13 novembre 2013

Il piano "anti-DAB" delle stazioni commerciali britanniche


In margine alle dichiarazioni anti-switchover da parte di un nutrito consorzio di emittenti locali britanniche, oggi Radio Today pubblica un documento programmatico in cui lo stesso consorzio delinea alcune possibili strategie di convivenza tra radio digitale e analogica. Per esempio viene suggerito di creare delle EPG "miste" per visualizzare sui ricevitori l'intera offerta DAB e FM, o l'opportunità di non spegnere l'anaogico fino a quando le soglie di ascolto di quest'ultimo saranno scese sotto il 10% e la copertura su DAB sarà esattamente identica a quella in FM (in realtà un piano di switchover serve proprio per incentivare a estendere la copertura...). In ogni caso il report può essere prelevato qui, offre parecchi spunti interessanti e sicuramente validi per la nostra situazione. Un punto che mi ha fatto pensare è che la razionale economica che avevamo nel caso dello switchover televisivo (la cessione per altri usi delle frequenze liberate), non vale nel caso della banda AM e probabilmente neppure per gli 88-108.

Fulmini dalla Corea del Nord: quanto c'è di vero sulle voci relative a (molto presunte) armi EMP

Extreme Tech riprende (grazie a Marcello Spero) una notizia circolata in questi giorni attraverso alcuni media AsiaPac che l'hanno ripresa da fonti all'interno dei servizi sudcoreani: la Corea del Nord avrebbe acquisito (si presume dai russi) la tecnologia per lo sviluppo di una nuova arma EMP (electromagnetic pulse) con cui minacciare le infrastrutture e le apparecchiature elettriche e industriali del Sud. La testata pubblica anche un efficace disegno "esemplificativo". La mia prima reazione davanti a un testo che contenga tutti e tre i termini nord, sud e Corea consiste nel derubricare tutto nella sezione psichiatrica. Qualche tempo fa i nordcoreani avevano annunciato, in coincidenza con il compleanno del leader immortale Kim Il Sung, di aver trovato il modo di controllare una reazione di fusione nucleare. 
Trattandosi di un argomento "elettromagnetico" però ho letto con un certo interesse la lunga trattazione tecnica contenuta nell'articolo, che cerca anche di classificare e spiegare i concetti teorici alla base di queste (presunte) armi. Sulle presunte armi EMP non nucleari so quello che si può leggere su Wikipedia, Fas.org e altre fonti, cioè non molto. Le ipotesi vanno dall'esistenza di vere e proprie bombe capaci di convertire l'energia dell'esplosivo in impulsi elettromagnetici,  all'impiego di fasci di microonde molto concentrate, il "raggio della morte" di teslaiana memoria. Poi naturalmente ci sono gli effetti secondari EMP delle bombe nucleari ma questo è un discorso diverso. La mia opinione sulla Corea del Nord è che una cosa possono essere per esempio i jammer utilizzati per bloccare temporaneamente le comunicazioni (riuscendo al tempo stesso a preservare le tue), un'altra lo sviluppo di vere armi distruttive nei confronti di componenti attivi e passivi e conduttori. Credo che una buona parte di quel che leggiamo sia deterrenza pura, da derubricare se non nello psichiatrico almeno nello psicologico. 
Nella speranza che gli amici più esperti ci leggano e abbia voglia di intervenire con la loro scienza, vi rimando a una trattazione di Gianfranco Verbana, radioamatore e tecnico supremo delle telecomunicazioni in risposta a una domanda sul raggio della morte su Via Lattea. Non c'entra direttamente con la notizia nordcoreana e queste nuove armi ma molte formule sono utilissime per capire il senso generale della questione e anche le perplessità che possono sorgere davanti a speculazioni di questo tipo. Detto questo la mia prima reazione davanti a un testo che contenga tutti e tre i termini nord, sud e Corea consiste nel derubricare tutto nella sezione psichiatrica. 
Marcello mi chiedeva quanto gli effetti di un'arma a impulsi elettromagnetici possano essere assimilabili a quelli di una forte tempesta solare. Stati di attività ionosferica estremi, roba da una due volte al secolo o anche meno direi, possono essere quelli di indurre forti tensioni in lunghi conduttori, creando transitori che immagino possano mandare in tilt i sistemi di controllo e blocco. Non si tratterebbe però di fenomeni impulsivi come lo sono i fulmini perché a naso non direi che nel plasma ionosferico possano verificarsi scariche energetiche così repentine e localmente intense e in ogni caso non c'è per tali scariche una via diretta con il terreno. 

12 novembre 2013

BadBIOS. Gli attacchi del malware attraverso gli ultrasuoni?

Nell'immagine di Robert Graham, la simulazione di una trasmissione
audio computer-computer su una portante di 20 kHz.
Secondo Dragos Ruiu, il malware BadBIOS si propaga attraverso gli
ultrasuoni.
La storia è molto bella e misteriosa, ma sembra destinata a rimanere il classico argomento di discussione tra i più esoterici esperti di sicurezza informatica, almeno in mancanza di ulteriori prove concrete. Gli ultrasuoni possono diventare un veicolo di infezione virale digitale attraverso i microfoni e le casse di un personal computer? L'inquietante ipotesi viene prospettata da un grande nome della lotta anti-malware come Dragos Ruiu, un canadese famoso per aver messo in evidenza vulnerabilità mai neppure sospettate. Ruiu sostiene di essere alle prese con una misteriosa infezione che colpirebbe i computer a bassissimo livello, quello delle routine BIOS, e che per questo motivo riguarda, a livello più elevato, diversi sistemi operativi. L'esperto afferma anche di aver scoperto i segni delle infezioni su macchine che non sono mai state collegate in rete e che non hanno mai avuto contatti con chiavette USB esterne. L'unica spiegazione possibile, ritiene Ruiu, è che il malware abbia scelto come veicolo il microfono della macchina target, inviando il suo payload virale utilizzando gli altoparlanti di altri computer a portata... D'orecchio.
È' Ruiu stesso a raccontare la sua storia su Digital Underground Podcast di Dennis Fisher, ma Infoworld propone un eccellente riassunto che ospita anche una serie di interventi pro e contro. Teoricamente, la comunicazione computer-computer attraverso i suoni non è solo possibile ma è stata utilizzata per anni dai modem a bassa velocità in banda vocale. Successivamente sono stati fatti molti esperimenti di vera e propria trasmissione dati alle distanze possibili via altoparlante-microfono. Robert Graham, riferisce Infoworld, ha realizzato delle prove con Spectrum Lab riuscendo a riprodurre condizioni che renderebbero fattibili infezioni alla BadBIOS (questo il nome dato da Ruiu al possibile malware). Ma lo scetticiscmo con cui la comunità della infosecurity ha accolto gli annunci di Ruiu cresce. La stessa Infoworld ha pubblicato un editoriale che riassume in pochi punti tutti i motivi per cui BadBIOS potrebbe restare una mera illazione.

Le radio locali (e non solo) britanniche: non spegnete l'FM

La radio digitale ha probabilmente bisogno di leggi a favore di strategie di switchover per rafforzare il proprio futuro. Ma le strategie di switchover non vengono viste con favore da tutti gli operatori radiofonici. Ha fatto molta sensazione ieri in Gran Bretagna, la pubblicazione di un comunicato da parte di un consorzio di una ottantina di emittenti locali che invitano a rivedere il meccanismo che potrebbe portare allo spegnimento di buona parte della radiofonia analogica in FM da qui a qualche anno. Il 16 dicembre prossimo è atteso un intervento del ministro competente, Ed Vaizey, che dovrebbe far luce sulle decisioni del suo governo in merito allo switchover pianificato dal quadro normativo Digital Britain. In origine questo piano prevedeva un possibile spegnimento per il 2015, ma ora si parla piuttosto di 2017 o giù di lì. Un termine che molte emittenti guardano con crescente preoccupazione.
Ieri gli esponenti di tredici gruppi proprietari di stazioni locali - come UTV Media (proprietaria del network nazionale TalkSport), UKRD, Celador, Quidem, Media Sound Holdings, Q Radio Network, CN Radio e Anglian Radio - e di diverse stazioni indipendenti, hanno chiesto espressamente di interrompere il conto alla rovescia. Parliamo di quasi un centinaio di stazioni che, dice il comunicato, «rischiano di restare come naufraghi in una banda FM svuotata o di dover ridurre la loro programmazione per poter far fronte alle spese di aggiornamento al DAB.» Per come è stata definita la procedura di switchover, i canali radiofonici della BBC e dei grandi network nazionali dovrebbero effettuare obbligatoriamente il passaggio, lasciando in analogico solo le stazioni molto piccole. Ma questo significherebbe, temono quest'ultime, che gli ascoltatori finirebbero per dimenticarsi delle vecchie frequenze e con loro anche gli inserzionisti pubblicitari. Anche le reti regionali e i gruppi mediatici mostrano un certo scetticismo nei confronti della tecnologia DAB (oltretutto di prima generazione) che dovrebbe prendere piede in Gran Bretagna. La copertura del segnale non è ancora assicurata dappertutto, i costi di potenziamento dei multiplex digitali rappresentano una incognita e anche l'aspetto della ricezione in presenza di segnali troppo deboli è una questione non da poco, alle frequenze del DAB. Notoriamente la banda III delle VHF ha ospitato emittenti televisive che richiedevano antenne esterne: il DAB può risultare in questo più ostico dell'FM tradizionale.
Leggendo i pareri anti-DAB espressi dal consorzio guidato da UTV Media e riportati sui principali quotidiani e su organi di settore come Radio Today, emerge una richiesta che appare del tutto ragionevole: non prendete certe decisioni centralmente, coinvolgete in un eventuale processo di spegnimento della radio analogica, i diretti interessati. Cioè le stazioni radio e i loro ascoltatori.

11 novembre 2013

Beatles Live volume 2, la rivoluzione della musica ai microfoni della BBC

I Beatles intervistati dalla sezione italiana della BBC poco prima della partenza 
per il tour europeo che li avrebbe portati a Milano e altre nostre città.
Esce oggi, a quasi vent'anni dal primo volume, la seconda raccolta delle canzoni che i Beatles hanno suonato e registrato nella prima metà degli anni '60 negli studi della BBC di Londra. Beatles live at the BBC nel 1994 aveva venduto cinque milioni di dischi in poche settimane, adesso il Volume 2, rilasciato da Capitol Music ( (insieme a una edizione rimasterizzata del Volume 1) raccoglie una settantina di brani tra canzoni, prove e spezzoni di interviste. Trovate una miniera di altri contributi di cronaca sulle pagine di "Music from the Mersey", uno speciale che gli archivi della BBC dedicano alla storia della rivoluzione musicale che da Liverpool cambiò il volto della musica pop di tutto il mondo.  Una delle tante fotografie conservate in questo archivio ha un particolare significato per noi. Questi sono i Beatles nel 1965, dopo la loro intervista con i giornalisti della sezione italiana del World Service, che intervistarono i fab four in occasione della loro partenza per un tour europeo che avrebbe toccato, per la prima volta, anche l'Italia.

The Beatles: recorded BBC sessions to be released 
Previously unreleased recordings and studio chatter by The Beatles are to be made available for the first time.
The new release will include early hits and cover songs recorded at the BBC in 1963 and 1964, such as Lucille and The Hippy Hippy Shake. There is also audio of the group talking to radio presenters such as Radio 2's Brian Matthew. On Air - Live At The BBC Volume 2, out on 11 November, follows the successful Live at the BBC album issued in 1994.
The Beatles performed a huge catalogue of songs across 275 performances at the BBC between March 1962 and June 1965. They appeared on 39 radio shows in 1963 and, on one single day, recorded 18 songs for three editions of their Pop Go The Beatles series in a session lasting less than seven hours. In total they played 88 different songs, most done in one take with little time to correct mistakes. George Harrison recalled: "Everything was done instantly. We used to drive 200 miles in an old van down the M1, come into London, try and find the BBC and then set up and do the programme. Then we'd probably drive back to Newcastle for a gig in the evening."
The new release will include different versions of some of the songs from the first Live at the BBC album and also features interviews recorded in November 1965 and May 1966 for the BBC Pop Profile series. The original Live At The BBC compilation album topped the charts when it was released in 1994, selling more than five million copies around the world in six weeks. A remastered version will also come out on 11 November to coincide with the release of volume 2.

08 novembre 2013

La polizia greca sgombera la sede ex ERT occupata. La sua voce resiste, su Internet e in onde corte.


Nonostante la globalizzazione e il potere dei media sociali, partecipativi e interconnessi non è facile fare chiarezza sulla situazione dell'emittenza pubblica in Grecia dopo la decisione governativa di azzerare lo storico ente ERT per rilanciare la radiotelevisione di stato in una forma diversa, finanziariamente (si dice) meno onerosa. Una decisione che ha ovviamente scatenato notevoli controversie e ha spinto i dipendenti ERT a organizzare una vera e proprie resistenza, che ha occupato la sede centrale di Atene, Radio Megaro, e le sedi locali di un broadcaster molto "complicato", con tanti uffici regionali e una infrastruttura radiofonica fatta ancora di numerose stazioni in onde medie e di un impianto a onde corte attivo - dopo la chiusura dei programmi internazionali in altre lingue - nella copertura di una audience costituita essenzialmente da cittadini greci espatriati e naviganti.

In questi mesi si sono succeduti diversi fatti, a partire dalla decisione dell'EBU, l'unione dei broadcaster (perlopiù pubblici) europei di offrire ai dipendenti ERP un feed satellitare per proseguire le trasmissioni informative. Feed che è rimasto in funzione fino all'agosto scorso, quando è entrata in funzione la EDT (Televisione Pubblica Greca) con i suoi notiziari autonomi, primo passo ufficiale verso la costituzione di NERIT, la "nuova" ERT. 
L'ultimo, drammatico episodio è arrivato all'alba del 7 novembre, quando la polizia ha lanciato una massiccia operazione per evacuare l'edificio di Radio Megaro. Le immagini del notiziario della sera del 7 letto da un tavolo installato sul marciapiede antistante la sede centrale, con alle spalle i poliziotti in tenuta antisommossa che proteggevano la cancellata e gli accessi rimarranno per sempre nella storia del giornalismo e del servizio pubblico.
E adesso? In realtà la situazione continua a essere molto confusa, non solo sul piano amministrativo e regolatorio. Ancora non si conoscono del tutto le strategie programmatiche di NERIT, che secondo il sottosegretario per la Radio e Tv pubblica Pantelis Kapsis (intervista alla radio del giornale To Vima disponibile qui e trascritta, in greco, qui) trasmetterà due programmi televisivi nazionali e non si sa quanti programmi radiofonici nazionali e locali. Kapsis promette che NERIT verrà messa in condizioni di funzionare, rimpiazzando le trasmissioni a interim di EDT, entro la fine di novembre. Ma i telespettatori e ascoltatori greci hanno in realtà avuto la possibilità in questi mesi di usufruire di un altro interim, quello realizzato direttamente dallo staff "resistente" di ERT. Sulle frequenze televisive analogiche in UHF, sull'isofrequenza FM di Atene e di altri impianti, sulle onde medie locali e sulle onde corte in questi mesi sono andati in onda continuamente (fatte salve alcune interruzioni dovute probabilmente alle difficoltà di ricezione dei feed e di una sufficiente alimentazione elettrica), diversi programmi. Fino a fine ottobre, questi feed erano presenti sul satellite Astra della SES e potevano essere riduffusi in Grecia, ma a quanto sembra le pressioni del governo hanno infine indotto SES a spegnere l'interruttore di questo servizio. 
Basta però accendere una radio a onde corte per rendersi conto che sulle tradizionali frequenze di 9420 e 7450 kHz la voce dell'ERT si sente ancora, sicuramente grazie alla disponibilità di tre flussi radiofonici via Internet: ERA Atinas, ERA Thessalonikis e il Trito Prògramma con musica classica. Nel momento in cui scrivo 9420 e 7450 kHz stanno ripetendo il programma di Salonicco. Grazie alla piattaforma ERTOpen.com, ripresa dal sito indipendente The Press Project e dal sito GreekTvLive si possono guardare live via Web i canali ERTNET ET1 e ET3, anche se in questo preciso momento solo ET3 sembra essere attivo. Il canale  parlamentare, "Voulis", viene diffuso sul sito di Tv-Greek.com e da The Press Project. I canali di cui stiamo parlando potrebbero essere disponibili on air in Grecia, attraverso impianti televisivi UHF e sulla radio in FM e onde medie, ma non ci sono notizie certe. Sul sito di ERT Open è disponibile uno stream ripreso in diretta dagli ex occupanti di Radio Megaro, rimasti ancora sulla strada prospiciente a quella che fino a ieri è stata la loro sede. Quanto a Dimosia Tileorasi  il suo sito non sembra riportare alcun collegamento per lo streaming live. In compenso, mentre la polemica politica infuria in Parlamento e il governo trema, è stata bandita una consultazione pubblica sul sito ufficiale Open Government, per invitare i cittadini a esprimersi su come dovrà essere il nuovo ente NERIT.

07 novembre 2013

Android SDR, chiavette e smartphone sempre più complici: Wavesink demodula anche DRM+



Il panorama delle applicazioni software defined radio pensate per la ricezione attraverso le ormai mitiche chiavette USB commerciali, compatibili con lo standard DVB-T, si arricchisce con l'avvento delle prime soluzioni per piattaforma Android. Ci si può chiedere il perché di tutte queste complicazioni, visto che una chiavetta DVB-T è quasi sempre accompagnata dal software che consente la ricezione di trasmissioni televisive e radiofoniche dell'FM analogica, spesso anche DAB. La risposta sta nella versatilità di queste applicazioni nate nel contesto della ricerca radioamatoriale e soprattutto nella possibilità di integrare la funzione di monitoraggio di una vasta tipologia di segnali radio VHF-UHF su piattaforme non Windows. Con l'SDR per Android il vostro smartphone - di solito già equipaggiato con un chip per la ricezione dell'FM - diventa un ricevitore molto più completo, capace per esempio di visualizzare lo spettro delle frequenze e di demodulare anche stazioni non convenzionali, incluse le radiosonde meteorologiche.


Il mio corrispondente romano F. (preferisce l'incognito) è uno sperimentatore agguerrito di queste combinazioni e mi ha appena inviato un piccolo resoconto delle prove effettuate con un tablet Asus Nexus da 7 pollici, un cavetto USB da 4 euro e una delle varie marche di chiavette equipaggiate con un chip RTL2832, quello che le applicazioni SDR riescono a "ingannare" per disporre ala fine del segnale in radio frequenza "grezzo" e poter effettuare una demodulazione alternativa. F. mi riferisce di aver provato le versioni demo di app SDR presenti su GooglePlay. Per una volta non sono app gratuite, ma i loro autori non chiedono somme stratosferiche, con al massimo 10 euro (e altri 10 o 15 per la "pennetta") lo smartphone si trasforma in uno scanner VHF-UHF molto sofisticato. Una delle app provate da F. si chiama SDR Touch e abbiamo già avuto modo di parlarne qui. L'altra è più recente e per certi versi molto più interessante perché permette di demodulare FM-RDS, DAB+ e addirittura il sistema digitale DRM+. Quest'ultimo oggi non viene utilizzato se non in situazioni molto sperimentali e in test limitati, ma anche questo sarebbe un ottimo motivo per procurarsene una copia. La app si chiama Wavesink ed è stata sviluppata dalla tedesca Feilen&Stolz, una piccola società specializzata in soluzioni per la radio digitale Digital Radio Mondiale. Wavesink supporta al momento la ricezione FM-RDS, DAB+ e DRM+ e il suo sviluppatore intende rilasciare anche le versioni per Windows, MacOS, iOS e Linux. 


06 novembre 2013

Annuncio-choc della Generalitat Valenciana: soppresso l'ente radiotelevisivo "autonómico"


Tra Spagna e Grecia ormai l'abbiamo capito. Dobbiamo rassegnarci a vederne altre di fotografie come queste. Sono tutte drammaticamente uguali: la disperazione di giornalisti e programmisti rimasti senza lavoro è sempre la stessa. In questo caso si tratta dei lavoratori di RTVV, l'ente radiotelevisivo della Generalidad Valenciana, una delle tante espressioni della peculiare spirito autonomista dell'ordinamento spagnolo. La Radiotelevisión Valenciana aveva iniziato a trasmettere nel 1989, dopo qualche anno dall'approvazione di una legge del locale Parlamento, le Corts Valencianes. Oltre ai programmi televisivi l'ente diffondeva due canali radiofonici, Radio Nou (9), e la musicale Radio Sí. Perché i verbi sono al passato? Perché oggi il governo valenciano ha annunciato che RTVV chiude i battenti, crollata sotto l'insostenibile peso dei debiti: circa 1,2 miliardi di euro per un organico di 1.700 persone, oggi rimaste per strada.
La cronaca dei fatti non è così semplice. Prima di pervenire a una decisione così estrema (e molto probabilmente irreversibile) il governo autonomo guidato da Alberto Fabra, del Partido Popular, aveva cercato di portare avanti un piano di dismissioni controllate e di esternalizzazione delle produzioni gestite dall'ente pubblico locale guidato da una direttrice, Rosa Vidal. Poche ore fa tuttavia, quel piano è stato giudicato illecito dal tribunale superiore di giustizia della stessa Generalitat. Non essendo riuscito a ridurre l'organico, Fabra ha optato per la chiusura definitiva. Sono bastate tre righe di testo in un comunicato ufficiale: "descartado, por lo tanto, el camino que había decidido emprender el Consell, sólo queda la otra vía que es, lamentablemente, proceder a la supresión del servicio público de la radio y la televisión de ámbito autonómico.
Le polemiche ovviamente non mancano. El País nella sua edizione locale racconta che la crisi di RTVV è cominciata proprio con le gestioni "firmate" dal partito di Fabra. Dieci anni fa l'ente locale pubblico funzionava bene con un terzo del personale. Poi è cambiato il vento politico e i nuovi direttori generali da un lato hanno cominciato a promuovere una politica di parziale privatizzazione ed esternalizzazione delle produzioni, ma dall'altro hanno continuato ad assumere personale e ad accumulare debiti. In un altro articolo però lo stesso giornale riconosce che i tagli delle sovvenzioni e il crollo del mercato pubblicitario hanno messo in crisi tutti gli enti radiotelevisivi autonomi spagnoli che affiancano, nelle varie aree, l'ente nazionale RTVE. Se altri organismi sono riusciti a tenersi in piedi con molti sacrifici, quello valenciano è il primo a crollare e la regione sarà l'unica a non poter tutelare la propria diversità linguistica (il valenciano è una variante dialettale del catalano) attraverso la radio e la televisione.
La chiusura di Nou e Sí ha un risvolto personale che ovviamente è del tutto marginale rispetto al dramma di tanti lavoratori licenziati e delle loro famiglie. Entrambe le emittenti, in buone condizioni propagative troposferiche, riuscivano a superare il migliaio di chilometri di mare che separano la costa di Valencia dalla Sicilia occidentale. Le loro frequenze scompariranno anche dalle mie avventure radiofoniche estive.

29 ottobre 2013

The Roaring Twenties, il paesaggio sonoro della Manhattan di 100 anni fa

Il premio per il progetto Web più cool dell'anno va sicuramente a Emily Thompson, storica della Princeton University. The Roaring Twenties, an interactive exploration of the historical soundscape of New York City prende alla lettera la sonorità degli anni ruggenti e traccia una accurata mappa di Manhattan nel decennio del 1920. Ogni punto sulla cartina vintage ridisegnata per il sito corrisponde a un evento sonoro, dai mestieri alle voci dei passanti. Non mancano ovviamente i riferimenti al medium elettronico che nasceva allora. Oltre a numerose riproduzioni di denunce presentati da cittadini disturbati dal volume eccessivo dei primi altoparlanti, il sito presenta un incredibile filmato originale (1929) della cosiddetta Radio Row, una stradina della Lower Manhattan, Cortlandt Street, dove si concentravano i negozi dei venditori di apparecchi riceventi. Corltandt esiste ancora, a un passo da Ground Zero, ma quei negozi ovviamente non ci sono più.


28 ottobre 2013

L'Oscar 2013 della musica Indie a Controradio

Il Premio all'Editoria Musicale Indipendente 2013 promosso dal MEI per la categoria radiofonia è andato a Controradio di Firenze “ per aver sempre pensato al lavoro dell’informazione come a una continua documentazione e ricerca culturale, specie in ambito non mainstream, sostenendo e promuovendo con passione la musica indipendente. Come dimostra il successo del Rock Contest, sicuramente il contest per gruppi esordienti più importante d’Italia.”
I premi verranno consegnati in concomitanza con l'avvio delle iniziative di PoPistoia a Pistoia il 23 novembre, mentre il 24 nella stessa località il MEI organizza una serie di incontri e approfondimenti, fra cui un convegno sugli Stati Generali della Musica Indipendente sul tema del Sostegno alla Nuova Musica Italiana, attraverso l’introduzione di quote a favore della musica italiana e degli esordienti nei network nazionali tv e radio pubblici e privati.  «A questo riguardo, aggiunge il MEI, è appena stata lanciata una petizione su Change.org alla quale hanno già aderito centinaia di persone, fra le quali diversi artisti italiani come Piero Pelù. Personalmente non sono mai stato dell'avviso che l'introduzione di "quote minime" di un determinato contenuto sia una soluzione utile e auspicabile, ma discuterne non può far male.