18 luglio 2008

Il 30 ottobre Giorno Internazionale della Radio?

La Academia Española de la Radio, racconta El Mundo, vuole organizzare per il prossimo 30 ottobre una ritrasmissione, per radio e televisione, della famosa Guerra dei Mondi di Orson Welles. L'idea è quella di celebrare il 70esimo anniversario di un radiodramma che nel suo inconsapevole realismo riuscì a mandare in tilt un'intera nazione incollata alla cronaca (finta) di un fatto che tutti reputarono vero. Proprio per sottolineare il potere incredibile che la radio ebbe in quella occasione e in tante altre successivamente, la Academia ha già proposto all'UNESCO di fare del 30 ottobre un giorno internazionale della radio, così come è già stato fatto per la tv, che ha il suo Giorno mondiale nel 21 novembre (qui trovate una lista di questo tipo di eventi celebrati nel corso dell'anno).

EL 30 DE OCTUBRE
'La guerra de los mundos', en la radio española
Actualizado lunes 14/07/2008

EFE

MADRID.- La Academia Española de la Radio tiene previsto llevar a cabo una versión teatral de la versión radiofónica con la que Orson Welles atemorizó a medio Estados Unidos. Será retransmitida en directo, incluso por televisión.
Esta institución ha anunciado que quiere hacer coincidir el 30 de octubre, día en el que hace 70 años Orson Welles narró una aterrorizante invasión marciana con una revolucionaria versión de 'La guerra de los mundos', con el Día de la Radio en España.
Fue ese día de 1938 cuando un joven y casi desconocido Orson Welles ofreció, a través de la cadena de emisoras de la Columbia Broadcasting System (CBS), la conocida versión radiofónica de la obra de H.G. Wells, de la que ya se han hecho varias versiones cinematográficas, programas de radio y libros desde entonces.

Por un Día Mundial de la Radio

Además, la Academia ya inició, a principios de año, gestiones ante la UNESCO con el propósito de que Naciones Unidas establezcan el Día Mundial de la Radio el 30 de octubre.
La UNESCO, como organismo de las Naciones Unidas especializado en asuntos de cultura, ciencia y educación, puede proponer directamente a la Asamblea General de ONU iniciativas de este tipo para su aprobación definitiva. La Academia Española de la Radio, llevaba tiempo con esta idea, dado el vacío en el calendario de la ONU con respecto a la radio, no ocurriendo lo mismo con la televisión, que tiene establecido su día mundial el 21 de noviembre.
A la iniciativa se han adherido, hasta el momento, Radio Nacional de España, la Cadena Ser, Cadena COPE, Onda Cero, Onda Rambla, Punto Radio, Radio Intereconomía y Onda Madrid.
Asimismo, también la respaldan el Ministerio de Asuntos Exteriores a través de la Comisión Española de Cooperación con la UNESCO, el Gobierno de la Rioja, Centro UNESCO de Castilla-La Mancha y la Universidad Villanueva, entre otros.

A proposito di Guerra dei mondi, che qui su RP è stato - evidentemente - già citato, voglio raccontare di una bella iniziativa nata in modo spontaneo tra i numerosi forum dedicati agli ascoltatori dei programmi radiotelevisivi della RAI. Me l'ha segnalata una mia nuova lettrice capitata sul mio blog attraverso un google su Giovannino Guareschi. mariu ("con le minuscole, senza accento sulla u," sottolinea lei anche se l'accento è presente nel nick che la designa nel social network RAI) è il telematico nom de plume utilizzato da una filosofa che dedica parecchio tempo all'ascolto delle trasmissioni culturali, raccogliendo e archiviando podcast e registrazioni. E proprio allo scambio di questi materiali sono dedicati i thread di I nostri podcast, il forum di RAI Radio 3. Dove un gruppo di ascoltatori, tra cui mariu, mette a disposizione di tutti, attraverso alcuni servizi di file hosting gratuiti, le registrazioni digitali di programmi RAI non più reperibili tra i podcast ufficiali, che come sapete hanno una scadenza temporale. Un archivio nato dal basso, partecipativo, che mi sembra molto bello e intelligente.
E che c'entra Orson Welles? C'entra eccome perché proprio grazie a uno dei quasi 1.300 post di mariu (pensate a quante trasmissioni sono state archiviate e segnalate in poco più di 15 mesi di frequentazione del forum) ho trovato le cinque puntate di Radio Welles, un programma realizzato da Gianfranco Giagni per il Terzo Anello di Radio 3 nell'ottobre del 2005 e andato in onda, guarda caso, poco prima che Radiopassioni facesse il suo debutto su Blogspot. Negli interstizi delle cyberconversazioni (notturne, da bravi radioappassionati) con mariu si nascondono coincidenze come questa, per cui le spetta un ringraziamento davvero speciale. E l'espressione della speranza di poter collaborare in futuro con una persona che sembra avere moltissime cose da dire ma inspiegabilmente sostiene di non avere ancora un suo specifico spazio nella blogosfera. Parlaci d'amore per la cultura, mariu.

Pandora, la radio su iPhone piace personalizzata

Lanciata lo scorso venerdì, la applicazione per iPhone di Pandora, con un prelievo ogni due secondi è al quarto posto delle classifiche di popolarità dopo Apple Remote, il client di messaggistica AIM e WeatherBug un servizio di previsioni del tempo. Pandora è una Web radio personalizzata con un curioso sistema di marcatura che estrae una sorta di "genoma" dai brani musicali e ripropone agli ascoltatori playlist di artisti compatibili con questo genoma dopo averli interrogati sui loro gusti musicali. Il servizio non è disponibile dappertutto perché i diritti musicali assolti riguardano solo gli Stati Uniti, anche se è verosimile che con il modello di distribuzione basato su iPhone possano scattare modelli pay o finanziati dalla pubblicità. Però mi pare molto eloquente l'affermazione di Jason Kincaid di TechCrunch/WashingtonPost, dove si legge che il recensore ha percorso in auto una sessantina di chilometri senza mai perdere il segnale dalla rete Edge/3G da cui iPhone prelevava il flusso. Se questa non è una killer application di radiofonia su infrastruttura cellulare, mi chiedo che cosa ci voglia per far prendere coscienza della dura realtà ai fautori della radio digitale a ogni costo. Se l'obiezione è iPhone è elitario, non piace alla vecchia zia, è una moda passeggera (tutte obiezioni sensate, ma fuori tempo massimo), ricordatevi che le vecchie zie si stanno estinguendo e al loro posto ci saranno, negli Stati Uniti, nuove generazioni di consumatori che la radio non sanno neppure che cos'è.

Pandora Usage Stats Prove It's iPhone's Killer App

Jason Kincaid
TechCrunch.com
Tuesday, July 15, 2008

Pandora's internet radio has always been one of those sites that was really cool in concept, but too inconvenient to ever go mainstream. The service was long tied to computers only, and while it eventually expanded to special internet radios and some mobile phones, it still has yet to become a household name. But with the launch of Pandora's new iPhone app last Friday, it looks like the service is about to hit critical mass. It's a free, mobile, digital radio station that only plays music you like and lets you skip the stuff you don't. And it rocks.
The personalized music service employs a small army of 50 musicians to create a "Music Genome" that describes each song according to 600 attributes. Listeners input a few of their favorite artists, and the site analyzes the Genome to serve up an endless stream of recommended music.
We introduced the app last Friday, when we called it our "flat out favorite application so far", and since then it hasn't failed to impress. Streamed music plays flawlessly over Edge and 3G networks - during a 40 mile drive I didn't once run into any kind of skipping or static. Even better, the app currently has no advertisements playing, though we can probably expect that to change.
Unsurprisingly, Pandora's usage stats are overwhelmingly positive. Pandora is currently the fourth most popular free app on iTunes (behind Apple's Remote, AIM, and WeatherBug), and has reportedly been seeing a new listener every 2 seconds. Usage over the weekend hit an all-time high for the service, with 3.3 million tracks streamed to iPhone listeners alone. Perhaps more impressive is the retention rate of listeners, who are averaging over an hour of listening per day.
If there's one thing that could kill the service, it's ads. Pandora is going to need to monetize the app somehow - let's hope it allows us to pay an upfront fee (say, $10) to avoid the annoying interruptions that have made listening to traditional radio a painful experience.

17 luglio 2008

Wikileaks, il sito dei segreti svelati

A che diavolo potrà mai servire conoscere com'è fatto il sistema tattico di combattimento elettronico del caccia F-15C e D della US Air Force? Ah, non lo so, però è molto divertente vedersi tutti questi schemi. Ringrazio per la notizia, appena apparsa su Repubblica.it, dedicata al sito Wikileaks.org, dove un gruppo di solerti volontari guidato da un hacker australiano, pubblica documenti segreti a carattere governativo, militare e corporate. Il pdf del Technical Manual per il General System e il Tactical Electronic Warfare System si trova in bella vista in home page. Una ricerca per "radio" rivela un lungo elenco di documenti. Interessantissima la pagina su Cafe Stereo, nome sbarazzino di una emittente attiva a Stoccolma qualche anno fa in FM (ora c'è questo sito Web) e gestita dall'agenzia AnnCol, accusata di essere emanazione diretta delle FARC in Colombia. Trovate una lunga selezione di registrazioni dei programmi e link a interviste e documenti di approfondimento.


La Lega dei ticinesi contesta le decisioni su RSI

La Lega non è solo lombarda. Anche in Canton Ticino c'è un parito "di lotta e di governo" che fa di tutto per rompere gli schemi di una politica che in Svizzera è tradizionalmente più paludata della nostra. Al di là delle idee espresse, che mi paiono un concentrato di facile populismo e xenofobia di destra, non si può dire che la Lega dei ticinesi - fondata nel '91 dal sanguigno, a dir poco, costruttore Giuliano Bignasca - rinunci alle provocazioni.
Ecco per esempio come Lorenzo Quadri, deputato in Gran Consiglio, il Parlamento cantonale, reagisce in un editoriale su Ticino News, alla notizia del trasferimento della Radio Svizzera dalla storica sede di Lugano Besso alla nuova sede della televisione a Comano.
L'interrogazione formulata dall'onorevole Quadri contiene anche un riferimento allo spegnimento di Radio Monteceneri: "Altrettanto male si comprende, in fatto di radio, l’apparentemente supina accettazione, da parte dei vertici RTSI, della sparizione del segnale RSI dall’Italia. Sparizione che comporta un rilevante danno – economico, istituzionale, turistico - per tutto il Cantone."
Radio: il trasloco a Comano

17.07.08

Lorenzo Quadri

La RTSI ha già commissionato e messo in cantiere i lavori per il trasferimento della radio presso la sede TSI a Comano. In considerazione delle tecnologie attuali, mal si comprende la necessità di un simile trasloco. Altrettanto male si comprende, in fatto di radio, l’apparentemente supina accettazione, da parte dei vertici RTSI, della sparizione del segnale RSI dall’Italia. Sparizione che comporta un rilevante danno – economico, istituzionale, turistico - per tutto il Cantone. Il trasloco pone inoltre la domanda di cosa accadrà allo stabile RSI di Besso, dal momento che nessun ente pubblico sembra interessato ad acquistarlo.

Chiedo pertanto al Consiglio di Stato:

- Le delibere dei lavori per il trasloco radio verso Comano sono state effettuate tramite regolare concorso pubblico?

- Se no, in base a quali modalità sono state eseguite, e perché?

- Poiché a quanto risulta tra i firmatari della petizione anti-trasloco figurano anche dei Consiglieri di Stato: come intende il CdS dare valore effettivo a tali sottoscrizioni?

- Tali sottoscrizioni sono da intendersi unicamente come iniziativa personale del (o dei) Consiglieri di Stato interessati, o sono condivise da tutto il governo?

- Non teme il CdS che il trasloco possa avere conseguenze negative sotto il profilo occupazionale?

- Non teme il CdS che la conseguenza dell’”ammucchiata” a Comano e probabile relativa riduzione del personale, possa essere la progressiva esternalizzazione – magari anche a ditte estere - da parte della RTSI, di compiti che fanno parte del mandato costituzionale? E’ intenzione del CdS vegliare affinché ciò non accada?

- Pur nel rispetto dell’autonomia dell’azienda RTSI, non ritiene il CdS di far notare l’inopportunità del trasloco che potrebbe provocare sgraditi fenomeni di speculazione edilizia sullo stabile di Besso?

- Poiché la RTSI è finanziata con mezzi pubblici e svolge un servizio pubblico, anche delicato, è intenzione del CdS chiedere di venire tenuto al corrente sull’evoluzione dell’operazione trasloco, anche sotto il profilo dei costi?

- E’ intenzione del CdS chiedere garanzie circa le future destinazioni dello stabile radio? Ritiene il CdS plausibile e percorribile l’ipotesi di trasformazione dello stabile radio in sede del Conservatorio della Svizzera italiana?

Lorenzo Quadri, deputato in Gran Consiglio Lega

DAB in Svizzera: un disastro costoso e imprevidente

Duro e senza appello il giudizio di Les Temps, periodico elvetico, sull'introduzione del DAB in Svizzera, "qui s'est avéré un flop" - si è dimostrato un flop - con tutti i soldi che è costato, scrive il giornale. L'occasione viene dalla decisione del regolatore BAKOM (vedi Newsline di ieri) di rimandare di un paio di mesi la data di scadenza per la presentazione delle domande di partecipazione al multiplex DAB delle radio commerciali in Svizzera Romanda. Obtorto collo, dicono i rappresentanti delle radio private della Confederazione, dovremo partecipare a una offerta basata su una tecnologia obsoleta, con un mercato di ricevitori che non potranno mai ricevere il DAB+, lo standard del futuro. Questo perché se non lo faranno, il rischio è che gli spazi vengano occupati da gruppi editoriali che possono permettersi di operare in perdita (non si sa bene quali, ma in Svizzera la materia prima filigranata è di solito più abbondante che altrove...)

La radio cherche son avenir numérique à coups de millions

TECHNOLOGIE. La SSR a dépensé sans compter pour introduire le standard DAB de radio numérique qui s'est avéré un flop. Qu'à cela ne tienne, l'avenir est dans un autre format, incompatible.

François Pilet
Mercredi 16 juillet 2008


Le moins que l'on puisse dire, c'est que les chaînes privées ne se bousculent pas au portillon pour participer à l'aventure du DAB+, présenté comme le nouvel outil indispensable à la révolution numérique du média radiophonique.
L'Office fédéral de la Communication (Ofcom) devait attribuer fin juillet huit concessions de radio numérique pour la Suisse romande. Vu le peu d'empressement des candidats potentiels, le délai vient d'être prolongé de deux mois.
Le DAB+ est le successeur du DAB, une norme introduite par la SSR il y a plus de huit ans, bien avant l'arrivée sur le marché des premiers récepteurs. Sur le papier, ce standard de radio numérique assure une qualité d'écoute égale au CD et permet de diffuser plus de chaînes que sur la bande FM surchargée. Dans les faits, l'offre n'a pas trouvé son public.

Gros frais pour peu d'auditeurs

La SSR est pour l'instant la seule à diffuser des programmes en DAB, ce qui lui coûte 6 à 7 millions par an. Et cela sans compter les 20 millions portés à la charge de Swisscom pour planter les antennes.
A cela s'ajoute le contenu censé attirer le public vers ce nouveau support. En Suisse alémanique la SRG a créé une chaîne d'information en continu, DRS4, diffusée uniquement sur Internet, le câble, le satellite et le DAB. Son budget est de 4 millions de francs par an.
En Suisse romande, une demande de concession pour une chaîne équivalente sera soumise prochainement à l'Ofcom. Son coût annuel devrait osciller entre 2 et 3 millions de francs, selon Marc Savary, chef de la coordination des radios à la SSR.
En regard de ces coûts, l'institut Mediapulse estime que seuls 80000 récepteurs DAB sont actuellement en usage en Suisse, dont moins de 20000 en Romandie. Un nombre insignifiant face aux quelque 20 millions de récepteurs FM.
Après ce premier bouillon, l'Ofcom mise aujourd'hui sur le nouveau format du DAB+, incompatible avec le précédent, pour ouvrir les portes de la radio numérique aux diffuseurs privés. En Suisse alémanique, huit concessions ont été accordées à autant de chaînes. Mais les 80000 récepteurs DAB péniblement écoulés jusqu'ici ne les capteront pas. La SSR n'aura pas à investir dans de nouvelles antennes, mais les auditeurs devront racheter de nouveaux récepteurs, tout juste disponibles dans le commerce.
Est-ce à dire qu'après 8 ans de promotion dithyrambique d'une technologie mort-née, la SSR recommence aujourd'hui à zéro avec le DAB+? «Pas tout à fait», tranche Marc Savary. Le DAB sera en effet maintenu, en simultané, pendant quelques années avant d'être débranché.
Face à l'offre de huit concessions pour la Suisse romande, les diffuseurs privés font la moue. «On nous oblige à faire des programmes que personne ne peut écouter», résume Claude Défago, président de l'Union des radios régionales romandes et directeur de Radio Chablais. Pour garantir la «diversité des programmes», l'Ofcom impose en effet aux chaînes de créer de nouveaux contenus pour le numérique.

De la musique et du bla-bla

«Ces programmes vont nous coûter des centaines de milliers de francs et seront impossibles à financer par la publicité, vu qu'il n'y a pas d'auditeurs», tonne Claude Défago. Et le serpent de se mordre la queue: selon lui, les chaînes seront tentées de limiter leurs programmes à «de la musique et à un peu de bla-bla» pour réduire les coûts.
Malgré leurs doutes sur la viabilité du DAB, les radios romandes finiront par répondre à l'Ofcom. «On ne peut pas prendre le risque que ces concessions soient attribuées à d'autres, par exemple à un groupe de presse qui n'hésiterait pas à investir à perte pendant des années», glisse le directeur de Radio Chablais.

Le radio locali sono utili. Ma come finanziarle?

John Plunkett, commentatore dell'industria radiofonica per il Guardian, torna sulla questione dei contenuti locali, il "fattore X" che potrebbe rappresentare un'arma vincente nelle mani delle piccole stazioni commerciali per vincere la loro battaglia per la sopravvivenza. L'agomento è il rilancio dei contenuti locali offerti dai siti Internet della BBC, che ha suscitato l'irata reazione dei concorrenti privati. Plunkett cita tra l'altro un report appena pubblicato dal RadioCentre, organizzazione ombrello delle radio commerciali britanniche, e dedicato proprio alle attività e all'impatto delle stazioni locali. Il giornalista però sottolinea come spesso e volentieri i giornali svolgono un ruolo più importante rispetto alle radio locali e che i siti Web della BBC - ovviamente assai meglio finanziati - sono davvero efficaci.
D'altra parte, argomenta l'amico John facendo l'esempio della sua stazione preferita, Mix 107, ci sono davvero casi in cui una stazione locale tratta di argomenti localistici come nessun altro. Il problema, conclude Plunkett, è che per fare della buona informazione locale ci vogliono soldi e risorse, due cose che in quest'epoca di vacche magre pubbicitarie scarseggiano in modo preoccupante. Come si esce dall'impasse? "Temo il peggio," conclude letteralmente il giornalista. E purtroppo concordo con lui.


The "what's on" wars: BBC Local vs commercial radio

Local commercial radio bosses have protested at the BBC's plan to expand its local video service. But does your local commercial station tell you enough about what's going on in your area?

July 17, 2008

Commercial radio bosses are unhappy at the BBC's plans to expand its online local news coverage. But their claims that commercial stations already have local news well covered - at a time when groups like GCap Media are syndicating programmes like there's no tomorrow - might have some listeners spluttering into their cornflakes.
Let there be no doubt, commercial radio stations do a LOT of local news and information programmes. We know that because the RadioCentre, the trade body that represents commercial radio, has just published a report telling us so.
But in my experience my local newspaper is much more likely to tell me what's going on than my local radio station. And even the newspaper isn't very good.
(continua)


A Marsiglia torna a trasmettere Gazelle?

Torna inaspettatamente alla ribalta la vicenda della stazione radio francese Gazelle. Il Conseil d'Etat francese ha rivisto completamente il parere dell'Autorità del multimediale, che aveva riassegnato la frequenza FM un tempo occupata da Gazelle a Marsiglia attribuendola a una catena nazionale France Maghreb 2. Ora il CSA dovrà compensare Gazelle con ottomila euro e rivedere le sue decisioni, prese secondo il Consiglio trascurando colpevolmente la legge che promuove le emittenti a carattere sociale e comunitario. Ricordo che il passaggio di testimone, avvenuta nel quadro di generale revisione delle frequenze FM commerciali francesi, aveva fatto discutere perché Maghreb 2, che appartiene a un finanziere maghrebbino che sarebbe amico personale del presidente Sarkozy, è una stazione musicale. Ora c'è la seria possibilità che Gazelle possa tornare on air stabilmente.
Marseille: Radio Gazelle, le retour?

MEDIAS. Le Conseil d'Etat a annulé la décision du CSA qui, le 5 février, refusait l'autorisation d'émettre à Radio Gazelle, et remplaçait la radio associative locale par le réseau national France Maghreb 2.
Par deux décisions prises le 11 juillet, le Conseil d'Etat a aussi annulé l'autorisation donnée à France Maghreb 2. Et il ordonne au Conseil supérieur de l'audiovisuel de réexaminer dans un délai de trois mois l'attribution de la fréquence.
Pour le Conseil d'Etat, le CSA, "en privilégiant un service thématique à vocation nationale ciblé sur une population particulière, de préférence à une radio associative remplissant une mission locale de proximité", a "méconnu" la loi qui lui enjoint d'assurer "la sauvegarde des courants d'expression socioculturels et des services accomplissant une mission de communication sociale de proximité".
Le CSA s'est aussi emmêlé les pinceaux aux yeux des magistrats, faisant preuve "d'inexactitude matérielle" en reprochant tout à la fois à Radio Gazelle "de ne pas avoir donné la liste des communautés auxquelles il entendait s'adresser", tout en estimant qu'elle "s'adresserait majoritairement à la communauté originaire du Maghreb".
Condamné à verser 8 000 euros à Radio Gazelle, le CSA doit, dans les trois mois, réattribuer la fréquence 98 FM sur les ondes marseillaises "en réexaminant l'ensemble des candidatures présentées".
"France Maghreb 2, c'est fini, claironne déjà la direction de Radio Gazelle dans un communiqué. Le Conseil d'Etat annule son autorisation, condamne le CSA et libère le 98 FM. La plus haute cour administrative de l'Etat a rendu justice à Radio Gazelle."

Dall'Alaska in HF e DRM, la FCC autorizza Digital Aurora

Benn Kobb, autore di un bel blog sulla radio digitale, mi ha appena comunicato - tra l'altro utilizzando il nuovo link GTalk che ho messo sul sito di RP . il che la FCC ha concesso a Digital Aurora la licenza per la stazione che intende operare in onde corte, in modulazione DRM, dall'Alaska. Benn mi ha detto di ritenere possibile l'inizio dell'operatività per l'autunno. In questi mesi più caldi la stazione dovrà allestire le antenne. Ecco qui in allegato la riproduzione della licenza, così come si può scaricare dal sito della FCC. Benn sottolinea la presenza di due errori nei limiti di frequenza assegnati: non si tratta di un limite inferiore di 4.4 MHz ma di 4.5. Sempre sul sito della FCC trovate anche il documento con la richiesta sottoposta da Digital Aurora al regolatore americano e uno schemino delle antenne che l'operatore intende costruire.
Seguiranno ulteriori particolari sul progetto. Intanto, thanks a lot, Benn! I do appreciate your sneak preview. Great documentation.

16 luglio 2008

Cipro 1974, la voce di Makarios da una stazione amatoriale


Il 15 luglio del 1974, durante il colpo di stato che rovesciò il governo cipriota e diede avvio al processo che culminò con l'occupazione della parte nord di Cipro e la sua attuale divisione, l'Arcivescovo Makarios abbandonò il suo rifugio nel monastero di Kykkos (dove oggi c'è la siua tomba) e andò a Paphos per trasmettere da una stazione radioamatoriale, The Free Radio of Cyprus e annunciare al mondo di essere ancora in vita. Il messaggio fu ascoltato in Israele, ripreso dalla BBC e poi dalla Cyprus Broadcasting Corporation. Da quella postazione autocostruita nacque poi l'esperienza di Radio Paphos, che prosegue a tutt'oggi. Ricordo benissimo l'insegna della stazione dalla mia visita, dieci anni fa a Paphos, che tra parentesi ha un piccolo, ma ricchissimo, museo archeologico. Per chi come me il neogreco lo legge pochissimo e male (cinque anni di classico gettati alle ortiche), ecco un pezzo dal Cyprus Mail in inglese e i due link al materiale, questo e questo storico dal sito di Radio Paphos. Uno può sempre usare la traduzione di Google e vedersi le fotografie che sono piuttosto interessanti.
Leader’s words mark historic anniversary for local station

IN THE AFTERMATH of the 1974 coup, famous words rang out from a ham radio station in Paphos. July 15 is an important anniversary for Radio Paphos, which was the first broadcaster to inform the island that deposed President Makarios III was still alive.

On that day in 1974, the Cypriot National Guard and EOKA-B launched a coup to overthrow President Archbishop Makarios III.
The presidential palace in Nicosia came under artillery fire from tanks, while Makarios was greeting a group of schoolchildren from Cairo. The presidential guard fought for several hours until the rebels stormed the building and set fire to it.
Makarios fled to the safety of Kykkos Monastery and mulled over his options.
At that time, Nicos Nicolaides was a CyBC technician in Paphos and was unaware that his life was about to change forever.
Fotis Nicolaides, the middle of three of Nicos’ sons, was only nine at the time and remembers his father’s story.
“My father was a technical whizz and could fix anything,” he told the Cyprus Mail.
“He was so good with electronics, he even built his own amateur radio broadcasting equipment, which he used from time to time.”
He continued, “My father was astounded when he heard about the Greek junta and the coup. He wasn’t sure if the President had been killed.”
State media broadcast Makarios’ demise at the time, as it was presumed the President had been assassinated.
“My father had the idea to broadcast a message to other patriots across Cyprus, to stand up to the Junta.”
Nicos Nicolaides went to the head of Makarios’ support base in Paphos, Mikis Tembriotis, who gave the idea his blessing. Many people came that day to broadcast on the airwaves of The Free Radio of Cyprus, as my father called it.”
The radio was set up in Nicolaides’ workshop, and broadcasts were made in Greek, English Arabic, French and Spanish.
Makarios, still in Kykkos, heard these messages on a small transistor radio he carried with him, and took the decision to travel to Paphos to broadcast to the nation he was still alive.
The deposed president found a safe-haven in the Cathedral in Paphos; and Nicolaides and other amateur journalists met with him, and recorded his message. Makarios spoke in Greek and English, and the Free Radio of Cyprus repeatedly broadcast the message continually for hours, to bring hope to the people and spur them into action.
Armed volunteer guards surrounded the workshop in the now named Nicos Nicolaides Street, offering their loyal service.
Israel picked up the message, and sent it to the BBC for conformation that the voice was indeed Makarios’. This was verified and the speech was broadcast later in the evening of July 15, by CyBC in Cyprus.
The coup d’état, had installed Nicos Sampson, as the de facto President of Cyprus, following the deposition of Makarios.
Nicolaides son explained the implications of this broadcast,
“This was very important, the international community believed Makarios was dead and governments were on the verge of recognising Sampson as the new President,” stressed Nicolaides. “Because of my father and those who helped him, this didn’t happen.”
Samson was only President for eight days, and failed to gain diplomatic recognition during that time. Glafcos Clerides was sworn in as acting President soon afterwards.
Nicos Nicolaides died of a heart attack in 1995 but not before overseeing the Free Radio of Cyprus evolve into a successful local radio station, Radio Paphos.
The Nicolaides family are hoping to obtain official museum status for Nicos’ workshop, which still stands today, full of equipment and memorabilia, used to broadcast more than thirty years ago.

Radio e giovani, NPR chiude Bryant Park Project

Il New York Times interviene su un problema molto discusso di questi tempi e cioè la difficoltà di confezionare un'offerta radiofonica capace di attrarre gli ascoltatori giovani. Lo spunto è la notizia della chiusura di Bryant Park Project, un notiziario mattutino molto interattivo, su cui la National Public Radio aveva investito parecchio (un budget di un paio di milioni di dollari che per la radio pubblica negli Stati Uniti non sono pochi). Bryant Park era nato in ottobre, all'inizio dell'anno ficale di NPR, ma è verosimile che non verrà più ripreso l'anno prossimo. Peccato, dicono gli ideatori, perché i segnali erano positivi. Bryant Park è disponibile secondo il NYT su 5 stazioni terrestri e diciannove canali "high definition" (IBOC?). Troppi costi, sostengono i consulenti chiamati a discutere della chiusura del programma sul sito Web ufficiale. "If a digital show that built a loyal audience and enjoyed the backing of a large organization like NPR can't survive, [...] then what show could? The answer [...] may be a cheaper one." Un programma meno costoso oggi potrebbe tirare avanti. Traduzione: una determinata programmazione radio oggi può funzionare solo rinunciando alle onde hertziane. Grande o piccolo paradosso, fate voi, ma forse è anche il segno della straordinaria potenza di un'idea, la parola incorporea, che sarà sempre con noi, persino nell'età dei podcast. Che si tratti di radioline a transistor o sofisticate Internet radio con interfaccia Wi-Fi (dopotutto sempre di onde hertziane si tratta).
Intanto la blogsfera si mobilita per Bryant Park chiedendosi "If the BPP can’t make it, how can the rest of us?"
July 14, 2008
Public Radio to Cancel a Morning Experiment
By ELIZABETH JENSEN

National Public Radio officials are expected on Monday to tell the staff members of “Bryant Park Project” that their experimental weekday morning program, designed to draw a younger audience to public radio and capture listeners who had moved online, is being canceled.
The last broadcast of this New York-based program, which many listeners tuned into at npr.org rather than over the air, is expected to be on July 25. It’s an expensive failure — the first-year budget was more than $2 million — and comes at a time when NPR is facing the same financial constraints as other news media thanks to higher costs and a downturn in underwriting.
Like other news organizations, NPR has been grappling with how best to capture the online audience, and “Bryant Park Project,” which had its debut on Oct. 1, was one of its boldest attempts. The live two-hour program ranged through news and cultural topics in an informal, conversational manner and differed from more traditional NPR broadcasts, which rely heavily on prepackaged reports.
“Bryant Park Project” includes cheeky features like “Make Me Care,” which points up news reports’ real-life relevance. It also has a robust Web presence that is updated with blog posts throughout the day and also includes video.
Andi Sporkin, an NPR spokeswoman, declined on Sunday to comment on the status of “Bryant Park Project.”
The program’s host, Alison Stewart, who is on maternity leave, said in a telephone interview that she had been informed of the cancellation, which comes after the NPR board’s approval last week of a budget for the fiscal year that begins Oct. 1. “From what I understand, we are obviously in extra-tough economic times, and it is a financial and strategic decision,” she said. “I was told it had absolutely nothing to do with the quality or content of the show.”
Although the program is heard over the air on just five radio stations and available on 19 high-definition digital channels, NPR officials said publicly in recent months that “Bryant Park Project” was attracting the kind of Web audience they had hoped for. One NPR employee, who was not authorized to speak publicly, said the program had one million individual, or “unique” listeners in both April and May.
Ms. Stewart said she was surprised that the program had been canceled but said, “I also understand the economic reality.”
She added: “We worked our hearts out, and I think we succeeded in many ways.”
“Bryant Park Project” had a rocky start when one of the original co-hosts, Luke Burbank, quit just before the debut. (He ended up staying through mid-December.) Ms. Stewart went on maternity leave in April, and the news anchor, Rachel Martin, left for ABC News in May. Mike Pesca has been filling in as host.
In addition to the on-air changes, two top NPR executives who helped develop the program have left the organization. Jay Kernis, the senior vice president of programming, went to CNN, and Ken Stern, NPR’s chief executive, departed in March after the board decided not to renew his contract.
“Bryant Park Project” is one of two entrants hoping to broaden the morning public-radio lineup that has long been dominated by NPR’s “Morning Edition.” WNYC in New York and Public Radio International introduced “The Takeaway” on April 28, which is also live. The hosts are Adaora Udoji and John Hockenberry; it is produced in association with the BBC, WGBH and The New York Times.
Ms. Stewart, who is 42 and until recently was also a contributor to NBC News, said she would return from maternity leave as planned on July 21 for the show’s last week. After that, she said, she is not sure what she will do, although she said that NPR had “expressed strong interest” in having her stay.