28 settembre 2013

L'opposizione iraniana di Reza Pahlevi


A 80 anni dalle trasmissioni propagandistiche che spargevano le prime fiamme per l'Europa. 60 dopo la battaglia tra Radio Free Europe e il jamming prodotto da decine di trasmettitori sparsi per tutto il territorio dell'Unione Sovietica, è incredibile che le desertificate frequenze della radio a onde corte possano ancora ospitare le voci dei conflitti politici e sociali. Oggi ha iniziato a trasmettere - quasi sicuramente da un impianto affittato da qualche parte, secondo me nel non lontano Tajikistan - Radio Mehr Iran, un programma irradiato dal National Council, una organizzazione basata a Parigi e legata al figlio del deposto Shah Reza Pahlavi, che intende unire i vari movimenti di opposizione che dall'estero cercano di contrastare il regime teocratico di Tehran. I pochi minuti che sentite qui sono stati registrati nel tardo pomeriggio (nostro) da un hobbysta in Giappone, ma su Soundcloud , è già archiviata la prima mezz'ora di un programma che va in onda alle 18.30 italiane di venerdì (con replica il lunedì) su 15680 kHz. in Iran è già scattata l'ora legale quindi è possibile che l'indicazione oraria, calcolata in base alla distanza dall'UTC, debba variare quando dovremo adeguarci alla fine dell'ora legale in Europa. 

Radio Mehr ha anche una pagina FB e un sito Web che per il momento non è attivo. 

27 settembre 2013

Da Tecsun imminente il successore del PL-660. Il nuovo 880 aggiunge la demodulazione DSP

Buone notizie per chi come me è utente molto soddisfatto del piccolo ricevitore portatile Tecsun PL-660, per onde medie e corte e dotato di SSB. Un ricevitore molto sensibile e suffientemente selettivo per discriminare segnali anche molto deboli dalle interferenze. Sarebbe ormai imminente il lancio del successore PL-880, che introdurrà finalmente la demodulazione DSP (il front end e la media frequenza sono tradizionali), offrendo probabilmente opzioni di filtraggio ancora maggiori. Sembra anche che il passo di sintonia, almeno in HF (certo sarebbe un peccato che se in onde medie non fosse così), sia di 10 Hz in SSB, immagino attraverso la rotella di fine tuning. Il sito Tecsunradio.com ha pubblicato le prime immagini ufficiali del ricevitore e della confezione. Ancora nessun dettaglio sui prezzi, ma mi aspetto che non sia troppo diverso rispetto ai circa 80 euro del PL-660.


24 settembre 2013

MEI 2.0, a Faenza la musica libera cerca spazio tra Web, radiofonia e concerti live

Parte a Faenza il 27 settembre l'edizione 2013 del salone della musica indipendente. Quest'anno il Meeting degli Indipendenti ha aggiunto un "2.0" al suo marchio per sottolineare i profondi cambiamenti di un settore molto diverso, anche per i cantanti e i gruppi meno commerciali e mainstream. Un tempo l'obiettivo di certi autori musicali di rottura o ricerca era quello di farsi conoscere in una industria discografica dominata dalle grandi etichette. Nell'era della musica liquida la visibilità è un problema per tutti, ma per l'indipendente non è certo facile cercare di farsi spazio tra le iniziative multimediali e le campagne professionali che sostengono i nomi di maggior successo. Anche gli obiettivi sono cambiati: non si tratta più di vendere dischi fisici e neppure di raggiungere i canali del download o dello streaming. Un certo tipo di musica oggi punta tutto sul concerto, l'evento live, la partecipazione del pubblico ed eventualmente gli acquisti di dischi e altri materiali da parte dei fan. 
Anche per questo motivo il MEI non ha celato il suo appoggio alle ultime iniziative per la deregulation della musica dal vivo, un movimento di pressione nato dall'ex assessore alla cultura del Comune di Milano Stefano Boeri (che ha promosso una petizione online) e rilanciato dal ministro Massimo Bray, che da Boeri aveva ricevuto una lettera aperta. L'iniziativa punta a rimuovere gli ostacoli di natura burocratica e economica che chiunque oggi voglia fare musica in pubblico in Italia deve superare per colpa di regolamenti anacronistici e della filosofia monopolistica e centtralizzatrice della SIAE. «Sono molti anni che il mondo della musica italiana ha proposto al legislatore di sostenere il vasto mondo della produzione, della formazione e della promozione musicale attraverso provvedimenti organici e puntuali senza, purtroppo, avere l’attenzione necessaria - scrivevano MEI e AudioCoop a luglio, salutando la presa di posizione ministeriale. Non è un mistero che la musica dal vivo, pur rappresentando uno degli ambiti più dinamici ed interessanti del patrimonio culturale del nostro Paese, stia attraversando un periodo difficile, che necessita di essere rilanciato anche rilanciando tutta la filiera della musica del nostro paese. Schiacciato da normative obsolete o esageratamente complesse, da costi in continuo aumento, dalla mancanza di una politica organica, dal calo della capacità di spesa degli spettatori, il settore è in grande difficoltà.» 
Sfogliando il ricco programma del Meeting 2.0,  ho individuato per sabato 28 e domenica 29 settembre, alle 9 e alle 14, due convegni che analizzeranno l'attuale offerta di piattaforme Web per la promozione musicale e la creazione di interconnessioni più o meno automatiche con il mondo della radiofonia musicale e degli eventi. A "Music Lab, dall'autoproduzione all'autopromozione"(alle ore 9 del 28 e 29)e successivamente a "Le startup musicali del web", interverranno esperti di marketing e comunicazione e gli esponenti di varie iniziative di crowdsourcing e edizione musicale "partecipativa". 





Le "QSL" di KVOH e Channel Z, simboli tradizionali di una radiofonia in divenire


La posta, quella che ancora viaggia nella borsa a tracolla del portalettere, mi ha consegnato negli ultimi giorni due testimonianze attuali ma riferibili al glorioso passato di una radiofonia avviata a una radicale trasformazione. Due messaggi cartacei che confermano l'avvenuta ricezione del segnale di due stazioni nordamericane alle quali avevo inviato un "rapporto d'ascolto". Si tratta in entrambi i casi di due cartoline (e una lettera) che nel gergo radioamatoriale, derivato dai primi collegamenti telegrafici, vengono chiamate "QSL". Dopo un primo periodo in cui le comunicazioni tra marconisi avvenivano attraverso liste di abbreviazioni (codici di due o tre letteere che servivano per accelerare la trasmissione dei messaggi) specifiche per ciascun operatore, il British Post Office stabilì un elenco di abbreviazioni di tre lettere che iniziavano con la lettera Q. Pubblicata nel 1909 la lista venne adottata dagli organi marittimi internazionali nel 1912 ed entrarono ufficialmente in vigore nel luglio del 1913. Esattamente un secolo fa.  I marconisti delle navi telegrafavano "QSL" per sincerarsi o confermare che il messaggio fosse stato ricevuto correttamente, poi la consuetudine si è estesa alle prime stazioni broadcast e ha preso piede nelle relazioni tra chi trasmetteva e chi riceveva più assiduamente, o si impegnava a ricevere i segnali più lontani. Attraverso le QSL le prime, pionieristiche stazioni di radiodiffusione, in un'epoca vissuta ancora in modo molto dilettantesco, si rivolgevano agli ascoltatori che avevano captato il loro segnale e avevano scritto sull'onda dello stesso entusiasmo degli hobbysti di oggi. L'hobby della radio è ancora fatto di questi piccoli riti ma a parte il drastico crollo del numero di stazioni, il dialogo si svolge soprattutto via Internet. Le cartoline che potete vedere qui riprodotte rappresentano una gradita eccezione.


Anche la natura delle emittenti che hanno confermato ufficialmente il fatto che io abbia ascoltato i loro programmi è indicativa.  KVOH è una stazione religiosa in regolare possesso di licenza della FCC americana e sta riprendendo a trasmettere dopo diversi anni di assenza o funzionamento a singhiozzo. Un tempo esistevano molte più stazioni radio di questo tipo e la autorizzazione a operare sulle onde corte dagli Stati Uniti - licenze concesse con parsimonia e solo con specifche restrizioni, perché la possibilità di andare a coprire un territorio esteso utilizzando tali frequenze era considerata "sleale" nei confronti di una radiofonia che sulle onde medie e in modulazione di frequenza viene ancora rigidamente organizzata in circoscritti bacini di raccolta pubblicitaria. 

Anche l'altra stazione è  (o perlomeno è lecito supporre che sia) americana, ma non è ufficialmente autorizzata a trasmettere. Channel Z è una stazione hobbystica, addirittura "autarchica", che appartiene al ristretto novero delle emittenti pirata in onde corte concentrate negli Stati Uniti in una piccola porzione di spettro a ridossod dei 7 MHz. Le omologhe stazioni pirata europee utilizzano più frequentemente piuttosto i cosiddetti 48 metri, compresi più o meno tra i 6200 e i 6300 kHz. Due fenomeni diversi, quelli delle stazioni hobbystiche europee e americane. Più numerose ma anche molto più folk e ruspanti le prime. Più saltuarie ma anche più raffinate, a vocazione più "politica", oltre che musicale, le seconde (anche per merito di una attività repressiva che forse negli USA è più forte che sul nostro continente). 
L'emittenza illegale sulle onde corte può essere considerata comunque un unico sottoinsieme di un fenomeno più esteso che sta acquistando sempre maggiore consistenza rispetto alla radiofonia tradizionale, pubblica o commerciale. Questo è vero in particolare sulle onde corte, dove i pirati potrebbero anche diventare (se già non lo sono) maggioritari. Personalmente ritengo che proprio l'uso delle onde corte faccia da linea di confine tra pirati dell'etere interessati a un contatto più prossimale con i loro ascoltatori e "bootlegger" che sono invece affascinati dalla "mondialità" di un segnale capace, per sua natura, di colmare distanze anche notevoli. Diciamo che questi pirati sono più vicini allo spirito dei radioamatori, mentre gli altri, attivi di solito in FM, hanno obiettivi quasi commerciali ma non vogliono rispettare i vari meccanismi di licenza, o li considerano punitivi e restrittivi. 
Da un punto di vista tecnico ricevere il segnale di una stazione pirata può essere molto difficile a causa delle basse potenze in gioco. Nel caso di Channel Z, poi, non sembra neppure esserci possibilità di confronto con KVOH: 25 watt di un piccolo trasmettitore autocostruito da una presumibile località sulla costa Est, contro 50 kW dalla costa Ovest.  In effetti, anche considerando tutti i fattori dell'equazione (la maggiore distanza con Los Angeles, ma anche un impianto di antenna che per KVOH è certamente più professionale), si tratta di due ascolti che tecnicamente si equivalgono, entrambi richiedono in ogni caso buone condizioni propagative e ricevitori sensibili. La speranza è che le due QSL siano anche il segno di un interesse rinnovato e duraturo per una radiofonia messa a dura prova dall'inesorabile scorrere del tempo. Interesse che auspicabilmente deve riflettersi anche nella propensione da parte dei regolatori, compresa la nostra Agcom, ad aprire spazi di legalità a iniziative nuove, anche sul piano dei contenuti e dell'impatto sociale. 

23 settembre 2013

Rapporto IFPI: la musica digitale e streaming cresce e si apre al genere classico

In occasione del convegno sulla musica digitale in Italia tenutosi durante i "Digital Days" di MTV a Torino, ecco arrivare fresco di stampa sul sito FIMI, la federazione delle aziende musicali italiane, la versione tradotta del rapporto Digital Music Report 2013. Un mucchio di dati e considerazioni sull'industria della musica registrata, ormai sempre più focalizzata su Internet. La rete viene intesa sia come veicolo di singoli brani e album da acquistare separatamente da store come Apple iTunes, sia nella più recente accezione di servizi che dietro modesti abbonamenti mensili (la media si aggira intorno ai 5 euro o anche meno) consentono di ascoltare tutta la musica possibile direttamente online e in molti casi di scaricare un certo numero di brani su un dispositivo personale, in genere lo smartphone, per il riascolto offline. Se qualcuno preferisce il Digital Music Report nella sua versione originale inglese pubblicata dall'omologo internazionale di FIMI, la IFPI lo troverà qui, ma l'edizione italiana contiene alcuni dati locali che sono interessanti.
Quello italiano è un mercato abbastanza piccolo se paragonato a quello di altre nazioni con lo stesso numero di abitanti e il digitale sta crescendo rapidamente. Ormai siamo quasi al pareggio, il download e lo streaming sono il grosso di un fenomeno che rappresenta il 45%, contro il 55% del supporto fisico (anche il CD non è certo analogico, in realtà si dovrebbe parlare di musica "liquida" più che digitale)

Continua la crescita dell’offerta digitale in italia, trainata anche dalle nuove piattaforme e dai servizi cloud based lanciati nel 2012. Secondo i dati di Deloitte per FIMI, lo scorso anno il fatturato è cresciuto al sell-in del 31%, superando i 36 milioni di euro. Il download di album e singoli è cresciuto del 25%.nel 2012 sono stati scaricati in italia quasi 23 milioni di singoli digitali e 2,3 milioni di album (Gfk). Un vero e proprio boom è arrivato dallo streaming video basato sulla pubblicità, con Youtube e vevo, salito del 77 % con un fatturato di 8 milioni di euro. Lo streaming è la seconda fonte di ricavo nel digitale. Nei primi mesi del 2013 nel segmento streaming audio sono entrati anche importanti operatori come Spotify (che nella prima settimana di lancio ha realizzato oltre 11 milioni di stream) e Rdio, che si aggiungono a Deezer, già attivo nel 2012.
Cresciuti dell’80% anche i modelli in abbonamento, altro segmento in grande espansione. In crescita sul mercato italiano, i proventi diversi (new revenue stream) saliti del 29% tra i quali, ad esempio, i diritti connessi, il merchandising, e le sponsorizzazioni. Complessivamente, considerando l’intero mercato tradizionale, più digitale e nuovi proventi, il fatturato è risultato pari a 150,9 milioni di euro al sell in (169,6 milioni al sell out per IFPI): digitale e nuove fonti di ricavo rappresentano oggi il 45% del totale, a fronte di un 55% del segmento del supporto fisico.


Una sezione del rapporto che ho trovato molto azzeccata e stimlante parla del classico, un genere musicale apparentemente escluso dai grandi spostamenti di pubblico giovanile impegnato a seguire la battaglia tra Pandora, Spotify e gli altri astri nascenti dello streaming. Eppure, la transmedialità implicita in tutte le piattaforme di distribuzione di contenuti in streaming, le relazioni rese possibili dai modelli social, sembrano proprio fatti apposta per risvegliare la curiosità dei consumatori di musica classica o come forse è meglio dire "colta, forse minoritari sul piano dei numeri ma in genere molto più aperti alle contaminazioni con altre suggestioni culturali e modalità di espressione artistica. Anche nel campo della musica classica il digitale sta portando cambiamenti e novità, si legge nel rapporto IFPI. Gli esempi fatti provengono dal gruppo Universal, che lo scorso anno ha aperto Sinfini Music, un portale che propone tantissimi aggiornamenti e collegamenti sulla discografia classica, i concerti e i personaggi, esecutori, direttori, cantanti, che animano la scena della musica colta. La stessa Universal, tramite il suo storico marchio Decca, ha sperimentato un bel progetto multimediale in occasione del lancio di un nuovo titolo del soprano Cecilia Bartoli, "Mission". Centrato sul repertorio del primo barocco di Agostino Steffani, Mission è diventata una sorta di inchiesta sul musicista di Castelfranco Veneto coevo di Alessandro Scarlatti, che fu anche sacerdote e diplomatico del Vaticano. Grazie a Internet Universal ha messo insieme un mosaico di contributi, un sito, un canale You Tube, addirittura un adventure game che invita a risolvere un misteriosa vicenda di cui Steffani fu protagonista. Mentre sul fronte editoriale viene coinvolta anche la scrittrice di gialli Donna Leon, che in The Jewels of Paradise narra degli oscuri intrighi di una Venezia ancora percorsa dalle note del musicista-agente segreto. Insomma, lo streaming non è solo pop-rock, e soprattutto non deve necessariamente essere soltanto musicale nel senso stretto del termine.



22 settembre 2013

Norvegia, tra nostalgia e progettività. Nuovi test per la stazione hobbystica in AM LKB/LLE.

Dopo analoghi casi in Finlandia e Germania, anche in Norvegia, la nazione che si appresta a spegnere definitivamente le radioemittenti analogiche, FM compresa, per passare alla radio digitale, parte un progetto di radiofonia in onde corte a bassa potenza. L'origine del progetto è hobbystica e radioamatoriale, ed è basata credo in parte sull'uso di impianti vintage appartenuti alla stazione in onde medie e lunghe di Bergen della NRK, l'ente di stato norvegese, trasformato in un museo dal locale club di radioamatori.
L'anno scorso erano state effettuate delle trasmissioni sperimentali celebrative su 1314 kHz (frequenza usata non da Bergen ma da un potente impianto che copriva la Norvegia e il nord Europa anni fa). Ora però sembra che intorno alla stazione che ancora viene designata dalla storica sigla LKB, possa nascere un progetto più articolato. Svenn Martinsen, appassionato di radio pirata e organizzatore della Web radio  Northern Star in collaborazione con l'associazione Foreningen Bergen Kringkaster, avrebbe finalmente ottenuto (dopo una richiesta inoltrata già nel 2009) dalle autorità norvegesi una licenza "test e sviluppo" che consente al club di operare con un trasmettitore in onde medie e uno in onde corte.
Gli ultimi due mercoledì, l'11 e 18 settembre, sono stati svolti i primi test su 1314 kHz e 5895, con potenze molto basse, tra i 50 e gli 80 watt. Il primo test, in voce e musica, su 5895 non ero riuscito ad ascoltarlo, ma l'altro ieri, anche grazie alla tempestiva segnalazione di Chris Diemoz, ho ascoltato il segnale da Bergen, modulato in USB. La trasmissione consisteva nella semplice ripetizione del nominativo dei due impianti LKB/LLE-2 e 3 in codice Morse, isentificazione che faceva seguitonalla tipica chiamata generale delle stazioni telegrafiche, la serie "VVV" ripetuta tre volte.
Ecco un campione del segnale di LKB/LLE su 5895 ricevuto a Milano con un semplice portatile. La chiamata Morse si distingue abbastanza bene, ("vvv de lkb/lle"):



Secondo Martinsen le prove di LKB dovrebbero preludere al lancio di una stazione più regolare, anche se non sono chiari le possibili tempistiche e la regolarità delle future trasmissioni. La finnica Scandinavian Weekend Radio per esempio trasmette ogni primo sabato del mese. Probabilmente ci saranno altri test e bisognerà anche fare maggiore chiarezza sulla reale provenienza di questi segnali. Molto probabilmente le prove su 5895 sono state effettuate con un impianto che era stato utilizzato lo scorso anno per un analogo esperimento effettuato in Svezia, a Deslbo, 350 chilometri a nordest di Stoccolma, per una riunione di appassionati della radio. In quella occasione, dal 1 al 3 giugno 2012 aveva trasmesso, con una licenza temporanea, Radio Dellen International. Non si può escludere che per i test di LKB siano stati utilizzati la stessa location svedese o quanto meno lo stesso apparato.
Tutte queste attività dimostrano sicuramente il forte attaccamento alla radio ancora vivo nella comunità dei radioamatori e degli ascoltatori delle emittenti internazionali. C'è anche da aggiungere la sensazione positiva sulla disponibilità dimostrata dalle varie authority nazionali, che sembrano aperte a discutere la possibilità di aprire a un uso più generalizzato frequenze che erano un tempo appannaggio di grosse emittenti pubbliche, o addirittura di servizi di comunicazione non broadcast. Come hobbysta non posso non essere emozionato di fronte a queste nuove opportunità di dare la caccia a segnali deboli, comunque non facili da captare.
Un'altra parte di me, quella ancora convinta delle straordinarie potenzialità del mezzo radiofonico in generale e di porzioni di spettro ormai dimenticate come le onde medie e corte in particolare, si sente invece un po' perplessa. Le frequenze che un tempo erano dominate da numerosi grandi e piccoli broadcaster, emittenti religiose, locali e clandestine, oggi vede la presenza di qualche grande nazione, di alcuni organismi religiosi, una manciata di emittenti regionali o locali di nazioni in via di sviluppo e infine una pletora di programmi che vengono diffusi da enti, associazioni, partiti e gruppi che affittano la loro capacità trasmissiva da società commerciali non più pubbliche. Poi ci sono le stazioni non autorizzate, pirata, che sono sempre molto divertenti ma si comportano sempre più come i radioamatori con licenza, comunicando via Internet con i loro ascoltatori e spesso spostando la frequenze delle loro saltuarie trasmissioni in modo da favorire certe aree di ascolto sulla base delle indicazioni ricevute in tempo reale. Ripeto, tutto molto divertente e stimolante, anche perché si tratta di stazioni che usano livelli di potenza molto bassi e ascoltarle a grande distanza può essere un'impresa.
Fa molto piacere assistere al moltiplicarsi di iniziative che cercano di uscire dalla sfera della non ufficialità o della palese violazione delle leggi vigenti e conquistare una certa regolarità. Ma sarebbe bello se ci fosse una maggiore progettualità, che il modello non debba continuare per forza a essere quello della stazione pirata musicale. Lo stesso discorso vale per esempio per le varie stazioni locali in onde medie che in questi ultimi due o tre anni hanno effettuato o stanno effettuando i loro test in Italia. La situazione è più o meno la stessa: in Italia le onde medie non sono mai state autorizzate fuori dal contesto dell'ente pubblico RAI e invece proprio nelle onde medie potrebbe esserci molto spazio per associazioni, scuole, enti no profit, pubbliche amministrazioni locali. Parliamo di stazioni a bassa potenza in grado di coprire un bacino d'ascolto limitato, ma il concetto di "nicchia" dovrebbe essere solo geografico. La radiofonia è capace di portare avanti discorsi molto complessi, di impattare su aspetti sociali importanti, sulla vita dei centri urbani, delle periferie, delle persone. Io oso ancora sperare che da tutti questi esperimenti di natura hobbystica possa emergere un fenomeno molto più esteso, contenuti che valga davvero la pena di seguire, possibilmente in chiave partecipativa.

19 settembre 2013

Il network FM Guerrilla sospeso dall'authority rumena: violazione della normativa o politica?

Vicenda molto intricata in Romania dove la stampa riferisce che Radio Guerrilla, network progressista (almeno dal punto di vista musicale), dovrà cessare le trasmissioni in FM (credo una trentina di frequenze) per una violazione della legge che impedisce il trasferimento diretto di una licenza da un proprietario all'altro. Il titolare di Guerrilla, Realitatea Media, è in difficoltà economiche e l'azionista di riferimento, Cozmin Gusa - un laureato in fisica prestato al giornalismo e alla politica, ex deputato, fuoriuscito dal Partito Democratico per fondare una sua lista autonoma - sostiene di aver ceduto Guerrilla e il canale televiso The Money Channel rispettando la legge fallimentare rumena. Il problema, ha denunciato Gusa a Reporter Virtual accusando esplicitamente la presidente dell'authority CNA Laura Georgescu (l'organo che ha deciso la sospensione) di atteggiamento ostile, è tutto politico. Dal canto loro, i dirigenti di Guerrilla hanno dichiarato sul loro profilo Facebook di essere intenzionati a proseguire li loro progetto editoriale. "Abbiamo rispettato la legge e rispetteremo la decisione del CNA, ma torneremo a chiedere una licenza", si legge sulla pagina.  Una vicenda piuttosto intricata, anche perché il rumeno non è certo leggibile come una lingua latina e Google non riesce a tradurre tutte le sfumature. La cosa è curiosa perché Guerrilla, se non ricordo male, ha fatto parte del piccolo gruppo di emittenti che in Europa ha sperimentato il sistema di radio digitale HD Radio. Cercherò di approfondire.

18 settembre 2013

Grecia, il ministro delle Finanze rottama le antenne di Voice of Greece

Chi segue questo blog anche casualmente saprà che molti dei servizi internazionali multilingue trasmessi per decenni sulle onde corte della radio a partire dagli anni 30 del secolo scorso (quando non esisteva altro mezzo per veicolare informazioni a lunga distanza e in tempo reale) oggi sono stati o vengono rapidamente smantellati. Molti di questi servizi venivano trasmessi da nazioni importanti, grazie agli enti radiofonici finanziati dal denaro pubblico, a questi si aggiungevano i servizi di nazioni più piccole, ma comunque interessate a far sentire la propria presenza all'estero o a mantenere una relazione informativa e "politica" con i propri immigrati. Tutti questi operatori oggi hanno altri mezzi di comunicazione a disposizione e altre priorità di bilancio, le onde corte non hanno (o si dice che non abbiano) un bacino d'utenza tale da giustificare la spesa e tutto viene smantellato.
Uno degli ultimi servizi sopravvissuti in Europa, quello di Voce della Grecia (che trasmette solo in greco per gli espatriati e i naviganti), verrà non solo smantellato ma addirittura rottamato. In questi giorni i tecnici che gestiscono l'impianto di Avlis hanno ricevuto la visita dei rappresentanti di una azienda incaricata di ispezionare i tralicci delle antenne, che a quanto sembra verranno abbattute e rivendute come metallo di risulta. La decisione, secondo The Greek Radio, sarebbe stata presa dal ministro delle Finanze, senza studi costi/benefici che giustifichino una scelta tanto drastica. 
Il tutto si inserisce nella dolorosa vicenda della riconversione dell'ente pubblico radiotelevisivo ERT, che il governo greco ha improvvisamente chiuso e sostituito con un nuovo operatore, ovviamente più snello. In realtà la mossa non era del tutto necessario perché il bilancio di ERT non era in rosso, ma il segnale è chiaro - e tra l'altro riguarda anche economie molto più solide di quella greca: gli "enti pubblici" appartengono a un modello non più sostenibile, non a certi livelli di spesa. Un discorso per certi versi condivisibile, ma non del tutto convincente: servizio pubblico significa anche informazione potenzialmente libera e scomoda per una classe dirigente che ha molte decisioni (prese con i soldi di tutti) discutibili di cui render conto, magari per farsi perdonare.
In questi mesi di duro contrasto tra il governo e gli ex dipendenti dell'ERA, la sezione radiofonica, le onde corte di Avlis hanno funzionato quasi come una emittente pirata, annunciando a volte come Radio Grecia Libera e proponendo notiziari in inglese in aperto contrasto con le posizioni ufficiali governative. Il nuovo ente trasmissivo, NERIT, ancora non è una realtà consolidata. Al vecchio indirizzo ERT, le pagine sono ancora in costruzione e non si sa bene quanti canali radiofonici e televisivi trasmetterà. Attualmente dalla Grecia restano in piedi alcune frequenze in onde medie ma oggettivamente è difficile distinguere quali di questi siano "ufficiali" e quali proseguano le trasmissioni "nonostante tutto". Il sito "resistente" di ERTopen offre per il momento dei canali alternativi, mentre gli aggiornamenti sulla situazione si possono trovare in lingua inglese sulle pagine Web di To Vima. Mentre scrivo, le frequenze in onde corte utilizzate da Voice of Greece sembrano tutte spente e a questo punto il rischio è che il silenzio duri per sempre. Non sembra proprio di essere nell'Unione Europea.

Greek shortwave to be dismantled after order by Ministry of Finance
(Submitted by radiofono.gr on Tue, 17/09/2013) 
The degradation of Greek Radio is going on, having shortwave radio "Voice of Greece" as a victim. This includes 39 shortwave antenna masts hosted in Avlis, which the government plans to sell as scrap metal. The shortwave service started 75 years ago and it is still transmitting in 5 frequencies that cover the globe with shows in Greek for expatriates and foreign language news. The facilities are currently controlled by redundant ERT employes and broadcast the guerilla service of the Greek National Radio ERA. Eighteen months ago, shortwave facilities in Thessaloniki were dismantled.
According to a statement by ERT employees, on Monday morning "in the shortwave broadcasting center of Avlis, a representative of a company that sells metal showed up and started taking photos of the site. After we, ERT people, asked him, we got informed that he had been mandated by the Ministry of Finance to give an offer for the dismantling of 39 masts and purchasing the metal as scrap." The name of company and the registration plate of the car are available.
The union body of ERT notes that this is an area of 1160 acres, featuring 39 metal masts, with a height between 30 and 70 meters each, that function as the shortwave aerials that transmit the "Voice of Greece", the ERA-pénte, across the world.
"Greek shortwave started operating in 1938 and later was also used sent information to the Greek soldiers fighting Fascists in Albania. The only ones who dared to turn it off were the Nazis during the occupation. Since the liberation, it never stopped to link the country with Greek seafarers and the Diaspora. The Voice of Greece broadcasts information, entertainment, culture and tradition from Greece with programs in 12 languages, all over the globe".
It is true that big broadcasters in Europe have decided to stop broadcasting via shortwave, because of cuts and because alternatives tuning possibilities are provided due to the development of technology. On the other hand, in the case of Greece. there are still generations of Greek immigrants abroad and seamen who are still affiliated with shortwave, whereas area around Greece the are still countries with low technological development. Also, it is outragious that the decision to remove an entire radio service was taken by the liquidator of the Ministry of Finance: there is no study about ceasing shortwave by any official body, although the promise was that the future of Greek broadcasting will be decided after an analysis performed by  the administrative Board of the new official broadcaster .

16 settembre 2013

Un commissario della FCC diventa... Sceriffo delle stazioni AM degli USA

Le stazioni USA in onde medie, scese ormai sotto la fatidica soglia delle 5000 licenze, pari a circa un quinto del numero di stazioni complessive, hanno trovato un autorevole paladino in Ajit Pai, newyorkese di genitori indiani e nominato lo scorso anno dal presidente Obama come unico commissario FCC di "fede" repubblicana. In una intervista pubblicata nientemeno che dal New York Times, Pai afferma di voler fare pressione sul regolatore affinché il patrimonio delle onde medie non vada perduto per un calo di ascolti dovuto in gran parte alle interferenze che i segnali a queste frequenze subiscono dai moderni dispositivi elettronici. Le onde medie secondo Pai incarnano nel modo più autentico il localismo, nucleo fondamentale della cultura americana. E il commissario invoca una serie di misure - snellimento delle procedure, uso di ripetitori in FM e, in ultima analisi, passaggio forzato ex-lege al sistema digitale HD Radio - perché la radio da cui Roosvelt esortava la nazione con i "discorsi del caminetto" continui a prosperare. 
Pai ha ammesso di nutrire in questo senso qualche sentimento nostalgico ma ha negato che le sue iniziative pro-AM abbiano a che fare con il gran numero di talk show ultraconservatori che oggi popolano lo spettro tra 540 e 1700 kHz negli Stati Uniti. Nella sezione a lui dedicata sul sito della FCC si trova anche una sua dichiarazione e la relativa corrispondenza su una microscopica stazione del Wisconsin, WRDN 1430, che trasmette la sua musica country a beneficio degli ascoltatori di Durand, mille e novecento abitanti. Il direttore della stazione ringrazia molto il commissario Pai per la sua visita ma si affretta a precisare che il passaggio al digitale o i ripetitori in FM non possono essere una cura efficace. Piuttosto, aggiunge, combattete le interferenze da televisori e computer, consentiteci di trasmettere a larghezza di banda più estesa e smettete di imporre l'obbligo di ridurre la potenza dopo il tramonto per ridurre i disturbi alle stazioni più lontane. Il dossier WRDN si può scaricare qui, è tutto da leggere!

A quest to save AM before it’s lost in the static 
WASHINGTON — Is anyone out there still listening? The digital age is killing AM radio, an American institution that brought the nation fireside chats, Casey Kasem’s Top 40 and scratchy broadcasts of the World Series. Long surpassed by FM and more recently cast aside by satellite radio and Pandora, AM is now under siege from a new threat: rising interference from smartphones and consumer electronics that reduce many AM stations to little more than static. Its audience has sunk to historical lows.
But at least one man in Washington is tuning in.
Ajit Pai, the lone Republican on the Federal Communications Commission, is on a personal if quixotic quest to save AM. After a little more than a year in the job, he is urging the F.C.C. to undertake an overhaul of AM radio, which he calls “the audible core of our national culture.” He sees AM — largely the realm of local news, sports, conservative talk and religious broadcasters — as vital in emergencies and in rural areas. “AM radio is localism, it is community,” Mr. Pai, 40, said in an interview. AM’s longer wavelength means it can be heard at far greater distances and so in crises, he said, “AM radio is always going to be there.” As an example, he cited Fort Yukon, Alaska, where the AM station KZPA broadcasts inquiries about missing hunters and transmits flood alerts during the annual spring ice breakup. “When the power goes out, when you can’t get a good cell signal, when the Internet goes down, people turn to battery-powered AM radios to get the information they need,” Mr. Pai said.
He admits to feelings of nostalgia. As the son of Indian immigrants growing up in small-town Parsons, Kan., he listened to his high school basketball team win a 1987 championship, he said. “I sat in my bedroom with my radio tuned into KLKC 1540,” he recalled. On boyhood family road trips across the wide Kansas plains, he said, AM radio “was a constant companion.”
But that was then. In 1978, when Mr. Pai was 5, half of all radio listening was on the AM dial. By 2011 AM listenership had fallen to 15 percent, or an average of 3.1 million people, according to a survey by Veronis Suhler Stevenson, a private investment firm. While the number of FM listeners has declined, too, they still averaged 18 million in 2011. (The figures are averages based on measuring listeners every 15 minutes.)
Although five of the top 10 radio stations in the country, as measured by advertising dollars, are AM — among them WCBS in New York and KFI in Los Angeles — the wealth drops rapidly after that. In 1970 AM accounted for 63 percent of broadcast radio stations, but now it accounts for 21 percent, or 4,900 outlets, according to Arbitron. FM accounts for 44 percent, or 10,200 stations. About 35 percent of stations stream content online.

13 settembre 2013

L'ultimo radiosguardo su Voyager I, entrato ufficialmente nello spazio interstellare


Sorprendendo gli stessi scienziati che lo credevano ancora in fase di transizione attraverso i confini tra eliosfera e spazio interstellare, Voyager I sembra aver fatto capire in modo che non lascia adito a dubbi di essersi ufficialmente e per sempre allontanato da quella sorta di bolla provocata dalla forte (relativamente) pressione delle particelle solari. Superato il limite dei 19 miliardi di chilometri di distanza la sonda lanciata dall'uomo nel 1977, 36 anni fa, si trova ormai nello spazio interstellare, l'immenso vuoto pervaso da un plasma di gas ionizzato, una infinita ionosfera. Nella bolla dell'eliosfera la densità di questo plasma scende notevolmente.

Il riscontro è arrivato proprio grazie all'attività solare. A bordo della sonda c'è uno strumento, sviluppato a suo tempo dall'Università dello Iowa, che è in grado di misurare i fenomeni ondulatori nel plasma, su frequenze che come avviene nella magnetosfera terrestre possono trovarsi anche nello spettro udibile. Una straordinaria elaborazione che condensa in 16 secondi oltre 220 giorni di osservazioni, mostra due eventi audio nello spettro tra 1 e 3 kHz registrati in corrispondenza del momento in cui lo strumento PWS di Voyager "ascolta" l'onda d'urto tra la debole emissione di un brillamento solare e il plasma interstellare. Le caratteristiche spettrali di queste piccole scosse permettono di estrapolare la densità del plasma che circondava in quei momenti la sonda. Una densità in continuo aumento, segno che le particelle solari non hanno più effetto su un plasma in cui Voyager si sta immergendo sempre di più.

Della sonda ci resta un'ultima, struggente immagine, che il radiotelescopio Very Long Baseline Array ha ottenuto all'inizio dell'anno non nel visibile ma nello spettro radio centrato intorno agli 8420 MHz, la frequenza su cui opera, con poco più di 20 watt, il Voyager I. Il puntino allungato che vedete nella foto qui in alto corrisponde vagamente alla forma del veicolo spaziale. Ciò che vediamo non occupa più di uno o due millisecondi d'arco. Un secondo d'arco corrisponde alle dimensioni di una monetina vista da 4 chilometi di distana. Gli strumenti di bordo continuano a essere alimentati dai generatori termoelettrici a radioisotopi di plutonio-238 che secondo le stime dovrebbero assicurare abbastanza energia fino al 2025. Poi forse la sonda dovrà proseguire il suo viaggio invisibile e inascoltata, a 38 mila miglia all'ora di velocità.