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19 giugno 2014

DSN Now, tutto il traffico radio interstellare secondo per secondo


La Deep Space Network della NASA, la rete di tre postazioni di antenne paraboliche che gestisce tutte le attività di controllo e comunicazione delle sonde spaziali delle varie missioni NASA e di altri enti, celebra i 50 anni di attività con un bellissimo sito Web istituzionale pieno di informazioni e immagini e con DSN Now un servizio "open data" che permette di osservare in tempo reale le comunicazioni che avvengono in quel momento tra una specifica antenna e una sonda.

Naturalmente non si entra nel dettaglio del traffico ma sono disponibili molte informazioni. Le frequenze approssimate di uplink e downlink, la presenza di telemetria o di sole portanti, la velocità di trasferimento dati. Per ogni antenna e sonda vengono fornite illustrazioni e sommarie descrizione. Insomma, una specie di cruscotto delle comunicazioni spaziali che non potrà non affascinare, vista la natura di questi segnali, i fedelissimi della radio a lunghissima (siderale in questi casi) distanza.

09 settembre 2013

La luna della NASA comunica via laser: parte la corsa alle dorsali Internet nello spazio

Finora abbiamo comunicato via radio con le sonde inviate nello spazio, ma tra poche settimane la NASA effettuerà un importante esperimento di comunicazione nelo spettro del visibile. Il Lunar atmosphere and dust environment appena lanciato dalla NASA, non si limiterà al poetico obiettivo di esplorare la causa dei misteriosi raggi visibili all'orizzonte lunare illuminato dal sole all'alba e al tramonto (scoperti dagli astronauti delle missioni Apollo e attribuite alla presenza di sottilissime polveri nella cosidetta "exosfera", l'impercettibile velo di gas che circonda la luna, a sua volta prodotto dal vento solare e dai micrometeoriti). Quella di LAADE è una missione a termine, che si concluderà, dopo la campagna di osservazioni nell'ultravioletto, con un impatto sulla superficie lunare. Ma il satellite che si appresta a entrare nell'orbita della Luna è dotato anche di un dispositivo per le comunicazioni ottiche, un potente laser in grado di trasmettere a terra (verso tre stazioni in Messico, California e alle Canarie) un fascio laser da diverse centinaia di megabit al secondo di capacità. 
Sarebbe un record assoluto per una trasmissione ottica nello spazio. La NASA ha già dimostrato la possibilità di trasmettere a bassa velocità e insieme all'ESA, con la missione OPALS, ha incrementato la banda laser nelle comunicazioni con l'orbita terrestre. Per la missione Lunar Laser Communication Demonstration a bordo del LAADE si tratterà dunque di un doppio record, larghezza di banda e distanza coperta. Sono i primi passi verso la creazione di servizi satellitari ottici a larga banda che possono rivoluzionare l'offerta di servizi Internet? Startup come l'americana Laser Light Communications sembrano pensarlo. Ma anche la NASA sarà presente su un satellite commerciale Loral nel 2017 con l'esperimento Laser Communications Relay Demonstration (LCRD).

28 agosto 2012

I sistemi del rover Curiosity: ecco come funziona davvero radio marte

Dopo la conferenza stampa NASA di ieri molti giornali pubblicano oggi la notizia sulla ricezione della "prima trasmissione radio da marte" "Radio Marte". Ora, la forma è un po' fuorviante perché sembra quasi che finora le sonde marziane abbiano comunicato a Houston con le bandierine. In realtà la "prima" riguarda il messaggio audio che il direttore della NASA, Charles Bolden, rivolge ai suoi collaboratori nella sala controllo: La registrazione è stata inviata verso il pianeta rosso dalle parabole della Deep Space Network e da lì è tornato indietro dal sistema di comunicazione integrato che permette all'ente spaziale americano di controllare gli spostamenti di Curiosity e a quest'ultimo di inviare a terra le spettacolari fotografie che stupiscono il mondo e i dati scientifici attesi dagli specialisti. Il Jet Propulsion Lab ha realizzato un bellissimo manuale illustrato, il Martian Scientific Laboratory telecommunication system design, liberamente scaricabile qui, dove troverete tutti i dettagli. I rover sono equipaggiati con due sistemi di ricetrasmissione, uno operativo sulla X-band (7.1 GHz iun uplink e 8.4 in downlink, ma se proprio volete le frequenze precise ecco la canalizzazione utilizzata nelle bande S e X, per il rover dovrebbe essere in funzione il canale 8 su 8406.851853 MHz) per i contatti diretti con la terra e un altro, attivo in UHF, con cui i veicoli marziani comunicano attraverso due satelliti in orbita intorno a marte, Odyssey e il Mars Reconnaissance Orbiter (tranquilli, esiste un manuale della Deep Space Network anche per Odyssey).

19 febbraio 2012

Le memorie di uno dei padri della missilistica sovietica svelano il mistero dei presunti cosmonauti scomparsi?

Le memorie del pioniere spaziale russo Boris Chertok - il cui quarto e ultimo volume è stato appena pubblicato dagli archivi storici della NASA in traduzione inglese (in formato ePub, Mobi e PDF) - ci aiutano forse a trovare una spiegazione attendibile per le voci dei presunti "cosmonauti perduti" che i radioamatori italiani Judica-Cordiglia dicevano di aver captato.
Ormai molti dei lettori di Radiopassioni conoscono la storia. All'inizio dell'avventura spaziale sovietica, e per diversi anni successivi al lancio del primo Sputnik e delle altre sonde, due fratelli torinesi, Achille e Giovanni Battista Judica-Cordiglia, allestirono una postazione di "ascolto spaziale" sulle colline intorno alla città e riempirono i giornali di allora con le cronache delle radiocomunicazioni tra le sonde e i centri di controllo a terra. Non furono i soli, a dire il vero, né in Italia né altrove nel mondo, ma in particolare dal loro centro di ascolto, "Torre Bert", partirono anche inquietanti rivelazioni relative a possibili vittime umane in voli sperimentali mai ufficialmente annunciati dai sovietici. Dopo un silenzio quarantennale oggi i fratelli Judica-Cordiglia sono stati ripescati da giornali, televisione e Internet, sedi dove hanno ribadito le loro tesi catastrofiste e complottiste.
Recentemente hanno pubblicato due volumi di ricordi, a mio parere non molto documentati. In essi possiamo nuovamente leggere che mezzo secolo fa un nutrito gruppo di anonimi cosmonauti, è andata incontro a una morte atroce. Più di una dozzina di piloti sarebbero stati sacrificati sul dubbio altare di una ricerca avvenuta, secondo i russi solo con veicoli spaziali a guida automatica. I diretti interessati, allora come oggi, hanno sempre smentito ogni illazione. Sì, tragedie ce n'erano state durante i lanci, ma di queste il mondo era venuto a conoscenza. I cosmonauti senza nome, in realtà, non sono mai esistiti. O se le vittime ci sono state le "prove" fornite dai fratelli sarebbero comunque inconcludenti.
Vediamo ora come le memorie di Boris Chertok, nato in Polonia, scienziato missilistico scomparso lo scorso dicembre alla soglia del secolo di vita, possono aiutarci a risolvere la questione. Nel 2001, quasi novantenne, Chertok accetta la proposta della NASA della traduzione inglese della sua autobiografia tecnica, "Rockets and People". Chertok aveva fatto parte del team che aveva costruito e lanciato lo Sputnik, ma aveva partecipato anche ai progetti del veicolo con equipaggio Vostok, quello di Gagarin, e delle sonde interplanetarie automatiche da spedire verso Venere e Marte. Si occupava tra l'altro dei sistemi radio. La traduzione inglese, Rockets and People, è in realtà un lavoro quasi a se stante, Chertok lo ha riorganizzato e aumentato in molte parti. L'opera è regolarmente stata portata a termine e proprio in questi giorni è stato pubblicato, postumo, il quarto tomo.
I dettagli che ci aiutano, forse, a risolvere l'affaire degli astronauti morenti che i due radioamatori italiani riferiscono di aver ascoltato, si trovano in effetti nel terzo volume dell'autobiografia chertokiana, dove lo scienziato spaziale si occupa degli esperimenti che precedettero il lancio di Gagarin. Quando il suo team ricevette l'incarico di sviluppare i sistemi di comunicazione che avrebbero permesso ai futuri piloti spaziali di dialogare con il centro di controllo, Yuriy Bykov, progettista di apparecchi radio per velivoli (oggi diremmo avionica), si inventò un modo per sperimentare il funzionamento di una ricetrasmittente i condizioni "reali". Si trattava molto semplicemente di mettere una radio ricevente su una sonda orbitale senza equipaggio e far funzionare il prototipo di radio di bordo come relé dei normali programmi (convenzionali) ricevuti. Chertok non era troppo sicuro che un satellite in orbita avrebbe potuto captare le trasmissioni broadcast da terra, ma il test era talmente facile e a buon mercato che si procedette lo stesso.
(...)
Discussing new ideas with Bykov [he] told me about his ideas for the experimental development and testing of a radio intercom link. Losyakov, who managed the department of radio receivers at NII-695, proposed testing communications reliability using the relay method.To do this he developed an on-board receiver that was supposed to receive transmissions from conventional broadcast radios and then relay them through the future cosmonaut’s standard on-board radio telephone transmitter. At that time I doubted the advisability of that idea, from the standpoint that the radio ranges of broadcast stations were not designed to penetrate into space. But Bykov convinced me with a simple argument: the experiment was cheap—what will be, will be.
This experiment was placed on one of the unmanned Korabl-Sputniks. Voice reception on the ground after relay was unintelligible. Music was distorted by noise and loss of reception to the point that popular songs were completely unrecognizable. This experiment was probably the reason why Italian ham radio operators reported in 1960 that they had picked up transmissions of rambling speech, groans, and wailing from space.
(...)

Il relé fu installato a bordo di uno dei Korabl-Sputnik lanciati, senza equipaggio, nel 1960 e come previsto da Chertok non fu particolarmente chiarificatore. Nelle sue memorie l'autore scrive che l'audio ripetuto dal ricetrasmettitore orbitante, arrivava a terra troppo distorto, continuamente interrotto da pause di ricezione. Chertok arriva alla conclusione che "probabilmente fu questo esperimento il motivo per cui alcuni radioamatori italiani nel 1960 riportarono di aver captato dallo spazio trasmissioni di parole spezzate, lamenti, e singhiozzi." Fantastico, no? Oltretutto il relé funzionava, immagino, proprio sulle frequenze che sarebbero state utilizzate dai futuri astronauti, quelle che i due Judica-Cordiglia e i loro colleghi in mezzo mondo monitoravano con mezzi a volte rudimentali. La spiegazione è talmente banale da risultare ancora più convincente: le voci ascoltate provenivano sì dallo spazio, ma erano partite da terra!
I quattro volumi delle memorie di Chertok costituiscono una lettura obbligata per gli appassionati di storia delle esplorazioni spaziali. Il link al download del quarto e ultimo volume, disponibile anche nei formati ebook, lo trovate all'inizio del post. Qui ci sono i link al primo (prima, seconda, terza parte), secondo, terzo e quarto volume in PDF.

31 gennaio 2012

Pronto al lancio il picosatellite SDR made in Galicia

E' già pronto sul suo pad di lancio in Guyana Francese il nuovo "trasportasatelliti" dell'ESA, Vega, la cui prima missione partirà intorno al 9 febbraio con a bordo nove progetti satellitari. Una di queste è un progetto spagnolo, anzi galiziano e appartiene alla classe dei "cubesat" radioamatoriali. Xatcobeo nasce da una collaborazione tra l'Università di Vigo e INTA l'agenzia aerospaziale spagnola. Lo scopo della missione è sperimentare nello spazio le capacità di una software defined radio.
A bordo della missione Vega VV01 ci saranno altri sei cubesats e due satelliti più grandi LARES e ALMASat-1. Dei sette cubesat complessivi due sono italiani, e-st@r (del Politecnico di Torino, utilizzato per una demo di un sistema di determinazione della postura 3D) e UniCubeSat GG (de La Sapienza di Roma, destinato a studiare il gradiente di gravità). Secondo Amsat, Xatcobeo avrà un beacon a 145.94 MHz. Ecco un breve filmato che ha il "picosatellite" per protagonista:


16 dicembre 2011

HAARP accusata anche del fallimento della sonda Phobos

[pubblicato in origine il 29 novembre 2011] Sul Corriere di oggi si è mobilitato Giovanni Caprara in persona per riprendere l'ipotesi, rilanciata da un generale russo in pensione, Nikolay Rodionov, di una sorta di azione di radioguerriglia spaziale sferrata dalla ionosonda americana HAARP per stroncare sul nascere la missione russa verso il satellite marziano di Phobos, la sonda Phobos-Grunt, qui raffigurata in una infografica Novosti. Non è certo la prima volta che HAARP finisce al centro di una teoria cospirazionista, ma in questa occasione l'origine della teoria è un po' più autorevole: addirittura un militare russo un tempo incaricato del controllo dei sistemi di difesa missilistica.
Non avevo ancora affrontato l'argomento ma in realtà stavo seguendo la malinconica vicenda di Phobos-Grunt attraverso la mobile app RIA Novosti che avevo scaricato sull'iPhone. Che cosa è successo? Il 9 novembre i russi hanno lanciato da Baikonur una missione che avrebbe dovuto prelevare campioni di suolo dal satellite naturale del pianeta marte e rilasciare intorno allo stesso pianeta un satellite artificiale cinese. Fatto sta che al momento della separazione della sonda dal vettore di lancio qualcosa è andato storto e Phobos-Grunt si è ritrovata in una orbita di parcheggio terrestre con davanti a sé solo due settimane per ripetere un tentativo di partenza per il suo viaggio verso marte. Purtroppo la finestra si è chiusa senza che questo tentativo andasse in porto e anche le comunicazioni radio con la sonda si sono rivelate molto difficoltose. Tra il 22 e il 23 novembre - poche ore prima del lancio del Mars Science Lab con il suo rover marziano da parte della NASA, avvenuta il 26 - l'ESA annuncia di essere riuscita a inviare a Phobos-Grunt il comando per il dump dei dati telemetrici di bordo attraverso le sue parabole di Perth, nell'America del Sud e sulle Canarie. Ma secondo Novosti la telemetria, codificata, sulle prime non era interpretabile e quando l'operazione di decodifica è andatata a buon fine, almeno parzialmente, non è stato comunque possibile determinare le ragioni della mancata partenza.
Mentre Novosti sottolineava la positiva collaborazione tra l'ESA, l'ente spaziale russo ROSKOSMOS e il laboratorio della Lavochkin Research and Production Association, i toni del canale televisivo internazionale RT erano invece molto diversi. La decodifica della telemetria, secondo questa fonte, sarebbe stata compromessa dalle "incompatibilità tra le frequenze di comunicazione dei sistemi russi e occidentali": una cretinata colossale. Per buona misura RT (la stessa che ha mandato in onda un servizio sulla misteriosa stazione probabilmente spionistica "soviet buzzer" cita Interfax, l'agenzia che ha parlato con Rodyonov, menzionando esplicitamente una possibile interferenza tra il vettore di Phobos-Grunt e la stazione sperimentale americana in Alaska.
Per la verità nel dispaccio Interfax le dichiarazioni di Rodyonov sembrano piuttosto riferirsi al fatto che i russi dovrebbero essere preoccupati per la presenza delle installazioni americane in Alaska e Norvegia e che i sistemi missilistici russi farebbero bene a evitare l'uso di componentistica occidentale. «Dobbiamo essere consci della possibilità che qualcuno invii un segnale verso un chip nascosto, disabilitando i nostri missili, anche quelli militari,» ha fatto capire Rodyonv. Detta così la cosa appare un po' meno complottistica, ma resta pur sempre forzata. Una cosa infatti è non riuscire a decifrare una trasmissione protetta, tutt'altra cosa è estrarre da un segnale radio il bit-stream orginale delle informazioni. E' impensabile che all'ESA non sappiano come farlo, le informazioni sulla telemetria spaziale russa sono parzialmente di dominio pubblico, su questa pagina Web trovate per esempio una storia piuttosto dettagliata.
Questi scenari da space war non sembrano compatibili con il livello di cooperazione internazionale che le missioni spaziali con obiettivi civili impongono per una banale questione di tracciabilità delle sonde dalle varie stazioni di terra coinvolte nelle operazioni di radiocontrollo. La causa più probabile per l'ormai sicuro fallimento della sonda russa rimane un malfunzionamento, e non sarebbe neppure il primo considerando che secondo la NASA i russi hanno fallito tutti i 17 tentativi di raggiungere marte dal 1960 a oggi.
L'ennesimo smacco deve bruciare parecchio sapendo che i "concorrenti" americani della NASA sono riusciti a lanciare la sonda Curiosity tre giorni fa. Puntualmente, i radioamatori spaziali si sono messi all'opera e già sabato sera è arrivato il comunicato del gruppo tedesco AMSAT-DL che utilizzando il radiotelescopio di Bochum ha catturato la telemetria di Curiosity, ricevuta su una frequenza di 8401.4283127 GHz in banda X con una modulazione indotta dallo spin del velivolo pari a ± 3 Hz in un periodo di circa 1 minuto. La distanza di Curiosity in quel momento doveva essere nel range dei 112 mila chilometri. La notizia, ripresa da AMSAT-UK è addirittura finita sul sito generalista The Register. Capisco la solita voglia di sensazionalismo, ma mi pare più interessante mettere in risalto imprese (ottenute grazie a informazioni di pubblico dominio) come quella del gruppo di AMSAT-DL piuttosto che ai vaneggiamenti di un ex ufficiale.
Una efficace confutazione delle ipotesi formulate da Rodyonov è apparsa in questi giorni sul sito di Scientific American:
[...] Phobos–Grunt's orbit has been between 200 and 400 kilometers. It turns out that the beam is indeed diffuse at that height. The maximum energy that Phobos–Grunt could have felt from HAARP would have equaled a power density of 1.03 milliwatts per square centimeter, according to Selcher. That is like shining a 60-watt lightbulb on the craft from 21 meters, he says. The sun, on the other hand, blasts the top of the atmosphere with an average of 135,100 milliwatts per square centimeter.[...]

12 dicembre 2011

Caccia alla frequenze spaziali

Un documento appena desecretato della National Security Agency e reso noto dal sito Governmentattic racconta brevemente (con alcuni dettagli ancora oggi coperti dagli omissis) la ventennale caccia alle frequenze radio utilizzate dalle sonde spaziali sovietiche per mandare a terra immagini planetarie di venere e marte. Una caccia partita nei primi anni Sessanta e durata fino al 1983, quando il controspionaggio americano reclutò una squadra di tecnici del progetto SETI, quello per la ricerca di segnali radio intelligenti extraterrestri, che avevano messo a punto un furgoncino attrezzato per il monitoraggio. Nell'ottobre del 1983 le sonde Venera giunsero in orbita intorno a Venere per effettuare una mappatura radar della sua superficie e finalmente gli americani riuscirono a determinare la frequenza giusta, che si sapeva essere situata nei dintorni dei 6 GHz, in uno spettro comunque molto ampio da esplorare con i mezzi di allora. Nel documento, che dovrebbe risalire alla metà degli anni 80, si ammette candidamente che ormai quel dato non serviva a granché: restava solo la soddisfazione delle persone coinvolte nell'inutile missione di ascolto dello spazio profondo.

21 ottobre 2011

Sputnik, il radiomonitoraggio scientifico dei fratelli Fracarro

Gianfranco Verbana mi ha gentilmente trasmesso i materiali d'archivio su cui ha basato iluo recente intervento sulle "avventure spaziali" dei fratelli Judica Cordiglia. Si tratta di pagine ricavate da Radio Rivista dic/1957 e feb/1958. Nella prima viene riportato l'elenco dei radioamatori e SWL (shortwave listener, nel linguaggio radioamatoriale coloro che non sono autorizzati a trasmettere e si limitano a monitorare in ascolto le attività sulle bande HF) che inviarono all'organo ufficiale dell'ARI le segnalazioni di ascolto dei tenui "bip bip" radiotrasmessi dallo Sputnik. In seguito venne pubblicato il dettagliatissimo studio firmato dai due fratelli radioamatori Bruno e Giovanni Fracarro, titolari dell'omonima azienda radioelettrica, fondata più di vent'anni prima del celebre volo dello Sputnik. Si tratta di un esempio a mio modo di vedere straordinario di che cosa voglia davvero dire monitoraggio professionale. Un livello di precisione, rigore scientifico e inventiva che finora non ho visto negli scritti che ho avuto modo di esaminare dai fratelli Judica Cordiglia (potrei essere smentito dal secondo volume delle loro memorie pubblicate in questi ultimi anni, che non ho ancora aperto, ma ne dubito).
Il saggio dei fratelli Fracarro - che ascoltarono lo Sputnik sui 40 MHz da Castelfranco Veneto - viene preceduto da una breve introduzione di Leonida Rossino, direttore dell'osservatorio astrofisico dell'Università di Padova. La quale contiene un esplicito ringraziamento per una ricerca che ha consentito di ricavare attendibili effemeridi per le osservazioni ottiche del satellite artificiale. A proposito di ottica, i Fracarro specificano di aver scelto di monitorare la frequenza sui 40 MHz proprio per la natura prettamente ottica della ricezione. Il fatto di limitare l'ascolto dello Sputnik a precise "finestre" inserite in una geometria sferica permise loro di ricavare attendibili stime sulla quota e sulle orbite dell'oggetto.
Potete prelevare i due documenti ai seguenti indirizzi: dicembre 1957, febbraio 1958 L'intento di tale pubblicazione non è polemico. Non credo ci sia da dubitare che anche i fratelli Cordiglia avessero genuinamente "osservato" la presenza delle trasmissioni dallo Sputnik nello spettro HF (le perplessità riguardano semmai alcune delle teorie complottistiche pubblicate in seguito e - come si è visto in un altro mio post - la veridicità delle "immagini" ricevute dal Lunik 4). In questa sede si deve soprattutto riconoscere, a fronte di una pubblicistica che sembra quasi voler attribuire ai Cordiglia un ruolo esclusivo o superiore a quello di tutte le altre osservazioni, da un lato la sorprendente qualità dei dati pubblicati dai fratelli Fracarro; dall'altro la funzione che ebbero - nel 1957 e probabilmente nelle successive missioni spaziali - tanti radioamatori italiani nel divulgare notizie sul radiotracciamento dei veicoli orbitali. La stampa generalista italiana non se ne accorse allora: nel mio piccolo, grazie alle ricerche di Gianfranco, confido di poter restituire a Bruno e Giovanni la visibilità e il rispetto che meritano. Come avevo anticipato la volta scorsa, gli esperti del Cicap hanno aperto un loro dossier scientifico per prendere in esame attività dei fratelli Judica Cordiglia. Forse non avverrà in occasione del convegno Cicap che inizierà a Torino il prossimo 11 novembre, ma sicuramente i risultati di queste indagini avranno ampia e trasparente diffusione.

15 ottobre 2011

Tragedie radiospaziali: a Torre Bert non tornano i conti

Da qualche giorno sono tornato a occuparmi dei fratelli torinesi Judica Cordiglia, protagonisti mezzo secolo fa di un caso di cronaca nazionale per aver raccontato sui giornali (con grande abilità comunicativa bisogna dire) le loro attività di monitoraggio dei segnali radio trasmessi dalle prime sonde spaziali sovietiche e americane. Negli ultimi anni, in occasione degli anniversari dello Sputnik o della missione di Gagarin, i media italiani hanno "riscoperto" i due Cordiglia, le registrazionid'epoca effettuate dalla loro postazione di Torre Bert sulle colline di Torino, i comunicati stampa destinati ai giornalisti "amici". Dopo tanto tempo sono stati scritti tanti altri articoli, realizzati dei documentari, gli stessi fratelli hanno pubblicato due volumi autoagiografici sulle loro imprese, riprendendo soprattutto la loro denuncia più clamorosa: nei loro primi esperimenti spaziali i russi avevano sacrificato la vita di una decina e più di cosmonauti rimasti del tutto ignoti. "Questo il mondo non lo saprà..." scrivono oggi i Judica Cordiglia per rilanciare l'ennesima teoria dei complotti, senza tuttavia fornire, a mio parere, prove dettagliate e concrete.
Un'altra cosa che il mondo, o perlomeno i lettori italiani non sanno, è che le affemazioni dei fratelli furono e sono molto controverse. Mosca ha sempre smentito l'accusa di aver insabbiato tante tragedie (e questa non è una sorpresa) ma anche molti altri esperti americani e europei hanno messo in discussione i risultati raccolti dai Cordiglia nel corso del loro monitoraggio. In Italia l'ARI, l'Associazione Radiotecnica arrivò ad espellere l'unico fratello Cordiglia iscritto all'associazione dopo che una commissione presieduta da Gianfranco Sinigaglia, padre nobile della nostra radioastronomia, aveva stabilito che alcune foto della luna apparentemente ricevute dalla sonda Lunik 4 e diffuse da Torre Bert erano solo dei falsi. Proprio sulla vicenda Lunik è stata pubblicata da Query Online - sito promosso dal CICAP, il comitato che indaga sul paranormale e altri finti misteri - una lunga inchiesta di Luca Boschino. Il prossimo 11 novembre a Torino si apre "I conti non tornano", un convegno CICAP durante il quale verranno presentate altre rivelazioni.

Gianfranco Verbana ha gentilmente anticipato a Radiopassioni i risultati delle indagini da lui svolte sulle pubblicazioni del periodo relativo alla missone Sputnik, durata per buona parte dell'ottobre 1957. Gianfranco è riuscito a stabilire che mentre i fratelli Judica Cordiglia conquistavano le prime pagine dei quotidiani con gli ascolti effettuati dal "Centro Italiano di Radio Ascolto Spaziale di Torre Bert" (nominato da chi? si chiede giustamente l'autore dell'indagine), l'ARI riceveva le dettagliate segnalazioni di ascolto di una ventina di astroradioamatori italiani. L'autore del saggio pubblicato qui in calce si sofferma sulla relazione fornita, guarda caso, da altri due fratelli - veneti, questa volta - capaci a differenza di molti di sintonizzarsi sui segnali che lo Sputnik trasmetteva a 40 MHz (in parallelo alla frequenza intorno ai 20 MHz segnalata normalmente). Una relazione che secondo Verbana brilla per capacità analitica e livello di dettaglio. Grazie alle misure effettuate dai due fratelli "anti-Cordiglia", gli osservatori astronomici di Trieste, Asiago e Milano riuscirono a ricavare le effemeridi che permisero di fotografare la scia dello Sputnik al telescopio.
Una storia forse poco nota...
di Gianfranco Verbana

Rileggendo la mia documentazione sui fratelli Judica Cordiglia che sarà aggiunta alla presentazione di Luca Boschini alla conferenza Cicap di Torino l’11.11.11, fui insospettito da un'altra affermazione strana. Sul primo fascicolo del "L’uomo e lo spazio", direttore responsabile G.B.Judica Cordiglia della Fabbri Editore, a pagina due si legge: “Il bip, bip, bip del primo Sputnik è ascoltato in tutto il mondo a Londra, a Parigi, a New York e al Centro Italiano di Radio Ascolto Spaziale di Torre Bert (Torino). "Centro Italiano ...spaziale"! Nominato da chi? E gli altri che effettuarono analoghi ascolti? Ignorati completamente! Mi ricordavo benissimo che 50 anni fa si discuteva in sezione ARI dei tanti radioamatori che ricevettero i segnali dallo Sputnik. Senza le prove, però, anche la mia onesta parola non serve a nulla. Mi sono quindi messo a cercare con l’obiettivo di rispondere a questa domanda: quanti e chi furono gli italiani che ascoltarono il primo satellite artificiale della storia umana? Quando si cerca qualcosa nei bauli della memoria, si trovano di solito cose inaspettate, impensabili.
Ho scoperto che ben venti stazioni di radio dilettanti inviarono alla Associazione Radiotecnica Italiana, all’attenzione del professor Sinigaglia, i propri log di ascolto. L’elenco fu pubblicato su Radio Rivista del dicembre 1957. Diciassette Radioamatori, due SWL e G-B Cordiglia.
Ma la sorpresa è che Sinigaglia pone l’attenzione sulla eccezionalità di un meticoloso e scientifico report di due fratelli radioamatori di cui in seguito riporterà integralmente tutte le undici pagine (costruendo i clichè di stampa per i numerosi: grafici, tabelle, disegni e formule) sul numero di Febbraio di R.R del 1958.
Ecco come è andata:
Il Venerdì sera del 4 ottobre 1957 alla ore 21 italiane Radio Mosca comunica, in inglese, che sta girando intorno al globo in orbita ellittica alla distanza di 900 km il primo satellite artificiale.
Il sabato, in bande radioamatori iniziano a circolare informazioni delle agenzie di stampa e considerando che il satellite trasmetteva contemporaneamente a 20 e 40 MHz molti OM europei sotto la traiettoria Cairo-Belgrado-Berlino, specie il giorno festivo del 6 ottobre, si misero ad ascoltare il bip, bip. Molti possedevano ricevitori HF (fino a 28-30 MHz) come pure antenne direttive in banda 21 MHz.
Invece i due fratelli, elogiati da Sinigallia, impiegarono quattro giorni prima di poter ascoltare il satellite.
Scelsero la frequenza dei 40 MHz perché risultava libera da interferenze, oltre al beneficio della direttività della loro nuova quattro elementi realizzata in pochi giorni e ruotante su asse verticale. Costruirono un particolare amplificatore a tre stadi a bassa figura di rumore da usare all’ingresso di un ricevitore semiprofessionale.
La sera del 8 ottobre iniziarono gli ascolti, giorno e notte senza interruzione fino al 27 ottobre. Sul loro report è indicato: orario d’inizio e fine ascolto, l’errore di rilevamento dell’antenna (10°), coordinate della posizione del satellite, durata di ascolto medio, costruzione di normogrammi per l’interpretazione delle aeree di ascolto negli istanti dei passaggi sopra le loro teste, i tempi di passaggio sopra il parallelo della loro città per la stima del passaggio successivo, la stima dell’altezza del satellite e tante e tante altre informazioni utili per ben tre Osservatori italiani.
Come scrisse il professor Leonida Rosino, direttore dell’Osservatorio astrofisica di Padova: “E’ grazie ai dati di questi due fratelli Radioamatori che hanno consentito di ricavare l’effemeride e reso possibili le fotografie della scia del satellite, prima all’alba e poi al crepuscolo, nei centri di: Trieste, Asiago e Milano dal 25 al 27 Ottobre 1957”. Non ho trovato testi di citazioni di giornali che citavano questi due fratelli ma solo documentazione tecnica scientifica.
Che stridore nel vedere i pochi e brevi passaggi del Centro Italiano di Radio Ascolto Spaziale di Torre Bert con tempi medi di ascolto molto inferiori al confronto della ricca relazione dei due fratelli.
Prima o poi tutto viene a galla. Gli astroamatori stanno scoprendo che la voce di Gagarin che avevano registrato i Cordiglia è un probabile falso. Che alcune registrazioni in cui sostengono ci sia deriva Doppler non ne contengono alcuna. Che inoltre la storia della foto della capsula Mercury da cui avrebbero dedotto la frequenza di trasmissione è pure lei controversa ... Poi e poi, un sacco di altre cose simili. Ne vedremo delle belle...
E noi radioamatori? Li invitiamo in serate insieme alle autorità locali. In fondo la Rai li ha spesso invitati. Ma in sala probabilmente non ci sono più radiotecnici, neanche ci si accorge che le tecniche di tracciamento dei satelliti che loro affermavano di applicare sembrano fantascienza con le antenne che avevano. Anzi chi sparla dei Cordiglia viene additato - da esperti ingegneri di radio che garantiscono la serietà del lavoro dei Cordiglia - come persone invidiose del loro successo.
Fra pochi giorni saranno passati 48 anni da quando molto esperti radiotecnici per l'incontestabile motivo che sul Lunik IV non vi erano macchine fotografiche espulsero dall’ ARI G. B. J. Cordiglia.
Inciamparono da soli. Da anni i dubbi di alcuni esponenti dell’ARI non potevano essere verificati a causa del rifiuto di visite a Torre Bert di tecnici competenti. Solo giornalisti amici di famiglia. L’ARI li ignorò come “ contaballe “ e ora le sedi ARI li invitano come pionieri italiani del Centro Spaziale di Torre Bert. Com’è facile cambiare la storia.
Un saluto a tutti i lettori di Radiopassioni.

Ah dimenticavo! Forse volete sapere chi erano i due fratelli elogiati dal mondo scientifico italiano e mai nominati dai media ?
Eccovi accontentati:
Giovanni (I1FR) e Bruno (I1ASB) Fracarro di Castel Franco Veneto .
Divulgate queste notizie, dove è possibile, nei forum e nei vostri siti. Chi possiede le copie originali RadioRivista di quel periodo acquisisca e divulghi il loro materiale in rete.
Essi lo meritano ancor di più dei Cordiglia, proprio perché sono stati dimenticati.

30 settembre 2011

Gli scettici del CICAP indagano sulla faccia nascosta di Torre Bert

Pochi giorni fa stavo compulsando il blog di inchiesta del CICAP, il partito degli scettici italiani, Queryonline, per farmi un'idea sul quanto mai controverso reattore a fusione fredda Rossi-Focardi. Ma il solito, informatissimo Chris Diemoz (che deve aver scoperto un metodo scientifico infallibile per rinunciare al sonno), mi riporta sulle pagine di Queryonline per leggere di altri due personaggi, questa volta al centro di una storia profondamente intrecciata con quella dell'hobby della radiofonia. Una storia di cui mi sono occupato più volte ma che anche a mezzo secolo di distanza non smette di farmi riflettere non tanto sul fascino del sunnominato hobby bensì sui ben più profondi concetti di verità e dimostrazione.
Con l'indagine di Luca Boschini (tra l'altro uno degli esperti dello splendido sito divulgativo Vialattea) intitolata "Un OOPArt (quasi) autentico", il CICAP ritorna sul caso dei fratelli torinesi Judica-Cordiglia e delle loro intercettazioni spaziali negli anni intorno alla prima fase di sperimentazione orbitale inaugurata con lo Sputnik. Nei primi anni 60, dalla loro postazione di ricezione sulle colline torinesi, a Torre Bert, Achille e Gian Battista Judica-Cordiglia ebbero un notevole successo mediatico con il racconto delle loro attività di radioamatori sintonizzati, con mezzi più o meno sofisticati, sulle frequenze utilizzate dalle sonde orbitali sovietiche e americane. Due loro annunci suscitarono però molte polemiche. Il primo e più clamoroso era l'ipotesi - ricavata dal presunto ascolto di messaggi dallo spazio - relativa alla morte di numerosi cosmonauti russi protagonisti di voli orbitali sperimentali falliti. Questa ipotesi, per quanto suggestiva e angosciante, fu ufficialmente smentita dai sovietici e ricevette critiche estremamente fondate dagli esperti di allora, in particolare da Sven Grahn, uno svedese appassionato di monitoraggio spaziale.
L'altro annuncio fu una altrettanto presunta ricezione di immagini della superficie lunare trasmesse dalla sonda Luna 4, la missione russa che nel 1963 dopo Luna 3 (1959) avrebbe dovuto orbitare intorno al nostro satellite naturale. Questa seconda affermazione, avvenuta in presenza della stampa dell'epoca, costò a uno dei due - l'unico ad averla peraltro - la licenza radioamatoriale con l'accusa di falso. Come venne infatti successivamente stabilito a bordo di Luna 4 non c'erano le rudimentali attrezzature di ripresa televisiva che da Luna 3 avevano trasmesso davvero le prime immagini della faccia nascosta del satellite. I fratelli si erano preparati per monitorare il nuovo lancio dopo il clamore suscitato quattro anni prima da quelle straordinarie osservazioni, comunicate solo a missione terminata. Ma come sembrano stabilire senza possibilità di smentita le controinchieste svolte dall'Associazione dei radioamatori italiana all'epoca fino a quella attualissima di Queryonline, dopo aver coinvolto i giornalisti i due Judica-Cordiglia si erano per così dire cautelati in modo da poter dar loro in pasto delle immagini anche qualora la ricezione non fosse andata a buon fine. Peccato che non avrebbero mai potuto andare a buon fine: la sonda non trasmise alcuna immagine visto che non era neppure attrezzata per farlo. A mezzo secolo di distanza non credo sia possibile fare più di quanto leccellente lavoro di Boschini ha stabilito.
I Cordiglia hanno chiaramente hanno captato, come allora fecero molti altri dilettanti, molte voci dallo spazio. I vecchi radioappassionati sanno quanto fosse facile ascoltare mezzo secolo fa le frequenze utilizzate dalle prime sonde, quando interferenze e rumori elettrici erano minimi. E' probabile che le loro illazioni sulla morte di una dozzina di astronauti siano più verosimili che veritiere e le "prove" fornite in anni recenti con la pubblicazione di due volumi per Minerva Medica (l'esaurito Dossier Sputnik e il successivo "Banditi dello spazio - Dossier Sputnik 2") mi sono personalmente sembrate - almeno su Dossier Sputnik, l'unico che abbia letto - troppo labili e autoreferenziali per essere convincenti. Gli unici che possano a distanza di tanto tempo chiarire tutta la questione, presentando prove davvero solide o smentendo quella parte di interpretazioni apparse ad altri a dir poco forzate, sono i due fratelli. Ma non penso che desiderino farlo, anche se questo contribuirebbe a togliere alcune macchie sensazionalistiche a una storia di grande passione tecnica, radiofonica, giornalistica, piena di straordinari risultati.

12 aprile 2011

Юрий Гагарин 12 aprile 1961

Felice anniversario Yuri Gagarin. Il 12 aprile il mondo della ricerca spaziale in generale - e la comunità dei radioamatori in particolare - celebrano il 50esimo anniversario del primo volo orbitale effettuato dall'uomo. Moltissime le iniziative, incluso un network di stazioni amatoriali russe impegnate nella realizzazioni di contatti celebrativi:

Many special event stations will be active around the world this week to celebrate the 50th anniversary of the first human space flight. Special event stations R50YG and R50SK are active from Baikonur until April 14 and the special call R50KEDR will be on the air on April 12 from 0507 to 0655z to commemorate the 108 minutes of Gagarin's first flight.
Southgatearc.org informs about the list of Russian stations that will be active:

R50YG "Yuri Gagarin"
R50SK "Sergey Korolev"
RG50D
RG50K
RG50F Star City training center
RG50C Landing Site
RG50G
R1961G
U5ARTEK/A
R3K Energija Space Flight Control Center

Notizie, fotografie e documenti a questa pagina di Roscomos, sito ufficiale dell'agenzia spaziale russa. Anche ESA e NASA celebrano l'evento. Da non perdere assolutamente la pagina speciale realizzata da Anatoly Zak, giornalista russo che ha studiato negli Stati Uniti è ha messo insieme una poderosa mole di testimonianze su questo mezzo secolo di attività spaziali in Unione Sovietica e Russia. So già che il mio sito riceverà qualche visita dai navigatori incuriositi dalle notizie riprese ancora oggi dai media sulle controverse ricezioni delle trasmissioni dallo spazio effettuate a cavallo di anni 50 e 60 dai fratelli torinesi Judica Cordiglia (controverse perché i due fratelli hanno sostenuto la tesi, mai confermata ufficialmente e anzi confutata anche da fonti indipendenti, dei tragici incidenti che sarebbero costati le vite di presunti predecessori di Gagarin). Le informazioni raccolte da Anatoly possono essere molto chiarificatrici.
Coinvolto nei festeggiamenti anche un satellite radioamatoriale, ARISSat-1 in questo momento a bordo della Stazione Spaziale in attesa di rilascio. Attraverso una antenna esterna ARISSat-1 è attivo in questi giorni, fino alle 10.30 UTC di domani, sulle frequenze e nelle modalità qui di seguito indicate (riporto anche i link ai programmi Windows e Mac necessari per la decodifica della telemetria trasmessa in modalità BPSK):

ARISSat-1 to be Activated Aboard ISS Starting April 11

The ARISSat-1 satellite, presently still inside the ISS, will be turned on and use an external antenna to celebrate the 50th anniversary of Yuri Gagarin's first manned space flight. The transmissions will begin on Monday 11 April 2011 at 14:30 UTC and continue until 10:30 UTC on 13 April 2011. Due to the fact that the solar panels are covered, the satellite will be powered only by the onboard battery. The satellite will run in low power mode. This means that the transmissions will cycle ON/OFF. They will be ON for 40-60 seconds and OFF for 2 minutes.

145.950 MHz FM Downlink:
FM transmissions will cycle between a voice ID, select telemetry values, 24 international greeting messages in 15 languages and SSTV images. One of the messages will be a conversation between Yuri Gagarin and ground control.

145.919 MHz CW Beacon
The CW transmissions will be callsign ID, select telemetry, and callsigns of people actively involved with the ARISS program.

145.920 MHz SSB BPSK-1000 Telemetry
The BPSK transmissions will feature a new 1kBPSK protocol developed by Phil Karn, KA9Q to be readable in low signal level conditions. The BPSK data will transmit satellite telemetry. Given the low duty cycle of the spacecraft, those planning to receive the digital telemetry are encouraged to record the entire signal band using the FunCube dongle or SDR-IQ receivers. Download the Windows ARISSatTLM free ground station soundcard demodulator and display software here.
Download the Mac ARISSatTLM software here.
The ARISSatTLM software user guide is available here.

In questa lista di link messa a punto da Clint Bradford, K6LCS compaiono anche alcune risorse audio, con le registrazioni ufficiali e le loro trascrizioni.

Transcriptions of the Vostok 1 flight audio
http://www.cosmoworld.ru/spaceencyclopedia/gagarin/
index.shtml?doc10.html


http://epizodsspace.airbase.ru/bibl/i_tsk/zv-reis.html

Audio recordings made during the Vostok 1 flight
http://rgantd.ru/gag70_cd/data/audio.htm
http://www.cosmoworld.ru/spaceencyclopedia/gagarin/
index.shtml?index_g.html

http://rgantd.ru/vzal/korolev/razdel6.htm#p7

Russian government archive of scientific and technical documentation (RGANTG)
http://www.rgantd.ru/
http://rgantd.ru/ecfilm/catalog.htm

Miscellaneous recordings from space - including Vostok 1 launch phase
http://www.svengrahn.pp.se/sounds/sounds.htm

Gagarin photos, films
http://hochu.vkosmos.ru/?p=493
http://www.net-film.ru/ru/films-finded-page-1/
?sp=ru&s=ГАГАРИН+восток

http://rus-uk.livejournal.com/10187.html
http://www.britishpathe.com/record.php?id=42518
http://allerleiten.livejournal.com/750652.htm
http://www.windmillbooks.net/space.cgi?
cd=951317998421477

http://www.spacevideo.ru
http://www.net-film.ru/ru/films-finded-page-1/
?sp=ru&s=ГАГАРИН
http://www.net-film.ru/ru/films-finded-page-1/
?sp=ru&s=ГАГАРИН+восток

ARISSat-1 to be activated on the ISS this Monday
http://www.southgatearc.org/news/april2011/
arissat1_activation_0804.htm

Listen to the podcast with Dave Jordan, AA4KN, on the air talking about ARISSat-1 on NPR's "Science Friday" program. (at the 4 min: 40 sec point)
http://www.sciencefriday.com/program/archives/201104083

Celebrate Yuri's Night
http://www.southgatearc.org/news/april2011/
celebrate_yuri.htm

29 marzo 2011

NASA, NASA - Stardust, over and out

C'è qualcosa di profondamente romantico nell'ultima missione compiuta il 24 marzo dalla sonda Stardust. Un finale malinconico, che ricorda lo spegnimento di HAL9000 in Odissea nello spazio. Il cacciatore di comete lanciato dalla NASA nel 1999 era andato incontro alla Wild 2 nel 2004, aveva raccolto dei campioni di materiale in prossimità del nucleo cometario e li aveva custoditi in una capsula che era poi stata paracadutata a terra. In seguito dentro quei campioni gli scienziati hanno individuato l'amminoacido glicina. Richiamato in servizio una seconda volta nel 2007, Stardust è stato dirottato per uno spettacolare rendez vous con la cometa Tempel 1, avvenuto lo scorso febbraio.
La settimana scorsa, ancora carica di gloria, la sonda è stata "sacrificata" in un ultimo esperimento che ha bruciato fino all'ultima briciola le sue ultime scorte di carburante solido. Arrivata quasi a fine vita la sonda Stardust era comunque destinata a proseguire una corsa infinita nello spazio profondo. I suoi manovratori hanno così deciso di misurare esattamente il volume di carburante ancora rimasto, in modo da verificare meglio i loro modelli sui consumi. Un dato importante per il controllo delle future missioni, perché con quel carburante le sonde spaziali possono cambiare rotta e mantenere i loro pannelli solari puntati verso l'astro. Con Stardust erano state formulate delle stime, alla NASA sapevano che la spinta generata dai motori sarebbe durata per un tempo compreso tra due e dieci minuti. Al mission control avevano fatto addirittura delle scommesse. Hanno vinto quelli dell'estremo inferiore di quell'intervallo, il carburante residuo di Stardust è durato per poco più di due minuti.
Fino all'ultimo le antenne di Deep Space Network, il sistema di radiomonitoraggio del Jet Propulsion Lab, hanno ascoltato i dati che Startdust inviava a terra su una frequenza di 8427,222221 MHz. Quando i motori si sono spenti, da terra sull'uplink di 7175,027006 MHz è partito il segnale di switchoff del sistema di ricetrasmissione. La radio di Stardust è stata spenta per evitare che una sua improvvisa riaccensione potesse interferire con le trasmissioni di altre sonde. Dallo Strategic Spectrum Plan 2007, straordinario documento che pianifica le frequenze usate dalle sonde spaziali NASA per una trentina d'anni, apprendo che queste stesse frequenze sono utilizzate dalla Cassini). Stardust prosegue il viaggio, ma senza l'allineamento dei pannelli presto non avrà più energia: un relitto spaziale in pieno silenzio radio, a 312 milioni di chilometri da noi. Seguendo questo link http://go.usa.gov/2ry potete osservare i dettagli delle missioni Stardust grazie ai modelli 3D di Eyes on the Solar System, spettacolare viewer messo a punto dalla NASA.

12 febbraio 2011

All'ascolto del satellite "Kedr", in ricordo di Gagarin

La comunità radioamatoriale è in attesa che il satellite ARISsat-1 "Kedr" venga rilasciato nello spazio dagli astronauti russi della Stazione Spaziale Internazionale. Il satellite, arrivato a bordo della ISS a fine gennaio con una navetta trasporto Progress, fa parte del programma RadioSkaf, co-finanziato dall'Unesco. Verrà parcheggiato in orbita il 21 febbraio, in occasione della passeggiata spaziale di Dmitry Kondratiev e Oleg Skripochka. Dal satellite partiranno messaggi augurali in 25 lingue e altre comunicazioni, su una frequenza di 145,95 MHz. La sigla ufficiale è RS1S ma il nome in codice, Kedr, ricalca il call assegnato al primo volo spaziale di Yuri Gagarin.
Oltre alla pagina ufficiale della missione RadioSkaf potete consultare il sito ROSCOMOS, creato dall'autorità spaziale della Federazione russa. Il post sulla missione extraveicolare prevista per il 21 contiene una serie di interessanti fotografie da bordo della ISS.
Russian cosmonauts Dmitry Kondratiev and Oleg Skripochka continue their preparations for the EVA slated for Feb. 16, Kondratiev tells in his blog in Roscosmos web. According to him, the cosmonauts checked Orlan-MK EVA suits, with its cooling system, performed fit check of the suits and replaced EVA gloves which shall be renewed before each EVA.
Kondratiev and Skripochka also prepared scientific kits to be taken out for installation on the outer surface of the ISS. In addition, the cosmonauts switched on small satellite Kedr to be activated on April 12, so RF-amateur station all over the world could hear the signals from space. Kedr was developed under the RadioSkaf experiment. The satellite’s name was adopted by Yu.A. Gagarin call sign in his historical flight, namely Kedr. The satellite’s signal will be transmitted at radio amateur frequency of 145.95 MHz. Kedr has radio amateur call sign RS1S.
RadioSkaf is implemented in the framework of UNESCO’s student space education program. Satellites will transmit 25 welcome messages in 15 languages, pictures of the Earth and telemetry information from the scientific equipment and office systems. Management of its flight will be carried out by using ham radio station of the Corporation. Name of the satellite made by callsign YA Gagarin in his historic flight - "Cedar". Transmission of signals from the board of the HIS will be done on amateur radio frequency 145.95 MHz. AES has a radio amateur callsign RS1S.

25 dicembre 2010

Il Natale di Apollo 8 (1968) trasmesso dall'USB-S


Il sito della NASA ha pubblicato questo breve messaggio augurale natalizio, trasmesso il 24 dicembre del 1968 dai tre astronauti della missione Apollo 8, la prima a orbitare intorno alla Luna. Mentre dal finestrino scorrono le immagini della superficie lunare si possono distinguere chiaramente le voci di Frank Borman, capo della missione, del pilota del Command Module Jim Lovell, e del pilota del Lunar Module William Anders che si alternano alla lettura di Genesi 1 e alla conclusione l'augurio di "good night, good luck and a merry Christmas" a tutti sulla "good earth".



La voce e le immagini in slow scan television sono quelle raccolte dal sistema di comunicazione integrato in banda S messo a punto proprio per la missione Apollo, operativo su frequenze intorno ai 2 GHz. Un dettagliato paper su questo sistema USB-S (Unified S-Band System) può essere prelevato qui.

02 novembre 2010

EPOXI sfiora Hartley a 23 milioni di km dalla terra



Mancano meno di due giorni all'incontro ravvicinato che avrà luogo il 4 novembre tra la sonda spaziale Deep Impact e la cometa Hartley2, il culmine della missione NASA ribattezza EPOXI. Deep Space era partita nel 2005 per una missione difficilissima: sparare una sonda-proiettile sulla massa della cometa Tempel e studiare gli effetti dell'impatto. Visto il successo di quel primo fantastico obiettivo, la NASA ha dirottato la sua missione verso altri bersagli.
Dopo un primo tentativo nel 2007 con una cometa, Boethin, che si rivelò troppo debole per poter calcolare una traiettoria è stata scelta la cometa Hartley, che avrebbe però richiesto un paio d'anni di viaggio in più. L'itinerario, nel corso del quale la sonda ha condotto una serie di osservazioni dei pianeti esterni, è giunto alla sua conclusione e Deep Impact andrà incontro ad Hartley sfiorandola a soli 700 km di distanza.
Saranno le 13.50 UTC del 4 novembre, quando Deep Space sarà a 23 milioni di chilometri dalla terra. Lo si potrà seguire in diretta su NASA TV e sul canale UStream del Jet Propulsion Lab.
In quel momento l'antenna ad alto guadagno della sonda non sarà rivolta verso la rete di tre antenne del Deep Space Network dislocato tra California, Spagna e Australia, Deep Impact dovrà fare da sola. Questa antenna trasmette su una frequenza di circa 8,4 GHz (X band) e per quanto possa sembrare incredibile è stata ricevuta in questi anni anche dai radioamatori. Originariamente Deep Impact era dotata anche di una antenna per la S-Band intorno ai 2 GHz, utilizzata per le comunicazioni tra la sonda e Impactor, il "proiettile" scagliato verso Tempel. Oggi questo link non è più necessario: Deep si limiterà a osservare Hartley con i suoi strumenti. I canali di comunicazione X-band da e verso terra hanno funzionato a velocità comprese tra i 2 e i 200 kbps. Tutte le comunicazioni tra DSN e Deep Impact sono descritte in questo volume del Deep Space Communications and Navigation Systems Center of Excellence del JPL.
Nel corso della missione sono stati condotti altri esperimenti interessanti, uno di trasmissione in uplink con array di antenne (per ottenere un rendimento superiore a parita di potenze complessive impegnate, documento uno e due) e un altro, molto avanzato, che prevede opportune tecniche e algoritmi di correzione per un tipo di comunicazione "delay/disruption tolerant" cioè in grado di funzionare anche con le lunghe latenze che si riscontrano quando i nodi di una rete di telecomunicazione si trovano a qualche decina di milione di chilometri di distanza. Potete seguire tutte le tappe della missione seguendo questo link. Il sito divulgativo Space Place realizzato dalla NASA propone ai più piccoli (ma scommetto che si divertiranno anche i grandi) un videogame che aiuta a spiegare i fondamentali della comunicazione spaziale. Il concorrente deve orientare le sue antenne paraboliche per scambiare con le sonde spaziali una certa quantità di dati nel corso di successivi passaggi di temporanea visibilità delle sonde stesse.


26 giugno 2010

In pensione il primo "satellite dei satelliti" della NASA

Dopo più di un quarto di secolo di onorata carriera chiude la sua esistenza spaziale il satellite TDRS-1 o -A, un satellite molto speciale. Fin dalla sua iniziale messa in orbita dalla stiva dello Shuttle, nel 1983, il Tracking and Data Relay Satellite ha fatto da ponte tra la rete di rilevamento terrestre della NASA e una quantità infinita di altri satelliti e missioni spaziali, fornendo inoltre un prezioso supporto per il collegamento dei punti sulla terra che non possono stabilire connessioni dirette neppure attraverso i satelliti in orbita bassa, come i due poli geografici. Il geostazionario TDSR-1 è stato anche il primo satellite interconnesso a Internet.
A 27 anni di distanza non è più il solo. Il sistema TDRS consiste infatti in una decina di satelliti (per la verità il decimo è andato distrutto nel disastro del Challenger) e altri due se ne aggiungeranno entro il 2013. Considerata la messa in pensione del TDRS-1, in quell'anno si arriverà a una flotta di dieci.
Sulle comunicazioni in banda S, KA e KU rese possibili da questo network di ripetitori orbitali trovate una miriade di siti. E' opportuno partire da quello dedicato al 25esimo anniversario (2008) del TDRS-1 ma soprattutto dal bellissimo libro "Read you loud and clear" scritto per l'occasione da Sunny Tsiao. Una demo dell'interazione tra questi satelliti e la ground network della NASA si trova qui (richiesta l'applicazione di simulazione 3d Celestia). Altri siti offrono un quadro generale dei programmi di comunicazione spaziale e un dettaglio sul sistema geostazionario cui appartiene il TDRS-1, mentre questo è un sommario delle capacità di comunicazione:

S-Band Single Access - Full-time cover- age (except for a 10-minute gap per orbit over the Indian Ocean) provided by two 15- foot diameter steerable antennas used at the 2.0 to 2.3 GHz band supplies robust communications to user satellites with a smaller antenna, and receives telemetry data from expendable launch vehicles during launch.

Ku-Band Single Access - The same two large antennas, operating between 13.7 to 15.0 GHz, provide high data-rate support to the International Space Station with high- resolution digital television. The Ku-band also can dump huge volumes of data at rates up to 300 megabits per second (Mbps)


Ka-Band Single Access - This new higher-frequency (22.5 to 27.5 GHz) service increases data rate capabilities to 800 Mbps to provide communications with future missions requiring higher bandwidth communications such as multi-spectral instruments for Earth science applications.

Multiple Access - Using a phased array antenna and operating in the 2.0 to 2.3 GHz range, the system receives and relays data simultaneously from five lower datarate users and transmits commands to a single user.

Satellite Navigation - In addition to equipment located at the White Sands Complex in New Mexico, the system continues to provide user navigational data required to locate the orbit and position of NASA user satellites.
Ecco infine il comunicato sulla decommissionamento del Tracking and Data Relay Satellite numero 1, classe aprile 1983 e spento ufficialmente domenica 27 giugno 2010.

NASA RETIRES FIRST DATA RELAY SATELLITE AFTER STELLAR CAREER

WASHINGTON -- After a long and successful career providing communications support, NASA's groundbreaking Tracking and Data Relay Satellite (TDRS) 1 is retiring.
On Sunday, June 27, NASA will shut down the satellite that launched into orbit during space shuttle Challenger's maiden voyage (STS-6) in April 1983. From 1983 to 1998, TDRS-1 provided NASA with the ability to communicate with other satellites in orbit. NASA reassigned TDRS-1 in 1998 to support the National Science Foundation's (NSF) U.S. Antarctic Program and others on scientific, educational and operational endeavors.
TDRS-1 worked with eight additional satellites to relay data and communications from more than 15 customers, including the NSF, the Hubble Space Telescope, the shuttle and the International Space Station. The TDRS system provides the capability not only to send commands and receive data, but also to navigate and talk with crews in orbit.
"TDRS-1 paved the way for this incredible space communications system," said Bill Gerstenmaier, associate administrator for NASA's Space Operations Mission Directorate. "The remaining TDRS satellites, and the new satellites that will be online within three years, will carry on these critical capabilities for many NASA missions, including science and human spaceflight."
TDRS-1 was the first satellite used to support launches from NASA's Kennedy Space Center in Florida in the early 1990s, returning real-time telemetry. It eliminated a dead zone over the Indian Ocean where there previously was no communication, providing full coverage for the space shuttle and low-Earth orbiting satellites.
TDRS-1 proved helpful during a 1999 medical emergency at the NSF's Antarctic Amundsen-Scott South Pole Station. The satellite's high-speed Internet connectivity allowed personnel to conduct telemedicine conferences. Doctors in the United States aided Dr. Jerri Nelson, who had breast cancer, in performing a self-biopsy and administering chemotherapy. Later, in 2002, doctors used TDRS-1 to perform another telemedicine conference with the station to assist in knee surgery for a meteorologist.
Because of its orbit, the satellite was able to link the North and South Poles and relayed the first pole-to-pole phone call. TDRS-1 also transmitted the first internet connection and live webcast from the North Pole and supported the first global television event from the South Pole Station - a worldwide television broadcast to commemorate the beginning of the year 2000.
TDRS-1 was instrumental in supporting innovative astronomy and astrophysics research programs at the South Pole Station, including the one-of-a-kind IceCube Neutrino Observatory and the South Pole Radio Telescope. The satellite transmitted gigabytes of science research data to university researchers worldwide on a daily basis.
The first six TDRS satellites were built by TRW Inc. (now Northrop Grumman Corp.). Boeing Space and Intelligence Systems also built three TDRS satellites. NASA plans to launch two additional satellites into the Tracking and Data Relay Satellite System by 2013. On June 13, 2010, the satellite arrived at its final destination, approximately 22,500 miles above the Earth. After the orbit is stabilized and the remaining fuel removed, NASA will shut down the satellite on Sunday, June 27.


26 maggio 2010

Svelata l'orbita segreta dello shuttle-spia

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Un velivolo orbitale senza pilota a bordo che parte da Cape Canaveral ma nessuno sa dove sta andando, o a fare che cosa. Ed ecco arrivare, come racconta il New York Times, l'intrepida combriccola di cacciatori di satelliti di SatObs.org e il velivolo pensato come sostituto dello Shuttle ma gestito oggi come un esperimento militare, viene individuato e la sua orbita segreta calcolata.
Il Boeing X-37B, lanciato il 22 aprile con un missile Atlas V per la missione siglata USA-212, è incluso nella lista di satelliti artificiali, alcuni dei quali spionistici, della nuova applicazione iPhone Satellite Flybys, sviluppata per il sito Spaceweather.com. Il costo è di 2 dollari e 39 e il programma molto semplice individua la posizione dell'osservatore e fornisce tutte le indicazioni per l'osservazione visuale, aggiungendo schede e notizie sui vari satelliti selezionati al momento. Anche il sito Heavens-Above propone lo stesso tipo di informazioni, gratuitamente. Inizialmente il capofila del progetto X-37 era la NASA, ma qualche anno fa l'incartamento è stato trasferito al DARPA.
Doveva essere uno Shuttle molto più piccolo e leggero, tanto che nei primi tempi si pensava di trasportarlo in orbita proprio con la navetta. Poi è stato ritenuto più opportuno, malgrado le ridotte dimensioni, agganciarlo a un razzo vettore. Che cosa sta facendo l'X-37B da un mese a questa parte nella sua orbita bassa? L'Aviazione USA ha parlato molto genericamente di verifiche sperimentali per il suo Orbital Test Vehicle-1, ma l'inclinazione orbitale dello shuttle militare lo porta del tutto casualmente alle latitudini dell'Iran, dell'Afghanistan e della Corea. E' possibile ricavare dati utili da un aereo che viaggia a quote tanto elevate? Ci vorrebbero i militari per dirlo.
Intanto l'attivismo degli astronomi dilettanti conferma ancora una volta che i segreti non reggono a lungo di questi tempi. Senza nessuno a bordo le comunicazioni con l'X-37B possono evidentemente fare a meno della voce, ma immagino che ci sia parecchia comunicazione strumentale e telemetria, oltre naturalmente all'imaging. Spero che almeno questo segreto riescano a custodirlo. Sul lato trasmissivo si sa solo della commessa vinta da Quintron per la fornitura dei sistemi di comunicazione a terra per la missione USA-212.
Surveillance Suspected as Spacecraft’s Main Role

A team of amateur sky watchers has pierced the veil of secrecy surrounding the debut flight of the nation’s first robotic spaceplane, finding clues that suggest the military craft is engaged in the development of spy satellites rather than space weapons, which some experts have suspected but the Pentagon strongly denies.

Last month, the unmanned successor to the space shuttle blasted off from Florida on its debut mission but attracted little public notice because no one knew where it was going or what it was doing. The spaceship, known as the X-37B, was shrouded in operational secrecy, even as civilian specialists reported that it might go on mysterious errands for as long as nine months before zooming back to earth and touching down on a California runway.
In interviews and statements, Pentagon leaders strongly denied that the winged plane had anything to do with space weapons, even while conceding that its ultimate goal was to aid terrestrial war fighters with a variety of ancillary missions. The secretive effort seeks “no offensive capabilities,” Gary E. Payton, under secretary of the Air Force for space programs, emphasized on Friday. “The program supports technology risk reduction, experimentation and operational concept development.” The secretive flight, civilian specialists said in recent weeks, probably centers at least partly on testing powerful sensors for a new generation of spy satellites.
Now, the amateur sky watchers have succeeded in tracking the stealthy object for the first time and uncovering clues that could back up the surveillance theory. Ted Molczan, a team member in Toronto, said the military spacecraft was passing over the same region on the ground once every four days, a pattern he called “a common feature of U.S. imaging reconnaissance satellites.” In six sightings, the team has found that the craft orbits as far north as 40 degrees latitude, just below New York City. In theory, on a clear night, an observer in the suburbs might see the X-37B as a bright star moving across the southern sky. “This looks very, very good,” Mr. Molczan said of the identification. “We got it.”
In moving from as far as 40 degrees north latitude to 40 degrees south latitude, the military spacecraft passes over many global trouble spots, including Iraq, Iran, Afghanistan, Pakistan and North Korea. Mr. Molczan said team members in Canada and South Africa made independent observations of the X-37B on Thursday and, as it turned out, caught an earlier glimpse of the orbiting spaceship late last month from the United States. Weeks of sky surveys paid off when the team members Kevin Fetter and Greg Roberts managed to observe the craft from Brockville, Ontario, and Cape Town. Mr. Molczan said the X-37B was orbiting about 255 miles up — standard for a space shuttle — and circling the planet once every 90 minutes or so.
A fair amount is known publicly about the features of the X-37B because it began life 11 years ago as a project of the National Aeronautics and Space Administration, which operates the nation’s space shuttles. The Air Force took over the program in 2006, during the Bush administration, and hung a cloak of secrecy over its budget and missions.
The X-37B has a wingspan of just over 14 feet and is 29 feet long. It looks something like a space shuttle, although about a quarter of the length. The craft’s payload bay is the size of a pickup truck bed, suggesting that it can not only expose experiments to the void of outer space but also deploy and retrieve small satellites. The X-37B can stay aloft for as long as nine months because it deploys solar panels for power, unlike the space shuttle.
Brian Weedon, a former Air Force officer now with the Secure World Foundation, a private group based in Superior, Colo., said the duration of the X-37B’s initial flight would probably depend on “how well it performs in orbit.” The Air Force Rapid Capabilities Office leads the X-37B program for what it calls the “development and fielding of select Defense Department combat support and weapons systems.” Mr. Payton, a former astronaut and senior NASA official, has acknowledged that the spacecraft is ultimately meant to give the United States new advantages on terrestrial battlefields, but denies that it represents any kind of space weaponization.
On April 20, two days before the mission’s start, he told reporters that the spacecraft, if successful, would “push us in the vector of being able to react to war-fighter needs more quickly.” And, while offering no specifics, he added that its response to an “urgent war-fighter need” might even pre-empt the launching of other missions on expendable rockets. But he emphasized the spacecraft’s advantages as an orbiting laboratory, saying it could expose new technology to space for a long time and then “bring it back” for inspection.
Mission control for the X-37B, Mr. Payton said, is located at the Air Force Space Command’s Third Space Experimentation Squadron, based at Schriever Air Force Base in Colorado Springs. He added that the Air Force was building another of the winged spaceships and hopes to launch it next year. The current mission began on April 22, when an Atlas 5 rocket at the Cape Canaveral Air Force Station in Florida fired the 5.5-ton spacecraft into orbit.
Jonathan McDowell, a Harvard astronomer who tracks rocket launchings and space activity, said the secrecy surrounding the X-37B even extended to the whereabouts of the rocket’s upper stage, which was sent into an unknown orbit around the sun. In one of his regular Internet postings, he said that appeared to be the first time the United States had put a space vehicle into a solar orbit that is “officially secret.”
David C. Wright, a senior scientist at the Union of Concerned Scientists, a private group in Cambridge, Mass., said many aerospace experts questioned whether the mission benefits of the X-37B outweighed its costs and argued that expendable rockets could achieve similar results. “Sure it’s nice to have,” he said. “But is it really worth the expense?” Mr. Weedon of the Secure World Foundation argued that the X-37B could prove valuable for quick reconnaissance missions. He said ground crews might rapidly reconfigure its payload — either optical or radar — and have it shot into space on short notice for battlefield surveillance, letting the sensors zoom in on specific conflicts beyond the reach of the nation’s fleet of regular spy satellites.
But he questioned the current mission’s secrecy. “I don’t think this has anything to do with weapons,” Mr. Weedon said. “But because of the classification, and the refusal to talk, the door opens to all that. So, from a U.S. perspective, that’s counterproductive.” He also questioned whether the Pentagon’s secrecy about the spacecraft’s orbit had any practical consequences other than keeping the public in the dark. “If a bunch of amateurs can find it,” Mr. Weedon said, “so can our adversaries.”