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15 aprile 2010

Ribelli nel deserto

L'altro giorno è apparsa su Repubblica R2 una bella corrispondenza di Lucio Luca da Laayoun, Sahara Occidentale, tutta dedicata alla radio nazionale saharaui, attiva sui 1550 kHz delle onde medie e su una frequenza dei 48 metri, 6.300 kHz. E' una bella storia che testimonia, anche per lo spazio ricevuto sul giornale, del fascino che continuano a suscitare le radiotrasmissioni, specie se in queste situazioni politicamente contese, nonostante il peso specifico incomparabilmente maggiore di Internet e della tv (direi molto più Internet, visto che la televisione, ormai, o è embedded o è del tutto assente).
Di Sahara ex spagnolo e della sua emittente clandestina ho parlato parecchie volte, per esempio qui (uno dei primi post di Radiopassioni) e qui. Stiamo parlando di un territorio aspro e bellissimo, scarsamente popolato da popolazioni orgogliose, intrecciato (non sempre a onore dei colonialisti occidentali) con la nostra storia recente. Recentemente lo stesso Luca ha pubblicato su Repubblica un'altra corrispondenza dalla stessa area, per raccontarci il personaggio della leader saharaui, Aminatu Haidar, protagonista pochi mesi fa di una lunga battaglia non violenta per riottenere il diritto a risiedere a "l'Alùn". Sull'italiana Radio4Peace si trovano molte informazioni.

Sahara La radio pirata voce dei ribelli
Repubblica — 13 aprile 2010 pagina 55 sezione: POLITICA ESTERA

Alle otto della sera Hassan, Hamid e Aslamhum caricano le coperte su un Pickup arrugginito, prendono al volo i narghilè e si addentrano verso il deserto. E' buio pesto lungo il Saquia el Hamra, rocce di tufo che si perdono all' orizzonte, improvvise oasi di montagna, torrenti scavati nella pietra e dune di sabbia alte come onde del mare. Superato il canyon, a pochi chilometri dal porto industriale nel quale vengono imbarcati i fosfati di Bucraa, l' oro nero di un deserto che qui è povero di petrolio, si sale fino a una porta di cemento sommersa dai cespugli. E' un' atmosfera da Mille e una notte: le tende berbere piantate tra le palme, uomini dall' età indefinita che pascolano i cammelli, il capo avvolto dal chèche, l' immancabile velo nero dei saharawi. Non sono guerriglieri del Fronte Polisario, l' organizzazione che da 35 anni si batte per l' indipendenza dal Marocco, ma pastori e contadini che nutrono una speranza: quella che un giorno il loro popolo possa vivere in condizioni migliori, libero dalla sovranità di Rabat. «Perché il deserto è di chi lo abita, non di chi impone la sua forza», spiega Mohammed, il capo della tribù. Nella sua tenda, al centro del villaggio, Mohammed raccoglie rametti di acacia per rinnovare il fuocoe preparare il tè. Hassan, invece, smanetta un pezzo di ferro che solo con l' immaginazione si potrebbe definire "antenna". E invece, magicamente, qualche secondo dopo la voce di uno speaker si materializza da una scatoletta di legno attaccata a due altoparlanti. E' Radio Rasd, l' emittente della Repubblica Araba Democratica Saharawi, bandita da tutte le frequenze marocchine ma trasmessa sui 1550 kHz delle onde medie e sui 6300 kHz delle onde corte: «Non sono frequenze regolari, è ovvio - ride Hamid - questa è la radio pirata del deserto».

15 giugno 2008

Sahara ex spagnolo, suggestioni dal territorio conteso

Ieri mattina la rubrica letteraria di Radio Popolare, Sabato libri, ha parlato di un romanzo dello scrittore spagnolo Luis Leante, appena pubblicato da Feltrinelli: "Guarda come ti amo" (Mira si yo te querré). Qui trovate una intervista di El Pais all'autore. Il racconto mi ha incuriosito molto - e sono subito andato a procurarmi il volume - perché la storia d'amore narrata da Leante, un professore di latino murciano, si svolge ai tempi della colonia spagnola del Sahara occidentale, territorio conteso da Marocco e Mauritania con il forte interessamento dell'Algeria, storica sostenitrice del Polisario, il movimento per la liberazione e l'indipendenza del Sahara Spagnolo, fondato nel 1973.
Come sapete quella della decolonizzazione è una storia che mi interessa molto, forse perché è una storia con risvolti radiofonici straordinari. La conquista delle colonie nell'epoca dell'imperialismo moderno europeo fu articolata e complessa, ma non dissimile da tante altre guerra. La decolonizzazione invece è un argomento infinito, che si intreccia spesso con l'autoderminazione e la conquista della democrazia nelle nazioni ex-coloniali. E che lascia dietro di sé un profondo solco sociale ed emotivo in cui affondano i passi strascicati dei coloni che se ne vanno, lasciandosi dietro epopee ed esistenze il più delle volte felici, equiparabili a un soggiorno in un giardino dell'Eden fatto di agiatezza, privilegi, paesaggi indimenticabili.
Ancora non ho letto il libro di Leante, ma immagino che sia molto evocativo. Oggi il territorio ex Spagnolo appartiene alla controversa lista ONU dei territori non autoamministrati (controversa perché elenca territori che si considerano già indipendenti o che non ne vorrebbero sapere di avere uno status autonomo o, peggio ancora, controllato da potenze diverse). A rivendicarne l'amministrazione c'è il Frente Polisario, che ha anche dichiarato una Repubblica araba democratica sarahwi, e il Marocco che di fatto controlla tutto, a parte qualche campo organizzato dal Polisario. La disputa ebbe inizio nel 1975, con la morte di Franco. Gli spagnoli rimpatriarono tutto nel giro di tre mesi, compresi i morti seppelliti nei cimiteri. Marocco e Mauritania, allora molto interessata alla parte più meridionale della ex colonia (ora la Mauritania non rivendica più nulla) , diedero subito inizio agli scontri contro la guerriglia del Frente, che per allora si era assicurato l'appoggio dell'Algeria. Nel 1991 un accordo per il cessate il fuoco coincide con la nascita di una missione ONU - MINURSO - che in teoria avrebbe dovuto organizzare un referendum sull'audotederminazione. Ovviamente non è ancora succeso. Lo stallo va avanti da quasi vent'anni e ormai il mandato del MINURSO viene rinnovato come il contratto dei nostri precari, di tre mesi in tre mesi, un anno se va bene. L'ultimo era scaduto nell'aprile di quest'anno ed è stato rinnovato fino all'aprile del 2009, quando con tutta probabilità ci saranno altre estensioni. Nessuno dei due contendenti riesce ad accordarsi su una possibile lista di aventi diritto al voto referendario, è naturale. Pensate che la lista elettorale preparata a fine anni 90 conteneva solo 85 mila persone. Dopotutto sempre di Sahara si tratta!
La nazione che ancora non c'è e che quasi certamente non ci sarà mai, ha comunque una sua presenza radiofonica, fin dai tempi in cui La voz de Sahara Libre veniva trasmesso, se non ricordo male, dalle frequenze in onde lunghe di Radio Algeri. Oggi la RASD trasmette, sempre da facilities algerine, su 1550 kHz e sui 6300 kHz in onde corte. Su Internet le informazioni si sprecano ma è difficile trovare qualcosa di veramente valido. Forse un buon punto di partenza, a parte Wikipedia, è la pagina della associazione ARSO, un gruppo di volontari che dicono di sostenere il famoso referendum per la autoderminazione. Il sito Western Sahara Online è molto ben fatto, ma è prodotto dagli occupanti marocchini, che hanno anche attivato a Laayoune, capitale marocchina del territorio, un canale televisivo inglobato nell'emittente pubblica SNRT.
A margine di queste note, ricordo che poco più a nord del confine tra l'ex territorio spagnolo e il Marocco si trova l'antica ex provincia di Ifni, che gli spagnoli cedettero al Marocco nel 1969. Proprio in questi giorni, Sidi Ifni è teatro di aspri scontri tra la polizia e i disoccupati locali organizzati, in una regione tradizionalmente povera e marginale del Marocco. Le notizie arrivate dall'area, anche per interessamento delle ONG, hanno spinto il parlamento marocchino ad aprire una inchiesta.