18 aprile 2010

MDSR, per sperimentare la (de)modulazione digitale


MDSR, Modulator-Demodulator Software Radio, è un progetto realizzato da Alex Schwarz - VE7DXW, austriaco naturalizzato in Canada, per consentire un approccio ibrido alla software defined radio. L'idea è quella di combinare un apparato di ricetrasmissione convenzionale con procedimenti di demodulazione (in ricezione) e modulazione (in trasmissione) completamente software.
MDSR necessita quindi di una parte software per pc e di un modulo hardware che converte la media frequenza a 455 khz dello stadio di ricezione ai 12 kHz dell'ingresso
della scheda audio. E che in direzione opposta converte il segnale modulato numericamente e convertito in analogico a 12 kHz verso i 455 kHz da innestare successivamente nel blocco di trasmissione del "ricetrans" (funzionalmente un transceiver SSB radioamatoriale utilizza in modo simmetrico e speculare i blocchi di miscelazione IF e BFO e niente vieta di sostituire solo quello che c'è a valle della media frequenza che fa da anello di congiunzione).
Come si vede un approccio diverso da quello adottato in progetti come SoftRock, ma piuttosto interessante per chi vuole sperimentare il concetto di modulazione numerica senza sostituire del tutto i propri apparati. Il sito del progetto contiene anche gli schemi per la realizzazione di un semplice convertitore 455/12 in sola ricezione che può servire a chi vuole demodulare col proprio pc i segnali Digital Radio Mondiale ricevuti con apparecchi analogici. Ho trovato i riferimenti alla soluzione proposta da Alex Schwarz su nuovo gruppo di discussione SDRlist, da poco aperto su Yahoo e dedicato a tutti i progetti SDR oggi in corso.

17 aprile 2010

Una inaspettata radio-spia milanese

Haaretz dedica un interessante approfondimento al personaggio di Michael Harari, figura leggendaria nella storia dei servizi di intelligence israeliani, l'uomo che aiutò a tirare le fila di operazioni come il raid di Entebbe o "Ira di Dio", la missione, successivamente immortalata nel film di Steven Spielberg "Munich", per vendicare l'uccisione, a Monaco, degli atleti della squadra israeliana olimpica. Ma fu anche coinvolto nelle oscure vicende panamensi immediatamente precedenti l'invazion americana, quando Harari divenne addirittura consigliare di Manuel Noriega.
Comprensibilmente Harari non è mai stato troppo incline a farsi intervistare. Il quotidiano di Gerusalemme cita il momento pubblico più famoso, il colloquio con i giornalisti del primo canale della tv pubblica israeliana ormai più di venti anni fa. Oggi Harari è tornato a parlare, a lungo, con il giornalista del Messaggero Eric Salerno, che ha utilizzato queste conversazioni per il suo recentee libro Mossad Base Italia. Al centro dell'attenzione di Salerno ci sono le relazioni tra servizi israeliani e italia, nei giorni immediatamene successivi alla seconda guerra mondiale. Hariri ha raccontato a Salerno delle sue esperienze come radio operatore della Aliyah Bet, l'organizzazione segreta che nelle diverse nazioni organizzava il reimpatrio clandestino di chi voleva migrare nella Palestina britannica e in Israele prima della dichiarazione dello Stato nel 1948. Harari era dislocato in Lombardia e il suo nominativo era FNM, come "Ferrovie Nord Milano" (il che chissà perché mi fa ricordare le volte che uno torna dalla Malpensa su uno degli ultimi treni e viaggia con la security di El Al, ragazze e ragazzi giovanissimi, molto simili a come doveva essere Harari 60 e più anni fa, che abitano tra la città e l'aeroporto e scendono da quel treno come "normali" pendolari, solo a un'ora un po' insolita).
Il libro di Salerno parte da queste prime forme di collaborazione offerta agli agenti pre-israeliani per elaborare una storia dei rapporti tra i servizi informativi italiani e il Mossad e gli altri servizi dello Stato ebraico, rapporti che coinvolgono anche personaggi fascisti e post-fascisti. Un libro che non potrà non far discutere, corroborando le ipotesi cospirazioniste dei tanti, troppi nemici di Israele (non appartengo a questa infausta schiera, zeppa di antisemiti dichiarati) ma facendo anche arricciare il naso ai pochi gruppi di sostenitori, come Informazione corretta, che scrive un sacco di cose giustissime con il tono da mastino del nostrano giornalismo di destra, inducendomi a volte a dubitare che la difesa di Israele sia l'obiettivo primario. Personalmente ritengo che certe storie vadano raccontate, dando voce ai protagonisti e alle loro testimonianze dirette, a dispetto di chi ritiene - spesso per motivazioni diametralmente opposte - che sia sempre meglio tacere. Dall'articolo di Haaretz sembra di capire che Harari non abbia smentito il racconto riportato da Eric Salerno. La sua vicenda di operatore radio va così ad aggiungersi ai pochi fatti e alla notevole mole di folklore che da anni andiamo imbastendo a proposito delle stazioni-numero sulle onde corte, le presunte centrali di controllo delle reti di agenti del Mossad e di tanti altri servizi spionistici in tutto il mondo.

Tales of Harari in Italy
By Yossi Melman

Mike Harari is one of the most admired and mysterious figures in Israel's intelligence community. But over the last quarter century, his numerous clashes with journalists and photographers have supplied ample evidence of his attitude toward the media: He is not a big fan. Except for one interview with Channel 1 television in 1989, given in order to clear his name, he always adamantly refused to be interviewed.
Harari headed the Mossad's Caesarea operations department during the dramatic years of the fight against Palestinian terrorism in the 1970s. His otherwise successful career in the agency was tarnished in July 1973, when a team from the Mossad's Kidon unit killed Ahmed Bouchiki, an innocent Moroccan waiter, in Lillehammer, Norway after mistaking him for the real target: Hassan Ali Salameh, a senior member of the Black September organization, who was involved in planning the kidnap and murder of Israeli athletes at the 1972 Munich Olympics. Several Mossad agents were caught and served time in jail, but Harari and then Mossad chief Zvi Zamir, who supervised the operation on the ground, managed to get out of Norway.
Harari continued in the Mossad for another two years and then went into business. He served as Panama's honorary consul in Israel and as an adviser to Panama's former president, Manuel Noriega.
In 1989, U.S. President George Bush ordered his country's army to invade Panama and depose Noriega, who was arrested and sentenced to jail (where he still remains) for drug trafficking, money laundering and extortion. For a time, there were rumors that Harari had been either killed or arrested during the invasion. Harari gave the Channel 1 interview to dispel these rumors.
Given his animosity toward the press, it is surprising that he recently agreed to another interview with a journalist - not an Israeli one, heaven forbid, but an American-Italian one. Eric Salerno held lengthy conversations with Harari in the latter's Tel Aviv home. The talk focused not on Harari's work in the Mossad, but on his distant past, when he was a radio operator in Italy's Lombardy district for the Mossad L'Aliya Bet, which brought illegal immigrants to prestate Israel. Harari related, for instance, that his code name in radio messages was FNM, an Italian abbreviation for the rail line to northern Milan, and showed the interviewer a pistol he retained from operations in 1948.
The conversation forms a chapter in a book Salerno recently published in Italian, Mossad base Italia. The book relates the story of the generous aid the Italians provided to Mossad L'Aliya Bet and other prestate undergrounds, such as the Haganah, as well as the close cooperation, ever since Israel's establishment, between Italy's intelligence service, SISMI, and the Mossad and the Israel Defense Forces' intelligence branch.
The Israeli organizations never examined the backgrounds of the Italians who assisted them. In 1938, members of the Betar movement participated in a naval training course in Benito Mussolini's fascist Italy. Mossad L'Aliya Bet and the prestate military organizations Palmach and Palyam - which worked to bring Jews to Israel, purchase arms and blow up ships and planes carrying weapons to Arab countries - were assisted by former fascists.
A key Italian figure was Pino Romualdi, leader of the neofascist Movimento Sociale Italiano, with which the current speaker of the Italian parliament, Gianfranco Fini, was also affiliated. Romualdi supplied the Irgun, another prestate underground, with explosives from old cartridges used by the fascists in World War II. Another fascist who was very close to Mussolini, Fiorenzo Capriatti, came to Israel and helped create Shayetet 13, the navy commando unit.
According to Salerno, the Mossad persuaded Italy's current prime minister, Silvio Berlusconi, and his aides to order Italy's intelligence services to give it the names of their own operations officers, so that Mossad could obtain their help in its clandestine operations. Adm. Flavio Martini, a former head of SISMI, said that when he was SISMI's chief of operations in the 1970s, he traveled to Syria, and upon his return, provided Israeli intelligence with Damascus' plans for war.
Based on the evidence and documents gathered by the author, all Italian governments since World War II helped the Mossad and Military Intelligence. Israeli espionage agents confirm that Italy's intelligence services are among the friendliest in the world toward their Israeli counterparts.

15 aprile 2010

Ribelli nel deserto

L'altro giorno è apparsa su Repubblica R2 una bella corrispondenza di Lucio Luca da Laayoun, Sahara Occidentale, tutta dedicata alla radio nazionale saharaui, attiva sui 1550 kHz delle onde medie e su una frequenza dei 48 metri, 6.300 kHz. E' una bella storia che testimonia, anche per lo spazio ricevuto sul giornale, del fascino che continuano a suscitare le radiotrasmissioni, specie se in queste situazioni politicamente contese, nonostante il peso specifico incomparabilmente maggiore di Internet e della tv (direi molto più Internet, visto che la televisione, ormai, o è embedded o è del tutto assente).
Di Sahara ex spagnolo e della sua emittente clandestina ho parlato parecchie volte, per esempio qui (uno dei primi post di Radiopassioni) e qui. Stiamo parlando di un territorio aspro e bellissimo, scarsamente popolato da popolazioni orgogliose, intrecciato (non sempre a onore dei colonialisti occidentali) con la nostra storia recente. Recentemente lo stesso Luca ha pubblicato su Repubblica un'altra corrispondenza dalla stessa area, per raccontarci il personaggio della leader saharaui, Aminatu Haidar, protagonista pochi mesi fa di una lunga battaglia non violenta per riottenere il diritto a risiedere a "l'Alùn". Sull'italiana Radio4Peace si trovano molte informazioni.

Sahara La radio pirata voce dei ribelli
Repubblica — 13 aprile 2010 pagina 55 sezione: POLITICA ESTERA

Alle otto della sera Hassan, Hamid e Aslamhum caricano le coperte su un Pickup arrugginito, prendono al volo i narghilè e si addentrano verso il deserto. E' buio pesto lungo il Saquia el Hamra, rocce di tufo che si perdono all' orizzonte, improvvise oasi di montagna, torrenti scavati nella pietra e dune di sabbia alte come onde del mare. Superato il canyon, a pochi chilometri dal porto industriale nel quale vengono imbarcati i fosfati di Bucraa, l' oro nero di un deserto che qui è povero di petrolio, si sale fino a una porta di cemento sommersa dai cespugli. E' un' atmosfera da Mille e una notte: le tende berbere piantate tra le palme, uomini dall' età indefinita che pascolano i cammelli, il capo avvolto dal chèche, l' immancabile velo nero dei saharawi. Non sono guerriglieri del Fronte Polisario, l' organizzazione che da 35 anni si batte per l' indipendenza dal Marocco, ma pastori e contadini che nutrono una speranza: quella che un giorno il loro popolo possa vivere in condizioni migliori, libero dalla sovranità di Rabat. «Perché il deserto è di chi lo abita, non di chi impone la sua forza», spiega Mohammed, il capo della tribù. Nella sua tenda, al centro del villaggio, Mohammed raccoglie rametti di acacia per rinnovare il fuocoe preparare il tè. Hassan, invece, smanetta un pezzo di ferro che solo con l' immaginazione si potrebbe definire "antenna". E invece, magicamente, qualche secondo dopo la voce di uno speaker si materializza da una scatoletta di legno attaccata a due altoparlanti. E' Radio Rasd, l' emittente della Repubblica Araba Democratica Saharawi, bandita da tutte le frequenze marocchine ma trasmessa sui 1550 kHz delle onde medie e sui 6300 kHz delle onde corte: «Non sono frequenze regolari, è ovvio - ride Hamid - questa è la radio pirata del deserto».

Quando la Guerra dei Mondi scatenò il panico a Quito



Autore di bellissime cronache sull'affascinante mondo della radiofonia latinoamericana con il suo sito Patepluma, l'americano Don Moore ritorna su un argomento trattato nel 1992 con un articolo per Monitoring Times. Allora Don aveva raccontato la storia di Radio Quito, emittente ecuadoriana, che nel 1949 aveva messo in onda una edizione locale della celeberrima Guerra dei Mondi di Orson Welles. In realtà dietro quella ritrasmissione c'era uno sceneggiatore radiofonico cileno che aveva inscenato un analogo dramma a Santiago, nel 1944. A Quito la Guerra dei Mondi risultò talmente convincente che mezza capitale si riversò nelle strade. E quando il panico generale indusse i proprietari di Radio Quito a diffondere un messaggio di smentita, centinaia di persone, arrabbiatissime per essere state prese in giro, circondarono l'edificio del quotidiano El Comercio, editore dell'emittente, e gli diedero letteralmente fiamme, non prima di aver bloccato gli accessi per intrappolare i poveri giornalisti. Fu un vero inferno, che costrinse El Comercio a un costoso lavoro di restauro e provocò decine di arresti da parte dell'esercito, chiamato a intervenire.
L'ideatore di questa inizaitiva, Leonardo Páez, fu inizialmente sospettato di averlo fatto apposta e per lui il clima della città si fece talmente pesante che fu costretto a emigrare in Venezuela, dove continuò a lavorare per Radio Universidad de Merida.
Don interviene sull'argomento a quasi vent'anni di distanza perché nel frattempo è entrato inpossesso di nuove informazioni grazie agli eredi di Páez, che negli anni ottanta raccontò l'episodio della Guerra dei Mondi ecuadoriana (gli ascoltatori non pensarono ai marziani ma a un invasione del tradizionale nemico peruano) nel libro "Los que sembrian el viento", seminatori di vento. I nuovi documenti vengono riportati in un sito Web che uno scrittore di fantascienza inglese, John Gosling, ha dedicato, insieme a un recente libro ("Waging the War of the Worlds") alla Guerra dei Mondi e a tutti i suoi "sequel", molti dei quali del tutto sconosciuti. Gosling rivela che l'invasione marziana di cui Welles fece una "cronaca" così convincente, ebbe addirittura un "prequel": una trasmissione ideata nel 1926, 12 anni prima di Orson Welles, da un eccentrico sacerdote cattolico che lavorava alla BBC e spaventò i londinesi parlando di una violenta - ma inesistente - manifestazione di protesta a Trafalgar Square. BBC Radio 4 ha rievocato l'episodio in un suo programma del 2005.
La cosa per me più divertente, a parte il fascino che il radiodramma wellesiano continua a esercitare, è che tanto Radio Quito che Radio Universidad, le emittenti in cui Leonardo Páez lavorò, si potevano ascoltare molto bene in Italia, rispettivamente su 4920 e 3395 kHz.

OFCOM: come favorire le radio locali nell'era digitale


Corposo documento dell'OFCOM britannico a proposito di deregulation e localismo radiofonico. In questa fase di marcata attenzione nei confronti della migrazione al digitale, il regolatore UK si interroga (e sonda le opinioni del pubblico e degli operatori) su come favorire i contenuti radiofonici di stampo locale, sia dal punto di vista della sostenibilità finanziaria, sia sul piano delle mosse che possono incoraggiare la nascita di network regionali digitali attraverso modelli consortili e di syndication dei programmi. La questione interessa ancora anche la radio analogica, perché le leggi quadro recentemente approvate danno priorità alla migrazione digitale dei canali radiofonici a copertura nazionale ed è invece lecito attendersi che per le emittenti ultralocali e no profit continueranno a essere autorizzate all'uso dell'analogico, a meno che per questa tipologia di emittente non vengono gradualmente imposti sistemi trasmissivi numerici in-band come DRM+ e HD Radio.
Per leggere lo Statement on local radio, cliccate qui.

Symposium Modena, gli atti disponibili online

Sono state rese disponibili sul sito della sezione modenese dell'ARI alcune delle relazioni presentate in occasione dell'edizione 2010 del Simposio SDR. Ricordo che tra i temi in discussione quest'anno c'era la problematica dei trasmettitori software defined.

14 aprile 2010

A Copenhagen si discute di digitalizzazione dell'FM

Si è chiusa oggi a Copenhagen in Danimarca la decima riunione del gruppo FM PT45 dello European Communications Office, che si occupa di radio digitale e di digitalizzazione della radio analogica. In attesa di leggere la relazione finale ho provveduto a confezionare un file zippato con dentro i documenti che ho prelevato dal sito dell'ERO. Ci sono molte relazioni interessanti, in particolare sulla banda FM numerica (una prospettiva che in Europa si sta declinando sugli incerti potenziali del sistema ETSI DRM+). Su questo ultimo argomento ci sono anche i risultati di una consultazione pubblica molto interessante da leggere (uno zip di questo specifico gruppo di documenti lo trovate qui). Mi rendo conto che la questione meriterebbe un post molto più articolato e che per il momento vi sto mettendo a disposizione solo un mucchio di file alla rinfusa, ma intanto cominciate a scaricare il materiale che trovate qui:
Per quel che riguarda la digitalizzazione delle onde medie e lunghe è stato pubblicato il report 117, risalente alla riunione delle gruppo PT45 ad Atene nel 2008. Appena avrò notizie del verbale di quello che è successo in questi due giorni a Copenhagen cercherò di analizzare meglio le prospettive europee di evoluzione delle frequenze - oggi analogiche - comprese tra 88 e 108 MHz.

12 aprile 2010

Aurore boreali ed elettroni killer, il sole si risveglia

Oggi Repubblica riportava la notizia della "scoperta" delle particelle che scatenano le aurore boreali. Ho ricostruito la fonte: era un'Ansa relativa al meeting della Royal Astronomical Society, dove è stato presentato uno studio di Colin Forsyth sui dati raccolti con i satelliti della missione Cluster, in particolare l'esperimento Plasma Electron And Currents Experiment (PEACE). Secondo Forsyth le aurore boreali e australi vengono "accese" dall'interazione tra gli strati più alti della nostra atmosfera e gli elettroni delle fasce esterne che vengono tenute insieme dal campo magnetico planetario.

Cluster takes first look at acceleration processes driving aurora
12-Apr-2010

Scientists from University College London (UCL) have made the first direct observations of charged particles that lead to some of the brightest aurora using the Cluster spacecraft. Dr Colin Forsyth will present the results at the RAS National Astronomy Meeting (NAM2010) in Glasgow on Monday 12th April.
The aurora, or northern and southern lights, are caused by highly energetic charged particles, normally held in space by Earth’s magnetic field, colliding with Earth’s upper atmosphere. As these high-energy particles collide with molecules in the atmosphere they lose energy, causing the atmospheric molecules to glow and heating the atmosphere. The result of is spectacular displays of shimmering curtains of red, green and blue light normally seen above the polar regions, but occasionally seen as far south as northern England.
Despite their frequent occurrence, there are still many questions regarding the physical processes behind the aurora. The particles that excite the aurora are accelerated up to high energies in a region extending to around 50 000 km (31 000 miles) above the atmosphere. By understanding the accelerating processes in this region, scientists hope to further understand the aurora.
Launched in 2000, the joint European Space Agency (ESA) and NASA Cluster mission consists of four identical spacecraft flying in a close formation around the Earth. Each spacecraft carries a suite of instruments to study the charged particles and electromagnetic fields in the space environment around the Earth known as the magnetosphere. The multi-point perspective of the Cluster spacecraft allows scientists build up a 3D picture of the magnetosphere.
Dr. Colin Forsyth has been leading an international team hoping to directly measure the acceleration of charged particles above the aurora. At NAM2010, Dr. Forsyth will present data from the Plasma Electron And Currents Experiment (PEACE), built by UCL’s Mullard Space Science Laboratory, showing this acceleration in action.
“The Cluster spacecraft have been manoeuvred such that one of them was at a higher altitude than the others when they passed over the auroral regions” said Dr. Forsyth. “We were then able to simultaneously measure the particle energies at different heights and thus their acceleration. These exciting new results will give us new insight into the accelerating processes and the transfer of energy from the magnetosphere into the atmosphere”.
These new observations are the first step in understanding the processes behind the aurora and its impact on the atmosphere. Dr. Forsyth and his team aim to link these and similar observations to observations of large-scale processes in the magnetosphere and detected on the ground in the auroral regions. This could be a key factor in understanding how energy from the magnetosphere affects Earth’s atmosphere.

In realtà Forsyth aveva presentato i suoi studi anche in occasione della conferenza PEACE nel marzo scorso e sul sito della missione Cluster si trova anche, per quel periodo, un interessante comunicato relativo a uno studio molto simile volto a identificare i meccanismi di accelerazione dei cosiddetti "elettroni killer": elettroni altamente energetici prodotti nella cintura esterna, la fascia di Van Allen (tenuta insieme dal campo magnetico del nostro pianeta). Questi elettroni sono detti killer perché riescono a perforare le schermature dei satelliti e a provocare minuscole scariche, veri e propri fulmini in scala ridotta, che possono danneggiare l'elettronica di bordo. I dati raccolti da Cluster e analoghe sonde orbitali hanno permettono di identificare il fenomeno delle "scosse" interplanetarie provocate dalle eiezioni di massa coronale come quella che si è verificata domenica 11 aprile. La massa percuote l'involucro rappresentato dalle linee del campo magnetico terrestre generando onde magnetiche a frequenze VLF e ULF. I ritmici colpi di frusta, specie quelli a frequenze ULF, finiscono per indurre negli elettroni della Fascia di Van Allen una forte e rapida - su scale di soli 15 minuti - accelerazione.
Conoscere questi dettagli potrà aiutarci in futuro a prendere le contromisure necessarie per proteggere sonde e astronauti in orbita, ma chissà che non ci serva anche per affinare la nostra capacità di prevedere le condizioni radiopropagative.

Shocking recipe for 'killer electrons'
11 Mar 2010

Interplanetary shocks can create "killer electrons" in the near-Earth space environment within 15 minutes of the shock reaching the Earth's protective magnetic bubble. The underlying mechanism for this process has now been revealed as a result of a rare configuration of satellites, including Cluster, SOHO and Double Star.
For decades we have known that our near-Earth space environment is intimately linked to the Sun's activity. However, models of this relationship are still not accurate enough to predict - in detail - the impact on Earth of violent explosions (known as coronal mass ejections) on the Sun. In particular, it is not yet possible to determine where and to which extent a specific region of near-Earth space might be harmful for a spacecraft or perturb sat-nav signals.
This situation is rapidly improving. Thanks to an armada of scientific spacecraft, we live in a period of unprecedented opportunity for remote and in situ observations of the Sun and the near-Earth space environment. A recent study, led by Qiugang Zong from Peking University (China) and University of Massachusetts Lowell (USA), has investigated the relationship between interplanetary shocks, triggered by coronal mass ejections (CME), and so-called "killer-electrons", and uncovered the underlying mechanism.
"Killer electrons" are highly energetic particles trapped in the Earth's outer radiation belt. Their name derives from the fact that, due to their energy, they can penetrate the thick shielding of satellites and cause microscopic lightning strikes which damage and sometimes destroy vital onboard electronic components.
Theories show that several physical processes can accelerate electrons to these harmful energies; the predominant processes are interaction with waves either in the Very Low Frequency (3 to 30 kHz) domain or in the Ultra Low Frequency (between 0.001 to 1 Hz) domain. Up until recently it has been unclear which process is predominantly at work in the Earth's radiation belts after the impact of an interplanetary shock.
On 7 November 2004, a strong interplanetary shock impacted upon the magnetosphere, the Earth's magnetic bubble. The speed and the orientation of the wave front induced by this shock were determined using measurements obtained by instruments on the Cluster and Double Star satellites, along with other satellites widely spread across the magnetosphere. At geostationary altitude, the magnetosphere extends over roughly 84,000 km. Thus, having nine scientific satellites (four Cluster spacecraft, two Double Star spacecraft, NOAA GOES-10 and GOES-12, and the NASA Polar spacecraft) distributed over this large area of space during the impact of an interplanetary shock makes it a rare event to study.
"While the constant flow of solar wind particles propagates at an average speed of 500 km/s, the wave front propagation speed was more than 1200 km/s at geostationary orbit (36,000 km altitude) compared to 660 km/s in the plasmasphere", says Qiugang Zong lead author of the paper describing this result.
For this event, the amount of energetic electrons in the outer radiation belt started to increase almost immediately after the shock arrival. This substantial rise of "killer electrons" is found to be caused by a two-step process: The initial acceleration is due to the strong shock-related magnetic field compression. Immediately after the impact of the interplanetary shock, its passage across the magnetosphere triggered the Earth's magnetic lines to wobble at Ultra Low Frequencies (ULF). In turn, these ULF waves were found to effectively accelerate seed electrons, provided by the first step, to become "killer electrons".
"Both VLF and ULF waves accelerate electrons in the Earth’s radiation belts, but with different time scales. The ULF waves are much faster to do that than the VLF, due to their much larger amplitudes. They can explain the short time interval between shock impact and electrons being accelerated up to harmful energies", says Zong. "Data from the four Cluster satellites allowed the identification of ULF waves able to accelerate electrons", says Malcolm Dunlop, Rutherford Appleton Laboratory, Didcot (UK), and co-author of this study. "The Cluster constellation was also key to estimate the time needed for seed electrons to become ‘killer electrons’, after only 15 minutes!" added Zong.
"These new findings can help us to improve the models predicting the radiation environment in which satellites and astronauts operate. With solar activity now ramping up, we expect more of these shocks to impact our magnetosphere over the months and years to come", says Philippe Escoubet, Cluster project scientist at the European Space Agency. "Fortunately", he added, "even after almost 10 years in operation, the Cluster satellites are in excellent condition and can continue to quantify these effects".


A Roma si parla - seriamente - di Guglielmo Marconi


Gianfranco Verbana mi segnala l'importante convegno che l'Istituto Italiano di Studi Germanici e la Società Italiana per il Progresso delle Scienze organizzano a Roma, a Villa Sciarra-Wurts sul Gianicolo, sulle "Comunicazioni nell'età marconiana". La conferenza si tiene dal 15 al 16 aprile e come osserva giustamente Gianfranco è per una volta un incontro "serio", scevro del solito folklorismo nazional-famigliare che troppo spesso interferisce con una analisi serena e scientifica della vicenda di Guglielmo Marconi e delle sue scoperte. A Roma verranno invece affrontati anche i risvolti economici, politici, epistemologici.
il Premio Nobel del 1909 venne riconosciuto all'estroso inventore e imprenditore italo-irlandese ma anche al fisico tedesco Karl Ferdinand Braun che viene ricordato in questa occasione. Il programma delle due giornate è veramente molto nutrito e interessante, sarebbe magnifico se in seguito potessimo disporre almeno delle registrazioni audio.

Comunicare nell’età marconiana

Due giornate dedicate al presente e al futuro della comunicazione

Roma
Istituto Italiano di Studi Germanici
15 e 16 aprile 2010

A Guglielmo Marconi - insignito del Premio Nobel per la Fisica nel 1909 unitamente al fisico tedesco Karl Ferdinand Braun - e alla sua scoperta, la trasmissione senza fili del messaggio umano, l’Istituto Italiano di Studi Germanici - Ente nazionale di ricerca, e la Sips – Società Italiana per il Progresso delle Scienze dedicano, giovedì 15 e venerdì 16 aprile, il convegno Comunicare nell’età marconiana, per presentare e confrontarsi sui risultati del Programma di ricerca interdisciplinare dedicato al presente e al futuro della comunicazione.
Partecipano al programma di ricerca, che si svolge sotto il patrocinio dell’Ambasciata della Repubblica Federale di Germania, l’Accademia Nazionale delle Scienze detta dei XL, l’Autorità per le Garanzie nelle Telecomunicazioni, il Consiglio Nazionale delle Ricerche, la Fondazione Guglielmo Marconi, la Domus Galilaeana, la Fondazione Cesalpino e Confindustria Servizi Innovativi.
Nell’articolato programma il Convegno presenterà la figura di Guglielmo Marconi - la sua formazione, il rapporto con l’ambiente scientifico, i primi esperimenti fino al ‘miracolo’ della trasmissione transatlantica, il Nobel a lui e a Karl Ferdinand Braun, gli aspetti imprenditoriali, la sua figura nella società e cultura italiane – per poi aprirsi alle conseguenze, agli sviluppi e al futuro della sua scoperta che è stata premessa a una nuova storicità dell’uomo sulla terra e nell’universo: passando attraverso sviluppi consolidati della teoria scientifica, analizzando applicazioni fino a ieri relegate nell’immaginario, e aprendo uno spiraglio su ulteriori avanzamenti, tra formalismi matematici e ricadute operative. Il contrasto tra razionalità, della scienza e della tecnica, e senso comune non soltanto non si attenua, ma va accentuandosi con gli sviluppi di quella che può essere chiamata «età marconiana». L’incontro ne fornirà prove convincenti, con quell’alterna, reciproca esigenza di rinvio fra teoria e prassi.
Concluderà l’incontro una Tavola rotonda che si interrogherà sui mezzi, le modalità e i contenuti della comunicazione.
Un’ intervista ‘postuma’ a Guglielmo Marconi – basata su una lettura scenica di brani tratti da documenti originali in risposta a domande formulate da un giornalista - riporterà, in chiusura, alle premesse del convegno.
Relatori dell’incontro Studiosi – fisici, storici della cultura e della scienza, teorici e tecnici delle comunicazioni - unitamente a Esponenti del mondo istituzionale e imprenditoriale.

La scheda

Chi: Istituto Italiano di Studi Germanici e Sips
Che cosa: Convegno Comunicare nell’età marconiana - Programma di ricerca nel centenario del Nobel a Guglielmo Marconi e Karl Ferdinand Braun.
Dove: Istituto Italiano di Studi Germanici, Villa Sciarra-Wurts sul Gianicolo, via Calandrelli, 25, 00153 Roma
Quando: 15 e 16 aprile 2010 (giovedì 15 aprile: 10.00-13.30; 16.00-19.30; venerdì 16 aprile: 10.00-13.30; Tavola rotonda 16.00-18.00; Intervista 18.30)

11 aprile 2010

Crisi kyrgyza

Come sempre impeccabile, quando si tratta di avvenimenti localizzati nell'ex impero sovietico, la copertura della crisi in Kirgyzstan offerta dal sito di Radio Free Europe/Radio Liberty, agevole da seguire nelle sue pagine in inglese. Non sono però da trascurare le fonti in lingue meno accessibili come il russo.
La famosa emittente locale Echo Movskij, per esempio, ha pubblicato una breve intervista con Roza Otumbaieva, presidente a interim del governo di salvezza nazionale, in rappresentanza dei gruppi di opposizione. La trasmissione si può ascoltare in podcast, ma è stata anche trascritta sul sito della stazione moscovita. Utilizzando Google Translate è possibile ricostruire buona parte dei contenuti, che comprendono anche una lunga conversazione, sembra con un telefono satellitare, con il corrispondente da Bishkek Timur Olyevskii.
Dal Kyrgizstan è possibile ascoltare direttamente la radio nazionale kyrgyza, sulle frequenze di 4010 e 4795 kHz (dalle 23 alle 19 UTC). Secondo liste come Eibi.de.vu, dal lunedì al venerdì esisterebbe un breve slot di cinque minuti in inglese.

4010, 4795 0115-0120 Mo-Fr
4010 , 4795 0415-0420 Mo-Fr

Sarebbe interessante capire se le trasmissioni sono ancora regolarmente in onda.
Come avrete sicuramente letto, nella nazione centroasiatica è operativa la base di americana di transito-truppe di Manas (che ha tra l'altro un radiofaro NDB, su 481 kHz, identificato dalla lettera "M", "estremo" ma teoricamente ascoltabile anche anche a grandissima distanza, insieme ad alcuni radiofari in MF ereditati dai sovietici, come indicato dal bel sito di informazioni areonautiche OurAirports)