23 novembre 2008

Radio digitale, irrealistico il calendario francese?

Les Echos, qui ripreso dal sito Silicon.fr, anticipa il calendario fissato dal Parlamento francese per il passaggio alla radio digitale a standard T-DMB (385 richieste di licenza pervenute per una copertura finora del 30% del territorio). Sembra che gli apparecchi radio messi in vendita nel 2009 dovranno integrare la ricezione digitale. Se davvero sarà così, si rischia un effetto a mio parere molto negativo sul pubblico. La radio via etere diventerà un medium di nicchia. Il Simavelec, associazione di categoria dei costruttori (che entro il 2010 dovranno adeguarsi al T-DMB, non si sa bene con quali volumi di componentistica) si dice alquanto scettico. Anche perché non è che i francesi abbiano risolto del tutto i problemi di spazio in banda III, come del resto succede da queste parti. Laggiù c'è Canal+ analogico, che dovrebbe sì levare le tende nel 2010, ma senza che per il momento alcuna decisione sia stata presa al proposito.

Radio numérique : le calendrier se précise

21-11-2008

Les fabricants de postes radio ont jusqu’à 2010 pour intégrer les tuners numériques dans leurs récepteurs

Le passage vers la radio numérique se précise peu à peu. Selon Les Echos, le Parlement commence à établir un calendrier de déploiement.
Rappelons que le basculement de l’analogique vers le numérique, prévu pour l’année 2009 doit libérer un grand nombre de fréquences. La radio est concernée au premier chef. Une technologie a déjà été choisie : le T-DMB.
La commission chargée de l’étude du dossier a déposé un amendement visant à proposer des étapes successives. Le premier chantier concerne les terminaux. Les futurs postes de radio commercialisés tout au long de l’année 2009 devront tous comprendre un tuner numérique. Les constructeurs disposent de quelques mois –jusqu’à 2010- pour l’intégrer. Plus tard, en 2012, puis en 2013, les baladeurs, les téléphones mobiles et les GPS, devront également basculer vers le numérique.
Les radios se disent satisfaites d’un calendrier qu’elles jugent "précis". Toutefois, elles ajoutent que si 100% des Français doivent être équipés un jour "il faut que tous les équipements vendus soient compatibles".
Du coté du CSA (Conseil supérieur de l’audiovisuel), par la voix de Rachid Arhab, chargé du suivi du dossier radio numérique, on se félicite également de l’avancement du dossier. L’organisme espère néanmoins disposer de suffisamment de "visibilité sur les ressources en fréquences".
Les fabricants en revanche se montrent plus sceptiques. "On impose aux fabricants de passer à la radio numérique alors que l’on n’a pas encore les résultats de l’appel d’offres sur les radios candidates au numérique ni le calendrier de la couverture", regrette Pascal Chevallier, délégué général adjoint au Simavelec, le syndicat des constructeurs.
En effet, les 358 dossiers reçus par le CSA au début du mois d’octobre dernier sont encore en traitement. Pour le moment, le premier appel d’offres émis ne concerne que 30% du territoire. D’où les inquiétudes de fabricants qui craignent devoir livrer des terminaux sans l’assurance de les voir achetés.
Le deuxième appel d’offre, censé intervenir au courant de l’année 2009 devrait permettre de couvrir l’ensemble du territoire.
Une seule ombre demeure cependant au tableau. Le calendrier d’extinction de l’analogique tarde à être établi. La chaîne Canal+ est censée libérer la bande fréquence III en 2010. Aucune mesure ne semble avoir été prise en ce sens pour le moment.
Rappelons que le lancement de la radio numérique est prévu pour 2009.

22 novembre 2008

BBC, i capi stanno pagando per gli errori dei sottoposti

Jonathan Ross potrà ricomiciare a trasmettere alla radio della BBC dopo le 12 settimane di sospensione dovute al procedimento disciplinare per lo scherzo telefonico di pessimo gusto nei confronti di un famoso attore che aveva rinunciato di partecipare al programma di Ross e Russell Brand (il quale ha invece preferito dimettersi). Dopo che lo scherzo era andato in onda, a ottobre, sui due conduttori radiofonici si era riversata un'ondata di indignazione. E il comitato di controllo della Beeb ha dovuto aprire un'inchiesta interna. Che ieri ha raggiunto una conclusione: Ross e Brand hanno sbagliato, ma la vera responsabilità è dei capi-struttura, di chi sapeva di quella telefonata volgare ma non l'aveva bloccata. Lesley Douglas, la "capa" di BBC Radio 2, ha già lasciato il suo posto (e uno stipendio un quarto di milione di sterline all'anno, contro i 6 milioni annui pagati a Jonathan Ross), ma forse ci saranno altre conseguenze. Anche perché in parallelo sta procedendo l'inchiesta del regolatore OFCOM, che in teoria può comminare alla Beeb una multa molto salata per violazione del codice di condotta.
Una storia interessante, da leggere e approfondire in un paese, il nostro, dove i sottoposti pagano e i capi vengono incensati in TV e quasi sempre salvati in tribunale. Ho selezionato gli articoli dell'Evening Standard, del Times, e del Guardian.

Radio Free Europe costa come quattro elicotteri Apache

Più potente della spada. Così Kathleen Parker, sul Washington Post, definisce l'azione di Radio Free Europe/Radio Liberty pubblicando il resoconto di una conversazione con il presidente della famosa voce della equilibrata propaganda americana, Jeffrey Gedmin. La Parker si stupisce di trovare RFE "ancora tra noi", a vent'anni dalla conclusione (?) della Guerra Fredda, ma torna subito sui suoi passi per sottolineare che RFE raggiunge ancora una audience di 30 milioni di persone in 28 lingue e 20 nazioni inclusi Afghanista, Iran, Iraq, Russia e repubbliche dell'Asia centrale. Il tutto "a un costo relativamente contenuto di 83 milioni". Più o meno il prezzo di acquisto di quattro elicotteri Apache, scrive la giornalista, ma sicuramente in grado di assicurare un discreto "bang for the buck", un buon rendimento sui dollari spesi. Gedmin ora chiede il 50% in più di quel budget. Due elicotteri in più. Un po' di soldi per arrivare meglio dove, evidentemente, il giornalismo libero, o comunque non imbavagliato, continua a dare fastidio. In queste settimane, per esempio, si sono levate da ogni dove le proteste contro il governo dell'Azerbaidjan che intende proibire a RFE, VOA, BBC e altre emittenti l'accesso all'etere azero (niente ripetitori in FM per le emittenti internazionali). Ed è solo uno dei tanti esempi.
La conosco già l'obiezione. "Sei ingenuo a considerare "equilibrata" quella propaganda, caro il mio blogger." Forse sì, ma più leggo - con crescente interesse - il sito di RFE/RL e il suo coverage dalle aree in questo momento più roventi del pianeta, più mi dico che questo giornalismo, malgrado le inevitabili implicazioni, malgrado i probabili intrecci con interessi militari e spionistici, è sempre meglio degli Apache. Intesi come elicotteri da combattimento.

Mightier Than the Sword

By Kathleen Parker
Friday, November 21, 2008; 12:00 AM

The word is powerful.
In fact, one might even say the word is power.
No one is more acutely aware of this than Jeffrey Gedmin, president of Radio Free Europe/Radio Liberty (RFE/RL).
Yes, it's still around.
The Cold War that prompted the creation of Radio Free Europe may have ended. And The Wall did come tumbling down. But the voice of liberty still travels over the airwaves the old-fashioned way -- as well as by television, Internet and even text messaging -- to reach pockets where freedom is uncommon currency.
Today, the nonprofit, U.S.-funded RFE reaches 30 million people, in 28 languages, in 20 countries, including Afghanistan, Iran, Iraq, Russia and the Central Asian republics. All for the relatively low price of $83 million.
That is approximately the cost of four Apache helicopters and, inarguably, provides a significant bang for the buck. "Give me the equivalent of six Apaches and we'd probably change the world," said Gedmin over coffee while in Washington this week.
There's something charming, even quaint, about the notion of Radio Free Europe, which was created in 1949 to broadcast news and current events programs to countries behind the Iron Curtain. (In 1975, RFE merged with Radio Liberty, which had been broadcasting to listeners inside the Soviet Union since 1951.)
There's nothing charming, however, about the need that still drives the enterprise -- millions of people without access to information that isn't state-controlled.
Gedmin, who took over RFE in 2007 after a stint with the Aspen Institute in Berlin, has hundreds of stories about RFE's works of "public diplomacy." To those who tune in, that disembodied voice from afar can be a literal lifeline -- or a path to justice. Call it "Sleepless in Sherberghan."
Here are two quick takes from Afghanistan, where RFE/RL boasts a 60.6 percent market share:

• A couple of months ago when a young girl was raped -- a common and underreported event -- President Hamid Karzai heard about it on Radio Free Afghanistan and instructed his staff to get details. As a result, the girl and her family were provided assistance, and the government demonstrated a strong position against the all-too-common trend of older men raping girls with impunity.

• In Kabul, the parents of a critically ill girl called the radio station when all else failed. Voila, doctors materialized.

Contrary to misperceptions that began decades ago, RFE/RL is not a propaganda arm of the CIA, though the CIA did for a time funnel funding from Congress. That arrangement ended in 1971.
Nor does Gedmin's crew try to spread anti-Muslim messages, as some critics have suggested. That is, unless one considers it anti-Muslim to insist that women not be stoned or that gay teens not be hanged. Gedmin describes his own philosophy as "paternal libertarianism."
Otherwise, RFE/RL is a news organization like any other that reports on events and issues, including women's rights.
This is not pleasing to everyone. In Afghanistan, Taliban insurgents routinely attack radio towers and insist on equal time for their doubtless heart-warming message. In Iran, the government jams the signal, except between midnight and 6 a.m. (a money-saving strategy), and tries to intimidate the 40 Iranian correspondents, who live and work in Prague. The Iranian journalists often receive letters ordering court appearances and fines, followed by threats to confiscate family members' homes in Iran.
Last year, correspondent Parnaz Azima, a beloved Iranian scholar best known for translating Ernest Hemingway, was detained for several months when she returned to Iran for a visit.
The Iranian government finally released Azima, who holds dual U.S.-Iranian citizenship, but erected bureaucratic obstacles to prevent her from visiting her elderly mother. If she returns, in all likelihood, she would be arrested for such crimes as reporting on "sensitive" stories.
Azima, says Gedmin, is Iran's "worst nightmare": a woman with standing who refuses to play by the rules.
Keeping voices such as Azima's free and available to others is a continuing challenge as Congress weighs spending priorities. Relatively speaking, $83 million is peanuts, as is the sum total of $800 million (less than the cost of one stealth bomber) that America spends on all international broadcasting efforts.
Gedmin, who is one of the signatories to a 1998 letter urging President Bill Clinton to overthrow Saddam Hussein, is hardly a touchy-feely guy. But he appreciates that the war of ideas is best fought with the "weapon of the word."
Give that man six Apaches.

21 novembre 2008

Papazulu, una number station sul computer

L'altro giorno tra i messaggi di UDXF, la lista di distribuzione del gruppo di appassionati di monitoraggio di stazioni militari e civili "non broadcast" che ha preso il posto di WUN Club, Flavio Cardone (nome italiano, ma indirizzo di mail polacco) ha menzionato un programma software Unix molto interessante. Si chiama Papazulu e serve per creare "one time pad" e codificare/decodificare messaggi cifrati nel tipico formato di gruppi di cinque lettere utilizzato dalle famose number stations spionistiche sulle onde corte. Grazie a un file di brevi spezzoni audio preimpostati, Papazulu riesce persino a confezionare un file audio perfettamente somigliante alle sfilze di lettere che possiamo ascoltare dalle "stazioni dei numeri".
Un one time pad è un cifrario generato in modo casuale (lo si può fare sul computer con algoritmi pseudocasuali, non è pero una casualità irresistibile) che serve per codificare un messaggio in chiaro per sostituzione alfabetica in funzione di una specifica chiave. Le teorie di Claude Shannon dimostrano che un one time pad effettivamente casuale è la base di una crittografia perfetta, inviolabile a tutti gli effetti.
Per scaricare il software andate su questo indirizzo di SourceForge. Ovviamente bisogna avere accesso a una macchina Linux/Unix. Flavio racconta nei suoi messaggi di esseri occupato anche di critpanalisi e di essere socio della International Association for Cryptologic Research, si deve quindi supporre che sappia il fatto suo. Sul mio Mac non ho avuto difficoltà a eseguire Papazulu. Ecco per esempio il pad di mille caratteri associato alla videata del programma catturata dal Terminal di Mac OS:


La Web radio (su Mac e con recorder) si chiama FStream


Una piccola applicazione Mac (e non manca una versione per iPhone!) consente di ascoltare con estrema semplicità le radio su Web. Purtroppo non viene supportato il formato Real, ma FStream, - creato e distribuito gratuitamente dal giovane ingegnere francese Julien-Pierre Avérous - è un gioiellino. Interfaccia minimale, FStream contiene in preset i canali di iTunes, Shoutcast e quelli personalizzati da SourceMac (il sito di Julien) e può aprire qualsiasi stream MP3, OGG, AAC/AAC+ e WMA. E soprattutto può registrare al volo, cioè catturare lo stream in un file depositato, in formato MP3, AAC, AIFF e WAV , in una cartella a vostra scelta. E' opportuno, anche se non necessario per incominciare fin da subito a utilizzare il programma, leggersi il manuale per capire come accedere alle diverse funzioni, perché alcune di loro non sono così evidenti. C'è persino la possibilità di applicare delle skin sulla piccola barra di controllo.
Se ci fosse Real Audio sarebbe un sogno, ma anche così FStream è una piccola grande... merveille. Impeccable, Julien-Pierre!

Amnesia ricorda il futuro

Matteo, il protagonista di Amnésia su Radio2, ha ricordato di avere una barca a vela. E come ogni velista che si rispetti, salendo a bordo si è rimesso all'ascolto del Meteomar, il servizio di previsioni del tempo per la navigazione diffuso tutti i giorni in VHF e in media frequenza dall'Aeronautica militare. Potete ascoltare le divagazioni di Matteo sull'arte di prevedere il tempo e - verso la fine della trasmissione - qualche secondo di audio del Meteomar, sul podcast della puntata di Amnésia di ieri 20 novembre. Nella sezione fotografica del sito del programma trovate delle belle foto di Genova.

20 novembre 2008

Olanda: guai per la musica impegnata di Concertzender


Un servizio pubblico che invece di offrire spazi alle nicchie di interesse persegue una strategia quasi commerciale di massimizzazione dell'audience. Una società di produzione che da un quarto di secolo confeziona un raffinato palinsesto di musica jazz, antica, contemporanea e multietnica. Che nasce come broadcaster locale per volontà di una libera associazione, si affida a collaboratori volontari e insegue - da quando esiste (ben prima che esistesse Internet) - gli spazi necessari per farsi ascoltare in tutta Olanda via etere, satellite, cavo. L'associazione si chiama Concertzender e dopo lunghe peripezie era riuscita a trovare uno spazio (e mezzo milione di euro di finanziamenti annui) sulle frequenze della radio via cavo olandese, occupando alcune ore, soprattutto notturne, sul canale pubblico Radio 6. Il servizio pubblico è il Nederlandse Publieke Omproep. Il quale in questi giorni ha fatto sapere che a partire dal prossimo anno, quando entrerà in vigore la nuova legge sull'emittenza che il Senato olandese si appresterebbe ad approvare (il Senato in Olanda ha un potere meno esteso rispetto al nostro, ma può dare il suo veto), per Concertzender non ci saranno né spazi né soldi. Radio 6 si orienterà verso contenuti sempre più graditi al grande pubblico.
E' grigio il futuro di Concertzender, costituita 1982 proprio con l'obiettivo di far ascoltare musica di nicchia ma di alta qualità. Oggi l'emittente trasmette, oltre che via Internet e cavo, anche sulle frequenze del digitale televisivo terrestre di Digitenne. Ma non ha frequenze in FM. Secondo l'NPO, lo status delle relazioni tra l'associazione ConcertZender e l'ente pubblico olandese cambierà nel 2009, con la nuova legge. Il testo, sostiene il broadcaster pubblico, impedirebbe di avere rapporti con associazioni esterne. «Ma è una interpretazione che non convince per niente,» mi spiega via Skype David De Jong di DutchMedia.nl, un sito specializzato che racconta, in olandese (questo è l'indirizzo del blog), la situazione dei mezzi di comunicazione nei Paesi Bassi. Il bello è che la spiegazione avviene in fluentissimo italiano, perché David ha la mamma milanese e pur essendo nato e sempre vissuto ad Amsterdam parla come un madrelingua. «In questi giorni c'è stata una dichiarazione di un ministro che rispondendo all'interrogazione di un piccolo partito ha promesso di interessarsi al caso di ConcertZender. Ma io non credo che le cose cambieranno,» conclude David, soffermandosi sulla strana contraddizione di un servizio pubblico apparentemente pluralista ma apparentemente incapace di dare spazio ai contenuti che interessano una minoranza di persone. «Dal 2006 la radio pubblica Olandese non trasmette più via etere musica jazz. Adesso si rischia che la musica seria (musica antica, la musica classica più impegnata, l'opera, la musica sperimentale, ecc.) trattata e scelta da musicisti professionisti, non sarà più disponibile, né via Internet, né via cavo, né sul digitale terrestre,» dice.
In Olanda gli enti pubblici sono in effetti due, spiega ancora il giornalista olandese. Oltre l'NPO, il NOS Nederlandse Omroep Stichting, ha la responsabilità della produzione di telegiornali e dello sport. «Ma i direttori degli enti pubblici, in realtà si limitano a gestire dei palinsesti, la produzione dei programmi vera e propria è affidata ad associazioni che rappresentano gruppi di interesse politico o religioso.» In Olanda ci sono infatti "broadcaster" protestante, cattolico, socialdemocratico. La legge prevede l'assegnamento di frequenze, etere e cavo, a livello nazionale, provinciale e locale e gli spazi vengono occupati dai programmi su basi proporzionali. «Parlano di pluralità, ma alla fine si tratta anche di moltiplicare la burocrazia,» giudica David.
Concertzender era finita sulle "frequenze" (la radio viene sintonizzata sul coassiale come sull'etere) attribuite alla nuova Radio 6, la radio orientata verso i contenuti musicali più impegnati, come il jazz o la worldmusic. A Radio 4 è associata la musica classica più tradizionale mentre Radio 5 è una sorta di canale oldie, di musica per adulti (forse i giovani direbbero per i "babbioni"). Ma ora Radio 6 vuole cambiare e comunque i soldi per Concertzender non ci saranno più: serviranno, si dice, per produrre nuovi canali digitali tematici. Come associazione, spiega ancora David, Concertzender è per certi versi simile al produttore di un settimo canale radiofonico pubblico, FunX. «FunX nasce in realtà nel 2002 come unione di quattro enti pubblici locali, di Amsterdam, Rotterdam, Utrecht e Den Haag, dell'Aia,» spiega ancora David De Jong. «Ha una programmazione molto giovanile e oltre a ricevere molti più sussidi può contare, in quelle quattro città, anche su frequenze in FM. La versione nazionale di FunX (trasmessa su cavo, Internet e digitale terreste come Concertzender) viene prodotta sotto concessione della NPO (NOS) che finanzia i programmi con 2 milioni di euro all'anno; in questo modo insieme al finanziamento a livello locale e ministeriale, FunX viene finanziata con un totale di 3,8 milioni di euro annui. Concertzender riceve solo mezzo milione.» Chiedo a David se secondo lui ci sono possibilità, per Concerzender, di accedere a una frequenza in onde medie. «E chi le pagherebbe? Ormai è chiaro che le onde medie in Olanda stanno finendo in mano ai broadcaster religiosi. E' arrivata persino Radio Maria.»
Sul sito di Concerzender, che secondo Medianetwork ha dovuto rimuovere il testo di un appello alla mobilitazione degli ascoltatori lanciato la scorsa settimana, appare adesso, anche in inglese, un messaggio ottimistico sulle dichiarazioni del ministro Ronald Pasterk. Secondo l'emittente, il caso verrà presentato in Parlamento il prossimo lunedì 24 novembre.

Culture Minister Plasterk will be pressuring the Dutch Public Broadcasting System (NPO) to keep the Concertzender on the airwaves. He made this concession in response to questions in Parliament posed by MP Boris van der Ham of the D66 party. ‘I am willing to discuss the matter further with the [NPO] board of directors in order to get a clearer picture of how the Concertzender's valuable contributions to Dutch musical culture can be given a suitable place in a new constellation,' Plasterk writes.
Van der Ham had asked Plasterk for more clarity mid October. According to Van der Ham, the Concertzender is an important contributor to the Dutch public media with its ‘extraordinary programming of serious music - not found on any other public radio station’.
The Concertzender responded to this news positively: ‘We are very pleased that the minister acknowledges the value of the Concertzender for Dutch musical culture. We are therefore assuming that the minister will be able to convince the NPO to keep the Concertzender on the air’, said Sally Farrar, spokesperson for the Concertzender.
The NPO is seeking to dismantle the Concertzender and use its funding to finance two or three new digital theme channels. Last week, Dutch broadcaster VPRO reported it would be discussing hosting these new theme channels with the Concertzender.
Van der Ham intends to ask Plasterk on Monday November 24th during the parliamentary debate of the media budget if the minister meant that he intends to retain the integrity and identity of the Concertzender as a whole or if he agrees with NPO policy.

MDR, un CD/DVD sul destino degli ebrei in Sassonia

Destino, fato. In tedesco - una lingua che sa il fatto suo quando si tratta di metafisica - si dice Shicksal. E proprio Jüdische Schicksale aus Sachsen-Anhalt si intitola lo speciale che il sito di MDR, la Mitteldeutschen Rundfunk di Magdeburgo dedica alla Pogromnacht, come viene indicata oggi con terminologia politically correct la Notte dei Cristalli (saremmo contenti di essere meno politicamente corretti oggi se 70 anni fa la violenza antisemita non si fosse scatenata, in quel modo ma tant'è: sempre meglio un po' di sana autocritica tardiva che certe carinerie governative nostrane).
La rievocazione è anche collegata all'annuncio di un'opera in CD e DVD anch'essa dedicata ai ricordi degli ebrei di Sassonia sopravvissuti a quel tempo spesso solo grazie a una fuga più tempestiva di altre, alle loro nostalgie e a un Neuanfang, a un possibile nuovo inizio. L'opera multimediale, ricca di testimonianze raccolte dai corrispondenti di MDR 1, si intitola Da war immer nur Angst.
C'era sempre solo paura.


A Marsiglia la gazzella inciampa nella giovane palma

Le ultime da Marsiglia, dove la contesissima frequenza dei 98 MHz sembra proprio non trovare una sistemazione definitiva. In questi giorni un bellicoso comunicato stampa di Radio Lina Marseille, scelta dal CSA per rimpiazzare Maghreb 2 (che aveva sostituito Radio Gazelle) dopo una prima decisione del Consiglio di Stato francese, annuncia che Gazelle mente in modo spudarato e che il tribunale non ha mai emesso un'ordinanza di riattribuzione a Gazelle della frequenza. La Associazione Radio Lina (in arabo "lina" significa "giovane palma", simbolo di femminilità e prosperità) annuncia nel suo comunicato l'imminente inizio delle trasmissioni.

En dépit de la péripétie judiciaire qui retarde provisoirement son démarrage, l’équipe de Radio Lina Marseille se prépare activement à investir le 98 FM.

Radio Lina Marseille, la nouvelle radio associative marseillaise entend offrir, dans les prochaines semaines, aux marseillaises et aux marseillais une programmation inter - culturelle et inter communautaire dont le démarrage enrichira le dispositif culturel et médiatique marseillais de l’Union Pour la Méditerranée et celui de « Marseille Capitale Européenne de la Culture ».
L’équipe très féminine de Radio Lina Marseille propose une grille de programme culturelle et musicale riche et variée, qui s’adresse à toutes les communautés qui vivent à Marseille. Cette programmation est conforme à son cahier de charges élaboré dans le respect des valeurs de la République notamment la laïcité, la fraternité et la citoyenneté. Le choix de ce nom « Lina » est porteur d’un double enracinement : celui des femmes méditerranéennes et celui du symbole de la prospérité.
« Lina » signifie en langue arabe classique jeune palmier.
Ce choix constitue, également, un clin d’œil à l’action culturelle de Manu Chao, très apprécié à Marseille dont un album s’intitule justement Radiolina.
Afin de mettre un terme aux mensonges et autres contre - vérités qui circulent, à Marseille, par SMS successifs et autres communiqués de presse, Radio Lina Marseille rappelle que c’est bien son projet qui a été retenu par le CSA*, et non celui d’un des nombreux projets concurrents, celui de feu Radio Gazelle.
Les assertions mensongères du soi-disant « comité de soutien » de cette Radio visent à tromper l’opinion publique et à tenter de décrédibiliser, vainement, Radio Lina Marseille, à quelques semaines de son démarrage.
Radio Gazelle prétend dans ses écrits que « le Conseil d’état écarte l’association Lina de sa présélection et que Radio Gazelle libère le 98 de la bande FM » mais ne fournit aucun document officiel dans ce sens et pour cause puisqu’il s’agit d’un mensonge grossier et qu’aucun document ne valide ces assertions.
Radio Lina Marseille met au défi Radio Gazelle de rendre public tout document du CSA ou du Conseil d’Etat qui écarte son projet ou retient cette radio qui a exploité la Fréquence 98 FM avant son attribution à France Maghreb 2 qui l’a exploité, à son tour, de Février à Octobre 2008.
Radio Lina Marseille rappelle, à ce titre, que les fréquences ne sont pas la propriété des radios qui les exploitent et que l’espace hertzien est un bien public dont le monopole de l’attribution des concessions est du ressort du seul Conseil Supérieur de l’Audiovisuel qui les attribue en fonction de la qualité des projets, de la probité de leur porteur et de leur situation financière. Celui de Radio Gazelle n’a pas été retenu au regard de l’ensemble de ces critères.
C’est donc bien Radio Lina Marseille qui a été sélectionnée (*) et non Radio Gazelle sur la fréquence 98 FM.

19 novembre 2008

ERO: i ricevitori cambiano il modo di gestire lo spettro

Lo European Radiocommunications Office ha appena pubblicato un report che cerca di fare il punto su come le nuove tecnologie di progettazione dei ricevitori possono impattare la politica di gestione dello spettro. Per molti anni, l'uso delle risorse frequenziali è stato condizionato dai limiti degli apparati riceventi, in particolare la loro capacità di "selezionare" la frequenza giusta, evitare le interferenze dalle frequenze vicine, resistere alla saturazione determinata dalla presenza di campi elettromagnetici di forte intensità anche in finestre spettrali molto ampie. Ma questi limiti sono drammaticamente cambiati nell'era della nuova circuiteria analogica e soprattutto nell'era della software defined radio e della radio cognitiva. I gestori dello spettro, sostiene l'ERO, devono tener conto di questi cambiamenti per consentire un uso diverso delle radiofrequenze. Un uso molto più libero e, se vogliamo, aperto e "democratico".
Un po' la scoperta dell'acqua calda, lo so. Ma è normale che i regolatori arrivino in ritardo sulle tecnologie. L'importante è che prima o poi ci arrivino. Andate a scaricare il testo del report, il numero 127, e i documenti correlati su questa pagina del sito ERO.

ECC Report 127
"The impact of receiver standards on spectrum management"

Executive Summary

This study was initiated by a decision of the ECC’s Krakow meeting in March 2007 to consider the impact of receiver performance on spectrum management.
The document begins by setting out technical and regulatory background to the issues, with some references to their underlying economic relevance.
Some groups within the CEPT and ETSI have been consulted to identify examples of where poor receiver performance, or spectrum planning on the assumption of poor receiver standards, has given rise to frequency management problems.
Typically these are lost opportunities to develop new services to their full potential, or at all, or else the constraints to existing services caused by interference. The hypothesis underlying the study is that by applying more demanding requirements for receivers, backed by an appropriate regulatory framework, an overall economic benefit might be obtained.
This study is only the first step of a process to test the hypothesis.
The study has revealed several cases where it would have been possible to make a significant difference to an outcome in spectrum management if the treatment of receiver performance, and particularly the application of receiver parameters, had been different. Historically the extent of technical benefit or disadvantage has not been quantified, and so the evidence available to this study is very limited in how it can be used. In particular, there is a lack of available impact analysis to determine whether and to what extent an alternative approach or alternative receiver parameters would have given a net economic benefit.
Improvements in technology allow for opportunities to improve spectrum management. This will be helped at a later stage if standards can play a role in licensing and/or consumer expectation when a service is first launched, in order to manage legacy protection issues at a later stage.