Visualizzazione post con etichetta DVB-H. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta DVB-H. Mostra tutti i post

06 ottobre 2010

MediaFLOP, Qualcomm sospende la tv mobile palmare

Forse potrà davvero consolarsi rivendendo lo spettro oggi occupato dal servizio, ma Qualcomm, l'azienda che sforna una quota significativa della componentistica che finisce nei nostri smartphone e telefonini, ha comunque investito centinaia di milioni (683, riferisce la stampa) nella televisione digitale mobile FLO TV. Ne avevo parlato diffusamente anch'io, perché il sistema MediaFLO (ma un nome meno portasfiga non potevano inventarselo?) è una delle varie possibilità per la diffusione numerica di contenuti televisivi e come il nostro DVB-H prevede anche la possibilità di trasmettere canali radiofonici. Il servizio opera sulle frequenze del canale UHF americano 55, lasciato libero dal passaggio alla tv numerica. Qualcomm le aveva acquisite per poter offrire MediaFLO nei principali mercati metropolitani. Ora queste stesse frequenze sono diventate ancora più preziose, ma per fornire servizi Internet.
Commercialmente MediaFLO è disponibile dal febbraio 2007. O meglio era, perché come ha rivelato per primo PaidContent (ricevendo successive conferme ufficiali), Qualcomm ha deciso di sospendere la vendita diretta di abbonamenti rivolta al pubblico.
Per i commentatori di MediaPost il flop è legato alla scarsa propensione del pubblico ad pagare un abbonamento mensile per ritrovarsi sul telefonino contenuti fin troppo inflazionati. Sarebbe anche troppo limitata la scelta di terminali: due, tre telefonini e un televisorino dedicato. Anche la concorrenza dei contenuti video ormai accessibili, senza costi aggiuntivi, con le piattaforme smartphone pesa parecchio. Insomma, dopo il DVB-H europeo e il T-DMB coreano, anche la televisione tascabile americana subisce una brutta battuta d'arresto. La crisi economica avrà sicuramente avuto la sua brava, anzi cattiva influenza, ma la sensazione è che la tv mobile palmare non interessa a nessuno, specie quando il servizio viene confezionato prendendo la tv tradizionale e riducendola alle dimensioni di un schermo di 5 pollici di lato. Osservo infine che la piattaforma a larga banda su protocollo IP ha dimostrato di essere un concorrente temibile anche per la tv mobile, non solo per la radio numerica. Vorrà pur dire qualcosa.
Unable To Find A Better Exit, Qualcomm Cancels Consumer-Direct FLO TV

(Update: Qualcomm (NSDQ: QCOM) has now confirmed our report that is canceling FLO TV)

Qualcomm is shutting down its struggling direct-to-consumer FLO TV operations, paidContent has learned. According to sources familiar with the situation, the staff was informed late last week by Bill Stone, president of MediaFlo and FLO TV, that the mobile TV service will wind down by the end of the year. The company is in discussions with AT&T (NYSE: T) and Verizon about the future of its white-label wholesale service, which continues for now and includes the majority of its TV customers.
Qualcomm CEO Paul Jacobs acknowledged the consumer service’s problems earlier this summer and suggested the company might be better off focusing on using its spectrum and network to distribute other content. This shift places the emphasis on leasing the network, not programming for it.
Jacobs told paidContent in June that Qualcomm has always planned to sell or spin off MediaFlo but insisted then that a shutdown wasn’t in the plans. In July, Jacobs told investors Qualcomm was exploring options. This move may make it easier to manage a sale or spin of the remaining part of FLO TV.
Jacobs also insisted then that if the service can’t succeed, it won’t be a total loss. “The spectrum itself is worth almost $2 billion based on the latest spectrum auction.”

***

(...)
Analysts pointed to factors influencing the demise, from growing competition from free, ad-based mobile video alternatives to the limited range of FLO TV-compatible devices. "People don't want to pay extra to watch the same stuff they're watching on the big screen and laptops, so why pay another $10 a month on their mobile phone," said Norm Bogen, a digital entertainment analyst at In-Stat. He cited competing efforts like Comcast's TV Everywhere initiative, aimed at providing cable subscribers access to programming on any device.
There's also both free and paid options -- like iTunes, Hulu and Netflix -- for streaming or downloading video via the mobile Web and applications.
Aside from stiff competition, the FLO TV audience was also limited by the selection of devices capable of receiving its broadcast signal. A Diffusion Group report earlier this year also criticized Qualcomm for making FLO TV available on relatively few phones instead of across popular devices like the iPhone, BlackBerry and Android-based models.
(...)

01 settembre 2010

La vera questione della radio digitale

Un articolo al chiaroscuro, quello apparso ieri sul Corriere a proposito del futuro della radio, che non fa molto per chiarire e comunicare una realtà complicata, largamente ignorata dal grande pubblico. Sospetto che la confusione tra le sigle e l'accostamento, improprio, tra radio e tv digitale, quasi che la radio fosse ormai costretta a inchinarsi al medium dominante, limitandosi a scimmiottarne le prerogative, nasca da una discussione di taglio troppo ingegneristico, dalla solita sventagliata di acronimi che i tecnici continuano a utilizzare per "spiegare" la radio digitale.
Il che ci riporta al peccato originale che impedisce alla radio digitale di affermarsi nonostante 15 anni di sperimentazioni ed evoluzione tecnologica. Non è una questione di tecnologie, di modulazioni, compressioni, algoritmi, digital signal processing. La tecnologia ci dice semplicemente che in certe condizioni (ma solo in certe condizioni), la modulazione OFDM della radio DAB e il trasporto di audio codificato e compresso secondo certi algoritmi, possono offrire un vantaggio qualitativo rispetto alle modulazioni analogiche e un impiego ottimizzato delle radiofrequenze. Punto. L'errore più grande è ridurre tutto alla tecnologia e credere che adottandola milioni di persone accenderanno la radio e dimenticheranno Internet. E' una illusione che non regge.
L'articolo del Corriere parte dalla "notizia" dello switchover, del passaggio dalla radio analogica alla radio digitale, deciso dal governo francese per il 2012. Non è così, il 2012 è semmai la data prevista per tutti per lo switchover (o switchoff considerando lo spegnimento dell'analogico) verso la televisione digitale terrestre. E' invece vero che il progetto di radiofonia digitale francese, per il quale in piena controtendenza con l'Europa è stato scelto uno standard prettamente televisivo come il T-DMB (nato per i televisori palmari, handheld), continua a sollevare un mucchio di perplessità per la scarsa accessibilità della infrastruttura T-DMB alle piccole emittenti locali. A fine giugno il governo francese ha conferito a David Kessler l'ennesimo mandato esplorativo per fare il punto sul "futuro della radiofonia digitale" (per ora un futuro senza presente). Entro fine novembre 2010 Kessler deve concludere il suo mandato. Albino Pedroia, noto consulente parigino, docente universitario ed espertissimo in materia, mi scrive al proposito:

«L'ho incontrato e mi ha confermato che a fine settembre pubblicherà un "raport d'étape" il cui scopo è di testare alcune ipotesi di soluzioni/proposte. Dopo questa prima pubblicazione riceverà di nuovo gli attori del mercato per raccogliere le loro reazioni. A fine novembre pubblicherà il rapporto finale con le sue raccomandazioni. Quindi fino a fine novembre il CSA [l'autorità regolatrice francese, NdR] non farà niente, evidentemente. Quindi niente appalti, nessun calendario ecc.»

Lo standard DVB-NGH (next generation handheld), citato sul Corriere dal responsabile del Centro ricerche Rai, è semplicemente l'evoluzione dello standard DVB-H. L'ETSI non lo ha ancora finalizzato, la stesura definitiva della prima versione è attesa per il 2011 e personalmente non penso che i normatori abbiano tutta questa fretta visto lo scarso successo commerciale del DVB-H. Stiamo comunque parlando di uno standard multimediale di stampo prettamente televisivo, che ha poco a che fare con il DAB+ verso cui si stanno orientando l'Italia in questi mesi, con un programma congiunto pubblico-privato (ma i soldi per ora ce li mette RaiWay) di graduale potenziamento della finora scarsa infrastruttura, e le altre nazioni europee che ancora credono al DAB (ad eccezione della Francia e del Regno Unito, preoccupato di salvaguardare i suoi pesanti investimenti in una infrastruttura DAB costretta a farsi strada a colpi di provvedimenti di legge) e l'Australia. Il T-DMB, che pure è molto televisivo, si adatta forse più facilmente, anche se con parecchi sprechi, alla trasmissione di flussi audio. E non è stato affatto un successo in Corea, dove per la televisione palmare T-DMB è stato speso molto e ottenuto poco. Il futuribile DVB-NGH è pensato per i "rich media". La radio, ed è questo il suo bello, è un poor medium, un mezzo leggero che ha dato prova di grandi capacità di adattamento.
La radio digitale non è la radio che si traveste da televisione, una televisione sempre più immersa nelle complessità tecniche dell'HD e del 3D, ma un linguaggio diverso che semmai cerca di aprirsi a linguaggi di tipo visuale e testuale. Inutile vendercela come alternativa a Internet o alla musica MP3 (anche se qualcuno dovrebbe accorgersi che la musica MP3 cresce costantemente e la programmazione musicale delle radio fa semplicemente pena), è solo il medium della parola e del suono nudo, trasmesso in tempo reale, che come ha sempre fatto negli ultimi 90 anni si adatta agli altri linguaggi che lo circondano, li affianca, li completa, a volte li rimpiazza, a volte si defila. Chi dovesse ritenere che il DAB+ potrà indurre il pubblico a dimenticare Internet è un illuso. E sono illusi quelli che ritengono che la radio digitale possa assicurare un gigantesco salto qualitativo. Il digitale non gracchia come l'FM, questo è vero, ma non dimentichiamo che dove il segnale arriva male (col DAB basta allontanarsi dalla finestra di casa) si sente solo il silenzio.
Ho ricevuto il comunicato del country manager di Pure relativo alla presenza del costruttore britannico, marchio di riferimento sul mercato globale dei ricevitori DAB, alla fiera IFA di Berlino (3-8 settembre). Se ci andate, fate una visita allo stand 129 del padiglione 1.2. Pure ha realizzato recentemente un apparecchio radio, Sensia, che può aiutare davvero a promuovere un modello di radiofonia "ibrido", con qualità audio digitale e la capacità, tramite un display touchscreen e il sistema operativo Linux, di mescolare i flussi radiofonici e di visual radio (ma ha davvero senso questa elementare forma di videotext, 25 anni dopo il videotext?) previsti dal DAB+ con le informazioni e le applicazioni di Internet. Un dispositivo ideale per tenere accesi entrambi i media e consentire loro di sfruttare, insieme, i reciproci vantaggi dei modelli broadcast e broadband.
Strumenti come Pure Sensia sono una ragione necessaria, ma non sufficiente, per l'affermazione della radio digitale DAB+, soprattutto in Italia, caratterizzata (tanto per cambiare) dalla assoluta anomalia di un numero elevatissimo di stazioni radio locali (800-1000) e di una totale mancanza di regolamentazione nell'assegnamento delle frequenze. Da noi continua a sussistere il paradosso per cui l'FM, tra interferenze e livelli di potenza abnormi, "suona" male per forza. Ma la "soluzione" digitale può provocare lo scontento di chi rischia di restare fuori dalla composizione dei multiplex su cui si basa il sistema DAB+. Senza contare la non trascurabile problematica della ricezione indoor, all'interno delle abitazioni, di segnali trasmessi su frequenze che hanno sempre richiesto antenne esterne. E' una situazione che stiamo ritrovando nel digitale televisivo DVB-T, dove le emittenti locali stanno facendo la fine dei vasi di coccio. Non fissarsi sul digitale, mantenere un atteggiamento aperto alla neutralità e alla convivenza di soluzioni analogiche e numeriche, è anche un buon modo per preservare il localismo. Quello che non possiamo accettare è che per imporre un digitale che da solo il mercato non cerca, si mandi al macero un principio di biodiversità mediatica che è la migliore garanzia dello stato di salute del mercato stesso.

01 giugno 2010

Si adegua al mondiale l'offerta DVB-H di 3 Italia

In occasione del mondiale di calcio 3 Italia rilancia la propria offerta televisiva mobile DVB-H. Il nuovo pacchetto “free” sostituisce l’offerta precedente ed è accessibile a tutti i clienti di 3 Italia, ricaricabili e con abbonamento, in possesso di un TVfonino DVB-H. Il pacchetto di 10 canali digitali gratuiti prevede come in passato un palinsesto con programmi di informazione, sport e intrattenimento.
Nel dettaglio, il nuovo pacchetto “free” offre i seguenti canali:

(1) La3, il primo canale in Italia dedicato completamente ai giochi, è interattivo e va in onda in diretta anche sul canale 133 di SKY e sui Videofonini UMTS di 3;
(2) La3 Cinema, con una programmazione cinematografica che spazia dai grandi classici ai film più recenti, in qualità digitale e senza interruzioni pubblicitarie;
(3) Sky Cinema Mobile.
(4) Sky TG24, il canale all-news.
(5) Cielo, il canale di News Corporation Station Europe, con il meglio dei programmi di intrattenimento italiani ed internazionali.
(6) Best of Mediaset, con la selezione della migliore programmazione di Canale 5, Italia 1 e Rete 4.
(7) Boing, il canale per ragazzi.

Inoltre, per potenziare l’offerta “sportiva” e seguire anche la spedizione degli “Azzurri” impegnati in Sudafrica 3 Italia ha inserito nel nuovo pacchetto “free” anche i seguenti canali:

(8) Sky Sport24, con approfondimenti, curiosità dal mondo dello sport. Calcio, ma anche Formula 1, Moto GP, Basket, Rugby, Volley, Ciclismo, e tanti altri sport;
(9) - (10) Sportitalia e Sportitalia2, con TG sportivi, programmi di approfondimento, eventi Live 24 ore su 24, 5 edizioni Live al giorno di informazione sportiva, programmi di approfondimento dedicati a tutte le discipline sportive e magazine esclusivi.

Rispetto al passato mi sembra di notare la scomparsa del canale CurrentTv. Quali sono gli indici di gradimento della tv mobile digitale? Quella che segue è la scheda che le Guidelines for the transition from analogue to digital broadcasting 2010" dell'ITU dedicano a un servizio che nel 2007 dichiarava 600 mila abbonati. Nell'agosto del 2009 3 Italia parlava di 750 mila abbonati quando ormai la tv DVB-H era diventata free to air per gli abbonati telefonici 3.

DVB-H in Italy

The main features of the “3 Italia”-TV Digital Mobile service are indicated below.

• Coverage: Italy (nationwide)
• Service launch date: 5 June 2006
• Subscribers / users: 600,000 - up to May 2007
• Business model: Pay-TV, Free-to-Air, Pay-per-view
• Service content: 12 channels (Mediaset, Rai, Sky, La3 Live, La3 Sport)
• Tariffs: daily, weekly or monthly packages, with or without other services included. Pay-as-you-go users can access the mobile TV service at €4 per day, €9 per week, €19 per month or 29€ for 3 months. Alternatively, subscribers can pay €29 per month getting free access to all digital mobile TV services, access to 3 Club on 3 Mobile Portal, free national calls and one GB/month of mobile broad-band Internet. As of June 2008, RAI 1, RAI 2, Mediaset, Sky Meteo 24, Current TV and La3 are made available free-to-air to those with DVB-H receivers. La3 is an in-house channel, showing sports, music and entertainment programming.

Technology parameters

• Transmitters: more than 1000 transmitters with power ranging from 5 W to 2.5 KW covering 85% of population (48 million people);
• Frequency band: 474-746 MHz, CH 21-55; • DVB-H parameters: FFT = 8k; Modulation QPSK; FEC = 1/2; Guard Interval = 1/8; MPE-FEC
= 3/4; Time slice = 2 sec; • Amount of bandwidth used for DVB-H: All no hierarchical modulation;
• Video & Audio format: H.264/AAC+
• Interactivity platform: FastESG from EXPWAY - compliant with DVB-IPDC specifications;
• Conditional access / DRM type: CAS-Nagravision; Gemplus / Encryption system: ISMACryp.

Receivers:

Samsung F510, Samsung P910, Samsung SGH P910, LG HB620, LG U900, LG U960, Momedesign MD5, Garmin 900T, Onda DH502HS USB device for watching on a PC. 3 Pocket TV (a handheld device with a 4.3" display, using USIM and supporting SD cards)

(fonte "Guidelines for the transition from analogue to digital broadcasting 2010" - ITU)

09 settembre 2009

IMB, il broadcast affianca l'unicast su reti 3G

La Gsm Association, l’organizzazione internazionale che riunisce tutte le parti, operatori e costruttori, interessate allo sviluppo tecnologico ed economico della telefonia cellulare GSM (e quindi UMTS/LTE), ha appena dato la sua approvazione a uno standard 3GPP - che è invece l’organismo che si occupa della normazione in materia di tecnologie radiomobili dalla terza generazione in su - che potrebbe davvero dar luogo a una grande rivoluzione dal punto di vista dei servizi non-telefonici di cui è già possibile usufruire con telefonini e altri terminali portatili. E che in questo senso rappresenta un colpo molto duro alle prospettive della radio digitale, già minacciate da un impiego sempre più diffuso del telefonino come terminale di accesso a servizi multimediale. Il fous ovviamente rimane la distribuzione di servizi video, ma le ricadute su contenuti meno impegnativi dal punto di vista della banda potrebbero esserci.
Lo standard si chiama Integrated Mobile Broadcast e consente di implementare servizi dati di tipo broadcast utilizzando le frequenze direttamente assegnate agli operatori di telefonia ma senza pesare sullo spettro normalmente occupato dai servizi di telefonia, videotelefonia e navigazione su Internet.
C’eè da chiedersi dove sta la novità rispetto ai telefonini che integrano già oggi un ricevitore per il DVB-H, il digitale televisivo per “palmari”. In realtà è una differenza profonda perché il DVB-H è un sistema del tutto separato, dal punto di vista delle tecnologie e delle frequenze impegnate, dall’Umts, mentre l’IMB è fortemente legato alla matrice tecnologica della telefonia mobile di terza generazione, in particolare al modo in cui le modulazioni radio di Umts impegnano lo spettro delle radiofrequenze (una modalità chiamata FDD-WCDMA, Frequency Division Duplexing-Wideband Code Division Multiple Access). Detta in modo più semplice, il DVB-H è un servizio parallelo, che richiede l’installazione a bordo del telefonino di un circuito di ricezione apposito, mentre con l’Imb basterebbe modificare il cervello che governa le capacità di ricezione e trasmissione di un terminale 3G. Sotto molti punti di vista, incluso per esempio il fattore chiave della durata delle batterie, sarebbe una vera svolta.
L’altra grande svolta è di natura architetturale. Già oggi è possibile accedere col proprio telefonino a uno stream audio o video via Internet. Ma la cosa avviene in modalità “unicast”, stabilendo una relazione uno a uno tra antenna trasmittente e antenna ricevente. Lo standard Imb consente la distribuzione di servizi broadcast o multicast: una singola cella “parla” con tutti i terminali. Per le risorse di rete di cui dispone un operatore è grande peso che scompare e un grande margine di manovra in più. Finora, in effetti, l’esigenza di affiancare sistemi diversi come UMTS e DVB-H nasceva proprio dal timore che il successo di eventuali servizi alternativi integrati nel tessuto infrastrutturale della rete avrebbe portato a un collasso della stessa.
La strada verso i futuri servizi Imb non passa solo per l’adeguamento di infrastrutture e terminali. Ci sono anche degli aspetti normativi legati alle licenze per l’uso delle frequenze nelle varie nazioni. L’IMB, che tra l’altro sembra aver ereditato molti pezzi del Multimedia Broadcast Multicast Service (MBMS) già standardizzato a suo tempo, è stato pensato per usufruire di spazi di frequenza da impegnare in modalità TDD, Time Division Duplexing. In diverse nazioni gli operatori dispongono di questi segmenti di spettro ma non li hanno ancora sfruttati. Ma in questo senso ci sono già molti spazi di manovra, anche grazie alla nuova disponibilità di spettro resa possibile dal passaggio dalla televisione analogica a quella digitale. In ogni caso sarà uno standard da tenere d’occhio e tanto vale partire dal white paper che la Gsma ha messo a punto con la collaborazione di operatori come Orange, SingTel, Softbank, Telstra, T-Mobile e Vodafone. Il documento di una ventina di pagine si può prelevare da questo indirizzo http://www.gsmworld.com/documents/GSMA_IMB_WP_final.doc e da esso ho ricavato il paragrafo che definisce l’IMB:
«Integrated Mobile Broadcast (IMB) is a technology, defined as a part of the 3GPP Rel. 8 standard, which enables spectrally-efficient delivery of Broadcast services using TDD radio techniques. This is achieved using technical specifications that are greatly aligned with existing FDD WCDMA unicast technology, which in turn allows for smooth handover between IMB delivery and unicast.
One of the key advantages of IMB is that it can be deployed within unpaired TDD spectrum bands held by operators in some parts of the world. To date TDD spectrum has been largely unused by these operators. IMB can offer capacity relief to the FDD channels by allowing TDD spectrum to be used for the deployment of Broadcast applications. Support for existing Rel. 7 MBSFN and other TDD services has been incorporated within IMB, through the reuse of the definitions of TDM pilots used in FDD MBMS frame and slot structure. This results in the increased spectral efficiency of MBMS services and a reduction in the functional complexity in the user terminal, which in turn will result in lower power consumption and hence extended terminal battery life.
TDD bands support multiple 5MHz carriers, each of which may be dedicated solely to the delivery of Broadcast services. Carriers may be aggregated to increase the number of available services. Within a carrier, services are mapped to channels as used in MBMS that are separated using standard FDD WCDMA spreading codes in addition to time-domain separation of the channels within the frame structure. It is expected that IMB will provide around 20 broadcast channels in 5 MHz of unpaired spectrum at 256 Kbps for each channel.
Implementing IMB on devices should be cheaper than for other broadcast technologies since it utilises WCDMA technology that already exists on devices today.
It should be noted that the use of MBMS in conjunction with TD-SCDMA could provide an alternative approach for implementing Broadcast services in markets where TD-SCDMA is deployed.»






07 giugno 2008

Manuale EBU sulle differenze tra DVB-H e T-DMB

Un documento EBU appena pubblicato sul sito dell'organismo dei broadcaster pubblici europei, Network aspects of DVB-H and T-DMB, analizza le differenze implementative di reti DVB-H e T-DMB. Da una prima lettura ho verificato che il manuale tecnico non è proprio aggiornatissimo (si parla per esempio della rete T-DMB tedesca che ha lasciato il posto alla nuova infrastruttura condivisa DVB-H), ma è abbastanza interessante e spiega molto bene i due diversi approcci alla televisione digitale per palmari. La pubblicazione è siglata BU Tech 3327 e può essere scaricata da questo indirizzo.


05 giugno 2008

Parte la complicata offerta DVB-H tedesca

Mentre in Francia si discute se l'uso del T-DMB come standard per la radio digtale terrestre non sia in un certo senso esagerato, per le caratteristiche di un sistema pensato soprattutto per la televisione mobile, in Germania stanno per partire le prime stazioni radiofoniche multimediali autorizzate per il DVB-H.
In Germania la situazione è un po' più complessa che altrove, anche se apparentemente ben regolamentata. Fino all'aprile di quest'anno era operativa per l'ascolto multimediale in mobilità la piattaforma T-DMB "Watcha", che è stata spenta in aprile. Al suo posto, i regolatori hanno selezionato, alla fine dell'anno scorso, un operatore DVB-H (lo standard "ufficiale" in Europa per la tv mobile) che agisce su mandato delle authority regionali tedesche. Il vincitore della licenza è Mobile 3.0, un consorzio formato da MFD Mobiles Fernsehen Deutschland, fondata nel 2005 e finora impegnata a gestire il T-DMB di Watcha, e Neva Media. Mobile 3.0 gestisce la piattaforma, ma l'infrastruttura vera e propria viene affidata a un operatore diverso su scala nazionale. In Germania, complicazione nella complicazione, si tratta di quella che un tempo era la divisione Media&Broadcast di T-Systems, del gruppo Deutsche Telekom, e oggi è semplicemente MediaBroadcast, una azienda del gruppo francese TDF, al quale T-Systems ha conferito Media&Broadcast.
Dentro Mobile 3.0 - intesa come piattaforma dei contenuti - confluiscono i programmi televisivi pubblici di ARD e ZDF, quelli commerciali come RTL Sat.1 (alcuni di questi saranno codificati) e tre canali radiofonici multimediali (visual radio) che saranno prodotti da tre diversi consorzi: Digital 5, BigMusic (BigFM) e Kick.FM, il canale che doveva trasmettere le partite di calcio della Bundesliga e che è partito proprio in questi giorni con il nome 90elf, prodotto da Regiocast Digital.
Spero che si sia capito tutto. Ho trovato anche questo riassunto sul sito Silicon.de. Al momento le aree coperte da Mobile 3.0 sono quelle metropolitane di Amburgo, Francoforte, Monaco e Hannover:
Mobiles DVB-H-Fernsehen gestartet
Von: Lutz Poessneck Montag, 2. Juni 2008

Der Plattformbetreiber Mobile 3.0 hat den DVB-H-Testbetrieb in vier deutschen Großstädten begonnen – in Hamburg, München, Frankfurt und Hannover.

Hinter Mobile 3.0 stehen die Medienkonzerne Hubert Burda Media und Georg von Holtzbrinck. Fernsehen kann hierzulande auch im Standard DVB-T mobil empfangen werden, entsprechende Geräte bieten etwa T-Mobile und Vodafone an. Im Rahmen des DVB-H-Testbetriebs werden jetzt neun TV- und drei Radiosender ausgestrahlt. ARD und ZDF, das künftige Regionalprogramm Deutschland 24 sowie die drei Radiostationen bigMUSIC, MyFun Radio und 90elf werden unverschlüsselt gesendet. RTL, VOX, SAT.1, PRO 7 sowie n-tv und N24 werden hingegen verschlüsselt ausgestrahlt.
Ziel des Testbetriebs ist es, den Empfang, die Technik, die Verschlüsselung und die Handhabung des DVB-H-TV ausführlich zu prüfen. In der Testphase werden zwei Endgeräte der Hersteller Nokia und Samsung eingesetzt. Die operative Phase soll nach Abschluss des derzeit laufenden Lizenzierungsverfahrens beginnen. Aktuell haben noch nicht alle Landesmedienanstalten eine Sendelizenz an Mobile 3.0 vergeben – so dass es aus rechtlichen Gründen nicht möglich ist, zur Fußball-EM DVB-H-TV im ursprünglich geplanten Umfang anzubieten. Sobald alle Lizenzen vorliegen, werde man den weiteren Ausbau des Sendenetzes beauftragen und die Vermarktung in die Wege leiten, hieß es von Mobile 3.0.
Partner bei der technischen Realisation sind der Rundfunk-Dienstleister Media Broadcast und Nokia Siemens Networks.
Media Broadcast ist für den Aufbau des Sendenetzes zuständig. Das Unternehmen erhielt von der Bundesnetzagentur den Zuschlag für den Gesamtaufbau und anschließenden Betrieb des DVB-H-Sendenetzes in Deutschland. Nokia Siemens Networks hat das so genannte Head-End für den Testbetrieb von Mobile 3.0 errichtet. Im Head-End werden alle technischen Prozesse vor der Ausstrahlung der Programme zusammengeführt, koordiniert und umgesetzt.
Questa invece è una intervista appena apparsa su InfoSat, testata telematica tedesca, al responsabile del consorzio Digital 5 (originariamente fondato da cinque stazioni regionali, ma se ne è aggiunta una sesta, NRW) Hans-Dieter Hillmoth. L'intervista verte sul contenuto di uno dei tre canali solo radiofonici del DVB-H, MyFun Radio, che trasmetterà uno strano format comedy/karaoke simile alla francese Rire&Chansons assemblato con le produzioni delle sei emittenti che costituiscono Digital 5. Hillmoth dice cose molto sensate.

„Digitalradio braucht tragfähige Geschäftsmodelle“: Erster deutscher DVB-H-Radiosender startet am 12. Juni
04.06.2008

Der erste deutsche DVB-H-Radiosender „MyFun Radio“ nimmt anlässlich des Branchenevents „Radio Day 2008“ in Kürze seinen Sendebetrieb über die DVB-H-Plattform Mobile 3.0 auf. Digitalmagazin hat mit Hans-Dieter Hillmoth, Geschäftsführer des Radiokonsortiums DIGITAL 5, das hinter MyFun Radio steht, über den neuen Sender sowie die besonderen Herausforderungen der Übertragung von Radio über DVB-H gesprochen.

Digitalmagazin: Herr Hillmoth, der erste deutsche DVB-H-Radiosender MyFun Radio startet pünktlich zum diesjährigen Radio Day am 12. Juni in Köln. Was erwartet die Hörer des neuen digitalen Senders zur Premiere?

Hillmoth: Wir starten und bieten gleich vom Start weg die besten Comedies der beteiligten sechs Radiosender - und zusätzlich Standups, Songs, Mitschnitte und aktuelle Produktionen der Künstler. Darüber hinaus gehen am Abend des 12. Juli die ersten Karaoke-Songs im deutschen Radio on Air. Seit 1. Juni läuft der Testbetrieb - in Audio und Visual Radio. Natürlich bieten wir zum Radio Day das Programm nicht „Volldampf“ sondern werden es bis Herbst weiter ausbauen - wenn Mobile 3.0 flächendeckender an den Start geht und hoffentlich mehr als die paar Handvoll Endgeräte derzeit im Markt sind. Die Moderation kommt erst dann hinzu, auch viel mehr neue Sendungen. Aber: Wir wollen unsere Zusagen einhalten, starten schon jetzt und möchten uns damit auch bei den Landesmedienanstalten bedanken - die für Radio über DVB-H gekämpft haben.

Digitalmagazin: Wie wird der Sender übertragen und wo kann MyFun Radio empfangen werden?

Hillmoth: Wir schicken unser Signal vom DIGITAL 5-Studio bei FFH vor den Toren Frankfurts zum Playout-Center von Mobile 3.0 in Wien - von dort geht’s über Satellit zunächst auf die vorhandenen wenigen DVB-H-Sender u. a. in Frankfurt. Und da kommt es tatsächlich an - wie wir natürlich bereits am Sonntag (1. Juni) getestet haben. Der Empfang ist gut, auch im Taunus gibt’s keine Störungen. Wir arbeiten derzeit stark an der optischen Gestaltung des Angebotes - mit Blick ins Studio, Wetter und News-Ticker, Comedy-Infos etc. Später kommen interaktivere Elemente hinzu, auch die Möglichkeit, Comedy zum Download zu erwerben.

Digitalmagazin: Hinter MyFun Radio steckt das Radiokonsortium DIGITAL 5 - ein Zusammenschluss der Sender Antenne Bayern, Radio FFN, Hit-Radio Antenne Niedersachsen, Radio NRW, Radio Hamburg und Radio/Tele FFH. Was sind die hauptsächlichen Ziele Ihres Konsortiums?

Hillmoth: Wir wollen als nationaler Player wahrgenommen werden. Wir sind alles starke Sender und Marken im deutschen Radiomarkt - dennoch stellen die neuen digitalen Aufgaben große finanzielle Herausforderungen an uns, die wir gemeinsam schultern wollen. Jeder Sender wird unabhängig in seinem Kern-Sendegebiet und seinem Bundesland weiter am Ausbau der Marktposition arbeiten, sicher auch digitale landesweite oder regionale Projekte angehen. National sind wir gemeinsam -so unsere Überzeugung - schlagkräftiger.

Digitalmagazin: DVB-H wurde ursprünglich als mobiler TV-Standard entwickelt - nun geht ein Radio über DVB-H ins Rennen. Wie kam es dazu?

Hillmoth: Siehe oben. Auf Druck der Landesmedienanstalten. Unsere Meinung: Radio und wir Radiomacher müssen da sein, wo der Hörer ist. Neben dem Internet und den neuen Frequenzen in Band III ist DVB-H die erste Möglichkeit für nationales digitales Radio. Wir wollen nicht nur mit-theoretisieren, wir wollen auch anpacken. Und deshalb sind wir trotz natürlich unklaren Ausgangs dabei. Digital-Radio braucht einen langen Atem. Aber Digital-Radio braucht auch tragfähige Geschäftsmodelle - die wir bisher nur in Umrissen sehen.

Digitalmagazin: Dreh- und Angelpunkt beim Start neuer Standards sind verfügbare Inhalte und eine entsprechende Zahl an Endgeräten. Welche DVB-H-Angebote sollen Ihrer Information nach demnächst folgen?

Hillmoth: Drei Radio-Angebote sind für DVB-H lizenziert. Das war’s erst mal. Wir sind stolz darauf, dass die Radio-Angebote zum Großteil wirklich neue Angebote sind - und nicht die Übertragung des Vorhandenen, wie bisher beim TV.

Digitalmagazin: Wie sieht die Verfügbarkeit von DVB-H-fähigen Endgeräten aus? Wer wird als Distributor fungieren?

Hillmoth: Gute und wichtige Frage. Aber das müssen Sie Mobile 3.0 fragen. Daran wird wohl gearbeitet...

Le cose non finiscono qui, perché rimane la questione più grande: quali apparati sono disponibili per questi contenuti? Uno dei primi telefonini compatibili con il DVB-H è il Samsung SGH-P960 ma non crediate che basti questa conformità. Trattandosi a tutti gli effetti di televisione digitale, conta anche il tipo di middleware implementato per funzioni fondamentali come la guida elettronica dei programmi o la gestione dei contenuti protetti. Il P960 è uno dei primi sistemi compatibili con i due strati di middleware accettati in Europa, il DVB-CBMS (convergence of broadcast and mobile services del consorzio DVB) e OMA-BCAST (Open Mobile Alliance).

29 maggio 2008

90Elf, tutto il calcio tedesco alla radio digitale

Allora, abbiamo questo problema che un po' in tutto il mondo - fuori dalla Corea, dove se inventassero la cacca digitale subito la venderebbero a carrettate (chissà quando dormono, sti coreani) - si parla di radio digitale da anni e da anni qualche miliardo di persone continua ad ascoltare la radio inventata da un genio che per la sua scoperta è arrivato a buttarsi da un grattacielo. Ma a parte qualche rara eccezione nessuno ha ancora provato a metterci qualcosa dentro a questa radio digitale. Intendo dire qualcosa che possa differenziarla dalla radio di Edwin Howard Armstrong.
Non dico che sia un'impresa facile, ma almeno provarci... Un tentativo da guardare con interesse si farà in Germania a partire da agosto, quando avrà inizio il campionato tedesco di calcio. RegioCast Digital ha acquisito dalla Bundesliga i diritti per realizzare "90Elf", la prima radio multimediale del calcio, un Tutto il calcio minuto per minuto figlio dell'era di Internet e del DVB-H. RegioCast Digital fa parte di RegioCast, società di produzione multimediale e si è specializzata nel mondo delle piattaforme DVB, DMB e Internet (da aprile, per esempio, ha attivato su Second Life il canale 2nd Radio). La notizia che potete leggere qui è apparsa in questi giorni sulle testate specializzate, ma gli accordi tra RegioCast e Liga risalgono a novembre (ecco il comunicato) e riguardano l'audio delle partite di calcio che l'operatore sarà autorizzato a trasformare in flussi per canali DVB-H e DMB. Mi sembra un buon modo per cominciare a sperimentare il mezzo con un contenuto molto popolare. Non so voi, ma quando vado in giro la domenica per la metropoli milanese vedo ancora un sacco di gente con il transistor attaccato all'orecchio. Se fossi uno di questi patiti e mi vendessero una radiocronoca con le animazioni, le immagini dei gol, i grafici di cannonieri, i risultati della schedina forse mi farei coinvolgere. O no? In ogni caso varrebbe la pena investirci quattro lire. Ma ripeto, siamo bravi a sperimentare le nuove tecnologie solo a parole. Finora, fuori da Internet abbiamo trovato un solo modo per imporle: fare una legge che obbliga a spegnere le vecchie.


90elf Deutschlands erstes Fußball-Radio
Neue Bundesligasaison mit neuem Multimediaprogramm der REGIOCAST DIGITAL


Leipzig, 26.05.2008 - Deutschlands erstes Fußball-Radio hat einen Namen: 90elf wird das audiobasierte multimediale Programm heißen, das die REGIOCAST DIGITAL ab dem Fußball-Bundesligastart im August digital verbreiten wird.
"90 Minuten Spannung, elf Spielern, denen man die Daumen drückt - dies sind die klaren, einfachen Voraussetzungen des besten Spiels der Welt. 90elf ist deshalb genau der richtige Name für Deutschlands erstes Fußball-Radio, bei dem sich sieben Tage, 24 Stunden alles um das runde Leder drehen wird" so REGIOCAST DIGITAL-Geschäftsführer Florian Fritsche.
Die Vorbereitungen zum Anpfiff für 90elf laufen derweil auf Hochtouren. "Der Aufbau unseres digitalen Playoutcenters mit den multimedialen Produktionsstudios im RADIOZENTRUM Leipzig ist abgeschlossen, das Redaktionsteam wächst und wir haben die ersten Testläufe bereits erfolgreich gemeistert" so Fritsche weiter.
Rund um die Uhr, rund um den Ball. Alle Spiele der 1. und 2. Liga live. Einzeln oder als Konferenzschaltung. Kostenlos und in voller Länge. Dies sind die wesentlichen Versprechen von 90elf, auf die sich Fußballfans ab der neuen Saison freuen dürfen.
REGIOCAST DIGITAL, Veranstalter von Deutschlands erstem Fußball-Radio 90elf, hat von der Deutschen Fußball Liga (DFL) die Live-Audioübertragungsrechte der 1.und 2. Fußballbundesliga für digitale Verbreitungswege (DVB-H, DMB, DVB-T und Internet) erworben. Ab Sommer 2008 wird sie diese im audiobasierten Multimediaprogramm 90elf umsetzen. Die REGIOCAST DIGITAL bündelt als Tochterunternehmen der Radioholding REGIOCAST deren Aktivitäten im Bereich Contentproduktion, Geschäftsmodell-Entwicklung und Technik für die digitale Medienwelt.

28 gennaio 2008

La radiotv digitale? Meglio con lo smartphone


Antonio Tamiozzo dice di essere d'accordo con me sulla questione del telefonino come terminale ideale per la digital radio (soprattutto considerata la grande capacità di integrazione dei costruttori)
Antonio mi segnala inoltre l'arrivo di Meizou M8 (aka MiniOne), superclone dell'iPhone lanciato da un costruttore cinese di player MP3. L'M8 integra un ricevitore DMB e Antonio ipotizza che possa essere aggiornato al DAB+.

Ho appena letto il tuo commento sugli ultimi nati in casa Sony Ericsson;concordando con te sul fatto che oramai questi apparecchi (di cui - non mi nascondo - sono un grande appassionato) sono i trascinatori di mercato, ti segnalo che potrebbe essere una buona notizia l’imminente uscita di un clone (cinese) dell’iphone (di cui ancora si attende l’arrivo probabile con il gestore TIM): trattasi del Meizu M8 (o MiniOne) annunciato ancora lo scorso anno (http://www.geekissimo.com/2007/05/19/iphone-no-meizu-minione) e dotato di caratteristiche davvero interessanti, in parte superiori sulla carta all’iphone: tra queste spicca l’UMTS assente nell’iphone e il tuner DMB che potrebbe essere magari aggiornato anche allo standard DAB+ (essendo supportato l’audio codificato secondo sia MPEG-4 Part 3 BSAC che HE-AAC V2 nello stream video, vedi il tuo iriver). Secondo me se il prodotto dovesse mantenere le promesse sia in termini di affidabilità che di prestazioni la bilancia dello standard digitale radiofonico potrebbe spostarsi verso l’evoluzione del DAB (T-DMB e DAB+) grazie anche ad un prezzo “contenuto”.
Non sono del tutto sicuro della compatibilità con Umts dell'M8 - su un forum del sito Meizou in inglese si parla di reti SCDMA, il 3G cinese - ma staremo a vedere. In compenso posso aggiungere la notizia che mi ha appena dato Vittorio Galeone, press officer di Distrel, il distributore italiano degli apparecchi wi-fi/DAB+/DMB della Revo. Distrel importa anche il nuovo smartphone Windows Mobile del costruttore di motherboard Gigabyte, Gsmart. Secondo il sito ufficiale, il modello t600 sarebbe addirittura compatibile con entrambi gli standard di tv/radio mobile, il DVB-H e il T-DMB.
Su tutti questi apparati pendono due grosse spade di Damocle: il costo unitario e il consumo di batteria. Ma considerando che nascono in primo luogo come smartphone, la loro ibrida versatilità è un punto decisamente a favore. Al traino della telefonia, la radio digitale potrebbe imporsi più facilmente.

02 luglio 2007

DVB-H? No'bbuono. E la RAI sposa il T-DMB

Nel lungo articolo di Stefano Carli, che ha intervistato l'Ad di RaiWay Stefano Ciccotti per Affari & Finanza di stamattina, leggo che la RAI avrebbe voltato le spalle al DVB-H per sposare il T-DMB, con il quale intenderebbe coprire, con contenuti radiofonici e televisivi, almeno il 50% della popolazione italiana entro fine 2007. Ho già ricevuto diverse sollecitazioni a commentare l'articolo, ma non . Provate a dargli una scorsa e alla fine troverete qualche mia considerazione.

La Rai dice addio al Dvbh e alla strategia che vede la tv mobile incrociare la sua strada con quella dei telefonini. La lunga assenza di Viale Mazzini in questo settore lasciava immaginare ritardi e poca convinzione, o magari solo difficoltà economiche, ma la decisione presa ha tutti i crismi di una scelta strategica ben precisa. E che potrebbe forse anche avere, alla lunga, effetti sulle strategie di quanti sul Dvbh hanno invece puntato con forza. Primi tra tutti la Tre di Vincenzo Novari e Mediaset.
«Più che una scelta strategica direi che si tratta di una decisione quasi obbligatoria - spiega Stefano Ciccotti, amministratore delegato di RaiWay, la società Rai che gestisce tutte le infrastrutture di rete della tv pubblica - Realizzare una rete Dvbh con copertura nazionale di almeno l'85% della popolazione e con la capacità di portare il segnale dentro le case richiede un investimento di 300 milioni. La stessa copertura, anche indoor, con la tecnologia Dmb, che è sempre uno standard europeo, sviluppata sulla base del Dab, la radio digitale, costa 8 milioni. Già oggi siamo in grado di coprire con questa tecnologia il 40% della popolazione italiana e praticamente a costo zero».
La Rai, insomma, punta ad una strada 'minore' alla tv mobile e si allea, in questo con i network radiofonici che vogliono entrare a loro volta nell'era digitale.
La chiave di volta di questo progetto si chiama Dmb. E' una tecnologia europea, sviluppata a partire dallo standard Dab e portata avanti in particolare dall'industria coreana, Samsung in testa. Su un singolo canale da 1,5 mhz il Dmb consente di portare o 5 canali tv o una trentina di canali radio. O, ovviamente, un mix dei due. Ha un suo spazio frequenziale assegnato dalle divisioni Ue alla radio digitale. Con il primo standard Dab si faceva la radio e poco più.
Con il Dmb si riesce invece a far passare immagini di qualità televisiva pari al Dvbh. In Corea è lo standard ufficiale della tv mobile: il servizio è stato lanciato un anno e mezzo fa e ha ora circa 4 milioni di utenti. In Europa è sbarcato l'anno scorso, con i mondiali di calcio in Germania.
E la Germania ha fatto partire i test della tv mobile con entrambe le tecnologie. Anche Francia e Inghilterra stanno sperimentando test di tv mobile in Dmb. Questo moltiplicarsi di iniziative sta incentivando l'industria a produrre terminali a costi decrescenti.
Quelli che si trovano adesso in circolazione sono grandi come scatole di fiammiferi, anzi come mezzo telefonino: senza la tastiera numerica e con il solo display; più una piccola fila di bottoni sotto, un po' come un piccolo joypad, per dare i comandi e una antenna estraibile in alto, come le vecchie radioline portatili. Il loro punto di forza è nel prezzo.
In Germania si trovano a prezzi che vanno da meno di 100 euro dei modelli più semplici, solo radio e tv ai 150 euro del modello che mette assieme anche le funzioni di Mp3 e Mpeg player, per sentire musica e vedere video conservati in una memoria da un giga.
La grande differenza di questo modello di business rispetto al Dvbh è che si basa su un'offerta completamente free, in chiaro. E questo è sia il suo vantaggio che il suo svantaggio. Trasmettendo senza codifica, il sistema non ha bisogno di appoggiarsi ad un sistema di identificazione, che nel caso del Dvbh è dato dalle sim dei telefonini. Ma questo significa anche dire addio ad un canale di ritorno che permette l'interattività e, prima ancora, la pay tv. Insomma, non si potranno vendere in questo caso contenuti premium, come per esempio i canali Sky, o contenuti in pay per view, come le partite di calcio.
In compenso ha dei costi di sviluppo che sono infinitamente più bassi del Dvbh.
La Rai ha puntato tutto in questa direzione per due ragioni. La prima è che pur essendo il soggetto che detiene più frequenze di tutti nel panorama dell'etere italiano, non ha frequenze libere da destinare alla creazione di una rete Dvbh perché tutte quelle che detiene in più rispetto, per esempio a Mediaset, sono destinate agli obblighi di copertura legati alle trasmissioni regionali. Dovrebbe quindi comprare frequenze ex novo e attrezzarle: e sono i 300 milioni stimati da Stefano Ciccotti.
La seconda ragione è che il Dvbh non sta crescendo così rapidamente come si era previsto. Una lentezza che sta pesando sui conti di Tre, i cui utenti di tv mobile a fine 2006 erano ben lontani dal mezzo milione sperato. Ma che pesa forse anche su quelli di Tim che paga un conto salato a Mediaset per l'affitto della frequenza e i diritti sui programmi. Soffre meno Vodafone che con Sky ha piuttosto un accordo di revenue sharing e quindi commisurato agli effettivi incassi, di cui si sa peraltro poco.
In più si sta facendo strada tra gli addetti ai lavori che la tv mobile non sia qualcosa che gli utenti tendono a vedere fuori casa, ma piuttosto una specie di tv personale che ognuno vuol vedere quando preferisce. Ecco quindi la necessità di portare la copertura anche all'interno delle case, cosa che il Dvbh fa a fatica e riempiendo le skyline delle città di ulteriori antennine, i cosiddetti gap filler.
Infine, il Dmb ha un costo ambientale inferiore perché funziona a potenze elettriche molto più basse di quelle richieste dal Dvbh.
Su questa strada la Rai, che si ritrova già in casa le frequenze adatte per il Dmb, ha poi trovato l'alleanza con il mondo radiofonico. Viale Mazzini ha costi stretto un accordo con Club Dab, il consorzio per la radio digitale formato dalle dieci emittenti nazionali che fanno capo alla Rna, con EuroDab, che raccoglie altre tre emittenti nazionali, e il CR Dab, consorzio di radio locali che fanno capo alla Frt, la Federazione delle imprese del settore radiotv.
I quattro soggetti metteranno assieme le frequenze di cui già dispongono e si sono dati tempi stretti. «Il mondo radiofonico ha dimostrato di sapere superare le divisioni del passato, c'è un rinnovato impegno comune, che ora comprende anche la Rai, e ora manca solo che ministero e Autorità per le Tlc facciamo la loro parte attuando pienamente il quadro regolamentare», commenta Sergio Natucci, segretario nazionale di Rna.
I tempi che i protagonisti si sono dati sono strettissimi. Entro agosto, tutta la zona di Roma sarà coperta con il segnale Dmb e saranno in onda tutti i programmi di Radio Rai, quelli delle maggiori emittenti nazionali private e di alcune grandi stazioni locali. In più saranno trasmessi tre canali tv: sicuramente uno Rai, e due privati, probabilmente a carattere musicale. Dopo l'estate la copertura arriverà a Milano e prima di Natale più della metà della popolazione italiana sarà stata coperta. E progressivamente si inizieranno a trovare nella grande distribuzione i primi modelli di ricevitori Dab/Dmb.
Parallelamente partiranno anche i primi nuovi servizi. A cominciare dalla cosiddetta Visual Radio: la possibilità di mandare immagini fisse occupando poca banda. Rai già sta testando un servizio legato al traffico autostradale: mostra le immagini riprese dalle webcam lungo la rete autostradale italiana. Ma si sta pensando anche a delle carte meteo.
Altre applicazioni possono riguardare, per esempio, la trasmissione della copertina del disco che sta andando in onda, o l'immagine del cantante. Oppure anche immagini pubblicitarie. Intanto già si pensa alla possibile integrazione delle funzioni di un navigatore. E in Gemania la Ford sta immettendo sul mercato le prime auto con sistema Dmb già installato a bordo.
Su tutto questo pende ora la presa di posizione del commissario Ue ai Media Viviane Reding. Anche se si tratta di un invito che non ha valore tassativo. Per diventare tale servirebbe un iter molto lungo e, a questo punto, visti gli investimenti in atto, non facilmente immaginabile.


Le parole di Ciccotti suscitano sorpresa perché arrivano praticamente poche ore dopo che Viviane Reding e tutta la UE avevano dichiarato il proprio impegno nei confronti del DVB-H come standard di riferimento per la TV mobile. E' una situazione molto curiosa perché fino a poco fa anche la RAI, insieme ad altri broadcaster privati, aveva partecipato alla prima stagione di offerta DVB-H insieme agli operatori telefonici (sperimentazione HDTV e mobile TV a Torino, accordi con Tim e Vodafone - nel 2005 - per la trasmissione di eventi sportivi, accordo - sempre nel 2005 - con Tre). Ora sembra in effetti che il T-DMB sia diventato più appetibile per Mamma RAI. Non solo, ma neanche tanto tra le righe sembra quasi che si voglia far passare la televisione mascherandola da radio, visto che il T-DMB era stato annunciato mesi fa come il "boost" di una sperimentazione DAB che non è mai riuscita a concretizzarsi in una offerta di radio digitale seria e consolidata.
Ci sono alcune questioni tecniche che Affari & Finanza sembra confondere un poco. Si legge di "gap filler" per il DVB-H, mentre di solito i gap filler servono per estendere la copertura satellitare (lo fanno anche i coreani per l'S-DMB, cioè il DMB via satellite, che viene usato per veicolare un'offerta pay per view contrapposta alla free to air del T-DMB). Forse ci si riferisce ai microripetitori che servono a incrementare la "penetrazione" del segnale all'interno delle abitazioni, ma l'idea sembra un po' contraddittoria con la ricezione in mobilità. La televisione fissa è sempre stata una tecnologia di diffusione "roof top", perché già alle frequenze delle UHF occorre una antenna esterna per assicurare una certa qualità. Non ho motivo per dubitare quello che dice Ciccotti sui maggiori costi di copertura del DVB-H e può darsi che questo dipenda dalla necessità di realizzare molti microripetitori (chiamiamoli pure "gap filler"). Ma immagino anche che molto dipenda dal tipo di frequenze che uno intenda usare e questa scelta non è affidata alla RAI.
I coreani per l'S-DMB devono usare gap filler terrestri in aggiunta ai transponder satellitari che operano nella S-Band (2.633-2.650 GHz). Dalle informazioni che ho ricavato nella letteratura coreana sembra che i gap filler stessi debbano operare nella Ku-Band (12 GHz!) ma questo dato, che ho trovato sul portale T-DMB www.t-dmb.org, è da prendere con le molle, forse il testo si riferisce a due livelli di gap filler o alle frequenze di back-hauling o di redistribuzione del segnale a terra. Come che sia, i coreani prevedono 8.500 gap fillers per la copertura in aree urbane a difficile illuminazione satellitare. Per il T-DMB in Corea si usa invece la famigerata (in Italia) Banda III (i 200 MHz), che ovviamente assicura una buona copertura, anche dentro le case, ma che guarda caso ha penalizzato oltremodo la diffusione del DAB dalle nostre parti. Affari & Finanza e Ciccotti parlano della copertura delle grandi città italiane come se non ci fossero problemi di sorta. Ma quali frequenze intende utilizzare la RAI per il T-DMB? Se sono le stesse del DAB in banda III, mi piacerebbe tanto sapere perché la copertura dello stesso faccia così schifo dopo 15 anni di "sperimentazioni". Se per caso RAI intende utilizzare solo la banda L (1,4 GHz) già prevista dal meccanismo delle licenze DAB voluto da Agcom, allora tutte le considerazioni sulla copertura all'interno delle case viene un po' a mancare e il T-DMB si avvicina parecchio - anzi, quasi si allontana - alla normale televisione UHF roof-top (e a quel punto sarebbe non sarebbe molto meglio del DVB-H).
Si parla del DMB come se fosse un'invenzione coreana ma è sotto sotto questo "nuovo" standard somiglia molto all'europeissimo Eureka 147. Basta aprire il solito portale che i coreani hanno dedicato alla tecnologia DMB per leggere che la codifica audio video del sistema avviene secondo i protocolli di MPEG-4 AVC, BSAC e BIFS e il risultato viene multiplexato in pacchetti MPEG-2 TS. Questi pacchetti ricodificati dopo una opportuna "canalizzazione" vengono diffusi nello "stream mode" definito da Eureka 147. La RAI può fare tutti gli esperimenti che vuole, ma a quanto si sa il T-DMB, almeno in Europa, finora apparteneva più alla sfera della radio digitale (o della visual radio) che alla televisione mobile. Se a livello europeo viene deciso un forte commitment sul DVB-H (e - perché no - sul DVB-HS, cioè sull'handheld satellitare, su frequenze di 2,2 GHz), la RAI, come ente pubblico, non può certo fingere che il DVB-H non esista e farsi la sua tv mobile personale.
E' possibile, mi chiede Antonio Tamiozzo, che alla fine si assista a una sostanziale divisione di campo tra un T-DMB utilizzato per la radio digitale dalla RAI e dai grandi network commerciali e tecnologie più "leggere" come FMeXtra usate per la digitalizzazione delle radio locali? In una proliferazione di standard come quella che si sta prospettando, è possibile. Ma io sono un po' scettico sulla reale disponibilità, da parte del "sistema radiofonico" nazionale, a sposare col dovuto impegno tecnologie stile DAB. Che non è riuscito a sfondare in questi anni non certo perché gli ascoltatori storcevano il naso sui codec audio. Il DAB in Europa è riuscito a consolidarsi solo in nazioni dalla regolamentazione aperta ma forte, con precise strategie mediatiche di "sistema paese". E' possibile che l'Europa scelga anche per una sostanziale deregolamentazione, almeno a livello di scelta di standard, imboccando quindi una strada favorevole a un "ecosistema" di standard. "Andate e digitalizzatevi", come meglio ritenete opportuno. Posizione che sembrerebbe molto più in linea con la nostra solita anarchia travestita da regolamento ex post... Ma alla fine, per indirizzare la radio verso il digitale sarà inevitabile imporre, se non uno standard unico, almeno delle date precise di transizione, il cosiddetto switch over. E questo, in Italia, è molto, difficile rebus sic stantibus. Alla fine la nostra anarchia può essere anche la soluzione più democratica. Se non ci fosse di mezzo il contesto regolamentatorio europeo...