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08 novembre 2015

La Finlandia assegna 18 nuove licenze. Una anche per una stazione sulle onde medie

Sorpresa, sorpresa. L'agenzia regolatrice finnica Viestintävirasto (FiCoRa) ha assegnato 18 licenze valide fino alla fine dellì'anno 2019. ad altrettante stazioni radio in 30 località finlandesi. Le frequenze in gioco non sono solo in modulazione di frequenza. Insieme a 36 frequenze FM, FiCoRa a ha infatti destinato una frequenza in onde medie, i 729 kHz, a Pispalan Radioyhdistys una associazione di Tampere che trasmette musica nostalgica. In origine le frequenze in onde medie da assegnare erano quattro.
New radio programming licences granted for several applicants
(Published 05.11.2015)
FICORA has granted 18 new programming licences for analogue radio broadcasting operations in 30 different localities in Finland.
In the application round for radio programming licences that ended at the end of August, 94 new frequencies and four frequency blocks for analogue FM radio broadcasting as well as four frequencies for AM radio broadcasting were available for application. The programming licences granted by FICORA cover 36 of the FM frequencies and one of the AM frequencies that were available for application. Furthermore, frequencies are allocated to Yleisradio's YLE Puhe network in Alajärvi and Kankaanpää. There were no applications for 16 frequencies, and the applications for the rest were transferred to the Government for decision because of insufficient availability of frequencies.
Two thirds of the programming licences granted by FICORA concern completely new frequency blocks. These programming licences for new frequency blocks were granted to Pispalan Radioyhdistys ry, Alueradiot Sastamala Oy, Love FM Oy, Kaimax Media Oy, Kevyt Kanava Oy and Mediatakojat Oy.
Roughly a third of the new programming licences were connected to previously granted programming licences, as requested by the applicants, by incorporating the granted frequencies into existing frequency blocks. Programming licences for extension of coverage were granted to Nordic Palvelut Oy, Kristillinen Media Oy, Oy Suomen Uutisradio Ab, Järviradio Oy, NRJ Finland Oy, Kevyt Kanava Oy and Suomen Lähiradiot Oy.
Radio broadcasting on frequencies subject to the programming licences must be started within six months of the first date of the licence period. The programming licences expire at the end of 2019.
Radio Pispalan sul proprio sito fa sapere che i 729 verranno attivati il più presto possibile, specificando di voler utilizzare i suoi nuovi canali per diffondere due programmazioni separate. L'elenco completo delle licenze e frequenze assegnate le troverete su questo pdf. Saranno da valutare le opportunità di ascolto notturno dalle nostre parti.

22 settembre 2013

Norvegia, tra nostalgia e progettività. Nuovi test per la stazione hobbystica in AM LKB/LLE.

Dopo analoghi casi in Finlandia e Germania, anche in Norvegia, la nazione che si appresta a spegnere definitivamente le radioemittenti analogiche, FM compresa, per passare alla radio digitale, parte un progetto di radiofonia in onde corte a bassa potenza. L'origine del progetto è hobbystica e radioamatoriale, ed è basata credo in parte sull'uso di impianti vintage appartenuti alla stazione in onde medie e lunghe di Bergen della NRK, l'ente di stato norvegese, trasformato in un museo dal locale club di radioamatori.
L'anno scorso erano state effettuate delle trasmissioni sperimentali celebrative su 1314 kHz (frequenza usata non da Bergen ma da un potente impianto che copriva la Norvegia e il nord Europa anni fa). Ora però sembra che intorno alla stazione che ancora viene designata dalla storica sigla LKB, possa nascere un progetto più articolato. Svenn Martinsen, appassionato di radio pirata e organizzatore della Web radio  Northern Star in collaborazione con l'associazione Foreningen Bergen Kringkaster, avrebbe finalmente ottenuto (dopo una richiesta inoltrata già nel 2009) dalle autorità norvegesi una licenza "test e sviluppo" che consente al club di operare con un trasmettitore in onde medie e uno in onde corte.
Gli ultimi due mercoledì, l'11 e 18 settembre, sono stati svolti i primi test su 1314 kHz e 5895, con potenze molto basse, tra i 50 e gli 80 watt. Il primo test, in voce e musica, su 5895 non ero riuscito ad ascoltarlo, ma l'altro ieri, anche grazie alla tempestiva segnalazione di Chris Diemoz, ho ascoltato il segnale da Bergen, modulato in USB. La trasmissione consisteva nella semplice ripetizione del nominativo dei due impianti LKB/LLE-2 e 3 in codice Morse, isentificazione che faceva seguitonalla tipica chiamata generale delle stazioni telegrafiche, la serie "VVV" ripetuta tre volte.
Ecco un campione del segnale di LKB/LLE su 5895 ricevuto a Milano con un semplice portatile. La chiamata Morse si distingue abbastanza bene, ("vvv de lkb/lle"):



Secondo Martinsen le prove di LKB dovrebbero preludere al lancio di una stazione più regolare, anche se non sono chiari le possibili tempistiche e la regolarità delle future trasmissioni. La finnica Scandinavian Weekend Radio per esempio trasmette ogni primo sabato del mese. Probabilmente ci saranno altri test e bisognerà anche fare maggiore chiarezza sulla reale provenienza di questi segnali. Molto probabilmente le prove su 5895 sono state effettuate con un impianto che era stato utilizzato lo scorso anno per un analogo esperimento effettuato in Svezia, a Deslbo, 350 chilometri a nordest di Stoccolma, per una riunione di appassionati della radio. In quella occasione, dal 1 al 3 giugno 2012 aveva trasmesso, con una licenza temporanea, Radio Dellen International. Non si può escludere che per i test di LKB siano stati utilizzati la stessa location svedese o quanto meno lo stesso apparato.
Tutte queste attività dimostrano sicuramente il forte attaccamento alla radio ancora vivo nella comunità dei radioamatori e degli ascoltatori delle emittenti internazionali. C'è anche da aggiungere la sensazione positiva sulla disponibilità dimostrata dalle varie authority nazionali, che sembrano aperte a discutere la possibilità di aprire a un uso più generalizzato frequenze che erano un tempo appannaggio di grosse emittenti pubbliche, o addirittura di servizi di comunicazione non broadcast. Come hobbysta non posso non essere emozionato di fronte a queste nuove opportunità di dare la caccia a segnali deboli, comunque non facili da captare.
Un'altra parte di me, quella ancora convinta delle straordinarie potenzialità del mezzo radiofonico in generale e di porzioni di spettro ormai dimenticate come le onde medie e corte in particolare, si sente invece un po' perplessa. Le frequenze che un tempo erano dominate da numerosi grandi e piccoli broadcaster, emittenti religiose, locali e clandestine, oggi vede la presenza di qualche grande nazione, di alcuni organismi religiosi, una manciata di emittenti regionali o locali di nazioni in via di sviluppo e infine una pletora di programmi che vengono diffusi da enti, associazioni, partiti e gruppi che affittano la loro capacità trasmissiva da società commerciali non più pubbliche. Poi ci sono le stazioni non autorizzate, pirata, che sono sempre molto divertenti ma si comportano sempre più come i radioamatori con licenza, comunicando via Internet con i loro ascoltatori e spesso spostando la frequenze delle loro saltuarie trasmissioni in modo da favorire certe aree di ascolto sulla base delle indicazioni ricevute in tempo reale. Ripeto, tutto molto divertente e stimolante, anche perché si tratta di stazioni che usano livelli di potenza molto bassi e ascoltarle a grande distanza può essere un'impresa.
Fa molto piacere assistere al moltiplicarsi di iniziative che cercano di uscire dalla sfera della non ufficialità o della palese violazione delle leggi vigenti e conquistare una certa regolarità. Ma sarebbe bello se ci fosse una maggiore progettualità, che il modello non debba continuare per forza a essere quello della stazione pirata musicale. Lo stesso discorso vale per esempio per le varie stazioni locali in onde medie che in questi ultimi due o tre anni hanno effettuato o stanno effettuando i loro test in Italia. La situazione è più o meno la stessa: in Italia le onde medie non sono mai state autorizzate fuori dal contesto dell'ente pubblico RAI e invece proprio nelle onde medie potrebbe esserci molto spazio per associazioni, scuole, enti no profit, pubbliche amministrazioni locali. Parliamo di stazioni a bassa potenza in grado di coprire un bacino d'ascolto limitato, ma il concetto di "nicchia" dovrebbe essere solo geografico. La radiofonia è capace di portare avanti discorsi molto complessi, di impattare su aspetti sociali importanti, sulla vita dei centri urbani, delle periferie, delle persone. Io oso ancora sperare che da tutti questi esperimenti di natura hobbystica possa emergere un fenomeno molto più esteso, contenuti che valga davvero la pena di seguire, possibilmente in chiave partecipativa.

17 ottobre 2011

Segnali di tempo, dalla Finlandia all'Appennino

Nella bellissima casa di campagna di Giovanna e Paolo sull'appennino parmense (una sub-frazione di Tiedoli, nel comune di Borgotaro) e grazie alla puntuale segnalazione di Fabrizio Magrone sono riuscito a ricevere ieri, domenica, l'elusivo segnale (talmente elusivo che in questo post me n'ero scordato completamente) della stazione di tempo e frequenza campione finlandese, gestita dal laboratorio MIKES di Espoo e operativa sui 25 MHz. Ero sempre stato convinto che fosse la tipica ricezione da provare durante l'estate, in condizioni di E sporadico conclamato. Finora in quel periodo non mi era riuscito di ascoltare niente, dev'essere bastato un buon rafforzamento alle quote dello strato ionosferico F02 per centrare finalmente il bersaglio. Il segnale del MIKES dovrebbe essere di soli 100 Watt e la codifica utilizzata per le informazioni di data e orario è la IRIG-B. Il picco di ricezione si è verificato intorno alle 15 italiane, quando il segnale è arrivato sul mio portatile Tecsun PL660 con il corto filo d'antenna in dotazione.

04 settembre 2010

L'Italia scopre le onde medie locali e io sento la Finlandia

Sono nella mia postazione ligure per l'ultimo weekend prima della definitiva ripresa delle ostilità autunno-inverno. Ho trovato un po' di danni alle solite antenne e sto provando, per la prima volta, l'antenna "loop" Wellbrook ALA1530 che entra in funzione in queste situazioni di emergenza. Funziona davvero bene.
Avevo la curiosità di provare in questi giorni una delle nuove emittenti italiane in onde medie segnalate in queste settimane nei dintorni di Bologna, Ondamedia Broadcast, su 1512 kHz. Fabrizio Magrone mi aveva inviato questa scheda ricevuta dal gestore dell'impianto «... situato tra Bologna e Ferrara, nel Comune di S. Pietro in Casale. Il trasmettitore è una costruzione a Mosfet di un ingegnere greco, con una potenza massima di circa 600 Wpep. Attualmente è regolato su una potenza di circa 350-400 Wpep su antenna verticale 1/8 d'onda.» Francamente non mi pare di aver riscontrato traccia di Ondamedia Broadcast oggi. E neppure dell'altra emittente, attiva sembrerebbe da Gabicce, non lontano da Cattolica, su 1566, Radio Melody. Un radioamatore veneto ha caricato su Youtube il filmato della ricezione di entrambe: Ondamedia Broadcast e Melody.
E' strano assistere a questo proliferare di stazioni a bassa potenza su una banda che la Rai sta gradualmente abbandonando (secondo alcune indiscrezioni è possibile che entro breve tutti gli ultimi trasmettitori OM pubblici italiani vengano disattivati). Vero è che in circolazione ci sono numerosi apparati dismessi proprio dalla Rai, ma non bisogna dimenticare che non è previsto in Italia l'assegnamento di frequenze in onde medie a operatori privati. Pur essendo uno sfegatato nostalgico, non posso negare che il modello di business di queste iniziative - lodevoli dal mio punto di vista - è obiettivamente difficile da individuare. Possibile un sostentamento con la sola pubblicità locale? Chissà.
Le onde medie deludono, o più probabilmente queste nuove stazioni vanno semplicemente avanti a singhiozzo, ma in compenso mi è appena arrivata con un segnale sorprendente, su 11720 kHz, l'emittente finnica Scandinavian Weekend Radio, curiosa stazione radio hobbystica - ma regolarmente autorizzata - che opera in genere il primo sabato del mese su 1602 kHz delle medie e quattro altre frequenze delle onde corte. E' l'ultima, da queste parti, a servirsi di frequenze che l'emittente di stato YLE ha abbandonato da anni. SWR non ha impianti molto potenti e infatti è piuttosto raro che arrivi, figuriamoci con il segnale che potete sentire nella registrazione che segue. L'annunciatore dopo l'identificazione legge in diretta l'sms che avevo mandato al numero della radio.

Nel clip c'è la fine del primo slot di un'ora che SWR ha iniziato a trasmettere alle 21 UTC (la mezzanotte di venerdì in Finlandia). I programmi continuano per altre 24 ore, fino alla mezzanotte di sabato. Già dalle 22 UTC SWR cambia su 11690 (in parallelo con 6170 kHz, e 1602 kHz, entrambi proibitivi qui da me), ma stasera ci devono essere dei problemi di modulazione o di feed audio su questa frequenza. Provate anche voi, SWR è molto simpatica e può essere considerata un ascolto difficile.

27 aprile 2010

La Cina è vicina. A Houston

Bellissimo l'articolo del Washington Post che mi ha segnalato l'amico Benn. Si parla della strategia di China Radio International, la vecchia Radio Pechino, che sta finanziando (si parla di oltre sei miliardi di dollari) un ambizioso piano di ritrasmissione dei suoi contenuti all'estero. Nel caso del WP lo spunto è una piccola stazione in onde medie di Galveston, non lontano da Houston (ma abbastanza da non coprire la città di giorno, mentre CRI, rivela il giornale, crede di sì…) nel Texas.
In Europa questa strategia - che risale all'epoca del relay da Radio Tirana, ben prima della caduta del muro - ha già portato CRI a occupare la frequenza di 702 kHz di Radio Montecarlo (tre ore ogni giorno in lingua italiana).
Da qualche tempo, invece, la frequenza di 963 kHz prima occupata dalla radio nazionale finnica YLE serve per ritrasmettere (credo proprio con la collaborazione di CRI) programmi multilingue, tra cui il cinese, di Radio 86, una iniziativa di FutuVision, una società di Tampere che agisce per la promozione degli scambi culturali e commerciali con la Cina.

From China's mouth to Texans' ears: Outreach includes small station in Galveston

By John Pomfret
Washington Post Staff Writer
Sunday, April 25, 2010

GALVESTON, TEX. -- Cruise southeast out of Houston, past the NASA exits and toward the Gulf of Mexico, and you pick up something a little incongruous on the radio, amid country crooners, Rush Limbaugh, hip-hop and all the freewheeling clamor of the American airwaves. "China Radio International," a voice intones. "This is Beyond Beijing." Way, way beyond Beijing.
Sandwiched between a Spanish Christian network and a local sports station, broadcasting at 1540 on your AM dial, is KGBC of Galveston, wholly American-owned and -operated, but with content provided exclusively by a mammoth, state-owned broadcaster from the People's Republic of China. Call it KPRC. Or as the locals quip: Keep Galveston Broadcasting Chinese.
The little Texas station may be modest, but it is part of a multibillion-dollar effort by the Chinese government to expand its influence around the world. As China rises as a global force, its leaders think that their country is routinely mischaracterized and misunderstood and that China needs to spread its point of view on everything from economics to art to counter the influence of the West. Beijing's new response is typically massive and ambitious: a $6.6 billion global strategy to create media giants that will challenge agenda-setting Western behemoths such as Rupert Murdoch's News Corp., the BBC and CNN.
At a time when the Western media are contracting, China is pushing its government-run news services to expand from America to Zimbabwe. The Chinese are creating TV networks, pouring millions into English-language newspapers, leasing radio stations on all continents and broadcasting TV news to a worldwide audience in six languages. The stations don't broadcast outright propaganda, but rather programming with a Chinese focus and flavor, tailored for local audiences. In Galveston, the format mixes China-centric international news, talk shows about the status of China's women and a healthy dose of gangsta rap -- all in English.
In New York, China's official Xinhua News Agency is moving its North American headquarters from a small building in Queens to a sprawling office complex in Times Square. It will soon have more than twice as many bureaus in the United States as any Western news agency has in China.
Xinhua plans to increase its worldwide footprint from about 130 bureaus to close to 200 and is equipping each one with a videographer. And last year it started its own television news channel -- in both English and Chinese. China Central Television, the main state broadcaster, operates its biggest overseas bureau in Washington. In a sign of its increasing ambition, CCTV will begin live financial news coverage (in English) on Monday from the New York Stock Exchange.
Behind the push is a Communist Party hierarchy that has seized upon the idea of "soft power" as China's new Holy Grail in its search for superpower status. President Hu Jintao has publicly stressed the strategy. And in 2008, Li Changchun, the party leader responsible for propaganda, summed up China's rationale: "In the modern age, whichever nation's communication methods are most advanced, whichever nation's communication capacity is strongest . . . has the most power to influence the world."

Tangled party line

But if there's a whiff of "Nineteen Eighty-Four" in China's efforts to mold minds, there's also a dollop of Rube Goldberg in its missteps.
Much of the $6.6 billion budget hasn't been allocated because Chinese media companies have come up with unworkable ideas, Chinese government sources said. For example, a scheme to place TV screens showing pro-China content in European supermarkets hasn't materialized because China is having difficulty finding a firm to downlink the satellite feeds.
Beijing bureaucrats ended a program that allowed reporters on the recently relaunched U.S. edition of the China Daily, a Chinese state-owned newspaper, to do original reporting and not simply reprint stories provided by headquarters.
But even reprinting the party line has caused problems. Chinese journalists broadcasting to overseas markets have been punished for repeating reports of state-owned media in China. Chinese diplomats complained that those reports -- in one case about China's mining disasters -- were hurting China's image abroad. "We've increased the quantity of the work we do but not the quality," said Yu Guoming, deputy head of the journalism school at People's University in Beijing. "So far, the results are lousy. We really need a new way to present our story. We can't just use the old logic and throw lots of money at it."

Not quite Houston

Then there's Galveston. China Radio International thinks that KGBC is broadcasting in Houston, as evidenced by on-air announcers saying, "You're listening to KGBC Houston." But Galveston is about 50 miles from Houston, and the station's signal fades well before it reaches Texas's No. 1 media market.
Marc Shorey, an American who advised CRI on its expansion plans last year before he was forced to resign for criticizing the plans as poorly thought out, said a Chinese middleman convinced CRI that KGBC would reach listeners in the Houston market. "Oops," he laughed. "They really haven't a clue as to how to win over the foreign market. They could use a lesson in geography as well."
Bad advice and corrupt consultants bedeviled the Chinese as they sought to increase their global heft, several consultants said. "They don't know the market so they are relying on the kindness of strangers," Shorey said.
CRI signed the Galveston deal in December; last year it replaced the country music on KHCM-AM in Hawaii with Chinese content. It also broadcasts one or two hours a day in about 20 other cities in the United States and Canada, including Washington's WUST-AM.
It has two FM stations in Australia: in the capital, Canberra, and in the western city of Perth. It runs a station in Nairobi, and it is becoming a major player in local radio throughout the South Pacific, Africa and Latin America. "Their philosophy is build it and people will tune in," Shorey said. "It's unclear whether that's happening."

After Tiananmen Square

China started its campaign to change how the world thinks after the Tiananmen Square crackdown in 1989 when its worldwide reputation had hit rock bottom.
First it focused on the overseas Chinese because of their importance as investors to China's economy. In 1992, China Central Television launched a Chinese-language satellite TV channel called CCTV-4, on which it spends at least $5 million a year. Beijing also began a campaign to influence Chinese-language media outside China. China's state-run news media successfully bought off or competed against outlets that supported Taiwan, democracy in China or banned groups such as the Falun Gong spiritual movement.
Anne-Marie Brady remembers using New Zealand's Chinese-language newspapers in the 1970s to study Chinese and being impressed by the broad array of opinions. Not anymore. "Twenty years ago Chinese-language newspapers definitely didn't have the People's Daily view of the world," said Brady, a professor in Chinese media studies at the University of Canterbury in Christchurch. "Now they all do."
In the United States, the Chinese-language market is more diverse because of the presence of a large number of Taiwanese. Even here, however, China's voice is rising. CCTV is now distributing its Chinese-language news and drama programs free to dozens of smaller cable and other TV stations throughout the United States in an attempt to squeeze out Taiwanese programs, industry insiders said. China first hit the U.S. airwaves in English in the summer of 1993 when Alan Pendleton, of New World Radio in Falls Church, negotiated a deal to get China Radio International on his station WUST in the District.
In the beginning the broadcasts were not only hard to hear, they were also boring, Pendleton said. "We told them we're not interested in listening to a bunch of propaganda about the five-year plan in Sichuan province for wheat production. We want you to be our window into China. And so they did it." Now, Pendleton said, "I listen to the program and I don't hear any blatant BS. What they try to do is put a human face on China."
In 2000, China started a 24-hour satellite English news channel called CCTV-9. CCTV-9 is planning to grow from 10 bureaus to about 50 worldwide, and that's just for its English-language service, said Jack Fensterstock, a Bethesda-based consultant who has worked with China's media for more than 30 years.
In October, Fensterstock's company, Tantao News, signed a contract with China's other mammoth new agency, Xinhua, under which Tantao can chose any Xinhua content for its Web site, YouTube and mobile platforms such as the BlackBerry, Windows Mobile, Google's Android system and the iPhone.
Fensterstock said he believes he has a viable business model because Xinhua's coverage is broader than almost any other news service in business. Xinhua has more reporters in Africa and Asia than any other news service in the world. And it is not bothered -- at least for now -- about advertising and profits. "Their primary concern is to show they are professional and not biased," he said. "They are looking for credibility."
Back in Galveston, there's befuddlement about why China chose the sleepy hurricane-ravaged island as the gateway into the American psyche. George Lee, who hosted a show on the station before CRI took over, said when he first heard about the Chinese coming he thought it was a joke. "They're taking over the world and they're starting here?" Lee said looking out at the Gulf of Mexico on a recent blustery afternoon. "I guess they just took a wrong turn."

05 maggio 2007

SWR, un modello per l'onda corta autogestita

Le onde corte diventeranno un fenomeno in parte autogestito? Ieri sera, come ogni primo sabato del mese, ha iniziato le sue trasmissioni SWR, Scandinavian Weekend Radio. Contrariamente a quanto si può pensare, non è una stazione pirata, ma una stazione privata, con regolare licenza delle autorità finniche che hanno autorizzato SWR a operare su onde corte (11720 e 11690, 6170 e 5980 kHz) e in onde medie (1602 kHz). Questa è la griglia dei programmi per il 5 maggio. La potenza, dopo i 50 Watt delle prime trasmissioni nel 2001, oggi è di 100 Watt ma secondo la stazione la licenza consentirebbe già l'impegno di potenze superiori. SWR apre puntualmente a mezzanotte del primo venerdì del mese, ora locale. Ieri alle 21.30 UTC su 11720 il segnale non era affatto male qui a Milano, considerando che ascoltavo con un Degen 1103 e la sua piccola antenna nel mio brodo di rumori. Walter Mola, da Torino, mi confermava che con una antenna K9 il segnale era ottimo, come raramente è stato per una emittente tutto sommato piuttosto elusiva. C'era un bel programma di musica rock (titoli nuovi, come Smoke on the water) e un DJ che parlava in perfetto inglese. Come faccio spesso in questi casi ho inviato un sms per avvertirlo della mia ricezione e ho ricevuto subito una risposta on air. Quando è passata su 11690 kHz la stazione è sparita e anche ora, mentre scrivo alle 8.20 UTC di sabato 5, questa frequenza è occupata da qualcos'altro. Proverò più tardi di nuovo su 11720. Non riesco a capire il perché di una differenza così marcata tra le due frequenze dei 25 metri, visto che l'antenna a 3 elementi dovrebbe essere la stessa e non dovrebbero influire troppo i 30 kHz di separazione.
Comunque la si metta SWR non è una stazione facile da sentire da queste parti e la ricezione dà sempre una certa soddisfazione. Il progetto nasce a fine 1999 come associazione tra hobbysti e tutt'ora il team di SWR dice di non avere altre risorse di tempo da investire nelle trasmissioni. Gli impianti sono autocostruiti e la sede dello studio è la località di Virrat, a nord, nord ovest di Helsinki e non lontano da Pori, dove l'emittente di stato YLE operava i propri impianti in onde corte. Con la chiusura di questi ultimi, SWR è rimasta l'unica stazione in HF ufficiale in Finlandia. L'altra FinnHits Radio, mi risulta essere priva di licenza. E io comincio a chiedermi se questo modello di stazioni hobbystiche autorizzate non sia destinato a fare scuola, in Europa e altrove. SWR è fatta dagli appassionati delle onde corte per altri appassionati. Un pubblico di nicchia per una offerta di nicchia. Il modello risulterebbe più facilmente sostenibile se i regolamenti nazionali consentissero un certo grado di flessibilità nel rilascio delle autorizzazioni. Secondo la dettagliata FAQ che potete trovare sul sito di SWR il costo di un impianto da 50 Watt autocostruito è compreso tra i 500 e i 1.000 dollari (analoghi impianti professionali costano tra i 1.000 e i 5.000). Costituire una società no profit per mettere insieme queste somme non sarebbe un sogno proibito. Sarebbero stazioni un po' particolari, evidentemente: molto autoreferenziali. Ma utilizzando la lingua inglese e sfruttando la capacità propagativa delle onde corte, avrebbero un bacino di utenza sufficientemente esteso. Alla fine il problema principale per noi hobbysti delle onde corte (e delle locali in onde medie) è continuare ad avere delle stazioni da ascoltare. Costruirsi le stazioni da soli sarebbe un escamotage, ma sempre meglio che inventarsi ricezioni fasulle. Nel caso di emittenti come SWR c'è anche una componente di studio della propagazione e di pianificazione delle frequenze, un po' come negli esperimenti dei radiofari amatoriali a bassissima potenza. E non trascurerei l'aspetto dei contenuti: le stazioni in onde corte controllate da piccole associazioni di appassionati potrebbero inventarsi una programmazione intelligente (anche se quando ci si avventura nei territori della musica commerciale i paletti e i fili spinati si moltiplicano). Io un pensiero ce lo farei.


27 dicembre 2006

Il Nord Europa chiude il sipario sull'AM

Capodanno triste per tre nazioni del Nord Europa, Islanda Danimarca e Finlandia, che abbandonano la radio alla vecchia maniera. I trasmettitori in onde medie e lunghe di Kalundborg, in Danimarca, dovrebbero cessare a mezzanotte del 31 dicembre le trasmissioni dei programmi P5 e P6 della radio pubblica danese. Una decisione che risale ai tagli sul budget (95 milioni di corone) stabiliti nel 2005. Ci sono insomma altre tre o quattro sere per provare due frequenze storiche come i 1062 kHz (ricordo i tempi in cui a Milano facevano a gara, al mattino presto, con le onde medie di RAI Sardegna) e i 243 kHz. In Danimarca il DAB diventa sempre più forte, anche se per adesso non si pensa di abbandonare l'FM. Sullo spettro AM è difficile ovviamente fare previsioni, ma non si possono escludere riusi in modalità digitali come il DRM, su frequenze da assegnare alle radio comunitarie.
Il vero problema della modulazione d'ampiezza così come era stata concepita ai suoi esordi, cioè come strumento per la copertura di estesi bacini di pubblico, espatriati inclusi, sono i costi operativi e della manutenzione. Mettere qualche centinaio di kilowatt in antenna non è cosa che molte emittenti, soprattutto di stato, possono più permettersi. Anche in considerazione dell'impatto ambientale complessivo di tutta quella corrente elettrica da generare. La Danimarca aveva già lasciato le onde corte diversi anni fa, quando fu deciso di smantellare gli impianti di Herstedvester nel 1990. Fino al 2003 Radio Danmark utilizzò per i suoi programmi dei ripetitori norvegesi. Oggi neppure questi ripetitori esistono più.
Dall'Islanda invece non arriveranno più le voci del relay su onde corte dei programmi interni. Alla fine del 2006 "salteranno" insieme ai tappi dello spumante, le due frequenze di 12115 e 13865 kHz affittate dall'ente per le comunicazioni marittime e facilmente ascoltabili in Europa nel pomeriggio. Prendo in prestito la notizia di Bernd Trutenau/Cumbre apparsa a novembre sul blog di Gayle Van Horn, MT Shortwave Central:

Iceland's RÚV to end SW relays of main newscasts

The Icelandic public broadcaster RÚV will end the SW relays of its main newscasts by the end of the year. Since the 1970s, RUV had leased SW capacities at the Gufunes Telecommunicatons Centre in Reykjavík to serve Icelandic ships and expatriots in Europe and North America.
(Bernd Trutenau-LTU/Cumbre DX)

Correspondence to the station may be directed to:
Icelandic Broadcasting Corporation
International Relations Department
Efstaletti 1
IS-150 Reykjavik, Iceland
(GVH/TP NC)

Station relays home service newscasts. RÚV is the public service broadcaster in Iceland. Transmissions are in AM-compatible R3E modulation USB with -6dB carrier reduction on the following schedule in Icelandic.
Smobilitazione generale anche in Finlandia, dove a partire dal 1 gennaio vengono ufficialmente abbandonate le onde corte, dopo la cessazione quasi totale delle trasmissioni in onde medie. Ecco la storia degli impianti in onde corte di Pori, costruiti nel 1948, appena pubbicata su YLE News:

YLE Ends Short Wave Broadcasts
Published 24.12.2006, 18.37 (updated 25.12.2006, 18.54)

The end of the year marks the end of an era in Finnish broadcast history. On December 31st, YLE- the Finnish Broadcasting Company will transmit its final short wave broadcast. For half a century, short wave radio was the only way to stay in touch with home. Now internet and mobile services are taking over.

From January,1st. a world band radio will no longer keep Finnish listeners in touch with news from home. This follows a decision taken earlier this year by YLE to close down all international short wave broadcasts in favour of internet, mobile and satellite services. Finland's first pre-war short wave broadcasts were transmitted from Lahti, former home of the nation's only long wave station. The country's post-war attempts at international broadcasting were transmitted from a short wave station at Pori on the west coast. Opened in 1948, it provided a link with home for Finns residing abroad. Broadcasts sent out from Pori also attracted many enthusiastic listeners around the world through its popular English language broadcasts. For a time, there were also broadcasts in German and French.
Cold war power battles over the airwaves soon began to drown out Finland's small voice and a new purpose-built short wave centre was inaugurated outside Pori in the eighties. A powerful medium wave transmitter at the site served Finnish speaking listeners in parts of Sweden. The close down of the Pori shortwave station also means YLE will lose some listeners to its Russian service. These broadcasts are more and more aimed at the Russian minority living in Finland. YLE broadcasts daily news bulletins in English on radio and television but these are aimed for audiences in Finland.
Replacing the shortwave broadcasts are an internet service and mobile phone services as well as satellite distribution of all YLE radio channels. Jorma Laiho, Director of Corporate Technology at YLE believes few people will miss the short wave service. However, he admits that older Finns abroad might protest at the closure of the service from Pori that has kept them informed of events back home for over half a century.
Consoliamoci pensando ai tempi che furono sulla lettura di questa bella brochure sugli enti radiotelevisivi pubblici delle cinque nazioni nordiche che ho trovato proprio sul sito di Danmark Radio. Al momento, solo la Svezia mantiene un trasmettitore in onde medie, parzialmente la Finlandia continuerà a utilizzare un unico impianto, la Norvegia affitta ogni tanto le antenne su 1314 kHz spente pochi mesi fa e l'Islanda trasmette sulle onde lunghe (possibili anche qui, ma non facili). Poi non dite che sono pessimista.