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13 dicembre 2010

Il DAB e HD Radio sul telefonino con i nuovi "add on"

L'ampia disponibilità di componenti miniaturizzati per la ricezione della radio analogica ha reso molto diffusa la presenza di una funzione radiofonica nei telefonini. Sul versante dei segnali trasmessi con tecnica digitale, invece, la componentistica non ha ancora raggiunto i necessari livelli di integrazione e costo. Cominciano però a spuntare le prime soluzioni per portare la radio digitale nei telefoni cellulari sottoforma di "add on". Nokia lo ha fatto recentemente per la ricezione del DAB+ sui suoi modelli N8 e altri dotati di porta/funzionalità USB-to-go, attraverso un auricolare con ricevitore Eureka 147 incorporato. Ora negli Stati Uniti è la volta di HD Radio (solo FM), con Gigaware il marchio interno di Radio Shack, che ha appena lanciato due ricevitori HD Radio da "innestare" negli iPhone/iPod.
L'ultimo numero di Radio TechCheck parla di queste nuove opportunità ibride.

Digital Radios for Cell Phones

There has been considerable discussion recently about the benefits of having radio receivers in cell phones. For the most part, these discussions have focused on inclusion of analog radio because analog radio integrated circuit (IC) technology has
matured to the point where IC cost and size are easily accommodated by cell phones, and in fact many cell phones do incorporate analog radio (see the September 27, 2010 issue of Radio TechCheck for more information). A number of cell phone “add-on” digital radio receivers are now available (or will be soon) suggesting that digital radio IC technology is getting near the point where digital radio in cell phones may soon be practical.
Here in the U.S., two add-on devices from Gigaware (available for purchase at Radio Shack) will turn an iPod Touch or an iPhone into an HD Radio receiver (FM band only) complete with song tagging ability. The Gigaware 12-646 (available for about $45) and 12-645 (costing about $40) are shown in the photo at right. Both of these devices utilize the docking connector of the iPod Touch or iPhone, and require the use of an HD Radio “app” which is available for free from the iTunes App store. Also, both devices rely on the headset cord (not shown in photo) to function as an antenna for the receiver.
Screen shots of the HD Radio app are shown at right, as well. The leftmost screen shot illustrates the radio tuner “home page,” including a touch-screen “tuning wheel” as well as information on the station being listened to and any program associated information being broadcast as part of the HD Radio signal. Touching the gray bar with the call sign creates a “drop-down” list of multicast channels available on the station, if available, as shown in the screen shot at right. The “tag” button on the Gigaware devices will illuminate when the receiver detects that a station is broadcasting tagging information, allowing the listener to tag songs for later purchase at the iTunes store.
Enhancements to the Gigaware HD Radio app are anticipated in the near future which will support album art using the Artist Experience data broadcasting features implemented by iBiquity Digital Corporation earlier this year, as well as "multitasking" (Apple's operating system enhancement allowing for multiple apps to run simultaneously) and interactive ads. For additional information on the Gigaware devices see the Radio Shack web page (for the 12-646) or here (for the 12-645).
Outside of the U.S., a digital radio cell phone add-on was recently announced by Nokia (Finland, www.nokia.com) that brings DAB digital radio to the Nokia N8, C7, E7, C6-01 and future Symbian^3 devices that offer the USB-To-Go function. Shown at right, the Nokia Digital Radio Headset is reportedly going to be available before the end of the year at a cost of approximately $70.
As with the Gigaware devices, the Nokia device will utilize an app that can be downloaded from Nokia’s Ovi store (at store.ovi.com). The Nokia Digital Radio Headset app will support reception of program associated data (i.e., song title and artist) and any graphic images included in the digital radio signal, and will also support a “smart tuning” feature that will automatically choose the radio signal with the clearest reception in cases where a desired program exists on alternative frequencies (a common occurrence in DAB radio systems that utilize so-called “single frequency network” architectures). Additional information about the Nokia Digital Radio Headset DAB is available online.

21 ottobre 2010

L'ITU segna il cammino del 4G, mobilità a larga banda

Nel corso della giornata dedicata alla radio digitale DRM+ ieri a Torino è apparso evidente il clima di contrapposizione che Radiopassioni descrive da anni sulle due "tensioni" che oggi dominano sul fondamentale mercato della distribuzione di contenuti multimediali. Da un parte tutti i servizi afferenti ai tradizionali modelli diffusivi (broadcast) centrati intorno alla radio e alla televisione, terrestri, cablati o satellitari che siano. Dall'altra l'esplosione di nuove opportunità che arrivano dal mondo delle reti interattive: il modello telefonico e le sue principali articolazioni fissa e mobile. Sono due spinte non necessariamente in conflitto, anzi molto spesso c'è una forte complementarietà. Ma è inutile nascondersi che a volte - e il caso della radio digitale è un buon esempio - il modello telefonico si dimostra se non altro più vitale, propositivo e rischia di rimpiazzare il "concorrente". Così, se non si può pensare che l'insieme complessivo degli ascoltatori radiofonici siano sul punto di gettare alle ortiche i loro apparecchi radio (le reti interattive mobili non sopporterebbero il carico), è anche vero che mentre la radio digitale si dibatte in un giardino cintato di sperimentazioni non tutte foriere di significativi sbocchi commerciali, i servizi telefonici incontrano il favore di ampie frange di popolazione, creando spazi inattesi per contenuti e applicazioni di nicchia.
Il fatto è che la tensione non sembra attenuarsi e anzi, il modello telefonico appare ogni giorno più agguerrito. E' di oggi l'ultimo aggiornamento che l'ITU di Ginevra, supremo organo mondiale di armonizzazione e adozione degli standard di telecomunicazione, pubblica sulla progressione di IMT-Advanced, il progetto-quadro per la nuova generazione, la quarta, dei servizi radiomobili, il già chiacchierato 4G. Si è infatti concluso il processo di valutazione di sei proposte di standard, fornite in questi mesi dal Giappone (una proposta per la telefonia mobile e una per le reti metropolitane wireless), Corea, Cina, IEEE e da un consorzio di costruttori e operatori telefonici. Da questi sei candidati sono emersi i due diversi "volti" del 4G così come sarà definito da IMT-Advanced: LTE-Advanced, evoluzione degli standard 3GPP/Umts per la mobilità bassa e veloce e WirelessMAN Advanced, l'evoluzione dello standard 802.16, per la nomadicità e il cosiddetto fixed-wireless. Il primo report su questa definizione verrà rilasciato tra poco, in tempo per essere discusso a Ginevra, nella riunione dello Study Group 5 dell'ITU-R, a fine novembre.
Ecco una lista di obiettivi che l'ITU chiede di raggiungere attraverso l'implementazione dei sistemi "Advanced":

  • a high degree of commonality of functionality worldwide while retaining the flexibility to support a wide range of services and applications in a cost efficient manner;
  • compatibility of services within IMT and with fixed networks;
  • capability of interworking with other radio access systems;
  • high quality mobile services;
  • user equipment suitable for worldwide use;
  • user-friendly applications, services and equipment;
  • worldwide roaming capability; and,
  • enhanced peak data rates to support advanced services and applications (100 Mbit/s for high and 1 Gbit/s for low mobility were established as targets for research)
Come si vede stiamo parlando di reti mobili in grado di assicurare con le loro interfacce radio data rate da 100 megabit al secondo ad alta velocità e 1 Gigabit al secondo per la nomadicità. Dove persino i servizi più tradizionali come la voce sono nativamente basati sul protocollo IP. Il percorso è solo all'inizio, anche se LTE "non Advanced", cosiderato una sorta di generazione "3,9" è una sigla che vediamo già sui giornali, in Svezia è una limitata realtà commerciale, diversi operatori la stanno adottando (anche se in questo momento le risorse finanziarie sono quelle che sono). Ci vorranno parecchi anni prima di avere livelli di penetrazione paragonabili a quelli del 3G/HDSPA, ma intanto il cammino è avviato e non ci potranno non essere conseguenze sullo "scontro" tra modelli al quale mi riferivo inizialmente. Specie considerando il moltiplicarsi dell'offerta, la carta vincente del modello diffusivo (poter servire estesi bacini di ascolto con una unica antenna senza togliere banda ad altri servizi) tenderà a farsi meno determinante e una rete radiomobile a granularità molto fine avrà sempre più risorse da condividere tra i singoli utenti delle sue cellule. Questo non significa che anche la rete radiomobile non debba "darsi da fare". Con interfacce radio così performanti diventerà fondamentale una infrastruttura di supporto, di "backhaul" come si dice in gergo, e dorsali davvero ad altissima capacità.
[In questo file zippato trovate i documenti con le sei proposte originali e il "capitolato" di IMT-Advanced.]

23 agosto 2010

USA, si anima il dibattito sul chip FM nei telefonini

La proposta, ripetuta da tempo dall'associazione dei broadcaster americani NAB, di inserire obbligatoriamente nei telefoni cellulari un chip per la ricezione delle stazioni FM, comincia a diventare argomento di dibattito negli Stati Uniti. Il Boston Globe in un editoriale di domenica, riferisce le voci secondo cui il famoso chip dell'FM è diventato una specie di sorta di merce di scambio tra la NAB e le case discografiche rappresentate dalla RIAA (che a sua volta cerca da tempo di imporre il pagamento di nuove royalties musicali agli editori radiofonici). Le radio si impegnerebbero a pagare una tassa calmierata e la RIAA supporterebbe la richiesta del chip nel Congresso, che in teoria dovrebbe approvare una legge per costringere i costruttori di telefonini a mettere un ricevitore FM in tutti i modelli venduti negli USA. Naturalmente uno scenario di questo tipo va esaminato con la lente del liberismo e del consumerismo, ossia delle normative anti-trust a tutela della libera concorrenza e degli interessi dei consumatori.
C'è anche da chiedersi come reagirebbero i fautori della radio digitale HD Radio. Anche loro avrebbero tutto l'interesse di imporre ex lege la commercializzazione di telefonini abilitati a ricevere i segnali numerici del sistema sviluppato da Ibiquity. Considerando che questo sistema consente di intrecciare due o più stream di programmi, ci sarebbero buone opportunità anche per le vecchie stazioni in onde medie, ancora molto numerose, che potrebbero farsi sentire in digitale immettendo il loro audio su uno dei canali HD Radio alternativi.
Ma d'altro canto quale potrebbe essere la reazione degli operatori telefonici, che investono un sacco di soldi in capacità di rete proprio con l'obiettivo di veicolare attraverso queste infrastrutture contenuti e servizi non meno alternativi. Un piccolo chip - che del resto è già presente in parecchi telefonini - consentirebbe agli abbonati di questi operatori di usufruire gratuitamente di contenuti che quando transitano dall'infrastruttura telefonica costano un supplemento di prezzo.
La partita si sta complicando ed è naturale che sia così con l'inesorabile aumento della centralità del telefonino e degli smartphone nelle abitudini mediatiche delle persone. Il chip della radio FM è diventato un must have in geografie come l'India, dove le stazioni FM diventano sempre più popolare e le infrastrutture telefoniche, anche di nuova generazione, non sono in grado di supportare una forte richiesta di banda. In economie come quelle americana ed europea, la radio perde generalmente di visibilità, le infrastrutture sono molto più evolute ed è il telefonino (con o senza il chip per la radio FM, tanto non se ne accorge nessuno) che semmai può dare una mano alla radio, diventando a sua volta un "ricevitore" grazie alla telefonia digitale. Purtroppo l'editorialista del Boston Globe ha ragione quando afferma che "francamente, a noi sembra che l'intera tecnologia dell'FM sia sul viale del tramonto". Dal punto di vista dei consumatori, negli Stati Uniti è così.
E' giusto che il NAB continui a svolgere il suo ruolo di lobbysta, ma il mondo, anche sul piano della legislazione, sta cercando di orientarsi in una direzione di neutralità tecnologica che non ammette barriere, imposizioni e chip obbligatori. Oggi una "stazione radio" non è tale solo perché ha uno studio, un link, un trasmettitore FM e una antenna o una rete di ripetitori. Ma perché produce programmi più o meno buoni, ed è su questo che ci si dovrà impegnare per il futuro. Poi possiamo stare ore a discutere sulla relativa economicità dei vari mezzi di distribuzione dei contenuti (e io resto convinto che l'FM e persino le onde medie siano un modello tuttora valido).

FM radio: Playing a sneaky tune
August 22, 2010

It’s been a long-running battle between the recording industry and radio broadcasters: Should the broadcasters have to pay the industry for playing its music, or is the status quo, in which broadcasters pay songwriters but not performers or labels, fair enough as it is? An end to the disagreement appears to be in sight, but it could be one that severely — and unnecessarily — puts consumers in the crossfire.
The National Association of Broadcasters and the Recording Industry Association of America are finishing up a framework for a deal, tech media outlets reported last week. Broadcasters would pay around $100 million annually to copyright holders (often, the major music labels) in fees. In exchange, the RIAA would sign on with the NAB to a proposal that they would send on to Congress which, if passed, would mandate that FM receivers be built into all mobile phones.
The benefit to broadcasters is clear: The more people walk around with FM-enabled devices, the more people will tune into FM radio. But the idea of making this technology mandatory via legislation smacks of backroom dealing that infringes upon consumers’ rights. Consumers value small, sleek phones — if manufacturers are forced to add another component, it will hamper their ability to give consumers what they want.
Then there’s the fact that FM technology seems, frankly, on its way out. Consumers have voted with their wallets, and have decided that for the most part, they don’t care about whether their portable gadgets have it. For Congress to mandate the inclusion of outdated technology should offend anyone who believes in consumers’ rights — or the free market.

19 luglio 2010

Anecoica Apple, le prove EMC sull'antenna di iPhone 4

Se non avete mai visitato una camera anecoica, il sito Apple ha un bel filmato relativo alle prove di compatibilità elettromagnetica effettuate dopo il famoso caso dell'antenna dell'iPhone 4, l'antennagate come l'ha definito lo stesso Steve Jobs. Nelle camere anecoiche lunghi coni di materiale assorbente evitano ogni rimbalzo di segnale, consentendo così di misura l'effettivo grado di efficienza delle antenne in ricezione. Io ho avuto modo di vedere la camera in funzione a Torino presso i Telecom Italia Lab (qui un pdf descrittivo), un'esperienza molto interessante. Apple, che di camere anecoiche dichiara di averne 17, ha reso pubblico anche il filmato della conferenza stampa del 16 luglio, dove Steve Jobs presenta alcuni dati relativi ai problemi di schermatura di altri smartphone.

09 marzo 2010

M.1850 standard ITU per interfacce mobili satellitari

L'ITU di Ginevra ha annunciato di aver aggiunto un nuovo standard della famiglia IMT-2000, quella che raccoglie i sistemi di telefonica radiomobile di terza generazione. La Recommendation ITU-R M.1850 identifica nuove specifiche di interfaccia radio-satellitare rivolte ad assicurare la compatibilità delle reti a livello internazionale (roaming) e l'accesso a dati a larga banda.
L'ITU sta lavorando in parallelo a quelli che saranno gli standard della quarta generazione di IMT-Advance, che prefigura un insieme di servizi di telefonia cellulare in grado di offrire connettività da 100 megabit al secondo in mobilità piena e fino a 1 gigabit al secondo in situazioni di nomadicità, cioè per spostamenti lenti.
Sembra quasi che ci stiamo avvicinando al momento in cui, con i sistemi senza fili modello punto-punto e modello broadcast si confronteranno su un terreno dai confini incerti. La radio come la conosciamo ha oggi ancora molto senso dove si tratta di coprire ampie zone di territorio servendo in tempo reale miioni di persone. Ma in questo momento stiamo assistendo a un fenomeno duplice: il modello unicast diventa comunque sempre più efficace e contemporaneamente cambiano i contenuti, quello che consideriamo radio. Possiamo essere certi che tra cinque o dieci anni avremo network radiofonici che dovranno ancora occuparsi di far ascoltare la stessa cosa a cinque milioni di persone su un territorio esteso? O non sarà piuttosto arrivato a maturazione un tipo di radio talmente non-lineare da adattarsi meglio ai modelli unicast?.
In attesa di trovare una risposta - che forse non arriverà mai, o ci metterà molto più di cinque anni - mi sembra opportuno sorvegliare da vicino lo sviluppo degli standard di telecomunicazione non broadcast, perché il loro impatto sul mondo della radiofonia è comunque importante. L'idea che un giorno i nostri telefonini saranno in grado di appoggiarsi su infrastrutture fortemente eterogenee, negoziando la loro connetttività tra antenne terrestri e satellitri non è una prospettiva del tutto secondaria. E questa stessa evoluzione dovrebbe interesare molto a chi si occupa di radio digitale. Lo standard approvato da ITU sembra quasi prefigurare un futuro in cui i servizi a larga banda come la televisione mobile verranno erogati in un contesto ibrido terrestre-satellitare. E anche se così non fosse, il concetto che vorrei sottolineare è che gli sviluppi della telefonia mobile convergente possono portare a una realtà in cui i vantaggi che oggi percepiamo in relazione al modello broadcast saranno radicalmente modificati, forse azzerati. Ancora una volta, la radio non deve pensare di risolvere i suoi presunti problemi di invecchiamento (ammesso che ci siano) e soprattutto non deve rinunciare a esplorare nuove opportunità nel ristretto ambito delle modulazioni numeriche emerse in questi anni senza nessuna convinzione da parte di utenti che hanno invece premiato incondizionatamente il modello industriale adottato dalla telefonia. Un modello fatto da standard robusti, non proprietari, fissati da importanti stake holders; regolamenti sovranazionali che hanno creato un autentico mercato globale; forte industria della componentistica e dei terminali; operatori disposti a rischiare su nuovi contenuti e servizi.

New ITU standards to boost IMT-2000 (3G) mobile phone capabilities
Satellite interface enhances international roaming, high-speed data transfers, compatibility

Geneva, 8 March 2010 — A new ITU standard has been approved that will ensure worldwide compatibility, international roaming, and access to high-speed data services for third-generation (3G) IMT-2000 mobile phone systems. Recommendation ITU-R M.1850 identifies satellite radio interface specifications for IMT-2000 systems, which, by means of one or more radio links, provide access to a wide range of telecommunication services.
ITU Secretary-General Hamadoun Touré praised the timely endeavour of the ITU membership, including government and industry experts in developing these new standards. He noted that these advances will facilitate ITU’s concerted effort to promote broadband access in rural and remote areas around the world.
Updates and enhancements to the satellite radio interfaces incorporated in the M.1850 Recommendation are compatible with the original goals and objectives of IMT-2000 while acknowledging the changing requirements of the global marketplace.
Even as the satellite component of IMT-2000 continues to evolve independently, work is already in progress to develop the satellite radio interfaces for IMT-Advanced. IMT-Advanced provides a global platform on which to build the next-generations of interactive mobile services that will provide faster data access, unified messaging and broadband multimedia.
The satellite component of IMT-Advanced will be designed to cope with increasing demands from the rising number of users in terms of peak bit rate and aggregate throughput and will have greater flexibility to simultaneously support many different types of services.

09 settembre 2009

IMB, il broadcast affianca l'unicast su reti 3G

La Gsm Association, l’organizzazione internazionale che riunisce tutte le parti, operatori e costruttori, interessate allo sviluppo tecnologico ed economico della telefonia cellulare GSM (e quindi UMTS/LTE), ha appena dato la sua approvazione a uno standard 3GPP - che è invece l’organismo che si occupa della normazione in materia di tecnologie radiomobili dalla terza generazione in su - che potrebbe davvero dar luogo a una grande rivoluzione dal punto di vista dei servizi non-telefonici di cui è già possibile usufruire con telefonini e altri terminali portatili. E che in questo senso rappresenta un colpo molto duro alle prospettive della radio digitale, già minacciate da un impiego sempre più diffuso del telefonino come terminale di accesso a servizi multimediale. Il fous ovviamente rimane la distribuzione di servizi video, ma le ricadute su contenuti meno impegnativi dal punto di vista della banda potrebbero esserci.
Lo standard si chiama Integrated Mobile Broadcast e consente di implementare servizi dati di tipo broadcast utilizzando le frequenze direttamente assegnate agli operatori di telefonia ma senza pesare sullo spettro normalmente occupato dai servizi di telefonia, videotelefonia e navigazione su Internet.
C’eè da chiedersi dove sta la novità rispetto ai telefonini che integrano già oggi un ricevitore per il DVB-H, il digitale televisivo per “palmari”. In realtà è una differenza profonda perché il DVB-H è un sistema del tutto separato, dal punto di vista delle tecnologie e delle frequenze impegnate, dall’Umts, mentre l’IMB è fortemente legato alla matrice tecnologica della telefonia mobile di terza generazione, in particolare al modo in cui le modulazioni radio di Umts impegnano lo spettro delle radiofrequenze (una modalità chiamata FDD-WCDMA, Frequency Division Duplexing-Wideband Code Division Multiple Access). Detta in modo più semplice, il DVB-H è un servizio parallelo, che richiede l’installazione a bordo del telefonino di un circuito di ricezione apposito, mentre con l’Imb basterebbe modificare il cervello che governa le capacità di ricezione e trasmissione di un terminale 3G. Sotto molti punti di vista, incluso per esempio il fattore chiave della durata delle batterie, sarebbe una vera svolta.
L’altra grande svolta è di natura architetturale. Già oggi è possibile accedere col proprio telefonino a uno stream audio o video via Internet. Ma la cosa avviene in modalità “unicast”, stabilendo una relazione uno a uno tra antenna trasmittente e antenna ricevente. Lo standard Imb consente la distribuzione di servizi broadcast o multicast: una singola cella “parla” con tutti i terminali. Per le risorse di rete di cui dispone un operatore è grande peso che scompare e un grande margine di manovra in più. Finora, in effetti, l’esigenza di affiancare sistemi diversi come UMTS e DVB-H nasceva proprio dal timore che il successo di eventuali servizi alternativi integrati nel tessuto infrastrutturale della rete avrebbe portato a un collasso della stessa.
La strada verso i futuri servizi Imb non passa solo per l’adeguamento di infrastrutture e terminali. Ci sono anche degli aspetti normativi legati alle licenze per l’uso delle frequenze nelle varie nazioni. L’IMB, che tra l’altro sembra aver ereditato molti pezzi del Multimedia Broadcast Multicast Service (MBMS) già standardizzato a suo tempo, è stato pensato per usufruire di spazi di frequenza da impegnare in modalità TDD, Time Division Duplexing. In diverse nazioni gli operatori dispongono di questi segmenti di spettro ma non li hanno ancora sfruttati. Ma in questo senso ci sono già molti spazi di manovra, anche grazie alla nuova disponibilità di spettro resa possibile dal passaggio dalla televisione analogica a quella digitale. In ogni caso sarà uno standard da tenere d’occhio e tanto vale partire dal white paper che la Gsma ha messo a punto con la collaborazione di operatori come Orange, SingTel, Softbank, Telstra, T-Mobile e Vodafone. Il documento di una ventina di pagine si può prelevare da questo indirizzo http://www.gsmworld.com/documents/GSMA_IMB_WP_final.doc e da esso ho ricavato il paragrafo che definisce l’IMB:
«Integrated Mobile Broadcast (IMB) is a technology, defined as a part of the 3GPP Rel. 8 standard, which enables spectrally-efficient delivery of Broadcast services using TDD radio techniques. This is achieved using technical specifications that are greatly aligned with existing FDD WCDMA unicast technology, which in turn allows for smooth handover between IMB delivery and unicast.
One of the key advantages of IMB is that it can be deployed within unpaired TDD spectrum bands held by operators in some parts of the world. To date TDD spectrum has been largely unused by these operators. IMB can offer capacity relief to the FDD channels by allowing TDD spectrum to be used for the deployment of Broadcast applications. Support for existing Rel. 7 MBSFN and other TDD services has been incorporated within IMB, through the reuse of the definitions of TDM pilots used in FDD MBMS frame and slot structure. This results in the increased spectral efficiency of MBMS services and a reduction in the functional complexity in the user terminal, which in turn will result in lower power consumption and hence extended terminal battery life.
TDD bands support multiple 5MHz carriers, each of which may be dedicated solely to the delivery of Broadcast services. Carriers may be aggregated to increase the number of available services. Within a carrier, services are mapped to channels as used in MBMS that are separated using standard FDD WCDMA spreading codes in addition to time-domain separation of the channels within the frame structure. It is expected that IMB will provide around 20 broadcast channels in 5 MHz of unpaired spectrum at 256 Kbps for each channel.
Implementing IMB on devices should be cheaper than for other broadcast technologies since it utilises WCDMA technology that already exists on devices today.
It should be noted that the use of MBMS in conjunction with TD-SCDMA could provide an alternative approach for implementing Broadcast services in markets where TD-SCDMA is deployed.»






17 luglio 2009

Fluid Voice, telefonino o "baracchino CB"?

Anni fa ero stato a una presentazione dei miei amici del Cefriel a Milano su un sistema prototipale di reti mobili ad architettura "mesh" o ad hoc. La terminologia definisce una rete mobile in cui a differenza delle infrastrutture tradizionali non esiste una vera e propria stazione base cui i dispositivi fanno riferimento (il classico modello cellulare esteso al Wi-Fi), ma ogni nodo mobile dell'infrastruttura funge da stazione base per tutti gli altri. Una topologia di rete che crea se stessa a ogni dato istante, insomma. Le reti mesh possono tornare molto utili per offrire una copertura in aree limitate senza dover effettuare troppi collegamenti fissi di dorsale (backbone) oppure per ampliare la copertura di una infrastruttura tradizionale, utilizzando singoli dispositivi posti al limitare della zona coperta del segnale come ripetitori per altri dispositivi posti fuori da essa. Lo standard di professional mobile radio digitale TETRA prevede una modalità di questo tipo con il cosiddetto Direct Mode, in cui un dispositivo può essere "promosso" a stazione base per un certo numero di altri apparati.
Ho cercato sul sito Cefriel qualche approfondimento sui progetti che avevo visto, ma è passato troppo tempo, forse la ricerca è stata accantonata e ho trovato solo un breve accenno alla sperimentazione "MANET". Che tuttavia mi è tornata subito in mente leggendo il post su Fluid Voice, un progetto del MIT di Boston, che Francesco mi ha segnalato da ReadWrite Web. Fluid Voice è una architettura ad hoc pensata per i nuovi telefonini dotati di interfaccia Wi-Fi. Lo scopo è consentire una comunicazione vocale e testuale tra gruppi di utenti presenti in determinati ambiti di prossimità, senza passare dalle infrastrutture di rete dell'operatore. Un discorso molto interessante che nelle intenzioni dei ricercatori del MIT vuole essere una sorta di riedizione della Banda Cittadina dei 27 MHz, il CB, o delle professional mobile radio. L'attenzione non è rivolta tanto alla comunicazione diretta con altri individui, ma alla condivisione di contenuti multimediali tra gruppi che si trovano in un un luogo preciso (una libreria, un museo, un centro commerciale, in ufficio, durante le emergenze). Un modo insomma per creare piccoli social network mobili attraverso un genere di comunicazione non necessariamente in tempo reale (in teoria per esempio posso lasciare un messaggio che sarà ricevuto dagli altri solo nell'istante in cui si troveranno in quel luogo). L'importante è che la comunicazione sia accessibile attraverso il dispositivo più scontato che possiamo avere oggi nelle nostre tasche e a costi non proibitivi. Andrew Lippman, lo scienziato del MIT che guida il progetto FluidVoice lo chiama anche "push to listen".
Questo modo di stabilire collegamenti senza-fili in gruppi di utenti serve anche a superare il limite della trasmissione punto-punto nelle infrastrutture di tipo telefonico. Con il telefonino devo inevitabilmente chiamare un numero e solo quel numero per poter parlare. Con un apparecchio PMR invece mi posso far sentire da più persone in un determinato raggio di copertura. La cosa che mi ha sempre fatto riflettere è che da parecchio tempo lo standard GSM prevede una modalità di comunicazione punto-multipunto chiamata proprio Push to talk. Ormai da tempo standardizzato (tanto da essere già supportato da alcuni modelli di telefonino, per esempio da alcuni Nokia), il PPT del GSM è una specie di SMS in versione vocale e permette di inviare brevi messaggi vocali a uno o più numeri selezionati dalla rubrica. Premendo il pulsante del PPT si parla nel microfono e il messaggio viene consegnato con il ritardo dei messaggi SMS (in teoria possono passare alcuni minuti ma molto spesso l'invio e la ricezione sono semi-istantanei) alla lista di numeri che abbiamo specificato. In apparenza una cosa molto comoda per gruppi di amici o di colleghi di lavoro. Ma allora perché il push to talk on fa praticamente parte dell'offerta degli operatori? In effetti TIM ha in catalogo un servizio, TIM TALK, basato sul PPT - ma non mi pare che lo promuova granché e in ogni caso lo include solo tra i servizi dedicati alla clientela business. Vodafone lo aveva lanciato nel 2006, ma il servizio non è più sottoscrivibile. Perché non cercare di ampliarne la diffusione, invece? Un tempo potevano esserci timori di cannibalizzazione sui servizi voce e quindi una difficoltà nel corretto posizionamento di prezzo. Ma ora che le tariffe voce sono così basse, forse il PPT tornerà in auge. Applicazioni come Fluid Voice potrebbero far scattare meccanismi di concorrenza, incoraggiando gli operatori a ricorrere a tutte le opportunità di erogazione del servizio già integrate nelle loro infrastrutture, per evitare che altre tecnologie di rete incorporate nei telefonini di ultima generazione possano aggirarle.

Fluid Voice: CB Radio for the Web 3.0 Era

Written by Richard MacManus / July 17, 2009

During my recent trip to MIT I met with Andrew Lippman, an Associate Director at the MIT Media Lab and a Senior Research Scientist. Lippman heads up the Lab's Viral Communications program, which "examines scalable, real-time networks whose capacity increases with the number of members." Among other things, we discussed an interesting new product his students are working on called Fluid Voice. In a way it works similar to how CB radio did for truck drivers in the 1970s - providing a mobile group communication system.

Re-Thinking Communications

First a little background. Lippman explained that his Viral Communications group aims to "symmetricize media" - in other words, balance it. He used an analogy of the radio system. The power to broadcast over the radio is still tightly controlled, spectrum is limited. So in that sense it is asymmetrical, unbalanced. The MIT Viral Communications group aims to re-think the way media works. Lippman and his group is asking: does radio have to be like this?
Lippman explained this in an executive summary a while back:

"The communication industry is in an upheaval equivalent to that caused by the advent of personal computers in the early 1980's. In that earlier revolution, traditional giants who held to mainframe technologies and centralized services were outpaced by newcomers with new ideas about individual ownership, incremental adoption and instant turnover. This will now happen with communications."

Examples of new forms of communications are sensors and open 802.11 networks, which are "renegades: unlicensed, personalized, digital, and embedded." [the guy in the glowing 802.11 detector shirt to your right is not Andrew Lippman btw]
This all brings about new types of social interactions with media, which Lippman seems particularly keen on right now. He mentioned the intersection with mobility: "It's not about you anymore, it's about you plus your context."

Fluid Voice: A Mobile Group Communication System

The theory of viral communications is a bit hard for the layman (this writer included) to grok, so I asked Lippman for some examples. One of his group's projects is Fluid Voice, a research project that has been prototyped on the Nokia N810. It runs, initially at least, using the 802.11s wireless mesh.
Fluid Voice is described in a white paper as "a proximity based mobile group communication system for opportunistic social exchanges." This makes one think of a mobile app for picking up members of the opposite sex. But being an academic project, I'm sure that's not the point of it. So what is it? Lippman described Fluid Voice to me as a new type of messaging system that engages a group. He said that it's like a telephone system that defaults to a conference call all of the time, which he termed "push to listen." It has similarities to party-line telephone systems, instant messaging chat rooms and conferencing bridges for business people. It's also like the Citizen's Band (CB) radios used by truck drivers in the 1970s.
Fluid Voice can be both a live and asynchronous experience - i.e. you don't need to be participating live to receive and leave messages. It isn't just audio and text messaging either: audio polls and wish lists are a part of the product. Here is a UI screenshot:

Fluid Voice Use Cases

The goal of Fluid Voice is to coordinate people in outdoor settings, using their mobile phones. According to a white paper, use cases include "spreading news during emergency responses and supporting impromptu social exchanges."
The name of the product, Fluid Voice, derives from the fact that "users can transition from live to asynchronous audio communication in a fluid manner depending on the wireless environment." To appreciate what this kind of system might be used to enable, here's a description from the paper of how CB radio was used in the 70's:

"CB radios enabled a cooperative social culture on the highways for friendly conversations in addition to providing road assistance and accident prevention among the drivers. As cell phones and multi-band WiFi enabled cell phones are becoming ubiquitous in the 21st century, an exciting opportunity arises for supporting opportunistic social collaboration within a local area."

One imagines that software like this may become a common feature in next generation mobile phones. I used the example of a sensor-enabled bookstore in this week's post about Cross Reality applications - the store pinging your mobile phone about a book on your wish list that it happens to have in stock. We can similarly forsee that Fluid Voice, on your mobile phone, could be used to meet like-minded people at the bookstore. You could even continue to chat with that group after you left the bookstore.
Social networking 3.0 anyone? Breaker 1-9!

15 giugno 2009

Autonet, il 3G diventa wifi a bordo dell'auto

Su RP si parla molto di radio digitale e di due tipi di contrapposizione: quella tra "vecchia" (intesa come AM/FM analogiche) e "nuova" radio da un lato e tra modello broadcast e uni/multicast dall'altro. Quando scrivo che le prospettive per l'introduzione di sistemi di modulazione digitale in radiofonia mi sembrano già diventate marginali in un'epoca in cui l'accesso senza-fili a Internet sta diventando sempre più pervasivo, molti lettori obiettano - a ragione - che un modello radiofonico puro, cioè broadcast, è comunque indispensabile perché Internet wireless è un sogno che forse non si realizzerà mai, non almeno negli stessi termini di copertura universle garantita dai modelli broadcast.
Ora mi arriva l'ultimo numero della newsletter TechCheck della National Association of Broacaster che fa il punto sul servizio di Autonet, un provider americano che propone ai suoi abbonati un router 3G/wifi per automobile. Non è una novità, ne ho già discusso qui. Ma TechCheck per la prima volta aiuta a capire meglio il possibile impatto di Autonet sul discorso della contrapposizione tra radio e Internet. La scatola di Autonet si collega alla rete telefonica a larga banda (ormai, con Hspda, stiamo parlando di una infrastruttura potente e le cose sono comunque destinate a migliorare ancora andando verso il 4G per il cellulare) e in vettura crea una piccola nuvola wi-fi che consentirebbe di navigare sul Web e sintonizzarsi sugli stream Ip radiofonici (non a caso TechCheck cita il modello di Internet autoradio proposto al CES di Las Vegas a gennaio da Balupunkt). La scatola parte dai 300 dollari di costo, che è comunque accettabile. Abbonarsi può costare 29 dollari al mese per 1 GB di dati in download e 59 dollari al mese per 5 GB. TechCheck ha preparato una bellissima tabellina, in cui questi valori dimensionali si traducono in ore di Web radio da ascoltare. 5 GB di volume rappresentano 62 ore di radio a 192 kilobit al secondo. Diciamo un paio d'ore tutti i giorni, forse la media trascorsa per andare al lavoro dai pendolari americani.
La radio satellitare SiriusXM costa molto meno e non prevede limiti di tempo, questo è vero. Ma Autonet non offre solo radiofonia via Internet, bensì posta elettronica, Web, mappe di navigazione, videogiochi per i bambini. Certo, in epoca di crisi non sono molti quelli che potranno permettersi 59 dollari di spesa ogni mese. Eppure, anche se è difficile prevedere che gli operatori - che devono finanziare la crescita delle loro reti - riducano drasticamente questi prezzi, stiamo pur sempre parlando di infrastrutture che nelle aree densamente popolate sono già in essere e con buona pace del modello broadcast funzionano meglio e in misura geograficamente più estesa, delle reti di radio digitale fino ad oggi implementate. Con una differenza enorme: le reti degli operatori non richiedono (dove le regole di mercato sono sane), investimenti pubblici, mentre la radio digitale DAB può essere considerata uno sdoppiamento di risorse, oltretutto tardivo e ridondante.
Quando scrivo queste cose sono sicuro di fare la figura del nemico della radio. Ma le mie considerazioni sono puramente infrastrutturali e rimango convinto che come linguaggi e contenuti per la radio, comunque vada, il futuro digitale sarà denso di opportunità. Solo stiamo molto attenti, regolatori per primi, alle nostre scelte in ambito infrastrutturale, anche perché buttare via soldi tirati fuori da tasche già vuote è proprio l'ultima cosa che i cittadini vorrebbero.

Autonet Mobile Brings the Internet to Vehicles

Earlier this year a prototype of the first automotive “Internet radio,” developed by radio manufacturer Blaupunkt in cooperation with Internet company miRoamer was shown at the 2009 International Consumer Electronics Show (CES, see the January 26, 2009 issue of Radio TechCheck for additional information). This radio (not yet available for purchase) is designed to access the Internet using a Bluetooth link, for example, to a broadband-enabled cell phone, and once connected, it accesses the miRoamer Internet portal where thousands of audio streams are available.
Another way to bring the Internet into a vehicle that is available now turns the vehicle into a Wi-Fi “hot spot.” Autonet Mobile (San Francisco, CA, www.autonetmobile.com) has developed a device (shown in the image below) which is essentially a 3G wireless broadband device combined with a Wi-Fi broadband router. This device, available for purchase for as little as $300, is installed in the vehicle and once the user has obtained an annual subscription ($29 for 1 GB per month, $59 for 5 GB per month), the device can access the Internet through Autonet’s “uconnect Web” portal. The tables below approximate how much streaming (upper table) and/or content (lower table) can be obtained per month under the 1 GB and 5 GB options.
The first two automakers to make Autonet Mobile available as dealer-installed options were Chrysler (in August, 2008, in a variety of models) and Cadillac (in April, 2009, in the CTS). Last week, the Volkswagen Routan minivan was added to this list. Car dealers typically charge $499 for the Autonet Mobile device, however there are online vendors who sell it for less (a list of vendors is given on the Autonet Mobile Web site).
Autonet Mobile runs over “the largest nationwide 3G network” and is available all over the U.S. and parts of Canada. While no network carrier is mentioned on the Autonet Mobile Web site, when the “coverage map” link is selected, a Verizon Wireless coverage map appears.
According to the Autonet Mobile Web page, all Wi-Fi enabled devices will work with Autonet Mobile including Macintosh and Windows laptops, Playstation Portables (PSPs), Personal Digital Assistants (PDAs), and iPhones and the iPod Touch. The Autonet Mobile Wi-Fi connection is secured with WEP encryption, MAC address restriction or WAN port restriction, and supports VPN pass-through (WPA2 will be available in a few months). Over the 3G network, download speeds average from 400-800 kbps, and upload speeds range from 128-300 kbps. When not on 3G, the average download speed is 120-200 kbps and 50-100 kbps for upload. The range of the Autonet Mobile router is 100-150ft.



07 maggio 2009

Hot Spot in tasca, il Wi-Fi ovunque 3G sia

Connettersi a Internet in piena mobilità non è certo un problema con una di quelle chiavette USB che fanno da modem cellulare e di permettono di navigare attraverso le infrastrutture telefoniche 3G. Ma, ma, ma. Le chiavette richiedono pur sempre un minimo di smanettamenti col personal computer e non si possono utilizzare facillmente con apparecchi diversi dal pc. Ecco quindi che un dispositivo come Novatel Mifi 2200, segnalato da David Pogue sul NYT (grazie a Francesco per la pronta ri-segnalazione), può diventare un acquisto molto interessante. MiFi ha le dimensioni di una sottile mattonella di alluminio e il suo mestiere è catturare la connettività 3G telefonica e ritrasmetterla sotto forma di segnale Wi-Fi. Un hot spot tascabile, insomma, una personale nuvoletta di Fantozzi che ti fa piovere addosso Internet ovunque tu sia.
La metterà in vendita Verizon, l'operatore americano, tra pochi giorni, a un prezzo di soli 100 dollari (se abbinata a un piano dati da 60 dollari al mese per 5 giga di dati da scaricare, neanche poco). Ma saranno previste anche formule da 15 dollari per una intera giornata di navigazione. E soprattutto, ragazzi, non c'è nient'altro da fare che infilarci la Sim e accendere. MiFi si collega alla rete, si autentica e da quel momento diffonde nello spazio il suo segnale Wi-Fi, e può servire per navigare con notebook, netbook, tavolette assortite. Una genialata (a patto di avere una buona copertura cellulare).



May 7, 2009
State of the Art
Wi-Fi to Go, No Cafe Needed
By DAVID POGUE

Someday, we’ll tell our grandchildren how we had to drive around town looking for a coffee shop when we needed to get online, and they’ll laugh their heads off. Every building in America has running water, electricity and ventilation; what’s the holdup on universal wireless Internet?
Getting online isn’t impossible, but today’s options are deeply flawed. Most of them involve sitting rooted in one spot — in the coffee shop or library, for example. (Sadly, the days when cities were blanketed by free Wi-Fi signals leaking from people’s apartments are over; they all require passwords these days.)
If you want to get online while you’re on the move, in fact, you’ve had only one option: buy one of those $60-a-month cellular modems from Verizon, Sprint, T-Mobile or AT&T. The speed isn’t exactly cable-modem speed, but it’s close enough. You can get a card-slot version, which has a nasty little antenna protuberance, or a U.S.B.-stick version, which cries out to be snapped off by a passing flight attendant’s beverage cart.
A few laptops have this cellular modem built in, which is less awkward but still drains the battery with gusto.
But imagine if you could get online anywhere you liked — in a taxi, on the beach, in a hotel with disgustingly overpriced Wi-Fi — without messing around with cellular modems. What if you had a personal Wi-Fi bubble, a private hot spot, that followed you everywhere you go?
Incredibly, there is such a thing. It’s the Novatel MiFi 2200, available from Verizon starting in mid-May ($100 with two-year contract, after rebate). It’s a little wisp of a thing, like a triple-thick credit card. It has one power button, one status light and a swappable battery that looks like the one in a cellphone. When you turn on your MiFi and wait 30 seconds, it provides a personal, portable, powerful, password-protected wireless hot spot.
The MiFi gets its Internet signal the same way those cellular modems do — in this case, from Verizon’s excellent 3G (high-speed) cellular data network. If you just want to do e-mail and the Web, you pay $40 a month for the service (250 megabytes of data transfer, 10 cents a megabyte above that). If you watch videos and shuttle a lot of big files, opt for the $60 plan (5 gigabytes). And if you don’t travel incessantly, the best deal may be the one-day pass: $15 for 24 hours, only when you need it. In that case, the MiFi itself costs $270.
In essence, the MiFi converts that cellular Internet signal into an umbrella of Wi-Fi coverage that up to five people can share. (The speed suffers if all five are doing heavy downloads at once, but that’s a rarity.)
Cellular wireless routers, as they’re called, have been available for years. The average person hasn’t even heard of this product category, but these routers are popular on, for example, Hollywood movie shoots. On-location cast and crew can kill their downtime online, sharing the signal from a single cellular card that’s broadcast via Wi-Fi.
Those machines, however, get no cell signal on their own; you have to supply your own cellular modem. They’re also big and metal and ugly. But the real deal-killer is that they have to be plugged into a power outlet. You can’t use one at the beach or in the woods unless you have a really, really long extension cord.
The MiFi is remarkable for its tiny size, its sleek good looks, its 30-foot range (it easily filled a large airport gate area with four-bar signal) — and the fact that it’s cordless and rechargeable.
How is this amazing? Let us count the ways.
First, you’re spared the plug-and-unplug ritual of cellular modems. You can leave the MiFi in your pocket, purse or laptop bag; whenever you fire up your laptop, netbook, Wi-Fi camera or game gadget, or wake up your iPhone or iPod Touch, you’re online.
Last week, I was stuck on a runway for two hours. As I merrily worked away online, complete with YouTube videos and file downloads, I became aware that my seatmate was sneaking glances. As I snuck counter-glances at him, I realized that he had no interest in what I was doing, but rather in the signal-strength icon on my laptop — on an airplane where there wasn’t otherwise any Wi-Fi signal. “I’m sorry,” he finally said, completely baffled, “but how are you getting a wireless signal?” He was floored when I pulled the MiFi from my pocket, its power light glowing evilly.
If he’d had a laptop, I would have happily shared my Wi-Fi cloud with him. The network password is printed right there on the bottom of the MiFi itself. That’s a clever idea, actually. Since the MiFi is in your possession, it’s impossible for anyone to get into your cloud unless you show it to them. Call it “security through proximity.”
The second huge advantage of the MiFi is that, as with any wireless router, you can share its signal with other people; up to five road warriors can enjoy the same connection. Your youngsters with their iPod Touches in the back of the van could hop online, for example, or you and your colleagues could connect and collaborate on a corporate retreat.
Verizon points out how useful the MiFi could be for college students working off-campus, insurance adjusters at a disaster site and trade show booth teams. (Incredibly, Verizon even suggests that you could use the MiFi at home as your primary family Internet service. Sharing a cellular-modem account was something it strenuously discouraged only two years ago.)
Some footnotes: First, the MiFi goes into sleep mode after 30 minutes of inactivity, to prolong its battery life. Yes, it means that a single charge can get you through a full day of on-and-off Internet noodling, even though the battery is supposed to run for only four hours a charge (it’s rated at 40 hours of standby). But once the MiFi is asleep, your Wi-Fi bubble is gone until you tap the power button.
It’s probably the height of ingratitude to complain about having to press a single button to get yourself online. But if the MiFi is flopping around somewhere in the bottom of your bag, just finding it can be a minor hassle.
Fortunately, you can turn off that sleep feature, or even change the inactivity interval before it kicks in. This gizmo is a full-blown wireless router with full-blown configuration controls. If you type 192.168.1.1 into your Web browser’s address bar — a trick well known to network gurus — the MiFi’s settings pages magically appear. Now you can do geeky, tweaky tasks like changing the password or the wireless network name, limiting access to specific computers, turning on port forwarding (don’t ask) .
A final note: If your laptop has a traditional cellular modem, you can turn on a Mac OS X or Windows feature called Internet Sharing, which rebroadcasts the signal via Wi-Fi, just like the MiFi.
But the MiFi is infinitely easier to use and start up, doesn’t lock you into carrying around your laptop all the time, has better range and works even when your laptop battery is dead. (The MiFi recharges from a wall outlet; it still works as a hot spot while it’s plugged in.)
It’s always exciting when someone invents a new product category, and this one is a jaw-dropper. All your gadgets can be online at once, wherever you go, without having to plug anything in — no coffee shop required. Heck, it might even be worth showing the grandchildren.

16 febbraio 2009

Successo dei test DVB-SH. E il quadro digitv si complica

Stavo leggendo ieri con molto interesse i vari commenti che Massimo Lualdi e gli amici di Newsline stanno pubblicando a proposito delle difficoltà del digitale televisivo terrestre e della strana situazione che si sta creando con il lancio della piattaforma satellitare Tivù, la joint venture tra Rai, Mediaset (loro la joint venture ce l'avevano già sull'analogico) e La7 per la ritrasmissione via satellite dei programmi del DTT, in concorrenza all'offerta pay di Sky.
In questo quadro già abbastanza intricato sono entrati anche dei possibili terzo e quarto incomodi. La televisione ricevibile sul telefonino con standard DVB-H proposta da 3 Italia per ora non sembra aver avuto un impatto così esteso ma questo non ha impedito a 3 insieme a RAI, Eutelsat e Alcatel-Lucent come fornitore tecnologico, la sperimentazione - in corso a Torino - del sistema DVB-SH, uno standard che permette di utilizzare il DVB in versione "handheld" anche per segnali diffusi dal satellite.
In un periodo di scarsa propensione alla spesa, i consumatori italiani (che in alcune ragioni hanno già visto spegnersi, tra mille problemi, i segnali televisivi analogici), hanno o avranno dunque la possibilità di ricevere programmi free e pay attraverso DVB-T, DVB-S, DVB-H e DVB-SH, con un simpatico moltiplicarsi di infrastrutture molto belle ed evolute sul piano tecnologico ma costose e complesse su quello della gestione e soprattutto dell'accessibilità. E che oltretutto pongono una seria questione su quelli che saranno, alla fine dello switchoff analogico, i reali spazi occupati dagli operatori minori, i contenuti locali o autoprodotti. Sempre di più la televisione (e i canali di radio digitale che il DVB trasporta), appare una materia per pochi intimi, tutti molto ricchi e molto, molto potenti politicamente. Anzi, i più potenti in assoluto (e lo si capisce dall'ipocrisia che mettono nel denunciare a ogni pié sospinto i presunti "poteri forti").
Il comunicato che segue mi è appena arrivato dall'ufficio stampa di Alcatel Lucent. E' già datato Barcellona, dove si apre in questi giorni il Mobile World Congress (è la prima volta nella storia di questo evento che non ci sarò e non mi dispiace troppo), e parla dei primi risultati della sperimentazione DVB-SH in Italia. Tra poco, afferma il comunicato, con il lancio del satellite Eutelsat W2A, partirà un'altra joint venture, Solaris, che vede schierati i due maggiori operatori satellitare europei, SES Astra e la stessa Eutelsat per l'offerta di servizi satellitari broadband in banda-S (da 2 a 4 GHz). Se aggiungete la coincidenza dell'asta che il prossimo 23 febbraio potrebbe concludersi con l'acquisizione da parte di SES Astra delle infrastrutture della fallimentare Worldspace, da tempo candidata all'offerta di contenuti di radio digitale in Italia e nel resto d'Europa, l'evoluzione del quadro radiotelevisivo digitale diventa ancora più difficile da prevedere. L'unica variabile per il momento sicura è proprio la crisi. Quasi tutti i nomi dei fornitori citati sono grandi, potenti e indebitati e i modelli di business free e pay sono entrambi minacciati: il primo dal crollo degli introiti pubblicitari, il secondo dalla svuotamento delle nostre tasche. Benvenuti nel pianeta del broadcasting digitale, amici radiotelespettatori. Il pianeta papalla?

La sperimentazione DVB-SH condotta da RAI, 3 Italia, Alcatel-Lucent e Eutelsat ha permesso una perfetta combinazione di reti satellitari e terrestri per la TV mobile

Mobile World Congress, Barcellona, 16 febbraio 2009 — La prima sperimentazione DVB-SH avviata a Torino da RAI, 3 Italia, Alcatel-Lucent e Eutelsat ha dato risultati eccellenti. E’ stata dimostrata l’elevata qualità di ricezione del nuovo sistema di Mobile TV su telefonini commerciali. Questa soluzione, quando sarà pienamente operativa, permetterà di ricevere la TV mobile sia da reti terrestri che da satellite.
La sperimentazione è curata dalla Direzione Strategie Tecnologiche RAI tramite il Centro Ricerche e Innovazione Tecnologica e da 3 Italia, il primo operatore al mondo a fornire un servizio commerciale di TV mobile su tecnologia DVB-H. Gli apparati di trasmissione e l’integrazione di rete sono forniti da Alcatel-Lucent. Eutelsat ha fornito la capacità satellitare per la distribuzione dei contenuti e la stazione di up-link.
Nel test effettuato a Torino si sono dimostrati i vantaggi di una rete terrestre a più livelli che integra i trasmettitori a bassa potenza propri degli operatori mobili e quelli a media potenza tipici del broadcasting. L’eccellente copertura radio è infatti stata ottenuta grazie al contributo congiunto della diffusione dai siti RAI e di 3 Italia: i primi assicurano la copertura outdoor e sui veicoli in movimento, i secondi offrono la copertura indoor nel centro della città.
In questa prima fase la sperimentazione ha potuto confermare sul campo la capacità della tecnologia DVB-SH di conseguire l’integrazione tra reti terrestri televisive e reti di telefonia mobile di terza generazione per fornire canali di televisione mobile di alta qualità in diverse condizioni di utilizzo.
Nella seconda fase della sperimentazione, dopo il lancio (marzo 2009) del satellite Eutelsat W2A, che consentirà un servizio in Banda-S operato da Solaris (joint venture tra Eutelsat e SES Astra), sarà possibile dimostrare in situazioni reali tutte le caratteristiche dei servizi DVB-SH basate su reti terrestri e satellitari. Sarà previsto anche l’avvio di un panel di utenti con apparati palmari e veicolari commerciali DVB-SH. Inoltre, saranno anche attivati impianti di trasmissione terrestri DVB-SH di alta-potenza.
Il direttore generale della RAI, Claudio Cappon, ha dichiarato “l’impegno in questa sperimentazione conferma l’attenzione della RAI a fornire servizi sempre più avanzati per la distribuzione dei contenuti ai propri abbonati”.
Luigi Rocchi, direttore Strategie Tecnologiche RAI, ha sottolineato l’importanza della sperimentazione delle nuove tecnologie da parte del Servizio Pubblico, per l’introduzione di nuovi servizi agli utenti, per la promozione della cultura dell’innovazione e per lo sviluppo del Sistema Paese.
Antonella Ambriola, Chief Technical Officer di 3 Italia, ha affermato: "Il contributo fornito da 3 Italia al trial DVB-SH, per la cui realizzazione abbiamo messo a disposizione la nostra expertise di operatore televisivo digitale leader nel "mobile", ha confermato ancora una volta 3 Italia come azienda orientata all'innovazione e alla leadership tecnologica".
Oliver Coste, presidente delle attività di mobile broadcasting di Alcatel-Lucent si è detto molto soddisfatto dei primi risultati della sperimentazione che “hanno chiaramente confermato le capacità dello standard DVB-SH di estendere ed ottimizzare la qualità del servizio fruito dai clienti di mobile-TV in Italia”.
Giuliano Berretta, presidente e A.D. di Eutelsat, ha dichiarato: “L’arrivo del satellite Eutelsat W2A apre una nuova era per i servizi mobili via satellite dove per la prima volta in Europa le infrastrutture satellitari e terrestri opereranno insieme per avviare un nuovo mercato per la fornitura di servizi mobili per uso personale e a bordo dei veicoli”.

Cosa è il DVB-SH
Il DVB-SH (Digital Video Broadcasting – Satellite services to Handheld) è una evoluzione del DVB-H terrestre. Esso fornisce un’elevata efficienza nell’uso delle frequenze e consente l’integrazione tra satellite e reti terrestri. Sofisticate tecniche di codifica e di ricezione attribuiscono al DVB-SH ottime prestazioni radio per la ricezione mobile, sia all’aperto che indoor. Lo standard DVB-SH è stato pubblicato a marzo 2008 dall’ETSI, l’European Telecommunications Standard Institute

05 dicembre 2008

Il RadioCamp si fa. Ad Amburgo

Mi sembrava di aver capito che Francesco Delucia non leggesse il tedesco (non che io sappia fare molto meglio...), ma sono certo che come ideatore di un RadioCamp italiano ancora da venire debba aver accolto con un po' di disappunto la notizia che mi ha appena segnalato. Sembra proprio che il RadioCamp si farà... Ma in Germania. La data è il 30 gennaio prossimo, la location la bella, fredda e fluviale Amburgo, la lingua ufficiale, evidentemente sarà il tedesco e l'organizzatore è un imprenditore della radio 2.0 che ero convinto di aver già citato qui su Radiopassioni. E invece no: Franz Felix Debatins, promotore del sito 1000mikes.com e impresario del futuro RadioCamp.de, era finito più volte nel mio aggregatore e io avevo letto con interesse delle sue iniziative senza evidentemente trovare occasione di pubblicarle (siete fortunati, RP potrebbe essere ancora più prolisso).
Procediamo con un po' di ordine, se si riesce. 1000mikes è un sito che rovescia come un guanto il servizio offerto da quei siti che instradano verso il telefono cellulare i flussi delle Web radio. In Germania per esempio c'è il portale Phonecaster.de, credo legato all'operatore mobile O2. Con 1000mikes in un certo senso il percorso è esattamente opposto: attraverso questa piattaforma sollevi il telefono, fisso o mobile che sia (ma la connessione può avvenire anche in Voip, attraverso Internet) e la tua voce viene trasformata nel tuo canale personale di una Web radio collettiva. 1000mikes, per l'appunto. La cosa è di una semplicità estrema, basta impostare un account, fare qualche prova e chiamare il numero di telefono di 1000mikes per "andare in onda".
In questi giorni il creatore di 1000mikes, sul suo blog personale, ha annunciato il programma preliminare di una iniziativa, RadioCamp, che intende radunare blogger, podcaster, programmatori, stazioni radiofoniche convenzionale tutte le persone interessate per discutere tutti insieme del vero futuro della radio. Che non può riguardare soltanto l'uso di sistemi di trasmissione digitale ma che inevitabilmente dovrà coinvolgere i nuovi linguaggi, le nuove modalità di partecipazione, creazione, vendita e distribuzione dei contenuti che stiamo imparando attraverso Internet. E' possibile che intorno a temi del genere non si riesca a focalizzare l'interesse di una qualsiasi istituzione pubblica o privata disposta a supportare l'organizzazione di un RadioCamp in Italia? Andiamo, siamo messi così male?

08 ottobre 2008

Polonia, Radio Maryja accende il telefonino

Dopo il network radiofonico, Radio Maryja lancia telefonino. La controversa emittente integralista (per non parlare delle accuse di antisemitismo), feudo mediatico di padre Tadeusz Rydzyka, si è messa d'accordo con il nuovo operatore telefonico polacco CenterNet (ha appena avuto l'autorizzazione per una rete sui 1.800 MHz) per offrire ai suoi ascoltatori, quattro milioni di persone, un servizio di operatore mobile virtuale. La telefonia mobile ultracattolica si chiamerà, "W rodzinie", "in famiglia" un nome che dalle nostre parte suona malino. Ho trovato la notizia sull'austriaco Der Standard e ho ripescato lo stesso annuncio dato dal settimanale polacco Wprost. Con mio profondo disappunto di mezzosangue frustrato, che di polacco parla sì e no cinque parole, ho capito solo grazie a Google che l'emittente e la sua holding, la fondazione Lux Veritatis intendono utilizzare i proventi del servizio MVNO per finanziare progetti di ricerca in campo geotermico (chissà che ne pensa l'amico Beppe Caravita). Gli abbonati godranno di tariffe preferenziali che includeranno la possibilità di chiamare gratuitamente i numeri di Radio Maryja e della stazione televisiva collegata, TV Trwam (è la prima persona singolare del verbo trwac, durare). In prospettiva, gli abbonati potranno chiamare gratuitamente anche altri abbonati a W rodzinie
"Radio Maryja" baut Handynetz auf

Der umstrittene polnische Privatsender hat ein Abkommen mit dem Mobilfunkanbieter "CenterNet" geschlossen

Warschau - Der umstrittene polnische Privatsender "Radio Maryja" baut ein eigenes Handynetz mit dem Namen "In der Familie" auf. Als Partner gewann Senderchef P. Tadeusz Rydzyk den neuen Mobilfunkanbieter "CenterNet", wie Kathpress unter Berufung auf die Tageszeitung "Gazeta Wyborcza" (Dienstag) berichtete. Über das Handynetz soll man demnach kostenlos bei der Radiostation und dem dazugehörigen Fernsehsender "TV Trwam" anrufen können.
Für das Mobilfunknetz wolle man gezielt katholische Kunden gewinnen, meldete "Radio Maryja". Rydzyks Stiftung "Lux Veritatis" habe den Vertrag bewusst mit einem Unternehmen abgeschlossen, das polnische Wurzeln habe und dessen Kapital zu 100 Prozent polnisch sei.
"CenterNet" gehört dem an der Warschauer Börse notierten Unternehmen "NFI Midas", das von dem Multimillionär Roman Karkosik kontrolliert wird. Die Aktien legten laut Bericht nach Bekanntwerden der Pläne stark zu.
Das Abkommen beinhaltet laut Pressebericht auch Werbespots von "CenterNeT" bei "TV Trwam". Die Mobilfunkfirma ging erst in diesem Jahr an den Start. Der für antisemitische Tiraden bekannte Sender "Radio Maryja" ist mit nach eigenen Angaben vier Millionen Hörern einer der erfolgreichsten Sender Polens. (APA)
***
"W rodzinie" - telefonia komórkowa o. Rydzyka
2008-10-06

Telefonia komórkowa współtworzona przez firmę CenterNet i Fundację Lux Veritatis ma się nazywać "W rodzinie" - ujawnił o. Tadeusz Rydzyk.

O. Rydzyk poinformował w Radiu Maryja, że dochód z nowego przedsięwzięcia fundacja zamierza przeznaczyć na sfinansowanie prac przy geotermii, a także na utrzymanie Wyższej Szkoły Kultury Społecznej i Medialnej.
Nowa telefonia ma ruszyć za kilka miesięcy. W sieci darmowe mają być połączenia m.in. do Radia Maryja i Telewizji Trwam, a docelowo bezpłatne ma być też komunikowanie się w Rodzinie Radia Maryja.
Ideę powstania sieci "W rodzinie" na antenie Radia Maryja przedstawił zaangażowany w przedsięwzięcie Andrzej Jaworski, wcześniej znany słuchaczom jako prezes Fundacji Stoczni Gdańskiej, b. prezes Stoczni Gdańsk SA i komentator spraw związanych z przemysłem okrętowym.
"Jest to dzieło, które ma pomóc nam komunikować się i ma pomóc, by ta komunikacja była rzeczywiście taka, jak w rodzinie, czyli najtańsza" - mówił Jaworski.
"Szukaliśmy takiego operatora, który miałby polskie korzenie i z którym można by stworzyć +nowe dzieło+. Udało się nam znaleźć na naszym rynku jedną taką firmę, która jest ze 100-procentowym kapitałem polskim (...) Myślę, że my wszyscy bardzo skorzystamy" - dodał.
Porozumienie pomiędzy CenterNetem i Fundacją Lux Veritatis zostało podpisane w piątek. "Tak jest ustawiona sprawa, że my nic nie ryzykujemy" - zaznaczył prezes fundacji o. Rydzyk.
O telefonii komórkowej CenterNetu i Fundacji Lux Veritatis poinformował "Parkiet". Gazeta napisała m.in., że CenterNet należy do Midasa, kontrolowanego przez Romana Karkosika.
"Polscy katolicy, w tym słuchacze Radia Maryja, to lojalna, często komunikująca się społeczność niedoceniana do tej pory przez operatorów komórkowych. Nikt o tę grupę w Polsce nie zabiegał i nie zabiega. A jest to przecież wielka rodzina, dla której więzy ludzkie i częste rozmowy z najbliższymi w kraju i za granicą są najważniejsze" - powiedział "Parkietowi" Roman Karkosik.
"Tego typu modele biznesowe sprawdzają się na Zachodzie. Nie sądzę, by nie udało się to w Polsce, tym bardziej że systematycznie rośnie zamożność dojrzalszej części społeczeństw" - dodał biznesmen.

22 settembre 2008

Android: nuovi guai in vista per la radio digitale?

Oggi, se siete interessati, potrete seguire sul Web la conferenza stampa organizzata da T-Mobile, l'operatore americano controllato da Deutsche Telekom, per il lancio di Android, il nuovo sistema operativo open inventato da Google per i telefoni cellulari. Non solo per i telefoni cellulari, scrive oggi su CNet Stephen Shankland che prevede per la nuova piattaforma un brillante futuro in televisori, set top box, automobili e ogni altra articolazione della consumer electronics. E' vero, il software e quindi i sistemi operativi, pervaderà ogni oggetto con dentro un minimo di elettronica. Ed è un discorso che dovrebbe interessare in particolare a noi amanti della radio perché è sempre più chiaro che il telefonino, al momento, è la "cosa" che ha maggiori probabilità di diventare un terminale universale per l'accesso a forme di multimedialità sempre più spinte e convergenti. Soprattutto se in questa offerta consideriamo - magari alla luce del successo radiofonico di iPhone e dei numerosi servizi streaming confezionati ad hoc per il supertelefonino Apple - la fetta riguardante la radio digitale.
Non per caso, all'ultima conferenza sulla radio digitale dell'EBU gli organizzatori hanno avuto l'ottima idea di invitare in rappresentanza dell'industria dei cellulari Miguel Brockstand, che in Ericsson segue lo sviluppo dei prodotti strategici. In attesa di avere la possibilità di linkare alla documentazione sulla conferenza, mi interessa sottolineare che Brockstand ha focalizzato la propria attenzione su MBMS, o Multimedia Broadcast Multicast Service, il protocollo definito dal 3GPP che consente di implementare servizi broadcasting (o multicasting) direttamente sulle infrastrutture mobili, in concorrenza con l'attuale strategia combinata UMTS/DVB-H. Anche sul piano dei protocolli, insomma, le infrastrutture mobili avanzano esplicitamente la loro candidatura al trasporto di contenuti radiotelevisivi di nuova generazione (con interattività direttamente incorporata), accanto a sistemi puramente IP come Wi-Fi e WiMAX e a infrastrutture broadcast come il DAB o il DMB o anche il satellite (HD Radio e DRM funzionano senza bisogno di nuove infrastrutture e questa secondo me è una distinzione molto importante). Dunque, dunque, abbiamo tre infrastrutture, le reti cellulari, le reti wireless fisse e il DAB/DMB... Adesso viene la domanda difficile: quali di queste tre infrastrutture sono già in essere e hanno raggiunto livelli di capillarità dei terminali a dir poco pazzeschi?
Per seguire in Webcast la conferenza di domani 23 settembre alle 16.30 italiane, sintonizzatevi su http://www.t-mobileg1.com/announcement.

09 settembre 2008

Pronto, mi passa la radio?

La radio digitale è di là da venire? La rete cellulare non va oltre la scarsa velocità del GPRS? Non disperate, basta un po' di inventiva per superare ogni ostacolo. Come ha fatto l'azienda di Chennai che sta offrendo un servizio "rivoluzionario" per ascoltare i programmi preferiti delle stazioni FM locali, Anche quando si è in viaggio e si esce dal raggio di copertura. Secondo il Times of India Bay Talkitec - fornitore di servizi VAS e IVR agli operatori mobili indiani - ha messo a disposizione un numero verde da chiamare... Per ascoltare la radio. Il cliente si abbona, versa un certo fee e può seguire i programmi radiofonici chiamando un numero gratuito. Low tech ma efficace. Del resto l'Araldo telefonico, l'antesignano dell'Unione radiofonica italiana, funzionava più o meno così.

Radio on mobile for FM addicts moving out of city
9 Sep 2008

Meera Vankipuram,TNN

CHENNAI: If you are a die-hard fan of Chennai's many FM radio stations and miss your favourite jocks jabber away when you are away from the city, there's good news for you.
Chennai-based Bay Talkitec, a mobile value added services (VAS) provider is developing a unique service which enables mobile users to access Chennai's many radio stations live, even when they are in other cities.
Ilango Periathambi, Director- Presales at Bay Talkitec told The Times of India that the service will allow mobile users traveling outside Chennai to listen to city radio stations by dialing a toll free number.
"As of now, FM radio is available only for a certain distance outside the city. Chennaiites have their favourites among the stations and crave for them when they are away. If the service takes off, all they need to do is dial a number to listen to Tamil FM," he said. The company is in talks with leading FM stations in the city as well as telecom companies to make the service possible.
He added that the company was ready with the technology but was negotiating with content partners, as of now.
Users who subscribe to the service can dial a toll free number from anywhere in the country, choose the FM station from a menu and listen to their favourite shows, live.
Bay Talkitec, a leading player in the Interactive Voice Response Systems space, recently made available clips of the Rajini film 'Kuselan' for Singtel mobile users in Singapore and Malaysia, through a tie-up with Saimira Access Technologies (part of the Pyramid Saimira Group). Periathambi added that they were looking to offer more such content in the coming months.


29 luglio 2008

Canada, CBC e Quattro per i contenuti mobili

Mediacaster parla della nuova joint venture tra CBC/Radio-Canada e il provider di servizi mobili Quattro Wireless per l'ulteriore sviluppo di una offerta accessibile dai telefonini cellulari. Al momento CBC ha già una trentina di canali tra radio, televisione, Internet e WAP/SMS.

New Profit Opportunity Through Mobile Platform

CBC/Radio-Canada has struck up a business partnership with mobile content provider Quattro Wireless, to provide Canadians with real-time access to news, sports, and entertainment content through mobile phones.
Quattro's network and ad sales service will also allow CBC/Radio-Canada to create a new source of revenue, combining content analytics with ad supported content delivery on the go, the companies describe.
"Consumers today increasingly look to the mobile Web to find the latest news and information. Quattro is working with CBC/Radio-Canada to ensure that their readers have a positive mobile browsing experience where they can find all the relevant content they want on a well designed, ad-supported site," said Lars Albright, vice president of Business Development for Quattro Wireless. "Partnering with CBC/Radio-Canada provides for a natural synergy as Quattro's platform and Ad Network supports their business model, as well as delivers analytics about the interactive and browsing behaviors of its audience."
"Working with Quattro has enabled CBC/Radio-Canada to seamlessly offer our audiences the ability to use their existing phones to get the information they desire, while allowing us to stay-connected to our audiences even when they don't have access to us on radio, television, or online," said Bob Kerr, director, Business Development for CBC/Radio-Canada. "We look forward to the continued relationship with Quattro and how we can monetize our presence with their powerful platform."
The new CBC/Radio-Canada mobile sites represent a way for advertisers to reach a local and targeted audience on a mobile device. In addition to CBC/Radio-Canada, Quattro powers and sells mobile advertising for other top news sites such as CBS News, Cox Newspapers, The Street.com and Boston.com.
CBC/Radio-Canada is Canada's national public broadcaster, with 29 services offered on Radio, Television, the Internet, satellite radio, digital audio, as well as record and music distribution service and wireless WAP and SMS messaging services.
Through this array of activities, CBC/Radio-Canada brings diverse regional and cultural perspectives into the daily lives of Canadians in English, French and eight Aboriginal languages, in nine languages on its international Radio service, Radio Canada International, and in eight languages on its Web-based Radio service RCI viva, a service for recent and aspiring immigrants to Canada.
Quattro Wireless provides category leading Publishers and premium branded advertisers with a turnkey solution to extend their internet offering to the mobile web. Publishers leverage Quattro's proprietary mobilization technology and interactive feature set to launch dynamic, ad supported mobile web versions of their wired web sites. Advertisers partner with Quattro to design, develop and serve targeted and interactive campaigns to the highly engaged Quattro Network audience. Quattro Wireless was founded in 2006 by proven mobile pioneers and is headquartered in Waltham, Mass.

25 giugno 2008

Telefonini: Symbian va verso l'open source

Ieri ho ricevuto l'invito a partecipare a un Webcast di una conferenza stampa Nokia a Londra. Visto che qui gli annunci della conferenza sembrano essere passata sotto silenzio sui giornali (tranne che su Punto Informatico), mi sa che è opportuno darne notizia qui. Oltretutto riguarda il mondo dei cellulari, che come sapete sono diventati candidati sempre più autorevoli come vettori di soluzioni di radio analogica e digitale. Symbian, il sistema operativo per gli smartphone, apre all'Open Source. Il meccanismo dell'operazione, che partirà nel 2009, prevede che Nokia rilevi la società Symbian Ltd, la trasformi in Symbian Foundation e rilasci nell'arco di due anni tutto il software in Open Source, con licenza Eclipse. Alla conferenza hanno partecipato diversi costruttori di telefonini, operatori e il fornitore di chipset STMicroelectronics. Symbian cerca di rincorrere il fenomeno Google Android e lo fa, a mio parere, da una posizione di forza, basandosi su una discreta esperienza di mercato (un mercato in cui ovviamente Windows Mobile ha un ruolo molto importante e Apple ha appena "sfondato" con l'iPhone e la sua strategia rivolta ai programmatori).
Che cosa c'è da aspettarsi adesso? L'obiettivo di Nokia, Ericsson, Motorola e soci è quello di creare un ampio ecosistema di sviluppatori indipendenti che potranno entrare nella Symbian Foundation o fornire soluzioni per la nuova piattaforma. I proponenti non nascondo l'intenzione di promuovere anche una maggiore interoperabilità tra gli apparati e le applicazioni.
Potete seguire la registrazione del Webcast a questo indirizzo, dove troverete anche le slides delle presentazioni. Qui trovate un White Paper mentre quello che segue è il comunicato stampa in inglese.

Mobile leaders to unify the Symbian software platform and set the future of mobile free Foundation to be established to provide royalty-free open platform and accelerate innovation

LONDON, UK; June 24, 2008 -- Nokia, Sony Ericsson, Motorola and NTT DOCOMO announced today their intent to unite Symbian OS, S60, UIQ and MOAP(S) to create one open mobile software platform. Together with AT&T, LG Electronics, Samsung Electronics, STMicroelectronics, Texas Instruments and Vodafone they plan to establish the Symbian Foundation to extend the appeal of this unified software platform. Membership of this non-profit Foundation will be open to all organizations. This initiative is supported by current shareholders and management of Symbian Limited, who have been actively involved in its development. Plans for the Foundation have already received wide support from other industry leaders.
To enable the Foundation, Nokia today announced plans to acquire the remaining shares of Symbian Limited that Nokia does not already own and then contribute the Symbian and S60 software to the Foundation. Sony Ericsson and Motorola today announced their intention to contribute technology from UIQ and DOCOMO has also indicated its willingness to contribute its MOAP(S) assets. From these contributions, the Foundation will provide a unified platform with common UI framework. A full platform will be available for all Foundation members under a royalty-free license, from the Foundation’s first day of operations.
Contributions from Foundation members through open collaboration will be integrated to further enhance the platform. The Foundation will make selected components available as open source at launch. It will then work to establish the most complete mobile software offering available in open source. This will be made available over the next two years and is intended to be released under Eclipse Public License (EPL) 1.0.
The Foundation’s platform will build on the leading open mobile software platform, with more than 200 million phones, across 235 models, already shipped by multiple vendors and tens of thousands of third-party applications already available for Symbian OS-based devices.
“Ten years ago, Symbian was established by far sighted players to offer an advanced open operating system and software skills to the whole mobile industry”, said Nigel Clifford, CEO of Symbian. “Our vision is to become the most widely used software platform on the planet and indeed today Symbian OS leads its market by any measure. Today's announcement is a bold new step to achieve that vision by embracing a complete and proven platform, offered in an open way, designed to stimulate innovation which is at the heart of everything we do.”
”Establishing the Foundation is one of the biggest contributions to an open community ever made,” said Olli-Pekka Kallasvuo, CEO of Nokia. “Nokia is a strong supporter of open platforms and technologies as they give the freedom to build, maintain and evolve applications and services across device segments and offer by far the largest ecosystem, enabling rapid innovation. Today’s announcement is a major milestone in our devices software strategy.”
“The complete, consistent platform that the Foundation plans to provide will allow manufacturers to focus on their unique differentiation at a device level” said Dick Komiyama, President of Sony Ericsson. “Sony Ericsson believes that the unified Symbian Foundation platform will greatly simplify the world for handset manufacturers, operators and developers, enabling greater innovation in services and applications to the benefit of consumers everywhere.“
"Motorola has long been a leader and advocate of open software for mobile platforms. We’re excited to be joining Nokia, Sony Ericsson, NTT DOCOMO and others in leading this open source effort to form the new Symbian Foundation and unite the Symbian ecosystem," said Alain Mutricy, Senior Vice President, Platforms & Technology Office, Motorola Mobile Devices. “Also, Motorola, together with Sony Ericsson, will be contributing UIQ technology to the Foundation and will work with UIQ as they are refocusing as an important supplier in the new Symbian ecosystem. This will be a great addition, as the Foundation will be able to leverage UIQ’s unique experience, which includes expertise in touch technology.”
“DOCOMO welcomes this development and we look forward to moving our Symbian based devices and service onto the Foundation platform. We are also willing to contribute our MOAP(S) assets to the Foundation. This is a very positive step in further increasing the adoption of the Symbian software and creating an even more open, consistent and complete platform. The Foundation software will enable us to enjoy the benefits of a global platform in bringing new, leading-edge services to the Japanese market. It will increase efficiency and help us provide our wide customer base with the most advanced mobile experiences.” said Toshio Miki, Associate Senior Vice President, Managing Director of Communication Device Development Department of NTT DOCOMO.
"Mobile phones have turned into sophisticated multimedia computers and smart phones continue to grow in popularity," said Kris Rinne, Senior Vice President of Architecture and Planning at AT&T. "The Symbian Foundation will reduce fragmentation in the industry and holds the promise of incorporating leading technology and the most mature software into a unified platform for the entire industry. This will create an environment that will encourage and enable developers to build compelling applications that will positively affect our customers' lives and support AT&T in offering its differentiated services to consumers."
"Joining the Symbian Foundation is an ideal opportunity for LG to broaden our commitment to providing our customers with the best possible mobile experience” said Dr. Skott Ahn, President and CEO of LG Electronics Mobile Communications Company. “We believe that open mobile platforms will contribute to advance the mobile industry. At LG we will play a leading role in creating a better mobile environment, working with the Symbian Foundation to provide our customers with smart new features based on this open platform.”
“Samsung Electronics is committed to Symbian as one of the future platforms for our mobile devices and believes that establishing the Foundation is a visionary move in positioning the platform as a proven open platform for future development. We are delighted to be playing a significant role in that future by joining the Foundation board. We have already used Symbian and S60 software successfully to deliver appealing devices and see these steps making the platform even more attractive for bringing the latest technologies and services to the market” said Dr. Do Hun Kwon, VP & Managing Director, Samsung Electronics Research Institute.
"ST sees strong consumer demand, across all segments, for a richer multimedia experience," said Monica de Virgiliis, General Manager of the Wireless Multimedia Division, STMicroelectronics. "This new foundation synchronizes and harmonizes the mainstream software approach to address this need and makes the software widely available. We anticipate this will fuel the growth of multimedia-capable devices and we are excited about being able to leverage our long-standing leadership in consumer digital multimedia to satisfy more and more consumers."
“TI has long supported open platforms, and we are excited about the formation of the Symbian Foundation. We believe the new structure will remove barriers to innovation in the mobile industry by providing a common platform on which exciting next-generation applications and services can be built,” said Greg Delagi, senior vice president of TI’s Wireless Business Unit. “Manufacturers can get a head-start on development with TI’s proven OMAP-based Symbian S60 software development platform. Combined with the Foundation’s open collaboration model, this will allow more developers to harness the performance and multimedia capabilities of the OMAP family to accelerate improvements in the mobile user experience.”
“Vodafone believes this is a significant step in driving mobile innovation for the Internet as well as creating a richer mobile experience for our customers” said Jens Schulte-Bockum, Vodafone's Global Director of Terminals. “We have been challenging the industry to reduce complexity and focus on fewer operating systems. This step will help to drive even faster innovation, as well as enable operators to accelerate time-to-market for compelling and varied new services.”
Foundation members share the vision that the Foundation will unify the software platform, supercharge innovation and accelerate the availability of new services and compelling experiences for consumers and business users around the world. The combined platform is already one of the most advanced and widely used mobile platforms, making it highly attractive for all ecosystem partners, including developers, mobile operators, content and service providers and device manufacturers.
The Foundation is expected to start operating during the first half of 2009, subject to the closing of the acquisition of Symbian Ltd by Nokia.