15 settembre 2009

L'agonia di uno spazio radiofonico culturale

Pochi giorni fa, con una decisione che nessuno si è degnato di annunciare o spiegare a un pubblico radiofonico che come quello televisivo in Italia assiste impotente a un continuo stillicidio di programmi e palinsesti rimandati, aboliti, spostati, ritagliati, la nuova dirigenza di Radiodue ha deciso di ridurre drasticamente il tempo di programmazione di Alle 8 della sera, un valido programma culturale divulgativo che affronta tematiche molto diversificate. Attualmente in onda c'è per esempio un approfondimento su D'Annunzio a Fiume che svela molti particolari di una storia che in Italia conoscono - forse fatti salvi i diretti interessati istriani - in quattro o cinque persone.
Alle 8 della sera andava in onda alle 20 dal lunedì al venerdì. Ora il suo spazio si riduce a una mezz'oretta la sola domenica e l'abituale slot viene occupato dal puro intrattenimento enogastronomico di Il Cammello di Radiodue Decanter, "il luogo dove trova spazio la cultura e l'amore per il mondo del vino". Il programma decurtato si era conquistato un pubblico molto fedele, abituato tra l'altro a collezionare i podcast dei vari cicli di puntate. L'editore Sellerio pubblica anche una collana di libretti stile Que sai Je, ispirati ai temi andati in onda, lo fa dal 2006 per la curatela di Sergio Valzania, che di Radiodue è stato fino a poco fa direttore e che insegna all'Università di Genova. La piccola (ma forse neanche tanto) comunità di ascoltatori di Alle 8 ha deciso di protestare. Sui forum di discussione di Radiodue, su quello dei collezionisti di podcast di Radiotre (I nostri podcast), sul gruppo di discussione Raipodcast, l'amica mariu ha pubblicato una lettera aperta trasmessa al nuovo direttore di Radiodue, Flavio Mucciante che ha preso il posto di un Sergio Valzania (fino a poco fa responsabile sia di Radiodue, sia di Radiotre, quest'ultima passata alla direzione del "fahrenheitico" Marino Sinibaldi) nominato a "responsabile dei palinsesti e del marketing della radiofonica". Chi partecipa attivamente o meno a questi gruppi di discussione sta garantendo in varia misura la propria adesione.
Io lo faccio attraverso il mio spazio - non solo attraverso il blog Radiopassioni ma soprattutto, se lo ritenete opportuno, sul suo nuovo spazio di discussione strutturato, Radiopassioni, il forum - che cerca da sempre di sottolineare la fondamentale importanza della programmazione radiofonica di qualità. Una importanza che altre nazioni non faticano a rilevare. Il pubblico di Francia e Gran Bretagna può accedere a un canale culturale (France Culture e BBC Radio 4) e a un distinto canale di musica colta (France Musique e BBC Radio 3). In Germania non ne parliamo, l'offerta radiofonica culturale e coltomusicale è addirittura imbarazzante, sia a livello nazionale che di singolo land.
Una analisi sommaria dei dati Audiradio relativi ai periodi del primo semestre 2008 e primo semestre 2009, rivela il pessimo andamento della radio pubblica italiana a fronte di un piccolo aumento di ascoltatori della radio in generale. Il crollo di Radiodue è vistoso, -26% C'è naturalmente di mezzo la brutta storia della non riconferma di Fiorello e del suo fortunatissimo programma.

Primo semestre 2009 totale ascoltatori radio 38.874 (giorno medio):

Radiouno 6.214
Radiodue 3.879
Radiotre 1.858
Isoradio 1.013
Notturno 106

Primo semestre 2008 totale ascoltatori radio 38.670 (giorno medio):

Radiouno 6.990
Radiodue 5.235
Radiotre 1.974
Isoradio 1.216
Notturno 129

Andando a guardare il disaggregato per fascia oraria, si nota che l'unica fascia a mostrare una relativa tenuta - appena il 5% di perdita - è proprio quella tra le 18 e le 21, dove naturalmente domina un programma di grande impatto come Caterpillar ma che evidentemente risulta complessivamente equilibrata e seguita. Si passa da una media giornaliera di 1.010.000 ascoltatori a 962.000, altre fasce perdono assai di più. Nel dubbio, tuttavia, si decide di intervenire sulla cultura, su questo brutto vizio di voler ricordare le cose e pensarci su. Perché nell'Italia del governo Berlusconi, il migliore degli ultimi 150 anni per sua stessa ammissione, dove la metà del sistema agisce come se si trovasse dentro a un postribolo e l'altra metà è impegnata a giustificare comportamenti ributtanti e illegali facendoli passare per neoilluminismo, la cultura è il vero vizio assurdo. Non era il caso di chiedersi se per caso il merito della sostanziale tenuta della fascia 18-21 di Radiodue fosse anche, nel suo piccolo, di Alle 8 della sera?
Sono contento che la Rai dedichi sei ore alla settimana a parlare di una sostanza tanto nobile nel paese dove la maggior parte delle persone ascolta la radio in auto, l'ultimo posto al mondo dove
vorremmo sentire parlare di vino. Quel che conta è che al posto degli approfondimenti di Alle 8 ci verranno propinate le solite sciocchezze in libertà, tranquillizzanti e capaci di scivolar via senza lasciare traccia (speriamo, almeno nel sangue). Il rischio più temuto, dai responsabili (?) dell'emittente, è che l'ascoltatore possa soffermarsi a riflettere su qualcosa. Su qualsiasi cosa. Per evitare questo rischio è meglio parlare di alcool agli automobilisti, anzi chissà che Radiodue non decida di inaugurare in fascia pomeridiana dalle 12 alle 15, quella che ha perso un bel 47% di pubblico, un'ora di programmazione tutta dedicata ai superalcolici, mentre la fascia tardo serale potrebbe proporre una mezz'ora quotidiana sull'extasy, sicuramente apprezzata dai giovani in attesa di rave.
A proposito, già che ci siamo perché non sostituire direttamente il compianto Viva Radiodue con un più consono ai tempi Viva la Figa?

13 settembre 2009

Una stanza, al Radiodramma Hotel

Proprio come un vero blogger. Sono qui, armato di computer, pennetta 3G e connessioni Bluetooth a Mantova, in una stanza del Radiodramma Hotel allestito per il Festival della Letteratura. La mia è la stanza 104, "occupata" da Primo Levi e da due sue pièces: Intervista aziendale e Se questo è un uomo. Il Radiodramma Hotel è un vero albergo, come potete vedere. Le stanze del primo piano sono tutte arredate come per accogliere turisti, viaggiatori. Un po' i nostri apparecchi radiofonici, quello che utilizziamo per ascoltare la radio, allesticono per noi le stanze, più o meno poetiche, più o meno frivole, in cui amiamo raccoglierci, soli, o in compagnia.
Per gli audio vi rimando a qualche altro post. Certo che se il genere del radiodramma trovasse qui da un altro tipo di accoglienza, qualcosa di più stabile, di meno aleatorio di un festival occasionale, per quanto autorevole...

Un libro a settimana dalla Val d'Aosta

Dal 15 settembre e per ogni martedì Christian le Grand avrà una rubrica settimanale tutta sua dai microfoni della radio regionale valdostana, ripresa negli spazi di Radio1 contigui al programma regionale La Voix de la Vallé. Christian Diemoz - portavoce nella pubblica amministrazione locale - sarà il recensore dei libri prodotti nel contesto editoriale e culturale della Valle.A ogni titolo recensito sarà abbinato quello di un album della tradizione storica del rock, argomento principe di un fine connoisseur come Christian. Sarebbe utile conoscere le frequenze, Chris, oltre ai 1116 kHz di Aosta in onde medie.

«La revisione del palinsesto radiofonico di Rai VdA, che verrà attuata da lunedì 14 settembre, porta tra le sue diverse novità, delle quali la più significativa è indubbiamente il passaggio degli spazi regionali su Radio1, nella fascia oraria a seguire la “Voix de la Vallée”, anche un appuntamento con yours truly. Accadrà il martedì, quando, all'interno del programma “Caleidoscopio”, curato da Luciano Caveri ed in onda dalle 12.30, avrò il piacere di aprire una finestra sull'editoria locale, con la recensione di un libro. Però, a forza di sorbirvi i miei deliri nell'oceano virtuale, mi conoscerete un po', e quindi non vi stupirà che lo spazio in questione (della durata di circa tre minuti) si chiuda con il lancio di un disco, abbinato al volume appena esaminato. Prometto scelte classiche, ma che non stancano mai. Se vi solletica l'idea di sentire i Led Zeppelin su Radio1, per di più parlando di un libro valdostano, avanti c'è posto. Appuntamento ogni martedì, dal 15 settembre, in “Caleidoscopio”. Vi aspetto numerosi, ça va sans dire.»


Christian Diemoz

10 settembre 2009

Radioliberafestival premia i nuovi "format" per la radio



Il Tirreno, mi segnala Francesco Delucia, parlava ieri diffusamente del premio per nuovi format radiofonici bandito nell'ambito di Radioliberafestival Terzo Studio, la manifestazione che si tiene tra domani 11 settembre e sabato 12 a Santa Croce sull'Arno. Oltre al laboratorio del REA Radio Europee Associate, che si avvale di collaboratori come l'amico Paolo Lunghi per insegnare a fare Web radio, quest'anno il festival bandisce anche il concorso Numero Zero, rivolto appunto agli ideatori di contenuti innovativi per la radio.
Il quotidiano livornese spiega che i vincitori del premio ci sono già e sono la triestina Elena Vesnaver, con le sue produzioni "gialle" e i gruppi milanesi Mercanti di Storie e Piccola orchestra fonomeccanica, che insieme hanno dato vita all'Adunata dei refrattari. Un titolo volutamente ceronettiano per uno spettacolo che si autodefinisce "radiofonia dal vivo", una radio che occupa frequenze inesistenti:

... Uno spettacolo radio senza che nessuna radio lo trasmetta, una diretta senza diretta, una piccola voce libera contro la censura dilagante, strisciante e qualunquista. Un radioshow clandestino in onda su frequenze occupate ma inesistenti : uno spettacolo “anarcoolico”, comico, musicale, di satira e controinformazione, un happening diverso di sera in sera, l'unica RADIOPIRATA del bel paese pronta a caricare sulla propria nave ogni profugo si voglia imbarcare...
Lo spettacolo premiato verrà proposto a Milano, il 24 e 25 ottobre, presso il Teatro della Contraddizione, in via della Braida, 6

Il concorso
Riecco le radio libere: ma i pirati dell'etere oggi viaggiano sul web

Andrea Lanini


Gli organizzatori: «C'è lo stesso spirito vero degli anni Settanta, la voglia di innovare e sostituire il vecchio»

SANTA CROCE. Si chiama "Numero Zero", è un concorso nazionale che è parte integrante del programma di Radio Libera Festival, la rassegna che si tiene venerdì e sabato a Santa Croce sull'Arno. Il concorso ha come obiettivo l'ideazione di un format radiofonico originale e chi lo vince viene premiato nel gran finale di sabato, durante una cerimonia che verrà ospitata, dalle 23.30 in poi, presso l'area - da poco recuperata - dei Canottieri sull'Arno. Alberto Masoni di terzo Studio, l'associazione che organizza il festival, lo considera un fiore all'occhiello della rassegna: «È perché dentro questo concorso c'è lo spirito vero delle radio libere degli anni Settanta, che poi era la voglia di innovare e rinnovare, di sostituire il vecchio, il già sentito, con formule nuove».
I vincitori si conoscono già. Il primo premio se lo sono aggiudicato i Mercanti di Storie e la Piccola Orchestra Fonomeccanica, due gruppi milanesi che hanno unito le forze nella creazione de "L'adunata dei refrattari", un'ipotesi di programma che incarna atti di disobbedienza all'etere del tutto simili a quelli che animavano le radio pirata di quasi quarant'anni fa. «L'idea è questa: un manipolo di "radiofili" si inventa una sua trasmissione e la manda in onda occupando abusivamente le frequenze altrui; si tratta di brevi assalti dalla durata risicata, ogni volta scatta un conto alla rovescia: il racconto reiterato di ciò che il manipolo riesce a far ascoltare al pubblico prima di venire intercettato e isolato».
Il secondo premio è andato alla scrittrice-attrice Elena Vesnaver, autrice triestina in passato premiata anche dalla giuria del concorso pontederese "Orme gialle" e che a "Numero Zero" ha proposto "Palpiti di letteratura noir", un'immersione poco accademica nelle trame "nere" attraverso letture di brani e interviste agli autori.
E il bello è che entrambe le idee andranno davvero in onda. Grazie alla collaborazione con Rea (Radiotelevisioni europee associate), progetto di Paolo Lunghi (www.paololunghi.org), toscano, già tra i protagonisti della stagione calda delle radio libere, autore di un fortunato libro ("Via etere", edito da Ibiskos-Ulivieri) che ripercorre le gesta rampanti di quelle improvvisate emittenti quasi casalinghe. «Quindici radio associate alla Rea trasmetteranno a breve le due trasmissioni. Dopo i premi, non resta che aspettare il verdetto più importante: quello del pubblico», dice Masoni.
Ma oggi cosa resta dello spirito pirata di quelle emittenti clandestine? È sempre vivo, palpitante? «Come no, certo che è sempre vivo», spiega Masoni con un guizzo d'entusiasmo, «solo che dalle soffitte e dalle cantine si è trasferito sul web, grazie al digitale. È sulla Rete che avvengono gli esperimenti radiofonici più interessanti. Uno spazio democratico" nel vero senso della parola: aperto a tutti, raggiungibile da tutti, e soprattutto economico. Mica come negli anni Settanta, quando si dovevano piazzare antenne e passare cavi. Un tempo per fare i pirati dell'etere bisognava arrampicarsi sui tetti, oggi basta connettersi a Internet».
(09 settembre 2009)

Una radio FM (e una videocamera) per Re iPod


Alla fine, dopo tanti rumors relativi ai lanci delle precedenti novità della famiglia iPod, il popolarissimo e fichissimo player della Apple avrà la sua radio FM incorporata. E non sarà una radio "normale". Con gli annunci di mercoledì, che tra l'altro hanno segnato il grande ritorno di Steve Jobs dopo il suo trapianto di fegato, iPod nano oltre a incorporare una videocamera (!!, iPod che affronta a testa bassa un dispositivo come Flip Video di Pure Digital Technologies, acquisita da poco dal gigante dei router Cisco), mostra per la prima volta tra le voci di menu la ricezione dell'FM. La pagina del sito Apple sembra quasi uno sgarbo nei confronti di Microsoft Zune e della sua compatibilità con la radio numerica di HD Radio. Jobs sembra quasi dire allo storico concorrente che lui, della radio digitale se ne fotte altamente. Ancora non è del tutto chiaro come, ma la radio FM di iPod nano dispone di due funzioni molto avanzate. Una è l'iTunes Tagging, finora apparentemente riservato alle sole stazioni HD Radio. Con questa funzione il nano benedetto "ricorda" le canzoni ascoltate e contrassegnate da un click della rotella e alla fine presenta la lista dei brani da acquistare direttamente su iTunes Store. Come avviene la cosa, con le informazioni RDS? Lo capiremo nei prossimi giorni. L'altra funzione si chiama Live Pause e consente di interrompere la riproduzione di un brano o di un programma e di riprenderla dallo stesso punto dopo la pausa. Immagino che questa funzione sia implementata con un buffer di memoria, ma in questo caso non è ancora dato capire quali sono i limiti operativi, per quanto tempo si può tenere in sospeso una canzone. Il filmato che illustra la funzionalità mostra sul display di nano un piccolo cursore con una indicazione oraria e lascia intuire che Live Pause sia una specie di time machine capace di portare indietro nel tempo la ricezione, almeno per qualche minuto.
In occasione del penultimo annuncio iPod, si era diffusa la voce che Apple avrebbe utilizzato radio "single on chip" della Silicon Labs (mi correggo, i rumors di qualche mese fa parlavano di chip della Broadcom come il recente BCM4329 che in effetti incorpora Wi-Fi, Bluetooth e FM 76-108 con RDS/RBDS) in ricezione e trasmissione, per applicazioni quali l'ascolto della musica dall'autoradio). E' possibile che siano questi i componenti del nano? Forse sì, ma bisognerebbe aprirne uno. Il punto più interessante riguarda il Tagging su iTunes, che su HD Radio non è un mistero ma nel caso della normale modulazione FM non si capisce bene come sia stato implementato, a meno di non pensare a un canale Radiotext di RDS, o a qualche strana macumba che consenta a iPod nano di estrarre le informazioni dei canali dati del sistema ibrido di Ibiquity. Si sa solo che per il momento il Tagging funziona solo negli USA e con le stazioni compatibili, che finora appartenevano alla categoria di quelle che avevano attivato le sottoportanti numeriche di HD Radio. Ma se la funzione di tagging può fare a meno di HD Radio, si spalancano opportunità molto interessanti qui in Europa, dove tra l'altro RDS è enormemente più diffuso rispetto al corrispettivo americano RBDS. L'argomento è di quelli da approfondire. Il costo del nuovo scatolino supermusicale? 149 dollari per 8 giga di memoria.

Apple Introduces New iPod nano With Built-in Video Camera
World’s Most Popular Music Player Now Available in Nine Brilliant Colors

SAN FRANCISCO—September 9, 2009—Apple today introduced the new iPod nano, adding a video camera, mic and speaker to the world’s most popular music player. Music lovers can now shoot video wherever they are, view it on their iPod nano and use their computers to easily transfer their videos to YouTube. The new iPod nano features an ultra-thin and sleek design with a larger 2.2-inch color display and gorgeous polished aluminum and glass enclosure. iPod nano also features a built-in FM radio with live pause and iTunes Tagging, as well as a built-in pedometer. The new iPod nano is available today in an 8GB model for $149 and a 16GB model for $179, and comes in nine brilliant colors including silver, black, purple, blue, green, orange, yellow, (PRODUCT) RED and pink.

“iPod nano is the world’s most popular music player with over 100 million sold,” said Steve Jobs, Apple’s CEO. “And now we’ve added a video camera to its incredibly thin design, without any additional cost to the user.”

iPod nano features a larger 2.2-inch display for easier navigating, enjoying album art, or shooting and viewing video clips. iPod nano is ultra-portable so users can shoot video wherever they are, in either portrait or landscape. iPod nano customers can share videos instantly with friends using its display and speaker, or sync with a Mac or PC and share them on YouTube, MobileMe, Facebook or via email.
iPod nano can even shoot videos with fun real-time effects such as Thermal, Film Grain, Kaleido and X-Ray.
iPod nano now has a built-in FM radio with live pause and iTunes Tagging. Live pause lets iPod nano users pause and resume playing their favorite FM radio shows. iTunes Tagging is great when users hear a song they like, they can simply tag it, and then preview and purchase that song when they sync to iTunes.** iPod nano also features Genius Mixes, which automatically creates up to 12 endless mixes of songs from your iTunes library that go great together.
iPod nano is also now an even better workout companion with the new built-in pedometer. iPod nano can keep track of your steps taken and calories burned, helping you meet your short and long-term fitness goals.
iPod nano provides up to 24 hours of music playback or five hours of video playback on a single charge. The 8GB model holds up to 2,000 songs, 7,000 photos, eight hours of video and seven hours of captured video; and the 16GB model holds up to 4,000 songs, 14,000 photos, 16 hours of video and 14 hours of captured video.

Pricing & Availability
The new iPod nano is available immediately for a suggested price of $149 (US) for the 8GB model and $179 (US) for the 16GB model in silver, black, purple, blue, green, orange and pink through the Apple Store (www.apple.com), Apple’s retail stores and Apple Authorized Resellers. The 8GB and 16GB iPod nano in yellow and (PRODUCT) RED are available through the Apple Store (www.apple.com) and Apple’s retail stores. iPod nano requires a Mac with a USB 2.0 port, Mac OS X v10.4.11 or later and iTunes 9; or a Windows PC with a USB 2.0 port and Windows Vista or Windows XP Home or Professional (Service Pack 3) or later and iTunes 9.

09 settembre 2009

A Mantova trionfano radiodrammi e letture ad alta voce

È partito oggi il celebre Festival della Letteratura di Mantova, che nell'edizione 2009 inaugura una speciale "sessione radiodrammi" curata dall'amico Francesco Anzalone e da Lorenzo Pavolini, "Radiodramma Hotel". Il teatro alla radio può ben essere considerato un genere a sé stante, considerando la particolare valenza che finisce per assumere il nudo potere evocativo della parola, dell'eloquio delle voci recitanti, degli effetti sonori. Componenti essenziali come la regia, le scene, la coreografia, i costumi, vengono meno in un vuoto riempito solo dalla parola e dalla scansione dei suoi ritmi e delle pause di silenzio. Non so ancora se riuscirò a essere presente a Mantova, ma mi piacerebbe molto percorrere l'allestimento di Anzalone e Pavolini e auguro a voi di poterlo fare.
«L’arte invisibile del radiodramma dalle origini agli ultimi fuochi - recita il programma ufficiale della manifestazione, è - un percorso che presenta il meglio delle produzioni RadioRai nelle stanze di un antico albergo del centro di Mantova, abitate per l’occasione da illustri ospiti sonori. Presenze acustiche, voci e rumori per l’invenzione di un nuovo linguaggio che vede protagonisti gli scrittori. Dai radiodrammi di Savinio, Pratolini, Levi, Camilleri alle Interviste impossibili in cui Calvino dialoga con l’Uomo di Neanderthal, dai radioplays di Hughes, Beckett, Thomas alle produzioni degli scrittori italiani dell’ultima generazione (Mazzucco, Scarpa, Fois e molti altri). Dal mattino a notte fonda, camera per camera, la possibilità di avvicinare uno dei generi che più ha favorito la sperimentazione e l’incontro tra scrittori, registi e attori.» Il progetto si avvale della collaborazione di RadioRai, Audioteche e Radioscrigno e si articolerà nei giorni del Festival, dalle 10 alle 24 fino a domenica 13.
Il co-curatore tempo fa mi raccontava che la selezione consentirà l'ascolto di brani estratti da circa sedici radiodrammi. A questa antologia si affiancherà una performance realizzata per Mantova su modello del lavoro che Anzalone presentò a Cagliari in occasione del Prix Italia 2008, intitolata "Giochi di parole, giochi di radio". «La cosa più divertente dell'operazione, sottolineava Francesco, è che ci hanno affidato un albergo abbandonato in cui si svolgerà tutto e il clima è proprio quello di Shining.»



Per quanto riguarda invece Giochi di Radio, in programma domani e fino a domenica prossima alle ore 21 nella stessa location dell'"Arte invisibile", la Squassabia Maison (ex Albergo San Lorenzo), ecco il testo della presentazione: «Se dovessimo raccontare la radio attraverso i suoi generi, il radiodramma e le sue suggestioni, avrebbe certamente una posizione di privilegio. Il gioco sulle parole e attraverso le parole ha permesso una crescita di una recezione evocativa che ha certificato, negli anni, il fatto che la radio e i suoi generi fossero una forma artistica e di comunicazione autonoma e autosufficiente, nonostante lo strapotere della televisione. Frammenti da ascoltare, attingendo al repertorio dell’Audioteca RAI, pagine di letteratura da approfondire, e poi commenti sagaci e ironici: il pubblico, insieme a Francesco Anzalone, sarà parte attiva di un meccanismo quasi teatrale e suggestivo, utile ad attraversare in maniera disordinata gli stili, le voci, i mondi da cui il radiodramma ha attinto a piene mani.»
Mi permetto infine di segnalare, tra i tanti laboratori, quello dell'attore/autore Pino Costalunga, fondatore di Glossa Teatro. Rivolto a un pubblico giovane (Costalunga è specializzato in spettacoli ludico-formativi per bambini e ragazzi) ma con l'unico limite "dagli 8 anni in su", il laboratorio è intitolato Ad Alta Voce ed è un minicorso di lettura "non silenziosa". Al Teatro di San Lorenzo sono previste due repliche giovedì 10 e una venerdì 11. Ecco la scheda di questa fantastica, piccola iniziativa:

AD ALTA VOCE
Laboratorio di giochi e trucchi per leggere bene e... farsi sentire dagli 8 anni in su
Provate a pensarci un attimo: che cosa usate per leggere? Gli occhi senz’altro, ogni tanto la testa... E la voce? No, ormai la voce nessuno la usa più, si fa tutto a mente, magari andando di corsa e saltando qualche frase. Eppure, lette a voce alta, le storie assumono tutto un altro fascino: le parole prendono corpo, si possono sentire le emozioni vibrare, insomma... tutto suona meglio! Pino Costalunga, attore e autore di teatro, ci insegna alcuni divertenti esercizi per educare bocca, corde vocali e polmoni alla lettura, per non vergognarsi di... alzare la voce!

Una legge USA raddoppierà le FM "low power"?

Ieri dagli aggregatori è spuntata questa storia che trovo davvero molto bella. E Fabrizio "hamlet", di Technosoc, che me l'ha segnalata stamane, sembra concordare con me. Il New York Times racconta che da una sperduta località del Montana, Scott Johnston, musicista convertitosi a DJ, gestisce una stazioncina no profit in FM, KXZI. La stazione gode degli spazi di libertà concessi dalla FCC alle low-power FM, quelle con meno di 100 watt di potenza. Sufficienti almeno per corprire un raggio di una ventina di miglia, forse qualcosa in più. KXZI ha anche uno stream su Web e devo dire che la selezione musicale è davvero eccellente. Secondo l'autore del reportage, Kirk Johnson, il Congresso potrebbe far passare una legge che raddoppierà il numero di queste stazioni a bassa potenza, attualmente circa 800. Non perdete l'originale dell'articolo sul sito del NYT perché c'è un fantastico slide-show multimediale
Per seguire l'iter parlamentare del Local Community Radio Act 2009 andate su OpenCongress mentre GovTrack riporta il testo della proposta di legge. Un approfondimento sulla questione è stato pubblicato recentemente da Reclaim the Media.

September 8, 2009
From a Porch in Montana, Low-Power Radio’s Voice Rises
By KIRK JOHNSON

CRESTON, Mont. — The floor of the broadcast booth at KXZI radio, which is, truth be told, really just Scott Johnston’s front porch, slopes gently down toward the yard, as 90-year-old farmhouse porches tend to do.
Mr. Johnston’s antenna, out by the big cottonwood trees that line the road, is not as fortified as it might be either. Unsupported by wires, it sways in the wind, so that when a storm front strikes northwest Montana, the station’s signal fluctuates. And even in the best of times, 100 watts go only so far — the music cannot be heard even in nearby homes because the signal does not penetrate walls very well.
Mainstream media it is not.
“I think some of my neighbors don’t even know I exist,” said Mr. Johnston, a bearded 58-year-old who looks more like the folk musician he once was than anybody’s idea of a media mogul.
But low-power noncommercial radio stations like Mr. Johnston’s, which emerged about 10 years ago in a brief window of eased federal regulation intended to foster competition with the big corporate radio chains, might be soon about to roar, some communications experts say — or at least squeak loudly enough to be heard.
A bill now before Congress, and considered by some low-power radio advocates to have a good chance of passage this year, would potentially double the number of licensed, low-power stations from about 800 now to perhaps 1,600 or more.
At the same time, technology is shifting the boundaries and definitions of what it means to be local, and even what it means to be radio. Internet streaming and digital wireless reception are combining in ways that could allow almost any station, even one broadcast from a front porch, to be heard anywhere in the world from the next generation of hand-held devices and smartphones.
A kind of “aha” moment on that front arrived for Mr. Johnston earlier this year when a surgeon in Jacksonville, Fla., who listens to KXZI in his operating room via the Internet, signed up to become a financial sponsor. Mr. Johnston has been streaming live since 2004, shortly after his station went on the air.
“My nurses know to have it going when I come in,” said Dr. Steve Felger, who said he likes the station’s quirky musical mix — bluegrass, jazz, folk and blues — and the feel of rural Montana that he has come to love through his vacations there.
And the low-power noncommercial stations that have emerged in the last decade are nothing if not local. One station in St. Paul broadcasts to the Hmong community. A station in Woodburn, Ore., focuses on the interests of farm workers.
Many stations have a religious bent. Mr. Johnston’s station is in fact licensed to his church — federal licensing required a nonprofit organization to sign on — but the congregation’s leaders do not insist on any religious programming and have given him carte blanche to play the music he loves, he said.
“These little low-power stations are really, really local in an age when not much else is,” said Michele Hilmes, a professor of media and cultural studies at the University of Wisconsin at Madison who has written widely about radio history.
Mr. Johnston calls his own, personally devised format “The Montana Radio Cafe — Front Porch Radio Served Fresh Daily.”
Twenty-four hours a day, sometimes on programmed auto-pilot, sometimes with Mr. Johnston behind a microphone, he has woven his own musical tastes, backed by a 21,000-song catalog, into a mixture of the utterly obscure and the only mildly so. He plays compositions by a street musician from Seattle, a Latina jazz singer fluent in four languages and a band from Montana that plays a cockeyed mix of bluegrass and rap.
Sponsors that pay the bills and the salaries for the station’s three employees — Mr. Johnston, his wife, Marie, and a bookkeeper — are mostly local too: a ski resort, a chiropractor, a horseshoeing business operated by Mr. Johnston’s son.
“I wanted to create a music-driven station where music gets heard that would never be played on a commercial radio station,” he said.
His own picaresque story in ending up here sounds like a lyric from an alt-country song on his playlist. A son of military traditions, he grew up in Colorado, enlisted in the Army, served in Vietnam from 1969 to 1970, then tried his hand at the early 1970s folk music scene on the East Coast.
Eventually wandering back West, on his way to Oregon, he paused in Montana and fell in love, first with the landscape and then with Mrs. Johnston, with whom he has six children and who is invariably referred to on the air as “Marie the Beautiful.” Through a person he met in church, he got a job in a commercial radio station as a D.J., where he learned the mechanics of radio but also its frustrations — the strict limits on what music could be played
His dreams for KXZI, and for low-power radio in general, are a mix of the modest and the grand. Small stations like his, he said, if royalty payments for Web-streaming remain affordable, could have equal footing to compete with the biggest stations in the world, and perhaps force them to become better.
But a tiny station signal, even with a bootstrap boost from the Internet, is still a candle in the wind. He said he still vividly remembers the night in March 2004 when the station went live for the first time and how he and a friend got in a car and drove, just to see how far they could go and still hear the music. They were perhaps among the only people in the world at that moment who knew of the station and were tuned in, and they sat in a parking lot at 11 p.m. in the town of Whitefish reveling in the magic of that, he said.
The signal had traveled almost 20 miles.

Banda 2 (FM) digitale, meeting a Copenhagen

Dal 16 al 17 settembre prossimo si riunisce a Copenhagen il comitato FM PT45 dell'ECC, l'Electronic Communications Committee del CEPT sotto il coordinamento dell'ECO, lo European Communications Office. Il PT45 è il gruppo che si occupa delle Digital Broadcasting Issues. Uno dei punti all'ordine del giorno a Copenhagen è la stesura del final draft di un documento chiamato “Future Possibilities for the Digitalisation of Band II” (Band II Digital Broadcasting Report Working Document). Stiamo parlando insomma della digitalizzazione della Banda II, lo spettro della modulazione di frequenza. È sorprendente il numero di documenti che il gruppo di lavoro mette a disposizione del casuale navigatore. Come giornalista interessato a queste tematiche mi sono anche iscritto alla mailing list dei partecipanti alle riunioni. Iscrizione prontamente accettata. In questi giorni sul sito Web dell'ECO è stato rilasciata la bozza del Band II Digital Broadcasting Report rivista con i commenti ufficiali dei rappresentanti del Regno Unito. Un documento di una trentina di pagine denso di considerazioni sul futuro impiego delle frequenze da 88 a 108 e di dettagli sui quattro sistemi alternativi all'FM analogica: DRM+ HD Radio, FMeXtra e T-DAB (fuori banda).
Ho qualche remora nel mettere a disposizione il testo, anche se non esiste alcuna barriera al suo download dall'indirizzo www.ero.dk (ERO era la vecchia denominazione dello European Radio Office). Vi prego di contattarmi se siete interessati e sarò lieto di mandarvene una copia.
Dal paragrafo Future usage of Band II spectrum, ecco il capoverso dedicato al digital switchover. In realtà quella della digitalizzazione completa dall'FM è solo una delle ipotesi in discussione. Si parla anche, per esempio, di modificare i parametri imposti alle trasmissioni analogiche (parametri già ampiamente ignorati in molte nazioni, come precisa il documento) per far posto a una digitalizzazione parziale. Il documento ECC è in ogni caso una lettura interessante, ricca di spunti molto sensati. Sarebbe molto importante se al gruppo partecipassero anche delegati italiani, dell'ente pubblico o dei privati, perché è da meeting come questi che emergono gli assetti normativi e regolatori applicati, prima o poi, in tutta Europa. Chissà...
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4.4 Digital switch-over

Within the national laws on sound broadcasting services that control the standardization of the signal and the application to frequencies and services, one approach for the introduction of digital services into Band II could be the replacement of analogue transmissions with digital transmissions. In many parts of Europe this would mean an instantaneous switch to digital.
For most commercial broadcasters such an instantaneous switch to digital is not feasible, because the listener base will be lost for a long time period, until the digital platform gains widespread receiver penetration. A significant period of simulcasting is almost inevitable to maintain a commercial presence during the transition with its inherent extra costs. If the simulcast signal is in another band for example via T-DAB in Band III, then it becomes easier to switch off or convert the Band II transmitter once the audience has migrated or is able to receive in both bands.
Perhaps, in some situations, it might be possible to create some free spectrum by condensing the existing analogue FM. Condensing in that respect refers to re-organising the spectrum usage in geographical and spectral separation terms. However, this is likely to result in significantly increased levels of FM to FM interference.
In a situation where broadcasters might consider that the introduction of a digital terrestrial broadcasting system in Band II is unnecessary, they could be confronted by others wishing to introduce digital systems either nationally or internationally. In such a scenario it would be necessary to develop planning parameters to allow for co-existence of digital broadcasting systems and FM analogue transmissions in Band II. A set of compatibility criteria would be required for each candidate system to allow the network planning to be undertaken together with cross border coordination.
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IMB, il broadcast affianca l'unicast su reti 3G

La Gsm Association, l’organizzazione internazionale che riunisce tutte le parti, operatori e costruttori, interessate allo sviluppo tecnologico ed economico della telefonia cellulare GSM (e quindi UMTS/LTE), ha appena dato la sua approvazione a uno standard 3GPP - che è invece l’organismo che si occupa della normazione in materia di tecnologie radiomobili dalla terza generazione in su - che potrebbe davvero dar luogo a una grande rivoluzione dal punto di vista dei servizi non-telefonici di cui è già possibile usufruire con telefonini e altri terminali portatili. E che in questo senso rappresenta un colpo molto duro alle prospettive della radio digitale, già minacciate da un impiego sempre più diffuso del telefonino come terminale di accesso a servizi multimediale. Il fous ovviamente rimane la distribuzione di servizi video, ma le ricadute su contenuti meno impegnativi dal punto di vista della banda potrebbero esserci.
Lo standard si chiama Integrated Mobile Broadcast e consente di implementare servizi dati di tipo broadcast utilizzando le frequenze direttamente assegnate agli operatori di telefonia ma senza pesare sullo spettro normalmente occupato dai servizi di telefonia, videotelefonia e navigazione su Internet.
C’eè da chiedersi dove sta la novità rispetto ai telefonini che integrano già oggi un ricevitore per il DVB-H, il digitale televisivo per “palmari”. In realtà è una differenza profonda perché il DVB-H è un sistema del tutto separato, dal punto di vista delle tecnologie e delle frequenze impegnate, dall’Umts, mentre l’IMB è fortemente legato alla matrice tecnologica della telefonia mobile di terza generazione, in particolare al modo in cui le modulazioni radio di Umts impegnano lo spettro delle radiofrequenze (una modalità chiamata FDD-WCDMA, Frequency Division Duplexing-Wideband Code Division Multiple Access). Detta in modo più semplice, il DVB-H è un servizio parallelo, che richiede l’installazione a bordo del telefonino di un circuito di ricezione apposito, mentre con l’Imb basterebbe modificare il cervello che governa le capacità di ricezione e trasmissione di un terminale 3G. Sotto molti punti di vista, incluso per esempio il fattore chiave della durata delle batterie, sarebbe una vera svolta.
L’altra grande svolta è di natura architetturale. Già oggi è possibile accedere col proprio telefonino a uno stream audio o video via Internet. Ma la cosa avviene in modalità “unicast”, stabilendo una relazione uno a uno tra antenna trasmittente e antenna ricevente. Lo standard Imb consente la distribuzione di servizi broadcast o multicast: una singola cella “parla” con tutti i terminali. Per le risorse di rete di cui dispone un operatore è grande peso che scompare e un grande margine di manovra in più. Finora, in effetti, l’esigenza di affiancare sistemi diversi come UMTS e DVB-H nasceva proprio dal timore che il successo di eventuali servizi alternativi integrati nel tessuto infrastrutturale della rete avrebbe portato a un collasso della stessa.
La strada verso i futuri servizi Imb non passa solo per l’adeguamento di infrastrutture e terminali. Ci sono anche degli aspetti normativi legati alle licenze per l’uso delle frequenze nelle varie nazioni. L’IMB, che tra l’altro sembra aver ereditato molti pezzi del Multimedia Broadcast Multicast Service (MBMS) già standardizzato a suo tempo, è stato pensato per usufruire di spazi di frequenza da impegnare in modalità TDD, Time Division Duplexing. In diverse nazioni gli operatori dispongono di questi segmenti di spettro ma non li hanno ancora sfruttati. Ma in questo senso ci sono già molti spazi di manovra, anche grazie alla nuova disponibilità di spettro resa possibile dal passaggio dalla televisione analogica a quella digitale. In ogni caso sarà uno standard da tenere d’occhio e tanto vale partire dal white paper che la Gsma ha messo a punto con la collaborazione di operatori come Orange, SingTel, Softbank, Telstra, T-Mobile e Vodafone. Il documento di una ventina di pagine si può prelevare da questo indirizzo http://www.gsmworld.com/documents/GSMA_IMB_WP_final.doc e da esso ho ricavato il paragrafo che definisce l’IMB:
«Integrated Mobile Broadcast (IMB) is a technology, defined as a part of the 3GPP Rel. 8 standard, which enables spectrally-efficient delivery of Broadcast services using TDD radio techniques. This is achieved using technical specifications that are greatly aligned with existing FDD WCDMA unicast technology, which in turn allows for smooth handover between IMB delivery and unicast.
One of the key advantages of IMB is that it can be deployed within unpaired TDD spectrum bands held by operators in some parts of the world. To date TDD spectrum has been largely unused by these operators. IMB can offer capacity relief to the FDD channels by allowing TDD spectrum to be used for the deployment of Broadcast applications. Support for existing Rel. 7 MBSFN and other TDD services has been incorporated within IMB, through the reuse of the definitions of TDM pilots used in FDD MBMS frame and slot structure. This results in the increased spectral efficiency of MBMS services and a reduction in the functional complexity in the user terminal, which in turn will result in lower power consumption and hence extended terminal battery life.
TDD bands support multiple 5MHz carriers, each of which may be dedicated solely to the delivery of Broadcast services. Carriers may be aggregated to increase the number of available services. Within a carrier, services are mapped to channels as used in MBMS that are separated using standard FDD WCDMA spreading codes in addition to time-domain separation of the channels within the frame structure. It is expected that IMB will provide around 20 broadcast channels in 5 MHz of unpaired spectrum at 256 Kbps for each channel.
Implementing IMB on devices should be cheaper than for other broadcast technologies since it utilises WCDMA technology that already exists on devices today.
It should be noted that the use of MBMS in conjunction with TD-SCDMA could provide an alternative approach for implementing Broadcast services in markets where TD-SCDMA is deployed.»






08 settembre 2009

Il laboratorio radiofonico della nuova musica


Avrebbe dovuto essere una sorta di officina elettronica - l'elettronica di allora, fatta ancora di valvole termoioniche ché i transistor erano ancora giovani - in grado di produrre effetti e colonne sonori, rumori, sigle e accompagnamenti vari per i programmi radiofonici e televisivi. Senonché, fin dalla sua fondazione, lo Studio di fonologia della Rai di corso Sempione a Milano, diventò un crocevia di cervelli musicali forse insuperati, compositori come Bruno Maderna, Luciano Berio, Luigi Nono, innovatori che hanno contribuito in maniera davvero fondante allo sviluppo di una nuova cultura musical-tecnologica europea. E lo hanno fatto, guarda caso, nelle stanze di una emittente radiofonica pubblica, con strumenti nati più per effettuare misure che per generare segnali. Stamattina, ascoltando Radio Popolare, sono venuto a sapere che sullo Studio di fonologia, nel quadro delle manifestazioni di MITO SettembreMusica, sarebbe stato presentato un libro. La voce di Umberto Eco, intervistato a Radio Popolare da Claudio Ricordi, mi ha di colpo trasportato in flash-back dentro a una serata bolognese di tanti anni fa, al Dams, quando grazie a un incontro organizzato da un caro amico ero venuto a conoscenza per la prima volta, proprio da Eco, delle incredibili e pionieristiche attività delle Studio. Non potevo mancare al breve incontro di stamane per sentir parlare di nuovo di quella istituzione.
Una istituzione, ha ricordato al Castello Sforzesco Maddalena Novati, presentandone il diario/catalogo musicale pubblicato da Ricordi, dalle origini cronologicamente incerte. Formalmente lo Studio è stato costituito nel 1955 ma i primi lavori dei compositori che hanno in qualche modo usufruito dei suoi impianti sono datati già da alcuni anni prima, almeno dal 1954. Obbedendo a una logica anti illuministica tutta italiana meno di trent'anni dopo, nel 1983, lo Studio se ne va in pensione insieme al suo leggendario tecnico, Marino Zuccheri. I soliti paradossi della nostra gerontocrazia: che tiene professionalmente in piedi cariatidi senz'altro autorevoli ma quasi sempre più adatte ai paterni consigli bonariamente lanciati da un dorato buen ritiro che alle stanze di regia. E chiude distrattamente la saracinesca su personaggi e organizzazioni che solo politici e burocrati ignoranti possono considerare simboli del passato. Il paese del potere col lifting sembra sempre avere una fretta dannata nel bollare la creatività che sa trarre nuova linfa dalla tradizione come vecchiume per cui non val la pena spendere una lira. Chissà perché il budget per le sue cariche perenni, inamovibili, si trova sempre. A questo proposito è quasi ironico il fatto che tra le fotografie d'archivio proiettate durante la conferenza stampa di stamane, campeggiasse un ritratto di John Cage come ospite di Mike Buongiorno a Lascia o raddoppia (la notizia della scomparsa di Mike non era ancora stata diffusa). Il compositore americano aveva trascorso un periodo allo Studio di fonologia tra il 1958 e il '59, lasciando tra l'altro l'importante eredità di un dettagliato disegno su carta millimetrata degli apparati in funzione, con tutte le loro manopole e scale parlanti. Una fonte importante, dicono oggi gli autori del libro, per tracciare con maggior precisione la storia tecnologica del laboratorio.
Tant'è. Dopo che lo Studio chiude i battenti, proprio negli anni in cui le Università di tutto il mondo, italiane comprese, scoprono i linguaggi dell'informatica musicale, dovrà passare un quarto di secolo, spiegano ancora gli intervenuti al convegno di presentazione del volume curato dalla Novati, perché il finanziere Francesco Micheli, promotore della manifestazione musicale MITO SettembreMusica, riesca a perfezionare l'allestimento di uno spazio che dal settembre del 2008 accoglie molte delle strumentazioni di allora all'interno del Museo degli strumenti musicali del Castello Sforzesco. La "liuteria del XX secolo" la chiama il volantino che illustra ai visitatori i "pezzi" esposti nelle bacheche. È, afferma Maddalena Novati, un primo sogno che si avvera. Il secondo è questo catalogo delle composizioni musicali che sono state create con gli strumenti messi a punto da Alfredo Lietti e sapientemente pilotati da Marino Zuccheri. «Un terzo sogno sarebbe quello di riascoltare la voce di queste macchine, ma ci stiamo attrezzando,» auspica la Novati. Il libro da lei curato contiene diversi saggi di taglio musicologico e tecnologico e il lavoro di catalogazione, ha spiegato, si avvale guarda caso della collaborazione del Laboratorio di Informatica Musicale della Statale di Milano (il suo fondatore, Goffredo Haus, è stato mio docente) che dello Studio di fonologia ha per molti versi raccolto il testimone.
Questo link preso dal sito delle Teche Rai consente di accedere ad alcuni estratti Real Audio dalle composizioni create nello Studio, una cui storia con allegato CD Rom ("C'erano una volta nove oscillatori. Lo Studio di fonologia della Rai di Milano nello sviluppo della Nuova Musica in Italia") è stata pubblicata nel 2002 da RAI-ERI. L'audio della presentazione di oggi, invece, lo potete scaricare o ascoltare qui di seguito, con tutti gli interventi di Maddalena Novati e dei saggisti da lei coordinati, di Enzo Restagno e del compositore Salvatore Sciarrino.