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01 settembre 2013

Funcube-1 va nello spazio ed entra nelle scuole. Per amore della scienza.

Probabilmente non sono abbastanza romantico ma la retorica dell'astronauta che dall'orbita della stazione spaziale racconta il bello della scienza ai ragazzini delle scuole non mi ha mai convinto. Per quanto il tema possa suscitare l'interesse della stampa nei confronti della missione della Stazione Spaziale, non credo che quei quindici minuti risicati di Q&A sul cibo disidratato e il colore del cielo - pergiunta coordinato da un radioamatore patentato messo lì a fare da centralinista - possa davvero convincere gli alunni di elementari e medie ad affrontare una carriera scientifica.  
Ma ora che è arrivata la notizia del lancio del Funcube-1 previsto nel novembre prossimo ci sarà modo di misurare l'efficacia di un'altra iniziativa mirata a stimolare nei giovanissimi l'amore per lo studio delle scienze attraverso il fascino combinato delle comunicazioni radio e della ricerca spaziale. Del progetto Funcube ho già avuto modo di parlare spesso. Tutto parte nel 2009 da un'idea dell'associazione radioamatoriale britannica UK Amsat in collaborazione con il suo omologo olandese: quella di sfruttare i minuscoli "nanosatelliti" che molte università e laboratori didattici stanno mettendo in orbita con diverse finalità di ricerca, per creare una formula di coinvolgimento diretto degli studenti della scuola primaria e secondaria. Con i suoi dieci centimetri di lato Funcube-1 è un nanosatellite cubico di tipo radioamatoriale e avrà quindi a bordo i transponder necessari per le comunicazioni tra radioamatori. Ma nel poco spazio disponibile ci saranno anche i sensori di un piccolo esperimento di scienza dei materiali che gli studenti potranno seguire in prima persona attraverso il monitoraggio diretto delle frequenze VHF di Funcube-1.  La data di lancio, dopo gli spostamenti dovuti in passato ai problemi tecnici che hanno ritardato la tabella di marcia del vettore russo, è per il momento fissata al 21 novembre con un vettore "DNEPR" (un missile balistico intercontinentale!) dal poligono di Yasny.
Il satellite che partirà tra un paio di mesi insieme ad altri oggetti dello stesso tipo è piccolo, ma il progetto è molto articolato e ricco. Intorno a Funcube (dopo il primo lancio seguirà quello di Funcube-2, che sarà invece un elemento di una sonda orbitale multimodulare) sono nate iniziative come il Funcube Dongle, ricevitore SDR VHF-UHF condensato nell'ormai classico fattore di forma delle chiavette USB e disegnato propio per consentire la ricezione di un satellite in modalità plug and play, con un semplice personal computer e una antenna autocostruita. Per una classe di alunni, o un'intera scuola, prendere parte di questa iniziativa significa dunque imparare a utilizzare un software SDR, un programma di decodifica di valori telemetrici, saper valutare i risultati di un esperimento, riprodurne i contenuti, proporre delle varianti. Sicuramente meglio di una chiacchierata via radio con l'astronauta di turno.
Tutti i dettagli delle missioni Funcube 1 e 2 si trovano in questo pdf dell'associazione UKAmsat. L'aspetto interessante è che in linea di principio anche una scuola italiana potrebbe seguire il volo orbitale del nanosatellite (ecco, dalla stessa UKAmsat, qualche suggerimento su come fare). Si tratta praticamente di acquistare un Funcube Dongle (una spesa intorno ai 100-150 euro), o e imparare a utilizzarlo per sintonizzarsi sulla telemetria di Funcube-1. Ecco, salvo modifiche dell'ultima ora, le frequenze operative (vedere anche la tabella in alto):

Inverting linear transponder (per contatti SSB/CW tra radioamatori con licenza)
Uplink            435.150 – 435.130 MHz
Downlink       145.950 – 145.970 MHz
Telemetria dei sensori di bordo:     145.935 MHz   modulazione BPSK

Altre informazioni si trovano sul sito ufficiale della missione Funcube. Qui trovate una presentazione video e qui le slide presentate in occasione del simposio

19 marzo 2013

FreeDV, verso la fonia digitale in banda radioamatoriale

Riusciranno gli intrepidi "coder" di FreeDV a prendere il posto, nella vasta comunità internazionale dei radioamatori, della modulazione in "banda laterale unica", meglio nota come SSB, la modalità trasmissiva più amata per scambiare quattro chiacchiere al microfono e superare le distanze più estreme nei "contest"? Ci sarà davvero uno switchoff analogico anche per la radio dei radioamatori? 
L'hobby della radio ricetrasmittenti in onde corte, che secondo le stime attuali conta circa due milioni di adepti in tutto  il mondo, si è arricchito nel corso degli ultimi anni, di una pletora di sistemi radiotelegrafici numerici che hanno trovato accanto al codice Morse (sempre più spesso "lavorato" grazie al computer). Ma una percentuale molto significativa dei radioamatori continua di fatto a usare un telefono senza fili completamente analogico, anche quando il segnali vengono generati da sistemi "software defined". La voce viene trasmessa in banda laterale unica, una tecnica concepita e brevettata prima della prima guerra mondiale. È un po' come tornare a immaginare un mondo in cui milioni di persone comunicano con telefonici ETACS.

Finora qualche tentativo di trasmettere in onde corte la voce digitale c'è stato, partendo dal lavoro fatto sullo standard Digital Radio Mondiale. Su questi tentativi gravano però i limiti della tecnologia attuale, in particolare la banda occupata, due o tre volte tanto rispetto alla mitica, efficientissima SSB. Un altro limite non trascurabile è che il DRM poggia su costosi brevetti che non potrebbero essere  regalati a due milioni di persone. Ed è a questo punto che entra in scena FreeDV, o Free Digital Voice, un sistema di trasmissione pensato per la propagazione HF, che occupa 1.125 kHz (anche meno della voce analogica) e come codifica della voce utilizza l'algoritmo open source Codec 2 sviluppato da David Rowe, VK5DGR. Un codec in grado di trasmettere in 2.400 bit fino a 26 telefonate. Finalizzata lo scorso dicembre, la prima release di FreeDV, si basa su una forma d'onda a 14 sottoportanti spaziate di 75 Hz, ciascuna delle quali modulata in DQPSK o modulazione di fase a quadratura differenziale, più una quindicesima portante centrale usata a scopi di sincronia e riferimento. Per ciascuna sottoportante vengono trasportati 50 simboli (a 2 bit per simbolo) per un totale complessivo di 1.450 bit al secondo di voce, testi e dati. Al centro una quindicesima sottoportante che funge da riferimento per la sincronia delle trame digitali che si intrecciano attraverso i simboli del "payload" digitale. Tutto rigorosamente patent-free e open source.

Per rispondere alle esigenze di tutti,  FreeDV uscirà in versioni per Windows, Macintosh e Linux anche se bisognerà aspettare ancora la conclusione dei test per poterle scaricare tutte. Le prime prove on air vengono effettuate dai radioamatori americani sulla frequenza di 14.236 kHz con la versione 0.91beta per Windows (qui il link diretto al codice binario) e per Fedora Linux a 32 e 64 bit. Per il supporto e la discussione è stato istituito un gruppo Google. Un video illustra uno dei primi collegamenti, o "QSO". La voce oggettivamente è un po' paperinesca, niente a che vedere con la SSB analogica e decisamente diversa dai codec ai quali siamo abituati nel mondo della telefonia GSM, ma stiamo pur sempre parlando di poco più di 1 kHz di occupazione di banda.

09 novembre 2011

EeTimes: i radioamatori del XXI secolo guardano anche al passato

Sulle riviste professionali del circuito EeTimes e Electronics Design News compare un lungo articolo di Doug Grant, K1DG, sul mondo dei radioamatori e dei loro progetti di elettronica. Il bello è che accanto alle apparecchiature di ultima generazione e alto costo, molte delle quali ormai basate su sofisticate tecniche DSP e SDR, ecco citate alcuni progetti per autocostruttori di piccoli dispositivi "QRP", la sigla radioamatoriale che identifica le potenze trasmissive più basse. Tra i vari esempi lo straordinario "DereLicht", un trasmettitore telegrafico da un Watt e mezzo per la banda degli 80 metri realizzato con i componenti rubati a una piccola lampadina a basso consumo (più un quarzo e quattro condensatori aggiuntivi), il progetto open hardware OpenQRP e una sfilza di progetti circuitali per realizzare, sempre con pochissimi componenti, ricevitori "rigenerativi" (riportati sulla pagina di Charles Kitchin, N1TEV) . Il minimalismo, in elettronica, rimane l'approccio più divertente e appagante.
Ham radio in the 21st century

Ham radio today differs greatly from that of past years, but it still offers a fascinating way to explore electronics. Here’s a look at how it has changed and what it has to offer both old hands and newcomers alike.

Doug Grant, K1DG -- EDN, November 3, 2011

The US amateur-licensing process no longer requires knowledge of Morse code—historically, a major impediment for many individuals.
The signal-processing capabilities of a sound-card-equipped PC that connects to an HF single-sideband or a VHF FM transceiver have driven the emergence of new modes.
Most high-performance HF and VHF transceivers now use digital-signal-processing technology for at least some of the modulation, demodulation, and filtering functions.
Ham operators have always been enthusiastic tinkerers, often building their equipment from discarded pieces of consumer electronics they find in their neighborhoods.
Ham radio brings new aspects to other hobbies, such as mountaintop hiking and orienteering.
Many of today’s experienced engineers got their start in electronics through amateur, or “ham,” radio. (Many theories exist over the origin of the term “ham radio,” but there is no consensus.) Over the years, however, the demands of these engineers’ work, families, and communities took precedence, and many hams lost interest and let their licenses lapse. Meanwhile, with the rise of personal communications and Internet connectivity in homes, many young engineers never needed ham radio as a way to explore electronics. They’ve missed the opportunity that this fascinating hobby presents.

09 giugno 2011

Orologi matti; gli "esperti" accusano i radioamatori

Ecco, ci mancavano le sveglie elettriche siciliane impazzite e gli "esperti che scendono in campo" per condannare le interferenze dei radioamatori. Sto leggendo su Repubblica online una farneticante cronaca delle innumerevoli segnalazioni di comportamento anormale nelle radiosveglie e in altri segnatempo elettrici collegati alle prese della regione Sicilia. Sembra che siano moltissimi i casi di orologi che corrono, guadagnando parecchi minuti al giorno. Nell'articolo si cita anche un "fisico della Università di Catania" - che tuttavia risulta del tutto assente dal sito dell'ateneo e da Google - "esperto in campi elettromagnetici", il quale tira in ballo la possibile "presenza di radioamatori" (un esercito, visto che gli orologi siciliani impazziscono un po' dappertutto:

«Scendono in campo gli studiosi.
E se per Filippo Falcidia, fisico dell'Università di Catania ed esperto in campi elettromagnetici, "il fenomeno non è necessariamente nocivo per la salute e potrebbe essere anche collegato alla presenza di radioamatori", per Emanuele Dilettoso, del Dipartimento energia elettrica dell'Ateneo catanese "a causarlo potrebbero essere flussi di energia elettrica non autoregolati le cui variazioni di frequenza non sono compensati adeguatamente". Fioccano le reazioni dei radioamatori che ricordano che "le emissioni di un impianto radioamatoriale sono 200 volte al di sotto dei limiti di legge in materia di inquinamento elettromagnetico" mentre gli appassionati di elettronica ricordano che la frequenza della corrente alternata (50 Hertz) viene scandita all'interno degli apparecchi da un'integrato che ne "conta" i cicli. Se la frequenza aumenta improvvisamente, conseguentemente scattano in anticipo anche i secondi scanditi dall'orologio. Ma allora - ribatte qualcuno - com'è possibile che, nello stesso apparecchio governato da due diversi circuiti elettronici il diplay digitale "corra" e l'orario fornito dal piccolo proiettore luminoso (di quelli che si puntano sul tetto) sia esatto?»

Leggi le parole dell'autrice del pezzo e ti chiedi se stai vivendo nel 2011 o nel 1811. La frase conclusiva "come è possibile che nello stesso apparecchio governato da due diversi circuiti elettrici il display digitale corra e il proiettore luminoso sia esatto?" è del tutto assurda. Sembra di capire che il riferimento sia ai modelli di sveglia radiocontrollata che proiettano l'informazione dell'ora sulla parete o sul soffitto grazie a una piccola lente incorporata: perché mai dovrebbe avere due "circuiti elettrici" separati? Tutta la storia è strampalata, ma almeno nel sommario e nel pezzo la spiegazione più plausibile la si intuisce: a causa dei lavori di manutenzione di un cavo sottomarino in Sicilia potrebbero esserci delle perturbazioni nella frequenza della corrente alternata. Se questa non è a 50 Hertz c'è la possibilità che a tratti gli orologi - che misurano il tempo contando i cicli della corrente - corrano o rallentino. E' tutto molto semplice, che cosa c'entrano il magnetismo dell'Etna, i proiettori e soprattutto i radioamatori? Perché ogni volta che c'è di mezzo una tecnologia, nella fattispecie vecchia di decenni e perfettamente comprensibile, i giornali devono dare il peggio di sé e utilizzare metafore degne di una brutta caricatura di uno stregone africano?

21 ottobre 2010

MoBo e SDR-Widget, SDR libero dal pc

E' entrato in fase beta SDR-Widget, un interessante progetto radioamatoriale che rientra nel filone ormai intricatissimo della software defined radio. SDR-Widget, promosso tra gli altri dal radioamatore islandese Loftur E. Jónasson, TF3LJ si prefigge l'obiettivo di costruire una alternativa alla tradizionale accoppiata tra un front end di ricezione (e trasmissione) come l'ormai celeberrimo SoftRock e la scheda audio commerciale dei personal computer.In questo senso SDR-Widget è una vera e propria sound card progettata per acquisire i segnali I/Q generati dalla scheda SoftRock e convertirli. Il nucleo elaborativo di questo progetto, che si compone di due schede PCB secondo il classico schema CPU-conversione A/D, è un controller della Atmel, l'AT32UC3A3256.
Non è molto facile fornire dei link informativi per questo progetto che è molto complesso e poggia più su una discussione che su un sito Web centralizzato. Il gruppo Google di riferimento, l'omonimo SDR-Widget, si trova qui. Con Google Sites Loftur ha realizzato un sito con alcune informazioni di base. Esiste anche una versione lite del progetto, che è tutto completamente open source, descritta in questa pagina.
L'avventura di SDR-Widget procede oggi in parallelo con un altro progetto SDR rivolto alla comunità radioamatoriale chiamato MoBo (MotherBoard), per il quale SDR-Widget funge da daughterboard utilizzata appunto come scheda audio alternativa. MoBo è nato tempo fa come estensione del kit SoftRock 6.3 ricetrasmittente e permette di realizzare un sistema di controllo (pilotato a sua volta attraverso la USB del computer) che si collega al SoftRock e ne gestisce sia le funzionalità in ricezione sia quelle in trasmissione. In pratica con MoBo il SoftRock si trasforma in un ricetrasmettitore radioamatoriale "all-band". Aggiungendo SDR-Widget è possibile aggirare completamente la scheda audio del computer. Anche per MoBo e il nuovo MoBo kit 4.3 ultimo rilasciato non è facile trovare informazioni centralizzate. Anche qui abbiamo un gruppo Google (chiuso) e una pagina che contiene i file di documentazione. Una pagina è stata allestita dallo stesso Loftur, ma forse lo spazio più utile per orientarsi nel labirinto di MoBo è rappresentato dalle Builder's Notes di WB5RVZ, Richard Robson, che ha anche realizzato analoghe guide per la nuova linea di ricevitori e ricetrasmettitori SoftRock Ensemble. MoBo è stato concepito per connettersi con il SoftRock 6.3 ma questa scheda è stata "discontinuata" dall'assemblatore di questi kit Tony Parks. La community di MoBo ha messo a punto un clone, la scheda I/Q SR63ng, che viene descritta qui.


22 agosto 2010

La chiamata dei fari

Sono in ritardo di una trentina di 0re ma ne restano ancora parecchie, fino alle due del mattino di domani grazio al decalage di due ore dall'UTC, per monitorare sulle bande radioamatoriale i partecipanti al tradizionale International Lighthouse/Lightship Weekend, fissato come di consueto per il terzo fine settimana di agosto. Durante questo appuntamento i radioamatori di mezzo mondo, almeno di quello affacciato sulle coste marine, trasmettono le loro chiamate dai fari luminosi fissi e galleggianti. L'idea si è sviluppata da una iniziativa ristretta inizialmente ai fari delle coste scozzesi settentrionali, nel 1998, ma oggi coinvolge oltre 400 fari in una cinquantina di nazioni. E' un modo per ricordare anche a chi non è radioamatore la presenza della più antica forma di segnalazione al navigatore. Spesso i fari sono dislocati in situazioni di eccezionale bellezza dal punto di vista paesaggistico, alcuni sono monumenti storici, o autentici simboli dei luoghi da cui lanciano i loro fasci di luce. Per esempio, la lista dei partecipanti all'edizione 2010 di ILLW include anche la Lanterna di Genova, nominativo IU1L, e il poco meno celebre faro triestino della Vittoria, con nominativo speciale IQ3TS/lh. Il regolamento di questa manifestazione, che a differenza di mille altre analoghe iniziative radioamatoriali non prevede alcuna forma di gara e premiazione, non obbliga a trasmettere da locali interni ai fari, è possibile farlo da alloggiamenti o da attrezzature da campo subito adiacenti al faro stesso.
Sulle nostre coste e isole ci sarebbero quindi moltissimi candidati interessanti (nelle foto i due fari, di Punta Spalmatore, in restauro, e di Capo Falconara, a Ustica). Penso in particolare al faro di Punta Sottile a Favignana, isola dove è attivo un esperto radioamatore. Il faro è rinchiuso in zona militare, ma il radioamatore in questione non avrebbe difficoltà visto che appartiene alla Guardia di Finanza. Coordinandosi in qualche modo con i media locali il weekend dei fari potrebbe fare da cassa di risonanza per la promozione di aree di forte interesse naturalistico e turistico, comunque al riparo dai rischi di massificazione e delle sue deturpazioni. Ne verrebbero fuori delle storie straordinarie, come quella ascoltata l'altra sera su RaiNews in un servizio dedicato all'Asinara al suo Parco Nazionale, che ha intervistato la figlia dell'ultimo guardiano del faro di Punta Scorno, automatizzato nel 1977. Sarebbero storie molto più emozionanti di quelle sugli appartamenti di Montecarlo.

23 luglio 2010

Torna in onda il telegrafo clandestino dei partigiani



In Francia è in corso una particolare rievocazione della guerra di resistenza che affiancò negli anni della Seconda guerra mondiale le azioni degli eserciti regolari.
Tutto si svolge sulle onde radio della banda amatoriale dei 40 metri, in telegrafia, in ricordo delle fondamentali figure dei telegrafisti clandestini che con l'aiuto di strumentazioni da campo, spesso richiuse in valigette trasportabili, rendevano possibile le comunicazioni tra gruppi di partigiani e comandanti militari.
Protagonisti dell'iniziativa un gruppo di radioamatori francesi che operano in telegrafia con il nominativo speciale TM3FFI, attivato lo scorso anno in occasione del 65esimo anniversario della Liberazione del 1944. Dal 12 al 25 di questo mese TM3FFI è tornato in onda e domani e dopo ci sarà l'occasione di ascoltare il traffico radiotelegrafico generato con l'aiuto di ricetrasmettitori d'epoca, specificatamente destinati a operazioni in clandestinità, in particolare Type 3 mkII (B2) e un celebre apparato "Paraset".
Potenza impegnata di 20 o 5 Watt su antenna filare, eretta nella località di Vassieux en Vercors, a sud-est di Grenoble. Ecco gli orari e le frequenze:

sabato 24 : 8 am to 4 pm UTC
domenica 25 : 7 am to 3 pm UTC

7.010 MHz o 7.012 o 7.25 MHz (cw)

Tra gli operatori al tasto il radioamatore Pascal, F8JZR che ha una pagina personale con diverse informazioni e fotografie sui ricetrasmettitori spia. Qualche anno fa, nel 2001 per la precisione, è stato pubblicato un libro di memorie di Pierre Lassalle, uno degli operatori radio dei partigiani francesi, "La liberté venait des ondes"

03 giugno 2010

Radiofari 30 metri, arrivano i kit di Hans

Hans Summers G0UPL ha una bella pagina del suo sito sulla sperimentazione a bassissima potenza in bande amatoriali (QRPP), su un nuovo kit per la realizzazione di radiofari (beacon) per la trasmissione sui 30 metri, uno degli spot più caldi per questo tipo di dispositivi molto interessanti per lo studio della propagazione. I kit includo anche il chip controller AtTiny per la codifica morse del nominativo necessario per identificare i segnali, tutti concentrati intorno a poche decine di Hertz centrati sui 10.140 Hz. I primi 100 kit realizzati sono andati a ruba in occasione dell'incontro internazionale di Dayton, negli Stati Uniti ma Hans sta già mettendo insieme i componenti per la realizzazione di cento altri kit, per 30, 40 e 80 metri. Ricordo ovviamente che questo tipo di dispositivi richiede una licenza radioamatoriale. Hans segnala anche un nuovo gruppo Yahoo dedicato alla costruzione dei kit e fornisce il link al famoso club britannico GQRP, i cui membri curano la pubblicazione di un leggendario bollettino (cartaceo!) per autocostruttori, SPRAT.

30 dicembre 2009

Le radioavventure di Knut, eroe in guerra e sul Kon Tiki

Il giorno di Natale è scomparso Knut Haugland, ultimo superstite della famosa spedizione del Kon Tiki organizzata nel 1947 da Thor Heyerdahl nonché eroe della lotta partigiana in Norvegia. Il Daily Telegraph ha dedicato a questo personaggio un bellissimo necrologio. Haugland, che a bordo della zattera in balsa che attraversà quattromila miglia nautiche di Pacifico da Callao alle isole dei Mari del Sud era per così dire ufficiale delle comunicazioni, si guadagnò un bel po' di decorazioni con le sue azioni di commando, dopo essersi formato prima della guerra come addetto alle radiocomunicazioni militari. Alle missioni dei partigiani norvegesi contribuirono in modo determinante gli apparecchi radio costruiti dalla Hovding Radiofabrik di Oslo.
Insieme all'articolo del Telegraph vi suggerisco la lettura di un testo in francese e inglese sul ricevitore Olga, utilizzato dai partigiani in Norvegia, e un resoconto del viaggio del Kon Tiki raccontato attraverso i collegamenti radioamatoriali con l'imbarcazione, salpata con l'obiettivo di dimostrare la teoria di Heyerdahl della colonizzazione delle isole del Pacifico a partire dal Sud America (teoria dimostrata poi insostenibile dall'analisi del DNA mitocondriale). A bordo, insieme a Haugland, c'era Torstein Raaby, altro ex partigiano e operatore radio. La stazione del Kon Tiki era contrassegnata dal call LI2B.

Knut Haugland

Knut Haugland, the Norwegian commando and explorer who died on Christmas Day aged 92, took part in two of the most adventurous and celebrated exploits of the last century – a daring raid on a suspected Nazi atomic weapons plant in war, and Thor Heyerdahl's Kon-Tiki expedition in peace.

Haugland, who was the last survivor of the six-man Kon-Tiki crew, had met Heyerdahl in 1944 at a special forces training camp in England, and was selected to join the expedition on the basis of the experience he acquired during the conflict as a radio operator.
(…)
Knut Magne Haugland was born on September 23 1917 at Rjukan in the Norwegian province of Telemark. After qualifying as a military radio operator, in 1940 he saw action against the Germans near Narvik as part of the Norwegian campaign.
After the Germans had overrun his country, Haugland found work in the Hovding Radiofabrik in Oslo, where he started covert work in the Norwegian resistance movement, but in August 1941 he was briefly arrested by Quislings, escaped and fled via Sweden to England.
Haugland joined the so-called Norwegian Independent Company, formed to carry out commando raids in occupied Norway, which became one of the most decorated military forces during the Second World War.
He was selected by the Special Operations Executive (SOE) to train with three others for Operation Grouse, the raid on a hydroelectric power station near his hometown where the Allies suspected that heavy water, a key component in the atomic weapons process, was being produced in order to build a Nazi atom bomb.
(…)
Haugland hid on Hardangervidda for two months before going to Oslo to train radio operators for the Norwegian resistance. Despite being known to the Gestapo, he twice used the clandestine sea crossing known as "the Shetland bus" to reach Scotland. In autumn 1943 he visited London for supplies and training in new code techniques and returned by parachute.
In November 1943 he was arrested, only to escape, and his luck and courage held firm again the following year, when, on April 1, one of his transmitters, hidden inside a chimney at the Oslo Maternity Hospital, was located by direction-finding techniques. "The whole building was surrounded by German soldiers with machine-gun posts in front of every single door," Heyerdahl wrote later. "The head of the Gestapo was standing in the courtyard waiting for Knut to be carried down.

(continua)

22 settembre 2009

Renon 2009, il paradiso SDR tra i monti altoatesini


Sabato e domenica, 26-27 settembre, l'altopiano di Renon/Costalovara, sopra Bolzano accoglie l'undicesima edizione del convegno radioamatoriale sulle radiocomunicazioni, con particolare attenzione alle tematiche Software Defined Radio. L'organizzazione è dell'I-Link Packet Radio Group dell'Alto Adige, sotto l'amorevole e attento coordinamento di una instancabile Silvia IN3FOT.
Non ho ancora idea se mi sarà possibile partecipare, ma se c'è un convegno europeo da mettere in calendario, ebbene Renon è davvero un'occasione imperdibile, per l'esclusiva combinazione di cervelli e paesaggio. Nella foto di Alberto Di Bene qui in basso vedete Nico Palermo, l'inventore del ricevitore SDR Perseus, che spiega la teoria dei downconverter implementati in FPGA. Era l'edizione dello scorso anno. Trovate l'audio delle lezioni di Nico in questa cartella sul servizio di file sharing Mediafire. Per info sulla riunione: segretaria (at) i-link (dot) it.


24 febbraio 2009

Sanremo, a Villa Nobel i 100 anni del premio a Marconi


Il 2009 è l'anno delle celebrazioni dei cento anni del premio Nobel conferito a Guglielmo Marconi per la fisica. Com'era prevedibile sono in programma tante manifestazioni e una di queste, mi segnala Andrea Borgnino, si terrà a Sanremo dove - e forse questa per molti, almeno lo è stata per me, è una notizia - ha trascorso i suoi ultimi anni di vita Alfred Nobel in persona. Di salute alquanto cagionevole, Nobel cercava un posto dal clima più favorevolo per curarsi i raffreddori e la brutta angina pectoris di cui soffriva. Lo trovò a Sanremo, dove acquistò una villa che dopo di lui fu ribattezzata Villa Nobel, oggi di proprietà della provincia di Imperia.
Nella villa, la locale associazione dei radioamatori, l'ARI, organizza dal 13 al 28 giugno una mostra retrospettiva di radio d'epoca e il giorno 19 giugno ci sarà, presso il teatro dell'opera del Casinò di Sanremo, un convegno che vedrà la partecipazione di alcuni premi Nobel per la fisica, tra i quali l'astrofisico Joseph Taylor Jr., radioamatore con la sigla K1JT (sono pochi i radioamatori con una home page sul sito dell'Università di Princeton), autore di famosi software per la comunicazione digitale a bassissima potenza e laureato col Nobel per la sua scoperta delle stelle pulsar.
Andando a leggere la storia di Villa Nobel, ho scoperto molte cose sull'inventore della dinamite e del premio più ambito dall'intera comunità scientifica mondiale. Sono per esempio venuto a conoscenza, attraverso i siti della fondazione che porta il suo nome, che Nobel ebbe persino una vena letteraria e compose poemi e drammi. Potete leggere le interessanti note di Åke Erlandsson su queste attività del brillante chimico svedese, su questo indirizzo del sito Nobelprize.org, dove troverete il testo del poema The Riddle, da un Nobel diciottenne, a Parigi, in seguito alla più classica delle delusioni d'amore. Qualche anno dopo, Nobel scriveva a un'altra donna, allegando una versione rivisitata di The Riddle (che significa enigma, indovinello), scrivendo "Vous avez dit autrefois que je suis une énigme". A quanto leggo, la vita e la personalità di Nobel ebbero davvero, per la famiglia, i contemporanei, e i suoi successivi biografi, un carattere molto enigmatico. Alfred Nobel morì nella sua villa del ponente ligure, ancora relativamente giovane, a 66 anni, nel 1896, poco dopo gli esperimenti del giovane Marconi.

24 ottobre 2008

I radioastronomi amatoriali al Planetario di Milano


Peccato davvero, non potrò esserci. Ma il convegno dedicato alla radioastronomia amatoriale che inizia questa sera al Planetario di Milano (che posto fantastico...) promette di essere molto, molto interessante. Il V Congresso Nazionale di Radioastronomia Amatoriale si svolgerà presso il Civico Planetario di Milano in Corso Venezia 57. Con l'occasione, avverte la sezione milanese dell'ARI, è anche stata istituita una stazione radioamatoriale con call speciale. A partire da venerdì sera 24 ottobre prossimo per proseguire nelle giornate di sabato 25 e domenica 26, alcuni soci della sezione ARI di Milano parteciperanno all’evento con il nominativo speciale II2IARA. Le frequenze attivate saranno in modo SSB: 7090, 14285, 21285, 28360 kHz ed in modo CW: 7030, 10106, 14060, 18096, 21060, 24906, 28060 kHz. Se ci sarà la possibilità verranno effettuati anche collegamenti in RTTY, PSK31 e magari SSTV.

Italian Amateur Radio Astronomy Group e Sezione di Ricerca Radioastronomia UAI con Civico Planetario “U. Hoepli” e con la collaborazione del Circolo Astrofili di Milano organizzano ICARA 2008 - V° Congresso Nazionale Italiano di Radioastronomia Amatoriale che si terrà a Milano dal 24 al 26 Ottobre 2008.

I lavori si apriranno la sera del venerdì 24 ottobre con un incontro/conferenza inaugurale presso la storica sede del Planetario di Milano.
Il giorno dopo il congresso entrerà nel vivo con la sessione di didattica nella quale verranno raccolti le esperienze e i progetti inerenti le attività svolte nelle scuole o atte per l’utilizzo di procedure per l’insegnamento di moduli radioastronomici. Sempre di sabato, ma nel pomeriggio si attiverà sessione di ricerca dove verranno presentati i lavori sia amatoriali sia professionali inerenti le diverse tematiche della ricerca radioastronomica.
La giornata di sabato si concluderà con una conferenza a tema.
L'ultima giornata del congresso inizierà domenica 26 ottobre con la sessione tecnica, dedicata prevalentemente alla tecnica degli apparati radioastronomici.
Saranno illustrate inoltre tecniche osservative e di analisi dei dati sperimentali. Inoltre, sempre in mattinata, sarà prevista anche la partecipazione dell’ARI di Milano che renderà operativa una stazione radio commemorativa con nominativo speciale.
Nel pomeriggio ci sarà la sessione bioastronomia dedicata a tutto quel movimento radioastronomico che segue le orme e le tematiche del SETI.
A termine dei lavori ci sarà la premiazione del concorso di Space Art.
Si ricorda che la partecipazione al congresso è gratuita, fino ad esaurimento posti, previa registrazione con l’apposito form sul sito.
Per la registrazione clicca qui.
Per maggiori informazioni potete visitare il sito IARA www.iaragroup.org/icara2008 oppure scrivere a icara (at) iaragroup (dot) org.


06 agosto 2008

Fari d'Italia

Mentre scrivo, qui sul patio della mia temporanea residenza favignanese, il faro di Punta Sottile nella luce del mattino è uno gnomone in cemento che indica la direzione da cui provengono i segnali troposferici delle emittenti della Costa Blanca. Di notte è un faro luminoso in piena regola, questo di Punta Sottile, uno di quelli su cui fanno ancora affidamento le imbarcazioni che attraversano il canale di Sicilia.
I frequentatori più assidui di questo spazio conoscono il mio personale penchant per la ricezione dei radiofari. Altrimenti detti navigational aids, ausilii alla navigazione, i radiofari sono antenne radio omnidirezionali che inviano un segnale "marcato" da un identificatore in codice Morse. Una apposita strumentazione di bordo consente di determinare, attraverso la ricezione di questi segnali, la rotta approssimativa seguita da una nave o da un aereo in volo.
Per le navi in realtà questo discorso non vale più o quasi. La gran parte dei radiofari utilizzati per la navigazione marittima è stata smantellata nel corso degli ultimi anni, resta qualcosa solo in Francia, Spagna e poco altro. Le navi di qualsiasi stazza fanno affidamento su sistemi di radionavigazione più moderni. Restano in attività, per ora, i radiofari dell'aviazione civile e militare. Tornando a Favignana, il sito di Punta Sottile dovrebbe coincidere con il punto in cui sorgeva il radiofaro marittimo ormai "decommissionato". La radionavigazione marittima sta abbandonando del tutto le frequenze dei radiofari (in LF, tra i 300 i 500 kHz) e quelle ancora più basse degli storici sistemi "iperbolici", come l'americano LORAN e il russo ALPHA (l'altro sistema americano OMEGA è stato smantellato nel 1997). Nelle onde lunghe restano sparse per le coste le antenne del sistema DGPS, una rete di trasmettitori che distribuisce segnali per la correzione dei dati di posizionamento dei satelliti GPS.
Eppure, nell'inesauribile vocazione al collezionismo che contraddistingue radioamatori e appassionati della radio, anche i fari luminosi, che con la radio non c'entrano per niente, occupano il loro posticino. Non foss'altro come point of interest da "attivare", come si dice, con impianti ricetrasmittenti portatili. Come avviene per le isole di tutti i mari del mondo classificate dal cosiddetto network IOTA Islands on the air, i radioamatori amano raggiungere i fari luminosi più sperduti, approntano una antenna di fortuna e spremono le loro batterie per qualche ora cercando di collegare il maggior numero possibile di loro colleghi. I fari si trovano per definizione in posizioni impervie e scenograficamente suggestive. Che dal punto di vista strettamente radiofonico sono sempre molto favorevoli (il mare è un grande catalizzatore di onde elettromagnetiche). Collegare un radioamatore che trasmette a bassa potenza da una remota isola nell'oceano o da un faro costiero diventa per molti una soddisfazione in più.
Non parliamo poi della valenza letteraria dei fari, questi misteriosi e antichi simboli della presenza umana in un ambiente ostile, ma foriero di ricchezza e civilizzazione. Visibili (a chi è invisibile) per definizione, ma remoti e isolati per propria caratteristica organolettica, i fari non delimitano soltanto il confine tra mare e costa, tra rocciosa stanzialità dei rivieraschi e fragile delocalizzazione dei vascelli in balìa di venti e moti ondosi. Sono luoghi di mistica intersezione tra la solitudine del navigatore e la folla indistinta della collettività, muti richiami nel vuoto esistenziale.
Immerso in questo flusso di coincidenze e rimandi, non mi sono stupito troppo quando l'altra sera Mariu, amica guardiana della navigazione culturale internettiana e radiofonica, mi ha raccontato di aver scovato sul sito di RAI International una serie di trasmissioni dedicate proprio ai fari italiani ispirata a un libro di Silvia Jacovitti e Enrica Simonetti dal titolo efficacissimo: "Luci e eclissi sul mare". Mariu ha anche realizzato una copia podcastabile delle cinque puntate sui fari trasmesse dalla rubrica Taccuino Italiano (trasmesse via Internet, visto che RAI International sulle onde corte ormai ha chiuso i battenti, peggio di un radiofaro decommissionato) e mi ha fatto il regalo di una sua personale scheda del programma. Una scheda che pare un haiku.
Fari... autostrade di notte... ?

Nella navigazione concatenata e labirintica che porta in luoghi estranei all'intenzione, quasi come Ulisse preda dell'ubris divina, capita di cercare una cosa e trovarne infinite altre, in infiniti modi e infinite lingue.
Approdi temporanei, da cui spesso si salpa in fretta.
A volte no.
Un impercettibile richiamo invita a sbarcare, a respirare odori, rumori, forte il desiderio di essere ammessi al convito dell'universo.
Fari d'Italia: http://www.mediafire.com/?a52wi3jabdq
Non mi costa nulla immaginare che Mariu abbia conservato il ricordo delle lezioni di liceo sul IX libro dell'Odissea, qui nella versione di Pindemonte accessibile da Wikisource

Ai Ciclopi di contra, e né vicino
Troppo, né lunge, un'isoletta siede

Di foreste ombreggiata, ed abitata

Da un'infinita nazïon di capre

Silvestri, onde la pace alcun non turba;

Che il cacciator, che per burroni e boschi

Si consuma la vita, ivi non entra,

Non aratore o mandrïan v'alberga.

Manca d'umani totalmente, e solo

Le belanti caprette, inculta, pasce.


L'isoletta delle belanti caprette, ipoteizza l'esegesi omerica, è Favignana che entrerebbe così nel novero delle tappe del nostos,il ritorno per eccellenza. Ed è qui che immancabilmente, qualche millennio dopo l'industria del turismo ha approntato, a pochi passi dal faro di Punta Sottile (numero ITA-145 del catalogo della Amateur Radio Lighthouse Society) un modaiolo villaggio chiamato Approdo di Ulisse, "onde la pace l'animator ognor turba".
Dal moderno villaggio di Ulisse chiunque salperebbe in fretta e senza rimpianti. Ma a poche centinaia di metri di distanza, nella relativa solitudine di Punta Sottile, quando prima o poi gli toccherà salpare, il viaggiatore di onde di mare e di antenne lascerà un frammento di sé tra le mille pietre sotto l'intermittente luce del faro.

05 luglio 2008

Terra, luna e ritorno: a Firenze i radioamatori di "rimbalzo"

Mentre sto cercando di seguire la complessa matematica matriciale discussa in questi giorni sulla mailing list della comunità di utenti del ricevitore SDR Perseus, a impegnata ad analizzare i possibili algoritmi per il filtraggio di interferenze co-channel (un algoritmo che in presenza di due portanti di frequenze sostanzialmente identica riesce ad agganciare solo una delle modulazioni, rimuovendo l'altra: sarebbe la fine delle interferenze isofrequenza) spunta il riferimento a un convegno radioamatoriale che si terrà a Firenze il prossimo mese di agosto. Nel corso della EME Conference 2008, dall'8 al 10 agosto, l'autore di Perseus Nico Palermo interverrà sul tema "Some notes on the performance of wideband sampling receivers for EME operations".
EME è una sigla che rappresenta uno dei settori di attività radioamatoriale più affascinanti. Earth-Moon-Earth, terra-luna-terra, è la complessa arte di far rimbalzare (bounce) i segnali radio sulla superficie lunare, in altre parole di usar la luna come satellite naturale per comunicare a grande distanza tra due punti sulla terra. La luna ha una superficie fatta di un materiale non troppo favorevole, la sua albedo è bassina e questo richiede l'uso di segnali di una certa potenza e a frequenze molto elevate. O in alternativa tecniche di trasmissione e ricezione digitale molto raffinate (Joe Taylor, premio Nobel sviluppa proprio questo tipo di strumenti, che poi servono anche nella ricezione di segnali QRSS), tutte cose che riescano a ovviare alla estrema attenuazione dei segnali che ritornano a terra e le latenze di un percorso lungo circa 720 mila chilometri.
Forse l'aspetto più intrigante dell'intera faccenda è la relativa "anzianità" di queste tecniche, che guarda caso seguono di pochi mesi la famosa profezia di Arthur C. Clarke sulle comunicazioni satellitari ma precedono di parecchi anni il lancio dei primi satelliti radioamatoriali artificiali. I primi a pensare all'eventualità di una comunicazione terra-luna-terra furono i militari americani durante la guerra, anni in cui il RADAR si stavo affermando. La prima ricezione radio di un segnale rimbalzato dalla luna fu quello di un militare USA munito di patente di radioamatore, John DeWitt (il fondatore di WSM di Nashville, la sua città). Era il 1946 e DeWitt stava ufficialmente lavorando a un progetto militare, il Progetto Diana, la Dea della luna. La frequenza utilizzata era di 112 MHz con 3 kW di potenza, valori che parevano estremi e oggi che i radioamatori usano le microonde a 24 GHz fanno sorridere. Il sito utilizzato per gli esperimenti del Progetto Diana esiste ancora, nella città di Wall sulla costa del New Jersey, ed è affidato a un club radioamatoriale l'Ocean-Monmouth Amateur Radio Club. Pochi anni dopo, nel 1953, i radioamatori civili Ross Bateman W4AO e William Smith W3GKP riuscirono a imitare DeWitt nei 2 metri (144 MHz) e nel 1960 la luna servì per collegare per la prima volta in VHF le due coste degli Stati Uniti, su una distanza complessiva nettamente superiore ai cinquemila chilometri.
Quasi cinquant'anni dopo l'hobby delle comunicazioni "lunari", il cosiddetto "ultimate DX", è diventato un laboratorio di tecniche di digital signal processing, modulazioni digitali matematicamente avanzate, amplificatori a bassissima cifra di rumore, antenne molto particolari. Sul sito della ARRL americana trovate una breve introduzione all'argomento e una pagina con diversi link, incluso il primo vero articolo divulgativo ("A basic approach to moonbounce") che cercò di "popolarizzare" una tecnica che, ahimé, richiede una grande preparazione in campo elettronico e matematico.
Concludendo, la prossima conferenza EME, la tredicesima, che segue la numero 12 tenutasi in Germania due anni fa, si terrà a Firenze e sarà organizzata dal Comitato regionale toscano dell'ARI e dedicata a Piero Moroni I5TDJ. Il programma dettagliato si trova qui. La pagina di Mike Cook AF9Y riporta anche un programma, FFTDSP, per l'estrazione di segnali ultradeboli con la scheda audio del proprio PC. Leif Aringsbrink, SM5BSZ, il radioamatore svedese autore del software SDR Linrad, è il vero iniziatore di questo post come interlocutore di Nico Palermo nella discussione sugli algoritmi per la co-channel interference. La sua pagina Web è altamente consigliabile, non solo per le questioni EME. La letterattura in materia è abbondante e non mancano le newsletter, come 432 MHz an above EME e la 144 MHz EME Newsletter.