20 settembre 2010

Il DAB+ in Italia: ecco la radio "da sfogliare"

Un passo importante per il rilancio, in Italia, della radio digitale. La radiofonia a modulazione numerica - una modalità diversa dalla tradizionale Fm, che offre un segnale a qualità garantita e la possibilità di veicolare informazioni visuali e testuali per una miriade di servizi innovativi - non è una proposta nuova, ma in tanti anni di sperimentazione non è mai decollata, anche per colpa dell'assenza di un vero e proprio mercato dei terminali.
Ora il leader mondiale in materia, la britannica Pure, controllata da un gruppo, Imagination Technologies posseduto all11,5% da Apple, arriva ufficialmente in Italia grazie all'iniziativa di Giorgio Guana, un manager della distribuzione elettronica che vanta 25 anni di esperienza. Pure porta con sé un numero significativo di modelli fissi e portatili, per la cucina, il salotto e persino la stanza da bagno. E grazie al piccolo portatile "One-Mi", rilasciato insieme agli altri apparecchi dalla fine di ottobre, il DAB diventa disponibile in fattore forma "radiolina", a soli 49 euro. Manca ancora una offerta sufficiente per l'ascolto a bordo dell'automobile, fondamentale in un paese come il nostro, dove sette persone su dieci seguono la radio al volante, ma tutti giurano che è questione di poco. Secondo Paul Smith, direttore generale di Pure (finalmente pronto il sito in lingua italiana), tra i partecipanti alla discussione organizzata questa mattina per la presentazione ufficiale dei prodotti DAB dell'azienda al consolato britannico di Milano, entro il 2013 le automobili europee avranno il DAB di serie, mentre l'after market si sta attrezzando a commercializzare diversi prodotti in grado di portare la radio digitale "in car".
Con il suo marchio o quello di una fitta rete di partner, Pure ha venduto tre milioni e mezzo di apparecchi, soprattutto nel Regno Unito dove la radio digitale è una realtà abbastanza consolidata (anche se con qualche magagna dovuta all'uso di una versione poco aggiornata dello standard DAB, Digital Audio Broadcasting). In Italia il regolatore ha deciso per l'adozione di due standard più nuovi, il Dab+ e il Dmb, una versione coreana pensata per la televisione digitale mobile. Come per la televisione digitale terrestre, anche il DAB richiede la costituzione di consorzi per lo sfruttamento di "canali" digitali capaci di trasmettere più programmi, ma anche questo punto, oggetto in passatto di molte polemiche e vuoti decisionali, sembra essere risolto con la nascita dell'associazione per la radio digitale (Ard) che riunisce radio pubbliche e private e per il ruolo guida che RaiWay, braccio infrastrutturale della Rai, ha assunto come "contractor" per la realizzazione di una rete unica, utilizzabile a prezzi realistici dagli editori dei grandi network e dalle stazioni locali. La rete dovrebbe partire rapidamente fin dalle regioni che hanno già digitalizzato la tv, liberando così le frequenze DAB (nella banda VHF della televisione). Qualche ritardo da questo punto di vista è stato accumulato, ma le intenzioni ci sono e gli operatori sono relativamente ottimisti.
La radio digitale è la radio di sempre ma anche un medium diverso, proprio grazie alla possibilità di "far vedere" (non come in televisione, ma quasi) le informazioni e le immagini. Ard ha definito per l'occasione tre profili per i ricevitori che dovranno soddisfare le esigenze degli ascoltatori/fruitori dei servizi: una versione solo da ascoltare, con semplici informazioni testuali e una guida elettronica ai programmi, un'altra da "guardare", con la possibilità per esempio di osservare slide show collegati ai programmi; e infine una versione da "sfogliare", radio ibride e interattive, capaci di navigare nell'offerta FM, DAB+, Internet radio e tra i contenuti del Web. L'ammiraglia di casa Pure è proprio una radio da "sfogliare" chiamata Sensia, che funge da radio analogica e digitale, riceve migliaia di stazioni Internet e vanta uno schermo a sfioramento che visualizza le informazioni.
Tutto pronto, dunque? Per ora la copertura DAB+ è un po' limitata: Milano, Roma, Venezia, Bologna e solo RTL 102.5 ha pensato di costruire su Dab contenuti esclusivi, che non si possono ricevere in Fm (un fattore chiave di successo, dicono gli operatori). Le coperture regionali in Lazio e Sardegna, il primo scaglione di questo rilancio, dovrebbero iniziare entro breve, anche se l'esperienza insegna a frenare l'entusiasmo su questi annunci.
Le premesse sono sicuramente interessanti, Sensia sembra un bellissimo prodotto (lo sto provando, vi saprò dire) ma la radio "2.0", che nel frattempo si è già mossa su Internet, leggi Pandora, Spotify o Last.fm, può essere paradossalmente il concorrente più agguerrito della radio digitale, in evidente ritardo e penalizzata da una cappa di invisibilità che certo non giova. Se le parti coinvolte si sapranno muovere tutte insieme e in modo coordinato, se la disponibilità di frequenze non verrà ostacolata dal regolatore, se gli inevitabili costi infrastrutturali saranno sopportabili (sia da chi costruisce, sia da chi affitta air time), se contenuti e servizi saranno innovativi e graditi, se il fabbisogno in car verrà davvero soddisfatto, niente impedirà alla radio digitale di fare tesoro - come ha invitato Eugenio La Teana, evangelista digitale e responsabile R&D di RTL - della già lunga pratica di Internet e inventarsi una strada più autonoma. Da osservatore con un minimo di competenza in materia ritengo di intravvedere un po' troppi "se", ma d'altro canto i parti facili e indolore non esistono.

Wolltner (RNA): i profili dei ricevitori

Tre bollini per tre profili dei ricevitori adatti alla fruizione di un medium fondamentalmente "nuovo", contornato da servizi, visuali e testuali che la radio non conosceva, immerso nella cultura dell'interattivita'. La radio da ascoltare avra' il bollino bianco. Il bollino blu distinguerà la radio da guardare, con DSL, slide show e EPG. Infine la radio da sfogliare, interattiva, del bollino oro, con in più Intellitext, DL+, BIFS, BWS (micrositi web) EPG a profilo
avanzato.
Per le autoradio (70 percento dell'ascolto), dovrà essere garantito il service following, passaggio automatico da FM a DAB e viceversa, per sopperire alla iniziale copertura a chiazze.

Pure sbarca in Italia con Sensia

Sto partecipando in questo momento alla presentazione, al consolato
britannico di Milano, dei prodotti DAB+ della Pure, prima tra tutti la
ibrida (DAB/FM/Internet). Non ci sono molte novità sul piano retorico,
ma almeno i prodotti ci sono. E i segnali? "Stiamo per partire", come
sempre.

19 settembre 2010

Snowtape 2 Mac: cresce il player/recorder di Web radio

Sto continuando a sperimentare il programma SnowTape, una efficace consolle per l'ascolto e la registrazione degli stream radiofonici su Mac OS X sviluppata dalla tedesca Vemedio. SnowTape mi ha risolto alcuni problemi di ascolto del formato Windows Media Audio che neppure Flip4Mac - lo standard de facto per l'ascolto di questo tipo di flussi sotto Mac - era riuscito a superare. SnowTape è in grado di riprodurre e registrare (con un limite di 60 minuti nella versione demo di un software a pagamento, disponibile anche sottoforma di app per iPhone) formati MP3, AAC e WMA. Ho chiesto agli sviluppatori ma non è al momento previsto il supporto di Real Audio, un formato in netto declino.
Un inconveniente non marginale di SnowTape a mio parere è il fatto di dover rinunciare all'ascolto di determinati stream (in particolare WMA) all'interno delle finestre del browser. Le ultime versioni di SnowTape includono i plugin da inserire nelle relative cartelle nelle due Library di OS X (root e user) come alternativa ai plugin di Flip4Mac. Questi plugin dirottano gli stream WMA verso SnowTape che si apre automaticamente per riprodurli. Se si ha intenzione di registrare questo flusso è giusto che sia così, ma per un semplice ascolto l'apertura di una ulteriore finestra applicativa, esterna al browser, è un po' macchinosa. Stream come MP3 vengono riprodotti dal browser attraverso i normali plugin di QuickTime.
Una feature interessante di SnowTape è la directory di stazioni che si possono quindi ascoltare indipendentemente dal browser. L'elenco viene gestito direttamente da Vemedio ma gli utenti possono suggerire, tramite una procedura un po' troppo burocratica, i canali che non sono ancora stati inseriti. La procedura prevede come primo passo l'inserimento del nome dell'emittente o del network, o gruppo di più emittenti. Nel secondo caso si possono specificare due o più stazioni riferibili a un unico network. Consultando la directory online i canali preferiti possono essere importati nel database locale del software. Si possono importare anche le stazioni scoperte durante la navigazione e ascoltate al momento (una funzione molto pratica per esplicitare gli indirizzi degli stream).
Un'altra estensione utile ma un po' velleitaria si chiama RadioURL, un servizio di accorciamento di indirizzi Web offerto da Vemedio per facilitare la segnalazione delle Web radio su Twitter e nei messaggi di posta. Per ora solo SnowTape è compatibile e questo significa che per usufruire di RadioURL (per esempio affinché un amico possa ascoltare direttamente il RadioURL ricevuto) bisogna disporre di questo programma. Sono invece molto comode le funzioni di editing audio sulle registrazioni effettuate.
In questa prima release e nei successivi aggiornamenti incrementali si sente la mancanza di funzioni come la registrazione programmata. Ma questa prerogativa arriverà con la versione 2 di SnowTape attesa alla fine di settembre. Oltre alla registrazione "schedulata" il software supporta anche la possibilità di registrare contemporaneamente due o priù stream, un plus che finora avevo trovato solo nell'applicazione RadioShift. Nella preview visibile sul sito si apprende anche che SnowTape2 avrà un editing più esteso e potrà modificare l'audio registrato senza ricodifica (per esempio un flusso AAC+ viene registrato in quel formato e gestito direttamente, fino (se richiesto) alla definitiva trasformazione in MP3 o MP4.
In definitiva SnowTape mi sembra un prodotto molto valido, all'altezza del mio punto di riferimento su Mac OS, il già citato RadioShift. Quest'ultimo ha il vantaggio di poter riprodurre formati audio come Real e del supporto di registrazioni multi-stream. Tutte cose promesse con SnowTape 2. In attesa di capire meglio come funzionerà la seconda generazione (attualmente SnowTape "full" costa 29 dollari). spero di essere stato utlie con questa nuova recensione.

18 settembre 2010

Autoradio "Internet enabled": qual è il vero appeal?


Mark Ramsey, blogger e consulente sulle questioni relative alla Radio 2.0 ha condotto con VIP Research uno studio a campione per valutare l'impatto che una eventuale autoradio "sintonizzabile" su Internet potrebbe avere sull'ascolto della normale radiofonia terrestre. Allo studio hanno partecipato duemila persone in una ventina di "mercati", i bacini pubblicitari delle stazioni radio americane.
Nel complesso, ragiona Ramsey, la radio terrestre ha tutte le ragioni a essere preoccupata per la possibile concorrenza delle car Internet radio. E' infatti risultato che una quota pari al 34% del campione ha dichiarato che si, disporre di una radio di bordo in grado di sintonizzarsi su migliaia di stazioni di tutto il mondo la indurrebbe a smettere di ascoltare solo le radio locali terrestri. L'interesse cresce - evidentemente - al diminuire dell'età e la tendenza è quella di preferire una vera e proprio autoradio da cruscotto connessa al Web piuttosto che un player MP3 esterno che integri funzioni di Internet radio.
Il risultato dell'indagine non mi sorprende affatto ma a mio modesto parere è inconcludente. Dimostra solo quanto sia difficile saggiare i "veri" gusti dei consumatori di dispositivi elettronici e dei fruitori di mezzi di comunicazione. Secondo me è il tipico caso di domanda formulata in modo da influire sulla risposta. "Se domani fosse possibile avere accesso a Internet dal cruscotto della vostra automobile e sintonizzare migliaia di stazioni radio da tutto il mondo, lei continuerebbe lo stesso ad ascoltare la sua stazione locale?" Ma che razza di domanda è? E' come chiedere: se domani aprissero un ristorante dove vengono servite gratis migliaia di pietanze da un centinaio di tradizioni gastronomiche diverse, lei continuerebbe ad andare a mangiare un toast al bar? Una quota significativa di americani non ha la minima idea di dove si trovi la Francia e si stupisce quando viene a sapere che in Francia non parlano mica come nel South Dakota. Come dovrebbe rispondere uno abituato a trovare quattro, cinque stazioni sulla sua autoradio quando gli chiedono se preferirebbe trovarne quindicimila?
Se valesse il principio della quantità, qualsiasi ristorante sarebbe in grado di battere la concorrenza semplicemente con un menu di 350 alternative cucinate coi piedi. E invece bastano quindici buoni piatti, preparati con cura. Quanto durerebbe la fascinazione nei confronti di un'autoradio capace di farti ascoltare, nel Nebraska, una ventina di stazioni da Cipro? Un consulente serio come Ramsey, uno che capisce il valore della buona programmazione, non dovrebbe farsi prendere la mano da una visione puramente statistica del mezzo radiofonico e delle sue nuove modalità di fruizione. Se lo studio vi interessa comunque, lo trovate qui.

17 settembre 2010

Audiradio congela i "diari" e apre la strada al meter

Secondo la notizia appena pubblicata da Prima Comunicazione online, Audiradio avrebbe deciso nel corso della odierna riunione del CdA di sospendere le rilevazioni della popolarità delle emittenti radiofoniche effettuate con diari di ascolto (il cosiddetto "panel" Diari). Questa forma di rilevamento era stata a integrazione delle indagini svolte con interviste telefoniche, ma aveva prodotto una hit parade ampiamente stravolta rispetto al passato, che è stata sommersa di critiche e distinguo da parte degli stessi promotori di Audiradio. Il panel Diari dovrebbe essere ripristinato - immagino con le dovute correzioni - nel corso del 2011, ma nel 2012 Audiradio si preparerebbe a introdurre anche in Italia la tecnologia del meter per la misurazione dell'audience radiofonica.
Lasciatemi dire che questo pasticcio sicuramente non giova all'immagine dell'organismo di rilevamento, specie in un contesto come quello italiano, dove anche i dati Auditel vengono frequentemente messi in dubbio. Ricordo per esempio le polemiche negli Stati Uniti, quando Arbitron introdusse il suo meter dando luogo in molti mercati a una vera e propria rivoluzione delle classifiche di ascolto (classifiche importantissime perché direttamente collegate al valore pubblicitario delle stazioni). Malgrado le critiche ricevute, Arbitron non è tornata indietro sulle sue scelte metodologiche e tecnologiche di base. Il fatto che a fronte di classifiche che "non piacciono", Audiradio decida di sospenderne la compilazione, induce a chiedersi perché, invece, le precedenti classifiche "piacessero". Che buffo paese.

Audiradio sospende il Panel Diari e prepara il Meter
17/09/2010

Il consiglio di amministrazione di Audiradio ha deciso all’unanimità di sospendere l’indagine Panel Diari, varata l’anno scorso come integrazione della tradizionale rilevazione dell’audience radiofonica realizzata con interviste telefoniche (Cati) in uscita nei prossimi giorni con i risultati del primo semestre. La sospensione del Panel Diari arriva a causa di “distorsioni nella compilazione del campione tali da inficiare l’attendibilità dei dati”, spiega il presidente Vincenzo Vitelli.
L’indagine Panel Diari riprenderà l’anno prossimo. Nel frattempo per mettere a posto la metodologia verrà avviata una ricerca di base “finalizzata alla costruzione di un campione adeguato e corrispondente agli obiettivi”, dice Vitelli che aggiunge: “l’obiettivo strategico di Audiradio è introdurre il Meter nel 2012″.

Politica irlandese: figuracce per Darwin e radiosbornia

Due memorabili scivoloni e tutti praticamente lo stesso giorno. Entrambi avvenuti davanti a un pubblico enorme, un po' perché quello che ha danneggiato l'immagine del primo ministro irlandese Brian Cowen è una intervista radiofonica concessa a RTE1; poi perché la seconda gaffe coinvolge un ministro (sempre irlandese) della scienza che accetta - ritirandosi solo all'ultimo momento - di partecipare alla presentazione di un libro demenziale, scritto da un misterioso ciarlatano (anch'esso irlandese) con precedenti radiofonici per confutare le teorie darwiniane.
Per diverse ore mezza Internet è stata impegnata a discutere l'inspiegabile performance di Conor Lenihan, membro del partito del Fianna Fáil e nominato, proprio da Brian Cowen, il primo ministro suo compagno di partito, alla carica di ministro (di Stato, un grado inferiore ai segretari di gabinetto, come dire un ministro senza portafogli) per la Scienza. Da qualche tempo un buffo signore chiamato John J. May annuncia su Internet e attraverso spot radiofonici diffusi in tutta l'Irlanda di aver scritto un testo, The Origin of Specious Nonsense, che manderà definitivamente in pensione quel parruccone di Charles Darwin con le sue assurde teorie sui cambiamenti genetici. May ha addirittura messo in palio un premio di diecimila euro per chi riuscirà a provare "biochimicamente", la possibilità di una specie di trasformarsi in
un'altra specie. John May ha un passato di conduttore e forse proprietario di stazioni radio pirata, poi private. Ma ha fatto mille mestieri, si autodefinisce ex-vescovo (di che?) e oggi consulente matrimoniale. Le idiozie che gli sentite dire nei filmati You Tube per il lancio del suo libro lo qualificano alla perfezione. Un pirla capace di far soldi con qualsiasi imbroglio. Ma May è anche amico personale del ministro Lenihan e dal suo amico era arrivata la promessa di essere al fianco dell'autore quando, il 15 settembre, quest'ultimo avrebbe presentato The Origin in un grande albergo di Dublino. La notizia non era sfuggita ai forum su Web e ai blogger, che hanno avvertito i giornali, che hanno scatenato un putiferio. Lenihan si è cavato di impiccio per un pelo, annunciando in extremis che non avrebbe partecipato all'infausta presentazione. Intervitato a RTE1 May è riuscito ad affermare di essere stato lui a convincere l'amico a rinunciare: "quei pazzi darwiniani lo hanno sottoposto a una vergognosa gogna mediatica" ha detto più o meno.
La figuraccia sembrava archiviata, o comunque mitigata da un saggio anche se tardivo ripensamento. E invece no, perché lo stesso giorno in cui Lenihan proclamava il suo non possumus, ecco arrivare il suo primo ministro Brian Cowen. Nella sera precedente il 14 settembre Cowen partecipa a una convention di partito a Galway. Le cronache successivamente ricostruiscono che tra conversazioni e pinte di quella buona, Cowen dev'essere andato a letto verso le tre e mezza. Verso le otto del mattino era in programma una intervista indiretta al morning Ireland, l'ascoltatissimo show mattutino. E Cowen, puntualmente, si presenta. Ma la sua voce impastata e l'evidente irritazione, le esitazioni di fronte alle pressanti domande (ragazzi, se un giornalista radiofonico usasse quei toni con Berlusconi finirebbe a spazzare le strade con la lingua) dell'intervistatore, hanno scatenato gli ironici commenti dell'opposizione e il disappunto di molti ascoltatori. Ore dopo il malcapitato premier ha chiesto scusa per le sue risposte confuse, negando tuttavia di essere stato in preda delle pinte in quel momento. Io comunque l'intervista l'ho registrata dal sito di RTE e la sottopongo al vostro giudizio, ditemi voi se quest'uomo è o no in balia di un solenne post-sbornia.

Trovo perfetto il resoconto di entrambe le vicende proposto da Abigail Rieley, cronista giudiziaria dublinese e autrice di due libri dedicati a famosi delitti e conseguenti processi. Sul suo blog Abigail svela anche di aver collaborato con l'"antiscienziato" May all'epoca delle sue attività radiofoniche e in una piccola startup che forniva un curioso servizio personalizzato, fornendo ai clienti un dossier con tutti gli eventi di cronaca relativi al loro giorno di nascita (ancora la genetica!). Bravissima, Abigail: meno male che l'Irlanda, Dublino e Galway sono soprattutto questo. E quelle indimenticabili pinte (da non bere prima delle interviste).

16 settembre 2010

Nuove previsioni per un sole "senza macchia"

C'è un supplemento di indagine allo studio che i due ricercatori del National Solar Observatory Matthew Penn e William Livingston avevano pubblicato lo scorso anno a proposito del progressivo calo di intensità del campo magnetico associato alle macchie solari. Le macchie sul sole, sostengono i due scienziati, stanno attraversando una fase di calo quantitativo e qualitativo. Le conclusioni della nuova ricerca pubblicata in occasione dell'ultimo simposio IAU, segnalato su Science parlano di un futuro "immacolato" per il nostro sole. L'attuale ciclo 24 potrebbe avere un numero complessivo di macchie pari alla metà del valore registrato nel ciclo appena trascorso. Il ciclo 25, tra una decina d'anni, potrebbe essere "spotless". In pratica un nuovo minimo di Maunder che potrebbe verificarsi tra il 2015 e il 2020.
Queste osservazioni sono molto specifiche e non dicono quali potrebbero gli effetti complessivi su fenomeni come i brillamenti e eiezioni di massa coronale, che hanno un impatto diretto sulla ionosfera e sul campo magnetico della terra. Certo è che l'ultima parte del ciclo 23 è stata caratterizzata da un minimo prolungato e un lungo periodo a macchie zero.

15 settembre 2010

Usa: le radio "solo Internet" battono le "anche su Web"


Basandosi sulle rilevazioni che Ando Media effettua sull'audience delle stazioni radio americane che "trasmettono" su Web, Bridge Ratings presenta alcune interessanti valutazioni sulla crescita del mezzo Internet come piattaforma distributiva di contenuti radiofonici e musicali. Le sue considerazioni non sono del tutto positive per la radio così come l'abbiamo conosciuta finora e rappresentano un segnale d'allarme cui forse sarebbe il caso di prestare attenzione.
L'ascolto della radio via Internet cresce in misura sensibile, il 23%, tra novembre 2009 e giugno 2010. Ma secondo Bridge Ratings l'aumento è attribuito alla sempre maggiore popolarità di servizi come Pandora e Last.fm, siti a carattere strettamente musicale che nelle statistiche costituiscono ormai una categoria a se stante. Nelle rilevazioni Ando Media si distingue infatti tra ascolto di stazioni radio in "simulcast" (in pratica gli stream Internet delle stazioni che operano anche in onde medie o in FM) e delle cosiddette "pure play", emittenti come Pandora che si sentono esclusivamente via Internet. La famosa crescita di quasi il 25% è dovuta in misura preponderante proprio a queste ultime.
Bridge Ratings ha consultato un campione di utenti di Internet per cercare di capire la ragione di questo calo di popolarità della radio tradizionale "consumata" via Web. E la risposta è che le stazioni pure play sono più gradite un po' perché sono personalizzabili e in seconda battuta perché l'ascolto non viene interrotto da spot pubblicitari e chiacchiere.
Che lezione dobbiamo trarne? La prima è l'amara ma ormai inequivocabile conferma del calo di interesse nei confronti della radio come "formato" in senso generale. Forse chi un tempo la seguiva fedelmente per soddisfare le proprie esigenze in campo musicale, oggi ha capito che Internet è uno strumento molto più efficace. Una lezione un po' più ottimistica deriva dal confronto tra i dati di cui ho appena parlato e un'altra serie di informazioni che Bridge Ratings ha pubblicato a fine giugno a proposito del livello di preparazione della radio terrestre (americana) nel raccogliere il guanto di sfida dei media digitali La radio, scrive la società di analisi di mercato, mantiene una quota consistente di "fedeltà dichiarata".
Oltre il 90% di americani dice di ascoltare la radio. Ma nel corso degli anni mezzi digitali come l'mp3, la radio su Internet, il podcasting, i social network, sono tutti in crescita, mentre la radio rimane stabile. E questo può significare una cosa sola: alla radio la gente dedica tempo, ma sempre meno tempo. L'unico spazio di opportunità intravisto da Bridge Ratings è la capacità, per la radio terrestre, di far leva su quegli stessi strumenti che le stanno rubando il tempo. I campioni di persone interrogate mostrano di gradire le informazioni di tipo "lifestyle", l'informazione musicale, la possibilità di interagire con i personaggi che parlano al microfono. Tutte cose che un sito Web ben confezionato può offrire. Pensare che "radio su Internet" significa "streaming via Internet" equivale a imboccare un cul de sac. La radio deve riaffermare se stessa in un contesto molto cambiato, un contesto di relazione. In questo senso anche la televisione generalista è un mezzo entrato un po' ovunque in crisi (tranne che in Italia). Non si può vivere di rendita: la radio deve inventare e reinventarsi, facendo possibilmente tesoro sulle sue prerogative di leggerezza, tempestività, bassa invasività, suggestione della parola e del suono. La sopravvivenza sarà soprattutto una questione di contaminazione.

Le antenne abbandonate di Guidonia

Che ci fanno questi filari di pali abbandonati in un campo visibile dalla corsia sud dell'A1 (bretella Fiano-San Cesareo) all'altezza di Guidonia Monticello, a ovest di Tivoli? A chi appartenevano, da chi venivano utilizzati? Se lo è chiesto un amico di Andrea Borgnino, il quale ha cominciato a diffondere nella comunità radioamatoriale il link alle foto aeree di Bing.com, dove si possono scorgere le strutture regolari di un evidente impianto di antenne di ricezione. Ho fatto qualche ricerca in rete ed è saltata fuori la storia dell'aeroporto di Guidonia, nell'archivio del blog Varia et Alia:

(...)
La costruzione del Centro Studi ed Esperienze, che si chiamò da subito Guidonia, mentre il Campo di volo continuò a chiamarsi Montecelio fino al 1939, iniziò subito dopo l’approvazione del Piano Regolatore, che è del 1931.
I nuovi impianti sorsero a monte della Ferrovia, mentre il Campo di volo si era sviluppato a valle. La Ferrovia si trovò quindi a svolgere un nuovo ruolo, di carattere urbanistico: distinguere, pur senza separare del tutto le nuove attività di ricerca da quelle operative della Base.
Essi lambirono quindi le pendici delle alture che degradano verso la piana, Collelargo e Colle della Farina, appena al di sotto della attuale via Cristoforo Ferrari che a sua volta ricalca il percorso, ancora visibile, dell’antica Tiburtino-Cornicolana, costeggiato da ville romane alcune delle quali erano presenti, tra l’altro, anche dentro gli attuali 240 ettari della Base.
Come avverrà in seguito per la Città di Guidonia, gli edifici progettati da Jammarino e Traverso, vennero ben costruiti in un tempo che stupisce per la sua brevità, considerati i mezzi a disposizione in quell’epoca.
Un ingresso monumentale si apriva sul Largo Duca D’Aosta, proprio dirimpetto al cippo sotto il quale venne posata la prima pietra di Guidonia. Questo è anche il punto di raccordo tra l’Aeroporto e la Città dell’Aria: dal Largo Duca D’Aosta si diparte infatti il Viale Leonardo Da Vinci che con una breve salita porta direttamente alla piazza del Comune.
L’edificio della Divisione radioelettrica era il primo che si incontrava dopo il Corpo di guardia. In esso venivano sperimentati ed a volte costruiti ex novo ogni sorta di apparecchi per la comunicazione aerea, di radioindicazione di rotta e per la misurazione delle distanze. Si facevano prove di elettro acustica, si sperimentavano telecomandi. Le tre grandi antenne per onde campionate che si ergevano nelle immediate vicinanze svolgevano un prezioso ruolo di ausilio per la navigazione aerea a livello nazionale. Ad un certo punto della guerra, anche basandosi su apparecchi catturati agli inglesi ed agli americani si stavano mettendo a punto dei modelli di radar. Tuttavia era ormai tardi e l’armistizio del 43 mise fine a tale attività, come del resto a tutte le altre.
La divisione Radioelettrica aveva poi un centro satellite a Tor Mastorta a 2 km dall’Aeroporto. Esso era costituito da un piccolo edificio dove era situato un centro di ricezione e di ascolto per il collegamento con gli aeroplani in volo e gli aeroporti italiani. Tale edificio venne malauguratamente distrutto negli anni 80 per il passaggio della Bretella Autostradale Fiano-San Cesareo ma una selva di pali di cemento disseminati su alcuni ettari testimonia ancora oggi la presenza di una enorme rete di antenne.
(...)

I pali che si possono osservare ancora oggi sono insomma i resti di una installazione dove sono stati condotti esperimenti e ricerche molto avanzate, svolte in una delle strutture create intorno alla pista della base aerea di Montecelio. Le descrizioni riportate da Varia et Alia sono tratte da un testo pubblicato nel 2003 dall'Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, dal titolo "Guidonia città delle Ali". Uno dei tanti esempi di vestigia di un'epoca pionieristica per le telecomunicazioni, purtroppo avviate verso un inesorabile declino.