29 giugno 2011

Radio pubblica europea, l'EBU analizza le strategie Web

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La versione integrale del report conta duecento pagine ed è riservata agli iscritti all'Unione radiofonica europea, ma anche l'executive summary liberamente scaricabile a questo indirizzo contiene molte informazioni interessanti. Con il suo studio sulla situazione attuale delle emittenti radiofoniche pubbliche in Europa e le loro relazioni con i social media, l'ufficio ricerche EBU guidato da Alex Shulzycki ha preso in esame la questione dei consumi radiofonici nelle varie fasce di età e popolazione in 28 nazioni, ponendoli in relazione al consumo di servizi via Internet, siano essi indipendenti o direttamente curati dalle stesse radioemittenti statali.
Con poche eccezioni, anche legate ai cambiamenti subiti dalle metodiche di indagine applicate nei vari paesi, l'audience radiofonica negli ultimi cinque anni è in calo quasi dappertutto. Vistosissimo (prossimo al -15%) il crollo dell'ascolto della radio in Svezia, dove la fascia di giovani tra i 19 e i 24 anni ascolta soprattutto il servizio di musica in streaming Spotify, seguito dalle stazioni radio commerciali e per una modesta percentuale da Sverige Radio. In Italia la contrazione è di pochi decimi di punto percentuale, ma i dati - come sappiamo - sono fermi a ben prima dell'infausta autodistruzione di Audiradio.
Il report analizza anche le strategie Internet delle emittenti e offre un approfondimento su una trentina di programmi di successo che utilizzano il Web, i social network e altre forme di interazione non radiofonica per stabilire una relazione con gli ascoltatori e inventare nuove formule e linguaggi. I programmi RAI presi in esame sono Caterpillar, Fahrenheit, Ruggito del coniglio e RaiTunes. Il ritratto è quello ormai abbastanza scontato ma senz'altro convincente, di un mezzo che soffre molto la concorrenza dei media digitali, almeno fino alle fasce di pubblico più maturo o anziano. Ma che proprio attraverso i media digitali riesce a percorrere strade diverse, forse più tortuose, spesso fallaci, ma non necessariamente meno coinvolgenti.

The European Broadcasting Union today released the results of an in-depth study on the situation of public service radio and its relation to social media.

The report includes data on international radio consumption from 31 EBU Member organizations in 28 countries. It also features 28 case studies on radio programme formats, as well as social- and cross-media strategies in seven European countries France, Germany, UK, Italy, Spain, Poland, Sweden plus the USA.
The study found that public service broadcasters are successfully exploiting social media to reach new listeners and boost their relevance.
One key finding was that while traditional AM/FM radio consumption is down, most public service radio broadcasters now provide online and mobile services, social media interactivity and smartphone applications that have actually extended their reach. Public radio broadcasters are adapting to and even shaping the new radio landscape by building their cross-platform presence to raise their profile and make their content more accessible.
EBU Head of Research Alex Shulzycki said the data showed that the heightened social media activity of radio presenters and their programmes meant public service radio's relevance was continuing to grow.
“In an increasingly competitive radio market, European public broadcasters maintained a strong average 37% share for their national radio channels in 2010, unchanged from the previous year and this is also due to multiplatform distribution and social media,” says Shulzycki.
Mike Mullane, Head of News, Sports & New Radio at the EBU, stated that public radio broadcasters were meeting head-on the challenge posed by music-on-demand websites.
“When these services began to gain a foothold, some people were predicting the end of music-based public service radio. What this study shows is that listeners are still tuning in because they value the interactive human experience that radio offers, but which is not available from music streaming sites,” says Mullane.
The programme case studies showed that European public service radio is engaging with diverse audiences. Programme formats analysed varied from morning shows to cultural magazines and documentaries, but all had social media strategies designed to hold listeners' attention after the radio is turned off.

27 giugno 2011

UCOM: la radio professionale per le emergenze

Se vi capita di trovarvi a Torino il prossimo giovedì, mi troverete al Lingotto dove nell'ambito della manifestazione Protec Italia 2011, salone dei servizi per la protezione civile e ambientale, organizzato dal 30 giugno al 2 luglio, si svolge anche il convegno specializzato UCOM Urgent & Critical Communication Technology. In calendario, alle 14.30 del 30 giugno, è previsto in Sala Blu l'incontro "Infrastrutture, reti e servizi a supporto delle attività in emergenza e in situazioni critiche"
Ecco la lista dei partecipanti e delle tematiche che verranno affrontate nel corso di una chiacchierata di tre ore.

Moderatore: Andrea Lawendel
Relatori: Alberto Barbera, Antonio Pigozzi, Sergio Zaccaria, Libero Cannarozzi, Luca Sani, Marco Morresi, Pippo Sergio Mistretta, Renato Farina, Sandro Mari

L'adozione di mezzi e strumenti quanto più efficienti possibili che facilitino gli interventi del personale di emergenza e che consentano di effettuare rilevazioni, comunicazioni e quant'altro necessario al buon andamento delle operazioni è fondamentale in zone a rischio o nei casi in cui un evento sia già verificato. Ciò consente infatti di ridurre l'impatto dell'evento stesso sul territorio e sulla popolazione e talvolta si rivela determinante anche per il salvataggio di vite umane.
Le comunicazioni in casi di emergenza sono uno dei fattori più critici ma al contempo essenziali per le squadre di soccorso. La sessione offrirà una panoramica sulle infrastrutture, le reti e i servizi pensati per supportare e assistere efficacemente le attività degli operatori di emergenza on site e da remoto. Fornirà inoltre un avanzamento sulle soluzioni per garantire integrazione e interoperabilità tra i vari sistemi, con uno sguardo particolare alle necessità di protezione e sicurezza delle reti stesse da intrusioni esterne.
Nella mia attività mi sono occupato abbastanza spesso, in passato, di sistemi e reti di comunicazioni mobili professionali (professional mobile radio), un settore molto vivave e caratterizzato dalla presenza di numerosi standard in continua evoluzione. Le reti di comunicazione di pronto intervento e emergenza sono quelle che il grande pubblico - e anche molti appassionati di radioascolto - tendono a occupare le "frequenze della polizia". E' una definizione molto generica perché gli scenari si sono molto evoluti da quando il professional mobile radio era un modello di comunicazione analogico, basato sul concetto di radiotrasmissione istantantea o push to talk. Schiaccio un bottone e grazie a un ripetitore centrale vengo ricevuto sia dalla centrale operativa che da tutte le altre radio sintonizzate in quel momento sul mio canale di trasmissione. Il concetto di fondo, almeno per la comunicazione vocale, è ancora quello, ma le infrastrutture di supporto sono enormemente complesse, altamente (quando non completamente) digitalizzate, offrono la possibilità di comunicare in modalità miste voce-dati, sono di tipo stabile (rappresentano cioè una vera e propria rete di comunicazione indipendenti dalle altre anche se con forte orientamento al multiservizio, cioè alla possibilità di servire con una unica infrastruttura dei corpi di intervento diverso, con eventuale interoperabilità) o ad hoc. Insomma una complessa realtà autonoma dalle altre reti di teleradiodiffusione e dalle reti telefoniche radiomobili.
In Italia, tanto per cambiare, siamo piuttosto indietro, anzi drammaticamente indietro con l'adozione di architetture PMR di penultima e ultima generazione. A Torino spero si possa anche approfondire il perché di questo ritardo. Uno dei temi affrontati riguarda lo standard ibrido Digital Mobile Radio (DMR), sviluppato in ambito ETSI, e recentemente affiancatosi al precedente sistema TETRA Terrestrial Trunked Radio. Se intanto volete documentarvi sul DRM e sul confronto tra DRM e TETRA vi suggerisco questo eccellente documento preparato dalla società milanese Radio Activity. Spero di incontrarvi a Torino.

24 giugno 2011

Danimarca, ritorno alle onde lunghe

Un misto di conformismo e di strategia controcorrente nella decisione delle autorità danesi di riattivare l'impianto trasmissivo di Danmark Radio sulle onde lunghe, i 243 kHz di Kalundborg. I programmi verrano diffusi su quella frequenza ma verranno disattivati, a partire da lunedì, sulla frequenza in onde medie di 1062 kHz. La mossa è legata al fatto che sui 243 kHz è stata spenta l'emittente turca che costringeva i danesi a utilizzare 300 kiloWatt, considerati un livello di potenza eccessivo (e proprio per questo Kalundborg era stato spento nel 2007). Oggi il canale e libero e tornerà a essere utilizzato, ma con soli 50 kW sufficienti a garantire una buona ricezione nella parte occidentale del paese. Ma in onde medie l'antenna consumava 250 kW e quindi non sarebbe stata economicamente sostenibile. C'è tempo per cercare di sintonizzarla nel weekend, ovviamente in orari serali. Di notte sarà forse possibile ascoltare anche i 243 kHz riattivati da pochi giorni.

Today the Danish national public service radio station DR has reactived long wave 243 kHz using a brand new Nautel 50 kW sender from the current transmitter site in Kalundborg on the western part of Sealand (Sjælland), Denmark.
Broadcasting on medium wave 1062 kHz (250 kW) will cease on Monday June 27 2011.
From today and until Monday the programmes will be simulcast on the two frequencies. Broadcasting hours remain the same. Cf. WRTH or Euro-African MW Guide for details.
The use of 243 kHz with 300 kW was ended in February 2007, but after Turkey left the channel in October 2008, DR is the only radio station on this channel. Thus it is estimated that the coverage will be pretty good on 243 although the power utilized is only 50 kW.

Radio Nederland, ridimensionamento che sa di chiusura

Il governo conservatore olandese ha deciso una radicale riforma dell'emittenza radiotelevisiva pubblica che include il probabile smantellamento del broadcaster internazionale Radio Nederland (trasmissioni in dieci lingue). L'organismo che oggi percepisce oltre 130 milioni di euro dovrebbe passare nel bilancio del ministero degli esteri e subire un drastico taglio. In previsione la sospensioni delle trasmissioni in olandese e la riconversione a struttura adibita alla copertura di "geografie a rischio". Radio Nederland potrebbe lasciare le onde corte quasi completamente e continuerà a operare come emittente "ad hoc" rivolta alle aree critiche sul piano governativo e militare, dove è necessario supplire alla mancanza di altre fonti informative.
La discussione parlamentare sul piano del governo è prevista per lunedì, quando Radio Nederland organizzerà tutta una serie di eventi, inclusa una trasmissione speciale in FM. Ecco il messaggio dell'emittente:
As you have no doubt seen, last Friday's announcement by the Dutch government about the future of RNW was received here with shock. There are still a lot of details to be announced, not least of which is the size of the budget that we will receive from the Foreign Ministry as from 1 January 2013.
On Monday many of my colleagues will travel to The Hague for the parliamentary debate on the Cabinet's proposals for public broadcasting. The Dutch department, which is threatened with total closure, will be broadcasting special programming between 0600 and 1200 UTC on 27 June. It will involve members of all ten current language departments, but all speaking in Dutch.
The programming will be available via Internet and satellite on RNW2, and portions will also be carried on shortwave according to the regular schedule. In The Hague a special FM licence has been issued for this broadcast. Further details will be published on our website and in the Weblog during the next few days. Here's a summary of what was announced by the Cabinet, and reaction to it:
RNW will no longer provide information for Dutch people living abroad, nor be responsible for providing a realistic image of the Netherlands to the rest of the world. RNW will concern itself solely with providing information in countries where free speech is suppressed or threatened.
The cuts to RNW are part of a widespread austerity programme the current government is implementing to bring the national budget into balance. In the wake of cuts to higher education, the arts and defence, the government today announced a reorganisation of the entire public broadcasting system.
As part of that reorganisation, RNW will no longer fall under the media budget, but will become the responsibility of the Foreign Affairs Ministry. That move is scheduled to take place on 1 January 2013. Foreign Minister Uri Rosenthal confirmed the focus on free speech and press freedom for Radio Netherlands Worldwide:
"Radio Netherlands Worldwide will concern itself with free speech under Foreign Affairs starting in 2013. I will not say anything else about it right now."
Mr Rosenthal explained that, since RNW will remain part of the media budget next year, he does not want to step on his fellow minister's toes. The exact financial consequences of this limiting of RNW's activities are not yet known. Parliament must still approve the cabinet's planned cuts. No detail has been given about the extent of future budget cuts. The lower house of parliament will debate the cabinet proposals on 27 June. During his press conference after the cabinet meeting, Prime Minister Mark Rutte praised the work RNW has done: "Radio Netherlands Worldwide will limit itself to one role, promoting free speech. I think the other tasks Radio Netherlands Worldwide performs are nice, valuable, but not enough to finance them with public money."
In reaction to the news from The Hague, former foreign minister Bernard Bot, chairman of the RNW Supervisory board, said: "I find this Cabinet decision incomprehensible for a government whose foreign policy should serve the long-term interests of the Netherlands and the Dutch." RNW Director-General Jan Hoek echoed the feelings of Mr Bot: "This is an incomprehensible and sad decision. The Ministry has chosen the easy way out by passing one quarter of the cuts in Public Broadcasting (two hundred million euros) in its entirety to one organization - RNW."
RNW Editor-in-Chief Rik Rensen said: "Our country is known as an important and reliable trading nation. Radio Netherlands Worldwide is making a unique contribution in ten languages 24 hours a day. For tens of millions of people around the world, RNW is an important source of information and a journalistic calling card for the Netherlands. Is our country really going back behind the dikes? "

Ma il piano del governo olandese riguarda l'intero assetto mediatico dei Paesi Bassi, che è estremamente complesso (in questo mio post di qualche tempo fa trovate qualche spiegazione fornita da David De Jong, giornalista italonederlandese). Jonathan Marks lo analizza in questo post su Critical Distance, una lettura che vi consiglio perché contiene molte considerazioni interessanti sul ruolo di un broadcaster pubblico nell'era della crossmedialità partecipativa e la necessità di stabilire un organo di controllo che possa anche svolgere la funzione di ponte tra i cittadini, i consumatori (e sempre più spesso produttori) dei contenuti, e le emittenti finanziate dal canone o dalla fiscalità.

22 giugno 2011

Radio cognitiva, il 4 luglio a Bologna un seminario FUB

Finalmente una iniziativa di alto profilo, affidata alla Fondazione Ugo Bordoni, per analizzare la questione della radio cognitiva, dell'accesso dinamico allo spettro e dei cosiddetti white spaces televisivi anche in Italia. Il 4 luglio prossimo a Bologna è previsto un seminario internazionale che vedrà la presenza di studiosi e di rappresentanti delle autorità regolatori svizzera e britannica:

La sfida per l’accesso dinamico e flessibile allo spettro: radio cognitiva, spazi bianchi e nuovo quadro regolatorio

Per la registrazione al seminario compilare l'apposito modulo.
Nella sessione mattutina del seminario sarà illustrato lo stato dell'arte dei lavori condotti in ambito CEPT (Conferenza Europea delle amministrazioni Postali e delle Telecomunicazioni) sulla radio cognitiva e sull'uso degli spazi bianchi potenzialmente disponibili nella banda 470-790 MHz. Le relazioni di base tratteranno gli aspetti tecnici per l'operatività di dispositivi che impiegano lo spettro su base non interferenziale e non protetta e affronteranno le questioni regolamentari collegate alle tecniche di accesso alle risorse radio, come l'implementazione di gelocation database.
Nella tavola rotonda del pomeriggio i temi sollevati nel dibattito europeo saranno calati nello scenario italiano, che presenta peculiarità uniche nel panorama internazionale, in virtù dell'uso intensivo della banda UHF nel nostro paese. Saranno inoltre affrontati temi di stretta connotazione operativa, presentando anche i risultati preliminari di attività sperimentali sull'uso degli spazi bianchi. Alla tavola rotonda parteciperanno rappresentanti del mondo delle istituzioni, dell'industria e della ricerca.

L'appuntamento è per l'intera giornata del 4 luglio presso l'aula “Giorgio Prodi” del Complesso di San Giovanni in Monte a Piazza San Giovanni in Monte 2, Bologna. Presente anche Roberto Borri del CSP Piemonte, molto attivo in ambito radioamatoriale. Per il programma completo cliccare qui.

UK: si studia l'FM per dare lo stesso servizio su DAB

Mentre in Italia il piano di implementazione della copertura DAB è fermo da mesi e il settore della radiofonia torna mestamente dalla cerimonia di sepoltura di Audiradio (possibile preludio al crollo della pubblicità radiofonica), il governo conservatore britannico imprime una accelerazione al processo di digitalizzazione della radio. Un percorso che in base alle normative approvate di recente potrebbe culminare già nel 2015 con un vero e proprio switchover, con la disattivazione dei servizi attualmente in modulazione di frequenza e il loro definitivo spostamento sulla piattaforma DAB, al momento ancora a codifica convenzionale. Nel marzo scorso il ministero della cultura, media e spettacoli ha pubblicato la terza versione del Digital Radio Action Plan e oggi il regolatore OFCOM annuncia una consultazione che inaugura un piano per la revisione della copertura FM in Gran Bretagna e lo studio di una manovra di adeguamento per portare a un analogo livello anche la copertura DAB. Il piano viene illustrato in un lungo documento di una cinquantina di pagine. Occorre, scrive OFCOM, tener conto delle differenze tra la ricezione della radio analogica e DAB. Un segnale "accettabile" in FM non lo è quando il ricevitore è sintonizzato su un multiplex digitale. L'obiettivo finale è assicurare un analogo livello di servizio a tutta la popolazione che ascolta la radio nelle case, in mobilità e a bordo dell'automobile.
Non vedremo mai niente del genere in Italia, un territorio che trarrebbe un enorme vantaggio da un approccio così tecnico e pragmatico alla pianificazione delle frequenze. Non siamo culturalmente e politicamente in grado di implementare un piano di questo tipo, neanche considerando che la radiofonia digitale potrebbe servirci per porre rimedio alle storture della completa anarchia nella radiofonia italiana dal 1975 agli anni '90. Il caso di Audiradio è la definitiva conferma che a nessuno sta veramente a cuore lo stato di salute complessiva di un mercato da 40 anni considerato una piazza aperta, in cui i singoli editori dispiegano le proprie strategie, se necessario a scapito della concorrenza. Non è una questione di flessibilità, men che meno di "creatività" italica. E' che proprio ci fanno paura le regole, specie quando sono rivolte al bene comune.

Audiradio addio. E non è un arrivederci.

I giornali e i siti Web oggi riportano la notizia dell'esito infausto del consiglio di amministrazione straordinario della società Audiradio, che non approvando il nuovo bilancio ha decretato lo scioglimento di ogni accordo. Audiradio, l'alleanza che dal 1988 aveva finanziato l'unica ricerca per la misurazione dell'ascolto radiofonico su scala nazionale e locale, non esiste più. Un efficace riassunto è stato pubblicato da Rockonline. Non si sa bene se e che cosa ci sarà al suo posto, con tutta probabilità senza un organismo misto pubblico-commerciale resteranno solo le indagini commissionate dai diversi gruppi. Senza una misurazione attendibile, imparziale, è quasi certo che il mercato della pubblicità radiofonica subirà un crollo. Forse si può ipotizzare l'arrivo di un provider indipendente che si metta al servizio dell'intero mercato, sarebbe una soluzione "moderna". Troppo poco italiana. Diciamo la verità: tutto il settore dell'editoria in Italia versa in una situazione disdicevole. I grandi gruppi sono orribilmente condizionati dalla politica e da poteri che con l'editoria non hanno nulla a che fare. Nei settori specializzati dominano regole da mercato rionale del pesce, lo scopo di tutti è fottere gli avversari, giocando al ribasso su tutto, valore dei contenuti, compensi di giornalisti e collaboratori, investimenti tecnologici, prezzi degli spot svenduti un tanto al mazzo. E' una vergogna totale, probabilmente irreversibile. C'è chi dà la colpa della distruzione di Audiradio alla RAI e se penso a quello che sta succedendo ai canali televisivi pubblici e alla caduta della loro raccolta pubblicitaria, il sospetto può apparire giustificato. Inutile nascondersi anche che la presenza, pur limitata, di Mediaset sul mercato radiofonico non può che essere un condizionamento in più. Non sarebbe la prima volta che il gruppo dell'attuale presidente del Consiglio punta sull'arma della terra bruciata per rafforzare la propria capacità di raccolta pubblicitaria. E non è certo il solo a servirsi di quest'arma.
Audiradio fa bene all'intero mercato? Allora chiudiamola, meglio cercare di papparsi da soli una torta piccola piuttosto che accontentarsi di una sostanziosa fetta di un dolce molto più grande. E' il principio di base del capitalismo italiano, pubblico e privato, un peccato originale comune, con qualcuno più bravo di altri nel praticarlo.

19 giugno 2011

2a guerra mondiale: la radio portatile delle forze speciali

Durante la Seconda Guerra mondiale le forze speciali americane dell'OSS avevano bisogno di un ricetrasmettitore affidabile, leggero, compatto. Nacque così l'SSTR-1, o Strategic Service Receiver Transmitter. Contenuto in una valigetta e costituito da una serie di moduli componibili, alimentato da una semplice batteria, aveva una portata notevole. In questo filmato d'archivio, una sorta di manuale operativo cinematografico che funge anche da strumento di propaganda. Notizie e dettagli tecnici sull'SSTR si trovano su questo link, mentre quest'altro collegamento porta a un libro sull'addestramento delle reclute OSS (leggere in particolare il capitolo 9 sul tema delle radiocomunizioni sul campo).



18 giugno 2011

Messico: OK a HD Radio, che comincia a vedere rosa

Con la pubblicazione sull'equivalente messicano della Gazzetta Ufficiale, il Diario Oficial de la Federaciòn, il Messico approva definitivamente la transizione alla radio digitale, in parte già iniziata con il permesso concesso alle stazioni prossime al confine americano che hanno potuto già adottare la tecnologia IBOC di Ibiquity, HD Radio. Ora il permesso è esteso a tutte le stazioni FM e AM dell'intero territorio nazionale. Qui trovate il testo pubblicato dal DFO e qui il comunicato ufficiale del CIRT, l'associazione delle emittenti del Messico. Ricordo che negli anni passati le autorità messicane avevano condotto una sperimentazione del sistema numerico Eureka 147, optando però per HD Radio che a questo punto diventa un candidato forte alla digitalizzazione radiofonica sull'intero continente americano. La normativa approvata in Messico prevede comunque una digitalizzazione su base puramente volontaria e non sono previste per il momento date di switch-off.
A quasi dieci anni dalla sua introduzione sui mercati, HD Radio può cominciare a tracciare un primo bilancio positivo, almeno per quel che concerne la digitalizzazione della banda FM. In onde medie molte stazioni americane stanno rivedendo la loro decisione di tenere accesa la componente numerica del segnale anche di notte (ricordo che HD Radio è un sistema ibrido, che non compromette la ricezione del segnale analogico con i vecchi ricevitori ma fa scattare automaticamente il digitale quando si usa un apparecchio compatibile). Dopo il tramonto le maggiori distanze percorse dal segnale digitale determina un grosso rischio di interferenza con le componenti analogiche delle stazioni che operano su frequenze limitrofe.
In FM invece i livelli di adozione da parte delle emittenti USA cominciano a essere interessanti. Il bilancio tracciato recentemente dalla rivista Radio World permette forse per la prima volta di essere ottimisti. Su 14.600 emittenti oltre 2.100 hanno adottato il segnale ibrido IBOC, di queste 1.800 circa in FM. 1.300 di loro trasmettono - sulla stessa frequenza - uno o due canali di programmazione separata (HD2 e HD3). Le proiezioni di vendita delle radio digitali stimano che nel 2012 ci saranno 12 milioni di apparecchi in funzione, con 15 automaker impegnati a integrare la tecnologia nelle autoradio di bordo. Una importante svolta è arrivato qualche tempo fa, quando la FCC ha autorizzato le emittenti a innalzare le soglie di segnale della componente digitale, volutamente attenuata nella fase iniziale dell'adozione dello standard proprietario (per paura che una componente numerica molto forte disturbasse la ricezione negli apparecchi analogici). Grazie a questa decisione la ricezione HD Radio indoor sembra essere migliorata decisamente.
HD Radio fa parte, con Eureka 147 e DRM+, dei sistemi attualmente discussi dai regolatori europei in materia di digitalizzazione della radiofonia. Ma a causa delle risorse di banda impegnate dal segnale ibrido, appare quanto mai irrealistico utilizzare un sistema IBOC (in band, on channel) per rimpiazzare l'FM analogica. Si possono tuttavia immaginare scenari in cui una eventuale migrazione dei network radiofonici più importanti sul DAB+ arrivi ad abbassare l'affollamento dell'FM tipicamente italiano (e in parte europeo). In questo caso una seria sperimentazione di HD Radio potrebbe portare a risultati interessanti. Il vero vantaggio di HD Radio su tecnologie alternative come il DRM+ sta nella buona disponibilità di ricevitori compatibili con il sistema Ibiquity.

16 giugno 2011

Perseus e RFSpace, tutti pazzi per l'FM



A proposito del convertitore che Microtelecom presenterà prossimamente per consentire l'ascolto della banda FM sul ricevitore SDR Perseus ricevo questa importante precisazione di Nico Palermo. «Il demodulatore stereo e decodificatore RDS del software FM+ sono stati scritti qui in Microtelecom e non derivano dal codice sviluppato da Sandro [Sfregola].» Nel mio post di qualche giorno fa avevo scritto che mi sembrava molto probabile che il codice di demodulazione Wide FM stereo con RDS fosse quello sviluppato da Sandro Sfregola, già autore di WRplus, il software ispirato (ma in realtà profondamente rivisto) al progetto SDR Winrad. La precisazione di Nico riafferma il ruolo di Microtelecom, ma questo (l'interpretazione è mia) non esclude possibili accordi tra Microtelecom e Sfregola, un grande esperto di DSP, che mesi fa ha terminato il progetto WRplus per dedicarsi, per sua stessa ammissione, a una iniziativa commerciale.Sarebbe del tutto plausibile, a mio modesto parere, un accordo proprio tra Microtelecom e Sfregola. Ho già provato a contattare entrambi, offrendomi di ospitare qui su Radiopassioni dichiarazioni e annunci: staremo a vedere. Nel frattempo, l'importatore tedesco del Perseus ha pubblicato una pagina del suo sito Web con altre immagini del convertitore FM+ dichiarandone anche il prezzo: 250 euro.
Mi sembra molto indicativo il fatto che nel mondo delle piattaforme SDR finora focalizzate sulla ricezione nello spettro delle onde corte, si moltiplichino i segni di un forte interesse nei confronti della ricezione Wide FM. Sulla banda tra gli 88 e i 108 MHz si sta concentrando l'attenzione di molti "DXer" capaci di sfruttare i meccanismi propagativi che portano a lunghissime distanze segnali che per la maggior parte di noi sono strettamente locali. E sporadico estivo, scattering troposferico, echi da sciami meteorici, grazie a tutti questi fenomeni le stazioni locali FM possono essere ricevuti a centinaia, se non migliaia di chilometri, con effetti davvero spettacolari e la loro identificazione impegna moltissimo un po' per la varietà linguistica dei contenuti, un po' per la breve durata dei picchi di ricezione. L'idea di un Perseus equipaggiato per l'FM avrà sicuramente un forte potenziale commerciale. Aggiungo che un convertitore sarebbe ancora più interessante se andasse a coprire la ricezione della vecchia banda FM dell'Europa orientale, quella giapponese e soprattutto la banda VHF/III del Digital Audio Broadcast, ma penso che ci si arriverà prima o poi.
Lo stesso vale per altre piattaforme SDR per la ricezione HF. Giorgio Campiotti mi ha scritto oggi per segnalarmi la sua recensione sul ricevitore NetSDR di RFSpace, di cui Giorgio è il primo acquirente italiano. Trovate l'articolo con le prime informazioni su questo concorrente di Perseus sul blog di Giorgio. Anche per il NetSDR - precisa Giorgio - è previsto un convertitore per banda FM. Non si tratta di un dispositivo esterno, ma di un modulo plug-in concepito come espansione interna.