dal sistema satellitare di radioposizionamento GPS.
La situazione è complicata da una circostanza. In origine Lightsquared aveva ottenuto una licenza da operatore di telecomunicazioni mobili satellitari. In seguito l'azienda è stata autorizzata a servirsi delle stesse frequenze per realizzare una rete ibrida terrestre-satellitare. L'obiettivo dichiarato è di dare agli americani una copertura broadband mobile sull'intero territorio nazionale (Lightsquared in realtà non offrirà i suoi servizi direttamente agli abbonati, ma agirà da operatore "wholesale", un grossista di banda che avrà rapporti d'affari con altri operatori retail). Uno scopo quanto mai nobile, se non fosse per i fondati timori delle interferenze prodotta da antenne non più orbitali bensì terrestri proprio sulle frequenze utilizzate da milioni di ricevitori GPS integrati a bordo di telefonini, tablet, navigatori per l'auto.
Che problema c'è - si dirà - se il segnale di Lightsquared si ferma più di 15 MHz sotto il canale utilizzato dai deboli satelliti di radioposizionamento? La difficoltà è legata al tipo di componentistica usata per questi ricevitori, i cui filtri di ingresso potrebbero non reggere adeguatamente alla presenza di campi elettromagnetici molto intensi così adiacenti alle frequenze di ricezione. Tali campi potrebbero avere un effetto "bloccante" come si dice in gergo e finirebbero per compromettere il buon funzionamento di un Tom Tom che si trovasse a passare nelle vicinanze di una stazione base Lightsquared.
La faccenda è piuttosto seria perché dal GPS dipendono servizi utilizzati da milioni di persone e un'intera industria di componenti e dispositivi. Questa industria si è consorziata per dar vita a un movimento "anti-Lightsquared" che si è rivolto alla FCC e al Parlamento americano e i cui documenti sono a disposizione del pubblico attraverso il sito Web "Save Our GPS". Questo movimento - guidato da imprese come Garmin, ma anche da linee aeree e società di trasporti - afferma di avere accumulato prove sufficienti sulla pericolosità della futura rete mobile. Molto recentemente l'agenzia oceanografica americana, la NOAA, ha pubblicato una ricerca molto pessimista sulle conseguenze negative che la futura rete wireless a larga banda avrà sui sistemi meteorologici attualmente in funzione.
A sua volta Lightsquared, che nel novembre del 2010 ha già messo in orbita geostazionaria il satellite SkyTerra 1, risponde con una serie di contro-studi che dimostrerebbero la possibilità di utilizzare delle tecniche di "mitigazione" basati su una riduzione delle frequenze e dei livelli di potenza impegnati, nonché sull'adozione di specifiche modifiche da apportare alle antenne e ai moduli di ricezione GPS. Lightsquared si chiede inoltre il perché di tutta questa indignazione da parte dell'industria della radionavigazione. Le licenze FCC sono state assegnate da anni, sostiene l'operatore, da anni i costruttori di componenti GPS sapevano che in futuro i loro sistemi di ricezione avrebbero dovuto affrontare la questione delle interferenze da parte di servizi ancora in divinire. Se era possibile costruire ricevitori più selettivi e immuni dai disturbi, perché non è stato fatto prima? L'azienda ha inoltre messo in dubbio l'attendibilità delle misurazioni effettuati dai suoi "avversari".
Difficile capire come finirà la disputa, ma se nel campo del GPS la posta in gioco è molto alta, anche per una società come Lightsquared l'impegno economico non è trascurabile. Senza contare l'aumento di domanda di nuovi servizi di connessione a Internet in mobilità e la necessità di venire in qualche modo incontro a tale richiesta.

13 dicembre 2010

Yankee Groups, più audio che video sul 4G

Malgrado le motivate obiezioni del World DMB Forum sui costi reali della distribuzione di contenuti audio su reti Ip, la crescente capillarità delle infrastrutture broadband mobili mette inevitabilmente sotto pressione il mondo broadcast e le sue ambizioni digitali. Yankee Group ha appena pubblicato un conciso report "4g fuels the decade of disruption" formulando una serie di previsioni sul potenziale delle future reti radiomobili di quarta generazione. Secondo la società di analisi di mercato la larga banda mobile 4G non sarà - tanto per cambiare - il presupposto del successo del video in mobilità. Al contrario, i numeri più interessanti arriveranno dalle "app" mobili e da servizi musicali come Pandora o Slacker, non tanto per questioni di larghezza di banda disponibile ma per il livello di attenzione che il video richiede e che gli utenti mobili non saranno in grado di prestare.
Lo studio può essere scaricato gratuitamente previa compilazione di un modulo di richiesta. Il comunicato stampa si può leggere qui.

Prediction 8: Mobile Video Will Not Drive Consumers to 4G

The Upshot: Despite huge bandwidth demands, video won’t move consumers to 4G. Mobile apps and Web browsing will continue to drive revenue on upgraded networks.

4G consumer adoption will ramp up the mobile app gold rush going on today (see the March 2010 Yankee Group Report, “The Mobile App Gold Rush Speeds Up”). The average 4G user today downloads eight apps every 90 days compared with only six apps every 90 days for non-4G users. Based on this fact and our prior research, Yankee Group predicts mobile apps will exceed U.S.$5.4 billion globally in app revenue for 2011.
Despite the prodigious amounts of network bandwidth video applications consume, they do so largely on behalf of only 30 percent of mobile users—those who watch video at least once a week. Mobile video use isn’t just constrained by bandwidth, but also by how much undivided attention mobile consumers can spend on video. Without today’s constraints on mobile bandwidth, we see consumers increasing their use of music services such as Pandora and Slacker—which can be enjoyed while consumers do other mobile activities (such as driving or walking)—more than their video consumption. We expect Web browsing and mobile apps to remain the vast majority of 4G network use for the foreseeable future.
Companies such as Smule, Chillingo, DataViz and others that have invested in serious mobile app development and production will either grow to become mega-businesses or be acquired by other companies that already are mega-developers. The losers will be those companies that have spent millions to develop pay mobile video platforms that largely go unused through 95 percent of a 4G user’s day. Companies such as Flo TV have already gone bust; expect more to join their ranks as unpaid video distributors such as YouTube continue to dominate the majority of 4G video usage.

21 ottobre 2010

L'ITU segna il cammino del 4G, mobilità a larga banda

Nel corso della giornata dedicata alla radio digitale DRM+ ieri a Torino è apparso evidente il clima di contrapposizione che Radiopassioni descrive da anni sulle due "tensioni" che oggi dominano sul fondamentale mercato della distribuzione di contenuti multimediali. Da un parte tutti i servizi afferenti ai tradizionali modelli diffusivi (broadcast) centrati intorno alla radio e alla televisione, terrestri, cablati o satellitari che siano. Dall'altra l'esplosione di nuove opportunità che arrivano dal mondo delle reti interattive: il modello telefonico e le sue principali articolazioni fissa e mobile. Sono due spinte non necessariamente in conflitto, anzi molto spesso c'è una forte complementarietà. Ma è inutile nascondersi che a volte - e il caso della radio digitale è un buon esempio - il modello telefonico si dimostra se non altro più vitale, propositivo e rischia di rimpiazzare il "concorrente". Così, se non si può pensare che l'insieme complessivo degli ascoltatori radiofonici siano sul punto di gettare alle ortiche i loro apparecchi radio (le reti interattive mobili non sopporterebbero il carico), è anche vero che mentre la radio digitale si dibatte in un giardino cintato di sperimentazioni non tutte foriere di significativi sbocchi commerciali, i servizi telefonici incontrano il favore di ampie frange di popolazione, creando spazi inattesi per contenuti e applicazioni di nicchia.
Il fatto è che la tensione non sembra attenuarsi e anzi, il modello telefonico appare ogni giorno più agguerrito. E' di oggi l'ultimo aggiornamento che l'ITU di Ginevra, supremo organo mondiale di armonizzazione e adozione degli standard di telecomunicazione, pubblica sulla progressione di IMT-Advanced, il progetto-quadro per la nuova generazione, la quarta, dei servizi radiomobili, il già chiacchierato 4G. Si è infatti concluso il processo di valutazione di sei proposte di standard, fornite in questi mesi dal Giappone (una proposta per la telefonia mobile e una per le reti metropolitane wireless), Corea, Cina, IEEE e da un consorzio di costruttori e operatori telefonici. Da questi sei candidati sono emersi i due diversi "volti" del 4G così come sarà definito da IMT-Advanced: LTE-Advanced, evoluzione degli standard 3GPP/Umts per la mobilità bassa e veloce e WirelessMAN Advanced, l'evoluzione dello standard 802.16, per la nomadicità e il cosiddetto fixed-wireless. Il primo report su questa definizione verrà rilasciato tra poco, in tempo per essere discusso a Ginevra, nella riunione dello Study Group 5 dell'ITU-R, a fine novembre.
Ecco una lista di obiettivi che l'ITU chiede di raggiungere attraverso l'implementazione dei sistemi "Advanced":

  • a high degree of commonality of functionality worldwide while retaining the flexibility to support a wide range of services and applications in a cost efficient manner;
  • compatibility of services within IMT and with fixed networks;
  • capability of interworking with other radio access systems;
  • high quality mobile services;
  • user equipment suitable for worldwide use;
  • user-friendly applications, services and equipment;
  • worldwide roaming capability; and,
  • enhanced peak data rates to support advanced services and applications (100 Mbit/s for high and 1 Gbit/s for low mobility were established as targets for research)
Come si vede stiamo parlando di reti mobili in grado di assicurare con le loro interfacce radio data rate da 100 megabit al secondo ad alta velocità e 1 Gigabit al secondo per la nomadicità. Dove persino i servizi più tradizionali come la voce sono nativamente basati sul protocollo IP. Il percorso è solo all'inizio, anche se LTE "non Advanced", cosiderato una sorta di generazione "3,9" è una sigla che vediamo già sui giornali, in Svezia è una limitata realtà commerciale, diversi operatori la stanno adottando (anche se in questo momento le risorse finanziarie sono quelle che sono). Ci vorranno parecchi anni prima di avere livelli di penetrazione paragonabili a quelli del 3G/HDSPA, ma intanto il cammino è avviato e non ci potranno non essere conseguenze sullo "scontro" tra modelli al quale mi riferivo inizialmente. Specie considerando il moltiplicarsi dell'offerta, la carta vincente del modello diffusivo (poter servire estesi bacini di ascolto con una unica antenna senza togliere banda ad altri servizi) tenderà a farsi meno determinante e una rete radiomobile a granularità molto fine avrà sempre più risorse da condividere tra i singoli utenti delle sue cellule. Questo non significa che anche la rete radiomobile non debba "darsi da fare". Con interfacce radio così performanti diventerà fondamentale una infrastruttura di supporto, di "backhaul" come si dice in gergo, e dorsali davvero ad altissima capacità.
[In questo file zippato trovate i documenti con le sei proposte originali e il "capitolato" di IMT-Advanced.]